sabato 14 aprile 2012
L'Ilva? Una fabbrica di profumi e caramelle! Stefano ancora figuraccia!
Lo stop dal Tar «Inquinamento all’Ilva Stefàno ha esagerato»
di MIMMO MAZZA
TARANTO - «Le misure individuate dal sindaco Stefàno sono ulteriori rispetto a quelle previste dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’Ilva e non appaiono finalizzate a fronteggiare nell’immediato una emergenza sanitaria». Il Tribunale amministrativo di Lecce prolunga il congelamento dell’ordinanza firmata dal primo cittadino di Taranto lo scorso 25 febbraio, dopo gli esiti della perizia disposta dalla magistratura, per imporre all’Ilva limiti più stringenti sulle emissioni inquinanti e rinvia al 11 luglio per la discussione nel merito.
I giudici amministrativi avevano d’urgenza disposto la sospensione degli effetti dell’ordinanza lo scorso 20 marzo, decisione ribadita ieri con un nuovo provvedimento, assunto dopo aver ascoltato in camera di consiglio i legali di Comune, Provincia e Ministero dell’Ambiente. Il sindaco Stefàno, in particolare, dopo aver ricevuto una lettera da parte del procuratore capo Franco Sebastio con la quale si segnalavano i primi esiti dell’inda gine penale nei confronti dei responsabili dello stabilimento siderurgico e si sollecitava una iniziativa per la tutela della salute della popolazione tarantina, aveva ordinato all'Ilva di procedere entro e non oltre 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza, alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo; di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri Esp e Meep a servizio del camino E312; di realizzare un adeguato sistema di abbattimento polveri relativo alle acciaierie; di evitare o minimizzare le emissioni fuggitive; di limitare la produzione effettiva e non oltre 10 milioni di tonnellate annue.
Secondo i giudici del Tar, però, tali misure rientrano nella revisione dell’Autorizzazione integrata rilasciata all’Ilva disposta dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 15 marzo e che dunque non sussistevano le condizioni «per l’esercizio da parte del sindaco del potere di ordinanza contingibile ed urgente». Non manca una stilettata diretta proprio al primo cittadino in quanto secondo il Tar a tali conclusioni - cioè che le misure imposte all’Ilva tramite ordinanza erano in realtà misure adottabili solo tramite riesame dell’Aia - era giunto lo stesso sindaco di Taranto che «in data 7 febbraio, cioè dopo aver ricevuto il 2 febbraio la perizia inviatagli dal procuratore della repubblica - ha richiesto al Ministero che in sede di successiva rivalutazione dell’Aia, si preveda l’inserimento dei nuovi adempimenti». Resta sullo sfondo una domanda: a Taranto c’è una emergenza sanitaria che dunque meritava una ordinanza, al di là del merito, urgente? Domanda al momento inspiegabilmente senza risposte. (GdM)
Mentre qualche giorno fa la Gazzetta scriveva
I periti Ilva: a Taranto? «Non c'è inquinamento»
Clicca qui per vedere i (pro)fumi agli infrarossi
TARANTO - «A Taranto non c’è nessuna emergenza sanitaria e ambientale; la perizia redatta dai consulenti del giudice Todisco è errata e fuorviante; il quadro ambientale è molto più rassicurante di quello che si registra in molte città italiane come Roma, Firenze, Padova, Napoli e pressoché nell’intera pianura padana ed anche all’estero (Siviglia, Tel Aviv, etc); i fenomeni tumorali a Taranto sono inferiori alla media nazionale, alla media regionale ed anche ai dati della provincia di Lecce; i tumori ai polmoni che si registrano nella popolazione maschia sono dovuti sia al pregresso utilizzo dell’amianto nei cantieri navali che ad una maggiore propensione al fumo della popolazione maschile nelle città portuali».
L’Ilva, tramite i suoi avvocati Francesco Perli e Roberto Marra, adotta la linea del muro contro muro per chiedere al Tribunale amministrativo regionale di Lecce di congelare l'ordinanza firmata dal sindaco di Taranto Ezio Stefàno lo scorso 25 febbraio, i cui effetti erano stati già sospesi dai giudici amministrativi il 20 marzo in attesa dell’udienza in camera di consiglio di ieri mattina.
Il primo cittadino, alla luce degli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco sulle emissioni dell'Ilva, aveva ordinato al gruppo Riva interventi urgenti sul fronte dell'inquinamento allo scopo di prevenire problemi alla salute dei tarantini. Il sindaco Stefàno, in particolare, aveva ordinato all'Ilva di procedere entro e non oltre 30 giorni, alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo; di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri Esp e Meep a servizio del camino E312; di realizzare un adeguato sistema di abbattimento polveri relativo alle acciaierie; di evitare o minimizzare le emissioni fuggitive; di limitare la produzione effettiva e non oltre 10 milioni di tonnellate annue. Sottolineando che in caso di mancata osservanza di quanto disposto, gli impianti interessati dal provvedimento dovranno sospendere la loro attività. Il Comune, poi, l'8 marzo scorso con una nota ha interpretato il termine di efficacia entro e non oltre 30 giorni posto nell'ordinanza e poi il 13 marzo ha formalmente diffidato l'Ilva a procedere con immediatezza a dar seguito alla presentazione dei cronoprogrammi indicati nell'ordinanza.
A costituirsi nel procedimento sono stati la Provincia di Taranto (con l’avvocato Cesare Semeraro), il Comune di Taranto (con l’avvocato Massimo Moretti) e il ministero dell’Ambiente (tramite l’avvocatura dello Stato).
Ieri mattina l’udienza è durata 45 minuti, nel corso dei quali i legali delle parti hanno illustrato le rispettive ragioni. Detto dell’Ilva, per la quale «le perizia hanno volutamente descritto una situazione ambientale e sanitaria che fortunatamente a Taranto non esiste», va rilevato che invece sia il Comune che la Provincia hanno invece chiesto al Tar di revocare la sospensiva e di rigettare il ricorso dei legali del gruppo Riva.
Secondo l’avvocato Massimo Moretti, «va sottolineata l’assoluta falsità della affermazione dell’Ilva secondo cui la perizia attesterebbe non l’esistenza di una emergenza sanitaria ed ambientale ma un mondo roseo in cui Ilva rispetta tutti i limiti di emissioni ad essa imposti da ogni norma del globo. Prova della falsità di tale affermazione è evidentemente contenuta nella stessa perizia che da conto delle violazioni di legge in cui incorre l’Ilva e sottolinea il superamento del rilevamento del dato relativo alla emissione di diossine in esubero rispetto ai limiti stabiliti nell’Aia. La seconda perizia non fa altro che avvalorare quanto già emerso con la prima perizia circa l’esistenza, all’attualità, di una emergenza sanitaria ed ambientale nella città di Taranto». Per il legale del Comune, d’altronde, «le prescrizioni contenute nell’ordinanza del sindaco sono idonee a contrastare immediatamente una situazione di emergenza sanitaria».
Secondo l’avvocato Cesare Semeraro, legale della Provincia, l’Ilva distorce la realtà, «manipolando i dati accertati dai periti, allorchè sostiene che la relazione darebbe “atto che Ilva osserva tutti i vigenti limiti di legge nella propria attività industriale”. Ciò non è vero. Ilva dimentica poi di riportare che i periti affermano che i valori alle emissioni nello stabilimento son quelli misurati con gli autocontrolli effettuati dal gestore e che le emissioni medesime derivano da impianti dove son svolte attività di recupero che avrebbero dovuto essere presidiati sin dal 1999 di sistemi di controllo automatico in continuo dei parametri inquinanti. La tesi esposta dall’Ilva sul punto non solo è priva di fondamento, ma è smentita dalla medesima fonte invocata (la perizia), una volta che in perfetta trasparenza e senza letture monche se ne completi la lettura, appunto». Duro è l’avvocato Semeraro, poi, sulla tesi che vuole Taranto una delle città meno inquinate d’Italia. Semeraro parla di «deliranti affermazioni», sostenendo che si tratta di una tesi, oltre che cinica, inutile ed illogica. «Quel che viene in considerazione, infatti, non è una classifica tra poveri, ovvero tra le peggiori situazioni ambientali, per cui c’è sempre chi sta peggio di qualcun altro, quanto piuttosto l’esistenza o meno di una situazione compromessa dal punto di vista ambientale e fonte di pericolo per la salute e l’incolumità pubblica». Per il legale della Provincia «occorre considerare che se alternativa vi è tra lavoro e salute, non può che essere posta tra la salute della popolazione e delle maestranze (minata dalle modalità dell’attuale assetto produttivo di Ilva) da un lato, e l’adozione di misure degne di un Paese civile da parte della grande industria, dall’altro».
La decisione dei giudici del Tar di Lecce è attesa nelle prossime ore. (Mimmo Mazza GdM)
Ops..Monti si era dimenticato del nanetto Stefano
ma cosa ci va a fare il nostro sindaco inutile a Roma? A raccontare la solita favola della sua tesi di laurea? ... con gli occhi bassi e il cappello in mano?
(AGI) - Taranto, 14 apr - Solo un disguido nell'invio delle convocazioni. Al vertice del 17 aprile a Roma, convocato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, per insediare il Tavolo Taranto ci saranno sia il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, che il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, insieme al governatore regionale Nichi Vendola e ai parlamentari pugliesi. Lo rende noto oggi lo stesso Stefa'no che ieri aveva inviato al premier una lettera in cui esprimeva disappunto e stupore per la mancata convocazione delle istituzioni locali al vertice su Taranto che, col concorso di una serie di ministeri, fra cui lo Sviluppo economico e l'Ambiente, dovra' discutere i nodi dell'emergenza ambientale e lavorativa che interessa la citta'. "Comune e Provincia - dice oggi il sindaco di Taranto - non sono stati esclusi. Al Tavolo Istituzionale per Taranto che si terra' martedi' prossimo a Roma con il presidente del consiglio Mario Monti ci saro' per rappresentare tutti i tarantini. Si e' trattato di un disguido dovuto alla tempistica delle notizie. Il presidente Monti nel definire la data dell'incontro per la citta' di Taranto intendeva ascoltare in primis i parlamenti jonici di ogni provenienza partitica al fine di ricevere le prime notizie sulla problematiche ambientali e non solo. Nella stessa serata era stato gia' deciso di allargare il Tavolo ufficiale anche alle istituzioni locali, Provincia e Comune. E solo due ore dopo aver scritto la lettera al presidente Mario Monti sulla "presunta" esclusioni dall'incontro ufficiale, mi e' giunta una telefonata dai dirigenti governativi in cui venivo ufficialmente invitato a prendere parte al Tavolo di lavoro".(AGI) (AGI) - Taranto, 14 apr - Stefano aggiunge: "E' mia premura far intendere che le mie parole di protesta erano di sollecitazione per rappresentare, come sindaco, tutte le avversita' vissute ogni giorno ed anche le diverse e tante iniziative che sono state realizzate, al fine di individuare le soluzioni adatte".(AGI)
venerdì 13 aprile 2012
Non c'è morte, nella Storia
I funerali oggi, venerdì 13 alle ore 10:00, presso la parrocchia Sant’Antonio.
Nel video, invece, Salvatore compare per qualche secondo come lo abbiamo sempre visto: presente e partecipe!
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Un'oretta per il centro a conversare, un espressino e poi i saluti intorno alle 12.15. Sembrava una domenica come tante. Invece era un addio. Qualche ora dopo la rovinosa caduta. Le nostre storie diverse ma con tanto in comune. Il venir dai lontani ma mai dimenticati anni '70. Il lungo precariato. La morte dei ns padri a poca distanza l'uno dall'altro. La militanza nel "comitato per il rigassificatore" e nel "comitato per Taranto". Negli ultimi due / tre anni mi telefonava periodicamente per essere aggiornato sulle vicende ambientali. Si fidava delle mie informazioni e delle mie valutazioni. Non sempre i ns punti di vista, soprattutto per la situazione politica del Paese, coincidevano. Più che sull'analisi, sul modo di operare.Ma negli ultimi tempi condividevamo il distacco e la forte critica verso le espressioni più demagogiche del movimento ambientalista locale. Molte urla. molti slogan , molta aria fritta ma poche idee. Soprattutto per chi ha vissuto il fermento degli anni 70/80 la questione sociale non può mai essere dimenticata o messa nell'angolo. Nelle ns conversazioni telefoniche o della domenica mattina il comune sentire per un'aria pulita ma anche tanto fastidio per gli "sputi" agli operai su facebook o le "ferite" inferte da Tremonti o la Fornero o la cricca liberista che sta impoverendo l'Europa in questo periodo. Per noi Taranto non era staccata dal resto del mondo. Con me insisteva affinchè le mie conoscenze e la mia memoria storica in materia ambientale (26 anni di ambientalismo) potessero essere trasmesse in incontri specifici. Avevo da tempo offerto la mia disponibilità. Che rinnovo (su temi concreti. Discutere di Ilva si, Ilva no non mi impippa) per i gruppi interessati.
Mi sembra incredibile che non sia più tra noi. Riposi in pace e che il suo ricordo possa essere impresso nelle ns teste. LC
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Testardo, caparbio, irremovibile e cocciuto idealista fondamentalista! Mancherà a tutti quel muro contro cui ogni capocciata era lo spunto per una riflessione profonda, mai scontata. Addio Salvatore! LO
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Hasta siempre Salvatore,
chi ha avuto il privilegio di combattere al tuo fianco, non può non aver apprezzato la tua totale coerenza, la tua necessità di segnare il presente mediante percorsi reali di democrazia diretta, ci hai aiutato a comprendere e rafforzare sempre di più la necessità di non delegare, l'esigenza della partecipazione, il rifiuto netto dell'autoreferenzialità. Il tuo esempio più utile e chiaro è la tua stessa vita, quella tua incredibile necessità di confrontarti con gli altri rispettandone le opinioni, se e solo se intellettualmente oneste. Il tuo continuo impegno nel creare trasversalità è scolpito nei nostri cuori: è il nostro metodo nel fare militanza. Ci hai aiutato a comprendere che la formazione politica è imprescindibile se si vuole combattere la delega. Patrimonio storico della lotta di Taranto, continuerai a rimanere impresso nelle mura di questa città grazie al sudore di quella lotta che con entusiasmo hai sempre combattuto, la forza delle tue idee rimarrà per sempre per noi sprono nei momenti di difficoltà per continuare a lottare fino alla morte, consapevoli del fatto che ognuno di noi è parte di quel complesso meccanismo che noi chiamiamo democrazia diretta, ci rendiamo conto che dovremo essere in grado di farci carico della tua assenza per dare senso e valore a quel percorso di cui tu stesso hai fatto parte... Hai lasciato tutti noi svestiti a sanguinare sotto la luna rabbiosa mentre ancora udivamo la tua voce leggera nelle nostre arterie. Il vuoto che ci lasci necessiterà di molti compagni perché il tuo bagaglio è così inestimabile che la tua sostituzione è praticamente impossibile, ma come compagni del comitato, come compagni che hanno condiviso con te un percorso importantissimo della propria militanza sentiamo, proprio come te, una rabbia assoluta verso un sistema che continua nella più totale arroganza a cancellare il futuro della maggior parte delle persone.
In linea con la scientificità che hai sempre cercato nella politica continueremo a stare nelle battaglie per i beni comuni in quelle battaglie che possono costituire il prodromo di una riappropriazione più complessiva, portando avanti come hai sempre lucidamente ribadito il discorso sul metodo, sulla riappropriazione della propria dignità mediante la riappropriazione del proprio destino.
La scuola politica che ambivi a realizzare sarà la nostra esigenza primaria, non è una promessa che ti lasciamo ma la condivisione totale sulla necessità della formazione come strumento fondamentale per il prosieguo di ogni lotta tesa alla liberazione reale della persona. Continueremo a ricordare ogni giorno il sorriso e la sottile ironia che ti caratterizzavano e affidiamo a te le parole di chiusura di questo documento:
“La sudditanza sempre più diretta dei governi occidentali alla finanza internazionale vanifica i tradizionali istituti democratici, sottraendoli alla mediazione tra esigenze capitalistiche ed esigenze popolari. E, ancor più di quanto originariamente si prospettava, la gestione dei beni comuni chiama in causa la concezione e la pratica della democrazia. Risulta evidente che il grande sforzo dei comitati territoriali per permettere che la volontà popolare si esprimesse non può avere come effetto secondario la completa delega ad affrontare un potere tetragono, deciso a ignorare o a minimizzare il più possibile il risultato del referendum. I comitati si trovano oggi davanti a una svolta: o vengono accantonati da un fluire sostanzialmente immodificato degli eventi, lasciando campo a una nuova tappa della trasformazione dei cittadini in sudditi, oppure occorre che diventino gli embrioni di una nuova espressione democratica, che non sia ferma alla sola rivendicazione dei propri diritti ma dimostri, con le proprie soluzioni, di essere in grado di organizzare una gestione della società controllata dal basso, e quindi priva di quel fenomeno di autonomizzazione degli eletti dalla volontà popolare che la democrazia delegate mostra in tutto l'Occidente. […] Siamo convinti che i nostri sforzi, i nostri risultati non possono che essere effimeri se non opponiamo alla strategia privatizzatrice dei beni comuni un progetto di ampio respiro, sostenuto da un metodo sempre più idoneo a consentire la partecipazione di tutti i cittadini interessati a sottrarsi all'attuale deriva liberista”.
Con tutto il fervore rivoluzionario un ultimo e caloroso abbraccio da tutt*
le/i compagn* dei comitati
le/i compagn* di Taranto e Provincia
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Ciao Salvatore!
Con grande dolore, informiamo tutti gli attivisti del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” della perdita di un grande essere umano, fratello e compagno di viaggio.
Ieri 12 aprile 2012, Salvatore De Rosa, storico militante e attivista di Taranto, si è spento.
Non dimenticheremo mai - oltre al lato umano, generoso e limpido - lo straordinario supporto, la solida preparazione, la lucidità di lettura della storia e dei meccanismi di potere, la determinazione nel portare la tematica e la pratica della “Democrazia” anche all’interno delle vertenze territoriali e nazionali, indicando la scelta del metodo come condizione sostanziale e imprescindibile per consentire una reale partecipazione.
Rimarrà sempre con noi il ricordo dell’intelligente ironia utilizzata come modello comunicativo.
Al famoso slogan del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua “Si scrive Acqua e si legge Democrazia”, rispondeva sempre con “ Il nostro impegno deve far si che il senso delle parole non si inverta e che la Democrazia non diventi acqua…”. Poche parole che racchiudono il concetto più alto a cui tutti ci ispiriamo.
Grazie Salvatore…
Il Comitato esprime il suo più sincero affetto e vicinanza ai cari e ai familiari di Salvatore e inoltra qui di seguito quello che è l’ultimo contributo scritto da Salvatore per il Comitato pugliese e, probabilmente, il suo ultimo scritto in assoluto. Una riflessione, inviata solo qualche settimana fa (un paio di giorni prima del fatale incidente), per una discussione collettiva sulla democrazia, la partecipazione e il metodo del consenso. Un contributo che ora, per noi, diventa un testamento.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
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Stento a crederci, lo avevo sentito di recente. A suo ricordo, una foto dello scorso maggio.
Lieta di aver contribuito a questa sua piccola gioia...Onorata di aver conosciuto una così bella persona... LM
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Salvatore De Rosa e' stato una persona sempre attenta, sincera e ci manchera'. E' stato un prezioso compagno di viaggio. Ci ha accompagnato nella lotta al rigassificatore, alla militarizzazione, all'inquinamento. Ha dato passione e lucidita' alla richiesta di una democrazia vera che fosse partecipata e non delegata.
Ci manchera' soprattutto la sua bonaria ironia e il senso dell'amicizia. AM
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TRIBUTO AL COMPAGNO SALVATORE DE ROSA
Con dolore e rabbia la Confederazione Cobas partecipa al cordoglio unanime per la morte del compagno tarantino Salvatore De Rosa.
Con Salvatore se ne va un pezzo di storia della Taranto antagonista , che dalla fine degli anni ’70 a oggi , ha sempre dato battaglia contro i poteri forti e la degenerazione della politica, nell’interesse supremo della povera gente, dei lavoratori, dell’ambiente, dei beni comuni.
Non c’è stata lotta a Taranto o iniziativa nazionale a cui Salvatore è mancato.
Con l’incedere pacato, riflessivo,sorridente e determinato , Salvatore contribuì – insieme ai compagni/e del “csoa Cittavekkia “ – a sfidare e poi vincere la barbarie di Cito, il sindaco coatto che ha depredato Taranto. Così come è stato partecipe delle lotte per la chiusura delle Basi Nato in Puglia , che ebbero un nuovo slancio dopo il campeggio antimilitarista del ‘99 ad Otranto.
Insieme ai Cobas , nel resistere alla mattanza e ai tentativi sediziosi perpetrati dallo Stato a Napoli e Genova nel 2001 ; a fianco dei popoli oppressi di Palestina e Kurdistan ; nelle mobilitazioni contro i cicli repressivi, da quelli per la liberazione e il proscioglimento dei compagni/e del “ sud ribelle” , a quella per la liberazione di Bobo Aprile e i disoccupati brindisini, all’odierna campagna per la liberazione dei compagni/e NO Tav.
Poi ancora a sostenere la ripresa e il riscatto dei quartieri popolari di Taranto , dove una nuova generazione ha ripreso il testimone della soluzione dei bisogni negati, mettendo in campo la sfida al degrado e la precarietà, facendo proprie le battaglie contro discariche-inceneritori verso “ rifiuti zero”, per l’energia pulita e contro il rigassificatore , soprattutto per l’acqua bene comune , dall’impegno per la legge di iniziativa popolare, al vittorioso referendum, all’attuale campagna di “ obbedienza civile”.
Addio caro Salvatore , compagno di tante battaglie e di ampie visioni, il vuoto che lasci cercheremo di colmarlo tenendo fede ai valori,ai principi, ai comportamenti che ti hanno sempre ispirato.
Ai tuoi affetti , ai compagni/e di Taranto , le condoglianze e la vicinanza della Confederazione Cobas
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Per me che l’ho conosciuto cinque anni fa nelle iniziative del “Comitato per Taranto” contro la costruzione di un rigassificatore, qui da noi, fu una sorpresa. Sapeva, con un tono di voce inconfondibile, porre il proprio pensiero ed avere la capacità di ascoltare quello altrui. Persona calma, tollerante ferma nelle sue idee e convinzioni. Provenivamo da esperienze diverse ma pur sempre convinti di essere dalla parte legittima: quella della giustizia sociale. Le sue parole scritte il 30 ottobre del 2003 su “La Politica nel Movimento” nel sito di Attac Italia suonano straordinariamente attuali nella crisi oggi dell’ economia, della società, della politica.
“Occorre, crediamo, un militante di tipo nuovo: che non punti su di un carisma ma sulla capacità di favorire l’esprimersi di altri; che conosca i gerghi delle culture politiche ma che voglia in ogni occasione farsi capire da tutti; che non abbia il feticcio della propria organizzazione o area ma si ponga il problema della crescita e dell’organizzazione dell’intero movimento, reale e potenziale; che sia capace, anche spostandosi per rincorrere il lavoro, di stabilire contatti costruttivi con chi lotta per il cambiamento; che affronti l’interiorizzazione della sconfitta, evidente in un momento in cui nessuno osa dire che "un altro mondo è in costruzione"; che, insomma, cerchi continuamente una dimensione strategica. E occorre un’associazione che gli sia utile”
E’, a me sembra, un appello alla società civile per contare e decidere finalmente del proprio destino. Piaceva ad entrambi l’analisi oggettiva dalla realtà, io con il metodo insegnatomi dalla mia tradizione, lui con quel bisogno di democrazia creata continuamente dal basso, capace di rimettere tutto in discussione ed essere il motore vero del cambiamento. Incontrarci è sempre stato occasione di confrontarci ma per uno strano gioco del destino l’ultima volta fu alcune ore prima che andasse in quel coma che ieri l’ha portato alla sua morte prematura. Era stranamente, per la gravità del suo male, seduto accanto al letto, sembrò per me un segno di ripresa, la sua voce flebile, la sua voglia di sapere... tanta. Lo misi al corrente degli ultimi fatti eclatanti della nostra città e di quello inedito di una manifestazione di operai, tecnici e dirigenti organizzata dalla proprietà Ilva contro la magistratura per il giorno dopo. Ci lasciammo, quella sera, con il mio impegno a fargli leggere e discutere un resoconto politico di quella manifestazione, “pezzo” poi pubblicato dal Corriere del Giorno e discusso poi vivacemente su facebook da tanti nostri comuni amici e compagni. Sono certo che avrebbe condiviso la parte in cui ho trattato il ruolo oggi dei movimenti e della associazioni, la parte più avanzata e sensibile della società civile. Mi lascia e ci lascia un vuoto incolmabile. GG
La guerra di Cosimo
La lotta contro Ilva e Inail di un operaio malato di asbestosi.
di Antonietta Demurtas
da Lettera43
Odissea. Battaglia di Pirro. Davide contro Golia. I suoi ultimi 17 anni di vita li ha chiamati in tanti modi, anche per esorcizzare la realtà. Ma alla fine quella di Cosimo Semeraro (vedi intervista video) è stata una vera e propria guerra contro l'acciaieria Ilva di Taranto e soprattutto contro l'Inail (Istituto nazionale infortuni sul lavoro). Tutto per ottenere il riconoscimento assicurativo per l'esposizione all'amianto che gli spettava.
DAL 1995 LOTTA SENZA FINE. Una lotta a suon di avvocati, carte bollate, certificati medici e sentenze. Tutti documenti che Semeraro, operaio Ilva ora in pensione e malato di asbestosi dal 1998, si porta sempre dietro dentro una cartella alta almeno 15 centimetri. E che in una mattina soleggiata, in un bar della Taranto nuova, apre a Lettera43.it per raccontare una storia tutta italiana: «Dal 1995 ho dovuto lottare per i miei diritti», dice, «e ancora aspetto. L'ultima udienza civile per avere almeno il risarcimento economico è fissata per il 6 giugno».
La lotta per il certificato di esposizione all'amianto
Risarcimento che certo non basterà a cancellare l'amarezza e la sofferenza di un operaio che dal 1971 ha lavorato nell'azienda di Stato, Italsider ora Ilva, senza mai sospettare che quei padroni sarebbero diventati un giorno i suoi detrattori.
«La mia rabbia più grande è che l'azienda era dello Stato, e tutti sapevano che l'amianto uccide». Tanto che la stessa Italsider nel 1984 aveva assicurato contro la silicosi e l'asbestosi lo stesso Semeraro. Che di amianto ne aveva respirato tanto quando lavorava come elettricista nell'impianto siderurgico.
PRIMA DOMANDA DI PENSIONE. Così quando nel 1995 i sindacati fecero compilare ai lavoratori la prima domanda di pensione per amianto, Semeraro fu uno dei primi a farla. Ma l'Inail perse la sua pratica, e quando nel 1996 rifece la domanda l'ente non la accettò: «Dicevano che dovevano verificare l'effettiva esposizione all'amianto».
Un riconoscimento sul quale, anche se non direttamente, gravava il fatto che lo Stato aveva stanziato risorse solo per 1.500 lavoratori. E così quando l'ente preposto per i rilievi, la Contarp, entrò in azienda, «i sindacati fecero visitare prima i reparti dove contavano più iscritti in modo da far riconoscere l'esposizione all'amianto ai loro tesserati», racconta Semeraro.
ESPOSIZIONE SOLO PER NOVE ANNI. I lavoratori esclusi però si ribellarono e così nel 1998, l'azienda, ormai passata nelle mani dell'imprenditore bresciano Emilio Riva, riconobbe che quel materiale micidiale era presente anche nelle zone dei bruciatori e dei ventilatori. Semeraro tirò così un sospiro di sollievo. Che durò solo sino a quando l'Inail gli consegnò il tanto agognato certificato di riconoscimento dell'esposizione all'amianto.
Era di nove anni. Ma la legge (271 del 1993) prevedeva un risarcimento solo per chi era stato esposto per almeno 10 anni. E Semeraro in azienda aveva trascorso ben 27 anni, visto che fu assunto nel 1971.
RICONOSCIMENTO REVOCATO. A far cambiare idea all'Inail non bastò neanche un certificato dell'Asl che certificava l'esposizione di Semeraro all'amianto. Anzi all'operaio l'ente assicurativo revocò pure il riconoscimento dei nove anni.
Semeraro contro l'Inail, in lotta dal 1998
Fu allora che l'operaio iniziò a pensare a un accanimento, una volontà precisa di ostacolare la sua pratica per evitare risarcimenti onerosi. E così scese in piazza a protestare contro un ente come l'Inail che proprio in quel periodo anziché fare il suo lavoro era coinvolta in uno scandalo per truffa.
Nel 1998 fu scoperto, infatti, che alcuni funzionari truccavano certificati di indennità e pensioni.
E Semeraro per aver acceso i riflettori sul caso fu punito: «Il direttore Giovanni Sulpizio mi disse che se avessi avuto la malattia, me l'avrebbero pagata, ma mai mi avrebbero riconosciuto i benefici legati all'amianto», ricorda. «E aggiunse: a Taranto comando io».
Era il 1998 quando Semeraro fu costretto a combattere una guerra contro l'Inail, proprio partendo da una querela nei confronti del suo direttore.
LA DIAGNOSI: ASBESTOSI. Dopo appena un anno però la previsione di Sulpizio si avverò: nel 1999 i medici di un ospedale di Padova diagnosticarono a Semeraro una placca pleurica asbestosica. Ma nemmeno quei certificati medici bastarono all'Inail. «Nel 2001 ho dovuto fare una denuncia alla Procura per chiedere al giudice del Lavoro la rivalutazione contributiva per la malattia e l'esposizione all'amianto».
Si aprì così un processo lungo e faticoso: «Il giudice chiese all'Inail la mia documentazione», ricorda, «ma l'ente negò di aver mai ricevuto la mia domanda per il riconoscimento dei benefici previdenziali».
IL FASCICOLO NASCOSTO. In realtà, come accertarono poi i giudici, ci fu una soppressione e l'occultamento di tutto il fascicolo relativo alla storia dell'operaio. Durante un'ispezione, chiesta dalla Procura, nella sede dell'Inail fu infatti ritrovata tutta la documentazione di Semeraro, chiusa nell'armadietto personale di Sulpizio. Che nel frattempo era anche stato promosso e mandato a Roma come responsabile degli ispettori Inail.
LA CONDANNA DEL MANAGER. Un trasferimento che non lo salvò però da un processo penale e da una condanna in primo grado di 10 mesi. «Per me fu una grande soddisfazione», racconta Semeraro. Che però ebbe breve durata. Sulpizio ricorse infatti in appello e con i tempi giudiziari italiani la causa andò in prescrizione.
Rimase però aperto il processo civile per il risarcimento, che è ancora in corso.
Abbandonato anche dai sindacati
Ma le cause e le beffe non finiscono qui: «Visto che l'Inail non dava il suo ok, neanche l'Inps mi riconosceva la pensione per esposizione all'amianto».
C' è voluta un'altra causa legale, vinta da Semeraro, per ottenere ciò che gli spettava. «Andarono in Cassazione per evitare che il mio caso facesse giurisprudenza per gli altri operai, ma perdettero anche lì», spiega.
ODISSEA IN TRIBUNALE. Senza considerare che, se l'amministrazione pubblica avesse operato regolarmente sin dall'inizio, Semeraro avrebbe potuto andare in pensione nel 1995, anziché nel 2000. «Un calvario che ho dovuto affrontare solo perché lo Stato non ha fatto bene il suo lavoro», aggiunge con rabbia.
Ci sono volute due sentenze per ottenere il riconoscimento all'esposizione all'amianto, tre per poter usufruire dei benefici previdenziali legati alla malattia e altre tre per la causa penale. A cui si aggiunge quella civile ancora in corso.
IN LOTTA DA SOLO. Anni trascorsi tra tribunali e ospedali che hanno solo aggravato le condizioni di salute di un operaio che si è ammalato lavorando e ha dovuto faticare ancora di più per vedersi riconosciuta la malattia professionale. «Sono stato deriso e abbandonato da tutti, anche dai sindacati», dice con amarezza, «alcuni dicevano che ero un pazzo a lottare per i miei diritti».
AL CENTRO MENTALE: DEPRESSIONE. Ma a farlo impazzire invece sono stati gli impedimenti burocratici e le ingiustizie: «Sono finito al centro mentale per un crollo psicologico, pensavo al suicidio». Si sentiva solo e disperato Semeraro, in lotta contro Titani, «ma per fortuna sono riuscito a uscire dalla depressione».
Come Semeraro però ci sono tanti altri colleghi che ogni giorno vivono appesi a un filo, malati non solo di asbestosi, ma di leucemia che ancora non è riconosciuta come malattia professionale.
SCONTRO GENERAZIONALE. Anche per loro continua a lottare Semeraro, che ha fondato il Comitato 12 giugno proprio per ricordare ogni anno le vittime sul lavoro.«Quando siamo entrati all'Ilva non sapevamo di tutte queste malattie, abbiamo lavorato per portare un pezzo di pane a casa. Non ci siamo arricchiti. Perché gli altri devono farlo sulla nostra pelle?», si chiede.
E all'ex azienda di Stato Italsider, ora Ilva, una cosa non perdonerà mai: «Che ha messo padri contro figli», dice Semeraro. Che dopo aver lavorato una vita in acciaieria e aver capito troppo tardi quanto male faccia quello stabilimento ai lavoratori e a tutti i cittadini di Taranto, deve ora accettare che suo figlio per una sua scelta personale, stia lavorando in quella stessa azienda.
giovedì 12 aprile 2012
Migrazione al centro dalla periferia tarantina di Salvatore De Rosa
Salvatore De Rosa nelle sue parole, Taranto e tanto altro.
Un fiore rosso per te, Salvatore!
"Non facciamo confusione" cantava Ivan Della Mea "se io sto con chi lavora, io non sto con il padrone": ed è sempre stato Salvatore De Rosa con coerenza e rigore, senza alcun dubbio, dalla parte dei lavoratori, e dei più deboli, spinto ed animato dalle sue idee.
E le sue idee animavano anche i nostri dibattiti, erano lo stimolo per guardare avanti, per vedere la luce nel grigiore e torpore culturale e politico tarantino.
Salvatore se n'è andato, ma rimangono e rimarranno le sue idee e i suoi principi che hanno fatto fare i primi passi al Comitato per Taranto, di cui Salvatore è stato uno dei più attivi fondatori.
Strenuo assertore nonchè ispiratore dei "principi di metodo" -Salvatore credeva fortemente nella partecipazione democratica, e nell'uguaglianza, nelle assemblee così come nella vita- rifiutava per questo ogni forma di delega permanente.
E su questi principi che ha impostato tutte le lotte che insieme abbiamo affrontato: da quella che ci ha dato ragione - contro la costruzione del rigassificatore a Taranto - fino alla lotta contro la privatizzazione dell'acqua (che ci ha visti vittoriosi al referendum).
Ma Salvatore era anche un Compagno che amava incontrare la gente, confrontarsi, informare e contro-informare, partecipare attivamente alla vita dei quartieri più disagiati: dai presidi al volantinaggio, dalle manifestazioni ai dibattiti, ci potevi contare, Salvatore infaticabile, era presente.
E "se a Taranto si parla di ambiente, di lavoro, non c'è un rigassificatore e c'è un po' meno monnezza, è anche merito tuo".
Insomma Salvatore hai lasciato un segno! Un segno indelebile, un segno rosso, rosso un fiore...prima che la nostra idea
così rossa e così pazza
ci portasse a lottare e a morire in ogni piazza
ma io che ti penso sempre..
e ti cerco con amore
io ti sogno ancora
come un segno rosso rosso un fiore
io ti sogno ancora
come un segno rosso rosso un fiore
Ivan Della Mea
Ciao Salvatore!
Da Puglia antagonista
Una bruttissima, maledetta notizia che non ti lascia nemmeno la forza di
maledire il fato che ha voluto che per dei maledetti incidenti , a volte
banali, negli ultimi tempi ci abbiano portato via dei compagni, alcuni
giovanissimi che tanto avevano combattuto per una Taranto, una Puglia, un
Meridione migliore.
Alcuni mesi fa era toccato a Claudio raggiungere un altro giovanissimo
compagno, Beppe, morto anche lui in un maledetto incidente stradale, poi la
morte di improvvisa di “zio Antonio” Ranieri, poi ora a Salvatore , “lo
psicologo”, a causa dei postumi di un banale incidente domestico.
Ancora una volta il fato ha voluto giocare con un essere umano che ha sempre
affrontato con il sorriso sulle labbra , quasi fosse un gioco, la vita anche
nei suoi momenti più duri.
Il sorriso, l’ironia di Salvatore, uniti alla sua mitezza, ma anche all’acume
con il quale sapeva affrontare e analizzare problemi giovanili, dinamiche
sociali, ma anche lanciandosi in sperimentazioni politiche, contaminandosi
con nuove esperienze ,lo contraddistinguevano, insieme alla sua ossessiva
ricerca del rispetto delle altrui opinioni.
Non c’è stata lotta politica ambientale o ideale a Taranto in cui Salvatore
de Rosa non avesse partecipato, con discrezione, ma non mancando mai di far
sentire le sue idee.
Salvatore apparteneva a quel nucleo di compagni che visse il momento più
duro della sinistra rivoluzionaria a Taranto, quello di fine degli anni 70,
quando riflusso , repressione e l’eroina che circolava nelle piazze,
distrussero una generazione che anche qui al Sud aveva sognato l’ìimpossibile:
la Rivoluzione.
Ostinatamente quei compagni: Ernesto, Salvatore Stasi, Salvatore de Rosa ed
altri ancora continuavano cocciutamente a testimoniare che “le idee di
rivolta non erano morte… ( come dice la canzone)… ma che esse dovevano
divenire un nuovo progetto antagonista capace di essere recepito e ripreso
da una nuova generazione di militanti
Dopo gli anni bui che portarono all’elezione plebiscitaria di Cito a
Sindaco di Taranto, nel finire degli anni 90 una nuova generazione si
affacciò, grazie anche all’esperienza del Centro Sociale CittàVekkia , ma
anche dell’impegno dinanzi ai luoghi di lavoro del gruppo dei “militanti
storici” e la nascita delle istanze pacifiste ed ambientaliste tra cui
Peacelink .
Salvatore de Rosa lo ritroviamo nel campeggio antimilitarista di Otranto ,
del 1999, subito dopo la fine della guerra del Kosovo e delle grandi
mobilitazioni pacifiste che avevano attraversato la Puglia.
Poi iniziò la stagione dei Socialforum e insieme a tanti compagni
pugliesi partecipa alle proteste a Napoli nel marzo 2001. In quell’occasione
la sua bontà d’animo lo porta a subire la violenza poliziesca direttamente.
Lui durante una carica era rimasto a proteggere un giovane studente ,
esponente dei fuorisede di Roma , sofferente di una disabilità che gli
impediva di poter allontanarsi di corsa, Salvatore semplicemente con il suo
corpo fece scudo al ragazzo, subendo le percosse dei manganelli, nonostante
che fosse a mani nude.
La sua rivincita venne a Genova, nel luglio 2001 quando, mentre la polizia
caricava il presidio del sindacalismo di base promosso dai Cobas,
rivolgendosi ai suoi compagni, sorridendo, flemmaticamente , disse che
questo film lo aveva già visto e che questa volta voleva raggiungere la
Linea Rossa.
Così, mentre infuriava la battaglia tra polizia e dimostranti, culminata
con la morte di Carlo Giuliani, lui, raggiunto un gruppo delle rete
Lilliputh e di qualche associazione cattolica riuscì ad essere tra i pochi
che quel giorno giunsero sino quelle reti metalliche maledette, che
sembravano simboleggiare l’arroganza e la finta forza di un vecchio,
putrescente, sistema.
Negli anni a seguire Salvatore ha continuato ad interessarsi delle battaglie
di rinnovamento nella città di Taranto, anche quando ad esse il sistema
rispondeva con i teoremi giudiziari come quelli del processo al Sud Ribelle.
Non dimenticandosi quell’esperienza, noi brindisini lo avevamo rivisto in
piazza Vittoria qualche mese fa, con la delegazione di compagni tarantini
venuta a testimoniare a Brindisi la solidarietà a Bobo e ai disoccupati,
arrestati perché chiedevano lavoro.
Tra le foto che ritraggono Salvatore pubblichiamo quella a lui cara, di una
foto scattata nel 2000 su sua richiesta, dinanzi all’ingresso di una
vecchia fabbrica , ormai dismessa, di Brindisi ma che portava nelle scritte
sui muri il segno delle lotte che ne avevano fatto un simbolo della lotta
operaia, la SIDELM, nel quartiere Minuta.
La scritta un po’ sbiadita che portava ancora in sé tutta la carica della
lotta di classe :”- Il padrone deve vedersela con noi- gli era piaciuta e
ci aveva chiesto di farsi ritrarre con essa.
Ciao , Salvatore , sappi che ogni volta che “i padroni” dovranno vedersela
con noi, sapremo che ci sarai vicino…
Ciao Salvatore
La redazione di Pugliantagonista.it
Brindisi 11 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Buongiorno Camusso!
Ilva: «Non si è fatto ciò che si doveva»
La precarietà non è una risposta ai non licenziamenti
La segretaria della Cigil fa tappa in Puglia
Per uscire dalla contrapposizione in atto per l'Ilva di Taranto tra difesa dell'ambiente e difesa del posto di lavoro, per Susanna Camusso bisogna da una lato «difendere il lavoro perchè non possiamo permetterci di ridurre il lavoro, e dall'altro determinare una situazione per cui investire sul lavoro non è un costo da evitare». Lo ha detto oggi a Bari la leader della Cgil, a margine di una iniziativa della Camera del lavoro. «Quando vanno in conflitto lavoro e ambiente - ha aggiunto - vuole dire che non si è fatto ciò che si doveva al fine di salvaguardare la condizione dei cittadini e dei lavoratori rispetto alle produzioni». «Bisogna investire - ha detto infine -: il lavoro di qualità, il lavoro di prospettiva, il lavoro che salvaguarda l'ambiente è un lavoro su cui bisogna investire».
RIFORMA LAVORO - «All'audizione al Senato diremo che c'è una cosa che reputiamo straordinariamente grave e cioè che tra il testo licenziato dal consiglio dei ministri e il testo del disegno di legge ci sono molte differenze che non ci hanno convinto, c'è stato un significativo arretramento sui temi della precarietà e delle forme di ingresso», ha continuato la leader della Cgil, a proposito della riforma del mercato del lavoro. Al segretario non piace del ddl neanche «la soluzione rispetto agli ammortizzatori che - ha detto - tradisce l'idea di universalità che pure il governo aveva sostenuto». «Penso che il Parlamento debba provare a vedere - ha proseguito - se su questi temi costruisce dei punti di avanzamento». «Ovviamente - ha detto ancora - ciò che non può succedere e che sentiamo dire dalle associazioni delle imprese è che, siccome non ci sono stati più licenziamenti come volevano, ci deve essere di nuovo precarietà». «Credo che - ha concluso - il fatto che l'equilibrio debba essere sulla riduzione della precarietà e non licenziamenti sia il compromesso che va difeso». «Ho trovato spesso le dichiarazioni di Confindustria di questi giorni sovratono, soprattutto perchè non condivideremo mai l'idea che, in una situazione di difficoltà come quella del nostro Paese, il tema sia quello di licenziare le persone», non credo però che «una singola dichiarazione possa determinare tutto ciò». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rispondendo a chi attribuisce alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Emma Marcegaglia la responsabilità dell'impennata dello spread. «Il tema è che il nostro Paese - ha aggiunto - rischia di salvare una immagine e non salvare gli italiani e allora bisogna cominciare a fare politiche per il lavoro e per la creazione del lavoro».
LA CRISI - «L'Europa continua ad essere in una situazione di tensione e mi pare che siamo arrivati al punto che da lungo tempo solleviamo e cioè che politiche puramente restrittive determinano recessione e l'avvoltolarsi sul debito e sulla crescita del debito, mentre bisognerebbe provare a fare politiche antirecessive e di sviluppo». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a proposito della crisi e delle ultime notizie sull'andamento dello spread. «Il governo - ha detto ancora - si era insediato annunciando la crescita tra le sue priorità, per il momento, però ha continuato a fare altro e a non occuparsi della crescità». «Il rischio è che a questo punto - ha concluso - i mercati non si fidino degli impegni presi sul piano monetarista perchè appunto sono recessivi».
SOLDI AI PARTITI - «Non credo che il finanziamento pubblico ai partiti sia la fonte della corruzione, credo che una democrazia debba sapere che è meglio avere costi regolati e trasparenti della politica piuttosto che l'antipolitica, l'autoritarismo e il populismo». Lo ha detto la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, rispondendo a domande di giornalisti a margine di una iniziativa della Camera del Lavoro di Bari. «Cio che è evidente - ha detto - è che le regole sono diventate non credibili in quanto sono diventate forme di finanziamento indipendenti dai bilanci, dal voto degli elettori e quindi è essenziale che si rifondi un sistema e si renda tutto assolutamente trasparente» (CdS)
Il Grillo parlante
Il comico-tribuno sta attraversando l’Italia su quattro ruote abitabili. Lo incontriamo a bordo mentre la folla si accalca all’esterno e le digitali puntano sul parabrezza.
Parte dal paradosso, Grillo. E poi tira diritto, sferzante e irriverente. Ce n’è per tutti, anche per Dio. «Qui non ho niente da dirvi: sapete già tutto di ciò che non va. Ma qui accadono cose strane: ho incontrato gente sana!». Ci sarebbe da ridere ma non ride nemmeno lui. «Mi sento responsabile, ragazzi. Sono genovese: vi abbiamo ceduto l’area a caldo delle nostre acciaierie. E adesso siete afflitti da una patologia degna di un neuropsichiatra: lavoro contro salute!».
Secondo Grillo, chiudere lo stabilimento sarebbe una sciagura. E il paradosso raddoppia. «Taranto senza siderurgia? A parte i lavoratori… che fine farebbero le pompe funebri, i barellieri, i falegnami, i fiorai, i marmisti, le farmacie, i radiologi». E c’è una protesta da raccogliere, indirizzare. Ma qui da vent’anni le proteste s’intrecciano. Hanno assunto colori e forme diverse: i grillini arrivano tardi? La piazza è piena, però. Tutto esaurito per Grillo e le sue 5Stelle.
«C’è sempre spazio per rivendicare il futuro. Tutto è sempre possibile. Dipende da noi. In Belgio, senza Governo stanno risolvendo i loro guai. L’Islanda chiude due banche mentre i cittadini riscrivono la Costituzione. Qui a Taranto e a Lecce la wireless non va, però si produce carbone. Si brucia il coke: roba vecchia. C’è la diossina qui… e comunicare è utopia. Giriamo a vuoto, ragazzi! Il veleno lo s’ingoia già nella culla e ti insegnano che farne a meno è anche difficile. Eppure, cambiare si può. Mandiamo a casa chi dice e non fa, ad esempio. Chi divide i cittadini sull’evasione fiscale, mettendoci uno contro l’altro».
Antipolitica a basso costo, anzi gratis? «Certo che no – ribatte Grillo – la nostra è un’idea, non un partito. Non contestiamo i fondi pubblici: non li prendiamo e basta. Siamo quello che diciamo. E facciamo quello che diciamo. Questa è politica».
Nel camper ci sono due collaboratori. Uno siede al volante, l’altro è di fronte al computer. Twitter e Facebook sono gli altoparlanti di Grillo che ogni giorno, con un post, tiene vivo il MoviMento.
«Taranto è un paradiso distrutto. Si potrebbe vivere col minimo, con la nuova agricoltura: eravate il granaio dei romani, altro che carbone!».
Taranto senza Ilva possibile? E l’Italia senza… «gli italiani, se possibile». Grillo alla battuta non rinuncia. Nasce comico e della politica continua a ridere urlando per rabbia.
«L’economia sta bruciando soldi con una rapidità pazzesca mentre il ragioner Monti continua a fare il contabile. Chi lavora in un grattacielo newyorkese decide per noi.. che intanto viviamo di voto di scambio. Dobbiamo sognare un altro futuro che non sia la sopravvivenza. Sembra difficile ma a lungo termine alcuni obiettivi ce li possiamo anche dare: energia pulita e agricoltura, perchè no? Non sono qui ad insegnare. I nostri candidati hanno entusiasmo e sono incensurati. Noi siamo fatti così».
Grillo lascia il camper e si concede alla folla. Battuta-stoccata-battuta-stoccata: ce n’è per tutti, da Casini a Vendola, passando per Monti. Anche Dio è nel copione. «Scendi da lì -urla Grillo fissando il balcone del Carmine – vieni tra noi ma non mandare tuo figlio: stavolta non è roba per bambini». (CdG)
Niente tavolo senza cittadini!
Taranto 10 aprile 2012
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Sen. Mario Monti
Palazzo Chigi – Roma
e, p.c. Ministri interessati
Prot. AIL/PEC 041 del 10/04/2012
Oggetto: “Pubblico interessato” di Taranto – Partecipazione al “Tavolo tecnico” del 17 aprile 2012 su “Emergenza Taranto”.
Le associazioni e comitati qui rappresentati chiedono di partecipare, con una propria delegazione, in qualità di “pubblico interessato”, alla riunione del “Tavolo tecnico” sulla “Emergenza Taranto” convocato per il 17 aprile 2012 presso il Presidente del Consiglio dei Ministri.
La presente richiesta è proposta in osservanza della Direttiva Comunitaria nr. 96/61 modificata dalla Direttiva Comunitaria nr. 2003/35, che, recependo i principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus del 1998, ha stabilito il diritto ed accesso del pubblico alle informazioni, il diritto del pubblico ad influenzare le decisioni, nonché il diritto ed accesso alla giustizia, al fine di favorire la partecipazione del pubblico con l’impegno dell’Autorità competente ed in ossequio dell’art. 118, ultimo comma della Costituzione Italiana.
La questione all’Ordine del Giorno della riunione non riguarda il “pronto soccorso” da mettere in campo a fronte di un singolo evento catastrofico ed improvviso, ma riguarda la necessità di deliberare urgentemente il Piano Straordinario per porre rimedio alla tragedia del presente e del futuro della città di Taranto e della sua provincia. Tale tragedia è la conseguenza di cinquanta anni di insipienza dello Stato e dell'intera classe politica e dirigente di Puglia e di Taranto e di oltre un decennio di strapotere della famiglia Riva, ora proprietaria del Centro siderurgico Ilva di Taranto.
I costi di uno sviluppo selvaggio e maldestro sono ricaduti sulla collettività, sono stati pagati da tutti i cittadini in termini di inquinamento, danni alla salute e all’integrità sociale, da tempo denunciati dall’associazionismo tarantino ed ora certificati dalle recenti perizie tecnico-chimiche ed epidemiologiche ordinate dal Tribunale di Taranto.
Negli ultimi anni su Taranto c’è stato un susseguirsi di “Atti di intesa”, “Accordi di programma”, procedimenti ministeriali e regionali assolutamente improduttivi di risultati, tutte azioni condotte da istituzioni e forze politiche, sindacali e sociali che mai hanno reso partecipe delle loro decisioni il “pubblico interessato” che di contro ha portato alla luce del sole verità e fatti accuratamente nascosti o colpevolmente sottovalutati, relativi ad una città che è risultata la più inquinata d’Italia per la presenza di grandissime aziende inquinanti.
Il “pubblico interessato” vuole evitare che anche questo “Tavolo tecnico” produca per Taranto l’ennesimo, inconcludente documento programmatico senza affrontare il problema dei problemi, insito nella contrapposizione tra il valore strategico nazionale delle grandi aziende presenti nel territorio ma sanitariamente ed ecologicamente incompatibili con l’adiacente abitato e l’incomprimibile valore individuale del diritto alla salute degli abitanti e degli stessi lavoratori.
L’enormità della questione, finora, ha paralizzato tutti, indipendentemente dalla buona o mala fede dei singoli protagonisti, più o meno consapevoli che il perdurare della paralisi non può che portare alla scomparsa della città. Dalla paralisi occorre uscire con una terapia d’urto dolorosa ma efficace, l’unica che ha un futuro per la città.
In maniera inequivocabile è accertato il danno, causato dall’inquinamento di origine industriale, arrecato ad aria, acqua, suolo e sottosuolo, fin nella falda, di Taranto. Il “pubblico interessato” chiede il giusto risarcimento per la città e la garanzia della sopravvivenza dei cittadini e dei lavoratori innanzitutto attraverso la realizzazione della bonifica delle aree e delle acque inquinate.
Necessiterà molta mano d’opera, per la gigantesca messa in sicurezza della falda e per l’enorme decontaminazione dei terreni. Nel complesso è una «Grande Opera» di cui si dovrà fare carico sia chi ha inquinato impunemente negli anni passati, sia chi, in tempi più recenti, ha continuato a produrre ed inquinare, realizzando profitti non confrontabili con i pochi oneri effettivamente impiegati per la tutela ambientale
Come “pubblico interessato” desideriamo sostenere direttamente queste ragioni, anche con la presentazione di memorie e documenti specifici, perché sappiamo che la gran parte della cittadinanza tarantina non si sente rappresentata, per la storia passata e presente, né dai Parlamentari, né dalle Istituzioni regionali e locali, né dalle forze sociali e sindacali: tutti sono stati omissivi e conniventi con gli avvelenatori a danno dei cittadini.
Per
A.I.L. sez. Taranto Onlus – Altamarea - Ammalati cronici ed immunitari Cittadinanzattiva/Tribunale del malato Taranto - Comitato Vigiliamo per la discarica Donne per Taranto - Fondo antidiossina Taranto Onlus - Impatto zero - Mondomare Italia Nostra sez. Taranto – Peacelink - WWF Sez. Taranto
il Presidente di AIL sez di Taranto Onlus
Paola D’Andria

"Ex" operai...
martedì 10 aprile 2012
Ma cosa ha fatto Conversano in questi decenni?
Il nodo ambientale da Monti
di MIMMO MAZZA
«Il nostro parere è che sulla situazione sanitaria e sul nesso tra ambiente e salute a Taranto si è appena cominciato e sarà indispensabile continuare ad approfondire molti dei temi, soprattutto per i problemi legati alla salute riproduttive e alla salute nell’infanzia». A sostenerlo sono i tre periti medico-epidemiologici incaricati dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco di verificare se esiste un legame tra le emissioni dello stabilimento siderurgico dell’Ilva e lo stato di salute della popolazione tarantina.
Leggendo le 121 pagine del verbale dell’udienza dello scorso 30 marzo, nel corso della quale il professor Annibale Biggeri, docente ordinario all'università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, la professoressa Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma, hanno risposto ai quesiti delle parti, sono diversi gli ulteriori spunti di novità che emergono dal lavoro dei professionisti che hanno lasciato agli atti un elaborato di 282 pagine, divenuto prova nelle mani della Procura a cui il giudice ha riconsegnato tutti gli atti, dichiarando chiuso l’incidente probatorio.
I tre periti non si sono «limitati» ad esporre il loro lavoro, che pure certifica il nesso di casualità tra emissioni e malattie, ma hanno anche indicato alcuni degli interventi adottabili per migliorare la situazione. «A Taranto c’è un problema sanitario di indubbia compromissione dello stato di salute della sua popolazione - ha detto il professor Forastiere - rispetto alla popolazione regionale. C’è un problema di programmi di prevenzione su alcuni fattori di rischio più importanti che ovviamente sono a carico del sistema sanitario nazionale e dovrebbero essere fatti dal sistema sanitario nazionale, quindi tutti i provvedimenti di prevenzione primaria dovrebbero avere una accelerazione importante. Tutto questo ovviamente accanto ai temi di risanamento ambientale che sono una delle componenti che deve essere aggredita in maniere importante. È ovvio - ha proseguito il perito - che il servizio sanitario nazionale possiede gli strumenti per l’intervento, non è un problema della magistratura, è un problema del sistema stesso e quindi il sistema stesso è chiamato agli interventi di conoscenza della situazione, perché questo vorrei fosse chiaro, anche noi ci siamo meravigliati del fatto che l’inda - gine epidemiologica è scaturita per indicazione della magistratura e non per indicazione del sistema generale e delle istituzioni».
Secondo il professor Forastiere, «Taranto tra il 1995 e il 2002 ha registrato un aumento della mortalità tra il 7 e il 9%, per i tumori tra il 13 e il 15%, nello specifico esiste una più alta mortalità per i tumori polmonari con un 19% in più per tumore alla pleura, per malattie del sistema cardio-circolatorio, malattie ischemiche, malattie dell’apparato respiratorio e malattie respiratorie acute. Il quadro testimonia una più alta mortalità per i cittadini di Taranto e Statte sia negli uomini che nelle donne. Il dato che, in qualche modo, ha fatto ritenere preoccupante la situazione di Taranto è la mortalità infantile che vede, in questo periodo, un eccesso di mortalità del 18% specialmente per le condizioni morbose di carattere perinatale, che sono sostanzialmente le malattie respiratorie acute al di sotto dell’anno di età, ma anche nello specifico la mortalità per tutti i tumori nei bambini. Ora la mortalità per tumore, per fortuna, sta diventando un evento raro grazie alle terapie che sono in corso. Negli annni successivi, la situazione non è cambiata, con un aumento di mortalità. Una situazione di compromissione che permane per le condizioni al di sotto dell’anno di età (la mortalità infantile) mentre si è ridotta, per fortuna, la moralità per tumori grazie anche probabilmente alle terapie che sono in corso».
I periti hanno incrociato i dati dell’Ar - pa, del suo sistema di monitoraggio, rilevando differenze sostanziali nell’inquinamento da polveri tra i diversi punti della città. «Tra il quartiere Tamburi e gli altri quartieri di Taranto - ha detto il professor Forastiere - esiste sulla base delle centraline, un differenziale che va tra gli 8 e i 12 microgrammi al metro cubo come media nel periodo 2004-2010».
Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva, 52 anni, presidente dell’Ilva dal 20 2010, Luigi Capogrosso, 55 anni, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, 41 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, 42 anni, capo area del reparto Agglomerato. Sarà ora la Procura a rassegnare le proprie conclusioni sia in ordine a provvedimenti cautelari - stante i reati di pericolo ipotizzati e la permanenza degli stessi autorevolmente certificata dalle oltre 800 pagine delle due perizie depositate nella cancelleria del gip - che alla chiusura delle indagini preliminari. (GdM)









