martedì 24 settembre 2013

E si lamentano pure...

Il decreto 'salva Riva Acciaiò del ministro Flavio Zanonato "è pronto". Ma restano da sciogliere divergenze all’interno del governo su cui – a quanto si apprende - il premier Enrico Letta ha imposto uno stop, dagli Stati Uniti, avvertendo i colleghi dell’Esecutivo che sarà lui a dire l'ultima parola, al ritorno a Roma, giovedì; in tempo utile per portare il testo in Consiglio dei ministri venerdì prossimo. L'intervento del governo è urgente, anche sulla spinta dell’impatto sociale dei sequestri che hanno portato allo stop della produzione negli stabilimenti Riva. "Con "1.400 addetti senza lavoro, fornitori e clienti sull'orlo della chiusura", come ha ricordato Federacciai. Ma il varo del decreto appare ancora non facile.
Il ministro dello Sviluppo aveva annunciato già per ieri pomeriggio la convocazione di un Consiglio dei Ministri ad hoc, che non si è poi mai riunito. La linea d’azione decisa da Zanonato è chiara; emerge da un testo snello, in cinque articoli, con due punti chiave: estensione del commissariamento Ilva con più poteri nella gestione, e la possibilità di utilizzare beni e liquidità sotto sequestro preventivo per non fermare la produzione. Un testo che per il ministro è definitivo ma che potrebbe cambiare sulla spinta delle opposizioni interne al governo: due i nodi politici posti dal centrodestra, un no alla retroattività (che tecnicamente è essenziale), ed un no ad un aumento di perimetro e poteri del commissariamento Ilva. "Come Forza Italia, non accetteremo un altro commissariamento che espropri ulteriormente le imprese, che vanno tutelate e difese", ha puntualizzato ieri il ministro Maurizio Lupi.
Il decreto è "pronto" ed è "molto semplice", ha ribadito oggi Zanonato, riassumendone il principio cardine: quando il magistrato sequestra un’attività produttiva, l’attività prosegue con il controllo di un custode giudiziario e la gestione degli organi societari.
L'ultima stesura del decreto uscita dal ministero, secondo la bozza letta dall’ANSA, prevede l’estensione del Commissariamento Ilva alle società "controllate o collegate" (quindi agli stabilimenti Riva) con l’eventuale nomina di subcommissari, "fino a tre". E più poteri per commissario e subcommissari che "sono immessi nella titolarità e nel possesso delle azioni, delle quote sociali, dei cespiti aziendali e della liquidità delle società" sotto commissariamento, "e le amministrano al fine di perseguire l’esercizio delle attività d’impresa". Mentre sul nodo chiave dei beni sotto sequestro preventivo, compresi titoli, quote azionarie e liquidità, anche se in deposito, il testo prevede che, con immediata entrata in vigore e effetto retroattivo, il custode giudiziario "ne consente l’utilizzo e la gestione agli organi societari esercitando i necessari poteri di vigilanza".
GIP: SEQUESTRO NON PRECLUDE USO BENI AZIENDA
Con il decreto di sequestro preventivo di beni per equivalente, sino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro, al Gruppo Riva "non è stata posta alcuna preclusione all’uso dei beni da parte del soggetto proprietario": lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco in risposta ad una istanza rivolta dall’azienda.
Il decreto di sequestro dei beni del Gruppo Riva "non riguarda i crediti" vantati dallo stesso nei confronti dei clienti. "Le liquidità sequestrate al Gruppo Riva - continua il gip - non confluiscono nel Fondo unico di giustizia" e le somme non possono essere reimmesse nel possesso della proprietà perchè ciò equivarrebbe ad un dissequestro".
Spetta all’amministratore giudiziario gestire i soldi sequestrati al Gruppo Riva, compresi i pagamenti, "purchè venga assicurata la prosecuzione dell’attività aziendale e salvaguardate le finalità del sequestro". E’ quanto disposto dal gip di Taranto Patrizia Todisco in un provvedimento di tre pagine notificato stasera al custode e amministratore giudiziario dei beni sequestrati, Mario Tagarelli. (GdM)

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