sabato 2 novembre 2013

L'ennesima trovata di marketing?

Un titolone epocale per un paio di cappe aspiranti.
Orgoglio nordestino...


La bonifica dell’Ilva affidata alla Pelfa di Buja

La richiesta d’aiuto era partita direttamente da Taranto. Dai tecnici dell’Ilva a settembre dell’anno scorso. Da allora, i contatti tra la più estesa acciaieria d’Europa e le friulane Pelfa group di Buja e Danieli di Buttrio non si sono mai fermati. Anzi, hanno portato a stringere accordi valsi alle due imprese friulane importanti interventi nell’ambito della bonifica in corso all’interno del sito siderurgico pugliese.
Interventi che nel caso di Pelfa sono partiti proprio in questi giorni e consistono nella progettazione, costruzione e installazione di un impianto di captazione e abbattimento dei fumi e delle polveri che si generano nelle fasi di sversamento delle scorie dai contenitori (paiole) utilizzati per la fusione dei metalli. Valore: 3 milioni.
Un sistema unico al mondo, che consentirà un considerevole abbattimento degli agenti inquinanti liberati in atmosfera, visto che – contrariamente alla norma che vuole le scorie sversate direttamente all’aperto – l’impianto mobile realizzato da Pelfa permetterà di aspirare i fumi “in presa diretta” a ogni nuovo versamento.
«Costruiremo due unità di captazione mobili del peso di 150 tonnellate l’una – fa sapere Andrea Forgiarini, socio dell’impresa fondata da Redento Fabbro – e da unità di filtraggio da 600 mila metri cubi ora. Si tratta di lavori mai eseguiti prima, solitamente le scorie sono sversate all’esterno, mentre in questo caso l’impianto consentirà di contenere i fumi così da avere emissioni in atmosfera inferiori a 5 milligrammi/metro cubo».
I lavori si dovrebbero concludere all’inizio del nuovo anno con il montaggio. Ma per arrivare fin qui a Pelfa ci sono voluti dodici mesi d’intense trattative, il cui esito è stato incerto fino all’ultimo.
«Appena un mese fa, complice la difficile situazione del Governo, non sapevamo se avremmo dato corpo alla commessa – spiega Indira Fabbro – fortunatamente, poi, i fondi sono stati sbloccati grazie a un decreto approvato dal Senato che di fatto ha dato il via libera agli anticipi».
Fondamentali, vista l’importante esposizione già richiesta all’azienda, per l’acquisto della materia prima. Tra tante imprese in Italia, perché Pelfa? A rispondere è ancora Fabbro: «Perché nel settore vantiamo ormai una certa esperienza e fama. A proporre il nostro nome ai tecnici di Taranto è stata non a caso un’azienda tedesca per cui avevamo realizzato un carro scoria».
Oltre che indubbia occasione economica, l’Ilva sarà per l’azienda bujese un’importante vetrina internazionale. Oggi più necessaria che mai. Il business in Italia dall’avvio della crisi si è ridotto sensibilmente per Pelfa che ha saputo però far fronte alla recessione, aprendosi a nuovi mercati e diversificando: oltre al tradizionale settore della carpenteria metallica per impianti siderurgici negli ultimi due anni ha investito molto nelle produzioni per il settore idroelettrico.
«I nostri target di mercato – svela Fabbro – sono ormai la Russia, dove abbiamo deciso d’investire quest’anno partecipando a una grande fiera a Mosca, il subcontinente indiano e l’America».
L’export arriva ormai a garantire quasi l’80% del giro d’affari di Pelfa (25 milioni il fatturato 2012) che a dimostrazione della sua solidità può dire di non aver usato, a oggi, una sola ora di cassa integrazione. «In verità l’abbiamo pagata noi – rivendica Forgiarini -, accettando commesse sottocosto pur di mantenere la forza lavoro». (Messagero veneto)

Nessun commento: