venerdì 12 dicembre 2008

Poteri forti 2: il giornalismo imbavagliato

Apprendiamo della "rimozione" di Carlo Vulpio da un'inchiesta, ecco i dettagli. Per capire qualcosa di più sull'informazione in Italia. (capite perché, come libertà di stampa, siamo al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud?)

Avevo fatto una battuta: avevo detto: i giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti. Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato “trasferito” anch’io.
E’ stato la sera del 3 dicembre, dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori.
Come sempre, non solo durante questa inchiesta, ma perché questo è il mio modo di lavorare, avevo “fatto i nomi”. E cioè, non avevo omesso di scrivere i nomi di chi compariva negli atti giudiziari (il decreto di perquisizione dei magistrati di Salerno, che trovate su questo blog in versione integrale) non più coperti da segreto istruttorio. Tutto qui. Nomi noti, per lo più. Accompagnati però da qualche “new entry”: per esempio, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
Con una telefonata, il giorno stesso dell’uscita del mio articolo, la sera del 3 dicembre appunto, invece di sostenermi nel continuare a lavorare sul “caso Catanzaro” (non chiamiamolo più “caso de Magistris”, per favore, altrimenti sembra che il problema sia l’ex pm calabrese e non ciò che stanno combinando a lui, a noi, alla giustizia e alla società italiana), invece di farmi continuare a lavorare – dicevo –, come sarebbe stato giusto e naturale, sono stato sollevato dall’incarico.
Esonerato. Rimosso. Congedato. Trasferito.
Con una telefonata, il mio direttore, Paolo Mieli, ha dichiarato concluso il mio viaggio fra Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme... (continua)

"L'Ilva uccide"


...

L'Ilva uccide. Per il colosso dell'acciaio si può perdere la vita. In un duplice angosciante senso. Sia per la quantità di emissioni inquinanti che essa produce, soprattutto nella città di Taranto, contaminando territorio e aria ed esponendo la popolazione locale, insieme a chi lavora nella fabbrica, a danni per la salute che, spesso, si traducono in una condanna senza appello, come il carcinoma. Sia perché l'azienda non sembra aver fatto della sicurezza e dell'anti-infortunistica il suo fiore all'occhiello, contando dall'inizio dell'anno ben 3 tre decessi durante l'attività di lavoro. L'ultimo dei quali proprio in queste ore.

Un omicidio "bianco" che porta il nome di Paurovic Zigmontian, operaio di 54 anni di origine polacca colpito da un pezzo ancorato ad una gru che si è improvvisamente staccato abbattendosi sull'uomo e facendolo precipitare dall'altezza di 14 metri. Zigmontian stava lavorando nell'area dell'altoforno 4 ed era al suo ultimo giorno di lavoro nello stabilimento tarantino. Non era un dipendente dell'Ilva ma un impiegato della ditta di origine belga Pirson Montaggi, dunque un lavoratore d'appalto, dunque un lavoratore straniero.

Due costanti negli incidenti "bianchi", che fanno rabbrividire quando si sente parlare, come accade in queste settimane, della volontà di Confindustria e Governo di arrivare a mettere mano al Testo unico sulla sicurezza e la salute nell'occupazione per sterilizzarlo. Un passaggio specifico, almeno stando ad un documento degli industriali che già sarebbe in circolazione sulle scrivanie dei ministeri, è infatti dedicato proprio alla necessità - tutta loro, tutta di parte- di cancellare la norma che prevede che la responsabilità del datore di lavoro si estenda su tutta la catena degli appalti, eccezion fatta per quelli "di una certa consistenza". Formula quest'ultima molto generica di cui non si capisce - o meglio lo si capisce e come- il senso. Senso che suona più o meno come il "mani libere" alle imprese di parcellizzare sempre più il lavoro, soprattutto nel settore edile dove la catena degli appalti e delle commissioni è un tratto caratteristico che, spesso, impedisce la ricostruzione chiara delle responsabilità e dei ruoli quando accadono le tragedie nei cantieri.

...

Marzia Bonacci (Aprileonline)

Non solo diossina...

Una "letterina" a Emilio Riva

(IMG Press) vorrà perdonarmi se ardisco indirizzarLe queste righe. Due, le ragioni per cui lo faccio: la prima, in quanto sono pugliese e, da parte Sua, Lei, con le importanti attività imprenditoriali che qui possiede e conduce, costituisce ormai parte integrante e, sotto il profilo economico finanziario, determinante di questa Regione; la seconda, nella mia veste di ragazzo di ieri e, quindi, sotto il profilo anagrafico, pressappoco Suo pari. Sin dai tempi della tenera età, entrambi sappiamo e crediamo che gli ovini – pecore, agnelli, capre e capretti – sono, per antonomasia, l’incarnazione di creature utili, miti e innocenti, veri e propri sostenitori silenziosi di umane esistenze, senza nulla chiedere in cambio, salvo la possibilità di pascolare all’aria aperta e pulita brucando fili di sana erba o, in mancanza, attingendo, negli stazzi o all’interno degli ovili, a mucchi d’erba essiccata al sole. Siamo a conoscenza, altresì, che i modelli di vita non hanno più l’impronta meramente pastorale, non sono incardinati in un unico schema, rappresentato dagli elementi originari e diretti della natura, vale a dire sereno, pioggia, caldo, freddo, vegetazioni o pozze d’acqua o polle sorgive incontaminate. L’instaurazione e l’avanzata di altri molteplici e svariati comparti d’attività hanno, come è ovvio, modificato, se non stravolto, gli equilibri di partenza, tutto avendo una sua propria implicazione; fra il resto, è come se, pian piano, si fosse verificato un vero e proprio marasma in seno all’ambiente e alla salute dell’ambiente. D’altronde, è destino che i viventi debbano fare i conti con le evoluzioni, passare anche attraverso i cambiamenti, sempre serbando, beninteso, il senso e la capacità di valutazione, di individuazione e di rispetto delle priorità. Fatte queste premesse, mi piacerebbe, se mi permette, che ci soffermassimo insieme, per un attimo, sulla vicenda e l’ultimo epilogo concernenti il triste destino del 1600 capi ovini, di proprietà di otto allevatori dell’agro coincidente con la zona industriale di Taranto, risultati contaminati dalla diossina e, perciò, finiti, senza scampo, con la soppressione e la contestuale e radicale eliminazione di ogni loro resto corporeo. Abbiamo appreso che l’operazione ha richiesto, addirittura, un intervento finanziario di 160.000 euro da parte della Regione Puglia, come dire 100 euro per ciascun animale; con il particolare, che solo una minima parte di tale somma sarà, forse, assegnata, a titolo di ristoro del ben maggior danno, ai proprietari dei capi. Veda, ingegnere, io, oltre a essere rimasto colpito dall’infausta e immeritata sorte degli innocenti ovini, sto ora rivolgendo i miei pensieri e lo sguardo ideale a quegli allevatori rimasti senza l’unico mezzo di sostentamento di cui disponevano per loro e per le loro famiglie. Alla stregua di un calzolaio privato del suo desco di lavoro o di un musicante privato dello strumento. Posso pregarLa, ingegnere, di condividere, anzi di far Sua, questa mia vicinanza morale alle otto povere persone? Il Natale e il presepe sono già pronti, fuori dalla grotta stazionano, ancora oggi come agli albori della storia, figure di pecore e di agnelli, mentre, purtroppo, all’esterno di quelle otto “grotte” del Tarantino, non ve n’è più ombra. Ingegnere, lasciando del tutto da parte l’eventuale implicazione o meno delle sue iniziative industriali nei processi di emissioni nocive all’ambiente (ciò, ovviamente, dovrà essere stabilito nelle sedi deputate), vorrei pregarLa, nel modo più riservato e impersonale che saprà sicuramente individuare, di trasformarsi, quest’anno, in uno speciale e generoso Bambinello e di sostenere, come meglio crede, gli sfortunati pastori che hanno perduto le loro greggi. Fiducioso che non rimarrà insensibile a questo appello, La ringrazio sin d’adesso dell’attenzione e di quanto, concretamente, vorrà fare.
Rocco Boccadamo e.mail: rocco_b@alice.it

Hutchinson Whampoa prende il 50% di TarantoTerminal Container

...sarà per questo che il Ministero ha annunciato ieri che farà i dragaggi?
Quando si tratta di vendere...

(AGI) - Taranto, 11 dic. - La Hutchinson Whampoa Limited e’ entrata da stamani al 50% a far parte della societa’ Taranto Terminal Container (Tct) che gestisce la struttura jonica. L’accordo e’ stato firmato ieri a Roma presente il sottosegretario ai trasporti, Menia. L’annuncio e’ stato dato dal commissario dell’autorita’ portuale di Taranto, Salvatore Giufre’. La HWL presenta numerose “societa’-figlie” specializzate in specifici settori, con un range che va dai piu’ grandi operatori nei porti e costruttori di infrastrutture agli operatori tecnologicamente piu’ avanzati nel settore delle telecomunicazioni.Nel settore “porti e relativi servizi” la HWL opera tramite la propria affiliata Hutchinson Port Holdings (HPH), maggiore societa’ di investimenti mondiale operante nel settore dei porti, presente in totale su 292 banchine in 47 porti, nell’ambito di 24 Paesi che vanno dall’Asia, al Medio Oriente, Africa, Europa, America ed Australia. Nel 2007 la HPH ha raggiunto una movimentazione di 66.6 milioni di teu nel mondo.La HPH e’ stata fondata nel 1994 al fine di gestire le attivita’ della HIT - Hong Kong International Terminals - nel settore portuale crescenti in maniera esponenziale. La HPH possiede altresi’ compagnie che forniscono servizi di trasporto.

Il collezionista di denunce...

ENNESIMA DENUNCIA PER L‘INQUINATORE EMILIO RIVA

“Le notizie del sequestro di rifiuti speciali e delle denunce a Emilio Riva e tre responsabili di stabilimento è un fatto molto grave che però non ci stupisce, – affermano Cristina Morelli e Luca Dallorto rispettivamente consigliere regionale e comunale dei Verdi – l’indagine del NOE, a cui va il nostro plauso, denota invece come la questione delle azioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Genova-Cornigliano non siano risolte. L’imprenditore recidivo Emilo Riva si dimostra ancora una volta non affidabile e totalmente disinteressato a rispettare le leggi in materia ambientale, ricordiamo la sua condanna penale del 2006 presso il Tribunale di Genova a un anno e quattro mesi per inquinamento ambientale, e gli altri gravi precedenti a Taranto, dove continua ad avvelenare la città. Da uno studio di Greenpeace l’impianto Ilva di Taranto risulta il secondo più inquinante stabilimento italiano con quasi 11 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nel 2007. Dopo tanti anni di battaglie ambientali – concludono gli esponenti dei Verdi Cristina Morelli e Luca Dallorto - che hanno portato alla chiusura della cokeria e dell’altoforno, oggi si registra nel quartiere di Cornigliano un netto miglioramento della qualità dell’aria (compresi cancerogeni come benzene e benzopirene), occorre però vigilare attentamente sull’evolversi della situazione al fine di scongiurare nuovi accordi che pongano l’imprenditore nella condizione di ottenere eventuali vantaggi nella futura destinazione delle attività. Si rende urgente ridiscutere complessivamente sugli spazi concessi che servirebbero in maniera strategica per lo sviluppo del porto di Genova e dell’occupazione con l’insediamento di nuove attività non inquinanti”. (IMGPress)

"Rifiuto 1"

"Gli ovini saranno storditi con una scossa elettrica e poi sgozzati. Moriranno dissanguati e saranno smaltiti come Rifiuto di Tipo 1, cioè rifiuto tossico altamente pericoloso in una discarica per rifiuti speciali".

Lettera alla città. Il dolore ci rafforzerà!



Un cielo di piombo si chiude come un sipario su Taranto. La strage degli innocenti è compiuta. Abbiamo assistito all'ultimo atto di una tragedia. Il 10 dicembre sono venuti a prelevare le pecore e le capre in tutte le masserie degli allevamenti coinvolti, giungendo così all'epilogo del lavoro di una vita. Nei nostri ovili ora rimbomba un silenzio assordante, intriso di dolore, quello nostro e dei nostri animali che generosi fino all'ultimo istante sono saliti sui camion della morte, pronti a sacrificare la loro vita per salvare la nostra.

Sinceramente immaginavamo tutti una conclusione diversa. Una giornata pesante come le nuvole che hanno accompagnato le operazioni... l'assenza della città e la presenza della forza pubblica hanno mortificato ciò che restava di una speranza.
La giornata è passata e questa mattina alle 4 ci siamo avviati verso il macello per accompagnare i nostri animali e continuare a vivere la loro tragedia che è anche la nostra!

Sì, è anche la nostra, non solo come famiglia colpita, in quanto questa tragedia coinvolge non solo tutti i cittadini di Taranto, ma anche tutti coloro che hanno guardato con sensibilità alla nostra sofferenza. Non rendiamo inutile questo sacrificio! A noi oggi piace pensare che questi animali possano diventare un simbolo, non dell'ennesima ingiustizia ma del risveglio della coscienza collettiva troppo a lungo assopita, e in questo senso continueremo ad adoperarci.
A livello personale non ci arrendiamo, siamo abituati a non arrenderci proprio come la nostra città, e siamo disposti a rispettare le leggi, a pagare in prima persona come abbiamo fatto fin'ora. E adesso?

Da generazioni facciamo questo lavoro, vorremmo avere di nuovo il nostro gregge, ci hanno detto che nessuno ce lo impedisce, ma fra un anno o due se non si bonificheranno i terreni e se non si controllerà l'origine della diossina, questa sarà trovata ancora una volta nel corpo dei nostri animali. Ancora ci hanno detto che potremmo nutrirli con i mangimi già pronti come se questi fossero veramente esenti da rischi (i maiali irlandesi contaminati dalla diossina non erano forse nutriti secondo queste modalità?).

Chiediamo dunque delle direttive chiare in attesa di ricevere quanto prima l'obolo per noi stanziato appena sufficiente e comunque necessario "come il pane" per tirare avanti. Vogliamo che chi di dovere si assuma politicamente le proprie responsabilità come noi abbiamo fatto con le nostre . Chiediamo di mettere per iscritto cosa possiamo o non possiamo fare, considerando che ormai la nostra fiducia è completamente rivolta alla magistratura, ma che non siamo più in grado di attendere i tempi biblici che suo malgrado la giustizia richiede per fare il proprio corso.

Fam. Fornaro
Allevamento Carmine

giovedì 11 dicembre 2008

Rassegna Stampa




Per Jan

Altri commenti a caldo sulla morte di Jan Zygmunt Paurovvicz, dopo i servizi sui tg nazionali e su (quasi) tutti i quotidiani online.
Ma un commento forte, fortissimo deve venire dalla città...che risuoni ovunque l'eco di tutte le ingiustizie subite da e in questa terra!!

MO AVASTE!

...E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI!

Terzo incidente in un anno nello stabilimento siderurgico. La vittima è un polacco di 54 anni, aperta inchiesta

Lo stabilimento Ilva di Taranto (Emmevì)

TARANTO - Un operaio di origine polacca, Jan Zygmuntjan Paurowicz, di 54 anni è morto nella notte, intorno all'1.30, mentre lavorava nel reparto altoforno dell'Ilva di Taranto. Per lui questo doveva essere l'ultimo giorno di lavoro. La ditta francese Pirson, di cui l'uomo era dipendente, aveva infatti ultimato l'intervento sull'altoforno 4 - fermo in manutenzione programmata - e i lavoratori stavano smontando le attrezzature. Paurowicz è stato colpito da un pezzo ancorato a una gru ed è precipitato da un'altezza di 12 metri riportando un gravissimo trauma cranico. È morto poco dopo il suo arrivo all'ospedale Santissima Annunziata.

TRE IN UN ANNO - La procura di Taranto ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell'impianto. È il terzo incidente mortale nello stabilimento siderurgico dall'inizio dell'anno e anche in questa occasione la vittima è un lavoratore di una ditta in appalto. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero immediato di 24 ore delle aziende d'appalto operanti nell'altoforno 4 e altre 24 ore di sciopero a partire dalle 7 di venerdì per tutti i lavoratori diretti dell'Ilva e i lavoratori dell'appalto. «L'incidente ha una forte similitudine con quello accaduto in aprile di quest'anno nel reparto zincatura a caldo in costruzione - sottolineano i sindacati -, laddove un lavoratore perse la vita per una caduta dall'alto del capannone. Questo infortunio dimostra che quanto fatto non è stato sufficiente a evitare l'accaduto». Il presidente della Puglia Nichi Vendola ha espresso la vicinanza sua personale e a nome della Giunta ai famigliari, ai colleghi e ai conoscenti della vittima. «Ancora una volta - afferma Vendola - un lutto colpisce i lavoratori dell'appalto. Vogliamo essere vicini ai parenti e ai conoscenti dell'operaio, consci che il problema della grande industria tarantina non potrà essere risolto solo con annunci e proclami, ma con l'analisi rigorosa delle cause degli incidenti e delle criticità ambientali e con l'introduzione e il rispetto di rigorose legislazioni».

LA NOTA DELLA SOCIETÀ - In un comunicato la Paul Wurth Italia (società che ha appaltato i lavori alla Pirson Contractors) scrive: «Questa notte, presso il cantiere realizzato per il rifacimento dell'altoforno 4 dell’Ilva, fermo da diversi mesi, durante le attività di smontaggio delle strutture secondarie di una delle piattaforme interne all’altoforno, Paurowicz Zygmunt Jan, operaio carpentiere specializzato della società Pirson Contractors, è precipitato all’interno del forno stesso per un'altezza di circa 12 metri attraverso la botola predisposta per l’evacuazione del materiale, sulla piattaforma mobile. L’operaio, prontamente soccorso, è deceduto durante il tragitto verso l’ospedale civile S. Annunziata di Taranto. L’operaio, dipendente da lungo tempo della Società Pirson, società altamente specializzata nella costruzione e nel rifacimento di altiforni, aveva partecipato nell’ultimo decennio in tutta Europa a numerosi interventi di ricostruzioni di impianti simili. È in corso un’indagine interna per accertare le cause della tragedia. Attualmente sono in corso le indagini della Procura di Taranto e dei Servizi Ispettivi. Paul Wurth Italia esprime ai famigliari del sig. Paurowicz Zygmunt Jan le sue più sincere condoglianze, ricordandone le grandi doti umane oltre che professionali».

Dal Corriere della Sera On-line

11 dicembre 2008


per Enzo. Con tutto il nostro cuore...

Vi invitiamo a prendere sette minuti di pausa e a riflettere con queste immagini e questa musica sul destino di un uomo e di tanti innocenti.
Fatelo per voi!
Oggi è morto un ideale!
Con le pecore viene bruciato una volta per tutte il sogno di una terra ospitale che rappresentava l'alternativa al marcio industriale.
Gli allevatori sono qualche decina e rappresentano la storia millenaria di tutti ma nessuno ha mosso un dito per loro!
Forse il loro guaio è che le pecore non votano...

Se Taranto piange, la provincia non ride..



Video Prodotto dal Presidio Permanente No Discariche

MO AVASTE!

...dacci oggi il nostro sequestro quotidiano. Eh, Riva?

Qualcuno direbbe che si tratta di accanimento mediatico... Come si fa a dichiarare che una società così corretta fa traffici illeciti di rifiuti?

Ilva, maxi sequestro di rifiuti speciali

Sequestro in grande stile a Genova nello stabilimento siderurgico dell’Ilva. I carabinieri del Noe hanno messo infatti i sigilli ad un carico di 100mila tonnellate circa, contenente in prevalenza polverino d’acciaio e circa 5mila tonnellate di pasta di zolfo. Contestualmente sono stati denunciati quattro dirigenti dell’Ilva ritenuti responsabili di aver organizzato uno stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi in mancanza delle previste autorizzazioni.


Si tratta del presidente del Cda del gruppo Ilva Emilio Riva, del direttore dello stabilimento di Genova Giuseppe Frustaci, dei responsabili dello smaltimento dei rifiuti Franco Risso e Enrico Calderari. Il materiale sequestrato era costituito da residui accumulati tra il 1998 e il 2005, anno in cui veniva chiusa l’attività dell’altoforno. Nonostante gran parte del materiale fosse stato già smaltito, l’accumulo trovato dai carabinieri superava comunque i limiti previsti dalla legge. Al momento si attendono la convalida del sequestro da parte del magistrato che ha condotto l’inchiesta e la valutazione sulla pericolosità dei materiali.

L’operazione che ha portato al sequestro dell’Ilva è stata svolta dai Carabinieri del Noe di Genova in collaborazione con i colleghi del Noe di Pescara che contestualmente hanno sgominato un’organizzazione dedita allo smaltimento illecito di rifiuti con base in Abruzzo e diramazioni in diverse regioni d’Italia. 36 gli individui denunciati all’autorità giudiziaria con gravi accuse: si va dall’associazione a delinquere all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, dalla truffa al falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali e frode processuale. Il gip ha anche emesso 5 ordinanze di custodia cautelare. L’indagine, partita due anni fa e che ha portato anche al sequestro dell'impianto di trattamento rifiuti di Chieti Scalo, ha evidenziato le attività della losca organizzazione abruzzese, che, grazie a ramificazioni tentacolari, riusciva a smaltire grosse quantità di rifiuti speciali pericolosi nelle discariche di numerose località italiane. (Barimia)

Animali o discariche industriali?

E' di nuovo tempo di allarmi alimentari legati alla filiera di prodotti animali: qualche giorno fa sono stati comunicati gli esiti di una ricerca svedese che accusa gli hamburger di essere tra gli agenti scatenanti dell'Alzheimer, quasi contemporaneamente in Italia si è avuta la segnalazione di bambini colpiti da escherichia coli presente nel latte crudo contaminato, in questi giorni verranno abbattute le 1600 pecore vicino a Taranto colpevoli di aver pascolato in prati alla diossina e l'Europa si trova di nuovo alle prese con la diossina rilevata nelle carni di maiale e di bovino allevati in Irlanda.

Di nuovo, perchè già nel 1999 si era avuto un episodio di contaminazione di moltissimi allevamenti a causa di mangimi contenenti diossina prodotti in Belgio. Le carni ed i mangimi si erano diffusi in tutto il continente. Adesso la vicenda si ripropone e, mentre nel '99 erano interessati polli e suini, questa volta insieme ai maiali sono stati colpiti i bovini. In verità dopo quel primo episodio arrivato alle cronache la diossina è stata compagna sgradita delle attività zootecniche in tutti questi anni: nel gennaio del 2006 prosciutti e carne di maiale proveniente dal Belgio avevano presentato la stessa problematica in modo grave, dal 2003 è iniziata la trafila di ritrovamenti nel latte di bovini e bufali soprattutto a sud, con una continuità inarrestabile, dall'inizio del 2008 sono iniziate le plurime segnalazioni di contaminazione nel Tarantino e di nuovo in Campania.

La presenza di diossina è in costante e preoccupante aumento. La diossina che esce da impianti industriali, da inceneritori o che è causata dal traffico automobilistico si deposita sui terreni e da qui passa nei vegetali e poi nel latte, nelle uova, nelle carni di animali che hanno mangiato questi vegetali, passa cioè nella catena alimentare animale e poi umana. La presenza della diossina è comune a tutta la penisola, dal sud al nord: in Valtellina è stata trovata nei polli, a Vercelli nelle uova e nel latte dell'unica azienda controllata.

I casi più gravi, come quello dei polli del Belgio e dei maiali e bovini dell' Irlanda, indicano però un altro meccanismo: la molecola non arriva "dal cielo" ma viene direttamente immessa nei mangimi. La causa è sempre una sola e cioè il desiderio di guadagno da parte di imprenditori senza scrupoli che, non contenti di lucrare su sostanze di basso costo vendute a caro prezzo, approfittano della capacità degli animali di riciclare sostanze di scarto per introdurre nei mangimi rifiuti veri e propri, anche pericolosi. Da sempre agli animali allevati sono stati dati degli scarti come cibo, in particolare il maiale era allevato con gli scarti di cucina. Nelle fattorie, con gli animali, da un punto di vista ecologico, si chiudeva il cerchio. Si trattava di pochi animali e di rifiuti organici. Ora invece nell'allevamento industriale si riciclano … rifiuti industriali.

La diossina è un prodotto di scarto che invece di essere smaltito come rifiuto tossico viene somministrato agli animali. Il guadagno è enorme: si incassa il costo dello smaltimento e in più si ricavano i soldi dalla vendita del mangime così addizionato. Un bell'affare non c'è che dire anche se nel caso dell'Irlanda la causa ufficiale si dice sia un problema tecnico dovuto al guasto di una apparecchiatura. Ora c'è la corsa a rassicurare i consumatori per non danneggiare la filiera e gli operatori del comparto, che però invece di dimostrare coscienza sociale ed etica imprenditoriale non smettono di speculare sulla salute dei consumatori e di trattare gli animali come pattumiere.
Infine due considerazioni. In Italia si fanno circa 200 campioni di routine ogni anno in tutto il paese per la ricerca della diossina, e solo in caso di riscontri positivi o di segnalazioni la ricerca si infittisce, ed è facilmente immaginabile che le positività non sono che una piccola punta di un iceberg enorme, perché se bastano pochi campioni a individuare la molecola vuol dire che il problema è diffusissimo.
Inoltre abbiamo qualche difficoltà a credere alle raccomandazioni sulla sicurezza per i consumatori se è stato ammesso, solo dopo cinque anni, che il primo famoso scandalo (quello del 1999) ha causato la morte di almeno 250 persone per colpa della diossina.

Enrico Moriconi
Fonte: www.liberazione.it

Una petizione per salvare le pecore

La petizione. promossa da Codici, chiede:

Piuttosto che sopprimerli che si utilizzino questi animali per altre funzioni non alimentari, come ad esempio per le fattorie didattiche dove possono essere introdotte al solo scopo di mostrare ai bambini, che ne hanno sempre meno la possibilità, questi splendidi animali.

Firma la petizione

Un altro morto all'Ilva. Sempre colpa della gru...

Un operaio di origine polacca, dipendente di una ditta appaltatrice, Jan Zygmunt Paurovvicz, di 54 anni, è morto la scorsa notte in un infortunio avvenuto nel reparto altoforno dell'Ilva di Taranto.

L'incidente, per cause in corso d'accertamento della Polizia e dell'Ispettorato del lavoro, è avvenuto poco dopo 1,30.

L'uomo, dipendente di una ditta specializzata in montaggi, la 'Pirson Montaggio' (del Gruppo belga Pirson International), stava smontando alcune parti dell'altoforno 4, un impianto fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un'altezza di 14 metri. L'operaio è morto sul colpo. Il personale sanitario del '118' non ha potuto fare altro che constatarne la morte. Indagini sono state avviate dagli ispettori del lavoro e dai carabinieri.

SUBITO 24 ORE DI SCIOPERO In seguito all'incidente della notte scorsa nello stabilimento siderurgico Ilva, in cui ha perso la vita l'operaio polacco Jan Zygmuntjan Paurowicz, di 54 anni, le segreterie provinciali di Taranto di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato da subito uno sciopero di 24 ore delle aziende d'appalto operanti nell'altoforno 4 e altre 24 ore di sciopero a partire dalle ore 7 di domani per tutti i lavoratori diretti dell'ilva e i lavoratori dell'appalto. «L'incidente verificatosi nelle prime ore di stamattina - è detto in una nota dei sindacati - ha una forte similitudine con quello accaduto in aprile di quest'anno nel reparto zincatura a caldo in costruzione, laddove un lavoratore perse la vita per una caduta dall'alto del capannone». «Nonostante l'alta soglia di attenzione, attraverso la pianificazione degli interventi in merito alla prevenzione infortuni richiesta e predisposta alla partenza delle operazioni di rifacimento o di costruzioni ex novo di impianti - aggiungono i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm - questo infortunio dimostra che quanto fatto non è stato sufficiente a evitare l'accaduto». I rappresentanti sindacali osservano ancora che «l'incidente odierno, il terzo dall'inizio dell'anno che vede coinvolti lavoratori di aziende d'appalto dell'Ilva, ripropone con tutta la sua drammaticità il problema della tutela della sicurezza in ogni luogo di lavoro e chiede con forza l'immediata applicazione senza ulteriori perdite di tempo, del testo unico sulla sicurezza sul lavoro».

... a data da destinarsi. E la città aspetta sempre...

Parchi minerari: rinviata riunione
È stata rinviata a Taranto la conferenza di servizi che avrebbe dovuto discutere il progetto per alzare delle gigantesche barriere contro la diffusione delle polveri dai parchi minerari dell'Ilva, a protezione del quartiere tamburi.
L'iniziativa era stata presentata dal gruppo riva, con l'obiettivo preciso di intercettare almeno il 50 per cento delle polveri pesanti, senza tuttavia impedire la dispersione di quelle sottili, altrettanto pericolose.
Il progetto non ha convinto per la verità né l'Arpa, l'Agenzia Regionale per l'Ambiente, né il gruppo di associazioni Altamarea, che suggeriscono invece la copertura dei parchi minerari.
Alla riunione erano assenti oggi Regione e Provincia. (Telenorba)

Taranto verso il dragaggio del porto


Il ministro dell'ambiente ha firmato il decreto attuativo per le operazioni di dragaggio del porto di Taranto, recependo le indicazioni del Consiglio di Stato.
Il progetto e' di importanza fondamentale per lo sviluppo delle attività portuali: con i fondali più profondi possono attraccare alle banchine tarantine anche le navi porta-containers di ultima generazione.
Si stanno definendo ora le procedure per ripulire l'area marina, la stessa operazione dovrebbe presto riguardare anche il porto di Brindisi. (Telenorba)

Qulache misera reazione politica mentre l'eccidio passa inosservato

CARNE ALLA DIOSSINA: DI NARDO(IDV), DA GOVERNO PIU’ CHIAREZZA

(AGI) - Roma, 10 dic - Ho chiesto al Governo di riferire in merito al pericolo della carne alla diossina: i consumatori hanno bisogno di risposte chiare e precise, non solo di rassicurazioni televisive: lo afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori in Commissione Agricoltura al Senato, Nello di Nardo. ‘I consumatori - continua l’esponente IdV - hanno il diritto di salvaguardare la propria salute - prosegue Di Nardo - ed e’ per questo che trovo del tutto inopportuni, nonche’ fuorvianti, sia i facili allarmismi sia le risposte sommarie. Riteniamo quindi importante conoscere la reale situazione per quel che riguarda le carni nostrane, dopo il caso del gregge contaminato in provincia di Taranto, ma soprattutto per quelle importate dall’estero’. ‘Non si puo’ essere approssimativi in materia di controlli, ne’ giocare con la salute dei cittadini; i controlli ci sono, certamente, ma come Italia dei Valori chiediamo che vengano intensificati per quel che riguarda il rispetto sia delle norme igieniche e sanitarie, sia delle regole commerciali. E non solo da parte dei NAS e della Guardia di Finanza, ma anche delle Asl, degli uffici comunali, ecc. Un compito - conclude Di Nardo - che oggi risulta ancora piu’ difficile considerati i tagli che il Governo di centrodestra ha attuato sui finanziamenti per le forze dell’ordine, la sanita’ e gli enti locali’.

mercoledì 10 dicembre 2008

L'amarezza di Enzo

«Questa storia è paradossale. Abbiamo subito un torto da chi ha avvelenato gli animali. Per tutta risposta massacrano le nostgre greggi e di fatto tolgono la vita anche a noi». Gronda rabbia dalle parole di Enzo Fornaro. Con suo padre Angelo gestisce la masseria Carmine, arroccata nelle campagne vicine al quartiere Paolo VI. L’antica masseria, le stalle e gli ovili sono tutta la vita di questa famiglia. Per anni hanno allevato le loro capre e le loro pecore nonostante gli imponenti impianti dell zona industriale siano davvero ad un tiro di schioppo. Dalle finestre della sua stanza, Enzo scruta ogni mattina le minacciose ciminiere dell’Ilva e le torri torcia della raffineria. «Ammazzano gli animali - continua l’allevatore - ma è tutto inutile. Perchè se le greggi sono state avvelenate e la causa di questo non viene eliminato, il massacro non serve a niente. Paradossalmente - aggiunge - noi potremmo allevare altri animali qui nella nostra masseria. Nessuno lo vieta e non c’è legge che potrebbe vietarcelo. Ma di fatto non possiamo continuare il nostro lavoro perchè abbiamo la certezza che gli animali farebbero la stessa fine. In realtà ammazzando loro stanno contemporaneamente condannando a morte anche noi». Ed in realtà l’allevamento dei Fornaro così come gli altri colpiti dall’ emergenza diossine, è praticamente fermo da mesi. «Siamo riusciti ad andare avanti con quel poco che avevamo messo da parte. Ma ora non sappiamo davvero cosa aspettarci da un futuro che si annuncia nero». Nero come gli sbuffi delle ciminiere.

Una sintesi a caldo: Il canto degli agnelli condannati


























Di Benedetta Sangirardi (Affaritaliani)

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Oggi la STRAGE DEGLI INNOCENTI


1600 pecore, capretti e agnelli massacrati, bruciati e gettati in discariche speciali. Colpevoli soltanto di aver pascolato liberi sulla nostra terra.
E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI!!!

E alla vigilia del sacrificio il Padrone tuona: guai a parlare di diossina Ilva!

Rassegna: Come cambia il territorio

Ecco le proposte normative per la Puglia




Atto d'intesa Regione-Ilva. Incontro il 17


Una delle 73 discariche "attive" nel tarantino...

TARANTO: NOE SEQUESTRA DISCARICA DI 8 ETTARI. 4 DENUNCE

(ASCA) - Roma, 10 dic - I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce hanno sequestrato un impianto per il trattamento di rifiuti su un'area di circa 8 ettari, denunciando 4 persone, tra le quali un funzionario della pubblica Amministrazione, per concorso in gestione illecita di discarica di rifiuti pericolosi e per violazione delle norma sulla sicurezza del lavoro.

"Biodiversi" per forza!

La LIPU con il patrocinio del CSV Taranto e il Comune di Taranto ha organizzato il convegno

"Verde Urbano e Biodiversità a Taranto, " Salone degli Specchi Palazzo di Città, venerdì 12 dicembre 2008 ore 16.00

Relatori del convegno: Dott. Marco Dinetti rappresentante per l'Italia di IENE(Infra-Eco-Network-Europe) e responsabile LIPU settore Ecologia Urbana
Dott. Orazio Stasi Agronomo
Dott. Sebastiano Romeo Assessore ecologia Comune di Taranto
Moderatore: Maddalena Orlando Giornalista
Partecipano: Ordine degli Agronomi e dei Dottori Forestali Ordine degli Architetti

martedì 9 dicembre 2008

Pareva strano...

...che ancora dalla "fabbrica delle nuvole" non si fosse udito l'anatema!

(ANSA) ''Allo stato non vi e' nessun elemento che possa mettere in correlazione tale contaminazione con la diossina prodotta in maniera univoca dallo stabilimento Ilva''. E' quanto precisa in una nota la stessa azienda siderurgica, riferendosi all'abbattimento, previsto a Taranto, di circa 1.600 pecore contaminate dalla diossina e allevate nelle campagne fra Taranto e Statte (Taranto). L'Ilva aggiunge che ''sono in corso accertamenti'' e quindi ''diffida chiunque dal porre tale correlazione fino a che gli esami non avranno stabilito la 'paternita'' delle Pcb-diossinesimili che possono aver avuto prevalenza nella contaminazione''. L'azienda siderurgica sottolinea che nella stessa zona insistono ''altre realta' industriali'', e che le analisi ''consentiranno una piena tracciabilita' delle sostanze contaminanti''.

Altamarea sui parchi minerali Ilva

COMUNICATO STAMPA

Il 10 Dicembre presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) in via Salinella (presso Bestat) ore 11.00 è stata convocata una conferenza dei servizi per discutere il progetto di barrieramento dei parchi minerali presentato dall’Ilva.
Le associazioni civiche ed ambientaliste raccolte sotto la sigla “AltaMarea” ritengono questo progetto inidoneo a risolvere il grave problema della dispersione di polveri da queste aree di stoccaggio. Ad essere intercettate sarebbero soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50 %. Per le polveri sottili il problema rimarrebbe irrisolto. Va rilevato come queste ultime (PM10 – PM2,5) siano le più insidiose per la salute umana in quanto più facilmente si incuneano nelle vie respiratorie veicolando sostanze altamente inquinanti e spesso cancerogene. Non trascurabile sarebbe anche l’impatto paesaggistico di questi teloni dall’altezza di ben 21 metri e disposti per un’estensione di 1600 metri lungo il fronte delle strade per Grottaglie e Statte.
Il progetto verrebbe affiancato da un potenziamento dei meccanismi di irroramento e filmatura dei cumuli di minerali stoccati nei parchi (schede AIA). Ma è la solita minestra riscaldata ritualmente riproposta in ogni accordo da parte dell’Ilva e che ben poco ha conseguito in termini di risultati nei decenni passati.
Sul progetto di barrieramento l’ARPA ha già espresso le sue riserve mettendo in discussione anche il posizionamento dei teloni. Per l’ARPA dovrebbero essere disposti a monte dei parchi minerali e non a valle come viene invece proposto. Quindi dovrebbero assurgere soprattutto a compiti di contenimento del vento più che delle polveri. Quella dei teli viene comunque ritenuta dalla stessa ARPA soluzione molto parziale. Anche disposti a monte dei parchi minerali i teli, infatti, aumenterebbero la loro efficacia ma non garantirebbero l’intercettazione delle correnti verticali.
La soluzione proposta dalle associazioni civiche ed ambientaliste riunite sotto la sigla “AltaMarea” è quella della copertura dei parchi minerali. Su tale proposta “AltaMarea” ha ottenuto il consenso della città in quanto rientrava tra gli obiettivi della manifestazione del 29 Novembre alla quale hanno partecipato in 20 mila.
Per “AltaMarea” il tempo del colpevole immobilismo, degli atti di intesa a “perdere” o degli interventi pagliativi è del tutto superato. Con la manifestazione del 29 Novembre la città ha espresso la sua ferma volontà a rivendicare interventi che, salvaguardando i livelli occupazionali, impongano uno storico risanamento ambientale del territorio ed un suo sviluppo eco-compatibile.

Pecore, mucche, maiali...cani e porci! E uomini?


Sono ormai passati più di tre mesi da quando 22 partite di carne suina proveniente dall’Irlanda sono entrate nel nostro Paese. Purtroppo solo da pochi giorni l’FSA, ovvero l’agenzia irlandese per la sicurezza alimentare, ha reso noto che su alcuni campioni di carne di maiali allevati in Irlanda è stata rilevata una presenza di diossina fino a 100 volte superiore ai livelli massimi consentiti (come al solito un minimo di tossicità non fa mai male!), ma Paddy Rogan, capo veterinaio di Dublino avrebbe rilevato quantità di diossina addirittura fino a 200 volte superiore. I carabinieri dei NAS si trovano ora ad effettuare controlli a tappeto per cercare di rintracciare la carne suina già distribuita in varie regioni italiane ed esaminarla.
Le notizie più recenti rivelano che sono stati già effettuati sequestri in 120 supermercati, in Emilia, in Veneto, quattro partite in Campania, destinate ad essere immesse sui mercati di Baiano (AV), mentre in Puglia sono stati messi sotto controllo un grossista di Faeto, nel Foggiano, e uno di Taurisano nel Salento, che potrebbero avere importato carne suina dall’Irlanda.
Secondo il Ministero della Sanità è sotto verifica anche una partita proveniente dal Sudamerica.
Ma la Puglia non ha bisogno solo di guardarsi dalle carni suine provenienti dall’estero, poiché il Tarantino è una zona fra le più inquinate d’Europa, infatti è previsto nei prossimi giorni l’abbattimento di quasi 1.700 pecore contaminate, che vivevano a ridosso della zona industriale e quindi dell’Ilva: le analisi hanno dimostrato che gli animali hanno respirato veleno, finito inevitabilmente nei loro tessuti, le loro carni erano destinate a finire sulle tavole dei tarantini e dei pugliesi. Gli allevamenti nei quali sono stati trovati animali positivi sono per il momento otto. La Asl teme però che siano molti di più: perciò hanno predisposto controlli in un centinaio di allevamenti. Con punto di partenza la zona industriale di Taranto, saranno controllati tutti gli animali che vivono in un raggio di distanza compreso tra i 15 e i 20 chilometri (fonte Esalazioni Etiliche).

E' previsto per il 10 dicembre l'abbattimento delle 1600 pecore allevate in otto masserie tra Taranto e Statte e risultate contaminate dalla diossina prodotta in gran quantita' dallo stabilimento siderurgico Ilva. Lo rende noto il 'Codici', ribadendo la richiesta che le pecore non siano uccise ma ''utilizzate in altri contesti come le fattorie didattiche e la pet therapy''. ''Intanto - commenta il segretario nazionale del 'Codici', Ivano Giacomelli - la diossina si assume mangiando l'erba dove si posa; poi, si accumula nell'organismo, quindi se le pecore sono contaminate lo stesso vale per tutti i raccolti dell'aerea incriminata''.
Sinora l'abbattimento - rileva il Codici - e' stato l'unico sistema usato dalla Stato per risolvere le emergenze: ''Il sistema di abbattimento - afferma Giacomelli - e' costato 5 miliardi di risarcimenti dalla Bse, conosciuta meglio come 'mucca pazza', all'aviaria''. Nel caso di Taranto - continua il presidente di 'Codici' - ''e' evidente che ci troviamo di fronte ad un tipo di emergenza sospetta, causata dalla mancanza o dalla carenza di controlli''. (ANSA).

lunedì 8 dicembre 2008

Sky tg24 sulle pecore da abbattere

Taranto, 1600 pecore da abbattere per la diossina dell'Ilva

L'ultimo capitolo dell'interminabile "questione diossina" nel territorio pugliese è stato scritto dalla Asl di Taranto che ha bandito una gara per l'abbattimento di 1600 pecore allevate nelle masserie tra Taranto e Statte, dove risiede il tristemente noto stabilimento siderurgico Ilva. In Italia il problema legato alla contaminazione da diossina dei territori, e conseguentemente degli allevamenti e dei prodotti tipici, è sotto i riflettori da un anno a questa parte. Abbattere gli animali contaminati risulta, per ora, l'unico modo con cui lo Stato ha affrontato il problema.
(clicca sull'immagine per vedere il video)

domenica 7 dicembre 2008

Pubblicata la nostra lettera a Federico Pirro

La lettera, purtroppo è stata privata di una parte importante. Per leggere il testo integrale che è stato inviato e l'articolo di Pirro clicca qui

Cittadinanza partecipativa


Dal 10 al 15 si parlerà del "redigendo" Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.
Un piano made in Bari per tutta la Puglia.
Al Tarantino e al Salento le briciole di queste conferenze.
E' comunque importante partecipare e far sentire la propria voce.

Rassegna Rinnovabili e Territorio


Allarmismi irlandesi

Chissà perché i maiali irlandesi sono in prima pagina e le povere pecore tarantine restano in disparte (e gli allevatori altrettanto poveri e denigrati)...

Carne di maiale alla diossina
Europa in allarme. Controlli in Italia


BRUXELLES - Maiale irlandese alla diossina: allarme in Europa. Scattano i controlli anche in Italia. La Commissione Ue ha attivato il sistema di allerta rapida sulla catena alimentare dopo che le autorità irlandesi hanno deciso di ritirare tutti i prodotti a base di maiali allevati in Irlanda.

In parecchi esemplari macellati dopo il primo settembre e cresciuti in nove allevamenti nordirlandesi è stata rilevata una presenza di diossina da 80 a 200 volte superiore ai livelli massimi consentiti dalle normative europee. All'origine della contaminazione, sembra esserci un mangime avvelenato dalla sostanza tossica.

Le autorità sanitarie irlandesi hanno ordinato la distruzione della carne contaminata e il ritiro immediato dei prodotti derivati presso i rivenditori, gli alberghi e i ristoranti ma carne di maiale contaminata è stata scoperta già in Francia e in Belgio. A rischio il mercato inglese destinatario privilegiato dell'esportazione irlandese ma confezioni di carne di maiale sono venduti anche in altri Paesi europei tra cui non è esclusa l'Italia dove il ministero della Sanità ha già ordinato severi controlli.

L'allarme delle autorità sanitarie in Irlanda ha seminato nella popolazione il terrore. La carne di maiale è abbondantemente consumata nel paese, con il bacon su molte tavole per la prima colazione e il prosciutto cotto piatto tradizionale nel periodo natalizio. Anche se la Commissione europea assicura che non più del 10% della carne di maiale irlandese sarebbe stata contaminata, i consumatori sono preoccupati e il mercato interno e verso l'estero è crollato.

Secondo l'Ufficio statistico nazionale, a tutto giugno l'Irlanda aveva una popolazione suina di 1,5 milioni di capi. L'esportazione rappresenta per l'isola un giro d'affari di 368 milioni di euro ricavati soprattutto dalla vendita di carne di maiale nella Gran Bretagna, che assorbe quasi metà dell'esportato, in Francia - circa 9.000 tonnellate - e nell'Europa dell'Est, più la Russia 6.000 tonnellate e la Cina, 1.100 tonnellate.

(7 dicembre 2008)

Da Repubblica.it

Terz'ultimi... indovinate per cosa?

Ennesima inchiesta, questa volta commissionata dal quotidiano Italia Oggi che , in base ad alcuni parametri , giudica il livello di benessere delle 103 province italiane. Benessere che è sceso un pò in tutta Italia ma che ha colpito di più nel Nord Ovest e nel Meridione. [...]
In 55 province italiane su 103 la qualità della vita è scarsa o insufficiente.. In base a , servizi offerti alla collettività, lavoro, ambiente , sicurezza , stato del disagio sociale e del tenore di vita, la provincia in cui si vive meglio è quella di Siena , seguita da Trento e Bolzano. Quelle in cui si sta peggio , tutte al Sud , Cosenza , Taranto , Napoli , Enna. Si conferma maglia nera , come sempre, Agrigento. (Rapporto Italia)

Da Taranto la riscossa dell'albero

Dopo gli anni dello «sviluppo selvaggio», che in molte parti d'Italia hanno compromesso i valori più importanti del territorio, oggi la città del Galeso anela a rifiorire e ad ammantarsi di verde

Parte dal Mezzogiorno d'Italia la riscossa dell'Albero.
Da secoli tagliato, bruciato, massacrato, eliminato (forse mai come oggi!), l'Albero fa sentire la sua voce attraverso le schiere dei suoi sostenitori, rappresentate da decine di liberi Coordinamenti, Gruppi, Movimenti, Media e Associazioni. E reclama più spazio, attenzione, rispetto.
Lo fa dal Mezzogiorno d'Italia, da Taranto Città dei Due Mari, affacciata sull'Arco Jonico e un tempo considerata dai viaggiatori stranieri del Grand Tour una delle più belle città d'Europa.
La sollecitazione viene dall'incontro promosso dal Comitato Spontaneo per il Rimboschimento della Città di Taranto.

Dopo gli anni dello «sviluppo selvaggio», che in molte parti d'Italia hanno compromesso i valori più importanti del territorio, oggi la città del Galeso (cantato da Orazio, Virgilio, Marziale e Stazio come «incantevole fiume dalle rive ombrose») anela a rifiorire e ad ammantarsi di verde. Si è, infatti, formato un Comitato spontaneo per il Rimboschimento della Città, che con il Comune di Taranto organizza un evento sul tema «Alberi e Ambiente» per Martedì 9 Dicembre, alle ore 18 presso il Salone degli Specchi, Palazzo di Città di Taranto.
Intervengono il Sindaco di Taranto Ezio Stefano e il naturalista Valentino Valentini, mentre svolge la relazione centrale Franco Tassi, che agli albori degli anni Settanta lanciò la famosa «Operazione Grande Albero» (sottraendo al massacro, nel solo Parco Nazionale d'Abruzzo, oltre 10 milioni di patriarchi secolari), e anima tuttora autonomamente il Gruppo di punta «Alberi Sacri». Per far rinascere un verde amato e rispettato in quel Bel Paese che il De Brosses descriveva, a metà Settecento, come un'immensa foresta. Ritrovando così, anche tra Murge e Salento, l'orgoglio della storia e dell'identità del nostro Mezzogiorno, quella che fu un tempo la Magna Grecia. (Villaggio Globale)

Altamarea continua...

Il fiato sul collo agli amministratori dà i suoi frutti...
Con il sostegna di tutta la cittadinanza continueremo a difendere salute e dignità!

sabato 6 dicembre 2008

Come noi solo i polacchi...! E per Taranto si chiede CO2 senza limiti!!!


Patetici e perdenti.
Gli italiani delle macchiette e dell'esercito ditraffichini inetti all'attacco dell'Europa per elemosinare "uno sconticino" a Kyoto perché "tengo famiglia".
Noi non siamo quegli italiani là, non ci rappresentano e ci fanno anche... pena (diciamo così!).
Nascosti tra gli ultimi della fila a cercare di corrompere qualcuno per buttare qualche secchiata di CO2 in più.
Ma anche se ci facessero l'elemosina, con questo sistema da miserabili saremo sempre più ultimi!
I motori del progresso e dello sviluppo rombano negli altri Paesi. In Italia ci restano le caramelle della befana!
Grazie ministro della figuraccia mondiale!

Ma attenzione se leggete bene l'articolo, il "ministro" sforna un'altra botta alla città di Taranto: sta tramando con la Francia per chiedere che l'industria siderurgica possa emettere gratuitamente anidride carbonica a volontà!

(Il Messaggero) - Il governo italiano tiene duro sul ”pacchetto clima“. Definisce ”irrinunciabile“ la richiesta di una clausola di revisione nel 2010 su tutti i provvedimenti. E propone un piano alternativo in 5 punti. Al consiglio della Ue di Bruxelles, il ministro Stefania Prestigiacomo ha illustrato le richieste di modifica. Ed oggi presenterà un testo ufficiale al Coreper (comitato dei rappresentanti permanenti degli stati membri presso l'Ue). Al primo punto del piano italiano c’è la protezione del sistema manifatturiero «dal rischio che la direttiva Ets (sistema di scambio di permessi di emissioni) provochi una crisi di competitività». Un settore con la migliora efficienza energetica a livello europeo.
«Stiamo lavorando - ha spiegato - con la Francia per consentire l'inclusione dei settori più vulnerabili dell'industria italiana come la carta, il vetro, la ceramica e la siderurgia nell'elenco dei settori europei che avranno accesso gratuito ai permessi di emissione». Parallelamente si vuole favorire un uso più ampio dei crediti generati dai progetti all'estero nell'ambito dei meccanismi Cdm (Clean development mechanism, progetti per aiutare lo sviluppo ecocompatibile dei paesi poveri). In questo modo - argomenta la Prestigiacomo - centreremo due risultati: il proseguimento delle iniziative delle imprese italiane per la diffusione delle migliori tecologie nei mercati emergenti come Cina e India. E, ovviamente, la «riduzione dei costi per le nostre imprese che potranno così utilizzare i crediti maturati all'estero piuttosto che acquistare permessi di emissione nel mercato europeo, visto che questi ultimi hanno prezzi molto alti». In particolare, si insiste per l'utilizzazione fino al 2020 dei crediti già maturati attraverso i progetti riconosciuti dalle Nazioni Unite.
Per il termoelettrico - ed è il terzo punto - l’Italia chiede l’introduzione graduale del pagamento dei permessi. In modo da limitare gli effetti dell'aumento dei prezzi», visto che «continuiamo a ritenere che questo potrebbe provocare un effetto diretto sui costi della produzione industriale e sull'inflazione a causa dell'aumento del prezzo dell'elettricità». Si esprimono poi forti riserve - quarto punto - sul sistema di monitoraggio e controllo del rispetto degli obiettivi previsto nella versione originale del pacchetto Ue.
Irrinunciabile - ed è il punto centrale - la clausola generale di revisione di tutti i provvedimenti nel 2010. Sulla base dei risultati della conferenza mondiale sul clima che si terrà a Copenaghen e nella quale prenderanno posizione Usa, Cina ed India. In effetti, ha detto il ministro, se a Copenaghen l'accordo globale «non ci sarà credo che sarà doveroso per l'Unione Europea riflettere sugli obiettivi così vincolanti, così stringenti che si è data, se teniamo conto che ad esempio la Cina in un solo anno aumenta le emissioni globali dell'8-9%».
E se le proposte italiane non passeranno? «Difenderemo gli interessi del Paese - conclude il ministro - e non faremo passi indietro, certamente cerchiamo l’accordo». Al vertice dell’11-12 dicembre il verdetto finale.(UMBERTO MANCINI)

Certificazione IGQ all”ILVA: una autocertificazione?

Fonte: Radio Popolare Salento

L’Ilva di Taranto ha ricevuto il 03 ottobre 2008 dall’Ente certificatore IGQ (Istituto Garanzia di Qualità) accreditato Sincert, il riconoscimento di conformità del proprio Sistema di gestione della Sicurezza e Salute del Lavoro alle Linee Guida Uni-Inail 2001 e alla norma British Standard Ohsas 18001 del 2007. Si tratta della normativa internazionale per la prevenzione e il controllo dei rischi relativi alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.

L’articolo 30 del Testo Unico sulla Sicurezza 2008 stabilisce che “in sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione definiti conformemente alle Linee Guida Uni-Inail 2001 (…) o al British Standard Ohsas 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti” , e pertanto hanno “efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società…”.

Questo articolo interviene a modificare le condizioni stabilite un anno prima dalla legge 123 del 2007 che estendeva la responsabilità amministrativa per le imprese ai reati di “omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime,commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro”.

Queste importanti certificazioni su ambiente e sicurezza sono state rilasciate all’Ilva SpA di Taranto dalla relativa Commissione dell’IGQ, di cui fa parte Renzo Tomassini dirigente dell’Ilva di Taranto, con incarichi per l’azienda sempre legati, nel corso degli anni, ai temi dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro.

Tomassini è stato anche referente per l’ Ilva alla commissione IPPC di competenza statale che ha il compito di fornire un parere istruttorio conclusivo per il rilascio all’Ilva stessa, dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale).

L’Ingegner Tomassini è però, allo stesso tempo, componente nell’IGQ della Commissione per la certificazione dei sistemi di gestione ambientale e della sicurezza dei lavoratori e del Comitato Scientifico “l’organo di controllo tecnico e scientifico dell’Istituto per quanto concerne le attività di valutazione e certificazione”.

Tra i compiti del Comitato Scientifico quello di coordinare e riesaminare l’attività delle commissioni deliberando il rilascio, la sospensione e la revoca delle certificazioni. “I suoi membri ” - si legge nel sito dell’IGQ - “sono scelti in modo tale da assicurare, oltre ad una adeguata competenza, un’equilibrata rappresentanza dei soggetti interessati alla certificazione in modo da evitare che prevalgano interessi di parte”.

Tra i quattro componenti della stessa Commissione di cui fa parte l’Ing. Renzo Tomassini, troviamo anche Flavio Bregant, dal 12 novembre 2008, Direttore Generale di Federacciai, l’Associazione delle imprese siderurgiche italiane, all’interno della quale è ,per le sue dimensioni, com’è ovvio preponderante la rilevanza del Gruppo Riva.

Ascolta lo speciale a cura di Marcello Galati e Antonietta Podda con intervista a Filippo Trifiletti direttore generale della Sincert

Per andare al servizio clicca qui


1600 pecore: Salviamole!

(ANSA) - TARANTO, 2 DIC - Una petizione on line per impedire l'abbattimento delle 1.600 pecore tarantine intossicate da diossina prodotta da stabilimenti industriali è stata lanciata da Codici che chiede di salvare gli animali e di utilizzarli per la pet therapy.
Dopo la scoperta della intossicazione (in seguito a controlli compiuti dalla Regione), l'Asl di Taranto ha bandito qualche giorno fa la gara per l'abbattimento delle pecore allevate nelle masserie comprese tra Taranto, Statte e lo stabilimento siderurgico Ilva. Secondo l'associazione, "nel nostro Paese negli ultimi anni migliaia di animali 'da carne' sono stati abbattuti in seguito alle cosiddette emergenze che altro non erano che la cattiva gestione pubblica e privata perpetrata per anni fino all'esplosione della notizia delle epidemie". Ed è per questo che Codici ha inserito sul blog dedicato agli animali la petizione. "Si tratta di un numero non esiguo di pecore - è detto - e per questo chiediamo che queste siano utilizzate per altre funzioni. Un esempio fra tanti, quello delle fattorie didattiche la cui utilità sarà quella di accogliere le scolaresche affinché i bambini possano relazionarsi con gli animali".(ANSA).

http://firmiamo.it/salviamole1600pecoreditaranto


Grande corteo per la Thyssen: Taranto rappresenta la Puglia dei morti sul lavoro



TORINO - «Tutti sono responsabili delle morti sul lavoro: dobbiamo spingere i nostri politici a fare di più e i sindacalisti a tutelare la sicurezza del lavoro». E’ l'appello di Francesca Caliolo, vedova di un operaio morto all’Ilva di Taranto nell’aprile del 2006, che oggi ha partecipato al corteo per le vittime della Thyssen. Prendendo la parola di fronte al Palagiustizia di Torino, dove si è concluso il corteo promosso dall’associazione 'Legami d’acciaiò, Francesca Caliolo ha detto: «Ho fatto più di mille chilometri per essere qui perché sono vicina alle famiglie dei sette operai morti nel rogo della Thyssen. Mio marito è morto due anni e otto mesi fa, ma il processo non si è ancora avviato. Vorrei che ci fosse un Guariniello per proteggere tutti i lavoratori d’Italia, ma purtroppo non è così». La donna si è poi rivolta ai giovani: «Scusateci perché non siamo capaci di proteggervi – ha detto loro – ma voi non dovete arrendervi, dovete lottare per ottenere quello che noi non siamo riusciti ad avere».

UN LUNGO CORTEO DOLOROSO
Un applauso davanti al Palagiustizia di Torino per ricordare le sette vittime della Thyssen ad un anno dalla tragedia. Così si è concluso il corteo promosso dall’associazione 'Legami d’acciaio' a cui hanno partecipato, secondo gli organizzatori, circa 5.000 persone, tra famigliari delle vittime, compagni di lavoro, studenti e rappresentanti di altre realtà industriali, dalla Eternit di Casale, all’Ilva di Taranto, al Molino Cordero di Fossano, nel cuneese, dove una esplosione è costata la vita a cinque operai. Tra i numerosi striscioni anche quello degli studenti anche liceo scientifico 'Darwin' di Rivoli dove qualche settimana fa è morto un giovane 17enne pre il crollo di una controsoffittatura. «Di scuola e di lavoro non si può morire, da Rivoli alla Thyssen per non dimenticare», recitava la scritta a fianco a quelle di associazioni e sindacati autonomi che chiedevano più sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il lungo corteo a cui hanno aderito Prc, Comunisti italiani e Sinistra critica, dallo stabilimento di corso Regina Margherita ha raggiunto il tribunale torinese ed è stato scandito da testimonianze di famiglie di vittime del lavoro, non solo della Thyssen ma anche di altre realtà italiane che hanno voluto raccontare le loro esperienze.
La manifestazione ha fatto seguito alla cerimonia religiosa svoltasi questa mattina nella cappella del cimitero monumentale di Torino. Una messa a cui hanno partecipato famigliari e amici dei sette operai morti sulla linea 5, che poi si sono uniti al corteo dopo aver sostato davanti all’albero totem di fronte allo stabilimento insieme ad una delegazione di lavoratori dell’azienda.

«Siamo soddisfatti, è stata una manifestazione riuscita - ha commentato al termine Ciro Argentino, uno dei rappresentanti dell’associazione 'Legami d’acciaiò- ed è un’iniziativa che cercheremo di ripetere ogni anno, rendendola magari itinerante per raggiungere i luoghi dove maggiori sono le criticità. Se c'è un rammarico -ha aggiunto Argentino - è che ci aspettavamo una maggiore partecipazione del popolo operaio che da sempre caratterizza il capoluogo piemontese. Per questo rinnoviamo l’appello a partecipare numerosi al processo che si aprirà il prossimo 15 gennaio». (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Occhi aperti: non ci sono santi nè a destra nè a sinistra.

Per tenere alta l'attenzione su i presunti "santi" della città di Taranto.
Santi qui e demoni altrove?
Non bisogna mai abbassare la guardia, i politici devono lavorare per tutti rispettando la volontà dei cittadini. Solo così meriteranno la nostra stima!