giovedì 17 settembre 2009
I conti di Florido non tornano: bocciato!
“Sì alla centrale Eni perchè inquina meno”
“L’anidride carbonica non è dannosa per la salute dei cittadini, al massimo contribuisce a danneggiare l’ambiente incidendo sul così detto buco dell’ozono ed è un fenomeno mondiale non certo tarantino".
Che dire?
Innanzitutto che il nostro presidente dimostra di essere un bel pò "ciuccio" in tutela ambientale dal momento che lo sanno anche i bambini che l'anidride carbonica con il buco nell'ozono non c'entra niente! L'anidride carbonica, infatti, è la principale causa dell'Effetto serra che produce il surriscaldamento del pianeta.
E non si pensi che questa "baggianata" del protocollo di kyoto a noi tarantini non interessa perchè il cambiamento del clima pesa sempre di più sulle tasche di tutti:
Invitiamo Florido a documentarsi e a leggere quanto segue:
Le famiglie rischiano di pagare 40 euro in più per il mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Secondo Adiconsum dovrebbero essere le imprese a pagarne i coti, e non i consumatori
A fronte dei vari Paesi europei che hanno rispettato quanto previsto nell’accordo, l’Italia, ancora una volta, disattende gli impegni sottoscritti.
Ad avviso di Adiconsum, le responsabilità vanno ricercate in primis tra le imprese e in secondo luogo nel non controllo da parte del Governo.
L'associazione di consumatori sostiene che trattandosi di impegni noti non sono accettabili giustificazioni, né il costo può essere caricato sui consumatori. Si tratta di circa 40 euro a famiglia, fra costi diretti e indiretti.
A riguardo sarebbe poco rassicurante la dichiarazione del sottosegretario Saglia che riferisce dell’intenzione del Governo di utilizzare un anticipo della Cassa Depositi e Prestiti per l’acquisto dei certificati verdi sul mercato europeo per evitare una multa ancora più salata. Anche ricorrendo a questo strumento, infatti, il costo ricadrebbe sulle famiglie.
Siano invece i lauti profitti delle imprese elettriche – dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum - a pagare il mancato rispetto del Protocollo. Si attivino con urgenza gli strumenti necessari per evitare il ripetersi di tale situazione l’anno venturo.
Fonte: Adiconsum
Scacco all'ingegnere in tre mosse
Sembra che i tarantini siano proprio dei buzzurri cafoncelli che non capiscono quanto "bene" ci voglia l'ENI!
Leggendo le dichiarazioni pubblicate sulla stampa si capisce innanzitutto perchè in Italia la CO2, dai tempi di Kyoto, invece di diminuire sta aumentando paurosamente. Evidentemente tutti ragionano come il nostro ingegnerino che dice: "tanto fa male al pianeta, mica alla citta!".
Poi riguardo alle emissioni, il nostro ovviamente si riferisce agli impianti a regime, con filtri puliti e controllo costante: si è mai vista una cosa del genere a Taranto? Proprio all'ENI che un giorno si e l'altro pure riversa fumo nero con la scusa dei blackout?
Infine, sembrerebbe che a Taranto non sia pensabile semplicemente ammodernare gli impianti e ridurre le emissioni senza dover accettare un aumento di produzione e di altre emissioni. Esiste una legge, la cosiddetta Seveso, che impone di ridurre le emissioni nelle aree ad altro rischio ambientale (Taranto è in vetta alla classifica!), in virtù della somma di tutto il prodotto dell'intero polo industriale. A Taranto, invece, le varie multinazionali, fanno da decenni il gioco dei solitari, ognuno pensa per se' in funzione dei limiti nazionali, come se fossero nel deserto!
La gravissima colpa del Ministero è quella di aver concesso la Valutazione di Impatto Ambientale, VIA, prima che fosse completara la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale, AIA, (integrata vuol dire appunto che tiene conto di tutto il polo industriale e della relazione con le aree abitate limitrofe). Con quei valori di emissione, l'attuale centrale dell'ENI che, per ammissione dello stesso ingegnerino, è una ciminiera di veleni (se ne sono accorti adesso?), secondo la normativa europea, sarebbe stata costretta a ridurre drasticamente l'inquinamento!
Ed ecco spiegato il perchè della corsa al raddoppio prima di essere obbligati a dimezzare!
Gazzetta del Mezzogiorno, 16 09 2009
Milani, amministratore delegato Enipower: «Non ci saranno danni i tarantini dovrebbero volere presto quest’impianto»
«Dobbiamo spiegare bene alla città e alle istituzioni locali cosa stiamo facendo». Giovanni Milani, amministratore delegato di Enipower, si mostra sorpreso di fronte alle violente polemiche che hanno investito il progetto della nuova centrale.
Ingegnere, c’è poco da stupirsi: la vostra centrale aumenta le emissioni di anidride carbonica in una città già gravata di CO2 (e purtroppo non solo) mentre il protocollo di Kyoto ne sollecita la riduzione; voi aumentate l’inquinamento mentre con la legge taglia- diossina si cerca di ridimensionarlo... «Guardi, se fossi tarantino chiederei che l’im - pianto Eni venisse accelerato. Non è la CO2 che migliora o peggiora la qualità dell’aria; la differenza la fanno le polveri, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo. E rispetto a questi gravi inquinanti, la nuova centrale riduce le polveri del 100 per cento, il biossido di zolfo del 95 per cento e gli ossidi di azoto del 24 per cento. Questo determinerà un miglioramento della qualità dell’aria rispetto a prima ».
Sì ingegnere, ma non può negare che c’è un aumento rilevante di CO2, mica di aria fresca di montagna... «Sì, è vero che le emissioni di CO2 passano da 454mila a 970mila tonnellate come tetto massimo, ma i gas serra, il surriscaldamento della terra, è un problema su scala globale. Non incide solo su Taranto. La sofferenza ambientale di Taranto è ben altra».
Ma c’è comunque il protocollo di Kyoto che obbliga gli Stati a tagliare la CO2, dire sì al vostro impianto è quantomeno contradditorio... «E invece no. Nessuna contraddizione. Il ministero ha detto sì a noi perchè l’impianto è a elevato rendimento, con una più alta quantità di energia utilizzabile rispetto a quella teoricamente contenuta nel combustibile. Eppoi, per ogni chilowattora prodotto, noi avremo 392 grammi di CO2 contro gli attuali 634 grammi. Ecco il punto fondamentale che ha spinto il ministro a firmare il provvedimento Via. Se consideriamo che la media nazionale di grammi di CO2 per chilowattora prodotto è di 582, mentre noi saremo a 392, vuol dire che l’energia che produrrà Eni non sarà prodotta da qualcun altro che ha un indice più alto e quindi ci sarà una riduzione di CO2 proprio perchè è basso il fattore di produzione CO2».
Intanto c’è aria di scontro Governo- Regione e a Taranto montano già le proteste... «Non vogliamo nessuno scontro. Il sì alla Valutazione di impatto ambientale è un passo importante ma non definitivo. L’ultima parola spetta adesso al ministero dello Sviluppo economico. Siccome ci vuole ancora qualche mese perchè l’iter si completi e perfezioni, vuol dire che useremo questo tempo per spiegare, chiarire e documentare. Dagli enti locali ai cittadini». [Domenico Palmiotti]
Ovviamente Florido, presidente della provincia più inquinata d'Italia e "grande paladino dell'ambiente" ha dichiarato sul Tasera:
“Sì alla centrale Eni perchè inquina meno”
“L’anidride carbonica non è dannosa per la salute dei cittadini, al massimo contribuisce a danneggiare l’ambiente incidendo sul così detto buco dell’ozono ed è un fenomeno mondiale non certo tarantino".
mercoledì 16 settembre 2009
Un'altra vergogna dell'AMIU!
Avvio raccolta differenziata a Taranto: domani, in conferenza stampa
Domani, giovedì 17 settembre ‘09, l’Assessore Regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, accompagnato dal Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica, ing. Antonicelli, presenterà in conferenza stampa l’avvio sperimentale della raccolta differenziata a Taranto.
La conferenza si terrà presso il Comune di Taranto (Palazzo di Città - P.zza Municipio, n. 1), alle ore 11.00.
Una volta questi show non venivano neanche organizzati. Oggi che va di moda la trasparenza si fa in modo che il cittadino interessato che vuole intervenire, ne sappia solo all'ultimo momento, magari il giorno stesso dell'evento (considerato che la notizia apparirà sui giornali domani)!
Questa, per noi, è "trasparenza occulta" che prepara le passerelle dei politici con i giornalisti e allontana i cittadini dalla partecipazione alla gestione della propria città!
Ancora una volta un "modello" di presa in giro e di comportamento interessato da parte dell'AMIU con la complicità della Regione Puglia.
Partecipate e intervenite numerosi per rovinare lo show a chi da anni rallenta la differenziata e lucra con l'incenerimento e le discariche!
Il Comitato per Taranto contro il raddoppio ENI

Ecco il comunicato in formato testo:
Rimaniamo allibiti dinanzi alla recente firma da parte del Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, del decreto che autorizza l'ampliamento della centrale elettrica Eni di Taranto.
Nessuna considerazione, evidentemente, per il parere contrario espresso dalla Regione Puglia.
Questo comporterà, proprio nella città più inquinata d'Europa, per legge dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale, un micidiale incremento della quantità di anidride carbonica e monossido di carbonio.
Si prevede, infatti, di passare dalle attuali 87 alle oltre 450 di CO mentre la Co2 arriveremmo ad oltre 1000.00 tonnellate l'anno con evidenti e innegabili ricadute sulla salute dei tarantini e sulla qualità di un ambiente già pesantemente compromesso come quello dell'intera provincia jonica.
Di fronte all'atteggiamento, ancora una volta, irresponsabile mostrato dal Governo nei confronti della tutela della salute pubblica e della salvaguardia dell'ambiente, la cittadinanza deve mobilitarsi prontamente per ribadire il proprio no al modello di sviluppo industriale che continua a condizionare da troppo tempo il nostro destino.
Le mortificazioni dovute ad anni di inquinamento selvaggio, ma anche di silenzi e complicità istituzionali, senza contare i tanti, troppi morti che la città piange ogni giorno a causa proprio dell'inquinamento di origine industriale, esigono una pronta inversione di tendenza che rende intollerabile questo ennesimo atto del governo ai danni dei tarantini.
Le scelte del Governo Italiano continuano ad allontanare il nostro paese, e Taranto in particolare, dall'Europa, trascinandola in direzione opposta rispetto agli obblighi internazionali che, come nel caso del protocollo Kyoto, puntano a ridurre entro il 2012, proprio le emissioni di Co2, rispetto al quale questo decreto è incompatibile.
Il Ministero dell'Ambiente, sostenendo incondizionatamente le richieste di Eni ed Ilva, continua a contravvenire alle regole che, a fatica, gli organismi internazionali stanno adottando a tutela del futuro del pianeta, relegando la salute dei cittadini ad un ruolo di inaccettabile subalternità rispetto al profitto e alla produzione.
Il Comitato per Taranto fa appello alla città e soprattutto alle istituzioni locali tutte, affinchè si crei una reale comunione di intenti che metta per una volta i tarantini nelle condizioni di venire considerati prima degli interessi economici delle grandi industrie, ponendo le basi per un futuro realmente all'insegna di uno sviluppo umanamente sotenibile.

Gli sciacalli sono tornati e già cantano vittoria!!!
Scritto il 10 Settembre, 2009
A Trieste Gas Natural, colosso spagnolo dell’energia con oltre 17 gigawatt di potenza installata e 20 milioni di clienti in tutto il mondo (leader assoluto in America Latina), ha centrato il primo obiettivo. A metà luglio, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha sbloccato l’autorizzazione per la costruzione dell’impianto di rigassificazione nel porto giuliano, che a regime svilupperà una capacità di rigassificazione di 8 miliardi di metri cubi l’anno. E una volta incassato il via libera finale dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, Gas Natural (che nel primo trimestre del 2009 è cresciuta del 10%) è pronto a partire con gli appalti e i lavori.
Ad Acquaviva delle Fonti, quartier generale italiano di Gas Natural nel cuore della Puglia (nella foto sotto), nessuno nasconde la propria soddisfazione, eppure tutti rimangono con il fiato sospeso. In attesa della Via (la valutazione d’impatto ambientale) ministeriale per il rigassificatore di Taranto. L’impianto gemello di Trieste avrà due serbatoi da 140 mila metri cubi e una capacità annua di rigassificazione di 8 miliardi di metri cubi.
«Il progetto prevede l’occupazione diretta di 300 unità durante la sua costruzione e di circa 70 addetti una volta entrato in funzione» commenta Giuseppe Muscio, a capo delle relazioni esterne della multinazionale spagnola.
Il rigassificatore di Trieste e quello di Taranto sono i due pilastri della strategia del gruppo in Italia. Da una parte, Gas Natural mira a rafforzare la sua posizione nella distribuzione di gas (400 mila punti di consegna e una rete di oltre 5.500 chilometri in 187 comuni e sette regioni del Centro-Sud), magari conquistando anche la rete di oltre 9 mila km e 600 mila punti di riconsegna che i tedeschi di E.On Italia hanno deciso di mettere sul mercato (in corsa ci sono pure il fondo di private equity Clessidra di Livio Sposito e il fondo 3i). Dall’altra parte, gli spagnoli puntano a riaffacciarsi nell’upstream (il processo di produzione e importazione di gas e idrocarburi) per immettere nel mercato extrarete e all’ingrosso la materia prima prodotta direttamente dal gruppo spagnolo che, dopo la fusione con Union Fenosa, è diventato con i suoi 20 milioni di clienti nel mondo un colosso globale dell’energia.
Ad Acquaviva delle Fonti distribuzione e vendita si guardano in faccia. Le sinergie che possono scaturire dalle due unità operative potrebbero portare il gruppo spagnolo a guadagnare ulteriori quote di mercato in Italia. Del resto, le strategie commerciali messe in moto negli ultimi tre anni si muovono proprio in questa direzione. Nel 2006 è partita la fase di espansione territoriale con l’apertura del primo Centro del gas ad Acquaviva delle Fonti. Oggi si contano 15 negozi sparsi tra Puglia, Calabria, Abruzzo, Lazio e Sicilia per avvicinare potenziali clienti ai servizi offerti da Gas Natural. «Stiamo valutando la possibilità di fornire anche un servizio bi-fuel: gas ed elettricità in un’unica bolletta» annuncia Muscio. «Facendo leva sulla componente della materia prima potremmo arrivare a offerte migliorative ed entrare in piena concorrenza con i nostri competitor».
Intanto procede il progetto «metano per autotrazione». Partito senza grande clamore nel 2008, il piano si articola su una propria rete di distributori: finora sono state aperte dieci stazioni di servizio in Puglia, ma altre tre saranno pronte entro la fine del 2009 in provincia di Catania, Napoli e Pisa. È il primo passo che dovrebbe consentire agli spagnoli di rifornire flotte aziendali e mezzi pubblici a metano, come già accade per il Comune di Brindisi. (blogonomy)
martedì 15 settembre 2009
Quella volta che il PD si accorse dell'ambiente... (speriamo che duri)
L'ampliamento della centrale causerà un aumento del 276% di CO2. Di seguito, una nota dell’assessore al bilancio, Michele Pelillo sull’ampliamento della centrale elettrica della raffineria Eni, a Taranto: “Taranto rischia di essere vittima di un nuovo scempio ambientale. Se da un lato la regione Puglia ha espresso il suo parere assolutamente sfavorevole all’ampliamento della centrale elettrica della raffineria Eni, citando numeri e dati ben precisi, dall'altro assistiamo allibiti alla firma da parte del Governo nazionale di una ennesima beffa per la città di Taranto. Inevitabile il conflitto politico e di coscienza con il ministro Prestigiacomo che, autorizzando la VIA per l'ampliamento della centrale elettrica dell'ENI, consentirà che in riva allo Jonio si producano anidride carbonica e monossido di carbonio in maniera massiccia e pericolosa per la salute. Si passerebbe infatti dalle attuali 87 tonnellate di CO a 456 tonnellate all’anno, mentre la produzione di CO2 arriverebbe addirittura a più di 1000.00 tonnellate all'anno. A questo possibile disastro ambientale noi continuiamo a dire il nostro secco no. Se nel 2007 i capi di governo europeo si erano dati come obiettivo la diminuzione della concentrazione della CO2 entro il 2012, la presenza di una nuova centrale elettrica andrebbe in senso opposto alle linee ambientali europee. Per assurdo Taranto violerebbe le direttive del protocollo di Kyoto, facendo un passo indietro nell’evoluzione della cultura ambientale mondiale. Dalle carte presentate agli uffici regionali, infatti, si evince chiaramente che con l’ampliamento della centrale elettrica si avrebbe un incremento del 276% della produzione di CO2. Come può un ministro della Repubblica -ed una madre- ignorare le quantità di veleni che sarebbero introdotte nell'atmosfera a seguito della sua autorizzazione? Con quanta superficialità è stata assunta questa scelta? Perchè non si è tenuto conto del parere sfavorevole della Regione? La politica non può rimanere inerme di fronte a queste evidenze. Se il 2009 sarà ricordato per l’applicazione della legge regionale contro la diossina non possiamo consentire che nel silenzio della burocrazia si consumi un delitto ambientale dalla portata catastrofica. È necessario mobilitare le coscienza, informare la popolazione, prendere misure cautelative per noi e per i nostri figli perché non possiamo cedere a un ricatto come quello proposto dall’Eni. Con l'autorizzazione del Governo nazionale la centrale Eni potrà produrre energia cinque volte superiore alle attuali prescrizioni; se da un lato è vero che utilizzerebbe come combustibile il gas naturale che è meno nocivo, dall’altro ci preoccupa sapere che verrebbe utilizzato un settore del vecchio impianto per una potenzialità di circa 47,3 Mwe. Nei giorni scorsi è stato più volte avvertito in varie zone della città un odore forte probabilmente proveniente proprio dalla raffineria ed è difficile passare dal primo tratto della statale 106 in uscita da Taranto senza essere colpiti dagli odori derivanti proprio dal medesimo stabilimento di proprietà dell’Eni. “Sarebbe il caso che gli Enti preposti al controllo spiegassero alla popolazione, e agli internauti che anche nella piazza virtuale di Facebook la notte scorsa si interrogavano sulla provenienza del puzzo insopportabile, quali le origini degli odori, quali gli elementi che li caratterizzano e che ne sono all’origine. È importante che si proceda con urgenza a rilevare tecnicamente la natura di questi odori che costringono sempre più spesso i tarantini a barricarsi nelle case per associare a questi una fonte ed eventualmente un colpevole. Non siamo giustizieri. Ma non abbasseremo la guardia sulle questioni ambientali e da ogni piazza continueremo a giustificare e a sostenere con i dati, con i numeri e con le evidenze scientificamente rilevanti le motivazioni del diniego alla richiesta di VIA per l’ampliamento della centrale Eni”. (notiziarioitaliano)
lunedì 14 settembre 2009
Altro che ridurre l'inquinamento... Bruciate industrie, bruciate!
(ASCA) - Roma, 14 set - Sono stati firmati dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo nove decreti VIA (Valutazione d'impatto ambientale) su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro paese. I pareri positivi riguardano la realizzazione del primo impianto eolico offshore d'Italia, di fronte alla costa di Termoli (progetto proposto dalla Societa' Effeventi), i permessi per la ricerca di idrocarburi nel mare italiano finalizzati a valorizzare le risorse energetiche nazionali (progetto Northem Petrolium), la centrale termoelettrica di Brindisi Nord (Edipower), quella di Falconara (Api Nova Energia), la raffineria di Cremona (Raffinazione Tamoil) e la centrale termoelettrica di Taranto nella raffineria Eni (progetto Enipower).
L'entita' complessiva degli investimenti sara' pari a circa due miliardi e trecento milioni di euro. Il personale impiegato nelle opere di cantierizzazione potra' raggiungere le 3.000 unita', mentre l'incremento di organico per il funzionamento a regime sara' di oltre 300 unita'. I tempi dei lavori varieranno a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 34 mesi).
Significativi, tra l'altro, i benefici ambientali che comportera' la centrale eolica offshore: sara' evitata l'emissione nell'atmosfera di circa 420.000 tonnellate di anidride carbonica, di 600 tonnellate di anidride solforosa, 800 di ossidi di azoto, 43 di polveri, risparmiando inoltre il consumo di circa 90.000 tonnellate equivalenti di petrolio.
Nel cuore di Vendola
Nichi Vendola, intervenendo all'inaugurazione della 73° edizione della Fiera del Levante di Bari, alla presenza del ministro delo Sviluppo Economico Claudio Scajola.''Abbiamo detto si' alle energie rinnovabili - ha aggiunto - diventando i primi produttori nazionali di energia eolica e di energia solare. E stiamo ora studiando un progetto innovativo che presenteremo presto per un piano globale di efficientamento energetico e per forme di autosostentamento energetico di tutti i comuni pugliesi''.
Il governatore pugliese ha ricordato il primo atto del suo governo ''la messa in sicurezza del sito ex Fibronit a Bari, una battaglia vinta contro l'amianto'' ma ''l'esperienza piu' significativa della mia vita amministrativa - ha continuato Vendola - e' sicuramente il varo della legge regionale contro la diossina: la piu' avanzata d'Italia, forse d'Europa, una legge scritta dal dolore di una intera citta', Taranto, e partorita insieme ai figli dei lavoratori dell'Ilva. Una legge per dire che il diritto al lavoro e il diritto alla salute possono incrociare i propri passi per fare un cammino comune. Noi, signor ministro - ha concluso - non siamo stati il partito del No''.
venerdì 11 settembre 2009
Parkurka c'è! Grazie Labuat!
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TAR-anto, conta solo l'industria!
Il Tar: «Abbattete le 400 capre e pecore contaminate dalla diossina» «Sono fondamentali le esigenze di tutela della salute pubblica»
• Per il Tar di Lecce - presidente Carlo Dibello, giudici referendari Massimo Santini e Claudia Lattanzi - «non sembrano allo stato sussistere valide alternative data proprio la gravità del fenomeno descritto». Insomma pecore e capre vanno abbattute. Sembra di rivedere le immagini di qualche mese fa quando, sotto il clamore suscitato dalle simili operazioni, furono mandati al macello oltre un migliaio di capi capri-ovini, «colpevoli» di far parte di greggi ed allevamenti posti entro un raggio di qualche chilometro dall’area industriale e pertanto «impregnati» oltre ogni limite ammesso dalla legge dei velni che ricadono dagli impianti industriali, in particolre diossina e pcb, anch'essi oggi sotto la lente di ingrandimento dell'Arpa e la stessa Ilva.
Per il Tar - questo il passaggio dell'ordinanza di rigetto - "fondamentali le esigenze di tutela della salute pubblica impongono alla pubblica autorità... di intervenire con particolare urgenza, e ciò anche a discapito di alcune garanzie previste a tutela del privato (diritto alle controanalisi)"
• Dovranno essere abbattute 400 capre e pecore, peraltro quasi tutte gravide, dell’allevamento di Antonio D’Alessan - dro, dove un campione di carni analizzato dall’Istituto zooprofilattico di Teramo, per conto dell’Asl jonica, ha dato esito di non conformità ai limiti posti dalla legge per la presenza di diossine e Pcb.Lo ha previsto un’ordinanza del Tar di Lecce che ha respinto il ricorso presentato dall’allevatore tarantino avverso l’ordi - nanza del direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl jonica, Michele Conversano, con cui appunto veniva disposto l’abbattimento degli animali, alla stregua di quanto accaduto lo scorso anno. Ordinanza - quella dell’Asl - già eseguita praticamente in gran silenzio per altri allevamenti lo scorso luglio. L’ultimo allevatore aveva deciso, invece, di sbarrare la strada opponendo una serie di rilievi e rivendicando diritti che non si ritenevano assolutamente tutelati. Ma il Tar ieri non gli ha dato ragione.
«Un’ordinanza aberrante», dice l’avvocato Cosimo Antonicelli, legale di Antonio D’Alessandro (nella foto in alto). «Ricorreremo subito al Consiglio di Stato». «Davvero abnorme, il Tar ha fatto come Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani - commenta -. Da una parte, infatti, riconosce i vizi, l’incompetenza e le irregolarità da noi denunciate, ma poi soccombe per la tutela della salute pubblica e respinge il tutto. I giudici hanno riconosciuto che organo competente ad emettere l’ordinanza non era l’Asl, ma la Regione, così come noi avevamo obiettato. Ammette pure che è violata la norma del diritto dell’allevatore, prevista dal regolamento Cee, di partecipare alla procedura. Cioè gli andava consegnata una parte dei campioni che l’Asl ha fatto esaminare all’Istituto zooprofilattico perché l’allevatore potesse provvedere, per conto suo, a far analizzare il proprio campione altrove. Cosa che, invece, non è avvenuta. Basti pensare che, nel caso dell’allevatore di Maglie, lì dove l’Asl di Lecce ha seguito il corretto iter procedurale, la divergenza tra l’esito di non conformità dato a Teramo e l’esito di conformità avuto dall’allevatore ad Amburgo ha di fatto rimesso tutto in discussione».
Il disappunto dell’avvocato Antonicelli si allarga ad ulteriori considerazioni. «Qui non hanno neppure tenuto in considerazione che il latte analizzato, sia quello bovino che quello ovino, ha dato per due volte esito di conformità. Ed allora, mi vuoi dare almeno la possibilità di utilizzare il latte? Noi - aggiunge - siamo i primi ad avere ogni interesse a tutelare la salute pubblica. Per cui, fino a quando non si chiarisce tutta la questione, va bene il vincolo sanitario, ci si blocchi tutto, ma si facciano salvi i diritti di chi è stato colpito ingiustamente. Qui, del resto, non stiamo parlando di un allevatore responsabile di sosfisticazioni o altro, ma solo di una persona vittima di situazioni le cui responsabilità sono in capo ad altri».
La Gazzetta di Taranto, p.VIII
Facciamo il punto sulla situazione ambientale
ILVA promette, ma noi vogliamo il campionamento continuo
Si apre a Taranto uno spiraglio di speranza nel lungo tunnel della lotta per il diritto alla salute.
Per la prima volta l'Ilva dichiara pubblicamente di impegnarsi a scendere sotto il limite europeo di 0,4 nanogrammi di diossina a metro cubo entro il 31 dicembre 2010.
Lo fa in risposta alla nostra conferenza stampa del 4 settembre tenutasi nella sala consiliare del Comune di Taranto in cui venivano poste precise domande all'Ilva sul rispetto dei tempi della legge regionale antidiossina.
Con soddisfazione apprendiamo che l’Ilva dichiara di voler rispettare i limiti fissati dalla legge regionale antidiossina, cosa per nulla scontata e mai fino ad ora esplicitata in maniera così pubblica e chiara.
E' un impegno solenne assunto di fronte alla cittadinanza intera. Proprio per la sua portata e importanza, tale impegno sarà verificato con grande attenzione dalla società civile che segue con sempre maggiore attenzione e apprensione tale questione. Non abbasseremo la mobilitazione ma viceversa la innalzeremo ancora di più perché riteniamo che il controllo sociale e democratico sia la strada da percorrere fino in fondo con l'opinione pubblica.
Siamo in presenza di un significativo avanzamento rispetto al primo cronoprogramma Ilva che rimandava l'obiettivo "europeo" di 0,4 nanogrammi a metro cubo al 2014 o rispetto alle dichiarazioni del ministro Prestigiacomo secondo la quale “nessuno si sarebbe impiccato” se l'Ilva non avesse rispettato con precisione le scadenze ultime della legge regionale antidiossina.
Se il rispetto dei valori limite continuerà, possiamo prevedere che entro il 31 dicembre 2010 le emissioni di diossina possono scendere dai 172 grammi/anno dello scorso anno ad una quantitativo inferiore ai 20 grammi/anno.
Ecco perché è importante fissare un limite annuo in termini di quantità complessive emesse in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), limite che venga verificato con un controllo continuativo.
Parliamo del “campionamento in continuo” che è l'unico strumento per poter misurare accuratamente il quantitativo annuo di diossina emessa, che interessa l'intera comunità in quanto essa ricade e si accumula su tutto il territorio circostante.
Il ministro Prestigiacomo ha rilasciato le prime Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) e al Nord il campionamento in continuo è previsto: perché non prevederlo anche al Sud? Cade quindi completamente l'obiezione dell'Ilva secondo cui non si potrebbe fare perché non sarebbe ancora pronta la normativa europea sul campionamento in continuo: l'AIA lo può prescrivere ugualmente.
Noi avevamo l'obiettivo di elevare l'attenzione sulla "questione diossina", in quanto è una priorità per l'intera città. Non avremmo tollerato rinvii.
Siamo perciò confortati da questo passo avanti dell'Ilva ma non dimentichiamo quanto ancora c’è da fare.
Ci riferiamo ai parchi minerali, alle cokerie, alla questione dei rifiuti, allo scarico di sostanze nocive in mare, alla contaminazione del sottosuolo, alle bonifiche.
Dobbiamo esigere ovunque un'applicazione delle BAT, cioè delle migliori tecnologie disponibili per abbattere l'inquinamento. Ed ancora all’interno del siderurgico operano centrali termoelettriche che portano Taranto in cima alla classifica per la più alta emissione di CO2 in Europa, insieme alla centrale Enel di Brindisi-Cerano.
Chiediamo all'Ilva di proseguire coerentemente il suo cambiamento nella comunicazione sociale con i portatori di interessi collettivi.
Per questo chiediamo: può condividere sul suo sito web www.ilvataranto.com le informazioni di cui ha parlato nella conferenza stampa? Ci interessa in particolare conoscere l'accordo sulla percentuale di ossigeno (per evitare le “diluizioni”), ossia quali specifici valori di ossigeno sono stati concordati con l'Arpa, come cure è importante che la cittadinanza possa prendere visione dei dati delle ultime analisi Ilva sulla diossina: tutte informazioni che non sono ancora pubbliche.
QUESTO COMUNICATO CONGIUNTO E' FIRMATO DA:
Il presidente della Commissione Ambiente Ecologia e Salute del Comune di Taranto, Gabriele Pugliese
Il Presidente di PeaceLink, Alessandro Marescotti
Contro le censure!
Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il ...pubblico sulla data d'inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.
Qui trovate i nostri spot
Su Youtube:
Primo spot: http://www.youtube.com/watch?
Secondo spot: http://www.youtube.com/watch?
Su Rai.tv:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/
E come sempre il nostro sito
Natur'Art!
“Natur'Art” è la natura che si trasforma in arte: dalle ore 17.00, sino alla mezzanotte, l'incantevole cornice naturale di Parco Cimino ospiterà tanti giovani artisti della scena musicale, pittorica, teatrale, letteraria e cinematografica tarantina. Prenderà forma un percorso insieme artistico e naturale, nel quale saranno ospitate mostre di dipinti e fotografie, presentate poesie e racconti originali, proiettati cortometraggi realizzati da giovani registi tarantini e messe in scena rappresentazioni teatrali. Anche la musica avrà il suo spazio, con le esibizioni di alcune band emergenti della scena jazz, pop e rock tarantina.
L’ingresso è gratuito.
giovedì 10 settembre 2009
Un Parco giochi temporaneo nel cuore della città vecchia di Taranto e concerto di Fido Guido

Labuat e Controprogetto (www.controprogetto. it) invitano tutti a partecipare il 10 settembre negli spazi compresi tra l’ex-chiesa di San Gaetano e via Cava, nella Città Vecchia di Taranto, all'inaugurazione del Parco Giochi Temporaneo, come evento di chiusura del workshop di progettazione e costruzione urbana partecipata "Park-Urka! ".
Park-Urka è un progetto supportato dal programma “Bollenti Spiriti” della Regione Puglia, con il patrocinio del Comune di Taranto, a cura di LABuat (associazione vincitrice del Bando Principi Attivi_ giovani idee per una Puglia migliore) e da Controprogetto di Milano.
Il parco giochi temporaneo, frutto del lavoro svolto insieme agli abitanti della Città Vecchia di Taranto, sarà inaugurato alle ore 17.00 nel “campetto”, nello slargo retrostante l’ex-chiesa di San Gaetano, alla presenza dell’assessore regionale alla Trasparenza e alla cittadinanza attiva Guglielmo Minervini.
Dalle ore 18.00 l'associazione di volontariato St'Art in collaborazione con l'Associazione Scosse Culturali propone l'iniziativa CONDIVISIONE E PROGETTAZIONE un modo per condividere informazioni a vari livelli su Città Vecchia e stimolare la progettazione finalizzata alla riqualificazione del nostro territorio.
L'iniziativa prevede un banchetto di condivisione di materiale sul borgo antico, cartaceo (fotocopie, cartoline, foto, articoli e saggi) e digitale, presentazioni su power-point, esposizione fotografica, reading di articoli e saggi su Città Vecchia, proiezione di video sulle iniziative svolte nel centro storico e spazio aperto di discussione e progettazione.
In occasione della chiusura del workshop Park-Urka e dell’inaugurazione del Parco giochi, nella stessa giornata dalle ore 22 si terrà la performance musicale di Fido Guido and Rooz Band, evento patrocinato dal Comune di Taranto, e promosso da LABuat, Artesia, Controprogetto, Arcinota, Punto a Capo, St'Art.
Info:
Associazione LABuat
Laboratorio_ Urbano_Architett ura_Taranto
Tel. +39.327.1833402
Cell. +39. 349.1444125
http://labuat. wordpress. com/
labuat@gmail. com
Chiacchiere da bar
La vecchiaia è saggezza, a volte. In questo caso è sicuramente segno di corresponsabilità, o meglio di correità nel disastro pluridecennale di repressione, segregazione e violenza che i cosiddetti benpensanti di questa città hanno perpetrato ai danni di un popolo intero, ridotto alla miseria e alla millenaria arte di arrangiarsi.
Leggiamo l'ennesimo botta e risposta tra assessore e tecnico, con scambi di offese reciproci e alla popolazione, con dissotterramenti di scheletri e vanagloria della nullità.
La Città Vecchia, lo abbiamo scritto nei post dedicati al Laboratorio Urbano di Architettura Taranto (clicca qui per visualizzarli) e alle altre associazioni che operano da anni, è straordinariamente viva e bella. E ci insegna che senza l'appoggio, anzi nonostante lo scherno di molti, ha saputo conservare sotto la cenere dell'odio altrui, la cultura e il patrimonio unico che ci fa sentire tarantini.
A questi (poco) simpatici vecchietti una sola richiesta: sparite e lasciate il passo a chi ama questa città!!!
Buona l'uva? Non per tutti...
“Quando in un capannone spruzzano il veleno, per almeno 48 ore nessuno può entrarci. In realtà ci fanno entrare anche dopo poche ore. Capita molto spesso. Le mascherine ce le portiamo noi da casa. Da sempre me ne fabbrico una con una fascia di cotone e indosso un fazzoletto in testa. Questa è la seconda volta che finisco in ospedale per avvelenamento". Teresa è una donna sulla cinquantina, energica e dinamica, capelli ossigenati e unghiadipinte da uno smalto blu elettrico, racconta la sua avventura mentre facciamo colazione con una deprimente pappina di mele, senza zucchero e senza anima, in una delle camere dell'ospedale di Grottaglie, in provincia di Taranto. Lei e Maria, una sua collega, sono qui per un "incidente" sul lavoro. “Quando qualcuno si avvelena e sviene, le donne la spogliano, le infilano un camice pulito e la portano in ospedale". "Perché il camice?", "Perché in ospedale non sentano la puzza del veleno. Il proprietario della terra generalmente preferisce investire in camici piuttosto che in mascherine, forse più costose”. Posa il cucchiaio, e decide che il digiuno è più dignitoso della pappina.Teresa sostiene che la qualità di queste brodaglie ospedaliere peggiora di volta in volta: la prima volta che è finita in ospedale, sempre per la stessa ragione, era addirittura "commestibile". "L'anno scorso sono stata ricoverata perchè mentre lavoravo due uomini stavano spruzzando del veleno. Ci arrivava in faccia, protestavamo. Ci sarà stata una segnalazione e l’ispettorato del lavoro ha fatto un blitz. Gli ispettori ci hanno circondate. Gli uomini che spruzzavano il veleno sono riusciti a scappare tra i campi. Il caporale ci ha costrette a dire che non li conoscevamo e che probabilmente venivano da un’altra campagna. Gli ispettori si sono poi chiusi in ufficio col capo e dopo un po’ se ne sono andati. A metà giornata accusavo una forte nausea e mal di testa e in serata mi sono ricoverata. Una giovane donna incinta s’è sentita male ed è svenuta. La madre e la sorella che lavoravano con noi l’hanno soccorsa. Abbiamo avvisato il capo che ci ha consegnato un camice rosso da farle indossare, poi abbiamo chiamato l’ambulanza e sono andate in ospedale. Il proprietario si è rifiutato di pagar loro quella giornata perché non l’avevano conclusa. La ragazza ha abortito, ma dopo appena 20 giorni è tornata all’opera. La madre e la sorella invece sono rientrate a lavorare il giorno dopo…”.
Fuori dall'ospedale c'è la Puglia, una terra investita dal progresso senza essere mai passata per la storia, vestita dalle sue campagne gialle e assolate, che se parlassero racconterebbero sempre le stesse storie, le stesse del secolo scorso. Maria fa fatica ad alzarsi: "Ma perchè? Resto qui, ne approfitto e mi faccio una vacanza! Se domani mi dimettono, dopodomani devo tornare in campagna".
Una volta, mentre lavorava, il caporale ha chiesto a una ragazza di 18 anni al suo primo giorno di lavoro di andare a pulire il pullman. Lei, senza esitare, è andata. Lui l’ha seguita e ha iniziato a palparla. La ragazza ha lanciato un urlo, tutte hanno capito di che si trattava ma nessuna ha mosso un dito. "Solo io e una mia collega ci siamo precipitate sul pullman minacciandolo di andare dai carabinieri", incalza Maria, orgogliosa: "Ha smesso e siamo tornate a lavorare. La ragazza non s’è più presentata, ma non l’ha nemmeno denunciato". Si ferma e fa silenzio, mi guarda con uno sguardo d'intesa, confuso tra la rabbia e la rassegnazione, e aggiunge: "Si vergognava magari, o forse non poteva permettersi di perdere quel lavoro". Maria ha ventotto anni, la sua carriera nei campi è iniziata tre anni fa dopo una breve esperienza al call center: "La vera ragione del nostro silenzio è sempre la stessa - mi spiega - se denunci un caporale, la voce circola e nessuna azienda agricola locale è più disposta ad assumerti, e intanto il capo ‘se ne esce’ con una multa. In fondo non ne vale la pena … ”. Maria si alza tutte le mattine alle 3 e ogni giorno torna a casa alle 3 del pomeriggio, stremata, e deve occuparsi della casa e della famiglia. Si è sposata a 20 anni e ha un bambino di cinque anni di cui si prende cura la madre. Il marito lavorava all'Ilva di Taranto, ma adesso è in cassa integrazione. E come lei tante altre, e tutto questo per 30/40 euro al giorno, le più fortunate. Maria, invece, lavora per soli 25 euro: “L’anno scorso in un’azienda agricola della provincia di Taranto, alcune donne hanno incrociato le braccia per un aumento di 3 euro sul loro salario giornaliero di 17. Alla fine si è giunti ad un accordo e sono riuscite ad ottenere un euro in più".
I salari, i sotterfugi, le megatruffe
Per legge, l’attuale salario giornaliero di un bracciante in Puglia (ogni regione adotta politiche diverse) è di 36,67 euro (nel 2007 era di 42,82), più i contributi. Chi non supera le 180 giornate lavorative annuali ha anche diritto all’assegno di disoccupazione. Dal 2008, i braccianti che lavorano dalle 151 alle 180 giornate l’anno si son visti ridurre l’assegno di disoccupazione del 20%.
Maria e Teresa lavorano circa 190 giornate l’anno, ma si fanno registrare non più di 100 giornate. Percepiscono i contributi per la pensione e un salario di 25 euro (i restanti 11 euro se li spartiscono il proprietario e il caporale ‘sottobanco’): "Le giornate ‘a nero’ non mi danno il diritto ai contributi, ma guadagno 5 euro in più, inoltre non rischio di perdere il diritto all’assegno di disoccupazione”, spiega Maria, e mi racconta che in un'azienda in cui lavorava una sua amica l’anno scorso le contadine non hanno ottenuto l'assegno di disoccupazione, poiché il datore di lavoro non aveva registrato loro nemmeno una giornata: "Succede anche questo. Tuttavia, quell’azienda pagava 40 euro al giorno, più delle altre, per cui le donne sono rimaste, ma hanno protestato ottenendo il diritto alla registrazione”.
Un sindacalista spiega che il ridimensionamento del settore agricolo è una delle cause principali di questa situazione: "Il lavoro è poco, è diminuito negli ultimi tempi. Sia per l’introduzione dei macchinari agricoli una decina d’anni fa, sia per l’arrivo degli extracomunitari, disposti a lavorare anche per molto meno. Inoltre il settore agricolo è in crisi, e la domanda dei prodotti sul mercato è diminuita. C’è tanta domanda di lavoro ma poca offerta, per cui i proprietari terrieri se ne approfittano”.
I fantasmi delle campagne
Molto spesso 50 braccianti devono fare il lavoro di 100, per cui le giornate lavorative diventano ulteriormente pesanti. Perché questo accade? Gli altri 50 braccianti esistono sulla carta ma non sul campo. Li chiamano “Braccianti fantasma” o anche “Falsi Braccianti”: maxi truffe all’Inps che negli ultimi anni hanno fatto eseguire numerosi arresti. Ma il fenomeno non si è ancora estinto. Di cosa si tratta? I proprietari terrieri assumono in maniera fittizia numerosi braccianti, spesso amici o conoscenti. Questi vengono inseriti nel sistema informatico dell’Inps, percependo, senza aver mai realmente fatto una giornata di lavoro, indennità previdenziali ed assistenziali per un importo di decine di migliaia di euro.
“Al proprietario conviene”, mi spiega un bracciante, che si spacca la schiena da 10 anni per mantenere sua moglie e i suoi due figli all'università: “Per la vendemmia in un dato campo, per esempio, sono necessarie 5mila ore di lavoro e dunque 50 braccianti (che il proprietario della terra dovrebbe pagare e per i quali dovrebbe versare i contributi). Assume 50 persone, ma di queste, in realtà, solo 30 lavorano ai campi, le altre 20 sono tutte ‘fantasma’, nel senso che le loro giornate vengono registrate ma non vanno davvero a lavorare in campagna. Queste 20 persone non deve pagarle e non deve versare per loro i contributi, perché sono loro a pagarli. Le altre 30 che invece (davvero) vanno in campagna devono fare il lavoro anche per i 20 fantasmi. Siccome spesso non è possibile, il datore di lavoro assume una decina di operai a nero, che deve pagare qualche euro in più rispetto agli altri, ma per i quali non deve versare i contributi. È tutto un sistema assurdo per ridurre al massimo i costi di produzione, e si poggia sul consenso della gente che non ha voglia di lavorare ma non vuole rinunciare ai benefici della disoccupazione e della pensione. Le persone che invece lavorano ‘veramente’ percepiscono spesso un salario inferiore rispetto a quello previsto dalla legge. Inoltre non viene rispettata nessuna misura di sicurezza”.
Molti hanno creato fittizie aziende agricole dichiarando numerosi falsi braccianti, ottenendo dall’Inps i previsti registri di lavorazione. Questi contadini fantasma possono così percepire un’indennità di disoccupazione agricola per un importo di molte decine di migliaia di euro. Nel febbraio del 2009, per esempio, la Tenenza della Guardia di Finanza di Manduria (provincia di Taranto) ha denunciato 53 persone per truffa aggravata ai danni dell’Inps perché, utilizzando falsi contratti di affitto di fondi rustici e la fittizia assunzione, avrebbero beneficiato indebitamente dei contributi assistenziali e previdenziali e omesso di versare i relativi contributi.
Lorenza e la sua battaglia solitaria
Negli anni ’90 la questione dei braccianti agricoli in Puglia ha occupato le prime pagine di numerosi quotidiani nazionali. Poi tutto è tornato a tacere.
Ad aver infiammato l’interesse mediatico fu la battaglia di Lorenza Conte, bracciante di Oria (provincia di Brindisi), diventata poi presidente del Consiglio Comunale.
Il 27 agosto del 1993, si verificò l'ennesimo incidente: tre donne di Oria persero la vita mentre un caporale le portava a lavoro (stipate in 18 su un pulmino di 9 posti, per sole 23mila lire al giorno). Erano le 3 e mezza del mattino. Il Sindaco di Oria, Sergio Ardito, delegò a Lorenza tutte le iniziative necessarie per contrastare il fenomeno del caporalato, in quanto donna, bracciante e consigliere comunale.
All’epoca i partiti politici, i sindacati e le istituzioni, al di là delle frasi di circostanza, non mossero un dito. Gli organi preposti sottovalutarono il problema. “Poi, il caporalato era un fenomeno illegale, ma godeva di un forte consenso di massa. Neppure la mafia ha mai suscitato un tale riscontro presso le popolazioni siciliane”, dichiarò Lorenza in un’intervista rilasciata nel 2007 alla studentessa Serena Marzo, impegnata in una tesi sul caporalato, figlia anche lei di braccianti sfruttati nelle campagne pugliesi.
Verso la fine degli anni ’90 Lorenza riuscì ad organizzare un gemellaggio con un’azienda agricola di Policoro (provincia di Matera), per organizzare un servizio di trasporto pubblico che portasse le donne in campagna e sottrarle così ai pulmini dei caporali (sgangherati, insicuri e sovraffollati).
Il comune stanziò 40 milioni come contributo per il trasporto. Le donne pagavano solo 2mila lire e 4 le metteva il comune. Finalmente, un centinaio di donne potevano andare a lavoro libere, su mezzi pubblici e sicuri. E senza caporali, il cui giro d’affari subì così un duro colpo. Questo servizio è stato erogato per un anno e mezzo, non senza guai. Appena tre giorni dopo l'inizio dell'esperimento, a Villa Castelli (provincia di Brindisi) incendiarono ben sette pullman. Alla fine anche l'azienda di Policoro fece marcia indietro e tornò ai caporali.
La sua è stata una battaglia difficile. Nel 1994, l’intensa attività di questa donna fece sì che venisse aperta una Commissione Parlamentare.
Ma, aldilà dei risultati sbandierati, i risultati effettivi sono stati scarsi. Ancora oggi, anche se pochi lo sanno, il problema esiste. L’aspetto più grave di questa faccenda è che il problema è entrato ‘nell’ordine delle cose’.
“Se per abusi si intendono condizioni di lavoro difficili e sottopagate, è difficile che le braccianti reagiscano, così come non è facile trovare sindacalisti che si preoccupino delle condizioni di lavoro delle donne nelle aziende”, mi spiega Lorenza, e continua: “La mia risulta infine una battaglia politica e culturale praticamente persa. Ormai nel mondo della politica e dello stesso sindacato il ‘sistema dei caporali’ è di fatto legalizzato e/o accettato come il male minore: vedi le varie forme di precariato e di lavoro in affitto legalizzate. Rispetto agli anni ’90, gli stessi caporali hanno capito che non bisogna ‘esagerare’. Gli incidenti gravi, come quelli che allora hanno mobilitato l'opinione pubblica, non si sono più verificati, perché i pullman (sia pure sgangherati ma comunque più sicuri) hanno preso il posto dei furgoni”.
Tutte le donne che ho incontrato in questo viaggio attraverso le campagne pugliesi raccontano le loro storie, ma non lotteranno. Tutte hanno una famiglia da mantenere, molte hanno figli alluniversità. Teresa tra due anni andrà in pensione. Ha lottato, ha pagato, ma ora è stanca: “Si tratta della guerra delle formiche contro i titani. Il mondo funziona così: chi ha i soldi ha ragione”, mi spiega, “andrò in pensione ma continuerò ad andare in campagna. Molte donne in pensione continuano a fare giornate, ovviamente a nero”.
“C’è crisi”, si fa spallucce e si continua a lavorare: “Devo farmi il corredo", "Devo sposarmi", "Mio marito è in cassa integrazione", "Abbiamo debiti", "Ho il mutuo", "Mia figlia ha bisogno di un intervento delicato e non ci fidiamo dell'ospedale pubblico", "Ho visto una borsa che mi piace, ma costa 300 euro". "Sopporto e vado avanti”.
Fonte Articolo21
mercoledì 9 settembre 2009
martedì 8 settembre 2009
Città Nuova!
La città vecchia è viva!
Si doveva attendere quasi un centinaio di anni per intaccare lo "stigma" del degrado sociale e culturale che ha prodotto il ghetto più grande e prezioso d'Italia.
Ecco un video che mostra l'organizzazione della festa della musica in Città Vecchia, nello slargo retrostante l'ex chiesa di San Gaetano, attraverso il coinvolgimento degli abitanti
Cinque minuti di video per giornate di vita insieme!
Anticipiamo che il 10 settembre si terrà, nello stesso slargo, l'inaugurazione del Park-urka , un parco giochi temporaneo per piccoli e... grandi! Ci sarà anche un concerto in campo di Fido Guido e Roots Band!
Come se già non fosse abbastanza incasinata...
Da Area vasta un aiuto contro l’inquinamento
COS’È L’AREA VASTA
Approvato dalla Regione nel 2007, è il piano attraverso il quale, nel medio e lungo periodo, si rafforzerà il sistema territoriale
IL CONFRONTO
L’ingegner Micolucci, tecnico incaricato, ha fatto un raffronto tra gli obiettivi dell’Area vasta e quelli degli altri progetti Insieme al Piano generale anche la Valutazione ambientale
• Area vasta, presentata la prima parte dello studio che consentirà di avviare il processo di Vas, Valutazione ambientale strategica, in supporto al piano generale. Il documento tecnico è stato illustrato ieri a Palazzo di Città dall’ingegner Angelo Micolucci, che ha ricevuto l’incarico di preparare tutte le carte utili alla Vas nell’ambito appunto del Piano di Area vasta tarantina. Presenti i sindaci dei 28 comuni che insieme alla Provincia di Taranto e ed altri enti locali hanno sottoscritto nel maggio del 2007 l’accordo.
Il Piano di Area vasta, approvato dalla Regione nel luglio 2007, è lo strumento attraverso il quale si realizzeranno le azioni di medio-lungo periodo - almeno nel prossimo ventennio - atte a rafforzare sia il sistema territoriale sia le linee di azioni locali.
Il rapporto presentato dall’ingegner Micolucci, partito dalle linee generali, ha approfondito alcuni aspetti essenziali legati a Taranto, ed effettuato un confronto tra gli obiettivi del Piano di Area vasta ed altri programmi relativi al territorio relativi sempre all’azione strategica prefissata. Sono stati inoltre presi in considerazione aspetti positivi e negativi, con il preciso di intento di mitigare questi ultimi, soprattutto per quel che concerne l’inquinamento.
In occasione della presentazione, lo studio redatto è diventato oggetto di discussione da parte dei rappresentanti dei comuni che partecipano ad Area vasta. Diversi gli aspetti analizzati. Unanime invece l’esito dell’incontro.
«Abbiamo chiarito - commenta Alfredo Cervellera, vicesindaco di Taranto, ente capofila del progetto di Area vasta - che lo studio risulta utile e prezioso anche perché è propedeutico al Piano strategico di Area vasta, oltre che allo sviluppo complessivo del territorio. Sviluppo che è possibile proprio grazie all’ado - zione di determinate linee-guida ben specificate nel documento illustrato”.
In sintesi, dunque, il vicesindaco di Taranto, nonché assessore comunale all’Urbani - stica, ritiene che il testo redatto dall’ingegner Micolucci «diventa indispensabile per prevenire alcune criticità ambientali indicate con chiarezza».
Adesso lo studio sarà pubblicato sul sito internet dell’Area vasta, aperto alle osservazioni e alle riflessioni di tutti i soggetti partecipanti al piano oltre che di studenti, docenti e ricercatori universitari.
Ma Cervellera può già dirsi soddisfatto dopo questo nuovo step: «Almeno in questo primo studio - dice il vicesindaco - le linee individuate sono coerenti con lo sviluppo sostenibile proposto per il nostro territorio. Con orgoglio possiamo affermare che queste direttive sono già state condivise dal partenariato sociale ed economico in occasione dell’ul - timo incontro alla Camera di Commercio di Taranto quando l’ente camerale, i sindacati, Assindustria e le associazioni di categoria e ambientaliste hanno approvato la bozza del Piano strategico di Area vasta che dovrà essere completato con la Vas e chiuso dal Metaplan, il piano di cui faranno parte gli elaborati specialistici». [Pamela Giufrè]
lunedì 7 settembre 2009
15 passi nel buio...
Lunedì 7 settembre alle ore 17.30 al Terrazzo dell’Arpa –Corso Trieste, 27– Bari, Fandango libri presenta:
QUINDICI PASSI di Giuliano Foschini
Presenta
MARIO DESIATI, Direttore editoriale Fandango Libri
Intervengono
GIORGIO ASSENNATO, Direttore dell’Arpa Puglia
FRANCESCA PIRRELLI, Sostituto procuratore del Tribunale di Bari
Sarà presente l’autore
Il racconto del più grande disastro ambientale italiano
Foschini ci aiuta a comprendere perché il disastro ambientale dell’Ilva di Taranto sta diventando un pericolo per l’Italia e perché è soprattutto qui che si gioca la battaglia della sicurezza sul lavoro.
Dal quartiere Tamburi a ridosso del più grande impianto siderurgico d’Europa ci sono solo quindici passi, e quindici passi ugualmente dividono l’impianto dell’Ilva dal cimitero di San Brunone, il grande camposanto dove molti degli operai del complesso sono stati sepolti. Giuliano Foschini ha scritto un reportage sul più grande e silenzioso disastro ambientale italiano, un lavoro meticoloso tra carte giudiziarie e ambientali, numeri ed emissioni, dove hanno un ruolo importante le mancanze della politica e le omissioni delle classi dirigenti che in quasi cinquant’anni hanno diretto il siderurgico. Accanto all’inchiesta vi è il filo conduttore delle storie della gente: i bambini che disegnano solo cieli neri, le donne che si ritrovano le loro scope rosse di quarzite, o i pastori a cui sono stati soppressi i greggi per l’allarme diossina.
Un racconto serrato e spietato che spiega perché il disastro di Taranto sta diventando un pericolo per il nostro Belpaese. Perché la battaglia sulla sicurezza del lavoro si gioca soprattutto in questo impianto (il cui proprietario è oggi azionista di maggioranza della cordata CAI-Alitalia) e perché la politica nazionale non impone nuovi limiti alle emissioni velenose.
GIULIANO FOSCHINI è nato 27 anni fa a Barletta. Lavora a Bari nella redazione di Repubblica e collabora con L'Espresso. Si occupa principalmente di scandali e malaffare; scrive principalmente di pubblica amministrazione, università e ambiente. Questo è il suo primo libro.
I veleni oscurano il cielo di Taranto. "Noi, ammalati di inquinamento"
l'Ilva è la principale fonte di inquinamento in città. "Soltanto nei prossimi anni si sapranno gli effetti sulla salute di tutte queste emissioni" di GIULIANO FOSCHINI (La Repubblica)
Erano le 8.35 dell'11 dicembre 2008. Per la prima volta nella mia vita pensai intensamente agli acronimi, le parole formate con le lettere o le sillabe iniziali di altre parole. Ero all'ospedale Testa, ma non ero malato. Ero in quella stanza per ascoltare una conferenza organizzata dall'Arpa..." Leggi l'estratto completo
domenica 6 settembre 2009
Un messaggio per la città dal Comitato
venerdì 4 settembre 2009
Ecco dov'è finita legge diossina della Regione Puglia!

Ilva di Taranto: ritardi nella applicazione legge regionale antidiossina
4 settembre 2009 - Gabriele Pugliese (Presidente Commissione Ambiente del Consiglio Comunale di Tarant)
e per conoscenza
All’Assessore regionale all’ecologia, Onofrio Introna
Al Direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato
Al Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno
Oggetto: applicazione legge regionale antidiossina
Gentile Presidente,
in qualità di Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Taranto raccolgo le preoccupazioni espresse dall’associazione PeaceLink in merito alle necessità di esigere la piena applicazione della legge antidiossina.
La legge regionale n.44/2008 prescrive infatti:
- un controllo continuativo dei fumi (“campionamento in continuo).
L’associazione PeaceLink il 25 agosto 2009 ha segnalato alla Regione Puglia in modo documentato (citando il caso dell’acciaieria di Linz in Austria) che occorrono “circa 16 mesi per implementare un sistema efficace di abbattimento della diossina”.
Pertanto rischia di slittare la scadenza del 31 dicembre 2010 fissata dalla legge antidiossina per far scendere le emissioni sotto il limite di 0,4 nanogrammi a metro cubo.
Infatti l’Ilva non ha presentato il progetto che intende realizzare per abbattere le emissioni sotto il limite fissato dalla legge regionale.
Se per l’obiettivo ultimo della riduzione sotto i limiti “europei” rischia di slittare, le cose non vanno meglio per i controlli “a ciclo continuo” sulle emissioni di diossine.
L’Ilva infatti ad oggi risulta inadempiente circa il campionamento in continuo delle diossine, ossia il controllo dei fumi 24 ore su 24 del camino E312.
L’articolo 3 della legge del 16 dicembre 2008 prevede:
“Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, i gestori di
impianti di cui all’articolo 1, già esistenti e in esercizio, devono elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo all’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA Puglia) per la relativa validazione e definizione di idonea tempistica per l’adozione dello stesso. Gli oneri connessi all’esecuzione del predetto piano sono a totale carico dei soggetti gestori”.
Quindi l’Ilva doveva presentare all’Arpa Puglia il piano di campionamento in continuo entro il 16 febbraio. Ad oggi l’Arpa non ha ricevuto nulla. Sono passati quasi 7 mesi e l’Ilva è palesemente inadempiente.
Attendiamo che la Regione Puglia faccia proprie le preoccupazioni sin qui espresse e richiami formalmente l’Ilva al rispetto dei tempi di attuazione della legge antidiossina.
Chiediamo infine che tutti i dati delle analisi svolte siano al più presto pubblicati su Internet in modo che sia i consiglieri sia i cittadini possano farsi una completa opinione della situazione dell’inquinamento da diossina e della evoluzione dei controlli. Ci riferiamo alle analisi sui fumi del camino E312 Ilva successivamente all’entrata in funzione dell’impianto ad urea e a tutte le analisi sulla diossina compiute su ovini, alimenti e matrici ambientali.
Cordiali saluti,
Gabriele Pugliese (Presidente della Commissione Ambiente)
Vulpio racconta...
Un inchiesta spassionata e cruda che mette a nudo i vizi e gli scempi ambientali consumati su Taranto negli ultimi decenni.
La presentazione è avvenuta il 3 giugno 2009, in piazza Garibaldi a Taranto. In quell'occasione è stato allestito un palco sul quale numerosi interventi di cittadini, ambientalisti e artisti hanno fatto da cornice all'evento.
Trivellazioni: ogni regione si para il c... per conto suo!
di VINCENZO PALAZZO (La Gazzetta del Mezzogiorno)
MATERA - La ricerca petrolifera nel Mar Jonio non si farà. Il Ministero dell’Ambiente ha «accolto le osservazioni della Regione Basilicata» e ha «preannunciato parere negativo al programma di ricerca della Appennine Energy», presentato nel 2006 e riguardante l’intero Golfo di Taranto, visto che si fa richiesta di perforazioni fino a Santa Maria di Leuca. L’incontro tra i tecnici della Prestigiacomo e del Dipartimento ambiente lucano, a quanto riferisce la Regione, si è tenuto ieri mattina a Roma e ha chiaramente riguardato solamente i 33 km di costa lucana. Questa decisione dà corpo ad alcune perplessità tecniche e politiche della Regione in merito alle estrazioni marine e dà spessore alla volontà di diverse associazioni ambientaliste, agroalimentari e turistiche lucane, riunitesi da tempo in un cartello contro le trivelle nel mare dei greci.
L’istanza di ricerca nel tratto lucano è la «d148 DR-Cs» ed è stato presentato dalla Appennine Energy. «Cs» sta per Cosenza (questa istanza di ricerca lucana è una estensione della prima richiesta calabra), dove già perforano da alcuni anni lungo i litorali che vanno da Crotone fino a Rossano Calabro, mentre l’Appennine Energy è una società srl di proprietà della Consul Service, altra srl con sede a Roma, a sua volta di proprietà della Consul Oil & Gas, ennesima società a responsabilità limitata ma questa volta con sede a Londra. Istanza di permesso di ricerca vuol dire fare sondaggi nel Mar Jonio, con la tecnica dell’air gun (esplosione di aria), cercando di capire, con le onde sismiche di ritorno, dove sono le vene minerarie e quanto minerale c’è nelle viscere del fondo marino.
Le osservazioni della Regione sono state accolte dal Ministero ma va detto che avevano parere consultivo e non vincolante, sia perché ci troviamo in area demaniale – e dunque di pertinenza statale – e sia per gli effetti dell’ex Disegno di legge 1195, ora diventato Legge n. 99 del 23 luglio 2009. Una legge fortemente voluta dal governo Berlusconi e fortemente contestata da molte regioni italiane e da una marea di associazioni, ambientaliste e non, perché di fatto, con questa legge lo Stato italiano scippa ogni decisione agli enti locali in tema di energia, sia nucleare che mineraria. Anche per ciò che riguarda le aree non demaniale e la terraferma, portando i rapporti tra Stato e Regioni in questioni energetiche indietro di una decina di anni.
Il tratto di mare lucano interessato alle perforazioni è una larga fascia marina prospiciente la costa lucana, tra Nova Siri e Metaponto: per meglio capire, sarebbe tutto il tratto di mare compreso tra le foci dei fiumi Sinni e Bradano, dalla costa fino a circa 5 km. verso il mare aperto, per un totale di 162, 28 kmq.
giovedì 3 settembre 2009
A che punto è la legge antidiossina?
venerdì 4 settembre 2009, ore 9.30, Taranto, Palazzo di città, Aula consiliare
E' stata convocata la Commissione ambiente del Comune di Taranto
INTERENTI:
Relazione politica del Presidente della Commissione ambiente del Consiglio Comunale di Taranto, Gabriele Pugliese
Relazione tecnica a cura di PeaceLink, proiezione di una presentazione con i dati tecnici sull'argomento da Alessandro Marescotti
Arsenico e vecchi muletti!
«L’iniziativa del sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, rappresenta per noi un’importante attestazione del nostro ruolo». Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, rilegge la lettera inviata dal primo cittadino che dà il via libera all’avvio di un’indagine per valutare gli effetti dell’esposizione all’arsenico sulla popolazione.
Marescotti, era proprio quello che avevate chiesto?
«Con le nostre denunce non abbiamo mai affermato che l’Ilva scarica in mare quantitativi di arsenico superiori a quanto previsto dalla legge e soprattutto non abbiamo mai detto che tutto questo causa delle patologie per le popolazione. Ci siamo basati su dei dati e su un confronto molto chiaro».
I dati, prego.
«Abbiamo assunto come riferimento i dati che la stessa Ilva aveva comunicato all’istituto Ines e che, quindi, erano depositati presso il ministero dell’Ambiente. Nel 2006, quindi, l’Ilva aveva dichiarato di scaricare in mar Grande 1.116 chili all’anno. Ma poi paradossalmente la stessa Ilva aveva detto che quei dati erano sovrastimati e non effettivi».
Sin qui, i dati...
«La nostra associazione, nel momento in cui ha fatto questa denuncia pubblica sulla presenza di arsenico in mare, si era anche preoccupata di analizzare quel che accadde a Gela. Lì l’azienda petrolchimica scaricava in mare 200 chili all’anno di arsenico (non 1.116...) eppure furono trovate tracce di arsenico nelle urine degli abitanti. Per questo, almeno per noi, è suonato il campanello d’allarme ed abbiamo chiesto un’indagine sulla popolazione. Poi, in realtà, quei dati del 2006 sono diventati ancora più preoccupanti».
A csa si riferisce?
«Uno studio dell’Arpa del 2007, basato su dati reali non su sovrastime, aveva indicato in 2.600 chili all’anno la presenza di arsenico in mare. Ma c’è dell’altro».
Ha altri dati in suo possesso?
«Tra i documenti presentati dall’Ilva al ministero dell’Ambiente per ottenere l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) la stessa azienda certificò di scaricare arsenico in mare per 3.320 chili all’anno. Scusi l’ironia ma è una sovrastima anche questa da parte dell’azienda?».
Ora quest’indagine dirà se questi quantitativi di arsenico danneggiano la salute o meno. Sa già come verrà effettuata?
«No. Anche se verrà esaminato un campione rappresentativo della popolazione e gli studi verranno elaborati dall’Università sfruttando una sinergia Arpa-Asl».
Ma tre anni fa non fu già effettuata un’indagine simile?
«Sì e lo ha ricordato recentemente Confindustria Taranto ma quell’indagine, di fatto, si chiudeva rimandando ad un altro esame più approfondito. Serviva altro per avere un quadro certo».
Pecore, ilva e Conserva: quale legame?
mercoledì 2 settembre 2009
La marcia delle pecore invade il Comune!!!
Il territorio e le sue vocazioni millenarie finalmente rivendicano i loro diritti di esercitare mestieri antichi, sani e rispettosi della natura contro il disastro del mostro d'acciaio e dei suoi miopi sostenitori.
E noi siamo con gli allevatori!
Parte il Park-urka
Parco giochi a Largo San Gaetano
Impegnati artigiani locali per realizzare scivoli, altalene e giostre nella Città vecchia
PAMELA GIUFRÈ (La Gazzetta di Taranto, p. VI)
• Scivoli, altalene e qualche giostrina: la Città vecchia avrà il suo primo parco giochi temporaneo. Si chiamerà Park-Urka e sarà allestito a Largo San Gaetano, un piazzale che i ragazzi del quartiere amano da sempre definire il «campetto».
L’idea, che sarà realizzata già nei prossimi giorni, è stata presentata ieri mattina alla stampa dai responsabili dell’associazione LaBuat, Laboratorio urbano architettura Taranto, e di Controprogetto di Milano, che utilizzeranno gli spazi di via Cava 90, il cantiere Maggese, come officina di lavoro, per dare vita al progetto già finanziato dalla Regione Puglia con 25mila euro. Si tratta infatti di una delle idee promosse nell’ambito dell’iniziativa «Bollenti spiriti» voluta dalla giunta Vendola. L’attività si svilupperà in più fasi a partire da oggi fino al 10 settembre. Il giorno successivo, venerdì 11, la struttura sarà inaugurata.
Il programma è stato illustrato proprio al cantiere Maggese che il Comune di Taranto ha dato in prestito ai giovani di LaBuat e di Controprogetto, mettendo a loro disposizione anche un altro spazio in vico Seminario. Alla conferenza c’erano il sindaco Ezio Stefàno ed alcuni assessori della giunta comunale, oltre a Roberto Covolo, responsabile dello staff del progetto «Bollenti spiriti». Apprezzati l’originalità e l’entusiasmo del creativo gruppo di lavoro, intenzionato così a riqualificare i vicoli della Città vecchia.
Originalità che si rifletterà anche nel materiale (di risulta) utilizzato per creare Park-Urka: legno e ferro lavorati dagli artigiani locali. Ma gli incontri di questa prima decade del mese saranno aperti anche a tutti gli altri. Potranno infatti seguire le conferenze e gli incontri sia gli studenti di Architettura che gli artisti e gli appassionati di cantieri e impalcature, ma anche coloro che non hanno abilità particolari. Alla fine del seminario riceveranno una chiave inglese 22.
«La nostra impresa - spiega Antonietta Podda, vicepresidente di LaBuat, nonché responsabile della comunicazione del progetto di Park-Urka - riuscirà se avremo l’aiuto di tutti, ed in particolare la collaborazione degli abitanti del quartiere, con i quali abbiamo già avviato da qualche tempo relazioni interessanti al punto che molti di coloro che abitano a Largo San Gaetano rappresentano già il nostro punto di riferimento. Prezioso sarà ovviamente l’ausilio tecnico degli esperti, architetti e giovani creativi».
Il parco giochi sarà temporaneo: «E’ un progetto in itinere, che contiamo di completare nel giro di un anno, tenendo conto soprattutto delle esigenze degli abitanti più piccoli della zona. Questo è infatti il nostro obiettivo e contiamo di poter realizzare progetti similari anche negli altri quartieri meno popolati della città e nelle periferie più degradate. Per il futuro abbiamo già individuato centri come la Salinella e Paolo VI».
martedì 1 settembre 2009
Dopo le analisi alle pecore, controlliamo le persone!!!
Arsenico e manganese si faranno le analisi
• Dopo le denunce degli ambientalisti di Peacelink ci si muove per accertare a che livello è l’esposizione da arsenico della popolazione tarantina. Ieri il sindaco Ezio Stefàno ha scritto agli ambientalisti comunicando che «a seguito della richiesta avanzata dal Comune di Taranto per la valutazione dell’ esposizione da arsenico sull’ intera popolazione di Taranto, l’assessore regionale alle Politiche della salute, Tommaso Fiore, ha confermato l’unanime impegno della Regione Puglia. E Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, ha presentato un protocollo di studio per valutare non solo l’esposizione da arsenico urinario a Taranto, ma ha anche proposto di estendere lo studio anche per il manganese urinario. Alla valutazione - dice il sindaco - saranno interessati il Comune di Taranto, l’Arpa Puglia, il Dipartimento Asl Taranto 1, la Sezione di Medicina del Lavoro “Ramazzini”, del Dipartimento Medicina Interna e Medicina Pubblica dell’Univer sità di Bari.
E sono stati proprio gli ecologisti di Peacelink ad aprire il «dossier» basandosi sul registro Ines e su quei 1167 chili di veleno che il Gruppo Riva, che controlla l’Ilva, ha stimato essere finiti in mare nel 2006. Una enormità a giudizio di Peacelink che ha chiesto al sindaco analisi approfondite sulla salute dei tarantini seguendo la falsariga delle indagini epidemiologiche effettuate a Gela dal Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Organizzazione mondiale della sanità.
L’Ilva ha risposto aprendo a nuove analisi, ma smentendo gli ambientalisti: «I dati Ines sono fittizi. Dal 2002 l’Arpa controlla mensilmente i due canali di scarico e la presenza di arsenico è stata nulla o comunque di poco superiore ai limiti di rilevabilità». Il direttore Assennato è stato il primo a parlare di situazione sotto controllo citando le indagini condotte nel 2007 dall’Ispesl sull’esposizione all’arsenico. (La Gazzetta di Taranto, p.IV)








