venerdì 20 febbraio 2009

...sole, mare, vento e… monnezza

di Angelo Pagliaro 19/02/2009

"Dovremo imparare a non distogliere l'attenzione dai nostri veri nemici: Settani, Bagnardi & C. La misura della loro determinazione ad andare avanti: circa 150 € a metro cubo ciò che pagano le imprese alle discariche per seppellire i rifiuti pericolosi, da moltiplicare per i 2'200'000 metri cubi del terzo lotto, quelli dei primi due lotti, quelli di un futuro quarto lotto, più tutti gli ampliamenti che ci saranno, più eventuali "extra"derivanti all'impossibilità di controllare tutto ciò che di volta in volta viene sversato".
Il documento, di cui abbiamo citato solo un brano, redatto dalla comune libertaria salentina di Urupia dal titolo "Divide et impera", riassume l'intera vicenda del massacro culturale e del disastro territoriale che si sta perpetrando tra Grottaglie e S.Marzano di S.Giuseppe, in un'area che abbraccia due province: Brindisi e Taranto. I signori delle discariche, dei rifiuti tossici e nocivi, dell'arricchimento facile e senza scrupoli hanno dichiarato guerra a intere comunità pacifiche, al territorio e al futuro stesso di questa meravigliosa terra.

Anni ed anni di battaglie legali per evitare la proliferazione dei lotti da destinare a discarica, l'impegno contro le innumerevoli discariche abusive disseminate in tutta la Puglia (nei primi otto mesi del 2007 i militari hanno sequestrato addirittura un milione di metri quadri adibiti a discariche abusive, e denunciato 167 responsabili) non sono serviti a fermare i saccheggiatori del territorio. E allora l'unica strada che rimane è quella dell'interposizione pacifica delle popolazioni per evitare l'afflusso continuo di autotreni pieni di rifiuti non meglio identificati. Sembra di rivedere le stesse scene di Gaza dove i pacifisti cercano di difendersi dalle ruspe israeliane che avanzano per demolire case e campi coltivati. La polizia che strattona i manifestanti sdraiati per terra, qualcuno si sente male, arrivano le ambulanze e con esse le denunce, i fermi, le indagini, la persecuzione in nome di una legge che, alla fine, garantisce gli speculatori, gli avventurieri, i mestieranti della politica. La presenza di giornalisti e reporter ha fatto si che l'intera vicenda fosse continuamente documentata. Le televisioni locali hanno riservato grande attenzione alle manifestazioni ed alle azioni dei vari presidi, nati dal basso, e alcuni filmati sono stati postati su you tube.

Visualizzando alcuni di questi filmati si vedono festosi cortei accompagnati dalle musiche di bande musicali improvvisate e dalle performance degli artisti di strada che divertono bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado alla loro prima esperienza di lotta. Urlare il proprio no in una terra che vive di agricoltura e che da millenni è stata il crocevia di culture e di popoli (Normanni, Svevi, Aragonesi, Spagnoli) è un dovere morale a cui questi cittadini vogliono assolvere. Ma insieme ai video che riprendono cortei rumorosi, festosi e colorati ve ne sono altri in cui si vede la forza pubblica interviene per rimuovere gli "ostacoli umani" che si frappongono pacificamente all'ingresso del terzo lotto per evitare che altri carichi di veleni, trasportati da autotreni, possano avvelenare la loro terra, quella terra che ha garantito loro un lavoro libero e liberato e che costituisce l'unica fonte di reddito. Anziani, donne, uomini del Salento che si abbracciano formando una catena umana, sdraiati al suolo forti come Anteo grazie a questo contatto quotidiano con la madre terra. Prima che ogni speranza muoia, un appello ai giudici: concluse le indagini, conferite ai fermati, ai denunciati, ai vessati, il giusto riconoscimento per l'alto valore morale di questa resistenza pacifica, per il senso di responsabilità dimostrato nel difendere il territorio e quindi la salute dei loro e dei vostri figli!

giovedì 19 febbraio 2009

Piano provinciale dei rifiuti: la risposta della Provincia

La Provincia di Taranto risponde al documento presentato dai movimenti durante la Seconda Conferenza Consultiva sul Piano Provinciale per i Rifiuti.
Ne approfittiamo per invitare tutti, soprattutto i tecnici, ad aiutarci a redigere le osservazioni del "pubblico interessato", per rendere il piano provinciale realmente sostenibile e nell'ottica del RIFIUTO ZERO.
CONTATTATECI!

Biomasse a Fragagnano: BOCCIATO!

mercoledì 18 febbraio 2009

"Bambini-smog" in marcia! Andiamo!!!

Domani ci sarà una sfilata organizzata dalle scuole Mario Costa e Martellotta, in cui i bambini e ragazzi saranno vestiti da smog, mare inquinato, striscione anti-diossina e altre piaghe locali.
Alla sfilata parteciperà la circoscrizione di Taranto 2 e sarà ripresa dlle telecamere di Studio 100.
Tutti i cittadini e i movimenti sensibili alle problematiche ambientali ed in particolare all'inquinamento causato dall' ILVA sono invitati a partecipare per sostenere e dialogare con i bambini e ragazzi, perchè manifestare significa costruire il nostro (cioè loro) futuro.
La sfilata partirà alle 10 dalla statua di Padre Pio che si trova a Taranto 2, in Via Lago di Pergusa e avrà luogo tra le vie del quartiere.

La "ministra" fa la preziosa...

Risposta del Ministero dell'Ambiente alla alla diffida di AIL, Comitato per Taranto, PeaceLink e UIL riguardo alla partecipazione del pubblico interessato alle procedure sull'Accordo di programma per le industrie tarantine

risposta Minambiente febbraio 2009

Zero Waste International Alliance '09

Durante il week-end si terrà a Napoli, città simbolo della malagestione dei rifiuti, il convegno internazionale ZWIA09, con interventi dei maggiori esperti, iniziative e mobilitazioni contro mega discariche e incenerimento, in direzione di un futuro "Rifiuti Zero".

Ecco la locandina:
Per saperne di più:
ZWIA09


RIFIUTI ZERO CAMPANIA

Taranto, capoluogo della diossina

Da un lato Bari, il capoluogo dell´eternit, dall'altro Taranto capoluogo della diossina: Taranto potrà mai avere il suo parco al posto dell'Ilva? In mezzo Lecce, l'area a più elevato rischio tumorale. Questi i risultati dell'Atlante di mortalità regionale presentato ieri a Bari:

Fonte: La Repubblica di Bari

Fibronit, addio alla fabbrica dei veleni
parte il cantiere per realizzare il parco
Losappio: "I candidati s´impegnino sul futuro dell´area". Di Cagno Abbrescia: "Non abbiamo nessuna intenzione di tornare indietro"
di Paolo Russo

La Fibronit diventerà un parco, ma a Bari si muore ancora troppo d´amianto. I veleni di Taranto, invece, hanno trasformato l´intera provincia jonica in una fabbrica di malattie respiratorie mortali. Ma è Lecce l´area a più elevato rischio tumorale. Il cancro ai polmoni nel Salento ha un´incidenza altissima e colpisce soprattutto gli uomini. E´ questa la mappa pugliese della morte. Il primo Atlante delle cause di decesso della Regione mai realizzato in Puglia.

Questo lavoro, frutto di anni di ricerche è stato presentato ieri dall´Osservatorio epidemiologico regionale. «Un atlante di mortalità regionale - ha spiegato Cinzia Germinario, referente del dipartimento d´Igiene del Policlinico - è essenzialmente una collezione di mappe geografiche che descrivono la distribuzione delle cause di decessi in uno specifico ambito geografico».

Raccogliendo e catalogando le cause di tutti i decessi avvenuti in Puglia dal 2000 al 2005 i ricercatori dell´Osservatorio epidemiologico sono riusciti ad individuare sulla mappa regionale delle aree dove il rischio di contrarre una malattia mortale è nettamente superiore alla media regionale. Le aree di rischio, in questo atlante dei decessi, sono evidenziate graficamente per fornire a medici e pazienti uno strumento interpretative molto importante.

Classificando i dati dei decessi per comune di residenza, sesso e età, l´Osservatorio epidemiologico regionale ha individuato alcune aree di rischio elevato. La più notevole è quella del Salento. Dove in quasi tutti i comuni del Leccese è stato riscontrato un numero elevatissimo di tumori. L´altro epicentro del cancro è il Nord Barese. Nei comuni della Bat, il tumore maligno al fegato uccide molto più che altrove. Ma il male non si presenta ovunque con lo stesso volto. Ed ecco allora che in numerosi comuni della provincia di Foggia l´incidenza della leucemia è molto più alta rispetto alla media pugliese. Sono queste le principali aree di rischio individuate sfogliando l´atlante regionale dei decessi. Ma la cartine contenute in questo lavoro sono anche la fotografia di una Puglia ancora soffocata dai suoi antichi veleni.


Come l´amianto. Le statistiche regionali dicono che in Puglia uno dei comuni dal più alto tasso di mesoteliomi è proprio Bari. Il capoluogo dell´eternit è la città che per anni ha nascosto l´amianto anche in spiaggia e in fondo al mare. E poi c´è Taranto, con l´Ilva e i suoi derivati. Tumori anche qui. Ai polmoni, soprattutto: la provincia jonica è quella dove si muore di più per broncopneumopatia cronica.

Anche in questo caso l´equazione veleni uguale decessi è pienamente verificata. Ma ci sono anche aree di rischio di più difficile comprensione. Tra le sorprese riscontrate dai ricercatori dell´Osservatorio epidemiologico c´è un´elevata concentrazione dei decessi per diabete nei comuni del Nord Barese e della Bat. Vale lo stesso per il picco di infarti al miocardio riscontrati nei comuni del Subappennino dauno.

Apparentemente incomprensibili. «Ma uno degli obiettivi che si pone questo atlante - spiega Cinzia Germinario - è la possibilità di stimolare la formulazione di ipotesi e nuove ricerche per approfondire le cause delle malattie che più colpiscono i pugliesi»
(18 febbraio 2009)

Una firma per Taranto

E se non firmi: pecora ti fai…lupo ti mangia…!

Nella speranza che come la Fibronit di Bari, anche l'area dell'Ilva diventi prima o poi un parco in cui passeggiare, andare a cavallo, far pascolare le nostre pecore, andare a giocare con i nostri bambini, inoltriamo questa richiesta di aiuto.
Una petizione arriva dalla Famiglia Fornaro che ha visto insieme ad altre tante famiglie del tarantino, abbattere 1200 capi di bestiame circa, perchè contaminati da diossina.

E mentre il Ministero dell'Ambiente minaccia di ricorrere alla Corte Costituzionale pur di affossare la recente legge regionale antidiossine, Noi SIAMO PRONTI COME ABBIAMO DIMOSTRATO FINORA A DIFENDERLA e così anche la famiglia Fornaro.

Qui sotto la motivazione della PETIZIONE:

Abbiamo scritto questa petizione per poter esprimere il nostro rammarico e chiedere giustizia per i soprusi subiti in nome del profitto. Non possiamo rendere vano il sacrificio di persone e
animali!...

Vai alla PETIZIONE: UNA FIRMA PER TARANTO

Questa la lettera scritta dai Fornaro:

E’ proprio vero, non c’è limite all’indecenza! Siamo esterrefatti dagli avvenimenti di questi ultimi giorni. Già è difficile per noi sopravvivere, considerando che dall’indimenticato ed indimenticabile 10/12/2008 siamo praticamente disoccupati ancora in attesa del sospirato risarcimento, in più siamo costretti ad assistere a sceneggiate oltremodo irrispettose nei confronti dell’intelligenza umana.
Da mesi, su più fronti, si cerca di rosicchiare delle soluzioni che possano rendere vivibile la nostra città.
Chi più, chi meno, abbiamo subito le conseguenze di una politica cieca e sorda che per
anni ha finto di agire per il bene collettivo.
Nel momento in cui ci sembrava di intravedere uno spiraglio aperto sul futuro, nel momento in cui speravamo che alcuni tra i responsabili fossero finalmente pronti a fare ammenda, cercando di rimediare ai tragici errori del passato perpetrati per decenni fino al nostro presente, udiamo parole pesanti come i metalli che inquinano la nostra aria, il nostro mare, la nostra terra e quindi il nostro sangue.
Sulla nostra pelle, però, abbiamo imparato che stando zitti non si ottiene nulla, anzi si fornisce quel tacito assenso che finisce col giustificare ogni azione intrapresa da chi dovrebbe decidere per noi, cioè in difesa dei nostri interessi. Per questo noi zitti non staremo più! Cogliamo, dunque, l’occasione per associarci a quanto affermato e sottoscritto da associazioni quali Peacelink, AIL, Comitato per Taranto, in merito alle scandalose affermazioni ed intenzioni del nostro Ministro per l’Ambiente (?) e, ancora una volta, nel nostro piccolo vogliamo invitare i cittadini a non dimenticare che la battaglia intrapresa il 29/11/2008 con la manifestazione Alta Marea va alimentata quotidianamente, le istituzioni locali e la magistratura a continuare nel loro lavoro rispettivamente nell’interesse della città e della giustizia, affinché chi di dovere si renda conto che a Taranto, la città più inquinata d’Europa destinata, evidentemente, ad essere rasa al suolo, in realtà ci sono persone viventi e pensanti desiderose di continuare a vivere e a pensare.
Cogliamo l’occasione per pregare Taranto di non lasciarsi morire d’inerzia ancora una volta, anche perché “pecora ti fai…lupo ti mangia…” appunto!
Fam. Fornaro

martedì 17 febbraio 2009

Ilva Ta: concluso tavolo tecnico a Roma

Si è concluso a Roma il tavolo tecnico sull'Ilva di Taranto con la stesura di un verbale nel quale Ministero dell'Ambiente e Regione Puglia hanno confermato le reciproche e differenti previsioni sulla applicazione della legge antidiossina. In un clima di confronto, depurato da annunci o minacce di ricorsi alla Suprema Corte, si è rinviata al prossimo incontro da tenersi presso la Presidenza del Consiglio la possibilità di un'ulteriore verifica. “La Regione – spiega l'assessore all'Ecologia Michele Losappio – riconferma la propria disponibilità a criteri di elasticità, peraltro già indicati nella legge, per consentire all'Ilva il raggiungimento del primo step di riduzioni di emissioni e auspica che uguale senso di responsabilità si possa trovare nella società Ilva”.


Fonte: Press Regione Puglia

Tumore e inquinamento: il caso Brindisi

Brindisi: un nuovo caso di cancro al polmone al giorno

Si presenta come una pleurite, ma è cancro al polmone. Trecento casi in un anno, come dire un nuovo malato ogni giorno. È la drammatica media che emerge dai dati raccolti nel corso dell’anno da Giuseppe Valerio, direttore dell’Unità di Pneumologia dell’ospedale Melli di S. Pietro Vernotico. Ci sono le donne tra le più colpite. I dipendenti di colossi industriali e dell’Arsenale, di Brindisi e Taranto. Elemento di novità da caratterizzare è che ci si ammala in coppia. Marito e moglie, a distanza di breve tempo.

«Eseguiamo circa 2400 ricoveri l’anno - precisa -, 700 in day hospital, 300 per la sindrome della “sleep apnea” (ossia i disturbi causati dal russare cronico), il resto sono per bronchite cronica, fibrosi polmonare o tubercolosi, ma soprattutto per neoplasie. In un anno ne abbiamo rilevati oltre trecento».
Come si presenta il tumore?
«Sotto forma di pleuriti. La maggior parte di quelle che osserviamo sono neoplastiche. Abbiamo avuto 120 casi di versamenti pleurici di cui il 95% erano cancri. Quasi tutti carcionoma broncogeno. Talvolta anche da metastasi di precedenti carcinomi mammario o ovarico, anche a molti anni di distanza dall’intervento o dalla chemioterapia».
Come si diagnostica un tumore al polmone?
«Eseguendo la broncoscopia. Quest’anno ne abbiamo fatte 450, la metà erano tumori. Se consideriamo i 220 casi accertati con la broncoscopia e un centinaio accertati con toracentesi (ossia eliminando l’acqua dai polmoni) arriviamo a trecento casi di tumori l’a n n o. Il che significa in media uno al giorno».
Esiste una forma di prevenzione?
«Il brutto è che il 90% di casi giunge quando è già inoperabile. In stato avanzato. Riusciamo a sottoporne all’intervento solo una piccola parte. Purtroppo il tumore è asintomatico ed, inoltre, a differenza del cancro alla cervice uterina o del tumore mammario non esistono metodi di prevenzione».
È possibile in base alle statistiche ipotizzare qualche causa?
«Il carcinoma broncogeno vero e proprio è collegato al fumo e all’inquinamento. L’unico metodo di diagnosi precoce di cui disponiamo è la broncoscopia ad alto fluorescenza, esame particolare in cui si utilizza una luce che rende i bronchi fluorescenti. Laddove non lo siano e presentano macchie nere, allora il paziente può avere un tumore. È importante questa diagnosi perchè anticipa la patologia, quando è ancora in fase di displasia, in buona sostanza quando la mucosa è solo alterata».
È un esame che può eseguire chiunque, come un controllo periodico?
«È proponibile a tutte le persone sopra i quarant’anni, fumatori ed esposti ad inquinamento, magari lavorativo. Non esiste in realtà un’efficace prevenzione, però se illuminando la mucosa diventa verde e appaiono delle macchie nere, si è in fase iniziale di cancro. È chiaro che questo ci permette di intervenire in tempo, prima che la neoplasia diventi evidente, però la gente dovrebbe essere diligente nei casi in cui ci siano fattori di rischio».
Il cancro ai polmoni appare più frequente sul nostro territorio. Si fuma troppo o si respirano veleni?
«Oggi, dal punto di vista epidemiologico qualcosa sta cambiando: prima era una malattia che aggrediva solo gli uomini oggi sta diventando una patologia frequente nelle donne. La prevalenza media in Italia è di 43 casi nuovi di carcionoma broncogeno ogni centomila abitanti. Il valore aumenta di dieci volte nelle persone anziane. Da noi è un po’ più alta. Circa un 10% in più. È stato riconosciuto dall’Org anizzazione mondiale della sanità che Brindisi e Taranto presentano un eccesso di cancro al polmone sebbene siano sul mare ed abbiamo perciò quale fattore di depurazione il vento».
Colpisce più le donne per quale motivo?
«Il cancro ai bronchi si osserva molto di più nelle donne, a mio avviso, perchè le donne fumano molto. Ma è anche un dato epidemiologico nuovo da caratterizzare. Altro elemento di curiosità, di cui sarebbe necessario indagare le cause, è che abbiamo riscontrato, in più di un caso, moglie e marito ammalati di cancro. A breve distanza l’uno dall’altro. Non si può non pensare che ci sia una fonte comune».
VALERIA CORDELLA ARCANGELI (La Gazzetta del mezzogiorno)

Fiom salute e lavoro

''La posizione assunta dalla Fiom e' rigorosamente a sostegno della tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini e per l'applicazione delle leggi nazionali e regionali''. Lo afferma Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil, a proposito degli incontri in corso in questi giorni al ministero dell'ambiente per le emissioni di diossina dell'Ilva di Taranto. La questione (oltre al limite di emissioni, attualmente a 7 nanogrammi per metrocubo) riguarda i tempi: una recente legge regionale impone un primo abbassamento dei livelli di diossina (a 2,5 nanogrammi per metro cubo) entro il 31 marzo e un ulteriore taglio (a 0,4 nanogrammi per metro cubo) al 31 dicembre. ''La Fiom - dice Cremaschi - ha sempre considerato possibile e necessario un programma di investimenti che salvaguardi l'occupazione e il futuro dello stabilimento Ilva di Taranto, garantendo la tutela della salute. I livelli di profitto realizzati dall'Ilva, negli anni passati, garantiscono le condizioni di realizzabilita' di tali investimenti. Il governo, a sua volta, puo' intervenire con misure di sostegno''. Anche all'incontro previsto con l'azienda, a Milano, per il 23 febbraio - conclude Cremaschi - ''la Fiom tornera' a rivendicare precisi programmi sia per la tutela della salute che per la tutela dell'occupazione''. (ANSA). ZG

rassegna stampa





Torna l'inchiesta sul sud

Era il 1992 quando la RAI mandava in onda “Viaggio del Sud” di Sergio Zavoli: uno straordinario affresco del nostro Mezzogiorno e dei suoi problemi. A vent’anni da questa inchiesta e partendo proprio dalle immagini e testimonianze raccolte da Zavoli, La Storia Siamo Noi torna, con un eccezionale viaggio in 5 puntate, nelle regioni del Sud – Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia - per verificare se qualcosa è cambiato e soprattutto per capire quali sono i problemi e le sfide che deve affrontare oggi. Marcello Sorgi: “Si potrebbe dire che esiste una questione meridionale aggravata dal fatto che dopo 50 anni di intervento intensivo, fatto da governi di diversa matrice politica e con metodi variati, il risultato e’ che la situazione del Sud e’ peggiore di quella che era”. Per la serie “La Storia siamo noi” Rai Educational presenta “Viaggio nel Sud: Realtà e Pregiudizi” di Amedeo Ricucci, in onda mercoledì 18 febbraio alle ore 23.30 su RAI 2. Era il 1992 quando la RAI mandava in onda “Viaggio del Sud” di Sergio Zavoli: uno straordinario affresco del nostro Mezzogiorno e dei suoi problemi. A vent’anni da questa inchiesta e partendo proprio dalle immagini e testimonianze raccolte da Zavoli, La Storia Siamo Noi torna, con un eccezionale viaggio in 5 puntate, nelle regioni del Sud – Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia - per verificare se qualcosa è cambiato e soprattutto per capire quali sono i problemi e le sfide che deve affrontare oggi.
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Losappio sull'incontro Ilva al Ministero

«L’incontro - spiega l’assessore all’Ecologia, Michele Losappio - segue vari incontri importanti, come quello di Roma di mercoledì scorso, al quale parteciparono assieme a me anche il Presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, ed il sindaco, Ippazio Stefano, e quello di venerdì, a palazzo Chigi, in cui c’erano il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e Gianni Letta, ma non c’erano i rappresentanti delle istituzioni tarantine giacché Letta non le aveva invitate».
Ma quello di lunedì sembra l’incontro più «fattivo».
«Sì, ma non voglio essere troppo ottimista. Meglio fare un passo alla volta», dice Losappio che aggiunge: «Nella prima mattinata siamo stati molto vicini alla rottura dell trattativa perché uno dei dirigenti del Ministero dell’Ambiente, il direttore generale Bruno Agricola, ha dichiarato che, a suo giudizio la legge pugliese è incostituzionale, così ponendo un problema che neanche Letta aveva posto». «Questo fatto - dice Losappio - è abbastanza grave. Non spetta a chi deve occuparsi di compatibilità ambientale, decidere se una legge è nei limiti o no della Costituzione. E, ovviamente, questo ha determinato un irrigidimento della Regione Puglia. Anche perché Ilva ha anticipato queste dichiarazioni del Ministero schierandosi sulla incostituzionalità della legge».
Fortunatamente, il piccolo «tsunami» non ha compromesso la trattativa e i tecnici della Regione e dell’Arpa (cioè Assennato e l’ingegner Antonicelli) hanno ripreso il filo del ragionamento che era stato sviluppato venerdì da Letta e Vendola. Tanto che sembra sia rimasto da risolvere soltanto la questione relativa alla data in cui l’Ilva, ottemperando le richieste della Regione, inquinerà meno.
«Sì, si parla della prima scadenza della legge, cioè 31 marzo - spiega Michele Losappio -. Per quella data l’Ilva dovrebbe abbassare le emissioni di diossina a una quantità di 2,5 nanogrammi o, comunque, entro i 3,8 nanogrammi. L’Ilva però dice per il 31 marzo non ce la fa e chiede uno slittamento di qualche mese. Ebbene, la Regione Puglia è disponibile. Tenendo conto che, già oggi, la legge prevede due mesi di slittamento, si passerebbe al 31 di maggio. Maggio non va bene? E allora, se l’Ilva dice giugno o metà luglio, a noi va bene. Perché pur di eliminare quanto più è possibile le diossine aspettiamo un mese».
Resta confermato il fatto che verrà usato un procedimento ad urea per abbattere i cancerogeni?
«Sì - conferma l’assessore pugliese - Si tratta di un impianto che è come un silos, in cui si mette urea che si porta all’altoforno con dei nastri. Questa sostanza assorbe come una spugna queste sostanze pericolose (diossine e furani). Se ce la fanno per giugno o luglio va bene, basta che ce la facciano».
E se l’Ilva dovesse dire che riesce ad abbassare gli inquinanti per dicembre?
«È impensabile! Anche perché questo è un impianto molto semplice e l’Ilva l’ha già comprato. Loro stessi dicono che in sette mesi sarebbero pronti. Noi diciamo di farlo in 4 mesi perché quelle diossine avvelenano la gente e noi abbiamo il dovere di tutelare i tarantini. Quindi, vediamo che date ci propongono ma, sia chiaro, stiamo parlando di tempi praticabili. Non è che devono mettere su una navicella della Nasa, devono mettere un silos e il costo è di circa 1 milione di euro».
Proprio sul «quando», oggi (martedì 17 febbraio) riprenderà la discussione al «tavolo tecnico» ma, poi, la legge prevede anche un secondo, ulteriore, abbattimento dei cancerogeni, anche di questo si è parlato oggi?
«La legge prevede un secondo “step” - afferma Losappio - per portare questa quantità a 0,4 nanogrammi, così come è ora in tutta europa nelle acciaierie tipo Ilva. Per questo livello non basta il processo urea. Quindi l’Ilva deve aggiungere a questo un secondo procedimento tecnico che porti il suo stabilimento al livello tedesco, canadese, portoghese. La tecnologia che userà la sceglierà in piena libertà ma la legge dice che tutto questo deve avvenire entro il 31 dicembre 2010. E su questa scadenza noi non siamo disponibili a modifiche. Lo dico chiaramente perché è un tempo che noi consideriamo congruo, tenendo presente che negli altri Paesi Ue è già stato fatto».
Ieri avete parlato anche del 2010 o no?
«No, oggi non ne abbiamo parlato ma nelle riunioni precedenti sì. Questo è un argomento che viene ripreso spesso, molto spesso».
MARISA INGROSSO (La Gazzetta del Mezzogiorno)

NONDISOLOLAVORO

Luoghi, identità ed esistenze in mutazione nella società multiculturale

Discutere di immigrazione nel nostro paese significa discutere di lavoro: da un certo versante perché l’immigrato è considerato solo come forza-lavoro, da un altro versante perché il lavoro non solo nobilita l’uomo ma ne consente anche l’esistenza stessa.

Eppure basta guardarsi intorno per rendersi conto che l’immigrazione è un fenomeno le cui ripercussioni vanno ben oltre la sola sfera lavorativa. Le persone immigrate, le famiglie di immigrati, vivono la loro vita in tutte le sue sfere, materiali e immateriali: dalla scuola alla religione, dall’estetica all’arte in senso stretto, dalla cultura all’affettività. In numerosi contesti l’esistenza di giovani e anziani immigrati manifesta la sua complessità, convive e si ridefinisce con le altre complessità, contribuendo a variazioni sociali e culturali di ampia portata. Una complessità che è anche ricchezza ma della quale le vite degli immigrati rischiano di spogliarsi ai nostri occhi omologanti e stigmatizzanti.

Ad alcuni intellettuali, ricercatori, “conoscitori” – appunto – italiani abbiamo chiesto di mettere insieme le loro visioni, i loro tasselli. L’idea è assemblare, con sguardi dall’interno, un mosaico della mutazione, una sorta di ritratto della nostra ontologica e salutare impermanenza.

Indice del libro

- Prefazione di Felice Di Lernia

- Trasformazioni urbane: comunità e metropoli tra accoglienza e identità di Francesco indovina

- Amori possibili. La via della mixité sentimentale alla comunicazione tra culture di Gaia Peruzzi

- Identità e mercato del lavoro. Due dispositivi di una stessa trappola mortale di Augusto Ponzio

Ciccando qui è possibile scaricare la versione pdf del volume.

Sfoglialo qui:

Quaderno 3 Nondisololavoro Web



Al Ministro Stefania Prestigiacomo

Gentile Ministro,
siamo profondamente preoccupati per la riunione tecnica di Roma in cui gli "esperti" governativi hanno operato in schiera per tentare di smontare la legge regionale antidiossina. Menti raffinate hanno sostenuto che per l'Ilva di Taranto non vi può essere una diminuzione delle emissioni paragonabile a quella di altri stabilimenti siderurgici europei. Questo spettacolo non ci piace.
Ci consenta di esprimere una profonda sofferenza per coloro che, pur "esperti", non vivono a Taranto, forse non hanno malati in famiglia e comunque non condividono le nostre ansie di cambiamento.
La scienza dei suoi "esperti" non è stata usata per garantirci un progresso ma per negarcelo. E' tristissimo e doloroso constatarlo. E tuttavia ci auguriamo che uno spiraglio rimanga aperto, che prevalga la coscienza umana sul cinismo del profitto.
Non vogliamo essere condannati alla nostra diossina quotidiana. In nessun'altra città europea forzerebbero la popolazione a tal punto.
Nell'articolo 1 della Costituzione c'è scritto: la sovranità appartiene al popolo.
Gentile Ministro, non intendiamo soccombere. Abbiamo deciso di esercitare tutto il nostro potere di cittadini sovrani per difendere il nostro futuro. Ci sta a cuore il futuro delle nuove generazioni. La nostra iniziativa non conosce distinzioni di credo politico né di ceto sociale. La città è unita in un elementare spirito di legittima difesa.
Taranto ha diritto di godere degli standard di protezione europei in virtù del più elementare diritto moderno: il diritto all'eguaglianza.
Vogliamo essere finalmente una città europea dove la salute dei bambini sia considerata sacra e inviolabile.
Gli operai dell'Ilva non ucciderebbero i loro bambini pur di lavorare. Ne siamo sicuri. Hanno coscienza, senso di responsabilità e reclamano come noi una città che non sia disumana, in cui la diossina sia combattuta e non succhiata fin dai primi giorni di vita.
Le avevamo scritto in passato con fiducia e invitandola a competere con la Regione Puglia non sul piano della polemica politica ma sul piano del miglioramento concreto dell'ambiente e della salute.
Non ci piace schierarci e dividere, preferiamo unirci e saremmo orgogliosi se lei fosse dalla nostra parte.
Se la sua scelta sarà positiva la nostra lo sarà ancora di più. Ma in questo momento siamo fortemente preoccupati.
Non potete ignorarci. Noi esistiamo. Noi respiriamo. Noi abbiamo degli affetti. Noi abbiamo cura dei nostri figli. Noi accudiamo i nostri malati, assistiamo i nostri anziani. Noi abbiamo senso di responsabilità e vogliamo dare un significato alla nostra vita e anche alla nostra sofferenza.
Noi siamo essere umani.
E come tali ci rivolgiamo a lei perché mantenga aperto lo spiraglio costruttivo del dialogo. Taranto la osserva.
prof. Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink

lunedì 16 febbraio 2009

Il petrolio in Basilicata, ovvero tumori, tangenti e sottosviluppo

Quelle che riporto di seguito sono testimonianze recenti sulla situazione in Basilicata, dall'Espresso del 17 dicembre 2008 fino a episodi di vita di persone normali. Ci sono dentro storie raccapriccianti sulla tossicita' di fanghi e fluidi perforanti, lasciati alla meno peggio fra i campi, storie di uomini e donne che muoiono di tumori a quarant'anni, e accuse di reati di concussione per la costruzione del secondo centro oli lucano, a Corleto Perticara, dopo quello che gia' esiste a 20 km di distanza a Viggiano. Maria Rita D'Orsogna (fisica e docente universitaria presso la California State University at Northrdige di Los Angeles.

"Ormai il nostro terreno e' rovinato"
Il signor Pietro ha 75 anni e vive a Viggiano. A suo stesso dire, lui e sua moglie vivono circondati dalla puzza di idrogeno solforato. Non e' un biologo, ne un medico, ne un botanico e nemmeno un ingenere. E' un semplice contadino che da casa sua vede il centro oli di Viggiano e mettendo insieme due piu due giunge alla sua semplice verita'.
...
Filippo Massaro invece e' il coordinatore per lo Sviluppo delle aree interne lucane. Commentando sul fatto che l'ENI non ha pagato una lira di risarcimento per i contadini e per le persone che possedevano campi, terreni e agriturismi da quelle parti giunge alla stessa conclusione:
L’agricoltura continua a morire. Non si contano più gli incontri e i conseguenti solenni impegni assunti da funzionari-dirigenti di Agip-Eni e dagli amministratori regionali. Solo chiacchiere. Non sono seguiti i fatti. I sistemi di monitoraggio ambientale, le centraline installate dalla Provincia, gli studi dell’Arpab e quelli di fonte diretta dell’Eni non sono efficienti e né sufficienti a garantire il rispetto dell’impatto ambientale. In alcuni casi le centraline sono state installate volutamente al posto sbagliato.
...
Fu da queste denuncie che il pubblico ministero Woodcock inizio' le sue indagini per presunta concussione da parte della Total ai lucani. La Total, secondo i pm, avrebbe truccato anche le gare per il trattamento e per la fornitura dei fanghi di perforazione, oltre che essersi sporcata di vari intrallazzi con i politici locali.
Intanto, gia' nel 2004, il Corriere diceva:
Ammine aromatiche, anidride solforosa, scarti dalla lavorazione del greggio, che qui viene separato dallo zolfo e dal metano e immesso nell' oleodotto, verso la raffineria di Taranto e le navi per la Turchia. Anche l' acqua la portano in Puglia. Qui non resta niente. Un centinaio appena di posti di lavoro. L' Eni aveva promesso la Fondazione Mattei per i giovani e un centro per il monitoraggio ambientale, ma non hanno ancora deciso il posto: vorrebbero fare la fondazione a Viggiano e il centro di controllo a Marsiconuovo, lontano dal centro oli; non sarebbe meglio il contrario? Nel frattempo si muore di cancro, almeno un caso per famiglia. La valle in teoria è diventata un parco naturale, dai confini mobili, che si spostano in caso di scoperta di un pozzo. Un giorno il petrolio finirà, e noi avremo abbandonato i meleti, le piste da sci, gli scavi archeologici di Grumento. E non c' è nessun controllo sui barili estratti. Chi ci garantisce che non ci stanno truffando? Hanno trattato la Basilicata come un Paese africano o asiatico in via di sviluppo.

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Un appuntamento da non perdere!

Mercoledì prossimo, 18 Febbraio 2009, presso la Biblioteca Comunale al Piazzale Bestat di Taranto, dalle ore 16,30 alle ore 19,30 ci sarà un appuntamento da non perdere (ingresso libero!): la Dott.ssa Patrizia Gentilini oncoematologa, vicepresidente Ail e vicepresidente ISDE (Medici per l'Ambiente) terrà una conferenza sul tema "La scienza al servizio dell'uomo".
A seguire ci sarà il dibattito.
La Dott.ssa si è fortemente distinta per il suo impegno ambientale e nella prevenzione delle malattie tumorali.
I suoi interventi a difesa della salute e dell'ambiente contro la realizzazione di inceneritori o a favore della chiusura di quelli in funzione, sono un esempio di impegno civile ed ambientale.
Per saperne qualcosa di più vi consiglio alcuni video :
Intervista alla dott.sa Patrizia Gentilini http://www.youtube.com/watch?v=exYiYabLtEw
"Gli inceneritori sono un pacco!" http://www.youtube.com/watch?v=dEMI8yY_cbY
Patrizia Gentilini al Giorno del Rifiuto (4 parti)
http://www.youtube.com/watch?v=UqILf2m9blI&feature=PlayList&p=E9B7C3D3B0C9AE56&index=46
http://www.youtube.com/watch?v=tDkfiphgZfA&feature=PlayList&p=E9B7C3D3B0C9AE56&index=47
http://www.youtube.com/watch?v=kd4Tjr0Nhbk&feature=PlayList&p=E9B7C3D3B0C9AE56&index=48
http://www.youtube.com/watch?v=zpdfmFXUKuQ&feature=PlayList&p=E9B7C3D3B0C9AE56&index=49

Comunicato stampa congiunto di Altamarea

IL “CASO DI TARANTO E ILVA” ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Negli ultimi giorni il “Caso di Taranto e Ilva” ha visto il coinvolgimento di Governo nazionale, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Istituzioni tecniche pubbliche nazionali e regionali, OO.SS. nazionali e territoriali ed Ilva SpA del Gruppo Riva sulla concessione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale all'Ilva di Taranto, senza la quale lo stabilimento non può essere mantenuto in esercizio, e soprattutto sulla recentissima legge della Regione Puglia che definisce i limiti alle emissioni di diossine per gli impianti industriali operanti nel territorio regionale..
Apprendiamo dalla stampa che nella riunione svoltasi il 13 febbraio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenti il Sottosegretario Letta, i Ministri Prestigiacomo e Fitto, il Presidente della Regione Vendola, il Direttore Generale di ARPA Puglia Assennato, i Sindacati nazionali e territoriali e il Vice Presidente di Ilva Fabio Riva, è stato istituito un “tavolo tecnico”, che si riunirà già lunedì 16 febbraio, per valutare quanto sia effettivamente possibile ridurre le emissioni di diossine anche con l’impianto urea che in Ilva si sta costruendo. Si tratterebbe, in realtà, di trovare una sorta di compromesso tra le richieste avanzate dal Gruppo Riva e i parametri imposti dalla legge regionale pugliese. Il Ministro Prestigiacomo, invece, nelle precedenti riunioni del 3 e 11 febbraio al Ministero dell’ambiente si era schierata completamente dalla parte del Gruppo Riva, sponsorizzandone in qualche modo il “ricatto occupazionale”, chiedendo la modifica immediata della legge regionale e minacciando il ricorso alla Corte Costituzionale contro la Regione Puglia.
Il movimento ALTAMAREA, che raggruppa la gran parte delle associazioni ambientaliste e diverse associazioni di volontariato della provincia di Taranto, esprime il proprio profondo dissenso rispetto alle posizioni assunte dal Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo e chiede con forza il coinvolgimento delle associazioni e del pubblico interessato come previsto dal protocollo di Aarhus.
Su quanto scaturito fin’ora in termini di proposte, ALTAMAREA giudica dilatoria l’istituzione del “tavolo tecnico”, a fronte di una decisione che è soprattutto politica. Oltretutto al “tavolo tecnico” sono concessi solo due o tre giorni di tempo (scadenza dei termini per l’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale) per esaminare a fondo una problematica complessa in cui si contrappongono enormi interessi economici e competenze specifiche diverse.
Il ricorso al “tavolo tecnico” ci pare inoltre un'operazione di mera delegittimazione del ruolo di ARPA Puglia, che ha effettuato in più occasioni rilevamenti nelle matrici ambientali ottenendo risultati attendibilissimi e certi in merito agli inquinanti immessi nell'ambiente dall'Ilva di Taranto. Ed è in base a tali risultati, ci preme ricordarlo, che la Regione Puglia ha approntato ed emanato la legge 44. Il 16 dicembre scorso, data della sua approvazione in Consiglio regionale senza nessun voto contrario, Taranto ha riavuto la speranza del futuro.
Lo ribadiamo con tutta la nostra forza: la legge 44 non è affatto un atto ideologico o un mero attacco politico all'attuale Governo, come invece alcuni vogliono far credere. È unicamente un dispositivo che va a colmare una gravissima lacuna in materia ambientale presente nella legislazione italiana, che si distingue per un ritardo vergognoso rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea, già da tempo adeguatisi alla direttiva IPPC del 1996. L'Italia è in ritardo di ormai quasi 13 anni rispetto al recepimento nella propria normativa dei parametri dettati dall'Unione; la legge regionale non fa altro che porre rimedio, finalmente e con una precisione doverosa nei parametri prescritti, a tale indecorosa mancanza. Ricordiamo anche che in Germania, in Austria, in Inghilterra, ove il limite di 0,4 nanogrammi/nmc per le diossine è stato da tempo recepito e applicato dalle industrie, non è intervenuta alcuna crisi occupazionale. Nessuna. Vorremmo anche far presente che – e speriamo sia cosa nota – l'attuale decisione di Ilva Taranto di mettere in cassa integrazione oltre 3.000 lavoratori non è dovuta alla legge regionale, ma a una crisi strutturale presente sul mercato internazionale. E vorremmo ancora evidenziare come le operazioni di manutenzione e miglioramento che la legge regionale di fatto impone in materia di emissioni e di sicurezza non hanno altro intento che tutelare anche i diritti dei lavoratori, garantendo da un lato che gli attuali livelli di occupazione vengano accompagnati dalla tutela della loro salute e della loro sicurezza, e dall'altro permettendo che, con le migliorie apportate agli impianti, l'Ilva stessa possa proseguire la propria attività più a lungo nel tempo rispetto a quanto accadrebbe se tali impianti restassero obsoleti oltre che fortemente inquinanti.
ALTAMAREA chiederà formalmente un incontro a Taranto con le organizzazioni sindacali nazionali per mostrare loro dal vivo e in dettaglio la realtà del “caso di Taranto e Ilva”, ovviamente alla presenza dei sindacati territoriali e di categoria che questa realtà conoscono quanto e più di noi, ma che hanno responsabilità specifiche un po’ diverse dalle nostre. L’obiettivo di tale incontro è di assicurare nella maniera più solenne possibile che noi siamo a fianco dei lavoratori e lotteremo con loro per il posto di lavoro e perchè si affermi, per i lavoratori e per i cittadini, il diritto alla vita e alla salute, diritto che non accetta compromessi di sorta. Siamo certi che i Sindacati, a tutti i livelli, sapranno aprire un dialogo con l’intera società civile di Taranto in modo che la tutela dei diritti dei lavoratori dell’Ilva si accompagni alla difesa del loro posto di lavoro al pari del diritto a lavorare in un ambiente salubre e sicuro per loro e per i cittadini.
In ultimo, vogliamo riaffermare ad alta voce la necessità di tutelare, insieme ai lavoratori, la cittadinanza intera di Taranto, mentre l’intenzione del Ministro Prestigiacomo ci pare sia quella di tutelare soltanto l'Ilva. La legge regionale e le norme sull’AIA sono due strumenti potenti e giusti in cui Taranto si riconosce e che ritiene necessari in tutte le loro parti per assicurare un futuro degno di questo nome ai suoi abitanti. Per questo, noi vigileremo e lotteremo con tutti i mezzi a disposizione affinché la legge regionale non subisca alcuna modifica e affinché l'AIA per l’Ilva di Taranto venga concessa entro i termini prestabiliti ma assoggettata a vincoli severi anche rispetto a tutte le altre emissioni inquinanti.
Ai cittadini di Taranto chiediamo pertanto di unirsi a noi nella mobilitazione: l’applicazione della legge regionale sarà la vittoria di Taranto.

domenica 15 febbraio 2009

"Fuori sede" in sede


Il 29 Novembre 2008, la città di Taranto è scesa in piazza per dire basta alla bieca politica dell’Ilva e dei numerosi impianti industriali che da ormai troppi decenni deturpano la nostra terra.
Ciò ha rappresentato l’inizio di un’ inversione di tendenza, rendendoci protagonisti attivi nel difficile processo di riappropriazione dei nostri diritti in materia di ambiente, salute e lavoro sicuro.
Appare evidente che tale percorso richiede un’attenzione vigile e costante, alla luce anche degli inquietanti dati contenuti nei dossier di Legambiente, che imputano all’Ilva il 92% della “produzione” di diossina italiana e ben l’8,8% di quella Europea.
Proprio per rendere il caso Taranto una vertenza che possa scavalcare i confini provinciali e regionali, si è creato un COORDINAMENTO NAZIONALE DI STUDENTI FUORI SEDE, che in altre città ha l’obiettivo primario di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nostra complessa condizione di cittadini, le cui istanze e prospettive di vita sono sempre state interamente subordinate ai dettami della grande industria.
Se in passato essa ha potuto rappresentare il rilancio economico-occupazionale dell’area Jonica, oggi invece sotto la spinta della recessione, appare un vero e proprio destabilizzatore sociale. Infatti conseguenza diretta del fallimento di questa politica economica risulta essere la cassa integrazione prevista per oltre 4 mila lavoratori, senza mettere in conto i danni d’impatto ambientale che l’Ilva ha generosamente arrecato alla nostra terra.
Fondamentale è la presa di coscienza che possa condurre la nostra città ad un vero e proprio riscatto.

Domenica 15 febbraio alle h. 19.00 è indetta un’assemblea pubblica in Piazza della Vittoria. Interverranno:
• Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink;
• Patrizio Mazza, Primario del reparto di Ematologia presso l’ospedale “Moscati”;
• Roberto Giua, Esperto di igiene ambientale dell’ARPA Puglia.

Alle ore 20.30, concerto in piazza con:
MAMA MARJAS, MISS LINDA, JULIA, DON CICCIO, DJ FOGGY
L'evento è organizzato da:
Associazione Culturale Eskerra
CSOA Cloro Rosso
Coordinamento nazionale Tarantini Fuorised