mercoledì 12 settembre 2012

E come faranno senza Iphone?

Ilva declassata. Ma se ne accorgono solo gli operai


Una volta se lavoravi all’Ilva eri considerato quasi uno statale, un posto sicuro, fino alla pensione. Una volta se lavoravi all’Ilva alla fine del mese eri sicuro di percepire lo stipendio ed erano sicuri anche gli eventuali creditori. Una volta se non sapevi che fare non importava tanto c’era l‘Ilva.
Adesso non è più così. Il miracolo di Sant’Anna, lo strappo nel velo fumoso che impediva a certa stampa e a certa politica di vedere cosa significa una vecchia industria pesante attaccata ai condomini, ha aperto finalmente uno squarcio, legittimando un dubbio anche sul colore del cielo: “E’ normale che a Taranto sia giallo?
Naturalmente la questione Ilva è così complessa da non aver ancora sentito nessuno con la soluzione pronta, quindi si temporeggia: si chiude l’area a caldo, sì, no, forse, nel frattempo bagniamo i minerali e non facciamo più arrivare navi, ma i lavoratori li mettiamo in cassa, no forse li licenziano, ma ai bambini nessuno pensa ai bambini.
In verità, mentre assistiamo inermi alla disfatta di una classe politica che per anni ha fatto finta che il problema non esistesse, di cui le dimissioni di Michele Conserva (http://www.martinanews.it/michele-conserva-si-dimette-da-assessore-allambiente) non sono che le prime gocce di una tempesta, le cose cambiano, e anche tanto.

Tutto inizia da un post su Facebook di un amico che ci informa che non può avere l’Iphone perchè lavora all’Ilva. Incuriositi abbiamo chiesto spiegazioni e ci raccontato che per fare un particolare contratto con una compagnia telefonica, uno di quelli in cui hai il telefono a zero, bisogna firmare anche un contratto con una finanziaria, la Compass in questo caso, che anticipa alla compagnia i soldi del telefono e nel corso degli anni ti invia dei simpatici bollettini di pagamento a casa. Di solito basta presentare l’ultima busta paga e il nome del datore di lavoro che tutto procede liscio. Lavora all’Ilva, contratto a tempo indeterminato, nessun debito, nessuna insolvenza…
E invece il contratto non passa, c’è un problema. Nessun telefono, nessun Iphone. La stessa cosa capita in altri negozi della stessa compagnia, in altri paesi e ad altri operai. Chiediamo a questo punto un chiarimento all’ufficio stampa della Compass che ci assicura che non è cambiato nulla per quanto riguarda i rapporti con l’Ilva, anzi, che il numero dei contratti è stabile.
Cioè?
Attendiamo da una settimana la risposta.
Nel frattempo tentiamo di capire cosa succede, interrogandoci sui sistemi di accreditamento e affidabilità delle aziende. Incrociamo il Cerved, che è una società che si occupa di business information (http://www.cervedgroup.com/profilo). Ogni mese, per le aziende abbonate al loro sistema informativo, arriva un bollettino in cui sono dati e notizie economiche, in particolare sull’affidabilità delle aziende. Serve per capire se un contratto può essere o meno vantaggioso, se qualcuno non è un buon creditore. Cose da imprenditori insomma.
Secondo il loro sistema di informazioni che si chiama Lince (http://www.lince.it/) e attraverso la raccolta di dati, crea statistiche di previsione sul futuro economico e commerciale delle aziende. Fa rating, insomma, indica se le cose possono andare bene o male. Ad agosto Lince informa gli abbonati che l‘Ilva è a rischio insolvenza, passa da semaforo verde a semaforo giallo:

Cerved non è l’unica società che si occupa di stabilire il rating di un’azienda. Ce ne sono molte e ogni banca si affida al proprio sistema, l’importante è che sia riconosciuto dalla Banca d’Italia. E’ plausibile pensare che la Compass utilizzi lo stesso sistema di rating di Mediobanca, che della prima è proprietaria. Mediobanca scrive sul proprio sito:
I nostri rating si basano sulla performance relativa attesa del titolo rispetto al suo benchmark di riferimento e si fondano su previsioni dei financialsdell’azienda che reputiamo accurate ma che possono variare in futuro a causa di eventi al momento imprevedibili.
I nostri rating si basano altresì su un processo valutativo fondato sull’analisi del business model dell’azienda e del suo posizionamento competitivo e possono essere soggetti a cambiamenti in conseguenza di variazioni intervenute a livello dei summenzionati fattori.
Analizzano le statistiche e comparano i casi: tutte le aziende che producevano acciaio che hanno subito un’inchiesta ambientale, la cui sede è in un paese che ha queste caratteristiche economiche, appartenete ad un sistema bla bla bla… In sintesi, il sistema utilizzato da Compass è basato sulla statistica, tanto che nella lettera arrivata a casa del nostro amico che avrebbe voluto il cellulare c’è scritto la richiesta di finanziamento non può essere accolta attraverso valutazioni che possono avvenire anche con metodi statistici

La richiesta non passa perchè, probabilmente, l’azienda è stata declassata. 

Le banche quindi sentono già la puzza di cadavere provenire dalle parti della via per Statte. Ma non tutto è oro colato (o acciaio fuso): il sistema di rating serve a stabilire l’affidabilità ma è fatto da privati per i privati. L’Ilva è sempre stata, a sentire imprenditori che hanno avuto rapporti di lavoro con l’azienda dei Riva, un’ottima pagatrice. Basta una notizia in più o in meno (come questa, ne siamo consapevoli) che tutto può cambiare. E non in meglio, come in questo caso.
Non c’è una provata corrispondenza tra i due fatti (mancata approvazione del finanziamento e declassamento dell’azienda), ma non si può non essere tentati da trovare tra loro un rapporto di causa effetto che potrebbe benissimo giustificare quanto accaduto. Sebbene l’ufficio stampa della Compass smentisca, ovviamente.
Ma se il rapporto dovesse essere provato, allora quello che accade è che gli operai sono i primi a rendersi conto che c’è qualcosa che non va, perchè l’Ilva non è quotata in borsa (http://affaritaliani.libero.it/cronache/ricatto-occupazionale-ilva-funziona-alta-finanza230812.html) e quindi non tutto quanto accade in azienda è pubblico. Gli operai, quindi, mai come in questo caso, sono la cartina di tornasole delle reali manovre, sempre qualora il rapporto di causa effetto venisse provato.
La domanda a questo punto è: basta la dichiarazione di un ufficio stampa a garantire che questo rapporto non esista? (Martinanews)

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