lunedì 26 maggio 2014

Clining (finalmente un po' di pulizia!)

Ve lo ricordate il grande mattatore del Circo Clini che a Taranto mise su lo Spettacolo di Stato  per salvare i Riva e l'Ilva dalle responsabilità economiche e penali del disastro ambientale?
Oggi è in manette per miserabile peculato!

 Qualche suo pezzo tarantino di successo?
Beh, da Ministro dell'ambiente (e medico) fece dichiarazioni-macchietta sull'aumento delle patologie tumorali nel capoluogo jonico che strizzavano l'occhio alle tesi degli avvocati dell'acciaieria tarantina (tipo "tutta colpa dell'inquinamento vecchio...").
Fu tra i burocrati che chiusero tutti gli orifizi per consentire l'approvazione della prima AIA Ilva, scritta da dirigenti e ingegneri della stessa fabbrica ai tempi dell'altro grande circo Prestigiacomo e poi miseramente scoperta con tanto di avvisi di garanzia e rinvii a giudizio.
Nell'inchiesta Ambiente svenduto compare nelle intercettazioni telefoniche dell'ex responsabile per le relazioni con il pubblico Ilva, Girolamo Archinà descritto dallo stesso "come un amico".
A Taranto la notizia non stupisce, e ci fa piacere che l'Italia, qualche volta, si desti e scopra per caso quello che altri liberi cittadini (non solo tarantini) gridavano mentre la democrazia e i diritti venivano calpestati.
Godetevi questa caricatura del superClown con la maschera dello scienziato che interpreta i dati dello studio Sentieri in perfetto stile supercazzola (o alla Don abbondio, per i più colti) per avvalorare la seconda AIA, anche questa interpretata "con leggerezza" e tuttora in gran parte inapplicata grazie alle leggi salvailva e alla gestione mummificata di Bondi.
Da notare la "vicinanza" di Renzi a Clini nella trasmissione di Santoro... Che il circo continui!!


Corrado Clini arrestato per peculato. Ex ministro dell’Ambiente ai domiciliari


Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo Monti, è stato arrestato per peculato. Con lui ai domiciliari è finito anche Augusto Calore Pretner, ingegnere padovano. Secondo l’ordinanza, emessa dal gip Piera Tassoni della procura di Ferrara, i due avrebbero sottratto 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto “New Eden”, volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale.
Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro (per questi fatti a luglio la Procura iscrisse cinque persone nel registro degli indagati e sequestrò beni per 330mila euro).
Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il nucleo di polizia tributaria non ha trovato alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.
Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finiscono in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. A parlare di “grossi elementi probatori a carico” degli indagati è il procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi che, assieme al colonnello delle Fiamme gialle Sergio Lancerin ricostruisce i passaggi di denaro attraverso tre continenti. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, venivano accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti.
Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”. Un vorticoso giro di denaro “provato senza ombra di dubbio” afferma Lancerin, che anticipa come “la Procura di Roma (che sta valutando anche altri fronti con il pm Galanti, ndr) sta operando numerosissime perquisizioni in tutto il Paese”, mentre le indagini della Finanza proseguono anche in altre direzioni. In particolare in Svizzera, dove si batte la pista del riciclaggio internazionale di denaro.
Corrado Clini, medico, è stato per venti anni – dal 1991 al 2011 – direttore generale del ministero ed è stato nominato ministro il 16 novembre 2011 nel governo guidato da Mario Monti. Dopo la guida del dicastero, è tornato a ricoprire l’incarico di direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia sempre al dicastero di via Cristoforo Colombo. Per anni sempre in prima linea ai vertici internazionali, si è occupato di ambiente e di cambiamenti climatici, è stato anche chairman dell’European Environment and Health Committee, composto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute e dell’Ambiente di 51 paesi europei e centro asiatici.
Come ministro ha affrontato alcune questioni spinose come il caso Ilva, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma. Clini è anche noto per le sue posizioni a favore del nucleare e, di un possibile ritorno in Italia ed è sempre stato favorevole agli ogm (organismi geneticamente modificati), due temi caldi, che ha sostenuto in vari ambiti anche appena nominato ministro, a ridosso dell’incidente di Fukushima in Giappone. Ad aprile 2012 ha presentato al Cipe il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, insieme con i ministri Corrado Passera e Mario Catania (Politiche Agricole), la riforma degli incentivi alle energie rinnovabili. (FQ)

L'ex ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, e l'imprenditore Augusto Calore Pretner sono stati arrestati dalla Guardia di finanza con l'accusa di peculato in concorso: per entrambi sono stati disposti i domiciliari. L'operazione, condotta dal Nucleo di polizia tributaria di Ferrara, e' stata coordinata dalla procura della citta' emiliana. L'accusa nasce dall'ipotesi della distrazione di una somma di 3,4 milioni di euro, su un finanziamento di complessivi 54 milioni destinato dal ministero dell'Ambiente ad un "progetto volto alla protezione e preservazione dell'ambiente e delle risorse idriche, da realizzarsi in Iraq".
  L'inchiesta ha preso le mosse dall'individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una societa' olandese a favore di uno studio d'ingegneria ferrarese, Med Ingegneria Srl, aderente ad un consorzio, Nature Iraq - cui partecipavano lo Studio Galli Ingegneria Srl di Padova (di cui Pretner e' socio) e Iraq Foundation, con sede negli Stati Uniti - attivo nel progetto New Eden. Una prima fase delle indagini, che ha visto la collaborazione di Eurojust e della polizia tributaria olandese, si era conclusa lo scorso luglio con la contestazione, da parte delle Fiamme gialle ferraresi, di rilievi connessi all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 1,5 milioni di euro, con l'iscrizione di cinque indagati per frode fiscale e con il sequestro per equivalente di beni per 330.000 euro disposto dal gip del Tribunale di Ferrara su richiesta della Gdf.
  Gli investigatori, coordinati dal procuratore di Ferrara Bruno Cherchi, hanno accertato i trasferimenti di denaro sui conti svizzeri dei due arrestati - fra il settembre 2007 e il gennaio 2011 - di parte delle somme messe a disposizione di Nature Iraq dal ministero dell'Ambiente italiano per la realizzazione del progetto New Eden. I pagamenti, secondo le accuse, venivano effettuati in varie tranches tramite false fatturazioni emesse in prima battuta da societa' olandesi e in seguito da societa' caraibiche, che trattenevano una percentuale come loro compenso (tra il 2 e il 5%). I soldi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - finivano poi nei conti svizzeri per Clini e Pretner. (AGI).

Uno Stato sotto scacco della famiglia Riva (plurinquisita)


Siamo allo scambio di letterine di buoni propositi...
Miseria nazionale.


Ilva, Riva risponde a Bondi: disponibili ad esaminare piano per Taranto



Il gruppo Riva è disponibile ad esaminare e approfondire il piano industriale e ambientale per la riconversione dello stabilimento siderurgico di Taranto predisposto dal commissario straordinario, Enrico Bondi.
"Oggi, come già annunciato da Claudio Riva venerdì scorso, è stata inviata la lettera di risposta del gruppo in cui si sottolinea la disponibilità a proseguire nell'approfondimento e nell'analisi del piano", dice a Reuters una fonte vicina al gruppo.
Venerdì scorso, a Milano, si è svolto un incontro fra Claudio e il cugino Cesare Riva, passati alla guida del gruppo dopo la morte di Emilio Riva, con Bondi proprio per discutere di questo piano particolarmente complesso.
Al termine del faccia a faccia, Claudio Riva disse che: "Il futuro è sicuramente molto complicato. Spero che ci sia un futuro per l'Italia siderurgica. Senza Taranto, senza lo stabilimento, senza un futuro per l'Ilva penso che ci sia poco futuro per l'Italia".
Il piano di Bondi, in scadenza come commissario per l'Ilva di Taranto il prossimo 4 giugno, prevede di riconvertire lo stabilimento tarantino - al centro di un'inchiesta per disastro ambientale che nell'estate 2012 ha portato al sequestro dell'area a caldo dello stabilimento - alla produzione del preridotto, che comporta un maggiore utilizzo del gas naturale rispetto alle cokerie. Per portare avanti questo progetto occorre, però, un impegno finanziario di oltre 4 miliardi di euro.
Il piano - fortemente osteggiato dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, perché farebbe aumentare notevolmente i costi per il suo massiccio utilizzo del gas - per essere implementato ha bisogno di un aumento di capitale e questa potrebbe essere l'occasione affinché alcuni imprenditori siderurgici si facciano avanti. E i pretendenti sembrano non mancare: dal gruppo Arvedi, alla disponibilità già espressa da Marcegaglia e da Arcelor-Mittal.

venerdì 23 maggio 2014

Collezionisti di condanne!

Morti d'amianto all'Ilva, 27 condanne. "Fibre killer ancora nello stabilimento".

Riva: "Lunedì diremo cosa sarà della fabbrica"

Lunedì si conoscerà il futuro dell'Ilva, dopo l'incontro di Milano tra il commissario Bondi e la famiglia Riva. Ma oggi a Taranto il tribunale ha condannato 27 ex dirigenti dell'Ilva (una assoluzione) per le morti causate dall'amianto e dalle altre sostanze canCcerogene provenienti dallo stabilimento siderurgico. Le pene più alte sono state inflitte agli ex manager della vecchia Italsider pubblica alla quale subentrò il gruppo Riva. Tra questi, Giovanbattista Spallanzani, condannato a 9 anni.
Il giudice della II sezione penale del tribunale di Taranto Simone Orazio ha condannato in primo grado a complessivi 189 anni di carcere gli  imputati per disastro ambientale ed omicidio colposo. Le condanne vanno dai 4 ai 9 anni e mezzo, e hanno colpito gli ex manager e i direttori generali dello stabilimento siderurgico sia dell'era di gestione pubblica sia di quella privata (il gruppo riva acquistò l'acciaieria dallo Stato nel 1995). La pena più alta, 9 anni e mezzo, è andata al manager dell'era pubblica Sergio Noce, 9 anni al suo collega Spallanzani e 9 anni e 2 mesi ad Attilio Angelini, accusati di disastro ambientale e ventuno omicidi colposi, per la morte per mesiotelioma di operai venuti in contatto con fibre di amianto. Ad otto anni e mezzo sono stati condannati Pietro Nardi e Giorgio Zappa, ex dg di Finmeccanica. Fra gli imputati c'era anche il patron Emilio, morto il 30 aprile scorso, suo figlio Fabio Riva e l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, entrambi condannati a sei anni di reclusione (e indagati nel procedimento per disastro ambientale in corso).
Secondo l'accusa l'amianto fu usato in maniera massiccia nello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d'Europa, ed è ancora oggi la sostanza killer presente in alcuni impianti Ilva. Nel corso degli anni gli operai non furono formati ed informati sui rischi dell'amianto, non ricevettero sufficienti visite mediche e tutele per la loro salute entrando in contatto con la pericolosa sostanza che in molti caso ha causato malattie e morte. Il giudice ha stabilito una provvisionale nei confronti dell'Inail di circa 3,5 milioni di euro. "Un atto d'accusa durissimo anche per la politica - è il commento del leader dei Verdi, Angelo Bonelli - per una classe politica omissiva e silente".
 

La notizia arriva poco dopo il termine dell'incontro milanese nella sede del siderurgico. "Senza un futuro per l'Ilva penso ci sia poco futuro per l'Italia nella siderurgia". Lo dice Claudio Riva, uno dei figli di Emilio Riva il 're dell'acciaio' scomparso di recente. Sul tavolo, il piano industriale e ambientale dello stabilimento. "Lunedì prossimo faremo avere al commissario la nostra posizione - ha detto - sicuramente è molto complicato". Riva ha definito la riunione, "interessante e civile". Ma non nasconde le difficoltà. Con il commissario "ci siamo scambiati le reciproche informazioni" ha aggiunto Riva lasciando la sede milanese dell'azienda insieme al cugino Cesare e a una delegazione di legali e consulenti (poco dopo è stato visto uscire anche l'avvocato Giuseppe Lombardi, che nella vicenda segue il commissario Bondi). "La famiglia è molto unita, ci vogliamo molto bene - ha aggiunto - ma il gruppo Riva è un gruppo industriale e di questa vicenda se ne occupa il gruppo e non la famiglia".
La situazione non è facile. E' "drammatica" e "il tempo è scaduto". Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, chiede al governo "di discutere nei prossimi giorni cosa succede nello stabilimento" e di prendere in considerazione l'ipotesi di "forme di esproprio". "Non è una posizione ideologica a favore di un ritorno alla proprietà pubblica - ha precisato Landini, aprendo i lavori dell'assemblea nazionale Rsu Fim, Fiom, Uilm sulla siderurgia - ma possiamo pensare ad un intervento diretto, anche transitorio, dello Stato".
Dopo quelle dei giorni scorsi sollevate dal governatore Nichi Vendola che ha scritto al premier Matteo Renzi, inoltre, una nuova polemica oggi investe il commissario Bondi. Duro il direttore dell'agenzia regionale per l'Ambiente della Regione: "Il commissario mente sui dati dell'Arpa, non abbiamo mai sostenuto che non ci sia un legame tra inquinamento e morti come invece sostiene in una sua relazione". Sotto accusa le parole del commissario che nei giorni scorsi, all'interno di un suo documento aveva negato sia la presenza di veleni a Taranto sia l'esistenza di un nesso causale fra l'inquinamento e l'incidenza dei tumori nello stabilimento.
Assennato in una nota definisce "destituita di fondamento l'affermazione contenuta nel rapporto del dottor Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto officina/carpeteria dell'Ilva. Ciò sia perché Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema, sia perché comunque il monitoraggio ambientale effettuato non può considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema". Secondo Assennato, in effetti, rispetto all'incidenza dei tumori sarebbe necessario uno studio epidemiologico rigoroso della durata di almeno un anno e, pertanto, si spinge a ribadire che "le conclusioni del commissario Bondi che escludono  il nesso causale tra esposizione dei lavoratori e incidenza di tumori, essendo basate su evidenze non documentate, devono essere considerate  puramente autoreferenziali". 
(Rep)


Nella fabbrica in cui lavoravano a contatto con l'amianto hanno trovato la morte. Per 28 operai dell'Ilva (31 i casi esaminati) il giudice monocratico di Taranto, Simone Orazio, ha riconosciuto il nesso di causalità tra il decesso e l'esposizione al pericoloso cancerogeno. In un arco temporale che abbraccia quasi quarant'anni, i lavoratori hanno dunque inalato le micidiali fibre dell'asbesto, contraendo il mesotelioma pleurico.
    Sono 27, invece, gli ex dirigenti dell'Italsider pubblica e dell'Ilva privata condannati per disastro ambientale e omicidio colposo plurimo a pene comprese tra i 9 anni e mezzo e i 4 anni di carcere. Nel corso del dibattimento, durato due anni, sono state ascoltate decine di testimoni che hanno descritto le condizioni in cui si svolgevano le attività industriali nel siderurgico tarantino. Sono stati interrogati lavoratori, medici e tecnici, acquisiti fascicoli e atti per decine di migliaia di pagine. La pena più alta, 9 anni e mezzo di reclusione, è stata inflitta a all'ex direttore dell'Italsider Sergio Noce, di San Michele di Pagana (Genova). A seguire 9 anni e due mesi ad Attilio Angelini, 9 anni a Giambattista Spallanzani e Girolamo Morsillo, 8 anni e sei mesi a Giovanni Gambardella, Giovanni Gillerio, Massimo Consolini, Aldo Bolognini e Piero Nardi.
    Quest'ultimo, commissario straordinario di Lucchini Piombino, è indicato tra i manager in lizza per sostituire Enrico Bondi al timone dell'Ilva. Ha avuto 8 anni di reclusione Giorgio Zappa, ex direttore generale di Finmeccanica, mentre è stato dichiarato il non doversi procedere per l'ex patron dell'Ilva Emilio Riva, morto il 30 aprile scorso. Suo figlio Fabio Riva e l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso sono stati condannati a 6 anni. La sentenza è arrivata mentre a Milano Claudio Riva incontrava il commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi sul piano industriale e ambientale dello stabilimento tarantino.
    ''Lunedì prossimo faremo avere al commissario la nostra posizione'', ha detto Claudio Riva che ha aggiunto: ''senza un futuro per l'Ilva penso ci sia poco futuro per l'Italia nella siderurgia''. E intanto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti ha assicurato che il governo "ha le idee chiare e abbiamo già approvato il piano ambientale: faremo di tutto per portarlo a termine". ''Questa - ha intanto commentato il procuratore di Taranto Franco Sebastio - non è una sentenza storica: io non uso slogan giornalistici. Pur ribadendo che è solo una sentenza di primo grado e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, dobbiamo riconoscere che questa sentenza stabilisce quantomeno che la procura non ha commesso errori nella costruzione delle indagini''. ''La magistratura - secondo il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti - ha affermato il principio di legalità in fabbrica. Vincono le ragioni delle tante vittime.
    Perdono gli inquinatori e i loro complici''. I lavoratori, secondo l'accusa, non sarebbero stati adeguatamente informati sui rischi della sostanza cancerogena e non avrebbero ricevuto le necessarie tutele. Ora a Taranto (l'udienza preliminare inizia il 19 giugno) si sta per aprire un altro maxiprocesso per disastro ambientale, omicidi colposi, omissione di cautele contro gli infortuni, concussione e corruzione, che vede coinvolti, oltre ai Riva e ad altri dirigenti, anche rappresentanti politici come il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, assessori e funzionari regionali. Per definire il sistema di potere dell'Ilva, gli inquirenti hanno chiamato l'inchiesta 'Environment Sold Out' (Ambiente svenduto). (ANSA)

giovedì 22 maggio 2014

L'ilva non si può chudere. Taranto si

Federacciai boccia la gestione Bondi all'Ilva. E lancia l'allarme: «L'azienda sta per fallire»

Dopo un anno di gestione commissariale di Ilva, il bilancio di Federacciai sulla cura Bondi è nettamente negativo. «Bastava avere l'umiltà di comprendere una verità semplice - ha detto il presidente Antonio Gozzi davanti alla platea degli associati -: senza una proprietà e una governance normale nessuna impresa è capace di generare le risorse necessarie per gli interventi ambientali e per il rilancio produttivo».
Per Gozzi, Bondi è un «commissario che conosce poco la siderurgia». Federacciai lancia l'allarme: Ilva sta per fallire. In un anno la produzione è crollata, l'azienda «perde tra i 60 e i 70 milioni al mese, la sua condotta commerciale ha distrutto capitale circolante per oltre un miliardo e provocato gravi perturbazioni sul mercato». Secondo il giudizio di Gozzi «invece di proporre improbabili piani industriali su alcuni presupposti economicamente discutibili come quello del preridotto», Bondi «avrebbe dovuto occuparsi di ricostruire rapidamente la normalità della gestione aziendale, cercando di mettere insieme una compagine societaria credibile e capace, a cui affidare la stesura del piano industriale e il reperimento delle risorse finanziarie». Per Federacciai ora occorre voltare pagina. «La ricostruzione di un'ipotesi credibile sia dal punto di vista industriale che finanziario», coinvolgendo la famiglia Riva, «richiederà tempo e nella transizione ci sarà bisogno dello Stato per accompagnare il processo - ha concluso Gozzi -. Le prossime settimane saranno cruciali».
Un appello al mondo della siderurgia, perché contribuisca ad alimentare una nuova fase per Ilva. Il viceministro Claudio De Vincenti ha difeso, ieri durante l'assemblea di Federacciai, la scelta commissariale del Governo Letta per gli impianti di Taranto. Sottolineando però, in parallelo, la necessità di aprire, d'accordo con le sollecitazioni del presidente dei siderurgici Antonio Gozzi, una nuova fase. «Con il Governo Letta siamo partiti da un presupposto - ha detto il viceministro -: impedire che Ilva chiudesse, a tutela dell'acciaio italiano. Se oggi possiamo ragionare su un futuro, su una nuova compagine azionaria, è perché Ilva è stata salvata un anno fa». Per De Vincenti ora bisogna affrontare un piano industriale che garantisca competitività e «lavorare al futuro di Ilva. È essenziale il rapporto con il mondo della siderurgia italiano - ha detto il viceministro -. È giusto, a questo punto, chiedere a voi imprenditori di entrare in campo e di giocare questa partita fino in fondo». (Sole24h)

Secondo round

Ilva, tumori e malattie: la procura di Taranto apre una nuova inchiesta





Alla vigilia della sentenza per i lavoratori dell'Ilva morti per l'esposizione all'amianto - sono 15 i casi al centro del processo e il verdetto è atteso per domani - la Procura della Repubblica di Taranto apre una nuova inchiesta sulle malattie che potrebbero essere state provocate dall'inquinamento del siderurgico.
A finire sotto la lente della Procura, che ha acquisito alcune relazioni dello Spesal, il servizio di prevenzione dell'Asl, è adesso il reparto di carpenteria dello stabilimento. Qui, secondo le segnalazioni fatte da lavoratori e dalla Fiom Cgil, si sarebbero verificati casi di malattie alla tiroide e di tumore con alcuni decessi.
L'ultimo dei quali è avvenuto nei giorni scorsi: si tratta di Nicola Darcante, operaio tarantino, che si era ammalato di tumore a novembre scorso. Per il reparto carpenteria dell'Ilva, al centro della nuova indagine, sono due le relazioni del Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro (Spesal) dell'Asl consegnate al procuratore Franco Sebastio. La prima relazione risale a gennaio scorso, la seconda, invece, è di due giorni fa e conterrebbe nuovi elementi che hanno portato all'avvio di indagini della Procura. Si occupa dell'inchiesta sul reparto carpenteria il sostituto procuratore Antonella De Luca della sezione specializzata sugli infortuni sul lavoro. Dovranno essere fatti degli accertamenti medico-scientifici per capire se esista o meno un nesso tra i casi di tumore e di disfunzioni alla tiroide e il lavoro all'interno del reparto carpenteria Ilva.
Una situazione che è anche citata dal commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, nella relazione sull'andamento dell'azienda nel primo trimestre 2014 resa nota martedì scorso. Sul punto specifico Bondi afferma che relativamente alla "mansione di carpentiere e vetroresinatore ed il carcinoma tiroideo presso l'area carpenteria, si è immediatamente provveduto ad effettuare - con gli enti sociali competenti, con il Politecnico di Torino e con ditte terze specializzate - i monitoraggi ambientali presso l'area oggetto". Bondi dice che gli "esiti negativi in tal senso sono stati divulgati, da ultimo, anche dagli organismi di controllo (Arpa e Asl) intervenuti sempre su richiesta delle organizzazioni sindacali". Per il commissario dell'Ilva, quindi, "l'esito delle indagini, allo stato attuale, esclude un'esposizione dei lavoratori agli agenti inquinanti". (Rep)

martedì 20 maggio 2014

Cassandra: XXI secolo

Necessari forti investimenti sugli stili di vita dei cittadini: igienisti a confronto


 "L’allungamento della vita media, ma anche la prevalenza delle malattie croniche degenerative su quelle infettive, rende chiara l’esigenza di puntare oggi su forti investimenti che riguardino gli stili di vita dei cittadini. Altrettanto importanti sono poi gli screening precoci che riguardino gruppi a rischio e i cosiddetti screening 'evidence based'. In altre parole, oggi più che mai è cruciale che le politiche sanitarie siano orientate alla prevenzione". La professoressa Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Salute Pubblica della Federico II, ha introdotto così le due giornate della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva (S.It.I). Organizzato a Capri proprio dal Collegio degli Operatori della S.It.I. e dal dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Napoli Federico II, l’appuntamento è servito a determinare le linee programmatiche necessarie ad adeguare la sanità pubblica al momento storico del paese. I lavori sono stati inaugurati dal presidente nazionale della S.It.I. Michele Conversano. «Uno dei temi cruciali che è stato affrontato a Capri è quello che riguarda il rapporto salute e ambiente - afferma Conversano -. Negli anni passati, a seguito di referendum, si sono separate le competenze in tema ambientale da quelle sulla salute. In quell’occasione, evidentemente, non si pensò troppo agli effetti che una decisione del genere avrebbe potuto produrre; la Campania la Puglia sono due casi lampanti. Noi abbiamo sempre continuato a lavorare su questo stretto legame, abbiamo denunciato ciò che stava accadendo, ma siamo stati poco o nulla. Chi prendeva le decisioni non ha mai ascoltato la parte sanitaria, salvo poi chiamarci in causa quando è scoppiata l’emergenza. Per il futuro sarebbe auspicabile una stretta collaborazione tra le Agenzie di protezione ambientale e i Dipartimenti di prevenzione, servirebbe un flusso costante e bidirezionale di dati; e ovviamente un impegno ancora maggiore per screening oncologici e sistemi di sorveglianza cardiovascolare e respiratoria». "Le politiche ambientali italiane - ha affermato il professor Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all'Università di Parma - sono state fallimentari negli ultimi 20 anni: ideologie, pregiudizi, azioni non coordinate tra ambiente, sanità e imprese. E i risultati sono noti a tutti: oltre ai casi eclatanti abbiamo infrastrutture idriche obsolete, molte falde acquifere inquinate, 15mila discariche illegali, obiettivi nella gestione dei rifiuti largamente disattesi. E non a caso l'ultimo rapporto OCSE-ambiente del 2013 boccia l'Italia sottolineando come manchino le sinergie tra obiettivi economici, ambientali e sociali". «L’incontro – aggiunge la Triassi – ha sviluppato un dibattito scientifico e culturale tra gli igienisti a livello nazionale su alcuni importanti focus della sanità del nostro tempo». In particolare si è discusso del nuovo piano nazionale della Prevenzione e dei relativi piani attuativi regionali. Argomento che è stato trattato nel corso di una tavola rotonda in cui si sono confrontati docenti universitari e operatori dei dipartimenti di prevenzione delle direzioni ospedaliere e dei distretti sanitari. E ancora, si è discusso di ambiente e salute. Sono state, infine, analizzate e proposte nuove metodologie per la costruzione di modelli epidemiologici per la valutazione del rischio ambientale, portando come esempi pratici i casi “Terra dei Fuochi” e “Ilva di Taranto”. L’analisi degli esperti si è concentrata anche su piano di formazione per gli igienisti, sull’adeguamento dei controlli ambientali e della la rete di garanzie per la sicurezza alimentare.(Positanonews)

lunedì 19 maggio 2014

Battaglia di perizie

Ilva, donna morta di leucemia. Eredi citano azienda

Il marito e i due figli di Giuseppina Smaltini, una donna tarantina morta di leucemia il 21 dicembre 2012 (del caso si è occupata anche la Corte di Strasburgo) hanno citato l’Ilva a comparire dinnanzi al Tribunale Civile di Taranto.
I familiari della vittima sostengono che la malattia sia stata causata dalle emissioni prodotte dal Siderurgico. Il giudice Pietro Genoviva, titolare della causa nonché presidente della sezione civile del Tribunale, ha nominato come Ctu (Consultente tecnico d'ufficio) il prof. Franco Silvestris, Primario del Reparto di Clinica Oncologica dell’Università di Bari, affinché «verifichi se sussiste il nesso causale fra le immissioni nocive nell’aria di Taranto e il decesso della signora Smaltini».
Gli eredi hanno nominato, quale proprio consulente di parte, il dott. Patrizio Mazza, Primario del Reparto Ematologico del San Giuseppe Moscati di Taranto, mentre l’Ilva ha nominato il Prof. Leonardo Soleo, Ordinario di Medicina del Lavoro, anch’egli dell’Università di Bari.
Le operazioni peritali hanno avuto inizio e il consulente dell’Ilva ha già presentato le proprie conclusioni. In una nota Elisa Delillo, figlia di Giuseppina Smaltini, fa presente che «il prof. Mazza conosce bene la situazione sanitaria a Taranto e ha potuto assistere a centinaia di morti a causa delle leucemie. Solo negli ultimi 3 anni vi sono stati oltre 500 decessi per malattie ematologiche. Un dato agghiacciante che non può escludere un nesso di causalità con le emissioni prodotte dall’Ilva».
La famiglia della signora Smaltini si augura «che il prof. Silvestris possa fare luce su una vicenda che ormai dilania l’esistenza di migliaia di famiglie tarantine». (GdM)

I Riva? Cittadini modello!

Riva: rinvio al 7 luglio inizio processo su frode fiscale 52 mln

L'accusa nei confronti degli imputati e' di aver violato l'articolo 3 della legge 74/2000, che punisce (da 18 mesi a 6 anni) chi, al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l'accertamento, indica elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi. In questo caso, l'accusa e' di aver "creato" elementi passivi fittizi per poter poi pagare meno tasse. Nel dettaglio, per l'accusa, "al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l'accertamento (consistenti nella contabilizzazione di un'operazione apparentemente aleatoria ma in realta' artatamente programmata per realizzare 'sicure' perdite 'fittizie' in Italia)", gli imputati "ponevano in essere una complessa operazione di finanza strutturata, all'unico scopo di consentire alla consolidata Ilva spa l'abbattimento del reddito (modello UNICO 2008), mediante l'utilizzazione di elementi passivi fittizi per 158.979.433 euro e conseguentemente per la consolidante Riva Fire spa (modello CNM 2008), una pari riduzione della base imponibile e un'evasione di imposta Ires pari a 52.463.213 euro", come riportato nel capo di imputazione. Per la procura di Milano, sarebbe quindi stata "organizzata e pianificata un'articolata serie di contratti, tutti economicamente collegati tra loro, cui partecipavano i seguenti soggetti economici: la societa' consolidata Ilva spa di Milano, la tedesca Ilva FinanzBeteiligungen Gmbh (acquistata solo l'8 maggio 2007, pochi giorni prima del closing dell'operazione) e la portoghese Taggia X Consultadoria economica e partecipacoes, Unipessoal Lda di Madeira (partecipata dal gruppo Deutsche, ma di fatto sottoposta all'influenza dominante della Ilva), che prevedeva nel contempo sia la strutturazione di derivati, sia l'esistenza di investimenti finanziari, all'esito dei quali (i contratti prevedevano una scadenza contestuale a fine esercizio), si realizzata l'effetto di dislocare utili del gruppo Riva sulla societa' portoghese e contabilizzare altrettante perdite nei bilanci della italiana Ilva di Milano". In pratica, secondo la procura di Milano, non si intaccavano gli utili del gruppo, ma utili fatti in Italia venivano spostati all'estero, per sfruttare un regime fiscale piu' favorevole, si creavano cosi' perdite in Italia per pagare meno tasse nel nostro Paese. Il risparmio fiscale per il gruppo, grazie a queste operazioni datate 2007 per essere dichiarate nel 2008, sarebbe stato appunto di poco piu' di 52 milioni di euro. (Borsaitaliana)

Ilva, frode da 100 milioni il Ministero arriva tardi. Il giudice: no parte civile

Il ministero dello Sviluppo economico è parte civile, solo per quanto riguarda le persone fisiche, nel processo milanese a carico di Fabio Riva, di altre due persone e della società Riva Fire, la holding che controlla l'Ilva di Taranto, con al centro una presunta truffa allo Stato da cento milioni di euro.
Lo ha stabilito il giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, che ha accolto la richiesta dei legali del ministero. Respinta, invece, l’istanza di costituzione come parte civile di Simest, società controllata dalla Cassa depositi e prestiti, e del ministero dello Sviluppo economico per quanto riguarda le società in quanto “le domande sono state presentate in maniera tardiva”. No anche alla citazione della società Riva Fire come responsabile civile.
Secondo l’accusa, sarebbe stata creata una società ad hoc, l’Ilva Sa, per aggirare la normativa sull'erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all’estero. (GdM)

Rumori nel pollaio

Puglia, Galletti: “Stiamo monitorando situazioni Ilva e rifiuti” 


Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che oggi si trova in Puglia per una serie di incontri, è intervenuto anche sulla questione dei rifiuti interrati in Salento.
“Noi stiamo monitorando il problema dell’interramento dei rifiuti, sappiamo che ci sono cinque siti nelle varie zone già individuati, terremo sotto controllo la situazione, c’è la massima attenzione da parte del governo”. Galletti ha espresso preoccupazione anche per la situazione dell’Ilva. “Fra i primi atti che ho fatto come ministro per l’Ambiente c’è stata l’approvazione del piano ambientale dell’Ilva, che è il primo passo per l’approvazione del piano industriale”, ha detto. “Prima si dice che cosa bisogna fare per la salvaguardia dell’ambiente e quanto costa fare quegli interventi. E su questo si costruisce un piano industriale che tiene conto degli investimenti ambientali e degli investimenti anche dal punto di vista produttivo che bisogna fare per rilanciare l’azienda. E’ quello che stiamo provando a fare e questa è una grande sfida per l’Italia. Se noi dimostriamo che da uno scempio ambientale come quello che è stato l’Ilva, noi riusciamo a ricostruire un’impresa che tiene l’occupazione, credo che daremo un ottimo esempio e faremo scuola con l’Ilva. Certo l’impresa è molto difficile e molto lunga, ma ci stiamo provando”. (Puglia24)

Visti dagli altri

Ve lo ricordate l'articolo-inchiesta sull'Ilva, Taranto e i Tamburi pubblicato dal quotidiano spagnolo su El Pais il 10 maggio? (Lo trovate qui)
A distanza di pochi giorni la rivista italiana Internazionale che traduce lo ha tradotto nella sua sezione dedicata all'Italia "vista dagli altri" paesi.
Eccolo. Ora (per i non ispanofoni), finalmente, buona lettura!!!




Oggi! La sanità dal basso a Taranto

Lunedì 19 maggio alle ore 12:00 terremo una conferenza stampa presso la sala convegni dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto.
Alla presenza del direttore generale ASL dott. Scattaglia, del direttore sanitario dott.ssa Leone e del primario di oncologia dott. Pisconti, consegneremo al reparto oncologico un emogasometro portatile che abbiamo potuto acquistare grazie alle donazioni ricevute sia l'1 maggio che successivamente.
Una gara di solidarietà a cui hanno partecipato molti tarantini anche fuori sede e abitanti di altre città che hanno compreso che il loro contributo non sarebbe stato sprecato in alcun modo. Ognuno ha dato ciò che ha potuto e insieme abbiamo raggiunto un importantissimo obbiettivo.

domenica 18 maggio 2014

Stillicidio

Ilva, folla e lacrime per il saluto a Nicola

Pianti, lacrime. E sinistre profezie: «stiamo sempre ad applaudire uno di noi quando esce in una bara dalla chiesa. Alla fine, l’ultimo, si batterà le mani da solo». A dirlo è stato uno degli operai dell’Ilva che ieri pomeriggio hanno partecipato ai funerali di Nicola Darcante, il 39enne strappato alla vita da un tumore alla tiroide che gli era stato diagnosticato appena sei mesi fa.
Darcante lavorava nel reparto Ocm-Cap (Officina centrale di manutenzione-carpenteria) dell’Ilva di Taranto all’interno del quale operano 150 persone, 6 delle quali hanno già saputo di aver contratto il cancro.
Si tratta del reparto nel quale negli ultimi mesi si sono verificati, secondo un esposto presentato qualche settimana fa dalla Fiom Cgil al Dipartimento di prevenzione dell’Asl, allo Spesal, all’Arpa e all’Ordine dei medici, sei casi di tumore (quello di Darcante e di altri cinque) e di disfunzione alla tiroide tra gli operai.
Darcante, che lascia la moglie Stefania Corisi e due figlie, aveva scoperto di avere un carcinoma alla tiroide il 9 novembre 2013, ma aveva continuato a lavorare nello stabilimento sino a quando non era stato costretto a lasciare definitivamente l'attività per un primo intervento a Pisa, a fine novembre. All’operazione erano seguite terapie e ricoveri in diverse strutture tra le quali l’ospedale 'Moscatì di Taranto, dove è morto la notte scorsa.
«La verità - hanno detto però alcuni compagni di Darcante ieri al funerale - è che alcuni di noi non hanno ancora fatto gli accertamenti perché hanno paura di ricevere brutte notizie».

Al rito funebre, celebrato da don Nicola Preziuso nella chiesa Gesù Divin Lavoratore del rione Tamburi, ha preso parte anche il segretario provinciale della Fiom Donato Stefanelli che alcuni mesi fa aveva chiesto all’Asl e allo Spesal di effettuare verifiche in quello che si sta rivelando un vero proprio reparto della morte. «Non abbiamo mai avuto risposta dagli organi ispettivi» ha detto ieri Stefanelli, aggiungendo che «invece l’azienda dopo una serie di richieste ha effettuato anche dei carotaggi: i risultati sono stati inviati anche all’Arpa e alla Procura ma non sono stati condivisi con i sindacati».(GdM) (GdM)

Peacelink ha incontrato Nicola nella sua casa il giorno prima di partire per Bruxelles, dove abbiamo incontrato la Commissione Europea sulla questione Ilva. Avevamo promesso a Nicola di portare in quel luogo istituzionale anche la sua voce, pensiamo di aver mantenuto la promessa fatta. Alla famiglia di Nicola la redazione di Peacelink rivolge un abbraccio di solidarietà.
Emblematico è l'episodio accaduto oggi alle ore 12 nello stabilimento Ilva, mentre si registra la morte di un altro operaio lo stabilimento continua senza sosta le sue emissioni non convogliate in atmosfera, e lo fa nel migliore dei modi con uno slopping.
Emblematico perchè accade alle 12 quando si celebra il mistero dell'Incarnazione con la preghiera all'Angelus Domini nuntiavit Mariae mentre le campane delle chiese suonano. Mentre si è verificato questo episodio emissivo ci ha chiamato Alessandro, che usciva dall'ospedale Moscati dove la zia era ricoverata, la riportava a casa perchè ormai in fin di vita per la stessa malattia di Nicola.
Ci ha raccontato: "mentre uscivo dall'ospedale ed in auto portavo mia zia a casa, l'Ilva ci ha salutato così".
Ecco il video delle emissioni odierne alle ore 12 dall'Ilva. (Peacelink)


Lo spirito di sopravvivenza del faraone Bondi

Ilva, Bondi revoca l'avvocato dei Riva indagato

La decisione è presa. Il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, ha revocato il mandato agli avvocati Francesco Perli e Roberto Marra in merito alla difesa dell'azienda nell'udienza al Tar di Lecce il prossimo 5 giugno. Udienza relativa ad un ricorso presentato dalla stessa Ilva contro il ministero dell'Ambiente, la Regione Puglia e i Comuni di Taranto e Statte a proposito delle procedure e delle metodologie operative da seguire nelle aree aziendali da sottoporre a bonifica dall'inquinamento. Oltre a revocare il mandato ai due legali, il commissario non risconoscerà nemmeno il testo della memoria difensiva che Perli e Marra avevano preparato. In queste ore i consulenti legali di Bondi sono al lavoro per mettere a punto la revoca.
Il caso era esploso giovedì scorso proprio mentre Bondi, a Roma, si accingeva ad incontrare i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm per la prima presentazione del piano industriale dell'azienda, quello finalizzato all'aumento di capitale e al rilancio produttivo. Conosciuto il testo del ricorso dell'Ilva, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, aveva infatti scritto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, contestando le tesi degli avvocati, evidenziando come Bondi, pur essendo un commissario nominato dal Governo, avesse avallato una linea conflittuale dell'azienda verso le istituzioni pubbliche, e mettendo soprattutto in evidenza come uno dei due avvocati, Francesco Perli di Milano, fosse uno dei legali a cui più volte si è affidata la famiglia Riva nei procedimenti amministrativi. Non solo: Perli è anche tra le 49 persone (erano 50 prima della morte di Emilio Riva avvenuta lo scorso 30 aprile) per le quali la Procura di Taranto ha chiesto al gup il rinvio a giudizio e la prima udienza è in calendario il 19 giugno. Pesante l'accusa verso Perli: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Una serie di intercettazioni telefoniche, inserite nei fascicoli dell'indagine giudiziaria, vedono infatti Perli «premere» sui responsabili della struttura del ministero dell'Ambiente delegata al rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva (il periodo è il 2011 e l'Autorizzazione viene rilasciata il 4 agosto dello stesso anno). Un'Aia contestata, quest'ultima, perchè ritenuta inefficace ma soprattutto «pilotata» dall'Ilva tant'è che finirà sotto la lente degli inquirenti e verrà poi riesaminata e modificata con l'Aia che ad ottobre 2012 rilascerà l'allora ministro Corrado Clini.
L'appuntamento del 5 giugno
Nel ricorso che si sarebbe dovuto discutere al Tar il 5 giugno e che parte da un procedimento avviato dai Riva nel 2009, Perli e Marra contestano fortemente le prescrizioni di Arpa Puglia e Regione ai fini della bonifica, le definiscono «sempre più onerose e eccessive», prive di «alcuna analisi effettiva», ma soprattutto dicono che sono finalizzate «ad alimentare ingiustificatamente il business ambientale a spese dell'operatore economico di turno» perchè l'Arpa «si fa lautamente pagare quasi 1.500 euro ciascuno i campionamenti». Ed è proprio quest'attacco degli avvocati nel ricorso fatto per conto di Bondi, che ha spinto Vendola a muoversi verso Renzi.
«Il testo di quel ricorso non è mai stato fatto vedere in anticipo ai commissari, Bondi nelle sue mail non lo ha ritrovato, tant'è che ieri ce lo siamo fatto mandare - dice il sub commissario Edo Ronchi -. Gli avvocati hanno utilizzato il mandato conferito loro tempo addietro dalla proprietá e hanno scritto l'atto i cui contenuti, però, vanno ben oltre il perimetro di una difesa. Non avrei mai accettato, infatti, termini come "business ambientale"». Di qui, dunque, la decisione di revocare Perli e Marra ma anche di non risconoscere il testo presentato. Adesso si dovrebbe procedere con un nuovo incarico legale e resta da vedere cosa accadrà nell'udienza del 5 giugno.
L'aumento di capitale
Sul fronte industriale, invece, consegnato il piano ai Riva perchè si esprimano sull'aumento di capitale, e discusso sia col Governo che con i sindacati, l'ipotesi è che nella prossima settimana non accada nulla di particolare anche perchè si è alla vigilia delle elezioni europee. «Dopo ci aspettiamo buone novità» commenta Ronchi. L'opzione in campo, anche perchè più immediata temporalmente, resta sempre quella di un finanziamento ponte da parte delle banche per consentire all'Ilva di superare la crisi finanziaria che la sta bloccando. I sindacati, dopo il confronto con Bondi, dicono che servirebbero 7-800 milioni. Sull'aumento di capitale e sulla risposta dei Riva, Bondi - riferiscono i sindacati - non si sarebbe mostrato pessimista. Potrebbero sottoscrivere - avrebbe detto il commissario secondo la versione sindacale - parte dell'1,8 miliardi di fabbisogno che indica il piano. In ogni caso la risposta dei Riva è attesa entro il 23 maggio tant'è che i sindacati hanno già fissaro con Bondi un nuovo incontro per il 28. (Sole24h)

sabato 17 maggio 2014

Sindacato in svendita: la lotta di classe all'ombra di Gatto Silvestro

La pietosa questua al sovrano nell'era dei cinguettii

Ilva: tweet Cisl a Renzi,pensi a Taranto

(ANSA) "Dopo aver rassicurato i 6000 lavoratori dell'Electrolux Matteo Renzi volga lo sguardo al Sud e accetti la sfida per i 20.000 lavoratori dell'Ilva, senza stipendi e senza speranze". Così il segretario generale della Cisl di Puglia Basilicata, Giulio Colecchia, incalza dal proprio account twitter il presidente del Consiglio, auspicando che a breve sia lo stesso premier a 'cinguettare' una soluzione per il siderurgico ionico e per Taranto.

Fanta-piano?

«Nel futuro del siderurgico nuovi clienti e mercati diversi»

Prima il risanamento e il rilancio, poi il rafforzamento. Nel piano industriale consegnato l’altra sera ai sindacati metalmeccanici a Roma, Enrico Bondi non parla per ora di esuberi e delinea una strategia in due tempi per togliere l’Ilva dalle secche in cui è finita.Il primo step è cominciato l’anno scorso, cioè quando i commissari si sono insediati e andrà avanti sino al 2016. Anno in cui, in base alla legge, il commissariamento terminerà e l’azienda tornerà sotto la gestione di chi, allora, sarà l’azionista. Perchè non è detto che la proprietà rimanga dei Riva.
Questa prima fase ha tre obiettivi di fondo si legge nel piano industriale: «Miglioramento di sostenibilità, qualità ambientale, aspetti legati alla salute e sicurezza associati al recupero di perfomance operativa e riposizionamento sul mercato». E ancora, rientrano nella prima fase la riorganizzazione e il «rafforzamento organizzativo» e la «sperimentazione di tecnologie innovative per la sostenibilità ambientale di lungo periodo». Quest’ultimo riferimento è all’uso del preridotto di ferro che, da alcuni mesi, l’Ilva sta acquistando all’estero (600mila tonnellate previste quest’anno) e utilizzando in altiforni e acciaierie con un doppio vantaggio: risparmi e meno emissioni inquinanti. Il preridotto, infatti, riduce l’apporto al ciclo produttivo di agglomerato e cokerie, due reparti ad alto impatto ambientale.
La seconda fase del piano industriale si apre invece nel 2017 e si chiude nel 2020. Ottenuto il riequilibrio finanziario dopo gli investimenti per l’Autorizzazione integrata ambientale (1,8 miliardi sino al 2016), l’Ilva si pone infatti queste priorità: «Sfruttare l’accresciuta competitività ambientale e operativa sul mercato, aggredire nuovi segmenti a maggior valore aggiunto-profittabilità (verticalizzazioni e settore auto), valutare l’adozione su larga scala delle tecnologie innovative sperimentate». In quest’ultimo caso ci si riferisce alla possibilità di produrre a Taranto, con un investimento ad hoc di 300 milioni, il preridotto acquistato all’estero fino al 2016.
Anche dal punto di vista commerciale, l’Ilva si prefigge un cambiamento. Tre i punti su cui il piano si sofferma: «Arricchimento del mix produttivo con maggiore incidenza delle verticalizzazioni» producendo in particolare «tubi per il segmento oil&gas e zincato per auto (tra cui gli alto-resistenziali); rilocalizzazione del portafoglio attualmente concentrato sul segmento commercio (oltre due terzi dei volumi) verso utilizzatori finali (che garantiscono prezzi più attrattivi e continuità degli ordini); recupero volumi su clienti esistenti e sfruttamento spazi in crescita su geografie emergenti grazie alla prossimità logistica di Taranto». Tutto questo, si legge ancora nel piano, passa dalla stabilizzazione del sistema produttivo, dal raggiungimento di performance in linea - come servizio offerto - con i competitori, dallo sviluppo e messa a punto di prodotti a elevato valore aggiunto grazie all’innovazione, dalla migliore qualità al pari degli altri produttori siderurgici, dal rispetto delle consegne e, infine, dal recupero della reputazione a garanzia della continuità aziendale.
L’Ilva, inoltre, prevede dal 2016 in poi di non acquistare più bramme (semilavorati) dall’estero perchè «significativamente oneroso» - e infatti si prevede un acquisto di 900 mila tonnellate di bramme in quest’anno e di 1,4 milioni il prossimo solo perchè ci sono impianti fermi per i lavori -, e individua nella fornitura di acciaio all’industria dell’auto un campo in cui crescere. «Nel breve periodo aumentare i volumi su produttori auto già serviti e recuperare clienti serviti in passato» si legge in proposito nel piano. Anche perchè se il mercato dell’acciaio per l’auto vale (dati 2012) 24 milioni di tonnellate su 97 complessivi, l’Ilva di questo segmento copre solo l’1,2 per cento e lascia il 98,8 per cento agli altri produttori.
Ma come si realizza il piano? Anzitutto con l’aumento di capitale, «da effettuarsi nel 2014 per un importo stimabile in via preliminare di 1,8 miliardi». Eppoi, «nuovo debito finanziario stimato preliminarmente in 1,5 miliardi» attraverso due tranche da 750 milioni ciascuna nel 2015 e nel 2016. Oltre i 3 miliardi che servono sino al 2016 di cui, come detto, 1,8 per l’Aia, l’Ilva sino al 2020 dichiara infatti un fabbisogno totale per i vari interventi di 4,185 miliardi. Il punto, però, è che le banche non hanno ancora fatto sapere se finanziano o meno l’Ilva perchè attendono prima di vedere cosa fa la proprietà con l’aumento di capitale. E la risposta della famiglia Riva, che ha già il piano industriale tra le mani, è attesa entro il 23 maggio. Nel frattempo è in corso il pressing dei sindacati sul governo perchè faccia da garante e spinga le banche a dare all’Ilva un finanziamento ponte. Di 7-800 milioni, annunciano gli stessi sindacati. (GdM)

Mummie nella tempesta

Ilva, l’uomo dei ricorsi di Riva e Bondi sotto inchiesta per disastro ambientale

Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione di sostanze alimentari, concussione, rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio. Sono le ipotesi di reato contestate dalla procura di Taranto nell’inchiesta “Ambiente svenduto” all’avvocato Franco Perli, il consulente legale della famiglia Riva che nei giorni scorsi è stato confermato come amministrativista dell’Ilva targata Enrico Bondi. Al commissario straordinario nominato dal governo Letta, evidentemente, non sono bastate le polemiche legate alla scelta dell’ex guardasigilli Paola Severino (che firmò il primo decreto salva Ilva) come difensore della fabbrica commissariata o la bufera per il dossier che firmato dai consulenti di Riva e inviato da Bondi alla Regione nel quale si sosteneva che a Taranto ci si ammalava di tumore per le sigarette e non per le emissioni nocive della fabbrica.
Nei giorni scorsi, infatti, Bondi ha inviato al Tar di Lecce una memoria redatta dall’avvocato Perli nella quale oltre a ribadire “l’insussistenza di qualsiasi nesso di causalità” tra i tumori e le attività industriali dell’Ilva e la revoca dei vincoli per Taranto come Sito di interesse nazionale a causa dell’inquinamento, l’ex legale dei Riva accusa addirittura le istituzioni locali e nazionali di aver imposto all’Ilva prescrizioni “sempre più onerose ed eccessive” che solo in apparenza puntavano al miglioramento delle condizioni ambientali dato che il reale obiettivo era da un lato quello di “alimentare ingiustificatamente il business ambientale” e dall’altro addirittura quello di “impedire la prosecuzione dell’attività industriale”.
Frasi che sembrano ricalcare esattamente le strategie seguite nell’era dei Riva. Del resto Franco Perli è l’uomo che, ignaro di essere intercettato, al telefono con Fabio Riva confessa di aver scritto il testo dell’Autorizzazione integrata ambientale che il ministero avrebbe solo dovuto approvare. Parole pubblicate da tutti i quotidiani nazionali che, tuttavia, sembrano non aver influito sulle decisioni di Bondi. “Siamo arrivati al negazionismo – ha affermato Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi – per Bondi l’area Sin a Taranto è illegittima perché non è dimostrato che le aree sono inquinate. Questo, insieme alla scelta dell’avvocato Perli, è di una gravità inaudita. Renzi deve rimuoverlo immediatamente. Senza se e senza ma”. (FQ)

Ilva, è bufera sul commissario Bondi: "Nega i veleni"

Secondo il commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi, a Taranto l'inquinamento non esiste. Lo ha scritto nero su bianco in un ricorso che il 3 maggio ha ripresentato al Tar di Lecce. A firmarlo i due legali, Roberto Marra e Francesco Perli. Perli non è un nome qualsiasi: è il legale dei Riva sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata al disastro colposo. Quello che, secondo la Procura, per conto dei Riva infiltrava le istituzioni, dal ministero alla Provincia, per evitare che si svolgessero controlli: "Tranquillo, non avremo sorprese" diceva ad Archinà subito dopo aver parlato con alcuni componenti della commissione che doveva rilasciare l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale.
Ma a sorprendere, oltre alla nomina di Perli - che secondo alcune indiscrezioni arrivate in serata potrebbe essere presto ritirata da Bondi - è quello che è scritto nel ricorso presentato nel 2009 e che il 3 maggio del 2014 Bondi "ha ripresentato per l'accoglimento" come si legge negli atti ufficiali. "Sulla base della completa assenza di qualsiasi indicatore che evidenzi una situazione di criticità ambientale - scrive il commissario, che ricorre contro il Ministero dell'Ambiente che gli aveva imposto alcune misure di sicurezza  - imponete a Ilva di trattare quei terreni come fossero inquinati". Come fossero.
La memoria è la stessa che giovedì aveva fatto saltare sulla sedia il presidente della Regione, Nichi Vendola, tanto da spingerlo a scrivere presidente del consiglio, Matteo Renzi, per chiedere un intervento. "L'azienda nel ricorso - aveva attaccato il Governatore - afferma che gli adempimenti tecnico scientifici prescritti da Arpa e Regione nel quadro di un procedimento di liberalizzazione di aree contaminate, sarebbero stati disposti non già in un'ottica di protezione ambientale e sanitaria, bensì in base ad un fine sviato, cioè quello di 'alimentare ingiustificatamente il business ambientale' per assicurare ad Arpa un introito legato all'esecuzione di attività analitiche". Mille e cinquecento euro ad analisi, aveva sostenuto. Ma Bondi dice ancora di più: attacca il Comune, accusato di aver chiesto all'azienda strumentalmente un risarcimento milionario quando le opere di ambientalizzazione non erano state fatte per colpa del Comune che non aveva rilasciato le autorizzazioni.
"Il commissario è arrivato a dire - attacca il portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli - che il sito Ilva non è contaminato né dalla diossina né dai furani. Ormai siamo al negazionismo e al paradosso che un commissario nominato dal Governo per la bonifica presenta un ricorso contro un atto del governo che perimetra il territorio entro il quale devono essere fatte le bonfiche". I Verdi chiedono le dimissioni di Bondi e del sub commissario Ronchi. Dimissioni che quasi certamente non arriveranno anche se nel Governo sono in tanti a cominciare ad avere non pochi dubbi sul ruolo dell'ex risanatore della Parlamalat scelto dal governo di Enrico Letta. "Diventa un problema - dicono da Palazzo Chigi se non garantisce più la terzietà".
Nella serata di ieri Bondi stava valutando la possibilità di revocare l'incarico di Perli che effettivamente si trova in una situazione molto imbarazzante, visto che tra meno di un mese si dovrà presentare a rispondere davanti al gup di Taranto di accuse pesantissime in concorso con i Riva e contemporaneamente si trova a difendere colui che ha commissariato la vecchia proprietà. Accanto a questo quadro c'è una situazione economica sempre più delicata: i soldi in cassa

sono praticamente finiti, le banche italiane sono restie a concedere crediti. Non a caso Confindustria pensa a una manifestazione di protesta mentre la Fiom invita lo Stato a intervenire ricapitalizzando tramite la Cassa depositi e prestiti e a subentrare nel pacchetto azionario al posto dei Riva. (RepBa)


venerdì 16 maggio 2014

Note verdi

Comunicato stampa di Legambiente

Ilva: aleatorio il Piano Ambientale. Decisivi il piano industriale e l’innovazione tecnologica

Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto riassume così il giudizio dell'associazione: "Il Piano Ambientale per l'Ilva presenta un preoccupante quadro di incertezze nei tempi di attuazione, che risente della carenza di liquidità a disposizione del Commissario e che mal si concilia con l'esigenza prioritaria della tutela della salute di cittadini e lavoratori. Quanto alle prescrizioni, molte proposte che gli esperti nominati dal Ministro per l'Ambiente avevano formulato in sede di revisione della loro prima ipotesi di piano – a seguito delle osservazioni del pubblico interessato - non sembrano essere state prese in considerazione, a cominciare dal biomonitoraggio che riteniamo di particolare rilievo per valutare le effettive ricadute sull'ambiente e, di conseguenza, anche sulla salute, delle emissioni dell'impianto."

Il Piano, infatti, comporta un'ulteriore dilatazione nei tempi di realizzazione degli interventi previsti dall'A.I.A. Non solo; i tempi indicati nel piano non comprendono quelli necessari per il rilascio delle varie autorizzazioni: ne consegue che, incredibilmente, attraverso l'art. 3 venga affidato al Commissario il compito di precisarli con il Piano Industriale. In questo scenario la prevista scadenza di agosto 2016 per l'ultimazione degli interventi appare per Legambiente piuttosto aleatoria e clamorosamente smentita anche da alcune previsioni del piano stesso come l'installazione dei filtri a maniche in sostituzione degli elettrofiltri dell'agglomerato, prevista entro febbraio 2017. La tutela della salute di cittadini e lavoratori rimane affidata, di fatto, alla norma che subordina il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, alla valutazione dall'Autorità competente nell'ambito della verifica sull'adempimento delle prescrizioni.

Entrando nel merito delle misure previste, da un lato va segnalato positivamente che nel piano ambientale restano confermati interventi importanti come la copertura dei parchi primari e dei nastri trasportatori, l'adozione di limiti alle emissione molto più restrittivi rispetto alle norme di legge vigenti, il rispetto dei limiti tabellari dei reflui industriali prima del loro scarico nei canali.
Da rimarcare, inoltre, l'inserimento di prescrizioni riguardanti la cokeria osteggiate dall'azienda, come l'installazione di un sistema di captazione delle emissioni diffuse dopo lo sfornamento del coke e l'installazione dei filtri a maniche sui camini, fortemente "volute" da Legambiente e che il ministro Prestigiacomo e il TAR di Lecce avevano considerato "improponibili". Accolta anche la proposta di Legambiente di redazione di uno studio circa l'impatto prodotto dalle idrovore dell'Ilva nel Mar Piccolo e l'eventualità di spostare il prelievo delle acque marine in Mar Grande.

Ma a fronte di questi elementi positivi risultano discutibili o del tutto negative invece altre scelte come, ad esempio, l'adozione di sistemi di umidificazione dei materiali stoccati al'interno degli edifici in luogo dei sistemi di depolverazione automatica, gli elettrofiltri previsti per i camini dell'agglomerato in luogo dei filtri a tessuto, lo spegnimento ad umido invece che a secco del coke o lo scarico del minerale dalle navi con benne ecologiche invece che con sistemi di aspirazione come chiedeva Legambiente. Né sono state accolte altre nostre Osservazioni inizialmente recepite dagli esperti come la copertura dei campi di colata degli altiforni, l'adozione dei sistemi di captazione delle emissioni diffuse in corrispondenza dei punti di caduta dei nastri trasportatori oppure di cabine chiuse per le operazioni sul piano di carica delle batterie.
La stessa valutazione del danno sanitario, con cui la Regione ha il potere di chiedere il riesame dell'AIA, rimane confermata ma resta da effettuare secondo le modalità previste dalla legge nazionale, da noi più volte contestate, invece che da quelle, molto più severe, indicate dalla legge regionale pugliese.

Per Legambiente la partita si gioca soprattutto con il piano industriale e le decisioni riguardanti l'innovazione tecnologica.
Per rendere compatibile lo stabilimento con la città non basta intervenire sul risanamento degli impianti: occorre modificare il ciclo produttivo, eliminare o ridurre drasticamente l'apporto di cokeria ed agglomerato, sottoporre l'intera operazione a valutazione del danno sanitario ed ambientale. In mancanza continuiamo a ritenere indispensabile ridurre in modo consistente la produzione autorizzata di acciaio. Il vero limite del piano ambientale, per Legambiente, è prevedere il ricorso al ferro pre– ridotto o l'adozione dei sistemi Corex o Finex solo come raccomandazione e non come prescrizione.
Per Leo Corvace, del direttivo di Legambiente Taranto, infatti: "Occorre procedere da subito ed in maniera decisa verso l'innovazione tecnologica. In tal modo si eviterebbero spese di risanamento di impianti che potrebbero invece essere immediatamente chiusi. Le batterie 3-6 andrebbero dismesse definitivamente. La realtà è che questo piano ambientale avrebbe dovuto essere presentato 20 anni fa in luogo di quel piano di risanamento ambientale, prescritto con l'istituzione dell'area a rischio ambientale di Taranto, dai contenuti più che blandi per colpa di enti locali e Regione all'epoca troppo sensibili alle esigenze delle industrie e di una città ancora dormiente ad eccezione del quartiere Tamburi e di associazioni come la nostra".

Chissà a quali condizioni

Conoscendo lo "stile" dei Riva, non facciamo fatica ad immaginare le "condizioni" che la famiglia chiede per ricapitalizzare la "loro" società!
Basta leggere i post successivi per capire che forse il ritorno della Mummia Bondi potrebbe non essere proprio casuale...


La famiglia riva pronta a ricapitalizzare Ilva

Mentre il commissario Bondi attende una risposta ufficiale sull’aumento di capitale entro il 23 maggio, indiscrezioni da fonti bancarie riprese dal Messaggero confermano in parte le voci giunte anche nella redazione di Siderweb. La famiglia Riva sarebbe disposta a ricapitalizzare Ilva ma a certe condizioni, e sarebbe prossima alla convocazione di un Cda in cui affrontare l’argomento. (Siderweb)

Il ritorno della Mummia dei Riva!

Esiste l'arbitro di parte che avvantaggia una delle due squadre e quello che in campo vede una sola squadra.
Enrico Bondi è il secondo!
E l'abbiamo sempre detto.
Quanti schiaffi in faccia dobbiamo ancora prendere da questo servo infedele dello stato corrotto? 

 

Lettera aperta al Presidente Matteo Renzi


ENRICO BONDI VA DESTITUITO IMMEDIATAMENTE


Il 5 maggio 2014, al TAR di Lecce è stata depositata la “Memoria conclusionale nell’interesse di Ilva SpA per l’udienza pubblica del 5 giugno 2014 di cui allego copia delle pagine 1, 33 e 34. Essa riguarda il ricorso r.g. n. 45/2009 di Ilva SpA contro alcuni provvedimenti sulle bonifiche del territorio di Taranto emanati alla fine del 2008 dalla Direzione Generale Qualità della Vita del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; è diretta contro il Ministero dell’ambiente nonché nei confronti di Comune di Taranto, Comune di Statte, Provincia di Taranto, Regione e Commissario straordinario Puglia, ARPA Puglia, APAT (ora ISPRA), ASL/TA e nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di altri 5 Ministeri.
La “memoria” è un’incredibile mescolanza di citazioni improprie, di accuse infondate e di travisamento di norme e direttive. In estrema sintesi, essa vorrebbe dimostrare che il mancato adeguamento degli impianti dello stabilimento di Taranto alle norme AIA non è di responsabilità dei Riva proprietari di Ilva SpA ma di Ministero dell’ambiente, Regione Puglia, ARPA Puglia, Comuni di Taranto e Statte e altro.
Sono 34 pagine allucinanti che mistificano questioni relative all’AIA di Ilva Taranto spaziando dal 2005 ai nostri giorni. Riporto uno stralcio di pag. 21/22 della “memoria” come esempio di travisamento: “Essi (NdR: gli interventi di adeguamento ambientale) sono infatti preordinati o ad imporre oneri o prescrizioni sempre più onerose ed eccessive, in sostanza ad alimentare ingiustificatamente il business ambientale a spese dell’operatore economico di turno (si suggerisce infatti all’Arpa di rifare i campionamenti delle analisi integrative, campionamenti che Arpa Puglia si fa lautamente pagare quasi 1.500,00 euro ciascuno,-  ns.  doc 10), ovvero, addirittura impedire la prosecuzione dell’attività industriale in loco”.
Gli Enti pubblici citati provvederanno a replicare e demolire la “memoria”. Per parte mia, mentre mi riservo di pubblicare a breve dettagliate osservazioni tecniche, manifesto immediatamente l’irrefrenabile indignazione suscitata dalla conclusione della “memoria”: “La Società Ilva SpA in persona del Commissario Straordinario dott. Enrico Bondi, rappresentata in giudizio dagli avv.ti Francesco Perli e Roberto Marra, insiste per l’accoglimento del presente ricorso. Con osservanza. Milano – Lecce 03.05.2014. Avv. Roberto Marra Avv. Francesco Perli”.
Il dr. Enrico Bondi, Commissario straordinario di Ilva SpA, nominato dal Governo su mandato del Parlamento per gestire la terribile situazione dello stabilimento di Taranto, ha autorizzato uno stupefacente documento che investe l’AIA originaria di Ilva Taranto e successive integrazioni connesse con leggi dello Stato, elaborato dall’avv. Francesco Perli, una delle 53 persone destinatarie della richiesta di rinvio a giudizio nel processo “Ambiente svenduto” per gravi reati commessi proprio durante il procedimento per il rilascio dell’AIA originaria. In quel procedimento Perli è stato presente in qualità di legale di Ilva SpA, proprietà e gestione dei Riva, anche essi destinatari di analoga richiesta di rinvio a giudizio.
E’ imperdonabile che Bondi non si sia reso conto né della incompatibilità a sottoscrivere il mandato all’avv. Perli che ha rappresentato la vecchia gestione Ilva, né della conclamata inadeguatezza ed inopportunità di un ricorso che contesta il Ministero ed è contro il Governo che l’ha nominato. In ultimo, ricordiamo che Bondi ha anche ricevuto il compito e le funzioni dell’indipendente Garante dell’AIA di Ilva nei confronti dell’opinione pubblica, improvvidamente soppresso. E’ così che Bondi intende garantire i tarantini? Possibile che abbia avallato quella “memoria” senza leggerla, né farla leggere al sub - commissario prof. Edo Ronchi che non è un ambientalista ingenuo? Bondi ormai deve andare via da Taranto. Da tarantino, chiedo a Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri di destituirlo immediatamente da Commissario Straordinario di Ilva SpA.

Ing. Biagio De Marzo, già componente del Comitato per Taranto, già presidente di ALTAMAREA 




Ilva: Bonelli vs Bondi, via a raccolta firme per dimissioni

Il commissario ILVA Enrico Bondi ha affidato all’avv. Perli l’incarico di procedere con un ricorso legale al TAR di Lecce per chiedere che la città di Taranto non sia considerata zona SIN (siti da bonificare nazionali), in quanto non è dimostrato l’inquinamento di tali zone né esistono degli indicatori che dimostrino e determinino l’entità di un eventuale inquinamento.
Secondo Bondi, che l’anno scorso sostenne in una consulenza ormai celebre che una delle cause dell'elevata insorgenza dei tumori nei tarantini fosse dipesa da un eccessivo consumo di tabacco, l’ILVA non è contaminata da diossina e furani.

Angelo Bonelli dei Verdi esprime ancora una volta sdegno e incredulità dinanzi a una strategia difensiva tendente a capovolgere la reale drammatica situazione tarantina. Bonelli ricorda che “la notizia dell’affidamento del mandato all’avv. Perli è una cosa stupefacente e scandalosa in quanto l’avv. Perli è sottoposto a una richiesta di rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale”.
Prosegue il leader dei Verdi: “Ho scritto a Renzi affinchè senza indugio provveda a dimettere Bondi perché ciò che ha fatto è di una gravità inaudita e faccia lo stesso anche per il commissario Ronchi che non ha preso le distanze da una memoria legale piena di gravi considerazioni ambientali”.
Conclude Bonelli: “Raccoglieremo le firme per chiedere le dimissioni della struttura commissariale per rispetto per Taranto e dei tarantini”.
Il leader dei Verdi terrà un comizio pubblico di chiusura nazionale per il partito a Taranto domenica 18 Maggio alle ore 18:30 in piazza della Vittoria.  (GiornalediPuglia)

giovedì 15 maggio 2014

Le "perle" di Perli e il formicaio Ilva

Ilva, Vendola scrive Renzi e attacca Bondi: "Diffamati dai legali del siderurgico"

Accuse gravissime, diffamatorie nei confronti della Regione e di quanto ha fatto in questi anni per tutelare la salute dei cittadini. E il commissario del governo che dimentica forse quale sia il suo ruolo. E' durissima la lettera che il governatore Nichi Vendola ha inviato al premier Matteo Renzi per contestare l'atteggiamento del commissario Bondi e informare su quanto affermato nelle carte dagli avvocati del siderurgico ingaggiati nel braccio di ferro tra azienda, magistratura e istituzioni. I legali nelle loro difese hanno sostengono - spiega Vendola a Renzi, ricordando come gli avvocati siamo poi gli stessi dei Riva da sempre -  che le disposizioni imposte dalle norme servirebbero ad "alimentare ingiustificatamente il business ambientale per assicurare all'Arpa un introito legato alle attività analitiche".
"Caro Presidente - si legge - ho appena appreso una circostanza che mi pare gravissima e che mi preme sottoporTi per le Tue prudenti valutazioni. La Regione e l'Arpa Puglia sono impegnare, come puoi immaginare, in numerosi giudizi promossi da ILVA spa in relazione alle attività di risanamento ambientale che le istituzioni locali da anni -con esiti alterni- tentano di imporre all'azienda in una prospettiva di superamento dei rilevanti impatti ambientali e sanitari dello stabilimento tarantino. Va detto, per inciso, che la conflittualità dell'azienda non è venuta meno con l'insediamento della struttura commissariale designata dal Governo, ed anzi si sono recentemente aperti nuovi fronti di contenzioso (in relazione, in particolare, al delicato tema del comparto rifiuti dello stabilimento) che vedono l'ILVA -nella persona del Commissario Bondi- ricorrere avverso i doverosi provvedimenti assunti dal Comune di Statte in relazione ai siti di smaltimento inclusi nel perimetro aziendale; la Regione ha ovviamente assunto la determinazione di intervenire nel processo al fianco dell'Ente locale ed ha già investito di tale azione le proprie strutture legali.
Ma ciò che mi preme riferirTi è che in un giudizio amministrativo risalente al 2009, di prossima conclusione, ILVA ha prodotto difese che contengono affermazioni gravemente diffamatorie, se non calunniose, nei confronti di Regione ed Arpa, travalicando i limiti della normale dialettica processuale. In termini assolutamente inequivoci, l'azienda, a mezzo dell'avv. Perli, afferma che gli adempimenti tecnico scientifici prescritti da Arpa e Regione nel quadro di un procedimento di liberalizzazione di aree contaminate, sarebbero stati disposti non già in un'ottica di protezione ambientale e sanitaria, bensì in base ad un fine sviato, cioè quello  di "alimentare ingiustificatamente il business ambientale" per assicurare ad ARPA un introito legato all'esecuzione di attività analitiche.

Ora, ciò che suscita perplessità nel comportamento -anche processuale- dell'Azienda commissariata è non solo e non tanto la decisione di tenere fermi sia il team difensivo di fiducia della famiglia Riva (peraltro imputato di gravissime condotte antigiuridiche nell'ambito del processo pendente dinanzi al GIP di Taranto) che la linea processuale stabilita dalla proprietà aziendale, ma la decisione del Commissario governativo di accentuare  i toni conflittuali e polemici tra azienda e Istituzioni locali, dimenticando forse quale siano lo scopo e la fonte di legittimazione della gestione commissariale.
Ti prego pertanto di voler assumere ogni iniziativa in Tuo potere per ricondurre l'attività del Commissario ad una linea di interlocuzione e rispetto verso le Istituzioni pubbliche regionali, ferma restando la determinazione dell'Ente da me rappresentato di attivare ogni possibile rimedio a propria tutela".


Ma Vendola non è l'unico a scrivere al premier. Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si rivolge al premier. Preoccupa la crisi finanziaria. "Le notizie che giungono sulla situazione di crisi finanziaria della gestione commissariale dell'Ilva e delle conseguenze che essa può comportare sul nostro territorio sono fonte di grande preoccupazione sia sul piano dell'ambientalizzazione dello stabilimento che per i livelli occupazionali. Bisogna scongiurare ciò, per cui è necessario che da parte del governo nazionale vengano adottate misure urgenti che evitino che la crisi dell'Ilva precipiti". "Scenari di forti incertezze - aggiunge il primo cittadino - restano sul tappeto: segnalazione di consistenti ritardi nei pagamenti ai fornitori; richiesta di un utilizzo più esteso alla cassa integrazione e le ricorrenti le voci di possibili difficoltà già nei prossimi mesi per far fronte ai pagamenti degli stipendi dei dipendenti". Ma c'è "un altro dato - osserva Stefano - di grandissima rilevanza che potrebbe risentire, già da subito, di questo stato di sofferenza finanziaria dell'Ilva ed è l'attuazione del Piano di risanamento ambientale. La mancanza di risorse finanziarie per attuarlo comporterebbe l'interruzione dell'attività produttiva che è autorizzata, come è noto dall'Aia, a condizione che vengano attuate le misure ambientali prescritte". E' quindi "alto il rischio che nel volgere di poche settimane l'Ilva - conclude il sindaco - possa entrare in una situazione di vera e propria crisi, con gravissime ripercussioni sul piano occupazionale ed ambientale. Individui il governo, sotto la sua guida, le forme più appropriate quanto immediate".


"Stiamo lavorando per aiutare la situazione di Alitalia e Ilva, siamo impegnati molto nella difesa dei presidi industriali italiani". Questo ha assicurato nel frattempo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. La vicenda del siderurgico tarantino è dunque all'attenzione del governo, mentre fa discutere anche il fuorionda del deputato di Sel Giorgio Airaudo. Durante la registrazione del programma Taxi Populi, Airaudo si lascia sfuggire alcune confidenze sul presidente del suo partito Vendola e sul premier Renzi. "Nella telefonata Vendola-Archinà - confida l'ex segretario nazionale della Fiom alla conduttrice Natascha Lusenti - c’è un elemento tipico di Nichi e anche tipico della sua omosessualità: la captatio benevolentiae". 

 
La situazione a Taranto è difficile, nonostante arrivino alcuni segnali positivi. L'azienda fa sapere - replicando alle osservazioni di alcune associazioni ambientaliste - che "le prime scadenze del piano ambientale sono già state rispettate" e che "a oggi sono stati emessi ordini per 580 milioni di euro e numerosi cantieri sono in attività". Scenario che però non tranquillizza sul futuro anche lavorativo. 


"Chiediamo al prefetto, che a Taranto rappresenta il governo, e al presidente del Consiglio di intervenire con urgenza per l'Ilva", dice il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, che stasera presiederà un'assemblea con le imprese appaltatrici del siderurgico e domattina terrà una conferenza stampa. "Il Governo e il Parlamento hanno varato diverse leggi dell'Ilva, adesso assicurino all'azienda le risorse di cui necessita per fare i lavori di ambientalizzazione e pagare i debiti. Penso che sia giusto - osserva Cesareo - che si intervenga per anticipare la possibilità che la legge colloca invece in terza ipotesi, ovvero l'uso dei soldi che sono stati sequestrati ai Riva dalla magistratura di Milano. La situazione delle imprese appaltatrici dell'Ilva di Taranto è drammatica". "Ad oggi - dice Cesareo - le imprese avanzano quattro mesi di fatture non pagate per lavori svolti. La situazione è insistenibile. Ci chiediamo cosa succederà se dovessimo lavorare per altri due tre mesi e non essere pagati ancora dall'Ilva. Se l'azienda dovesse fallire, falliremmo anche noi". Il mancato pagamento da parte dell'Ilva, oltre a riflettersi sulle imprese, si sta infatti automaticamente ripercuotendo sui dipendenti di queste ultime che sono in credito di diversi stipendi.(RepBa)

Tutti insieme per la questua

Solito balletto di cifre da spendere e spese per la (finta) ambientalizzazione dal fronte Ilva e amici sindacati: 


Bondi: 4 mesi per l'iter, 4mld di investimento

TARANTO – Ci vorranno altri 3-4 mesi per completare l’iter formale e far partire il piano industriale dell’Ilva. E’ quanto ha riferito il commissario straordinario, Enrico Bondi, ai sindacati nazionali e locali dei metalmeccanici in un incontro che si è concluso stasera a Roma. Lo rendono noto il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli e il segretario provinciale di Taranto, Mimmo Panarelli, secondo i quali “si è avviata la fase istruttoria con Mise e inizierà interlocuzione con azionisti che devono rispondere sull'aumento di capitale entro il 23 maggio”. Il commissario, entro 10 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto, deve trasmettere la relazione sul miglioramento della qualità dell’aria in zona esterna e sull'avvio di almeno l’80% delle prescrizioni Aia.

“Per i prossimi due mesi – aggiungono i sindacalisti – i tempi prescritti dovrebbero essere rispettati” anche se l’andamento aziendale del 2013 non è “risultato brillante” e il “recupero di redditività ancora non è soddisfacente. Piano di recupero costi”.
Il piano industriale è suddiviso in due fasi. “Il periodo 2013-2016 – informano Bentivogli e Panarelli – è di competenza della Gestione commissariale e prevede azioni per il miglioramento della sostenibilità e qualità ambientale e degli aspetti di salute e sicurezza”.
Per il 2017-2020 “si attendono nuove opportunità di leadership in Europa e il riequilibrio finanziario dopo gli investimenti Aia. L'obiettivo è quello di avere una 'nuova Ilvà sostenibile ambientalmente con diverse opportunità di crescita su mercati e segmenti a maggiore valore aggiunto e l’utilizzo su larga scala di tecnologie innovative”.

SERVIRANNO OLTRE 4 MILIARDI - Ammonta a 4,185 miliardi di euro fino al 2020 il programma di investimenti del piano industriale illustrato questo pomeriggio dal commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, alle organizzazioni sindacali. La Fim Cisl precisa in una nota che occorrono per il periodo fino al 2016 1,8 miliardi per Aia, Rischi incidenti rilevanti, Efficentamento energetico, 635 milioni per interventi su Amianto, Adeguamento carri ponte, Biomonitoraggio lavoratori, prevenzione infortuni. Entro il 2020 sono previsti, invece, investimenti tecnici industriali (come ad esempio il rifacimento di Afo5, zincatura nello stabilimento di Genova, forno di pre-riduzione) di innovazione e qualità per 1,75 miliardi.

Il reperimento delle risorse, che resta il vero nodo da sciogliere, è rappresentato dall’aumento di capitale necessario, rispettivamente di 1,8 miliardi e 1,5 miliardi di finanziamento per le due fasi più le risorse interne.
Il piano si propone inoltre di ottenere “maggiore competitività e drastica riduzione degli inquinanti – aggiunge la Fim – grazie a una prima fase di acquisto di ferro pre-ridotto che successivamente sarà prodotto in azienda. Serve gas a giusto prezzo di mercato. Al verificarsi di queste previsioni vi sarà la tutela degli attuali assetti occupazionali”.
Per la Fim Cisl “il piano va sostenuto da tutto il sistema paese, perchè rappresenta il piano di industriale e ambientale più importante del nostro continente con investimenti per oltre 4 miliardi di euro”. (GdM)

Ilva: stiamo risanando prime spese per 580mln

Malgrado «le note difficoltà finanziarie e le ben immaginabili difficoltà tecniche» connesse alla realizzazione del piano ambientale, «anche i lavori relativi alle altre prescrizioni stanno procedendo secondo i programmi con l’obiettivo di rispettare le date previste». Lo sottolinea l’Ilva in una nota, precisando che «a oggi sono stati emessi ordini per 580 milioni di euro e numerosi cantieri sono in attività, anche se iniziano a manifestarsi rallentamenti da parte delle imprese, connessi con le difficoltà finanziarie».
L'Ilva è in attesa dell’autorizzazione del Comune di Taranto per l’installazione di cappe mobili, già costruite, da utilizzare «nel periodo transitorio – osserva l’azienda – in attesa della realizzazione dell’impianto definitivo per la granulazione delle scorie». Altri motivi di preoccupazione – conclude la nota della gestione commissariale – «derivano dai tempi per l’ottenimento delle autorizzazioni e dal fatto di non avere ancora disponibili le due discariche interne, pur previste da una norma di legge». (GdM)

mercoledì 14 maggio 2014

Tanto per capirsi

Vita, morte e veleni dei siti industriali italiani: la mappa del disastro non lascia scampo

(Fatto quotidiano)