giovedì 9 gennaio 2014

Mendicanza da ricchi

Vertice al ministero. Bondi: «All'Ilva servono 3 miliardi»
 

Tre miliardi di euro. Tanto serve all’Ilva del commissario Enrico Bondi per attuare gli interventi di risanamento ambientale prescritti dall’Aia e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto con investimenti che ne accrescano l’efficienza e la competitività. Questo fabbisogno è stato prospettato ieri alle banche dallo stesso Bondi, che ha incontrato i vertici delle banche più esposte con l’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, presenti il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il sub commissario della stessa Ilva, Edo Ronchi. Per le banche, invece, c’erano l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Miccichè, e l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti.
Tre miliardi quindi, ma come e dove trovarli? La soluzione che si sta facendo strada negli ultimi giorni è quella di proporre ai Riva un aumento di capitale dell’Ilva. Di questo Bondi aveva già parlato lo scorso 27 dicembre, quando sul nuovo decreto legge (il 136, varato dal Governo il 3 dicembre e pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 10 dicembre) è stato ascoltato dalla commissione Ambiente della Camera. E ora quest’ipotesi si è strutturata sotto forma di emendamento allo stesso decreto. A presentarlo, in accordo pare col Governo, il relatore del provvedimento, il deputato del Pd, Alessandro Bratti. L’emendamento sarà probabilmente votato lunedì.
Sarà proprio Bondi a fare un passaggio con i Riva sull’aumento di capitale. E si parte dal fatto che ora i beni e i conti del gruppo Riva sono stati dissequestrati dalla Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco, per 8,1 miliardi. L’aumento di capitale che sarà chiesto ai Riva è scisso dalla possibilità, pure prevista dal nuovo decreto legge, che il commissario chieda all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate dalla Procura di Milano agli stessi Riva per reati fiscali e valutari. Una possibilità che rimane ma che, a quanto pare, richiederebbe tempi più lunghi rispetto alla necessità dell’Ilva di partire a tempi brevi con i lavori dell’Aia. Lo scorso 27 dicembre, infatti, Bondi ha detto ai parlamentari della commissione Ambiente che senza risorse sono a rischio gli investimenti ambientali messi in programma per quest’anno e pari a irca 6-700 milioni di euro.
I banchieri ieri hanno ascoltato l’esposizione di Bondi e si sono riservati una valutazione più approfondita. E’ chiaro che aspettano di vedere quale sarà la risposta dei Riva e la conversione del decreto in legge che darà più forza all’aumento di capitale. Di quanto dovrà essere l’aumento di capitale, ragioneranno, nel prosieguo del confronto, Ilva e banche. Alle quali toccherà stabilire quanto sarà la parte di credito e quanto di aumento di capitale vero e proprio. In quest’ultimo caso si parla di 1,3-1,4 miliardi ma è solo un dato indicativo. Almeno per ora.
Che sia necessario assicurare certezze di risorse al risanamento dell’Ilva è un punto richiamato anche dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, subito dopo aver ascoltato Bondi. E anche i sindacati convengono su questa linea, sia pure con distinguo. La Fim Cisl di Taranto, per esempio, reputa «opportuno» che i Riva assicurino l’aumento di capitale. Ma non per far rientrare in gioco i Riva - perchè, per la Fim, non ci sono i margini per un loro rientro a Taranto -, quanto perchè, essendo comunque proprietari dell’azienda nonostante il commissariamento, avrebbero l’interesse a venderla risanata e con gli impianti a norma. La Uilm di Taranto, invece, non entra nel merito delle soluzioni tecniche e quindi non si pronuncia sull’aumento dei capitale da far sottoscrivere ai Riva, ma pone il problema di finanziare i lavori dell’Aia ed aprire i cantieri. «Questo - commenta la Uilm - è l’unico aspetto che ci interessa perchè non possiamo correre il rischio di rimanere impantanati dopo tre leggi ed una quarta in arrivo». E ieri infine Legambiente ha chiesto che non si protragga ancora la presentazione del piano delle misure ambientali, passo preliminare per il nuovo piano industriale dell’Ilva. (GdM)

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