mercoledì 3 agosto 2011

Vendola, 214 milioni al S. Raffaele



Il Governatore incrementa gli investimenti per l’ospedale di Taranto
Dopo il fallimento di Milano, la Regione Puglia annuncia il rilancio la fondazione di Don Verzè


Bari – A Milano il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Monte Tabor, schiacciato un miliardo di debiti, è al lavoro per ristrutturarsi attraverso quella che appare come una vera e propria operazione di smembramento, che manda in soffitta la creatura di don Luigi Verzè, incamerando in una newco le attività sanitarie in attivo e in una ‘bad company’ tutte le altre attività in perdita, e pertanto da dismettere. Intanto dal Brasile al Veneto, alla Sardegna molte strutture dell’impero in disfacimento si preparano a chiudere.
Mentre accade tutto questo, il Governatore Nichi Vendola ha annunciato il rilancio. In una affollata conferenza stampa ha dichiarato: “Elargiremo oltre 200 milioni di euro al San Raffaele”, per essere precisi, 214 milioni di euro che i contribuenti pugliesi devolveranno alla Fondazione San Raffaele del Mediterraneo, propagazione di quella di Milano, per realizzare l’omonimo ospedale a Taranto. Un ospedale che, pagato dal pubblico, di fatto avrà una gestione privata. Previsti 570 posti letto, numerose sale operatorie, e, a corollario, 250 appartamenti (realizzati da Fintecna) all’interno di aree rurali in deroga urbanistica.
L’anno scorso la Regione aveva già deliberato (e in parte liquidato) alla Fondazione 120 milioni. Oggi da 120 si sale a 214 milioni di euro, e di questi 4,2 saranno destinati al solo progetto tecnico.
Afferma Vendola, in conferenza stampa: “Questa scelta io la intendo confermare. La scelta che noi abbiamo fatto è quella di individuare l’Irccs (Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) numero uno e l’università numero uno in Italia, ovvero il San Raffaele. Abbiamo già pronto il bando per la progettazione e vogliamo un concorso di idee fra le firme dell’architettura mondiale. Vogliamo investire sulla città e sui giovani”.
Secondo il medico Gino Strada, padre di Emergency “questa è soltanto una speculazione”.
Taranto, con l’Ilva, vanta un triste primato: secondo i dati Cnr, la mortalità generale oltrepassa del 17% la media regionale, già elevata. I casi di cancro registrano un aumento vertiginoso senza distinzioni d’età. Anche nel Salento i tumori aumentano a dismisura.
“Perché non si interviene sulle cause delle malattie” osserva Saverio De Florio, Presidente Associazione Malati cronici e Immunitari, “invece di affidare un ospedale ad un privato chiudendone due pubblici?”.
Lo abbiamo chiesto al Governatore Vendola, ma lui non ha inteso rispondere, limitandosi ad una breve occhiata d’intesa con l’Assessore al Bilancio, Michele Pelillo, e una strizzatina d’occhio al direttore generale Vito Santoro (procuratore speciale di don Verzè).
La Regione Puglia ha stabilito la chiusura di una ventina di ospedali ed il taglio di 2.200 posti letto. La prevenzione resta sulla carta, i medici si licenziano, le struttura pubbliche latitano o cadono a pezzi, gli infermieri si assottigliano. Un caso per tutti: quello degli Ospedali Riuniti di Foggia, un fiore all’occhiello della sanità pugliese, dove oggi l’organico al reparto Maternità, Terapia intensiva, è ridotto di quasi il 50% rispetto a quanto la legge prevede, causa i tagli ai fondi regionali destinati a questa struttura. In questo quadro “la Regione sovvenziona il privato, per fare quello che ritiene di non avere fondi per fare in proprio”.
L’articolo 7 dell’atto di fondazione del San Raffaele del Mediterraneo (redatto dal notaio Vincenzo Vinci) specifica: "La Asl di Taranto provvederà a conferire gratuitamente al patrimonio della Fondazione il diritto di superficie sulle aree sulle quali verrà edificato il nuovo ospedale, se e quando tale diritto sarà dalla stessa acquisito in attuazione degli impegni assunti nell’accordo di Programma, sottoscritto in data 22 gennaio 2010, tra la Regione Puglia, il Comune di Taranto, la ASL di Taranto, la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e Fintecna Immobiliare S.r.l.". Chiediamo delucidazioni al Governatore, ma Vendola tace. In effetti, il Ministro del Tesoro promuove all’interno dello stesso affare, la costruzione di 250 lussuosi appartamenti. C’è qualche imbroglio?, chiediamo. L’assessore Pelillo nega: “Lo Stato può mai violare la legge?” afferma.
Il fatto che la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor navighi in un mare di debiti -1 miliardo di euro, ufficialmente accertati-, e che il Vice di don Verzè, Mario Cal, si sia appena suicidato, sembra non preoccupare il Governatore e i suoi Assessori. Don Verzè aveva pubblicamente dichiarato che "Vendola è uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità", chiedendo ai pugliesi di votarlo e promettendo che qualora non lo avessero fatto lo avrebbe “assunto” lui, nominandolo Presidente dell’erigendo San Raffaele del Mediterraneo. E sul San Raffaele di Taranto la Regione non ha mai mancato di esporsi: prima uno http://www.blogger.com/img/blank.gifstanziamento di 60 milioni di euro, poi divenuti 120, dei quali il 50% già assegnati lo scorso anno, sempre in agosto, poi il rinvio dell’avvio della realizzazione dell’opera e poi la nomina, lo scorso 27 dicembre 2010 di un nuovo Presidente della Fondazione, Vittorio Dell’Atti in sostituzione di un Presidente con un chiaro conflitto d’interesse, l’avvocato Paolo Ciaccia, socio di studio legale di Michele Pelillo, Assessore al Bilancio della Regione Puglia, che sull’operazione san Raffaele aveva impostato la sua campagna elettorale. Tutto per far decollare un progetto che alla fine, si è stimato, costerà almeno il doppio, e che vede, nell’azionariato, Regione Puglia con il 51%, e la Fondazione San Raffaele Monte Tabor con il 49%, in un impianto costitutivo che prevede tutti i poteri e il controllo effettivo in carico al socio di minoranza, la Fondazione San Raffaele Monte Tabor, nessun potere di controllo per il socio di maggioranza, la Regione Puglia.
Taranto ha già due ospedali -il Moscati e il Ss. Annunziata- che, assieme, contano cento posti letto in più dell’erigendo San Raffaele (680 contro 580).(L'Indro)

Uova di tartaruga, come sta andando?

Comunicato Stampa
S.O.S. uova di tartaruga marina Caretta caretta: salviamole dalla distruzione
Appello del WWF: occorrono volontari per la sorveglianza fino a ferragosto

Dopo l’eccezionale ritrovamento di 76 uova di tartaruga marina in zona Campomarino, il WWF lancia un appello chiamando a raccolta tutti coloro che amano la natura, affinché possano contribuire con il loro prezioso aiuto alla sorveglianza attiva della zona per preservare il sito dalla distruzione ed evitare che ci siano ulteriori problemi alla schiusa.
“Come nel romanzo “The last song” di Nicholas Sparks – ha dichiarato Mauro Sasso, referente pugliese del WWF per la biodiversità - vorremmo che un gruppo di ragazzi sorvegliasse la nidiata sino alla schiusa finale. L’emozione della nascita dei piccoli di tartaruga sarà la migliore ricompensa ad ogni contributo generoso che essi vorranno donare”.
Ma ripercorriamo brevemente la vicenda. Il 29 luglio, a seguito della segnalazione della Capitaneria di Porto di Campomarino, il Wwf di Taranto ha allertato i responsabili del progetto TartaCare di Policoro (MT) che, giunti sul posto, hanno subito individuato 5 uova affioranti in pessimo stato. È apparso subito evidente che lo smottamento della camera di deposizione e incubazione, dovuto alle violenti mareggiate dei giorni scorsi, nonché l’attività predatoria degli animali, mettevano in serio pericolo il luogo di nidificazione. Una ricercatrice dell'Università di Cosenza, giunta nel frattempo sul posto, verificato lo stato delle uova ha deciso di traslarle per evitare ulteriori danni. Lo spostamento è avvenuto secondo un rigido protocollo ed è durato 3 ore, dopo di che la zona è stata transennata e messa in sicurezza. La schiusa è prevista per la metà di Agosto, proprio quando ci saranno migliaia di bagnanti sul litorale, per la festa del Ferragosto, pertanto il momento “critico” coinciderà con una forte pressione antropica sulla zona, con il rischio di rendere vani tutti gli sforzi profusi.
Proprio in questi giorni il WWF ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Segui le tracce” per coinvolgere i frequentatori delle spiagge nell’individuare la presenza delle tartarughe e tutelarla con l’aiuto degli esperti WWF: bastano una semplice locandina, una scheda di monitoraggio e la voglia di “curare” una spiaggia alla ricerca di indizi preziosi, per identificare zone di nidificazione e informare bagnanti ed esercenti sulla possibile presenza delle tartarughe. A ben vedere, un notevole valore aggiunto per qualunque pomeriggio di sole!
“Esprimiamo la nostra soddisfazione per la messa in sicurezza della uova e desideriamo ringraziare per il prezioso aiuto – ha aggiunto Fabio Millarte, Presidente del WWF di Taranto – il Comandante della Capitaneria di Porto e i suoi uomini, nonché l'amministrazione di Maruggio per il sostegno dato, con particolare riferimento all'Assessore Longo. Saremo grati a tutti coloro che vorranno collaborare, a titolo gratuito, alla vigilanza delle uova”.
Per info contattare il 3931617701 (Fabio Millarte) o il 0805210307 (WWF Puglia).

lunedì 1 agosto 2011

URGENTE: una mano per tirare la Caretta!





C'è bisogno di una mano:
abbiamo trovato 76 uova di tararugha caretta caretta, è venuta una biologa da policoro x il progetto tarta del wwf a darci una grandissima mano, ma ora abbiamo bisogno di volontari per far la guardia alle uova, visto che una decina sono state rotte per vari motivi tra cui diciamo "antropizzazione" cioè ci hanno messo le mani adulti e bambini curiosi, volpi gabbiani e faine, le uova si schiuderanno a metà agosto forse un po prima o un po dopo di ferragosto, è un periodo molto critico e pieno di gente a mare proprio sul quel tratto di spiaggia. io sono due giorni che sono li ma ho veramente bisogno di volontari. grazie se potete chiamatemi al 3931617701.

S'è svegliato Cervellera???

Così "comunica" Alfredo Cervellera, attuale consigliere regionale SEL:

LA reazione scomposta dell’Ilva, che arriva a ventilare azioni legali nei miei confronti, che ho chiesto semplicemente un suo aiuto economico per i miticoltori colpiti dall’ennesima tragedia delle “cozze alla diossina”, mi conferma che questa fabbrica (uno dei poteri forti della nostra città) preferisca avere a che fare con politici proni ai suoi voleri (in cambio, forse, di qualche posto di lavoro o appalti ?) a chi come me cerca di tutelare al meglio, esercitando democraticamente il suo mandato di Consigliere Regionale, gli interessi del nostro territorio.
Nella mia ultradecennale attività politica di minacce, anche fisiche, ne ho ricevute tante, ma non mi spaventano, anzi mi rafforzano nel convincimento di essere sulla strada giusta e di continuare imperterrito ad andare avanti. Prendo atto della risposta negativa dell’Ilva, che ancora una volta si dimostra un corpo estraneo al nostro territorio, da cui trae il massimo profitto mentre lascia qui solo le briciole e tanto, tantissimo inquinamento. Nella mia nota non ho citato gli scarichi a Mar Piccolo dell’Ilva, ma le risultanze che abbiamo ricevuto nella Commissione Ambiente dal Piano Regionale delle Bonifiche, dove si evince (a pag. 29) che mentre l’ENI sta svolgendo un intervento di bonifica delle acque sotterranee, per l’Ilva: “Nonostante ripetuti solleciti delle Conferenze di Servizi ad attuare con urgenza gli idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza (MISE) della falda, ad oggi non risultano attivate misure in tal senso né risulta pervenuta documentazione relativa ai progetti di bonifica dei suoli e delle acque.”
E di inquinanti pericolosi immessi dall’Ilva nelle falde di superficie e di profondità dal Piano ne sono citati tantissimi: dai “cianuri totali per gli inorganici” al “manganese, arsenico, cromo totale e cromo esavalente, IPA, piombo, nichel, triclometano, tetracloroetilene” ed altri nomi che solo a leggerli spaventano. Non dovrebbe essere sufficiente questa oggettiva analisi per un Amministratore accorto che, nonostante i condizionamenti dei poteri forti che dominano la nostra Città depredandola del suo habitat naturale e del suo futuro, intende, invece, proteggerla e risanarla?
Per quanto riguarda la sentenza del Tar che sospende gli effetti della Conferenza decisoria del Ministero dell’Ambiente del 25 Marzo u.s., ne prendo atto.
Il consigliere Alfredo Cervellera (Sel)
Non ho mai avuto dubbi sulla bravura professionale dello stuolo degli avvocati dell’Ilva, ma gli organi tecnici della Regione mi dicono che è solo una battuta di arresto, quando si entrerà nel merito saranno in grado di dimostrare, insieme al Ministero dell’Ambiente, quanto fosse opportuna e giusta quella decisione”. Altri Organi dello Stato e regionali stanno operando in questi mesi sul degrado ambientale provocato dall’Ilva alla Città di Taranto: dalla Magistratura, ai Carabinieri del NOE, all’Arpa e alla ASL, avremo la pazienza di aspettare dati inoppugnabili.
Sta di fatto che nonostante la situazione sia tragica il sottoscritto è ancora convinto che con la Proposta di Legge di SEL e della Puglia per Vendola, di cui sono primo firmatario e che in autunno sarà discussa dal Consiglio Regionale, si possano limitare in una norma molto più rigorosa e restrittiva rispetto a quella nazionale (proprio per tutelare al massimo la salute dei nostri concittadini) le attuali emissioni inquinanti dell’Industria tarantina.
Ma l’Ilva non fa nulla per aiutarci in tal senso. Finendo anzi con i suoi atteggiamenti arroganti e minacciosi col dare ragione all’estremismo ambientalista, che la vedono ormai come un corpo estraneo alla nostra Città, da estirpare il più presto possibile per evitare che i suoi veleni la distruggano definitivamente”.
(Statoquotidiano)

sabato 30 luglio 2011

MANI NEL COLORE... MANI NELLA VITA

Un nuovo appuntamento con "MANI NEL COLORE... MANI NELLA VITA" : iniziativa organizzata dal Comitato Donne per Taranto.
Alle ore 19, in PIAZZA MASACCIO - ai TAMBURI - rione periferico a ridosso della zona industriale, il Comitato invita soprattutto i bambini del quartiere a prendere parte ad un gioco: un modo per togliere i bambini per qualche ora dalla TERRA CONTAMINATA dei giardinetti e "farli sporcare" con i COLORI.... i COLORI della VITA.
I bambini saranno impegnati a realizzare attraverso lavori manuali e recitazione un piccolissimo spettacolo che presenteranno ai genitori l'ultimo sabato.

Sulla pagine di facebook del Comitato Donne per Taranto si legge:

"Nel nostro OBIETTIVO di "INFORMAZIONE e DENUNCIA", proseguiamo il
percorso di "vicinanza" alla popolazione del Quartiere tamburi e lo facciamo
in un modo semplice partendo dai bambini i più colpiti da una situazione pericolosa per la loro stessa salute. Sarà allo stesso tempo per noi l'occasione di stare in mezzo alla gente di informare, sensibilizzare e soprattutto "SPINGERE" le nostre ISTIUZIONI a darci CHIARIMENTI rispetto all'ordinanza del 23/06/2010 sul DIVIETO di ACCESSO nelle aree a verde perchè contaminate da sostanze pericolose per la salute...

Chiediamo ancora (e questa volta lo facciamo STANDO in quei luoghi e condividendo con i bambini lo stesso "pericolo"):

Quale sia ad oggi lo stato dell’arte dell'ORDINANZA 45/2000 e in particolare:

1. Vista la natura “contingibile ed urgente” dell’ordinanza in esame, se la stessa sia mai stata applicata e quali misure siano state adottate da questo Comune per far si’ che fosse resa esecutiva.

2. Se l’ordinanza sia tutt’ora vigente, non essendo stata ufficialmente revocata;

3. Quali azioni precauzionali siano state adottate fino ad oggi dal Sindaco di Taranto autorità sanitaria locale, al fine di tutelare la Salute e la Vita dei bambini del Quartiere Tamburi, maggiormente esposti a fattori cancerogeni presenti sul terreno e che a tutt’oggi , continuando inconsapevolemente a giocare in esso, entrano inesorabilmente in contatto (come da foto allegate scattate nei giorni 18-19 c.m.)

4. Quale tipo d’impegno il Comune intenda assumere per la Bonifica dei terreni contaminati, come da relazione tecnica del comune stesso “Progetto esecutivo di Bonifica dei suoli e piano d’indagini integrative sulla falda sotteranea” (ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006) e da successiva comunicazione ad Arpa Puglia del 5.10.2010 nella quale si evidenziava la correttezza tecnico-scientifica e legale della relazione precedente e se ne confermavano i risultati.

http://www.facebook.com/no​te.php?note_id=10150280788​361480

E ci auguriamo che in questo tempo il Sindaco ci dia risposte...


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SERVONO - COLORI - PENNELLI - PENNARELLI...
CUORI, MANI... E VOGLIA DI METTERSI IN GIOCO...
CHI VORRA' AIUTARCI in qualsiasi modo: CONTATTATECI
Donne per Taranto
http://www.facebook.com/gr​oup.php?gid=12667731403812​0


Ancora fumo, ancora indifferenza! Grazie ENI!

I testimoni parlano del fumo sprigionato dalla raffineria dell'Eni a Taranto che per un'ora ha annerito il cielo pomeridiano. Un guasto a un impianto ha causato il temporaneo blocco della raffineria e la conseguente emissione di fiamme e denso fumo nero da tre torce. Il cielo dei quartieri a ridosso della zona industriahttp://www.blogger.com/img/blank.gifle è stato invaso dal fumo generando allarme tra la popolazione. Diverse telefonate sono giunte al centralino dei vigili del fuoco. Il personale dello stabilimento ha allertato l'Arpa e i Vigili del fuoco. In seguito al blocco della centrale è scattato il sistema di 'ecosentinelle' che prevede proprio la fuoriuscita di fumo dalle torce: la carenza energia ha provocato un'interruzione del ciclo pruoduttivo e una ripartenza degli impianti. Il processo ha innescato la messa in sicurezza del sistema, che ha bruciato l'eccesso di produzione. La nube non è passata inosservata alla popolazione che a pochi minuti dall'evento già ha pubblicato le immagini sui profili di Facebook. Nella galleria, le immagini postate da Ilaria Longo (La Repubblica)



Fumo nero dalla Raffineria: non è una novità

Breve cronistoria e pro-memoria delle fumate nere

Oramai siamo "abituati" - alle fumate nere provenienti dalla raffineria ENI. Ma questo non significa che i tarantini - abituati, assuefatti, rimangano serenamente a guardare. Destano preoccupazioni quelle fumate nere, che di certo non sono sinonimo di "sicurezza" - "ambientalizzazione" - "produzione eco-sostenibile" - "rispetto del territorio e della salute dei cittadini".

Qui di seguito riportiamo un breve pro-memoria delle fumate nere provenienti dall'Eni di Taranto.

Ma, andiamo per ordine:

Era il primo marzo 2007 - la Gazzetta del Mezzogiorno informava di una nube tossica - questo il titolo: "Nube Tossica, incubo interminabile
Decine di chiamate ai vigili del fuoco ieri mattina per il forte odore di gas. «Ci stanno avvelenando», si sentiva dire nei capannelli di fedeli, ieri mattina, al termine della messa di mezzogiorno". L'articolo lo trovate nel sito di Peacelink.

Era il 14 marzo 2008 - La Gazzetta del Mezzogiorno titolava: "Taranto, tragedia sfiorata in raffineria. La tragedia, questa volta, è solo sfiorata. Ma avrebbe potuto diventare l’ennesima tragica giornata sul lavoro. A farne le spese, due operai della raffineria Agip di Taranto".
- Ma all'interno dello stesso articolo si legge "il 12 ottobre una nube avvolse la città".
Potrete trovare e leggere l'articolo sul sito di Peacelink.

Era il 20 agosto 2008: il sito La Repubblica titolava "Fiamme a Taranto, paura all´Eni
Il fuoco lambisce la raffineria. Brucia pure l´oasi di Urmo. Per i due incendi evacuate 50 villette con turisti alcune case e i locali del Sert"

E lo stesso giorno usciva il comunicato stampa del Comitato per Taranto.

Era il 26 settembre 2008 - Leo Corvace di Legambiente in un'intervista alla gazzetta del Mezzogiorno denunciava: "A maggio 2006 ci fu uno sversamento di 30 mila metri cubi di gasolio da un serbatoio che peraltro era il più vicino all’area dove si sarebbe voluto realizzare il rigassificatore. Ad ottobre 2007 si verificò un altro incidente all’impianto di desolforazione Rhu, ora quest’altro»
Nell'intervista - che trovate pubblicate sul sito di Peacelink - Leo Corvace "punta il dito
contro gli «incidenti che si stanno susseguendo in tempi sempre più stretti»". Una situazione inaccettabile che continua ancora oggi, sotto gli occhi di tutti. Ma le istituzioni, dove sono?


Era il 7 ottobre 2008, e questo blog, con immagini e post informava:

ENI. I cittadini si fanno sentire!
Ecco una lettera di un cittadino all'ARPA in merito alla "fumata nera" delle torce ENI e, di seguito, la risposta dell'Ente.



Era il 14 luglio 2009, e sul sito di Peacelink si leggeva (ma si può ancora trovare):

Esce fumo nero dall’Eni: perché il prefetto di Taranto non attiva il livello 1 del piano di emergenza?



Della fumata nera avvenuta nella notte tra l'11 e il 12 marzo 2010, gli Amici di Beppe Grillo di Taranto hanno realizzato un video che "mostra le stille di petrolio che sono cadute sulle auto al quartiere tamburi... Come è possibile affermare che non ci sono state ricadute di carattere ambientale?"



Sempre sul sito di Peacelink è possibile trovare un articolo pubblicato dal Corriere del Giorno che porta la firma di Michele Tursi, dal titolo:
L'incendio si è sviluppato a notte fonda
Fuoco e fumo alla raffineria Eni Paura in città
Perdita di combustibile dall'impianto di idrogenazione
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno - 13 marzo 2010



Non era passato nemmeno un mese!

Eppure.... l'8 aprile 2010 .... il sito Forum Ambiente e Salute raccoglieva una serie di articoli pubblicati da quotidiani locali. Era accaduto di nuovo: una fuoriuscita di combustibile e di idrogeno a contatto con l’aria, aveva preso fuoco.

Tra i tanti articoli, un titolo abbastanza eloquente è quello pubblicato da La Gazzetta del Mezzogiorno: "DA UN TUBO DELLA RAFFINERIA FUORIESCE IDROGENO CHE PRENDE FUOCO A CONTATTO CON L’ARIA - Eni, esplosione nella notte paura in città ".

Ora la storia - già vista, sentita, letta - si ripete. L'incubo si ripete, ma ancora nessuna risposta dalle istituzioni.
Il corriere del mezzogiorno oggi titola: "Fumo nero da raffineria Eni - La centrale viene fermata- Si è trattato di un guasto temporaneo ad un impianto
Il blocco causa la fuoriuscita di fumo nero dalle torce"

"Rispetto è una parola indispensabile" recita lo spot dell'Eni - qui a Taranto di "rispetto" da parte dell'Eni non se n'è mai visto! Sarà perchè i tarantini hanno la grande sfortuna di vedere ( e sentire!) ogni giorno l'Eni con occhi (e nasi) diversi.

INQUINAMENTO DIOSSINA: PERCHE' TARANTO E' UNA QUESTIONE DI TUTTI / Taranto prima produttrice di diossina del continente

Fonte: UNoNotizie.it

PERCHE' TARANTO E' UNA QUESTIONE DI TUTTI. la città pugliese è prima produttrice di diossina del continente. Ultime notizie - Perché con la sua acciaieria oltre a detenere il primato della prima d’Europa per capacità produttiva e quello più inquietante di prima produttrice di diossina del continente con il suo 90%, rappresenta la concreta volontaria incapacità del sistema di risolvere il problematico rapporto ambiente /sviluppo ambiente/lavoro, con la giustificazione che in un periodo di grave crisi economica ed occupazionale non ci si può permettere di adottare modi di produzione e consumo ecosostenibile.

L’affermazione che la crescita economica sia indispensabile per incrementare l’occupazione viene ripetuta fino alla nausea dagli economisti, politici, industriali e sindacalisti con l’ausilio dei mass media, focalizzando come nucleo essenziale del PIL il centro della produzione, a cui contribuisce significativamente il peso economico dell’Ilva di Taranto; ma, se dal 1960 in poi in Italia il prodotto interno lordo si è più che triplicato, escludendo gli anni 2008-2009, come si spiega con una crescita così apprezzabile la riduzione dell’occupazione ? la risposta più evidente ci viene data dall’impostazione del sistema economico che spinge verso la crescita indipendentemente dall’utilità effettiva dei prodotti, si continua ad investire in tecnologie avanzate a discapito della forza lavoro, generando così iperproduzione e disoccupazione, un’iperproduzione che si innesta pericolosamente con la crisi ambientale generata e alimentata dallo stesso apparato che ha mercificato settori sempre più ampi della vita individuale e sociale.

Per risollevarsi dal precipizio della crisi economica e contemporaneamente tutelare i settori di produzione industriale e le lobby finanziarie, la classe dirigente non trova di meglio che dare il via a deroghe alle norme urbanistiche per incentivare la ripresa dell’attività edilizia; concedere incentivi all’acquisto di beni durevoli: automobili, mobili, elettrodomestici; coprire i debiti delle banche con denaro pubblico, progettare grandiosi piani di opere pubbliche. Tutte operazioni, queste, che fanno crescere i debiti pubblici al limite del’insolvenza per poi ritornare indietro strangolando le persone adottando drastiche misure di contenimento (vedi eliminazione welfare, sanità, scuola, pensioni ecc);un cane che si morde la coda tra l’altro un cane cieco e sordo e autodistruttivo perché non considera che le risorse sono finite e la crescita infinita non è possibile e magari le innovazioni tecnologiche, dovrebbero essere direzionate verso un nuovo ciclo economico.

Né influenzano le decisioni governative gli incoraggianti risultati economici di paesi che hanno investito nei settori verdi, al contrario l’Italia continua ad importare mezzi di produzione di grande peso economico e ambientale e contemporaneamente viene incentivata la proliferazione di megaimpianti di produzione di energia pulita, legati alle lobby internazionali, che oltre a produrre un impatto ambientale devastante, non garantiscono la continuità nell’erogazione dell’energia, problema che si potrebbe risolvere con piccoli impianti per autoconsumo messi in rete per scambiare le eventuali eccedenze.

Ritornando alla questione Taranto l’ipotesi più logica sarebbe quella di procedere verso una graduale diversificazione del sistema produttivo locale, considerando che le produzioni “verdi” sono ad elevata intensità di lavoro, per cui sarebbe possibile conservare i livelli occupazionali correnti anche con un significativo ridimensionamento delle capacità produttive del siderurgico. essendo in contrazione la principale fruitrice del siderurgico cioè la produzione automobilistica.


Un’operazione questa che, se correttamente condotta potrebbe consentire, l’aumento dell’occupazione e il superamento della crisi. Si tratta di lasciarsi alle spalle le logiche del medioevo neocapitalista in cui siamo precipitati, coniugando il sapere scientifico-tecnologico con un equilibrato consumo di risorse ma soprattutto liberandoci della schiavitù del PIL come indicatore di benessere sociale,che al contrario è solo un indicatore monetario, quindi può solo misurare tutto ciò che può essere scambiato con denaro, certamente non la qualità della vita.

Ma per arrivare a questa modifica radicale si deve procedere partendo dalla trasformazione dei rapporti di forza tra i lavoratori e il sistema padronale, una lotta quindi che non è più economica e locale ma politica e quindi generale, perchè deve far intervenire lo Stato, tramite i suoi strumenti, per poter operare una trasformazione radicale.

In quest’ottica risulta riduttivo e controproducente continuare a fare lotte parziali e localistiche, che sono utilissime e determinanti nella prima fase per la sensibilizzazione dei cittadini e la denuncia, ma devono evolversi in una forma di dissenso condiviso e allargato contro lo straripante potere che opprime la società civile: le proteste circoscritte a un territorio o a un tema vanno collegate in modo da assumere un’unica direzione e questo vale per Taranto come più in generale per la difesa del territorio, o contro la costruzione delle grandi opere.




Taranto: chi di cozza ferisce di cozza perisce. Lo strano caso del repentimo accumulo di diossine e Pcb negli allevamenti del Mar Piccolo.

fonte: radicali Italiani

La vicenda delle cozze alla diossina allevate nel Mar Piccolo di Taranto oscilla tra il kafkiano e il surreale. Nel gennaio del 2011, analisi effettuate dal fondo antidiossina rilevarono una presenza di PCB e Diossine superiore ai limiti previsti dalla legge. Il ministro Fazio, onorando l’italico tuttappostismo, si affrettò a dichiarare: “Escludiamo rischi per la salute dei consumatori”. Nemmeno il tempo di commentare la vicenda, rivolgendo qualche opportuna domanda, che sulla testa degli interroganti si scatena un fuoco di fila nutrito dalle consuete accuse di allarmismo, irresponsabilità, minacce di querela e tutto il noto armamentario di chi è attrezzato da tempo a negare anche l’evidenza. “Le cozze di Taranto sono sane e non c’è rischio contaminazione”, tuona la Confcommercio. L’associazione di categoria si affretta a spiegare che i mitili sono “al riparo dal rischio di contaminazione”, in quanto allevati in sospensione e che le cozze cattive sono solo quelle proibite prelevate sui fondali. Intanto, le analisi di Matacchiera e Marescotti parlano chiaro: 13,5 picogrammi di PCB e Diossine nelle cozze pescate sui fondali, a fronte di un limite di 8 picogrammi. Negare, negare, sempre negare. Ma a parlare non è solo la Confcommercio. Il 13 gennaio, a margine del consueto tavolo tecnico con Asl e Arpa, convocato dal governatore Vendola, l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, tranquillizza gli avvelenati, vessati, asfissiati abitanti di Taranto attraverso un’intervista rilasciata ad Antenna Sud nella quale dichiara: “Non ci sono motivi di allarme e di allarmismo men che meno”. A ruota interviene l’assessore alla Sanità Tommaso Fiore, che tranquillizza affermando che le cozze sono soggette a controlli periodici e che chi di cozza ferisce di cozza perisce.

Nemmeno sei mesi ed eccoci di nuovo in piena “emergenza” cozze. Colpo di scena e contrordine compagni. In pochi mesi si è verificato un repentino accumulo di veleni che ha reso inappetibili anche le cozze allevate in sospensione negli allevamenti del primo seno del Mar Piccolo. Dalle cronache emergono notizie frammentarie, dalle quali, però, ricaviamo alcune certezze. Da analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo emerge una contaminazione da PCB-Diossine pari a 10,5 picogrammi. Il 22 luglio, l’Asl di Taranto con l’ordinanza 1989 dispone il blocco del prelievo e della movimentazione di tutti i mitili allevati nel primo seno del Mar Piccolo, gettando nella disperazione 24 mitilicoltori. Il 25 luglio, si riunisce il consueto tavolo tecnico, che non può far altro che prendere atto della situazione. Questa volta nessuna accusa di allarmismo o sabotaggio può essere rivolta ai biechi ambientalisti.

Chissà cosa penserebbero Nicastro, Fiore e Fazio della dottoressa Catherine Leclercq, ricercatrice di primo livello e responsabile del programma di “Sorveglianza del rischio alimentare” presso l’Inram(Istituto Nazionale per la ricerca sugli alimenti e la nutrizione), se sapessero che la Leclercq, a costo di apparire “allarmista”, ha risposto ad una domanda sulla pericolosità dei PCB affermando che trattasi di sostanze cancerogene per l’essere umano anche se assunte in piccolissime quantità.
Alla luce di quanto avvenuto in questi mesi, verrebbe voglia di cambiare il titolo di un noto successo di Elio e le storie tese in “La terra delle cozze”, e verrebbe anche da interrogarsi sulla resistenza manifestata dalla Giunta Vendola alle grida di dolore provenienti da una città letteralmente martoriata da ogni sorta di sostanze tossico-nocive.

La verità è che mentre le perfide cozze del Mar Piccolo si ingozzavano di veleni per far dispetto a Nicastro e Fiore, il compagno Nicky cantava la sua Puglia in un’intervista pubblicata sulla rivista “Il Ponte”, edita da Ilva Spa. E mentre associazioni e comitati si dannavano l’anima a denunciare il quotidiano avvelenamento di tutte le matrici ambientali, lo stesso Nicky era impegnato a stanziare soldi – tanti – per il San Raffaele di Taranto. Forse il buon Vendola, già in odore di santità, mossosi a compassione e dopo aver fatto una telefonata al pio Riva per chiedergli se fosse sempre credente, avrà pensato di tradurre il diritto alla salute nel diritto all’ennesimo ospedale, puntando sul fatto che di questo passo, ahinoi, a Taranto la materia prima sarà sempre più abbondante.

Dopo l’ennesima beffa consumata sulla pelle dei tarantini, materializzatasi con il parere positivo in fase istruttoria all’AIA(Autorizzazione Integrata Ambientale) richiesta dall’Ilva, ecco che il dramma si trasforma ancora una volta in farsa: il 26 luglio, a ridosso del divieto emanato dalla Asl di Taranto, la Regione Puglia annuncia di voler istituire un marchio di qualità per i gustosi mitili tarantini, ovviamente solo per quelli ubicati “in zone ritenute idonee”. Tutte le altre cozze, ha annunciato il governatore di tutte le puglie, saranno deportate all’interno degli stabilimenti dell’Ilva e delle raffinerie Eni; le più fortunate finiranno alla Cementir.
Domanda: ma se continuiamo così, quando si potrà mettere un marchio di qualità sull’aria respirata a Taranto? E soprattutto, se gli infelici mitili potranno magari emigrare in specchi di mare meno inquinati, dove mai potranno andare i disgraziati abitanti del quartiere Tamburi?

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani

Il Comune di Taranto non è dalla parte dei cittadini

Pubblichiamo il comunicato stampa dei Verdi di Taranto sulla bocciatura all'ordine del giorno da parte del Comune di Taranto sulle mappe epidemiologiche- comunicato stampa che vogliamo condividere. Troviamo il comportamento dell'amministrazione comunale assolutamente inaccettabile nei confronti di una città che continua a contribuire con la fatica, con le sue vittime dell'inquinamento, vittime del "sacrificio della produzione industriale".
Dopo l'approvazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, dopo tutte le delusioni subite e maldigerite dalla città in tema ambientale e sociale, l'approvazione dell'ordine del giorno da parte del Comune per chiedere alla regione le mappe epidemiologiche doveva essere un atto dovuto!
Così non è stato: i cittadini se ne ricorderanno al momento delle elezioni!



Comune di Taranto – Ordine del Giorno, su mappe epidemiologiche, bocciato

Non abbiamo ancora metabolizzato il pesante schiaffo ricevuto con la concessione dell'autorizzazione integrata ambientale all'ilva di Taranto con tutte gli inadempimenti delle istituzioni regionali, provinciali e comunali che il Consiglio Comunale di Taranto ha dato un ulteriore prova di quanto la politica italiana sia basata sull'anti-ecologismo.

Con il voto negativo di ieri sull'ordine del giorno in cui si chiedeva di rivolgersi alla regione Puglia per finanziare immediatamente e nella sua interezza l'asl ionica affinché realizzi le mappe epidemiologiche, il Comune di Taranto ha deciso da che parte stare: sicuramente non dalla parte dei cittadini di Taranto che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento fra i più alti d'Italia.

Ancora una volta la politica, compresi taluni partiti che si fanno chiamare ecologisti, dimostra la propria inaffidabilità, in materia di ecologismo, non riuscendo a vedere con chiarezza quali sono le scelte ineludibili che si devono compiere, che consistono nell'imboccare con coraggio la strada della riconversione ecologica dell'area industriale di Taranto.

Secondo noi Verdi resta questo l'obiettivo da perseguire con fermezza, in quanto l'unico in grado di garantire la salute e la vita stessa dei cittadini di Taranto e delle future generazioni. In questa ottica rigettiamo la falsa contrapposizione tra occupazione e salute che sinora ha avuto funzione di ricatto nei confronti di coloro i quali chiedevano un ripensamento globale delle politiche industriali attuate nel territorio di Taranto.

Gregorio Mariggiò – Presidente dei Verdi nella provincia di Taranto.

venerdì 29 luglio 2011

Proposta geniale di SEL: rottamiamo il Mar Piccolo!!!

Taranto, cozze diossina «Sel» chiede all'Ilva di pagare trasloco vivai

Un tavolo con gli operatori e gli enti locali per stabilire la tracciabilità e, di conseguenza, garantire la sicurezza delle cozze tarantine, ma soprattutto per avviare la procedura del marchio «doc» delle stesse cozze nostrane. E’ stato ieri il consigliere regionale Alfredo Cervellera (Sel) a raccogliere la disponibilità in tal senso dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Stefàno.
Ma per Cervellera - che pure approva ciò che stanno facendo Regione, Prefettura e Comune - occorre fare di più. In primo luogo il sindaco dovrebbe non solo velocizzare «le procedure burocratiche, ma richiedere formalmente all’Ilva di sostenere prontamente le spese per il trasloco forzato degli impianti a Mar Grande, spesa che ricade tutta sulle spalle dei miticoltori».
In replica, quindi, al consigliere regionale Arnaldo Sala (Pdl), che il giorno prima aveva accusato di immobilismo gli avversari del centrosinistra, Cervellera commenta: «Dovrebbe unirsi a questa mia richiesta, ma stranamente nel suo intervento non fa un cenno alle responsabilità “oggettive” dell’Ilva, eppure era insieme a me nella commissione Ambiente quando sollevai il caso della mancata messa in sicurezza da 11 anni della falde di superficie e di profondità dal parte dell’Ilva, che lascia tranquillamente sversare in mare i suoi veleni nonostante gli obblighi derivanti dalla conferenza decisoria del 25 marzo scorso del ministero dell’Ambiente».
Ma a tal proposito la stoccata finale è ancora per il sindaco: «Perché tergiversa e non emette l’ordinanza sindacale richiesta dal ministero dell’Ambiente contro le inadempienze dell’Ilva?»
Infine, nuovo capitolo nella questione campionamenti (dovrebbe presto essere effettuato il terzo) dell’impianto di agglomerazione Ilva di Taranto. Fatti rapidi calcoli matematici, ammesso pure che il terzo campionamento dia «emissioni zero» di diossina, è impossibile con i dati delle due prime campagne (valori medi rispettivamente 0,68 nanogrammi per metro cubo e 0,70 nananogrammi per metro cubo a cui è già stato sottratto il 35% del margine di incertezza previsto dalla norma) scendere sotto il limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo in tossicità equivalente fissato dalla legge regionale 44 del 2008 (la media delle tre campagne di misurazione sarebbe (0,68 + 0,70 + 0) / 3 > 0,46).
Se ne sono accorte le associazioni ambientaliste che ora in una lettera-diffida chiedono «ad Arpa Puglia di dare - a norma di legge - immediata comunicazione all'assessorato all'Ecologia della Regione del superamento da parte dell'Ilva del valore limite di emissione di diossine e furani. Appena ricevuta la comunicazione di Arpa Puglia, diffidiamo la Regione ad intervenire immediatamente sul gestore dell'impianto al fine di tutelare la salute pubblica». (GdM)

mercoledì 27 luglio 2011

Oggi "l'Isola, che voliamo"

Piazza Castello: INFO POINT
-ACCOGLIENZA
-DISTRIBUZIONE MATERIALE INFORMATIVO
-PROMOZIONE DI VISITE GUIDATE GRATUITE A CURA DELLA COOPERATIVA
POLISVILUPPO (Servizi per i Beni Culturali)

1) Piazza Municipio: CITY HALL – THE URBAN VENUE
- URBAN DJ SET(HIP HOP, R’N'B’, NU SOUL)
- DANCEHALL CON SISMA SOUND E JONIO ROOTS
- LIVE SHOWCASE

2) Giardinetti Scesa Vasto: VILLAGGIO VINTAGE DOPPIAVI ZONE
-MUSIC & DRINK A CURA DI CELESTE MONTORSI E GOFFREDO SANTOVITO
-MOSTRA/MERCATINO VINTAGE DI ABITI , OCCHIALI, DISCHI, SCOOTER

3) Pendio La Riccia: MOSTRA MERCATO
- MERCATINO DELL’ARTIGIANATO/ANTIQUARIATO A CURA DEL C.N.A.

4) Pensilina Liberty: SAGRA DEI PRODOTTI ITTICI LOCALI
-DEGUSTAZIONI DI PESCE FRITTO E FRUTTI DI MARE

5) Largo D’Enghien: VISTA MARE
-MUSIC & DRINK
-LIVE CONCERT

6) Piazzetta Crocifisso: NOSTRA SIGNORA ART
- STREET ART, FOTOGRAFIA E TEATRO A CURA DI DAVIDE INTELLIGENTE, CINZIA ALBANO, ELISA GIOVE E PIERO VINCI
-SELEZIONI MUSICALI A BASE DI ELETTROWAVE A CURA DI “MR SHADE”
- “LE STANZE DI AMALIA”, A CURA DI ALESSANDRA GUTTAGLIERE E GIOIARTE
-SPETTACOLO CAPOEIRA LEMBRANÇA NEGRA
-CORNER DRINK

7) Largo San Gaetano/Cantiere Maggese: MUSICA & AMBIENTE
- “NEW TARAS JAZZ BAND” in concerto; New Taras jazz band” nasce nel 1999 è composta da 9 elementi, sin dagli esordi l’orchestra, ha abbracciato le sonorità swing, il jazz suonato dai bianchi, prediligendo l’orchestrazione tipica delle big band degli anni ’40 e ’50, grazie agli splendidi arrangiamenti del maestro Silvano Martina. Esibitasi nell’ambito di contesti culturali eterogenei e prestigiosi, ha immediatamente raccolto ampi consensi di pubblico per la verve, il ritmo, l’energia e la passione che contraddistingue ogni concerto e per la vena deliziosamente malinconica e retrò con la quale vengono eseguiti i brani della migliore tradizione swing.

– DIBATTITI SU TEMI AMBIENTALI A CURA DELLE ASSOCIAZIONI TARANTO LIDER, LEGAMJONICI, ASSOCIAZIONE SAVESE PER LA VITA, TAMBURI 9 LUGLIO 1960 – ANNOZERO.
8) Cantiere Maggese (sede distaccata): CULTURA NELL’ISOLA
Rassegna Culturale “Meridione e meridionalismo”, a cura di Pasquale Vadalà
Ore 19.30 – 20 : Proiezione video ( prodotto dal “Comitato non Lombroso”). Intervento del sindaco di Motta Santa Lucia (CZ), dr. Colacino: “Lombroso, un sopruso che si perpetua”.
Ore 20.30 – 21 : Proiezione video “I primati del regno delle due Sicilie”, a cura dell’associazione “Terronia” – intervento di Angela Teresa Girolamo, rappresentante dell’associazione.
Ore 21.30 – 22 : Lino Patruno presenta “Fuoco del Sud”, Rubettino, 2011. Introdotto da Filomeno Cafagna.
Ore 23 – 23.15 : “A mezz’ore”, recitazione in vernacolo tarantino a cura di Roberto MIssiani. Per l’occasione incentrata sulla narrazione popolare che il tarantino fece e fa di sé medesimo. Autori classici.
-MOSTRE E INSTALLAZIONI ARTISTICHE (a cura di LWB PROJECT & PARTNERS)

Torre dell’Orologio: INFO POINT
c/o il Tempo del Mare – esposizione permanente sulla mitilicoltura tarantina
Esposizione permanente realizzata dal Centro ittico Tarantino SpA, in collaborazione con Cnr “Talassografico” IAMC – Taranto, Centro Studi Le Sciaje e Comune di Taranto.
-ACCOGLIENZA
-DISTRIBUZIONE MATERIALE INFORMATIVO
-Visite guidate all’interno dell’esposizione da concordare a cura dell‘associazione di promozione sociale “Centro Studi documentazione e ricerca – Le Sciaje”

9) Piazza Sant’Eligio: LES FRU PROJECT
- ARTE ED INSTALLAZIONI AUDIO/VIDEO, DISCOBAR
- INTRATTENIMENTO E MUSICA IN SINTONIA CON LA SCENOGRAFIA (TARANTO VECCHIA 1860)
- A CURA DIFABIO DELL’ERBA E ENZO ENRIQUEZ

10) Arco San Giovanni: AGORÀ ART-È
-Ore 21.00 Concerto IUNEMA
-Ore 22.30 Festa Art-E’
In consolle : Alex Campese, Giovanni Tursi , Gianfranco Derasmo. Voice : Marianna Memmola Animazione: Tacco100
All’interno della Piazza l’Organizzazione Tacco100 avrà un piccolo stand nel quale allestirà per ogni settimana una mostra fotografica a tematica gblt. Durante la serata nello spazio loro affidato sarà proposto il corso: “Un Giorno da Drag” .

11) Piazzetta Monte Uliveto: ACOUSTIC SOUND
-PERFORMANCE IN ACUSTICO DI MUSICISTI VARI

12) Ipogeo de Beaumont-Bellacicco: CONTENITORE FILONIDE
-ESPOSIZIONE UNIFORMI STORICHE E CIMELI MILITARI (A CURA DI MARCO ARENA)
-LECTIO MAGISTRALIS, A CURA DELLA PROF.SSA IRMA SARACINO,
-READING POETICI E PILLOLE TEATRALI A CURA DI INSEGNANTI & ALLIEVI DELLA HERMES ACADEMY

13) Palazzo Galeota: LA CORTE
- 27 LUGLIO : DUO CONCORDE VIOLINO – CHITARRA (A CURA DELL’APT DI TARANTO-Phttp://www.blogger.com/img/blank.gifROGRAMMA CITTÀ APERTE)
Il Duo violino – chitarra, formazione cameristiche di grande fascino timbrico, può vantare una letteratura di notevole spessore, sia nell’Ottocento che nel Novecento. Il duo ConCorde, formatosi nel 2009 e composto da Francesco Clemente, violino, e Antonio Ruffo, chitarra, si è prefisso di studiare e diffondere questo vasto e particolare repertorio che partendo da Paganini si spinge fino alla musica moderna e contemporanea, attraverso autori come De Falla, Piazzolla, M.D. Pujol. In pochi anni il Duo ConCorde si è esibito in varie città italiane (Matera, Cosenza, Roma, Napoli, Milano), ospite di Istituzioni Musicali e Associazioni Culturali.

15) Da Piazza Duomo (itineranti): ARTISTI DI STRADA
-A CURA DELL’ASS. DI ARTISTI DI STRADA PACHAMAMA
-MUSICA COUNTRY E FOLK ITINERANTE CON ALBERTO DATI E DAVIDE NACCARATI
(Fonte: Laboratorio idee)

sabato 23 luglio 2011

Cemerad: aspettando l'ASL...

CEMERAD. SI ATTENDE L’AUTORIZZAZIONE DELLA ASL
Comunicato stampa COMITATO PROVINCIALE LEGAMJONICI

Il comitato provinciale Legamjonici prosegue nel suo impegno volto a fare luce sui ritardi degli interventi di bonifica nel sito ex Cemerad.
In particolare, l’inchiesta riguarda l’impegno assunto dal Comune di Statte di avviare la bonifica del contenuto dei fusti stoccati all’interno di capannoni localizzati nel sito e contenenti materiale radioattivo. Come già detto, per il progetto di bonifica, più volte rinviato, erano stati previsti adeguati finanziamenti. Si tratta dell’ammontare di 3.700.000 euro, cifra poi ‘dirottata’ verso altri lavori non ben identificati.
Oggi si attende la nomina dell’esperto incaricato con il supporto del quale potrà essere avviata la caratterizzazione del materiale radioattivo contenuto nei fusti. Si potrà dunque procedere, come annunciato dal sindaco di Statte, alla successiva bonifica sulla quale però grava la seguente incognita: con quali soldi?
Intanto, il Comune di Statte, in seguito a nostre sollecitazioni, in data 30 giugno 2011, invia una richiesta di autorizzazione alla nomina di un esperto in radioprotezione presso la direzione generale della Asl di Taranto. La richiesta non riceve pero’ alcuna risposta.
Il 15 luglio 2011, nella sede Asl di Taranto un funzionario ci comunica che i ritardi sono dovuti ad una situazione di ‘caos burocratico-amministrativo’ conseguente al passaggio di consegne (avvenuto il 30 giugno) alla guida della Direzione Generale fra l’uscente dott. Colasanto e il dott. Scattaglia.
Dopo aver fatto presente al funzionario Asl la necessità della immediata risoluzione di una questione già ampiamente sottovalutata che viene vissuta con notevole apprensione dagli abitanti di Statte, lo stesso ci ha assicurato che si sarebbe adoperato per accelerare la procedura di nomina dell’incaricato e che ci ‘avrebbe fatto sapere’.
Questo comitato fa presente che è costantemente in contatto con cittadini di Statte pronti a manifestare il proprio esasperato grido di protesta davanti alle sedi degli Enti responsabili di tali ingiustificabili ritardi. La protesta si estenderà anche relativamente al possibile conferimento di nuovi quantitativi di rifiuti speciali provenienti dalla Campania e destinati alla discarica Italcave. I cittadini di Statte non sono disposti ad accogliere ulteriori rifiuti con o senza il nullaosta della Regione Puglia.

venerdì 22 luglio 2011

Degiavù: Stefano elargirà nuove rassicurazioni sotto i baffetti?

Cozze al veleno a Taranto, l'Asl blocca pesca e vendita
Valori di policlorobifenili e diossina superiori ai limiti di legge nei mitili allevati nel primo seno del mar Piccolo, inquinanti nella norma nelle altre zone. Dagli allevamenti fermati, un terzo della produzione della zona. Esposto dei verdi contro l'Aia rilasciata all'Ilva

L'Azienda sanitaria locale di Taranto ha emesso un'ordinanza che blocca il prelievo e la vendita di cozze allevate nel primo seno del mar Piccolo. Dai prelievi effettuati il 13 giugno, sarebbero risultati valori medi di pcb (policlorobifenili) e diossina sommati superiori agli 8 picogrammi per grammo previsti dalle norme. Le analisi sono state compiute dall'istituto zooprofilattico di Teramo. I valori relativi alla sola diossina rientrano nella norma, mentre i valori medi di pcb sono risultati di 10,5 picogrammi.
La produzione del primo seno del mar Piccolo ammonta a un terzo di quella complessiva della zona. Valori nella norma sono stati riscontrati per le cozze allevate nel secondo seno e in mar Grande.
A Taranto sono 103 i miticoltori, il provvedimento ne colpisce 24. Il sindaco ha già detto che la città deve stringersi ai lavoratori, sostenerli e aiutarli. Lunedì si riunirà un tavolo tecnico alla Regione per capire il da farsi cercare di salvare la produzione. E' la prima volta che una misura di divieto ha una portata del genere, si tratta di un colpo significativo all'economia da centiaia di migliaia di euro generata dall'oro nero di Taranto. (La Repubblica)

Bonelli "espone" alla procura sull'Ilva

ILVA: TARANTO; BONELLI (VERDI), ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA SU AIA
GRAVISSIMO CHE NON SIA STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE NOTA DEL NOE
INVIATO ALLA COMMISSIONE IPCC IL GIORNO PRIMA DEL PARERE FAVOREVOLE ALL'AIA


"Ho presentato un esposto alla Procura di Roma affinché si verifichi se sono stati commessi reati di omissione in atti d'ufficio e falso nel rilascio dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale) all'Ilva di Taranto". Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo aver appreso che il giorno precedente alla riunione che ha dato il disco verde all'autorizzazione il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) aveva inviato una nota al ministero dell'Ambiente in cui si segnalavano gravi irregolarità riscontrate nel corso dei 40 giorni di indagini e appostamenti riguardanti lo stabilimento dell'Ilva che non sarebbe stata presa in considerazione.
"Il non aver preso in considerazione i rilievi del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ci preoccupa fortemente perché dimostra che si voleva concedere l'autorizzazione a prescindere da tutto, in questo caso anche dell'inquinamento e della salute dei cittadini di Taranto - conclude Bonelli -. Ci saremmo aspettati che la Commissione IPCC e la Conferenza di servizi rinviassero la decisione in base alle gravi contestazioni e informazioni contenute nella nota dai Carabinieri. Invece si è preferito chiudere il procedimento con un parere 'espresso' come se nulla fosse accaduto e per questa ragione noi Verdi abbiamo deciso di presentare un esposto a Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma alla Procura di Roma, affinché si accertino i fatti e si verifichi se ci sono stati reati".
"Quanto è accaduto con l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva ha dell'incredibile - dichiara il presidente dei Verdi della provincia di Taranto Gregorio Mariggiò - Gli unici a pagare le conseguenze di quest'autorizzazione, che abbiamo contestato dal primo momento, sono i tarantini che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento più alto d'Italia".

Comunicato stampa FEDERAZIONE NAZIONALE VERDI

giovedì 21 luglio 2011

Benvenuta nella capitale dei balenghi!

Quando finirà l'arretratezza mentale dei tarantini? Quando smetteremo di inginocchiarchi e piegarci a novanta ad ogni millantato progresso, che significa solo colonizzazione e sfruttamento del nostro territorio?
Arriva una nave immensa che scarica, brucia combustibili, viene lavata e riversa di tutto nel nostro mare. Arriva dal Brasile, ma non porta ballerine, calciatori, prodotti equosolidali, emigranti, marmi pregiati: porta un carico infinito di minerale di ferro (quella siderurgica è una delle industrie più inquinanti della terra... e noi lo sappiamo bene!). Il ferro verrà polverizzato sulle nostre case, nei nostri polmoni, e fuso raffreddandolo con l'acqua potabile che noi non abbiamo tutte le ore e con l'acqua del nostro mare. Questo minerale ci regalerà anche, insieme al coke, diossina, benzoapirene, pcb, mercurio, cadmio..., asma, allergie, tumori, leucemie, sarcomi...
E noi applaudiamo e sotto
Applaudiamo e sotto
Sempre applaudiamo
E sempre staremo sotto!





Porto di Taranto: ecco la Vale Brasil

E’ arrivata da Ponta de Madeira, un porto privato del nord del Brasile di una multinazionale, ha ormeggiato nella rada del mar Grande di Taranto il 12 luglio ed ha attraccato al quarto sporgente due giorni dopo. Ora scaricherà 391 mila tonnellate di minerale di ferro destinate allo stabilimento siderurgico dell’Ilva per la produzione di acciaio.

Impiegheranno dieci giorni a svuotare la pancia della “Vale Brasil”, la nave portarinfuse più grande del mondo, ieri pomeriggio al centro di un incontro con la stampa nella sede dell’Autorità portuale, alla presenza dell’assessore regionale Gugliemo Minervini, che ha sottolineato la centralità del porto tarantino e il futuro sviluppo grazie alla piastra logistica e alla retroportualità.
La portarinfuse è anche una nave pulitissima, tanto da aver vinto, in Norvegia il mese scorso, il premio “Nor-shipping clean ship award” per aver abbattuto del 35 per cento le emissioni di carbonio per tonnellata di minerale trasportato.
La “Vale brasil” batte bandiera di Singapore, ha una portata di 400 mila tonnellate, viaggia a 14.8 nodi, pesca 23 metri, ha una lunghezza record di 362 metri e una larghezza di 65.(ilnautilus)

Taranto intraprende nuovi traffici con il Brasile
E’ un momento magico quello che sta vivendo il Porto di Taranto. E’ infatti arrivato l’ok della corte dei conti per i 190 milioni di Euro per la Piastra logistica, l’aumento dei traffici nei primi mesi del 2011 e infine l’arrivo della nave porta rinfuse piu’ grande del mondo. Un gigante di oltre 3620 metri che sta scaricando 400mila tonnellate di minerali per conto dell’Ilva. Polvere rossa che arriva dal Brasile che finirà proprio negli altiforni.
L’arrivo a Taranto è stato il frutto di una conversazione a cena tra Jose’ Carlos Martins, top manager della Vale e Fabio Riva, vicepresidente dell’Ilva. “ Eravamo a cena- ha dichiarato il direttore esecutivo della compagnia brasiliana – quando Fabio Riva mi ha detto che a Taranto sarebbe potuta attraccare la Vale Brasil. All’inizio non ci credevo perché non conoscevo il vostro porto nonostante lunghi rapphttp://www.blogger.com/img/blank.giforti commerciali con l’Ilva, ma poi in meno di un mese abbiamo fatto tutto”. Si apriranno sicuramente per Taranto nuove oportunità di business, nuovi traffici e movimenti per cittadina jonica.
“La presenza a Taranto della Vale Brasil – ha dichiarato Prete, presidente dell’Autorita’ Portuale – è una grande occasione per il nostro porto e auspico che la Vale possa guardare al nostro scalo come uno dei porti di riferimento per i suoi traffici internazionali. Nell’attesa pero’ l’attenzione resta ferma sulla Piastra logistica, una struttura la cui canterizzazione cambierò il volto del porto facendone uno scalo di terza generazione in cui le merci vengono lavorate, manipolate e mi auguro anche prodotte. A settembre sarà completata la pratica per la progettazione esecutiva e subito dopo l’opera sarà cantierizzata”.(Mondolibero)

Il porto di Taranto ha accolto la Vale Brasil
E’ arrivata da Ponta de Madeira, un porto privato del nord del Brasile di una multinazionale, ha ormeggiato nella rada del mar Grande di Taranto il 12 luglio ed ha attraccato al quarto sporgente due giorni dopo. Ora scaricherà 391 mila tonnellate di minerale di ferro destinate allo stabilimento siderurgico dell’Ilva per la produzione di acciaio.
Impiegheranno dieci giorni a svuotare la pancia della “Vale Brasil”, la nave portarinfuse più grande del mondo,durante l’incontro con la stampa nella sede dell’Autorità portuale, alla presenza dell’assessore Vale Brasil stern blogregionale Gugliemo Minervini, che ha sottolineato la centralità del porto tarantino e il futuro sviluppo grazie alla piastra logistica e alla retroportualità.
La portarinfuse è anche una nave pulitissima, tanto da aver vinto, in Norvegia il mese scorso, il premio “Nor-shipping clean ship award” per aver abbattuto del 35 per cento le emissioni di carbonio per tonnellata di minerale trasportato. La “Vale brasil” batte bandiera di Singapore, ha una portata di 400 mila tonnellate, viaggia a 14.8 nodi, pesca 23 metri, ha una lunghezza record di 362 metri e una larghezza di 65. (Mondolibero)

E' Taranto la capitale meridionale dei tumori


IL CASO. Presentato a Palazzo di Città il nuovo Registro Tumori. I dati elaborati dalla Asl locale fino al 2006 evidenziano il triste primato del capoluogo ionico. L’allarme del sindaco Stefàno.


A Taranto ci si ammala di tumore più che nel resto del Sud Italia. È quanto si evince dalla lettura analitica dei dati elaborati dalla locale Asl relativi al 2006 e resi noti nell’ambito della presentazione del Registro Tumori, avvenuta a Palazzo di Città. I casi accertati nel periodo in esame sono stati 2802: 1555 hanno riguardato la popolazione maschile e 1247 quella femminile. Vanno, altresì, aggiunti altri 501 casi di tumori alla cute, per un totale di 3303 ammalati. Gli uomini, secondo i dati dell’Asl, vengono più colpiti dai tumori alla prostata, al polmone, alla vescica, al colon retto, al fegato, allo stomaco e al pancreas. Per le donne è ricorrente il tumore alla mammella, al colon retto, alla tiroide, all’encefalo, all’utero e al collo dell’utero.
In termini statistici, il tasso standardizzato di malati accertati è pari al 433,4 per gli uomini e 318,00 per le donne. Nel resto del Mezzogiorno questa stessa grandezza diviene di 408,0 per gli uomini e 267,1 per le donne. Entro il 2012 dovrebbero essere disponibili anche i dati relativi al biennio 2007 e 2008. È stato l’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, a prendere precisi impegni a tal proposito: «Questo lavoro diventerà da oggi in poi permanente e continuo. Il nuovo Registro Tumori permetterà di tenere sotto controllo la situazione di Taranto, comprenderne la sua evoluzione e accertare possibili nessi tra patologie tumorali e fonti d’inquinamento».
Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, considera urgente, e non più procrastinabile, «l’istituzione nel capoluogo ionico di un Dipartimento ambiente e salute, che coinvolga Università, Asl e Arpa, e di un laboratorio attrezzato per effettuare analisi e indagini specifiche». Per le associazioni ambientaliste, però, il rapporto presentato è carente dei cosiddetti dati disaggregati. «In questo studio - argomenta Alessandro Masrescotti, presidente di Peacelink - emerge solo un’informazione preliminare. Servono approfondimenti per capire l’impatto che gli agenti inquinanti hanno avuto sulle aree di popolazione più esposte. Mancano i dati disaggregati di quanti, per motivi di lavoro, entrano in contatto in maniera frequente e massiccia con i cancerogeni industriali.
Gli operai di Taranto è come se fossero desaparecidos per questa mappa del cancro». Di segno completamente opposto il giudizio di Giorgio Assennato, dg dell’Arpa Puglia e responsabile del Comitato tecnico scientifico del Registro Tumori Puglia: «Non posso che dirmi soddisfatto per l’istituzione di un Registro relativo alla sola area tarantina. Siamo in presenza di un sistema che ci consente d’incardinare in modo corretto l’attività di rilevazione. Il dato principale è l’estrema qualità dei dati, nettamente superiore a quelli in possesso da altri registri operanti in Italia» Il vecchio Ospedale Testa, intanto, un tempo ubicato in un’oasi verde, e oggi distante poche centinaia di metri dalla raffineria Eni e dallo stabilimento Ilva, dovrebbe diventare il nuovo Centro regionale per la qualità dell’Aria. Novità importanti per una città che combatte, quotidianamente, la sua battaglia contro l’inquinamento. (Terra)

martedì 19 luglio 2011

Piccolo ritardo mortale...

Diossina, Puglia in ritardo di 29 mesi sul campionamento in continuo

La Regione Puglia ha accumulato 29 mesi di ritardo sul campionamento in continuo della diossina: perché? Quando partirà esattamente? La decisione doveva essere presa dall'inizio del 2009 e invece dopo "i 'due regali' della Regione all'Ilva in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)" la situazione sembra essere molto più complicata.

La Regione Puglia ha accumulato 29 mesi di ritardo sul campionamento in continuo della diossina
La Regione Puglia ha accumulato 29 mesi di ritardo sul campionamento in continuo della diossina: perché? Quando partirà esattamente? Non ci sembra di essere pretestuosi e intempestivi se chiediamo di applicare una legge della Regione dopo 29 mesi di ritardo. Ricordiamo che la decisione sul campionamento in continuo doveva essere presa dall'inizio del 2009.
Dopo il comunicato stampa di PeaceLink sui 'due regali' della Regione all'Ilva in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), il consigliere regionale Alfredo Cervellera ha chiesto lumi all'assessore all'ecologia Lorenzo Nicastro che ha interpellato gli Uffici regionali della Direzione Ambiente per verificare la fondatezza di quanto abbiamo affermato nel comunicato inviato ieri 12 luglio e apparso oggi con ampio risalto.
Nel comunicato davamo notizia che l'AIA, già peggiorata rispetto alla sua prima versione provvisoria (Parere Istruttorio del 2009), rischiava di essere ulteriormente peggiorata. Infatti la Regione – invece di bocciare seccamente tutte le obiezioni dell'Ilva all'AIA - era disposta a prenderne in considerazione due: una sul campionamento in continuo della diossina e una sul sistema di abbattimento inquinanti della cokeria.
L'AIA aveva pochi pregi e molti difetti. Male ha fatto la Regione a dichiararsi pronta a ridiscutere tecnicamente su due punti che giocavano a nostro favore: il campionamento in continuo diossina e il sistema di abbattimento in cokeria. Su questi punti vi devono essere prescrizioni perentorie con date certe e non tavoli tecnici che, è inutile nasconderselo, tendono ad allungare i tempi per le soluzioni da adottare.
Sui pochi punti dell'AIA che giocano a nostro favore si rischia di rivedere la favola di Bertoldo:
“Disse il re Alboino: I miei giudici ti hanno condannato a morte.
Rispose Bertoldo: è giusto. Concedimi di scegliere l'albero cui sarò impiccato. Il re acconsentì.
Allora Bertoldo si mise in viaggio per tutta l'Italia, per trovare un albero adatto. Ma non riuscì mai a trovarlo. E intanto Alboino pagava il viaggio e il mantenimento dei soldati che scortavano Bertoldo”.
Giulio Cesare Croce - Dialoghi tra Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno
taranto inquinamento
La decisione sul campionamento in continuo della diossina doveva essere presa dall'inizio del 2009
La Regione si giustifica dicendo che l'accoglimento delle osservazioni dell'Ilva riguardano la parte “introduttiva e tecnica, ma non vincolante” della delibera e tuttavia leggiamo che la delibera della regione considera le sue osservazioni tecniche “parte integrante del presente atto”.
Quindi se quelle osservazioni tecniche sono sbagliate e inopportune, non potranno che offrire un'occasione al Ministero per rendere meno perentorie le poche prescrizioni che erano riuscite a passare.
Ciò nonostante la Regione Puglia difende quelle “aperture all'Ilva”. La Regione, a proposito del tavolo tecnico per il campionamento in continuo della diossina, afferma: “Tale Tavolo Tecnico (del quale si sono già tenute due riunioni, contrariamente a quanto afferma la associazione ambientalista che sostiene che non ce ne siano state) ha già stilato una bozza di protocollo che prevede il campionamento in continuo sin da subito”. È bene specificare che le due riunioni a cui si riferisce la regione sono servite solo a istituire il tavolo tecnico e sono state preliminari.
Se è vero che si prevede il campionamento in continuo della diossina “sin da subito” vogliamo sapere la data: quando sarà questo “subito”? Fra una settimana, un mese, o quando?
La Regione continua: “Le dimensioni e la complessità del problema, rendono davvero risibile l’affermazione, riportata dalla stampa, secondo cui il campionatore in continuo bisognava “montarlo subito e farlo funzionare”… ma evidentemente chi ha affermato ciò non sa di cosa sta parlando”.
Non sappiamo di cosa stiamo parlando?
Ci permettiamo di osservare che del campionamento in continuo della diossina ci siamo occupati organizzando due incontri di studio, uno con il Comune di Taranto (16/6/2009) a cui sono stati invitati specialisti da tutt'Italia e uno con il dott. Stefano Raccanelli (25/2/2011), considerato fra i massimi esperti nazionali di diossina.
Vogliamo aggiungere che l'ing. Antonello Antonicelli (dirigente del settore ecologia della Regione) – dopo che le Iene avevano intervistato il presidente Vendola sul campionamento continuo che non partiva – ci ha chiesto un parere tecnico sulle tecnologie di cui eravamo a conoscenza.
Dire che non sappiamo di cosa stiamo parlando ci sembra veramente una battuta fuori luogo.
Il pubblico deve sapere che i costi del campionamento continuo sono davvero modesti rispetto al controllo manuale della diossina. Sono tecnologie da meno di 150 mila euro e verrebbero probabilmente a costare all'Ilva meno di quanto spenderà lo Stato e la Regione per far riunire svariate volte i “tavoli tecnici”, con spese di aereo, ristorante, albergo, missione, ecc. ecc.
Ricordiamo che la decisione sul campionamento in continuo doveva essere presa dall'inizio del 2009.
Nell'articolo 3 della legge regionale sulla diossina si legge che “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni i gestori devono elaborare un piano per il campionamento in continuo”. Considerando che la legge è del 19 dicembre 2008 ed è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia il 23/12/2008, il piano per il campionamento in continuo doveva essere già pronto per febbraio 2009. Vorremmo sapere come mai ci sono questi 29 mesi di ritardo e quanto dobbiamo aspettare ancora in questa attesa “fuori legge”.
Ci permettiamo inoltre di segnalare che l'ottimo sito è stato disattivato e al suo posto appare “Lavori in corso”.
Non ci sembra di essere pretestuosi e intempestivi se chiediamo di applicare una legge della Regione dopo 29 mesi di ritardo. A questo già abbondante ritardo la delibera della Regione offre ulteriori e ghiotte occasioni di ulteriore ritardo, che saranno ovviamente tutte argomentate con i più rigorosi crismi del purismo tecnologico.
diossina taranto
"Se è vero che si prevede il campionamento in continuo della diossina 'sin da subito' vogliamo sapere la data: quando sarà questo 'subito'? "
E veniamo alla cokeria su cui la Regione vorrebbe smentirci usando argomenti che più li sviluppa e più li perde di mano. Infatti sulla cokeria la Regione arriva a dire cose sorprendenti:
- da una parte dice di avere appoggiato lei stessa la prescrizione di creare un sistema di abbattimento degli inquinanti nei camini della cokeria (“tale prescrizione è stata inserita in tale documento tecnico non per iniziativa del Ministero o di chissà chi, ma su iniziativa dell’Arpa Puglia, col pieno consenso dei tecnici di Regione, Provincia e Comuni, nel corso di una delle ultime riunioni del Gruppo Istruttore (maggio 2011); tale prescrizione imporrà all’ILVA un notevole impegno per la realizzazione di sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti dai camini della cokeria”); quindi il merito della prescrizione va all'Arpa Puglia;
- dall'altra però la Regione 'rema contro' l'Arpa Puglia e, invece di difendere la prescrizione dell'Arpa Puglia e respingere l'obiezione dell'Ilva, “dialoga” con l'obiezione dell'Ilva e si riserva di valutarla dicendo che, come Regione, “ritiene che l'aspetto debba essere opportunamente approfondito dalla Conferenza dei servizi”. Incredibile. La mano destra della Regione impone una prescrizione e la mano sinistra non la difende. Questi sono autogol.
Diceva il grande giornalista Joseph Pulitzer: “Un'opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema”. In questo momento tutti siamo consapevoli che il parere in tale vicenda sconcertante spetti all'opinione pubblica. Un'opinione pubblica bene informata metterà la Regione e gli altri enti locali di fronte alle loro gravi responsabilità, prima fra tutta quella di non aver sostenuto le prescrizioni delle associazioni.
Noi viviamo come una beffa un'AIA rilasciata senza aver accolto e appoggiato le rivendicazioni – tecnicamente argomentate - delle associazioni. La società civile da quattro anni si stava spendendo per avere un'autorizzazione con rigorose prescrizioni. E invece l'AIA partorita con l'appoggio della Regione ha tenuto la società civile fuori dalla porta. Quest'AIA è peggiore di gran lunga del testo elaborato nel 2009 che chiedevamo di migliorare con le nostre osservazioni.
Lo dicono tutte le associazioni ambientaliste che questa AIA è un passo indietro rispetto a quello che potevamo ottenere se avessimo fatto fronte unico. Ma la Regione oggi è da sola, in compagnia del Comune e della Provincia, a sottolinearne con retorica inopportuna che quest'AIA, priva delle prescrizioni da noi proposte, sarebbe una 'svolta storica'.
La Regione ha perso il consenso di tutte le associazioni ambientaliste, civiche e sanitarie in un sol colpo e parla di svolta storica? Lasciamo all'opinione pubblica ogni valutazione.
Alessandro Marescotti, Peacelink
Vigiliamo per la discarica ha incontrato il Sindaco e l’Assessore all’ambiente
comunicato stampa (19 luglio 2011)

All’incontro con il Sindaco e con l’Assessore all’ambiente, richiesto dal comitato Vigiliamo per la discarica, hanno preso parte la coordinatrice del comitato, prof.ssa Etta Ragusa e l’avv. Antonio Lupo. Argomento dell’incontro sono stati i rifiuti 191212, così classificati dal codice CER (Catalogo europeo dei rifiuti), e i rifiuti con il “codice a specchio”.
Dai rappresentanti del comitato sono state evidenziate le ragioni della particolare attenzione di Vigiliamo per lo smaltimento dei rifiuti col codice 19.12.12, e cioè di quei rifiuti prodotti dal trattamento e/o dalla selezione meccanica di altri rifiuti che non dovrebbero contenere sostanze pericolose. Attenzione che già da qualche anno si è concretizzata in sollecitazioni sia all’Arpa di Taranto che al presidente della regione N. Vendola.
Infatti, è stato fatto presente al Sindaco e all’assessore all’ambiente, i rifiuti col codice 19.12.12 sono proprio quei rifiuti per cui, come narrato da Roberto Saviano nel libro “Gomorra”, e in particolare per l’operazione “Eldorado” citata in quel libro, la discarica di Grottaglie è risultata essere una delle discariche destinatarie dello smaltimento di questi rifiuti, così come già documentato dalle due sentenze del Tribunale di Milano del 2006 e del 2008 che chiudevano un’inchiesta avviata alla fine del 2003.
Pertanto, è stato spiegato al Sindaco e all’assessore, il comitato Vigiliamo per la discarica ha deciso di mantenere alta la guardia su questi rifiuti classificati col codice 19.12.12, dal momento che in questi anni l’Amministrazione comunale di Grottaglie, mantenendo un forte silenzio su questa grave vicenda, non si è minimamente adoperata per costituirsi parte civile nei processi fatti a Milano a seguito dell’inchiesta “Eldorado”, che ha individuato nella discarica di Grottaglie uno dei terminali del traffico illecito di rifiuti e specialmente di rifiuti recanti il codice 191212.
E tutto ciò a prescindere dalla circostanza che non sono state ravvisate responsabilità da parte del gestore della discarica, che è risultato essere inconsapevole della illecita provenienza dei rifiuti classificati col codice 19.12.12 smaltiti nella discarica di Grottaglie. E’ infatti evidente che, se una cittadina e un territorio come il nostro sono stati comunque toccati dalla presenza di interessi a dir poco inquietanti, era necessario che l’amministrazione comunale si costituisse parte civile.
Da qui la necessità, evidenziata al Sindaco e all’assessore all’ambiente da parte dei rappresentati del comitato Vigiliamo per la discarica, di fare la massima chiarezza su questi rifiuti classificati col codice 19.12.12 e di pretendere maggiori ragguagli e puntualizzazioni sulla provenienza sia delle novantaquattromila tonnellate smaltite negli anni 2008 e 2009, sia delle altre decine di migliaia di tonnellate smaltite con ogni probabilità nel 2010 e 2011.
E’ infatti ovvio che per il comitato non è sufficiente l’informazione fornita dalla Ecolevante all’Amministrazione comunale, secondo cui questi rifiuti sarebbero rifiuti speciali e non rifiuti urbani. E che è necessario che si faccia chiarezza sia sulla provenienza di questi rifiuti, che sulle analisi e certificazioni che ne hanno accompagnato il conferimento in discarica.
Contemporaneamente, il comitato ha sottolineato l’esigenza di fare ulteriori approfondimenti sui rifiuti con il “codice a specchio”, la cui pericolosità presunta può essere esclusa solo se il loro conferimento in discarica è accompagnato da analisi e certificazioni che escludano la presenza di sostanze pericolose in quantità tali da consentirne lo smaltimento in discariche per rifiuti non pericolosi.
Alle richieste avanzate dai rappresentanti di Vigiliamo, il Sindaco avv. Alabrese e l’assessore all’ambiente ing. G. Lupo hanno assicurato il loro interessamento e la disponibilità ad approfondire l’argomento anche alla luce della documentazione presente in Comune e di quanto previsto dalla convenzione che l’Amministrazione di Grottaglie ha stipulato con il Politecnico di Bari.

lunedì 18 luglio 2011

Rosso di giorno..


Da una segnalazione:

Rientrando nella mia città alle ore 17.40, sono stato attratto da questa macchia di fumo molto intensa, proveniente dall'interno della zona industriale ILVA. Cosa sarà? Ho fatto in tempo a scendere dall'auto e fotografare. Invio la foto alle autorità ed a chi di dovere per analisi del caso. Propongo di tenere fissa una webcam sulla zona industriale per monitorare quanto accade.