mercoledì 25 febbraio 2009

Taranto, l’amianto dei fannulloni

di Giuseppe Buonpensiero (RLS FP CGIL Arsenale M.M. Taranto)
In un periodo in cui si parla molto (spesso a sproposito) di pubblici dipendenti, è importante sapere che in Italia esiste una parte di lavoratori appartenenti a questa categoria, che non coincide con la classica figura dell’impiegato statale. Esiste infatti a Taranto la specie, oramai in via di estinzione, degli operai dello Stato, che opera in una delle ultime attività industriali rimaste pubbliche: l‘Arsenale della M.M.

Per troppo tempo però sono rimaste nascoste, all’interno delle navi e del muraglione che cinge l’ultracentenario opificio, le tragiche vicende dei lavoratori impegnati nella manutenzione del naviglio militare. Purtroppo, ogni qual volta si parla di amianto nell’Arsenale di Taranto, sembra calare un velo di indifferenza ed a volte quasi di fastidio. In fondo si tratta di lavoratori statali ipergarantiti, sul conto dei quali ben altre sono le storie che si ha interesse a diffondere (fannulloni, assenteisti e via dicendo).
In un periodo in cui vengono continuamente lanciate accuse di “fannullonismo” nei confronti dei lavoratori pubblici, gli ispessimenti pleurici, le asbestosi ed i mesoteliomi sono la tragica prova del lavoro svolto e dei rischi a cui gli arsenalotti sono stati esposti nel corso degli anni. Sembra però che in questo stabilimento sia stato adoperato un particolare tipo di amianto selettivo (vogliamo chiamarlo l’amianto dei fannulloni?) pericoloso per legge (la 257 del 92) solo per i lavoratori privati, visto che esclusivamente a questi sono stati giustamente concessi dei benefici previdenziali (prepensionamenti). La discriminazione si è ripetuta poi con il decreto interministeriale 27/10/2004 (attuativo dell’art.47 legge 326/2003), in cui sono anche stati ridotti i coefficienti moltiplicatori dei periodi lavorativi (da 1.5 a 1.25). In pratica si è passati da 5 a 2 anni e mezzo di rivalutazione su un periodo lavorativo di 10 anni, calcolati solo ai fini di una misera rideterminazione dell’importo della pensione e non per anticipare il collocamento a riposo. E’ bene ricordare che il prepensionamento venne previsto come forma risarcitoria per coloro che erano stati esposti alla fibra killer proprio in conseguenza delle loro ridotte aspettative di vita.
L’Arsenale è stato per decenni un cantiere navale a rischio diffuso per tutto il personale (indipendentemente dal profilo professionale), dove esistevano magazzini nei quali i manufatti a base del minerale venivano stoccati e dove nei reparti ed a bordo delle navi, le componenti coibentate venivano lavorate. Basti pensare al reparto coibentatori, demolito solo pochi anni fa, adibito esclusivamente alla lavorazione dell’amianto. In quei periodi, la concentrazione di fibre negli ambienti di lavoro, raggiungeva concentrazioni oggi impensabili e certamente di gran lunga superiori all’iniquo limite di 100 fibre litro previsto dalla legge (la scienza ha ampiamente provato che non esiste un limite soglia al di sotto del quale l‘amianto è innocuo perché la malattia può colpire anche chi ha respirato una sola fibra).
Attualmente, nonostante le tonnellate di amianto smaltito dal 92’ e quello ancora presente a bordo delle unità navali, le migliaia di metri quadri di tettoie e le centinaia di pluviali in eternit esistenti in Arsenale, si pretende che qualche consulente tecnico certifichi il superamento della concentrazione di fibre disperse nel passato. Purtroppo le prove di quell’oscuro passato sono i numerosi casi di malattie asbesto correlate che ancora emergono dalle relazioni anonime della medicina del lavoro dello stabilimento (poco si conosce degli arsenalotti trasferiti in altri enti della Difesa e ministeri o dei pensionati). Questa è una battaglia di giustizia che deve essere assolutamente combattuta affinché non vengano dimenticati quei lavoratori, civili e militari, che si sono ammalati o sono morti operando per anni nelle officine ed a bordo delle navi, al servizio della Marina e dello Stato. Oggi, indipendentemente da qualsiasi tipo di rivendicazione, la cosa più importante è reperire le risorse economiche necessarie all’avvio di una seria campagna per la prevenzione e la cura delle patologie asbesto correlate, estesa anche ai pensionati ed ai lavoratori trasferiti, visto che il mesotelioma può manifestarsi anche dopo quarant‘anni. Purtroppo il dato sconfortante è che l’amianto, contrariamente a quanto hanno fatto fino ad oggi i legislatori, non ha operato nessuna distinzione tra “polmoni pubblici e polmoni privati.” (Rassegna.it)

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