lunedì 9 febbraio 2015

"Sotto la tigna, la capa malata"!

Ilva, morte cerebrale per meningite. L’azienda:«Nessun rischio contagio»


Un caso di meningite fulminante che ha colpito un operaio dell’Ilva (in stato di morte celebrale), ha fatto scattare un’eccezionale misura di prevenzione nello stabilimento di Taranto. Ieri sera una catena di messaggi partiti probabilmente da colleghi del lavoratore malato e dai sindacati, ha fatto recapitare a circa duecento lavoratori del reparto «Zona officine» del siderurgico, degli sms, messaggi whatsapp e email per avvertirli del rischio di contagio. «Chiunque sia stato a stretto contatto con A. B. (il dipendente affetto da meningite, ndr), del reparto collaudo zona officine negli ultimi giorni, in via preventiva consultare il proprio medico di famiglia o guardia medica per cura Ciproxin».

I controlli
Da questa mattina i lavoratori del reparto Mdc stanno avendo degli incontri con il medico dello stabilimento per le informazioni del caso. Allarmante la conclusione del messaggio recapitato ieri e diffuso anche questa mattina. «Vi invito a non sottovalutare eventuali sintomi, perché trattandosi di un virus, potrebbe creare un’epidemia nello stabilimento». Il dipendente malato che ha 40 anni, è in coma nella rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Le sue condizioni sono giudicate disperate. Secondo fonti ospedaliere la meningite che lo ha colpito è di una forma non facilmente contagiosa.
 
L’azienda
In una comunicazione trasmessa all’Ilva, la direzione sanitaria della Asl di Taranto e del Dipartimento di prevenzione ha escluso rischi di contagio per l’infezione che ha colpito uno degli operai attualmente ricoverato in condizioni disperate nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata. L’uomo che sabato scorso aveva accusato improvviso malessere, era entrato in coma appena dopo l’arrivo in ospedale. Secondo i sanitari del reparto malattie infettive che lo hanno visitato, la meningite che lo ha colpito è di natura pneumococcica per cui non è del tipo contagioso. Per questo, ha raccomandato la Asl nella stessa comunicazione indirizzata all’Ilva, non è necessaria nessuna profilassi alle persone che sono state in contatto con l’ammalato.
Ieri sera la notizia della meningite ha fatto il giro dei reparti del siderurgico ed era partita una catena di comunicazione, sui social, via sms e wathsapp, tra lavoratori Ilva che si raccomandavano reciproci consigli di sottoporsi a visita medica. Per tutta la notte appena trascorsa le guardie mediche del capoluogo jonico sono state interpellate da persone che chiedevano prescrizioni di farmaci specifici.
I responsabili sanitari dello stabilimento questa mattina hanno rassicurato i colleghi dell’operaio in coma che non corrono nessun pericolo e che ogni assunzione di farmaci in questo caso sarebbe inutile oltre dannosa. (CdM)

domenica 8 febbraio 2015

Forte coi deboli



Il Comune delle letterine timide ai Riva e ai governanti.
Il Comune delle colmate abusive e degli ecomostri.
Il Comune proprietario di case millenarie lasciate crollare.
Il Comune dalle mille inchieste dei suoi amministratori.
Il Comune delle deroghe, degli sperperi impuniti, delle periferie trasandate, dei tumori...
Il Comune penultimo tra i comuni d'Italia.
Il Comune che dà l'esempio di virtù e buon governo

Questo Comune la domenica all'alba sguinzaglia pattuglie di vigili (pagandoli a straordinario?) col compito di reprimere ogni piccola possibilità di speranza per tanti poveri e diseredati.
Il mercatino delle pulci della Salinella è sempre stato un'occasione per tante persone, ridotte all'accattonaggio e socialmente deprivate, per poter racimolare qualche euro con cui campare un'altra settimana.
Povera gente, locale o immigrata, che svolge un compito di grande civiltà e attualità, insegnando ai lamentosi sottoborghesi locali che quello che gettano è una risorsa non monnezza.
Questi indigenti traggono vita e sostentamento dai cassonetti di coloro che piangono disoccupazione e miseria ma poi, la sera, si addormentano al calduccio dei sofà, coi telecomandi sudici in mano, "zappando" sui canali sky tra partite, realities e soap.
In un'epoca di crisi generale questi poveri ci mostrano che si può vivere una povertà dignitosa senza furti o crimini, semplicemente valorizzando quello che l'opulenta società statalista locale considera rifiuti.
Capi d'abbigliamento firmati o messi poche volte, scarpe, elettrodomestici, suppellettili, attrezzi, libri, biciclette, computer, telefonini, dischi e migliaia di altri oggetti che i proprietari chiudono nelle buste messe ad intasare i maleodoranti cassonetti, anzichè prendersi la briga di depositarli nei contenitori appositi (quelli gialli!) o portarli presso qualche centro di raccolta umanitaria.
Il mercatino della Salinella era il giusto punto d'incontro tra chi cerca di risparmiare qualche euro o vuole dare nuova vita e funzione a cose abbandonate da altri, e chi con pochi euro poteva racimolare il necessario per integrare la sua esistenza ridotta all'indispensabile.
Ma il Comune esemplare ora chiede carte bollate, licenze e tasse.
Si, ci vuole la tassa di 300 euro e la domanda scaricabile da internet (già scaduta) per aprire le gabbie dove si può ritagliare qualche decina di euro a settimana dal grasso spreco contemporaneo.
Ci vuole la tassa per avere un posto numerato nella stia dei polli, aperta mezza giornata alla settimana e poi abbandonata a sè stessa.
Ci vuole la tassa per separare chi vende per professione da chi baratta per sopravvivere.

Forte coi deboli e debole coi forti.
E' il Comune penultimo d'Italia. Patrigno dei suoi figli.
Povero di una miseria cieca e stolta, che si pavoneggia di correttezza per qualche carta bollata e macchinose burocrazie.
I polli di professione stanno nella gabbia insieme ai vigili e le galline malandate restano per strada a mendicare.
Quanto sono amare queste uova!


venerdì 6 febbraio 2015

Scusa, per Milano?


Può capitare di trovarsi dalle parti del porto, a una trentina di metri dai binari della ferrovia, sotto ai serbatoi dell'Eni.
Da quelle parti è tutto un fermento di lavori per la nuova strada dei moli.
Qui il progresso ha i colori dei catarinfrangenti.
Ogni giorno gente di tutte le provenienze, auto, camion, gru e furgoni si rimescolano tra cumuli di macerie, terra, prati incolti, uccelli migratori e ricordi della perduta verginità naturale.
L'aria sa di lavoro puzzolente.
Quello che il resto d'Italia non vuole.

Ad un tratto, in lontananza, alcuni lavoratori scorgono due ragazzi che camminano costeggiando a piedi i binari.
Si avvicinano a passo svelto.
Vestono leggero.
Uno di loro ha una borsa sportiva e un cappuccio bianco, l'altro ha un piccolo zaino in spalla.
Quello col cappuccio si guarda intorno e non appena scorge delle persone si ferma.
Posa a terra la borsa e si dirige verso di loro.

Da lontano sembravano due giovani rom intenti a spostarsi da una parte all'altra della grande periferia industriale tarantina.
Poi quando i loro lineamenti sono più nitidi, appare subito chiaro che sono dei migranti.
Forse mediorientali. Probabilmente minorenni.
Ma sono molto decisi.

Quello che ha posato la borsa si avvicina con molta determinazione (o con una certa esperienza nel nascondere il timore e lo smarrimento).
Arrivato ad un paio di metri domanda al gruppo: "Scusa, per Milano?"
Lo stupore e la meraviglia sono i primi segnali di risposta.
Prima di rispondergli gli domandano: "Ma siete a piedi?"
"Si. Dove si va a Milano?"
"Ehm. Continua di là, la vedi Mottola? Quel paese sulla collina?"
"Ah. E' di là?"
"Si, vai verso quella direzione!
"Grazie"

Il ragazzo torna a testa bassa e passo veloce verso il compagno di viaggio che era rimasto accanto ai binari.
Ora si capisce perché, nonostante la loro apparente sicurezza, avessero bisogno di informazioni.
Forse avevano visto il treno per Milano partire dalla stazione e pensavano bastasse seguire i binari per trovare la direzione giusta.
Ma poco prima di quel punto si sdoppiano i tronconi per Bari e per Metaponto.
Volevano sapere quale seguire.

Prima che raggiunga il compagno gli gridano con malcelata ironia:
"Ma lo sai che Milano è lontanissima? A piedi è lunghissima: ci vorrà un anno!"
Il ragazzo non si volta e continua a camminare verso il compagno.
Ha già ripreso la borsa quando l'ilarità che aveva seguito la domanda viene interrotta dalla risposta sibilata con drammatica convinzione: "Si lo so...!"

Intanto  aveva ripreso a camminare col compagno a passo veloce accanto ai binari guardandosi intorno.
Dopo qualche decina di metri si volta, forse per vedere la reazione dei suoi interlocutori.
Si ferma. Guarda nella mano qualcosa che sembra un cellulare.
Lo mette in tasca e riprende a camminare.

Sarà l'ennesima parte del loro viaggio della speranza.

Buona fortuna!

C'è una città che cerca di ragionare lontano dalla dipendenza megaindustriale

Comunicato stampa di Confcommercio Taranto


Il Decreto per Taranto del 5 gennaio scorso, rappresenta un’occasione per mettere in campo interventi per il “recupero, la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia di Taranto”. Entro sessanta giorni l’Amministrazione Comunale dovrà elaborare un progetto di riqualificazione del centro storico antico.
A distanza di oltre trent’anni dal Piano Blandino (premiato nel 1975 ad Amsterdam, per l’anno europeo del Patrimonio Architettonico ), ma  solo in minima parte attuato, Taranto si ritrova a dover riprendere in mano i progetti – da Urban II ai Piani Città-  elaborati nel corso di tre decenni. Molte idee  da riprendere e  molte da rivedere, anche perché in questi anni il profilo socio-economico dell’Isola è profondamente mutato:   buona parte dei suoi abitanti sono andati via (oltre 15.800 nel 1969, 2400 oggi) molti spontaneamente altri coattamente per  i tanti  crolli che negli anni hanno coinvolto non solo le abitazioni (tra cui  l’ultimo  importante del Pittaggio Ponte, in via Garibaldi), ma finanche  il patrimonio culturale.  Decenni di abbandono e incuria: dalla crollata cupola della chiesa di San Paolo in via Pentite, al degrado di Palazzo Carducci, prestigioso immobile del 17° secolo da oltre quattordici anni di proprietà comunale, depredato di quasi tutti i suoi arredi.
Città Vecchia assieme al suo patrimonio architettonico  ha perso anche il suo tessuto sociale fatto soprattutto di pescatori, artigiani e commercianti; le  attività economiche di vicinato sono infatti quasi del tutto scomparse e non resta che un pugno di poche attività commerciali, inadeguate a dare risposte ai bisogni della popolazione residente e di  passaggio. I pochi investimenti effettuati nell’ultimo decennio sono stati  nel settore alberghiero e della ristorazione e bar, sul richiamo di un propagandato rilancio turistico  dell’Isola, - negli anni della amministrazione Di Bello -  al quale,  però, ha fatto seguito la  chiusura di diverse  attività.
L’unico fatto positivo, realmente nuovo, di questi ultimi anni è stato rappresentato dalla istituzione della sede dell’Università; ciò malgrado Città Vecchia non è ancora in grado di offrire servizi pubblici e privati  per gli studenti e per i docenti. L’Università si è detto, sin dall’annuncio della sua ubicazione,  ‘rappresenta un’opportunità per il rilancio dell’Isola’ ; un’occasione che ad oggi è stata solo in minima parte colta: nessun progetto pubblico ha contribuito a valorizzarne la presenza anche in termini di vantaggio economico-sociale.
Il fermento socio- culturale degli ultimissimi anni, la presa di coscienza di una parte di popolazione alla ricerca di una identità storica a cui ancorare le radici della città, e soprattutto la presenza di un arcivescovo illuminato, hanno riacceso l’interesse per Città Vecchia, coinvolgendo in un dibattito da toni  appassionati, i cittadini al di là del Ponte. Tre anni di confronti, analisi, proposte e promesse non in grado purtroppo di fermare i crolli, di arginare il degrado, di dare decoro e sicurezza all’Isola.
E’ dei giorni scorsi la notizia che i Carabinieri hanno deciso di aprire  una propria sede in via Garibaldi; un fatto concreto che rappresenta finalmente un modo reale di interagire con il tessuto sociale di Città Vecchia.
E’ in questa direzione che occorre orientare le politiche di riqualificazione del borgo antico di Taranto; sarebbe un errore se  si concentrasse l’attenzione sugli aspetti edilizi ed architettonici, privilegiando cultura e residenzialità, e sottovalutando che ciò che rende davvero vivo un contesto urbano sono le attività economiche, le attività artigianali e la certezza della fruizione  dei  servizi primari. Una città turisticamente attrattiva,  non è tale se l’offerta culturale e del divertimento non è supportata dai servizi al cittadino e dall’offerta commerciale, e se non si creano le condizioni per dare continuità e qualità alle attività vocazionali del territorio, come la pesca e la mitilicoltura. 
Ecco, in tal senso il confronto che Confcommercio andrà ad intraprendere con l’Amministrazione Comunale e con gli altri partner del tavolo chiamati al Piano di Città Vecchia  per il  Decreto Taranto, può  rappresentare  un’occasione per voltare finalmente pagina

Colletta bancaria per il dinosauro ammalato

Ilva, emendamento sblocca 156 milioni di Fintecna. Aia entro agosto 2016

Un emendamento presentato dai relatori sblocca i 156 milioni di euro dei fondi Fintecna destinati all’Ilva. Nella modifica presentata da Salvatore Tommaselli (Pd) e Albert Laniece (Autonomie) è tolto l’obbligo dei pareri di Avvocatura dello Stato e ministero dell’Ambiente, inoltre - spiega Tomaselli – nell’emendamento si chiarisce che "la liquidazione oltre ad essere definitiva e non soggetta ad azione revocatoria, preclude ogni azione risarcitoria per danno ambientale generatosi, relativamente agli stabilimenti ex-Iri oggi Ilva, prima 16 marzo 1995".
In un altro emendamento presentato dai relatori viene definito, spiega sempre Tomaselli, "che l'amministrazione straordinaria debba richiedere al potenziale affittuario o acquirente la presentazione di un Piano Industriale e finanziario nel quale devono essere indicati gli investimenti, le risorse finanziarie necessarie e le relative modalità di copertura, che si intendono effettuare per garantire le predette finalità. Questo al fine di garantire uno stabile futuro allo stabilimento, alla sua attività e produzione e, quindi, all’occupazione".
Inoltre, in un altro emendamento è previsto che tutte le prescrizioni ambientali previste dal Piano Ambientale dell’Aia per l’Ilva dovranno essere ultimate entro il 4 agosto 2016.Viene così riconfermata la data fissata in precedenza dalla "legge 3 agosto 2013, n. 89, e successive modificazioni".
A Taranto, intanto, continua la protesta e i Tir bloccano le statali, a Roma il premier Matteo Renzi ha convocato un vertice per tirare le somme sul caso Ilva e spingere tutti a fare la propria parte nel più breve tempo possibile. Il vertice è durato poco più di due ore e ha visto attorno allo stesso tavolo oltre al premier e al sottosegretario Graziano Delrio, i ministri interessati, seduti di fronte ai vertici di Cassa Depositi Prestiti (Francesco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini). Presenti anche i commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Andrea Laghi e Corrado Carruba oltre al consigliere economico Andrea Guerra.
Dopo il vertice nessuna dichiarazione ufficiale, ma chi era presente ha raccontato di un premier consapevole della grave situazione che si sta creando a Taranto e della volontà del governo di aiutare i lavoratori e le imprese dell’indotto, ormai allo stremo per lo stop dei pagamenti seguito all’ammissione in amministrazione straordinaria. Un emendamento del governo in questo senso dovrebbe arrivare la prossima settimana. Un altro punto ribadito al tavolo come dato acquisito e indiscutibile: il completo adempimento delle prescrizioni Aia come stabilito dal decreto del Piano Ambientale del marzo 2014.
Sempre durante il vertice i commissari straordinari hanno dato al governo la notizia della riapertura da parte di Intesa Sanpaolo delle linee di credito. Il fido, secondo quanto si è appreso, si aggirerebbe intorno ai 200 milioni e sarà erogato nei prossimi giorni. La decisione è arrivata dopo un incontro avvenuto lunedì scorso al quale hanno partecipato anche le altre due banche creditrici dell’Ilva: Unicredit e Banco Popolare.
A spingere la banca a rompere gli indugi e a dare nuova fiducia al colosso siderurgico in difficoltà sarebbe stata proprio la determinazione del Governo a chiudere il percorso di risanamento del colosso siderurgico italiano in breve tempo. Sempre secondo alcune indiscrezioni emerse dopo il vertice, anche Cassa Depositi Prestiti e il Ministero dell’Economia (da cui Cdp è controllata all’80%) starebbero studiando un prestito garantito dallo Stato, nell’ordine di altri 200 milioni, per dare ulteriore ossigeno all’Ilva. Su questo tipo di operazione incomberebbe però il rischio di un’infrazione europea per aiuti di Stato. Ma, in questo caso, il Governo conta di superare l'esame evidenziando che il finanziamento viene utilizzato per investimenti caratterizzati da una forte innovazione.
Quattrocento milioni restano però solo un po' di ossigeno per sopravvivere qualche mese in attesa che possa decollare sia la newco che prenderà in affitto gli stabilimenti Ilva, sia la società di tournaround prevista dal decreto Investment compact che della newco dovrebbe avere la maggioranza. "L'Ilva non ha ancora una prospettiva chiara di medio termine che può venire solo dalla definizione del soggetto che avrà la responsabilità della gestione industriale e commerciale" ha commentato il presidente della commissione industria del Senato Massimo Mucchetti.

SEQUESTRATA NAVE A RAVENNA
La Corona Australe, una delle navi dell’Ilva, è stata sottoposta a sequestro conservativo al porto di Ravenna.
L'imbarcazione, un pusher tug, è arrivata a Ravenna dal porto di Venezia ed è stata fermata, a quanto si apprende, sulla base di un provvedimento del tribunale civile di Venezia, per un debito di alcune decine di migliaia di euro che l’armatore avrebbe nei confronti di una società veneta.
Sulla vicenda esprime «forte preoccupazione» il coordinatore nazionale della Fit-Cisl per il Trasporto marittimo Giovanni Olivieri, commentando gli sviluppi della vicenda Ilva. "Purtroppo – afferma in una nota – la nostra richiesta di incontro urgente fatta all’azienda non ha avuto risposta, per cui la rinnoviamo. Sottolineo che stiamo parlando del futuro di 196 marittimi italiani e 14 amministrativi. Ci organizzeremo per visitare i mezzi nei porti italiani e faremo di tutto per salvaguardare gli interessi degli equipaggi".
"Non va neanche dimenticato – aggiunge – che l’Ilva ha grossi debiti con vari armatori italiani". "Da parte nostra – conclude Olivieri – non intendiamo abbassare l’attenzione sulla vicenda, per cui continuiamo a seguirne gli sviluppi passo passo". (GdM)

Le terribili minacce di Indottolo

Ilva: nuovo ultimatum autotrasportatori

Gli autotrasportatori dell'indotto Ilva che manifestano da tre settimane a Taranto e ieri hanno marciato a passo lento con i tir su due statali si riuniscono in assemblea e lanciano un nuovo ultimatum a Ilva e governo. Entro lunedì pretendono risposte certe sui crediti vantati con l'Ilva, 15 milioni di euro, o la mobilitazione proseguirà più forte, non escludendo il blocco totale dell'ingresso dei mezzi che trasportano materiali e materie prime necessari all'attività produttiva. (Ansa)

Controinformazione





A PARTIRE DA LUNEDÌ 9 FEBBRAIO SU #RadioCaseBianche LA NUOVA RUBRICA DEDICATA ALL'AMBIENTE!

INSOSTENIBILE è una panoramica sui possibili sviluppi economici, politici e sociali di una città destinata a cambiare. Un tentativo di raccontare a quante più persone possibili quali sono i progetti futuri che le istituzioni del territorio (e non) si preparano ad imporci.

In onda ogni lunedì dalle ore 18:00 alle ore 19:00.

giovedì 5 febbraio 2015

TIRindottolo

Ilva: esplode la protesta dei trasportatori, da mesi non prendono soldi

E' il giorno dei trasportatori che lavorano da e per l'Ilva di Taranto e che attendono da mesi di essere pagati dall'azienda per i lavori effettuati. Dopo essere stati fermi per diversi giorni con i loro mezzi all'esterno di una delle portinerie del siderurgico, riducendo al minimo l'entrata e l'uscita di materiali e prodotti dallo stabilimento industriale, stamani circa 150 trasportatori hanno riacceso i loro mezzi per un presidio di protesta sulle statali vicine all'area industriale di Taranto: la 106 per Reggio Calabria e la 100 per Bari. Una lunga autocolonna di mezzi e', infatti, partita stamattina dirigendosi prima verso San Basilio, localita' del comune di Mottola, al confine tra le province di Bari e Taranto. Da qui poi i mezzi torneranno indietro verso Taranto distribuendosi lungo le due statali. La protesta di questa mattina compatta tutto il mondo dell'autotrasporto: consorzi, cooperative, associazioni di categoria e singoli operatori. "Sono circa 150 mezzi che stamattina stiamo portando in strada - spiega Giacinto Fallone, autotrasportatore e portavoce del fronte della protesta - non vogliamo bloccare la citta', ne' creare disagi al traffico e ai cittadini. La nostra sara' una marcia lenta dalla portineria C dell'Ilva a San Basilio-Mottola e poi di nuovo verso Taranto e il siderurgico.
  Finita la marcia - aggiunge Fallone - torneremo davanti alla portineria C dell'acciaieria e qui attenderemo la conclusione del vertice di stamattina a Palazzo Chigi dal quale speriamo escano notizie positive". Nel panorama dell'indotto che attende pagamenti da mesi dall'Ilva e che teme che con l'amministrazione straordinaria - alla quale l'azienda e' sottoposta dal 21 gennaio scorso - i crediti maturati possano essere azzerati o ridimensionati, il mondo del trasporto e' un fronte molto delicato. L'Ilva in amministrazione straordinaria, attraverso i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, ha, intanto, avanzato una proposta di revisione contrattuale ai trasportatori che prevede, tra l'altro, il riconoscimento della prededucibilita' dei crediti a far data dal 21 gennaio scorso, il pagamento, dal 30 gennaio, del 60% in acconto e il restante 40 entro 30 giorni dalla data della fattura anziche' a 60 giorni, infine il pagamento, entro il 10 febbraio, delle commesse eseguite dal 21 al 30 gennaio scorsi.
  Tale proposta, pero', non e' stata accettata da una serie di organizzazioni che rappresentano i vettori del trasporto Ilva.
  Per i lavori effettuati prima che l'azienda entrasse in amministrazione straordinaria, l'Ilva, si apprende dagli operatori, avrebbe proposto l'80% dei crediti monetizzati e il restante attraverso misure straordinarie di carattere fiscale e contributivo. L'attesa dei trasportatori dell'Ilva, anche quelli di Genova, Novi Ligure, Porto Marghera, oltre a quelli di Taranto, cosi' come dell'indotto industriale, guarda al vertice previsto per stamani a Palazzo Chigi e in cui dovrebbero essere affrontati gli emendamenti dell'esecutivo al decreto legge sull'Ilva approvato alla vigilia di Natale e ora al Senato - decreto che dal 10 febbraio sara' in aula -, e le modalita' attraverso la quale la costituenda societa' per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese in crisi potra' intervenire nella vicenda Ilva. Questa societa' sara' pubblica, e' prevista dalle norme dell'Investiment Compact, e l'Ilva sara' presumibilmente il primo campo operativo. La societa', partecipata da Cdp e Fsi, sara' nella newco dell'Ilva, quella che stando alla tabella di marcia del Governo dovrebbe nascere a meta' marzo e prendere in affitto, per 18-36 mesi, gli impianti di Taranto dall'amministrazione straordinaria. Nell'immediato, invece, Governo e commissari straordinari dell'Ilva dovranno occuparsi della liquidita' dell'azienda perche' da questa dipendono lo sblocco dei pagamenti di indotto e trasportatori, il ritorno ad un minimo di normalita' per il siderurgico di Taranto e il ripristino della produzione. Diversi impianti, infatti, sono fermi da giorni, soprattutto nell'area a freddo, perche' l'Ilva non ha potuto approvvigionarsi di materie prime. La liquidita' immediata all'Ilva dovrebbe arrivare sia dallo svincolo dei 150 milioni accantonati da Fintecna per un vecchio contenzioso tra Ilva e Riva, sia dall'apertura di nuove linee di credito da parte dei commissari dell'amministrazione straordinaria. Questi ultimi, in incontri avuti a Milano, avrebbero gia' ricevuto disponibilita' dalle banche, mentre lo sblocco dei 150 milioni di Fintecna dovrebbe essere oggetto di uno dei nuovi emendamenti al decreto Ilva.(AGI) .

Veramente dal basso

Comunicato stampa: Comitati di quartiere Città Vecchia – Paolo VI – Salinella, Casa Occupata Via Garibaldi 210

Taranto – Ci riprendiamo ciò che ci appartiene: nuovo progetto di autorecupero in Città Vecchia

I compagni e le compagne dei Comitati di quartiere e della Casa occupata “Via Garibaldi” di Taranto informano la cittadinanza che sono iniziati i lavori di autorecupero di un ulteriore spazio dello stabile del civico nº 210. I lavori prevedono la messa in sicurezza, la realizzazione dell’impianto idraulico ed elettrico, il rifacimento delle murature, il piastrellamento dei pavimenti ed il ripristino dei servizi igienici dello spazio su detto. Il luogo sarà adibito a iniziative sociali, culturali e politiche e, in quest’ottica, costituirà un altro pezzo della Città Vecchia restituito alla cittadinanza. I lavori si svolgeranno senza il patrocinio di nessuna associazione, ente o forma istituzionale, né con fondi provenienti da bandi di alcun genere.
Attraverso l’autorganizzazione e l’autofinanziamento, questo nuovo spazio andrà ad affiancare la Biblioteca Popolare e l’intero stabile (già recuperato e sottratto alle politiche speculative) in un progetto di riappropriazione del patrimonio edilizio abbandonato dell’isola, tenendo in dovuto conto la voce e le reali esigenze degli abitanti.
La necessità di un programma che possa rendere nuovamente disponibile il nostro patrimonio materiale nasce dall’esigenza di contrastarne l’abbandono e l’indifferenza determinati da chi dovrebbe agire per gli interessi generali della collettività e fino ad oggi ha agito per salvaguardare profitti particolari e privati. Dai vicoli chiusi ai crolli, al rispristino parziale del manto stradale per il “Giro d’Italia” fino all’inutile monumento al Carabiniere, si è spesa una quantità notevole di soldi pubblici che non ha interessato per nulla la reale soluzione dei problemi della Città Vecchia.
Crediamo, invece, che la rinascita di quest’ultima debba passare necessariamente dalla partecipazione alle scelte dei suoi abitanti, coloro che ne rappresentano il vero tessuto sociale, che vivono nei vicoli e discutono insieme dei problemi e della quotidiana precarietà della vita senza aspettare di lasciarsi calare dall’alto l’ennesimo Piano Straordinario.
Pertanto, invitiamo tutti/e a sostenere, con la pratica del fare, questo progetto, e a riprenderci ciò che ci è stato fraudolentemente sottratto in più di quarant’anni di politiche di presunto risanamento.
SOSTENIAMO LA LOTTA DAL BASSO! SOSTENIAMO LE OCCUPAZIONI! DIFENDIAMO CITTÀ VECCHIA!

Il punto della situazione

Ilva: decreto, debiti e tir staccano la spina all’acciaieria

C’è un’industria in coma e da domani qualcuno proverà a staccare la spina. La corsa contro il tempo dei parlamentari governativi non servirà. Gli emendamenti del Pd al settimo decreto salva-Ilva non salveranno né l’Ilva né l’indotto. Infatti – nonostante le appariscenti promesse con il Fondo di Garanzia – gli emendamenti non prevedono alcuna iniezione di liquidità. Per questa ragione lo scenario che riguarda l’indotto Ilva “è ancora a dir poco disastroso, le imprese indebitate continuano nella loro lotta contro il tempo, le garanzie per il futuro, di queste imprese ma anche dello stesso stabilimento, sono pari a poco più che zero”. Lo dichiara il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, riferendosi alla situazione delle ditte dell’indotto Ilva che avanzano crediti nei confronti dell’acciaieria ormai da sette mesi.
Gli emendamenti del Pd, anche se passassero, non consentirebbero di pagare i debiti dell’Ilva verso le imprese dell’indotto, ma solo di erogare un nuovo prestito alle imprese creditrici, con l’effetto perverso di indebitarle ulteriormente nei confronti delle banche. È come se un lavoratore volesse ricevere uno stipendio arretrato e, invece di essere pagato, vedesse arrivare un prestito che poi dovrà restituire. E’ questo l’aspetto grottesco e surreale della vicenda. Il Pd spaccia per salvezza quello che in realtà diventa un ulteriore strattone al nodo scorsoio.
“Le modifiche proposte al decreto non sembrano andare al cuore del problema”, spiega Confindustria Taranto. E il cuore del problema sono i soldi: il decreto non contiene un solo euro. Lo avevamo già detto. Non eravamo stati creduti. Ma ora lo dice anche Confindustria Taranto, che sottolinea come il decreto, anche con gli emendamenti del Pd, “non immette liquidità nelle casse delle aziende, ma consente loro di contrarre ulteriori prestiti con la garanzia del fondo stesso”. Ulteriori prestiti che appesantirebbero “imprese già abbondantemente indebitate per far fronte alle prestazioni verso Ilva”, fa notare Vincenzo Cesareo, che guida la protesta confindustriale tarantina delle ditte dell’indotto.
Ma mentre questo fronte di protesta confindustriale locale ha assunto le forme della “flessibilità” (dopo aver però bloccato la città con la collaborazione di Cgil-Cisl-Uil sperando di suscitare attenzione), c’è un altro fronte ancora più difficile: quello degli autotrasportatori. Loro invece si sono irrigiditi. “Ilva, i tir staccano la spina”, titola oggi il Quotidiano di Puglia. Alessio Pignatelli scrive: “La situazione è degenerata dopo che l’Ilva ha fatto sapere di essere disposta a pagare acconti sulle prossime spese, nulla invece sul regresso accumulato negli ultimi mesi”.
Si apprende che se ieri erano entrati 130 tir nell’Ilva, oggi dovrebbero entrarne una trentina, da domani ancora meno, e così via. In mare intanto le navi che devono consegnare le materie prime attendono dall’Ilva i pagamenti prima di scaricarle. E’ una situazione che appare disperata.
In questa tempesta di rabbia e incertezza, l’unica cosa sicura sono i debiti dell’Ilva: oltre 2 miliardi e 900 milioni. Se fosse stata data una liquidazione di 150mila euro ad ogni operaio e chiusa la fabbrica, il debito dell’Ilva sarebbe stato inferiore, si sarebbero potuti rioccupare altrove quei lavoratori, negli ospedali sarebbero finite meno persone e negli obitori pure.
Questa storia racconta il fallimento di un’intera classe politica e sindacale. È il Vietnam della sinistra vetero-industrialista che ha definito “reazionari” i tentativi di porre un termine all’agonia. Sono stati definiti “talebani” coloro che usavano il buon senso e difendevano il loro diritto a vivere. Ma i veri fanatici sono stati quelli che hanno deciso di andare spediti contro un muro negando l’evidenza stessa.
E’ stata una follia quella di far produrre Ilva a tutti i costi, fino ad arrivare all’attuale situazione di insolvenza per precedere il fallimento. I responsabili politici di quest’epilogo disastroso hanno però lucidamente previsto che il disastro economico sarà il contribuente a pagarlo: su ogni italiano verrà scaricato un debito pro capite che ammonta a cinquanta euro a testa, dai neonati agli anziani. Duecento euro per una famiglia di quattro persone. Inoltre, così andando le cose, l’Ilva non dovrà neppure pagare i miliardi di euro di risarcimento richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo.
Ma non tutto è perduto. Ci sarà comunque il processo nei confronti degli imputati (ad esempio i Riva e i politici) e la conseguente richiesta di risarcimento.
Adesso possiamo dire quanto sia stato sbagliato sbarrare la strada alla magistratura con sette decreti, uno peggio dell’altro. Occorreva invece applicare il principio “chi inquina paga” quando l’azienda era ancora vitale. E questo è stato impedito proprio da coloro che oggi scaricano sulla collettività i costi di un immane disastro economico, ambientale e sanitario.(Marescotti - FQ)

Alla canna del gas

Ilva, accelerazione dal governo. Intesa Sanpaolo dà ossigeno con 200 milioni

Passi avanti per la soluzione dell'intricata videnda dell'Ilva. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice sull'acciaieria tarantina, presieduto dal premier Matteo Renzi. La riunione, spiegano fonti di governo, è servita a fare un punto sui vari capitoli del decreto con l'obiettivo di accelerare sulle soluzioni. Il governo, spiega una fonte, sta valutando emendamenti per aiutare tra l'altro l'indotto dell'Ilva.
Nell'incontro, che ha visto riuniti per la prima volta tutti gli attori della vicenda, dal Mef al Mise alla Cdp, tutti i partecipanti hanno convenuto sull'opportunità di imprimere una svolta sul fronte legislativo, con la conversione del decreto. Grande attenzione verrà riservata all'indotto, beneficiato dall'intera operazione, consentendo alla occupazione di ripartire. Sul fronte ambientale, si va avanti secondo quanto stabilito dall'Aia. Chi era presente ha parlato di una "vera e propria svolta".
Infine, soddisfazione è stata espressa per la riapertura delle linee di credito da parte di Banca Intesa per circa 200 milioni. Oltre ai ministri Pier Carlo Padoan e Federica Guidi, hanno preso parte alla riunione il consigliere economico di Palazzo Chigi, Andrea Guerra, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, il sottosegretario Teresa Bellanova, i commissari straordinari Piero Gnudi, Corrado Carruba e Enrico Laghi e i vertici della cassa depositi e prestiti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini.
Solo poche settimane fa, la società è finita in amministrazione straordinaria e il Tribunale di Milano ne ha certificato l'insolvenza. Fonti parlamentari fanno sapere che ci sarà un nuovo incontro venerdì prossimo. Intanto, martedì prossimo inizierà il voto sugli emendamenti al dl ilva da parte delle commissioni Industria e Ambiente del Senato. Il provvedimento sarà incardinato in Aula molto probabilmente la settimana successiva. (Rep)

mercoledì 4 febbraio 2015

Un bel regalo alla città!


"L'Ilva non dovrà risarcire Taranto", il decreto 'grazia' le società dei Riva

L'Ilva non dovrà pagare alcun risarcimento a Taranto. Lo ha deciso il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, nell'udienza preliminare in corso per il presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva, accogliendo le eccezioni sollevate dai legali di Ilva spa, di Riva Fire e di Riva Forni elettrici. La decisione è una conseguenza del decreto salva Ilva approvato il primo gennaio dal Governo: l'azienda è entrata ora in amministrazione straordinaria e le altre due società non erano parti nell'incidente probatorio svolto a suo tempo. Gli avvocati dell'Ilva, a cui si era associato il legale delle altre due società, hanno chiesto l'applicazione delle regole del decreto Marzano con l'eventuale presentazione delle richieste risarcitorie nel calderone dei contenziosi al cospetto del Tribunale fallimentare di Milano.
La circostanza ha sollevato le polemiche degli ambientalisti che hanno attaccato duramente il Governo con il co-portavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. "La città non vedrà alcuna giustizia perché i patrimoni e i conti correnti di quelle società potranno riposare e accrescere mentre la città di Taranto muore nei veleni. Dei terreni contaminati, delle morti per diossina, dell'economia distrutta non pagherà chi ha provocato l'inquinamento ma lo stato ovvero i cittadini. Quella di oggi è una notizia drammatica peggio di una pugnalata per la popolazione ed è uno schiaffo alla democrazia, alla nostra costituzione e al principio chi inquina paga. In Italia chi inquina non solo solo non paga, ma si arricchisce".
Oltre un migliaio sono state le costituzioni di parte civile presentate al gup per il procedimento che vede 53 tra persone fisiche e giuridiche accusate, a vari livelli di responsabilità, del reato di disastro ambientale. Per tutti i 53, la Procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio. Il migliaio di parti civili era stato poi "scremato" dal gup a circa 600. Fra quelli la cui costituzione parte civile è stata accettata ci sono i sindacati metalmeccanici, le principali associazioni ambientaliste, il Comune e la Provincia di Taranto e i ministeri della Salute e dell'Ambiente. L'insieme delle richieste risarcitorie è pari a 30 miliardi di euro, di cui 10 miliardi ciascuno per Comune e Provincia di Taranto e altri 10 per i due ministeri. E dai risarcimenti delle parti civili sono state escluse le tre società. (RepBa)
 

In caso di condanna nel processo penale, quindi, l’azienda che in questi anni ha consentito alla famiglia Riva di accumulare tesori da portare all’estero non dovrà risarcire nessuna delle parti tanti civili. Parenti di operai morti, allevatori a cui sono state abbattute greggi di pecore, miticoltori che hanno visto distruggere tonnellate di cozze avvelenate dalla grande industria, abitanti del quartiere Tamburi e gli stessi operai della fabbrica non riceveranno dall’Ilva neppure un centesimo. Non solo. Anche alle istituzioni come il ministero per l’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto – oltre che di tanti piccoli comuni a due passi dalle ciminiere – l’azienda non dovrà pagare nulla per il disastro ambientale compiuto nei decenni scorsi. Era di poco superiore ai 30 miliardi di euro la richiesta formulata dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo tra le quali anche il partito dei Verdi, delle associazioni ambientaliste Legambiente, Altamarea, Peacelink e Wwf, i sindacati, Cittadinanza Attiva e Confagricoltura.
“È la morte del diritto e della democrazia – ha tuonato Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi – È una vergogna: la città e i suoi cittadini sono massacrati per l’ennesima volta. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte. Inoltre – ha aggiunto Bonelli – questa norma consente alle aziende che hanno realizzato enormi profitti sulla salute di operai e cittadini di poter conservare i propri tesori nei conti correnti bancari. È stato distrutto il principio chi inquina paga e la beffa maggiore è che questo è avvenuto grazie a un provvedimento dello Stato italiano”. In conclusione Bonelli ha annunciato un’immediata denuncia al tribunale dei diritti dell’uomo a Strasburgo. (FQ)

Bonifiché?

Taranto, bonifiche al quartiere Tamburi: firmato il contratto

Contratto per i lavori di bonifica al quartiere Tamburi, c’è finalmente la firma. L’impegno formale era slittato a mezzogiorno di ieri, a Palazzo di città, dopo l’aggiornamento dell’incontro di mercoledì scorso causa indisponibilità di Giampiero Corvaglia, amministratore delegato dell’impresa appaltatrice. Nonostante l’assenza dell’imprenditore salentino, una settimana fa il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, si era intrattenuto a Palazzo con due esperti, per essere informato nei dettagli sul programma la cui durata dovrebbe essere non inferiore ai centosettanta giorni lavorativi.
I lavori, dunque, non dovrebbero cominciare in questi giorni. Il via all’attività di bonifica avrebbe inizio grossomodo non prima della prossima settimana. Solo allora cominceremo a vedere i primi insediamenti di mezzi e attrezzi nel quartiere, più precisamente nelle adiacenze di campo sportivo “Atleti a Azzurri d’Italia” e stazione ferroviaria Galeso.
Questo nuovo aggiornamento, alla fine potrebbe risultare positivo per un altro risvolto della vicenda-bonifiche: il mercato del sabato ai Tamburi. In questi giorni gli operatori sarebbero giunti a un accordo con assessore, Gionatan Scasciamacchia, e dirigente, Carmine Pisano, delle Attività produttive per lo spostamento della propria attività all’interno del mercato di via Orsini.
Fino a questa mattina non sarebbero giunte a tutti i circa trecento operatori del mercato le notifiche utili per la comunicazione ufficiale di incontro, sopralluogo e presa visione su tracciatura e distribuzione delle postazioni di via Orsini. Con i crismi dell’ufficialità, il tutto potrebbe essere formalizzato a partire dalle prossime ore. In questi giorni, infatti, fra gli operatori si sarebbero solo rincorse voci sugli incontri cruciali. Prima fissati, poi slittati, nonostante i giorni stiano passando in fretta e gli atti in possesso degli uffici di corso Annibale sarebbero ancora ufficiosi.
La possibilità di lavorare meglio al progetto di assegnazione dei posti all’“Orsini”, dunque, restituirebbe maggiore serenità all’intero settore mercatale. Questo, con la mediazione delle Attività produttive, dopo un lungo tira e molla avrebbe trovato finalmente una definitiva coesione condividendo lo spostamento “provvisorio” per due, massimo tre mesi nel mercato all’ingresso del quartiere, con “vista” piazzale Archimede, area mercatale posta sotto sequestro tre anni fa a causa di una enorme voragine apertasi sull’asfalto.
Pertanto, con i lavori di bonifica che entrerebbero nel vivo non prima di una decina di giorni, gli operatori del mercato dei Tamburi anche sabato prossimo potrebbero sempre in via provvisoria tornare in via Archimede. Secondo quanto già straordinariamente accaduto la scorsa settimana, quando il sindaco, per evitare un doloroso stop alla categoria, firmò una deroga all’ordinanza di chiusura dell’attività proprio in seguito all’avvio dei lavori di bonifica (poi slittati).
Con la firma di ieri in calce al documento sui lavori di bonifica al quartiere, avrà inizio una serie di attività legata alla comunicazione, condivisa con l’assessorato all’Ambiente e il commissario alle Bonifiche esterne, la geologa Vera Corbelli.
A cura della stessa impresa, intanto, saranno promossi incontri (non solo all’interno delle scuole interessate dalle opere) e allestiti punti nei quali sarà consegnato materiale informativo. Nel quartiere sarà svolto un “porta a porta” con la consegna di depliant illustrativi; affissi manifesti, impiantati cartelloni sulle diverse attività in opera ai Tamburi; realizzati e programmati spot radiofonici e televisivi per sensibilizzare l’intera cittadinanza. L’intero progetto studiato nei dettagli, secondo quanto dichiarato dall’assessore all’Ambiente, Vincenzo Baio, sarà oggetto di una prossima conferenza stampa.(Quotidiano)

martedì 3 febbraio 2015

Indottolo al capezzale

Ilva, la preoccupazione di Confindustria per l'indotto: «Lo scenario è disastroso». Martedì il decreto in aula

Dopo la pausa dei lavori del Senato per l'elezione del Capo dello Stato, le commissioni Industria e Ambiente hanno cominciato ad esaminare gli emendamenti al decreto Ilva. La Conferenza dei capigruppo del Senato ha stabilito che giovedì non ci sarà Aula per consentire alle commissioni, quelle di merito e quelle che devono inviare i loro pareri, di lavorare sul decreto in modo che possa approdare in Aula la prossima settimana. La Capigruppo ha inserito, infatti, il decreto, che scade ai primi di marzo e deve passare alla Camera, al terzo punto dell'ordine del giorno dei lavori dell' aula di martedì prossimo 10 febbraio, dopo il ddl sul negazionismo e quello sui reati ambientali.
La polemica. «Il fondo di garanzia per le Pmi verrà destinato, per un importo fino a 24 milioni, alle aziende che forniscono l'Ilva». Così in una nota il vice presidente della Commissione Ambiente al Senato, il pentastellato Carlo Martelli. «Con un emendamento presentato dal Pd e Ncd al decreto in commissione al Senato, - spiega la nota - scopriamo che «Le risorse destinate al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (...) verranno destinate a sostegno dell'accesso al credito per le aziende che forniscono beni o servizi a «società che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale, soggetto ad amministrazione straordinaria». Vale a dire: Ilva. Il governo, - aggiunge Martelli - con questo settimo decreto salva Ilva, vuole scippare 24 milioni alle piccole e medie imprese italiane per mantenere in vita un'azienda decotta che invece di ottemperare alle prescrizioni ambientali e sanitarie, ha continuato a spremere gli impianti per massimizzare la produzione. È l'ennesimo aiuto di Stato che non possiamo avallare».
Confindustria. Lo scenario che riguarda l'indotto Ilva «è ancora a dir poco disastroso, le imprese indebitate continuano nella loro lotta contro il tempo, le garanzie per il futuro, di queste imprese ma anche dello stesso stabilimento, sono pari a poco più che zero».
Lo afferma il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, riferendosi alla situazione delle ditte dell'appalto che avanzano crediti nei confronti dell'Ilva ormai da sette mesi. «La premessa - aggiunge - è d'obbligo per delineare, prima che sia davvero troppo tardi, le richieste irrinunciabili da portare all'attenzione del governo per evitare il tracollo di un intero sistema, Ilva e non solo».
Le modifiche proposte al decreto, secondo Cesareo, «pur andando nella direzione da noi auspicata, non sciolgono i nodi nevralgici del problema. È bene chiarire, intanto, che il Fondo di Garanzia, contemplato negli emendamenti già presentati, non immette liquidità nelle casse delle aziende, ma consente loro di contrarre ulteriori prestiti con la garanzia del fondo stesso, altrimenti difficilmente ottenibili dalle stesse imprese già abbondantemente indebitate per far fronte alle prestazioni verso Ilva».
Secondo Confindustria vanno considerate strategiche «le imprese che operano in forma continuativa per il centro siderurgico di Taranto e provincia, nonchè del bacino regionale, e che risultino avere almeno il dieci per cento del loro fatturato riferito alle forniture (intese come interventi, lavorazioni, trasporti) per Ilva negli ultimi tre anni». Le aziende 'strategichè avrebbero così «accesso alla corresponsione della pressochè totale mole dei crediti pregressi - conclude Cesareo - in vari modi, e cioè, in assenza di risorse immediate: con un adeguato piano di rientro, nei tempi e modalità da stabilire; attraverso i crediti di imposta; con partecipazioni al capitale della stessa newco con un mix di queste forme».(Quotidiano)

lunedì 2 febbraio 2015

Gira la roulette

Ilva ha un nuovo direttore generale, dalla Indesit arriva Rosini

Massimo Rosini è il nuovo direttore generale dell'Ilva, al posto di roberto renon. Lo comunica l'azienda in amministrazione straordinaria, sottolineando che i commissari straordinari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi hanno nominato Rosini direttore generale. L'ingegnere inizia quindi "il suo mandato nell'ottica del processo di consolidamento, stabilizzazione e turnaround" dello stabilimento di Taranto.
Rosini, 52 anni, napoletano, "proviene da importanti e articolate esperienze manageriali. Ha maturato il suo percorso professionale nel gruppo Fiat, proseguendo la sua carriera in Indesit company, come direttore generale delle operation a livello mondiale". Di recente "ha condotto il processo di vendita della società Indesit alla multinazionale Whirlpool". (RepBa)

sabato 31 gennaio 2015

Amen

Ilva, impianti fermi per carenza di merci. Il Vescovo tra i manifestanti: "Intervenga il governo"

Lunedì numerosi impianti dell'Ilva si fermano a causa della mancanza di materie prime determinata dalla protesta dell'indotto. Così dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarietà e 76 al lavoro per varie attività. Nell'area degli impianti marittimi, dove cioè ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
La situazione è drammatica e l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, questa mattina è andato nello stabilimento di Taranto per incontrare gli autotrasportatori che hanno nuovamente fermato i tir davanti alla portineria imprese dello stabilimento e proseguono la protesta. Al pari degli altri lavoratori dell'indotto lamentano il ritardo nei pagamenti delle spettanze da parte dell'Ilva e ritengono insufficienti le assicurazioni del governo sui crediti vantati prima dell'ingresso dell'azienda in amministrazione straordinaria.
Gli emendamenti presentati al decreto per Taranto, secondo Sna Casartigiani, "rimangono iniqui e non danno alle imprese certezza dei propri crediti". I rappresentanti della categoria chiedono "che le imprese di autotrasporto vengano classificate 'creditori strategici', che si facciano atti volti a garantire il recupero dell'Iva anticipata allo Stato per fatture non ancora riscosse" e sollecitano "l'immissione di pagamenti di acconti per l'eventuale nuove attività in 30 giorni". Per questo è stato chiesto dalle sigle di Autotrasporto un incontro al ministro dello Sviluppo economico e al presidente del consiglio. Le imprese, è stato spiegato all'arcivescovo, sono allo stremo e senza liquidità non potranno garantire nemmeno il pagamento del carburante.
"A Roma chiedo con forza, ancora una volta, di fare tutto il possibile perché la situazione venga risolta in tempi celeri, garantendo gli stipendi pregressi e certezze per il futuro". Lo ha detto l'arcivescovo di Taranto, mons.Filippo Santoro, durante la visita al presidio degli autotrasportatori dell'indotto Ilva davanti alla portineria C dello stabilimento.
"Non c'è dubbio - ha spiegato il presule - che la nostra sia una comunità ferita, oltraggiata, e che tante prove abbia già dovuto affrontare. Io, fratelli, oggi più che mai, mi sento di dirvi che non è più il tempo di piangere. Sono qui per portare solidarietà a chi chiede pane ed un futuro dignitoso per la propria famiglia". (RepBA)

venerdì 30 gennaio 2015

I n s o L V e n z A!

Ilva, il Tribunale di Milano dichiara l’insolvenza

Il Tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato oggi lo stato di insolvenza di Ilva Spa. La decisione, un passaggio se si può dire obbligato, rientra nella procedura di amministrazione straordinaria alla quale la società è stata ammessa dal ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 21 gennaio con contestuale nomina di tre commissari, Piero Gnudi, Corrado Carruba (per entrambi si è trattato di una conferma) ed Enrico Laghi ed immediato ricorso da parte di Gnudi per ottenere la dichiarazione di insolvenza.
    La sentenza, depositata nel pomeriggio e alla quale fra cinque mesi seguirà la revisione dello stato passivo, è arrivata dopo che l’altro ieri i giudici della seconda sezione civile, Cesare de Sapia, Caterina Macchi - peraltro nominata giudice delegato della procedura - e Francesca Mammone, si sono riuniti in camera di consiglio per valutare la richiesta.   Richiesta che dunque è stata accolta in quanto, si legge nella sentenza, l’azienda tarantina «ha dimostrato il possesso congiunto» dei requisiti previsti dalla legge, sia per il numero dei dipendenti che allo scorso 30 novembre e «senza sostanziali variazioni nei 12 mesi precedenti» erano 14.511, sia perché
«presenta un indebitamento complessivo pari a euro 2.913.282.000» (sopra il tetto di 300 milioni previsto dalla norma, ndr). Inoltre, osserva il Tribunale, Ilva «si trova in stato di insolvenza (...), risultando che la società presenta capitale circolante negativo per circa 866 milioni di euro - i dati si riferiscono sempre a due mesi fa -, una posizione finanziaria netta negativa per 1.583 milioni di euro, una progressiva riduzione del patrimonio netto contabile e una redditività negativa della gestione».
E infine, non può far fronte ai debiti con mezzi normali: infatti, annotano i giudici, «nonostante le articolate misure messe a disposizione del Commissario da interventi legislativi speciali (...) non sussistono né mezzi propri né affidamenti da parte di terzi che consentano di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni e di far fronte, contestualmente, all’attuazione degli interventi previsti dal Piano Ambientale approvato con» il cosiddetto “salva-Ilva” del marzo dell’anno scorso.
   Con la dichiarazione di insolvenza di Ilva e la fissazione dell’adunanza dei creditori per l’esame dello stato passivo per il prossimo 29 giugno, da un lato è stato posto l’ultimo `timbro´ per dare il via alla procedura di amministrazione straordinaria che ha lo scopo di assicurare la prosecuzione dell’attività dell’azienda in vista di una cessione; dall’altro si profila la possibilità di un aggravamento, dal punto di vista penale, della posizione di alcuni dei componenti della famiglia Riva già indagati in diverse inchieste a Taranto e Milano: rischiano nuove incriminazioni per il crac del colosso siderurgico. In più, come è stato fatto notare al palazzo di Giustizia di Milano, il caso Ilva porrà un problema non secondario: si prevedono circa 20 mila domande di ammissione al passivo con il serio pericolo, se non si provvede al potenziamento dell’organico, del “collasso” della sezione fallimentare già oberata di un carico di lavoro notevolmente lievitato negli ultimi anni.
   Il deposito del provvedimento dei giudici fallimentari è arrivato in un’altra giornata “nera” per l’acciaieria: si sono fermati nuovamente alcuni impianti per mancanza di materie prime e difficoltà negli approvvigionamenti per lo stop dei rifornimenti da parte di alcune aziende dell’indotto che attendono di essere pagate e anche a causa della protesta degli autotrasportatori. Protesta cominciata una decina di giorni fa, anche con un presidio davanti alle portinerie dello stabilimento con i loro tir, e che proseguirà «a tempo indeterminato» in assenza di provvedimenti concreti di natura finanziaria e fiscale da parte del Governo.
   Intanto in Parlamento è stato depositato un pacchetto di emendamenti: uno per rendere eseguibile da parte della banca svizzera Ubs il trasferimento all’amministrazione straordinaria dell’Ilva dei circa 2 miliardi sequestrati ai Riva dalla magistratura milanese, l’altro per fissare a luglio 2016 il termine ultimo per completare i lavori di risanamento ambientale previsti dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. Nel frattempo gli operai dell’indotto del gruppo hanno sciolto i presidi davanti al Municipio di Taranto e alla portineria `Imprese´ dello stabilimento. (LaStampa)

L'economia di Cesareo si spegne!


Il presidente indotto che non vede estesa tutta la sua induzione all'intera città si domanda perché i Tarantini non scendano in piazza per difendere la "sua" fonte di reddito.
Evitiamo di elencare qualche decina delle mille "ragionevoli ragioni" che ad ognuno di noi balzerebbero alla mente e gli giriamo una domanda.
Dov'erano lui, l'indotto, le masse di operai, i sindacati, i camion, e tutti quelli che lavoravano zitti zitti con lo stipendio assicurato quando la città manifestava per chiedere leggi certe sulla grande industria?
Forse era a pranzo in qualche buon ristorante? 
Forse preparava comunicati stampa per sostenere le tesi dei Riva sulla mortalità dei Tamburi per fumo di sigarette?
Forse collaborava a mandare in strada migliaia di operai con gli striscioni prestampati e i sacchetti per il pranzo? 
Lo sa lui.
E il suo amico Indottolo che oggi si guarda intorno e non trova nessuno.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. 
Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."
(B. Brecht)

Crisi dell'indotto, Cesareo: «l'Ilva rischia di chiudere ma la città è indifferente»

Nonostante ci siano state nei giorni scorsi, rassicurazioni da parte dei commissari Carruba e Laghi circa le criticità del comparto, ad oggi non si hanno garanzie. Nel frattempo Gnudi intima il rientro al lavoro per l'esecuzione dei contratti pena l'inadempimento da parte delle imprese, «dimenticando però- commenta Cesareo- che il primo inadempiente è proprio l'Ilva perché è venuta meno al pagamento degli stipendi da diversi mesi».
Nonostante gli sforzi delle imprese «la problematica dei crediti che vantano le nostre imprese, non è stata adeguatamente risolta dal Governo». Per tali ragioni, gli industriali temono che « lo stabilimento in assenza di un'iniezione di liquidità immediata rischia di spegnersi per mancanza di materie prime». Le imprese, come più volte annunciato, sono al collasso, colpa anche di un Governo che «ci ha buggerato per oltre due anni, dal momento che non ci sono mai stati garantite le risorse necessarie. Il governo non può chiedere senza dare nulla ai tarantini». Il presidente di Confindustria chiede il sostegno anche delle altre associazioni di categoria della città, dai commercianti agli artigiani. «Rischia di venir meno un elemento portante dell'intera economia del territorio. - queste le sue parole- Si tratta non solo di una disdetta ma della morte per Taranto». Cesareo poi precisa che «ci rifiutiamo di chiudere l'Ilva e faremo tutto il possibile, fino all'ultimo giorno, per tenerla in vita, ma nessuno potrá addebitare alle imprese di Taranto la responsabilità della sua chiusura». Prevarrà quindi il senso di responsabilità degli industriali. Gli imprenditori faranno ancora una volta forza sulle loro risorse personali, almeno finché potranno.
Cesareo si scusa poi con i cittadini, per i disagi che le manifestazioni dei lavoratori dell'indotto hanno creato la scorsa settimana, «ma dispiace ancora di più – prosegue- che una città intera non partecipi alla soluzione del problema e che sia invece completamente assente ed indifferente nel dimostrarci il proprio sostegno. Sembra che il problema sia solo degli imprenditori, ma il tema dell'Ilva interessa l’economia dell'intera Provincia e Regione. Tutta la comunità dovrebbe insorgere, tutti dovrebbero interrogarsi sulla prospettiva di una città la cui economia si spegne». (Cronachetarantine)

Motori al minimo

Ilva: annunciato stop di altri impianti a Taranto

Nuove fermate all'Ilva di Taranto per mancanza di materie prime e difficolta' negli approvvigionamenti a causa della crisi finanziaria dell'azienda, da alcuni giorni in amministrazione straordinaria.
Incontrando stamattina i sindacati metalmeccanici, l'Ilva ha fornito un nuovo quadro di blocco impianti. Il laminatoio a freddo continua a restare fermo tranne l'impianto minislitter. Dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarieta' e 76 al lavoro per varie attivita'.
Nell'area degli impianti marittimi, dove cioe' ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est fa oggi si ferma il terzo turno e domani il 50%o dei turni programmati. Dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
  Dal terzo turno di domani i presenti scenderanno invece a 31 e gli assenti saliranno a 140. Queste nuove fermate, precisano i sindacati, si aggiungono a quelle del laminatoio a freddo,del treno nastri 1, del tubificio 2, dei rivestimenti e delle zincature 1 e 2. Anche in questi casi lo stop e' dovuto a mancanza di materie prime. Questi impianti sono fermi gia' da alcuni giorni. Il tubificio 1 sta invece marciando a passo molto ridotto: cinque turni a settimana, uno al giorno dal lunedi' al venerdi'. Nei giorni precedenti, sempre per il problema materie prime, l'Ilva aveva fermato a rotazione, ciascuno per 48 ore, gli altiforni 2, 4 e 5.
"L'Ilva - dichiara Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - ci ha comunicato un nuovo programma di fermata impianti ma ci ha pure detto che la situazione e' in evoluzione. Tutto dipende dai rifornimenti e dalla materie prime. Se si sblocca la situazione e lo stabilimento torna verso la normalita', la nuova fermata potra' anche essere revocata".(AGI).

Indottolo si tappa il naso e spera

Ilva, depositato l'emendamento per liquidare subito 150milioni all'indotto, sospesa la protesta

L'Ilva ha comunicato ai sindacati metalmeccanici l'aggiornamento della fermata di alcuni impianti a causa del mancato rifornimento delle materie prime provocato anche dalla protesta degli autotrasportatori. Centinaia di operai sono stati costretti a fermasi.
Intanto gli autotrasportatori che lavorano con l'Ilva e che da giorni sostavano con i loro tir davanti alla portineria imprese dello stabilimento per protestare contro i ritardi nei pagamenti delle spettanze hanno sciolto il presidio con l'intento di riprendere la mobilitazione lunedì prossimo se nel frattempo non avranno ottenuto garanzie dall'azienda e dal governo. Lo rende noto la Fim Cisl ionica.
Circa 400 operai delle ditte dell'indotto, che per le stesse ragioni attendono garanzie sui crediti vantati nei confronti del Siderurgico e che manifestano da giorni a Taranto, hanno tenuto invece prima un sit-in davanti al Municipio e poi si sono spostati sotto la Prefettura. I sindacati chiedono di visionare i testi degli emendamenti al decreto per Taranto che prevedono garanzie per l'indotto.
Garanzie che potrebbero arrivare dal Parlamento. "In qualità di relatori, abbiamo Depositato questa mattina i primi emendamenti al ddl ilva. Tra questi, il più significativo è senz'altro l'emendamento con cui si destinano 24 milioni di euro del fondo di garanzia delle pmi per sostenere la liquidità delle aziende dell'indotto per un ammontare complessivo di circa 150 milioni"ha dichiarato il senatore Salvatore Tomaselli, relatore al provvedimento in commissione industria del Senato.
"Altra misura molto importante - prosegue Tomaselli - è lo stanziamento di dieci milioni di euro per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi nel deposito ex cemerad di statte, in provincia di taranto. Con un altro emendamento vincoliamo l'amministrazione straordinaria al mantenimento dell'unitarietà dell'azienda. Nelle prossime ore insieme al governo definiremo le ulteriori modifiche". (RepBA)