venerdì 14 gennaio 2011

Irregolarità alla discarica Vergine. Un inizio?

COMUNICATO STAMPA AttivaLizzano 14 GENNAIO 2011

In data 12 Gennaio 2011 abbiamo appreso, per il tramite della stampa locale, che la Polizia Provinciale ha finalmente effettuato i primi sopralluoghi nella Discarica Vergine S.p.a., rilevando "irregolarità nella gestione di smaltimento dei rifiuti speciali".
La circostanza conferma pertanto la fondatezza dei timori precedentemente e ripetutamente espressi dalla cittadinanza lizzanese, ed ignorati per più di un anno dalle pubbliche autorità sino alle note attività di protesta poi tradotte nella mobilitazione popolare di cittadini, comitati e associazioni della provincia.
Per quanto non sia nei nostri intenti sottostimare la buona volontà manifestata dagli organi
competenti, non possiamo tuttavia esimerci dal richiedere maggiori assicurazioni circa l'eventualità che i controlli sugli inquinanti siano stati condotti in forma approfondita, considerata tra l'altro la tardività degli stessi ed il contestuale aggravamento delle condizioni di disagio fisico e psico-sociale manifestate dalla popolazione nei vari ambiti della propria vita: domestici, lavorativi e di svago.

Ci riferiamo in particolare all'inspiegabile aumento della frequenza dei disturbi, malori e stati
patologici ad andamento cronico-recidivante a carico per lo più dell'apparato polmonare, intestinale, delle mucose e della epidermide, infine delle ghiandole tiroidee, non necessariamente correlati alla presenza in aria delle sole esalazioni maleodoranti avvertibili e, pertanto, segnalate dai residenti prossimi alla zona di conferimento. Ci riferiamo al vissuto di frustrazione e di impotenza della popolazione costretta a respirare le esalazioni e attanagliata dal dubbio che quell’aria potrebbe essere tossica; alla disperazione del sentirsi abbandonata dalle Istituzioni competenti di fronte a problemi così grandi; allo sconforto del sentirsi beffata dall’invocazione di solidarietà verso altre popolazioni che versano in condizioni analoghe. Ci riferiamo, inoltre, al vissuto di rabbia di una popolazione che vede costantemente anteporre il proprio diritto alla salute ai profitti economici di pochi, in una logica soverchiante del mors tua, vita mea da cui esce inesorabilmente sconfitta; alla tragedia di chi sente in pericolo tutte le attività produttive su cui regge il proprio territorio(turismo, produzioni agricole, edilizia etc.).

Non si tratta, dunque, di semplici preoccupazioni ambientalistiche, come qualche politico vuol far credere per sminuire la portata del problema. Si tratta, invece, di una condizione di rischio totale a livello psico-socio-sanitario ed economico. E’ a rischio la salute nella sua accezione più ampia, vale a dire bio-psico-sociale, e la convivenza civile. La perdita di fiducia nel futuro e nelle Istituzioni e l’assenza di speranza nel poter andare avanti genera inevitabilmente l’anomia, il sentimento di essere in una società priva di regole che può portare a degenerazioni pericolose e violente per la convivenza civile.

In riferimento a tali problemi e alla evidente e preoccupante anomalia di carattere sanitario, ancora tutta da chiarire e normalizzare, sollecitiamo il coordinamento unitario dei vari livelli delle pubbliche amministrazioni al fine di condurre gli accertamenti con gli specifici strumenti detenuti da ognuna di esse, compresi quelli medici ed epidemiologici.
Non ci è in proposito possibile fare a meno di notare il deplorevole rimpallo e le ripetute fughe nello sterile ed inconcludente tentativo di esimersi dalle proprie responsabilità facendo unicamente appello a quelle degli altri.
Auspichiamo in proposito di definire le relative o supplementari pertinenze economiche che
possano finalmente consentire di “verificare problemi e anomalie e apportare le giuste soluzioni”, inclusa la chiusura definitiva e coatta dei siti giudicati irregolari e/o pericolosi per la salute.
Seppure non contrari alla proposta testè avanzata dalla presidenza provinciale di riaprire in ambito regionale le procedure Autorizzative Integrate Ambientali, sulla scorta di quanto anticipato e dichiarato nel corso del Consiglio Provinciale del 10 Gennaio 2011 e nel sit-in effettuato l’11 Gennaio 2011 davanti al Municipio di Lizzano, richiediamo tuttavia al Presidente e alla Giunta
Provinciale e al Sindaco del Comune di Lizzano, unitamente alla sua Giunta, di non attendere
l'apertura e l'esito dei procedimenti di rivisitazione delle AIA, e di utilizzare i riscontri di
irregolarità disponibili poiché la popolazione ha mostrato inequivocabilmente di attendere l'effettiva messa in opera delle prescrizioni previste per la tutela della salute.
Laddove siano già state riscontrate violazioni delle condizioni irrinunciabili, richiediamo di
procedere, come previsto dalle norme per la tutela della salute pubblica, alla sospensione dell'attività, in previsione della revoca definitiva delle autorizzazioni concesse, infine alla chiusura degli impianti non senza la puntuale quantificazione del danno arrecato alla Comunità in tutti questi anni.
Alla data attuale, infatti, nessuna amministrazione si è preoccupata di verificare il danno alle
persone, in assenza delle indagini epidemiologiche, e al territorio in assenza di rilievi geologici
come i carotaggi indirizzati alle falde acquifere, così come nessuna amministrazione ha mai
mostrato di aver compreso né di saper quantificare la portata di particolari esternalità negative quali il danno all'attività turistica causato dall'attività di conferimento rifiuti provenienti da ogni dove.
Chiediamo pertanto che le amministrazioni locali e gli organi preposti al controllo, ognuno per le propria parte di responsabilità e competenza e per i poteri istituzionali conferiti, si attivino affinché si ponga la parola FINE alla questione Discariche Ioniche e si avvii un percorso virtuoso che non deroghi al principio di prossimità di conferimento dei rifiuti speciali industriali di altri territori e, attraverso la raccolta differenziata porta a porta, conduca all'unico traguardo possibile per i rifiuti solidi urbani: RIFIUTI ZERO.

Soltanto così sarà possibile tutelare realmente il diritto alla salute, prevenire le malattie e i problemi di salute mentale, evitare degenerazioni pericolose per la convivenza e investire realmente nello sviluppo economico del nostro territorio entro una logica del vita tua, vita mea.

AttivaLizzano continua e continuerà ad essere vigile e attenta alle problematiche del territorio.
Mò basta!

Per la Nostra Terra.
Coordinamento AttivaLizzano.

mercoledì 12 gennaio 2011

Cozze... oro "nero"?

Un paio di riflessioni introduttive sulla notizia riportata in questo post:
I molluschi analizzati non sono le cozze che vengono commercializzate (di allevamento) ma si tratta di esemplari cosiddetti "di fondo" (spontanei) che crescono sui fondali pietrosi.
La precisazione è importantissima perchè è ASSOLUTAMENTE necessario prevenire fobie e reazioni paniche che potrebbero gravemente danneggiare uno dei settori superstiti dell'antica economina tarantina legata al mare e alla sua peculiarità geomorfologica.
Va comunque detto che forse un'azione risarcitoria da parte di quei settori che quotidianamente subiscono danno dalla grande industria (allevamento, pesca, mitilicoltura, agricoltura...) andava messa in atto già da diverso tempo in sinergia con la campagna di sensibilizzazione e di analisi che le associazioni ambientaliste vanno attuando. Se non altro per dimostrare che il ricatto occupazionale agisce negativamente non solo sulla salute, ma anche su quella stessa economia urbana che si vorrebbe tutelare stendendo un velo di impunità sulle industrie inquinanti...
Ci voleva molto ad aspettarsi che le analisi compiute fino ad oggi su terreni, formaggi, carne, latte animale, latte materno, sangue umano, sarebbero arrivate ai prodotti ittici? E magari presto ci diranno che anche l'agricoltura ne risente (scoprendo per l'ennesima volta l'acqua calda)?
Il Comitato per Taranto è da sempre stato contrario alle guerre tra "poveri", cioè tra quelli che subiscono, in un modo o nell'altro la pressione negativa delle industrie pesanti. In diverse occasioni i suoi membri, nelle assemblee pubbliche, misero in guardia da allarmismi e giornalismi su base sensazionalistico-emotiva che avrebbero avuto il solo effetto di danneggiare la città. E già da tempo le cozze giravano sotto banco...
Ma purtroppo, come nella consolidata tradizione individualistica tarantina, ogni sparuto gruppo persegue la sua strada con i propri metodi e se molti abbracciano il dialogo e il coordinamento, alcuni preferiscono i "botti"...
Sta poi alla cittadinanza e a chi crede nel diritto di tutti alla propria salute ed al proprio lavoro, rimboccarsi le maniche e incollare ogni volta i cocci...
Buona lettura... cum magno grano salis... e con un tubetto di colla in mano!


Diossina, nuove analisi a Taranto su alimenti di largo consumo
Giovedì 13 gennaio 2011, alle ore 11.45, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus e l'Associazione PeaceLink presenteranno i primi dati



Giovedì 13 gennaio 2011, alle ore 11.45, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus e l'Associazione Peacelink terranno una prima e brevissima conferenza stampa presso l'Istituto Scolastico Professionale "F.S. Cabrini", sito in Via Dante 119 a Taranto.
Verrà introdotto un argomento che verrà meglio approfondito a distanza di alcuni giorni ed in un successivo appuntamento.
Data l'assoluta delicatezza ed importanza di questo incontro con voi giornalisti,
relativo ad alcuni risultati delle analisi sulle diossine e pcb (dioxine like) effettuate su organismi di largo consumo nella nostra provincia, Vi preghiamo di non mancare e di essere puntuali.
Oltre al sottoscritto, parteciperà il Presidente dell'Assocciazione PeaceLink, prof. Alessandro Marescotti begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting.
Taranto, 12 gennaio 2010, Prof. Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto Onlus)

martedì 11 gennaio 2011

Ilva/diossina: a che punto è la situazione presidente Vendola?

Leggo questo comunicato stampa sul sito di Peacelink. Lo scrive Alessandro Marescotti il 6 gennaio scorso.
L’Ilva non mantiene gli impegni. Non ha presentato il piano di campionamento continuo per la diossina. I cittadini e le istituzioni non sapranno mai quanta diossina emette la notte e quando l’Arpa non può controllare. E’ dal febbraio dello scorso anno che l’Arpa non fa un controllo sul camino E312 dell’Ilva. Quindi non abbiamo alcuna misurazione indipendente che certifichi che l’Ilva stia sotto i limiti previsti per la diossina dalla legge regionale. 6 gennaio 2011 – Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
Se la “questione Ilva” in questi ultimi anni è entrata nell’agenda politica (almeno regionale) ed è riuscita ad ottenere spazi (limitati) sui mezzi di informazione lo si deve particolarmente a lui, Alessandro Marescotti, e a quanti in Peacelink e nelle altre associazioni aderenti al coordinamento AltaMarea si battono quotidianamente perché a Taranto, in Puglia, sia garantito il diritto alla salute, ad un ambiente pulito.

Controllo l’email stamattina, un amico mi ha girato l’inchiesta pubblicata oggi, 11 gennaio 2011, da Repubblica.it. Mi colpisce la frase “l’emergenza diossina è finalmente sotto controllo”. Nel corpo del testo il presidente dell’Arpa, Giorgio Assennato chiarisce: “il risultato è stato raggiunto e oggi i limiti fissati dalla Regione Puglia sulla diossina vengono rispettati”.
Incredula, (“come? un fatto così clamoroso e non ne ho saputo niente? Mi sto proprio atrofizzando…”, penso) sono andata a visitare il sito di Peacelink e ho trovato, appunto, quel comunicato.
A questo punto non ci capisco più molto. Mi chiedo a che gioco stiamo giocando?
Ricordo a me stessa che la legge regionale pugliese antidiossina (44/2008), prevede (e me la vado a rileggere)
1. entro il 31 dicembre 2010, appena trascorso, l’abbattimento delle emissioni di diossina fino al valore di 0,4 nanogrammi a metro cubo di tossicità equivalente (art. 2 Valori limite di emissione nell’atmosfera).
Se è vero, come dice Peacelink, che l’Arpa non effettua controlli dal febbraio 2010 (da un anno!) su quali basi si può affermare che il limite è rispettato?
La legge regionale prevede inoltre
2. il diritto/dovere da parte delle istituzioni di effettuare un monitoraggio in continuo, 24 ore su 24, dei fumi e degli inquinanti emessi dall’acciaieria. Testualmente: Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, i gestori di impianti di cui all’articolo 1, già esistenti e in esercizio, devono elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo all’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA Puglia) per la relativa validazione e definizione di idonea tempistica per l’adozione dello stesso.
La legge è del dicembre 2008, a oltre due anni dall’entrata in vigore l’Ilva non ha ancora presentato il piano per il campionamento in continuo e quindi l’Arpa non ha potuto effettuare alcun controllo h24.
“Prima di effettuare un monitoraggio – dice nel documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva”, Luigi Oliva del Comitato per Taranto – l’Arpa deve avvisare l’azienda. E’ come l’autovelox preannunciato. Se io so in quale punto dell’autostrada c’è l’autovelox, in qualche modo cercherò di rallentare”.
Cerco ancora sul sito di Peacelink e trovo un articolo pubblicato appena sei giorni fa, il 5 gennaio 2011, sul Corriere del Giorno di Taranto. Proprio Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa Puglia, ribadiva “resta irrisolto il nodo relativo al campionamento in continuo delle emissioni del camino E312”.
Allora? La diossina è stata abbattuta entro i limiti previsti dalla normativa oppure no?
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, che tanto tenacemente ha voluto e ottenuto la legge antidiossina, ai microfoni della trasmissione di Italia1, “Le Iene”, il 28 ottobre scorso, diceva chiaramente: “Se entro il 31 dicembre 2010 non avranno certificato che con il campionamento in continuo le emissioni di diossine siano al 0,04 ng/m3, l’Ilva chiude. La norma è chiara”.
A che punto è oggi la situazione presidente Vendola?
Valentina D'Amico

RIFIUTI ZERO!

lunedì 10 gennaio 2011

L'Italia riscopre Taranto (per poi dimenticarla presto...)


Salute-lavoro, baratto assurdo l'amara lezione di Taranto
A lungo tra le città più inquinate d'Europa per colpa della più estesa acciaieria del continente. L'emergenza diossina è finalmente sotto controllo. La conta dei danni però è ancora tutta da fare e resta l'allarme per il benzopirene. "Per anni hanno cercato di eludere il problema" dal nostro inviato ANTONIO CIANCIULLO

TARANTO - Le chiamano "colline ecologiche" ma di ecologico hanno ben poco. Ingannano l'occhio, non il naso, non la pelle di chi vive a Tamburi, il quartiere assediato dalle ciminiere dell'Ilva, la più estesa acciaieria d'Europa. Per decenni nuvole di polvere carica di diossina hanno scavalcato questo esile diaframma di terra che separa la fabbrica dalle case seminando un tappeto rosso e nero sulle strade, sui giardini, sui balconi. Per decenni a Tamburi si sono stesi i panni solo quando non soffiava la tramontana, altrimenti bisognava rilavarli appena asciutti. Per decenni si è accettato di convivere con un vulcano artificiale che aveva preso in ostaggio Taranto dando 13 mila posti di lavoro in cambio della salute di tutti.

IL SONDAGGIO 1



Sembrava una battaglia persa quella contro la "testa del drago", la ciminiera da 220 metri che sputa gli inquinanti prodotti da una città d'acciaio più grande della città di pietra: 1.500 ettari di fabbrica che nel 1961 si sono fatti largo spazzando via antiche masserie e greggi, stravolgendo il profilo di questo angolo di Puglia e continuando a divorare terra, fino a fermarsi
proprio sul limite dell'acquedotto romano. Ma il Capodanno del 2011, quando arriviamo in città "inviati" dalle migliaia di lettori di Repubblica.it che attraverso il primo sondaggio mensile del sito ci hanno chiesto di occuparci di questa realtà poco conosciuta, scopriamo una sorpresa: l'attacco feroce della diossina si sta placando, le emissioni rientrano nei limiti e ora l'attenzione si sposta sulla necessità di saldare i conti con il passato. Bisogna misurare i danni prodotti in decenni di inquinamento selvaggio e bonificare le aree più contaminate.

GUARDA LA VIDEOINCHIESTA 3


"Oggi la situazione non è più da emergenza, ma quanta diossina abbiamo respirato in mezzo secolo di emissioni non lo sa nessuno perché mancavano i rilevamenti con i numeri esatti", spiega Gino D'Isabella, segretario della Cgil di Taranto. "Però era tanta. E per molti anni la nostra città è rimasta in cima alle classifiche sull'inquinamento perché per molti anni la direzione dell'azienda, nata come Italsider e acquisita nel 1995 dal gruppo Riva, ha cercato di eludere il problema. Un problema che sarebbe stato ben diverso se nel 1961 fosse stato accolto il parere della commissione tecnica che suggerì di costruire la fabbrica dieci chilometri più in là. Purtroppo le classi dirigenti dell'epoca scelsero in base alla proprietà dei terreni, non alla logica".
Quando finalmente si è cominciato a misurare la diossina si è scoperto che le quantità in gioco erano decine di volte superiori ai valori di riferimento indicati dall'Unione Europea ed è cominciata una battaglia durissima che ha visto come protagonisti da una parte la Regione Puglia e i comitati dei cittadini, che chiedevano il limite più cautelativo (0,4 nanogrammi per metro cubo), dall'altra l'Ilva e il ministero dell'Ambiente che avanzavano dubbi sugli obiettivi proposti da Nichi Vendola.
"E' stato un confronto molto acceso", ricorda Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa Puglia. "E per arrivare a produrre i dati che hanno messo fine alla questione abbiamo dovuto far ricorso alle casse pubbliche perché a differenza di altre grandi aziende siderurgiche, l'Ilva non ha voluto pagare i rilevamenti al di fuori della fabbrica: sono state analisi lunghe e costose condotte a spese dei contribuenti. Ma il risultato è stato raggiunto e oggi i limiti fissati dalla Regione Puglia sulla diossina vengono rispettati. Il problema riguarda piuttosto il benzopirene, un composto cancerogeno su cui c'è ancora molto lavoro da fare: da alcuni rilievi risulta che la concentrazione a Tamburi è 5 volte più alta che nel centro di Taranto, cioè nel punto in cui nelle altre città si registra il picco".
Dati ufficiali sull'aumento delle malattie collegabili a queste emissioni non esistono. L'assessore all'ambiente della città, Sebastiano Romeo, osserva però che nel suo studio di medico l'aumento dei tumori e delle malattie respiratorie è "drammatico e consistente". E la responsabile del circolo Legambiente di Taranto, Lunetta Franco, aggiunge: "I dati non saranno stati ancora accorpati ufficialmente, ma a Tamburi si calcola che un bambino fumi più di due sigarette al giorno dal momento in cui nasce. Una situazione del genere può essere considerata accettabile?".
"Negli ultimi due anni le emissioni di diossina sono state abbattute del 90 per cento e anche quelle delle polveri sono crollate", replica Adolfo Buffo, della direzione Ilva. "Abbiamo investito un miliardo di euro solo per l'innovazione in campo ambientale e un impegno del genere ha dato i suoi frutti".
Ma il decreto ferragostano con cui il governo ha rimandato al 31 dicembre 2012 la scadenza per il tetto più cautelativo per il benzopirene (1 nanogrammo per metro cubo) ha riacceso le polemiche nella città che si trova in prima linea sul fronte della lotta contro questo cancerogeno. E i Verdi hanno lanciato una class action chiedendo danni per 3 miliardi di euro per le vittime dell'inquinamento a Taranto: "Ormai la diossina è nel terreno, è entrata nella catena alimentare e continua a mietere vittime".

LA PROVINCIA NON E' IN SALDO! RIFIUTI ZERO!


OGGI, 10 GENNAIO ALLE ORE 16, TUTTI PRESENTI AL CONSIGLIO PROVINCIALE (VIA ANFITEATRO) SUI RIFIUTI: FAREMO SPECIFICHE DOMANDE. IN MANCANZA DI UNA RISPOSTA IMMEDIATA NUOVA MOBILITAZIONE, NUOVO PRESIDIO, NUOVO BLOCCO DEI TIR!! DOBBIAMO ESSERE PRESENTI IN MASSA, E' FONDAMENTALE.

FABIO MATACCHIERA A FABIO RIVA

sabato 8 gennaio 2011

Acciaio potabile?

Braccio di ferro Regione-Ilva stop all'uso di acqua potabile
Fino al 2006 lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa succhiava qualcosa come 800 litri al secondo, scesi a 600 litri, ridotti poi da un paio d'anni a 250 litri. L´assessore ai lavori pubblici Fabiano Amati contro lo spreco della risorsa utilizzata per raffreddare l'acciaio

La Regione vuole impedire che l'Ilva di Taranto continui a usare l'acqua potabile prelevata dal Sinni per raffreddare l'acciaio. Nella "Puglia sitibonda", è uno spreco che va avanti da un bel po': fino al 2006 lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa succhiava qualcosa come 800 litri al secondo, scesi a 600 litri, ridotti poi da un paio d'anni a 250 litri. "Io voglio evitare che quell'acqua sia utilizzata a scopi industriali" dice l'assessore ai Lavori pubblici della giunta Vendola, Fabiano Amati. Parole di buon senso che, però, a quanto pare non riescono a convincere l'Ilva. La discussione va avanti da almeno tre mesi, ma inutilmente. Va in scena un braccio di ferro che per il momento si combatte a colpi di missive, tra l'arrabbiato e l'ironico.
Emilio Riva, il patron del maxi impianto tarantino, non apre bocca (né tantomeno si arma di una stilografica). Attraverso qualcuno dei suoi collaboratori si era limitato a far sapere che quella era una buona idea. Ma niente di più. Collaboratori che, come racconta Amati in una lettera indirizzata allo stesso Riva, "avevano dichiarato correttamente di non poter assumere alcuna decisione perché esorbitante rispetto alle proprie competenze". Ecco perché già "mi ero permesso di rivolgermi a lei con una garbata (suppongo) e riservata richiesta d'incontro, che invece ha voluto negarmi. Come se la questione posta riguardasse la sostituzione di un rubinetto e non coinvolgesse il diritto dei cittadini a vivere meglio".
Amati adesso ci riprova: scrive per la seconda volta a Riva "nella speranza di risolvere questa spiacevole vicenda". Il titolare dei Lavori pubblici spiega come stanno le cose: Ilva potrebbe servirsi non dell'acqua potabile, ma di quella "riciclata" dal depuratore Bellavista in quel di Taranto, "purché contribuisca alle spese di gestione dell'impianto", affidato alle cure di Acquedotto pugliese. Se fosse così, "non sarebbe più obbligata a corrispondere all'Eipli (ente per l'irrigazione) e alla Regione Basilicata la somma di circa 2 milioni 500mila euro (una specie di inevitabile "dazio" da pagare per la tutela dell'ambiente, ndr)". A quel punto "parte del risparmio ottenuto potrebbe destinarlo per contribuire a tenere in piedi il Bellavista". Ad un costo che per Ilva sarebbe di poco superiore al milione di euro.
Appare un'offerta impossibile da rifiutare, eppure non c'è traccia di assenso da parte del gruppo industriale. Soprattutto, incalza Amati, i 250 litri recuperati - "una risorsa preziosa che andrebbe adoperata con parsimonia e solo per dare da bere" - potrebbero essere invasati nella diga Pappadai tirata su sempre nel Tarantino e "per la cui realizzazione abbiamo speso diversi miliardi, ma che rischia di diventare una nuova cattedrale nel deserto". Sì, insomma, ancora non funziona.
L'assessore confessa: "Ero indignato, ma ora sono dispiaciuto. Considero quanto la mancanza di prospettiva nella riflessione degli uomini sia in grado di infliggere danni non stimabili, perché manca l'unità di misura utile a determinarne il prezzo".

41 anni di speranze...

Si getta dalla torre e muore operaio suicida all'Ilva
L'uomo, che soffriva di depressione, si è lanciato dall'impianto dell'Altoforno 2 dopo avere avvisato i colleghi di non sentirsi bene. Alla base del gesto forse incomprensioni familiari

Un operaio di 41 anni si è tolto la vita la scorsa notte lanciandosi dalla scalinata di una torre dell'impianto Pca dell'Altoforno 2 dello stabilimento Ilva di Taranto. L'uomo lascia la moglie e due figli minorenni. Alla base del gesto ci sarebbero incomprensioni familiari.
L'uomo, a quanto si è appreso, ha prima telefonato ad un collega dicendogli di non sentirsi bene, poi ha inviato con il suo cellulare un sms al suo capoturno con frasi dello stesso tenore. L'operaio è poi salito su una scala metallica esterna e si è lanciato nel vuoto, proprio mentre il capoturno lo stava raggiungendo. Gli operatori del 118 intervenuti poco dopo non hanno potuto fare altro che constatare la morte. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti di polizia e gli ispettori del lavoro.
Il pm del tribunale di Taranto, Enrico Bruschi, ha deciso di non disporre l'autopsia sul corpo dell'uomo morto dopo un volo di venti metri. L'operaio ha riportato un trauma cranico commotivo, una ferita al mento e traumi da schiacciamento. A quanto si è saputo, il quarantunenne soffriva di depressione e nei giorni scorsi aveva avuto un colloquio con un neurologo per iniziare una cura.
(La Repubblica)

Giudici credibili?

Anche il Comitato per Taranto si era costituito parte civile nel processo Ecolevante.
In occasione delle decisioni del Tribunale che respigono le richieste di danno che provengono dalle associazioni, pubblichiamo e sottoscriviamo il seguente comunicato stampa di Vigiliamo per la Discarica:

Se ammettere la costituzione di parte civile di comitati e associazioni ambientaliste è un optional

Due processi. Entrambi dinanzi allo stesso Tribunale di Taranto.

I processi sono: quello contro il presidente e un funzionario dello stabilimento dell’ILVA s.p.a., conclusosi con sentenza n. 408 del 20.4.2007; e quello contro il legale rappresentante della Ecolevante s.p.a. e l’ex dirigente del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, tuttora in corso.

Nel processo “contro l’Ilva”, le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della sezione tarantina della UIL e di Legambiente, sollevate dalle difese degli imputati, sono respinte dal Tribunale. Tali eccezioni delle difese degli imputati sono fondate, tra l’altro, anche sulle nuove disposizioni del decreto legislativo n. 152/2006 (il cosiddetto “codice dell’ambiente”), che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali.

Ma il Tribunale di Taranto, nel respingere le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della UIL/TA e di Legambiente/Puglia, ha cura di motivare che, ai sensi dell’art. 303 lett. f) del codice dell’ambiente, la parte sesta del presente decreto [cioè quella che attribuisce solo al Ministero per l’ambiente il diritto di agire in giudizio ndr] non si applica al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data [29 aprile 2006 ndr] di entrata in vigore della parte sesta del presente decreto”.

Nel processo “contro l’Ecolevante”, invece, il Tribunale di Taranto dichiara inammissibili le numerosissime costituzioni di parte civile intervenute. E ciò viene motivato dando per scontato che la titolarità dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali spetta al Ministero dell’ambiente, ma senza che il Tribunale abbia cura di valutare se il caso alla sua attenzione non sia invece compreso tra quegli “eventi o incidenti verificatisi prima dell’entrata in vigore della parte sesta del presente decreto, in relazione ai quali, come sopra detto, non valgono le nuove norme che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva per l’azione di risarcimento dei danni ambientali.

Ma che i danni ambientali di cui al processo “contro Ecolevante” siano stati “causati” da “eventi” verificatisi prima del 29 aprile 2006, data di entrata in vigore della parte sesta del cosiddetto “codice dell’ambiente”, non può esserci alcun dubbio. Infatti, l’”evento” fondamentale contestato nei capi di imputazione di questo processo, causativo del danno ambientale, è proprio la determinazione n. 173 del 5 novembre 2005 (!) del dirigente pro tempore del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, con cui si approva il progetto e si autorizza all’esercizio la discarica Ecolevante (cosiddetto terzo lotto), i cui lavori, peraltro, cominciarono pochi giorni dopo.



Vigiliamo per la discarica, 8 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011

Oggi conosciamo gli IPA

Alle ore 16 di venerdì 7 gennaio presso l'aula 208 dell'Istituto Righi di Taranto si terrà una lezione a Taranto sull'inquinamento da IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici.
A spiegare cosa sono e come si misurano gli IPA sarà il dott. Gianluigi De Gennaro, ricercatore dell'Università di Bari.

La lezione servirà a comprendere le unità di misura, gli strumenti di analisi e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie portatili come gli analizzatori in continuo di IPA.
L'incontro è pubblico e si inquadra in un corso patrocinato dal Centro Servizi per il Volontariato di Taranto nell'ambito del bando "Idee formative" finalizzato - fra le varie cose - a studiare come effettuare una mappatura degli Ipa sul territorio cittadino.

Il dott. Gianluigi De Gennaro è noto per aver coordinato progetti innovativi nel campo del monitoraggio ambientale.
L'incontro sarà introdotto da un saluto dell'ing. Giancarlo Dentico, dirigente scolastico dell'Istituto Righi di Taranto, e da una breve relazione del prof. Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, su "Educazione ambientale e tecnologie di monitoraggio".

Il dott. Gianluigi De Gennaro è responsabile scientifico del progetto Simpa (Sistema integrato per il monitoraggio del particolato atmosferico) e ha messo insieme quindici ricercatori dell'università di Bari e otto di quella di Lecce.

giovedì 6 gennaio 2011

Cloro Rosso 2.0: scripta manent, lucha sigue!

Mercoledì 5 Gennaio 2011 si è svolto, presso palazzo di Città, l'auspicato incontro tra il centro sociale Cloro Rosso, occupante l'ex scuola Martellotta, e il sindaco Stefàno.


Segnale di discontinuità rispetto l'andamento della vicenda è individuabile anzitutto nella natura formale degli impegni assunti da parte dell'amministrazione Comunale. Non più promesse orali e vaghe: abbiamo preteso, e ottenuto, che i nuovi impegni fossero stabiliti per iscritto tramite protocollo d'intesa ufficiale tra le parti.
Nel merito, il risultato politico rilevante ottenuto nell'incontro odierno è rappresentato dalla previsione, anche questa stabilita nero su bianco, di una tempistica certa per l'avvio della procedura che porti alla messa in sicurezza della struttura e al seguente bando di assegnazione pubblico. Il sopraluogo da parte dei tecnici dell'aministrazione - incipit della procedura - deve avvenire, secondo accordo, entro il 16 Gennaio, alla presenza degli attivisti del centro sociale. Dopo questa data saranno avviati i lavori di manutenzione della struttura.
Inoltre, l'amministrazione Comunale si è impegnata ad assegnare provvisoriamente, una volta verificata l'agibilità e nei tempi di ristrutturazione del resto dello stabile al Cloro Rosso 2.0 , l'ex casa del custode, adiacente alla struttura attualmente occupata. Prendiamo atto dell'impegno, questa volta inquadrato in tempi e modalità definiti, da parte dell'amministrazione di mettere finalmente a disposizione della città una struttura agibile e funzionale.
Riteniamo che essenziale in quest'ottica sia stato il percorso intrapreso dal Cloro Rosso nelle ultime settimane. La nuova occupazione dell'ex scuola Martellotta non solo ha reso di evidenza pubblica la problematica della mancanza di spazi sociali a Taranto e riaperto la trattativa tra lo stesso centro sociale e l'amministrazione, ma ha mostrato ancora una volta quanto questa città abbia voglia di mettersi collettivamente in gioco alla ricerca di spazi di agibilità pubblica - il nostro e tutti quelli che auspichiamo possano sorgere - di incontro e di condivisione di progettualità e sogni.
In quest'ottica, l'irruzione in consiglio Comunale da parte di 60 attivisti, a seguito della nuova ordinanza di sgombero, ha rappresentato una fondamentale ripresa collettiva di un vocabolario preciso e di impatto, da parte di un soggetto politico che, come il Cloro, fa della della necessità di autorappresentarsi e di porsi in maniera partecipata e collettiva nell'agenda politica tarantina il suo modus operandi.
Altro aspetto decisivo è la risposta, materiale ed emozionale, percepita nelle iniziative messe in atto in questi giorni, a cominciare dal quartiere nel quale sorge la struttura: assemblee, riunioni, presentazioni di libri, momenti di discussione pubblici sempre attraversati da tante e tanti abitanti della zona, e non solo. Ribadendo che il rivendicare l'ex scuola Martellotta non è solamente una battaglia identitaria, ma la inquadriamo come un'opportunità concreta per chiunque - singoli ed associazioni- voglia mettersi in gioco per un'altra Taranto possibile, proprio per dovere di responsabilità, ovviamente, com'è nei nostri canoni, lungi dal rimanere inermi e passivi, vigileremo con puntualità e con i mezzi di pressione costituiti dalle nostre abituali pratiche affinchè il percorso oggi intrapreso per l'effettuazione dei lavori previsti sia efficace e rapido.

martedì 4 gennaio 2011

La nostra condanna: le loro bugie!


COMUNICATO STAMPA

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione

4 gennaio 2011

La mobilitazione di lunedi 3 gennaio 2011 davanti ai cancelli della discarica Italcave di Statte ha rappresentato un importante momento di partecipazione attiva da parte di numerosi cittadini.

Il blocco per cinque ore consecutive dei Tir provenienti dalla Campania è stato un atto concreto per dire NO alla gestione dei rifiuti mediante discariche, per denunciare controlli approssimativi sulla qualità dei rifiuti che giungono nelle discariche esistenti sul nostro territorio, per contrastare il loro ampliamento e per l’effettuazione di idonei carotaggi all’interno delle discariche.

Il presidio, oltre ad aver consegnato una prima importante vittoria ai manifestanti, è stato anche l’occasione per avanzare una immediata richiesta: il trasferimento del ‘tavolo tecnico’ sull’operazione ‘solidarietà Campania’ dalla sede di Bari alla sede di Taranto con discussione della stessa in presenza di una delegazione di cittadini. La richiesta è stata avanzata in Regione per intermediazione di un parlamentare presente al presidio che, dopo accordi verbali intercorsi con assessori, alla presenza di cittadini e giornalisti, ha confermato l’accoglimento della richiesta.

Oggi, 4 gennaio 2011, questa richiesta è stata disattesa. Nostro malgrado siamo costretti a confermare la nostra diffidenza nei confronti delle Istituzioni poiché la presenza di una delegazione di cittadini in sede di discussione non è stata ammessa.

Di fronte ad una pretestuosa giustificazione che chiama in causa le ‘ragioni di Stato’ non possiamo che mostrare sconcerto poiché, mentre democraticamente i cittadini sono stati disponibili al dialogo e largamente propositivi, come dimostrato nel corso della conferenza pubblica che ha preceduto il ‘tavolo tecnico’, in maniera non altrettanto democratica sono stati invece esclusi da un tavolo di confronto ufficiale. Pertanto, rigettiamo l’invito di una nostra partecipazione solo a conclusione della discussione svoltasi a ‘porte chiuse’ ritenendolo non pertinente, irrispettoso e strumentale al fine di avallare posizioni già concordate in nostra assenza.

Ancora una volta i rappresentanti istituzionali hanno perso un’occasione: acquisire credibilità e fiducia di fronte alla cittadinanza. Avremmo voluto sbagliarci ma grazie alla nostra determinazione è emerso un grave dato di fatto: non esiste alcuna volontà di includere ufficialmente i cittadini nei processi decisionali che riguardano la sicurezza pubblica.

Ne prendiamo atto ed aggiungiamo che non ci fermeremo.

Consapevoli che si tratta di una lunga battaglia, invitiamo, ogni cittadino a contribuire alla tutela dei nostri diritti, della nostra salute e del nostro territorio partecipando alla prossima Assemblea che si terrà in via Arco Paisiello G18, domenica 9 gennaio alle ore 17.00, in città vecchia a Taranto.

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione

CONTRO I RIFIUTI DI STATO!

Presidio ad Italcave riuscito: i Tir rotti e puzzolenti bloccati per 5 ore e trasferimento del tavolo tecnico da Bari alla provincia di Taranto ottenuto. Alcuni rappresentanti del movimento hanno partecipato al tavolo, nonostante i tentativi di tenerli fuori!

INSIEME SIAMO PIU' FORTI! INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE!


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domenica 2 gennaio 2011

Nuove regole per l'energia pulita!

Linee Guida Rinnovabili: Puglia, in vigore il Regolamento Regionale N. 24 del 30 dicembre 2010

Le novità sono entrate in vigore il 31 dicembre 2010, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (è il numero 195) delle cosiddette linee guida regionali, cioè il Regolamento Regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 che attua quanto stabilito dalle Linee Guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Parte invece il primo di gennaio 2011, la nuova procedura per ottenere in Puglia l'autorizzazione unica per installare un nuovo impianto, varata con delibera.
Entrambi i provvedimenti sono stati licenziati dalla Giunta regionale nella seduta del 30 dicembre. Vediamoli nel dettaglio.
Il Regolamento per le aree non idonee (le cosiddette linee guida regionali) è un regolamento attuativo del Decreto del Ministero per lo sviluppo economico del 10 settembre 2010 "Linee Guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" e individua le aree e siti non idonei all'installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili nel territorio pugliese.
L'importanza del Regolamento è legata al fatto che varato all'indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Regolamento regionale sugli impianti eolici (è il n. 16 del 2006), serve a regolare e a disciplinare l'impatto della sentenza della Corte Costituzionale. Nel documento, che occupa 165 pagine del Bollettino Ufficiale, sono indicate le aree non idonee in modo estremamente analitico. Al contrario di quanto fatto da Regioni come la Toscana, l'Emilia Romagna, il Piemonte, la Basilicata e le Marche che hanno emanato provvedimenti più snelli ed in genere limitati al solo fotovoltaico, la Puglia individua infatti tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. E non solo.
Il Regolamento prevede una disciplina di protezione anche per i cosiddetti "coni visuali", cioè le vedute panoramiche che caratterizzano alcuni paesaggi pugliesi e per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità, quindi con coltivazioni biologiche o identificate dai marchi quali DOP, DOC, IGT, IGP e altri. Le aree non idonee sono state individuate attraverso una puntuale ricognizione di tutte le disposizioni che tutelano l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. Proprio perché protette queste aree non sono compatibili con gli impianti di rinnovabili, in alcuni casi per via della tipologia dell'impianto, in altri per le dimensioni. Dunque la richiesta di autorizzazione all'insediamento avrebbe esito negativo.
Il tutto è dettagliato nei tre allegati del regolamento: nel primo sono indicati i principali riferimenti normativi che determinano la non doneità delle aree, l'Allegato 2 contiene una classificazione delle diverse tipologie di impianti per fonte, potenza e tipo di connessione elaborata sulla base delle Linee Guida nazionali, l'Allegato 3 indica nel dettaglio le aree e i siti dove non è consentita la localizzazione di specifiche tipologie di impianti a loro volta indicati.
Un esempio è rappresentato dai "coni visuali", cioè da quei panorami che sono l'immagine stessa della Puglia in tutto il mondo e rappresentano un motivo rilevante della sua attrattività turistica: vedute come Castel del Monte, Canne della Battaglia, il Castello di Lucera, Castel Fiorentino, Dragonara, Vieste, Minervino Murge, la Loggia di Pilato a Monopoli, il sito di Egnazia a Fasano, Ostuni e la sua strada panoramica, il Parco delle Dune Costiere e fiume Morelli, Alberobello e la strada provinciale dei Trulli, Locorotondo e il suo belvedere, le gravine di Laterza e di Gravina, Otranto, Santa Maria di Leuca e il santuario de Finibus Terrae, la strada da Ruffano a Casarano con la Cripta del Crocifisso e ancora Montagna Spaccata, Porto Selvaggio e il Castello di Oria.
Il nuovo iter cambia anche il procedimento per richiedere le autorizzazioni uniche. Il nuovo iter descritto nella delibera di Giunta varata il 30 dicembre si allinea alle Linee Guida nazionali, ma con una particolarità unica in Italia: è completamente on line. Dal nuovo anno non si potranno più presentare domande cartacee. Le richieste viaggeranno via web attraverso il portale www.sistema.puglia.it e gli stessi progetti dovranno essere digitali, quindi immediatamente proiettabili sulla cartografia del SIT, il Sistema Informativo Territoriale. Questo semplificherà e renderà più veloci le procedure autorizzative. Secondo il comunicato della Regione, sarà possibile infatti arrivare all'espressione del parere entro il 180° giorno. La documentazione sarà generata da Sistema.Puglia per l'aspetto amministrativo e dal SIT per quello cartografico, anche gli allegati dovranno avere formato digitale e il tutto viaggerà con la posta elettronica certificata, inclusa la corrispondenza tra le amministrazioni. Solo per questo aspetto, secondo la Regione, saranno risparmiati 45 giorni. Il nuovo procedimento entra in vigore dal primo gennaio.
Da una prima analisi comparativa tra le linee guida nazionali e quelle regionali appena approvate, non sono da escludersi ricorsi al TAR avverso alla Delibera di approvazione del Regomaneto per l'analiticità ed arbitrarietà nella scelta delle aree non idonee. Ricordiamo, infatti, che è di competenza dello Stato, secondo quanto disposto dall'art. 12 del D. Lgs. 387/2003, l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impiati da FER. Il criterio dei "coni visuali" protrebbe essere il primo a cadere sotto la scure di eventuli ricorsi al TAR. (Alternativasostenibile)

LINK PER SCARICARE:
Regolamento Regione Puglia n. 24 del 30 dicembre 2010 (4.336,99 Kb)

sabato 1 gennaio 2011

ASSEMBLEA CITTADINA SUI RIFIUTI

Dopo il sit-in di giovedì davanti alla discarica ITALCAVE, i cittadini presenti hanno indetto un'assemblea per DOMENICA 2 GENNAIO 2011 IN VIA ARCO PAISIELLO G18 DALLE ORE 18 (presso il Comitato di quartiere Città Vecchia), per ragionare insieme su come proseguire la lotta contro le discariche che devastano il territorio, analizzare la questione ambientale e decidere come lavorare per creare un movimento cittadino ampio ed attivo!
PARTECIPATE!

mercoledì 29 dicembre 2010

Durante la cosìdetta "Operazione solidarietà" di conferimento di 45.000 t di rifiuti speciali campani, nelle 3 discariche in provincia di Taranto, arrivano anche altri Tir, carichi di "sorprese" per i tarantini.

E non è per l'abbacchio...

UN ALTRO TRISTE GIORNO PER TARANTO! Sta per iniziare una nuova mattanza:

TARANTO, 28 DIC - Per disposizione della Regione Puglia domani saranno uccise 650 pecore di due allevamenti di Taranto perché nelle loro carni sono state riscontrate concentrazioni di diossina superiori ai limiti previsti dalla legge. L'uccisione ha lo scopo di evitare che le loro carni siano immesse sul mercato alimentare. Per PeaceLink Taranto, "i controlli andrebbero rafforzati e intensificati, anche perché si vedono ancora pecore brucare su terreni incolti in quel raggio di 20 chilometri che la Regione Puglia ha interdetto al pascolo". (ANSA)

Fabio Matacchiera segnala:
"i giornalisti che hanno difficoltà a recarsi presso le masserie nelle zone Salina e Circummarpiccolo possono chiedere lumi per il raggiungimento di quei siti, chiamando i numeri telefonici seguenti: 3498768732 - 3381229400"

Nuova strage: il comunicato di Altamarea

Comunicato stampa: diossina, il dramma continua

A ricordarci il dramma della diossina a Taranto è l’annuncio della imminente macellazione e distruzione di altre 650 pecore di due allevamenti del territorio tarantino non vicinissimi agli insediamenti industriali noti per gravi emissioni in atmosfera. E’ un nuovo atto del dramma che si recita sulla pubblica scena di Taranto dal 2005 ma che è nato ancor prima di quella data. Di quest’ultimo atto, ad oggi, sappiamo poco. Non abbiamo effettuato alcuna verifica rispetto all’area di 20 Km di raggio interdetta al pascolo dalla Regione; né sappiamo se le pecore destinate alla distruzione hanno pascolato nell’area proibita. Di certo sappiamo che le carni di quelle pecore, agli esami del Dipartimento di prevenzione di ASL/Taranto, sono risultate contaminate da diossina con valori che superano i valori di legge. E’ certo che la legge impone che carni così contaminate non possano entrare in alcun modo nella catena alimentare destinata agli esseri umani. Noi uomini e donne del volontariato sanitario e ecologista sentiamo il peso di avere avviato e alimentato questo dramma, segnalando la presenza di diossina nell’atmosfera, nel terreno, nel latte delle puerpere, nel sangue di cittadini, nelle acque di falda, nel formaggio, nelle uova e nei fegatini a un’opinione pubblica ignara e soprattutto alle Istituzioni fino ad allora totalmente dormienti ed oggi ancora titubanti. Ci siamo immediatamente schierati anche dalla parte degli incolpevoli allevatori, vittime e loro malgrado protagonisti di comprensibile contrasto e resistenza. La rappresentanza degli allevatori direttamente toccati dal dramma annuncia oggi reazioni dure che potrebbero avere conseguenze inimmaginabili. Noi siamo ancora una volta dalla loro parte e stigmatizziamo l’inerzia delle Istituzioni nei confronti di un problema immenso che esorbita dai limiti della pressione del locale mondo sanitario ed ecologista. A sei anni dalla denuncia della presenza della diossina nell’atmosfera, nel terreno e nelle acque di Taranto ancora non si sa ufficialmente da dove arriva, né si conosce chi è l’inquinatore che deve pagare per i danni provocati, né chi deve provvedere a bonificare i luoghi inquinati, né se sarà imposta la cessazione dell’inquinamento. Nel frattempo si pretende di far rispettare le leggi che ci sono e, purtroppo per gli allevatori, le leggi sulle carni inquinate delle pecore sono chiare e non sono derogabili. Ma se in difesa dei loro averi gli allevatori dovessero incorrere in qualche reazione inusuale, ci sarà qualcuno che avvertirà la responsabilità morale di tanti guai? Ora il dramma tocca in maniera inequivocabile le pecore e gli allevatori. Ma in modo sottaciuto ancorchè prolungato nel tempo, la mattanza non riguarda anche gli esseri umani? Di quali altri stimoli hanno bisogno le Istituzioni responsabili, nazionali, regionali e locali, per avviare l’indagine epidemiologica sul quartiere Tamburi, sull’intera città di Taranto e sui lavoratori impegnati negli stabilimenti tarantini la cui tipologia dalla letteratura mondiale è annoverata tra quelle gravemente inquinanti?

Tutti i segnali che arrivano, o meglio che non arrivano, dal mondo politico, istituzionale e industriale dicono che la situazione a Taranto è a un punto di non ritorno e “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto” farà la sua parte per mobilitare la città nella forma più incisiva.
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Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni

martedì 28 dicembre 2010

Un cittadino risponde al padrone arrabbiato

COMUNICATO STAMPA: Querela ILVA -MATACCHIERA

In merito alla querela che l’ILVA s.p.a. ha presentato presso la Procura di Milano nei miei confronti per la diffusione, tramite il web, di un video da me girato, durante una notte dell’ottobre scorso, in cui risulta evidente la formazione di una nube di straordinaria vastità, costituita da polveri e da fumi provenienti dal siderurgico di Taranto (peraltro, non tutti convogliati dai camini, ma anche da altre fonti da identificare all’interno dello stesso stabilimento), ho dato incarico della mia difesa agli avvocati Carlo e Claudio Petrone del Foro di Taranto.
Ritengo che l’azione intrapresa dal Comm. Riva nel rispondere con una querela alla divulgazione del suddetto filmato, rappresenti uno scivolone ed un’ulteriore prova del suo dominio sulla città, anche per quanto riguarda le problematiche relative alle fonti inquinanti che avvelenano Taranto.
In buona sostanza, Riva ha rotto la cortina del suo silenzio con un comunicato stampa in cui ha dichiarato di aver scelto la via del dialogo con le istituzioni, con le associazioni ed i movimenti ambientalisti, affermando di aver fatto grandi sforzi, anche economici, per migliorare le condizioni ambientali nell’area jonica. La querela contro di me sta a dimostrare che non sono tollerati né i “ribelli” né i filmati che, secondo il Comm. Riva, risultano diffamatori e lesivi della sua immagine. Pertanto, il sottoscritto dovrà sobbarcarsi un processo, con tutte le ipotizzabili conseguenze, cosi, secondo qualcuno, perderà la voglia di far circolare documentazioni ipotizzate come fasulle.
Il problema però è diverso: perché Riva non ha dimostrato subito che quanto da me rappresentato non è mai accaduto, non può accadere e non accadrà? Suvvia! Il filmato è lì e segna giorno ed ora. Dove è lo specifico dato del previsto monitoraggio che assicura tutti che quel giorno e, soprattutto, a quella specifica ora le cose sono andate diversamente?
Io mi dovrò difendere in Tribunale, ma mi conforta e mi sostiene la vicinanza di tante associazioni e di tutte quelle persone che mi hanno espresso la loro solidarietà, continuando a riporre in me la loro fiducia e la loro speranza. Alla querela, di cui ho avuto notizia a mezzo stampa a Natale, risponderò nelle sedi opportune con l’ausilio dei legali di mia fiducia, che proveranno il mio diritto di esprimere, a nome dei miei concittadini, la rabbia nei confronti di chi per tanti anni non ha mostrato il dovuto rispetto per l’ambiente e per la salute degli abitanti di questa città. Se poi tutto questo deve essere inteso come una forma d’intimidazione, posso dire che, invece, mi sollecita ancora di più a proseguire nella mia strada e con determinazione ancora più forte.
I magistrati sapranno comprendere le dimensioni dell’evento e sapranno intendere come il mio unico e solo scopo sia sempre stato e continui ad essere quello di salvaguardare la salute di tutti. Sono persuaso di poterlo dimostrare ampiamente con le testimonianze di una intera comunità. I cittadini di Taranto sapranno tenere sempre alta la guardia, perché la nostra città non sia identificata più come la città dei veleni.

Taranto, 28 dicembre 2010, Prof. Fabio Matacchiera

domenica 26 dicembre 2010

BASTA CON LA PUZZA! FERMIAMO I VELENI!

Natale è passato, e dopo le vacanze natalizie anche i rifiuti tornano a circolare sulle nostre strade e con essi logicamente tutti i veleni che devastano Lizzano e i paesi limitrofi...
Bisogna scegliere dunque, o ci si arrende o si fa sentire "FORTE" la nostra protesta, a tal proposito domani sulla provinciale per Monteparano ci sarà un sit-in di protesta nei pressi della discarica.
Il raduno è per le 14.30 al piazzale IV novembre.

AttivaLizzano

venerdì 24 dicembre 2010

Facciamo chiarezza sull'operazione "Rifiuti in Puglia"


Quarantacinquemila tonnellate di rifiuti in un territorio già martoriato da una quantità di inquinamento equivalente, per Tossicità, a quello di intere nazioni viene accettato senza problemi dai parlamentari pugliesi. Chiamando questo via libera "atto di solidarietà", la responsabilità viene implicitamente addossata alle popolazioni campane. Ma quei cittadini esasperati, in lotta per tentare di proteggere la propria salute, nulla ci hanno chiesto; e non è possibile far credere che si tratti di una misura speciale per un'emergenza transitoria quando né il governo centrale né quello regionale hanno posto le condizioni per un superamento del problema. Si tratta invece dell'arrogante imposizione militare di una politica di affarismo sull'immonizia, finanziata coi soldi dei cittadini (CIP 6 ed equivalenti), fatta di discariche e di

"termovalorizzatori" (inceneritori), che ignora volutamente le politiche più sensate di gestione dei rifiuti, basate sulla raccolta differenziata e sul riciclo finalizzato al riutilizzo e chieste dai comitati cittadini perché, in luogo di profitti e inquinamento, creerebbero risparmio ed

anche occupazione. Questa alternativa viene continuamente schiacciata dalla produzione di un'emergenza che, come rilevato dagli organismi dell'Unione Europea, nulla si fa per scongiurare. "E' sorprendente notare come nelle stesse ore che si sono lanciati proclami di solidarietà per i rifiuti Campani, contemporaneamente viene firmato il piano di rientro sanitario regionale pugliese". In questo quadro si inserisce l'accordo dei due figli di Puglia, Vendola e Fitto: accettazione dei rifiuti in cambio del piano di rientro sanitario.

Una dimensione, quella sanitaria, in cui salute e inquinamento continuano a intrecciarsi a discapito della prima, visto che il San Raffaele, a favore del quale Vendola chiuderà diversi ospedali pubblici, già manda in Puglia dal nord i propri rifiuti tossici (proprio in questo periodo il giornalista Lannes ha chiesto a Vendola delucidazioni su tali rifiuti, ma non ha avuto nessuna risposta). Del resto, di fronte alla decisione del ceto politico parlamentare di imporre con la forza tutte le politiche affaristiche così dette "economiche" che portano vantaggi a pochi e svantaggi a molti, comportanti devastazione territoriale, nessun amministratore locale conta nulla. Prima che in Campania, dove il governo Prodi fece manganellare inermi dimostranti di mezz'età seduti per terra, lo hanno sperimentato e filmato i cittadini della Val di Susa, mostrandoci un funzionario di polizia che dice a un sindaco: "Voi qui non rappresentate più lo stato. Lo rappresentiamo noi." Essendo nostra convinzione che non bisogna trattare sulla salute; consapevoli, per l'andamento di analoghe situazioni italiane, che gli amministratori locali non possono sostituire l'organizzazione della popolazione sui propri problemi, chiediamo ai politici di non offendere l'intelligenza dei cittadini chiamando "solidarietà" un'imposizione affaristica.

Solo una seria raccolta differenziata, finalizzata al riutilizzo, porta alla strada per la risoluzione dell'emergenza rifiuti, non solo in Campania, ma in ogni dove. Molti i politici ottusi che non voglio ne sentire, ne vedere avanti ad una collaborazione fattiva e di volontà popolare di fronte alla realtà dei fatti dimostrati in tante realtà italiane.In tanti ci hanno provato. Lannes, Conte, gli stessi sindaci della provincia tarantina. Lannes aspetta ancora una risposta, Conte addirittura è stato cacciato e poi interdetto dal manifestare un sit-in. I sindaci semplicemente ignorati.

Questa è democrazia da una persona che chiede solidarità?

A riprova dell'estrema consapevolezza dei cittadini in questi giorni circa 3000 persone sono scese nelle strade di Lizzano per ribadire che la 'solidarietà' è solo IPOCRISIA quando non porta soluzioni, è ipocrisia quando si finge che appalti stabiliti ad Agosto possano riferirsi ad emergenze scoppiate in Ottobre, è ipocrisia quando difronte ad un emergenza prodotta da 1000 tonnellate ( e circa 20000 nella provincia)di rifiuti ce ne mandano 45.000! quella stessa consapevolezza ha spinto le persone difronte alla discarica di Italcave per vedere di persona questi sicurissimi camion arrivare... e come da copione li ha trovati INQUIETANTI e maleodoranti visto che continuavano a perdere percolato!

E' proprio per quest'ipocrisia che non ci fidiamo della tanto repentina ripartenza dei camion, non crederete davvero che questo teatrino possa tranquillizzarci?

Lo abbiamo già ribadito e continueremo a farlo l'unico vero atto di solidarietà verso la nazione itera è l'adozione reale di una politica che porti a rifiuti zero, e non ci fermeremo finchè non riusciremo ad attivarla, finchè tutte le discariche e gli inceneritori inutili che devastano questo territorio non verranno chiusi per sempre in ragione di un crescente indotto legato alla differenziata vera quella finalizzata al riutilizzo.


Comitato per Taranto, AttivaLizzano, Malati Infiammatori cronici, CarosiNOdiscariche,Comitati di Quartiere, Meetup 100 Masserie Taranto, Meetup Amici di Beppe Grillo, CORITA e WWF TRANTO, Taranto libera, Sinistra Critica.

Riva ha la querela facile. Ma non ci fa paura!

Esprimiamo solidarietà a Fabio Matacchiera, querelato dall'Ilva. Riteniamo che l'azienda debba confrontarsi con i cittadini preoccupati per le emissioni, anziché querelarli. Se ha dati, l'Ilva smentisca le immagini notturne messe su Youtube da Fabio Matacchiera. Noi vogliamo continuare la lotta per la difesa dell'ambiente e della salute. Temiamo gli effetti della diossina, dal benzo(a)pirene e di tutti gli altri veleni che entrano quotidianamente in contatto con i lavoratori e i cittadini. Ci uniamo contro gli inquinatori e nessuno ci fermerà perché la Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'uomo.



giovedì 23 dicembre 2010

Tenetevi le monnezze marce!

Lettera aperta a Berlusconi, Maroni, Prestigiacomo, Alessandri, D’Alì, Vendola, Assennato, Comandante NOE, Florido e ai sindaci di Taranto e provincia

INSOPPORTABILE PRESSIONE SUL TERRITORIO TARANTINO

Da un mese circa nella provincia di Taranto si è in presenza di un ulteriore dramma, quello dei rifiuti, che si aggiunge alle ataviche disgrazie irrisolte: inquinamento, aumento di morti e malati di tumore, crisi economica, disoccupati e cassa integrazione ben superiori alle medie nazionali.
L’atmosfera che si respira in questi giorni non è quella gioiosa del Natale, ci si rifugia nella speranza di un futuro migliore, resiste ancora la volontà di non arrendersi e di creare, invece, le condizioni per un cambiamento. Questo è il senso del comunicato sulla vicenda dei rifiuti, preparato dall’associazione “Vigiliamo per la discarica”, che fa parte di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto”.
E’ un documento lucido, consapevole e propositivo su una questione estremamente complessa e universale qual'è quella dei rifiuti, che punta alla cosa più semplice da formulare ma difficilissima da realizzare: pressare le Istituzioni responsabili e vigilare perchè le leggi siano correttamente interpretate e fatte rispettare.
AltaMarea fa proprio quel documento e lo sottopone, di seguito, all’attenzione del Presidente del Consiglio, dei Ministri dell’interno e dell’ambiente, dei Presidenti delle Commissioni dell’ambiente di Camera e Senato, del Presidente della Regione Puglia, del Direttore Generale di ARPA Puglia, del Comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, del Presidente e dei Sindaci della Provincia di Taranto.
Perché quello dei rifiuti è e resta un problema politico
Bene hanno fatto e stanno facendo alcuni Sindaci, invece di continuare a ripetere un ostinato e sterile “no”, a insistere sulla necessità che i rifiuti provenienti dalla Campania siano opportunamente controllati.
Bene ha fatto la Provincia e disporre i controlli della sua polizia, insieme a quelli di Arpa e Noe.
Positiva l’istituzione del tavolo tecnico Puglia-Campania che, superando la discutibile giustificazione “umanitaria”, ha fissato il protocollo che regolamenta qualità, tempi, quantità e tipologia dei rifiuti destinati allo smaltimento in Puglia, e ha previsto precise norme che i mezzi di trasporto devono rispettare.
Questo non era mai successo per le precedenti emergenze, non solo della Campania, alle quali ha fatto fronte la provincia jonica. Eppure il protocollo fissato dal tavolo tecnico non impone condizioni straordinarie, semplicemente obbliga al rispetto delle norme che dovrebbero regolare sempre il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti speciali nelle apposite discariche.
Comuni, Provincia e Regione hanno dato precise direttive, che sono state puntualmente eseguite. E i controlli sono stati effettuati. Tuttavia un giorno solo è durato l’arrivo dei rifiuti campani. Su sette camion diretti alla discarica Italcave, sei sono stati rimandati indietro perché non conformi al protocollo fissato.
Ma nella stessa discarica Italcave, come nella discarica Vergine e nella discarica Ecolevante, il flusso di rifiuti speciali provenienti da ogni dove non si è fermato. E’ continuato e continua senza soste. Dal 1999. E registra, secondo i Mud (modello unico di dichiarazione ambientale), ingresso e stoccaggio prevalentemente di rifiuti caratterizzati dagli stessi codici Cer 191212, 190501, 190503, che caratterizzano i rifiuti provenienti dalla Campania.
Quali controlli sono stati effettuati e con quale esito, solo per fare un esempio, sulle 84.912,280 (ottantaquattromilanovecentododici,280) tonnellate di rifiuti caratterizzati con il codice 191212 stoccate nel solo anno 2009 nella discarica Ecolevante? Questa quantità corrisponde a più del doppio dei rifiuti della Campania che il protocollo prevede debbano essere stoccati nelle tre discariche del tarantino.
Quanti camion abbiamo visto passare approssimativamente coperti, o scoperti del tutto. E attraversare talvolta anche le nostre periferie o i nostri centri abitati? Quanti camion abbiamo visto che perdevano liquido scuro e maleodorante?
Come cittadini abbiamo la responsabilità e il dovere morale di chiedere e di ottenere che i nostri amministratori e tutti i politici, facciano eseguire su tutti i rifiuti speciali che arrivano nelle discariche del tarantino gli stessi controlli che sono stati eseguiti il 14 dicembre u.s. sui camion della Campania diretti alla discarica Italcave.
Perché quello dei rifiuti è e resta un problema politico! A livello nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Non si può continuare a disattendere il principio di prossimità e appropriatezza, sancito dall’Unione Europea, che stabilisce che i rifiuti speciali siano stoccati nelle discariche più vicine ai luoghi in cui questi rifiuti vengono prodotti!
Non può l’Italia continuare ad essere sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea e a pagare forti somme perché in merito ai rifiuti continua a disattendere direttive che ogni altro paese europeo applica da anni! Non si può continuare a considerare il rifiuto speciale, cioè industriale, una merce e consentire che senza regole camion carichi di rifiuti di questo tipo vadano su e giù per l’Italia come se si trattasse di scarpe, vino o di altra merce qualunque!
A livello di Comune, Provincia e Regione, non si può e non si deve continuare a far passare progetti, a dare parere favorevoli e autorizzare cave, discariche e ampliamenti dalle enormi se non mostruose dimensioni, ignorando vincoli anche pesanti quali quelli paesaggistici e idrogeologici, o addirittura modificando il PUTT. Non si può continuare a concedere deroghe sulle categorie di rifiuti speciali da stoccare nelle relative discariche, come è successo per le deroghe concesse quest’anno alle discariche Ecolevante, Italcave e Vergine.
Non può continuare lo scempio della provincia di Taranto, già ad elevato rischio ambientale, che vede moltiplicarsi i milioni di cubatura di discariche per rifiuti industriali, di cui non ha bisogno perché l’Ilva ha le proprie discariche, mentre è agli ultimi posti per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani che, data la mostruosa cubatura disponibile, vanno a finire in discarica secondo la logica perversa del “tanto peggio tanto meglio”, mentre viene ignorata del tutto la pratica del recupero, riuso e riciclo.
E’ a livello politico e amministrativo che deve essere risolto il problema dei rifiuti, se non vogliamo che la Puglia, e la provincia di Taranto in particolare, diventino la pattumiera d’Italia. Se non vogliamo che l’Italia diventi la pattumiera del mondo! La risoluzione del problema è, e continuerà ad essere, politica!
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AltaMarea, già protagonista della “Marcia dei ventimila” di novembre 2008 e 2009 per l’abbattimento degli inquinanti, ritiene che sia il momento di promuovere una nuova mobilitazione di massa che, memore anche delle ingiustizie e sopraffazioni della attuale “questione emergenza campana”, ottenga, nell’assise più alta possibile, l’approvazione di una norma speciale che, viste le precedenti omissioni e negligenze soprattutto delle Istituzioni, renda effettiva la tutela della provincia di Taranto, già definita “Area a rischio di crisi ambientale, inserita nel SIN – Sito di Interesse Nazionale”.
Nella provincia di Taranto, per legge, va bloccato ogni possibile progetto di ampliamento di discariche e di impianti vari di smaltimento rifiuti e ogni insediamento industriale che comporti il benché minimo aumento di inquinamento; senza ulteriori indugi vanno negate le Autorizzazioni Integrate Ambientali e bloccate, di conseguenza, le attività produttive di stabilimenti i cui Gestori continuano a dimostrarsi refrattari ad ogni richiesta di riduzione dell’inquinamento; vanno reperite, infine, presso gli inquinatori presenti e passati le risorse necessarie per bonificare e recuperare le aree inquinate.
Siamo certi che le cittadinanze presenteranno i conti agli interessati.

I coordinatori del Consiglio di AltaMarea
Taranto 21 dicembre 2010

martedì 21 dicembre 2010

Davide colpisce Golia!

Cosimo Semeraro (aderente ad AltaMarea e già presidente dell'Ass.ne vittime del lavoro) mercoledì 22 dicembre alle ore 10 terrà una conferenza stampa davanti alla sede dell'INAIL in Piazzale Bestat sulla sentenza della Corte di Cassazione che gli ha dato ragione contro il direttore di Inail Taranto che aveva operato scorrettamente nei suoi confronti.
Cosimo è un combattente generoso e tenace che ha fatto trionfare la Giustizia. Merita i nostri applausi e ringraziamenti per questa vittoria fortemente voluta che costituisce un precedente per i lavoratori.
Non facciamogli mancare la nostra presenza e partecipazione in un'occasione così importante!

Natale in discarica...

Contribuiamo a diffondere il messaggio dell'Associazione di Cittadini Attiva Lizzano e vi invitiamo a partecipare:

Si lo sappiamo che natale si avvicina ed è proprio questo che chi ci uccide spera che ci basti un panettone e una partita a carte, invece no!
GIOVEDI' ALLE 15 BLOCCHIAMO PER QUALCHE ORA LE ATTIVITA' DELLA DISCARICA CON UN SIT IN DI PROTESTA
dobbiamo essere in tanti, un paio di ore della tua vita non ti toglieranno il luccichio delle luci di natale, anzi ti faranno capire la gioia di riprendersi il proprio futuro.
avvisate tutti quelli che potete, è importantissimo essere in molti, se non ci sei manca una parte importante!
dunque giovedì 23 alle 15 c'è il sit in sulla strada lizzano-san giorgio (all'incrocio con la strada della discarica vergine)
ci raduniamo alle 14e30 di fronte alla chiesa san nicola

email: attivalizzano@gmail.com
http://cittadinanzaattivalizzano.blogspot.com/

venerdì 17 dicembre 2010

All'ombra della grande fabbrica


Venerdì 17 dicembre · 18.00 - 21.00, Salone degli specchi, Palazzo di Città Taranto, presentazione dwl libro: All'ombra della grande fabbrica di Gennaro Morra ed Cicorivolta

PROGRAMMA

- La chiusura dell'Ilva raccontata con la straordinaria forza dell'autore attraverso un dito e la punta del naso -

Intervengono:
- l'autore, Gennaro Morra
- Michele Loiacono (Motore di ricerca – film Otnarat)
- Luigi Oliva (Comitato per Taranto )
- Giancarlo Girardi (Ex operaio Ilva-Italsider Libera- Altamarea)
- Nico Leggieri (Portavoce lavoratori somministrati Ilva)
- Gino Martina (Giornalista – Radio Popolare Salento- Popolare Network)

Proiezione di alcune "scene" dal film Otnarat...Taranto a futuro inverso, diretto da Nico Angiuli - soggetto di Nico Angiuli, Roberto Dell'Orco, Michele Loiacono