giovedì 11 dicembre 2008

...dacci oggi il nostro sequestro quotidiano. Eh, Riva?

Qualcuno direbbe che si tratta di accanimento mediatico... Come si fa a dichiarare che una società così corretta fa traffici illeciti di rifiuti?

Ilva, maxi sequestro di rifiuti speciali

Sequestro in grande stile a Genova nello stabilimento siderurgico dell’Ilva. I carabinieri del Noe hanno messo infatti i sigilli ad un carico di 100mila tonnellate circa, contenente in prevalenza polverino d’acciaio e circa 5mila tonnellate di pasta di zolfo. Contestualmente sono stati denunciati quattro dirigenti dell’Ilva ritenuti responsabili di aver organizzato uno stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi in mancanza delle previste autorizzazioni.


Si tratta del presidente del Cda del gruppo Ilva Emilio Riva, del direttore dello stabilimento di Genova Giuseppe Frustaci, dei responsabili dello smaltimento dei rifiuti Franco Risso e Enrico Calderari. Il materiale sequestrato era costituito da residui accumulati tra il 1998 e il 2005, anno in cui veniva chiusa l’attività dell’altoforno. Nonostante gran parte del materiale fosse stato già smaltito, l’accumulo trovato dai carabinieri superava comunque i limiti previsti dalla legge. Al momento si attendono la convalida del sequestro da parte del magistrato che ha condotto l’inchiesta e la valutazione sulla pericolosità dei materiali.

L’operazione che ha portato al sequestro dell’Ilva è stata svolta dai Carabinieri del Noe di Genova in collaborazione con i colleghi del Noe di Pescara che contestualmente hanno sgominato un’organizzazione dedita allo smaltimento illecito di rifiuti con base in Abruzzo e diramazioni in diverse regioni d’Italia. 36 gli individui denunciati all’autorità giudiziaria con gravi accuse: si va dall’associazione a delinquere all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, dalla truffa al falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali e frode processuale. Il gip ha anche emesso 5 ordinanze di custodia cautelare. L’indagine, partita due anni fa e che ha portato anche al sequestro dell'impianto di trattamento rifiuti di Chieti Scalo, ha evidenziato le attività della losca organizzazione abruzzese, che, grazie a ramificazioni tentacolari, riusciva a smaltire grosse quantità di rifiuti speciali pericolosi nelle discariche di numerose località italiane. (Barimia)

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