lunedì 30 agosto 2010

Stefàno è ancora al mare?

Risarcimento danni dall’Ilva: scatta il conto alla rovescia

Sarà che il sole d’agosto spacca le molecole come qualcuno beffardamente ci ricorda in questi giorni, fatto sta che mancano 55 giorni alla prescrizione dell’azione risarcitoria nei confronti dell’Ilva sulla base della condanna comminata dalla Cassazione nel 2005, tra l’altro – come tutti sapranno – una condanna definitiva.
Ora anche qui il cittadino di Taranto è ben informato sulla vicenda si è espresso per ben due volte il Consiglio comunale di Taranto che ha impegnato il sindaco Stefàno a dar corso, attraverso un’azione legale, all’interruzione dei termini di prescrizione e, in buona sostanza, chiedere un bel gruzzolo all’Ilva, danaro che servirebbe, e non poco, a far rifiatare le magrissime casse dell’ente civico, seppur non restituirebbe aria limpida, giardini più verdi, case meno sporche e soprattutto polmoni più puliti.
E’ trascorso qualche mese, il sindaco Stefàno, spesso sollecitato all’uopo, si è rimesso, a suo dire, nelle mani dell’avvocatura, ma finora – fino a prova contraria – nulla è accaduto.
I giorni trascorrono inesorabilmente: l’Ilva ammorba ugualmente l’aria, la Procura indaga sulle emissioni, l’Arpa elabora dati inquietanti sul benzo(a)pirene ritenuti però non veritieri dai dirigenti dello stabilimento siderurgico, gli ambientalisti (ma non solo) non mollano, Riva dichiara di possedere un impianto Euro 5 (!), il fronte delle imprese e qualche sindacato attaccano il Comitato referendario sulla chiusura della stessa Ilva, la maggior parte dei politici di calibro glissano sull’argomento.
Insomma, nulla cambia. Sarà la canicola? Saranno le giuste ferie per quanti servono la città durante l’anno e adesso osservano la pausa? O c’è qualcos’altro? Non vogliamo essere maligni, per carità. Pensiamo positivo e mettiamola così: a settembre, da buon tutore della salute pubblica, il nostro primo cittadino impugnerà carta e penna e, con l’avallo dell’avvocatura, chiederà l’interruzione dei termini prescrittivi, dando scacco al gruppo Riva. Con buona pace di tutti coloro i quali tendono a denigrare il lavoro della nostra brava Amministrazione.
Anzi, noi come TarantOggi, cari lettori, vi diamo una mano: da oggi scatta il ‘conto alla rovescia’ fino al giorno in cui scadranno i termini della prescrizione. Così potrete tenere a mente, semmai nel frattempo vi sfuggisse, che c’è un appuntamento importante che il nostro sindaco Stefàno non può saltare. Sapete com’è, magari potrebbe capitare che Stefàno possa restare ingarbugliato nelle beghe della sua maggioranza politica, oppure far fronte alle emergenze economiche e sociali del territorio, o forse seguire le mirabilie dell’Amiu, e che quindi non abbia il tempo di seguire questa storia: noi proviamo a ricordarglielo, che ne dite?

Marcello Di Noi, direttore@tarantoggi.it

sabato 14 agosto 2010

La città che puzza!

Taranto, c'è puzza di gas Allarme e paura in città

Il timore di una fuga di gas nocivo dalla zona industriale ha diffuso ieri molta preoccupazione tra i cittadini del borgo. Per tutta la mattinata si è sentito un forte odore nelle vie del centro cittadino, in particolare in via Berardi, via Oberdan, via Dante e nella centralissima via Di Palma. I cittadini hanno segnalato immediatamente la puzza a vigili del fuoco, polizia, carabinieri e anche alle redazioni giornalistiche. È stata allertata l’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale che ha effettuato una serie di rilievi al fine di accertare se si fosse in presenza o meno di una fuga di gas dagli impianti della zona industriale. I risultati dei rilievi effettuati saranno resi noti nei prossimi giorni.
Dalle prime voci raccolte sembra si debba escludere un legame diretto alle attività delle industrie, ma la cosa sarà accertata nei prossimi giorni. Anche in internet, sul popolare social network Facebook, la notizia è corsa rapidamente. I commenti erano improntati alla massima preoccupazione proprio perché le telefonate alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco denunciavano, oltre all’odore di gas, anche situazioni di malessere. legate alla puzza persistente.
Non è il primo caso a Taranto. Anzi, a partire dagli inizi dell’anno ci sono state ripetute segnalazioni sia alle forze dell’ordine, sia ai vigili del fuoco, sia agli organi di vigilanza. In molte circostanze si è parlato di generica fuga di gas senza, però, venire a capo di nulla. Senza cioè capire fino in fondo se si trattava realmente del cattivo funzionamento di qualche impianto industriale o se il cattivo odore fosse da ascrivere ad altre caus e. La questione non è irrilevante, specie perché da tempo i tarantini invocano il moniotraggio continuo, 24 ore su 24, delle emissioni industriali per comprendere scientificamente, e dati alla mano, la reale entità dell’inquinamento e il peso che esso ha sulla città.
Fino ad ora, però, non è stato possibile coronare quello che rimane un «sogno» e così tutto è rimasto nel limbo delle ipotesi o è stato affidato alal buona volontà e alal coscienza delle eco-sentinelle i cittadini che, soprattutto attraverso i social network come Facebook, hanno diffuso immagini e video relativi a episodi di cattivo funzionamento degli impianti industriali e alle conseguenti emissioni inquinanti. Così resta la puzza di gas, ancora «misteriosa» a segnare la cronaca della vigilia di Ferragosto. Sarebbe stato bello parlare, una volta tanto, di un caso rapidamente accertato o, forse, sarebbe meglio dire «svelato ». Non sarà il giallo dell’estate da leggere sotto l’ombrellone. Ma un po’ gli somiglia.

giovedì 12 agosto 2010

Cloro rosso murato!

L’«Odissea» del Cloro rosso e i locali dell’ex scuola murati per bloccare inquilini abusivi
IL FATTO: FINO A GIUGNO HANNO OSPITATO I RAGAZZI DEL CENTRO SOCIALE CHE RESTANO SENZA UNA SEDE

• Il Comune mura porte e finestre dell’ex scuola «Martellotta», per due anni sede del centro sociale «Cloro rosso». La sorpresa ieri mattina, quando una squadra di operai ha provveduto a trasportare blocchi di tufo necessari a chiudere gli accessi. Da Palazzo di città fanno sapere che l’operazione aveva un obiettivo preciso: impedire ad alcune famiglie di continuare a occupare abusivamente l’edificio lasciato vuoto dai ragazzi del centro soc i a l e. Fonti del Comune confermano che non ci sono altri significati di tipo «politico» dietro il blitz riconducibili alla presenza, fino allo scorso giugno, del centro sociale «Cloro rosso». Il programma, quindi, non muta di una virgola: a settembre prenderanno il via i lavori di ristrutturazione dell’ex scuola «Martellotta» e dovrebbe poi indirsi il bando di gara destinato ad assegnare i locali. Per i ragazzi del «Cloro rosso», da giugno senza una sede e temporaneamente ospitati dal Palafiom grazie a un accordo con il sindacato dei metalmeccanici, quello di ieri è l’ultimo atto di una odissea. L’exit strategy messa in campo dal Comune perché lasciassero i locali della scuola «Martellotta» non è stata priva di «contraddizioni». Su tutte l’ipo - tesi, poi naufragata, di ospitarli al quartiere Paolo VI, nei locali del cinema «Mignon». In mezzo una trattativa con il sindaco Stefàno e una mediazione dell’assessore regionale alle Politiche sociali Ni cola Fratoianni. Il risultato di questo gioco a somma zero è stato l’abbandono civile, senza proteste, dell’edificio che ospitava la scuola «Martellotta» da parte dei ragazzi del centro sociale. E il loro nuovo status : quasi fuggiaschi, quasi stranieri in patria, esuli nella temporanea dimora al Palafiom. A settembre riprenderà la «partita». Il Comune dovrà far rispettare la legalità. Se questo è fuori discussione, altrettanto legittima appare l’aspirazione dei ragazzi del «Cloro rosso» di rientrare alla scuola «Martellotta» pronti a farlo, come ribadito più volte, anche dividendo gli spazi con altre associazioni. Quei giovani hanno conquistato il diritto a essere «attori sociali» per un motivo importante e senza precedenti a Taranto. Il cartellone di iniziative denominato «Estaboom» - da loro messo a punto insieme ad altre associazioni tra dibattiti sul destino di Taranto, spettacoli, recupero culturale della città vecchia - ha dimostrato come all’assenza improvvisa di riferimenti, allo «straniamento» e all’essere «stranieri» si possa reagire con l’unica, vera, grande, arma a disposizione: la cultura. E come la cultura possa aiutare - anche nella battaglia per la legalità - a riappropriarsi di una città. Ora i ragazzi del «Cloro rosso» abitano Taranto. Giusto sarebbe farli abitare a Taranto. Far abitare il loro sogno di una cultura che unisce, che include e non esclude. Che costruisce ponti, non muri. Che chiama. Come il mare. [fulvio colucci - GdM]

martedì 10 agosto 2010

Controreplica a Pirro

SENZA INTERVENTI "VISIONARI" SARANNO GUAI PER TUTTI, SOPRATTUTTO PER I PIU' DEBOLI

Nel pieno delle ferie è impossibile concertare risposte a più mani, ma nel contempo non può restare priva di commenti la replica del prof. Federico Pirro, pubblicata sul Corriere del Giorno del 7 agosto 2010, all'intervento di AltaMarea del 4 agosto firmato dai cinque coordinatori di AltaMarea tra i quali ci sono anch'io. Intervengo da solo, assumendomene la responsabilità pur consapevole del comune sentire.
La replica del prof. Federico Pirro è deludente anche se ampiamente prevista. AltaMarea gli ha ricordato le "sfide", non raccolte, al confronto diretto: a) sulle "osservazioni del pubblico" alla domanda di Ilva per l'AIA (osservazioni che all'Ilva sono costate, finora, due anni di preoccupazioni e alcuni milioni di bite per sostituzioni/integrazioni di cose sbagliate o omesse originariamente, sostituzioni/integrazioni che sono la causa vera del ritardo della conclusione del procedimento di rilascio o negazione dell'AIA); b) sul preteso "piano di ambientalizzazione" e relativi costi, in realtà infarciti di voci che dalla vera ambientalizzazione sono lontane mille miglia; c) sulla possibilità concreta di abbattere le emissioni di diossina, a lungo ritenuta irrealizzabile da Ilva, con il soccorso rosa del ministro Prestigiacomo, e poi riconosciuta fattibile, abbastanza alla svelta e senza costi stratosferici. Su tali "sfide" il prof. Pirro non ha proferito verbo, come se non avesse capito che in quelle "sfide" c'era e c'è l'essenza dell'azione di AltaMarea, comunque fosse denominata dal 2007 ad oggi.
Al prof. Pirro AltaMarea ha poi posto 12 (dicasi dodici) domande. Egli ha risposto parzialmente ad una domanda, in maniera errata ad altre due domande e non ha risposto affatto alle altre nove domande. In compenso, ha cercato di dare dignità a quello che comunemente viene chiamato "ricatto occupazionale". A parti invertite, i 5 aspiranti professorini di AltaMarea avrebbero bocciato lo stagionato studente fuoricorso e lo avrebbero invitato ad approfondire lo studio della materia o a cambiare il suo piano di studi.
Fuor di metafora, si desidera altresì ricordare al prof. Pirro che le "bacchettate" agli imprenditori locali le ha date proprio lui, tanto che AltaMarea gli ha chiesto: "Come fa (Pirro, non AltaMarea) ad ignorare le grandi difficoltà che incontrano in loco anche avventurosi imprenditori non tarantini? Ovviamente come quelle degli imprenditori tarantini. Quanto poi ai patemi d'animo procurati dal temutissimo referendum, si invita il prof. Pirro, Ilva, Confindustria e Sindacati ad esaminare (sul sito del Ministero dell'ambiente e nelle collezioni di gran parte della stampa locale) tutto quello che AltaMarea (comunque denominata) ha prodotto dal 2007 in poi. Forse capirebbero che la stella polare di AltaMarea è stata quella di pressare le Istituzioni per far fare ad Ilva quello che Ilva non faceva, nella speranza che non si dovesse aspettare sempre e solo la Magistratura, i cui tempi, è arcinoto, giocano spesso a favore di chi non vuol fare, penalizzando così chi vorrebbe ottenere correzioni di rotta e risultati immediati. Ilva, Confindustria, Sindacati ed anche F. Pirro dovrebbero fare mea culpa, per avere tirato troppo la corda o per averla ignorata del tutto. Come se non fosse abbastanza prevedibile che, esacerbati dall'indifferenza e dall'insufficienza di risposte positive, saltassero fuori alcuni e tentassero di percorrere altre strade. Se in Ilva, Confindustria, Sindacati e F. Pirro non si sentono queste cose, non è questione di Amplifon ma del detto popolare "il migliore sordo è colui che non vuole sentire".
Da un professore di storia dell'industria ci si aspetterebbe qualcosa di più di una semplice strenua difesa dell'esistente, per giunta ritenuto immodificabile.
In AltaMarea si ritiene che l'incalzante evoluzione dei Paesi occidentali indichi che il ciclo integrale dello stabilimento Ilva di Taranto è destinato a subire le sorti dettate dal mercato mondiale e dalla impossibilità/incapacità di ottenere utili dalla gestione di megaimpianti e megastrutture resi ecocompatibili, incapaci, cioè, di provocare danni all'ambiente e alla salute dei cittadini e degli stessi lavoratori colà impegnati. E quando sarà il momento, la proprietà privata, legittimamente, baderà solo al proprio tornaconto, al di là della decantata "responsabilità sociale"; mentre, senza adeguati interventi "visionari" a cui mettere mano da subito, le Istituzioni e i cittadini, parimenti impreparati, assisteranno impotenti al disastro e saranno dolori per tutti, ma soprattutto per i più deboli. Nel frattempo, senza provvedimenti costosi ma efficaci, l'inquinamento industriale continuerà a mietere vittime a Taranto e dintorni, in misura incomparabilmente maggiore di quello che potranno fare il traffico stradale e gli impianti di riscaldamento.
Biagio De Marzo del coordinamento di AltaMarea.

venerdì 6 agosto 2010

Cerano, un concerto inquinante

La sentiamo respirare. Il suo affanno umido scandisce la nostra vita e mette paura. Il suo alito pesante e acre ci graffia il collo mentre si insinua pericoloso nei nostri polmoni. Sto parlando della Centrale Termoelettrica “Federico II” che sorge a Cerano in provincia di Brindisi, che si nutre di almeno 8 milioni di tonnellate l’anno di carbone, producendo una grande quantità di energia, di lutto e di dolori.
E’ possibile ammirare l’ecomostro da diverse angolazioni, anche quando si esce in barca nel porto di Brindisi. Il mare è bellissimo: da un lato si scorgono i palazzi storici della città e dall’altra parte, seguendo con lo sguardo la costa, quando questa man mano diventa una sottile lingua secca di terra, compare Lei, la “fabbrica di Cerano”, come la chiamiamo noi del posto. È lì, immobile. Sembra quasi un disegno.
Da piccola, guardavo incuriosita quella ciminiera bianca e rossa. Mi incuriosiva la sua immobilità e quell’atmosfera irreale che la circondava, sembrava un mondo incantato. Non mi spiegavo cosa fosse quello sbuffo giallognolo-grigiastro disegnato proprio in cima alla ciminiera. Un pennacchio che non si muoveva nemmeno se c’era vento e non mi spiegavo da dove provenisse quella leggera foschia che avvolgeva perennemente tutto quel misterioso paesaggio. Non sapevo che quella specie di sigaretta colorata, sarebbe stata, a distanza di anni, la condanna a morte di tanti uomini e di tante donne. A Brindisi (come a Lecce e a Taranto) è facilissimo ammalarsi e riscontri scientifici inoppugnabili evidenziano il triste primato salentino a proposito dell’incidenza da primato delle neoplasie certificate dal Registro tumori.
Enel, che si presenta come “un’azienda attenta al territorio, offrendo occasioni socio-culturali aperte al grande pubblico”, ha organizzato per domani, 7 agosto, proprio all’interno della Centrale Termoelettrica Federico II, un concerto con Simone Cristicchi e Irene Grandi dal titolo “Eventi Culturali”. Cristicchi, spinto da un’etica ecologista e dalle sollecitazioni degli ambientalisti, ha revocato la sua partecipazione al concerto; Irene Grandi, invece, ci sarà e sarà affiancata dalla signora della musica italiana, Patty Pravo (che sarà lì, triste ma vero, per sostituire Cristicchi).
ItaliaNostra onlus subito dopo aver saputo del concerto, ha presentato una diffida al Prefetto di Brindisi, denunciando Enel di voler rappresentare una manifestazione canora in un’area non idonea e anzi pericolosa (*). Io, domani, al concerto ci sarò, insieme a tanti altri, armata di mascherina anti smog e fischietto, e non certo per ascoltare musica! I miei polmoni, una volta tanto, complice il fischietto, restituiranno ad Enel tutto il male, tutto il veleno e tutto il carbone che, giorno dopo giorno, si impossessa delle nostre vite. Saremo lì per far sapere che nessuno, tanto meno Enel, comprerà la nostra complicità, organizzando una bella serata e facendoci ascoltare un po’ di bella musica.
(Paola Attanasio)

mercoledì 4 agosto 2010

IL SOGNO PER LA TARANTO DI DOMANI

Una replica costruttiva:

Il prof. Federico Pirro, nella sua riflessione pubblicata sul Corriere del Giorno del 2 agosto con il titolo “Il dopo dell’acciaio? Un percorso difficile”, anziché provare a delineare la sua visione della Taranto di domani, impartisce, ex catedra, la sua solita lezioncina sulla fortuna di cui questi ingrati tarantini godono per la presenza sul territorio di “mamma Ilva” che a tutto pensa e tutto fa per il bene di tutti. E questa litania si ripete, per puro caso, ogni volta che quella grande azienda avverte il fiato sul collo della Magistratura e del movimento cittadino nelle sue varie articolazioni. L’esimio cattedratico, memore delle giovanili indefettibili convinzioni che rifiutavano qualsiasi dissenso ed ormai aduso ad esercitare il ruolo del sapiente nei confronti di studenti ignoranti e silenti, si esibisce in consigli e riflessioni a senso unico. Su essi evita accuratamente il confronto pubblico diretto con chi lo contrasterebbe con dati ed argomentazioni ragionevoli. Lo fece all’epoca delle osservazioni del pubblico sulla domanda di AIA da parte di Ilva, del sedicente piano di ambientalizzazione, dell’abbattimento della diossina, ecc. Eviterà anche questa volta, per cui gli facciamo alcune domande dalle colonne del quotidiano che ha ospitato la sua riflessione.
Saltiamo a piè pari tutti i discorsi sulle sofferenze e sui lutti che l’inquinamento ambientale di origine industriale provoca nella popolazione ionica: sembrano non interessargli, emulo, in questo, del management delle industrie presenti nell’area di Taranto per il quale tali mali sono inesistenti. Sul tema gli suggeriamo soltanto di leggere i reportage di questi giorni sulle “mamme dei Tamburi e sui loro bambini” e l’articolo dal titolo “Vendola, i bambini aspettano ancora” di Luisa Campatelli, direttore del Corriere del Giorno, pubblicato il 29 luglio.
Ci avventuriamo, così, nel freddo sentiero dell’economia e delle relazioni industriali. Il prof. Pirro ha un passato di dirigente d’azienda locale e un presente di interlocutore e consulente di aziende o di organizzazioni datoriali? Se è così, non avverte nessuna corresponsabilità per i miseri risultati che la sua opera ottiene nella classe imprenditoriale che sembra non ascoltare i suoi consigli? Come fa a mettere in campo i modesti numeri della ex Belleli e della Borsci di S. Marzano mentre si parla degli immensi numeri di Ilva, ENI, ecc.? Come fa ad ignorare le grandi difficoltà che incontrano in loco anche avventurosi imprenditori non tarantini? Come fa a non capire che il rinnovo del contratto per i lavoratori Ilva, proprio in questi giorni dopo un lungo tira e molla, è una mossa nella scacchiera delle azioni che guardano al prossimo referendum su Ilva? Saprebbe spiegare perché Ilva e Sindacati hanno tanta paura di un referendum che è solo consultivo, solo emotivo e non ha nessun effetto pratico? Come d’altro canto è accaduto a referendum abrogativi nazionali vinti ma che, in realtà hanno lasciato le cose come stavano prima del referendum. Perché non dice che la chiusura dell’area a caldo o comunque il drastico ridimensionamento dell’Ilva “siderurgica” di Taranto sarà deciso dal mercato e da Riva quando lo riterrà conveniente per il Gruppo, mentre per la salute dei cittadini sarebbe necessario farlo subito? Lo sa che gli Svedesi, i più importanti produttori di acciai di qualità, hanno rinunciato da una ventina di anni all’area a caldo, lasciandola ai Paesi in via di sviluppo? Pensa sul serio che la “Taranto siderurgica” potrà reggere ancora a lungo la concorrenza di un costo del lavoro di poche centinaia di euro al mese in Brasile, India, Cina, Corea o anche Croazia? Con l’aggiunta degli investimenti richiesti da impianti che, quale più, quale meno, hanno 50 anni? E con quelli richiesti da sempre più stringenti norme di sicurezza e di salute dei lavoratori? Faccio solo un esempio: per quanto tempo in fabbrica i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali tollereranno che nell’atmosfera in azienda ci siano livelli di benzo(a)pirene tanto elevati che quello che arriva all’esterno dello stabilimento è tre volte il valore normato?
In definitiva, sorprende, in uno studioso e nell’intera classe dirigente locale e nazionale, la sottovalutazione sia della più che probabile evoluzione del mercato dell’acciaio che avrà pesantissimi riflessi su Taranto, sia del problema ambientale e quello della bonifica a Taranto la cui soluzione è preliminare e ineludibile per qualunque ipotesi di sviluppo ecocompatibile per agricoltura, turismo, industria e commercio. Manca, infine, soprattutto la "visione della Taranto tra 5 - 10 anni", sulla quale impostare progetti, iniziative. Il "Renzo Piano" della Taranto del futuro non potrà ignorare che in questo Paese non c'è una politica industriale, che la Comunità Europea vieterà qualunque aiuto di Stato ad aziende private che operano in concorrenza con altre imprese europee, che le leggi europee su ambiente e sicurezza diventeranno sempre più stringenti (Taranto non potrà restare a lungo "colonia extra europea"). Senza un "sogno" che veda i tarantini come protagonisti diretti, mettendo in campo risorse ed impegno, dovremo giocoforza rassegnarci a vedere tutta Taranto trasformata in qualcosa di molto simile all'ex yard Belleli. Una decina di anni fa si era scatenata la corsa all'Eldorado: Gavio, Marcegaglia e "capitani coraggiosi" locali a farsi una guerra feroce per chi dovesse impossessarsi di quell'area. Dopo quasi 10 anni quello ex yard è l'esempio lampante di come si trasforma una grande opportunità in un desolante cimitero. Pittsburg, Bilbao, Valencia, Hamilton (città in situazioni analoghe a quelle di Taranto) sono esempi di "sogno" divenuto realtà. Il movimento cittadino sta cercando di far partire dal basso il disegno di un “sogno tarantino”.

Altamarea, Taranto 3 agosto 2010

Benzoapirene: ci vuole chiarezza!

100803 Precisazioni Sul Benzoapirene Def

Fame di creatività... soddisfatta!!

Una line-up di street-artists – Blu, Erica il cane, JR, Os Gemeos, Dalek, per citarne alcuni – da far invidia ai più importanti eventi di arte contemporanea, tutti al lavoro tra i vicoli e palazzi di un piccolo centro in provincia di Taranto, Grottaglie, per la terza edizione del Fame Festival (si può leggere sia all’inglese che all’italiana e noi preferiamo la seconda), organizzato da Studiocromie.

Gli artisti sono già all’opera da un po’ e sul sito si possono seguire le loro gesta, vedere le opere che man mano iniziano a prendere vita sui muri della città e leggere di come gli abitanti reagiscano a questa pacifica e colorata invasione, tra luculliane mangiate, gente felice di vedere il remake fatto alle loro case, altri un po’ meno.

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Città vecchia multilivello

"DEMOCRAZIA SCONFINATA"

Proiezione di "DEMOCRAZIA SCONFINATA" (52’)
Villa Peripato, Taranto
5 agosto 2010 - ore 20.00
Autori: Ornella Bellucci, Danilo Licciardello

Nella grande industria italiana esistevano ed esistono veri e propri reparti confino. Sono officine fittizie, spesso lontane dal cuore produttivo degli stabilimenti. Le imprese – ci occupiamo di Fiat e Riva – ciclicamente vi trasferiscono lavoratrici e lavoratori scomodi. Perché insubordinati, perché iscritti al sindacato, perché invalidi.
Attraversiamo le Officine Sussidiarie Ricambi Fiat di Torino, il polo tecnologico di Nola (appendice Fiat di Pomigliano d’Arco) e la palazzina LAF dell’Ilva di Taranto. In questi “non luoghi” anche la democrazia appare sospesa.
Sullo sfondo i mali che affliggono il lavoro in fabbrica: l’aumento dei ritmi di produzione (con il pesante carico di infortuni e morti), le malattie professionali, l’inquinamento ambientale. Tra gli intervistati, Bianca Guidetti Serra, Otello Pacifico, Raffaele Guariniello, Francesco Sebastio, Aris Accornero, Roberto Nistri, Gian Giacomo Migone, Marisa Lieti, Gabriele Polo. Presta la voce agli operai delle OSR Fabrizio Gifuni.

martedì 3 agosto 2010

Notte dei Briganti 2010


83 assemblee aperte al pubblico, gli “Itinerari informativi” che hanno dato vita a 6 dibattiti pubblici con numerosissimi partecipanti, 20 comunicati stampa, 43 post pubblicati nei siti e blog, 12 incontri nei piani tematici di zona: l'Associazione Sud in Movimento, dopo un anno di lavoro, “si fa la festa”!
L'8 agosto 2010 presso il castello Episcopio di Grottaglie “La Notte dei Briganti” arriverà alla sua V edizione, tenendo fede a quello che è l'appuntamento annuale delle Associazioni e dei Comitati del territorio in questo ultimo lustro.
Oltre agli appuntamenti ed iniziative grottagliesi, l'associazione non ha potuto fare a meno di seguire con preoccupazione le scelte del Governo italiano che ha avviato tutte le procedure per la privatizzazione dell'acqua.
Il Sud In Movimento, coordinato con il Forum dei Movimenti dell'Acqua regionale e nazionale,è diventato comitato promotore del Referendum in Difesa dell'Acqua Pubblica.
La raccolta di firme a Grottaglie, supportata anche da altre associazioni e partiti, ha permesso a più di 800 cittadini di esprimere parere contrario alla liberalizzazione del marcato dell'acqua.
“Difendiamo l'Acqua pubblica” non è solo uno slogan, ma la paradossale rivendicazione del Bene Comune per antonomasia; Questo l'argomento centrale della V edizione de “La Notte dei Briganti”.
Alle ore 17:30, come ogni anno, avrà inizio l'assemblea dei Comitati e delle Associazioni provenienti da tutto il territorio regionale. L'assemblea sarà coordinata insieme al Forum Regionale dei Movimenti dell'Acqua Pugliese e verterà nello specifico sul tema: “Dal referendum alla ripubblicizzazione dell'Acquedotto Pubblico Pugliese”.
L'assemblea sarà aperta a chiunque avrà voglia di partecipare, graditi saranno gli interventi e le domande atte a stimolare la discussione, all'esito verrà redatto un documento condiviso, che come ogni anno, rappresenterà per tutti i movimenti che vi partecipano,un punto fermo sull'argomento ed anche un punto di partenze per le strategie comuni da intraprendere.
A far ballare e divertire quanti decideranno di partecipare ad una delle serate più attese nel panorama culturale grottagliese, e non solo, saranno: I Bravi, giovanissima rock band grottagliese, l'infuocato ritmo tarantato Dei Briganti di Terra d'Otranto e l'alternativo rock underground dei Teeneger Riot.
La magia degli Acrobati, Trampolieri, Burattinai, la maestranza mista alla fantasia degli Artigiani, l'incontenibile ecletticità di Pittori, Fotografi, Scultori e la presenza di ogni singola persona che parteciperà, trasformeranno una calda notte di inizio Agosto ne ..”LA NOTTE DEI BRIGANTI” (notte dei briganti)

domenica 1 agosto 2010

L'inquinamento in numeri


I nuovi dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sull’inquinamento dell’Ilva , aggiornati al 2007-08 e pubblicati sabato scorso in esclusiva da TarantOggi. Valori che verranno inseriti nel Registro Europeo E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register). In poche parole, quello che in molti non vorrebbero farvi sapere.
DEFINIZIONE VALORE SOGLIA: E' un limite indicativo definito dall'Unione Europea in funzione dell'attività produttiva e della grandezza della singola industria analizzata. Non rappresentano, per ora, un limite di legge.
PS: Per correttezza d'informazione, il valore soglia del biossido di carbonio (CO2) non è 1000 t/anno, come riportato in tabella (errore di battitura), bensì 100.000 t/anno .


L’inquinamento dell’Ilva non si può cancellare

Due settimane fa, pubblicammo i dati “ISPRA” (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) relativi alle emissioni inquinanti nell’aria dell’Ilva S.p.A. Oggi, come promesso giorni fa, torniamo a riproporvi la stessa tabella, ma aggiornata con i dati relativi anche alle emissioni nelle acque.
Ricordiamo che i dati oggi in nostro possesso, sono i risultati di un lungo e proficuo carteggio avvenuto tra il comitato “Taranto libera” e appunto l’“ISPRA”. Dati che a tutt’oggi però, ancora non compaiono nel registro europeo E-PRTR on-line. Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa, a prescindere dalla loro attività e grandezza.
Come si può notare scorrendo i dati riportati in tabella, anche i dati relativi ad alcune sostanze (non tutte) confermano la presenza di notevoli quantitativi di inquinanti non solo nell’aria, ma anche nell’acqua (scarichi in mare).
Tra le altre cose, si resta quanto meno stupiti nel notare, ad esempio, l’assenza del dato relativo al mercurio e al cadmio. Per alcuni composti invece (ad esempio gli IPA) si può osservare (per motivi a noi ignoti) si nota una riduzione dei valori di emissione nell’arco di un solo anno, passando dal 2007 al 2008.
Questo però non deve assolutamente trarre in inganno nessuno: tali valori infatti, si discostano comunque in maniera notevole dal valore soglia, che ricordiamo non rappresentare, purtroppo ancora oggi, un limite decretato per legge, aiutato anche dal fatto che, a differenza di quelle europee, le normative a riguardo in Italia sono tutt’altro rigorose.
I valori soglia rappresentano comunque un limite importante: si tratta di un “filtro” stabilito a livello europeo per raccogliere i contributi più rilevanti all’inquinamento industriale. Le soglie delle emissioni infatti, sono state pensate per censire le sorgenti di dimensioni maggiori, responsabili (nel loro complesso a livello europeo) di circa il90% delle emissioni dell’industria europea.
Il valore soglia è la capacità relazionabile al massimo inquinamento potenziale in base alla capacità produttiva.
Tornando in Italia, precisamente a Taranto, tutti questi ragionamenti si vanno a far benedire. Perché così come per i dati dell’aria, anche per quelli dell’acqua siamo presenti a dati eloquenti, che parlano da soli.
Parliamo di numeri ufficiali, incontestabili: che riportano fedelmente la reale situazione dell’inquinamento provocato dall’Ilva, il più grande siderurgico d’Europa, che negli ultimi tempi ha iniziato una campagna pubblicitaria, condita da un’infinità di dati e investimenti pubblicizzati con l’aiuto della stampa e delle televisioni locali (eccezion fatta per “TarantOggi” che ha deciso di restare un giornale libero e per questo non degno di essere invitato nemmeno ad una conferenza stampa come quella di mercoledì scorso nel siderurgico: tanto meglio per noi).
E il commento del comitato “Taranto libera” è alquanto amaro in tal senso: “Se in 15 anni l’Ilva ha davvero speso 1 miliardo di euro per la tutela dell’ambiente come sostiene, è evidente che questi interventi si sono rivelati inefficaci. Inoltre, qualunque intervento previsto dall’azienda e finalizzato all’applicazione delle Migliori Tecnologie Disponibili, non potrà mai avere una resa pari al 100%, data l’obsolescenza degli impianti preesistenti”.
Inoltre è giusto ricordare che, interventi fatti passare come innovazioni e passi in avanti per migliorare gli impianti, in realtà altro non furono che “prove di fattibilità” per capire come e quanto potessero essere utili alla causa. Due esempi per tutti: l’impianto Urea e quello di depolverazione. Come ricorda giustamente “Taranto libera” “lo stesso CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) nel marzo 2009 presentava il progetto relativo all’impianto all’urea come uno studio riguardante la verifica di fattibilità dell’impianto stesso e non come un impianto che avrebbe con sicurezza garantito un abbattimento delle emissioni di diossine. Lo stesso impianto di depolverazione è in fase di sperimentazione”.
L’Ilva però, sin dallo scorso novembre, parla un’altra lingua. Che sa di autorefenzialità, che racconta di un mondo che non esiste, se non nei pensieri, o forse sarebbe meglio dire nei sogni, dei vertici aziendali e di chi, ancora oggi, non lesina di porgere l’altra guancia al mostro che divora, ogni giorno sempre più, il futuro della nostra città.
E’ sempre “Taranto libera” a riportarci alla realtà: “A distanza di appena un anno dall’installazione dell’impianto Urea e a pochi mesi dall’impianto di depolverazione, l’Ilva sostiene che c’è stata di fatto una riduzione del 90% del valore delle diossine, emissioni misurate non attraverso un campionamento in continuo (prelievo 24h/24h), ma mediante un monitoraggio (semestrale) articolato in tre misure effettuate in giorni consecutivi con campionamenti di 8 ore (diurne) ciascuna. Quale garanzia sull’effettivo mantenimento del valore di legge nell’arco di un intero anno?”
Come detto, ciò che più sconcerta, è che l’Ilva riporta un’infinità di dati che sono tutt’altro che riscontrabili. Aiutata anche da una legge anti-diossina che, giorno dopo giorno, sembra fatta ad hoc per permetterle di affermare questo.
Se poi ciò corrisponde alla realtà, non è facilmente documentabile. “L’Ilva ha dichiarato – continua “Taranto libera” - che i nuovi interventi previsti per l’anno 2010 dovrebbero portare ad una riduzione del 50% del benzo(a)pirene e del 30% di benzene. Ma non finisce qui. Nel suo spot inneggiante all’eco-compatibilità, sostiene, inoltre, che gli interventi effettuati negli ultimi due anni hanno portato ad una riduzione del 60% della concentrazione di polveri nei fumi e ad una riduzione dell’80% di SOx. I dati Ispra riportati in tabella non sembrano confermare questi dati: PM10 ed SOx risultano essere costanti dal 2007 al 2008. Avremmo dovuto riscontrare, secondo quanto affermato dall’ilva, ad una abbattimento almeno del 50%. Questi dati ci dicono inoltre che diossine e benzo(a)pirene sono solo due dei composti piu’ pericolosi riversati nell’ambiente”.
A molti però sembra essere sfuggito, o forse più semplicemente hanno fatto finta di non accorgersene, ciò che realmente emerge dai tanti spot dell’Ilva: prendendo per veri tutti i numeri dichiarati dal siderurgico infatti, si evince che è la stessa Ilva ad ammettere in sostanza di aver inquinato per decenni, senza peraltro alcun controllo. E i dati ISPRA dell’aria e dell’acqua sono appunto lì a confermarlo.
Inoltre è sempre la stessa Ilva a minare alle fondamenta il discorso sull’eco-compatibilità, pensiero intellettual chic assai di moda dalle nostre parti ultimamente. Riprende “Taranto libera”: “Se è vero che l’Ilva in 15 anni ha speso il 25 % degli investimenti complessivi a favore dell’ambiente, contro il 10% medio delle altre aziende siderurgiche europee (che tra l’altro sono già a norma), ottenendo peraltro scarsi risultati, tutto questo non fa che confermare che l’eco-compatibilità non potrà mai essere possibile. La particolare ubicazione del polo siderurgico, che vive a ridosso della città, è inoltre un aspetto trascurato ma di fondamentale importanza, poiché attribuisce al problema connotazione di carattere prima di tutto sanitario. Anche la semplice riduzione delle emissioni infatti, non garantirebbe in nessun modo la salvaguardia della salute umana”.
Ma i danni che l’Ilva ha provocato al nostro territorio, ferito e strupato in profondità, non terminano purtroppo qui. Questo perché i vertici del siderurgico, nel loro lungo elencare i tanti interventi svolti, si divertono nell’omettere qualcosa che però non sfugge a chi mastica da tempo i problemi da inquinamento ambientale.
Entrando più nello specifico infatti, bisogna sottolineare come il danno più grave per Taranto, è dovuto ad alcuni inquinanti (come PCB, diossine e furani), che trattandosi di sostanze classificate come inquinanti persistenti (POPs), sono molto resistenti alla decomposizione e permangono nell’ambiente per diversi anni.
Tali sostanze infatti, oltre a provocare danni immediati alla salute, una volta riversate nell’ambiente, non essendo per nulla biodegradabili, stratificano nei terreni e vi permangono per decenni (fino a 20 anni), compromettendo l’ecosistema ed entrando nella catena alimentare trasportate dalle piogge.
Da qui la nota e triste vicenda della masseria Fornaro e dei tanti allevatori tarantini che hanno visto, negli ultimi anni, tutti i loro capi portati al macello perché contaminati da diossina. A seguire, il divieto di pascolo sino a 20 km dalla zona industriale, imposto dalla Regione nello scorso febbraio.
Da qui partono una sequela di domande, che al momento restano purtroppo senza risposta. “I metalli riversati nell’aria, nell’acqua e nel suolo – riprende “Taranto libera” - sono altamente tossici e sono stati rivelati superamenti di tali inquinanti anche nelle falde acquifere profonde (Progetto risanamento Tamburi, dicembre 2009). Come è possibile parlare di eco-compatibilità se una bomba chimica giace da decenni sotto i piedi dell’Ilva? E l’Ilva quanto ha speso in termini di bonifica e risanamento? Quanto deve a questa città in termini di risarcimento per inquinamento ambientale? Quanto l’Ilva si preoccupa dei danni alla salute provocati ai suoi dipendenti e agli abitanti di Statte e del quartiere Tamburi? L’Ilva si preoccupa delle polveri fini e ultrafini che veicolano ogni sorta di inquinante e che risultano essere le piu’ nocive (oltre i 7 µm: cavità orale e nasale fino a 7 µm: laringe fino a 4,7 µm: trachea e bronchi primari fino a 3,3 µm: bronchi secondari fino a 2,1 µm: bronchi terminali fino a 1,1 µm: alveoli polmonari), poiché difficilmente filtrabili? Oppure anche questa volta si limiterà a dire: non esistono limiti di legge”.
Ma le leggi nazionali e quella regionale, paradossalmente ma mica poi tanto, tutelano chi inquina.
Ma non volendo dare l’impressione di essere troppo chiusi, portiamo a sostegno della nostra tesi, il progetto di risanamento del quartiere Tamburi commissionato dal Comune di Taranto e sottoscritto nel dicembre 2009 dall’Ing.T. Farenga, nel quale si legge: “Gli stabilimenti produttivi presenti, tra cui gli impianti dell’Ilva, emettono oltre 23,4 mln di tonnellate di CO2 (nel 2006 +26% rispetto al 2002) e Taranto costituisce un caso nazionale eclatante per le emissioni contenenti diossina: sono stati registrati valori 93 volte più elevati del limite (+28,2% tra il 2002-2006)”.
Ma c’è un precedente che lascia ben sperare,o che quanto meno ci insegna che vincere è ancora possibile.
Vincere non per noi, ma quanto per regalare ai nostri figli una città vivibile, un futuro migliore. Ce lo ricorda ancora “Taranto libera”: “
A Genova nel 2002 furono chiuse le cokerie per il loro impatto sulla salute, in particolare nel quartiere di Cornigliano. Uno studio epidemiologico ha evidenziato una relazione tra polveri respirabili (diametro inferiore od uguale a 10 micron o PM10) emesse dagli impianti siderurgici ed effetti sulla salute. Lo studio epidemiologico attesta che nel quartiere di Cornigliano nel periodo 1988-2001, la mortalità complessiva negli uomini e nelle donne risulta costantemente superiore al resto di Genova. Nel luglio 2005 e’ stato spento anche l’altoforno numero 2 dello stabilimento di Cornigliano, concludendo così l’era della siderurgia a caldo a Genova, con notevole abbattimento dell’inquinamento”. Taranto, in termini di mortalità e di inquinamento, non è certamente da meno rispetto a Genova. Tutt’altro.
E dopo la visione completa dei dati dell’ISPRA sull’aria e sull’acqua, non possiamo che sposare in pieno il pensiero finale del comitato “Taranto libera”. “Lo spot pro-ecocompatibilità made in Ilva, francamente, non ci convince affatto”.
Gianmario Leone (TarantOggi)

Ancora prudenza dall'ARPA...

Comunicato Stampa Aslta Arpa Cattles in Taranto

Rimbalzi in rete..

TARANTO: ILVA E VELENI. INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA

Cinquant’anni fa per Taranto iniziava un sogno, il capoluogo ionico era stato scelto come sede del quarto centro siderurgico del paese e la città intravide in questa decisione la possibilità di superare la forte crisi occupazionale che viveva in quegli anni e l’opportunità di diventare un importante centro economico per la regione e per tutto il Mezzogiorno. Per guadagnarsi questa opportunità, Taranto dovette battere l’agguerrita concorrenza di Bari e ci riuscì anche grazie al sostegno degli onorevoli Giorgio Napolitano ed Emilio Colombo, rispettivamente membri del PCI e della DC.
La prima pietra dell’impianto fu posta il nove luglio del 1960, ma in questo mezzo secolo il sogno di Taranto non si è mai realizzato. Si è infranto, e nei tarantini ha generato risentimento verso quel mostro che con una mano sfamava (nel 1982 nella fabbrica lavoravano più di 29 mila persone) e con l’altra avvelenava.
Sì, avvelenava. E’ questo che sostengono il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio e il procuratore aggiunto Pietro Argentino che hanno messo sotto inchiesta Emilio e Nicola Riva, padre e figlio (il primo ha ceduto al secondo la presidenza dell’Ilva da pochi mesi), Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, e Ivan Di Maggio, responsabile del reparto cokerie. Sono ipotizzati reati di avvelenamento colposo di sostanze alimentari, disastro ambientale colposo, getto pericoloso di cose e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Un incidente probatorio cercherà di chiarire a quanto ammontano le emissioni di benzoaapirene, di policlorobifenili (sostanze simili alle diossine) e di altri inquinanti. Emissioni a cui la città è stata esposta per decenni, una città che oggi assiste arrabbiata ad un continuo aumento di casi di tumori, alle tracce di diossina trovate nel latte materno di molte donne, alla contaminazione di animali e sostanze alimentari, ai numerosi incidenti sul lavoro, ad un orizzonte continuamente sporcato dai fumi dello stabilimento.
E la rabbia non fa che aumentare da quando le famiglie sfamate dall’Ilva non sono più così tante come negli anni ottanta. Attualmente nello stabilimento lavorano circa 12 mila operai diretti e 5 mila dell’indotto, ma da quando c’è la crisi la metà di questi 17 mila lavoratori sono in cassa integrazione.
E ancora più arrabbiati sono gli abitanti del quartiere Tamburi. Lì, a pochi passi dallo stabilimento e soprattutto a pochi metri dalle alte montagne di coke, polvere di carbone sottilissima che il vento porta nelle case, nei piatti e nei polmoni degli abitanti dei Tamburi. Sono abituati a convivere con questa polvere che chiamano u mineral – il minerale – che ogni mattina cercano di buttare fuori dalle loro case e ogni mattina inesorabile rientra.
Così da cinquant’anni. Così fino ad oggi, fino all’ordinanza emessa dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, il 23 giugno scorso con la quale, a causa dell’accertato superamento della Concentrazione di Contaminazione e di Rischio, si vieta l’accesso alle aree verdi dei Tamburi. I bambini del rione non potranno più giocare nei giardini, niente più orde di bimbi urlanti che si rincorrono o che giocano a pallone, il quartiere è contaminato.
Ogni bambino come sogno più elementare ha quello di poter giocare, magari all’aria aperta. In questa estate bollente, senza la scuola, nel rione popolare dei Tamburi i bambini non potranno passare le serate nel giardino sottocasa, rischierebbero gravi danni per la salute. E così l’Ilva, dopo aver infranto il sogno di due generazioni di tarantini, infrange quello di chi rivendica solo il diritto di essere un bambino. (P. Demilito, Mediapolitika)

sabato 31 luglio 2010

Si muoveranno?

ALTAMAREA IN PRESSING SULLA COMMISSIONE AMBIENTE E SANITA' E SUL SINDACO DI TARANTO

Il 30 luglio 2010 una robusta (12 persone) delegazione di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di Cittadini ed Associazioni di Taranto” ha incontrato la Commissione ambiente e sanità del Comune di Taranto. La seduta della Commissione aveva all'OdG "Monitoraggio questioni ambientali legate al nostro teritorio".
Il Presidente Pugliese ha dato appuntamento alla Commissione e ad Altamarea per la prima settimana di settembre in funzione della preparazione di un Ordine del Giorno, auspicabilmente condiviso da maggioranza e minoranza, da presentare come indirizzo del Consiglio Comunale, rappresentativo delle istanze del movimento civico e concernente l'intero panorama delle industrie del territorio.Ha inoltre aggiunto che alcuni consiglieri avvocati ritengono opportuno che l'Amministrazione nomini avvocati esclusivi per le questioni del risarcimento danni. Ha quindi invitato Altamarea ad illustrare il documento presentato come "Agenda per la seduta della Commissione ambiente del 30 luglio", articolato in tre punti.
Il primo punto riguarda la "Interruzione dei termini per il risarcimento danni". Taranto e provincia necessitano di grandi bonifiche, che significano risorse e lavoro. In aggiunta alle risorse rinvenienti da fondi nazonali ed europei sono reperibili quelle ottenute dagli "inquinatori", nel rispetto del principio "chi inquina paga". Una opportunità è rappresentata dalla condanna di Ilva già comminata in sede penale e confermata dalla Cassazione che consente di chiedere i danni in sede civile. Il Giudice civile non deve dimostrare il danno, già dimostrato in sede penale, ma deve solo stabilire l'entità del danno subito. La preoccupazione di Altamarea sta nel fatto che la cosa possa finire in prescrizione, in quanto il termine ultimo per la richiesta di risarcimento danni in sede civile è il 23 ottobre 2010. Per scongiurare tale pericolo è sufficiente inviare agli interessati, con una semplice raccomandata, l'Atto interruttivo di cui Altamarea ha indicato i punti salienti.
Il secondo punto riguarda le questioni già presentate da Altamarea nella precedente riunione del 22 giugno u.s., rimaste prive di risposta. Esse concernevano: a) il destino dell'Ordinanza Sindacale del 7 giugno relativa alle immissioni di benzo(a)pirene rilevate nella centralina di via Machiavelli; b) la verifica della distanza tra l'abitato e gli impianti industriali a "rischio di incidente rilevante"; c) la caratterizzazione e bonifica del quartiere Tamburi. Su questi temi il Presidente Pugliese si è impegnato a fissare un incontro con il Segretario Generale del Comune perchè venga indicato il Dirigente e la struttura comunale in grado di dare le risposte alle questioni poste da Altamarea. Il presidente Pugliese ha invitato Altamarea a designare due o tre suoi membri che parteciperanno all'incontro con il Segretario Generale. Altamarea ha accolto con favore l'invito riservandosi di indicare i nominativi dopo una consultazione interna. Altamarea ha colto l'occasione per invitare la Commissione a verificare se un’area come quella dell’ex Lido Azzurro, dichiarata inagibile per presenza di amianto, è il luogo adatto dove portare i bambini del quartiere Tamburi a cui è vietato giocare in piazza.
Il terzo punto riguarda i provvedimenti che il Sindaco dovrebbe prendere alla luce dei nuovi dati sul benzo(a)pirene dei mesi da gennaio a maggio 2010. Altamarea ha rifatto la storia degli ultimi avvenimenti, che hanno visto un sostanziale arretramento della Regione Puglia rispetto alle posizioni precedentemente esposte. Altamarea ha inoltrato alla Regione le integrazioni alla diffida già mandata al presidente Vendola a fine maggio, precostituendo così le condizioni per poter bussare, in caso di inadempienze, a porte dove i cittadini di buon senso non vorrebbero bussare per far rispettare le leggi proprio dalle Istituzioni. La posizione di Altamarea è che il Sindaco ha il potere autonomo per tutelare la salute dei cittadini e gli è chiesto di esercitarlo. Sul piano dei provvedimenti di dettaglio fa fede la nota prot. 0030325 del 21 giugno 2010 di ARPA Puglia (a firma del Direttore scientifico dr. Blonda e del Responsabile U.O. Aria dr. Giua) che ha fornito a tutti gli interessati (Ministero dell’ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Enti Tecnici centrali e periferici, Ilva e Procuratore della Repubblica di Taranto) i richiesti suggerimenti su "Potenziamento delle attività di monitoraggio dell'aria" e su "Possibili misure per una riduzione del livello di benzo(a)pirene nell'aria". Alla luce di tutto ciò, Altamarea chiede che il Sindaco di Taranto, indipendentemente da quanto farà la Regione Puglia, tuteli la salute dei cittadini con provvedimenti immediati. Qualora non dovesse adempiere ai propri obblighi così come qui richiesti, ci vedremo costretti ad agire in giudizio anche in sostituzione del Comune di Taranto, rimasto eventualmente inerte, per la tutela del nostro diritto alla salute e a un ambiente salubre e per l’interesse collettivo alla tutela della salute e dell’ambiente del Comune di Taranto.
Al termine dell'incontro, tre membri di Altamarea hanno consegnato all'ufficio protocollo del Comune il documento illustrato alla Commissione e l'istanza al Sindaco sull'atto interruttivo della prescrizione. Fatta questa operazione, i tre membri di Altamarea sono stati ricevuti dal Sindaco al quale hanno anticipato il contenuto dei documenti. Il Sindaco si è impegnato a chiedere immediatamente il parere dell'ufficio legale del Comune sul'atto interruttivo e a comunicare ad Altamarea le proprie decisioni la prossima settimana.
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Agenda per la seduta della Commissione Ambiente del Comune di Taranto del 30 luglio 2010 con all’OdG “Monitoraggio questioni ambientali legate al nostro territorio”


1. Questioni poste nella precedente seduta del 22 giugno 2010, inviate al Sindaco con PEC e rimaste senza risposta


1.1 Ordinanza Sindacale del 7 giugno 2010 sul benzo(a)pirene

L’Amministrazione Comunale non ha contestato le inadeguatezze nei “Premesso”, nei “Riferimenti normativi” e negli “Ordina”, né le carenze negli “Aspetti giuridico/amministrativi”, né le insufficienze nei “Contenuti tecnici” per inappropriati provvedimenti.

Oltretutto i termini posti a Ilva nell’Ordinanza sono scaduti e non è nota alcuna azione da parte del Sindaco.

Quanto poi alla pretesa di Ilva di stabilire essa di che cosa si deve occupare la “Commissione ambiente” del Comune di Taranto abbiamo consultato il Regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale ed abbiamo letto (pag. 13) che la V Commissione permanente – Ecologia e ambiente ha competenza in materia di Progetti speciali, Igiene e Sanità: sulla sanità l’inquinamento di origine industriale ha fortissime ripercussioni.

1.2 Rischio di Incidente Rilevante - Verifica della distanza tra impianti ed abitato.

Abbiamo chiesto al Comune di fornire al più presto alla popolazione (art. 22 del D.Lvo 334/1999) le informazioni relative ai rischi che essa corre per la presenza sul territorio di aziende sottoposte a “Rischio di Incidente Rilevante”. Non siamo a conoscenza di iniziative dell’Amministrazione in merito.

Abbiamo chiesto che il rappresentante del Comune di Taranto nella Commissione IPPC garantisca personalmente alla cittadinanza di Taranto di avere verificato in sede di istruttoria IPPC/AIA la distanza tra l’abitato dei Tamburi e gli impianti/infrastrutture Ilva “a rischio di incidente rilevante” e di assicurare che tale distanza è assolutamente nei limiti fissati nel “Piano di emergenza Industrie a rischio” redatto dalla Prefettura di Taranto. Non siamo a conoscenza dei risultati di tali verifiche.

1.3 Caratterizzazione e bonifica del rione Tamburi.

Alla luce della grande quantità di interrogativi scaturiti dall’esame delle poche notizie apprese dalla stampa, abbiamo chiesto di consentirci di esaminare e discutere con i tecnici responsabili del procedimento l’intero incartamento relativo alla caratterizzazione e bonifica del rione Tamburi. Non è stato possibile, nè a noi e neanche a qualche Consigliere, di conoscere persino il nome del Responsabile del procedimento. Esprimiamo la più viva sorpresa per un tale stato di cose e ripetiamo che non ci può essere negato il diritto di conoscere il piano generale di caratterizzazione, il piano generale e particolare di bonifica, chi ha vinto l’appalto della prima fase dei lavori, quando inizieranno veramente i lavori, con quale programma, per quali strade, ecc.

Chiediamo, inoltre, che questa Commissione verifichi se un’area come quella dell’ex Lido Azzurro, dichiarata inagibile per presenza di amianto, è il luogo adatto dove portare i bambini del quartiere Tamburi a cui è vietato giocare in piazza.

1.4 Richieste di risarcimento danni da parte del Comune

Abbiamo chiesto che il Comune di Taranto, ed anche la Provincia, avviino le due richieste di risarcimento in sede civile dei danni in seguito a condanne penali di responsabili Ilva: la 1^ richiesta, ex art. 82, comma 4 del Codice di Procedura Penale, è di risarcimento per tutti i danni di natura ambientale, patrimoniale e morale attestati nella sentenza 389/2005 della Corte di Cassazione; la 2^ richiesta è di risarcimento per i danni ambientali provocati dal cattivo funzionamento delle “cokerie” Ilva, che comportò la condanna penale in primo e secondo grado di responsabili Ilva, assolti poi, per prescrizione dei termini, dalla Corte di Cassazione che però ha lasciato aperta la porta per il risarcimento dei danni in sede civile. In merito c’è stata anche la sollecitazione del Consiglio Comunale con votazione quasi unanime. Non è dato di sapere a che punto è il lavoro dei legali del Comune.



2. Provvedimenti del Sindaco dopo i nuovi dati sul benzo(a)pirene nel 2010


2.1 ARPA Puglia, con nota prot. 0034347 del 12 luglio 2010, ha comunicato al Sindaco di Taranto che nei primi cinque mesi del 2010 il valore medio mensile di benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è salito a circa 3 nanogrammi a metro cubo. Il valore di legge da non superare per il benzo(a)pirene è di 1 nanogrammo a metro cubo con concentrazione calcolata su base annua come media di tutte le rilevazioni mensili. Il dato comunicato da ARPA Puglia, relativo ai mesi da gennaio a maggio 2010, non è quello definitivo del 2010, ovviamente. Tuttavia, pur ipotizzando per assurdo che nei successivi 7 mesi da giugno a dicembre le immissioni di benzo(a)pirene nella centralina di via Machiavelli risultassero zero, la media annuale del 2010 sarebbe comunque pari a 1,25 ng/mc. E’ lapalissiano, quindi, affermare già oggi, senza tema di smentite, che il valore di legge fissato dalla normativa vigente sarà superato anche nel 2010, come si temeva.

2.2 A fronte di questa situazione assolutamente inaccettabile e insopportabile, la Regione Puglia, anziché operare con l’urgenza promessa, intende avviare il cosiddetto “monitoraggio diagnostico” che, secondo noi, sarà solo un procrastinare, ingiustamente e per un tempo indefinibile, l’attivazione di provvedimenti seri ed efficaci per abbattere le immissioni di benzo(a)pirene, terribile cancerogeno, nell’area urbana di Taranto. Ci è parso di capire che anche il Comune di Taranto intende assecondare l’orientamento dilatorio della Regione Puglia.

2.3 AltaMarea ribadisce ancora una volta che per Taranto la normativa vigente dal 1° gennaio 1999 stabilisce che l'obiettivo di qualità per il benzo(a)pirene è di 1 nanogrammo a metro cubo. Tale assunto è stato condiviso proprio dalla Regione Puglia che nella nota prot. AOO 089 del 29.06.2010 – 0008737, a firma dell’assessore Nicastro, inviata a Ministero dell'ambiente, ARPA Puglia, Provincia di Taranto e Sindaco di Taranto, sostiene che a Taranto c'è "un'emergenza ambientale dovuta al superamento dell'obiettivo di qualità per i livelli di benzo(a)pirene". Questo fatto importante è un successo di AltaMarea, che vede riconosciute ufficialmente le proprie argomentazioni, per cui le concentrazioni rilevate nell’area urbana di Taranto dovevano rimanere assolutamente al di sotto di tale valore da almeno 10 anni. La suddetta norma ha valore cogente e si applica ad un inquinante che è classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) al vertice della pericolosità in quanto è sicuramente cancerogeno (classe 1).

2.4 AltaMarea ritiene che nessun cavillo giuridico possa confutare la verità conclamata che la responsabilità dello sforamento del benzo/a)pirene rilevato nella centralina di via Machiavelli sia della cokeria Ilva e ribadisce, pertanto, che è l’azienda che ha il dovere di dichiarare cosa intende fare per far sì che per il benzo(a)pirene sia rispettato finalmente l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc nelle centraline urbane. Tocca ai dirigenti Ilva, che non sono privi di conoscenze siderurgiche, trovare a qualunque costo i rimedi per abbattere le proprie emissioni di benzo(a)pirene in quantità tale che la concentrazione rilevata in tutte le centraline dell’area urbana di Taranto sia al massimo uguale all’obiettivo di qualità di 1 ng/mc. E se l’Ilva non è in grado di trovare provvedimenti e tecniche idonee a rispettare tale obiettivo di qualità, deve rassegnarsi a fermare la cokeria.

2.5 Con nota prot. 0030325 del 21 giugno 2010, ARPA Puglia (a firma del Direttore scientifico dr. Blonda e del Responsabile U.O. Aria dr. Giua) ha fornito a tutti gli interessati (Ministero dell’ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Enti Tecnici centrali e periferici, Ilva e Procuratore della Repubblica di Taranto) i richiesti suggerimenti su "Potenziamento delle attività di monitoraggio dell'aria" e su "Possibili misure per una riduzione del livello di benzo(a)pirene nell'aria".

2.6
La proiezione matematica dei morti collegati alla quantità di benzo(a)pirene presente nell’atmosfera e rilevata nella centralina urbana con valori superiori all’obiettivo di qualità, numero di morti evincibile dalla relazione di ARPA Puglia del 4 giugno 2010, non consente a nessuno, e innanzitutto a nessuna delle Amministrazioni Pubbliche coinvolte, di tergiversare o eludere provvedimenti su fatti così gravi ed urgenti.

2.7 Alla luce di tutto ciò, si chiede che il Sindaco di Taranto, indipendentemente da quanto farà la Regione Puglia, tuteli la salute dei cittadini con provvedimenti immediati. Qualora non dovesse adempiere ai propri obblighi così come qui richiesti, ci vedremo costretti ad agire in giudizio anche in sostituzione del Comune di Taranto, rimasto eventualmente inerte, per la tutela del nostro diritto alla salute e a un ambiente salubre e per l’interesse collettivo alla tutela della salute e dell’ambiente del Comune di Taranto.

3. Interruzione dei termini per il risarcimento danni
Dato il protrarsi indefinito del lavoro dei legali dell’Amministrazione sulla richiesta di risarcimento danni, chiediamo al Sindaco di Taranto di interromperne i termini con una semplicissima comunicazione, come da istanza allegata.

venerdì 30 luglio 2010

Nella natura contro il nucleare..

Acqua sul fuoco dall'Arpa..

Nota di rettifica del professor Giorgio Assennato al caporedattore del quotidiano La Repubblica - Bari
Bari, 28 luglio 2010 – Gentile dott. Costantini,
è comparsa nell’edizione odierna di La Repubblica Bari una mia dichiarazione virgolettata secondo cui avrei affermato che i bambini (del quartiere Tamburi di Taranto) “potrebbero contaminarsi semplicemente rotolando per terra”.
Vorrei precisare che non ho mai rilasciato una tale dichiarazione, dato che non corrisponde in nessun modo alla mia opinione scientifica.
Com’è noto, la Regione ha approvato l’analisi di rischio realizzata da tecnici nominati dal comune di Taranto nel corso di una conferenza di servizi in cui il Dipartimento Provinciale di Taranto di ARPA Puglia ha validato i risultati della caratterizzazione e ha espresso parere favorevole sulle conclusioni. La Direzione Generale di ARPA è intervenuta successivamente a seguito di una richiesta di parere formulata dall’associazione Altamarea, e l’indagine alla base dell’ordinanza sindacale è in questo momento oggetto di approfondimento da parte dei tecnici dell’Agenzia.
A parte alcuni rilievi di carattere metodologico, in particolare vorrei sapere se si è tenuto conto del fatto che le linee guida dell’Environmental Protection Agency statunitense per il berillio considerano che meno dell’1% del berillio ingerito viene poi effettivamente assorbito dall’organismo.
È evidente che, se tale aspetto non è stato preso in considerazione nello studio di Taranto, le conclusioni successive devono essere adeguatamente riconsiderate.
Cordiali saluti, Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia