giovedì 21 novembre 2013

A TARANTO DELITTI DI STATO

 di Maria Lasaponara sul sito viv@voce

E’ il potere dello Stato che tutela gli untori, li tutela e gli permette di uccidere ulteriormente per altri decenni, cittadini inermi, ingenui o intorpiditi dallo splendido sole meridionale e dalle campagne con gli ulivi dalle mille divinità
Esiste la cronaca rosa e poi il gossip politico con le raccomandazioni, le tangenti per gli appalti, i salotti di lancio per carriere immeritate; esiste poi la storia amara di una popolazione come quella tarantina tradita dallo Stato, dalla parte oscura dello Stato. Ci sono volti dei suoi rappresentanti che se illuminati artificialmente, appaiono sereni e sorridenti o accorati e rammaricati per i drammi della popolazione. Questi stessi volti, però, sotto la luce del mattino diventano diabolici, lividi, hanno occhi di colore bianco nebbioso che diventano scuri un attimo, ma poi sfuggono di nuovo.
E’ il potere dello Stato che tutela gli untori, li tutela e gli permette di uccidere ulteriormente per altri decenni, cittadini inermi, ingenui o intorpiditi dallo splendido sole meridionale e dalle campagne con gli ulivi dalle mille divinità. Un giorno, un mostro chiassoso ed ingombrante venne donato ai Riva, così come il governo fu donato a Monti affinchè portasse a termine il lavoro sporco, senza dover coinvolgere i puri di spirito come lo Stato e come i partiti.
D’altra parte Al Capone non fu incastrato per omicidio. La storia è piena di mandanti.
Sono gli anni di Dini e sono gli anni della destra e della sinistra. Ma nella sporca faccenda Ilva valgono le differenze? Evidentemente no, se consideriamo che, nel primo periodo Riva, furono effettuate “le Purghe Sindacali”; molti lavoratori furono costretti a cancellare la propria iscrizione al sindacato, in cambio di assunzioni ai propri figli e molte riduzioni di personale, nei vari reparti, misero a dura prova le condizioni dei lavoratori e della loro sicurezza. Tutto con tanto di firma dei tre sindacati principali.
Molti diranno che i lavoratori erano d’accordo. Sì, perché per tanta gente, di qualunque appartenenza sociale, il lavoro occupa nella scala dei valori, la parte più alta, anche più della salute. Tutto ciò deriva da un insegnamento ben congegnato dalla società dei profitti: si opera in modo che produrre venga prima della vita stessa, dei figli e dell’amore. Anche i manager vivono questa stessa convinzione e danno l’anima per la carriera, perdendo ore di vita a fare gli zerbini di qualcuno più su di loro.
Il sindacato aveva il dovere di tutelare i lavoratori dai carichi produttivi in eccesso o dalle limitazioni di sicurezza. Esistono lavoratori con contratti a termine là dove la formazione e la professionalità di lunga durata sarebbe d’obbligo. Esistono lavoratori morti tra i carrelli, perché la parola lavoratore era al singolare: una sola persona al posto di due se non tre.
 Ma le tutele sindacali, le leggi anche costituzionali, la politica vera abdicano al proprio compito, perché come dice Archinà, come pensano i Riva e lo Stato Italiano: “tutto ha un prezzo” e per continuare ad avvelenare i tarantini, Bersani ed altri scagnozzi vengono strapagati. Il governo Berlusconi tramite la Prestigiacomo firma gli inganni ed elimina i controllori.
I Riva infatti sono principalmente amici dello Stato, lo aiutano con Alitalia, alimentano illecitamente varie casse oltre le proprie, così come capita con i Ligresti. Ma sono amici casuali? No nulla è per caso; il fatto è che i governi ed i ministri sono eletti tali, solo se supportati dai capitali, dalla rapace finanza. Nessuno può governare in Italia se non è accettato da certi compari.
I nostri politici locali hanno sempre seguito le direttive nazionali sul siderurgico: posti di lavoro, benessere a senso unico con un’economia da monocultura e ricatto elettorale. Tutti gli appalti in Arsenale e al Porto negli anni si sono volatilizzati; addirittura Trenitalia si è permessa di svanire rendendo la stazione di Taranto un dormitorio, un deposito di morti.
I nostri politici hanno sempre lottato, certo, ma solo per arricchire la propria squallida vita da mediocri. Hanno finto di essere politici, hanno finto di essere sindacalisti; ma hanno operato sempre da servi.
La faccenda Vendola Archinà ha scioccato? Eppure non avrebbe dovuto. Se si riesce talvolta ad indurre un potente a concedere un diritto negato, si entra nel tunnel del dovergli essere grato e quasi quasi farsi perdonare il fatto di aver costretto costui a rispettare la legge o a far finta di rispettarla. E come dire “lo devo accordare che se si adira non mi concede più nulla”. Nel frattempo ti contamini anche emotivamente.
Non si può persuadere lo sciacallo, il rapace, il cannibale di una città intera a non predare. Non si può trattare con chi, in altre città, ha fornito strutture ambientalizzate, pensando invece che i tarantini fossero così stupidi da non rivendicarle mai. Gli ambientalisti duri o morbidi ora sono tanti e con strategie diverse, ma tese ad unico obiettivo: liberare la città dai poteri esterni, dai capitali prodotti a Taranto col sangue e portati altrove, liberare la città dal senso d’ impotenza. Forse tutti insieme riusciremo ad impedire che lo Stato continui a legittimare ciò che la magistratura requisisce.

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