lunedì 15 giugno 2015

Parliamone

Taranto, salute dei bambini: patto tra Unicef, Garante regionale diritti dei Minori e Pediatri

Ancora un passo in avanti per i bambini di Taranto. Dopo il protocollo siglato dal comitato provinciale dell’Unicef e l’Associazione Culturali Pediatri, a raccogliere la sfida di tutelare al meglio l’infanzia, in un territorio segnato dall’inquinamento, è l’Ufficio del Garante Regionale dei Diritti del minore (Regione Puglia).
Mercoledì 17 giugno, infatti, nella sala della Provincia di Taranto, ex Ufficio Passaporti, sarà sancito un nuovo patto, questa volta a tre, che raccoglie l’eredità del documento già firmato lo scorso mese di Maggio, tra Unicef Taranto e Acp. L’intesa sarà consacrata durante il convegno dal tema “Quando i grandi hanno cura dei piccoli, i piccoli diventano grandi”. I lavori si apriranno alle 10.00.
“Il territorio di Taranto è interessato da un livello d’inquinamento preoccupante per tutti i minorenni presenti sul territorio. L’inquinamento incide fortemente sulla salute dei bambini, soprattutto residenti nelle zone a ridosso dell’area industriale. A questo si aggiunge che sono stati segnalati eccessi di rischi per le patologie, quali tumori, malattie dell’apparato respiratorio e che l’Istituto Superiore della Sanità, attraverso lo studio epidemiologico Sentieri, ha constatato un eccesso d’incidenza di tutti i tumori nella fascia compresa tra la nascita e i 14 anni”.
Questa la premessa da cui parte il nuovo protocollo che sarà discusso mercoledì mattina. I compiti delle tre realtà coinvolte, Unicef Taranto, Acp, e Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza (Regione Puglia) e le iniziative che verranno messe in campo, saranno spiegate durante il convegno. Ad introdurre Daniela Montano, vice presidente Comitato provinciale Unicef Interverranno: - Paparella, Rosy Garante dei Diritti del Minore-Consiglio Regionale della Puglia - Michele Corriero, Presidente Regionale Unicef - Annamaria Petrera, Presidente Comitato Provinciale UNICEF - Gianni Pietroforte, Presidente ACP Puglia e Basilicata - Anna Maria Moschetti, Referente Gruppo ACP Puglia e Basilicata - Fabio Salvatore, Scrittore A moderare il dibattito la giornalista Alessandra Cavallaro. (giornale di puglia)

Operai troppo esposti, ancora un esposto.

Ilva, Unione Sindacale in Procura: fermate gli altiforni, troppi rischi

L’Unione sindacale di base (Usb) ha presentato un esposto alla procura della Repubblica chiedendo di attivarsi per fermare gli altiforni 2 e 4 dello stabilimento Ilva di Taranto in quanto non sarebbero garantite le condizioni di sicurezza per i lavoratori «come dimostra l’incidente dell’8 giugno scorso» in cui è rimasto gravemente ustionato il 35enne operaio Alessandro Morricella, morto dopo 4 giorni.
Il lavoratore fu investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. L’Usb fa presente che solo l’Afo5, attualmente in manutenzione, è munito di sistema di protezione, denominato `Cover´, che consente «di contenere le eventuali fuoriuscite o fiammate di ghisa, limitando così l’esposizione dei lavoratori alle stesse». Sono a rischio invece gli Altiforni 1 (in manutenzione), 2 e 4 (attualmente in marcia). Al sindacato di base sembra «contraddittorio il contenuto del verbale di prescrizione» emesso dallo Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl, che «da un lato ordina al responsabile di `evitare pericolose esposizioni del personale alla proiezione di metallo fuso durante la fase di colaggio dell’altoforno´, e dall’altro non dà indicazioni di fermata dell’altoforno e concede 60 giorni ad Ilva per ottemperare alle prescrizioni stesse».
L’Usb ricorda che «il prelievo della temperatura è solo una delle operazioni che i lavoratori svolgono durante la fase di colaggio e il rischio di proiezione di metallo fuso è presente durante tutta la fase del colaggio stesso». Quindi sarebbero ancora concreti i rischi per gli operai. «In attesa delle giuste contromisure a protezione e salvaguardia della salute dei lavoratori - spiega il coordinatore Usb Francesco Rizzo - chiediamo la fermata immediata degli Afo 2-4, coscienti del fatto che ciò provocherebbe grosse ripercussioni sulla marcia di tutto lo stabilimento ma fermamente convinti che un altoforno si può riparare o ricostruire, mentre la vita umana no».

domenica 14 giugno 2015

Solito iter


Operaio morto all’Ilva si allarga l’indagine


Torneranno stamattina negli uffici dello stabilimento siderurgico Ilva i funzionari dello Spesal e i carabinieri del comando provinciale delegati dal procuratore Franco Sebastio e dal sostituto Antonella De Luca a indagare sull’incidente sul lavoro che è costato la vita all’operaio Alessandro Morricella, morto venerdì pomeriggio al Policlinico di Bari dopo 4 giorni di agonia. I reati ipotizzati, stando a quanto si è appreso, sono omicidio colposo e inosservanza delle disposizioni per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Procura disporrà l’autopsia sul corpo del povero Alessandro ma per poterlo fare attende dalla polizia giudiziaria che sia completato l’elenco delle persone a cui inviare l’avviso riguardante l’accertamento tecnico irripetibile. Nell’immediatezza dell’infortunio, furono 4 le persone iscritte nel registro degli indagati per lesioni personali gravissime. Il numero delle persone coinvolte nelle indagini ora sembra destinato ad aumentare considerevolmente in quanto gli inquirenti intendono risalire tutta la catena di comando della vittima, un lavoro per il quale sarà necessario accedere agli uffici dell’Ilva, verificare incarichi e deleghe operative di una azienda che, trovandosi in ammistrazione straordinaria, ha una gerarchia non proprio lineare e che si trova per la prima volta, da quando la gestione è di fatto emanazione del Governo, a fare i conti con un infortunio mortale.
Il 34enne operaio originario di Martina Franca, lunedì scorso attorno alle 19 stava lavorando nel reparto Altoforno 2. Si è avvicinato, munito degli indumenti in dotazione, al punto di colata per misurare la temperatura della ghisa quando all’improvviso è stato raggiunto da uno schizzo di materiale incandescente. Alessandro Morricella è diventato una torcia umana, ha cercato riparo dietro una colonna ma fino a quando è stato soccorso, ha riportato ustioni del secondo e terzo grado sul 90% del corpo. Le sue condizioni sono apparse immediatamente disperate. Con l’ambulanza dello stabilimento è stato trasportato all’ospedale «Santissima Annunziata» da dove è stato poi trasferito al policlinico di Bari. Le cure dei medici del nosocomio barese si sono purtroppo rivelate inutili: Alessandro ha smesso di respirare venerdì pomeriggio alle 15.
L’operaio lascia la moglie, due bambine di 6 e 2 anni e un bel ricordo in chi lo aveva conosciuto. Con la maglia numero 17 Football Five Locorotondo si era fatto apprezzare nel campionato di calcio a 5, sport con il quale alcuni anni aveva anche sfiorato la serie A.
I funerali si svolgeranno al termine dell’autopsia, prevedibilmente a metà della prossima settimana. (Gdm)

sabato 13 giugno 2015

Tamburi: altro che bonifica!



Questa mattina, assieme a liberi cittadini, associazioni e movimenti del territorio, durante la conferenza stampa al quartiere Tamburi, abbiamo reso pubblica la denuncia fatta agli organi competenti circa le “bonifiche” che si stanno eseguendo.
E’ corretto parlare di bonifiche? No, questo è un intervento spacciato inizialmente per bonifica, in seguito ridotto ad azzeramento del rischio sanitario per poi arrivare all’attuale versione di abbassamento o riduzione del rischio sanitario.
Questo siamo riusciti a scoprire grazie alla pressione della cittadinanza attiva e dei cittadini del quartiere sul Comune di Taranto e sulla ditta esecutrice dei lavori.
Vogliamo quindi stigmatizzare anche l’opera d’informazione che si sta provando a fare nei confronti della cittadinanza cercando di far passare un messaggio non del tutto vero.
Stamane, a seguito dell’intervento dei Vigili Urbani e degli ispettori dello Spesal, sono stati sospesi i lavori nel cantiere di via Deledda poiché probabilmente pericolosi per la sicurezza dei lavoratori e per gli abitanti della zona.
Chiariamo in modo definitivo: le “bonifiche” che sta eseguendo l’Axa, seguendo il progetto stabilito da Comune, Provincia, Regione e Arpa, non sono vere e proprie bonifiche, ma un tentativo mal riuscito di far credere ai Tarantini che le istituzioni stanno facendo qualcosa di risolutivo per preservare la salute degli abitanti del quartiere Tamburi. Il progetto in questione, lo ripeteremo fino alla nausea perché sia chiaro a tutti (professori e studiosi compresi) raggiungerà, forse, l’obiettivo di ridurre il rischio sanitario. Come dimostrano le foto non è così che si lavora, non è così che si preserva la salute dei cittadini, non è così che si bonifica.

A.P.S. Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti


L’Axa continua a vantarsi di informare i cittadini del quartiere tamburi ma ieri pomeriggio, al secondo incontro informativo tenutosi presso l’ex Circoscrizione Comunale, abbiamo anche scoperto che chi è impossibilitato a uscire da casa è escluso da questo “programma d’informazione capillare” in violazione della direttiva Seveso. I tanti cittadini del quartiere presenti e visibilmente stanchi di essere presi in giro, sono riusciti finalmente a far dire ai relatori presenti che il lavoro che l’Axa sta eseguendo consiste non in bonifiche vere e proprie, bensì in una limitazione del potenziale danno sanitario, per contatto o inalazione. Possiamo affermare quindi, che anche il secondo incontro si è risolto in un altro nulla di fatto poiché chi ha il dovere di dare delle risposte continua a scaricare le responsabilità su altri enti e istituzioni: ieri per esempio era il turno dell’Arpa che, per amore di verità, non è stata invitata da nessuno degli organizzatori dell’incontro informativo. Abbiamo chiesto un terzo incontro che includa la presenza dell’Arpa, ma siamo sicuri che, in questo gioco dello “scarica-barile” mancherà sempre qualcuno che conosce le risposte. Ciò di cui siamo sicuri, è che quest’Amministrazione, per il bene della città, non può far altro che dimettersi.
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti



Taranto, dubbi sulle bonifiche: il cantiere si blocca


Un progetto che non convince, l’esecuzione tanto meno. Il comitato dei “liberi e pensanti” si scaglia contro i lavori di bonifica che stanno interessando alcune zone del quartiere Tamburi e il cantiere in via Deledda si blocca. Difformità e anomalie che il comitato dell’apecar ha racchiuso in un documento-denuncia inviato ad Arpa Puglia, al Noe e ai custodi giudiziari dell’Ilva.

Chissà se puzzava come al solito


Pochi infortuni, dentro, e cittadini al pronto soccorso per le esalazioni, fuori.
Una scelta di civiltà e convivenza.
Come sempre, all'ENI.

Eni: Descalzi alla raffineria Taranto, sicurezza per noi un valore

Incontro oggi tra l'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, con il management e i dipendenti della Raffineria di Taranto in occasione del Safety Road Show. Nel corso della visita, si legge in una nota della societa', sono stati illustrati i positivi risultati in termini di sicurezza raggiunti da Eni e dalla raffineria nel 2014. L'azienda "ha ridotto il numero degli infortuni per il decimo anno consecutivo, attestandosi nel 2014 su una frequenza di 0,31 infortuni per milione di ore lavorate, risultato che colloca Eni al primo posto sotto il profilo della sicurezza rispetto ai principali competitor internazionali. Nel 2014 il miglioramento degli indici infortunistici ha visto una riduzione del 14% rispetto al 2013". Inoltre, nel primo trimestre 2015, il miglioramento e' continuato per un ulteriore 15%. L'impegno di Eni a livello globale trova riscontro anche nell'andamento positivo degli indicatori infortunistici presso la Raffineria di Taranto: il 25 aprile 2015 sono stati raggiunti sia l'obiettivo "zero infortuni" aziendali per 1.700 giorni lavorati sia lo "zero assoluto" per 365 giorni. Al termine della visita, l'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: "La sicurezza e' un valore imprescindibile per Eni e per il secondo anno consecutivo abbiamo conseguito risultati al top del settore Oil&Gas. La Raffineria di Taranto ne e' un esempio, con oltre un anno senza infortuni per dipendenti e contrattisti e quasi cinque per i soli dipendenti. Ma non possiamo accontentarci. Puntiamo a zero infortuni in tutta l'azienda partendo proprio dal nostro Paese e per questo abbiamo lanciato il 'Programma Sicurezza Italia' per riuscire ad ottenere questi risultati in tutti i nostri siti".
  A proposito della sicurezza nella raffineria pugliese, la societa' ricorda che "l'aspetto principale alla base di questo miglioramento continuo sono stati gli sforzi posti in essere per il consolidamento di una cultura della sicurezza, attraverso il controllo operativo e la formazione. Solo nel 2014, sono state erogate dalla Raffineria oltre 8.000 ore di formazione per dipendenti e contrattisti. La sicurezza delle persone e delle attivita' operative rappresenta un obiettivo strategico per Eni, che, per sostenerne il valore culturale e operativo, lancia continuamente nuovi programmi di sensibilizzazione e di formazione destinati ai lavoratori, ai contrattisti e a tutte le parti sociali. Fra le iniziative piu' significative oltre al Safety Road Show, vi sono Eni in Safety, il Safety Day e l'HSE Van Show. L'HSE Van Show e' l'ultima iniziativa Eni in ambito HSE, inaugurata lo scorso 26 Maggio dalla Raffineria di Livorno, che percorrera' tutta Italia toccando 42 siti industriali e molte stazioni di servizio per promuovere l'impegno di Eni nella salvaguardia dell'ambiente e nella tutela della sicurezza". (AGI).

Giusta reazione

Rifiuti pericolosi dell'Ilva in Sicilia, il caso sbarca alla Commissione europea

Il caso dello sversamento di rifiuti pericolosi dall'Ilva di Taranto nei territori di Augusta, Priolo e Melilli, sempre più "triangolo della morte", arriva a Bruxelles. Ignazio Corrao, eurodeputato pentastellato, sta preparando un'interrogazione alla Commissione europea denunciando il continuo traffico di rifiuti industriali trasferiti via mare dall'Ilva al porto di Augusta, per essere smaltito in Sicilia. "Non mi sembra che spostando i rifiuti da una regione all'altra si risolva il problema", denuncia Corrao, secondo cui questa pratica sarebbe contraria al "principio previsto dalla normativa europea di prossimità nello smaltimento dei rifiuti".
"Nel porto di Augusta - riferisce l'eurodeputato pentastellato - sono arrivate diecimila tonnellate di polverino, materiale di scarto prodotto dall'acciaieria pugliese, destinate alla discarica Cisma di Melilli, materiali non pericolosi secondo l'Arpa". Quindi Corrao attacca: "Augusta e tutto il suo comprensorio continuano a vivere una stagione di agghiacciante sfruttamento industriale palesato anche da un tasso di incidenza tumorale e mortalità che forse non ha pari a livello europeo, con la tacita connivenza della classe politica a tutti i livelli". Secondo l'eurodeputato "è evidente che la contropartita in termini di interessi privati deve essere molto alta". "Il presupposto per un intervento a livello di esecutivo europeo è anche quello della mancata applicazione di procedure che garantiscano un'elevata protezione ambientale e sanitaria. E' evidente che quest'obbligo viene continuamente calpestato ad Augusta", conclude Corrao. (RepPa)

Qualcosa di buono dall'Ilva e dintorni

A ‘Thriller’ ambientato a Taranto e nell’Ilva il David di Donatello 2015 per il cortometraggio.

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"Thriller", diretto da Giuseppe Marco Albano e prodotto da Angelo Troiano con il sostegno di Apulia Film Commission, ambientato interamente a Taranto ha vinto il  David di Donatello 2015 per il cortometraggio.

A Taranto il 13enne Michele rincorre il suo grande sogno: partecipare ad un talent show per ragazzi imitando il suo mito di sempre, Michael Jackson, tra i vicoli del quartiere Tamburi. Negli stessi giorni a Taranto, la città più inquinata d’Europa, gli operai dell’industria siderurgica si mobilitano per la più grande protesta di sempre. Michele (ovviamente Michael per gli amici!) con l’aiuto del suo mito riuscirà a sconfiggere il Grande Mostro rosso. Giuseppe Marco Albano è scrittore, sceneggiatore e regista; il suo primo cortometraggio ‘Il cappellino’ partecipa a varie rassegne italiane ed internazionali tra cui ‘Giffoni Film Festival’, e viene inoltre candidato ai Globi d’oro 2009 come Migliore Cortometraggio Italiano. L’anno successivo torna a Giffoni con ‘XIE ZI’, cortometraggio finalista ai Nastri d’Argento 2011. Con il suo terzo lavoro ‘Stand by me’, Albano ottiene la prima candidatura ai David di Donatello. Nel 2013 esce nelle sale il suo primo lungometraggio, ‘Una domenica notte’. (grottaglieinrete)

Albano, che confessa di avere provato una "grande emozione vincendo il David di Donatello, un premio che sognavo fin da bambino", rivela di stare lavorando a un lungometraggio: "Lo sto scrivendo con altri due sceneggiatori e affronta una tematica importante, quella degli anziani, che saranno i protagonisti di questa commedia ambientata tra Napoli e Parigi. Sarà una commedia italiana - spiega Albano -con la quale spero di fare un salto di qualità. Ma non posso ancora dire nulla su produttori, attori o altro".
Intanto il giovane Albano si gode la soddisfazione del suo primo David, che "condivido con tutti quelli che hanno lavorato al film, prodotto da Angelo Troiano e finanziato grazie al contributo dell'Apulia Film Commission. In realtà - sottolinea - il film ha vinto tanti premi fin dalla sua partenza al Giffoni dello scorso anno, ma la vittoria del David è un sogno che si avvera".
Con 'Thriller', ambientato a Taranto, Albano ha dato il suo piccolo contributo alla città tormentata dall'inquinamento e dall'attenzione mediatica legata principalmente all'Ilva: "Taranto non è solo Ilva - puntualizza Albano, che è nato nel capoluogo pugliese nonostante viva in Basilicata - è anche una straordinaria città dove proprio per questo abbiamo voluto realizzare 'Thriller', film che vuole fare riflettere, con la consapevolezza di non potere risolvere i problemi della città, che sono non solo ambientali ma anche occupazionali, ma vuole anche affrontare questa tematica facendo sorridere. Ed è forse questo aspetto che ha colpito la giuria dei David", afferma il regista.
'Thriller' inoltre "è un omaggio a Michael Jackson che era un mio mito come lo è del protagonista Michele, che balla benissimo e vuole lasciare Taranto per andare a Roma e partecipare a un talent show televisivo, per ballare finalmente in tv come il suo amato Michael Jackson". (adnkronos)

“Sono molto felice ed orgoglioso di questo premio – sottolinea il regista –“ Parlo a nome di tutto il cast e la troupe che vi ha lavorato. Un successo che ci ripaga dei tanti sforzi fatti in questi anni e che dà una nuova carica per altre idee e progetti sui quali stiamo già lavorando. Un particolare ringraziamento anche alla città di Taranto che ci ha accolti e sostenuti per tutta la durata delle riprese”. (Lifestileblog) 

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venerdì 12 giugno 2015

Bye bye..

Porto di Taranto, Tct lascia e mette in liquidazione la società del terminal

Gli azionisti di Taranto container terminal (Tct) hanno deciso di mettere in liquidazione la società che gestisce in concessione l'infrastruttura portuale. La decisione era nell'aria già da diversi giorni ed è stata formalizzata oggi da Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi che, con quote nell’ordine del 50, 40 e 10%, controllano la società.
Benché i rappresentanti di Tct l’11 maggio scorso avessero siglato a Palazzo Chigi un preaccordo col Governo col quale si impegnavano a far tornare dal 2017 il traffico container a Taranto, ad accettare il cronoprogramma dei lavori di adeguamento e a prorogare per un altro anno la cassa integrazione ai 540 addetti del terminal, il testo concordato tra presidenza del Consiglio, ministeri delle Infrastrutture e Lavoro, Autorità portuale e Comune di Taranto, è difatto rimasto sulla carta. La preintesa era infatti vincolata al via libera degli organi societari di Tct che non è mai arrivato: nè cda, nè assemblea dei soci. In sostanza, Tct ha deciso di sfilarsi dal terminal dopo quasi 14 anni di gestione. Le prime navi container arrivarono infatti nel 2001.
L’abbandono ha diverse motivazioni. Anzitutto, i contrasti tra gli azionisti, divisi sull’opportunità di restare ancora a Taranto. Eppoi i ritardi che, per il terminalista, hanno marcatamente segnato tutta la fase dei lavori di adeguamento dell’infrastruttura. Negli ultimi mesi, infatti, Tct ha ripetutamente sottolineato come soltanto all’inizio di quest’anno siano partite le opere attese da tempo: miglioramento della banchina e dragaggi per avere fondali più profondi. L’accordo che prevede questi interventi è di giugno 2012, ma Tct afferma che la necessità dei lavori era stata prospettata già molto tempo prima. Stando alla vecchia intesa, le opere si sarebbero dovute concludere nel 2014, scadenza invece saltata, e ora il nuovo cronoprogramma sul quale si stava trattando prevedeva le prime ultimazioni per fine primavera-inizio estate del 2016.
Nel frattempo, già da fine 2014, Evergreen aveva già tolto il porto dall’approdo delle navi container e Tct chiuso il terminal all’operatività. Due stop che hanno ridotto a zero il movimento container a Taranto. Con l’uscita di scena di Tct, si aprono subito due problemi che Palazzo Chigi ha già ben presenti: la tutela dei 540 lavoratori, che dal 28 maggio sono in ferie essendo scaduta la cassa integrazione, e l'individuazione di un nuovo operatore per Taranto. Prefigurando quello che sarebbe accaduto oggi, nell’incontro del 3 giugno il Governo ha già detto ai sindacati e agli enti locali che i lavoratori di Tct non saranno abbandonati e l’asset del porto sarà rilanciato. Un nuovo vertice è in calendario per il 17 giugno. Per il personale potrebbe esserci il ricorso alla mobilità con l’intento di sfruttare i primi 75 giorni della procedura per stringere con uno o più operatori. A Tct, infatti, la concessione sarà ora ritirata. (Sole24h)

12 anni fa come oggi, attualità di morte e numeri maledetti

 

Il 12 giugno del 2003, 12/6, il 24enne Paolo Franco di San Marzano di San Giuseppe e  il 29enne Pasquale D’Ettorre di Fragagnano, rimasero vittime di un incidente nello stabilimento jonico, schiacciati da una gru. Suo padre, Angelo, e Cosimo Semeraro, operaio Ilva in pensione, condannato dalla silicosi, fondarono l'Associazione  12 giugno che riunisce vedove, orfani, e genitori delle vittime dell'Ilva. Questa mattina si celebrava la giornata della memoria in nome di tutte le vittime del lavoro.
Oggi 12 giugno 2015, 12/6, 12 anni dopo, ancora un operaio è morto per la cronica mancanza di precauzioni e controlli in quel vecchio dinosauro industriale. L'Ilva è tenuta in attività da anni, nonostante i sequestri giudiziari, per una scellerata alleanza tra i politici e i sindacati.
Gli stessi sindacati che poi, con il corpo ancora caldo dell'operaio che lottava nella sala di rianimazione, fanno il sopralluogo e segnalano in perfetto burocratichese (o - peggio ancora - risegnalano dopo tante "puntuali segnalazioni", come dicono loro),  che i sistemi di sicurezza in uno dei punti più pericolosi dell'acciaieria, l'altoforno, sono difettosi.
12 volte 12, e non basta ancora.
Nella lotteria del ricatto occupazionale, passata dai Riva allo Stato/sindacati, ogni tanto qualcuno viene sacrificato. E' un gioco d'azzardo fondato sulla scelleratezza e l'ignoranza.
La cabala ha scelto il 12 ed il 6. 6+6/6. 
Tre sei che rievocano la bestialità di questo mondo.


Ilva: morto operaio ustionato lunedi' sera all'altoforno Taranto

Taranto, 12 giu. - E' morto alle 15,50 di oggi nella rianimazione del Policlinico di Bari Alessandro Morricella, il dipendente Ilva di 35 anni rimasto gravemente ustionato lunedi' sera in un incidente verificatosi all'altoforno 2. Lo annunciano fonti sindacali. II lavoratore, dopo un breve passaggio dall'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, era stato trasferito d'urgenza la sera stessa al Policlinico ma le sue condizioni in questi giorni sono sempre rimaste gravissime.
  Morricella stava eseguendo un controllo della temperatura della ghisa quando e' stato investito da una fiammata mista a getti di ghisa. Ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Sull'incidente la Procura di Taranto ha aperto un'inchiesta affidata al sostituto procuratore Antonella De Luca. Diverse le persone gia' interrogate per ricostruire la dinamica dell'incidente che potrebbe essere avvenuto per un anomalo accumulo di gas nell'impianto. Ma ci sono altri punti da chiarire: per esempio, non sarebbe stata ritrovata la cover che il personale addetto a queste operazioni nell'area di colata solitamente indossa. Lo Spesal dell'Asl mercoledi' scorso ha effettuato un sopralluogo nell'area dell'altoforno 2 e ha imposto all'Ilva prescrizioni di sicurezza da attuarsi nell'arco di 60 giorni. Dopo l'incidente all'Ilva ci sono state 24 ore di sciopero. Morricella, sposato e con due figli, viveva a Martina Franca, comune della provincia di Taranto.(AGI)

Per non dimenticare

Oggi 12 giugno ricorre la Giornata della Memoria organizzata dal Comitato Vittime del Lavoro e del Dovere. La città di Taranto si ferma, in apprensione per le sorti del giovane operaio Ilva, Alessandro Morricella, investito lunedì scorso da un getto di ghisa incandescente che gli ha provocato gravi ustioni su quasi tutto il corpo. Il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini inaugurerà un Monumento ai Caduti sul Lavoro 

“Il nostro desiderio è quello di vedere tanti operai con le tute da lavoro, venire ad onorare la memoria dei loro colleghi, morti per il mancato rispetto da parte della fabbrica delle regole basilari di sicurezza sul luogo di lavoro”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate da un commosso Cosimo Semeraro, presidente del comitato 12 Giugno, alla vigilia della Giornata della Memoria organizzata dal Comitato Vittime del Lavoro e del Dovere. Il comitato venne costituito a seguito della morte di due operai Ilva. Il 12 giugno del 2003, il 24enne Paolo Franco di San Marzano di San Giuseppe e  il 29enne Pasquale D’Ettorre di Fragagnano, rimasero vittime di un incidente nello stabilimento jonico, schiacciati da una gru.
Già a partire dalla giornata di ieri sono state deposte due corone di fiori. Una sotto la stele ai Caduti sul Lavoro, presso il Cimitero San Brunone di Taranto, un’altra in piazza dei Caduti sul Lavoro, ex piazza Masaccio.
Il programma per la giornata di oggi prevede la celebrazione di una messa alle ore 10.30 officiata da Monsignor Filippo Santoro, presso il Cimitero di Talsano.Ogni categoria professionale colpita da morti ingiuste reciterà un versetto di preghiera: dagli operai dell’Ilva ai militari, dai giornalisti ai sacerdoti, ai magistrati. A mezzogiorno il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini inaugurerà un Monumento ai Caduti sul Lavoro e contemporaneamente la città si fermerà per raccogliersi in preghiera. Alle 13,30 il Comitato 12 giugno offrirà un pranzo sociale ai familiari delle vittime e alle persone disagiate della città di Taranto, assistite dalla Caritas. Gli attori Giovanni Guarino e Francesco Petrella del Crest declameranno la poesia “A’ livella” di Totò. La Corte d’Appello di Taranto, il Tribunale di Taranto e la sede del Giudice di Pace fermeranno i propri uffici per un minuto di silenzio.
Una ricorrenza che quest’anno assume una connotazione maggiormente sentita a causa  dell’ennesimo incidente occorso allo stabilimento Ilva di Taranto, nell'altoforno 2. Un giovane operaio di Martina Franca,  Alessandro Morricella, fu investito lunedì scorso da un getto di ghisa incandescente che gli ha provocato gravi ustioni su quasi tutto il corpo. Trasferito presso il policlinico di Bari, lotta tra la vita e la morte. (Cosmopolismedia)

A volte ritorna

Ilva, «Lavorare qui è insicuro». La protesta degli addetti Afo 2

All'Ilva l’altra notte i due altiforni in marcia, il 2 e il 4, hanno rischiato di essere fermati dall'azienda a causa dell'astensione dal lavoro degli addetti all'altoforno 2, l'impianto dove lunedì sera si è verificato un grave incidente con un operaio ustionatosi e tutt'ora in pericolo di vita nella rianimazione del Policlinico di Bari. In nottata è poi intervenuto un chiarimento tra i delegati sindacali e il personale dell'altoforno 2 e quindi, intorno alle 2, il lavoro è ripreso. Fonti sindacali segnalano che in seguito non ci sono stati problemi e che ieri mattina si è svolto un nuovo incontro per fare il punto della situazione.
Sessanta giorni di tempo all'Ilva per attuare le prescrizioni di sicurezza sul piano di colata dell'altoforno 2 dopo il grave incidente di lunedì nel quale è rimasto coinvolto il 35enne Alessandro Morricella, dipendente Ilva di Martina Franca, che, investito da una fiammata mista a ghisa ad elevata temperatura, ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Le prescrizioni sono state fissate dai tecnici dello Spesal, il servizio dell'Asl che si occupa di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro. Le misure imposte prevedono lo spostamento della postazione, da frontale a laterale, per il prelievo della ghisa al fine di controllarne la temperatura e la predisposizione di un'ampia copertura di protezione per evitare che il lavoratore addetto al prelievo - la funzione che lunedì stava esercitando Morricella quando è stato colpito - possa esser investito dal getto pericoloso di materiale incandescente. Nel fissare questi adempimenti e nel dare all'Ilva due mesi di tempo per attuarli, lo Spesal, rilevano fonti sindacali, ha detto che l'altoforno 2, nel frattempo, può stare in marcia. L'impianto era stato fermato subito dopo l'incidente. Ma mercoledì sera, apprese le prescrizioni dello Spesal, il personale addetto all'altoforno 2 si è rifiutato di lavorare restando in sala mensa. Troppo elevato il rischio, secondo loro, ma soprattutto tanta la tensione accumulata, anche sul piano emotivo, dopo l'incidente occorso al loro compagno di lavoro. In pratica, si sarebbe ripetuto quanto verificatosi a fine novembre 2012 quando un tornado provocò la morte di un gruista dell'Ilva, Francesco Zaccaria, e per alcuni giorni i compagni di lavoro si rifiutarono di salire sulle gru degli sporgenti portuali dello stabilimento.
È quindi partito prima un confronto tra Ilva e sindacati, poi tra i sindacati e i lavoratori dell'altoforno 2, al fine di chiarire la situazione. Secondo fonti sindacali, l'Ilva avrebbe paventato la possibilità di fermare non solo l'altoforno 2 ma anche il 4 se l'attività sull'impianto non fosse ripresa regolarmente. L'Ilva si è appellata al fatto che lo Spesal non ha bloccato l'impianto ma ha ordinato degli interventi fissando un arco temporale entro i quali eseguirli. Stesso concetto i delegati sindacali hanno poi riportato ai lavoratori dell'altoforno 2 incontrati subito dopo l'azienda. «Sul piano di colata di solito ci sono quattro addetti, ma l’altra notte - dicono i sindacalisti - se ne sono presentati in sei. Abbiamo parlato, chiarito, e alla fine, verso le 2, in quattro hanno deciso di tornare al lavoro».
L'Ilva, dicono i sindacati, pur comprendendo lo stato d'animo del personale dell'altoforno 2 per quello che era successo, è stata altrettanto ferma nel dire che avrebbe fermato i due altiforni rimasti in marcia se la situazione non si fosse sbloccata. E questo, aggiungono i sindacati, avrebbe causato ripercussioni in tutto il siderurgico. L'Ilva, inoltre, ha comunicato ai sindacati che le prescrizioni di sicurezza imposte dallo Spesal per l'altoforno 2, adesso verranno estese anche agli altiforni 1 e 4 (l'1 è attualmente fermo per i lavori di risanamento ambientale dell'Aia). All'altoforno 5, invece, anch'esso fermo per i lavori di adeguamento, alcuni dei dispositivi prescritti dallo Spesal dell'Asl ci sarebbero già. Oggi infine è previsto l’arrivo nel siderurgico di un tecnico tedesco incaricato sia di esaminare l’altoforno 2 per chiarire i motivi dell’incidente, sia di assistere l’azienda nell’attuazione delle prescrizioni dello Spesal. (GdM)

Innovazione e avanguardia o supercontrollo?

Entro 2015 pronta la telematica nei porti

AlmavivA, la società incaricata da Uirnet di realizzare il Port Community System annuncia che entro la fine di quest'anno sarà pronta e integrata nella Piattaforma Logistica Nazionale. Prima applicazione a Taranto.
Il Port Community System è una piattaforma telematica dedicata ai porti che ha lo scopo di aumentare la sicurezza, migliorare la cooperazione tra gli operatori del trasporto e coordinare tutte le attività che avvengono all'interno degli scali italiani. AlmavivA annuncia che la prima applicazione avverrà nel porto di Taranto, dove la Piattaforma Logistica Nazionale integrerà i sistemi di sicurezza portuali e le analisi di rischio doganali. In particolare, il sistema comprende sistemi di videosorveglianza e di controllo degli accessi nell'area portuale, ma anche la fornitura degli apparecchi da installare sugli autoveicoli che operano nell'area per collegarli ai servizi. (TrasportoEuropa)

giovedì 11 giugno 2015

Una pubblicazione esemplare dalla nostra città sorella

Agnello di Dio

Il libro Inchiesta sulla situazione ambientale a Brindisi 

Pierpaolo Petrosillo, membro attivo del movimento ambientalista brindisino, tra i fondatori dell'ala locale dei No al Carbone e impegnato non solo politicamente (con Brindisi Bene Comune), ma soprattutto culturalmente per la causa del diritto alla salute, ha raccolto in un libro una sua inchiesta - condotta con criteri che lasciano la prevalenza alla narrazione - sui punti critici dello scenario del Sin di Brindisi. Il lavoro si chiama "Agnello di Dio" e costituisce una sorta di manifesto del movimento.

Il volume raccoglie alcuni scritti che costituiscono ciascuno un focus: la neve di Micorosa; smaltimento legale di rifiuti tossici e Cdr; a Rischio di Incidente Rilevante; Accordo Programmato; il paese dei paletti; Brindisi sotto sequestro: Dittatura Industriale (1); Brindisi sotto sequestro: Dittatura Industriale (2); Brindisi sotto sequestro: Dittatura Industriale (3); segnali di fumo (documentazione fotografica); noi siamo qui! (mappa del territorio con ubicazione e descrizione degli impianti maggiormente rilevanti); la città invisibile (tratto da un articolo di Mario Lioce); a Tonino Di Giulio: un maestro; vivi a Brindisi e poi muori; il nuovo Pug e la nuova Brindisi.



mercoledì 10 giugno 2015

Tutti lo vogliono...

Ilva: per Fabio Riva chiesta la conferma della condanna

Il sostituto Pg Pietro De Petris ha chiesto ai giudici della Quarta Corte d'Appello di Milano di confermare la sentenza di primo grado a carico di Fabio Riva, figlio dell'ex patron dell'Ilva Emilio Riva, deceduto il 30 aprile 2014. In primo grado Fabio Riva - rientrato l'8 giugno in Italia dopo 2 anni e mezzo di latitanza a Londra e adesso in carcere a Taranto - è stato condannato a sei anni e sette mesi per le accuse di associazione per delinquere e truffa ai danni dello Stato perpetrata dal gruppo Riva, attraverso l'Ilva di Taranto, che avrebbe ricevuto contributi pubblici senza averne diritto.
In primo grado erano stati condannati anche Alfredo Lo Monaco, titolare della società svizzera Eufintrade Sa, e Agostino Alberti, ex dirigente di Ilva Sa (società svizzera del gruppo Riva), rispettivamente a 5 e a 3 anni. Anche la società Riva Fire, di cui Fabio Riva era alla guida, imputata per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, era stata condannata a una multa di 1,5 milioni di euro. Il sostituto Pg ha chiesto alla Corte d'Appello una conferma anche per le loro condanne. Richiesta a cui si è associata l'avvocato dello Stato Gabriella Vanadia, che rappresenta il ministero dello Sviluppo Economico, parte civile.
Al centro della vicenda giudiziaria che ha investito Fabio Riva c'è una presunta truffa ai danni dello Stato dell'ammontare di circa 100 milioni di euro, che sarebbe stata realizzata ottenendo contributi pubblici erogati da Simest (controllata da Cassa depositi e prestiti), per il sostegno alle imprese italiane che esportano, come previsto dalla legge Ossola. Il gruppo della famiglia Riva avrebbe ottenuto indebitamente quei fondi, interponendo in una serie di operazioni Ilva Sa, società svizzera che non aveva alcun ruolo operativo o produttivo, ma risultava l'acquirente dei prodotti dell'Ilva, che poi rivendeva alle società estere che avevano siglato contratti con il gruppo. La legge prevede che a fronte di dilazioni di pagamento tra i 2 e i 5 anni da parte di acquirenti esteri, le imprese italiane possano accedere a dei contributi erogati da Simest.
Per l'accusa, però, l'Ilva non avrebbe avuto diritto a questo tipo di sostegno, data la natura dei pagamenti ricevuti. Ilva Sa, infatti, emetteva nei confronti di Ilva spa delle cambiali internazionali (promissory notes), che con l'interposizione  della società svizzera Eufintrade, permettevano a Ilva spa di avere i requisiti per ottenere i contributi pubblici, quando la società Ilva Sa, che faceva parte dello stesso gruppo, incassava i pagamenti dall'estero senza ritardi o dilazioni. Il danno per lo Stato sarebbe stato doppio: da una parte l'Ilva di Taranto ha ottenuto contributi ai quali non  avrebbe avuto diritto, dall'altra i soldi ricevuti dallo Stato italiano venivano alla fine girati alla Ilva Sa in Svizzera, quando uno degli obiettivi della legge che sarebbe stata raggirata è quella di dare soldi al sistema imprenditoriale italiano perché contribuiscano alla sua crescita e non per finire Oltreconfine. (Panorama)

Uno dei tanti

Il 'pacco' per Taranto

L’adulazione è una delle peculiarità che maggiormente caratterizza e contraddistingue il cupo dramma vissuto dalla città di Taranto. Gli attori (la classe dirigente) e i registi (la classe politica), sono i maestri indiscussi nell’arte del doppiogiochismo, dell’insulsa inoperosità, di un peso specifico più lunare che terrestre. A dare il primo ciak subito dopo le elezioni regionali è stata la guida spirituale del capoluogo jonico, Monsignor Filippo Santoro, che al termine della processione del Corpus Domini di mercoledì scorso ha voluto lanciare il proprio appello ai neo consiglieri regionali eletti, quasi fossero pecorelle smarrite cui indicare la retta via: “Chiedo che abbiano davvero a cuore Taranto e la sua provincia”. Ennesime parole vacue, ciclostilate, che da sempre non trovano mai concretezza terrena. Questo il sacro.
Passando al profano, la seconda scena madre del lungometraggio made in terra jonica è stata orchestrata dal presidente della Camera di commercio Luigi Sportelli, con la supervisione di Confindustria. Nel pomeriggio di oggi, infatti, i neo eletti nove consiglieri regionali jonici sono stati convocati attorno ad un tavolo tecnico presso la Sala Consiglio della Cittadella delle imprese per sancire il “Patto per Taranto”. Nome roboante, che ricorda quelli altisonanti scelti per decretare le alleanze tra Stati nel corso delle due guerre mondiali. Peccato però che al di là delle buone (?) intenzioni intrinseche all’incontro, Sportelli sia agli sgoccioli del suo mandato e che dallo scorso luglio 2014 sia partita la riforma delle Camere di commercio, che porterà al dimezzamento del loro numero. In Puglia si passerà dalle 5 attuali a 3, in virtù degli accorpamenti di Bari e Taranto e di Brindisi e Lecce. Il capoluogo jonico dunque diverrà, come già accaduto per l’Autorità portuale, succursale di Bari, figlio illegittimo e malvoluto. Facile dunque intuire quanto lo spazio di manovra, la trama del film, verrà ridimensionata passando sotto l’impietosa scure della censura. Ma a prescindere dalle falle organizzative ratificate dalla famigerata spending review, in quasi 5 anni di presidenza cosa ha fatto Sportelli per favorire lo sviluppo di capoluogo e territorio jonico? Domanda retorica: non ha mai mosso un dito, è stato quiescente.
Le Camere di commercio – per statuto – dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere enti in grado di pianificare lo sviluppo di un territorio, una sorta di cabina di regia – alla Pirlo per intenderci – sempre lesta a smistare palloni filtranti dal centrocampo all’attacco per mandare in gol gli attaccanti. Sportelli arriva dunque fuori tempo massimo, s’è svegliato un po’ tardi. Ma allora perché imbastire questo hollywoodiano cast stellare? Secondo i rumors dei più maligni, Sportelli sarebbe in pole position per ottenere la vice presidenza di questa super camera di commercio inter-provinciale. Pertanto, il sospetto che il tavolo tecnico odierno sia volto non tanto allo sviluppo economico della città bimare quanto mosso da autoreferenzialità e istinto di autoconservazione, è molto alto. Se da un lato Monsignor Santoro addita i neo consiglieri per salvargli l’anima, dall’altro Luigi Sportelli cerca con un colpo di coda di garantirsi un posto nell’Eden terrestre, pagano sì ma di certo più comodo e remunerativo. Egli non è mosso da carità cristiana, ma da tautologici interessi di poltrona. Non si spiegherebbe infatti perché in questi quasi 5 anni, non abbia mai proferito parola in merito alla perdita di importanti finanziamenti per la riqualificazione della Città Vecchia o per il restauro del teatro Fusco. Dov’era Sportelli quando il comune di Taranto non ha saputo presentare in tempo la domanda per ottenere un finanziamento regionale di centinaia di milioni di euro per l’informatizzazione delle offerte turistiche in riva allo Ionio? Non solo. Perché non ha mai alzato la voce per appoggiare lo status di Taranto città metropolitana, nonostante, ottenerlo, fosse negli interessi delle imprese che per 20 anni avrebbero beneficiato di copiosi sgravi fiscali?
Altro aspetto è quello legato ai finanziamenti della Regione Puglia per il Distripark di Taranto, di cui la Camera di commercio è azionista al 25% assieme al comune di Taranto, alla Provincia, e all’Autorità Portuale. La Regione infatti varando il Piano strategico dei trasporti, ha di fatto cancellato ben 35 milioni di euro destinati al Distripark. Sportelli all’epoca non ha battuto ciglio, nemmeno un corrugamento della fronte. Eppure sarebbe stata linfa vitale per il Porto. Avrebbe sicuramente posto in essere le fondamenta per costruire quell’alternativa economica alla grande industria inquinante di cui tutti (s)parlano a (s)proposito.  Bene, anzi male. Dovrebbe adesso essere chiaro per tutti quanto, il risveglio del dormiente Sportelli fissato per il pomeriggio di oggi sia velleitario e inconcludente. E’ impossibile infatti cancellare in un solo pomeriggio l’inoperosità di 5 lunghi anni.
La Camera di commercio è il più classico esempio di come la classe dirigente jonica sia impalpabile ed inefficiente, avvolta da disarmante auerea mediocritas, e di come le società pubbliche siano utilizzate, non tanto per lo sviluppo della collettività quanto per favorire avanzamenti di carriera. La trama del patto del Nazareno in salsa jonica è dunque questa: una classe dirigente mediocre al servizio di una politica delle larghe intese mediocre, un elettorato coglionato da pennivendoli mediocri e complici. Se Taranto non merita l’Oscar, poco ci manca.
Cosimo Giuliano Cosmopolismedia

martedì 9 giugno 2015

Senza parole


Ilva, Fabio Riva non risponde alle domande del gip e prepara un memoriale 

 
Fabio Arturo Riva, come prevedibile, si è avvalso della facoltà di non rispondere. In questo momento ritiene inutile, se non controproducente, rendere dichiarazioni, perché "gli eventi - ha precisato il suo legale, l'avvocato Nicola Marseglia - sono ormai superati". Riva, diventato numero uno del gruppo dopo la morte del padre Emilio, il patriarca dell'acciaio, avrebbe deciso quanto meno di spiegare in uno scritto difensivo il contenuto della intercettazione telefonica che lo ha reso celebre, quando, parlando al telefono con l'avvocato Francesco Perli, di una relazione tecnica di Arpa Puglia sull'emergenza benzo(a)pirene, disse: "due casi di tumori in più all'anno? Una minchiata". L'obiettivo è quello di dare una interpretazione alternativa al significato di quella conversazione che ha indignato i tarantini.
Riva è accusato, in concorso con altri, di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento delle sostanze alimentari, all'omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione, falso e abuso d'ufficio, ed è tra i 52 imputati per i quali la procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio. L'imprenditore risultava latitante dal novembre di tre anni fa: era stato arrestato a Londra il 21 gennaio 2013 (tornò libero su cauzione) ed aveva ingaggiato una battaglia legale per evitare il rientro in Italia.
Dopo che la Corte inglese ha dato il suo assenso all'estradizione, Riva ha deciso di non presentare appello e l'altra sera si è consegnato ai finanzieri. Appare scontato che la difesa presenti una istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare e, in subordine, di trasferimento al carcere di Milano. Un modo per consentire all'indagato - che era destinatario di una seconda misura restrittiva emessa dal gip del tribunale lombardo Fabrizio D'Arcangelo - di avvicinarsi alla famiglia e di partecipare alle udienze del processo d'appello per una presunta truffa ai danni dello Stato da circa cento milioni di euro, per cui Fabio Riva è stato già condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di carcere.
La difesa dell'imprenditore, davanti ai giudici della Westminster Magistrates Court di Londra, aveva anche lamentato una persecuzione politico-giudiziaria e parlato di "condizioni disumane" delle carceri italiane, dalle quali ora l'ex amministratore dell'Ilva prova ad uscire in fretta. (Giacomo Rizzo - Ansa).

Ghisà perché?


Ilva, ghisa fusa su un operaio. Ustioni su 90 per cento del corpo. Lavoratori in sciopero: "L'incidente non è fatalità"

Le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dell'Ilva di Taranto hanno proclamato lo sciopero di stabilimento a partire dalle 11 odierne per il primo turno e di 8 ore per il secondo turno e quello di notte in seguito all'incidente avvenuto ieri sera in cui è rimasto gravemente ustionato un operaio, Alessandro Morricella, 35enne di Martina Franca.
Nel documento con cui è stato annunciato lo sciopero di stabilimento per la giornata di oggi, le Rappresentanze sindacali unitarie sottolineano che ''quel che è accaduto, per la sua portata, non ha precedenti e questo richiede tutti gli approfondimenti del caso per individuare le cause e valutarne i rischi. Certamente non è attribuibile alla fatalità e, senza voler cercare il capro espiatorio, è evidente che l'accaduto non potrà rimanere senza risposte''. Il nuovo ''corso dell'Ilva - aggiungono le Rsu - non può iniziare con un gravissimo incidente. Per questo occorre accelerare tutta la fase di risanamento e di messa in sicurezza degli impianti a tutela della salute e della vita dei lavoratori''.
 Un getto di ghisa incandescente, fuoriuscito durante la lavorazione da uno dei giganti dell’acciaio Ilva, l’altoforno numero 2. Come una lingua di fuoco. Una fiammata che ha avvolto il volto e il corpo di un operaio che era lì, vicino a quell’impianto per svolgere un compito di routine: il controllo della temperatura, prima della colata dell’acciaio. Un infortunio inspiegabile e inaccettabile quello avvenuto ieri sera all’Ilva di Taranto. Intorno alle 19, un operaio è rimasto gravemente ferito. Le ustioni, di terzo grado, sono state estese.
Pare che la ghisa abbia bruciato il 90% del corpo del giovane lavoratore. Trent’anni, di Martina Franca, è in condizioni critiche. Nella tarda serata di ieri è stato disposto l’immediato trasferimento alla Rianimazione del Policlinico di Bari. I colleghi e i sindacalisti Ilva hanno infatti raccontato che il quadro clinico appariva così compromesso da indurre i medici a non disporre il ricovero al centro Grandi Ustioni del “Perrino” di Brindisi ma direttamente nel reparto dell’ospedale barese. Quello che preoccupa maggiormente è l’estensione delle bruciature. Il getto di ghisa anomalo infatti lo avrebbe investito quasi completamente.
Alessandro Morricella, questo il nome della vittima dell’incidente, stava svolgendo l’abituale controllo della temperatura dal foro di colata. Un’attività che conosceva perfettamente, raccontano i rappresentanti per la sicurezza che hanno parlato con gli operai accorsi all’altoforno 2 per soccorrere il ferito. Un controllo che non dovrebbe comportare, dunque, alcun rischio per chi lo effettua. Sebbene di rischi ce ne siano sempre quando si ha a che fare con l’area a caldo di un’industria siderurgica. Il lavoratore indossava il casco e la tuta ignifuga. La quantità di materiale, tuttavia, sarebbe stata così elevata, hanno riferito sempre alcuni testimoni dell’accaduto, da rendere inefficaci gli strumenti protettivi in dotazione.
Sembra anche che il giovane abbia provato a scappare, a mettersi al riparo, ma quando la ghisa incandescente fuoriuscita in modo incontrollato, purtroppo, lo aveva già avvolto. L’operaio è stato soccorso dai colleghi del reparto e in Ilva è arrivata immediatamente l’ambulanza del servizio d’emergenza “118”. Con un codice rosso, massima urgenza perché già in pericolo di vita, l’operaio trentenne è stato portato via dallo stabilimento e trasferito all’ospedale del capoluogo regionale. La prognosi è riservata. Completati i soccorsi, all’altoforno 2, sono scattate le indagini. La produzione di ghisa avviene secondo precisi protocolli operativi. E il controllo tecnico della temperatura va realizzato con piccole quantità di campioni.
Non si riesce a comprendere quindi come sia possibile che il flusso della ghisa sia fuoriuscito in modo così imprevisto ustionando gravemente il lavoratore. Le prime ipotesi farebbero pensare ad un guasto tecnico, forse impiantistico, ma è ancora troppo presto per fare conclusioni sulla dinamica. Al lavoro, per accertare i fatti, da ieri sera ci sono i tecnici dello Spesal e i carabinieri tarantini. Sono scattate le verifiche sul grave infortunio di ieri sera, a partire proprio dalla fase di colata.(Quotidiano)

lunedì 8 giugno 2015

Un ripasso serve sempre

Medici per l’Ambiente: «Bruciare rifiuti nei cementifici? Pessima idea»

«Bruciare rifiuti soprattutto nei cementifici non conviene né all’ambiente né alla salute» e le motivazioni che si forniscono per giustificare questa pratica «sono inconsistenti». E’ compatto l’Isde Medici per l’Ambiente nel rigettare l’ipotesi rilanciata dal Governo con una legge ad hoc e rispolverata in Campania dal neogovernatore Vincenzo De Luca, in merito alle soluzioni possibili per liberare delle ecoballe Taverna del Re a Giugliano.
Lo scienziato Agostino Di Ciaula, coordinatore comitato scientifico Isde Italia, è categorico: «I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti: per gli inquinanti gassosi i limiti di emissione dei cementifici sono da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori classici mentre per diossine e metalli pesanti i limiti sarebbero gli stessi». Eppure secondo Isde la legge che semplifica gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti favorirebbe un «aumento di emissioni di metalli pesanti». Per Di Ciaula «se si volesse realmente affrontare il problema della sostenibilità dei cementifici allora sarebbe opportuno proporre il divieto di utilizzo di alcuni combustibili e imporre limiti di emissione più restrittivi».
Altra bufala sarebbe quella che vuole il bruciare rifiuti nei cementifici per evitare la costruzione di nuovi inceneritori che «però vanno chiusi», dice Di Ciaula. «L’Italia è attualmente al terzo posto in Europa per numero di inceneritori operativi e, soprattutto, ha il maggior numero di cementifici in Europa. E questa legge raddoppia la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento contravvenendo alle più recenti direttive europee che chiedono ripetutamente agli Stati membri l’abbandono completo dell’incenerimento entro il prossimo decennio».
Secondo Di Ciaula «bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile, sotto nessun profilo. I rifiuti non vanno bruciati ma vanno avviati al recupero di materia» ma la politica «ha preso una strada diversa». «Isde Italia ha approfondito il problema da un punto di vista scientifico, non si tratta di opinioni soggettive e alcune associazioni ambientaliste che appoggiano questa pratica sono allettate dalla favoletta della riduzione delle emissioni ma ignorano il problema». Per il settore cementiero, conclude Di Ciaula «bruciare rifiuti conviene perché costano meno dei combustibili fossili» mentre invece «bisognerebbe spingere sull’utilizzo del metano». Sul tema «le lobby degli inceneritori e dei cementifici fanno gruppo perché hanno in comune interessi economici ma sottrarrebbero risorse alle comunità perché i rifiuti sono risorse». (CdM)

L'unto dal Signore!


Carrubba: «Non faccio il becchino, il piano Ilva lo stiamo realizzando»

«Certo che ci credo, se pensassi che sto facendo il becchino di qualcosa non farei questo mestiere. Mi attengo alle leggi e al programma che ho in mano. Taranto è una situazione che o la risolviamo o sono guai seri per il Paese e per le istituzioni». Dal palco di Santa Margherita Ligure, intervenendo al convegno dei giovani di Confindustria, il commissario straordinario dell'Ilva Corrado Carrubba si dice ottimista sul futuro del colosso siderurgico, anche se non nasconde le sfide aperte. «È uno dei laboratori più importanti del Paese - spiega - , la più grande sfida industriale del momento: in coscienza credo che il progetto di ambientalizzazione del sito sia un punto di equilibrio avanzato non solo per l’acciaio italiano ma per l’intera Europa. Si può fare, lo stiamo facendo. A breve termine investiremo oltre due miliardi, in un paio d'anni realizzeremo gli interventi strategici previsti dal cronoprogramma ma poi nel cantiere c’è lavoro per altri dieci. Certo, sarà sempre un’acciaieria, non un campo eolico». (Sole24h)

Ilvaffidabilità sotto zero!

Fiat chiude i rapporti con Ilva: la mail-documento

I rapporti di fornitura tra Ilva e Fca si chiuderanno definitivamente nelle prossime settimane, non appena avremo la certezza della copertura dei volumi da parte dei fornitori alternativi. Per quanto riguarda il futuro, difficile immaginare di poter dare nuovamente fiducia stabilmente a Ilva, qualunque sia il nuovo assetto di cui parla". Con queste parole un funzionario dell’ufficio acquisti del gruppo Fiat ha concluso nelle scorse settimane la collaborazione con l’acciaieria di Taranto, dalla quale, negli anni passati, acquistava fino al 60 per cento dei laminati per le fabbriche italiane della casa automobilistica (pari a circa il 10 per cento del fatturato Ilva). Ecco la versione integrale della mail, di cui Panorama è venuto in possesso, i cui un dirigente del Fiat group purchasing scrive a un manager Ilva:

Data: 02/03/2015 ore 09.17
Egregio Dott. XXX

Probabilmente non le è chiaro tutto il background di questa vicenda. I problemi di fornitura nascono 2 anni fa. In questi 2 anni abbiamo continuato a dare fiducia e con enorme rammarico abbiamo fatto la scelta sbagliata. Tutte le azioni in emergenza che ci avete costretto a fare in questi 2 anni ci sono costate una montagna di soldi e purtroppo inutilmente.
I rapporti di fornitura tra Ilva e FCA si chiuderanno definitivamente nelle prossime settimane, non appena avremo la certezza della copertura dei volumi da parte dei fornitori alternativi.
Per quanto riguarda il futuro, difficile immaginare di poter dare nuovamente fiducia stabilmente ad Ilva, qualunque sia il nuovo assetto di cui parla.
Vi invito a sospendere ogni attività di qualifica/sviluppo di nuovi prodotti per evitare di spendere soldi inutilmente.
La nostra produzione non può essere continuamente a rischio per "solidarietà" verso Ilva.
Se vi saranno opportunità spot market e di materiale già disponibile a magazzino bene vengano, ma non vi saranno assegnazioni di quote di fornitura stabili ad Ilva.
Saluti XXXX  Fiat Group Purchasing
(Panorama)

domenica 7 giugno 2015

Il principe è tornato

Fabio Riva si «consegna» a Roma
In cella a Taranto: lunedì interrogatorio

Il volo da Londra è arrivato con un’ora di ritardo rispetto al previsto, ma Fabio Riva ha mantenuto la promessa, formalizzata dal suo avvocato Nicola Marseglia, consegnandosi ieri sera, qualche minuto dopo le 21, ai finanzieri del Gruppo di Taranto che lo hanno atteso a Fiumicino, notificandogli il mandato di arresto europeo firmato dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco dopo che il 26 novembre del 2012 l’allora vicepresidente di Riva Fire, proprietaria dell’Ilva di Taranto, era sfuggito alla cattura, rifugiandosi in Inghilterra. Fabio Riva è salito sulle auto delle Fiamme Gialle ed è stato condotto nel capoluogo jonico, prima nella sede del comando provinciale e poi nella casa circondariale di via Magli. Riva sarà interrogato lunedì dal gip di Taranto.

Riva è accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento delle sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione, falso e abuso d’ufficio, accuse che gli sono valse prima l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Todisco e poi la richiesta di rinvio a giudizio sulla quale deciderà il gup Vilma Gilli tra qualche settimana. Fabio Riva si è sempre opposto alla procedura di estradizione ma dopo il via libera dato dalla magistratura inglese lo scorso 8 maggio, aveva ben chiaro che il possibile ricorso lo avrebbe tenuto lontano dall’Italia solo per altri 4-5 mesi al massimo. Da questa considerazione, la scelta, concordata con il suo legale, di consegnarsi nella speranza di ottenere in tempi brevi i domiciliari. In realtà, il piano, da quella che apprende la Gazzetta, prevedeva di evitare la custodia in carcere a Taranto, passando qualche notte a Rebibbia per poi chiedere di essere trasferito a Milano dove il 9 giugno inizierà (per concludersi, come da calendario, il successivo 19 giugno) il processo d’appello per la presunta truffa ai danni dello Stato commessa per conto dell’Ilva, ipotesi di reato che è valsa a Fabio Riva la condanna in primo grado a 6 anni e mezzo di reclusione.

Procedimento per il quale, peraltro, pende sullo stesso Riva un ulteriore mandato di arresto europeo (ma ai domiciliari). Il piano sarebbe saltato, però, perché l’autorità giudiziaria tarantina ha imposto il suo trasferimento nel carcere del capoluogo jonico, a prescindere dall’impegno milanese di martedì prossimo e dunque Fabio Riva comparirà già nelle prossime ore dinanzi al gip Patrizia Todisco mentre sarà il gup Vilma Gilli a decidere sulla scontata istanza di scarcerazione. A Taranto, invece, Riva oltre ad essere imputato, e ora anche detenuto, in «Ambiente svenduto», è stato già condannato dal tribunale a 6 anni di reclusione nel processo sugli operai del siderurgico morti per l’esposizione all’amianto. GdM

venerdì 5 giugno 2015

ArRiva 'o fenomeno!

Riva si arrende alla Magistratura. Oggi si consegna alla GdF di Taranto

Fabio Riva oggi si consegnerà alla magistratura italiana che con le Procure di Taranto e Milano ha per due anni e mezzo inutilmente tentato di ottenerne la cattura dai colleghi di Londra. Il 60enne numero due dell’omonimo gruppo proprietario dell’Ilva di Taranto, fu scovato il 22 gennaio del 2013 dagli agenti dell’Interpol vicino all'aeroporto intercontinentale di Heatrow, ad una decina di chilometri da Londra. Fabio Riva tornò subito in libertà, ma senza passaporto, dopo aver pagato sull'unghia 100mila sterline (circa 120mila euro) di cauzione.
I militari del Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza, erano da giorni sulle sue tracce. Latitante dal 26 novembre del 2012, giorno nel quale i militari delle Fiamme Gialle bussarono inutilmente alla porta della sua abitazione di Milano per arrestarlo e condurlo nel carcere di Taranto, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, Fabio Riva si è sempre opposto alla procedura di estradizione avviata prima dalla Procura di Taranto e successivamente da quella di Milano (che procede nei suoi confronti per truffa aggravata ai danni dello Stato).
A tradirlo furono le visite, costanti nel tempo, ricevute dai suoi familiari. Proprio seguendo i suoi parenti sulla tratta Milano-Londra, i militari delle Fiamme Gialle, agendo in stretto contatto con l'Interpol a seguito del mandato di arresto europeo firmato dal gip Patrizia Todisco il 10 dicembre del 2012, riuscirono a individuare il luogo in cui Fabio Riva si nascondeva. Il lungo lavoro, fatto di pedinamenti, appostamenti e rilievi fotografici, è passato anche attraverso la Francia, con una perquisizione eseguita subito dopo Capodanno, assieme alla gendarmeria, a Beaulieu sur mer, vicino Nizza, dove era ormeggiato lo yacht di Fabio Riva. Perquisizione che diede però esito negativo. Le attenzione si concentrarono così su Londra, sino al blitz del gennaio 2013. Era stato lo stesso Fabio Riva, agli inizi di dicembre del 2012, a far sapere di trovarsi a Londra, con una lettera che i suoi avvocati Nerio Diodà e Stefano Goldstein avevano consegnato sia alla Procura che al gip.
Pesantissime le accuse formulate nei suoi confronti. Fabio Riva è imputato, assieme tra gli altri al fratello Nicola (sottoposto ai domiciliari il 26 luglio 2012 con il padre Emilio, morto il 30 aprile del 2014) per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento delle sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione, falso e abuso d’ufficio, accuse che gli sono valse una richiesta di rinvio a giudizio sulla quale deciderà il gup Vilma Gilli a luglio.
Sono decine di migliaia le telefonate di Fabio Riva intercettate dai finanzieri e finite agli atti dell’inchiesta, colloqui dai quali sono emersi i rapporti che l’Ilva, tramite proprio Fabio Riva, aveva intessuto con il potere politico tarantino, pugliese e nazionale allo scopo di ricevere autorizzazioni per i propri impianti e ottenere un trattamento di favore da parte degli organi di controllo. Notissima è la telefonata di Fabio Riva ad un consulente del gruppo nella quale, commentando i dati sull’emergenza sanitaria a Taranto, il vicepresidente di Riva Group si lascia andare ad un poco edificante: «Due casi di tumore in più all'anno… una minchiata».
Fabio Riva, stando a quanto si è appreso, arriverà alle 20 all’aeroporto di Fiumicino con un volo Alitalia. Sarà preso in consegna dai finanzieri di Taranto che gli notificheranno i mandati di arresto internazionali firmati dai giudici di Taranto e Milano e poi lo trasferiranno nella casa circondariale di Taranto dove entro 5 giorni comparirà dinanzi al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco per l’interrogatorio di garanzia. Successivamente la sua posizione, e dunque le scontate richieste di attenuazione o revoca della misura cautelare, saranno di competenza del giudice per l’udienza preliminare Vilma Gilli, titolare del fascicolo, almeno sino alle decisioni riguardanti i rinvii a giudizio dei 52 imputati nel procedimento «Ambiente svenduto».
Proprio i rapporti col mondo politico pugliese e romano saranno al centro delle domande che saranno prevedibilmente poste a Fabio Riva, con due anni e mezzo di ritardo, dai magistrati tarantini: ma il figlio del patron Emilio risponderà? La decisione di consegnarsi alle autorità italiane in anticipo rispetto alla decisione finale sull’estradizione della magistratura inglese, attesa per l’autunno prossimo, può essere letta come un segnale di collaborazione. Un segnale da verificare quanto ad ampiezza. (GdM)

mercoledì 3 giugno 2015

Liquefazione?

Governo su Terminal container Taranto: possibile liquidazione di Tct, prepariamo alternative

«Ci stiamo confrontando con Taranto container terminal sulle nuove prospettive che avrà il porto di Taranto una volta che gli investimenti infrastrutturali e la piastra logistica saranno completati, ma prende sempre più piede un atteggiamento di disimpegno della società». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha introdotto stasera a Palazzo Chigi il nuovo vertice - il terzo in un poco più di un mese - sulla crisi del terminal container di Taranto, presenti il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, il Mise, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, il presidente dell'Autorità portuale, Sergio Prete, e i sindacati.
La situazione è delicata: dal 28 maggio i 540 addetti al terminal sono in ferie forzate perchè la cassa integrazione è scaduta e non è stata ancora rinnovata. Inoltre dalla società Tct - partecipata da Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi - non sono giunti segnali nè sulla volontà di restare nel porto di Taranto, nè di accettare la pre-intesa siglata alla presidenza del Consiglio lo scorso 11 maggio.

«Dobbiamo prepararci a soluzioni alternative - dice De Vincenti -, in particolare il passaggio chiave è quello della concessione. Se Tct confermerà il pre-accordo del 18 maggio bene. Diversamente, se ufficializzeranno l'abbandono, la concessione dell'infrastruttura verrà ritirata e tornerà al Governo e all'Autorità portuale. Che intendono - aggiunge De Vincenti - utilizzare al meglio l'asset del porto di Taranto. Non sarà facile ma il posizionamento di Taranto e la logistica sono favorevoli per qualsiasi imprenditore. Facendo leva sulla concessione, si possono aprire fasi nuove. Verificherò nei prossimi giorni perchè non siamo disposti a perdere quest'occasione».

«Sembra vicina la liquidazione della società Taranto container terminal - annuncia il ministro Delrio -. Il Governo punta a dare un percorso ai lavoratori e cercare un nuovo operatore che possa al meglio utilizzare le opportunità. Per vari motivi, Tct ormai non ci crede più. Il Governo ha messo a disposizione tutto di Tct, ma loro poi hanno scelto altro. Non vanno sprecati gli investimenti fatti, gli operatori devono cominciare a fare qualcosa, e bisogna mantenere un clima sociale tranquillo perchè dobbiamo costruire delle soluzioni».

«Chiediamo chiarezza da Tct essendo titolare della concessione ma allo stesso tempo diciamo che forse è tempo di aprire anche ad altri avendo la disponibilità di una banchina così lunga e con un pescaggio adeguato» sottolinea Daniela Fumarola, segretario Cisl Taranto. «Ora la priorità è mettere i lavoratori in sicurezza con una prospettiva - aggiunge Giancarlo Turi, segretario Uil Taranto -. Bisogna governare l'emergenza e trovare una soluzione che rassereni gli animi per non arrivare ad una situazione sociale ingovernabile». (sole24h)

Sotto processo? Forse assessore regionale!

fonte
E magari anche all'ambiente!!
Ipotesi tutt'altro che impossibili nel paese "normale" dell'era PD...

Nel governo regionale 4 posti al Pd
3 alle civiche, 2 ai vendoliani, 1 all’Udc

Lo schema sarebbe questo: 4-2-2-1-1. Il calcio non c’entra, la politica sì, riguarda la possibile fisionomia della prossima giunta regionale. Il totale fa dieci - gli assessori - ma si dovrà aggiungere un’undicesima casella, quella del presidente del Consiglio. Dunque: 4 sarebbero appannaggio del Pd, 2 della lista Sindaco di Puglia, un paio dei vendoliani di Noi a sinistra, 1 dei Popolari (Udc) e 1 della lista Emiliano per la Puglia. Più la presidenza dell’Assemblea. Il governatore eletto Michele Emiliano tace e si limita a dettare il metodo: gli assessori saranno designati da cosiddette «primarie», animate dagli iscritti alle Sagre, ossia le assemblee informali che hanno fornito spunti per il programma.
È facile intuire che non saranno elezioni vere: perché la nomina degli assessori, competenza del governatore, è soggetta ad una serie vincoli geografici (provenienza), politici (partito di espressione) e di competenza. Ma soprattutto perché la platea di coloro che potranno essere «eletti» è ristrettissima. Lo Statuto prevede che solo due dei dieci assessori potranno essere esterni, gli altri 8 dovranno provenire dal Consiglio, cioè dalla platea dei 29 consiglieri di maggioranza, visto che la grillina Antonella Laricchia ha ancora una volta declinato l’offerta di fare l’assessora all’Ambiente. Insomma: 8 su 29 saranno assessori, uno su tre ha già in tasca la nomina. A Bari, tra i Pd, vengono indicati i super votati Marco Lacarra, Mario Loizzo e Gianni Giannini. Ma il primo è alla prima esperienza, Emiliano potrebbe chiedergli di aspettare. Gli altri due sono leali sostenitori di Emiliano dalla prima ora (2004): Loizzo, assessore ai Trasporti nella prima giunta Vendola, non vedrebbe male tornare al ruolo. Che oggi è retto da Giannini. Potrebbero finire entrambi in giunta, dirottando Giannini allo Sviluppo economico. A margine si ipotizza la presidenza del Consiglio per Loizzo. Da Brindisi potrebbe essere chiamato il capogruppo uscente Pino Romano.
A rappresentare Taranto potrebbe essere Donato Pentassuglia. Non sarà facile: i suoi rapporti con Emiliano non sono idilliaci, è gravato da una imputazione nel processo Ilva, ma è difficile trascurare i suoi quasi 13 mila voti.
Sarà nell'esecutivo certamente Sergio Blasi, salentino, mister preferenze. Ha già chiesto, in un’intervista al «Nuovo Quotidiano», considerazione per il Pd e il Salento, invocando la vice presidenza. Per lui si prospetta la Cultura, sul resto si vedrà. È molto probabile, in effetti, che la vice presidenza tocchi alla Provincia di Lecce. Ma potrebbe essere destinata all’udc Totò Negro, rieletto con i Popolari (ha chiesto che si tenga conto di «rappresentanza territoriale e equilibri interni») Se la presidenza dell’Assemblea non toccasse a Loizzo, potrebbe essere destinata a Guglielmo Minervini, Noi a sinistra, maggior suffragato di quella lista. Emiliano non lo vorrebbe in giunta, visti i trascorsi burrascosi alle Primarie. Se potrà, lo destinerà alla presidenza dell’Aula, secondo la prassi pluridecennale che il capo della giunta e il presidente del Consiglio appartengano a partiti diversi, consuetudine interrotta da Vendola negli ultimi 5 anni. Foggia sarà rappresentata da Leo di Gioia (Sindaco di Puglia). Il suo collega di partito Antonio Nunziante, barese, ex prefetto, sarà con lui in giunta: si ipotizza l’Ambiente rifiutato dai grillini. In alternativa si prospetta per Nunziante la presidenza dell’Aula. C’è, tuttavia, un terzo nome della medesima lista, il notaio Sabino Zinni, eletto nella Bat, che potrebbe aspirare al ruolo di assessore. In caso contrario, quel posto, secondo lo schema iniziale, andrebbe ad Alfonso Pisicchio (Emiliano per la Puglia). Restano i due posti da assessore esterno. Emiliano intende indicare due donne e compensare così la mancata elezione di consigliere in maggioranza. Si dice di una tecnica, l’architetta Anna Maria Curcuruto, capo della Ripartizione urbanistica a Bari, e di una politica da farsi indicare dai vendoliani. Ma anche di una pd da recuperare dopo il flop elettorale: Loredana Capone o Anna Rita Lemma. Quest’ultima ipotesi, va da sé, toglierebbe spazio ai maschi dello stesso partito. (CdM)

martedì 2 giugno 2015

Amici di Tap???? I mostri di Puglia si uniscono!!!

Ilva: piano, in 2 anni zero perdite e piena occupazione

Azzerare le perdite tra il 2016 e il 2017, in modo da poter mettere subito l'azienda sul mercato. Rispettare il cronoprogramma degli investimenti ambientali e riassorbire praticamente tutta la forza lavoro nel giro di 18-24 mesi. La nuova Ilva, scrive Repubblica, disegna il nuovo piano industriale. E lo fa cento giorni dopo l'arrivo dei tre nuovi commissari straordinari (Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba) nominati dal Governo per risanare l'azienda). "Il problema della cassa non e' di poco conto. Con la newco contiamo di arrivare nel 2015 a un miglioramento del risultato economico di circa il 20-30% rispetto allo scorso anno", ha spiegato il nuovo direttore generale di Ilva, Massimo Rosini. La societa' si sta inoltre proponendo come partner principale di Tap, il gasdotto che dovrebbe collegare l'Uzbekistan con il Salento. E sta spingendo anche su segmenti come gli elettrodomestici e l'automobile (dall'azienda smentiscono la rottura del rapporto con Fiat). "L'obiettivo -ha proseguito Rosini- e' tornare a produrre 8 mln di tonnellate come nel passato, rispettando pero' tutti gli standard ambientali". L'aumento della produzione permetterebbe anche il riassorbimento della forza lavoro. Oggi Ilva ha 4.000 lavoratori con contratti di solidarieta', il minimo storico della forza lavoro dell'azienda che conta su poco piu' di 11.000 persone. Ma, ha concluso Rosini, "gia' dalla meta' del 2016 e' previsto un progressivo rientro delle maestranze".(CdS)

lunedì 1 giugno 2015

La cittadinanza inattiva e le promesse da mantenere



Metà degli elettori pugliesi restano a casa, vanno al mare o allo stadio.
Meno di un quarto di questi credono in Emiliano.
A Taranto  siamo al di sotto della metà dei votanti. 
Un record di indifferenza nel momento di maggiore sbando economico e incertezza per il futuro.
E' la palude di quelli che si lasciano trascinare inermi e fatalisti come le anime perse degli ignavi danteschi. Una poltiglia putrida e pesante che si trascina a fondo anche l'immagine di tanti cittadini impegnati che in questi anni hanno fatto diventare Taranto il fulcro del dibattito sul futuro di un intero Paese. Se ne sono accorti a Bari e a Roma, ma non qui!
Questa purtroppo, è ancora una città di eroi.
Gli altri, per volontà o per omissione, se la vendono al primo offerente nel mercato globale degli speculatori.

Puglia, il vincitore Emiliano: Ilva e Xylella le priorità

Per il neo governatore della Puglia, Michele Emiliano, sono tre le prime riunioni da convocare urgentemente: una sulla Xylella, il batterio killer che sta decimando gli ulivi nel Salento; la seconda per affrontare la questione dell’Ilva e la terza con i candidati presidenti ‘avversarì per «concordare con loro disegni di legge condivisi». A caldo nella notte, quando la vittoria è netta con oltre il 47% delle preferenze (anche se con dati ancora parziali), il nuovo presidente della Regione Puglia individua in questi temi le emergenze da affrontare senza indugio e conferma la sua intenzione di collaborare anche con gli avversari. Primo tra tutti, il Movimento 5 Stelle e la sua candidata presidente, Antonella Laricchia, che Emiliano intende portare in giunta offrendole l’assessorato all’Ambiente.
«Ha avuto una affermazione che era prevista e in qualche modo auspicata – dice ai giornalisti – e il Pd e il M5s hanno in comune gli interessi per la salvaguardia dell’Ambiente». E quando l’offerta viene respinta a stretto giro di interviste («non è ancora eletto e già pensa alle poltrone», ha detto Laricchia) Emiliano non si scoraggia: «ho la testa dura – dice – insisterò». «È una vittoria sfolgorante, mai il centrosinistra aveva vinto con tanto distacco sul centrodestra in Puglia» – ha detto commentando l’esito del voto a scrutinio ancora in corso – vinciamo per la sesta volta consecutiva, in grandi elezioni locali. Dal 2004 ad oggi abbiamo vinto tre volte consecutive al Comune di Bari e tre volte consecutive alla Regione, e questa era una volta definita l’Emilia Nera».
Ma si tratta di una vittoria leggermente ombrata dall’alto astensionismo perchè un elettore su due non è andato a votare. »È stata una campagna elettorale scontata – spiega Emiliano – ora possiamo dirlo, da dicembre sapevamo che avremmo stravinto le elezioni, che non c’era partita, abbiamo vinto con oltre venti punti di vantaggio e questo i pugliesi lo sapevano. E poi in questo momento la Puglia è come tutta l’Italia, c’è molta gente che pensa che sia inutile andare a votare, naturalmente si sbaglia». »È vero che viene voglia di festeggiare – ha detto poi rivolgendosi ai suoi sostenitori invitandoli a non esultare troppo – ma lo leggerete sul mio volto, c’è poco da festeggiare e moltissimo dal lavorare, e non è una frase fatta». Lo Slai Cobas commenta così i dati: «Stravince il partito dell’astensione, del rifiuto del voto, del boicottaggio elettorale, noi soli abbiamo fatto esplicita campagna per questo. E Taranto ha il dato nazionale più alto a livello pugliese e nazionale. Non votare  è stato legittimo e sacrosanto atto di sfiducia in questo Stato e in queste Istituzioni». (Inchiostroverde - ANSA)

Parfum de Tarent!

Forte odore di gas nei quartieri di Taranto. Decine di segnalazioni

Un forte odore di gas da questa mattina si avverte in diversi quartieri della città di Taranto. Decine le segnalazioni ai vigili del fuoco e al locale distaccamento dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) tramite il sistema Odortel, che consente di comunicare in tempo reale il disturbo percepito contattando il centralino telefonico.
Il problema, come accaduto in numerose altre occasioni, sarebbe da addebitare all’H2S (idrogeno solforato), ma bisognerà attendere l’acquisizione dei dati al minuto registrati dalle centraline all’interno del perimetro della Raffineria Eni per comprendere l’origine e la natura delle emissioni. Alcuni cittadini hanno lamentato anche irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. (GdM)