lunedì 23 luglio 2012

Mò sò cozze acide!

Taranto, cozze contaminate è il giorno della distruzione

Inizieranno questa mattina, in ottemperanza ad una specifica ordinanza dell’Asl di Taranto, le operazioni per la distruzione delle cozze contaminate da diossina e pcb (policlorobifenili). La procedura, congelata per la protesta dei mitilicoltori, è stata, dunque, sbloccata. Gli addetti al comparto, infatti, nei giorni scorsi, durante la riunione a Bari con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno hanno ottenuto rassicurazioni in ordine al risarcimento. Gli allevatori mitilicoli che sono già in regola potranno accedere ai fondi del Fep (Fondo europeo per la pesca) che ammontano a ben 2,6 milioni di euro. Coloro che, invece, stanno completando l’iter di regolarizzazione potranno beneficiare di un contributo comunale, da erogare come sostegno alle famiglie, che si aggira complessivamente intorno al 150mila euro.
«Questa somma - ha spiegato ieri Michele Matichecchia, amministratore unico del Centro ittico tarantino e comandante della Polizia municipale - è già disponibile ed è riservata a chi ancora sta definendo la sua posizione. Per tutti gli altri, invece, ci sono i soldi del Fep. Il sindaco Ippazio Stefàno - ha precisato ancora il comandante - ha garantito che vedrà di fare il possibile per accrescere tale stanziamento».
E così questa mattina i mitilicoltori, a distanza di circa un anno, ripeteranno il triste rituale della consegna di un prodotto che, invece, di essere messo in vendita dovrà essere distrutto a causa della presenza di veleni in quantità superiore ai limiti consentiti dalla legge. L’appuntamento è fissato per le 8.30 nei pressi dell’ex mercato ittico galleggiante. Gli allevatori, dopo aver prelevato i mitili dai campi ed averli caricati a bordo delle proprie imbarcazioni, li scaricheranno su un nastro trasportatore collegato al camion dell’Amiu. I mitilicoltori compileranno un modello in cui dovranno essere inseriti tutti i dati relativi alla provenienza ed alla quantità del prodotto. I mezzi dell’Amiu porteranno poi le cozze alla discarica Cisa di Massafra per la loro distruzione, secondo la normativa vigente.
«Le cooperative operanti nel primo seno del Mar Piccolo - ha detto il comandante Matichecchia - sono in tutto 28. Di queste 16 sono già in regola, mentre le altre 12 stanno completando l’iter».
La procedura di smaltimento sarà avviata stamattina, ma proseguirà per alcuni giorni. Al momento, però, non tutti i mitilicoltori sarebbero convinti di consegnare il prodotto perché vorrebbero maggiori certezze in merito al risarcimento. Le cozze, però, dovranno essere distrutte proprio come ordina il provvedimento dell’Asl, emanato a tutela della salute pubblica.
Nei giorni scorsi, si è verificato il furto di 20 quintali di cozze contaminate, ma gli uomini della Guardia Costiera hanno subito notato una barca con a bordo due persone e un gran quantitativo di mitili proveniente dal primo seno del Mar Piccolo. La barca si dirigeva verso una banchina situata nei pressi dei piloni del Ponte Punta Penna dove si trovava in attesa un furgone di colore bianco. Chiesta la collaborazione di una pattuglia via terra, la Guardia Costiera ha bloccato la barchetta alla banchina di ormeggio. Le due persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria ed il prodotto è stato distrutto con un auto-compattatore dell’Amiu.(Paola Casella  - Quotidiano)
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Taranto: per le cozze alla diossina è caccia ai soldi per risarcimenti
 «Stiamo valutando l’ipotesi di chiedere il riconoscimento della calamità naturale. Abbiamo coinvolto per questo i nostri referenti regionali e nazionali». Sono pesanti i contraccolpi che la categoria dei mitilicoltori sta subendo, ma questa volta non per la diossina o gli altri inquinanti trovati nei mitili del primo seno. E’ il caldo di questa torrida estate ad aver messo in ginocchio anche la produzione del secondo seno, quella indenne da inquinamento di diossine e pcb e che pure stava scontando il danno d’immagine causato dalla storia delle cozze alla diossina del primo seno. Crisi anossiche, le chiamano così i mitilicoltori.

E’ la mancanza o la carenza di ossigeno, conseguenze dell’innalzamento prolungato delle temperature registrato già nei primi mesi estivi, che si verifica in bacini chiusi come quello del secondo seno. Paradossalmente, invece, il fenomeno non si verifica nel primo seno grazie al gioco delle correnti. I mitilicoltori jonici conoscono bene il problema. Di solito sono costretti ad affrontarlo ad agosto inoltrato quando ormai il grosso della produzione è stata consumata. L’ipotesi ora in campo su cui l’associazione Agci Agritel Pesca, che associa oltre il 70% delle aziende locali, sta lavorando – spiega Emilio Palumbo, responsabile provinciale - è la richiesta, appunto, del riconoscimento della calamità naturale.

Nel primo seno, intanto, dove la produzione di quest’anno deve essere distrutta a causa del superamento dei valori di diossina e pcb, è tutto fermo. Il prodotto sta definitivamente deteriorandosi, riempendosi di microrganismi vari. I mitilicoltori sono, però, fermi nella loro posizione. Non si trasferiranno in Mar Grande (dove peraltro si attende ancora la sistemazione delle boe di delimitazione dell’area), né raccoglieranno il prodotto per consegnarlo all’Amiu che dovrà provvedere alla sua distruzione.

Non lo faranno fino a quando non avranno avuto garanzie dal Comune degli aiuti di qualche tipo che andranno anche a quelle cooperative – una dozzina - che, non trovandosi lo scorso anno nelle condizioni di essere in possesso di regolare concessione e nonostante abbiano poi avviato l’iter per la regolarizzazione, non potranno aver diritto agli aiuti del Fep (2,6 milioni di euro), intercettati dalla Regione.

 Attendono che il Comune provveda con aiuti da destinare alle famiglie (una sessantina quelle che ruotano intorno alle 12 cooperative). Nodi questi che il Comune dovrebbe sciogliere a breve. Dovranno, però, attendere ancora qualche settimana anche i titolari delle 23 cooperative regolamente concessionarie da tempo, in grado di dimostrare i loro bilanci, e che hanno accesso agli aiuti comunitari destinati a chi abbia subìto danni per cause sanitarie. In alcuni casi si sta provvedendo all’integrazione della documentazione richiesta o, comunque, a perfezionare le domande di ammissione ai benefici.

Occorreranno poi i necessari tempi tecnici per la valutazione delle stesse domande prima di poter procedere ai pagamenti delle quote spettanti quali indennizzi. «Sicuramente – commenta Palumbo – occorrerà superare il mese di agosto perché materialmente arrivino questi aiuti». (Maria Rosaria Gigante - GdM)

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