Le bugie dell'Ilva (mò avaste!)
Ilva: più benzene, più IPA e più polveri. Ecco la verità sull'inquinamento dell'acciaieria di Riva
12 dicembre 2009 - Alessandro Marescotti
La campagna pubblicitaria dell'Ilva sulle presunte "riduzioni dell'inquinamento" è venuta a costare più del campionamento continuo (per il controllo della diossina 24 ore su 24). Ed è una campagna che ha diffuso diversi dati statistici privi di validità scientifica. La verità è invece che i dati ufficiali comunicati da Ilva al Ministero dell'Ambiente evidenziano un peggioramento delle emissioni quando la produzione è al massimo.
L’Ilva ha acquistato recentemente quattro pagine sui quotidiani locali per magnificare il proprio impegno per l’ambiente e la sicurezza. E in più ha stampato 14 mila libri rilegati con carta patinata e foto a colori. Colpisce subito, in questa vasta campagna mediatica, la quantità di denaro profuso. Calcoliamo che, se ogni volume costasse 10 euro, il totale dell’operazione si aggirerebbe sui 140 mila euro. A ciò si deve aggiungere il costo delle pubblicazione delle pagine a pagamento sui quotidiani locali. Arriviamo ad una cifra considerevole che stimiamo superi i 150 mila euro. Considerando che il “campionamento continuo” dei fumi contenenti diossina costerebbe tra i 130 mila e i 140 mila euro, ci chiediamo perché l’Ilva abbia speso una tale somma invece di fare il campionamento della diossina 24 ore su 24. Non sarebbe stato meglio pubblicare le informazioni sul sito Internet dell’Ilva e impiegare quei soldi per controllare la diossina 24 ore su 24?
polveri - 62%; benzene - 27%; IPA - 45%.
Chiunque abbia studiato statistica sa che i dati percentuali, presentati in questo modo e privi di verificabilità, sono scientificamente non validi. Infatti un dato percentuale di una serie storica ha senso se si riferisce ad un preciso anno e a un preciso quantitativo. Il rapporto dell’Ilva non dice rispetto a che anno sarebbe avvenuta questa riduzione. Rispetto al 1995? Rispetto al 2002? Rispetto al 2006? Ma soprattutto non è chiaro quali siano i quantitativi attuali e quelli di riferimento storico considerati ai fini del calcolo percentuale. Facciamo un esempio semplicissimo. Se una persona dice di essere dimagrita del 27% ma non dice rispetto a che anno e rispetto a quale peso, quel dato è assolutamente privo di validità statistica. Occorrerebbe pertanto conoscere il quantitativo in chilogrammi degli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che attualmente fuoriesce e il corrispondente quantitativo di IPA rispetto a cui si effettua il confronto statistico. Senza questi dati in chilogrammi le percentuali sono prive di senso e di validità. Chi studia statistica lo sa benissimo. Le tabelle del Rapporto Ilva riportano istogrammi che visualizzano percentuali prive di riscontri in valori quantitativi di emissioni. Da un punto di vista scientifico questi dati percentuali non hanno alcun valore in quanto non è verificabile la procedura con cui vengono ricavati. L'Ilva lo sa benissimo ed è bene che lo sappiano anche i lettori magari meno attrezzati da un punto di vista tecnico.
Incremento del benzene, degli Ipa e delle polveri Ma un criterio di raffronto per verificare i miglioramenti e i peggioramenti esiste: sono le dichiarazioni INES dell’Ilva. Pertanto noi ci atterremo unicamente ai dati ufficiali comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente e validati nell’ambito del registro INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti). Attualmente i più
recenti dati disponibili sono le dichiarazioni INES 2007 contenenti i dati stimati di emissione 2006. La realtà che emerge è la seguente.
Il benzene (cancerogeno) è passato dai 188236 chili del 2002 ai 231387 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 22,9%.
Gli IPA (cancerogeni) sono passati dai 25913 chili del 2002 ai 35480 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 36,9%.
Neppure per le polveri la situazione migliora: esse passano da 9707 tonnellate del 2002 alle 11462 tonnellate del 2006, con un incremento stimato del 18,1%.
Diossina: non verrebbe rispettata la tempistica della legge regionale
Ma ci sono altre stranezze nel Rapporto Ilva. L’adeguamento al valore obiettivo previsto dal Protocollo di Aarhus per la diossina ha, secondo l’Ilva, un “orizzonte temporale” di 2 anni. In tal modo verrebbe violata la legge regionale sulla diossina che fissa tale adeguamento entro il 31 dicembre 2010. Questo punto ci preoccupa fortemente e chiediamo un intervento deciso del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
Altamarea
Coordinamento cittadini e associazioni
Per contatti voce: cell. 3471463719













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