martedì 22 dicembre 2009

I cittadini di Taranto vogliono vedere questo progetto!

Per quanto ancora industria ed enti pubblici si ostineranno a ignorare una cittadinanza attiva e partecipativa che chiede di conoscere e valutare per il proprio futuro?
Ai sindaci, al presidente della Provincia, ai direttori dell'ARPA Puglia e dell'Ispra, rendete pubblico questo progetto!!!

Ilva di Taranto un progetto per abbattere diossina
TARANTO – L'Ilva ha elaborato uno studio di fattibilità per ridurre le emissioni di diossina dallo stabilimento di Taranto, così come previsto nel protocollo integrativo dell’accordo di programma sottoscritto a Roma il 19 febbraio scorso. Lo studio di fattibilità è stato trasmesso a cinque ministeri, alla Regione Puglia, alla Provincia di Taranto, ai Comuni di Taranto e Statte, all’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra) e all’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) di Puglia.

«Con questo studio – sottolinea in una nota il gruppo Riva - si sono definite le attività, gli interventi e i tempi per l'adeguamento dello stabilimento di Taranto ai valori limite per le emissioni di diossine stabiliti dalla legge regionale 19 dicembre 2008». La tecnologia individuata per ridurre le emissioni di diossina dall’impianto di agglomerazione del camino E312, precisa l’Ilva, «consiste nella realizzazione di un sistema di iniezione controllata di carbone e agenti inerti a monte degli elettrofiltri, tecnologia già adottata in altri impianti di agglomerazione europei con caratteristiche similari a quello di Taranto». L'installazione dell’impianto definitivo avverrà dopo una fase preliminare di prove sperimentali, mentre la realizzazione dell’intero progetto sarà completato entro il 2010. (Gazzetta del Mezzogiorno)

Regione forte, a Taranto Provincia e Comune ridicoli!

Eni power, petrolio e rigassificatore: Puglia ricorre al Tar

Nei decreti ministeriali con i quali si autorizzano le prospezioni sismiche in aree che verosimilmente custodiscono giacimenti sottomarini di petrolio, si legge a chiare lettere: «In quella zona non esistono Posidonie». Dunque, per il ministero dell’Ambiente, nessun ostacolo. Eppure l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, si appresta a proporre alla giunta tre delibere per ricorrere presso il Tar del Lazio contro altrettanti provvedimenti di via libera a interventi a forte impatto ambientale: il rigassificatore di Brindisi, l’ampliamento dello stabilimento Eni power a Taranto e adesso la ricerca del petrolio al largo delle coste pugliesi. Contro quest’ultima ipotesi è tutta la Regione, dal Gargano a Taranto, a mobilitarsi.
In questo fronte che vuole a tutti i costi scongiurare il rischio di veder compromettere fonti certe di ricchezza per il territorio come la pesca e il turismo ci sono amministratori di diverso colore politico. Ieri, ad esempio, nel corso di un incontro interistituzionale voluto dal sindaco di Monopoli (una ventina di chilometri a Sud si Bari), Emilio Romani (Pdl), uno accanto all’altro sedevano il parlamentare dell’Italia dei Valori, Pierfelice Zazzera, i consiglieri regionali Domenico Lomelo (Verdi), Pietro Manni (Rifondazione comunista), Giovanni Copertino (Pdl) e Ignazio Zullo (La Puglia prima di tutto), il vicensindaco del comune di Fasano (maggioranza di centrodestra) Fasano e il sindaco di Polignano a mare, Angelo Bovino (centrodestra) oltre a cittadini che si riconoscono in comitati e associazioni.
In mattinata, gli uffici regionali hanno lavorato alla sovrapposizione delle cartografie relative ai punti indicati per le prospezioni sismiche preliminari alle perforazioni e le aree protette a mare (l’area marina protetta delle Isole Tremiti, le riserve naturali di Torre Guaceto, che è comune di Carovigno, e Porto Cesareo, i Siti di importanza comunitaria del Posidonieto San Vito-Barletta, il litorale Brindisino, Macchia San Giovanni a nord di Brindisi, Stagni e saline di Punta della Contessa, Bosco Tramazzone, Rauccio, Acquatina di Frigole, Torre Veneri, Le cesine, Alimini, il litorale di Ugento col Posidonieto San Gregorio-Punta Ristola, il litorale di Gallipoli-Isola Sant’Andrea, Montagna spaccata e rupi di San mauro, palude del Capitano, dune di Punta prosciutto, Palude del Conte, Torre Colimena, vicino Manduria, Campomarino e Posidonieto San Pietro Torre Canneto ormai sotto Taranto).
«Il fatto che le aree interessate alle prospezioni - dice Introna - non ricadono direttamente in area protetta non ci tranquillizzano. E in più va detto che al largo, in numerosi dei punti a rischio, recentemente sono stati individuati giacimenti di corallo. Proporrò un ordine del giorno al Consiglio regionale. Credo che sulla tutela del nostro territorio e dell nostre bellezze si possa trovare unanimità di intenti». GIUSEPPE ARMENISE GdM

Sindaco palazzinaro: altro cemento selvaggio per ingrassare le imprese!

Ieri, nel Consiglio comunale di Taranto, è stato dato il via libera al piano-Salinella per costruire migliaia di nuovi alloggi, con una quota del 20 per cento destinati all’edilizia sociale.
Su questo provvedimento la maggioranza ha perso pezzi trovandone però all’opposizione tanto da raggiungere quota venticinque. Da sempre contrari al progetto, hanno lasciato l’aula Voccoli (Rifondazione), Basile (Pdci) e Lemma (Pd) di maggioranza, Vietri (Pdl) di minoranza. Politicamente significativo il gesto di Anna Rita Lemma, capogruppo del Pd la quale, in disaccordo con gli altri consiglieri democratici, ha preferito andarsene piuttosto che votare sul provvedimento. Dall’inizio ha considerato troppo alto l’indice di fabbricabilità accettato dal consiglio comunale, 0.585 che arriva a 0.725 con le premialità, rispetto allo 0.375 iniziale e ha valutato l’intera operazione sempre come un «pasticcio». Il gesto di ieri potrebbe addirittura costarle il posto di capogruppo. Dell’opposizione hanno votato a favore i due riformisti (Laruccia e Mancini), l’indipendente Lomartire e Stellato (Udc). Il sindaco, questa volta presente in aula, ha detto sì anche lui al progetto. «Diamo una risposta ai senza casa - ha commentato Stefàno - e anche all’occupazione perché i cantieri daranno posti di lavoro. Siamo riusciti a coniugare gli interessi della città, dell’ambiente e degli imprenditori». (Corriere del Mezzogiorno)

Colpo di grazia al Mar Grande?

Il mare di Taranto già nel mirino dal ’96

Forse non diventeremo il Mare del Nord, o le coste della Nigeria. Ma quell’ostacolo che si poneva fra le trivelle Eni e i fondali di Mar grande ora è caduto aprendo scenari nuovi. La firma della Soprintendenza ai beni archeologici della Puglia in calce alla richiesta di un parere sulle perforazioni, richiesta dal ministero per i Beni culturali, alla fine ha permesso all’Eni di avere «le carte in regola» per cercare poco lontano dalle coste tarantine «idrocarburi liquidi e gassosi».
Fidandoci delle carte ministeriali, la ricerca Eni prevede la trivellazione di un solo pozzo a fini esplorativi e l’utilizzo di «linee sismiche» per le altre attività di analisi del sottosuolo. Ma proprio quest’ultimo punto lascia aperte alcune domande sulla vastità e sul possibile impatto delle ricerche e dei futuri eventuali pozzi. L’Eni ha rivisto i «confini» dell’area di Mar grande nella quale effettuare le ricerche, escludendo le zone costiere «di pregio ambientale» e, prim’ancora, i siti di rilevanza archeologica.
La richiesta, in cui si fissano i nuovi limiti di «caccia» al petrolio, è stata presentata nel settembre del 2008 al ministero dello Sviluppo economico. Rapida la marcia di avvicinamento all’obiettivo: a marzo di quest’anno l’Eni ha ottenuto il sì del ministero dell’Ambiente. Lo scenario era profondamente mutato rispetto alla prima richiesta Agip datata 1996 e al parere negativo dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali risalente al 2001. Ma l’esclusione delle zone di pregio ambientale e archeologico non convince gli ambientalisti e i pescatori tarantini. Dopo le indiscrezioni della scorsa estate, la levata di scudi è stata quasi simultanea.
I pescatori dell’Agci Pesca di Taranto vogliono impedire le «devastazioni che colpirebbero la fauna e la flora marina». La tecnica di ricerca di idrocarburi detta air-guns (utilizza l’aria compressa «sparandola» nelle profondità marine) ha comunque conseguenze non irrilevanti. L’Eni utilizzerà ancora quella tecnica?
Al di là delle rassicurazioni su un maggior grado di cautela nelle prospezioni sui fondali marini, restano i dubbi: Perché in questi anni l’Eni ha detto poco o nulla alla città? E perché la città non ha fatto domande? Dov’è il cortocircuito del dialogo? La prima richiesta dell’Agip è datata 1996. Scordiamoci il passato, ma il sindaco Stefàno e il presidente della Provincia Florido qualche interrogativo avrebbero potuto sollevarlo. Perché non lo hanno fatto? Perché non lo fanno ancora malgrado l’ok alle ricerche? FULVIO COLUCCI GdM

L'ultima del 2009?

TARANTO: SEQUESTRATA DISCARICA ABUSIVA CON 50 TONNELLATE RIFIUTI SPECIALI

Un'area, estesa 10mila metri quadrati, adibita a discarica abusiva, e' stata sequestrata dai militari della Guardia di Finanza di Manduria a Torricella, in provincia di Taranto. All'interno sono state trovate 50 tonnellate di rifiuti speciali. In particolare c'erano fibro-cemento contenente amianto, pneumatici usati, vetro, materiale plastico e ferroso. Una persona e' stata denunciata all'autorita' giudiziaria. Dall'iniziio dell'anno sono state sequestrate in provincia di Taranto 43 aree destinate a discariche abusive e circa 622.000 tonellate di rifiuti speciali e pericolosi e denunciato 92 persone all'autorita' giudiziaria.(Adnkronos)

Impianti fermi... no infortuni!

I sindacati "pavoneggiano" incensandosi per l'assenza di incidenti mortali all'Ilva nel 2009... A parte la scaramanzia (il 2009 non è finito ancora!), si prova un terribile senso di pena a vedere quanto ci si possa vantare di qualcosa che dipende ESCLUSIVAMENTE dal fatto che la produzione a caldo è stata ridotta di quasi l'80%! Come è noto, a parte l'inciucio a Roma ai tempi della legge diossina, quale accordo è stato ottenuto dai sindacati per le condizioni di lavoro degli operai?


Finalmente, all'Ilva di Taranto un anno senza infortuni mortali

«Per la prima volta dopo dieci anni, il 2009 finisce senza un incidente mortale all’Ilva. Ci avviamo verso un primato che vogliamo continuare a mantenere sempre e nel tempo. Per la prima volta dodici mesi passano senza eventi luttuosi nello stabilimento, fra i lavoratori alle dirette dipendenze del Gruppo Riva e quelli delle aziende dell’appalto». Rocco Palombella, segretario generale della Uilm di Taranto, lascerà agli inizi del 2010 la leadership del sindacato metalmeccanico provinciale per andare a Roma. Il prestigioso incarico di segretario nazionale è dietro l’angolo (a febbraio) e Palombella arriverà con quest’ultimo, importante, risultato ottenuto grazie «a un continuo lavoro che ha coinvolto i vari livelli dell’organizzazione, compreso il prezioso impegno delle rappresentanze sindacali unitarie e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza».
Il segretario generale della Uilm è uomo scevro dal culto della personalità, grave forma di allergia che affligge la classe dirigente locale. Così, nel raccogliere gli apprezzamenti dei delegati invitati ieri a Massafra all’attivo del sindacato metalmeccanici della Uil, Palombella ha più volte rimandato alla giovane platea tutti i meriti: «E' grazie a voi se questo sindacato è il primo a Taranto e in provincia. E’ l’attivo dei delegati che considera il buon risultato ottenuto all’Ilva, in termini di sicurezza in fabbrica, frutto di un continuo impegno dell’organizzazione». Queste parole, contenute nell’ordine del giorno, hanno costituito il perno della sua approvazione unanime.
Sbaglia, però, chi pensa a una marcia trionfale. L’attivo Uilm è servito a riflettere sulla grave crisi economica e occupazionale che attraversa la provincia: «Bisogna rifinanziare nel 2010 gli ammortizzatori sociali dopo il ricorso alla cassa integrazione straordinaria all’Ilva». Ma anche a riflettere sulle questioni ambientali a conferma del «nuovo approccio» voluto da Palombella: «Se l’Ilva fa ripartire la seconda linea dell’agglomerato quando sarà costruito il secondo impianto Urea per ridurre la diossina?». Interrogativo pesante come la critica del segretario della Uil Franco Sorrentino a una classe dirigente amorfa «e che non sta facendo nulla per difendere Taranto dalla crisi». O come l’invito del segretario regionale della Uil Aldo Pugliese a difendere la supremazia del sindacato nella difesa dei diritti dei lavoratori.
FULVIO COLUCCI GdM

Opposizione stattese

lunedì 21 dicembre 2009

Dove si parla di sostenibilità siamo sempre ultimi!

Presentato il terzo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città
Bologna sale sul podio per eco-mobilità
Seguono Firenze e Parma. Milano balza al quinto posto e batte Roma che arretra al diciottesimo. Al nono
posto, ma in discesa, arriva Bari, unica città del sud nella top ten. Quattro città emiliane fra le prime dieci.
Le più insostenibili? Taranto,Sassari e Catania. Nell’ultimo anno boom delle bici e delle auto a gas.

Classifica Mobilità sostenibile 50città09

La città resiste!

Premio, per la cronaca



Basta con le baraccopoli dei geometri!

I diplomati non devono progettare più!
Perderemo, finalmente, i panorami squallidi di case/scatole di scarpe sparsi per le nostre periferie e coste?
...ma siamo sicuri che i "laureati" punteranno alla qualità progettuale?

Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri
Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009
Basta con le baraccopoli dei geometri!

In Puglia, petrolio al posto del turismo

Vocazione turistica? Provate voi a promuovere le spiagge sterminate sulle quali si affaccia il promontorio del Gargano o le acque cristalline del Salento mentre sul destino della regione con l’esposizione costiera più estesa d’Italia incombe la minaccia del petrolio. Il passo tra la Puglia perla del turismo e la Puglia pattumiera è davvero breve. E le popolazioni già si mobilitano per dire no a questo possibile scempio. Al loro fianco anche l’amministrazione regionale che proprio ieri, attraverso l’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna, ha annunciato di voler affiancare l’azione di rivendicazione di quanti «si oppongono alle ricerche petrolifere in una delle più belle zone costiere d'Italia».
La ricerca del petrolio sui fondali di fronte al litorale di Puglia promette di portare solo danni. L’esiguità dei possibili giacimenti, la cui portata si esaurirebbe, secondo alcuni, in poco più di un anno e mezzo, non giustifica affatto il costo ambientale richiesto alle popolazioni in termini di interferenze deleterie con l’attività di pesca, di sconvolgimenti inevitabili degli ecosistemi marini (nelle aree interessate affacciano riserve marine protette, parchi regionali e zone umide di assoluto pregio), di compromissione dell’industria turistica (stabilimenti balneari e strutture ricettive) che negli ultimi due anni proprio in Puglia ha mostrato segnali in controtendenza rispetto al generale calo registrato ovunque.
Il primo a lanciare l’allarme, un paio di settimane fa, il deputato di Monopoli, città a 40 km da Bari, Pierfelice Zazzera. Proprio nel mare di Monopoli e nella zona Sud tra le province di Bari e Brindisi (a una distanza che varia tra i 10 e i 37 km al largo) si segnalano tre punti di potenziale perforazione. Al momento, il ministero dell’Ambiente ha autorizzato solo le prospezioni sismiche (a colpi di proiettili ad aria, tecnicamente air gun) per la caratterizzazione delle aree oggetto dell’interesse delle società petrolifere (tutte con sede all’estero anche se in almeno in case partecipate da società italiane). Ma quei tre punti di prospezione sono diventati, nel frattempo, 7. Sui tavoli delle Capitanerie di porto competenti, infatti, sono arrivate richieste per l’avvio di attività in mare anche a Molfetta (20 km a nord di Bari) e poi a Gallipoli e a Taranto. Nel comprensorio della Capitaneria di Termoli, invece, ricadono i punti di interesse al largo delle isole Tremiti, sede di una delle più estese riserve marine di Puglia. E da Monopoli, i Verdi annunciano per bocca del portavoce Giuseppe De Leonibus: «I punti complessivi di possibile perforazione, in prospettiva sono addirittura 15, 5 dei quali nell’arco jonico».
Gli elementi per rendere inquiete le popolazioni locali e le amministrazioni (compresa quella monopolitana che è retta da un sindaco di centrodestra, quindi affine al governo nazionale) ci sono tutti. Non ultimo il fatto che Regione e enti locali sostengono di aver saputo di questa campagna di ricerca del petrolio ormai a cose fatte, quando cioè ormai non era più possibile esprimere alcun parere. Una lettera, in realtà, risulta inviata dal ministero dell’Ambiente alle amministrazioni delle città costiere (compreso il capoluogo di regione, Bari) a gennaio. Ma gli uffici competenti di ciascuno dei Comuni in indirizzo sostengono di non averla mai ricevuta. In più, tra i due quotidiani scelti per rendere pubblica la procedura avviata ne è stato scelto uno («Il Giorno» di Milano) che non ha alcuna diffusione in Puglia. E così la protesta si sposterà molto presto in strada. Il comitato di cittadini cui già hanno dato la propria adesione Italia dei valori e Verdi si costituirà ufficialmente la prossima settimana, il 28 dicembre, e già si annunciano una serie di manifestazioni.
Decisamente duro l’attacco dell'assessore Introna al ministro Stefania Prestigiacomo: «Mentre sta rappresentando l'Italia al vertice di Copenhagen - dice Introna - sul clima, dal suo ministero arrivano bordate che renderanno la Puglia la pattumiera d'Italia e di Europa. I più grandi scienziati e i più eminenti statisti cercano modi per ridurre le emissioni di gas serra in Danimarca. Mentre il ministro si fa bella con discorsi sul Bel Paese, ci viene reso noto che risultano depositate alle Capitanerie di porto ben 7 nuove richieste di prospezioni geologiche per ricerche di gas e petrolio. La Regione non può neppure restare inerte. La Prestigiacomo sta a Copenaghen e i suoi uffici dicono che per il rigassificatore di Brindisi a due passi dalla case va tutto bene. Il Ministro parla al vertice Onu sull'ambiente, ma con una mano nascosta firma il raddoppio della centrale Eni di Taranto. Si tratta di scelte scellerate. Appena arriveranno i decreti, stia pur sicura il ministro che saranno impugnati dalla Regione». (G Armenise, Gazzetta del Mezzogiorno)

"La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni"
L’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna sulla conclusione della valutazione governativa riferita alla compatibilità ambientale dei progetti inerenti il rigassigicatore di Brindisi (proponente British LNG) e il raddoppio della centrale Enipower di Taranto (Eni): “Apprendo della conclusione degli iter tecnici di valutazione della compatibilità ambientale, la Regione Puglia, su entrambe le istanze, a seguito delle valutazioni tecniche operate dal Comitato regionale VIA, che ha tenuto conto tra l’altro che le aree interessate risultano “a rilevante rischio ambientale”, ha espresso, con delibera di giunta, il proprio parere negativo. La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni e si riserva di adire il competente TAR per la difesa degli interessi del territorio e dei cittadini”. (Sudnews)

Sud: sempre più ultimo in "classifica"?

Quale sviluppo?

200.000 tarantini, 200.000 ricette.

domenica 20 dicembre 2009

Assemblea cittadina!

AltaMarea dopo la grande manifestazione del 28 Novembre indice un'Assemblea Generale per rilanciare la lotta all'inquinamento.
Stiamo lavorando su più fronti e c'è bisogno del supporto di tutte le persone che hanno a cuore le sorti della città.
La sensibilizzazione è ormai alta ma marciare non basta più.
Per proseguire sulla strada concreta delle azioni da fare per porre un freno deciso agli inquinanti e agli inquinatori stiamo organizzando 4 gruppi di lavoro:
1)TECNICO SCIENTIFICO (INGEGNERI , CHIMICI. BIOLOGI ECC.)
2)GIURIDICO(AVVOCATI GIUDICI ECC.)
3)MEDICO SANITARIO (MEDICI INFERMIERI)
4)COMUNICAZIONE(TECNICI INFORMATICI, ESPERTI DI COMUNICAZIONE)
I 4 GRUPPI LAVORERANNO IN SINERGIA PER AFFRONTARE LE PROBLEMATICHE RELATIVE AL DISCORSO AMBIENTALE.
Ovviamente c'è spazio per tutte le persone di buona volontà che non abbiano necessariamente competenze nei settori sopra indicati.
Per Illustrare l'organizzazione dei gruppi suddetti e raccogliere le adesioni di quanti avranno l'entusiasmo di partecipare abbiamo organizzato un Assemblea Generale Martedi 22 Dicembre 2009 dalle ore 17.30 presso l'Aula Magna dell'istituto Salesiani in Viale Virgilio 97.
SE HAI VOGLIA DI PORTARE IL TUO CONTRIBUTO CONCRETO NON MANCARE.

CO2 di Stato: seppellita Copenhagen!

sabato 19 dicembre 2009

101 volte ultimi!

Taranto 101esima (su 107 province), un vero motivo di vanto per Florido & co.!
Domani soliti articoli sui soliti quotidiani locali, e poi, dopodomani, tutti a fare le cartellate e a comprare spumanti per festeggiare il Natale e dimenticare, per l'ennesima volta, che siamo in una delle peggiori realtà provinciali d'Italia e d'Europa!
Auguri!

acqua di tutti a Taranto

Lunedì mattina 21 dicembre alle ore 9:00 circa, al Comune di Taranto il Consiglio Comunale discuterà l'odg sull'acqua come bene comune presentato dal consigliere AnnaRita Lemma, che da subito ha dimostrato interesse verso questa tematica e ha accolto la richiesta del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”.
Mi preme sottolineare che questa battaglia non è una lotta di partito, ma un riconoscimento che mira al bene comune dei cittadini di Taranto e vorremo che fosse una visione condivisa e trasversale tra i Consiglieri che rappresentano la cittadinanza.
Sarà realmente un momento importante per la nostra città, riconoscere l'acqua come fonte di vita, l'accesso all'acqua come diritto inalienabile ed universale e il servizio idrico, servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica, in linea con la Regione Puglia, darà forza a non cedere la gestione a un ente di diritto privato, che ha come primo scopo il profitto e non il servizio verso gli utenti.
E' Importante:
Invitiamo tutti ad assistere alla seduta, per capire come il resto degli amministratori si porranno d'inanzi quest'argomento.
Uno stravolgimento del senso della richiesta, ovvero il non riconoscimento dei principi basilari che sosteniamo con forza, principi condivisi e supportati, tra l'altro, anche dalla Confconsumatori Taranto, sarà una decisione lesiva per gli interessi e per il bene comune dei cittadini di Taranto.

Giovanni Vianello
Comitato Pugliese Acqua Bene Comune.

Incidenti di percorso...

venerdì 18 dicembre 2009

Il teatrino della politica e dei quattrini

Sopravvissuto "All'ombra della grande fabbrica"

... e pensare che Taranto gli ha aperto gli occhi!

La Grande Fabbrica. Gennaro e gli anni all'ombra delle ciminiere di Bagnoli

Costretto dalla malattia su una carrozzina, Morra racconta in un libro la lunga stagione dell'Italsider e della dismissione dell'impianto. E di un quartiere

La fabbrica sul mare di Coroglio. Le ciminiere con le colonne di fumo, il suono delle sirene in piena notte, l´odore pesante del metallo rovente, il boato delle lastre di ghisa tuffate nell´acqua. Gennaro abita ancora lì, a Cavalleggeri, di fronte a quello scheletro di ruggine che oggi è l´ex Italsider. Ma ora quei rumori non li sente più. «Dal balcone di casa vedo il mare. E ancora mi sorprendo». Sono passati più di dieci anni dalla dismissione dell´Ilva ma Gennaro quell´immenso cantiere non lo dimentica. Anche se ha 37 anni e non ci ha mai lavorato. Ne ha però respirato i ritmi. Di notte, nel suo letto. Di giorno, seduto sulla sua carrozzina, compagna fedele sin dalla nascita.
Gennaro Morra è un ragazzo brillante con cui la vita non è stata clemente. Una lesione al cervello durante il parto lo inchioda ad una carrozzina con una tetra paresi spastica. A 17 anni, un linfoma di Hodgkin lo costringe a molti anni di chemioterapia. Ma sul volto sempre aperto al sorriso, le ombre di tante battaglie non si vedono mai. «Perché le ho vinte» dice, mentre lo sguardo gli si illumina. L´ultima conquista è un libro. "All´ombra della grande fabbrica" con prefazione di Giustino Fabrizio, (Cicorivolta edizioni, oggi la presentazione alle 18.30 all´Open Center di Pozzuoli in via Celio Rufo, 20), in cui Gennaro mescola vita personale e rivoluzione del quartiere di Bagnoli, all´indomani della chiusura della fabbrica. Una scrittura agile, leggera, una narrazione ben costruita. Da cui trapela una passione, la scrittura. Per lui l´ennesima prova. La malattia non gli consente di usare le mani che, ironia della sorte, sono lunghe e bellissime. Costretto a continui spasmi, non riesce a star fermo nemmeno un minuto. Lui, però ha aggirato l´ostacolo. E ha scoperto un metodo tutto suo per la videoscrittura: usa la tastiera con il naso, riesce così a usarla senza il mouse. «Questione d´abitudine» minimizza. Così ha scritto il suo libro. Lo spunto, un articolo scritto su Repubblica qualche anno fa, il libro riporta lo stesso titolo di quel pezzo pubblicato allora. L´argomento, Bagnoli e l´Italsider. «La fabbrica ha avuto per tutti un valore ambivalente. Ha dato lavoro alle famiglie e dall´altra parte le ha uccise. Non saprò mai se il linfoma che mi ha colpito è dipeso dall´aria che ho respirato in quegli anni. Certo è che l´altra sera seguivo un documentario sulla fabbrica di siderurgia a Taranto. E si parlava proprio del linfoma di Hodgkin, diffuso tra chi vive vicino all´industria».
Ora quei tempi sono lontani. Gli amici di famiglia che perdevano il lavoro, i compagni di scuola che raccontavano dei genitori al collasso, il quartiere che perdeva identità e così la gente. Lo spaesamento si ritrova tutto nelle pagine del libro. Mescolato alla vita a ostacoli di Gennaro. Prima la malattia da bambino. Che gli impone «una conquista per ogni cosa», a partire dalla scuola. Poi il nuovo nemico da combattere, il linfoma. Alla fine la vita nuova, il lavoro da webmaster, gli amici, la scrittura. Tutto "all´ombra della fabbrica", nello stesso quartiere, la Cavalleggeri operaia degli anni Settanta e Ottanta, quella senza fisionomia degli anni Novanta. Che ora Gennaro sogna di lasciarsi alle spalle. «Sogno una casa nel centro storico. Mi piace andare la sera in discoteca, al pub. E non posso farlo dove abito. A Cavalleggeri ci vai a dormire ma non puoi viverci». Ora sta ricominciando a scrivere, una specie di impresa tenere la penna tra due dita «lo faccio perché non voglio tirarmi indietro quando mi chiedono di autografare il libro». Un altro modo di combattere la sua diversità. Ma non ci si stanca sempre sul campo di guerra? «No, non desidero una vita tranquilla, che noia, non potrei sopportarlo. Voglio conquistarmele le cose, non importa che ci sia la fatica. Così me le godo di più». (Tiziana Cozzi, L'Espresso)

Un'altra piccola fucina d'idee

...non fosse per la sgradevole presenza del sindaco che ha finto di farsi picchiare dagli stessi ragazzi che ora apprezza...

Grottaglie (Taranto ) - Inaugurazione del Laboratorio Urbano e.MOTIVA.mente

Sabato 19 dicembre, domani, alle ore 18.30 in via Mastropaolo 123, si terrà l'inaugurazione del Laboratorio Urbano e.MOTIVA.mente, un nuovo luogo per i giovani della Città di Grottaglie.
Il progetto nasce da una intuizione della Regione Puglia, che ha voluto finanziare in tantissimi comuni del territorio la nascita di luoghi di aggregazione e formazione a disposizione dei giovani. L'investimento è stato sostenuto economicamente con le amministrazioni comunali e in fase di progettazione dal pezioso contributo dell'associazionismo locale.
Il Laboratorio Urbano di Grottaglie nasce nella “Torrente del vento”, una struttura ristrutturata e donata nuovamente alla città, situata nell’incantevole borgo antico della Città delle Ceramiche. L’edificio è stato in passato un complesso conventuale annesso alla Chiesa del Carmine ed un carcere mandamentale.
Durante la cerimonia di inaugurazione interverranno Ciro Annicchiarico - Associazioni della Rete, Giacinto Santoro - Consulente del Progetto, Ottavio Orlando - Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Grottaglie, Luciano Santoro - Assessore alle Politiche Giovanili e del Comune di Grottaglie
Raffaele Bagnardi - Sindaco del Comune di Grottaglie, Guglielmo Minervini - Assessore alla Trasparenza e Cittadinanza attiva della Regione Puglia.
"La nostra è una città ricca di talenti - ha sostenuto l'assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Grottaglie, Luciano Santoro - e mi piacerebbe che il Laboratorio Urbano diventasse la loro vetrina. E' un'opportunità per ragazze e ragazzi grottagliesi e il mondo dell'associazionismo di produrre politiche giovanili mirate a valorizzare iniziative concrete che vedano gli stessi utenti del centro protagonisti del laboratorio. Con questa iniziativa - continua e conclude l'assessore Santoro - abbiamo valorizzato e ristrutturato un luogo che è un pezzo di identità della nostra città: da ex-convento ed ex-carcere a Laboratorio Urbano, credo che sia una bella metafora che solo in una città ricca di creatività e laboriosità come la nostra poteva realizzarsi".
A seguire una visita guidata della struttura, percorsi artistici e un concerto di alcune band giovanili della città, Houseless, Angels of sound, I Bravi, Nexone, Sixtynine, The kryptons. (Puglialive)

Due interventi per riflettere

Ecco i video degli interventi del Dott. Patrizio Mazza e dalla Dott.ssa Anna Maria Moschetti.

Il Dott. Patrizio Mazza, primario del Reparto di Oncoematologia dell'Ospedale G.Moscati di Taranto ci parla dell'incidenza abnorme dei tumori a Taranto. Da sempre si impegna perchè ritiene che le possibilità siano 2: o si trasferisce l'Ilva o si trasferisce l'intera città di Taranto. L'ECOCOMPATIBILITA' NON E' POSSIBILE!

(Dott.Mazza-Parte 1)
http://www.youtube.com/watch?v=8KNxi4u4C1E
(Dott.Mazza-Parte 2)
http://www.youtube.com/watch?v=PXAOi2-S-SU
(Dott.Mazza-Parte 3)
http://www.youtube.com/watch?v=kXceja8tKJk
(Dott.Mazza-Parte 4)
http://www.youtube.com/watch?v=Lv4D6EWV0lY

La dottoressa Moschetti, pediatra, ci parla delle conseguenze dell'inquinamento sullasalute dei bambini e di come esso danneggi anche le capacità cognitive.Tutto questo comporta dei costi non solo in termini di qualità della vita e di morti ma anche economici in senso stretto. Verso i bambini abbiamo una responsabilità incredibile. Non ci perdoneranno mai se non faremo il possibile per proteggerli.

(Dott.ssa Moschetti-Parte 1)
http://www.youtube.com/watch?v=237uWapDSfM
(Dott.ssa Moschetti-Parte 2)
http://www.youtube.com/watch?v=VfdtCQCasyc
(Dott.ssa Moschetti-Parte 3)
http://www.youtube.com/watch?v=7YiUcnHy1cs

Idee e realtà da premio

CNCC ITALY AWARD 2009: i Centri Commerciali Mongolfiera di Foggia, Andria, Barletta, Bari Santa Caterina, Bari Japigia, Lecce e Taranto alla ribalta nazionale

Per la prima volta nella storia, al centro-sud sono stati consegnati da Lino Banfi due Awards. Si tratta del massimo riconoscimento cui un centro commerciale possa ambire, la cui assegnazione è conferita dal Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali alle strutture che si siano distinte durante l’anno per l’eccellenza, in termini di originalità e risultati, delle attività di marketing.
Gli Awards sono stati assegnati per il Guinness dei Primati vinto grazie a “La pepata di cozze più grande del mondo” realizzata al centro commerciale Mongolfiera di Taranto e per l’iniziativa “Differenziamoci”, che ha coinvolto i centri commerciali Mongolfiera di Foggia, Andria, Barletta, Bari Santa Caterina, Bari Japigia, Lecce, Taranto. (Il Grecale)

DIFFERENZIAMOCI
Sette centri commerciali per un unico grande progetto comune patrocinato dalla Regione Puglia. L’iniziativa ha visto i centri di Andria, Barletta, Bari Japigia, Bari Santa Caterina, Lecce, Taranto e Foggia, protagonisti della prima iniziativa di eco-riciclo da shopping. Ai clienti è stata destinata, all’interno della galleria commerciale, un’area dove poter riportare i materiali di scarto prodotti durante lo shopping; questi ricevevano una eco-shopper, per riportare delle cose da smaltire, e successivamente alla consegna dei materiali, veniva donato loro un rotolo di buste per la raccolta differenziata domestica. Appositi contenitori per la raccolta differenziata sono stati posizionati all’esterno dei centri, a disposizione degli operatori commerciali. Diverse le iniziative che hanno accompagnato Differenziamoci nel corso dell’anno: laboratori creativi per educare i più piccoli all’arte del recupero; pedalate ecologiche; concorso per opere d’arte in materiali riciclati; vetrine verdi che hanno coinvolto gli operatori; sfilate di moda con abiti eco-fashion. I risultati ottenuti parlano chiaro: 15.000 kg di materiale raccolto e non disperso nell’ambiente; 140.000 shopper di tela distribuiti; 56.000 kit di buste consegnati per la raccolta differenziata; 56.000 persone che hanno portato la loro raccolta presso le isole ecologiche; 350 punti vendita coinvolti; 50 testate giornalistiche tra stampa tv e web che hanno dato la notizia. Interventi concreti ecocompatibili di pitturazione delle gallerie con vernici ad acqua, lampade a basso consumo energetico, insegne a led, pannelli fotovoltaici, arredi ecologici, materiali pubblicitari stampati su carta riciclata completano il quadro di un’iniziativa che dimostra la volontà di Mongolfiera di diventare un brand verde a tutti gli effetti.

LA PEPATA DI COZZE PIÙ GRANDE DEL MONDO
Una grande impresa, quella del Centro Commerciale Mongolfiera di Taranto, che ha sfidato gli eventi e i numeri per entrare ufficialmente nella storia del Guinness World Record. Sabato 1 agosto 2009, infatti, con ben 3692 kg, un team formidabile, composto da professionisti di Sviluppo Commerciale, società di gestione del centro, e della proprietà Coop Estense, ha superato di una tonnellata il Guinness World Record, che dal 2003 apparteneva alla città francese di St-Pierre-sur-Mer. L’iniziativa, patrocinata dal CNCC e dalla Provincia e dal Comune di Taranto, è stata realizzata in meno di tre settimane. La macchina organizzativa ha superato ostacoli burocratici, sanitari ed economici grazie anche ad una mirata ed efficace azione di co-marketing con 66 aziende, che ha abbattuto i costi dell’operazione passando da 305.000 a 150.000 euro. Protagonista dell’impresa è stata lei: la cozza tarantina. Per cucinare la gustosa e tipica prelibatezza locale è stato necessario rientrare nelle due ore e mezza di cottura per un prodotto così deperibile. Grazie al lavoro di 500 volontari provenienti da ben 50 pro-loco e associazioni del territorio, che hanno spadellato senza sosta, è stato possibile cucinare l’ingente quantitativo di mitili, gustati da oltre 70.000 avventori accorsi per l’occasione. Per battere il guinness dei primati sono stati utilizzati circa 4 tonnellate di cozze, oltre 300 chilogrammi tra pomodorini pugliesi e olio extravergine d'oliva rigorosamente prodotto in Puglia, più di 750 teste d'aglio, 2 padelloni giganti, un piatto/contenitore di oltre 30 metri quadri, 2.500 metri quadrati di area attrezzata nel parcheggio del centro commerciale Mongolfiera, 25 gazebo per la distribuzione della pepata al pubblico.

Paghi, signor paròn!

Un operaio dell'Ilva di Taranto, Angelo Villani, di 21 anni, ha chiesto un risarcimento di un milione di euro per un incidente sul lavoro avvenuto il 31 marzo del 2006 all'interno dello stabilimento in cui lavora.
Il giovane, impiegato come operatore-pulitore, stava manovrando una motospazzatrice per pulire le strade nel reparto, quando rimase incastrato con la guancia nella catena della tubazione riportando un trauma cranico facciale con deformazione permanente del viso e la frattura scomposta di un braccio.
La richiesta di risarcimento, allegata alla costituzione di parte civile, è stata presentata nell'ambito del processo a carico di Ivan Maggio, dirigente dell'Area Cokeria dell'Ilva, accusato di lesioni colpose gravissime. Nell'udienza del 15 aprile prossimo è prevista l'audizione dell'operaio rimasto sfigurato. (libero)

Puzza e inquinamento: siamo i primi!!

I giornali del 17 dicembre 2009 riportano la dichiarazione ARPA: "Taranto città più inquinata" e l'ennesima fuoriuscita di gas tossici e puzzolenti dall'ENI
Nube ENI e ARPA

giovedì 17 dicembre 2009

Prosciolti!!!

Ciro Alabrese, l'assessore che offre il suo paese (Grottaglie) ai trafficanti di rifiuti tossici aveva querelato 5 manifestanti del "Presidio permanente no discarica" per diffamazione! Ovviamente aveva torto marcio come l'odore che appesta il suo territorio!

Puzza di politica marcia!

ARPA: ottimisti di che?


Taranto, meno veleni. «Ma l’attenzione resta»

Il direttore generale dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente di Puglia, Giorgio Assennat o, ha appena terminato la sua relazione. Il dibattito, nello spazio riservato al «question time» durante gli stati generali dell’Arpa, è aperto da un responsabile dell’Ilva che lancia alla platea una provocazione: «E adesso come potranno ancora dire che Taranto è la città più inquinata d’Europa?» In platea ci sono anche i rappresentanti dei comitati cittadini che si battono da anni proprio perché nella città dei due mari la normalità non sia più l’eccezione. Le domande dei cittadini sono ancora tante. Una su tutte: «Ma quali sono le matrici che producono benzoapirene?».
Taranto è una città multiproblematica. E se è vero, come conferma lo stesso Assennato, che stanno funzionando i trattamenti dei fumi dell’Ilva tramite Urea, è anche vero che fuori c’è ancora il problema dei pascoli che nel tempo hanno dovuto patire il deposito di sostanze tossiche nel terreno e la conseguente contaminazione del latte. Così, per dire che Taranto non è più la città più inquinata d’Italia, occorrerà guardare come rispondono i prossimi report del registro delle emissioni alle quali, ovviamente, non contribuisce solo Ilva. E poi ci saranno da verificare i livelli di polveri sottili.
La legge chiarisce che i valori di concentrazione nell’aria vanno valutati sulla base delle rilevazioni effettuate nell’arco di un intero anno e quindi occorrerà attendere la rielaborazione dei risultati raccolti fino al 31 dicembre. «Intanto, e questo lo possiamo dire - spiega il direttore scientifico di Arpa, Massimo Blonda - negli ultimi due mesi le concentrazioni si mantengono costantemente entro i 20 milligrammi per metro cubo. Un valore che chiarisce come lo stabilimento Ilva sia in questo momento altamente performante visto che negli anni ‘90 eravamo a 150 milligrammi per metro cubo». In questi ambiti, tuttavia, va bandito qualsiasi rischio di lasciarsi prendere dalla voglia di semplificare. Perché le valutazioni sull’inquinamento vanno fatti in riferimento alle singole matrici.
E se sull’aria, tra polveri e diossine si è detto, per la matrice suolo resta un dato superiore del 3% al consentito, mentre «sfora» di circa il 7% il dato in merito alle acque sotterranee di falda. Non tantissimo, ma occorre lavorarci sopra. Così come resta aperta la questione dei pascoli, con le verifiche che, come si sa, hanno portato a individuare rischi per la contaminazione del latte anche a chilometri dagli agglomerati industriali.
Da parte sua, l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, ha voluto rimarcare come «uno dei grandi successi degli ultimi anni della Regione Puglia, che si è imposto a livello nazionale ed europeo, è la promulgazione della legge “anti-diossina”. L’Italia era una delle poche nazioni industrializzate a non aver imposto un limite veramente restrittivo sulle diossine. Quando, al tavolo per il rilascio dell’Autorizza - zione integrata ambientale è emersa la volontà del ministero di non applicare neppure le cosiddette Bat (Migliori Tecniche Disponibili), abbiamo deciso di emanare la legge 44/2008, che ha portato il valore di 10 mila nanogrammi a 2,5 nanogrammi». (G. ARMENISE, Gazzetta del Mezzogiorno)

mercoledì 16 dicembre 2009

Domande e risposte

Amiu: confusione allo sbaraglio?

“A caval donato non si guarda in bocca”, diceva un vecchio proverbio. Il Comune di Taranto ha deciso di beneficiare della campagna di comunicazione a spese della Tetrapak di Rubiera sul conferimento dei contenitori per bevande nei cassonetti della raccolta multimateriale, dove è possibile buttare carta, cartoni, plastica ed alluminio destinati all’impianto di pre-selezione Pasquinelli, alle catene ed ai consorzi del riciclo. Ieri mattina, presso la Biblioteca Comunale, l’assessore Sebastiano Romeo, ha annunciato la notizia insieme a Fernanda Novellino, di Tetrapak, e Massimo Santucci, direttore dell’Achab Med, artefice del progetto di comunicazione. Saranno spediti ai residenti gli opuscoli “I colori del riciclo” nei quali si spiega cosa significhi riciclare un contenitore a base cellulosica, se possibile sciacquato e schiacciato prima di essere conferito. E si ricorda come e dove si differenziano i rifiuti. Nonostante il messaggio sia stato adeguato a Taranto, qualcosa potrebbe creare confusione. Si specifica di gettare tetrapak, carta, cartone, plastica ed alluminio nei cassonetti con il coperchio blu, senz’altro i più diffusi, eppure proprio affianco alla sede della conferenza stampa, in via Salinella, il coperchio del multimateriale era giallo, in un punto accessibile a chiunque: dunque, converrà fare attenzione più all’avviso affisso sul cassonetto, dove si spiega quali materiali si possono conferire, e meno al colore del coperchio. La confusione si genera di nuovo quando si chiede di gettare i rifiuti “indifferenziati” nei cassonetti col coperchio marrone: inesistenti, perché, in tutta la città, i cassonetti comuni sono color alluminio o tutti gialli. Come mai si indica questo colore? In realtà, marrone dovrebbe essere il colore dei cassonetti e dei bidoni sistemati nelle zone di Solito Corvisea del progetto sperimentale di raccolta porta a porta dove dovrebbe essere possibile riporre i sacchetti sumus con l’organico (residui di frutta e verdura, la posa del caffè, filtri del tè, avanzi di cibi cotti e crudi, avariati e scaduti, scarti di giardino, fiori, erba e terriccio) precedentemente conservato nei cestelli areati in dotazione prima di essere gettato. Pubblicizzando questi cassonetti, come se fossero ovunque, e, tra l’altro, autorizzando, attraverso le illustrazioni, a buttare tutta la frazione indifferenziata proprio lì, non si rischia di confondere le idee al cittadino? Sia di far disorientare chi non vive nella zona pilota, sia di far sbagliare chi ci vive? «Secondo me no – risponde l’assessore Romeo – io non posso rimanere al passato. Faccio la pubblicità sul futuro. Prima o poi i cassonetti marroni saranno in altre zone. Si, è vero, ora stanno solo nell’area pilota ed hanno la funzione prevista nella raccolta porta a porta rivolta a circa 4000 famiglie, a conoscenza delle differenti istruzioni. Nel resto dei quartieri, ci sono gli altri, e l’organico viene sprecato e mandato in discarica. La gente saprà intuire». A margine, ha rivelato un altro problema, notizia nella notizia: «Tante famiglie di quelle 4000 sensibilizzate, non hanno ancora ritirato il kit (bio-pattumiera e buste sumus per l’organico da mandare al Pasquinelli per creare i compost, in fase di test per l’agricoltura)». Nell’opuscolo infine: si menzionano i cassonetti con il coperchio verde dove si ripone il vetro; si ricorda il numero verde Amiu, 800/013739, dove si può richiedere il ritiro gratuito su prenotazione di rifiuti ingombranti e beni durevoli, anche se spesso gli operatori consigliano di lasciare i piccoli elettrodomestici, come i ferri da stiro, nei cassonetti delle frazioni indifferenziate; si citano i raccoglitori per pile e farmaci. Al momento, l’Amiu starebbe investendo quei 193.870 euro dei fondi strutturali (Por Puglia 2000/2006, misura 1.8, azione 2 volta ad accrescere la raccolta differenziata, il recupero ed il riutilizzo dei rifiuti con specifiche attività di progettazione e realizzazione di isole ecologiche al servizio di aree urbane e di sistemi di compostaggio domestico nelle aree regionali) iniziando ad acquistare compattatori bianchi, attrezzature, cassonetti delle aree pilota. Nessun aggiornamento sul rimanente finanziamento annunciato, 800.000 euro circa collegati ai Por 2007/2013.

Francesca Rana, Il Quotidiano, p. 12

Acqua di Puglia

Acqua, il report di Fabiano Amati
L'assessore regionale alle opere pubbliche stila il report della gestione della preziosa risorsa nella "Sitibonda Puglia"

Nichi Vendola nel suo recente rimpasto di governo ha portato alla guida di un assessorato delicato e strategico qual è quello alle opere pubbliche Fabiano Amati, giovane avvocato fasanese e storico esponente della Margherita pugliese. Per l'assessore Amati preservare la risorsa acqua è stato il nocciolo delle azioni portate avanti in questi pochi ma importanti mesi di lavoro in assessorato. In Puglia ci sono 191 impianti di depurazione in esercizio; di questi, gli impianti a trattamento più fine sono passati dai 69 del 2005 ai 169 di oggi, mentre quelli che scaricano nel sottosuolo sono passati da 49 a 24 con una previsione di interventi di adeguamento già in corso d’opera che porteranno alla progressiva eliminazione degli impianti più obsoleti. Il fabbisogno dei 1.500 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno utilizzati in Puglia è così suddiviso: 37% potabile, 10% industriale, 53% irriguo; qualitativamente buona sembra essere la situazione delle acque superficiali in tutta la regione (in particolar modo nella zona di Porto Cesareo e Chiatona). Questi sono alcuni dei dati qualitativi e quantitativi resi noti ieri nel corso del Forum Regionale di Informazione e Consultazione Pubblica della Regione Puglia, che si è svolto presso l’assessorato alle Opere Pubbliche, durante il quale è stato illustrato il Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale, relativamente al territorio della Puglia, in corso di redazione in base alla direttiva 2000/60 CE. Al Forum hanno partecipato rappresentanti dei Consorzi di Bonifica, dell’AATO, dell’Autorità di Bacino, dell’Acquedotto Pugliese, degli Ordini Professionali, dell’Università e del CNR; nella realizzazione del Piano rientrano, oltre alla Puglia, anche il Lazio, l’Abruzzo, il Molise, la Campania, la Basilicata e la Calabria; grande importanza riveste lo sviluppo di un processo di partecipazione pubblica, volto alla crescita di una maggiore consapevolezza nell’amministrazione del bene acqua per assicurarne così pienamente il diritto all’uso.

I contenuti del Piano vanno dalla descrizione delle caratteristiche del distretto idrografico alla sintesi degli impatti antropici sullo stato delle acque superficiali e sotterranee, dalla individuazione delle aree protette al monitoraggio delle acque e ai programmi di misure. In particolare, relativamente alla Puglia sono stati resi noti alcuni dati del Piano di Tutela delle Acque che rientrano nel Piano di Gestione delle Acque. Rispetto alle azioni poste in essere dalla nostra regione negli ultimi anni, è stato nettamente limitato l’utilizzo di fertilizzanti azotati nonché il rilascio o rinnovo delle concessioni per il prelievo di acque di falda nelle zone di tutela; sono stati eseguiti infine molti interventi infrastrutturali per il miglioramento della distribuzione e per aumentare la capacità d’accumulo. La regolamentazione della materia e il rafforzamento del riuso (già è avvenuto a Fasano e Ostuni per quanto riguarda l’agricoltura e all’Ilva relativamente all’industria) sono i prossimi obiettivi da raggiungere. “Intendiamo questo Forum – ha detto Amati - come un grande cantiere in cui coltivare un processo intellettuale utile e consapevole per tutti gli operatori. Il seminario di studio del Forum – ha concluso – assumerà maggior significato se non perdiamo di vista la grande importanza che rivestono le risorse idriche soprattutto nella nostra regione povera di acqua”. (Barilive)

Non si può mancare!

martedì 15 dicembre 2009

Conserva, vergogna!

Civiltà è scioperare per la differenziata!

11:12 LAVORO:RIENTRA PROTESTA DISOCCUPATI TARANTO,INCONTRO VENDOLA

(ANSA) - TARANTO, 15 DIC - E' rientrata la protesta dei disoccupati organizzati aderenti allo Slai Cobas di Taranto - un centinaio in tutto - che hanno trascorso la notte negli uffici del Comune per ribadire la loro richiesta di essere impegnati nel servizio di raccolta differenziata porta a porta. Durante la protesta alcuni sono saliti anche su un cornicione esterno.
I disoccupati hanno interrotto il presidio nel Comune dopo aver ottenuto la promessa di un incontro con il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che si terrà il 22 dicembre prossimo a Bari, alla presenza del sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

Le industrie non pagano

lunedì 14 dicembre 2009

Campionamento delle diossine: ecco perchè!

Al di là della non condivisa fiducia tecnicistica nelle possibilità di controllo dell'uomo su tutti i processi, compreso l'incenerimento (e le nanopolveri che fine fanno?), questa presentazione ci fa capire quanto proprio quanto i nostri inceneritori "old style" producano (anche) diossina e soprattutto quanto sia importante il campionamento continuo e selettivo, in termini di efficacia del controllo e del rispetto dei limiti (In continuo sono state rilevate quantità 40 volte superiori rispetto ai monitoraggi periodici standard da 8 ore... quelli fatti dall'ARPA all'Ilva, per intenderci!).
Analisi di diossine in emissione agli impianti di incenerimento: Evoluzione europea delle norme di riferimento. W.Tirler Eco-Research - Bolzano

Analisi di diossine in emissione agli impianti di incenerimento
Sui campionatori in continuo clicca e vedi:

Riduciamo le auto, miglioriamo la mobilità

Due documenti ci illustrano i criteri per la riduzione del traffico veicolare e la promozione della mobilità sostenibile

Veicoli_traffico_e_citta
CYRONMED Completo Web

domenica 13 dicembre 2009

Openday all'Ilva: BOMBARDIAMOLI!!!

...e, come sempre accade, sulle stesse pagine di giornali su cui scrivono persone che hanno capito il senso della violenza della grande industria sulla città, poi spuntano queste perle di gioia e candore...
Visite guidate, l'Ilva si apre alla città... Ma quale apertura?
i parenti degli operai, le scolaresche???
Perchè non fanno entrare tutti i 33.000 che hanno marciato sabato 28 novembre e tutti gli altri che sono stanchi delle frottole patinate stampate su quotidiani e libroni?
Dal momento che è stato attivato una casella di mail per le visite, vi proponiamo di inviare in massa la richiesta di partecipare, anche per più persone!
Ecco i riferimenti tratti dall'articolo:
email: comunicazione@rivagroup.com
099.4812793

Facciamo vedere che è Riva ad essere ospitato da questa città, e non il contrario.
L'Ilva è prima di tutto sulla terra dei tarantini, tutti!

Frottole Ilva: spieghiamole a tutti!

COMUNICATO STAMPA DI ALTAMAREA

Perché i dati della campagna mediatica dell’Ilva non sono attendibili
Con il denaro della campagna potevano acquistare il campionatore in continuo


L’Ilva ha acquistato recentemente quattro pagine sui quotidiani locali per magnificare il proprio impegno per l’ambiente e la sicurezza. E in più ha stampato 14 mila libri rilegati con carta patinata e foto a colori. Colpisce subito, in questa vasta campagna mediatica, la quantità di denaro profusa. Calcoliamo che se ogni volume costasse 10 euro, il totale dell’operazione si aggirerebbe sui 140 mila euro. A ciò si deve aggiungere il costo delle pubblicazione delle pagine a pagamento sui quotidiani. Arriviamo ad una cifra considerevole che supera i 150 mila euro.
Considerando che il “campionamento continuo” dei fumi contenenti diossina costerebbe tra i 130 mila e i 140 mila euro, ci chiediamo perché l’Ilva avrebbe speso una somma superiore in pubbliche relazioni invece di fare il campionamento della diossina 24 ore su 24? Perché non pubblicare sul sito Internet dell’Ilva le informazioni a costo
zero?
Dati privi di validità statistica
Ma veniamo al merito della comunicazione. L’Ilva dice di aver ridotto l’inquinamento. Questi sono i dati percentuali sulle “riduzioni stimate” delle emissioni diffuse della cokeria: polveri - 62%; benzene - 27%; IPA - 45%. Chiunque abbia studiato statistica sa che i dati percentuali, presentati in questo modo e privi di verificabilità, sono scientificamente non validi Infatti un dato percentuale di una serie storica ha senso se si riferisce ad un preciso anno e a un preciso quantitativo. Il rapporto dell’Ilva non dice rispetto a che anno sarebbe avvenuta questa riduzione. Rispetto al 1995? Rispetto al 2000?
Rispetto al 2005? Ma soprattutto non è chiaro quali siano i quantitativi attuali e quelli di riferimento storico ai fini del calcolo percentuale. Facciamo un esempio semplicissimo. Se una persona dice di essere dimagrita del 27% ma non dice rispetto a che anno e rispetto a quale peso, quel dato è privo di validità statistica.
Occorrerebbe pertanto conoscere il quantitativo in chilogrammi degli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che attualmente fuoriesce e il corrispondente quantitativo di IPA rispetto a cui si effettua il confronto. Senza questi dati in chilogrammi le percentuali sono prive di senso in quanto sono numeri mancanti di un riscontro concreto.
Dati non validati da ente terzo
E soprattutto sono dati non validati da alcun ente terzo, come ha giustamente osservato il Direttore Generale dell’Arpa Giorgio Assennato. Le tabelle dei dati riportano la dicitura “fonte Ilva”, il che la dice lunga. In altre parole l’Ilva “se la canta e se la suona” senza alcuna validazione di un ente di controllo per cui non possiamo considerare validi scientificamente i dati diffusi su polveri, benzene
e IPA.
Incremento del benzene, degli Ipa e delle polveri
Ma un criterio di raffronto per verificare i miglioramenti e i peggioramenti esiste: sono le dichiarazioni INES dell’Ilva. Pertanto noi ci atterremo unicamente ai dati ufficiali comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente e validati nell’ambito del registro INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti). Attualmente i più recenti dati disponibili sono le dichiarazioni INES 2007 contenenti i dati stimati di emissione 2006. La realtà che emerge è la seguente. Il benzene (cancerogeno) è passato dai 188236 chili del 2002 ai 231387 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 22,9%. Gli IPA (cancerogeni) sono passati dai 25913 chili del 2002 ai 35480 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 36,9%. Neppure per le polveri la situazione migliora: esse passano da 9707
tonnellate del 2002 alle 11462 tonnellate del 2006, con un incremento del 18,1%.
Contraddizione fra dati INES e dati del Rapporto Ilva
Emerge con assoluta evidenza che l’Ilva ha dichiarato al Ministero dell’Ambiente un aumento delle proprie emissioni inquinanti proprio nel periodo in cui trattava con Comune, Provincia e Regione la cosiddetta “ambientalizzazione” dello stabilimento. In quel periodo l’Ilva ha presentato un cronoprogramma di investimenti che avrebbero dovuto alleggerire le emissioni inquinanti. Alla luce di tutto questi peggioramenti ci stupisce che l’Ilva poi dichiari nel suo Rapporto Ambiente e Sicurezza dei “miglioramenti” che non trovano conferma negli stessi dati comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente e al registro INES.
Diossina: non verrebbe rispettata la tempistica della legge regionale
Ma ci sono altre stranezze nel Rapporto Ilva. L’adeguamento al valore obiettivo previsto dal Protocollo di Aarhus per la diossina ha, secondo l’Ilva, un “orizzonte temporale” di 2 anni. In tal modo verrebbe violata la legge regionale sulla diossina che fissa tale adeguamento entro il 31 dicembre 2010. Questo punto ci preoccupa fortemente e chiediamo un intervento deciso del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
I dati “gonfiati” del programma di ambientalizzazione
In conclusione alla “glorificazione” di Santa Ilva, officiata dal Sommo Sacerdote Emilio Riva, contrapponiamo una domanda finale: nel “miliardo di euro impiegato per l’ecologia e per la tutela dell’ambiente” ci sono i settecento milioni di euro del piano di “panna montata” inserito nella documentazione presentata per l’Autorizzazione Integrata Ambientale? Sono passati più di due anni da quando gli ambientalisti e le associazioni cittadine hanno dimostrato che quella cifra si riferiva a 64 proposte di “nuova tecnica” più 2 modifiche di attività, la gran parte delle quali hanno ben poco a che fare con la riduzione delle emissioni inquinanti degli impianti. Ma il patron dell’Ilva continua a dare quei numeri. E’ così che dimostra la sua dimostra la sua disponibilità nei confronti di tutti gli stakeholders fra cui i 193.736 cittadini di Taranto?

sabato 12 dicembre 2009

Capodogli spiaggiati: colpa delle prospezioni??? e nel Golfo di Taranto, che succederà?

CAPODOGLI SPIAGGIATI, SI RECUPERANO LE CARCASSE

FOGGIA - Sono iniziate ma sono stati subito bloccate le operazioni per recuperare le carcasse dei sei capodogli morti sulla spiaggia di Capojale dove erano spiaggiati due giorni fa, insieme ad altri due che sono però riusciti a riprendere il largo, e ad un altro che è ancora in vita, ma agonizzante. Il Ministero dell'Ambiente ha respinto la proposta avanzata questa mattina di abbattimento del cetaceo morente. La Asl ha invece dato il via libera alle operazioni per trasferire le carcasse in una cava del Gargano purché - è stato ribadito - tutto avvenga in sicurezza.

Il problema è però come trasportare gli enormi cadaveri. Le carcasse erano state legate ai denti di due escavatori che le avrebbero alzate e deposto su un camion: i cetacei però pesano troppo e i due mezzi meccanici non sono riusciti ad alzarli. Per questo motivo è stato chiesto l'intervento della Protezione Civile per cercare si risolvere il problema. E intanto, alle cinque pattuglie giunte via terra e ad una motovedetta delle Capitanerie di porto di Manfredonia e Vieste, si sono aggiunti gli operatori subacquei del 2/o Nucleo Sommozzatori di Napoli, che dalle 15 stanno agendo insieme ad altre forze di polizia e operatori locali per recuperare le carcasse dei mammiferi marini. In una nota, Giorgia Monti di Greenpeace campagna mare definisce lo spiaggiamento "un fatto inusuale e drammatico allo stesso tempo". "Greenpeace - aggiunge - seguirà attentamente gli studi e le analisi che verranno fatte, e si assicurerà che chiarezza venga fatta sulle cause di questo drammatico evento. Purtroppo in questi casi risulta sempre molto difficile riuscire a salvare gli animali, per quanto le cause siano ancora tutte da chiarire, in caso di spiaggiamenti massivi gli animali arrivano spesso sulla costa a causa di gravi danni al loro sistema di orientamento".

"Un evento come lo spiaggiamento dei sette capodogli ieri sulle coste del Gargano in Puglia deve considerarsi eccezionale. Fenomeni di questo tipo sono frequenti negli oceani ma sono un'assoluta rarità nel Mediterraneo, basti pensare che l'ultimo nel nostro mare risale all'800, avvenuto sempre nell'Adriatico", spiega Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente del Comitato Scientifico di Accobams, Accordo per la Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica Contigua. "Questo - continua Notarbartolo di Sciara - ci porta a supporre che lo spiaggiamento per cause naturali sia improbabile, perchè in tal caso sarebbero più frequenti. La direzione nella quale ci stiamo rivolgendo è che un evento come questo sia legato all'immissione in mare di suoni a grande intensità, causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimento di petrolio".

(12 dicembre 2009)