venerdì 19 febbraio 2010

Ilva: carbone attivo o inutile?

Lo studio del CNR pare contrastare decisamente con la proposta dell'ilva relativa all'ipotesi di iniezione di carbone per abbattere le diossine (clicca qui per leggerla)!
Da un lato (CNR) si scrive che la distanza è insufficiente per permettere al carbone di assorbire diossine e furani, dall'altra (Ilva) si dice che i 40 m di condotto bastano e avanzano!
Chi ha ragione?


CNR-ISTITUTO SULL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO.
Monitoraggio Emissioni Gassose in Atmosfera Provenienti dall'Impianto di Agglomerazione
Committente:ILVA S.p.A.
Periodo: Marzo 2009
Coordinatore:Mauro Rotatori

Introduzione
L’impianto di agglomerazione dello stabilimento ILVA di Taranto rappresenta la maggiore sorgente di diossina presente sul territorio nazionale.L’ILVA nell’ambito di accordi di programma assunti negli anni precedenti sta valutando la riduzione della emissione delle diossine attraverso l’ottimizzazione della marcia dell’impianto e le sue condizioni di esercizio , nonché l’impiego dell’urea quale reagente per l’inibizione della formazione delle diossine. In tale contesto si stanno valutando in laboratorio diverse tecniche analitiche di “clean-up” ed in particolare la “gel permeation” che consentono di processare più campioni per poter essere in grado di fornire nei tempi e modi adeguati le risposte sui campioni prelevati sull’impianto nelle diverse configurazioni.

Descrizione del Progetto
La formazione delle emissioni di diossine e furani sugli impianti di agglomerazione può dipendere da diversi fattori ed in molti casi non esistono delle correlazioni dirette, ma solo delle tendenze di massima. Per tale ragione il livello di diossine e furani in emissione in relazione all’applicazione di una o più tecniche di processo deve essere considerato solo come un risultato atteso.
In relazione a quanto sopra le misure di processo che possono essere implementate nel breve e che possono portare ad una riduzione del livello di diossine in emissione sono le seguenti:

Apertura del circuito delle polveri captate dagli elettrofiltri
Le polveri captate dagli elettrofiltri presentano una significativa concentrazione di composti clorurati. Essendo le diossine e i furani delle molecole clorurate, la loro formazione è anche influenzata dalla presenza di cloro. Per tale ragione l’apertura del circuito delle polveri captate dagli elettrofiltri, evitando quindi il loro riciclo nella miscela di agglomerazione, permette una riduzione della formazione di PCDD/F.

Iniezione di polvere di carbone a monte degli elettrofiltri
Tale tecnica consiste nella iniezione di polvere di carbone a monte degli elettrofiltri che esercita un’azione adsorbente delle diossine e furani.
La polvere di carbone unitamente alle polveri dei fumi di processo di agglomerazione vengono poi abbattute nell’elettrofiltro ed il livello totale di diossine e furani emessi ne risulterebbe conseguentemente ridotto.
L’iniezione deve essere effettuata in modo tale che vi sia un tempo di permanenza sufficiente a consentire l’azione di assorbimento delle diossine e furani sulla polvere di lignite che viene poi ad essere abbattuta nell’elettrofiltro.
Ciò implica la necessità di una sufficiente distanza tra il punto di iniezione e l’ingresso negli elettrofiltri. Nel caso dell’impianto di agglomerazione di Taranto tale distanza risulta essere molto limitata per cui l’implementazione di un tale tipo di sistema risulterebbe essere del tutto inefficace.


Additivazione di urea nella miscela di agglomerazione
Tale tecnica consiste nell’additivare urea nella miscela di agglomerazione. L’effetto di riduzione delle emissioni di diossina e furani con l’utilizzo di urea viene spiegato in relazione al potere riducente dell’urea e alla sua capacità di formare complessi stabili con metalli catalizzanti la formazione delle diossine, riducendone quindi il potere catalitico, ossigenante e clorurante. Inoltre la natura alcalina dell’additivo tende a neutralizzare l’acidità di Cl2 e di HCl che prendono parte alle reazioni di formazione delle diossine e furani.

Obiettivi
L’analisi della formazione di diossine e furani sull’impianto di agglomerazione è condotta al fine di poter 'analizzare i meccanismi di formazione di PCDD/F sugli impianti di agglomerazione' e 'inquadrare le tecniche applicabili' per la riduzione del contenuto di tale inquinante nei fumi di processo dell’impianto di agglomerazione. Il presente Studio riguarda la verifica di fattibilità dell’impianto urea, finalizzato alla riduzione degli attuali livelli di PCDD/F presenti nei fumi primari del processo di sinterizzazione.
'In particolare si vuole verificare la compatibilità di tale sistema con l’impiantistica esistente.'

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