sabato 30 marzo 2013

La cozza e la salute di Taranto

Dichiarata la morte anche della mitilcultura a Taranto
E’ arrivata come una mazzata per i mitilcultori, quelli pochi, ancora rimasti a Taranto. Dal 1^ Aprile anche il novellame del primo seno del Mar Piccolo dovrà essere sgomberato , secondo la direttiva dell’ASL. Eppure appena tre mesi fa la stessa ASL aveva dato il consenso all’allevamento in quella parte del mar Piccolo. I mitilcultori avevano fatto investimenti, ed ora la notizia di sgombrare tutto per destinazione…. Ignota.
A Taranto ormai viene chiuso tutto. Anche la Centrale del Latte, oltre all’allevamento di bestiame, all’agricoltura ecc ecc Come una piccola , grande Cernobyl. Là tutto inquinato da radioattività , qui da inquinanti chimici e industriali. Là la centrale di Cernoby e la città di Pryp’jat’ , qui l’ILVA e la città di Taranto. Come a Pryp’jat’, le istituzioni farebbero meglio a dichiarare l’inagibilità del luogo, chiudere le porte di accesso alla città e ai paesi limitrofi e portare la popolazione in altri lidi. Sarebbe un assunzione di responsabilità più coerente rispetto al balletto a cui si sta assistendo.
Questa notizia di poche ore fa, si accompagna ad un’altra passata sotto silenzio dai main stream embedded , e come poteva essere diversamente, e cioè quella riferita al convegno del Made in Steel la fiera biennale dedicata all’acciaio. Le normative ambientali richiedono investimenti che non danno alcun ritorno economico». Queste le parole di Gianfranco Tosini, responsabile del centro studi di Siderweb. 
Continua a leggere... Come a dire che le parole spese in questi anni dal governo e dai politici nazionali e locali, sindacalisti più o meno padronali sono solo , appunto, parole. Dietro c’è la ferrea logica del profitto. La famiglia Riva non investirà mai, ne potrà  mai farlo in uno stabilimento vecchio , obsoleto e non più in grado di competere con le moderne tecnologie rispettose delle norme di legge europee. A meno di non chiudere l’area a caldo, dismetterla , bonificarla e continuare a mantenere l’area a freddo alimentato o attraverso bramme importate o attraverso un ciclo a caldo che utilizzi rottame di ferro ( l’assurdità di continuare a estrarre ferro quando abbiamo il problema di smaltimento del rottame di ferro che abbonda nelle nostre discariche) Mi chiedeva un compagno, come è mai potuto succedere tutto questa catastrofe ambientale , è tutta colpa solo e soltanto dell’ILVA, già Italsider? Rivolgo la domanda a Francesco Calcante. memoria storica dell’ambientalismo tarentino, che ha svolto un ruolo di responsabile sindacale all’interno dell’azienda, già Italsider, nella Commissione Ambiente e Sicurezza, ma anche come impegno politico e sociale,  il quale ha sottolineando da sempre e in molteplici occasioni la necessità di assumere precauzioni adeguate, denunciando alle Autorità competenti smaltimenti ed interventi impropri e collaborando caso per caso ad individuare procedure e protocolli di intervento appropriati onde minimizzare gli impatti di sostanze inquinanti per la salute dei lavoratori e dell’ambiente . E’ in modo particolare ha effettuato studi approfonditi all’epoca sui PCB
I policlorobifenili, i PCB appunto, sono una famiglia di 209 congeneri, distinti in diossina-simili (12) e non diossina-simili (197). La produzione, a tutt’oggi è stata vietata ma i prodotti commerciali largamente impiegati hanno lasciato vistose tracce nell’ambiente e negli esseri umani.
I nomi commerciali più noti sono: Aroclor, Fenclor, Phenoclor, Clophen, Kaneklor, Pyralene , Apirolio. I prodotti per uso elettrotecnico sono comunemente chiamati Askarel e possono contenere in aggiunta ai PCB fino al 50% di triclorobenzeni. La presenza di Apirolio (Askarel nel nome commerciale) nell’area industriale di Taranto và essenzialmente ascritta all’impiego di tale prodotto quale sostanza dielettrica
(isolante) nei trasformatori elettrici industriali e nelle “reattanze”, qualità queste,che si richiedono all’olio per trasformatori, inteso come mezzo refrigerante e isolante insieme, sono dettagliatamente esposte nelle Norme CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), le quali precisano anche i controlli da compiere sull’ olio stesso prima di impiegarlo nonché la eventuale procedura di rigenerazione in caso di decadimento delle caratteristiche dielettriche, definendo inoltre le prove spinterometriche. La caratteristica più saliente di questi liquidi, oltre a quelle proprie dell’olio minerale, è quella della assoluta non infiammabilità (da cui il loro nome- apiros) ; tale proprietà evita il pericolo di incendi ed esplosioni che talvolta si presenta nei trasformatori in semplice olio minerale.
L’apirolio presenta inoltre una rigidità dielettrica del 30 ± 40% superiore, ed una costante dielettrica circa doppia di quella dell’olio minerale. Quest’ultimo proprietà fa sì che nei trasformatori in apirolio le sollecitazioni dovute ad azioni elettrostatiche risultino più ridotte
Grazie anche alle sollecitazioni di Francesco fu compiuta una indagine commissionata dall’Assessorato del Comune di Taranto – igiene e sanità -(assessore Mario Guadagnolo) che a suo tempo, richiese a tutte le aziende insediate sul territorio di fornire informazioni circa la detenzione e l’esercizio di apparecchiature contenenti apirolio.  E stiamo parlando di una circolare del 23/4/1980 e su sollecitazione dell’Ispettorato del Lavoro


Un totale come si evince dal documento di 2.355 Tonnellate di prodotto altamente tossico nel territorio tarentino. Va precisato che ogni azienda deteneva quantità ulteriori della sostanza come scorta di magazzino al fine di “rabboccare” le continue perdite a cui le apparecchiature andavano incontro. Né si hanno notizie di particolari cure o misure precauzionali che i responsabili delle aziende adottavano nemmeno al momento della sostituzione dell’olio per sopraggiunta esaustività dello stesso. Si presume, quindi, che il metodo più utilizzato fosse….il semplice travaso nelle fogne o nelle discariche. Operai dell’allora Italsider si immergevano nei trasformatori con una semplice tuta di cotone per ripulirli dell’olio esausto, per versare i residui nei normali contenitori di normali olii esausti. Anche perché nessuno, apparentemente, dei responsabili delle aziende, avevano cognizione di quel che utilizzavano e che facevano manipolare normalmente ai loro operai. Lo stesso Francesco dovette impiegare tempo e studi approfonditi in continue ricerche per venire a conoscenza di cosa fosse l’Askarel o PCB utilizzato.
E’ emblematica la Sentenza pronunciata dal Tribunale di Taranto- Giudice Monocratico 2° SEZ. Penale Dr. M. Rosati, (artt.544 e segg., 549 c.p.p.), contro i responsabili a vario titolo dello stabilimento Italsider, imputati di omissione dei controlli previsti per la verifica delle caratteristiche dielettriche dell’apirolio, per non aver esercitato il corretto esercizio dei trasformatori onde prevenire il pericolo di scoppio, per aver esposto il personale ai rischi per la salute dei lavoratori interessati, ed altro.
Ma l’allora Italsider non era la sola ad effettuare versamenti incontrollati e alla sciuè sciuè. Si hanno notizie ( siamo nel 2004) di operazioni di dragaggio effettuate dalla Direzione dell’Arsenale della Marina Militare, sui fondali del I° seno del Mar Piccolo, di fanghi altamente inquinati da PCB che avrebbero poi indebitamente stoccato sulle sponde dello stesso. Per tale operazione furono interessate da avviso di garanzia ben 16 indagati. Attualmente non è noto l’esito di tale vicenda.
E non a dire che le cose dormivano a livello legislativo sopratutto per sollecitazione di direttive europee. Infatti con il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1988, n. 216 -
Attuazione della direttiva CEE n. 85/467 recante sesta modifica (PCB/ PCT) della direttiva CEE n. 76/769/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, ai sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183.
Ordinario n. 143 alla Gazzetta Ufficiale del 20 giugno 1988),si vieta a tutti gli effetti l’immissione sul mercato delle sostanze in questione, attesa la loro pericolosità. A fronte di tale decreto le aziende dispongono, quindi, prima un censimento e poi un piano di dismissione dei trasformatori ad apirolio, dell’apirolio stesso e connesse scorte.
A tutt’oggi non si conoscono i risultati di tali censimenti né dell’approntamento di un piano di dismissioni sia di conferimento che di smaltimento. I dati dovrebbero essere in possesso dell’Arpa , che però non li rende noti.
Il versamento di questi liquami industriali si sono verificati sopratutto nel Mar Piccolo che è un habitat ormai in disequilibrio ambientale. La fauna e la flora che vi cresceva e prosperava che alimentava la mitilcultura e la crescita di pesci la cui prelibatezza aveva varcato i confini. Mi trovavo qualche anno fa a Bergen in Norvegia al mercato del pesce e mi sorprese vedere esposto un cestino di cozze nere con la dicitura Vere cozze tarentine, ad un prezzo da rarità e da prelibatezza! neanche fossero uova di pesce di storione!
Ora con l’ultimo divieto da parte dell’ASL , ennesimo e probabilmente doveroso, non resta altro che dichiarare off limits tutto il sito e provvedere all’evacuazione forzata oppure pretendere l’intervento attivo dello Stato , corresponsabile, perché l’inquinamento e il disastro ambientale non è solo o soltanto dell’ILVA già Italsider o solo della famiglia Riva, ma coinvolge lo Stato e le sue diramazioni istituzionali a tutti i livelli, per intero con le sue dirette attività industriali ( vedi Arsenale Militare) , ma sopratutto per le sue inefficienze criminali e delittuose del passato e ancora del presente! (Reset)

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