lunedì 12 ottobre 2015

Una nota da Taranto Respira

Il sindacato e l’Ilva

Le dichiarazioni dell’ex segretario UIL, Giorgio Benvenuto, sulla necessità di salvare l’ILVA e le ancora più entusiastiche affermazioni di Turi sullo “stato dell’arte” che andrebbe nella giusta direzione della salvaguardia del lavoro e dell’ambiente, dimostrano a nostro parere quanto il Sindacato, nessuna sigla esclusa, sia diventato ormai il ripetitore di un vecchio copione mai aggiornato anzi, a ben vedere il suo pensiero è perfettamente sovrapponibile a quello della classe imprenditoriale locale e questo non è certamente un buon segnale.
Contro ogni evidenza e cioè bilanci in perdita, mancanza di commesse, impossibilità di penetrazione in un mercato non più domestico ma mondiale, devastazione del territorio senza ricadute occupazionali, spesa sanitaria abnorme per malattie da inquinamento, questo Sindacato continua a difendere un modello di sviluppo che sta lasciando dietro di sé una emorragia di posti di lavoro, proprio quei posti che a suo dire starebbe difendendo.
Il Movimento civico Taranto Respira, chiede di abbandonare questa visione di sviluppo ottocentesco, che calpesta principi cardine di ogni democrazia come il diritto alla vita, alla salute, alla dignità, per chiedere invece che si perseguano, partendo dalle bonifiche del territorio, nuove programmazioni di sviluppo economico che consentano di risarcire i grossi danni non solo materiali, subiti dalla nostra città e di recuperare lo spread ambientale, sull’esempio degli altri Paesi Europei che da anni puntano su cultura, turismo, ricerca, specializzazioni e riconversioni.
Vittoria Orlando, Giovanni Carbotti – coportavoce Movimento civico Taranto Respira

Sviluppo per contratto?

Taranto, contratto di sviluppo. Palazzo Chigi serra i tempi

Lo staff di Palazzo Chigi che sta seguendo la predisposizione del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto si prepara al vertice del 19 ottobre, nella Prefettura di Taranto, quando verrà di nuovo riconvocato il Tavolo istituzionale Taranto, previsto dalla legge 20 dello scorso marzo e coordinato dal sottosegretario alla presidenza, Claudio De Vincenti. Oggi, in vista dell’appuntamento del 19, sono in calendario due riunioni a Taranto: la prima alle 9, a Palazzo di Città, tra sindaco, parlamentari, sindacati e il capo della struttura di missione di Palazzo Chigi, Giampiero Marchesi. Si farà un punto complessivo in ordine ai progetti e al Contratto istituzionale. Alle 12, invece, in Prefettura, lo stesso Marchesi ascolterà le proposte dei sindacati che non fanno parte del Tavolo istituzionale. A questo secondo vertice è annunciata anche la presenza del sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, per la parte che concerne l’Arsenale della Marina Militare.
«Attraverso l’incontro di oggi vogliamo far giungere alla presidenza del Consiglio le proposte che Cgil, Cisl e Uil di Taranto reputano essenziali ai fini della messa a punto del Contratto istituzionale di programma per Taranto» dichiara Giancarlo Turi, segretario provinciale della Uil. «A Marchesi diremo anzitutto che l’applicazione della clausola sociale è fondamentale in un’area come Taranto segnata da un’elevata disoccupazione e da tante vertenze con lavoratori che rischiano il posto» evidenzia il segretario della Uil. «Non è possibile - aggiunge l’esponente della Uil - che Taranto sia interessata da lavori e investimenti importanti, finanziati dal pubblico, e non un operaio di Taranto sia impiegato: vedi il caso delle infrastrutture del porto dove tra terminal e piastra logistica ci sono 400 milioni di opere in cantiere. Ma ci si riferisce anche - prosegue Turi - alle bonifiche dell’area esterna al siderurgico: che ricaduta c’è e ci sarà per i lavoratori di Taranto?».
«Secondo aspetto che porremo all’attenzione di Palazzo Chigi - sottolinea ancora Turi - è quello di prestare la massima attenzione all’attuazione delle linee del Jobs Act in materia di ammortizzatori sociali. Il territorio di Taranto - dice l’esponente della Uil -, proprio perchè segnato da problemi rilevanti, non può vedere annullata una gamma di possibilità che si chiamano cassa integrazione in deroga, cassa per cessata attività, tutti strumenti che sinora ci hanno consentito, in qualche modo, di gestire i drammi sociali. Avere, come è previsto, solo due anni di cassa integrazione e poi l’indennità Naspi, può andar bene - osserva Turi - in territori che si stanno avvicinando alla ripresa, ma non a Taranto dove la crisi resta purtroppo evidente e pesante».
Terzo aspetto che i sindacati porranno oggi sia a Marchesi per la struttura di missione di Palazzo Chigi, che al sottosegretario Rossi per il ministero della Difesa, è l’Arsenale della Marina dove si effettuano le manutenzioni delle navi militari. «La legge 20, prevedendo il Contratto istituzionale di programma, dice che il rilancio di Taranto passa dal porto, dalle bonifiche, dal recupero della Città vecchia e dalla valorizzazione, come museo di archeologia industriale, dell’Arsenale. Non ci sta bene - conclude Turi -. Pensiamo che l’Arsenale di Taranto, che tra civili diretti, militari e indotto, occupa dalle 3mila alle 4mila unità, debba essenzialmente avere un ruolo produttivo e quindi occorre finanziare la prosecuzione dell’ammodernamento delle infrastrutture e i lavori di riparazione e manutenzione del naviglio militare».
In quanto al Contratto istituzionale di programma nei due incontri svoltisi rispettivamente a Taranto a luglio e a Roma a settembre, ci si è dati, col sottosegretario De Vincenti, questa tabella di marcia: perfezionamento dei vari progetti candidati a finanziamento entro fine ottobre in modo che il Contratto possa essere portato al vaglio del Cipe a novembre ed essere probabilmente approvato anche nello stesso mese. Il Cipe finanzierà il Contratto con i fondi di sviluppo e coesione. Il Contratto istituzionale avrà un suo responsabile e il Comune di Taranto, per la parte che lo riguarda, ha presentato, seguendo le linee della legge 20 del 2015, una serie di progetti che riguardano la messa in sicurezza, il recupero e la valorizzazione a fini culturali e turistici della Città vecchia. (GdM)

venerdì 9 ottobre 2015

Sto kaggio!

La bravura dei venditori di favole e dei giornalisti che le rimpallano con l'arte sublime del copiaincolla!
Qui pare che Tempa Rossa sia il futuro di tutto il Paese... nel secolo delle energie rinnovabili e della crisi del petrolio c'è proprio da sentirsi all'avanguardia!
Ma soprattutto, stoccare a due passi da industrie a rischio di incidente rilevante, immensi quantitativi di petrolio, non pare niente di che. E' solo stoccaggio.
Ma poi, dimenticare che quello stoccaggio serve a caricare le petroliere, le navi più inquinanti e pericolose del mondo (dopo quelle che portano metano liquido); dimenticare quante petroliere entreranno in Mar Grande, una rada chiusa con un equilibrio ambientale già manomesso; dimenticare i rischi di perdite di petrolio o addirittura di collisioni e affondamenti che si aggiungono ai rischi che la città già corre ogni giorno, tra industrie e arsenali militari: dimenticare tutto questo per parlare di semplice stoccaggio a noi pare proprio una gran bella presa per... il fondo del barile!
Bravi, bravi!

I camion si inerpicano piano sui tornanti di montagna che portano a mille metri di altezza, destinazione il giacimento petrolifero di Tempa Rossa, che tra due anni entrerà in funzione. Tra betoniere, mezzi meccanici e prefabbricati svettano, lucide, le sagome degli impianti del centro olio, cuore produttivo del giacimento. Mille operai sono impegnati nella fase di cantiere e aziende pugliesi come Aleandri e Tecnomec di Bari, Marraffa di Taranto e Iba di Brindisi partecipano alla costruzione di alcune opere. Spesi già 800-900 milioni sui 2 miliardi di investimento. Un centinaio saranno invece gli addetti che il centro occuperà quando tutte le infrastrutture saranno realizzate.La tabella di marcia sconta un anno di ritardo perchè si sono dovuti effettuare interventi ulteriori per mettere in sicurezza il terreno. «Ma ormai siamo in dirittura d'arrivo - spiega Roberto Pasolini, il manager di Total Italia che, insieme a Massimo Dapoto, responsabile della comunicazione, e ad altri due tecnici, accompagna i giornalisti di Taranto nella visita a Tempa Rossa. La francese Total è infatti l'azienda che insieme all'anglo-olandese Shell e alla giapponese Mitsui detiene i diritti di estrazione di questo giacimento della Basilicata, sul quale si è cominciato a lavorare 20 anni fa. Taranto, con la raffineria dell'Eni, sarà, via oleodotto, l’approdo del greggio di Tempa Rossa che in riva allo Jonio verrà temporaneamente stoccato prima del carico sulle petroliere.

«A dicembre 2017 - spiega Pasolini - saremo pronti e partiremo con i volumi previsti, ovvero 50mila barili al giorno. Stimiamo una capacità di estrazione da Tempa Rossa per 40-50 anni». Attualmente i pozzi perforati sono sei, i lavori hanno richiesto circa due anni, e si devono terminare solo le opere che porteranno in superficie il greggio, «tirandolo» dal cuore della roccia. Restano da scavare altri due pozzi. Al centro olio, invece, avverrà il trattamento del prodotto. Ovvero si metterà il greggio (la qualità che qui sarà estratta è simile all'Ural, che viene dal Mar Nero) nelle condizioni di sicurezza per essere trasportato sino a Taranto e si provvederà a separarlo da altri componenti come zolfo, metano e gpl. Il gpl verrà lavorato a Corleto Perticara, lo zolfo utilizzato da un'azienda di Taranto per finalità agricole.


Corleto, 50 anni di petrolio giacimento da dicembre 2017

Ma se in Basilicata il cantiere di Tempa Rossa marcia, a Taranto deve ancora partire. E a Taranto, dove nella raffineria Eni, partner logistico dell'operazione, devono essere costruiti due serbatoi di stoccaggio e ampliato il pontile petroli per l'attracco delle navi, tutto è fermo perchè il Comune non rilascia l'autorizzazione alla costruzione delle opere. Il Comune ha anche fatto ricorso al Tar di Lecce ma ha perso il primo grado di giudizio, mentre un mese fa dall'Eni di Taranto è partita una lettera, destinatario Palazzo di Città, dove si paventano azioni legali della società petrolifera, con richiesta di risarcimento danni, se non dovesse giungere il via libera chiesto e sollecitato, visto che Tempa Rossa, definito progetto strategico dal Governo, ha già le autorizzazioni centrali. Il Comune dice no perchè teme un aumento dell'inquinamento in una realtà già duramente provata dalla vicenda Ilva. «Ma è stato chiarito - dice Pasolini - che l'arrivo del petrolio di Tempa Rossa a Taranto non provocherà danni ambientali. Taranto sarà solo un luogo di stoccaggio, non ci saranno lavorazioni, né aumenterà la capacità produttiva della raffineria. La Valutazione di impatto ambientale, oltretutto, ci è stata rilasciata a condizione che l'investimento fosse a impatto zero e l'Eni ha anche migliorato il progetto riducendo le sue emissioni. Ora tra noi e loro il saldo è di 28 tonnellate in meno, su base annua, dei composti volatili del greggio». Questa garanzia non è bastata al Comune, che per ora tiene fermo il no. Tuttavia lo sblocco di Tempa Rossa anche per la parte tarantina sarebbe imminente. Sarebbe infatti in arrivo l'autorizzazione unica del Mise (lo stesso provvedimento usato per il gasdotto Tap nel Salento) per far partire gli altri cantieri. Shell l'attende entro fine anno, considerato che la parte tarantina (300 milioni di opere) richiede due anni di lavori e i primi barili saranno estratti in Basilicata appunto a fine 2017. (GdM)

Petrolio: autorizzazione unica entro 2015 per Tempa Rossa

Total E&P Italia ha messo in campo una task force per completare i lavori di preparazione e sviluppo del giacimento petrolifero Tempa Rossa in Basilicata, nell’alta valle del Sauro, con l’obiettivo di avviare la produzione a dicembre 2017.
Lo ha confermato il direttore commerciale e comunicazione Total E&P Italia, Roberto Pasolini, parlando con i giornalisti nel corso di una visita ai lavori di realizzazione del Centro Olio di Corleto Perticara (Potenza).
"Abbiamo messo in preventivo di consegnare l’opera – ha spiegato Pasolini - nel dicembre del 2017 e, considerando che per gli interventi che riguardano Taranto ci vorranno un paio d’anni, contiamo di avere l’autorizzazione unica dal Ministero dello Sviluppo economico entro la fine del 2015". Il Tar recentemente ha annullato la delibera del consiglio comunale di Taranto che aveva escluso le opera funzionali a Tempa rossa, ovvero l’estensione per 350 metri del pontile Eni e la realizzazione di due grossi serbatoi di stoccaggio di 180mila metri cubi necessari per la commercializzazione di quanto prodotto dal giacimento lucano.
Total E&P Italia, operatore per lo sviluppo del giacimento Tempa Rossa, scoperto nel 1989, è titolare del 50% della Concessione Gorgoglione insieme a Shell (25%) e Mitsui (25%). Il progetto di sviluppo prevede la messa in produzione di 8 pozzi (6 già perforati, di cui 5 a Corleto Perticara e uno nel comune di Gorgoglione, e altri 2 da perforare una volta ottenute le autorizzazioni).
A regime l’impianto, tra i più evoluti nel settore petrolifero, avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 mc di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo. "Nei prossimi mesi - ha spiegato ancora Pasolini – l'attività proseguirà con il completamento di tale fase di lavoro preliminare e nel corso del 2016 saranno allestite le piste di lavoro e avviate le attività di posa delle condotte. Tutte le attività sono in corso nel rispetto degli standard progettuali autorizzati, delle prescrizioni ambientali e stanno procedendo alacremente". (GdM)

Total rilancia sulla Basilicata

Si lavora. E si lavora alacremente a Tempa Rossa, nella Valle del Sauro tra Corleto Perticara e Guardia Perticara. Siamo in Basilicata, a 1.050 metri sul livello del mare, nel secondo giacimento petrolifero lucano, dove opera Total E&P Italia (al 50%, in joint venture con Shell e Mitsui, entrambi al 25%) per la messa in produzione di 50mila barili di petrolio al giorno.
Non c'è aria di smobilitazione. Tutt'altro. E a conferma, la compagnia francese aprirà anche oggi il cantiere ai giornalisti per fare il punto sulle attività. C'è un grande fermento di uomini (un migliaio) e di mezzi nell'area che si estende su una superficie di circa 242mila metri quadrati (pari a 33 campi di calcio) dove è in costruzione uno dei più moderni siti industriali con alti standard di sicurezza e compatibilità ambientale.
Dopo l'annuncio fatto agli investitori a Londra sul taglio di investimenti in Norvegia e Australia e sul rinvio dello sviluppo del giacimento lucano, è proprio dalla Basilicata che la compagnia rilancia. « Total E&P Italia conferma che l'obiettivo del progetto di sviluppo del giacimento petrolifero Tempa Rossa in Basilicata rimane l'avviamento della produzione a dicembre 2017». Lo ribadisce dal cantiere lucano, il responsabile della sede di Potenza, l'ingegner Giuseppe Cobianchi. «Nulla è cambiato nella strategia di Total E&P Italia. Tutti gli impegni sono confermati».
Anche se è innegabile che ci sia stato uno slittamento del progetto, tanto che il 5 agosto la società ha presentato istanza di rimodulazione del programma dei lavori della concessione di coltivazione denominata «Gorgoglione».
Definito e approvato dal Cipe quale opera strategica a livello nazionale e segnalato dal ministero dello Sviluppo economico tra i principali progetti privati di sviluppo industriale in corso in Italia, con un investimento di 1,6 miliardi di euro, il progetto Tempa Rossa doveva partire nel 2016. Ma sulla sua messa in produzione pesano ritardi connessi a due fasi importanti, a monte e a valle del progetto.
Da una parte, ci sono «i significativi fenomeni franosi del 2014». «È un cantiere complesso – spiega Cobianchi -, in questa zona abbiamo riscontrato e dovuto risolvere importanti problematiche di natura idrogeologica, con frane che hanno imposto la necessità di consolidare prima di poter costruire. Ma tutte le attività stanno procedendo alacremente. Total ha messo in campo una speciale task force con l'obiettivo di completare i lavori di preparazione del sito nel 2015 e di consegnare le infrastrutture petrolifere nel 2017».
Dall'altra parte c'è lo stop a valle, a Taranto, a causa dell'opposizione dei territori. Attraverso l'oleodotto Val d'Agri, infatti, il petrolio estratto a Tempa Rossa, arriverà alla Raffineria Eni di Taranto, parte terminale del progetto, che sarà interessata da interventi di adeguamento delle strutture logistiche, esclusivamente dedicate a stoccaggio, movimentazione del greggio e carico su nave. Il greggio lucano non sarà infatti raffinato a Taranto, ma solo stoccato per poi essere trasportato su petroliere in altre destinazioni.
«È una parte importante del progetto di esportazione – sottolinea Cobianchi -, ma anche a Taranto si sta lavorando in parallelo per completare il programma, cercando di superare le diffidenze, soprattutto degli ambientalisti, in tempi compatibili con l'avvio previsto». «L'inizio della produzione del secondo giacimento lucano - ha ribadito la compagnia francese - è infatti allineato con il completamento dei lavori presso la Raffineria di Taranto, per i quali sono da completarsi i procedimenti autorizzativi in corso».
In realtà, è questo il vero collo di bottiglia per l'avvio della produzione di Tempa Rossa. Tra pareri favorevoli e contrari, lunghi iter burocratici e non ultima la questione della campagna referendaria contro lo Sblocca Italia, le compagnie petrolifere ora guardano al procedimento in corso presso il Mise per ottenere l'Autorizzazione unica e quindi l'ok definitivo al progetto di adeguamento delle strutture della Raffineria tarantina per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio proveniente dal giacimento lucano.
Nessuno stop, invece, arriva dalla Basilicata, dove nonostante la Regione sia stata capofila nella campagna referendaria, il governatore lucano Marcello Pittella ha assicurato che gli accordi siglati dalla Regione con la Total nel 2006 per la messa in produzione di 50mila barili di petrolio al giorno, saranno rispettati. Anche se ha stoppato, per il momento, la realizzazione di pozzi di ricerca e sviluppo importanti per delineare i margini del giacimento e individuarne il suo reale valore.
Intanto, la parola ora passa alla vicina Puglia. E saranno trattative decisive quelle in corso perché, completata la fase dei lavori di movimento terra, si entrerà nel vivo delle attività con il picco di forza lavoro e il maggior coinvolgimento di imprese. Il rischio: avere gli impianti finiti e pronti a produrre, ma con l'impossibilità di farlo per il blocco tarantino. (Sole24h)
 

giovedì 8 ottobre 2015

Viaggio epistolare nell'infinitamente piccolo "Ezio"

 
Come si fa a ignorare quest'ennesima chicca letteraria del nostro valido sindaco impercettibile?
Nonostante ormai siano anni che a Taranto si faccia senza, nonostante i frullati di giunta e i rimpasti di nomine, da tempo si è rinunciato ad una guida efficace per traghettare la città in questa situazione.
Però è bravo a scrivere le letterine, quelle si!
E con questa si candiderebbe pure a secchione della classe.

Sembrerebbe di leggere, tra le righe:
"Renzibello, sono bravo io eh!
Non spendo e spando per rappresentanza come quel ragazzaccio di Marino!
Vieni a Taranto che ti offro un piatto di cozze crude sane e nutrienti e del pecorino locale.
Si, è vero, sono stato rinviato a giudizio e la città è un pochino allo sfascio.
Però è colpa sua, lei ha fatto tutto da sola, eh!
Io non c'entro niente, non c'ero. 
E se c'ero, scrivevo letterine!"

Ma sicuramente stiamo capendo male. Ci dev'essere un errore..
Cento di questi anni e mille di queste letterine!!

Caso Marino/ Stefàno scrive a Renzi :"Io, sindaco di Taranto, non ho mai speso un euro per cene e viaggi"

Il sindaco di RomaMarino non può generalizzare, ci sono sindaci virtuosi che non usano il denaro pubblico. E' questo in sinensi, il senso della lettera che il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno ha inviato al premier Renzi per prendere formalmente le distanze dalle dichiarazioni fatte dal primo cittadino della capitae in merito al caso dei rimborsi per cene e spese di rappresentanza: Ecco, di seguito, il testo integrale della lettera


Al Sig. Presidente del Consiglio   dei Ministri
Dott. Matteo Renzi Palazzo Chigi
  R O M A


        Comprendo che, l’argomento che Le sottopongo con la presente è sicuramente ben poca cosa rispetto ai grandi temi che La impegnano quotidianamente sia sul fronte nazionale che internazionale, ciò nonostante sento di doverLe commentare una recentissima dichiarazione resa dal Sindaco di Roma, Dott. Ignazio Marino, sulle cosiddette spese di rappresentanza (viaggi e cene), da Egli sostenute.
      Il Sindaco Marino, non può a sua giustificazione estendere in modo  generico a tutti i Sindaci italiani il suo modus operandi in tema di spese di rappresentanza.
      La filosofia e la logica del contenimento della spesa pubblica, così come perseguiti dal suo Governo, non possono non essere attuati da quelle istituzioni centrali e periferiche che gestiscono il denaro pubblico.
      Contesto, dunque, queste considerazioni del collega Sindaco Marino, affermando, con non poco orgoglio, che personalmente in quanto Sindaco di Taranto da ben otto anni, non ho mai impiegato un solo euro per queste voci di spesa dal bilancio comunale, piuttosto per destinarle in favore del welfare.
E questo è avvenuto non perché nel 2006 fu dichiarato il dissesto finanziario del Comune di Taranto, ma perché l’attività di Sindaco esige oggi più di ieri, sobrietà e risparmio dei soldi pubblici e, pur rispettoso delle scelte del Sindaco Marino, sono convinto che tanti altri colleghi Sindaci,  hanno adottato analoghi comportamenti  virtuosi in tema di impiego delle risorse pubbliche.
          
                                                                    IL SINDACO
                                                               (Dr. Ippazio Stefàno)        
(Giornale di Taranto)

mercoledì 7 ottobre 2015

il solito "pittimismo"!

Appello al governo sul caso Ilva

Il Governo riprenda subito la gestione del caso Ilva perché la situazione è drammatica. È il nuovo appello lanciato da Confindustria Taranto con una lettera al premier Matteo Renzi. Sulla stessa linea anche i sindacati metalmeccanici e il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Nel giro di poche settimane la situazione dell’azienda si è ulteriormente deteriorata e anche se gli stipendi di settembre, in scadenza tra qualche giorno, non appaiono per ora a rischio, altri elementi si sono invece aggravati e delineano un quadro complesso.
Da alcuni giorni la produzione è stata ridotta a seguito della crisi di mercato: ora è assestata su 14.500 tonnellate quotidiane. Quest’anno l’Ilva stima di chiudere con 4,8 milioni di tonnellate, 600mila in meno rispetto ai 5,4 milioni previsti due mesi fa. Ma quasi la metà rispetto al potenziale produttivo. Questo inciderà sul peggioramento dei conti che già scontavano sul piano previsionale un’Ebitda negativo per 280-310 milioni di euro, mentre le perdite mensili sono ora calcolate tra i 40 e i 50 milioni di euro. In quanto alla newco con la partecipazione del nuovo fondo di turnaround, non ci sono tempi certi. Era stata annunciata per settembre con l’obiettivo di traghettare l’azienda verso una nuova fase.
Un punto interrogativo è anche il rientro in Italia dalla Svizzera del miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva, soldi destinati ai lavori ambientali del siderurgico. Mentre l’indotto di Taranto, oltre a denunciare mancati pagamenti per 150 milioni di euro, adesso solleva altri due problemi.
«Gli aiuti che la legge dello scorso marzo ha previsto per le imprese creditrici dell’Ilva non hanno funzionato – dichiara Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto –. Si è previsto l’accesso al credito tramite il Fondo di garanzia, la sospensione della quota capitale dei mutui e dei finanziamenti per gli anni dal 2015 al 2017 e la moratoria sino a dicembre delle cartelle esattoriali e dei tributi erariali, ma in realtà questi strumenti possono essere usati solo da una minima parte di aziende. Tutte le altre hanno un rating così sofferente a causa della crisi Ilva da essere fuori gioco». «Pensiamo che il Governo – aggiunge Cesareo - debba fare una specie di check up alla legge di marzo e vedere con attenzione tutto quello che non sta funzionando. Non si può più tardare».
«L’Ilva si sta spegnendo» sottolinea il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ieri ha incontrato i sindacati e condiviso la loro richiesta di incontro urgente col Governo e i commissari. Emiliano fa riferimento a due aspetti: quello tecnico-giudirico, dove il mancato completamento del risanamento ambientale provocherebbe inevitabilmente un nuovo intervento della Magistratura, e quello economico-produttivo, segnato dalle perdite e dal venir meno del mercato a causa della crisi generale. «Spero che il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva arrivi presto – dice Emiliano –, ma lasciare il destino dell’Ilva ad una decisione della Svizzera fa venire i brividi. E in ogni caso questi soldi nulla hanno a che vedere con le perdite». «Serve che la fabbrica sia seguita da esperti dell’acciaio con una visione globale », insiste ancora Emiliano, riprendendo così la denuncia fatta lo scorso 24 settembre a Taranto dal Consiglio generale di Confindustria che ha esplicitamente chiesto che l’Ilva sia affidata a chi di mestiere produce l’acciaio.
«La perdita di competitività dell’Ilva è deleteria – interviene Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl Taranto –. Si mettono a rischio occupazione, risanamento ambientale e rilancio industriale».

Non solo per telefonare

Monitorare l’inquinamento dell’Ilva con uno smartphone

Da qualche giorno una squadra di volontari sta usando anche a Taranto il dispositivo che si collega alla fotocamera degli iPhone per analizzare l’aria, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea


Lo monti sull’iPhone, lo punti al cielo e puoi subito vestire i  panni di un guardiano dell’ambiente. Contro il mostro Ilva di Taranto. Da ottobre anche in questa città sono arrivati infatti i dispositivi di monitoraggio aria Ispex, del progetto europeo iLight 2015 (lanciato dall’università olandese di Leiden) e già utilizzati a Roma, Milano e (da pochi giorni) Bari.
La partenza del progetto a Taranto è però quella più potenzialmente gravida di conseguenze, dato che la situazione dell’Ilva non ha pari in Italia (e ne ha pochissimi in Europa).
La maggiore fabbrica siderurgica d’Europa, commissariata dal 2013, funziona solo grazie a successive deroghe, concesse su decreto, al rispetto delle norme ambientali.
Finora a fare pressioni sull’Ilva, anche contro le disposizioni del Governo, sono stati i magistrati e le associazioni ambientaliste. Adesso per la prima volta è possibile passare a un monitoraggio distribuito in crowd in cui i cittadini – a cominciare da un pugno di volontari – può analizzare l’inquinamento dell’aria producendo dati complementari a quelli ufficiali, che vengono dalle centraline Arpa e della stessa Ilva.
Ispex è un accessorio che si monta sugli iPhone (purtroppo solo i modelli dal 4 al 5) e ne sfrutta la fotocamera. Rileva la presenza di particolato in aria e ne manda i dati a un’app.
A Taranto a gestire il progetto è l’associazione Peacelink:al momento abbiamo distribuito quattro Ispex a volontari e ne attendiamo altri dieci”, spiega a Wired.it Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink. I dati poi finiscono aggregati con gli altri del progetto, europei, a formare un database globale comparativo“. “Noi però - aggiunge Marescotti - abbiamo lanciato il progetto Ispex Taranto per utilizzare questi dati anche per capire la situazione reale dell’inquinamento della città e confermare ulteriormente i danni causati dall’Ilva”.
Ispex analizza l’aria che abbiamo sopra la nostra testa a centinaia di metri: troppo in alto per essere monitorata dalle centraline dell’Arpa e dell’Ilva. Le quali per altro sono mal posizionati, secondo noi”, afferma Marescotti: “Per esempio, la centralina Arpa della periferia di Taranto, lontana dall’Ilva, è posizionata nel traffico. Invece quella delle zone più vicine all’Ilva è lontana dal traffico. I risultati medi sono quindi falsati”.
Per complementare (o compensare) i dati che arrivano dalle centraline ufficiali, Peacelink utilizza da tempo un proprio rilevatore, l’Ecochem Pass 2000, il quale pure, però, riesce ad analizzare solo l’aria bassa. “L’Ecochem rileva gli idrocarburi cancerogeni dell’aria che respiriamo. Il problema è che a volte le emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva si trovano in alto nell’atmosfera, come nuvole rosse. Che scendono solo in un secondo momento, lentamente, sfuggendo così ai nostri controlli”.
I dati Ispex saranno quindi un utile complemento per monitorare la situazione. Stiamo anche cercando di suddividerli in base all’orario e alla direzione del vento. L’inquinamento aumenta infatti quando il vento soffia dalla parte dell’Ilva verso la città e in certe ore della giornata, quando la produzione siderurgica aumenta”, ci racconta.
Il monitoraggio crowd è quindi una prima occasione in cui la cittadinanza può avere un ruolo attivo anche nell’ultimo miglio della lotta ambientale, cioè l’analisi dei dati.
Va inteso anche come un ulteriore tassello di un quadro molto complesso. “Con l’ultimo decreto Salva Ilva, il Governo ha concesso altro tempo per rispettare obblighi di adeguamento ambientale che altrimenti la fabbrica avrebbe già violato da tempo”. Come la copertura dei parchi minerari che con il vento spargono metalli pesanti in città. Oppure il convogliamento delle emissioni (come avviene in tutte le fabbriche moderne), “precondizione per poter applicare filtri davvero efficaci”, spiega Marescotti.
Tuttavia, a parte la proroga governativa che di per sé potrebbe essere tacciata di anticostituzionalità, ci sono due aspetti critici sin da subito: “l’Ilva non ha nemmeno cominciato i lavori di copertura dei parchi, quindi non potrà rispettare nemmeno la scadenza prorogata ad agosto 2016. Inoltre le ispezioni richieste dai magistrati hanno rilevato diverse violazioni in corso. Con gli attuali problemi economici c’è anche da dubitare che l’Ilva riuscirà a fare tutte le bonifiche richieste dal Governo: da due anni non presenta un bilancio. Il problema non è solo locale ma globale: perdura la crisi dell’acciaio per via della sovra produzione cinese”.
Altri tasselli in gioco sono il maxi processo Ambiente Svenduto, contro i precedenti proprietari Ilva, che partirà il 20 ottobre. Ma anche la nuova inchiesta appena avviata dalla magistratura per le responsabilità degli attuali commissari.
Marescotti tiene in particolare a un’ulteriore pedina da posizionare: “un osservatorio che confermi l’eccesso di mortalità nell’area tarantina. Ci stiamo lavorando con alcuni ricercatori dell’università di Taranto e chiedendo la collaborazione del Comune e dell’Asl. Lo studio epidemiologico già disponibile ha dati troppo vecchi. Il nuovo osservatorio, che partirà entro 15 giorni, analizzerà i nuovi dati. Le centraline e i dispositivi come Ispex sono importanti. Ma la centralina più importante è il corpo umano. E se scopriamo che a Taranto si ammala più del normale, potremo inchiodare la fabbrica e le istituzioni alle proprie responsabilità gravissime”. (Wired)

Alla Total chiusura Parzial

Tempa Rossa, Total apre il cantiere ai media ma non a tutti

Total apre il cantiere di “Tempa Rossa” ai giornalisti tarantini ma non a tutti. InchiostroVerde, testata giornalistica on line da sempre interessata alle tematiche ambientali e alla vicenda “Tempa Rossa”, non è tra i media invitati dalla Total per la visita organizzata oggi nel cantiere lucano (con annesso pranzo al ristorante Leukanika di Guardia Perticara, ma di questo dettaglio non ci importa nulla).
Il motivo dell’esclusione ci è stato fornito via mail il 5 ottobre: «Per una questione di ottimale gestione persone esterne da far entrare in area industriale in attività di costruzione, come attualmente è il sito di Tempa Rossa, siamo stati costretti a contingentare le presenze e ci siamo focalizzati sui media tradizionali come i giornali e la televisioni. Per tali ragioni ci scusiamo se non riusciamo a farla partecipare. Saremmo comunque ben lieti di fare la sua conoscenza alla prima occasione utile e non mancheremo di tenere presente la testata da lei diretta per le prossime iniziative che dovessimo organizzare a Taranto».
Questo l’incredibile epilogo della vicenda che farebbe emergere, se prendessimo sul serio tale spiegazione, un’assurda distinzione tra giornalismo di serie A (media tradizionali) e di serie B (nuovi media). In realtà ci risulta che altre testate on line siano state invitate.  Ma è giusto fare un passo indietro per tornare al 28 settembre, quando siamo venuti a conoscenza – in maniera indiretta e casuale  – di questa visita organizzata dalla Total nel cantiere di “Tempa Rossa”. Ad altre redazioni l’invito sarebbe arrivato da tempo. A noi no. Da qui la decisione di contattare telefonicamente l’Ufficio Stampa di Total E&P Italia, in quel di Roma, per conoscere le modalità per accreditarsi.
Il centralino ci passa il dottor Massimo Dapoto, responsabile del Dipartimento Comunicazione, che sin dalle prime battute afferma di conoscere il nostro sito internet e anche la nostra “linea editoriale”. Evidentemente non gradita. In seguito, Dapoto ci suggerisce di inviare una richiesta di accredito via mail. La risposta arriva il 5 ottobre. Total sarebbe costretta “a contingentare le presenze” in un cantiere che certamente non ha le dimensioni di un francobollo.
Ed è grave che ad essere esclusa sia una testata giornalistica on line nata a Taranto, libera e indipendente, schierata dalla parte della salute e dell’ambiente, è vero, ma sempre corretta  nel fornire ai propri lettori informazioni e dati oggettivi sul progetto “Tempa Rossa”. Lo abbiamo fatto sin dagli albori, quando a parlare di questo progetto erano solo alcune mosche bianche, anche tra gli ambientalisti. Pensiamo ad esempio al lodevole impegno del comitato Legamjonici e della sua portavoce Daniela Spera.
Ricordiamo che il progetto “Tempa Rossa” si sviluppa nel territorio potentino di Corleto Perticara e prevede l’estrazione – nel cuore della Basilicata – di greggio che sarà trasportato a Taranto per essere  lavorato e poi esportato via mare. A Taranto sarà necessario l’allungamento del pontile Eni e la realizzazione di due serbatoi di stoccaggio.  Le critiche al progetto riguardano le possibili ripercussioni sull’ambiente e la sicurezza (rischio incidenti rilevanti). Inoltre, è stato fatto notare l’irrisorio vantaggio che il progetto comporterebbe da un punto di vista occupazionale. Elementi di criticità che abbiamo sempre riportato sulle pagine del nostro sito, anche grazie al prezioso supporto del collega Gianmario Leone (Il Manifesto e TarantoOggi).
Torniamo ora alla decisione di escludere InchiostroVerde dalla visita in programma oggi. A cosa è dovuta? I vertici della Total pensavano forse che ci saremmo  presentati sul posto muniti di elmetto e kalashnikov? In realtà, saremmo andati li per osservare, ascoltare, porre domande e prendere appunti. Una volta tornati a casa, avremmo scritto un articolo basato su fatti oggettivi. Non ci saremmo fatti condizionare dalla propaganda aziendale, né dagli interessi dei poteri forti, locali e nazionali. Proprio come siamo rimasti immuni dalla propaganda “Made in Ilva”, anche negli anni d’oro del Siderurgico.
Probabilmente, nella parte dedicata ai commenti, avremmo espresso il punto di vista di chi desidera e pretende per Taranto progetti che garantiscano uno sviluppo economico alternativo alla grande industria inquinante. Così, come avremmo esposto le nostre critiche nei confronti di una classe politica incapace di difendere il territorio e la collettività da iniziative economiche e imprenditoriali che avvantaggiano pochi privilegiati. Come dimenticare i ricorsi al Tar e le iniziative legali (e non) – tardive e maldestre- messe in atto negli ultimi tempi dall’Amministrazione locale per contrastare il progetto?
Avremmo osservato, ascoltato, posto domande e preso appunti. E, consentiteci un pizzico di ironia, non avremmo occupato neanche molto spazio, né sul bus navetta che ci avrebbe trasportato fin li, né al cantiere. Il sopralluogo di oggi sarebbe stata una buona occasione per approfondire alcuni aspetti legati al progetto, anche rispetto alle prospettive future (avvio della produzione entro la fine del 2017 o dopo) e per fornire ulteriori elementi di conoscenza ai nostri lettori. Ma per InchiostroVerde le porte del cantiere “Tempa Rossa” restano chiuse. Un’occasione persa per Total che avrebbe potuto dimostrare un maggiore rispetto per il pluralismo, il confronto e la libertà di opinione.
Alessandra Congedo - Inchiostroverde

martedì 6 ottobre 2015

Ancora dal teatrino della mendicanza

L'industria piange come un neonato per succhiare ancora soldi pubblici. E da dietro l'eco dei sindacati che hanno come unico scopo quello di farla restare in vita a tutti i costi

Ilva perde 50 milioni al mese. L'azienda: pareggio in due anni Perdite per decine di milioni di euro ogni mese che non si arrestano.

Una oscillazione che si attesta attorno ai 40-50 milioni di euro al mese. La situazione dell’Ilva di Taranto è tutt’altro che rosea.
Gli interventi sono finora incapaci di invertire la rotta e anche gli stipendi dei prossimi mesi sarebbero a rischio, benché l’azienda - la scorsa settimana - abbia per ora accantonato l’ipotesi di non retribuire puntualmente i circa 12mila dipendenti dello stabilimento tarantino.
Le cifre circolate in questi ultimi mesi parlano di 150 milioni di euro di perdite nel trimestre estivo, fino a settembre.
Ma le perdite che si stanno accumulando in questi mesi non avrebbero colto di sorpresa la gestione commissariale. Così come la riduzione della produzione. Il piano dei commissari straordinari per Ilva in amministrazione straordinario prevede infatti il ritorno in pareggio entro due anni. (Quot)

Acciaio precario

Il Segretario Generale della Fim-Cisl Taranto-Brindisi, Cosimo Panarelli torna a parlare della crisi dell’Ilva: “Le notizie poco confortanti che si susseguono mandano in confusione i dipendenti dello stabilimento e delle ditte dell’appalto, questi ultimi anello debole del sistema siderurgico. Si teme per la tenuta occupazionale”
“Questo silenzio assordante che viviamo da diversi mesi non aiuta. Ci chiediamo come mai alcuni provvedimenti (tipo la costituzione della New Company), propedeutici al superamento dell’Amministrazione Straordinaria, tardano a realizzarsi. Nel frattempo le notizie poco confortanti che si susseguono mandano in confusione i dipendenti dello stabilimento e delle ditte dell’appalto, questi ultimi anello debole del sistema siderurgico. Si teme per la tenuta occupazionale”. E’ quanto dichiara il Segretario Generale della Fim-Cisl Taranto-Brindisi, Cosimo Panarelli in merito alla crisi del colosso siderurgico jonico. “Questa situazione di stallo venutasi a creare  - spiega - non solo rallenta il processo di ambientalizzazione (con l’adeguamento rispetto alle prescrizioni fissate dall’AIA), ma di fatto sta determinando una forte e preoccupante perdita di competitività sul mercato nazionale ed internazionale. Ad oggi, oltre ai ritardi nell’attuazione dell’AIA, si registra un ulteriore calo della produzione di acciaio, passata dalle iniziali 17 mila tonnellate giornaliere previste, alle attuali 13 mila tonnellate giornaliere. Di contro – secondo i dati di Federacciai – assistiamo ad un forte incremento in Italia di importazione dell’acciaio, di oltre il 36 percento, di cui 32 percento import extra Ue e 4,2 percento import Ue. Questo dato allarmante compromette la credibilità dello stabilimento ionico, allontanando i clienti di riferimento”.
Il sindacalista chiede al Governo centrale “di dare seguito concretamente agli impegni assunti, affinché le parole dei mesi passati trovino attuazione. Ulteriori ritardi potrebbero rivelarsi deleteri circa il futuro produttivo dello stabilimento siderurgico tarantino, autentico traino per l’economia del territorio oltre alla nota strategicità ricoperta per l’intera filiera del manifatturiero. Prima si torna a vendere il proprio prodotto, prima si potrà rendere appetibile lo stabilimento, aprendo quindi le porte ad un acquirente”.
“Il clima d’incertezza presente tra le aziende dell’appalto è ancora vivo, rispetto ai mesi precedenti dell’anno. Dopo una flebile boccata d’ossigeno, oggi, ritornano le difficoltà legate ai ritardi accumulati nei pagamenti dei lavori effettuati. Una situazione che stenta a decollare e per la quale ogni palliativo è ormai superfluo. Occorre – conclude Panarelli -  una soluzione definitiva utile a portare maggiore serenità tra quanti operano nel settore. Per  queste ragioni è più che mai necessario ricercare con la massima urgenza soluzione utili a mantenere in vita l’intero apparato industriale ionico. Appello che rivolgeremo anche al Governatore della Puglia, Michele Emiliano, durante l’incontro di questo pomeriggio in Regione”. (Cosmopolismedia)

Direttamente da Topolinia


Ecco uno di quei progetti che ricordano tanto la Taranto anni '80-'90 dove era tutto un'arrembaggio di boutades partorite da improbabili progettisti in una notte e tenute in vita il tempo di portarsi a casa qualche carriolata di fondi pubblici e privati. 
Pare di risentire quelle frasi imbottite di progresso, servizi, cultura diffusa e presto si sentiranno ancora le ruspe macinare antichi sassi e muretti, rimestare terra vergine e sbetonierare cemento nelle campagne ancora da conquistare al degrado diffuso. 
Anche se ultima, questa creatura dell'introvabile società romana "Luce Sala", promossa da qualche encomiabile consigliere incespugliato al comune, non è da meno rispetto alle chicche del pop che da 40 anni a questa parte disegnano la città virtuale. 
Abbiamo cercato i riferimenti di questo nascituro capolavoro dell'Architettura. 
Abbiamo scoperto un design da fare invidia ai disegnatori di Topolino! 


Ma quello che più colpisce è l'accorato tifo di questo articolo firmato nientepocodimenoche dal direttore! Come abbiamo fatto a non capire subito che "questa multisala" (con tutte le solite migliorìe e regalìe promesse dai costruttori e solitamente mai realizzate) è proprio quello che manca a questa città per dirsi tale. 
Forza allora, è questione di qualche firma e presto avremo un nuovo capolavoro! 
Per l'occasione ci saranno anche Topolino, Pippo e Pluto?
Auguri!

La multisala a Paolo VI

Tutto pronto, manca solo l’ultimo ok del consiglio comunale

È tutto pronto, manca solo l’ultimo tassello, il più importante: il via libera definitivo del consiglio comunale. Un voto apparentemente scontato che però tarda ad arrivare, complici i consiglieri assenteisti che puntualmente, oltre a far arrabbiare il sindaco, fanno saltare il numero legale. Verrebbe quasi il sospetto che, oltre all’inceneritore dell’Amiu, anche questa agognata multisala cinematografica sia vittima di qualche giochetto dietro le quinte. Perché prima di approdare al quartiere Paolo VI, questo progetto ha danzato un po’ tra Giardini Virgilio, Auchan e Talsano. Ora però, superati anche un paio di ostacoli sorti alla Regione, la strada è imboccata e si attende solo l’ultima alzata di manine nell’aula principe di Palazzo di Città.
Il progetto.
Nove sale, un’area parcheggio con 700 posti auto e un albero per ogni stallo, oltre a due campi di calcetto, un campo da tennis e una palestra coperta. Un’intera area che dal prolungamento di viale del Turismo, in direzione Sud, a ridosso della ferrovia Taranto-Brindisi (in pratica tra il centro direzionale Mar Piccolo e la Vaccarella) darà un altro volto al quartiere e, soprattutto, un servizio del quale a Taranto da anni si avverte la mancanza.
Un investimento da sei milioni di euro voluto dalla società romana Luce Sala, mentre la costruzione materiale della multisala e degli altri impianti previsti dovrebbe essere affidata alla Coret, società che in quella stessa zona ha già realizzato alcuni complessi abitativi. Se tutto filerà liscio, i lavori potrebbero avere inizio già a gennaio ed essere completati nel giro di un paio di anni. E così Taranto si ritroverebbe ad avere addirittura due multisale, dal momento che un’altra, con una diversa proprietà, è prevista a San Giorgio Jonico.
Il nido.
L’arrivo della multisala a Paolo VI favorirà anche il miglioramento della rete di servizi per il quartiere. «Sarà migliorata innanzitutto la viabilità», assicura Emanuele Di Todaro, presidente della Commissione assetto del territorio nonché residente di lungo corso del quartiere. «La Provincia - spiega - ha ceduto al Comune 600 metri di strada su viale Cannata e così potremo realizzare sia una rotatoria per l’accesso alla strada che condurrà alla multisala, sia il completamento del marciapiedi che costeggia la Cittadella e conduce all’Ipercoop. Tutto a spese della società che ha proposto il progetto della multisala».
Ma vi è di più: «Stiamo valutando l’ipotesi di realizzare nella stessa zona un asilo nido, come struttura di supporto per tutte le giovani coppie del quartiere che, lavorando in città, magari non sanno a chi affidare i propri piccoli».
La pista.
Di Todaro ha però un desiderio nel cassetto: «Mi piacerebbe chiudere la mia esperienza in consiglio comunale con un altro mandato e unicamente per dedicarmi alla riqualificazione del Mar Piccolo. Ci sono numerose proposte e progetti per realizzare camminamenti pedonali e pista ciclabile. E chissà che  non si riesca persino a realizzare un sistema di collegamento con Cimino ed altre zone della città». Quest’idea al momento ha però solo le sembianze di un sogno. Prima bisogna passare dalla multisala.
Enzo Ferrari - Direttore responsabile (Tasera)

Ha parlato o' profeta!

Ilva di Taranto, per il governatore Emiliano “si sta spegnendo, grandissimo rischio”

Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “l’Ilva si sta spegnendo sia dal punto di vista giuridico sia per le perdite economiche che non si fermano”.
Incontrando i sindacati di categoria, il governatore ha spiegato che “dal punto di vista tecnico giuridico, se non viene riambientalizzata, i giudici interverranno nuovamente come previsto dalle leggi.
E dubito che sarà possibile un nuovo decreto, perchè se la Corte Costituzionale ha consentito il sacrificio di alcuni elementi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, lo ha fatto perchè c’era un termine entro il quale le attività dovevano essere compiute: in quel modo si giustificava il sacrificio di quei principi.
Dall’altra parte – ha aggiunto – le perdite non si fermano, anche perchè dalle dichiarazioni che ho percepito, alla perdita ordinaria si è aggiunta anche una crisi generale del mercato dell’acciaio nel mondo, che sta aggravando la situazione che già non era positiva. E quindi questi due elementi mettono questa fabbrica grandissimo rischio”. (Paesenuovo)

Per l'Ilva "il miliardo e 200 milioni dei Riva spero che arrivino e comunque questo ha nulla a che vedere con le perdite dell'azienda. L'iniziativa da prendere deve essere quella di far seguire la fabbrica agli esperti dell'acciaio con una visione globale. E nessuno dei commissari ha questo profilo". Lo ha detto oggi il presidente della Regione Puglia,Michele Emiliano, incontrando oggi i sindacati a Bari sulla crisi dell'azienda. (AGI)

Il parroco amico dell'Ilva e la chiesa dormitorio

Don Marco Gerardo, una vecchia conoscenza di Archinà e dei Riva ora in veste filoperaista

Taranto, operai occupano chiesa: prete dona i materassi

Gli operai occupano la chiesa e il parroco acquista i materassi per dare loro una sistemazione dignitosa di notte. Prosegue nella parrocchia del Carmine a Taranto il presidio di un gruppo di operai di Taranto Isolaverde, la società partecipata della Provincia e messa in liquidazione, che non ricevono lo stipendio da sette mesi. Don Marco Gerardo ha acquistato materassi nuovi per allestire la cappella in cui i lavoratori stanno trascorrendo giorno e notte in attesa di avere risposte positive in merito alla loro vertenza. (RepBa)

Ancora Taranto a teatro

"Pouilles. Le ceneri di Taranto" in scena a Milano dal 7 ottobre

"Pouilles. Le ceneri di Taranto" in scena a Milano dal 7 ottobre

"Pouilles. Le ceneri di Taranto" in scena a Milano dal 7 ottobre



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Lo Spazio Teatro No'hma Teresa Pomodoro
presenta
7 e 8 ottobre, ore 21.00
RASSEGNA FESTIVAL PREMIO INTERNAZIONALE IL “TEATRO NUDO” DI TERESA POMODORO
POUILLES. Le ceneri di Tarantotesto, ideazione e regia
Amedeo Fago
con
Amedeo Fago
Giulio Pampiglione

musica
Franco Piersanti
assistente alla regia
Alberto Battocchi
Il 7 e l'8 ottobre lo Spazio Teatro NO'HMA Teresa Pomodoro ospita l’ultimo spettacolo della sesta edizione del Premio Internazionale ‘Il Teatro Nudo’ di Teresa Pomodoro. In scena Pouilles. Le ceneri di Taranto, ideato, diretto e interpretato dall'architetto e scenografo Amedeo Fago, che condivide il palco con l'interprete Giulio Pampiglione.
Il nuovo lavoro di Amedeo Fago è uno spettacolo di narrazione che nasce da un'indagine sulle origini della propria famiglia, alla ricerca delle proprie radici. Così, partendo da Taranto, città d'origine, si dipana il racconto che conduce lo spettatore in un viaggio attraverso due secoli di storia: un lungo periodo in cui la memoria familiare s'intreccia con le vicissitudini della grande Storia, un percorso che ci porta ai giorni nostri, alla Taranto di oggi, schiacciata dell'inquinamento dell'industria siderurgica.
La narrazione è affidata alla voce fuori campo dell'autore-narratore che, avvalendosi di video e nuove tecnologie, racconta il suo percorso di ricerca, tra le testimonianze (foto, documenti, diari) della sua famiglia e della Storia.
Ingresso libero e gratuito su prenotazione: 02.45485085/02.26688369 – nohma@nohma.it
Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro, Via Andrea Orcagna, 2 - 20131 Milano (Milanotoday)


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lunedì 5 ottobre 2015

40 anni e non sentirli


Tappeti mobili

fonte

Ilva: polveri sotto il tappeto

Scorrono ore fondamentali per il siderurgico tarantino che durante l’ultima settimana è stato oggetto di attenzioni da parte del mercato e della politica. L’acciaieria che continua a macinare perdite operative per svariati milioni, che continua a sguazzare nell’enorme mare assistenziale della c.i.g. straordinaria divenuta ormai ordinaria, che continua a mantenere i contratti di solidarietà per i propri dipendenti grazie agli accordi con le sigle sindacali, che continua a lasciare montagne di debiti nel limbo della vecchia Ilva S.p.A. – lavorando, è doveroso dirlo, puntualmente con i fornitori mediante l’attuale “amministrazione straordinaria”-, che continua ad inquinare indisturbatamente più di prima – ma questo lo testimoniano solo le associazioni ambientaliste, che per fortuna vigilano, e i singoli cittadini che continuano a respirare un po’ di ossigeno misto a tanto altro -, la settimana scorsa è stata ufficialmente tagliata fuori dalla importante commessa del consorzio Tap per la costruzione del gasdotto che bucherà le coste brindisine. Una commessa di tubi per 300 milioni di Euro nella quale l’Ilva sperava per tentare di risollevare le proprie sorti, e sulla quale non potrà contare perché, semplicemente, il consorzio Tap non ha fiducia dell’Ilva. Non è un problema di capacità produttiva, che l’Ilva volendo supera abbondantemente; non è una valutazione economica, in quanto il prezzo del prodotto finito poteva anche essere competitivo; non è una valutazione qualitativa, in quanto i tubi prodotti da Ilva con un po’ di sforzo potrebbero essere anche considerati di qualità media – per così dire, accettabile; è una valutazione complessiva, nella quale le ragioni del prezzo e della qualità sono state annesse alle ragioni di credibilità ed instabilità del siderurgico. Insomma, l’Ilva sarebbe inaffidabile agli occhi del Mercato. E del resto non si può dare torto ad un committente che sa bene qual è la situazione degli impianti che possono finanche uccidere e conseguentemente essere a piena ragione bloccati dalla magistratura che vuole vederci chiaro, e un blocco porta a ritardi nella consegna. Oltre a Tap, tutti gli operatori del settore sanno bene che ormai quell’enorme impianto è un ferro vecchio – ironia della sorte, un ferro vecchio che produce ferro nuovo. Lo sanno tutti, ma in molti fanno finta di non saperlo. Ne è prova il continuo e rinnovato interesse-post ferie del Governo e di Confindustria “in association with” Federacciai. Il Governo, dal lato suo, giorno 23 settembre scorso ha tenuto un tavolo istituzionale dal tema “Taranto”, perché pare si presenti ora l’urgenza di mettere mano ad una situazione che dalle mani è sfuggita.

L’intervento per Taranto, come richiesto anche dal sindaco Ippazio Stefàno, dovrebbe articolarsi su tre macro tronchi: rilancio dell’Ilva, riqualificazione della città vecchia e rilancio dell’Arsenale Militare in un’ottica più moderna. Per quanto concerne l’Ilva i piani non sono stati resi noti se non in grandi, grandissime linee (nel tavolo istituzionale del 19 ottobre p.v. convocato simbolicamente a Taranto al quale presenzieranno, ancora, il Governo come coordinatore nella persona del sottosegretario alla presidenza e gli enti locali interessati) ma una cosa è già certa: si partirà dalla bonifica delle aree esterne all’Ilva. Delle aree interessate al momento non si conosce l’estensione. Certo è che i bambini del quartiere Tamburi – quartiere al quale, ricordo, l’Ilva è cronologicamente seguita – non possono giocare per le strade, giusta l’ordinanza del sindaco Stefàno. Non sappiamo se le bonifiche seguiranno anche nelle aree immediatamente successive ai Tamburi, dove comunque è tutto sanitariamente compromesso, e via via fino ai successivi 20 chilometri di raggio dove vige divieto di pascolo e coltivazione perché i terreni sono contaminati da 50 anni di diossina e metalli. Insomma, sappiamo che si parla di aree esterne, ma non quanto esterne. E io mi chiedo, insieme a migliaia di altre persone, a cosa serva bonificare il terreno se nel frattempo la fonte inquinante resta attiva, come e più di prima. Voi fareste pulizie di fine stagione sapendo che un altro dispettoso passa dietro di voi a sporcare più di prima? A me sembra tanto un nascondere “le polveri” sotto al tappeto. In questo quadro generale di assoluta incertezza calata dall’alto c’è però chi, oltre al Governo, pensa che Taranto si possa salvare con l’Ilva. E’ Confindustria che ha voluto svolgere – anche in questo caso simbolicamente – il consiglio generale proprio a Taranto.
Il presidente Squinzi ha detto che bisogna creare le condizioni per il recupero e rilancio del Mezzogiorno (sembra quasi di essere davanti ad una nuova Questione Meridionale), che bisogna ridurre il divario Nord-Sud – e in questo contesto si inserisce anche il Governo con promesse su agevolazioni fiscali e sgravi previdenziali per chi investe – e che il siderurgico tarantino va rilanciato in quanto vitale per l’economia della città, della Puglia e addirittura dell’Italia intera. Qui, siccome nemmeno Squinzi credeva a quello che lui stesso diceva, è subentrato Gozzi – presidente Federacciai – che ovviamente ha ricordato l’importanza del siderurgico ribadendo che non si può prescindere dal know-how degli specialisti del settore. Inoltre, per mettere il fiocco sul pacco, sono stati sviscerati dati pre-crisi sull’importanza dell’acciaio prodotto da Ilva Taranto: 40% della produzione totale Italiana, 67% del consumo effettivo della manifattura italiana, da suddividere nei più disparati settori con in testa automotive, tubi, apparecchi meccanici e prodotti vari in metallo. Sembra che tutti vogliano adesso investire nell'acciaieria tarantina e più in generale nell’area industriale jonica. Nessuno, da quel che dicono, sembra avere cattive intenzioni come quelle dei tiranni sfruttatori degli ultimi 20 anni. Si aprono forse nuovi orizzonti per il futuro della città? Possiamo contare davvero su un futuro ad economia pressoché mono settoriale? Dobbiamo davvero dimenticare altri tipi di sviluppo e rinascita? Restiamo in attesa dei prossimi briefing, in primis quello del 19 Ottobre p.v., e seguiremo gli sviluppi. (Tarantosette)

Avanza un terminalista?

Porto Taranto, caccia al nuovo operatore terminal

Liquidata definitivamente la gestione di Tct, nel porto di Taranto si prepara la strada per l’arrivo di un nuovo terminalista. Questa settimana il commissario dell’Autorità portuale, Sergio Prete, sarà al ministero delle Infrastrutture e trasporti per impostare il bando ad evidenza pubblica con cui il terminal container andrà sul mercato. Un passaggio che non poteva essere fatto se prima Tct non raggiungeva con l’Authority l’accordo sulla chiusura del pregresso e riconsegnava la banchina da 1.200 metri e le aree di cui ha usufruito dal 2001. Cosa avvenuta solo qualche giorno fa. Il bando, da lanciare nel giro di un mese, dovrebbe far venire allo scoperto i gruppi potenzialmente interessati a prendere il terminal di Taranto, mentre da metà settembre i 539 addetti della stessa società sono per un altro anno in cassa integrazione (questa volta, però, per cessazione).
Tra gli aspetti che il bando dovrà chiarire, c’è quello legato alla conferma del transhipment, e quindi si riprenderà con un nuovo soggetto l’esperienza di Evergreen, oppure si approderà a soluzioni diverse, mettendo insieme più utilizzi dell’infrastruttura. A spingere per un terminal che non si concentri sul transhipment e valorizzi invece tutti gli asset di cui dispone il porto, a partire dalla logistica, è uno dei nuovi operatori: la società Taranto Logistica che da poco ha completato la piattaforma e i capannoni, prima infrastruttura di un pacchetto di cinque inserite in un project financing da 219 milioni di euro. «Taranto - spiega Jacopo Signorile, vice presidente di Taranto Logistica - ha fatto la scelta del transhipment molti anni fa, ma oggi in questo segmento ci sono altri Paesi che competono meglio di noi e quindi dobbiamo necessariamente cambiare rotta».
I punti di forza che il terminal di Taranto può offrire sono, nell'ordine, la dotazione infrastrutturale, tra banchina e area retroportuale, gli investimenti in corso tra ammodernamento della banchina, dragaggio dei fondali e altre opere, la piattaforma logistica - che è un altro progetto rispetto al terminal - e gli interventi delle ferrovie. Per questi ultimi, in particolare, entro fine 2015 saranno appaltati i collegamenti per la piastra logistica: 14,7 milioni di euro l’importo della gara. A breve, inoltre, annuncia Rete ferroviara italiana, sarà avviata la gara per l’adeguamento della stazione di Cagioni, il cui importo è di 10,7 milioni. Infine, a tutto questo si aggiunge che con tutta probabilità - come ha anticipato il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, ai deputati Pd incontrati sulla riforma dei porti - Taranto sarà l’unica Autorità portuale di sistema in Puglia e assorbirà le altre tre della regione: Bari, Brindisi e Manfredonia (quest'ultima, difatto, mai decollata). Una scelta diversa, unica Authority e a Taranto, rispetto all'ipotesi in piedi sino a pochi giorni fa - due Authority: Taranto e Bari - e che confermerebbe anche l’importanza attribuita dal Governo alla realtà tarantina. (Sole24h)

Accattonaggio industriale

Ilva, casse vuote: corsa contro il tempo. In 9 mesi bruciati 400 milioni

I numeri sono impietosi: dai 40 milioni in media di perdite mensili nel primo semestre dell’anno (per un totale di 250 milioni di euro) ai 150 milioni bruciati da luglio a settembre (circa 50 al mese, quindi). Sarà la concorrenza spietata di un mercato in sovrapproduzione, sarà che i clienti - tra incidenti, sequestri, dissequestri, blocchi delle forniture, gestione commissariale - non si fidano più di tanto e temono ritardi nelle consegne, sta di fatto che i conti dell’Ilva di Taranto sono sempre più un colabrodo. E la cassa, nonostante le linee di credito con le banche e l’iniezione dei 156 milioni provenienti dalla chiusura del contenzioso con Fintecna, è ormai di nuovo a secco. La prossima tornata di stipendi dovrebbe essere salva, ma per il dopo i punti interrogativi sono a caratteri sempre più grandi. Ed è ancora una volta corsa contro il tempo, per cercare di salvare quello che pochi anni fa era il secondo gruppo siderurgico europeo, fiore all’occhiello del sistema industriale italiano.
Un gruppo che macinava utili e dava lavoro e sicurezza nel futuro a decine di migliaia di persone. Il paradosso è che gli stabilimenti continuano ad essere dal punto di vista tecnologico tra i migliori nel mondo.
LA PRODUZIONE È di questi giorni l’annuncio che la produzione giornaliera media scenderà da 17.000 a 14.000 tonnellate. Lo scorso luglio l’azienda dichiarò di stimare una produzione complessiva 2015 di 5 milioni e mezzo di tonnellate. E invece ora ci si dovrà accontentare di 4,8 milioni di tonnellate (sempre che anche questo obiettivo non debba essere ridimensionato).
Sta di fatto che a questi livelli il gruppo è destinato a macinare perdite: il break even infatti è fissato a 8 milioni di tonnellate annue. Cosa che si può raggiungere solo con il ritorno in funzionamento anche dell’Afo5, il più grande d’Europa, chiuso a marzo per l’adeguamento alle prescrizioni ambientali. Il problema attuale però non è una ridotta capacità produttiva.
Con i tre altoforni in funzione (Afo1, che è stato adeguato e riacceso ad agosto, Afo2 che dopo un incidente mortale è stato sequestrato e poi dissequestrato dai magistrati, e Afo4) lo stabilimento di Taranto potrebbe comunque produrre sei milioni di tonnellate annue. Se ci fossero le commesse, però. I vecchi clienti invece si rivolgono sempre più spesso all’estero. Il fenomeno non riguarda solo l’Ilva: i dati di Federacciai confermano nella prima parte dell’anno un incremento delle importazioni di acciaio in Italia (+4,2% per l’import Ue; +32% per l’import extra Ue). Significano milioni di tonnellate di acciaio che arrivano da fuori. L’esclusione dell’Ilva dalla “short list” di imprese per la produzione dei tubi del consorzio Tap è stato un altro duro colpo. Ancora non si è capito quanto recuperabile. Di certo l’Ilva vede sfumare quote di mercato per la gioia dei concorrenti esteri, soprattutto tedeschi.
LA CASSA Gli allarmi per i forzieri vuoti si susseguono. E intanto, secondo Confindustria Taranto, sono stati accumulati altri 250 milioni di debiti con i fornitori. La gestione commissariale sta facendo salti mortali per tirare avanti. I prossimi stipendi sono salvi. Ma che ci sia bisogno di nuove iniezioni di liquidità è indubbio. I commissari stanno lavorando tenacemente per ottenere nuove linee di credito a breve con le banche. Una, di circa 50 milioni di euro, servirebbe per scontare le fatture dei clienti esteri sulla falsariga di quella già in essere per i clienti italiani.
Le trattative sarebbero a buon punto e, secondo autorevoli fonti, nei prossimi giorni l’accordo potrebbe essere perfezionato. Poi c’è il problema del saldo ai fornitori: si lavora su un finanziamento garantito intorno ai 100 milioni. La speranza è di chiudere il tutto tra un paio di settimane. Se così fosse ci sarebbe ancora ossigeno fino a marzo, sperando che nel frattempo arrivino le due buone notizie attese: lo sblocco del miliardo e 200 milioni dei Riva in Svizzera e l’avvio della newco.(Gazzettino)

sabato 3 ottobre 2015

Per spirito disservizio!

Taranto, azzerata la giunta. Sindaco striglia maggioranza dopo sedute flop consiglio

Giunta azzerata e lettera di fuoco ai consiglieri comunali di maggioranza. Una scossa dopo le ultime due sedute del consiglio comunale, risultate «infruttuose» (sentenzia Stefàno, che ieri ha spiegato in una conferenza stampa gli esiti della verifica politica iniziata un mese fa) per il venir meno del numero legale proprio quando dovevano essere discussi ordini del giorno importanti come quelli legati all'affidamento della gestione dell'inceneritore e allo statuto Infrataras.
Il sindaco, critico anche nei confronti di Regione («poco attenta ai problemi della città, in primis alle criticità della sanità») e Provincia («finanzierà i lavori di ristrutturazione del Liceo Archita per 4 milioni e mezzo, ma non c'è da festeggiare perché si tratta di una drastica riduzione dell'impegno di spesa»), ha annunciato: «O si volta pagina o mi dimetto. Lo avrei fatto anche oggi, ma ho scelto di rimanere con spirito di servizio e responsabilità per il bene della comunità, in vista del Tavolo istituzionale. Il 19 ottobre il Governo sarà di nuovo a Taranto». Dopo aver ascoltato tutti i consiglieri comunali della maggioranza, Stefàno ha scoperto che «i due terzi desideravano che venisse azzerata la giunta. Solo alcuni consiglieri del Pd si sono opposti a questa decisione, ma mi hanno informato di non condividere l'operato di un paio di assessori». «Non voglio fare - ha tuonato il sindaco - la stampella della maggioranza e non voglio essere accusato dell'inefficienza degli altri. Stiamo vedendo un importante impegno da parte del Governo centrale e ho bisogno di poter contare su un'amministrazione comunale che sia in grado di rispondere».
La lettera ai consiglieri di maggioranza, indirizzata anche al prefetto e alla sezione regionale della Corte dei Conti, non può essere derubricata a semplice richiamo. Il sindaco arriva a suggerire la modifica del regolamento comunale per assicurare il gettone di presenza solo a chi, a seduta iniziata, garantisce la sua presenza per un arco di tempo congruo. Riferendosi alle «sedute consiliari del 28 e 29 settembre, i cui lavori sono risultati del tutto infruttuosi a causa dello scioglimento di esse per intervenuta mancanza del numero legale», Stefàno ricorda «come questi accadimenti, soprattutto quando sono causati da azioni che traggono origini dai banchi della nostra maggioranza - dovuti in qualche caso da comportamenti e finalità meramente ispirati al perseguimento di interessi personali - non possono che danneggiare i nostri concittadini e nuocere negativamente alla nostra immagine ed al ruolo che il nostro elettorato ci ha conferito».
Il sindaco coglie quindi l'occasione per «richiamare la particolare attenzione del presidente Bitetti» affinchè «valuti l'introduzione di norme regolamentari che, in qualche modo, arginino questi comportamenti, ad esempio l'attribuzione del gettone di presenza della seduta solo al decorso di un arco di tempo minimo di presenza sia in Consiglio che nelle varie commissioni». Il dado è tratto. Ma il sindaco resta al suo posto, ribadisce, «per spirito di servizio». (GdM)

Inquinamento monitorato

Arriva anche in Puglia il monitoraggio ambientale dal basso. Dopo Roma e Milano, Bari diventa la terza città italiana a realizzare il progetto Ispex, con il quale i cittadini possono monitorare l’inquinamento ambientale da soli. E al gruppo si è aggiunta anche Taranto, città dell’Ilva e molto delicata sotto il fronte dell’inquinamento ambientale, specialmente dell’aria. Attraverso un piccolo dispositivo che sarà fornito gratuitamente da montare sulla fotocamera del telefono cellulare ed alla App Ispex scaricabile, sempre gratuitamente, è possibile trasformare uno smartphone in uno strumento scientifico per le misurare minuscole particelle nell’atmosfera, i famigerati PMx che impestano l’aria delle nostre città. Il progetto, promosso da Arpa Puglia, Agenzia protezione ambientale regionale, rientra nel più ampio progetto europeo Light 2015 e viene attuato in collaborazione con Regione Puglia, Comune di Bari, Università degli Studi di Bari, Irsa Cnr, Gap srl. La App del sistema, una volta fotografata una porzione di cielo priva di nuvole, invierà automaticamente il risultato delle misurazioni a una banca dati on-line che, in tutta Europa, valuterà e memorizzerà i risultati di questo monitoraggio che dovrà essere effettuato tra l’1 e il 15 ottobre 2015. Il progetto è stato presentato dal direttore dell’Arpa Giorgio Assennato: e dall’assessore all’Ambiente del Comune di Bari Pietro Petruzzelli e anche PeaceLink, la storica associazione di base attiva sul fronte ambientale, sta organizzando a Taranto un team di “ecosentinelle” per sostenere e diffondere questo progetto collaborativo. Arpa Puglia metterà a disposizione di PeaceLink una piccola attrezzatura che, collegata ad un i-Phone, consente di catturare lo spettro di luce e di ricavare informazioni sulle proprietà di polarizzazione della luce e quindi di determinare le quantità di polveri sottili presenti in atmosfera.
Nel dettaglio il particolato atmosferico influenza tutto ciò e, scattando foto al cielo con questi particolari dispositivi, si può creare una banca dati informativa che consente di comprendere il livello di inquinamento della città, in base ai punti di acquisizione delle informazioni visive. «È una scelta interessante che Arpa Puglia ha fatto e che ci sentiamo di condividere, sostenere e diffondere nella scuole. – spiega Fulvia Gravame di PeaceLink - Facciamo un appello alle scuole perché aderiscano, inserendo nel loro piano didattico la citizen science».
PeaceLink, non è nuova a iniziative del genere e partecipa al progetto assieme alla start-up EuThink, proseguendo così una forma di monitoraggio dal basso già avviato nell’ambito del controllo degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) con alcuni analizzatori portatili. (Tekneco)

Sanitanta

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Marco Galante e Mario Conca, hanno depositato una interrogazione urgente indirizzata al Consiglio Regionale e al Presidente della Regione Puglia in qualità di assessore alla sanità, esponendo il caso del direttore della struttura complessa SPESAL, nominato nel 2006 dal Direttore Generale dell’ASL di Taranto, a giudizio degli interroganti, in violazione dell’art. 18 dell’accordo collettivo nazionale del 1998-2001, in quanto per partecipare alle procedure di selezione per il conferimento di incarico, ai sensi dell’articolo stesso, bisogna avere la specializzazione in medicina del lavoro e appartenere alla stessa struttura complessa. Una interrogazione con oggetto analogo era stata tra l’altro già inviata al Ministro della Salute dai senatori del M5S, rimasta ad oggi senza risposta.
Ad oggi – dichiarano i pentastellati – nonostante ci sia stato un parziale avvicendamento ai vertici dell’amministrazione dell’Azienda Sanitaria Tarantina, il suddetto direttore della struttura SPESAL ha quasi maturato, a questo punto in maniera abusiva ed illegittima, gli anni di servizio necessari che, paradossalmente, gli consentirebbero di partecipare questa volta a pieno titolo, ad un eventuale concorso per l’assegnazione del ruolo dirigenziale già attualmente occupato, sebbene tale posizione sia stata rivestita violando in maniera plateale e scandalosa la normativa citata.
Nell’interrogazione i consiglieri pentastellati chiedono se si intenda disporre delle ispezioni presso l’ASL di Taranto alla scopo di porre fine alle scandalose e reiterate violazioni delle norme amministrative vigenti, poste in essere dalla passata amministrazione e non ancora sanate dalla presente.
Chiediamo, qualora dall’ispezione auspicata venisse confermato quanto sopra riferito – dichiarano i due consiglieri pentastellati – che siano disposti adeguati provvedimenti sanzionatori disciplinari nei riguardi dei soggetti responsabili, con il fine di ristabilire nella azienda sanitaria delle provincia di Taranto il rispetto delle leggi nazionali e regionali volte al buon funzionamento della P.A.
Lo SPESAL, ricordano i 5 stelle, svolge un ruolo importante e delicato poichè ad esso è deputato il controllo della salute dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, pertanto la struttura avrebbe dovuto vigilare sulla salubrità dei lavoratori dell’area ILVA tuttavia ad oggi pare che non siano state fatte delle segnalazioni formali destinate alle autorità competenti della città di Taranto, al fine di segnalare le condizioni di pesante inquinamento che sarebbero emerse già a partire dall’anno 2008. Dal medesimo Dipartimento dipendono anche strutture fondamentali di sorveglianza come SISP e SIAN.
Il movimento 5 stelle Puglia in questi mesi ha denunciato più volte la malagestione e la parentopoli che caratterizza le ASL pugliesi ed in particolare quella di Taranto – proseguono Conca e Galante – il Governatore Michele Emiliano con la revoca del regolamento 14 del 2015, deliberato dalla giunta Vendola in materia di riordino ospedaliero, si è già distinto rispetto al governo pugliese precedente. Noi cercheremo di lavorare assieme al direttore generale Rossi per liberare l’ASL dalle parentopoli e dalla politica e – concludono – impegneremo le nostre energie per ridisegnare la rete dei servizi socio assistenziali e perchè venga finalmente attuata quell’assistenza territoriale promessa dal governatore in campagna elettorale“. (Valleditrianews)

Esposizione tarantina

Una sfilza di interrogazioni e mozioni parlamentari. E poi visite ispettive, diffide all'autorità portuale e al comune di Taranto, lettere al Prefetto, all'Arpa e alla Banca europea per gli investimenti.
E infine, in ordine di tempo, un esposto riguardante l'inquinamento delle aree prospicienti le discariche Ilva. Sono le attività che il Movimento 5 Stelle, attraverso la sua portavoce al Parlamento europeo, la tarantina Rosa D'Amato, ha portato avanti nei primi 12 mesi di legislatura "per accendere i riflettori di Bruxelles e dell'opinione pubblica sullo stabilimento dell'Ilva, questo mostro che uccide l'ambiente e l'economia del territorio". Il risultato è il dossier che è stato presentato questa mattina durante una conferenza stampa a Taranto.
"E' un'azione costante che svolgiamo per mettere le istituzioni pubbliche davanti alle loro responsabilità, per informare i cittadini e per abbattere il muro di silenzio, omertà e protezione costruito da certi ambienti politici ed economici", dice l'eurodeputata D'Amato.
Ci sono le interrogazioni alla Commissione europea contro le presunte violazioni delle norme Ue contenute nello Sblocca Italia e nel Salva Ilva, oltre che sull'allarme diossina a Taranto. C'è la diffida all'Autorità portuale di Taranto per la sospensione delle concessioni demaniali all'Ilva. C'è stata poi la visita ispettiva allo stabilimento dell'8 aprile scorso con le altre portavoce M5S a Bruxelles, Laura Ferrara ed Eleonora Evi, a margine della quale è stata prodotta una relazione che è stata spedita alla Commissione Europea. "La nostra azione - dice D'Amato - è continuata anche in estate. Abbiamo inviato ai comuni di Taranto e Statte una lettera di diffida per sapere se sia stato riscosso o meno il risarcimento dovuto dall'Ilva per la pulizia delle strade tra il 2012 e il 2014. Abbiamo incontrato il procuratore Sebastio e scritto al prefetto, che ci ha risposto comunicandoci le 4 sanzioni comminate all'Ilva sul mancato rispetto delle prescrizioni AIA. Attendiamo risposte dall'Arpa sullo stato dell'altoforno 1 e dalla Bei sul finanziamento concesso all'azienda per il revamping degli impianti".
Infine, c'è un procedimento aperto al Consiglio di Stato contro l'llva a proposito delle opere di messa in sicurezza della falda.
 "La nostra azione - conclude l'eurodeputata tarantina - è appena iniziata. Non ci fermeremo qui e siamo pronti a coinvolgere, da cittadini come da deputati, tutte le autorità e le istituzioni competenti per fermare lo scempio dell'Ilva. E garantire un futuro ai tarantini e al loro territorio". (agora)

venerdì 2 ottobre 2015

L'Unicum?

Porto, l’Authority a Taranto. Cambio di rotta: non più la sede a Bari. La conferma dal ministro Delrio 

Autorità di sistema portuale unica, con sede a Taranto e comitati di gestione aperti anche ai sindaci delle città portuali. È la linea dettata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio: nell’incontro con i parlamentari del Partito Democratico è stato illustrato il testo finale della riforma che sarà discussa prossimamente al Consiglio dei ministri.
L’orientamento finale, e non era cosa scontata, pende dalla parte jonica. L’ipotesi della doppia Autorità, con Manfredonia accorpata a Bari e Brindisi a Taranto, perde invece quota. A meno di clamorosi dietrofront, ce ne sarà solo una e sarà a Taranto. Sul totonomi per la scelta del presidente c’è da aspettare. Quella sarà un’altra posta in gioco molto alta ma intanto Taranto porta a casa un risultato pesante.
Pesante perché se inizialmente non c’erano molti dubbi sull’opzione tarantina, nell’ultimo periodo si è scatenata una ridda di voci pro Bari. A sciogliere incertezze e perplessità, però, sarà un criterio oggettivo. È contenuto nel Regolamento dell’Unione europea 1315/2013 che istituisce la nuova mappa delle Reti Transeuropee di trasporto (Reti TEN-T).
Per l’Italia, il Regolamento indica 14 porti “core”: Genova, La Spezia, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia, Trieste, Palermo, Cagliari, Augusta. Ebbene, tra i criteri definiti dalla Commissione dell’Unione europea, uno in particolare affermava la necessità di registrare un traffico complessivo (prendendo a base la media del triennio più recente dei dati Eurostat) maggiore dell’1% del totale Ue attraverso “una formula di interpolazione che prevede la somma della movimentazione di infuse liquide e solide più merci varie e il successivo confronto con i valori medi di riferimento”.
Soglia di traffico che non tutti i 14 porti superavano e per questo furono aggiunti altri criteri per inglobare Napoli, Palermo, Ancona e Bari. Più semplice ancora fare riferimento ai numeri. Nella classifica nazionale che comprende il triennio di riferimento 2011/2013, Genova la fa da padrone con un quoziente di 2,38. Subito dopo ci sono Trieste (2,18), Cagliari (1,88), Gioia Tauro (1,87) e al quinto posto Taranto con 1,72 frutto della somma del quoziente rinfuse 1,04 e merci varie 0,68. Bari risulta addirittura all’ultimo posto con 0,28 di quoziente finale.
Questa mappa dovrebbe consegnare a Taranto la base della prossima Authority anche se, attualmente, quei numeri non ci sono più per i motivi ben noti (leggasi Ilva). D’altra parte, però, c’è un investimento corposo dello Stato in diverse aree del porto tarantino e restano comunque i numeri del traffico merci, seppur ridimensionato, della grande industria.
Secondo capitolo, non meno importante. Nel testo originale si prevede che il “Comitato di gestione sarà composto, oltre che dal presidente, da ulteriori membri nominati uno ciascuno dalle Regioni interessate e, ove presenti, dalle città Metropolitane”.
Le ultime indiscrezioni, invece, aprono i comitati ai sindaci delle città portuali. Questo significherebbe che nella stanza dei bottoni entrerebbe anche il primo cittadino di Taranto e non solo quello della città Metropolitana. Una scelta più democratica che consentirebbe a tutti i sindaci delle città pugliesi con un’Autorità portuale (e quindi anche Brindisi) di partecipare.
Il quadro delineato, certamente, non farà piacere a tutti. Anzi. È prevedibile una reazione da chi dava per scontato come minimo la doppia opzione Taranto e Bari. Quando saranno ufficializzati i dettagli di questa riforma, sarà poi il momento di giocarsi le carte per la presidenza dell’Authority. Ma, quella, è una partita ancora da giocare.(Quot)

giovedì 1 ottobre 2015

Alti e bassi, bassi e alti

Taranto, Ilva rallenta la produzione: in solidarietà duemila operai

Attività ridotta nelle due acciaierie, meno produzione giornaliera, che scende da 16.500-17.000 tonnellate al giorno a 14.500, altro personale che va in esubero temporaneo e quindi viene assoggettato ai contratti di solidarietà, ma in compenso il quadro complessivo presenta elementi positivi. E' quanto si ricava dall'assetto di marcia per le prossime sei-sette settimane dell'Ilva di Taranto presentato oggi dall'azienda ai sindacati metalmeccanici. Infatti, accanto ai lavoratori che vanno in solidarietà, molti altri rientrano in produzione e alla fine il dato globale parla di circa 2000 lavoratori in solidarietà in tutto il siderurgico rispetto al picco del secondo trimestre del 2015, che ha visto in solidarietà e quindi fuori dalla fabbrica 3100 lavoratori.
A rallentare il passo saranno in particolare le due acciaierie. Di conseguenza 445 lavoratori complessivi saranno collocati in solidarietà. L'acciaieria 2 marcerà con due convertitori, due colate continue e due trattamenti. Delle colate continue la numero 4 sarà sempre in marcia. Questa riduzione comporterà un esubero di 63 addetti che saranno soggetti all'ammortizzatore sociale del contratto di solidarietà.
L'acciaieria 1 marcerà invece con un convertitore, una colata continua e un trattamento. Più massiccio in questo reparto il ricorso ai contratti di solidarietà che riguarderanno 160 unità. Coinvolte anche le manutenzioni delle due acciaierie con 132 esuberi, anch'essi in solidarietà. Per i servizi delle due acciaierie, annunciati oggi dall'Ilva ai sindacati 70 addetti in esubero al grf, gestione rottami ferrosi, 11 alle pulizie industriali dell'acciaieria 1 e 9 a quelle della per un totale di 90 unità. Il treno lamiere è riavviato da oggi con ritorno al lavolo di 200 unità. L'azienda ha parlato di visibilità produttiva, nel senso che ci sono ordini di lavoro da eseguire, per quattro settimane. Il tubificio 1 ripartirà ad ottobre con 10 turni settimanali con un ritorno al lavoro di 100 addetti.
Anche qui ci sono commesse per quattro settimane. Il treno nastri 1 riparte dal 13 ottobre a 21 turni settimanali, inizialmente con un forno e poi a due con un ritorno di addetti pari a 200 lavoratori. In funzione per tutto ottobre l'altro treno nastri, il 2, che però sarà fermato a novembre per un ciclo di manutenzione. Negli altri reparti dell'Ilva, il decapaggio 2 scende da oggi da 20 a 15 turni settimanali mentre il decatreno si ferma dalle 15 di oggi sino alle 15 del 3 ottobre. Si fermerà ancora quest'impianto dal 29 al 31 ottovre con 48 unità in esubero per qualche giorno. Il laboratorio ex Ilt passa infine da 5 a 10 turni alla settimana col ritorno al lavoro di 13 unità. (RepBa)