mercoledì 18 settembre 2013

Il braccino corto dei Riva, i miliardari miserabili e la vita degli operai

Ilva: Bondi disdice circolo aziendale Taranto, 400mila euro anno


Nell'Ilva affidata al commissario Enrico Bondi non c'e' piu' spazio per il circolo aziendale "Vaccarella", un'antica masseria con corte immersa nel verde e con una serie di impianti sportivi, ubicata a Taranto Nord alle porte del rione Paolo VI. L'Ilva ha infatti dato disdetta, a valere dal primo gennaio prossimo, dell'accordo in base al quale eroga alla fondazione "Vivere Solidale", gestita dai sindacalisti delle federazioni metalmeccaniche, 400mila euro l'anno perche' la "Vaccarella" continui a svolgere le sue attivita' a favore dei dipendenti dell'Ilva di Taranto e dei loro figli. Sindacati metalmeccanici e Ilva si incontrano oggi a Taranto per studiare quali soluzioni sono possibili per assicurare una continuita' al circolo aziendale Vaccarella. Dal primo gennaio, infatti, l'azienda, su decisione del commissario Enrico Bondi, non garantira' piu' il fondo di 400mila euro assicurato alla fondazione che gestisce la struttura. La disdetta risale agli inizi del mese ma e' un atto "non conflittuale" dicono i sindacalisti dei metalmeccanici, molti dei quali mesi addietro, quando l'Ilva di Taranto era nel pieno della bufera giudiziaria, si sono autosospesi dalla fondazione "Vivere Solidale". In sostanza l'Ilva "commissariata", pur chiudendo i rubinetti del finanziamento, non ha tuttavia chiuso definitivamente le porte a qualche forma di continuita' del circolo aziendale e l'incontro di oggi dovrebbe servire a individuare le possibili soluzioni. "L'attivita' del circolo e' andata comunque avanti in questi mesi - spiegano i sindacalisti - assicurando piu' o meno quello che si e' sempre fatto, ovvero sport, tempo libero, iniziative per i dipendenti dell'Ilva e i loro figli". A spingere l'Ilva di Bondi a dare un taglio alla questione "Vaccarella" sono state le denunce e gli esposti degli ultimi mesi. La gestione del circolo e' stata infatti contestata e segnalata anche alla Magistratura in quanto ritenuta una "zona opaca" di quello che e' stato definito il "sistema Ilva". La masseria "Vaccarella" e' stata ereditata dal gruppo Riva nel maggio 1995 quando dall'Iri acquisto' i beni dell'Ilva ma negli anni precedenti, ovvero con l'Italsider e l'Ilva di Stato, la stessa masseria e' stata uno dei simboli piu' evidenti della vecchia gestione pubblica. Al di la' degli appartamenti sovrastanti la corte della masseria, spesso usati come foresteria per i dirigenti, in quegli anni il circolo "Vaccarella" si distinse per manifestazioni sportive anche di alto livello, soprattutto nel tennis, nella promozione della stagione teatrale di Taranto e in una serie di spettacoli nei mesi estivi sotto il nome di "Concerti sull'erba". Erano gli anni in cui la siderurgia di Stato finanziava di tutto e di piu', andando ben oltre il perimetro della produzione di acciaio, e le questioni ambientali - sebbene le prime sentenze per inquinamento dell'allora pretore Franco Sebastio, oggi procuratore della Repubblica di Taranto, risalgano ai primi anni '80 - non avevano certo assunto la dirompenza che hanno oggi. L'avvento di Riva all'Ilva porto' l'azienda ad uscire dalla gestione diretta della "Vaccarella", assicurando pero' ai sindacati - che si fecero carico della masseria attraverso una fondazione - un finanziamento annuale per la continuazione delle attivita'. Un contributo che e' passato indenne attraverso tutte le vicissitudini che hanno interessato l'Ilva in poco meno di 20 anni di gestione privata sino a quando, a meta' 2012, il caso del siderurgico di Taranto e' deflagrato col sequestro degli impianti dell'area a caldo e i primi arresti per disastro ambientale. Partono in quei mesi, infatti, denunce ed esposti - anche del comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" uno dei piu' attivi nelle battaglie sull'Ilva - tesi a evidenziare quelle che si ritengono "anomalie" e aspetti poco chiari nella gestione e nell'attivita' del circolo. Ma il taglio lo da' nelle scorse settimane il commissario Bondi con la disdetta. A Bondi, evidentemente, in un momento in cui l'Ilva va a caccia di denaro e di commesse di lavoro per stare in piedi, pagare gli stipendi agli 11mila dipendenti e finanziare i costosi lavori ambientali dell'Aia nel siderurgico di Taranto, specie ora che i legami con la holding Riva si sono notevolmente allentati, quei 400mila euro annui devono essere sembrati se non uno spreco, quantomeno una cosa di rivedere e ridiscutere completamente. (AGI)

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