sabato 12 dicembre 2009

Riva & co. assolti... ma chi ci tutela?

Le bugie dell'Ilva (mò avaste!)

L'Ilva ha inquinato di più, anno dopo anno, ma nel suo "Rapporto Ambiente e sicurezza" vanta l'esatto opposto.
Ilva: più benzene, più IPA e più polveri. Ecco la verità sull'inquinamento dell'acciaieria di Riva

Con una campagna pubblicitaria senza precedenti, l’Ilva ha diffuso dati non attendibili sotto il profilo statistico-scientifico. Con i soldi della campagna di pubbliche relazioni, Riva avrebbe potuto acquistare il campionatore in continuo della diossina. Altamarea dimostra, dati alla mano, il progressivo aumento delle sostanze cancerogene scaricate dall'acciaieria sulla città quando la produzione va al massimo.

12 dicembre 2009 - Alessandro Marescotti
La campagna pubblicitaria dell'Ilva sulle presunte "riduzioni dell'inquinamento" è venuta a costare più del campionamento continuo (per il controllo della diossina 24 ore su 24). Ed è una campagna che ha diffuso diversi dati statistici privi di validità scientifica. La verità è invece che i dati ufficiali comunicati da Ilva al Ministero dell'Ambiente evidenziano un peggioramento delle emissioni quando la produzione è al massimo.

Emilio Riva, proprietario dell'Ilva
Con il denaro della campagna l'Ilva poteva acquistare il campionatore in continuo
L’Ilva ha acquistato recentemente quattro pagine sui quotidiani locali per magnificare il proprio impegno per l’ambiente e la sicurezza. E in più ha stampato 14 mila libri rilegati con carta patinata e foto a colori. Colpisce subito, in questa vasta campagna mediatica, la quantità di denaro profuso. Calcoliamo che, se ogni volume costasse 10 euro, il totale dell’operazione si aggirerebbe sui 140 mila euro. A ciò si deve aggiungere il costo delle pubblicazione delle pagine a pagamento sui quotidiani locali. Arriviamo ad una cifra considerevole che stimiamo superi i 150 mila euro. Considerando che il “campionamento continuo” dei fumi contenenti diossina costerebbe tra i 130 mila e i 140 mila euro, ci chiediamo perché l’Ilva abbia speso una tale somma invece di fare il campionamento della diossina 24 ore su 24. Non sarebbe stato meglio pubblicare le informazioni sul sito Internet dell’Ilva e impiegare quei soldi per controllare la diossina 24 ore su 24?

Dati privi di validità statistica
Ma veniamo al merito della comunicazione aziendale. L’Ilva sostiene di aver ridotto l’inquinamento. Questi sono i dati percentuali sulle “riduzioni stimate” delle emissioni diffuse della cokeria:
polveri - 62%; benzene - 27%; IPA - 45%.
Chiunque abbia studiato statistica sa che i dati percentuali, presentati in questo modo e privi di verificabilità, sono scientificamente non validi. Infatti un dato percentuale di una serie storica ha senso se si riferisce ad un preciso anno e a un preciso quantitativo. Il rapporto dell’Ilva non dice rispetto a che anno sarebbe avvenuta questa riduzione. Rispetto al 1995? Rispetto al 2002? Rispetto al 2006? Ma soprattutto non è chiaro quali siano i quantitativi attuali e quelli di riferimento storico considerati ai fini del calcolo percentuale. Facciamo un esempio semplicissimo. Se una persona dice di essere dimagrita del 27% ma non dice rispetto a che anno e rispetto a quale peso, quel dato è assolutamente privo di validità statistica. Occorrerebbe pertanto conoscere il quantitativo in chilogrammi degli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che attualmente fuoriesce e il corrispondente quantitativo di IPA rispetto a cui si effettua il confronto statistico. Senza questi dati in chilogrammi le percentuali sono prive di senso e di validità. Chi studia statistica lo sa benissimo. Le tabelle del Rapporto Ilva riportano istogrammi che visualizzano percentuali prive di riscontri in valori quantitativi di emissioni. Da un punto di vista scientifico questi dati percentuali non hanno alcun valore in quanto non è verificabile la procedura con cui vengono ricavati. L'Ilva lo sa benissimo ed è bene che lo sappiano anche i lettori magari meno attrezzati da un punto di vista tecnico.

Dati non validati da ente terzo
E soprattutto i dati Ilva non validati da alcun ente terzo, come ha giustamente osservato il Direttore Generale dell’Arpa Giorgio Assennato. Le tabelle dei dati riportano la dicitura “fonte Ilva”, il che la dice lunga. In altre parole l’Ilva “se la canta e se la suona” senza alcuna validazione di un ente di controllo per cui non possiamo considerare validi scientificamente i dati diffusi su polveri, benzene e IPA.
Incremento del benzene, degli Ipa e delle polveri Ma un criterio di raffronto per verificare i miglioramenti e i peggioramenti esiste: sono le dichiarazioni INES dell’Ilva. Pertanto noi ci atterremo unicamente ai dati ufficiali comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente e validati nell’ambito del registro INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti). Attualmente i più
recenti dati disponibili sono le dichiarazioni INES 2007 contenenti i dati stimati di emissione 2006. La realtà che emerge è la seguente.
Il benzene (cancerogeno) è passato dai 188236 chili del 2002 ai 231387 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 22,9%.
Gli IPA (cancerogeni) sono passati dai 25913 chili del 2002 ai 35480 chili del 2006, con un incremento dell’inquinamento stimato del 36,9%.
Neppure per le polveri la situazione migliora: esse passano da 9707 tonnellate del 2002 alle 11462 tonnellate del 2006, con un incremento stimato del 18,1%.

Contraddizione fra dati INES e dati del Rapporto Ilva
Emerge con assoluta evidenza che l’Ilva ha dichiarato al Ministero dell’Ambiente un aumento delle proprie emissioni inquinanti proprio nel periodo in cui trattava con Comune, Provincia e Regione la cosiddetta “ambientalizzazione” dello stabilimento. In quel periodo l’Ilva ha presentato un cronoprogramma di investimenti che avrebbero dovuto alleggerire le emissioni inquinanti. Alla luce di tutto questi peggioramenti ci stupisce che l’Ilva poi dichiari nel suo Rapporto Ambiente e Sicurezza dei “miglioramenti” che non trovano conferma negli stessi dati comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente e al registro INES.
Diossina: non verrebbe rispettata la tempistica della legge regionale
Ma ci sono altre stranezze nel Rapporto Ilva. L’adeguamento al valore obiettivo previsto dal Protocollo di Aarhus per la diossina ha, secondo l’Ilva, un “orizzonte temporale” di 2 anni. In tal modo verrebbe violata la legge regionale sulla diossina che fissa tale adeguamento entro il 31 dicembre 2010. Questo punto ci preoccupa fortemente e chiediamo un intervento deciso del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

I dati “gonfiati” del programma di ambientalizzazione
In conclusione alla “glorificazione” di Santa Ilva, officiata dal Sommo Sacerdote Emilio Riva, contrapponiamo una domanda finale: nel “miliardo di euro impiegato per l’ecologia e per la tutela dell’ambiente” ci sono i settecento milioni di euro del piano di “panna montata” inserito nella documentazione presentata per l’Autorizzazione Integrata Ambientale? Sono passati più di due anni da quando gli ambientalisti e le associazioni cittadine hanno dimostrato che quella cifra si riferiva a 64 proposte di “nuova tecnica” più 2 modifiche di attività, la gran parte delle quali hanno ben poco a che fare con la riduzione delle emissioni inquinanti degli impianti. Ma il patron dell’Ilva continua a dare quei numeri. E’ così che dimostra la sua disponibilità nei confronti di tutti gli stakeholders fra cui i 193.736 cittadini di Taranto?

Altamarea
Coordinamento cittadini e associazioni
Per contatti voce: cell. 3471463719

venerdì 11 dicembre 2009

L'inceneritore vuole più soldi!

Ecco gli effetti della mafia dell'incenerimento dei rifiuti.
Un privato (Marcegaglia) che brucia e produce diossina, polveri e ceneri sulla nostra terra si permette pure di battere cassa e alzare la tassa!
E il sindaco Tamburrano che tanto ha fatto per rendere Massafra il paese della munnezza che fa?

AIA Ilva, cosa fanno le istituzioni?

Comunicato stampa AltaMarea su procedimento rilascio Aia all'Ilva

Altamarea pretende che nel procedimento AIA chiesto da ILVA s.p.a., si valutino puntualmente, dandone effettiva e concreta contezza nella motivazione del provvedimento finale, tutte le ragioni esposte nei 19 documenti presentati dalle associazioni ambientaliste tarantine, nonché da quello firmato anche dai Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte. Qualora anche solo una osservazione o un singolo aspetto delle osservazioni e/o delle prescrizioni dei Sindaci di Taranto e Statte , non fosse adeguatamente valutato e/o considerato, ciò non solo sarebbe illegittimo, ma offenderebbe la sensibilità dei cittadini di Taranto e Provincia, costretti a subire i potenti inquinamenti di industrie pesanti come quelle dell’ILVA s.p.a. e non solo.
In questa prospettiva, pertanto, Altamarea, nei limiti in cui il parere reso dalla Commissione IPPC presso il Ministero dell’Ambiente e il piano di monitoraggio e controllo proposti, disattendono, non considerino, non valutino o non motivino sulle ragioni per cui ci si è discostati dalle osservazioni, dai documenti e dalle prescrizioni delle associazioni ambientaliste e dai Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte, respinge con sdegno tale azione e diffida il responsabile del procedimento AIA per l’ILVA e il dirigente che emetterà il provvedimento finale, a correggere l’orientamento che si profila.
Altamarea, inoltre, ribadisce che il procedimento per il rilascio dell’AIA all’ILVA è tutt’altro che concluso, non essendo stata ancora convocata la conferenza dei servizi a seguito della emissione del parere reso dalla Commissione IPPC presso il Ministero. Pertanto, non si raccolgono le polemiche, del tutto pretestuose, seguite alla falsa notizia divulgata circa il presunto rilascio dell’AIA all’ILVA.
Altamarea sottolinea, ancora una volta, la necessità di creare un fronte comune nella lotta contro l’inquinamento.
Pertanto Altamarea rilancia uno dei punti della propria piattaforma, che prevede, nel rilascio dell’AIA all’Ilva s.p.a. e alle altre industrie site nel territorio, l’adozione delle prescrizioni più severe e tetti di emissioni notevolmente inferiori a quelli ordinariamente stabiliti dalla legge, attesa la peculiarità, le dimensioni dell’inquinamento e la necessità di rispettare comunque e innanzitutto la salute dei cittadini.

A Brindisi contro il carbone

Pecunia non olet: il Padrone dalle braghe bianche scuce palanche...

Ecco un esempio di come i soldi, anzichè in interventi per eliminare l'inquinamento, vengano spesi per la propaganda attraverso i mezzi stampa che accettano senza batter ciglio il danaro che viene anche da decenni di impatto disastroso sulla città...
Nel frattempo circola anche un bel librone tutto lucido e patinato pieno di belle foto del cielo e del mare che parla di... Ilva pulita e rispettosa dell'ambiente!!!
Padron Riva ha intrapreso la strada del marketing per contrastare la marea di cittadini che ormai hanno aperto gli occhi!
Le chiacchiere stampate non sono più credibili: i tarantini chiedono una cosa soltanto a Riva & co.:
BASTA SFRUTTAMENTO E INQUINAMENTO !


E ora guardate la "passerella" del bresciano!

E Riva paga

giovedì 10 dicembre 2009

Guardiamoci intorno!


L'Arpa rende conto

Il 16 dicembre 2009 ARPA Puglia presenta le proprie attività nella propria IV Conferenza Organizzativa, a partire dalle ore 9:00, presso l'Aula Videoconferenze del Rettorato del Politecnico di Bari, via Amendola 126/B.
Nel corso della mattinata, dopo i saluti del Rettore del Politecnico di Bari, dell'Assessore regionale all'Ecologia e dell'Assessore regionale alle Politiche della Salute, lettura magistrale del prof. Focardi e intervento del Direttore Generale prof. Assennato.
A seguire, Question Time: ARPA Puglia risponde alle domande di giornalisti, associazioni, istituzioni, cittadini.
Nel pomeriggio, dalle ore 16:00, sessione su “Diritto e ambiente” e Tavola Rotonda sulle prospettive di sviluppo delle aree di crisi ambientale, con le considerazioni finali del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

E' possibile inoltre scaricare a scheda di iscrizione e il modulo per formulare il quesito e partecipare al Question Time dal sito di ARPA Puglia (www.arpa.puglia.it)

Acqua in conferenza

ACQUA BENE COMUNE DELL’UMANITA’ - La Puglia verso la ripubblicizzazione

Giovedì 17 dicembre 2009, ore 10.00 - Aula Magna Aldo Moro
Facoltà di Giurisprudenza – Università di Bari

Programma
Saluti di benvenuto
prof. M.G. GAROFALO, Preside della Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bari
Coordina
MARGHERITA CIERVO, Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Intervengono
PAOLO CARSETTI, Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
GIANNI CARELLA, Lavoratore Acquedotto pugliese
DANIELA ZIZZI, Coordinamento pugliese Enti Locali per la
Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici
FABIANO AMATI, Assessore alle Opere pubbliche della Regione Puglia
OSCAR OLIVERA, Coordinadora de la Defensa del Agua y la vida – Cochabamba (Bolivia)
ANNE LE STRAT Presidente Eau de Paris, in collegamento da Copenaghen
NICHI VENDOLA, Presidente della Regione Puglia

Organizza: Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Con la partecipazione dell’Associazione “Yaku”, promotore del ciclo di incontri in Italia "La rivoluzione dell'Acqua”

mercoledì 9 dicembre 2009

Le industrie tarantine a nudo!

Dalla nuova barra di link laterale del Comitato per Taranto è possibile accedere alla visualizzazione diretta e scaricabile di tutta la documentazione scritta e grafica relativa alle industrie del territorio.
Dalla homepage del Comitato, in alto a sinistra, cliccate su "Industrie allo scoperto" o sui link de "La documentazione in linea".

Chiacchiere a vario titolo e realtà...

Corsi e ricorsi, solo discorsi

Ieri sera su Striscia la notizia si è paventato il pericolo radiottivo derivante da bidoni stoccati ed abbandonati in territorio di Statte.
Novità?
No, sono gli stessi denunciati da Lannes nel 2003 e chissà da chi altri, prima ancora.
Tutto passa, niente cambia!
STATTE 2003-2009

Vacche, muretti e silicio


Southern Italy in region of Puglia province of Taranto. A 1MW Solar Power Plant "Laterza I" under construction by Premier Power. The project is almost complete.

La marcia (anche) per le pecore!

L'Università "in" Taranto, finalmente!

Seminari presso la facoltà di Scienze MM.FF.NN

Domani 9 dicembre. persso la sede della Facoltà di scienze MM.FF.NN, via Alcide De Gasperi, quartiere Polo VI, Taranto si terranno i seguenti seminari:

1. inquinamento e mortalità a Taranto tenuto dalla Proff.ssa Maria Angela Vigotti - CNR Pisa

2. air pollution and respiratory symptoms tenuto dal Prof. Zeynep Dortbudok - Istanbul

Lavoro, salute e giustizia!


Domani, in concomitanza con l’inizio del processo Eternit, la più grande vicenda processuale mai costituita in Europa per le morti da mesotelioma pleurico derivate dall’esposizione all’amianto, la Rete Nazionale per la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro ha organizzato una manifestazione nazionale davanti al Palagiustizia.
Per ricordare i morti per l'amianto, quelli della ThyssenKrupp e tutti i morti sul lavoro. Un’occasione per legare con un filo rosso le due vicende processuali riguardanti morti sul lavoro e per malattie professionali più importanti in Italia e non solo.
Per rilanciare con forza il tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e per dare voce ai lavoratori e ai familiari delle vittime attraverso una piattaforma che prevede l’elezione diretta e più poteri decisionali e non solo consultivi per gli rls, la creazione di postazioni ispettive interne ai luoghi di lavoro gestite dai lavoratori, corsie preferenziali per i processi per i morti sul lavoro, riconoscimento e sostegno ai familiari delle vittime ed alle associazioni da loro create.
Via Facebook, abbiamo contattato Mirko Pusceddu della onlus Legami d'Acciaio - ex lavoratori e familiari vittime ThyssenKrupp di Torino (onlus che fa parte della Rete Nazionale per la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro). Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Mirko, cosa accadrà domani?
Per la mattina del 10 sono attesi 10 pullman da Casale Monferrato ed altri da Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli, altri da Francia Svizzera e Belgio, uno da Milano, uno da Roma e uno da Ravenna. Si terrà un presidio (ore 9.00) davanti al Palagiustizia, poi ci si muoverà in corteo (ore 10 circa) attraverso c.so Vittorio Emanuele fino a raggiungere l'A.M.M.A. (il percorso comunque è ancora da definire con le forze dell'ordine). A fine manifestazione microfono aperto, come è consuetudine della Rete Nazionale per la Sicurezza, per dare voce a lavoratori, familiari delle vittime, sindacalisti, cittadini, ecc. che vogliono esprimere la loro riflessione.

Com'è nata l'idea di unire le forze tutti insieme?
In seguito alla drammatica vicenda dei 7 operai e amici morti alla ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007 lo sdegno e la rabbia iniziali si sono via via tramutati in chi è rimasto coinvolto in quella assurda (perché evitabile) e terribile tragedia in due tipi di reazioni: una parte subito o col passare del tempo ha preferito defilarsi senza assumersi alcun impegno civile e morale. In altri invece ha fatto scaturire una volontà di contrastare questa inaccettabile ingiustizia e ci ha spinto, dopo un’attenta e partecipata riflessione, a costituire un’associazione chiamata Legami d’Acciaio onlus (sito internet http://www.legamidacciaio.it) che raccoglie ex lavoratori e familiari delle vittime della TK di Torino, nata per promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica per quanto riguarda il tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.
Il tema è quanto mai delicato e sempre attuale visto lo stillicidio quotidiano di morti per lavoro e malattie professionali in questo paese, une vera e propria guerra non dichiarata dal capitale contro i lavoratori tanto da assumere il carattere di una vera e propria emergenza sociale per le conseguenze drammatiche che provoca nel tessuto sociale con morti, infortuni gravi, menomazioni fisiche e psichiche permanenti, malattie professionali, esposizioni a sostanze nocive, morti in itinere, generale insicurezza del lavoro, troppo spesso precario e insicuro, che diviene poi insicurezza sociale nella vita quotidiana.
Da quel 6 dicembre è iniziato un crescente impegno di partecipazione ma anche di organizzazione e sostegno di eventi incentrati sul tema della sicurezza sul lavoro non perché venga richiesta come una concessione ma perché venga pretesa come sancito dalle leggi in materia di sicurezza e come componente centrale della dignità per ogni lavoratore e lavoratrice in questo Paese e che ogni azienda dovrebbe essere costretta a rispettare.
Siamo intervenuti o abbiamo allacciato contatti con altri luoghi d’Italia dove sono avvenuti casi di morti sul lavoro ugualmente tragici come il nostro (se non per differenze numeriche dei coinvolti) per portare la nostra solidarietà e vicinanza. Abbiamo, in questo modo, costruito una grande rete di contatti con altre vicende analoghe (Truck Center di Molfetta (BA) attraverso i contatti con l’Ass. Culturale Linea 5, Porto Marghera partecipando ai funerali dei 3 operai asfissiati da esalazioni mortali nella stiva di una nave da carico piena di cereali nel tentativo di soccorrersi l’un l’altro, Mulino Cordero di Fossano (CN), 5 morti in seguito all’esplosione di un mulino, Casale Monferrato (AL)e le migliaia di morti per mesotelioma pleurico derivanti dall’esposizione all’amianto, ILVA di Taranto, record di morti sul lavoro in Europa e da inquinamento ambientale, Comitato Giuseppe Coletti di Campello sul Clitunno (PG) fondato dalla sorella di G. Coletti, uno dei 4 operai morti in quella esplosione, l’Ass. Ruggero Toffolutti di Piombino (LI), fondata dalla madre di R. Toffolutti, morto alla Magona di Piombino ora Arcelor Mittal ed altre realtà in tutta Italia) e organizzato e promosso iniziative. L'ultimo atto è stata l'adesione, forti di questi legami venutisi a creare, ad un’ organismo orizzontale chiamato Rete Nazionale per la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro di cui fanno parte diversi soggetti quali associazioni di familiari delle vittime (compresa Legami d’Acciaio onlus), sindacalisti confederali e di base, politici, rls, rsu, sinceri democratici, tecnici della prevenzione, ispettori del lavoro, giornalisti, giuristi, medici, artisti ecc., tutti però uniti dal tema comune della difesa dei diritti dei lavoratori, ognuno nella propria specificità ma inseriti ciascuno in un contesto più ampio, quello della Rete per la Sicurezza appunto.

Quali sono stati i momenti più importanti della mobilitazione, fino ad oggi?
I due momenti più importanti di mobilitazione organizzati dalla Rete fin dalla sua nascita (ottobre 2007) sono stati, oltre le miriadi di iniziative realizzate e promosse da tutte le realtà aderenti alla Rete nei propri ambiti geografici, le due manifestazioni nazionali il 6 dicembre 2008 a Torino ad un anno dalla strage per non dimenticare la tragedia ThyssenKrupp (circa 5000 presenze come organizzazioni e singoli cittadini) e il 18 aprile 2009 a Taranto per denunciare con forza i morti sul lavoro e il devasto ambientale perpetrati dall’ILVA di padron Riva con 8000 persone giunte da ogni angolo del Paese, noi compresi. L’aspetto più importante della Rete è quello di creare sane contraddizioni nelle rispettive organizzazioni di appartenenza dei singoli che vi aderiscono, per spingere la parte sana di queste ultime a mobilitarsi su questo importante tema e aprire un serio dibattito che vada oltre il solo aspetto della denuncia, che è solo un primo passo: quello che deve seguire alla denuncia è l’analisi concreta e poi la prospettiva che ci si vuol dare per raggiungere un obiettivo tangibile, che parte sempre dalla mobilitazione dal basso, dai lavoratori e dai familiari in primis, per ridare loro voce e dignità sempre più spesso negate o delegate invano ad altri.
Per il prossimo anno, la Rete ha al vaglio altre iniziative ma le idee sono ancora in fase di elaborazione. (Blogosfere)

martedì 8 dicembre 2009

AIA all'Ilva???

L'Aia assegnata all'Ilva grazie al ritardo delle BREFs, mentre a Taranto si continua a morire...

BRUXELLES. La notizia positiva è che recentemente l'Ilva di Taranto (la più grande acciaieria d'Europa e tra le più grandi al mondo) ha ricevuto dal ministero dell'Ambiente l' Aia (Autorizzazione integrata ambientale), il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto secondo i requisiti garantiti dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.56, di recepimento della direttiva comunitaria 96/61 CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC).
La notizia negativa è che a Taranto ci si continua ad ammalare per inquinamento dell'aria e delle acque. L'area metropolitana, insieme a Brindisi, è stata definita "ad elevato rischio ambientale" dal Consiglio dei Ministri: «Gli ambiti territoriali e i tratti marittimi prospicienti sono caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ambientali nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo, che comportano rischio per l'ambiente e la popolazione».
Questa condizione di rischio per la popolazione è stata accertata da indagini epidemiologiche condotte dal Centro europeo ambiente e salute dell'Organizzazione mondiale della sanità.
A Taranto vivono circa 280.000 abitanti (circa il 39% dei residenti della provincia). Nel capoluogo risiede circa l'83% della popolazione dell'intera area a rischio.

Il rapporto sui dati ambientali pubblicato a novembre 2009 da ARPA Puglia ha riscontrato una mortalità generale per gli uomini del 10,6% in più della media regionale e dell'11,6% sui casi tumorali.
Riscontrato un eccesso di mortalità significativo per:
• malattie del sistema cardiocircolatorio (eccesso del 7%),
• dell'apparato digerente (eccesso del 17%),
• del sistema nervoso (eccesso del 48%),
• per tumore del polmone (eccesso del 33%),
• per mesotelioma (rischio più di 4 volte superiore ai dati regionali).

Nel 1998, per la presenza di imponenti insediamenti industriali nella zona, è stato istituito il Registro tumori dell'area ionico-salentina sotto la responsabilità scientifica del prof. Giorgio Assennato, direttore Generale ARPA Puglia, e in collaborazione con le AASSLL di Brindisi e Taranto
Un'ulteriore conferma del rischio è data da uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con l'Azienda sanitaria locale di Taranto. I siti considerati sono l'impianto e il deposito Ip, il cementificio, le acciaierie, il deposito minerario e i cantieri navali.
Per il tumore del polmone è stata evidenziata un'associazione con la distanza della residenza dei casi di 58 malati dalle acciaierie (numero di casi tanto maggiore quanto la residenza era prossima al sito) e dai cantieri navali.
Elementi critici anche per quanto riguarda le patologie non associate direttamente all'inquinamento atmosferico, come le malattie respiratorie e le broncopneumopatie cronico-ostruttive.
Secondo Arpa Puglia, la qualità delle acque è preoccupante. La presenza di elevati valori di ammoniaca durante l'anno evidenzia l'impatto generato da scarichi civili ed industriali. La situazione peggiora se si analizzano i dati dei sedimenti di idrocarburi ed altre sostanze organiche.
Ma allora, com'è possibile che allo stabilimento Ilva sia stata accordata l' Autorizzazione integrata ambientale?
L'Aia è il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto imponendo misure tali da evitare oppure ridurre le emissioni nell'aria, nell'acqua e nel suolo per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso. L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione. Sono fatte salve le disposizioni relative al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
Affinché venga rilasciata l'AIA, un dato impianto industriale si deve dotare delle cosiddette BREFs (Best Available Techniques Reference Document) che, a loro volta, contengono le BAT (Best Available Techniques) volte a limitare al massimo l'impatto ambientale. Queste BREFs vengono stabilite a livello europeo da un gruppo di lavoro internazionale composto dalle autorità ambientali dei 27 Paesi membri, industrie, università, NGOs, istituti di ricerca e tecnici specializzati, il tutto coordinato dall'Institute for Prospective Technological Studies (IPPC Bureau) dipendente dalla DG Environment della Commissione europea e con sede a Siviglia (Spagna). Le BREFs sono in totale 33, ognuna per ogni settore industriale produttivo. Le Best Available Techniques vengono stabilite per un periodo che va dai 5 ai 10 anni. Nel caso degli stabilimenti siderurgici, una nuova "lista di tecnologie" era attesa per i primi mesi del 2008, ma ad oggi - Novembre 2009 - siamo ancora in alto mare.
Questo vuol dire che l'ILVA, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, sarà tenuta ad adeguarsi a delle tecnologie che sono "datate".
Di chi è la colpa di questo ritardo? A quanto pare non dell' IPPC Bureau, che non può fare altro che lavorare sui dati forniti dai componenti del panel di esperti (Stati membri, industrie, NGOs....). A quanto pare, a qualcuno fa comodo ritardare la messa a punto e, quindi, l'entrata in vigore, delle nuove BREFs. Inutile sottolineare che il mercato siderurgico, e di conseguenza le lobbies e gli interessi che ci stanno dietro, sono tra i più potenti d'Europa. (Greenport)

Il San Raffaele ci faccia la grazia......

Nel momento in cui il San Raffaele si sta impossessando della sanità tarantina, forse è il caso di gardare l'inchiesta di Report di domenica scorsa.
In che stato è la sanità pugliese? quali rapporti ci sono con Fitto e l'ex-assessore Tedesco? chi ci guadagna? e, soprattutto, quanto ci rimetteranno i pugliesi?








Regalo di natale

Ilva, al via la prima cig straordinaria
Taranto, per i primi tre mesi tocca 4.180 dipendenti: si spera nell'arrivo di nuove commesse per i tubi



Il primo tri­mestre di cassa integrazione straordinaria all’Ilva di Taran­to è scattato ieri. È la prima volta, nella storia del gruppo siderurgico, che Emilio Riva deve far ricorso a questa mi­sura eccezionale e proprio al­la vigilia delle festività natali­zie comincia per 4.180 lavora­tori un periodo di vacanze for­zate.
In realtà ne rimangono a casa poco più della metà del numero programmato tra sin­dacati e azienda, dal momen­to che sia il tubificio che il la­minatoio a freddo continua­no a girare. Sono due tra gli impianti mai fermati fino ad oggi nel ciclo produttivo inte­grato, ma che saranno blocca­ti se non arriveranno nuovi ordinativi a giustificarne la marcia anche nei mesi succes­sivi. «Oggi abbiamo ancora commesse da smaltire — os­serva Giancarlo Quaranta, re­sponsabile dei rapporti inter­nazionali del gruppo — ma quando si esaurirà la produ­zione legata a quest’ordine il tubificio dovrà fermarsi. La cassa integrazione straordina­ria deve allinearsi alla reale domanda dei mercati». Sino a metà gennaio, e forse poco oltre, il lavoro legato ai tubi è garantito, poi non ce n’è più. «Siamo ottimisti — aggiunge Quaranta — ma nel medio lungo termine. Nel breve peri­odo non siamo nelle condizio­ni di fare previsioni certe per­ché la domanda ha un anda­mento altalenante. È come uno sciame sismico che ha dei picchi in basso o in alto. La richiesta dei mercati in Eu­ropa non è facilmente preve­dibile. Dopo tre mesi buoni, da agosto a ottobre, il segno è di nuovo negativo. La Cina ha chiuso il 2008 con un incre­mento del 7,5% di produzio­ne dell’acciaio rispetto all’an­no precedente, l’Europa con meno 39,3, l’Italia meno 41. Da noi la situazione è più dif­ficile ».
Gasdotti e oleodotti fermi, quindi, né il settore au­to ed elettrodomestici sem­bra in grado di riaccendere i motori dell’acciaieria taranti­na. «Per adesso niente nuovi tubi — dice Quaranta — e l’auto è un settore particola­re. È vero che le vendite sono aumentate grazie agli incenti­vi statali. Ma è cresciuto so­prattutto il segmento delle piccole cilindrate, cioè delle auto per le quali bastano sei­cento chili di acciaio, ma non quello delle medio-grandi che richiedono mille chili. La richiesta di prodotto quindi è meno alta di quanto si possa credere». Quaranta inquadra uno scenario internazionale che vede l’Oriente viaggiare in crescita, in Cina produco­no e consumano cinquanta milioni di tonnellate di accia­io il mese a fronte della trenti­na utilizzate in Italia ogni an­no. Di fronte alla caduta verti­cale e prolungata e all’assen­za di ordinativi oltre il 2009, il gruppo Riva ha deciso di ap­plicare la cassa integrazione straordinaria, ammortizzato­re da estendere per dodici me­si, delineando in modo caute­lativo le condizioni peggiori.

Per questa ragione il punto di partenza è di 4.500 lavorato­ri, da dosare progressivamen­te a seconda del reale anda­mento della produzione. Po­trà aumentare o diminuire. La prima frazione di tre mesi riguarda 4.180 dipendenti di­visi, sulla carta, in area ghisa (610), acciaieria (645), lami­natoi (1026), tubifici (656), servizi (509), manutenzione (734). Ogni tre mesi i numeri saranno aggiornati. Ai lavoratori l’azienda ha garantito l’applicazione delle misure utili all’integrazione del salario, alla rotazione fra i lavoratori in modo che la cas­sa non gravi sugli stessi, la ra­teizzazione del conguaglio ne­gativo del premio di produ­zione. In previsione rimane la riaccensione dell’altoforno 1, prospettiva che rassicura i sindacati. Mimmo Panarelli, della Fim-Cisl, sottolinea che non ci saranno esuberi strut­turali ed esprime la speranza che la cassa straordinaria po­trebbe durare anche meno di un anno mentre Rocco Palom­bella, della Uilm, è preoccupa­to per la mancanza di com­messe per il tubificio, situa­zione confermata anche dal gruppo Riva.
Cesare Bechis (Corriere del Mezzogiorno)

Chi specula sull'ambiente a Roma?

Il mistero della Sogesid
Conflitto di interessi sulla delicata materia dei programmi sulle bonifiche in Sicilia.


Un altro italico caso di potenziale conflitto d’interessi. Che, stavolta, si consuma nelle stanze del ministero dell’Ambiente. Nel silenzio. Per l’ennesima volta, “controllore” e “controllato” vengono a sovrapporsi, se non addirittura a coincidere. Una coincidenza che questa volta riguarda la gestione dei fondi per la tutela dell’ambiente. Il soggetto competente a gestire gli interventi di bonifica e ripristino era, infatti, fino a due anni fa, il ministero. Poi, nell’Accordo di programma (11/2008) per gli interventi sul Sito di interesse nazionale “Priolo” (Siracusa), risulta che a gestire le sostanziose risorse finanziarie sarà la società in house del ministero, la Sogesid (art. 4 sui soggetti attuatori: il ministero si avvarrà della collaborazione della Sogesid, nonché di Ispra, Iss e Arpa Sicilia).
Il presidente della Sogesid è un noto avvocato di Siracusa ( feudo elettorale della Prestigiacomo), e uno dei componenti è il capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente. Una materia molto delicata, quella dei programmi sulle bonifiche. Che parte da lontano. L’Unione europea, per almeno 15 anni, ha discusso sul come rendere applicabile un principio centrale del Trattato: “Chi inquina paga” (art.174). Libro Verde e Convenzione di Lugano sulla responsabilità civile nel 1993, libro bianco nel 2000 e direttiva 35 del 2004. In Italia esistono 12mila siti inquinati e l’urgente necessità di intervento su alcuni di essi che costituiscono una minaccia per i cittadini e le risorse ambientali. La normativa italiana ha dunque recepito il principio del “chi inquina paga”, in base al quale il responsabile della contaminazione deve assumere l’onere della bonifica. Il ruolo dello Stato dovrebbe essere di tipo notarile (approvazione del progetto di bonifica).
Quasi sempre però accade che i responsabili degli inquinamenti non siano individuabili a causa di un’insufficiente normativa di applicazione. Lo Stato, allora, si assume il costo degli interventi di messa in sicurezza, disinquinamento e rispristino ambientale. Il risultato è che le aree subiscono interventi prevalentemente di messa in sicurezza, ma spesso vanno incontro solo al degrado. Le 50 aree di interesse nazionale che necessitano di interventi di bonifica urgenti (36 industriali, 8 discariche, 6 con inquinamento da amianto) coinvolgono 316 Comuni e circa 7 milioni di abitanti. Le risorse finanziarie stimate per la bonifica (relative a 41 siti) ammontano a circa 3 miliardi di euro. Spesso in ogni sito conta minato all’inquinamento del terreno e dell’atmosfera è associato quello della falda, dei corpi idrici e delle coste.
Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale di Porto Marghera (VE), dei sedimenti lagunari e di aree inquinate ad esse collegate, hanno un costo stimato di oltre 750 milioni e interessano circa 480 ettari di canali. Nel Sulcis Iglesiente sono coinvolti 34 Comuni della provincia di Cagliari; il sito Napoli Orientale interessa 820 ettari di acque costiere. Gli interventi sull’area industriale e sulle discariche annesse di Manfredonia, in Puglia, interessano 8.600 ettari di mare, mentre le aree di Taranto e Statte riguardano 7.310 ettari di mare e 9.800 ettari di saline. La vera, prima opera pubblica di cui l’Italia avrebbe bisogno è quindi proprio questa: bonificare il territorio da decine di anni di sfruttamento e avvelenamenti. Ma sembra davvero una fatica di Sisifo. Innanzitutto, le risorse finora stanziate dallo Stato ammontano a meno di un quinto di quello che serve. Ma non è tutto.
L’ambiente diventa materia di un’ennesima, forse meno macroscopica ma ugualmente dannosa, strategia d’accentramento dei poteri. In due parole: un nuovo conflitto d’interesse. Dalla pluralità di incarichi svolti, infatti, il capo della segreteria tecnica del ministero è persona ubiquitaria e supercapace; è infatti anche avvocato in Roma, commissario all’emergenza idrica alle Eolie, membro del CdA di Sogesid e del CdA dell’Acea di Roma. Ed è verosimilmente prevedibile che anche le risorse per il dissesto idrogeologico saranno gestite da Sogesid. Un’altra dimostrazione della frantumazione delle regole e degli organismi di Garanzia. A perdere saranno solo l’ambiente e i cittadini portatori del diritto naturale alla salute.
Erasmo Venosi (Terranews)

domenica 6 dicembre 2009

Full immersion nella Marcia per l'ambiente!

Ecco tre video che mostrano tutto il corteo della grande marcia di sabato 28 novembre 2009. Taranto c'era tutta!



Class action per il risarcimento dei danni alla salute!

SMOG: DOPO LA DENUNCIA DEL CODACONS PARTONO GLI AVVISI DI GARANZIA. I CITTADINI POSSONO CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI DA INQUINAMENTO. ECCO COME.

Come avrete letto sui giornali o sentito in tv, la Procura di Milano ha emesso degli avvisi di garanzia nei confronti del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, del Sindaco di Milano, Letizia Moratti, e del Presidente della Provincia, Guido Podestà.
L’inchiesta nasce proprio da un esposto del Codacons, che denunciava – dati alla mano - il superamento costante delle soglie di inquinamento atmosferico a Milano come in altre città d’Italia.
E i dati da noi forniti sono a dir poco allarmanti: una media di 8.220 morti l’anno è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 µg/m3.
In due anni sono stati 53.514 i casi di accesso ai Pronto soccorso avvenuti per malattie e disturbi correlabili all’inquinamento.
E’ evidente come di smog ci si ammali e, a volte, si muoia.
Per questo ho deciso di lanciare oggi la raccolta di adesioni ad una class action per danni da inquinamento che l’ufficio legale del Codacons sta studiando.
Chiunque abbia contratto patologie legate all’eccessivo smog della propria città, può utilizzare il modulo di seguito pubblicato per manifestare la volontà di aderire all’azione legale e chiedere i danni agli enti locali responsabili.
Sono proprio comuni, province e regioni a dover tutelare la salute dei cittadini dai rischi connessi all’inquinamento atmosferico, adottando tutte quelle misure in grado tutelare la popolazione.
Ecco dunque il modello per aderire alla futura class action e chiedere il risarcimento dei danni da smog, clicca qui per compilarlo

La questione Taranto su Ambiente Italia

Il pezzo è andato in onda il 5 dicembre 2009, in coda alla trasmissione Ambiente Italia, su Raitre.

sabato 5 dicembre 2009

Processo Ecolevante: la Provincia che fa?

Routine

Un esempio di inchiesta della cittadinanza

Per Alessandria sarà il processo del secolo. Sale la tensione a Spinetta Marengo dopo che la Procura ha reso noti i nomi dei 38 indagati dell'inchiesta sull'avvelenamento doloso e l'omessa bonifica, che vede sotto accusa Ausimont, Arkema e soprattutto Solvay per aver sepolto cromo esavalente e altri cancerogeni per oltre 500 milioni di tonnellate. Medicina democratica più di un anno fa aveva fatto partire un circostanziato esposto alla Procura, la quale poi ha fatto un lavoro enorme (decine di migliaia di pagine di documenti). Ora Medicina democratica è impegnata a raccogliere, fra i lavoratori e i cittadini ammalati e fra i parenti dei deceduti, le domande di costituzione a parte civile. Anche questa iniziativa viene contrastata con crescenti intimidazioni fra la popolazione (anche con scritte sui muri).
SOPRATTUTTO LINO BALZA E' STATO OGGETTO DI ESPLICITE E DIRETTE MINACCE, RESE PUBBLICHE.
URGONO NUMEROSI MESSAGGI DI SOLIDARIETA' PER ISOLARE MANDANTI ED ESECUTORI
Grazie, Lino Balza.

Per ulteriori informazioni:

Blog di Medicina democratica Alessandria

http://alessandriamd.blogspot.com/

Video TG3 su Solvay

http://www.youtube.com/watch?v=Kn6QvXmVkw0

http://www.youtube.com/watch?v=BG3EqvgQkvU

Video Iene su cromo Solvay

http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/10/27&id=5439&from=email

Video Iene su PFOA Solvay

venerdì 4 dicembre 2009

Una liberatoria e poi addio!

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di un pensionato che sottopone un problema legale importantissimo.
Preghiamo chiunque sia in grado di fornire delucidazioni in merito di commentare o comunicare con noi tramite i nostri contatti (nella colonna a sinistra).
Il caso sarà sottoposto anche al gruppo di lavoro che si sta formando tra i cittadini coordinati da Altamarea per affrontare vari aspetti tecnici, tra cui quelli giuridici.

Sono un pensionato dell’ILVA di Taranto. Come Lei sa, in questa fabbrica in seguito alla legge sull’esposizione all’amianto da molti anni cessano in anticipo il rapporto di lavoro migliaia di lavoratori.
Questi lavoratori al momento del loro collocamento in pensione sono costretti a firmare una quietanza liberatoria all’azienda altrimenti non possono ottenere la liquidazione. Le quietanze non sono altro che dei moduli tutti uguali, cambiano ovviamente i dati anagrafici del lavoratore e la cifra da corrispondere per la liquidazione.
Moltissimi di questi lavoratori dopo il collocamento in pensione hanno fatto ricorso al Giudice del Lavoro per il risarcimento del danno biologico e morale derivanti da infortuni e/o malattie professionali contratte durante il periodo lavorativo e riconosciute dall‘INAIL. Molti sono già morti e tante famiglie piangono con rabbia e dolore.
Ebbene questi ricorsi sono stati tutti rigettati perché le quietanze liberatorie non sono state impugnate nei tempi e modi previsti dalla legge e/o per altri motivi . Fin qui va tutto bene perché la legge non ammette distrazioni e tantomeno ignoranza.
Però nessun Giudice ha tenuto conto che quelle quietanze liberatorie erano tutte uguali e che ci sia stato un abuso da parte del datore di lavoro derivante dalla sua posizione e che di conseguenza non sono stati salvaguardati i diritti dei lavoratori.
I difensori dei lavoratori hanno posto questo quesito ai giudici ma non hanno avuto risposta così come non si sono pronunciate le organizzazioni sindacali che dovevano vigilare sulla corretta fuoriuscita dei lavoratori. Alcuni di questi lavoratori hanno persino dovuto pagare le spese di giudizio come riferito dagli avvocati, come dire oltre al danno la beffa.
I ricorsi ormai non sono più proponibili per cui ci siamo rassegnati a questa triste realtà a ns. avviso corretto il comportamento dei giudici del lavoro di Taranto hanno gestito la legge a senso unico cioè hanno salvaguardato esclusivamente i diritti del datore di lavoro. Avevano la facoltà e la possibilità di dichiarare la nullità delle sottoscrizioni perché è evidente che esse sono state sottoposte ai lavoratori mediante moduli tutti uguali o abusando da parte del datore di lavoro della sua posizione. In questi casi i diritti dei lavoratori devono essere salvaguardati.!!!!! Ed ancora i Giudici avevano la possibilità di ascoltare tutti lavoratori e le organizzazioni sindacali, confrontare le loro deposizioni, fare un contraddittorio con i funzionari dell’Ufficio Personale dell’Azienda, entrare in fabbrica e sequestrare tutte le quietanze liberatorie e forse tante altre cose al fine di arrivare alla verità e di conseguenza ad una giustizia certa e trasparente.
Nessun giudice si è posto qualche perplessità, qualche interrogativo sull’utilizzo di quei moduli tutti uguali e del fatto che i lavoratori abbiano sentito tutti la stessa frase“se non firmi non possiamo liquidarti”. Inoltre come mai su quella fabbrica negli anni sono piovute tante denuncie e non hanno mai sortito alcun effetto? Secondo noi è una storia inquietante, sconcertante, ma la cosa ancora più scabrosa e terrificante è il silenzio assordante calato su questa storia da tutte le parti. Tutto ciò ci lascia molto perplessi , dubbiosi e sdegnati, ma quello che conta purtroppo è ciò che hanno sentenziato i Giudici.
In conclusione chiedo per mio conto e per tantissimi pensionati semplicemente un Suo autorevole parere sull’intera vicenda ed eventualmente se possiamo fare qualcosa di concreto non tanto per noi che secondo quanto hanno affermato i legali, non vi sono più i presupposti per appellarci e i termini sono scaduti, ma per la GIUSTIZIA in senso generale. Grazie.
Cordialmente

Lettera firmata

Sindaco dei tarantini!

Appello di Altamarea al Comune di Taranto

Costituzione della Repubblica Italiana art.32 : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”

Altamarea fa appello al Sindaco di Taranto Ippazio Stefano, affinché lo stesso si attivi per la tutela di un diritto costituzionalmente garantito : IL DIRITTO ALLA SALUTE!
Altamarea “invita” il Comune di Taranto nella persona del Sindaco Ippazio Stefano a pretendere, così come disposto dalla Regione Puglia con la famosa Legge antidiossina all’ art. 3, l’applicazione del campionamento in continuo dei gas di scarico, previsto per febbraio 2009.
Oggi, a distanza di un anno dall’ entrata in vigore della Legge, l’Ilva risulta inadempiente!
Altamarea “invita” il Comune di Taranto nella persona del Sindaco Ippazio Stefano, a prescrivere all’Ilva, delle centraline di rilevamento perimetrali (sui lati nord, sud, est ed ovest), necessarie alla misurazione delle emissioni fuggitive di polveri PM 10 , PM 2,5, degli IPA (Idrocarburi policiclici aromatici) e del benzene.
Infatti, il solo modo per tutelare e preservare la salute pubblica è conoscere la provenienza delle nubi inquinanti .
Altamarea “invita” il Comune di Taranto nella persona del Sindaco Ippazio Stefano ad esprimere le proprie obiezioni al parere della commissione AIA, riaffermando tutti i “Punti Imprescindibili” che sono stati condivisi e firmati in un documento sottoscritto anche dal Sindaco di Statte e dalle Associazioni Ambientaliste.
Il documento con i Punti Imprescindibili, non solo è stato ignorato dalla Commissione AIA, ma a tale documento la Commissione non ha fatto seguire alcuna risposta.
Altamarea a sostegno della richiesta del Sindaco di Taranto all’ ARPA Puglia circa il monitoraggio e la verifica della provenienza del benzo(a)pirene, “invita” il Comune di Taranto, qualora fosse che la provenienza della fonte inquinante risultasse la cokeria, a pretendere l’applicazione delle prescrizioni previste dalla Magistratura, ovvero che la cottura del carbon coke deve avvenire in tempi lunghi.
Altamarea, nello spirito di collaborazione e di condivisione della sua mission, è in fase di organizzazione di gruppi di lavoro aperti a tutti coloro, ciascuno con le proprie competenze, che abbiano voglia di collaborare attivamente con il movimento.
I gruppi di lavoro sono lo strumento attraverso il quale ognuno di noi potrà esprimere le proprie idee, la propria professionalità a supporto del bene comune e sono organizzati per aree tematiche: polo tecnico scientifico, polo giuridico, polo medico sanitario, polo comunicazione, polo risanamento ambientale.
Continuiamo a rendere giustizia a questa città!

Per contatti , comunicazioni e per partecipare ai gruppi di lavoro : altamareataranto@gmail.com

punti di vista

"Vedi il mare quant'è bello..."

TRIVELLAZIONI NEL MARE DI MONOPOLI ALLA RICERCA DI PETROLIO

Prima la possibilità della prospezione dei fondali del mar Grande di Taranto alla ricerca di idrocarburi, ora anche una piattaforma petrolifera nel mare di Monopoli. La Puglia non è mai lasciata in pace. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha infatti consentito alla società inglese Northern Petroleum ltd di procedere alla prospezione del mare di Monopoli (Bari) per la ricerca di petrolio.
“Il via libera alle attività di ricerca di nuovi giacimenti nel mare di fronte a Monopoli, ottenuta dal ministro Prestigiacomo nei giorni scorsi -dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia-, è una scelta anacronistica e da rigettare. Investire ancora nella ricerca di petrolio non è certo la strada verso l’autonomia energetica del Paese. Secondo stime assolutamente attendibili l’Italia ha riserve di petrolio recuperabili per 109 milioni di tonnellate che, a fronte di un consumo annuale che nel 2006 si era attestato sugli 85 milioni di tonnellate, sarebbero appena sufficienti a coprire il fabbisogno di poco più di un anno. La strada da percorrere per render l’Italia progressivamente indipendente dalle importazioni, per invertire in processi che riguardano le emissioni e vincere la sfida dei cambiamenti climatici, -conclude Tarantini- deve puntare su altri obiettivi, come il risparmio, l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e l’innovazione tecnologica”.
Come era accaduto per il nucleare, le istituzioni locali e i cittadini, ancora una volta, non sono ascoltati né coinvolti nelle scelte dello Stato. In più, cosa ne sarà del turismo? Il rischio è di compromettere qualsiasi ipotesi di sviluppo legata al patrimonio naturalistico e culturale delle aree stesse.

FAS per niente fast!

SUD: PUGLIA; VENDOLA, DOLORE E RABBIA PER RINVIO FAS

"Questo rinvio avviene in un periodo in cui la crisi e la recessione arrivano come una grandinata violenta su comunità che non hanno l'ombrello per ripararsi. Per questo io reagisco ora con un certo dolore e una certa rabbia". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando con i giornalisti, a margine di un incontro, del fatto che ancora una volta ieri non è entrato nell'ordine del giorno del Cipe il punto relativo allo sblocco dei fondi Par-Fas destinati alla Puglia.
"Quelle risorse - ha detto Vendola - sono necessarie ad aprire cantieri e quei cantieri sono necessari non solo per la dotazione infrastrutturale della Puglia ma sono necessari per alleviare il dolore che c'é". "Quando si chiudono fabbriche, quando aumenta la platea di coloro che fruiscono di ammortizzatori sociali - ha continuato - e quando c'é anche un pezzo di mondo che non ha ammortizzatori sociali, che si trova appeso per aria, e parliamo di un'Italia in cui aumentano gli indici di povertà, allora noi - ha detto ancora Vendola - non possiamo pensare che ci siano delle risorse importanti congelate, magari per ragioni politiche".
"Io dico: scongeliamo queste risorse, apriamo finalmente quella cassaforte. Non vedo l'ora - ha detto Vendola - di mettere, con Don Luigi Verzé, nella città più inquinata e martoriata d'Italia che è Taranto, la prima pietra per il San Raffaele del Mediterraneo, lo sogno quel giorno. Ho diritto di sognarlo. Come lo sognano i cittadini di Taranto".
"E non vedo l'ora - ha aggiunto - di poter avere quei 100 milioni di euro perché quello che abbiamo cominciato a toccare con mano in reparti e strutture di grande livello tra i migliori che ci siano nel Mezzogiorno d'Italia possa diventare il grande cantiere non dell'ospedaletto ma del Polo Materno Infantile di un grande ospedale dei bambini del Mezzogiorno e del mediterraneo qui a Bari, il Gaslini del Sud: ci sono le risorse, ci sono i progetti. Ma il Par-Fas non riceve il via. Ci sia consentito di partire". "E le forze politiche tutte - ha concluso Vendola - si esprimano su questo. Perché se la politica non è parlare della salute dei bambini, io non capisco che cosa sia e non mi interessa". (ANSA).

Una lettera di solidarietà e soccorso

Sono un pensionato dell’ILVA di Taranto. Come Lei sa, in questa fabbrica in seguito alla legge sull’esposizione all’amianto da molti anni cessano in anticipo il rapporto di lavoro migliaia di lavoratori.
Questi lavoratori al momento del loro collocamento in pensione sono costretti a firmare una quietanza liberatoria all’azienda altrimenti non possono ottenere la liquidazione. Le quietanze non sono altro che dei moduli tutti uguali, cambiano ovviamente i dati anagrafici del lavoratore e la cifra da corrispondere per la liquidazione.
Moltissimi di questi lavoratori dopo il collocamento in pensione hanno fatto ricorso al Giudice del Lavoro per il risarcimento del danno biologico e morale derivanti da infortuni e/o malattie professionali contratte durante il periodo lavorativo e riconosciute dall‘INAIL. Molti sono già morti e tante famiglie piangono con rabbia e dolore.
Ebbene questi ricorsi sono stati tutti rigettati perché le quietanze liberatorie non sono state impugnate nei tempi e modi previsti dalla legge e/o per altri motivi . Fin qui va tutto bene perché la legge non ammette distrazioni e tantomeno ignoranza.
Però nessun Giudice ha tenuto conto che quelle quietanze liberatorie erano tutte uguali e che ci sia stato un abuso da parte del datore di lavoro derivante dalla sua posizione e che di conseguenza non sono stati salvaguardati i diritti dei lavoratori.
I difensori dei lavoratori hanno posto questo quesito ai giudici ma non hanno avuto risposta così come non si sono pronunciate le organizzazioni sindacali che dovevano vigilare sulla corretta fuoriuscita dei lavoratori. Alcuni di questi lavoratori hanno persino dovuto pagare le spese di giudizio come riferito dagli avvocati, come dire oltre al danno la beffa.
I ricorsi ormai non sono più proponibili per cui ci siamo rassegnati a questa triste realtà a ns. avviso corretto il comportamento dei giudici del lavoro di Taranto hanno gestito la legge a senso unico cioè hanno salvaguardato esclusivamente i diritti del datore di lavoro. Avevano la facoltà e la possibilità di dichiarare la nullità delle sottoscrizioni perché è evidente che esse sono state sottoposte ai lavoratori mediante moduli tutti uguali o abusando da parte del datore di lavoro della sua posizione. In questi casi i diritti dei lavoratori devono essere salvaguardati.!!!!! Ed ancora i Giudici avevano la possibilità di ascoltare tutti lavoratori e le organizzazioni sindacali, confrontare le loro deposizioni, fare un contraddittorio con i funzionari dell’Ufficio Personale dell’Azienda, entrare in fabbrica e sequestrare tutte le quietanze liberatorie e forse tante altre cose al fine di arrivare alla verità e di conseguenza ad una giustizia certa e trasparente.
Nessun giudice si è posto qualche perplessità, qualche interrogativo sull’utilizzo di quei moduli tutti uguali e del fatto che i lavoratori abbiano sentito tutti la stessa frase“se non firmi non possiamo liquidarti”. Inoltre come mai su quella fabbrica negli anni sono piovute tante denuncie e non hanno mai sortito alcun effetto? Secondo noi è una storia inquietante, sconcertante, ma la cosa ancora più scabrosa e terrificante è il silenzio assordante calato su questa storia da tutte le parti. Tutto ciò ci lascia molto perplessi , dubbiosi e sdegnati, ma quello che conta purtroppo è ciò che hanno sentenziato i Giudici.
In conclusione chiedo per mio conto e per tantissimi pensionati semplicemente un Suo autorevole parere sull’intera vicenda ed eventualmente se possiamo fare qualcosa di concreto non tanto per noi che secondo quanto hanno affermato i legali, non vi sono più i presupposti per appellarci e i termini sono scaduti, ma per la GIUSTIZIA in senso generale. Grazie.
Cordialmente, Arturo De Palmis


Chi volesse può richiedere il contatto diretto dello scrivente, richiedendolo all'email del comitato per taranto.

giovedì 3 dicembre 2009

Un'altro traguardo di Altamarea?

Lo screening della popolazione di Taranto e provincia per tracciare la diffusione delle patologie ed avere dati per individuare le cause: anche questo c'era nella piattaforma.
La provincia stanzia 100.000 euro (basteranno? no!). Come per il Registro Tumori, anche qui, se non vediamo i risultati non crediamo alle promesse!

Franzoso family lavora con l'Ilva

Benzoapirene su Studio 100

Stasera alle ore 21 Alessandro Marescotti di Peacelink sarà ospite di Studio 100 nella trasmissione dedicata ai veleni di Taranto.

Precisazioni...con grande dubbio

Quanto è difficile comprendere l'equilibrismo dei tecnici Arpa con la coperta sempre corta: da un lato i politici dai quali sono finanziati, dall'altro gli inquinatori che fanno di tutto per non farsi beccare...
Era sicuramente necessario precisare sulla svista di Matacchiera che confondeva campionamento con monitoraggio. Era utile, forse, far sapere che gli acrobati dell'Arpa si innalzano eroicamente sulla gru per il bene della città. Ma siamo sicuri però che fare monitoraggi di 6-8 ore con largo preavviso dato all'Ilva, pur ammettendo che possa essere considerata la "campagna di campionamenti ed analisi di diossine tanto approfondita e prolungata su un camino industriale" mai effettuata prima in Italia, ci dica veramente quanta diossina viene emessa da quell'industria "a regime"?
Dottoressa Spartera, per ricorrere ad una metafora abusata: non è per il numero di rilevazioni (anche estremamente professionali!) che un autovelox, del quale sappiamo posizione ed ora di attivazione, può ritenersi veramente utile a stabilire la velocità reale delle auto su tutta la strada!!!
Sarebbe auspicabile, dai tecnici, una comprensione del problema ambientale della città nel suo insieme. Non serve che si chiudano nei loro castelli di scienza per salvare la faccia a politici e industriali!

martedì 1 dicembre 2009

Registro tumori... vogliamo le date esatte!

Una risposta alle urla dei tarantini in marcia con Altamarea!




Antirigassificatore!

A Brindisi...
Vendola sfida nuovamente Berlusconi:«No al rigassificatore di Brindisi»
La giunta regionale ha dato parere sfavorevole rispetto alla compatibilità ambientale dell'impianto


BRINDISI - La giunta regionale pugliese ha dato oggi parere sfavorevole di compatibilità ambientale sulle integrazioni allo studio di impatto ambientale per il progetto di realizzazione ed esercizio, nel territorio del Comune di Brindisi, di un terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto (Gnl).
Il terminale, che comprende serbatoi di stoccaggio, era in via di realizzazione da parte di British Gas nel porto di Brindisi, nell’area Capobianco. Il parere sfavorevole odierno è stato dato nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale (avviato dalla società nel 2008). Il 7 agosto 2009, la società, alla luce delle osservazioni ricevute a vario titolo, ha presentato alcune integrazioni migliorative del progetto, con proposte di mitigazione degli effetti ambientali e di intervento di miglioramento paesaggistico.
L’area è sottoposta a sequestro giudiziario dal febbraio 2007. Alla realizzazione del rigassificatore brindisino, approvata e caldeggiata prima dal precedente governo Berlusconi, poi dal governo Prodi, si oppongono le amministrazioni comunale e provinciale di Brindisi e la Regione Puglia, perché l’area industriale brindisina è considerata già ad alto inquinamento e ad alto rischio (Corriere del Mezzogiorno).

A Rosignano...
ENERGIA: REGIONE TOSCANA, NO A RIGASSIFICATORE EDISON ROSIGNANO

Firenze, La Giunta regionale della Toscana ha deliberato il parere contrario sulla valutazione di impatto ambientale relativa al rigassificatore Edison a Rosignano (Li).

"Il nostro Piano energetico - spiega l'assessore regionale Anna Rita Bramerini - prevede un solo rigassificatore in Toscana. La Regione ha accolto la sfida di dotare l'Italia di infrastrutture energetiche per diversificare e rendere piu' sicuro l'approvvigionamento energetico del Paese, ma l'impatto di due impianti simili sulla costa toscana e' insostenibile. Questa vicenda dimostra l'assenza di programmazione nazionale su una questione strategica come quella dell'approvvigionamento energetico".
Il parere negativo della Giunta e' arrivato nonostante che l'organo tecnico, il Nucleo di valutazione regionale sulla Via, abbia espresso un parere positivo, anche se condizionato da oltre 60 prescrizioni.
"Il nucleo di valutazione si e' limitato ad esprimersi sullo specifico di questo progetto - sottolinea Bramerini -, ma a pochi chilometri di distanza, a Livorno, sono gia' avviati i lavori per la costruzione di un altro impianto, il rigassificatore Olt. La Giunta non poteva non fare una valutazione complessiva, coerente con le scelte contenute nel nostro piano energetico che prevede in Toscana la costruzione di un solo impianto del genere".(ASCA)

A Priolo...
SIRACUSA: PISTORIO (MPA) CITTADINI PRIOLO SI SONO ESPRESSI CONTRO RIGASSIFICATORE

"Sul rigassificatore di Priolo i presunti ritardi della regione a cui fa riferimento il ministro Prestigiacomo, qualora ci fossero, sarebbero solo un doveroso rispetto della volonta' dei cittadini che tre anni addietro si espressero pressoche' unanimemente contro la realizzazione di un impianto che non garantisce ne' sicurezza, ne' convenienza per gli abitanti dell'area". Lo afferma il senatore e capogruppo del Mpa a Palazzo Madama, Gianni Pistorio che aggiunge come "il ministro conosce bene quel territorio e sa bene delle devastazioni causate dagli insediamenti petroliferi che hanno ridotto chilometri e chilometri della costa aretusea in una delle zone a piu' alto rischio ambientale d'Italia con livelli di emissioni incompatibili con una accetabile qualita' della vita".
"Per tale ragione -ha aggiunto il senatore autonomista- la questione del rigassificatore di Priolo va affrontata con le dovute cautele e contromisure che rispettino da un lato il pronuciamento democratico dei cittadini e dall'altro i livelli di sicurezza in un'area soggetta ancora a gravi incidenti che con l'impianto di rigassificazione, diverrebbe sul piano ambientale irrimediabilmente compromessa". "I sostenitori dell'impianto -ha concluso Pistorio- si facciano pertanto garanti dei livelli di sicurezza e operino concretamente per convincere le popolazioni interessate a cambiare il loro orientamento contrario attivando strumenti di partecipazione democratica in cui i cittadini possano esprimere nuovamente il loro pensiero". (Libero)

Più tumori... perchè?

Lega Tumori: la prevenzione al sud registra ancora gravi ritardi

I dati riguardanti la mortalità per tumore a Napoli, Caserta e Taranto hanno registrato negli ultimi dieci anni una percentuale superiore rispetto alle altre regioni del mezzogiorno. Non sono solo queste tre città a registrare un aumento delle neoplasie, ma tutto il sud. Se all’aumento dell’inquinamento era stata attribuito la causa principale di queste performance negative, successivamente è stato riconosciuto che i motivi ascrivibili a questo incremento sono riconducibili anche a: cattiva qualità della vita, standard di assistenza non sempre sufficienti, la poca attenzione alla prevenzione e alla nutrizione.
In questa situazione di sofferenza che coinvolge i territori al di là del Garigliano, che ancora accusano un gap evidente con le regioni del nord del paese, bisogna allo stesso tempo menzionare anche molte realtà positive. Tra queste ci sono centri di eccellenza come l’Istituto “G. Pascale” di Napoli e le associazioni operanti nel campo oncologico come la LILT, che lavorano sinergicamente con le istituzioni e sono diventate un importante punto di riferimento per i cittadini.
Questi sono i principali temi discussi nel convegno, del 27 e 28 Novembre a Napoli presso l’Hotel Montespina, promosso dal prof. Maurizio Montella commissario del Comitato regione Campania della LILT e dall’Istituto Tumori di Napoli.
“Il momento più difficile per i pazienti oncologici – sostiene Maurizio Montella – rimane quello che segue l’avvenuta diagnosi: quando bisogna scegliere lo specialista e la struttura a cui rivolgersi. In questa fase di estrema fragilità psicologica è importante per il paziente disporre di informazioni corrette, per attuare la migliore strategia terapeutica. E’ fondamentale rivolgersi a strutture specializzate capaci di erogare servizi mirati come il supporto psicologico, l’assistenza domiciliare che non sempre vengono garantite dalle strutture periferiche”.
Montella si è poi soffermato sulla mortalità e sopravvivenza per tumori illustrando le differenze tra sud e nord. “Il numero di nuovi casi –continua l’epidemiologo – è inferiore, l’intera provincia di Napoli, però, registra tassi di mortalità superiori al dato nazionale (339, 5 contro 305, 6 nei maschi e 213,5 contro 206,2 nelle femmine, ogni 100.000 abitanti). La mortalità nella regione Campania nel complesso è inferiore: 298 nei maschi e 190 nelle femmine. Il dato maggiormente differente rispetto al dato nazionale è la sopravvivenza per tumori. Una stima del dato globale per tutti i tumori riferito al confronto nord – sud indica una sopravvivenza a cinque anni del 33% nei maschi contro un dato medio italiano del 40%, nelle femmine si riscontra una percentuale del 50% nel sud contro il 59% in Italia”.
L’incidenza dei tumori nel mezzogiorno non è collegata esclusivamente alle condizioni ambientali, ma anche ad altri fattori quali la scarsa prevenzione...
Le conclusioni del convegno sono state fatte dal commissario regionale LILT della regione Campania Maurizio Montella. Che ha ringraziato i tanti volontari della Lega, molti presenti alla tavola rotonda, che gratuitamente e quotidianamente svolgono con il loro lavoro un’opera di assistenza preziosa per tanti cittadini e anche per gli immigrati spesso avulsi dal contesto sociale. “Le regioni del sud hanno centri di eccellenza, ma il sistema nel suo complesso risulta gravemente compromesso: basti pensare ad alcuni esempi quale l’adesione agli screening oncologici, l’assistenza domiciliare, i registri tumori, la carente distribuzione dei centri di radioterapia, le attività di prevenzione primaria e secondaria. In tale contesto la LILT può giocare un ruolo di rilevanza, almeno in quei settori (prevenzione primaria e secondaria) che la vedono tradizionalmente operare, e a cui afferiscono le competenze e le professionalità degli operatori della LILT stessa”.
(Leggi l'articolo completo)