mercoledì 15 dicembre 2010

Il lupo perde il pelo... Omen nomen?


Bonaventura Lamacchia: lo ricordate?
Quel signore per cui protestammo perché era nella commissione che doveva dare l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) Ilva?
E protestammo perché? Perché il Ministro Prestigiacomo, insediatasi, nominò nel settembre 2008 tecnici di sua fiducia azzerando la commissione AIA del governo precedente.
Dopo le proteste il ministero dell´Ambiente nel 2009 fu costretta a sospendere Bonaventura Lamacchia, l´ingegnere membro della commissione Aia che avrebbe dovuto decidere il futuro dell´Ilva di Taranto. La decisione arrivò tuttavia proprio dopo un´inchiesta di Repubblica e de L´Espresso che hanno raccontato i guai giudiziari dell´ex deputato calabrese dell´Udeur che aveva in curriculum condanne per falso, ricettazione, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione e turbativa d´asta.
Cliccate qui per il dossier sul nostro Blog

LA NOVITA'? Eccola:

'Ndrangheta, in manette ex senatore tra i 49 arrestati il boss scarcerato ieri L'ex-senatore Bonaventura La Macchia

COSENZA - Nuova vasta operazione contro la 'ndrangheta in Calabria: 49 arresti nei confronti di presunti affiliati alla cosca Bruni. Tra loro l'ex parlamentare dell'Udeur Bonaventura La Macchia. E anche il capocosca, Michele Bruni, che proprio ieri era stato scarcerato. La cosca Bruni, secondo quanto è emerso dalle indagini, si sarebbe infiltrata in numerose attività imprenditoriali, gestendo, tra l'altro, i servizi di onoranze funebri ed una discoteca nel centro di Cosenza. Avrebbe anche un ruolo attivo nel traffico di stupefacenti, nelle estorsioni e nelle rapine contro i furgoni portavalori eseguite con la complicità di mafiosi pugliesi.
Bonaventura La Macchia era stato eletto deputato nel 1996 con la Lista Dini e nel 1999 aveva aderito all'Udeur. Era già stato arrestato negli anni '90 per reati finanziari. Particolare curioso l'arresto del capo della cosca, Michele Bruni, che era stato scarcerato appena ieri ed era stato posto agli arresti domiciliari. Insieme a lui, secondo quanto riferito dagli investigatori, sono stati arrestati la compagna e tre fratelli, due dei quali, comunque, erano già detenuti.
Tra gli arrestati figurano anche due carabinieri, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Uno dei due militari era in servizio nella Compagnia di Rende (Cosenza), mentre l'altro era già stato sospeso.
La Repubblica

martedì 14 dicembre 2010

Dietrofront munnezza!

Rifiuti non conformi agli accordi, i primi 7 camion tornano indietro. L’Arpa Puglia smentisce quella campana

Camion non ermetici, mancanza del SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti urbani campani) e soprattutto presunta non corrispondenza della qualità della spazzatura giunta a Statte per essere sversata nella discarica Italcave.
Per questi motivi l’immondizia proveniente da Napoli non ha superato il controllo dell’Arpa Puglia (Agenzia di protezione ambientale). Un camion era entrato nella cava poco distante dal comune di Statte, ma dopo qualche minuto è tornato indietro e ha ripreso la strada della Campania assieme agli altri sei.
Quindi l’Arpa Puglia ha bocciato l’Arpa Campania. Il primo blocco di rifiuti provenienti dall’emergenza napoletana e per “solidarietà nazionale” destinati ad essere sversati a Taranto, sono stati respinti. Non dai cittadini in mobilitazione da giorni, ma dai tecnici.
Anche ieri, il primo carico delle 45 mila tonnellate di immondizia, si era fatto attendere invano. I motivi erano legati proprio alle procedure di controllo alla “fonte” da parte dei tecnici dell’Arpa Campania. Controlli dettati dal protocollo d’intesa tra Regione Puglia, Campania e Governo.
E’ evidente che il carico dei sette camion non corrispondeva a tale protocollo e che l’Arpa Campania ha “errato” i suoi rilievi. Tutto ciò conferma i timori dei tarantini che hanno manifestato il loro dissenso per questo ennesimo scempio del territorio. Taranto primeggia nel Mondo per malattie oncolgiche dovute allo sfruttamento industriale del territorio. Il rischio è che dalla Campania giungano rifiuti “rifiutati” altrove, come in Germania.
Vincenzo Conte, consigliere comunale dei Verdi di Statte, parla della presenza, nei cassoni dei camion giunti a Taranto, di rifiuti solidi urbani non trattati, maleodoranti e scolanti del tossico e velenoso percolato. Quindi non i previsti rifiuti speciali non pericolosi per cui è autorizzata la discarica Italcave.
E’ da ricordare che la solidarietà Tarantina nei confronti delle popolazioni del napoletano, non riguarda le 1000 tonnellate presenti sulle strade del capoluogo campano ma la spazzatura accumulata da anni e frutto delle diverse emergenze mai risolte dal Governo Italiano. Rifiuti accantonati ma mai smaltiti. Altrimenti non si spiegherebbe la sporporzione 1 a 45, tra le mille tonnellate da raccogliere per le strade di Napoli e le 45 mila destinate ai terreni di Taranto e provincia. Quarantacinque volte tanto, frutto della stratificazione della “Gomorra” descritta dallo scrittore Roberto Saviano.
Adesso è difficile prevedere quando e come potrà essere risolta la situazione creatasi.
Sempre Conte, propone al sindaco di Statte, Angelo Miccoli, di creare una commissione paritetica con tecnici e cittadini che controlli e vigili sull’arrivo dell’immondizia dell’emergenza campana.
Quando dovrà farlo, a questo punto è un’incognita, come quando e se arriveranno le tonnellate di spazzatura.
La storia potrebbe ripetersi per le altre due discariche tarantine.
Gino Martina, POPOLARE NETWORK

Come si tarpano le ali ai cittadini...

L'11/12/2010, Vincenzo Conte, Consigliere Comunale di Statte, si è recato in Questura a Taranto per chiedere l'autorizzazione a manifestare in occasione dell'arrivo dei rifiuti dalla Campania nella discarica Italcave. Il permesso è stato regolarmente rilasciato.
Il mattino dopo, 12/12/2010 invece, il Questore della Provincia di Taranto notificava al suo domicilio il divieto di qualsiasi manifestazione adducendo motivazioni risibili se non ridicole.
Come non leggere un'ingerenza degli organi dello stato nella liberà espressione della volontà dei cittadini?
Valutate voi, ecco i documenti relativi al permesso e al successivo divieto.

lunedì 13 dicembre 2010

Video Rai.TV - Report 2010-2011 - Consumatori difettosi

Inizia con Taranto (primo minuto) e finisce con Taranto (ultimi dieci minuti): ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE!
Il senso del consumo... delle nostre vite contemporanee!
Buona visione


Video Rai.TV - Report 2010-2011 - Consumatori difettosi

sabato 11 dicembre 2010

Ripartiamo da Lizzano!

Comunicato stampa PER LA NOSTRA TERRA

Contro i veleni delle discariche!

Insieme per salvare il territorio!

Il 12 dicembre alle ore 16, in piazza IV novembre a Lizzano, ci sarà il primo grande raduno cittadino per la tutela della nostra terra ormai inquinata dallo sfruttamento che subisce da oltre 30 anni a causa della presenza di discariche e inceneritori. La manifestazione è organizzata da 16 associazioni joniche a cui si stanno aggiungendo in questi giorni altri comitati ambientalisti della provincia di Taranto. Il raduno sarà preceduto da un’assemblea regionale che si terrà alle 15 nel Tensostatico in piazza Unicef a Lizzano, a cui parteciperanno tutti i gruppi.

Il corteo percorrerà le seguenti strade: piazza IV novembre, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi, via Mascagni, via XXIV maggio, viale Gramsci, via Piave, piazzale convento San Pasquale. Durante e al termine del corteo sono previsti interventi delle associazioni e dei cittadini.

Siamo contro…
  • l’attuale gestione italiana dei rifiuti che prevede, per la chiusura del suo ciclo, l’utilizzo delle discariche e degli inceneritori.
  • tutti i rifiuti, non solo quelli campani,
  • l’attuale politica di continue emergenze per cui pagano sempre e solo i cittadini,
  • l’attuale governo Berlusconi che chiese le dimissioni del governo Prodi nel 2008 per l’incapacità a risolvere l’emergenza campana. Oggi, per analogia e coerenza, dovrebbe dimettersi così come tutti i parlamentari pugliesi che non propongono azioni concrete per la tutela dei territori e della popolazioni che soffrono la vicinanza delle discariche,
  • i governi locali, che dimostrandosi solidali ad una politica nazionale errata, ne stanno diventando complici,
  • tutti i governi, le istituzioni e gli enti pubblici che non adottano misure di massima tutela della salute.

Perché a Lizzano?
  • Perché a meno di 2 km da Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Roccaforzata, Faggiano, opera una delle più grandi discariche di rifiuti speciali di tutta Europa,
  • Perché nella Provincia di Taranto esistono oltre 50 discariche, di cui la Vergine, la Italcave e la Ecolevante sono tra le più grandi e pericolose di Europa, oltre all’inceneritore tra Taranto e Massafra
  • Perché, grazie a continui ricorsi, la discarica opera con deroghe ed autorizzazioni provvisorie, non ottemperando alle necessari impianti tecnici (adeguata impermeabilizzazione nei confronti della falda acquifera e captazione del nocivo e fastidioso gas che si libera in aria)
  • Perché adiacente alla attuale discarica Vergine è presente un altro sito nel quale, per quasi 40 anni, è stato scaricato di tutto senza alcun controllo, e nessun Ente Pubblico al momento dichiara la salubrità della stessa,
  • Perché prima dell’apertura della discarica Vergine come rifiuti speciali (2003), secondo alcune testimonianze, molti camion provenienti dalle regioni del nord tra cui la Toscana, già conferivano rifiuti industriali in maniera incontrollata,
  • Perché a Lizzano vi sono casi di malattie legate all’inquinamento come asma, neoplasie, tiroidismo, leucemia ecc… I più colpiti sono i bambini e gli anziani
  • Perché Lizzano, terra dell’uva e del vino, degli ulivi, dell’agricoltura per la “dieta mediterranea”, del turismo… si ritrova con un territorio maleodorante e minacciato dalla vicina discarica,
  • Perché Taranto e la sua Provincia pagano già con la salute le conseguenze dell’inquinamento delle grandi industrie (raffineria, siderurgico, cementificio)
  • Perché nel Salento sono già presenti attività altamente inquinanti (come la centrale a Carbone di Brindisi)

Chiediamo:
  • La chiusura delle discariche e degli inceneritori,
  • Di effettuare controlli sulla salute delle popolazioni limitrofe, sulle falde, sulle acque superficiali, carotaggi sulle discariche aperte e anche su quelle chiuse.
  • La bonifica delle vecchie discariche incontrollate e la messa in sicurezza di quelle esaurite e chiuse,
  • L’introduzione di un nuovo modello di gestione dei rifiuti che si orienti verso la strategia dei RIFIUTI ZERO
        • L’avvio di impianti di riciclaggio. Lo stimolo alla promozione di tecnologie alternative all'inceneritore, quindi impianti di recupero e riuso di materiali primi secondi (rifiuti differenziati) inoltrando un percorso che porterà ad alimentare un nuovo modo di “guardare” ai rifiuti.

Con l’auspicio di porre fine alle emergenze… le nostre!

AttivaLizzano, Taranto libera, Associazione Malati Cronici, Comitati di Quartiere Taranto, Meet Up I Grilli delle 100 Masserie, Amici di Beppe Grillo Taranto, I Grilli di Taranto in Movimento, Taranto Ciclabile, Co.ri.Ta., Comitato per l’Ambiente Fragagnano, CarosiNodiscariche, Anta Onlus Sava, Sud in Movimento, Donne per Taranto, BLUT 1993

Facciamo sentire l'aria di Taranto alla Repubblica!

Ogni mese Repubblica.it e Repubblica Tv propongono ai lettori cinque inchieste sull’ambiente. I cronisti lavoreranno sul tema che avrà avuto il maggior gradimento.
In questo mese c'è Taranto, è fondamentale che si parli della questione Taranto a livello nazionale.
Entra e vota.Grazie mille!!!!!!

venerdì 10 dicembre 2010

Rifiuti. Vendola e Sindaci: occhio ai codici!

COMUNICATO STAMPA
Per i rifiuti campani, e non solo:

Il comitato Vigiliamo per la discarica pretende adeguate verifiche e controlli sui rifiuti provenienti dalla Campania (e non solo) che sono smaltiti nelle discariche joniche.
Per i rifiuti campani, si tratterebbe di quelli classificati con i codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) 190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata), 190503 (compost fuori specifica) e 191212 (altri rifiuti, compresi materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui al codice 19.12.11*, contenenti sostanze pericolose).
In relazione a questi rifiuti, le cronache giudiziarie provenienti dalla Campania suggeriscono di prestare la massima attenzione. Ad esempio il codice 191212 è stato spesso utilizzato per classificare rifiuti che avrebbero dovuto essere classificati come pericolosi, sulla base della elevata concentrazione di sostanze pericolose in essi contenute.
Perciò è indispensabile che il conferimento dei rifiuti sia accompagnato da analisi e certificazioni effettuate da laboratori onesti e competenti, e che sia adeguatamente verificata, anche prima del conferimento in discarica, la conformità dei rifiuti alle classificazioni effettuate dal produttore e/o trasportatore.
E’ pertanto assolutamente necessario accendere un grandissimo faro sui laboratori di analisi che rilasciano le certificazioni e le attestazioni che escludono la pericolosità di questi rifiuti. Ed è altrettanto necessario e urgente accendere un faro ancora più grande sui controlli che dovranno essere effettuati, all’arrivo, dall’ARPA Puglia e da tutte le altre autorità che si è ritenuto di investire e chiamare in causa su questa nuova attività impattante così pesantemente ancora una volta sulla Provincia di Taranto.
Ma questa attenzione pretendiamo che sia estesa a tutti i rifiuti che vengono conferiti nelle discariche joniche e specialmente per quei rifiuti con “voci a specchio”, come quelli classificati col codice 191212, e cioè per quei rifiuti, pericolosi per definizione, che solo per effetto delle analisi e delle certificazioni rilasciate dai laboratori, possono essere classificati come non pericolosi sulla base di una limitata concentrazione di sostanze pericolose.
Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave impatto determinato dalla presenza di queste tipologie di discariche, sciaguratamente volute dai nostri irresponsabili amministratori! Lanciamo un allarme che riguarda non solo le 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ma tutti gli altri rifiuti speciali che sono stati e saranno smaltiti nelle discariche joniche!
Nella sola discarica Ecolevante è stata conferita, fino al 2008, come risulta dai MUD (Modello Unico di dichiarazione ambientale) depositati presso la Camera di commercio, l’impressionante quantità di ben 439.006,800 (quattrocentotrentanovemilasei,ottocento) tonnellate di rifiuti col codice 19.12.12.
Su questi rifiuti con “voci a specchio” ci sono stati i controlli? E, in caso di risposta affermativa, come e con quali frequenze sono stati effettuati? Invitiamo le Autorità preposte a pubblicare questi controlli!
Al di là, pertanto, del clamore mediatico suscitato dal sia pur pesante impatto determinato dalle 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ribadiamo che è altrettanto indispensabile e urgente effettuare controlli anche per i rifiuti non campani, i quali, come riportano continuamente le cronache giudiziarie nazionali (e mai quelle provinciali), non sono meno degni di controlli approfonditi e seri.
Vigiliamo per la Discarica

mercoledì 8 dicembre 2010

Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Di Francesca Cavallo

Ho appena letto la lettera che hai postato sul tuo blog, e mi sono un po’ innervosita. Caro Nichi, da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che la retorica abbia preso il sopravvento sulla concretezza delle risposte e sulla conoscenza dei problemi della nostra terra. Quella terra che con tanta passione ti ha sostenuto, contro ogni previsione, in tutti questi anni. Questo non è giusto. Non ce lo meritiamo.

Le uniche risposte che dai in questa lettera sono retoriche. In cima a tutte c’è questa:

Avrei potuto far prevalere la logica del cinismo e innalzare le barricate contro i rifiuti campani solo per averne un vantaggio sui miei avversari politici. Ma, di fronte alle notizie di bambini ricoverati per problemi sanitari connessi alla presenza dei rifiuti per strada a Napoli, non c’è alcuna logica possibile se non quella di correre in soccorso dei nostri connazionali per garantire loro ogni utile supporto.

Questa mi ha fatto davvero arrabbiare. Nichi, non hai detto una parola fino a questo momento, sugli interi paesi che vivono senza poter respirare, ti ripeto SENZA POTER RESPIRARE a causa dei miasmi provenienti dalle discariche per rifiuti speciali. E ora tenti con tanta leggerezza di fare questo giochino? Liquidi in 4 righe il disagio di una popolazione che non merita di essere considerata cinica e menefreghista solo perché sta cercando di difendere con i denti il diritto a non dover abbandonare la propria terra. Questo è scorretto, Nichi.

È più che comprensibile che la gente sia preoccupata di vedere ulteriormente aggravata la situazione. I rifiuti che arrivano qui ogni giorno arrivano comunque da tutta Italia. Noi siamo consapevoli di essere comunque trattati come la cloaca di questo Paese. Credo anche che tu lo sappia molto bene. Il motivo per cui abbiamo iniziato a combattere (e non solo per non ricevere rifiuti da altre città, ma anche per promuovere una cultura responsabile che eviti le emergenze) è perché non se ne può più. È perché non respiriamo, ci ammaliamo, muoriamo e nessuno, neanche tu, sembra importarsene un granchè. Allora, che la tua unica dichiarazione in merito alla situazione delle discariche per rifiuti speciali in Provincia di Taranto arrivi solo nel momento in cui devi difendere la tua scelta di fare il cavaliere e accettare i rifiuti di Napoli, è offensivo per noi.

Siamo noi che chiediamo a te responsabilità, Nichi. Su tutta questa storia, finora, ne abbiamo vista davvero poca.

lunedì 6 dicembre 2010

L'Ilva di Taranto a Report!!

Domenica sera 12 dicembre prossimo, si parlerà dell'Ilva di Taranto su Report, in onda su Raitre dalle ore 21.30!
Non perdetevelo!!!

COMUNICATO STAMPA di PeaceLink
Formaggio alla diossina, fumi al benzo(a)pirene, terra e acqua contaminate dai veleni industriali.


Domenica prossima la telecamera di Report - nota trasmissione televisiva di Raitre - metterà a fuoco le distorsioni dell'economia, concludendo l'inchiesta su Taranto, città scelta - non a caso - come simbolo di uno sviluppo perverso.
Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su Raitre.
Si parlerà del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore paradossale, che cresce - anziché diminuire - quando ad esempio la gente si ammala di cancro e muore di inquinamento. Report ha scelto di parlare di Taranto perché in questa città gli individui sono stati immolati sull'altare di un'economia perversa.
PeaceLink - assieme al Fondo Antidiossina Taranto - ha collaborato a questa puntata mostrando il tristemente famoso "formaggio alla diossina", simbolo di una città industriale che ha convissuto per decenni con un terribile cancerogeno senza mai esserne stata informata. E tutto ciò perché? Per non disturbare l'economia e i profitti.
La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.
La recente classifica del Sole 24 ore (dedicata alla qualità della vita nelle province italiane) ha riservato a Taranto il centesimo posto, in coda alla graduatoria (http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2010/home.shtml). E' quindi lo stesso giornale di Confindustria che decreta il fallimento del "modello Taranto", basato su un'industria inquinante che - unico caso in Italia - è responsabile per il 93% delle emissioni di polveri nocive locali. Che senso ha proseguire verso un tipo di sviluppo fallimentare che ci fa scendere sempre più in basso?
E' la conferma dell'ipotesi di Report: questo sviluppo ha fatto crescere il PIL e precipitare la qualità della vita. Sapremo prendere coscienza di un'industrializzazione selvaggia che ha massimizzato i profitti scaricando sull'intera società i suoi costi sanitari, ambientali e umani? Sapremo invertire la rotta e andare verso una nuova economia sostenibile?
E' quello che auspichiamo e che la politica deve cominciare a discutere.
Alessandro Marescotti

Patti (poco) chiari. Ma i cittadini si fanno sentire!

Valsugana, le Acciaierie vogliono patteggiare per i fumi velenosi

Processo per nove ex dirigenti dello stabilimento siderurgico sotto accusa per l'emissione di fumi inquinanti. S'indaga anche per gli scarichi industriali mescolati ai terreni venduti agli agricoltori
Oli, vernici, gomme, plastiche. Bruciate ed emesse nell’atmosfera. Insieme a diossine, tante, troppe, in quantità superiori ai limiti di legge. Il tutto respirato dai lavoratori e dai cittadini. Per molti anni. Almeno venti. È accaduto nella Bassa Valsugana, nel Trentino verde e agricolo. In una parte d’Italia conosciuta dall’immaginario come incontaminata e salubre.

La storia emerge da quattro inchieste della magistratura di Trento, che si sono tradotte in altrettanti procedimenti giudiziari. La più nota, quella denominata “Fumo negli occhi” per la quale sono indagati nove ex dirigenti delle Acciaierie Valsugane, è arrivata a un bivio. Una parte del procedimento è stata trasferita a Brescia, città dove, secondo l’accusa, i laboratori avrebbero falsificato i dati delle emissioni venefiche. Gli imputati hanno chiesto un po’ di tempo per formulare un patteggiamento. «Ipotesi assurda, visto che non riconoscono il danno e quindi i dovuti risarcimenti»: a parlare è Mario Giuliano, l’avvocato che rappresenta le 530 parti civili costituite: «Sono tutti cittadini, nemmeno un operaio, perché temono di perdere il posto di lavoro. Invece i residenti della zona, che per anni hanno respirato i fumi molesti, sono interessati ad andare fino in fondo».

Le acciaierie Valsugane oggi sono parzialmente sotto sequestro: «Quando ho cominciato a occuparmi di questa storia quasi non credevo ai miei occhi – racconta l’avvocato – Il direttore dello stabilimento sapeva benissimo che tutto quanto accadeva nell’acciaieria era nocivo per chi ci lavorava ma ha soprasseduto».

Anche le carte dell’inchiesta parlano chiaro: «I dipendenti venivano a trovarsi frequentemente esposti a notevoli emissioni di fumi, gas e polveri che si diffondevano all’interno del capannone prima di uscire dalle aperture dello stesso, creando accumuli di polveri sui pavimenti, sulle passerelle di lavoro, sui muri e sui macchinari. Le polveri e i fumi generati dai processi di fusione del rottame contenevano sostanze nocive per la salute umana come, per esempio, le Diossine, gli Ipa. (idrocarburi policiclici aromatici), i Pcb (po1iclorobifenili), il monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (Cot)».

Ma “Fumo negli occhi” è solo una delle indagini. I rifiuti prodotti dall’acciaieria venivano miscelati ai terreni di una cava e venduti come terra vegetale ai residenti della zona. Pian piano le verdure e gli ortaggi hanno cominciato a morire, la terra a inaridirsi e i terreni a perder valore. Non solo. Quegli stessi rifiuti mescolati al cemento hanno reso friabili anche le fondamenta delle case e il valore immobiliare della zona è precipitato. C’è scritto tutto, nero su bianco, nell’altra inchiesta, “Tridentum”: nel sito di recupero ambientale di Monte Zaccon (proprio in questi giorni è stata sequestrata un’altra discarica) venivano smaltiti rifiuti pericolosi delle Acciaierie, tra i quali rifiuti costituiti da terre provenienti dalla bonifica di siti contaminati da prodotti petroliferi quali carburanti e combustibili. Si tratta di migliaia di tonnellate di immondizia inquinante: la cava di fatto è stata trasformata in una discarica abusiva. In questo caso le parti civili sono rappresentate da tutti i proprietari immobiliari, il più vicino residente a 600 metri dalla cava, il più lontano a tre chilometri.

Lo sa bene un cittadino di Marter, cosa vuol dire combattere contro il mostro dell’inquinamento: Marter è la zona della cava. Era in trattativa per vendere la sua casa al prezzo di 250 mila euro, ma dopo i sequestri alla cava improvvisamente il valore del suo appartamento è precipitato: l’ha dovuto vendere a centomila euro.

domenica 5 dicembre 2010

"I peggio"...

Nella classifica di Greenpeace dei grandi 'produttori' di CO2 in Italia, la Puglia mantiene il primato per le emissioni: ospita infatti tre delle prime quattro aziende in classifica. La centrale Enel a carbone di Brindisi sud - per Greenpeace - mantiene il primato dei grandi inquinatori italiani con 13 mln di tonnellate (Mt) di CO2 emesse nel 2009, superando ampiamente le quote e i limiti di 10,4 Mt di CO2 imposti dalla Direttiva europea sulle emissioni. Al secondo posto la Centrale Edison di Taranto, al terzo la raffineria Saras di Sarroch e al quarto l'Ilva di Taranto. (ANSA)

sabato 4 dicembre 2010

Tutti in "class"!

Basta rifiuti!

Future e attuali discariche... tra le ceramiche!

Grottaglie. Lo scempio continua a La Torre Caprarica: Comune e Regione approvano i progetti della Castelli srl.

Il Consiglio comunale di ieri 3 dicembre, Giunta presieduta dal sindaco Bagnardi, ha rilasciato alla ditta Castelli srl parere favorevole per la realizzazione di un impianto per la produzione di calcestruzzi. Due masi fa, il 5 ottobre u.s., la Regione ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale, sempre alla Castelli srl e sempre nella stessa zona, per un progetto di ampliamento per una cava di calcare.
Gli impianti autorizzati sorgono entrambi in località La Torre Caprarica e riguardano il foglio di mappa 77. Quello in cui si trovano il I e II lotto della discarica gestita da Ecolevante spa, in fase avanzata di copertura e post gestione.
Proprio lo stesso foglio nella cui area si trovava il Presidio No Discariche, costituito da una roulotte e qualche gazebo e che, ai proprietari del suolo in cui esso sorgeva, causò un’ordinanza di “demolizione di opere abusive” da parte del comune di Grottaglie, la n.12 dell’8 gennaio 2008.
Con le seguenti motivazioni: perché il Presidio ricadeva “in area sottoposta a vincolo idrogeologico e forestale”; perché “secondo le previsioni del PUTT/P ricade in area qualificata paesaggisticamente come Ambito territoriale esteso di tipo D e, specificatamente, in zona sottoposta a vincoli idrogeologici”.
Con quale criterio allora il Consiglio comunale ha approvato l’impianto di calcestruzzi della Castelli srl? E, ancora prima, con quale criterio fu espresso nel 1998 e nel 2000, dalla Giunta presieduta dal sindaco Vinci, parere favorevole per la realizzazione del I e del II lotto della discarica gestita da Ecolevante spa?
Un mese fa la Regione non è stata da meno, per il rilascio della compatibilità ambientale (VIA) per il progetto della Castelli srl per l’ “ampliamento per una cava di calcare” che “alla fine della coltivazione risulterà approfondita in media di circa 30 metri”, e per la quale il progetto prevedeva l’uso di esplosivo.
Lo dimostra, ad un’analisi che sia appena non superficiale, l’iter che ha portato al rilascio della VIA, con determina n.450 del 5 ottobre 2010 facilmente reperibile sul sito della Regione Puglia.
Dopo un primo parere favorevole del 2005 (i 2 lotti della discarica Ecolevante erano ancora in esercizio), il Comitato regionale preposto al rilascio della VIA, alla rinnovata presentazione del progetto nel 2008, in un primo tempo esprime parere non favorevole perché “non si tratta di ampliamento in quanto l’area da ampliare è ad oggi utilizzata non più ad attività estrattiva, bensì a discarica [I e II lotto ndr] e perché, tra l’altro, “l’area è soggetta a vincolo idrogeologico, interessata da macchia e biotipi, soggetta ad usi civici … , classificata dal PUTT/P come A.T.E.”. Poi invita la ditta a rinnovare l’istanza “essendo mutate le condizioni iniziali dei luoghi… e risultando tali modificazioni sostanziali tanto da indurre impatti che necessitano di nuovo Studio di Impatto Ambientale”.
La ditta Castelli sempre eccepisce e presenta nuova documentazione, che include persino una relazione del SEI “sulla compatibilità di uso di esplosivo” (in zona limitrofa al I e II lotto!!!).
E una “istanza di concessione in sanatoria per pozzo artesiano” a garanzia della protezione dei biotipi (!), oltre a un “verbale di impatto attività sulla macchia”.
Alla fine, e son passati 5 anni dalla prima istanza e 2 dalla seconda, il Comitato regionale di VIA “preso atto delle controdeduzioni e della documentazione allegata pervenuta” esprime il 5 ottobre scorso “parere favorevole di compatibilità ambientale alle seguenti condizioni: che per l’estrazione non venga fatto uso di esplosivi; che venga acquisito lo studio richiesto dalla Provincia di Taranto, redatto da tecnico abilitato, contenente la dimostrazione che l’attività non conduce alcun effetto sulla stabilità del limitrofo impianto di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi [discarica Ecolevante ndr]”.
Totale silenzio sia sui vincoli che sul fatto che non si tratta di ampliamento. Mentre le condizioni sono state imposte dalla Provincia di Taranto che, su richiesta della Regione, ha espresso il suo parere favorevole condizionandolo al non uso di esplosivi e alla presentazione dello studio di cui sopra.
Cosa sarebbe successo se la Provincia non avesse risposto alla richiesta di parere del Comitato di VIA, così come ha fatto il Comune di Grottaglie di cui, si legge nella determina, “non risulta pervenuto il parere”?
E ora, chi sorveglierà affinché le condizioni imposte dalla Regione alla Castelli srl siano rispettate? E che valore ha un simile parere favorevole così pesantemente condizionato?
Ma gli interrogativi potrebbero continuare. Ne basta un altro solo: che fine farà l’enorme cava, che alla fine risulterà “approfondita in media di circa 30 metri”, se “la stessa società Castelli aveva in esercizio la cava di calcare da frantumazione in corrispondenza dei terreni …. del Foglio parcellare 77…, oggi adibiti a discarica di rifiuti speciali non pericolosi attualmente gestita dalla società Ecolevante ed attualmente in fase avanzata di copertura e di post gestione”, come recita la stessa determina a pag. 5 ?!
O andremo sempre avanti così, con cave, discariche, impianti di calcestruzzi e quindi cave ecc…, per poi sentire i Sindaci che per questioni umanitarie gridano il loro rifiuto se il presidente della regione sempre “per questioni umanitarie” offre la Puglia per l’emergenza rifiuti in Campania?

NO AI RIFIUTI DI STATO A TARANTO!


COMUNICATO STAMPA

In relazione all'offerta fatta - dal Presidente della Regione Puglia, Nicola Vendola (senza il parere del Consiglio Regionale) - di accogliere i rifiuti provenienti dall'ennesima “crisi” campana, come comitati e associazioni di Taranto e provincia sentiamo forte l'esigenza di dichiarare che non è più accettabile il tentativo di monetizzare salute e democrazia. Perché continua imperterrito lo sfruttamento di un territorio già martoriato da un inquinamento eccezionale, che già vanta tristi primati in fatto di impianti a rischio, e non si fa mancare nulla in fatto di inceneritori e discariche di rifiuti di ogni tipo. con la possibilità di notevole incremento di malattie e la contaminazione della catena alimentare. E' anche una questione di democrazia, perchè Vendola non può assolutamente pensare di partorire una tale decisione senza consultare la popolazione.
Ci pare inoltre oltremodo fuorviante porre l'accoglimento dei rifiuti come una questione di solidarietà. Da anni ormai i comitati cittadini, i medici, gli scienziati addirittura gli economisti propongono una soluzione ecocompatibile e vantaggiosa in termini di risparmio collettivo economico ed energetico, a favore dell'incremento dell'occupazione e della tutela dell''ambiente, fatta di riduzione della produzione di rifiuti, raccolta differenziata porta a porta, riciclo, riutilizzo, con l'obbiettivo di raggiungere "Rifiuti Zero", mentre i vari governi di turno si intestardiscono nella politica dell'incenerimento e dello smaltimento in discarica, che favorisce grandi industriali - come la Marcegaglia - e clientele di dubbia legalità. La solidarietà ai cittadini campani, e come loro a tutti gli altri cittadini impegnati nella tutela del proprio territorio in questo Paese contro questa gestione anacronistica e basata sul continuo consumo senza fine dei beni comuni e notevole spesa economica per i contribuenti, consiste nell'opporsi a tutte le “soluzioni” che le perpetuino.
Riteniamo per questo indispensabile aderire alla giornata europea contro le opere inutili prevista l'11 dicembre per ribadire che gli impianti di incenerimento dei rifiuti non sono una soluzione ma una perpetuazione del problema (dato che un terzo del conferito finisce in discarica sotto forma di ceneri altamente tossiche) ed invitiamo tutta la provincia a sostenere la manifestazione che il 12 Dicembre si terrà a Lizzano promossa per sensibilizzare le popolazioni della provincia contro lo scempio che da anni la politica di gestione dei rifiuti sta perpetrando nelle zone limitrofe alle discariche (come la Vergine che tra l'altro presenta una non conformità della barriera di confinamento alle disposizioni del lgs. 36/2003 ed Ecolevante). Pretendiamo inoltre che i sindaci teoricamente chiamati a rappresentare i cittadini prendano le dovute tutele e non si limitino a esporre a parole il loro parere negativo verso i rifiuti campani, ma che realizzino atti istituzionali concreti. Sono attese dalla Campania 50.000 tonnellate destinate ai siti di Italcave a Statte, Ecolevante a Grottaglie e Vergine ai confini tra Lizzano, Fragagnano e Faggiano. Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici provinciali e regionali ignorarono completamente l’allarme 'rifiuti campani' mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano, Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati commentando la preoccupazione come infondata. I cittadini chiedono spiegazioni sulla evidente non curanza di molti e incoerenza degli altri, domandandosi che fine abbiamo fatto questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente. Visto che i sindaci hanno rotto il silenzio siamo tutti curiosi di vedere chi veramente farà seguire alle parole atti concreti. Quanti di questi sindaci non si limiteranno ad atti formali ma assumeranno posizioni intransigenti difronte ai rischi per la salute?

Attiva Lizzano, Comitato Taranto Libera, Associazione Malati Cronici, Comitati di Quartiere Taranto, Meet Up I Grilli delle 100 Masserie, Amici di Beppe Grillo Taranto, I Grilli di Taranto in Movimento, Taranto Ciclabile, Corita Taranto, CarosiNOdiscariche.

Dopo pranzo, l'amaro

ACQUA IONICA





















4 DICEMBRE 2010 GIORNATA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA!

GLI APPUNTAMENTI DI TARANTO:

ore 17.00 - PIAZZA MARIA IMMACOLATA – banchtti informativi

ore 21.00 – COMITATO DI QUARTIERE “CITTA’ VECCHIA” – Arco Paisiello, Città Vecchia - Festa dell’Acqua

giovedì 2 dicembre 2010

Citazione errata!

Ilva, Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010
Legambiente: “Ilva cita i nostri dati in modo omissivo e tendenzioso”


"È positivo che dopo anni di silenzio Ilva per il secondo anno presenti il suo rapporto ambientale, ma le citazioni dei nostri dati sono davvero omissive e tendenziose". È questo il commento sul contenuto del Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 di Ilva, presentato la scorsa settimana, che Legambiente esprime in una nota congiunta firmata da Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell'associazione, Francesco Tarantini, presidente regionale, e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto.
“Ilva nel suo secondo Rapporto - ricordano i tre dirigenti di Legambiente - riporta una grande mole di dati, molti dei quali, vale la pena sottolinearlo, di origine aziendale, che descrivono le performance dello stabilimento siderurgico di Taranto in seguito agli interventi impiantistici fatti negli ultimi anni. Ma abbiamo trovato davvero fuorviante la citazione dei dati della nostra campagna 'PM10 ti tengo d’occhio' in cui Taranto risulta essere al 62° posto tra le città capoluogo in Italia, informazione che, ovviamente, non smentiamo. Limitarsi infatti a citare quel dato è un modo furbesco di occultare il quadro che Legambiente negli ultimi anni ha delineato a proposito della situazione ambientale di Taranto, su cui gravano in modo rilevante le attività del polo siderurgico”.
Perché l’azienda non ha citato le informazioni contenute nel dossier “Mal’aria industriale” presentato a Taranto nel gennaio 2009 nel rione Tamburi dove erano appese ai balconi migliaia di lenzuola della nostra storica campagna anti-smog? In quel dossier Legambiente elaborò i dati riportati nel registro Ines sulle emissioni dei grandi impianti industriali relative al 2006 da cui risultava che lo stabilimento siderurgico tarantino era l’impianto più impattante in Italia per ben 10 inquinanti, per l'emissione in atmosfera di 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni dei grandi impianti industriali censiti dall’Ines), 92 grammi di diossine e furani (92%), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%), 540mila tonnellate di monossido di carbonio (80%), 43mila tonnellate di SOx (15%) e 30mila tonnellate di NOx (11%). Perché omettere la più recente classifica stilata la scorsa primavera da Legambiente, in occasione dell'approvazione della direttiva europea sulle emissioni dei grandi impianti industriali, elaborando quanto riportato dal nuovo registro E-Prtr (European pollutant release and transfer register)?
Secondo quella classifica, stilata sulla base di dati relativi al 2008, l'Ilva conserva sostanzialmente tutti i non invidiabili primati dell'Ines. Solo per citare alcuni dati, è il primo impianto in Italia per emissioni di monossido di carbonio (248mila tonnellate) e secondo in Europa (su un totale di 582 siti produttivi censiti a livello europeo), e' il primo impianto in Europa per emissioni di Pcb (31 kg circa) su un totale di 56 siti produttivi nei 27 paesi europei ed è il primo impianto emettitore di diossina nel nostro Paese (97 grammi) e il quinto in Europa (su un totale di 209 siti produttivi censiti). Certo dopo il 2008, grazie alla Legge regionale “antidiossina” sono stati effettuati interventi significativi per l’abbattimento delle emissioni di diossina, prima con l’impianto urea e poi con il sistema di iniezione di carbone negli elettrofiltri i cui effetti dovrebbero vedersi a partire dal prossimo anno, ma rimane il nodo irrisolto del tenore di ossigeno nei fumi oggetto delle misurazioni e del campionamento in continuo degli stessi che l’Ilva continua a procrastinare a data da destinarsi pur essendo esplicitamente previsto dalla legge regionale.
”Non crediamo sia utile fare allarmismo, ma descrivere Taranto come il Paese delle meraviglie è assolutamente inaccettabile - concludono Ciafani, Tarantini e Lunetta Franco - Sarebbe utile che da Ilva non arrivassero più segnali contraddittori: se infatti da una parte si fanno interventi sugli impianti, anche grazie alla pressione del popolo inquinato e degli enti locali, dall'altra non si contribuisce economicamente alla realizzazione della rete esterna di monitoraggio del benzo(a)pirene come invece hanno fatto Eni e Cementir. Un sistema di monitoraggio adeguato alle dimensioni dell’impianto tarantino e soprattutto controllato da un ente terzo come l’Arpa è l’unica garanzia per cittadini e lavoratori che gli interventi effettuati dall’Ilva siano realmente efficaci e inequivocabilmente misurabili. Ilva dimostri una volta per tutte di aver voltato pagina rispetto al passato, dotando l’impianto di agglomerazione del campionatore in continuo delle diossine e procedendo in tempi brevi ad ulteriori interventi impiantistici sulle cokerie, a prescindere dal colpo di spugna del decreto legislativo 155/2010, anche alla luce dei risultati preoccupanti delle elevate concentrazioni di benzo(a)pirene nell’aria ambiente dei primi mesi del 2010”.
L’ufficio stampa 328.7569809

domenica 28 novembre 2010

A proposito del Rapporto Ambiente e Sicurezza!!!

Esplosione all'Ilva

Un’esplosione la notte scorsa ha provocato la rottura di un tratto di tubo del sistema di trasporto del gas al convertire numero tre dell’Acciaieria 1 dell’Ilva di Taranto. È la stessa azienda a renderlo noto sottolineando che «sono subiti scattati i sistemi di sicurezza dell’impianto siderurgico e non si sono registrate conseguenze per i lavoratori». L’incidente non ha dunque avuto riflessi sulla produzione dell’Acciaieria numero 1.
Poco dopo la mezzanotte, secondo la ricostruzione che fa l’azienda, «la catena di sicurezza automatica, avendo rilevato una percentuale di ossigeno nel gas anomala rispetto ai valori previsti, aveva determinato il blocco delle attività di soffiaggio presso il convertitore numero 3». «In accordo con le procedure di sicurezza – prosegue la nota dell’Ilva – si svolgeva immediatamente un controllo da parte del personale preposto che non evidenziava nessun guasto».
«Alla ripresa della produzione, dopo qualche minuto, avveniva, però, - si legge ancora – un’esplosione che provocava la rottura di un tratto di tubo del sistema di trasporto del gas». L'azienda sottolinea che «nei prossimi giorni verranno svolti tutti i controlli necessari a verificare le cause dell’incidente e saranno valutati eventuali miglioramenti per la prevenzione futura di episodi analoghi». (GdM)

sabato 27 novembre 2010

L'ABBATTIMENTO DEGLI INQUINANTI NON E' SUFFICIENTE

Comunicato stampa di Taranto Libera

Taranto libera con questo intervento intende rivolgersi al Presidente della regione Nichi Vendola, al Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e a tutta la stampa.
Questo comitato ha scelto di non essere presente in occasione della presentazione del rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 tenutosi martedi 23 novembre nell’auditorium dell’azienda siderurgica. Il lavoro di Taranto libera prosegue mediante attecchimento del movimento nel tessuto sociale, affinchè si superi la protesta dei pochi e si attui un cambiamento alla radice.
Con questo intervento non intendiamo rivolgerci ad Ilva S.p.A. poiché riteniamo che questa azienda non abbia nulla da aggiungere, nulla da promettere e nulla da spiegare sulla presunta ecocompatibilità dei suoi impianti negli anni della sua permanenza a Taranto. Non possiamo fare altro che considerare ‘presunta’ questa eco compatibilità poiché l’Ilva non è disposta ad aprire i suoi blindatissimi cancelli alla società civile, costituita da professionalità in grado di fare valutazioni e osservazioni, in virtù’ di quella tanto millantata trasparenza, oggi termine alla moda, ma che solo alcuni coraggiosi rispettano.
L’Ilva, tuttavia, nonostante i suoi dichiarati sforzi per l’ambientalizzazione, emette il 98% del benzo(a)pirene rilevato. Non crediamo sia lecito, quindi, considerarci estremisti quando invitiamo le autorità competenti a provvedere al fermo degli impianti, ad avviare un processo di partnership anche con l’azienda perché si arrivi alla chiusura dell’area a caldo, riconvertendo le attività produttive e reimpiegando i dipendenti mediante un programma studiato e realizzato prima della effettiva chiusura degli impianti. Nei mesi scorsi questa azienda ha ben illustrato gli sforzi compiuti per l’ambientalizzazione degli impianti, mediante spot demagogici e pedagogici che hanno invaso le case di cittadini ignari, magari pure distratti. Le cifre elencate dall’Ingegner Buffo dell’Ilva, non danno alcuna indicazione sulla corrispondenza tra percentuale di abbattimento e sostanziale calo dell’inquinamento, non essendo chiara la produzione massima complessiva degli inquinanti stessi nel corso del ciclo produttivo. Ricordiamo, inoltre, che i dati forniti, certi e validati di cui parla l’Ilva, spesso altro non sono che il frutto di autocertificazioni fornite dall’azienda stessa che, come anche confermato da ISPRA, non vengono tecnicamente verificate mediante controlli incrociati dallo stesso ente che li raccoglie. L’ISPRA si limita a sollevare obiezioni che l’azienda può giustificare con un semplice e breve commento dai contenuti non documentati.
Al Presidente Vendola ricordiamo pero’ che il contenimento delle emissioni attraverso il controllo dei valori limite per tutti gli inquinanti, seguendo la strada dell’ambientalizzazione, non rappresenta in alcun modo una certezza rispetto alla reale tutela della salute umana. Gli aspetti tossicologici, estremamente complessi connessi agli effetti della combinazione di numerosi agenti inquinanti, impongono un atteggiamento politico di massima cautela, nel rispetto del principio fondamentale di precauzione, questo soprattutto tenuto conto della estrema vicinanza degli impianti industriali al centro abitato.
Secondo la Commissione europea, il ricorso al principio di precauzione si iscrive nel quadro generale dell’analisi del rischio e più particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla presa di decisione. Il ricorso al principio di precauzione è giustificato quando riunisce tre condizioni, ossia: l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi, la valutazione dei dati scientifici disponibili e l’ampiezza dell’incertezza scientifica. Quale decisione intende prendere il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola? La persistente assenza di un registro epidemiologico, poiché la Regione ha preferito ‘investire’ il denaro pubblico, anziché nella prevenzione, solo nella cura (con il San Raffaele del Mediterraneo), è sintomo di una maniera del tutto disallineata rispetto al resto dell’Europa, di concepire l’innovazione in ambito sanitario.
Ad Emma Marcegaglia diciamo, invece, che la riconversione industriale, la progettazione di nuovi scenari economici e lavorativi per Taranto, non solo rappresentano una necessità per questa città data l’estrema incertezza del mercato dell’acciaio, ma anche una grande opportunità per la definizione di nuove politiche di sviluppo sostenibile senza che si creino fratture nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo rompendo col preesistente e superandolo. Si tratta di un percorso di responsabilità comune e condivisa che va nella direzione del bene collettivo, anche di quello dei futuri giovani industriali tarantini. La monocultura in generale non puo’ rappresentare una sicurezza in termini di stabilità economica. Quella dell’acciaio, poi, oltre ad essere per sua natura incerta, offre una dubbia qualità dell’occupazione che presenta forti esternalità negative. Queste si verificano quando il soggetto responsabile degli impatti negativi (Ilva) non corrisponde al danneggiato (operaio) un prezzo pari al costo del danno subito (malattie ‘professionali’).
L’opinione pubblica sta cambiando ed è per questo che andremo oltre la protesta superando la provocazione e la minaccia: anche i ‘leoni’, prima o poi, periscono.

giovedì 25 novembre 2010

Paolo Sesto a Torino!

Ecco il trailer di questo film-documentario “SCUOLAMEDIA” che sarà presentato in anteprima assoluta al 28° Festival di Torino (dal 26 novembre al 4 dicembre) in concorso nella sezione Italiana.doc.
Il film, prodotto con il sostegno di Apulia Film Commission, è stato interamente girato nella scuola media "Luigi Pirandello" del quartiere Paolo Sesto

Domenica "Firma per i tuoi polmoni"!

Comunicato stampa di Altamarea

Quest’anno Altamarea organizza un corteo, come è avvenuto nel 2008 e nel 2009. Domenica 28 novembre sarà invece in piazza con una raccolta di firme a Taranto in piazza Immacolata dalle ore 10 alle 13 perché venga cambiata la cosiddetta “legge salva-Ilva” che ha tolto il “tetto” al benzo(a)pirene, esponendo migliaia di persone al rischio di questa sostanza cancerogena.
E’ urgente inviare queste firme al Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, presso la quale recentemente vi sono state le audizioni di Legambiente e PeaceLink per richiedere la modifica al decreto legislativo 155/2010. Altamarea fa appello ai cittadini per venire a firmare la petizione. Tale petizione sostiene la risoluzione dell’on. Elisabetta Zamparutti la quale ha inserito nell’atto che verrà discusso in Commissione tutte le nostre richieste di modifica della nuova normativa. Se verrà approvata la risoluzione dell’on. Elisabetta Zamparutti il governo sarà impegnato formalmente a modificare la normativa reintroducento un limite massimo obbligatorio per il benzo(a)pirene, sostanza cancerogena che “sfora” quotidianamente nel quartiere Tamburi di Taranto e che, secondo i calcoli dell’Arpa, proverrebbe al 98% dalla cokeria Ilva.
Altamarea ha preferito questa iniziativa al corteo. Ciò in considerazione del fatto che la gravità dei problemi che la città si trova a contrastare richiede in questo momento molte iniziative mirate, efficaci e articolate in forma di “campagna” anziché una di tipo generale.
Pur non escludendo il ricorso ad una nuova manifestazione di massa, ciò che oggi occorre urgentemente prima di tutto è il coinvolgimento attivo dei cittadini attorno alle specifiche urgenze, con campagne mirate, concrete, chiare ed efficaci. Come quella sul benzo(a)pirene, che seguiremo dall’inizio alla fine in modo da non dare tregua ai parlamentari e da far sentire loro il “fiato su collo” di tutti i cittadini che invieranno la loro firma.
Ecco perché ogni firma sarà importante. Chiederemo che ogni firma venga protocollata all’Ufficio di presidenza della Commissione Ambiente di Montecitorio. E chiederemo che venga dato conto dell’iter dell’intera procedura in modo che i cittadini possano avere una normativa che sia a tutela della salute e non di chi inquina.
“Firma per i tuoi polmoni”, sarà lo slogan dell’iniziativa di domenica mattina.

mercoledì 24 novembre 2010

Impariamo a monitorare l'inquinamento

Corso di formazione teorico/pratico
Finalità: formare dei formatori per portare conoscenze nelle scuole e per misurare gli IPA cancerogeni con una strumentazione facile da usare.

L'Associazione PeaceLink organizza un corso di 30 ore per imparare a conoscere e a misurare gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici). Chi lo frequenta acquisirà competenze teorico/pratiche e, se valutato idoneo alla fine dell'attività formativa, potrà svolgere attività di formazione (di primo o di secondo livello a seconda delle competenze acquisite) da realizzare nelle scuole nell'ambito delle attività di educazione al volontariato. Durante in corso verrà spiegato come si effettuano corrette misurazioni con analizzatori portatili di IPA e adeguate interpretazioni dei dati rilevati.
Altre cose da sapere:
- il corso è aperto a tutte le associazioni e i volontari che vogliano frequentarlo;
- il corso sarà tenuto da esperti del settore e si avvale di una collaborazione con strutture universitarie;
- il corso si avvale del finanziamento del Centro Servizi Volontariato di Taranto.
Il corso comincerà venerdì 3 dicembre alle ore 16, presso l'Istituto Righi di Taranto.
Gli incontri saranno di 4 ore l'uno, tranne l'ultimo che durerà 2 ore, e si terranno - salvo imprevisti - di venerdì. Ovviamente non si terranno durante le vacanze di Natale. A chi è interessato verrà fornito un programma dettagliato.

Richiesta di partecipazione al corso
Compila questo modulo. I dati servono per stipulare la polizza assicurativa. I costi della polizza non sono a tuo carico. Il corso è finanziato dal Centro Servizi Volontariato.

Il/la sottoscritto/a chiede di frequentare il corso di 30 ore sugli IPA e si impegna a mettere le conoscenze acquisite al servizio di attività di volontariato a favore della comunità.

Nome e cognome:
nato/a a:
il giorno/mese/anno:
residente a:
via:
codice fiscale:
organizzazione di volontariato (1):
volontario/aspirante volontario (2):
cellulare:
telefono fisso:
e-mail:
sei presente su Facebook? SI/NO:


NOTE:
(1) Per partecipare al corso occorre indicare un'associazione di volontariato di appartenenza; se non fai parte di nessuna associazione puoi indicare "PeaceLink" o "Altamarea".
(2) Se non hai fatto attività di volontariato con l'associazione specificata prima indica "aspirante volontario".

Domenica in piazza: stop benzo(a)pirene

Comunicato di Altamarea:

"Il 28 novembre metti la tua firma.
Domenica prossima, ore 10-13, raccolta firme in Piazza Immacolata a Taranto
Perché? Per sostenere la risoluzione dell'on. Zamparutti che impegna il governo a ripristinare subito un valore limite per il benzo(a)pirene cancerogeno.
A Taranto sta "sforando" i tuoi polmoni.
Vieni in piazza con noi.
Firma anche tu la petizione contro il benzo(a)pirene."

Ilva: Immagini parlanti!

Le immagini di questo filmato sono molto importanti e saranno portate da Altamarea alla Procura della Repubblica nell'ambito dell'incidente probatorio relativo alle emissioni di diossina dall'Ilva.

Caso Taranto a Radio Radicale

Taranto: "Un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah". Interviste a Saverio De Florio e Roberto L’Imperio. Saverio De Florio, presidente dell’associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", parla dei devastanti effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute umana. L’avvocato Roberto l’Imperio della Fiab parla delle vicissitudini della sua famiglia, di malasanità e di un sistema clientelare che nega speranze e soffoca la società. L’avvocato l’Imperio afferma: "A Taranto conviviamo con l’omertà, con le omissioni e con la morte".

Ascolta le interviste:

domenica 21 novembre 2010

Recycl-ART!

Laboratorio di innovazione ecologica urbana
Questa sera in via Lazio 87, sede dei COBAS. ore 16h00

Portate con voi : buste di latte, cartone, tappi di bottiglia di birra, bottiglie di plastica
- se è possibile, materiale per lavorare (pennello, colla, smalti)

NB: tutto deve essere in perfetta condizione e pulito all'interno.
Il rifiuto non è qualcosa di sporco, ma è una risorsa da impiegare, e come qualsiasi altro oggetto personale ad uso quotidiano, ha un suo valore ($) e ciclo di vita. Non uccidiamolo subito, diamogli una seconda chance di vita più dignitosa e creativa!

Il laboratorio è autogestito grazie all'impegno attivo di : Taranto ciclabile, WWF Taranto, coriTA, Associazione malati cronici, comitato ADNV, artisti indipendenti.

mercoledì 17 novembre 2010

I re magi portano il benzo(a)pirene a Roma!

PeaceLink esprime una valutazione e dell’audizione a Montecitorio sull’inquinamento da benzo(a)pirene

Nasce il fronte benzo(a)pirene: cittadini, esperti e parlamentari si alleano per cambiare una norma assurda che consente di inquinare impunemente fino al 2013. Ci riferiamo ad una norma indifendibile contenuta nel decreto legislativo 155/2010, rispetto alla quale sta crescendo l’indignazione e la mobilitazione dei cittadini.

Alle ore 9.30 si è tenuta l’audizione di PeaceLink presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Hanno relazionato Alessandro Marescotti (presidente PeaceLink), Lidia Giannotti (curatrice del dossier di PeaceLink sul benzo(a)pirene) e Annamaria Moschetti (pediatra).
All’audizione hanno partecipato tredici deputati: Angelo Alessandri, Chiara Braga, Alessandro Bratti, Guido Dussin, Raffaella Mariani, Carmen Motta, Sergio Michele Piffari, Ermete Realacci, Renato Walter Togni, Roberto Tortoli, Sandra Zampa, Elisabetta Zamparutti, Fierfelice Zazzera.
Ai deputati è stato distribuito e illustrato il “Dossier benzo(a)pirene” di PeaceLink (vedi sotto).
Alessandro Marescotti ha proiettato alcune slides che sintetizzano le ragioni della campagna benzo(a)pirene. Ha sottolineato i rischi sanitari di questa sostanza cancerogena che in alcune città è attribuibile prevalentemente al traffico e in altre alle emissioni di alcune industrie inquinanti.
Lidia Giannotti ha evidenziato i passi indietro compiuti a causa di una norma inserita nel decreto legislativo 155/2010 che è passata inosservata, con la quale è stato rimosso il “tetto massimo” di 1 nanogrammo di benzo(a)pirene per metro cubo di aria. In caso di superamento, la disciplina precedente prevedeva piani e interventi immediati da parte delle Regioni. Tutto questo in Italia era già stabilito fin dal 1999.
Annamaria Moschetti ha esposto le ragioni per cui i pediatri, attraverso le loro associazioni nazionali, hanno chiesto ai parlamentari il ripristino del “tetto” per il benzo(a)pirene. Si è soffermata sul rischio di trasmissione transplacentare di questo cancerogeno, dalla madre al feto.
L’audizione di PeaceLink è stata un’occasione per suscitare delle prese di posizione significative. Nei giorni scorsi infatti contro il decreto 155/2010 - che ha dato “licenza di inquinare” fino al 2013 per il benzo(a)pirene – hanno preso posizione:
- la Società Chimica Italiana
- la IAS (la Società Italiana Aerosol) che raggruppa scienziati ed esperti degli inquinanti aereodispersi
- l’Associazione Culturale Pediatri
- Federazione italiana Medici Pediatri
- la Società Italiana di Pediatria
- i Medici per l’Ambiente (ISDE)
Anche Legambiente e CGIL avevano già espresso un giudizio negativo sul decreto legislativo 155/2010.
Alle ore 16 si è tenuta una conferenza stampa nella Sala Stampa di Montecitorio in cui sono state esposte le valutazioni sull’audizione e sulle strategie da portare avanti per ottenere una modifica al decreto legislativo 155/2010. Vi ha partecipato, con una specifica relazione, anche il dott. Gianluigi De Gennaro, in rappresentanza della Società Chimica Italiana e della IAS che studia gli inquinanti dispersi nell’aria. De Gennaro ha parlato di “passo indietro” della normativa italiana con il decreto legislativo 155/2010. Nella conferenza stampa sono intervenuti l’on. Maurizio Turco e Angelo Bonelli, Presidente della Federazione Nazionale dei Verdi. Erano presenti anche gli on. Zamparutti e Zazzera. Abbiamo sottolineato il ruolo indispensabile di Altamarea, il coordinamento tarantino contro l’inquinamento, nel lanciare immediatamente l’allarme benzo(a)pirene e la “manomissione” delle norme nazionali.
Valutiamo positivamente questo movimento che congiunge cittadini, esperti e i parlamentari più sensibili. Fra questi va annoverato l’impegno dell’on. Zamparutti e dell’on. Bratti che hanno presentato delle risoluzioni, nonché dell’on. Zampa - che porterà il problema nella Commissione Infanzia – e dell’on. Zazzera che ha sostenuto fin dall’inizio la campagna benzo(a)pirene di PeaceLink.
I parlamentari, nonostante le incombenze legate all’esame della Legge Finanziaria, sono intervenuti esprimendo apprezzamento per i contributi forniti da PeaceLink.
E’ importante battersi per il ripristino di norme più severe per combattere l’inquinamento cancerogeno da benzo(a)pirene. Con l’audizione si è creato finalmente un canale di comunicazione stabile fra mobilitazione dei cittadini e parlamentari. Adesso occorrerà far votare una risoluzione che impegni il governo a cambiare il decreto legislativo 155/2010 rendendo operativo da subito il divieto di superamento del valore di 1 nanogrammo di benzo(a)pirene a metro cubo.
Inoltre la Commissione Ambiente verrà sollecitata a fare una mappa di tutte le città in cui si rischia lo “sforamento” per il benzo(a)pirene.
Non tutti i cittadini di altre regioni sono informati su questo rischio sanitario. Solo una campagna nazionale, estesa e ramificata, potrà darci la forza e l’autorevolezza per cambiare questa legge scandalosa che permette agli inquinatori di violare i diritti fondamentali dei cittadini alla vita e alla salute.
ASSOCIAZIONE PEACELINK
Dossier Benzoapirene

la Fabbrica dei Tedeschi

A TARANTO VA IN SCENA LA TRAGEDIA DELLA ‘LA FABBRICA DEI TEDESCHI’. SECONDA PROIEZIONE DEL CICLO ‘LAVORO DEL CINEMA – CINEMA DEL LAVORO’.

La fabbrica dei tedeschi è una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti dei 7 dipendenti dello stabilimento – morti nel rogo sviluppatosi all’interno di un reparto produttivo – e alle accuse lanciate verso i responsabili dell'azienda.
Il film sarà proiettato a Taranto presso il Cinema Bellarmino, del circuito D’Autore (corso Italia – angolo via Mezzetti), con inizio alle 18.00.

“Abbiamo scelto di proiettare questo film nel capoluogo jonico per l’evidente assonanza dei temi trattati nell’opera e vissuti dalla comunità tarantina a causa della presenza dell’Ilva – commenta Alessandro Langiu, curatore del progetto ‘Festival della Memoria’ – La sicurezza nei luoghi di lavoro, al pari dell’impatto sull’ambiente circostante e la salute della popolazione sono priorità che l’emergenza occupazionale può indurre a mettere in secondo piano, ma che possono imporsi all’attenzione con la forza della tragedia, com’è avvenuto appunto a Torino e Taranto”.

martedì 16 novembre 2010

Riva indagato: disastro doloso

"L'Ilva avvelena le tavole italiane"
Riva indagato: disastro doloso
Quattro periti sono stati incaricati di verificare i danni a persone e ambiente delle diossine I pm vogliono sapere anche se sia necessario chiudere lo stabilimento

A Taranto qualcuno starebbe provocando volontariamente un disastro ambientale, buttando in aria fumi, diossine, benzoapirene, in sostanza veleni, facendo così ammalare e poi morire molta, troppa gente. Quegli stessi fumi starebbero lentamente inquinando la catena alimentare, e così i veleni di Taranto finiscono sulle tavole di tutta Italia.
Questo qualcuno sarebbe Emilio Riva, il padrone delle acciaierie Ilva, il primo azionista di Alitalia, che insieme a suo figlio Nicola, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il responsabile di uno dei reparti dello stabilimento siderurgico, Angelo Cavallo è accusato dalla procura di Taranto di disastro doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, getto e sversamento pericoloso di cose, più una serie di altri reati sugli infortuni del lavoro. A muovere la nuova accusa è il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, che sull'Ilva indaga ormai da vent'anni.
Per la prima volta però nella lunga storia di battaglia ambientale, dopo un'udienza del 27 ottobre, l'8 novembre scorso un giudice, il gip Patrizia Todisco, ha deciso di capire se realmente tutti i problemi di Taranto arrivino dalle ciminiere dell'Ilva, dai quei minareti industriali che dominano e ammorbano, a credere alle colonne di fumo e alla puzza, la città. Per farlo il gip ha nominato - "tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose associazioni ambientaliste" - quattro periti (Mauro Sanna, Rino Felici, Roberto Monguzzi, Nazzareno Santilli) ai quali ha affidato cinque quesiti attorno ai quali ruoterà il futuro ambientale di Taranto e della Puglia.
I tecnici dovranno verificare se "dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto". In particolare dovranno essere cercate le diossine, il benzoapirene, sostanze fortemente cancerogene per le quali Taranto ha l'indice di emissione più in alto di Europa.
Il giudice però va oltre. Chiede infatti per la prima volta "se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili". E soprattutto domanda "in caso affermativo, quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità".
In sostanza, il tribunale vuole sapere se l'Ilva sia la causa di tutto. Ma chiede anche se sia necessario, per mettere fine al disastro, chiudere lo stabilimento tenendo presente anche le ricadute occupazionali: oggi l'Ilva dà lavoro a 13mila persone all'incirca. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto un referendum tempo fa sulla chiusura dello stabilimento, poi stoppato dal Tar. Sull'incidente probatorio si sono sollevate nuove polemiche politiche: né il Comune, né la Regione si sono costituite con tecnici di parte. L'azienda invece rimanda al mittente tutte le accuse: "Siamo uno degli stabilimenti più controllati d'Italia - dicono - e negli ultimi anni abbiamo speso come nessuno in ambientalizzazione: rispettiamo tutte le leggi". (La Repubblica)

domenica 14 novembre 2010

Censurata l'informazione libera!!!

Ecco la denuncia di Gianni Lannes, giornalista con il vizio dell'inchiesta scomoda, il cui giornale online, Italia Terra Nostra è stato illecitamente oscurato nonostante che il tribunale di Parma abbia rigettato l'istanza di sequestro richiesta dalla Barilla che non voleva si sapessero troppe cose sui suoi soci e affari.
In emergenza, Lannes ha attivato un blog dal titolo "Io sto con GIANNI LANNES e la VERA informazione!!!" che vi invitiamo a visitare e diffondere per contribuire a sostenere il lavoro di questo giornalista.

Barilla: cancellate Italia Terra Nostra
di Gianni Lannes

La Barilla dei noti fratelli delega il professor avvocato Vincenzo Mariconda con studio a Milano per il lavoro sporco. Invece di rimuovere l’amianto fuorilegge (legge 257/1992) che imbottisce lo stabilimento di merendine e biscotti a San Nicola di Melfi in Lucania, tentano illegalmente di far cancellare il sito del giornale online ITALIA TERRA NOSTRA. Invece di denunciare alla magistratura per l’eventuale reato di diffamazione a mezzo stampa, tutto da dimostrare o citarci in giudizio in sede civile per un risarcimento danni, chiedono ad Aruba di oscurarci. Questa è la democrazia di chi è socio degli Anda-Buhrle (dall’anno 1979), noti soggetti trafficanti a livello internazionale di armi e ordigni. Se si tiene ad una voce libera è il momento di agire nel solco della legalità per rivendicare concretamente il diritto alla libertà di espressione. Tra l’altro sul caso sono state presentate diverse interrogazioni ancora senza risposta dal governo Berlusconi. BOICOTTIAMO LA BARILLA. SOS: pubblicate sul web e diffondete le inchieste di ITN sull’amianto alla Barilla di San Nicola di Melfi. (per il post originale clicca qui)

Riva indagato: disastro doloso

"L'Ilva avvelena le tavole italiane"
Riva indagato: disastro doloso

Quattro periti sono stati incaricati di verificare i danni a persone e ambiente delle diossine I pm vogliono sapere anche se sia necessario chiudere lo stabilimento

"L'Ilva avvelena le tavole italiane" Riva indagato: disastro doloso

TARANTO - A Taranto qualcuno starebbe provocando volontariamente un disastro ambientale, buttando in aria fumi, diossine, benzoapirene, in sostanza veleni, facendo così ammalare e poi morire molta, troppa gente. Quegli stessi fumi starebbero lentamente inquinando la catena alimentare, e così i veleni di Taranto finiscono sulle tavole di tutta Italia.
Questo qualcuno sarebbe Emilio Riva, il padrone delle acciaierie Ilva, il primo azionista di Alitalia, che insieme a suo figlio Nicola, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il responsabile di uno dei reparti dello stabilimento siderurgico, Angelo Cavallo è accusato dalla procura di Taranto di disastro doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, getto e sversamento pericoloso di cose, più una serie di altri reati sugli infortuni del lavoro. A muovere la nuova accusa è il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, che sull'Ilva indaga ormai da vent'anni.
Per la prima volta però nella lunga storia di battaglia ambientale, dopo un'udienza del 27 ottobre, l'8 novembre scorso un giudice, il gip Patrizia Todisco, ha deciso di capire se realmente tutti i problemi di Taranto arrivino dalle ciminiere dell'Ilva, dai quei minareti industriali che dominano e ammorbano, a credere alle colonne di fumo e alla puzza, la città. Per farlo il gip ha nominato - "tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose associazioni ambientaliste" - quattro periti (Mauro Sanna, Rino Felici, Roberto Monguzzi, Nazzareno Santilli) ai quali ha affidato cinque quesiti attorno ai quali ruoterà il futuro ambientale di Taranto e della Puglia.
I tecnici dovranno verificare se "dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto". In particolare dovranno essere cercate le diossine, il benzoapirene, sostanze fortemente cancerogene per le quali Taranto ha l'indice di emissione più in alto di Europa.
Il giudice però va oltre. Chiede infatti per la prima volta "se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili". E soprattutto domanda "in caso affermativo, quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità".
In sostanza, il tribunale vuole sapere se l'Ilva sia la causa di tutto. Ma chiede anche se sia necessario, per mettere fine al disastro, chiudere lo stabilimento tenendo presente anche le ricadute occupazionali: oggi l'Ilva dà lavoro a 13mila persone all'incirca. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto un referendum tempo fa sulla chiusura dello stabilimento, poi stoppato dal Tar. Sull'incidente probatorio si sono sollevate nuove polemiche politiche: né il Comune, né la Regione si sono costituite con tecnici di parte. L'azienda invece rimanda al mittente tutte le accuse: "Siamo uno degli stabilimenti più controllati d'Italia - dicono - e negli ultimi anni abbiamo speso come nessuno in ambientalizzazione: rispettiamo tutte le leggi" (La Repubblica)

Ieri mattina, il gip Patrizia Todisco, nell'incidente probatorio, ha affidato la superperizia ad un pool del quale fanno parte un ingegnere chimico, Nazareno Santilli e tre chimici, Rino Felici, Roberto Monguzzie Mauro Sanna.I periti dovranno accertare la presenza di diossina e benzoapirene negli alimenti e anche i livelli di inquinamento ambientale provocato dalle stesse sostanze.

All'incidente probatorio era presente uno dei magistrati inquirenti, ilprocuratore Franco Sebastio (il pm Mariano Buccoliero era impegnato perchè alla vigilia del Riesame di Sabrina). Il compito dei periti sarà quello di individuare la “sorgente inquinante” (l'attenzione della magistratura si è spostata dal camino dell'ILVA all'elettro filtro dell'AGL/2 dello stesso stabilimento), di chiarire se vi sianofonti attive di PCB, di verificare il funzionamento degli impianti e svelare fino a che punto le sostanze tossiche si siano estese fino a contaminare anche gli allevamenti in questione e mettere a rischio la qualità degli alimenti di produzione animale. Infatti, l'atto istruttorio riguarda due procedimenti unificati uno relativo alle emissioni ambientali e l'altro avviato in seguito all'abbattimento di alcuni capi di bestiame di sette aziende zootecniche. La drastica decisione è stata adottata da Asl e Regione Puglia in seguito a verifiche che hanno fatto emergere la presenza di sostanze inquinanti nel latte e nella carne di ovini e caprini. Sulla vicenda, che investe anche il settore della sicurezza alimentare, non soltanto quindi quello ambientale, la Procura ha deciso fare chiarezza. Sotto accusa sono finiti i vertici dell'Ilva. Gli inquirenti hanno iscritto sul registro degli indagati Emilio Riva e Nicola Riva, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il dirigente del Reparto Agglomerato Angelo Cavallo. I reati ipotizzati vanno dal disastro colposo, all'omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, al danneggiamento aggravato di beni pubblici, allo sversamento di sostanze pericolose, all'inquinamento atmosferico. Nell'udienza di ieri, si è costituita soltanto la Provincia, nominando un legale, l'avvocato Carlo Petrone. Il sindaco Ezio Stefàno era in aula, da quanto è trapelato, “per ascoltare”.

Il Comune, la Regione e il Ministero dell'Ambiente, parti offese, fino a ieri non avevano nominato alcun legale.

Hanno ancora il tempo per costituirsi. Alcune associazionia mbientaliste si sono presentate per prendere parte all'udienza ma ciò non è stato possibile poichè formalmente non avevano alcun titolo. Prossima udienza il 27 giugno 2011 prima della quale i periti consegneranno le relazioni. Successivamente, sarà disposta un'altra perizia tesa a fare luce sugliaspetti epidemiologici.

(A. L.) - [Fonte: Corriere Del Giorno, 9 Novembre 2010]