giovedì 7 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Amianto come se piovesse!
Morti di amianto Ilva, ONA si costituisce parte civile
L’OSSERVATORIO Nazionale Amianto ONLUS e Contramianto ed altri rischi ONLUS si costituiscono parte civile nel processo per i morti di amianto all’ILVA, pendente innanzi il Tribunale di Taranto, e formalizzeranno le loro richieste all’udienza dell’08.06.2012.
L’Avv. Cataldo Fornari assisterà l’Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Avv. Ezio Bonanni si costituirà per Contramianto, entrambi, in rappresentanza delle associazioni, sosterranno i familiari delle vittime e chiederanno il rinvio a giudizio di tutti gli imputati ai quali vengono contestati a vario titolo l’omicidio colposo, il disastro colposo e l’omissione dolosa di cautele sul lavoro.
“Si tratta di una battaglia di civiltà – dichiarano l’Avv. Ezio Bonanni, legale di Contramianto e presidente dell’O.N.A., e Luciano Carleo, figura storica dell’associazionismo delle vittime dell’amianto e presidente di Contramianto – che le due associazioni, l’Osservatorio Nazionale Amianto e Contramianto combattono insieme per sostenere le famiglie delle vittime, e le esigenze di giustizia, in tutela dell’ambiente e della salute pubblica, come beni di tutti, anche dei nostri figli e per ottenere l’affermazione dei valori contemplati nella nostra Costituzione e distintivi della nostra coscienza sociale e del patrimonio della nostra civiltà”.
Lo stesso giorno l’O.N.A., di intesa con Contramianto, si costituirà parte civile innanzi il Tribunale di Napoli nel procedimento penale promosso a carico degli ex amministratori della ATITECH per il decesso di due dipendenti – impegnati nel settore dell’aviazione civile – deceduti per mesotelioma, e sosterranno le famiglie delle vittime innanzi il Tribunale di Paola, nel procedimento Marlane, nel quale le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni hanno trovato accoglimento con la chiamata in causa dello Stato e di altri responsabili civili, con l’augurio che si possa avere giustizia per le vittime, i loro familiari, e per la società tutta. (Statoquotidiano)
I lavoratori vanno ascoltati. Anche al cinema!
I Lavoratori Vanno Ascoltati
Regia: Christian Tito
Anno di produzione: 2012
Durata: 18'
Tipologia: documentario
Genere: ambiente
Paese: Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Titolo originale: I Lavoratori Vanno Ascoltati
Recensioni di
:- I LAVORATORI VANNO ASCOLTATI - Taranto e l'ILVA
Sinossi: Uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell’acciaio in Europa, la famigerata Ilva di Taranto, che con le sue emissioni inquinanti marca il paesaggio e le vite degli abitanti dell’intera città fin dagli anni Sessanta, diventa per il tarantino Christian Tito la rappresentazione universale e simbolica della fabbrica come strumento d’oppressione nella nostra epoca. Tra i fumi, i rumori e i volti dello stabilimento, le poesie di Luigi Di Ruscio, cantore della vita opera- ia scomparso nel 2011, restituiscono voce e dignità agli operai che hanno vissuto fino in fondo l’esperienza della fabbrica e sono rimasti segnati da una vita di duro lavoro.
Ambientazione: Taranto
"Questa presenza, quella dell'ILVA, ha violato un territorio straordinario. Questa fabbrica ha condizionato pesantemente la vita di Taranto, che dopo il miraggio del benessere economico dei primi anni '60 ha visto arrivare il drammatico conto delle vittime da inquinamento.
Tutti noi che abbiamo lavorato al documentario abbiamo tra parenti e amici qualcuno che è morto per colpa dell'ILVA, e questo dolore ci ha guidati nel racconto. E' stato quasi catartico per noi.
Abbiamo incontrato persone con sensibilità molto acute, e ognuno ci ha messo del suo perché questo lavoro riuscisse. La fabbrica è una presenza in città, si "sente" ovunque.
Ci sono molti lavori che parlano dell'ILVA, anche molto importanti: il nostro vuole approcciare l'argomento a livello emozionale. Per questo ci sono inquadrature della fabbrica anche molto lunghe, che mi rendo conto possano essere quasi difficili da sostenere". (Cinemaitaliano)
martedì 5 giugno 2012
Tutti in ferie, non serve acciaio!
Ilva, impianti fermi per la crisi
Ferie forzate agli operai. L'azienda:«Nessun rischio di cassa integrazione previsto piano di ricollocazione dei lavoratori»
La direzione dello stabilimento Ilva di Taranto ha comunicato ai sindacati una serie di fermate che coinvolgeranno alcuni reparti delle aree dei Treni Nastri, dei Laminatoi a freddo e dei Tubifici. Queste fermate interesseranno un arco di tempo che andrà da qualche giorno sino a un massimo di 4 settimane, ma non comporteranno - assicura l'azienda - il ricorso alla cassa integrazione, tramite un piano di utilizzazione delle ferie. Alcuni impianti, come il Treno Nastri 1 (Tna1) e l'Elettrozincatura (Elz) subiranno una fermata totale da domenica 10 giugno. LA NOTA - «La fermata di questi impianti - sottolinea in una nota Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Riva - si rende necessaria a causa del deterioramento dell'andamento del mercato dettato dalla crisi internazionale. Nonostante questo e con notevole sforzo da parte dell'azienda, le misure gestionali poste in essere - conclude il dirigente - dovrebbero consentire, con le attuali condizioni di mercato, di evitare il ricorso alla cassa integrazione attraverso un piano di ricollocazione e utilizzo delle ferie». (CdM)
Ferie forzate agli operai. L'azienda:«Nessun rischio di cassa integrazione previsto piano di ricollocazione dei lavoratori»
La direzione dello stabilimento Ilva di Taranto ha comunicato ai sindacati una serie di fermate che coinvolgeranno alcuni reparti delle aree dei Treni Nastri, dei Laminatoi a freddo e dei Tubifici. Queste fermate interesseranno un arco di tempo che andrà da qualche giorno sino a un massimo di 4 settimane, ma non comporteranno - assicura l'azienda - il ricorso alla cassa integrazione, tramite un piano di utilizzazione delle ferie. Alcuni impianti, come il Treno Nastri 1 (Tna1) e l'Elettrozincatura (Elz) subiranno una fermata totale da domenica 10 giugno. LA NOTA - «La fermata di questi impianti - sottolinea in una nota Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Riva - si rende necessaria a causa del deterioramento dell'andamento del mercato dettato dalla crisi internazionale. Nonostante questo e con notevole sforzo da parte dell'azienda, le misure gestionali poste in essere - conclude il dirigente - dovrebbero consentire, con le attuali condizioni di mercato, di evitare il ricorso alla cassa integrazione attraverso un piano di ricollocazione e utilizzo delle ferie». (CdM)
lunedì 4 giugno 2012
mercoledì 30 maggio 2012
Un po' di vapore e un filtro in più...
Quello che per le sigarette si chiamava "bocchino" e un paio di "cannoni".
Ecco la proposta della CGIL: l'elefante ha partorito il topolino!!!
Ambiente e Ilva, le proposte della Cgil filtri e «dry fog» per emissioni e polveri
Il sindacato scende in campo per le nuove autorizzazioni Annunciato un convegno nazionale entro luglio
La Cgil di Taranto e il sindacato dei metalmeccanici difendono il lavoro e avanzano proposte concrete per migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento siderurgico dell’Ilva a Taranto. La riapertura del procedimento dell’Autorizzazione integrata ambientale, voluta dal ministro Corrado Clini e dal presidente della Regione Nichi Vendola, è l’occasione che offre alla Cgil la possibilità di illustrare soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia e adoperate in altri impianti simili a quello tarantino. In particolare sono due i punti critici sui quali intervenire, la dispersione di polveri dai parchi minerali e le emissioni fuggitive. La prima si può efficacemente contrastare con il metodo dei dry fog, cannoni che sparano acqua polverizzata da getti d’aria delle stesse dimensioni dei granuli di polvere che si disperdono, efficaci soprattutto se si sparano nelle fasi in cui il minerale viene movimentato, dalla stiva delle navi ai nastri trasportatori. Per le emissioni dei fumi c’è l’impiego di filtri a manica e il risultato può essere migliorato ulteriormente se parte dell’agglomerato si sostituisce con minerale preridotto. «Facciamo queste proposte — ha detto Luigi D’Isabella, segretario generale della Cgil — perché vogliamo ambientalizzare un settore che ha ancora un futuro ed è competitivo. Condividiamo la riapertura dell’Aia perché le normative europee individuano nuove bat che bisogna utilizzare e non condividiamo le azioni dell’Ilva. I nostri sindacalisti in fabbrica devono diventare le sentinelle dell’ambiente». È stato poi l’ingegner Domenico Capodilupo, trent’anni di lavoro alle acciaierie di Terni, a illustrare i sistemi per migliorare l’impatto ambientale e a ritenere in parte insufficienti quelli adottati finora dall’azienda. Il nuovo segretario generale della Fiom, Donato Stefanelli, ha annunciato un convegno di livello nazionale, entro la fine di luglio, sull’ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico. Cesare Bechis (CdM)
Ambiente e Ilva, le proposte della Cgil filtri e «dry fog» per emissioni e polveri
Il sindacato scende in campo per le nuove autorizzazioni Annunciato un convegno nazionale entro luglio
La Cgil di Taranto e il sindacato dei metalmeccanici difendono il lavoro e avanzano proposte concrete per migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento siderurgico dell’Ilva a Taranto. La riapertura del procedimento dell’Autorizzazione integrata ambientale, voluta dal ministro Corrado Clini e dal presidente della Regione Nichi Vendola, è l’occasione che offre alla Cgil la possibilità di illustrare soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia e adoperate in altri impianti simili a quello tarantino. In particolare sono due i punti critici sui quali intervenire, la dispersione di polveri dai parchi minerali e le emissioni fuggitive. La prima si può efficacemente contrastare con il metodo dei dry fog, cannoni che sparano acqua polverizzata da getti d’aria delle stesse dimensioni dei granuli di polvere che si disperdono, efficaci soprattutto se si sparano nelle fasi in cui il minerale viene movimentato, dalla stiva delle navi ai nastri trasportatori. Per le emissioni dei fumi c’è l’impiego di filtri a manica e il risultato può essere migliorato ulteriormente se parte dell’agglomerato si sostituisce con minerale preridotto. «Facciamo queste proposte — ha detto Luigi D’Isabella, segretario generale della Cgil — perché vogliamo ambientalizzare un settore che ha ancora un futuro ed è competitivo. Condividiamo la riapertura dell’Aia perché le normative europee individuano nuove bat che bisogna utilizzare e non condividiamo le azioni dell’Ilva. I nostri sindacalisti in fabbrica devono diventare le sentinelle dell’ambiente». È stato poi l’ingegner Domenico Capodilupo, trent’anni di lavoro alle acciaierie di Terni, a illustrare i sistemi per migliorare l’impatto ambientale e a ritenere in parte insufficienti quelli adottati finora dall’azienda. Il nuovo segretario generale della Fiom, Donato Stefanelli, ha annunciato un convegno di livello nazionale, entro la fine di luglio, sull’ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico. Cesare Bechis (CdM)
lunedì 28 maggio 2012
Porticciolo di Marina di Pulsano: ennesimo scempio al nostro ambiente?

La rada dove dovrebbe sorgere il porticciolo turistico. Marina di Pulsano (Taranto)
Wwf , Legambiente ed altre associazioni
ambientaliste dichiarano con forte preoccupazione un possibile rischio
di distruzione dell’ecosistema costiero. La zona sottoposta a tale
pericolo sarebbe la paradisiaca costa salentina, nello specifico la
località Ospedale-Seno Capparone a Marina di Pulsano (TARANTO), una zona
che necessiterebbe di tutele e non di infrastrutturazioni.
“Approdo turistico”, così è stata denominato il porticciolo turistico che dovrebbe sorgere a Marina di Pulsano dai proponenti nella Valutazione di Impatto Ambientale presentata alla regione Puglia. Tale progettazione è in campo da ormai 15 lunghi anni; l’opera definitiva è davvero “impressionante”. Così Rossella Baldacconi, dottore di ricerca in scienze ambientali, afferma, indignata.
Ma di cosa si tratta? Una struttura di dimensioni spropositate, che prevede 340 posti barca e un molo di sopraflutto lungo oltre mezzo chilometro e alto più di sei metri : “un vera e propria palazzina di cemento alta due piani”, versata in mezzo al mare cristallino del Salento. La dottoressa Baldacconi, assieme all’associazione WWf, ha presentato delle osservazioni in merito al rischio di una possibile distruzione dell’ intero ecosistema marino, che dovrebbe essere invece custodito e valorizzato. Questi hanno partecipato alla conferenza dei servizi che si è tenuta a Bari presso la sede dell’Ufficio Programmazione V.I.A. e Politiche Energetiche della regione Puglia. In tale sede, la dottoressa Baldacconi ha sottolineato la presenza nell’area marina oggetto dell’intervento di un habitat marino di interesse comunitario (le numerose grotte sommerse), nonché di altrettante specie animali protette: dalla spugna da bagno(Spongia officinalis) alla ciprea porcellana(Luria lurida), dalla magnosa (SCYLLARIDES LATUS) , alla cernia bruna (Epinephelus marginatus).
“Approdo turistico”, così è stata denominato il porticciolo turistico che dovrebbe sorgere a Marina di Pulsano dai proponenti nella Valutazione di Impatto Ambientale presentata alla regione Puglia. Tale progettazione è in campo da ormai 15 lunghi anni; l’opera definitiva è davvero “impressionante”. Così Rossella Baldacconi, dottore di ricerca in scienze ambientali, afferma, indignata.
Ma di cosa si tratta? Una struttura di dimensioni spropositate, che prevede 340 posti barca e un molo di sopraflutto lungo oltre mezzo chilometro e alto più di sei metri : “un vera e propria palazzina di cemento alta due piani”, versata in mezzo al mare cristallino del Salento. La dottoressa Baldacconi, assieme all’associazione WWf, ha presentato delle osservazioni in merito al rischio di una possibile distruzione dell’ intero ecosistema marino, che dovrebbe essere invece custodito e valorizzato. Questi hanno partecipato alla conferenza dei servizi che si è tenuta a Bari presso la sede dell’Ufficio Programmazione V.I.A. e Politiche Energetiche della regione Puglia. In tale sede, la dottoressa Baldacconi ha sottolineato la presenza nell’area marina oggetto dell’intervento di un habitat marino di interesse comunitario (le numerose grotte sommerse), nonché di altrettante specie animali protette: dalla spugna da bagno(Spongia officinalis) alla ciprea porcellana(Luria lurida), dalla magnosa (SCYLLARIDES LATUS) , alla cernia bruna (Epinephelus marginatus).

Tali specie sono protette da quattro
convenzioni internazionali recepite in Italia (Convenzione CITES sul
commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione;
Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei
suoi biotopi in Europa; Direttiva Habitat 92/43 Cee relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della fauna e della
flora selvatiche; Convenzione di Barcellona: protocollo SPA/BIO-
Specially Protected Areas and Biological Diversity in the
Mediterranean). Queste riflessioni e osservazioni, certificate e
comprovate scientificamente, sono state raccolte in una relazione
tecnico- scientifica e inviate alle autorità competenti della Regione
Puglia. Ad oggi gli studi della dottoressa sono confinati in uno spazio
virtuale, all’interno del sito della regione Puglia, nel portale
“Ambiente”, senza ricevere alcun tipo di risposta, né dalle
rappresentanze governative, né tanto meno dai promotori della “grande
opera” che con estrema semplicità soprassiedono la volontà di cittadini
e associazioni.

“Uno schiaffo alla bellezza”- così la
dottoressa Baldacconi definisce il porticciolo turistico con estrema
malinconia. “Un progetto inutile, funzionale ad assicurare privilegi di
pochi, a scapito della stragrande maggioranza, che reclama a gran voce
la pretesa di poter godere spazi aperti, naturali ed incontaminati.
Un’opera che non garantirà forme alternative di occupazione. Osservando
il porto di Campomarino e il numero ridotto di lavoratori occupati ci si
accorge di come, in realtà, sia tutto funzionale ad appagare gli
interessi una classe privilegiata, un’elite.”
Riporto una parte del lungo testo di osservazioni realizzato da Mauro Sasso, referente per la biodiversità del WWF Puglia:” La nostra richiesta è molto semplice: si valuti attentamente la possibilità di cambiare la zona d’intervento perché la nostra analisi ha chiaramente evidenziato che il progetto ha impatti diretti ed indiretti deleteri sull’ambiente marino, sugli habitat di interesse comunitario. I cittadini dovrebbero domandarsi quali benefici può apportare la costruzione di un porto turistico che agevolerebbe le imbarcazione di alcuni privilegiati e se questa condizione sia barattabile con lo sconvolgimento di luoghi e bellezze salentine”.
La dottoressa Baldacconi è ancora più decisa: “Non serve spostare l’opera in un altro luogo, magari distante a pochi chilometri; occorre rivedere totalmente questo modo di amministrare e costruire sul territorio, preservando la bellezza e l’eleganza di queste terre”
A Pulsano sono nati focolai di protesta. Accanto ai comitati composti da liberi cittadini, anche il partito di Vendola, Sinistra ECOLOGIA e Libertà, sostiene la mobilitazione. Con una sola pretesa però : che il progetto venga concretizzato non nel Seno Capparone, ma all’interno della Baia “Terra Rossa”. Una scelta ambigua e poco coerente per una forza politica che vuol farsi promotrice di rivendicazioni ecologiste. “SEL il porto lo vuole” . Ma allora quale differenza intercorre tra il Seno Caparrone e la Baia Terra Rossa, distante dalla prima qualche centinaio di metri? Domande a cui i comuni mortali, non è dato conoscerne le risposte. (Siderlandia)
Riporto una parte del lungo testo di osservazioni realizzato da Mauro Sasso, referente per la biodiversità del WWF Puglia:” La nostra richiesta è molto semplice: si valuti attentamente la possibilità di cambiare la zona d’intervento perché la nostra analisi ha chiaramente evidenziato che il progetto ha impatti diretti ed indiretti deleteri sull’ambiente marino, sugli habitat di interesse comunitario. I cittadini dovrebbero domandarsi quali benefici può apportare la costruzione di un porto turistico che agevolerebbe le imbarcazione di alcuni privilegiati e se questa condizione sia barattabile con lo sconvolgimento di luoghi e bellezze salentine”.
La dottoressa Baldacconi è ancora più decisa: “Non serve spostare l’opera in un altro luogo, magari distante a pochi chilometri; occorre rivedere totalmente questo modo di amministrare e costruire sul territorio, preservando la bellezza e l’eleganza di queste terre”
A Pulsano sono nati focolai di protesta. Accanto ai comitati composti da liberi cittadini, anche il partito di Vendola, Sinistra ECOLOGIA e Libertà, sostiene la mobilitazione. Con una sola pretesa però : che il progetto venga concretizzato non nel Seno Capparone, ma all’interno della Baia “Terra Rossa”. Una scelta ambigua e poco coerente per una forza politica che vuol farsi promotrice di rivendicazioni ecologiste. “SEL il porto lo vuole” . Ma allora quale differenza intercorre tra il Seno Caparrone e la Baia Terra Rossa, distante dalla prima qualche centinaio di metri? Domande a cui i comuni mortali, non è dato conoscerne le risposte. (Siderlandia)
Metà Bozzetto
Bozzetto-Vendola, industriali divisi. Le accuse del presidente di Confindustria al governatore spaccano la categoria
BARI - C’è chi non condivide l’asprezza delle sue dichiarazioni ma è meno critico sul merito. Chi sposa la tesi di Vendola che il presidente regionale abbia tenuto in considerazione eccessiva le ragioni dell’Ilva. E chi, infine, solidarizza e si associa ad Angelo Bozzetto. I responsabili delle associazioni provinciali degli industriali pugliesi rileggono il violento scontro tra il presidente di Confindustria Puglia, Bozzetto, e il governatore Vendola, da diversi punti di vista. Ma tutti, com’è naturale, invocano una ripresa del dialogo tra Confindustria e amministrazione regionale. «Non nell’interesse degli imprenditori, ma di tutto il territorio e dei suoi cittadini». La polemica origina dalla proposta di legge, appena approvata dalla commissione Ambiente (e che ora deve essere portata all’attenzione del tavolo nazionale su Taranto) che fissa un principio: in caso di superamento di determinate masse inquinanti, si può imporre alle aziende di abbassare le emissioni. Principio, per Bozzetto, incostituzionale e che metterebbe fuori mercato le aziende che operano in Puglia. Vendola viene quindi accusato, dal numero uno di Confindustria, di «destrutturare e distruggere il sistema produttivo pugliese».
Un attacco personale e senza appello cui il governatore replica prima rispondendo non a Confindustria ma all’Ilva, come se Bozzetto fosse un rappresentante del gruppo e non dell’associazione di categoria. Quindi annunciando la sospensione di tutti i tavoli di concertazione con l’associazione degli industriali. «Piano, piano — è il commento di Michele Vinci, primo imprenditore di Bari e Bat — abbassiamo i toni. Invito Bozzetto a maggior uso della diplomazia». Pur non volendo entrare nel merito, però, Vinci comprende l’esasperazione degli imprenditori che potrebbero essere colpiti dalla nuova legge, se venisse approvata. «Alcune aziende rischiano di dover affrontare costi intollerabili. Bene fa Bozzetto a innescare la discussione. Ma rompere le trattative non è nell’interesse di nessuno». Da Foggia e Taranto, invece, arrivano le prese di posizioni più critiche nei confronti di Bozzetto. «Non comprendo il giudizio sommario su Vendola — dice Eliseo Zanasi, Assindustria Foggia —. L’attuale amministrazione regionale ha avuto il merito di ridurre le emissioni più inquinanti. Bozzetto si preoccupa per l’Ilva, osserva una situazione particolare, trascurando che l’economia pugliese ha i suoi maggiori asset nell’agricoltura, nel turismo, non nel siderurgico».
Zanasi appare il più favorevole alla proposta di legge regionale. «Come salviamo l’immagine della nostra regione, mettendo un bollino nero su Taranto per lasciare che chi inquina faccia quel che vuole? Bozzetto si impegni, come è nostro dovere, per cercare il giusto equilibrio tra sviluppo e sostenibilità ambientale. Senza esasperare i contrasti». Luigi Sportelli, Assindustria Taranto, invoca un «processo» interno nei confronti del presidente di Confindustria Puglia. «Le sue dichiarazioni sono ultronee, non pertinenti né concordate — sostiene Sportelli —. E non sono nel nostro stile. Si tratta di un fatto molto grave. Martedì abbiamo convocato un direttivo nel corso del quale valuteremo l’accaduto e, molto probabilmente, prenderemo le distanze dalle affermazioni di Bozzetto. L’interruzione delle trattative è un pericolo da scongiurare». Piernicola Leone De Castris, da Lecce, riconosce invece il «disagio patito dalle imprese su questo tema» e invita le parti alla «ripresa del dialogo, mantenendo un giusto equilibrio tra rispetto dell’ambiente e esigenze del mercato».
Completamente schierato con Bozzetto, invece, è Giuseppe Marinò che presiede Assindustria a Brindisi. Marinò si associa nella critica senza riserve alla proposta di legge sulle emissioni. «La Puglia non può dotarsi di norme che ledono il principio di concorrenza e condizionano il lavoro degli imprenditori pugliesi rispetto a quello dei vicini imprenditori lucani o campani. Norme che sembrano mirare soltanto a raggiungere il consenso elettorale». Non particolarmente turbato appare Marinò, neppure dai toni. «La polemica non è proprio quello che serve al Paese in questo momento — spiega — e tuttavia se la sortita di Bozzetto innescherà una riflessione su scelte che devono essere condivise, ben venga. Per me lui e Vendola potrebbero litigare fino a Natale, se questo si rilevasse funzionale al confronto. Non si possono guardare gli imprenditori come fossero nemici». (CdM)
Introna: attenzione concreta della Regione al mondo delle imprese BARI. “Regione e industriali devono riprendere la via del confronto, franco ma sereno, nell’interesse dell’ambiente e della salute dei pugliesi, che chiedono di coniugare sviluppo e tutela del territorio”. Dal presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, arriva un invito a superare il clima determinato dalle dichiarazioni di Confindustria e a ritrovare un confronto utile alla comunità regionale. “Fino a questo momento la politica della concertazione col partenariato ha dato i risultati sperati – osserva Introna – in questo ambito, il dialogo col sistema imprenditoriale ha portato la Puglia in testa alle classifiche nazionali degli investimenti nell’innovazione e soprattutto dell’export e delle energie rinnovabili. Il Pil del turismo è cresciuto di quasi 5 punti fino al 2011”. Poco meno di 4mila aziende pugliesi di ogni settore si sono viste attribuire risorse regionali, per investimenti pari a 1 miliardo 300 milioni di euro e la Regione si è pure fatta carico del disagio delle imprese, attivandosi per l’erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga. Si tratta di aspetti “estraneamente concreti”, secondo il presidente: “nel rapporto con il mondo produttivo la Regione Puglia non resta inerte davanti ai problemi, ha scelto un profilo di grande responsabilità, distinguendosi dal governo nazionale, che annuncia ma non attiva compensazioni tra i crediti delle imprese nei confronti dello Stato e i tributi dovuti dalle stesse all’erario. Dalle dichiarazioni all’effettiva erogazione i tempi restano lunghi. Se Roma si limita a dettare principi, ma non dà disposizioni alle amministrazioni periferiche su come procedere alla compensazione tra crediti e debiti degli imprenditori, possono passare ancora mesi. Le rimesse potrebbero arrivare alle ditte quando ormai è troppo tardi. Al danno si aggiungerebbe la beffa”. La Regione non trascura chi fa impresa in Puglia e non c’è nessun accanimento normativo contro le iniziative imprenditoriali, “lo posso affermare da ex assessore all’ambiente, che ha trattato con Ilva, Eni, Enel – sostiene Introna – ma nessuno può dimenticare che lo sviluppo va coniugato con la salute e la sicurezza dei cittadini. È finito il tempo in cui in nome della crescita si esponevano bambini, donne e uomini a livelli di rischio oggi intollerabili”. “Alle iniziative legislative di tutela della Regione Puglia le imprese hanno risposto. L’Ilva ha fatto sforzi sulle emissioni inquinanti, i veleni sono stati riconosciuti e intercettati, la diffusione di diossina è stata ridotta, ma la guardia deve restare alta: le rilevazioni e gli indicatori sociosanitari ci dicono che tutto questo non è ancora sufficiente. Tanto più sarebbe ragionevole – conclude il presidente del Consiglio regionale – riprendere la strada di una fattiva collaborazione, continuando ad inseguire lo sviluppo, ma in condizioni ambientali rassicuranti per tutti i cittadini”. Adriana Logroscino (Giornale di Puglia)
Introna: attenzione concreta della Regione al mondo delle imprese BARI. “Regione e industriali devono riprendere la via del confronto, franco ma sereno, nell’interesse dell’ambiente e della salute dei pugliesi, che chiedono di coniugare sviluppo e tutela del territorio”. Dal presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, arriva un invito a superare il clima determinato dalle dichiarazioni di Confindustria e a ritrovare un confronto utile alla comunità regionale. “Fino a questo momento la politica della concertazione col partenariato ha dato i risultati sperati – osserva Introna – in questo ambito, il dialogo col sistema imprenditoriale ha portato la Puglia in testa alle classifiche nazionali degli investimenti nell’innovazione e soprattutto dell’export e delle energie rinnovabili. Il Pil del turismo è cresciuto di quasi 5 punti fino al 2011”. Poco meno di 4mila aziende pugliesi di ogni settore si sono viste attribuire risorse regionali, per investimenti pari a 1 miliardo 300 milioni di euro e la Regione si è pure fatta carico del disagio delle imprese, attivandosi per l’erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga. Si tratta di aspetti “estraneamente concreti”, secondo il presidente: “nel rapporto con il mondo produttivo la Regione Puglia non resta inerte davanti ai problemi, ha scelto un profilo di grande responsabilità, distinguendosi dal governo nazionale, che annuncia ma non attiva compensazioni tra i crediti delle imprese nei confronti dello Stato e i tributi dovuti dalle stesse all’erario. Dalle dichiarazioni all’effettiva erogazione i tempi restano lunghi. Se Roma si limita a dettare principi, ma non dà disposizioni alle amministrazioni periferiche su come procedere alla compensazione tra crediti e debiti degli imprenditori, possono passare ancora mesi. Le rimesse potrebbero arrivare alle ditte quando ormai è troppo tardi. Al danno si aggiungerebbe la beffa”. La Regione non trascura chi fa impresa in Puglia e non c’è nessun accanimento normativo contro le iniziative imprenditoriali, “lo posso affermare da ex assessore all’ambiente, che ha trattato con Ilva, Eni, Enel – sostiene Introna – ma nessuno può dimenticare che lo sviluppo va coniugato con la salute e la sicurezza dei cittadini. È finito il tempo in cui in nome della crescita si esponevano bambini, donne e uomini a livelli di rischio oggi intollerabili”. “Alle iniziative legislative di tutela della Regione Puglia le imprese hanno risposto. L’Ilva ha fatto sforzi sulle emissioni inquinanti, i veleni sono stati riconosciuti e intercettati, la diffusione di diossina è stata ridotta, ma la guardia deve restare alta: le rilevazioni e gli indicatori sociosanitari ci dicono che tutto questo non è ancora sufficiente. Tanto più sarebbe ragionevole – conclude il presidente del Consiglio regionale – riprendere la strada di una fattiva collaborazione, continuando ad inseguire lo sviluppo, ma in condizioni ambientali rassicuranti per tutti i cittadini”. Adriana Logroscino (Giornale di Puglia)
Argomenti
Bozzetto,
confindustria,
ILVA,
industria,
introna,
regionepuglia,
Vendola
venerdì 25 maggio 2012
Abbozzato (male)!
Bozzetto: «Vendola ci distrugge». Il leader di Confindustria: «Non taglia le poltrone»
Nichi: «Parli a nome dell'Ilva». Il governatore: «Vado avanti per il bene delle aziende» «I politici pugliesi, governatore in testa, hanno un altro impegno: destrutturare e distruggere il sistema produttivo pugliese». Ne è convinto il presidente di Confindustria Puglia, Angelo Bozzetto che attacca la Regione. Pronta arriva la replica del governatore Nichi Vendola: «Parla a nome dell'Ilva». L'AFFONDO - «Gli industriali pugliesi - afferma Bozzetto - erano in attesa di segnali dalla Regione Puglia a difesa delle imprese e dell'occupazione locali. Una riduzione del numero e dei costi dei consiglieri e degli assessori regionali per poter programmare una riduzione delle tasse? Il pagamento dei debiti arretrati che le Amministrazioni pugliesi hanno verso le imprese? L'accelerazione e semplificazione degli iter autorizzativi di migliaia di progetti che giacciono negli uffici regionali in attesa di essere approvati? Atti concreti per l'attrazione degli investimenti nella nostra regione? Niente di tutto questo. I politici pugliesi, Governatore in testa, hanno un altro impegno: destrutturare e distruggere il sistema produttivo pugliese». «E così - argomenta il presidente di Confindustria Puglia - dopo il capitolo annoso della confusa legislazione regionale in tema di fonti rinnovabili e dopo gli ultimi inefficaci interventi nei settori del mobile imbottito», è arrivato «il turno delle industrie, già assoggettate ad autorizzazione integrata ambientale, che vengono pesantemente messe in pericolo dalla proposta di legge sulle emissioni industriali, approvata all'unanimità dai Consiglieri di tutti i gruppi politici della V Commissione consiliare il 23 maggio scorso». «Le logiche che hanno mosso questa decisione - conclude - sono le stesse che da tempo utilizza la politica regionale. Innanzitutto l'illegittimità». LA REPLICA - «Mi addolora - risponde Vendola - che il gruppo Ilva, piuttosto che comprendere l'urgenza di dare nuovi e corposi segnali in termini di ambientalizzazione dell'impianto industriale tarantino, affidi all'attuale reggente di Confindustria Puglia, signor Bozzetto, un attacco ingiurioso e volgare alla mia persona e alla classe politica pugliese. Non mi impressiona questa caduta di stile e anzi mi stimola a proseguire, con tutto il Consiglio regionale, sulla strada intrapresa: quella della difesa, insieme, del lavoro e dell'ambiente, dell'industria e della salute». (CdM)
Nichi: «Parli a nome dell'Ilva». Il governatore: «Vado avanti per il bene delle aziende» «I politici pugliesi, governatore in testa, hanno un altro impegno: destrutturare e distruggere il sistema produttivo pugliese». Ne è convinto il presidente di Confindustria Puglia, Angelo Bozzetto che attacca la Regione. Pronta arriva la replica del governatore Nichi Vendola: «Parla a nome dell'Ilva». L'AFFONDO - «Gli industriali pugliesi - afferma Bozzetto - erano in attesa di segnali dalla Regione Puglia a difesa delle imprese e dell'occupazione locali. Una riduzione del numero e dei costi dei consiglieri e degli assessori regionali per poter programmare una riduzione delle tasse? Il pagamento dei debiti arretrati che le Amministrazioni pugliesi hanno verso le imprese? L'accelerazione e semplificazione degli iter autorizzativi di migliaia di progetti che giacciono negli uffici regionali in attesa di essere approvati? Atti concreti per l'attrazione degli investimenti nella nostra regione? Niente di tutto questo. I politici pugliesi, Governatore in testa, hanno un altro impegno: destrutturare e distruggere il sistema produttivo pugliese». «E così - argomenta il presidente di Confindustria Puglia - dopo il capitolo annoso della confusa legislazione regionale in tema di fonti rinnovabili e dopo gli ultimi inefficaci interventi nei settori del mobile imbottito», è arrivato «il turno delle industrie, già assoggettate ad autorizzazione integrata ambientale, che vengono pesantemente messe in pericolo dalla proposta di legge sulle emissioni industriali, approvata all'unanimità dai Consiglieri di tutti i gruppi politici della V Commissione consiliare il 23 maggio scorso». «Le logiche che hanno mosso questa decisione - conclude - sono le stesse che da tempo utilizza la politica regionale. Innanzitutto l'illegittimità». LA REPLICA - «Mi addolora - risponde Vendola - che il gruppo Ilva, piuttosto che comprendere l'urgenza di dare nuovi e corposi segnali in termini di ambientalizzazione dell'impianto industriale tarantino, affidi all'attuale reggente di Confindustria Puglia, signor Bozzetto, un attacco ingiurioso e volgare alla mia persona e alla classe politica pugliese. Non mi impressiona questa caduta di stile e anzi mi stimola a proseguire, con tutto il Consiglio regionale, sulla strada intrapresa: quella della difesa, insieme, del lavoro e dell'ambiente, dell'industria e della salute». (CdM)
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mercoledì 23 maggio 2012
Cassa aperta al porto!
Accordo su Tct, in «cassa». 500 lavoratori a Taranto
Di questi tempi può definirsi un successo. Parliamo della cassa integrazione guadagni straordinaria che alla Taranto container terminal evita, finalmente, la mobilità per 160 lavoratori portuali.
Ieri la firma negli uffici della Provincia. Era una «controversia collettiva», termine tecnico, che sottendeva la paura e la rabbia di 160 famiglie. La mobilità è una passerella, fragile, sottile, verso il vuoto del licenziamento. Un autunno, un inverno, una primavera, gli ultimi otto mesi, in bilico sull’esile filo di una trattativa. Che sembrava svoltare sempre verso il peggio. e che, malgrado la firma dell’accordo generale per lo sviluppo dei traffici containerizzati, qualche settimana fa, da parte di Taranto container terminal (società del Gruppo Evergreen) e dell’Autorità portuale non riusciva a chiudersi. Come una ferita.
Centro l’intesa tra la società Tct e i sindacati dei trasporti: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti bisogna immaginare, da un lato del tavolo, il direttore generale della Taranto container terminal, Bruce Coupland, accompagnato dai vertici aziendali; dall’altro i segretari generali della categoria: Oronzo Fiorino (Filt Cgil), Nicola Resta (Fit Cisl) e Franco Castellano (Uil Trasporti). Trattativa a buon fine. La «cassa» parte dal 28 maggio. «L’accordo - recita il comunicato congiunto di Autorità portuale e Provincia - comporta la decadenza dalla procedura di mobilità di 160 lavoratori avviata nel corso di febbraio. Si è dato corso ad uno degli impegni presi da Tct con la sottoscrizione dell’accordo sui traffici cointainer grazie allo sforzo dell’assessorato provinciale alle Politiche del lavoro, dell’Autorità portuale, dei sindacati».
«Superata la problematica occupazionale - prosegue la nota - si potrà dar corso a tutte le altre attività riguardanti la riqulificazione infrastrutturale per lo sviluppo dei traffici». La cassa integrazione interesserà un numero massimo di 500 lavoratori. Di questi 100 tra impiegati e quadri e 400 operai. Per la durata di 14 mesi a rotazione. «L’Autorità portuale e l’assessore provinciale Luciano De Gregorio - conclude la nota - hanno condiviso la necessità di avviare un confronto sulla riqualificazione del personale della Taranto container terminal da allargare, eventualmente, all’intero ambito portuale. Il 29 maggio le parti si incontreranno nella sede dell’Autorità portuale».
E per una vertenza che trova soluzione, sia pure temporanea, guardando agli sviluppi futuri della crisi, un’altra vede aprirsi una fase calda. Parliamo del call center di Teleperformance. Le segreterie nazionale, regionale, provinciale del sindacato Slc Cgil hanno scritto al ministro del Lavoro Elsa Fornero, al presidente del Consiglio Mario Monti, che è anche ministro dell’Economia. Chiedono l’intervento del governo sull’iter del decreto di concessione della cassa integrazione (firmata lo scorso gennaio) ai lavoratori del call center. «Siamo giunti - scrivono i rappresentanti sindacali - al quarto mese di pagamento della cassa integrazione sui quattro previsti dall’accordo. L’Inps paga gli anticipi, ma in assenza del decreto si corre seriamente il rischio che diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori rimangano a breve senza retribuzione o con una retribuzione molto bassa». Andrea Lumino, della segreteria Slc Cgil di Taranto, ha chiesto alla Prefettura e a Teleperformance un incontro per valutare il percorso del decreto senza il quale potrebbero sorgere nuovi problemi per i lavoratori del call center in cassa integrazione. (GdM)
martedì 22 maggio 2012
Erano per la festa di Stefàno?
Taranto, diossina: maxisequestro di cozze nel Mar Piccolo
Un ingente quantitativo di mitili, che erano stati raccolti dal primo seno del mar Piccolo di Taranto in violazione dell'ordinanza di divieto di prelievo e movimentazione dei molluschi a causa della presenza in quelle acque di diossine e pcb, è stato sottoposto a sequestro dai militari della Guardia Costiera di Taranto.
Al di sotto di un pontile della banchina Cariati erano stati sistemati 195 percolati di mitili (cozze nere) per un totale di circa 6 tonnellate, mentre su due unità nautiche ormeggiate in prossimità sono stati rinvenuti circa 550 kg di mitili destinati ad essere commercializzati. Notando la presenza di ceste e materiale vario nascoste sul fondo nei pressi del pontile, alcuni militari si sono immersi rinvenendo, a circa 4 metri di profondità, 84 tra ceste e cassette contenenti complessivamente circa 1.7 tonnellate di frutti di mare di vario tipo (ostriche, coccioli, ecc.) anch'esse pronte per essere immesse sul mercato. Tutto il prodotto ittico rinvenuto, per un totale complessivo di poco inferiore alle 8 tonnellate è stato sequestrato e successivamente distrutto, poichè detenuto in cattivo stato di conservazione e privo di documentazione di tracciabilità che ne attestasse la provenienza ed il possesso dei requisiti igienico-sanitari stabiliti dalla normativa vigente per il consumo umano. I conduttori dei due natanti sono stati denunciati per violazione dell'ordinanza sanitaria. (Quotidiano)
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Sindaco a mano armata
Il sindaco festeggia, sbuca la pistola: impazza foto di Stefàno armato
I mortaretti fatti esplodere per strada, per festeggiare la vittoria, non li ha graditi, Ezio Stefàno. E tuttavia al suo comitato elettorale in via Principe Amedeo, ai festeggiamenti per la riconferma a sindaco di Taranto, si è presentato con fondina e pistola.
IL SINDACO - «Sono passato di là soltanto per pochissimi minuti e per invitare tutti a non festeggiare, visto che a Brindisi si stavano celebrando i funerali di Melissa Bassi. Sono stato lì per pochi secondi». In quel gigantesco bailamme formatosi nell’angusto locale abitualmente utilizzato come sede di Sds, il suo movimento politico, stretto tra l’attrezzatura sistemata lì da ben due emittenti per le rispettive dirette televisive e la folla, districandosi tra le urla di giubilo dei militanti e le richieste di commenti da parte dei cronisti, Stefàno come accade in queste circostanze, si è scatenato, ha saltato, ha sollevato le braccia in segno di vittoria e dispensato baci e pacche sulle spalle a chi l’ha sostenuto.
SPUNTA L'ARMA - In tutto questo movimento, spunta la pistola, ben ancorata, assicura lui e per la quale il sindaco il porto d’armi da trent’anni. Per difesa personale. Fotocamere e telecamere immortalano Stefàno che festeggia e la sua pistola. Stefàno non è il primo sindaco armato di Taranto. Mentre sul web si scatena la polemica sull’opportunità, per l’appena rieletto sindaco, di presentarsi davanti alle telecamere con la pistola nella cintura, qualcuno ricorda quando fu l’ex sindaco ed ex parlamentare Giancarlo Cito (oggi in galera per diverse condanne passate in giudicato) ad agitare un’arma.
E a suscitare un’ondata di sdegno. «Non c’è da far paragoni tra me e Cito – risponde seccato Stefàno -. Io ho una pistola soltanto per difendermi. Sono stato minacciato, anche di recente, perché rinunciassi a correre per la riconferma a sindaco, ma non mi sono fatto intimorire. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Né ho mai inteso farlo. Ma avendo rinunciato alla scorta, avrò almeno il diritto di difendermi?». (CdM)
lunedì 21 maggio 2012
Stefano l'anestesista...
La rassegnazione tarantina riconferma il sindaco dell'ignavia amico delle genti (soprattutto palazzinari, bulletti, e grandi industriali).
Era stato il campione della primavera rossa tarantina...
Ora di rosso ci resta solo questo... e per moooolto tempo, pare!
Auguri!!!
venerdì 18 maggio 2012
Che si fa domenica?
Domenica 20 maggio, a partire dalle 18, alla Comune Urupia – in località Petrosa, tra Francavilla e San Marzano - aperitivo, pizza, musica e ‘festa’ per gli otto imputati assolti dell’ex Presidio Permanente No Discariche.
Otto imputati. Quattro anni di processo. E alla fine tutti assolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Il fatto, lo ricordiamo, risale al 1° settembre del 2008. Decine di persone, centinaia, donne, bambini, giovani, anziani, persone del Presidio Permanente No discariche. Cercavano di opporsi all’apertura del terzo lotto della discarica Ecolevante di Grottaglie-San Marzano. Persone inermi, sedute a terra, a mani vuote, davanti a camion traboccanti di rifiuti e percolato, di veleni e malaffare. Persone aggredite dalla polizia e dai carabinieri. Il manganello (sempre)al posto del dialogo. L’arroganza barricata nei palazzi istituzionali. Perché alla fine, per chi dice no alla distruzione del territorio, c’è prima la polizia. E poi c’è un Tribunale. Un lungo processo con le carte rimescolate. Con i fatti rovesciati. Con la verità che scompare. Con gli aggrediti che diventano aggressori. Con gli aggressori che si trasformano in accusatori. E con le accuse surreali che però in alcuni casi, si sgonfiano da sole. Resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Istigazione a delinquere. Accuse senza prove. Un teorema trascinato per quattro anni, dopo i quali anche un Tribunale dice ciò che sapevano già tutte e tutti. Il fatto non sussiste. Perciò, tutti assolti. Tutti e otto, con formula piena. E quasi niente da festeggiare. Cos’è successo in questi quattro anni? La cronaca e gli eventi hanno ampiamente confermato le idee del movimento, dando conto dei legami tra Ecolevante, Tarantini, Lavitola, Berlusconi e tutte quelle organizzazioni criminali che prosperano dietro agli sversamenti di rifiuti. Eppure, la discarica non è stata chiusa. Anzi, si è allargata. Sembra addirittura destinata ad allargarsi ulteriormente. Continua ad accogliere sostanze tossiche. Prosegue il suo percorso e va di pari passo con tutte le altre discariche del territorio e con tutte le altre realtà - Ilva, Eni, Cementir e inceneritori – che continuano a depredare questo territorio. Nel frattempo il Presidio Permanente No Discariche si è come inabissato, ma intanto sono anche nati altri movimenti che ne ricordano lo spirito. A tutti loro, a tutte le persone che vivono in questo territorio, è rivolto l’invito per l’aperitivo di domenica 20 maggio. Niente da festeggiare, ma solo un’ottima occasione di dialogo, di confronto e di aggregazione. E magari anche la possibilità di raccogliere un po’ di fondi per gli avvocati e le avvocate che in questi quattro anni ci hanno difeso, praticamente a gratis.
Otto imputati. Quattro anni di processo. E alla fine tutti assolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Il fatto, lo ricordiamo, risale al 1° settembre del 2008. Decine di persone, centinaia, donne, bambini, giovani, anziani, persone del Presidio Permanente No discariche. Cercavano di opporsi all’apertura del terzo lotto della discarica Ecolevante di Grottaglie-San Marzano. Persone inermi, sedute a terra, a mani vuote, davanti a camion traboccanti di rifiuti e percolato, di veleni e malaffare. Persone aggredite dalla polizia e dai carabinieri. Il manganello (sempre)al posto del dialogo. L’arroganza barricata nei palazzi istituzionali. Perché alla fine, per chi dice no alla distruzione del territorio, c’è prima la polizia. E poi c’è un Tribunale. Un lungo processo con le carte rimescolate. Con i fatti rovesciati. Con la verità che scompare. Con gli aggrediti che diventano aggressori. Con gli aggressori che si trasformano in accusatori. E con le accuse surreali che però in alcuni casi, si sgonfiano da sole. Resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Istigazione a delinquere. Accuse senza prove. Un teorema trascinato per quattro anni, dopo i quali anche un Tribunale dice ciò che sapevano già tutte e tutti. Il fatto non sussiste. Perciò, tutti assolti. Tutti e otto, con formula piena. E quasi niente da festeggiare. Cos’è successo in questi quattro anni? La cronaca e gli eventi hanno ampiamente confermato le idee del movimento, dando conto dei legami tra Ecolevante, Tarantini, Lavitola, Berlusconi e tutte quelle organizzazioni criminali che prosperano dietro agli sversamenti di rifiuti. Eppure, la discarica non è stata chiusa. Anzi, si è allargata. Sembra addirittura destinata ad allargarsi ulteriormente. Continua ad accogliere sostanze tossiche. Prosegue il suo percorso e va di pari passo con tutte le altre discariche del territorio e con tutte le altre realtà - Ilva, Eni, Cementir e inceneritori – che continuano a depredare questo territorio. Nel frattempo il Presidio Permanente No Discariche si è come inabissato, ma intanto sono anche nati altri movimenti che ne ricordano lo spirito. A tutti loro, a tutte le persone che vivono in questo territorio, è rivolto l’invito per l’aperitivo di domenica 20 maggio. Niente da festeggiare, ma solo un’ottima occasione di dialogo, di confronto e di aggregazione. E magari anche la possibilità di raccogliere un po’ di fondi per gli avvocati e le avvocate che in questi quattro anni ci hanno difeso, praticamente a gratis.
giovedì 17 maggio 2012
Per prendere altro tempo...
Ilva: Nicastro, Regione in giudizio contro ricorso
TARANTO. "Apprendiamo della volonta' da parte di Ilva di presentare ricorso contro la riapertura dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale ndr) ed anticipiamo che la Regione si costituira' in giudizio contro tale ricorso". Lo afferma l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, a proposito del ricorso preannunciato nei giorni scorsi dall'azienda siderurgica contro la decisione del Ministero di riaprire la procedura di una autorizzazione rilasciata poco meno di un anno fa.
"Il nostro impegno - aveva affermato l'azienda del gruppo Riva in una nota - e' finalizzato a completare il piu' velocemente possibile le prescrizioni dell'Aia entrate in vigore il 23.08.2011 e non a discutere il riesame che, a cosi' breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato". "La Regione Puglia per prima - prosegue Nicastro - aveva chiesto, sulla scorta dei dati emersi dal monitoraggio diagnostico, l'apertura del riesame dell'Aia al Ministero dell'Ambiente".
"Per queste ragioni, ben consapevoli che l'azienda stia esercitando un proprio diritto - prosegue Nicastro - non possiamo che tutelare in tutte le sedi opportune le istanze relative alla salute dei cittadini e alla qualita' dell'ambiente, stigmatizzando un atteggiamento che appare oggi piu' che mai pretestuoso nella misura in cui tenta di sottrarsi al confronto tecnico, nelle sedi istituzionali, mentre si va delineando il piano di risanamento per l'area di Taranto. Auspico che tutti i soggetti coinvolti, ciascuno per la propria competenza - conclude l'assessore - siano pronti ad ogni possibile azione per la tutela della cifra ambientale dell'area ionica". (Giornale di puglia)
C'è nessuno in Procura?
Ancora un esposto alla Procura di Bonelli: “Le perizie sull’Ilva parlano di morte. Verificare l’omicidio volontario”
“Non si può continuare a morire così a Taranto senza che qualcuno faccia qualcosa”. Sono le 12 circa quando queste parole di Angelo Bonelli sbattono sulle facce dei giornalisti, cittadini, attivisti accorsi alla conferenza stampa indetta per questa mattina per illustrare un ulteriore esposto alla Procura di Taranto da parte del Presidente della Federazione dei Verdi.
bonelli_esposto_procura_ilva_taranto
All’udire di queste tuonanti parole le facce dei presenti assumono lo stesso colore del cielo che oggi funesta con vento e pioggia il capoluogo ionico, grigio, scuro, quasi nero quando l’esponente di Aria Pulita, il prof. Marescotti, elenca i dati delle perizie chimiche ed epidemiologiche effettuate sull’Ilva
«Nei 13 anni di osservazione – riferisce Marescotti – sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie».
Morte. Usiamo le parole giuste al posto giusto, decessi, tumori, eventi coronarici, ricovero. Come coltelli nel costato sanguinante, questi dati hanno portato all’esposto firmato Bonelli che sarà presentato oggi alla Procura della Repubblica di Taranto con un unico obbiettivo espresso attraverso le sue parole: “capire quali devono essere le azioni da intraprendere per fermare l’inquinamento, per fermare chi inquina e uccide”.
Bonelli prende in considerazione la perizia Chimica data dai periti Sanna, Monguzzi, Santilli e Felici in sede di incidente probatorio nei procedimenti a carico dell’Ilva, da cui risulta che dallo stabilimento targato Riva si diffondono emissioni contenenti sostanze pericolose per la salute in primis dei lavoratori del centro siderurgico, in generale per l’ambiente e i comuni circostanti l’Ilva, e quindi per i cittadini tutti.
La perizia fa emergere anche la mancata osservanza delle misure di sicurezza idonee ad evitare la dispersione di fumi e polveri nocive.
A dar manforte a queste tesi ce ne è un’altra, quella Epidemiologica dei periti Forastiere, Biggeri e Triassi, in cui si evince che: “ L’analisi per i quartieri Borgo e Tamburi mostra una forte associazione tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari. Tassi di mortalità e ricoveri ospedalieri sono più elevati nei quartieri Paolo VI e Tamburi.”
Il riscontro continua suggerendo una nota riguardo soprattutto i più esposti direttamente all’inquinamento Ilva, i lavoratori dello stabilimento stesso, per cui “esiste una maggiore frequenza di denunce di malattie respiratorie e tumori non da asbesto rispetto al dato nazionale. I tumori non da asbesto (cioè non riguardanti l’amianto) causati dalle esposizioni professionali dal 1998 al 2010 indennizzati dall’Inail sono stati 98.”
La conclusione della perizia è una spada nella gola di chi costruisce castelli per aria gridando con orgoglio che l’inquinamento a Taranto è un fenomeno che riguarda il passato, cioè che “ l’esposizione continua agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte’’. Un colpo secco. Senza scampo. Bonelli si sofferma su questo: “ha causato e causa”. Oggi, ora, mentre continuiamo le nostre vite, mentre si accorciano le nostre vite.
La richiesta quindi che quest’esposto vuole fare è di verificare se con i risultati di queste perizie siano configurabili a carico degli imputati nel processo per danni ambientali anche reati di lesioni gravissime e omicidio volontario con dolo diretto.
Dove c’è morte da inquinamento c’è omicidio. Un termine che stride nelle orecchie come un’unghia sulla lavagna. Un termine fino ad ora mai utilizzato nei discorsi a carico dell’Ilva ma che forse, sull’eco delle condanne del Processo “Eternit”, si fa bene ad accentuare.
Come dichiarano gli esponenti dei movimenti ambientalisti tarantini schierati intorno all’ormai ex candidato sindaco, e come esprime lui stesso, non vuole essere un pressing alla Magistratura.
La stessa che in lasso di tempo minimo ha fatto ciò che in vent’anni di discorsi e rilevazioni le Istituzioni tarantine tutte non hanno saputo fare.
Probabilmente la Procura ha già preso in considerazione quest’ipotesi, forse no. Forse si arriverà a un sequestro preventivo delle aree inquinanti, come auspica Matacchiera presente alla conferenza stampa. Forse no.
Intanto è meglio fare chiarezza, chiedere giustizia. Fare chiarezza anche ricordando un nodo cruciale per il futuro tarantino, cioè la crisi dell’acciaio che sta investendo a scala mondiale le industrie siderurgiche.
In questo prende corpo, come sostiene Bonelli, la soluzione che potrebbe cambiare il futuro della città e della nazione tutta. Si parla cioè di bisogno di bonifiche e soprattutto di riconversione industriale ed economiche di una città che dipende dalle sorti di un colosso che, con gli sviluppi del mercato, potrebbe pensare di de-localizzare le imprese in Stati che ormai stanno dominando il mercato, India e Cina davanti a tutti.
Sentori di questa crisi si avvertono già da tempo nello stabilimento tarantino, con la cassa integrazione paventata in passato dal Centro Studi Ilva ed oggi messa in atto nelle zone “a freddo” ormai ferme da tempo.
L’Ilva è sulle nostre teste, nei nostri cieli, fa da sponsor alla nostra Festa Patronale, fa da stipendio ai nostri concittadini ma con l’illusione delle visite delle scolaresche a cui viene promesso un posto di lavoro che non ci sarà più in futuro. Fa di Taranto la città delle parole cupe. Sì, perché come recita una pubblicità: “ Non fermarti alle apparenze. Ilva, c’è un mondo dentro”. Ricovero, eventi coronarici, tumori, decesso. (il quotidiano italiano)
mercoledì 16 maggio 2012
Aia, che male!
Ambiente, troppe regole L'Ilva non ci sta:ricorso No alla «riapertura» della procedura Aia
I vertici del siderurgico: «Abbiamo già l'ok»
È pronto il ricorso dell’Ilva al Tar del Lazio contro la riapertura dell’autorizzazione integrata ambientale decisa dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Sarà depositato nei prossimi giorni alla sezione di Lecce del Tar di Puglia e corrisponde, è scritto in un comunicato dell’azienda, a «rispettare quanto le stesse istituzioni, all’esito di un lungo lavoro con tutti i soggetti coinvolti, meno di un anno fa, hanno deciso con il rilascio dell’Aia». L’autorizzazione è stata concessa nell’agosto dell’anno scorso dal ministero dell’Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo ed è stata rimessa in discussione dal nuovo ministro Clini d’intesa con il presidente della Regione Nichi Vendola e dei rappresentanti degli enti locali. Una prima riunione c’è già stata il 30 aprile scorso.
Il ripensamento era stato provocato dalle reazioni alle due perizie, chimica ed epidemiologica, inserite nell’incidente probatorio del procedimento avviato dalla procura di Taranto per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva. D’altra parte, argomentava il ministero, era stata varata la direttiva 75 del 2010 su Bat (migliori tecnologie possibili) più stringenti e le aziende erano tenute ad adeguarsi. Ora Ilva, nel ricorso, ribatterà che è una normativa alla quale non si può fare riferimento per riaprire la procedura Aia per il semplice motivo che il ministero dell’Ambiente italiano non l’ha ancora recepita. Nel comunicato Ilva ribadisce che «il nostro impegno è finalizzato a completare il più velocemente possibile le prescrizioni dell’Aia entrate in vigore e non a discutere il riesame che, a così breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato». A febbraio, inoltre, Ilva ha inviato alle autorità competenti il «Piano di attuazione di tutte le attività ed iniziative necessarie per la piena attuazione del piano di monitoraggio e controllo Aia» e il progetto relativo alla valutazione e monitoraggio delle emissioni fuggitive nella cokeria. Ilva ricorda anche di aver «ottenuto il rilascio dell’Aia al termine di una lunga istruttoria: 4 anni dal febbraio 2007 all’agosto 2011». Il ricorso si inserisce nel pieno della campagna per l’elezione del sindaco di Taranto nella quale il tema ambientale è stato al centro del dibattito.
Cesare Bechis (CdM)
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Bari - Legambiente : Pronto il ricorso dell’Ilva contro la riapertura dell’AIA Legambiente: l’arroganza dell’azienda è senza limiti “E’ veramente senza limiti l’arroganza dell’Ilva”. Questo il commento di Legambiente alla notizia del ricorso al TAR dell’azienda contro la riapertura dell’AIA. Siamo di fronte all'ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa da parte dell'Ilva Spa, posto che sono attualmente pendenti dinanzi al TAR Puglia, sede di Lecce, sia il ricorso avverso alcune prescrizioni della provvedimento di AIA, sia il ricorso avverso l'ordinanza sindacale del Sindaco di Taranto, successiva al deposito delle perizie chimico-fisica ed epidemiologica nel processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Taranto, sia il ricorso avverso il provvedimento con cui é stata modificata la componente ambientale della tariffa per prelievo dell'acqua ad uso industriale. La notizia, peraltro, conferma la sensazione, già nettamente percepibile nei mesi scorsi, che in Ilva abbia prevalso la fazione dei "falchi" sulle "colombe" e che si sia di fronte ad una strategia ormai conclamata di muro contro muro senza alcuna concessione al dialogo. “L’Ilva dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa - continua la nota congiunta di Legambiente firmata da Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del circolo di Taranto - da una parte ricorre al TAR contro la “vecchia” AIA chiedendo la rimozione di alcune delle poche misure rigorose contenute in quella autorizzazione da noi già ritenuta del tutto insufficiente e inadeguata ad affrontare il carico inquinante che il siderurgico riversa sulla città di Taranto; dall’altro ricorre contro l’ipotesi di una nuova AIA di cui non si conoscono ancora né i contenuti (come è ovvio visto che il procedimento è stato aperto da pochissimi giorni), né le linee guida e gli eventuali cambiamenti rispetto alla vecchia autorizzazione Il tutto mentre la città è letteralmente inondata da messaggi pubblicitari tesi a evidenziare l’impegno contro l’inquinamento di un’azienda che, da 3 anni, nei propri Rapporti sull’ambiente e la sicurezza propaganda i propri investimenti (sempre gli stessi nei 3 rapporti 2009, 2010 e 2011) per l’ambientalizzazione degli impianti tarantini”. “L’Ilva, abituata a fare il bello e il cattivo tempo con governi che le hanno concesso di operare quasi indisturbata, - basterà solo ricordare il ruolo di “avvocato difensore” dell’azienda svolto dal precedente ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo nella partita sulla legge regionale antidiossina e sulla stessa AIA - appena si profila l’ipotesi di una istruttoria dell’AIA che tenga conto della insufficienza delle prescrizioni precedenti anche alla luce delle perizie presentate nei mesi scorsi nel corso dell’incidente probatorio svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, mostra ancora una volta la protervia di chi si vanta a parole dei propri interventi contro l’inquinamento, ma quasi nulla vuole fare di concreto per contenere il proprio carico inquinante”. “Legambiente non ci sta - concludono Francesco Tarantini e Lunetta Franco - ci opporremo con tutte le nostre forze a questo disegno contrastando anche in giudizio questa deriva processuale, parteciperemo all’istruttoria dell’AIA (abbiamo già presentato al Ministero dell’Ambiente un documento con 26 richieste per noi irrinunciabili) e ci faremo promotori di ogni azione utile affinché tutti gli enti competenti adottino ogni provvedimento utile al definitivo varo di un sistema di prescrizioni finalmente idonea a preservare il bene vita ed il bene salute, nonché il diritto dei cittadini di Taranto ad un ambiente non inquinato. Chiediamo pertanto al Comune di Taranto e al nuovo sindaco che sarà eletto la prossima domenica, alla Provincia di Taranto, alla Regione Puglia e allo stesso Ministro dell’Ambiente di non piegarsi a questo ricatto e di operare perché all’Ilva siano finalmente imposte quelle prescrizioni, da noi richieste da anni, che ne riducano drasticamente l’impatto ambientale”. (Puglialive)
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Bari - Legambiente : Pronto il ricorso dell’Ilva contro la riapertura dell’AIA Legambiente: l’arroganza dell’azienda è senza limiti “E’ veramente senza limiti l’arroganza dell’Ilva”. Questo il commento di Legambiente alla notizia del ricorso al TAR dell’azienda contro la riapertura dell’AIA. Siamo di fronte all'ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa da parte dell'Ilva Spa, posto che sono attualmente pendenti dinanzi al TAR Puglia, sede di Lecce, sia il ricorso avverso alcune prescrizioni della provvedimento di AIA, sia il ricorso avverso l'ordinanza sindacale del Sindaco di Taranto, successiva al deposito delle perizie chimico-fisica ed epidemiologica nel processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Taranto, sia il ricorso avverso il provvedimento con cui é stata modificata la componente ambientale della tariffa per prelievo dell'acqua ad uso industriale. La notizia, peraltro, conferma la sensazione, già nettamente percepibile nei mesi scorsi, che in Ilva abbia prevalso la fazione dei "falchi" sulle "colombe" e che si sia di fronte ad una strategia ormai conclamata di muro contro muro senza alcuna concessione al dialogo. “L’Ilva dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa - continua la nota congiunta di Legambiente firmata da Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del circolo di Taranto - da una parte ricorre al TAR contro la “vecchia” AIA chiedendo la rimozione di alcune delle poche misure rigorose contenute in quella autorizzazione da noi già ritenuta del tutto insufficiente e inadeguata ad affrontare il carico inquinante che il siderurgico riversa sulla città di Taranto; dall’altro ricorre contro l’ipotesi di una nuova AIA di cui non si conoscono ancora né i contenuti (come è ovvio visto che il procedimento è stato aperto da pochissimi giorni), né le linee guida e gli eventuali cambiamenti rispetto alla vecchia autorizzazione Il tutto mentre la città è letteralmente inondata da messaggi pubblicitari tesi a evidenziare l’impegno contro l’inquinamento di un’azienda che, da 3 anni, nei propri Rapporti sull’ambiente e la sicurezza propaganda i propri investimenti (sempre gli stessi nei 3 rapporti 2009, 2010 e 2011) per l’ambientalizzazione degli impianti tarantini”. “L’Ilva, abituata a fare il bello e il cattivo tempo con governi che le hanno concesso di operare quasi indisturbata, - basterà solo ricordare il ruolo di “avvocato difensore” dell’azienda svolto dal precedente ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo nella partita sulla legge regionale antidiossina e sulla stessa AIA - appena si profila l’ipotesi di una istruttoria dell’AIA che tenga conto della insufficienza delle prescrizioni precedenti anche alla luce delle perizie presentate nei mesi scorsi nel corso dell’incidente probatorio svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, mostra ancora una volta la protervia di chi si vanta a parole dei propri interventi contro l’inquinamento, ma quasi nulla vuole fare di concreto per contenere il proprio carico inquinante”. “Legambiente non ci sta - concludono Francesco Tarantini e Lunetta Franco - ci opporremo con tutte le nostre forze a questo disegno contrastando anche in giudizio questa deriva processuale, parteciperemo all’istruttoria dell’AIA (abbiamo già presentato al Ministero dell’Ambiente un documento con 26 richieste per noi irrinunciabili) e ci faremo promotori di ogni azione utile affinché tutti gli enti competenti adottino ogni provvedimento utile al definitivo varo di un sistema di prescrizioni finalmente idonea a preservare il bene vita ed il bene salute, nonché il diritto dei cittadini di Taranto ad un ambiente non inquinato. Chiediamo pertanto al Comune di Taranto e al nuovo sindaco che sarà eletto la prossima domenica, alla Provincia di Taranto, alla Regione Puglia e allo stesso Ministro dell’Ambiente di non piegarsi a questo ricatto e di operare perché all’Ilva siano finalmente imposte quelle prescrizioni, da noi richieste da anni, che ne riducano drasticamente l’impatto ambientale”. (Puglialive)
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venerdì 11 maggio 2012
Ancora un processo
Morti per gas tossici e amianto, Dirigenti Ilva sotto accusa.
Via all'udienza preliminare: 30 gli imputati in aula. Accusati di aver provocato il decesso di 15 operai
È cominciata a Taranto l'udienza preliminare a 30 dirigenti dell'ex Italsider e attuale Ilva, accusati di aver provocato, sino al 2010, la morte di 15 operai che si sarebbero ammalati lavorando in luoghi sprovvisti di adeguate misure di sicurezza per la presenza di gas tossici e amianto. Tra gli imputati, il patron dell'Ilva Emilio Riva, suo figlio Fabio, e manager della gestione statale del Siderurgico quali Giovanni Gambardella e Sergio Noce e l'attuale direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa.
GLI IMPUTATI - Tra gli imputati figura anche l'attuale direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. A tutti vengono contestati i reati di disastro colposo, omicidio colposo e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro. Secondo quanto indicato nel capo d'imputazione, in quegli ambienti «si diffondevano vapori e/o gas irrespirabili o comunque tossici», mentre «in quelli nei quali si sviluppavano odori, fumi e polveri di qualunque specie» non sarebbero stati adottati «provvedimenti atti ad impedire o ridurre lo sviluppo e la diffusione delle polveri-fibre di amianto». Nell'udienza odierna, dinanzi al gup Giuseppe Tommasino, si sono costituiti parte civile 28 eredi delle vittime, la Cgil e l'Inail. Il pubblico ministero Raffaele Graziano ha depositato nuova documentazione e gli imputati hanno chiesto 'termini a difesà. Le prossime udienze sono fissate per l'8 e il 15 giugno. I decessi, secondo l'accusa, sarebbero da attribuire a malattie quali il mesotelioma pleurico, il mesotelioma peritoneale e il cancro al polmone, correlabili con l'esposizione professionale all'amianto. (CdM)
Si tratta di un procedimento diverso rispetto a quello iniziato il 17 febbraio nei confronti di quattro dirigenti dell'Ilva sul presunto inquinamento dello stabilimento siderurgico. Su tale questione e' in corso un articolato incidente probatorio, scaturito da una relazione dei periti della Procura che hanno stabilito una correlazione tra l'inquinamento e la morte di persone a Taranto, in particolare nel quartiere Tamburi.
giovedì 10 maggio 2012
Promesse?
GRUPPO ILVA «INVESTIAMO ANCORA, ma il 2012 sarà nero»
Milano - «Il 2011 è andato male. Il 2012 non andrà diversamente». Non è ottimista, Nicola Riva (foto) , presidente del gruppo Ilva e vicepresidente di Federacciai, anche se per il polo di Genova intravede una speranza: «Se il mercato riparte, è quello il nostro punto di forza».
Presidente, iniziamo dal bilancio aziendale. Com’è andato il 2011?
«Male, anche peggio del 2010, però ho una speranza».
Quale?
«Che sia un anno che possa servire a tornare ai livelli precedenti al 2010, e soprattutto al 2009, il vero anno di crisi».
Quindi, come se la passa il suo gruppo?
«Lo stato attuale non si presenta meglio del 2011. E non può essere diversamente: sono gli anni del fondo della crisi, ci aspettiamo una ripresa nel 2013».
Come si supera la crisi?
«Investendo. Noi stiamo proseguendo nell’opera di completamento di Genova, nell’area a freddo delle acciaierie, con linee moderne di zincatura a caldo. A Taranto, invece, puntiamo ancora di più sulla protezione ambientale. Ma c’è dell’altro: le armi contro la crisi arrivano anche dal risparmio energetico, che è fondamentale. Nelle materie prime e soprattutto nel fossile da coke incide ancora tanto. Per questo siamo alla ricerca di partner per possibili forniture di minerale».
Quali aspettative su Genova?
«Abbiamo fatto uno sforzo enorme per la ristrutturazione, abbiamo investito 700 milioni di euro in cinque-sei anni per smantellare il caldo, logico che avessimo aspettative importanti. Spenta l’area a caldo avevamo un piano preciso, e gli anni 2006, 2007 e 2008 sono stati eccezionali. Se non fosse arrivata una crisi così violenta, repentina, senza preavviso, Genova poteva riassorbire quasi tutta la manodopera. Malgrado tutto abbiamo proseguito negli investimenti, e ormai siamo pronti. Se il mercato riparte, quello è il punto di forza del nostro gruppo. Lo stabilimento, nella zincatura a caldo, è all’avanguardia».
Genova resta nodale, quindi?
«Sì, è un punto di arrivo dell’acciaio prodotto a Taranto, di trasformazione e di smistamento».
La crisi è globale, qual è lo scenario nel quale vivete oggi?
«Non si prevedono ribassi nelle materie minerali e fossili da coke e questo è un dato di cui tenere conto. La Cina importa molto, perché è vero che hanno miniere, ma i costi per sfruttarle sono molto alti. Nuove produzioni stanno sorgendo, ma gli investimenti in infrastrutture sono molto elevati: un conto è estrarre, poi ci vogliono mezzi, navi, porti. Magari negli anni aumenterà l’offerta, ma per ora il mercato è in mano ad altri».
Il tema delle bolletta energetica sta a cuore agli industriali dell’acciaio: siete in difficoltà?
«Basti pensare al prezzo del gas: l’Italia è l’unico paese in Europa ad aumentarlo. Non è spiegabile, se non che in Italia il mercato non è liberalizzato».
Oggi come sopravvive Ilva?
«L’export nei prodotti piani è fondamentale: quello in Germania soprattutto. Perché non è certo l’Italia a consumare l’acciaio. In Germania la produzione di automobili ed elettrodomestici funziona ancora, magari non tanto per il mercato interno quanto per quello estero, l’Asia soprattutto. Ma quello che ci chiediamo è: quanto può reggere ancora la Germania? Siamo preoccupati se non riuscirà a continuare su questi trend. E se l’euro non ci aiuta, anche l’export andrà in difficoltà».
A Taranto, da anni, siete nell’occhio del ciclone: non si può far convivere industria e cittadini?
«È logico che non è bello vivere vicino a un impianto siderurgico, ma neppure abitare a fianco della tangenziale di Milano lo è. Noi abbiamo investito miliardi per l’ecologia e gli impianti, ma anche sul personale, e ricordo che abbiamo 12mila dipendenti a Taranto. Ci dicono che abbiamo ucciso donne, bambini eccetera: per il Tribunale di Lecce non c’è emergenza sanitaria. Le ordinanze del sindaco sono state rigettate dal Tar. Ora il Ministero dell’Ambiente vuole rivedere l’Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr): va bene, la rivedremo. Però ne abbiamo parlato per cinque anni, sono state fatte 1050 pagine che credo ne facciano l’Aia più voluminosa che esista. È stata rilasciata nel 2011, doveva durare cinque anni, la vogliono rifare. Si faccia: noi vogliamo restare nel rispetto delle leggi, ma se poi ci chiedono di andare a piedi sulla luna, allora non ce la facciamo».
LORENZO CRESCI per Shippingonline
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