mercoledì 4 dicembre 2013

Giornali amici e giornali veri

Decreto emergenze, così l’Ilva scansa la mega-multa

Per capire il decreto di ieri, l’ennesimo della serie “Salva-Ilva”, basta raccontare questo fatto. Pochi giorni fa ho incontrato il Prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, a cui spetta il compito di multare l’Ilva per le violazioni dell’Aia. PeaceLink aveva chiesto al Prefetto di “applicare la legge”, come pure il Fondo Antidiossina.
Quando mi sono presentato di fronte al Prefetto, ho fatto presente che vi erano state ben due visite ispettive dell’Ispra (l’ente di controllo del Ministero dell’Ambiente) che avevano certificato il non rispetto delle prescrizioni autorizzative dell’Ilva (la cosiddetta Aia. L’ultima ispezione di settembre era passata quasi inosservata ma evidenziava violazioni dell’Aia reiterate nel tempo.
“E allora dove stanno le sanzioni?”. Alla mia domanda il Prefetto, con calma e cortesia, ha fatto presente che l’iter sanzionatorio era stato avviato da tempo. E stava per essere completato: doveva essere deciso solo l’ammontare della multa. La multa parte da un minimo di 50 mila euro fino a un decimo del fatturato (un’enormità).
“E se arriva il nuovo decreto Salva-Ilva?”. Alla mia nuova domanda il Prefetto si è stretto nelle spalle e ho subito capito che era lì la ragione del nuovo decreto “Salva-Ilva”.
La precedente legge “Salva Ilva” aveva infatti un problema: non sospendeva l’iter della sanzione. Lo aveva spiegato il Garante dell’Aia (ora rimosso).
Ed eccoci all’epilogo: con il nuovo decreto l’Ilva scansa la mega-multa che poteva arrivare fino a un decimo del fatturato. (FQ)

Ilva, ok dal Governo al decreto: Riva diffidato a finanziare risanamento


Via libera al nuovo decreto legge sull'Ilva. Atteso da giorni, il Cdm ha dato oggi l'ok ad un provvedimento che accelera le procedure relative alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, obbliga i Riva a finanziare il risanamento dell'acciaieria, abbrevia i tempi per la Valutazione di impatto ambientale e chiarisce le norme urbanistiche in relazione ad alcuni progetti di risanamento della fabbrica. In particolare per le risorse, il decreto stabilisce che "dopo l'approvazione del piano industriale in relazione agli investimenti previsti per l'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale e per l'adozione delle altre misure previste nel piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, il titolare dell'impresa o il socio di maggioranza - si legge nel decreto all'articolo 1- è diffidato dal commissario straordinario a mettere a disposizione le somme necessarie nel termine dei 15 giorni dal ricevimento della diffida mediante trasferimento su un conto intestato all'azienda commissariata. Le somme messe a disposizione dal titolare dell'impresa o socio di maggioranza - si legge ancora nel decreto - sono scomputate in sede in sede di confisca deIle somme sequestrate, anche ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale. Ove il titolare dell'impresa o il socio di maggioranza - si legge ancora - non metta a disposizione del commissario straordinario, in tutto o in parte, le somme necessarie, al commissario straordinario sono trasferite, su sua richiesta, le somme sottoposte a sequestro penale in relazione a procedimenti penali a carico del titolare dell'impresa o del socio di maggioranza, diversi da quelli per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'Aia". In caso di proscioglimento del titolare dell'impresa o del socio di maggioranza da tali reati, "le somme impiegate per l'attuazione dell'Aia non sono comunque ripetibili".
Il decreto era stato sollecitato nei giorni scorsi al Governo dal commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e dal sub commissario, Edo Ronchi, i quali, evidenziando una serie di difficoltà riscontrate nel portare avanti il mandato loro assegnato, avevano anche paventato le dimissioni dall'incarico. "Con le procedure ordinarie un progetto di risanamento così complesso come quello dell'Ilva non si può attuare in 36 mesi, che sono quelli fissati dall'Aia. E' come avere le gambe legate" aveva detto Ronchi sottolineando come il cammino fosse in salita.
Il decreto affronta anche la gestione del periodo cosiddetto transitorio, ovvero quello che intercorre dall'Aia di ottobre 2012 al decreto che ha commissariato l'Ilva (giugno scorso) per finire al piano ambientale che è in arrivo e al quale si conformerà il piano industriale dell'impresa. In base alla tabella di marcia dell'Aia, infatti, l'Ilva risulta inadempiente rispetto a diverse prescrizioni: di qui il rischio sanzioni, conseguenti alle diffide dell'Ispra e del ministero dell'Ambiente. I commissari, però, affermano che i ritardi accumulati dai Riva (proprietari dell'azienda e ora temporaneamente esautorati) non possono essere addebitati alla loro gestione e quindi il decreto ha individuato una soluzione che, facendo leva sul concetto di progressiva adozione delle misure Aia, mette gli stessi commissari al riparo dalle sanzioni.
Ci sono già le prime reazioni al provvedimento del Cdm. Attende di conoscere il decreto Legambiente Puglia che ha scritto al ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando. Giusta l'esigenza di accelerare tempi e procedure, osserva Legambiente, così come quella di utilizzare i soldi sequestrati ai Riva nel risanamento dell'acciaieria, ma tutto questo non determini stravolgimenti. Pollice verso, infine, dei Verdi attraverso il portavoce nazionale Angelo Bonelli, che è anche consigliere comunale di Taranto. Bonelli parla di gravissime violazioni con questo decreto, di continuità della produzione anteposta alla salute dei tarantini, e annuncia che porterà il testo del provvedimento al commissario Ue all'Ambiente ricordando che la Commissione Europea ha già aperto nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione a settembre per le violazioni ambientali dell'Ilva di Taranto.(Sole24h)

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