mercoledì 16 luglio 2014

Industriali ridicoli coi loro giornaletti e giornalai

Ora sta a vedere che Taranto sta messa male per colpa degli ambientalisti?
Gli industriali italiani, i peggiori al mondo nel loro paese, utilizzano il loro giornalino di partito e il solito Palmiotti(no), tuttofare scodinzolino, per lanciare questa grande verità: 

"le deiezioni e le flatulenze prodotte ogni giorno da qualche centinaio di ambientalisti  hanno generato il più alto carico di diossine immesso nell'aria in Europa, hanno reso interi bacini marini inutilizzabili, hanno causato il divieto di pascolo e di raccolto entro un'area di chilometri, e provocano persino morti premature per tumori e malattie cardiovascolari!"

Accidenti! Ma che mangiano questi ambientalisti?
Per fortuna che c'è confindustria che tiene tutto pulito e assicura tanti posti di lavoro a tutti.
L'industria a Taranto, si sa, da sempre assicura livelli di qualità della vita da primi posti in classifica.
Fa crescere il verde ovunque e sponsorizza ospedali e cultura.
Come faremmo senza le industrie pesanti a Taranto?
Ma si, che poveri idioti che siamo!
Perché ci ostiniamo a rifiutare tutte quelle tonnellate di petrolio e 100 petroliere "pulite" che vengono a portare a Taranto profumi e margherite?

Scusate se abbiamo osato opporci al "progresso".
Dai, non vi offendete più, venite, venite, venite...
anzi,
come si dice qui... 
sciatevene affan....!!!

In Puglia enti locali e ambientalisti contro i progetti di Taranto e del Salento


Veti e polemiche continuano a sbarrare il passo in Puglia a due grandi progetti collegati alle fonti energetiche: il gasdotto Tap nel Salento, a San Foca, e la base logistica a Taranto del giacimento petrolifero lucano di Tempa Rossa. Se nel Salento scatenano un fuoco di fila le sponsorizzazioni con le quali la società Tap, in attesa del via libera al gasdotto dall'Azerbajian, ha deciso di sostenere una serie di eventi per l'estate impegnando 350mila euro, a Taranto, invece, il Consiglio comunale fa scattare un nuovo il semaforo rosso al progetto che vede l'Eni e la raffineria partner logistici delle compagnie Shell e Total.
"Il Consiglio comunale di Taranto decide di rinunciare ad un investimento su Taranto pari a 300 milioni di euro mentre la raffineria rischia di chiudere e l'economia precipita": cosí protesta Confindustria Taranto che stigmatizza "fortemente la linea adottata dal Comune", sottolinea "la valenza del progetto Tempa Rossa" e chiede alla Regione Puglia di "sostenere opportunità che altrove, in Sicilia e non solo, vengono sostenute e portate avanti da intere comunità e che qui a Taranto vengono respinte in nome di un ambientalismo in gran parte ormai solo ideologico, approssimativo e purtroppo ostativo di ogni progetto di sviluppo".
In effetti lo scenario di Taranto è denso di nubi minacciose: c'è una pesante crisi di liquidità all'Ilva, non si sa che futuro avrà l'industria dell'acciaio, Tempa Rossa è osteggiato, la nuova infrastrutturazione del porto, nella parte che riguarda il terminal container di Evergreen, é bloccata da mesi da un conflitto prima al Tar e ora al Consiglio di Stato. I sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil scrivono al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e segnalano una situazione "drammatica" per circa mille lavoratori "impiegati nel porto di Taranto che vedono continuamente rinviato il rilancio delle attività portuali e di logistica conseguenti alla realizzazione delle opere infrastrutturali".
"Taranto - denuncia Confindustria - arretra sempre più, schiacciata dall'ostruzionismo tout-court di alcune associazioni ambientaliste che si oppongono ai progetti di sviluppo e, peggio ancora, della stessa amministrazione comunale, completamente in balìa di un sentimento antindustrialista diffuso e immotivato che rischia di condurre al totale default di un'intera città". "Il rischio di deindustrializzazione più volte paventato si fa pertanto sempre più tangibile, e, quel che è peggio, nella pressochè totale indifferenza dell'ente deputato a decidere delle sorti della città" denuncia ancora Confindustria Taranto contestando il no del Comune.
Dall'aumentato traffico di navi che faranno scalo a Taranto per caricare il greggio che da Tempa Rossa arriverà attraverso un oleodotto, il Comune teme piú inquinamento, maggiori rischi di sversamento in mare e nuovi pericoli ambientali. Di qui il no dell'ente locale, una posizione che alla fine si è saldata con quella dei movimenti ambientalisti più radicali. Invece, evidenzia Confindustria Taranto, "Tempa Rossa comporterebbe una presenza di 90 navi petroliere in più (con criteri di massima sicurezza) nel corso di tutto l'anno. Un numero certo ben lontano dai rischi di affollamento che si vorrebbero far passare come motivazione per il no. Al contrario - sostiene ancora Confindustria Taranto - si verrebbe a creare una movimentazione del porto che conferirebbe allo scalo l'operatività e la competitività da sempre invocate e già fortemente a rischio per il ridimensionamento del centro siderurgico, che da solo nel porto movimenta senza alcun problema oltre 800 navi all'anno". A ciò, infine, si aggiunga che il progetto Tempa Rossa "si presenta al momento strettamente connesso alla permanenza a Taranto della stessa raffineria, che attraverso la realizzazione dell'oleodotto aumenterebbe i livelli di competitività" e acquisirebbe "un'importanza strategica nello scacchiere delle raffinerie in Italia, allontanando i paventati rischi di chiusura".
Nel Salento, invece, i 350mila euro di sponsorizzazioni messi a disposizione da Tap a favore di una serie di eventi estivi vengono giudicati dal fronte del no al gasdotto, ma anche da molti amministratori locali, come un tentativo di acquisire e condizionare il consenso. Si insiste quindi nel giudicare il progetto "devastante" per l'ambiente e se ne chiede lo stop definitivo forti anche del no già espresso dal comitato tecnico della Regione Puglia. "Nessuna strumentalizzazione" replica l'ad di Tap Italia, Giampaolo Russo, a proposito dei 350mila euro stanziati. "Riceviamo in media tre richieste di sponsorizzazione al giorno - aggiunge -. Non si tratta di elargizioni, nè di un'operazione simpatia, ma di un modo per fare conoscere Tap e il suo logo al Salento. Non pensiamo che si possa comprare certamente il consenso del territorio con la sponsorizzazione di un evento. Vogliamo solo dare un contributo concreto e mirato allo sviluppo sostenibile del Salento, partendo dalla compatibilità del nostro progetto col territorio e la sua vocazione". E sul progetto del gasotto, che nel Salento avrà uno sviluppo di pochi chilometri, Russo sottolinea: "Tap è fiduciosa nell'esito positivo della procedura di approvazione del progetto di gasdotto ormai in dirittura d'arrivo presso il ministero dell'Ambiente. La scelta preferita di approdo resta San Foca (marina di Melendugno) ma la società è disponibile a valutare altri approdi se ci fosse la fattibilità tecnica e la condivisione politica del progetto". (Sole24h)

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