
Domenica 14 settembre 2008, ore 13

Ci sono ragioni obiettive per tornare al nucleare in Italia? Scajola dice che lo chiede l'Europa e che l'alto prezzo della bolletta energetica, circa 60 miliardi di euro l'anno, è la conseguenza dell'uscita dell'Italia dal nucleare, dopo il referendum del 1987. In entrambi i casi si tratta di affermazioni false, utilizzate come slogan di una battaglia tutta ideologica e propagandistica.Al contrario di quanto afferma Scajola, l'energia nucleare è costosa e non ci libera dal petrolio. La Francia produce il 78% dell'energia elettrica da fonte nucleare ma consuma ed importa più petrolio dell'Italia che non produce un singolo chilowattora dall'atomo. Inoltre stiamo ancora pagando, a 20 anni dalla chiusura, i costi di smantellamento degli impianti nucleari (componente A2 della bolletta Enel).
Infine c'è un terzo punto per cui occorre contrastare la scelta nucleare: il modello di società. Con la scelta nucleare, si tende a remunerare il capitale investito invece di creare nuovi posti di lavoro e non c'è redistribuzione del reddito prodotto nella comunità in cui sono localizzati gli impianti. Forse è proprio la ragione per cui questo governo, che difende gli interessi dei gruppi industriali e dei poteri forti, ha rispolverato il nucleare. Come per Alitalia, si usa denaro pubblico per far crescere i profitti dei privati.

Abbiamo letto del1° MEMORIAL DANIELE SERRA
La Commissione Servizi Sportivi della Circoscrizione Montegranaro-Salinella, presieduta da Domenico Giannico, organizza per i giorni 12 e 13 settembre il Primo Memorial "Daniele Serra", secondo lo spirito di solidarietà e di amicizia intitolato alla memoria del giovane attore tarantino.Al quadrangolare parteciperanno le rappresentative della Circoscrizione
Montegranaro-Salinella, del Comune di Taranto, degli attori tarantini
"Nati a Taranto", e gli amici di Daniele Serra "Marc'Polle"All'iniziativa hanno collaborato il Coni Provinciale di Taranto, la Provincia di Taranto e l'Assessorato allo Sport del Comune di Taranto.
La stessa che passa tra un idealistico ma responsabile teatro di denuncia e le pallonate al campo di calcetto.
Forse il nostro avrebbe gradito una proiezione del suo spettacolo nelle scuole, nelle piazze, nelle tv locali.Pubblichiamo un comunicato dalla commissione Europea
"Un voto significativo per le energie rinnovabili in Europa che sconfessa chi punta alle centrali nucleari". Così Umberto Guidoni, europarlamentare, ha commentato l'approvazione della direttiva sulle energie rinnovabili da parte della Commissione Energia del Parlamento europeo ed in particolare la bocciatura dell'emendamento che chiedeva l'equiparazione del nucleare alle fonti rinnovabili.
Guidoni ha spiegato che "finalmente ci sono obiettivi vincolanti per gli Stati membri, che porteranno l'Europa ad essere leader nella lotta ai cambiamenti climatici, ma non solo. Questa direttiva porterà alla creazione di nuovi e qualificati posti di lavoro per i cittadini europei."
"Per quanto riguarda i biocarburanti - ha spiegato l'europarlamentare - è stato raggiunto un compromesso su un obiettivo intermedio del 5%, entro il 2015, e uno complessivo del 10% entro il 2020 specificando però che almeno il 40% deve essere ottenuto con elettricità e idrogeno da fonti rinnovabili, o biocarburanti di seconda generazione ottenuti dai rifiuti. Un accordo soddisfacente, anche alla luce del fatto che ci sarà una revisione nel 2014 per constatarne l'impatto, con la possibilità di una modifica al ribasso del target".
"Spero che questo voto induca il Ministro Scajola a discutere su come raggiungere l'obiettivo vincolante per l'Italia (17% di energie rinnovabili entro 2020) piuttosto che fare propaganda sul nucleare. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi UE, infatti, il nostro Paese sarà costretto a pagare delle penalità, che ricadranno sulle spalle dei cittadini. Oltre ai proclami - ha concluso Guidoni - ci piacerebbe vedere il piano del governo per aumentare fonti rinnovabili ed efficienza energetica".


«Nella cordata Alitalia la presenza di Emilio Riva, ottantenne re dell’acciaio italiano, ha destato parecchia sorpresa. Certamente nella sua carriera le frequentazioni con Berlusconi, cene elettorali comprese, non sono mancate. Forse, però, non bastano i buoni rapporti con il premier per spiegare l’ingresso in Alitalia per uno che, come lui, non ha mai sopportato di dover mediare le proprie scelte con quelle di altri soci. E non ha mai partecipato a nessuna operazione finanziaria. Nelle ultime settimane la maggiore acciaieria del suo gruppo, l’Ilva di Taranto, si è ritrovata però di fronte a un problema la cui soluzione dipenderà dalle decisioni dal governo. La Regione Puglia ha reso note le rilevazioni sulle emissioni di diossina dello stabilimento. Troppo alte, ha sentenziato il presidente Nichi Vendola, affermando che se non ci saranno investimenti per ridurle non darà il benestare nell’ambito della procedura di autorizzazione ambientale in corso. Il parere della Regione, però, non è vincolante. Il via libera definitivo spetta al governo. E il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si è già incontrata con i vertici dell’Ilva per rassicurarli. A Ferragosto la sorpresa: in una lettera agli uffici regionali, il ministero ha contestato la bontà delle misurazioni degli inquinanti. L’Ilva non chiuderà».
Dal blog del Presidio permanente no Discariche:
A dieci giorni dal vertice romano per discutere dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dell'Ilva di Taranto, si svolgerà il 6 settembre 2008 presso lo stesso stabilimento siderurgico tarantino un incontro per le verifiche degli interventi di ambientalizzazione, convocato dalla Regione Puglia.


Lo leggiamo on-line:... Per il Corriere della Sera la vicenda umana ed industriale di Riva è sembrata incarnare il sogno americano di chi, iniziando col raccogliere ferro nella metà degli anni 50 per le varie fonderie della sua terra, è diventato oggi uno dei primi dieci produttori mondiali del settore, vantando tra i suoi primati, di cui va oltremodo orgoglioso, un prodotto per dipendente pari a 410 mila euro. I salari dei suoi operai sono infatti i più bassi d'Europa ed incidono molto meno del 20% sui costi generali dell'azienda, mentre i livelli di inquinamento ambientale sono i più alti ed in gran parte fuori dai limiti imposti dalle leggi continentali. Queste due condizioni, fondamentali per la sua concorrenza vittoriosa in Europa e per i suoi grandi guadagni, sono però un peso per lo Stato e la collettività, costrette ogni anno a pagare, per questa ed altre aziende, multe salate per le varie infrazioni da loro commesse ed una rilevante percentuale del Pil nazionale per malattie professionali, ambientali ed infortuni da esse causate. Perciò tali presupposti vincenti sono costruiti in gran parte dalla nostra città o meglio a nostre spese. Il Cavaliere d'acciaio non sarebbe tale senza l'intervento dello Stato italiano, che prima gli ha regalato l'industria siderurgica nazionale e poi gli ha consentito, con il suo aiuto decisivo, di rimuovere, con prepensionamenti di massa, l'intera maestranza abbassandone i costi, garantendogli livelli alti di inquinamento e consentendogli, quindi, un'originale delocalizzazione dell'impianto siderurgico di Taranto. L'antica cattedrale nel deserto è diventata con Riva una straordinaria macchina di profitto.
Oggi l'industriale, contraddicendo quanto sempre da lui affermato, va oltre l'acciaio e si imbarca nell'avventura, anch'essa garantita dallo Stato, di Alitalia. Un'operazione che segue a ruota lo stravolgimento del testo unico in materia di sicurezza, che prevede meno sanzioni per i datori di impiego, e l'accentramento degli istituti del ministero dell'Ambiente con l'azzeramento di tutte le autorizzazioni a produrre: ambedue manovre fondamentali per il prosieguo dell'attuale modello di attività del manager dell'acciaio. Riva è l'espressione tutta italiana di un capitalismo assistito, storicamente determinatosi nel secolo scorso, ripresentato da un governo che è la manifestazione diretta, come altri mai prima, dei poteri forti dell'economia nostrana. D'altronde come è potuto, l'altro Cavaliere, diventare il quinto uomo più ricco del mondo scalando dieci posizioni della graduatoria nei quindici anni in cui febbrilmente si è affaccendato in politica? Una ascesa che sicuramente in America, ove tanti guardano con interesse ed ammirazione tutto ciò, non sarebbe stata possibile! Lì le leggi sul conflitto di interesse, le norme dell'antitrust e quelle che hanno condannato grandi aziende a colossali risarcimenti di popolazioni danneggiate da danni ambientali, non l'avrebbero permesso. Riva, inoltre, afferma spesso che la politica non gli è mai interessata, ma è stato il primo finanziatore di Forza Italia ed anche, perché le ruote vanno in ogni modo unte, di un ministro del passato governo del centrosinistra. I dati per legge sono resi pubblici ogni anno.
La Repubblica ha parlato dell'Ici non pagata al comune più dissestato d'Italia. Saranno gli enti preposti e la magistratura ad occuparsene, ma nei fatti egli è divenuto, quindici anni fa, proprietario di una fabbrica grande più del doppio della città ed ha, sin dal suo insediamento, modificato, ridotto, accentrato edifici, eliminando persino le strutture che gli operai delle ditte usavano come spogliatoi (basta andare davanti agli ingressi a loro riservati, ancora oggi, per vederne molti entrare ed uscire in tuta e scarpe da lavoro: tanti si spogliano e rivestono nelle loro macchine). Una palazzina, quella del LAF, allora realmente inutile, fu utilizzata per altro scopo, il mobbing, e divenne la più famosa d'Italia. L'organizzazione del lavoro, curata con scrupolo scientifico, è del tipo anni 50, gerarchizzata e supportata da una struttura parallela dispendiosa ma utile agli interessi della proprietà. Le sue società hanno sede al nord ed è lì che le tasse sono pagate.
La vicenda Alitalia, simile in tutto a quella dell'Ilva, ex Italsider, di quindici anni fa, merita, però, una considerazione più generale. In pratica si avvia a terminare con essa il quasi completo disimpegno dello Stato in economia e si realizza il fallimento di quel tentativo di "Programmazione statale dell'economia italiana" che, da sinistra, si cercò di rendere democratica in ottemperanza al dettato costituzionale e che è stata un banco di prova per il ruolo nazionale del movimento operaio degli anni sessanta e settanta. I costi degli investimenti allora furono addossati alla collettività nazionale come oggi lo sono i debiti e le dismissioni: il rischio per il capitalismo nostrano, privo di alcuna dignità, sarebbe stato sempre, in questi casi, nullo. Una vicenda iniziata trenta anni fa con l'Alfa, anch'essa regalata alla famiglia Agnelli, e proseguita con Telecom e Italsider, e destinata forse a ripetersi in futuro con Fincantieri ed altri comparti. Peculiarità tutta italiana è, quindi, questo nostro capitalismo, assistito oggi come nel passato lontano, che usa il Mezzogiorno come territorio da colonizzare e dal quale attingere energie vitali per le imprese del nord, necessario per il mercato nazionale delle merci e dei voti elettorali oltre che per individuare siti ove scaricare rifiuti industriali con la connivenza decisiva di alcuni poteri locali sottomessi e malavitosi. Con il federalismo prospettato o mascherato tutto sarà reso difficile ma anche più chiaro. Si riapre, nei termini in parte solo diversi dal passato ma politicamente simili, una Questione Meridionale che si lega, nel caso di Taranto, a quella ambientale e occupazionale. Un impianto come questo tarantino, sorto, con tutte le storture visibili nel luogo e nella sua dimensione, per lenire l'allora grande arretratezza economica del territorio, può solo essere collocato in un'area economicamente e socialmente depressa (sembra essercene uno simile in un paese orientale). E' stata questa, anche per Taranto, la condizione fondamentale per avere un'area a caldo con un impatto devastante per le persone e le cose. Riva non ha alcun interesse ad interagire con la nostra città, il mercato con le sue regole e la sua convenienza deve determinare tutto; egli ha solo agevolato, ovviamente considerandolo un investimento, assunzioni di giovani dei Tamburi (quartiere a ridosso della grande fabbrica) rispetto agli altri in gran parte provenienti da altri paesi della nostra e di altre province. Lavora, con i suoi fiduciari del luogo, sulla sua immagine di imprenditore vincente atto a garantirci il futuro occupazionale, eppure i nuovi assunti da anni sono precari ed attinti, secondo le sue esigenze, tra coloro che animano l'esercito di riserva del luogo, rigorosamente instabili nel lavoro, di fatto gli indesiderati nei reparti ghetto. Questo ricatto è stato e resta per lui l'arma vincente. Il ruolo decisivo del suo impero lo gioca, però, l'area a caldo di Taranto. Essa rappresenta la fortuna del suo gruppo, il suo punto forte, ma anche quello debole. Infatti una lotta che imponga il rispetto della legalità che ci chiede l'Europa, anche per una leale concorrenza tra i suoi gruppi, il potere determinante delle Istituzioni cittadine e della Regione alla concessione dell'autorizzazione a produrre, le amministrazioni comunali, provinciali e regionali oggi ancora di uguale segno politico, possono determinare la svolta indispensabile. Al cronoprogramma presentato dall'Ilva -una panna montata, l' hanno definito nel convegno- ne va contrapposto uno identico di tipo politico, ma con tempi più brevi visto le imminenti scadenze elettorali. L'area a caldo deve attenersi da subito ai parametri europei, pena la riduzione della marcia degli impianti per rientrarci. Nel 2011 Riva tornerà in possesso di tutti i gas di recupero del ciclo integrale per poterli utilizzare per la sua centrale elettrica o per altre soluzioni in cantiere. Si tratta di un investimento previsto di settecento milioni di euro (pari a quello con cui ha acquistato l'intera siderurgia pubblica), mentre gli scarti industriali nel loro utilizzo otterrebbero, guarda caso, i benefici statali riservati all'uso delle energie alternative. Un grande affare perchè questi sono legati alla produzione di acciaio che si vuole nel futuro sempre più cospicua. E' questa la reale posta in gioco... (fonte aprileonline)
Un sit pacifico, una catena solidale per la difesa di un territorio condannato a morire tra i rifiuti.
E quei rifiuti che in altre parti d'Europa ma anche nella stessa nostra stessa Italia, sono oramai diventati una risorsa da riutilizzare grazie ad una efficace raccolta differenziata, qui vengono messi in discarica, senza una minima riflessione sugli ingenti e gravi danni che provocherà questa discarica alle "future generazioni".
E si continua qui a parlare di discariche (72 nella sola Provincia di Taranto) e di inceneritori. Possibile che non si conoscano altre forme di smaltimento dei rifiuti?
Davanti a così tanta ignoranza e incompetenza dei nostri amministratori locali si rimane basiti.
Come far sentire la propria voce, la voce dei cittadini che rivendicano il diritto alla salute, alla difesa del loro territorio?
Urlare al mondo le ingiustizie subite e che si continuano a subire, forse non si può più in questo Stato? Denunciare situazioni di irregolarità, non rappresenta più un nostro diritto?
Nel territorio jonico abbiamo potuto appurare con i nostri occhi il primo settembre che Non Si Può più manifestare pacificamente.
Noi non solo condanniamo questi atti di violenza ma soprattutto condanniamo gli atti perpetrati per tanti anni tesi alla repressione e all'aggressione di una terra fertile di risorse, intelligenze, idee, iniziative, proposte di miglioramento della qualità della vita per tutti.
Era il 1987 quando Gro Harlem Brutland coniò il termine "sviluppo sostenibile". Sono passati ben 21 anni, ma di sviluppo sostenibile qui nel vasto territorio jonico nemmeno l'ombra!


...e fortuna che i rifiuti del Salento dovevano essere scaricati a Grottaglie e Fragagnano solo per pochi mesi: sono due anni e non si sa per quanti ancora continueremo ad essere il monnezzaio del Salento (ci credo, poi, che Otranto prenda le bandiere blu e che i turisti snobbino la Provincia di Taranto!).
LUNEDI' 1 SETTEMBRE
ORE 9:00