giovedì 14 luglio 2011
Inchiesta arte: il Comitato per Taranto collabora con L'Espresso
Il turismo è chiuso per dissesto
di Riccardo Bocca (L'Espresso)
Capolavori inaccessibili. Coperti di rifiuti. Usati come spartitraffico. O abbandonati da anni. Dal Piemonte alla Campania, dalla Val d'Aosta alla Calabria, ecco i tesori naturalistici e artistici che gridano vendetta
(07 luglio 2011)
I rinforzi di cemento armato che deturpano i Sassi di Matera I rinforzi di cemento armato che deturpano i Sassi di MateraUno dice: i Sassi di Matera. E già basta a evocare, in tutta la sua magia, un vanto della Basilicata e della nostra nazione. Patrimonio dell'Unesco dal 1993, testimonianza storica di valore assoluto, dovrebbe essere un "gioiello da custodire con venerazione", come invoca Pio Acito di Legambiente Lucania. E invece no: "Quasi fosse normale, questa meraviglia viene in continuazione aggredita dai responsabili pubblici con interventi invasivi". Basti pensare, sostiene Acito, che "si rimedia ai crolli dei Sassi con rinforzi in cemento armato, coperti da mattoni di tufo che nascondono lo scempio". E non basta il problema della scalinata crollata, anni fa, in via San Potito, "ora in fase di recupero con assurdi pilastri di ferro e cemento già utilizzati per altre parti malridotte".
Il peggio, secondo i materani che abitano nei Sassi ristrutturati (circa 2 mila famiglie), è la strada carrabile interna, "utilizzata come una qualunque circonvallazione con migliaia di auto". Un sigillo di modernità invasiva a cui i cittadini abbinano, loro malgrado, l'enorme buca scavata nel 2006 accanto al convento di Sant'Agostino: "Doveva diventare, per volontà della Soprintendenza regionale ai beni paesaggistici, un parcheggio riservato ai propri dipendenti", ricorda Acito: "Di fatto, ha sventrato un orto-giardino trasformandolo in discarica di materiali inerti". Della serie: "Il miglior biglietto da visita, per chi entra nella nostra città...".
L'hanno ribattezzato turismo harakiri, gli esasperati addetti ai beni culturali e alla tutela del territorio. E' la specialità nostrana di scoraggiare i visitatori, internazionali e non, con inefficienze ed errori da matita blu. "Una combinazione fatale di sciatteria, furbizia autolesionista e incapacità di promozione", la chiama Bernardino Romano, professore di Pianificazione e valutazione ambientale all'Università dell'Aquila: "A parte forse il Colosseo, la Torre di Pisa e qualche altro splendore naturale, il territorio soffre la disattenzione cronica alle sue bellezze". Un handicap che lega Nord e Sud, e che è in perfetta sintonia con il sondaggio commissionato all'Istituto Ipsos dal Fondo per l'ambiente italiano (Fai): "Abbiamo chiesto a un campione di italiani cosa più rappresentasse l'identità nazionale", dice un ricercatore, "e al primo posto si è piazzato il tris di "arte, cultura e musica" (44 per cento), seguito da "monumenti e architettura" (40)". Peccato, va però aggiunto, che nel medesimo sondaggio gli italiani abbiano indicato anche le associazioni no profit da loro finanziate l'anno scorso. E che quelle "culturali", o in ogni caso dedicate alla "valorizzazione del patrimonio architettonico e artistico", non siano andate oltre il decimo posto.
"Un controsenso, amare i nostri gioielli e non volerli sostenere, che è figlio dell'abbondanza", afferma Marco Magnifico, vicepresidente del Fai. Se l'Italia non valorizza, anzi mortifica il binomio arte e natura, "è insomma colpa dell'assuefazione all'eccellenza, sfociata oggi in puro masochismo". Altrimenti non si spiegherebbero, continua Magnifico, le condizioni della reggia di Carditello, a un passo da Caserta. "La struttura borbonica, posseduta dal Consorzio di bonifica del basso Volturno e adesso all'asta, sarebbe la perfetta meta estiva per gli appassionati di storia e architettura". Invece offre ai turisti un triste spettacolo: "Abbiamo il territorio marchiato da collinette di pattume seppellito", indica chi vive nella zona. E peggio ancora si mostra l'interno della reggia, dietro a un cancello chiuso per proteggere dai cedimenti del tetto. "Tempo fa, i custodi hanno scoperto che rubavano le tegole settecentesche. Dopodiché qualcuno ha sottratto le panche. Infine, i soliti furbi si sono portati via molti gradini dello scalone". Cos'altro aggiungere? "Che per i visitatori stranieri è una vergogna inqualificabile", dice Magnifico, "mentre per noi italiani è una delle tante, tantissime occasioni sfumate...".
Si potrebbe pensare: ecco le solite sventure in terra di Gomorra. Ecco il solito degrado di un Meridione sempre più abbandonato a se stesso. "E in parte è così", lamentano gli ambientalisti campani. Resta il fatto che, anche cambiando regione e costumi, il vizietto dell'autogol turistico si ripresenta puntuale. "Venite in Liguria, ad Albenga, a scoprire come si punisce una cittadina di mare...", invita l'attivista del Wwf ligure Fernanda Pescetto. E in effetti non ha tutti i torti a parlare in quest'angolo di Ponente di "soluzioni miopi". A indignarla, in particolare, è il trattamento riservato al fiume Centa: "Malgrado la sua foce sia un Sito di interesse comunitario, è stata massacrata da un sottopasso ferroviario con tanto di fettuccia stradale". Costo dell'operazione: 2 milioni 800 mila euro, divisi tra il comune di Albenga (2,5 milioni) e la Regione. E non è l'unico dettaglio a generare polemiche: "Il corso del Centa è stato escluso dal centro rinchiudendolo in grandi muraglioni", aggiunge Pescetto. Risultato: "Per vedere il fiume e le colline, i turisti più volenterosi provano ad arrampicarsi sugli argini di cemento, ma sono talmente alti che devono arrendersi"
Incapacità? Disattenzione per il territorio? O inevitabili costi della modernità? Le spiegazioni per gli harakiri turistici, in Italia, sono le più svariate. Resta il fatto che la reazione degli italiani, di fronte a queste situazioni, è sempre identica: "Un faticoso dispiacere", lo definisce Silvio Cinquini dell'associazione di volontariato Fti (Ferrovie turistiche italiane). "Quest'estate, per dire, i turisti potrebbero sperimentare certe splendide linee secondarie, attraverso paesaggi e sapori dimenticati". Ma per ragioni che oscillano tra carenza di fondi, scarsità di personale o anche solo aggiustamenti delle linee, queste tratte vengono sospese. "Mi riferisco, ad esempio, alla ferrovia in Abruzzo tra Sulmona a Carpinone, che oltre al primato della stazione italiana Fs più alta dopo il Brennero (è quella di Rivisondoli-Pescocostanzo, 1.268 metri), vanta una superlativa balconata sopra al Parco della Maiella". Situazione che potrebbe essere sfruttata al meglio, quest'estate, non fosse appunto che in luglio e agosto è negata da lavori in corso. "Stesso destino", aggiunge Cinquini, "riservato d'altronde alla linea da Palazzolo a Paratico-Sarnico, che dal lago d'Iseo costeggia dolcemente il fiume Oglio". Anche se in questo caso, i motivi dello stop sono ancora più sconsolanti: "E' l'unica tratta italiana gestita da volontari e a imporre la pausa estiva ci ha pensato la crisi economica...".
"Il problema", a sentire il vicepresidente del Fai Magnifico, "è che al di là dei singoli episodi, i cittadini si aspettano ancora che intervenga lo Stato. Non capendo, invece, che in questo settore i vertici pubblici si sforzano poco: anzi, pochissimo". Per la nostra politica, dice insomma Magnifico, "la ricchezza culturale e ambientale è un orpello: niente che meriti eccessive attenzioni" o una "sorveglianza severa e costante" da parte delle sovrintendenze. Dopodiché è naturale che questo clima pesante, per non dire asfittico, si riverberi nell'estate 2011 su tante perle della Penisola. "Com'è accettabile", chiedono ad esempio gli abitanti di Aosta, "che l'Area funeraria fuori Porta Decumana, necropoli romana nel cuore della città, sia visitabile soltanto il primo mercoledì del mese, per giunta appena dalle 14 alle 18? "Perché una città viva come Milano", domanda Alessandra Perego del Wwf lombardo, "lascia che l'orto botanico di Brera, segnalato da tutte le guide, resti chiusa in agosto per assenza di personale?". E ancora: com'è potuto accadere che la Cittadella di Alessandria, superba fortificazione a pianta ellittica del Diciottesimo secolo, oggi in condizioni critiche, sia visitabile giusto in occasioni speciali, e per cortese disponibilità dei volontari Fai?
"La verità", dicono gli addetti ai lavori, "è che in troppe regioni siamo all'allarme rosso". E la situazione, aggiungono, "peggiora a velocità spaziale". Di recente, non a caso, il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Roberto Cecchi, ha parlato in via informale del deserto di uomini e mezzi con cui si confronta l'Italia: partendo dal personale nei musei ("Il Louvre ha oltre 2 mila dipendenti, gli Uffizi non arrivano a 200..."), passando per la mancanza di professionisti ("Servono archeologi, architetti, storici, bibliotecari...") e arrivando alla miseria di attrezzature ("Dalle auto al carburante, dai cellulari ai computer..."). Una rincorsa all'efficienza che, a livello nazionale, alimenta fiumi di frustrazione, provocando sul fronte locale danni a tutto campo. "In sei giorni abbiamo ricevuto più di cento segnalazioni", dice dalla Puglia Pasquale Salvemini, responsabile Wwf del numero verde 800 085 898 per gli scempi territoriali. "Tra le occasioni perse dal turismo 2011", racconta Luigi Oliva del Comitato per Taranto, "c'è nella città vecchia Palazzo Carducci, gioiello del Diciassettesimo secolo depredato pezzo dopo pezzo". Non più allegro, nel foggiano, è il capitolo della riserva naturale Isola Varano, dove Salvemini denuncia accanto al mare "cataste di rifiuti a rischio come bombole di gas, plastica di ogni genere e ferraglia arrugginita". Senza affrontare, per carità di patria, i botta e risposta sul mosaico romano di Maruggio, in provincia di Taranto. Un reperto presentato dagli ambientalisti come "magnifica opera d'arte a 20 metri dal mare", ma "ricoperto in buona parte da terriccio e ciuffi d'erba", nonché "privato dei suoi pezzi migliori".
Certo, riflette un sovrintendente, non è casuale che in libreria trionfino saggi come "Vandali, l'assalto alle bellezze d'Italia" (di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo), o "La colata, il partito del cemento" (del pool Garibaldi-Massari-Preve-Salvaggiulo-Sansa). "La sensazione", interviene Nuccio Barillà di Legambiente Calabria, "è che gli italiani stiano realizzando quanto sia devastante, in termini culturali ed economici, questa sindrome autodistruttiva". Tanto più che, in parallelo, "il potere insiste a concentrarsi su tutt'altro, non afferrando quest'opportunità di riscossa nazionale".
Per la cronaca, tra gli esempi di harakiri calabresi, Barillà segnala la collina di Pentimele, "uno dei luoghi più suggestivi del nostro Sud: invidiabile affaccio sopra Reggio Calabria, con tanto di fortezze ottocentesche e panorama fino all'Etna, abbandonato senza pudore tra sterpaglie e buche". Una vergogna che i reggini fanno benissimo a non tollerare, ma che nell'Italia 2011, patria di sfacciati abusi e trascuratezze, non riesce ad aggiudicarsi la palma della miglior sciatteria. "L'esempio più incredibile di com'è gestito il nostro patrimonio", dice Giovanni La Magna di Wwf Campania, si trova piuttosto nel napoletano: "A Bacoli, dove il pubblico può visitare la celebre Piscina Mirabile, cioè la più grande cisterna romana esistente". Un tesoro, è logico, che richiederebbe infinite cure. Ma quando telefoni al numero indicato dal Circuito informativo campano per i Beni culturali, non trovi un ufficio turistico che illustri gli orari. E neppure custodi poliglotti adeguati al compito. A rispondere, in dialetto, è la gentile signora Giovanna. Che circondata dal rumore dei muratori, per il quale si scusa, spiega: "Non ci sta problema! Venite qui a casa mia, al numero nove di via Pihttp://www.blogger.com/img/blank.gifscina Mirabile, che ho io le chiavi della cisterna". Altrimenti, aggiunge, "c'è pure Filomena...".
Si accettano scommesse sulla reazione di un turista giapponese. O anche, più banalmente, di un visitatore bergamasco.
Se anche tu sei a conoscenza di uno più casi di tesori naturalistici o artistici mal gestiti in Italia (e non descritti in questo articolo) puoi segnalarlo nei commenti qui sotto, aiutandoci a integrare la nostra inchiesta. Grazie!
mercoledì 13 luglio 2011
Taranto, inquinamento a norma di legge
Sono passati 194 giorni e Taranto resta la città più inquinata d'Italia, oggi messa completamente in ginocchio dal rinnovo dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), incassato dalla famiglia Riva con soddisfazione, ed un sospiro di sollievo. Si scrive Aia, si legge inquinamento a norma di legge (dati ufficiali classificati “segreto industriale” dalla stessa Ilva).
Le ultime torride settimane pugliesi hanno visto protagonisti molti attori che ruotano attorno al caso Ilva: in primis il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Taranto, che in una relazione del 24 giugno scorso ha chiesto esplicitamente alla procura di Taranto l'emissione di un provvedimento cautelare: il sequestro degli impianti Ilva. Il 26 giugno la Procura annuncia di non aver accolto la richiesta dei Carabinieri, documentata da fotografie, dati, video sulle emissioni, i quali tuttavia confermano le ipotesi di reato a carico dei titolari e dei dirigenti del polo tarantino: disastro colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, riversamenti di sostanze pericolose ed inquinamento atmosferico.
Il Presidente Nicola Vendola, nell'udienza a porte chiuse del 24 giugno scorso presso il Tribunale di Taranto, durante la quale sono stati snocciolati tali reati ambientali, ha preferito non costituirsi parte civile, nonostante la Regione Puglia sia stata riconosciuta “parte lesa”, insieme al Ministero dell'Ambiente, alla Provincia di Taranto ed a nove allevatori. Sono in molti a chiedersi il perchè.
Il “premio” che le istituzioni hanno garantito ai Riva è stata l'Aia, l'Autorizzazione Integrata Ambientale, la certificazione dell'abbattimento delle emissioni inquinanti, ottenuta con firma del Ministro Prestigiacomo il 5 luglio scorso. Autorizzazione che la legge regionale potrebbe vanificare, si legge sul sito del Ministero, che lancia frecciate in pieno stile “scontro istituzionale”, ma che in verità vede tutti d'amore e d'accordo sul permettere il perpetrare dell'avvelenamento certificato da più parti e continuamente ignorato dalle istituzioni.
L'assessore regionale Lorenzo Nicastro haspiegato che la Regione, oltre alle delibere “antidiossina e antibenzoapirene” ha ottenuto “le acclarate riduzioni di concentrazioni emissive” e “una data certa per l'avvio del monitoraggio in continuo delle diossine”: in soldoni, l'Ilva può continuare a inquinare. Le delibere, come certificano i dati dei Carabinieri, di Legambiente, di AltaMarea e di miriadi di associazioni indipendenti, non vengono rispettate né dall'Ilva né dalla Regione: il monitoraggio in continuo dovrebbe essere operativo dal 1 gennaio, solo ora scopriamo che non è così.
Un compromesso, quello tra le istituzioni e la proprietà, schiavo di un ricatto occupazionale da 13mila posti di lavoro, che tuttavia garantisce a Taranto, ed all'Ilva, la nomea di polo siderurgico più inquinante in Europa.
Un ricatto che tuttavia non si esaurisce con l'eventuale chiusura degli impianti: 137mila nanogrammi di benzoapirene respirati ogni giorno dagli operai, a fronte di un valore-soglia per persona di un nanogrammo, sono solo uno dei veleni di Taranto: se il lavoro nobilita l'uomo, tutto questo nobilita la morte?
ANDREA SPINELLI BARRILE (Agenzia Radicale)
Regali all'Ilva: e brava la Regione Puglia!
“Sono due i regali che la Regione ha concesso all’Ilva in occasione della Conferenza dei Servizi del 5 luglio scorso, relativa all’Autorizzazione Integrata Ambientale”. A denunciarlo è Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, sconcertato dai contenuti di una delibera pubblicata nel sito dell’ente (riportata sotto).
Regione Puglia_delibera1504_2011_1
Marescotti entra così nei dettagli della sua scoperta: «La delibera prende in considerazione 13 controdeduzioni dell’Ilva sull’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Fino a ora si è detto che erano state rigettate tutte dalla Regione e che la delibera regionale aveva posto dei “paletti”. Ma purtroppo non è così. Altro che “paletti”: in 2 casi su 13 la Regione accoglie le controdeduzioni ILVA. Ed ecco i due regali all’Ilva offerti dalla Regione in una delibera che si presenta di non facile lettura per i contenuti tecnici e per i rinvii al Parere Istruttorio Conclusivo dell’AIA. Il primo regalo è sul campionamento in continuo della diossina, ossia su quel sistema che consentirebbe di controllare 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno le emissioni di diossina dal camino E312 dell’Ilva. Cosa dice la Regione? Sul campionamento continuo dice, all’unisono con Ilva, che bisogna attendere le risultanze del tavolo tecnico romano. E che quindi “appare ragionevole” che il campionamento continuo non sia una prescrizione perentoria. Va notato che il tavolo tecnico sul campionamento continuo non si è ancora mai riunito. E va notato che una delle poche cose valide contenute del Parere Istruttorio Conclusivo per l’AIA era proprio l’adozione del campionamento in continuo “senza se e senza ma”. Ora invece i tempi si allungano e invece di vederlo subito in funzione questo strumento passerà al vaglio dei puristi della tecnologia che perderanno mesi e mesi in discussioni invece di montarlo subito e farlo funzionare.
Il secondo “regalo” della regione all’Ilva è sulle cokerie. Una delle pochissime prescrizioni “positive” comparse nel Parere Istruttorio Conclusivo dell’AIA (versione finale 2011) era l’obbligo di dotare i camini della cokerie di sistemi di abbattimento degli inquinanti. L’Ilva si era opposta. Che fa la Regione? Invece di rigettare le obiezioni dell’azienda la Regione ne accoglie le riserve e riconosce che l’aspetto “debba essere opportunamente approfondito”. In questo momento i camini delle cokerie non hanno alcun sistema di abbattimento degli inquinanti, nonostante tutti possono vedere a occhio nudo il fumo nero che fuoriesce. Questo modo di procedere della Regione si presta a valutazioni non certo positive. La Regione ha fatto finta di coinvolgere le associazioni ma poi ha gestito tutto da sola a porte chiuse. Ed ecco i risultati: pessimi». (Inchiostroverde)
lunedì 11 luglio 2011
Ilva: una denuncia dal blog di Vulpio!
Dall’interno dell’acciaieria più grande d’Europa: uno straordinario documento di foto e di filmati che dovrebbe far tacere i corifei che si rallegrano per la Autorizzazione integrata ambientale. All’estero verrebbe negata, ma per costoro è “tutto a posto”
Se questa è una fabbrica a cui si può concedere l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, giudicatelo da soli. Giudicatelo da queste foto, scattate da alcuni operai all’interno dello stabilimento che è il più grande centro siderurgico d’Europa.
domenica 10 luglio 2011
Perché Vendola non ci sente da quell'orecchio?
Il sociologo Romano scrive un libro in cui accusa Nichi di sfruttare questi luoghi per praticare la più classica delle lottizzazioni. Franco Cassano ne scrive la prefazione e invita il governatore a non arroccarsi. Gli uomini di Vendola non ci stanno e difendono il leader che Bill Emmott paragonò a Obama.
BARI - Tutto il mondo parla di Nichi. Ha più di 513mila sostenitori su Facebook e 71mila follower su Twitter. È su Flickr e ha un canale Youtube in cui parla per video-lettere. E un itinerario politico ormai noto: Terlizzi, Bari, Puglia, Italia. Poi Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist, un giorno ha detto: «Vendola è un mobilizzatore in stile Obama delle masse pugliesi, con l’oratoria e il carisma per creare sogni». Lo stesso Emmott, peraltro, alcuni mesi dopo, spiegherà di essersi parzialmente ricreduto sull’efficacia di Nichi. Da lì tutti a studiarne e a esaltarne biografia e linguaggio, vizi e tic. Cronisti, cineasti e poeti di ogni latitudine. Tranne qualche intellettuale fuori dal coro. Della sua terra e non lontano dalle idee del suo partito, Sinistra, ecologia e libertà.
È Onofrio Romano, sociologo dell’Università di Bari «Aldo Moro », sui banchi a Parigi con Latouche, che nel suo ultimo saggio “Le Fabbriche di Nichi. Comunità e politica nella postdemocrazia” (edito da Laterza) lancia l’allarme sulla personalizzazione della politica a sinistra e su due aspetti finora mai indagati a fondo e messi in atto dal presidente con l’orecchino: lo spoil system e la metamorfosi del nuovo progetto elettorale per riconquistare la Puglia nel 2010.
Nel libro, già anticipato da “Democrazia e diritto” (nota rivista di sinistra), il giovane docente mette nero su bianco il “giochetto” del leader di Sel: prima fa nascere le Fabbriche facendole passare come esperienze di partecipazione “indipendenti” dalle istituzioni; e poi, rieletto governatore, ne ribalta l’ideologia di fondo, mantenendo aperte le porte e le casse della Regione al think tank del quartier generale di Bari, la cosiddetta “Fabbrica Zero” di attivisti, blogger e creativi.
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«È da sette anni che in Puglia c’è questo laboratorio politico e la situazione dell’inquinamento a Taranto è tale e quale a quando governava il centrodestra»
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Fuma bambino, fuma!
“Dopo la raccolta firme, non si è mosso un granchè” sono parole della dottoressa Daniela Spera, laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche, e referente per “Legamjonici”, una associazione ambientalista molto attiva a Taranto. Perché sia chiaro: qui si combatte per l’area jonica, per Taranto e la provincia, il Salento è lontano. E intanto i bambini, definiti “gli Ori di Taranto” dal “Fondo Antidiossina Taranto Onlus”, aspettano, in mezzo a veleni che, come dimostra la vicenda delle pecore alla diossina, sono entrati nella catena alimentare.
Annamaria Moschetti, pediatra. Ha deciso di studiare l'incidenza di patologie asmatiche nei bambini di Taranto. Tutti i medici e i ricercatori che hanno il coraggio di far sentire la loro voce chiedono che la Regione istituisca un Registro regionale dei tumori e delle malattie: occorre verificare le incidenze, confrontare i dati con quelli di altri città e permettere alla magistratura di utilizzarli, per poter attestare con dati e numeri quello che tutti sanno o sospettano: che è l'inquinamento prodotto dall'Ilva e dagli altri impianti, a rendere Taranto una delle città col più alto numero di malattie respiratorie, tumori e leucemie in Italia.
Un quartiere, Tamburi, ubicato a 80 metri in linea d'aria dal polo siderurgico dell'Ilva, dove i bambini nascono, ma non possono andare a giocare nei giardini. La piece teatrale di Mariangela Leone, coraggiosa regista teatrale tarantina, li immagina ormai, nei loro corpicini inermi, merce per i ristoratori locali…
Un’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente che rileva diossina e furani emessi dal camino, non tenendo conto della necessità del campionamento nelle varie zone della città, secondo gli standard di una mappa epidemiologica.
Un annuncio di finanziamenti del Registro tumori che trova intoppi.
Un Comune che s’incarica di portarlo all’ordine del giorno. Ma al venticinquesimo punto, a dimostrazione di quanto questo tema stia cuore, nonostante il sindaco Stefàno sia proprio, ironia della sorte, un pediatra.
Una Regione che invita ad interloquire sulla vertenza una sola associazione ambientalista: “ Il Presidente Vendola ad Altamarea non deve spiegare o giustificare nulla. Quello che ha da dire lo dica direttamente ai cittadini di Taranto.”, rispondono gli interpellati.
Ogni tanto una rassicurazione, come una pacca sulla schiena. Per il resto, non risposte, ambiguità. Interventi disarticolati, proprio come di un organismo a cui sia stata annullata la coscienza . Non come le mamme di questi bambini, che, come nel 2002 a Corigliano, reclamano con forza la prevalenza del diritto a un ambiente salubre.
I giardini ai bambini. (Dazebaonews)
sabato 9 luglio 2011
La verità non conosce "nimby"!
Si, se l'individualismo dell'orticello diventa senso di cittadinanza comune, se si cresce chiedendo rispetto e rispettando gli altri.
Un blogger napoletano dedica a Taranto un suo post, e sostiene chi combatte per una città salubre. Un diritto di tutti.
Vi invitiamo a leggere il suo post:
Il fiato corto
Si può morire di sonno? Probabilmente no, ma nel sonno si, lentamente come se addormentati e incoscienti....
Grazie Paolo!
venerdì 8 luglio 2011
Ecolevante. Rifiuti e rifiuto comunale
6 luglio 2011
A seguito della richiesta inoltrata a Ecolevante dall’Assessore all’ambiente circa i rifiuti con codice 191212, Vigiliamo diffondere il seguente comunicato contenente due ulteriori richieste, sul medesimo argomento, già inviate ai presidenti Vendola e Florido nel febbraio scorso (*) e, a tutt’oggi, rimaste senza risposta.
Prendiamo atto, con soddisfazione, che sul piano tecnico c’è finalmente nella Giunta almeno una rappresentanza adeguata nell’assessorato all’ambiente.
E, proprio perché ci sembra che il neoassessore all’ambiente sia ben orientato nel tentativo di dare risposte adeguate alle istanze di chi si occupa da anni delle questioni ambientali che riguardano il nostro territorio, vogliamo ulteriormente rafforzare questo suo orientamento.
Perciò sollecitiamo l’Assessore all’ambiente a chiedere ad Ecolevante non solo la copia di tutte le analisi e delle certificazioni attestanti l’assenza di sostanze pericolose nei rifiuti urbani classificati 19.12.12, ma anche la copia delle analisi e delle certificazioni di tutti i rifiuti col codice “a specchio” ricevuti in discarica.
E’ infatti sicuramente noto al neoassessore all’ambiente che, per escludere la pericolosità dei rifiuti urbani prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti e quindi per escludere la loro classificazione col codice 19.12.11 (e cioè: altri rifiuti, compresi materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose), è necessario che il conferimento in discarica per rifiuti non pericolosi sia accompagnato da tutte le analisi e certificazioni che escludano la presenza di sostanze pericolose in quantità tali da consentirne la classificazione col diverso codice 19.12.12.
Inoltre, proprio per la disponibilità mostrata del neoassessore all’ambiente, lo invitiamo a chiedere alla Ecolevante di far avere al Comune di Grottaglie, anche la copia delle analisi e delle certificazioni di tutti quei rifiuti col codice “a specchio” che, come sicuramente noto all’assessore all’ambiente, possono essere smaltiti in discariche per rifiuti non pericolosi solo se il loro conferimento sia accompagnato dalle analisi e certificazioni necessarie ad escludere la presenza di sostanze pericolose in quantità tali da determinarne la loro classificazione come rifiuti non pericolosi e non come rifiuti pericolosi.
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(*) quanto richiesto ai presidenti Vendola e Florido si può leggere cliccando qui
giovedì 7 luglio 2011
Altamarea taglia i ponticelli... Legambiente sempre "prona" a Niki...
Ancora polemiche sull'ok della commissione istruttoria al rilascio dell’Aia all’Ilva di Taranto. AltaMarea va all’attacco di coloro che fino al 5 luglio scorso credeva fossero «interlocutori affidabili»: Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto e Comune di Statte. AltaMarea mercoledì sera, al termine di un’assemblea straordinaria, ha risposto picche all’invito del presidente Nichi Vendola che li aveva convocati, insieme a Legambiente, per il pomeriggio di oggi.
«Non siamo più disposti - hanno detto - a farci strumentalizzare da chi ha tradito la nostra fiducia. Da adesso, in poi questi rappresentanti istituzionali sono nostri avversari. Faremo un elenco, con nomi e cognomi, dalla Regione alle Circoscrizioni, e diremo ai cittadini di non votare più quei politici che ci hanno buggerati. Noi chiedevamo un’autorizzazione che tenesse conto dei dieci punti irrinunciabili che avevamo indicato e senza dei quali è solo una presa in giro. Nella conferenza di servizi, invece è stato partorito solo un topolino brutto e malfatto».
AltaMarea si è sentita presa in giro anche dal sindaco di Taranto: «La lettera inviata al Ministero dell’Ambiente il 30 giugno scorso è il trionfo dell’ipocrisia. Ci aveva assicurato che avrebbe fatto di tutto per consentire la nostra partecipazione alla conferenza di servizi, invece, ecco cosa ha scritto al Ministero: “In riferimento alla richiesta avanzata dall’associazione AltaMarea (prot. 024/2011) di poter partecipare alla conferenza di servizi indicata in oggetto, questo Comune ne valuta positivamente le motivazioni a sostegno di essa, lasciando, comunque, alle autonome determinazioni di codesto Ministero le decisioni finali, pur auspicandone l’accoglimento”. Insomma, - hanno commentato gli ambientalisti - non ci pare che si sia speso più di tanto». (Quotidiano)
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ILVA, Legambiente a Regione: “sollecitare Ministero per riesame AIA”
SI è tenuto nel corso del pomeriggio odierno l’incontro tra Legambiente e Regione volto alla discussione delle questioni relative all’autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto. Come è noto nella giornata del 5 luglio 2011 si è tenuta presso il Ministero dell’Ambiente la Conferenza di Servizi decisoria per il rilascio dell’AIA nell’ambito della quale la Regione, rappresentata dall’assessore alla qualità dell’ambiente e dai propri tecnici, ha espresso, a valle di una specifica deliberazione di giunta regionale, il proprio parere positivo in merito al parere istruttorio licenziato dalla Commissione IPPC condizionando tuttavia tale parere a condizioni aggiuntive specifiche richieste al Ministero dell’ambiente nella sua qualità di autorità competente.
L’incontro odierno tra Legambiente e Regione ha seguitola Conferenza di Servizi ed è stato finalizzato a effettuare approfondimenti tecnici sulle posizioni assunte nell’ambito del procedimento di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e in merito ad alcuni specifici contenuti prescrittivi del parere istruttorio approvato in sede di Conferenza di Servizi. L’assessore Nicastro ha brevemente introdotto l’incontro rappresentando le numerose tappe che hanno caratterizzato l’intero percorso amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale soffermandosi in particolare sui principali interventi dell’amministrazione regionale di pungolo e sollecitazione al Ministero dell’ambiente ai fini dell’adozione da parte dello stabilimento delle migliori tecnologie disponibili, della garanzia del pieno rispetto della norma regionale sulle emissioni di diossine e della norma sul benzo(a)pirene.
L’assessore ha sottolineato l’importanza dei momenti di incontro e di confronto con le associazioni ambientaliste, in particolare di Legambiente, per l’azione di stimolo che le stesse esercitano nei confronti degli Enti cui spesso consegue un effettivo miglioramento delle condizioni dell’ambiente. Legambiente, ribadendo nella sostanza quanto già rappresentato nelle proprie osservazioni inviate al Ministero e a tutti gli Enti rappresentati nella Conferenza di Servizi, ha effettuato una puntuale disamina dei contenuti del parere istruttorio e ha manifestato le proprie perplessità sulle seguenti tematiche: limiti alle emissioni in atmosfera, scarichi idrici, barriera mento dei parchi minerari, emissioni diffuse e sistema di videosorveglianza. I rappresentanti della Regione hanno confermato che la posizione positiva al rilascio dell’AIA espressa dalla Regione trova la sua motivazione nel pieno e persistente convincimento che il rispetto delle nuove prescrizioni e il rispetto dei nuovi limiti autorizzati, molto più stringenti rispetto a quelli delle precedenti autorizzazioni, consentirà una effettiva e reale maggiore garanzia di tutela dell’ambiente per il territorio di Taranto. La posizione assunta dalla Regione è stata quella che l’ulteriore differimento della decisione finale in ordine all’AIA avrebbe avuto, come unico effetto, il persistere di condizioni di non completo adeguamento alle migliori tecnologie disponibili, inoltre non avrebbe consentito l’implementazione del nuovo sistema di controlli e monitoraggio che il piano di monitoraggio e controllo approvato prevede.
Quanto alle perplessità manifestate da Legambiente, i rappresentanti della Regione hanno puntualizzato che l’amministrazione ha chiesto ed ottenuto dal Ministero l’impegno a procedere al riesame dell’Autorizzazione a valle del completamento del monitoraggio diagnostico in corso da parte di Arpa Puglia su IPA e benzo(a)pirene nonché l’impegno da parte del Ministero a procedere all’istituzione di uno specifico tavolo tecnico per la valutazione degli effetti cumulativi nell’area tarantina derivanti dai numerosi impianti industriali ivi presenti. L’amministrazione regionale, nel rispetto delle posizioni e dei diversi ruoli che caratterizzano l’ente e le associazioni, ritiene che il rilascio dell’AIA per lo stabilimento di Taranto costituisca un ulteriore tassello significativo per il miglioramento delle condizioni ambientali dell’area di Taranto ma che tale rilascio non possa costituire la conclusione del percorso intrapreso bensì una tappa importante. Legambiente comunque sottolinea che non ritiene affatto chiusa la partita e che continuerà a svolgere il suo ruolo d sentinella al fine di garantire le più rigorose misure a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.
La fase conclusiva dell’incontro è stata particolarmente costruttiva, infatti Legambiente ha formulato alla Regione le seguenti richieste: necessità di garantire all’Arpa una dotazione organica adeguata all’impegno in termini di controlli su ILVA che dovrà assicurare insieme ad ISPRA a valle dell’approvazione dell’AIA necessità di contribuire a svolgere un’azione di sollecitazione nei confronti delhttp://www.blogger.com/img/blank.gif Ministero per il riesame dell’AIA richiesto dalla Regione all’esito del monitoraggio diagnostico sul benzo(a)pirene e per il riesame finalizzato alla valutazione degli effetti cumulativi generati dagli impianti industriali nell’area di Taranto e Statte mediante l’istituzione di un tavolo partecipato dagli Enti e da tutti gli stake holders creazione sul portale del Servizio Ecologia della Regione Puglia di uno specifico focus sui provvedimenti più roòevanto sulla città di Taranto e che consenta di raccogliere e rendere disponibili al pubblico le informazioni su ILVA, sugli esiti dei controlli effettuati, sul rispetto delle prescrizioni e sul monitoraggio del benzo(a)pirene in corso necessità che il Centro Regionale Aria finanziato dalla Regione e ospitato presso l’ospedale Testa venga avviato quanto prima al fine di rendere operativo un presidio degli enti a garanzia della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini La Regione ha condiviso l’importanza delle richieste formulate da Legambiente e si è impegnata a dare pieno seguito alle stesse. (Statoquotidiano)
mercoledì 6 luglio 2011
Domattina le donne contro l'Ilva su Rai 3!
Solidarietà e partecipazione!
4people è lieta di invitarvi all’evento
***TARANTO FOR AFRICA***
**giovedì 7 luglio 2011
**presso lo Stabilimento Balneare Saint Bon di Lama, Taranto
**ingresso con sottoscrizione
- grigliata e bar a partire dalle 20,30
- musica e spattacoli dalle 22,00
Suoneranno:
- Simba e il Mattino dei Maghi, Manduria
- Sixtynine, Grottaglie
- Terron Rebel Sound, Maruggio
Durante la serata i ragazzi dell’associazione del fumetto di Taranto, Labo fumetto, realizzeranno disegni personalizzati con una donazione!!
QUESTO E’ UN EVENTO PER TUTTI, PER TUTTI QUELLI CHE HANNO VOGLIA DI TRASCORRERE UNA SERATA DI FESTA E ALLO STESSO TEMPO CONTRIBUIRE AD UN MAGNIFICO PROGETTO!
L’ INTERO INCASSO DELLA SERATA sarà usato per finanziare l’acquisto di un forno solare per l’orfanotrofio Bala Mercy Children’s Centre di Homa Bay, Kenia.
per info: http://www.freetocharities.org.uk/bmcc/ourwork.html
Il forno solare permetterà di cucinare ogni giorno per i 500 bambini dell’orfanotrofio, senza più dover comprare la legna, costosissima, per alimentare la cucina.
La festa è organizzata con il prezioso aiuto dell’Associazione Cricolo Difesa, Taranto ed in collaborazione con Libera Taranto, Amnesty International Taranto, Arci Futurja Taranto, Arci Paisà Maruggio, Link Taranto, Labuat, Naturalmente a sud di Manduria e con il patrocinio del Comune di Taranto.
Media Partner: Radio Popolare Salento FM 107.3 (Taranto).
-per info:
4people@gmail.com
Paola: 333 4848881
TARANTO FOR AFRICA è un evento organizzato da 4people.
http://www.facebook.com/4people
www.4-people.org
4people è un progetto di coordinamento e consulenza per gli enti impegnati nel miglioramento sociale ed economico dei paesi in via di sviluppo. Tramite il coordinamento delle diverse associazioni che intervengono su uno stesso territorio e attività di comunicazione, 4people è presente per rendere possibile un processo di miglioramento del mondo degli aiuti.
4people è una solida amicizia, è professionalità, è creatività, è la certezza che sviluppo significa trasferimento della conoscenza. E’ il risultato di anni di lavoro, della sete di innovazione, convinti che andare avanti possa significare a volte fare passi indietro, tornare all’essenziale per scorpire nuovi orizzonti.
martedì 5 luglio 2011
AIA - INGIUSTIZIA è FATTA
Altamarea in attesa di poter leggere il parere conclusivo sul rilascio dell'Aia per Ilva e facendo riferimento alle notizie che arrivano in queste ore non può che esprimere un parere assolutamente negativo e sdegnato su quella che sembra a tutti gli effetti l'ennesima ingiustizia alla città di Taranto e ai suoi abitanti.
Nei giorni in cui la Procura di Taranto ha avviato un'indagine meticolosa basata sul rapporto dei Carabinieri del Noe, nel quale si evincono diverse e diffuse emissioni pericolose, nel momento in cui era necessario essere assolutamente rigorosi sulla concessione di un Autorizzazione Integrata Ambientale ci ritroviamo ad assistere all'ennesimo compromesso che non risolve quasi per nulla i devastanti effetti derivati da un assedio inquinante al quale siamo sottoposti.
Giusto per fare un esempio dei tanti che si potrebbero portare sono di oggi i dati Arpa sul benzo(a)pirene.(apparsi oggi sul sito web dell'ARPA).
Sono tali da confermare l'allarme su questopericoloso cancerogeno
Le analisi realizzate da Arpa per individuare sevi siano altre sorgenti di benzo(a)pirene oltre all'Ilva nell'area industriale
hanno dato risultati inequivocabili.
L'Arpa ha utilizzato la cosiddetta tecnologia“ventoselettiva” che consente non solo di misurare gli inquinanti ma anche di
individuarne la provenienza. Grazie a questa tecnologia si è potuto finalmente chiarire che l'apporto inquinante dell'Ilva è assolutamente preponderanterispetto alla raffineria Agip, alla Cementir e alle altre industrie vicine.
Infatti la concentrazione di benzo(a)pirene, quando il vento soffia dall'Ilva verso il resto dell'area industriale, è di ben 4.46 nanogrammi a metro cubomentre quando il vento soffia in senso opposto (verso l'Ilva) la concentrazione
crolla a soli 0,06 nanogrammi a metro cubo. Ricordiamo che nella vecchia legge
sul benzo(a)pirene vi era un limite a 1 nanogrammo a metro cubo.
E' assolutamente evidente che l'origine delbenzo(a)pirene nell'area industriale è l'Ilva. L'Ilva aveva contestato i dati
Arpa (che attribuivano alla cokeria il 98% dell'origine del benzo(a)pirene nelquartiere Tamburi) ipotizzando che nell'area industriale vi fossero altresorgenti significative di benzo(a)pirene.
Questo dimostra che il parere istruttorioconclusivo dell'AIA dell'Ilva ha ignorato sostanzialmente la gravità del
problema.
L'AIA andrebbe resa molto più prescrittiva sulbenzo(a)pirene.Avevamo chiesto un limite emissivo dalla cokeria di 150 ng/m3dal piano coperchi che la commissione AIA tuttavia non ha accolto conmotivazioni inconsistenti.
In conclusione l'AIA che sta per essere varata non è l'autorizzazione che contiene leprescrizioni obbligatorie per cui abbiamo lottato e per cui abbiamo inviato centinaia di pagine di osservazioni tecnicamente molto puntuali. Ci riserviamo una volta letti i pareri definitiv, laddove confermassero i rumors di queste ore, di intraprendere un'azione forte e rigorosa
E porcata fu! L'Ilva brinda, i tarantini invece muoiono un po' di più
Ilva di Taranto: la nuova autorizzazione integrata ambientale
"Il parere della Commissione IPPC, sulla base del quale il ministero dell'Ambiente si appresta a dare la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento ILVA, è un grave passo indietro". Questa l'opinione di Legambiente sulla norma che avrebbe dovuto ridurre fortemente i rilevanti impatti ambientali e sanitari del polo siderurgico di Taranto.
"Siamo consapevoli che l'AIA sia necessaria affinché l'azienda possa operare in un regime di regole certe e di controlli adeguati - sostengono Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Nazionale, Francesco Tarantini, Presidente Regionale e Lunetta Franco, Presidente del Circolo di Taranto - ma non possiamo che ribadire il nostro giudizio fortemente critico sul lavoro della Commissione IPPC, sempre pronta ad accogliere le richieste dell'azienda a scapito dei cittadini". La Conferenza di Servizi convocata oggi per discutere il Parere istruttorio conclusivo sull'AIA per l'ILVA di Taranto è un momento decisivo per conoscere il destino ambientale della città. Come già fatto con le due precedenti versioni del Parere, Legambiente ha presentato le sue Osservazioni chiedendo di tenerne conto all'atto della concessione dell'AIA da parte del Ministero.
Per l'associazione quindi, anche questa terza versione del Parere è davvero negativa visto che ricalca le stesse insufficienze delle precedenti versioni, con alcuni aspetti addirittura peggiorativi.
Scompare, infatti, la rete di monitoraggio esterno alla cokeria, importantissima per rilevare le emissioni di IPA e del pericolosissimo benzo(a)pirene), che pure era presente nella precedente versione; viene ulteriormente depotenziato il sistema di videoregistrazione delle emissioni diffuse e fuggitive, che nel primo parere interessava anche le emissioni convogliate; vengono generalmente aumentati i limiti per i macroinquinanti (tra cui polveri, ossidi di azoto e di zolfo); rimane irrisolto il problema del monitoraggio degli scarichi idrici che viene confermato a valle, cioè allo sbocco in mare, e non a piè d'impianto così come richiesto dall'ARPA Puglia e dalle associazioni ambientaliste. Sui Parchi minerali nella terza stesura del parere viene meno il piano di fattibilità per la loro copertura richiesto all'ILVA nella versione precedente e si lascia al solo barrieramento la risoluzione del problema (sulla cui gravità crediamo non ci possano essere dubbi anche alla luce dei recentissimi avvisi di garanzia in merito all'imbrattamento delle cappelle di proprietà comunale del cimitero).
Per quel che riguarda le emissioni derivanti dall'utilizzo di Pet Coke, nulla è previsto se non il ricorso ai sistemi di abbattimento già esistenti (peccato che in Ilva non ve ne siano) e infine non è previsto il monitoraggio in continuo di IPA, benzene e polveri per le operazioni di caricamento del coke. È poi preoccupante il rilascio dell'AIA su una capacità produttiva di 15 milioni tonnellate annue di acciaio visto che a qualsiasi incremento della produzione corrisponde un aumento delle varie forme di inquinamento.
Bastano solo questi esempi per far valutare negativamente e con grande preoccupazione il Parere istruttorio che la Conferenza di Servizi si appresta a licenziare, preoccupazione aggravata dall'inchiesta dei carabinieri del NOE di Lecce di cui tutti gli organi d'informazione hanno ampiamente trattato nei giorni scorsi. La portata delle infrazioni rilevate ha indotto i carabinieri del NOE a richiedere il sequestro di alcuni impianti.
La Procura si è riservata ogni decisione nel merito al termine di alcune perizie. E' ragionevole ritenere che gli atti attualmente in possesso della procura siano in grado di apportare una revisione sostanziale del quadro di riferimento ambientale di alcuni importanti impianti dell'Ilva e, di conseguenza, di modificare le prescrizioni attualmente proposte nel parere della Commissione Istruttoria IPPC. A nostro avviso è fondamentale che il Ministero dell'Ambiente e la Conferenza dei servizi acquisiscano agli atti la relazione del NOE di Lecce
"Chiediamo al ministro Prestigiacomo - hanno concluso Ciafani, Tarantini e Franco - cui spetta l'ultima parola per la concessione dell'AIA, di accogliere le richieste di Associazioni, Enti Locali e Arpa, formulate nell'esclusivo interesse dell'ambiente e della salute dei cittadini. Obiettivo prioritario dell'AIA deve essere quello di ridurre, drasticamente e nei tempi più rapidi, l'ammontare annuo e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell'ambiente, non solo attraverso l'adozione delle MTD (migliori tecnologie disponibili), ma anche con il ricorso alle migliori tecnologie in assoluto e con prescrizioni che impongano limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle legislazioni nazionale e regionale, mirando a ridurre al minimo l'inquinamento". (Alternativasostenibile)
Nicastro? bla bla bla
La Puglia di Vendola, l'ennesima fuffa!!!
Nicastro: concluso procedimento per AIA ILVA Taranto
SI è chiuso oggi il procedimento relativo al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, di competenza del Ministero dell’Ambiente, per lo stabilimento ILVA di Taranto. “Si tratta di un passaggio di valenza storica per il territorio tarantino e per la Puglia tutta. Siamo convinti – afferma l’assessore alla qualità dell’ambiente, Lorenzo Nicastro, presente a Roma in rappresentanza della Regione, insieme ad ARPA, ISPRA, Comuni di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Ministero della Salute – che si apre oggi una fase nuova e molto importante nei rapporti tra la città e lo stabilimento. Infatti, a seguito dell’emanazione del decreto da parte del Ministro dell’ambiente, entreranno in vigore limiti emissivi più bassi rispetto a quelli oggi vigenti, in linea con le migliori tecnologie disponibili”. “Il lungo lavoro istruttorio ha coinvolto, oltre alla Regione, numerosi soggetti portatori di interesse, dalle associazioni ambientaliste, ai sindacati, agli enti locali che, con il loro quotidiano contributo, hanno consentito un’analisi rigorosa della realtà e la definizione di tutte le misure necessarie alla salvaguardia dell’ambiente ed alla tutela della salute. Abbiamo chiesto ed ottenuto un miglioramento delle attuali condizioni su diversi punti essenziali”. “Tra questi, meritano una particolare segnalazione le emissioni diffuse e concentrate in atmosfera”.
La Regione, anche a seguito dell’approvazione delle leggi regionali anti-diossina e anti-benzoapirene, ha ottenuto, oltre alle già acclarate riduzioni di concentrazioni emissive, una data certa per l’avvio del monitoraggio in continuo delle diossine e l’impegno del Ministero a rivedere l’AIA in funzione del monitoraggio diagnostico in corso e del piano di risanamento avviato per la città di Taranto a seguito degli sforamenti nel rione Tamburi di B(a)P. Per quel che concerne gli scarichi idrici, l’AIA impone l’obbligo del rispetto dei valori limite previsti dalle migliori tecnologie europee a valle di ogni singolo impianto e, dunque, non più soltanto quelli previsti dalla legislazione italiana allo scarico finale”. “L’AIA, inoltre, non preclude l’attività di bonifica in corso sul sito di interesse nazionale, nonché ogni ulteriore intervento migliorativo anche alla luce delle migliori tecnologie disponibili che dovessero rendersi disponibili in futuro. Siamo riusciti a tenere insieme – conclude l’assessore Nicastro – le ragioni dell’ecologia con quelle dell’economia e del diritto al lavoro”. (statoquotidiano)
Nicastro prima...
tratto dal TARANTO OGGI :martedi 5 luglio
Dunque, ci siamo: quest’oggi ci sarà la conferenza di servizi decisoria per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata ambientale all'Ilva di Taranto, presso il Ministero dell'Ambiente. Intanto ieri, durante la riunione del Gruppo Istruttore IPPC, è giunta notizia che i tecnici del Comune di Taranto e di Statte hanno abbandonato il tavolo, seguendo la linea tracciata dalla Regione Puglia e da Arpa Puglia, contrarie a discutere le 160 pagine prodotte dai tecnici Ilva, contenenti ben 146 obiezioni al parere istruttorio della commissione IPPC, ad appena 24 ore dalla conferenza dei servizi.
Proprio su questo tema, è intervenuto ieri l’assessore regionale all’ambiente, Lorenzo Nicastro, dichiarando a margine di un workshop sulle bonifiche di Manfredonia, che “nella conferenza servizi decisoria, diremo che la Regione Puglia non tiene le matite in ordine per conto terzi, ma che responsabilmente é disposta a verificare con i terzi quale debba essere l'ordine in cui tenere le matite. E' una cosa diversa”. “La Regione, come e' noto, nella procedura di Autorizzazione integrata ambientale ai grandi impianti che spetta al Ministero - ha ricordato - esprime un parere che e' obbligatorio ma non e' vincolante. E' un parere molto articolato perche' domani si tratta della conferenza decisoria e le conferenze di servizio che hanno preceduto l'incontro di domani durano da anni. Abbiamo tecnici e funzionari amministrativi di grande valore nella Regione Puglia”, ha concluso Nicastro.
Sarà. Da parte nostra, non nutriamo alcun dubbio sul fatto che l’AIA sarà rilasciata al siderurgico. Troppi gli interessi in gioco e troppe le pressioni per pensare ad un finale diverso. Piuttosto, siamo curiosi di vedere come si comporteranno le istituzioni nei prossimi mesi. Vogliamo ad esempio ricordare a chi sostiene che l’Ilva ha abbattuto del 90% le emissioni di alcuni inquinanti, che nei rilevamenti effettuati da Arpa Puglia nei mesi di febbraio e maggio, i livelli sono andati ben oltre lo 0,4 nanogrammo per metro cubo previsto dalla legge anti-diossina entrata in vigore dal 1 gennaio 2011: se anche nei rilievi autunnali l’Ilva sforerà, cosa faranno i tecnici e funzionari di grande valore della Regione? Così siamo curiosi di sapere se, come e quando sarà approvata la legge regionale sulle bonifiche della falde acquifere, a fronte di un verbale della conferenza servizi dello scorso 15 marzo, in cui veniva espressamente come l’Ilva non solo abbia inquinato per anni, consapevolmente, la falda acquifera di Taranto; ma soprattutto come le analisi e gli studi dei tecnici del siderurgico fossero insufficienti e poco precisi, da un punto di vista dei metodi utilizzati. Per tali ragioni, si chiedeva all’Ilva di ottemperare nel più breve tempo possibile alle mancanze e soprattutto che il rilascio dell’A.I.A. “non esime il titolare dell’impianto di avviare e concludere nei tempi previsti il procedimento di bonifica e risanamento ambientale per il sito in questione”. Così come staremo a vedere se ed in che modo, nell’AIA compariranno prescrizioni sulle diverse discariche presenti all’interno del siderurgico. Sono ben cinque e tranne su una, la conferenza servizi aveva espresso forti perplessità sulle analisi effettuate. Soprattutto sulla discarica “ex Cava Due Mari” e discarica “Mater Gratiae N-W” non era ancora stato effettuato alcun monitoraggio delle acqua di falda. Siamo certi che sia alla Regione che all’Arpa sappiano perfettamente di cosa stiamo parlando. Così come staremo a vedere, se ed in che modo, proseguirà il finanziamento alla ASL TA/1 per il registro tumori e per la mappa epidemiologica.
Il rilascio dell’AIA all’Ilva non sarà una sconfitta. Semplicemente un passaggio obbligato, da troppo tempo atteso, da parte di un sistema di potere che prosegue cieco sulla strada che porta sempre al vantaggio del più forte rispetto al più piccolo, oltrepassando i limiti ancora troppo esili delle giustizia e della verità. Ma il tempo è una ruota che gira, inesorabilmente. Per tutti.
Il 25 maggio 2011 Nicastro aveva dichiarato anche:
lunedì 4 luglio 2011
Aia Ilva, in attesa dell'ennesimo pasticcio ministeriale...
Presidente della Regione Puglia e Assessore ambiente
Presidente della Provincia di Taranto e Assessore ambiente
Sindaco di Taranto e Assessore ambiente
Sindaco di Statte e Assessore ambiente
Direttore Generale ARPA Puglia e Direttore Dpt di Taranto
Redazioni di stampa e TV
AIA per Ilva Taranto – Punti irrinunciabili per l’AIA di Ilva di Taranto
Le Istituzioni centrali, regionali e locali comunque presenti nella Conferenza dei Servizi del 5 luglio 2011 presso il Ministero dell'ambiente, decisoria per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, hanno la responsabilità storica di decidere sul futuro del territorio ionico e sulla salute dei suoi abitanti e dei lavoratori coinvolti direttamente o indirettamente.
A partire dall'agosto 2007 fino ad oggi, "AltaMarea", comunque denominatasi nel tempo ma sempre in qualità di "pubblico interessato", ha prodotto argomentazioni che rischiano di essere travolte dalla volontà di chi vuole a tutti i costi "chiudere la partita". Noi facciamo appello in particolare a Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte e ARPA Puglia perchè si presentino a Roma con un fronte unico a sostegno di una Delibera di Giunta Regionale finalizzata ad ottenere che l'AIA venga rilasciata solo se conterrà prescrizioni severe e precise sui seguenti 10 punti irrinunciabili.
1. La massima capacità produttiva da autorizzare non può essere molto diversa dal massimo storico ottenuto in 50 anni di esercizio dello stabilimento e dal dato di 10,5 milioni di tonn/anno universalmente attribuito al centro siderurgico di Taranto dall'epoca del raddoppio negli anni '70. Recentemente il prof. Federico Pirro, noto "storico" dell'Ilva di Taranto, tra l'altro autore di oltre 120 pagine su "La siderurgia europea e mondiale dal secondo dopoguerra ad oggi" del patinato ed elegantissimo volume "La civiltà del ferro. Dalla preistoria al III millennio", edito da Olivares in occasione del cinquantenario della fondazione del Gruppo Riva, scrive a pag. 20 del settimanale WEMAG del 16 giugno 2011: "Taranto vede in esercizio il gigantesco Siderurgico del Gruppo Riva che, con i suoi 11.695 addetti diretti e una capacità installata di 11,5 milioni di tonnellate di acciaio grezzo, è la più grande fabbrica manifatturiera d'Italia e il maggior centro siderurgico a ciclo integrale d'Europa". La massima capacità produttiva di 15 milioni di tonnellate indicata da Ilva è inaccettabile.
2. La durata dell'AIA può essere di 5 anni e non 6 perchè il Certificato di qualità presentato non copre le attività dell'area a caldo che provoca il 90% dell'inquinamento ma copre solo le attività del ciclo integrale dalle bramme di colata continua in poi. Deve contare la realtà delle cose, non gli arzigogoli e le ambiguità di qualche manipolatore.
3. Lo stabilimento non può essere autorizzato a esercire impianti privi di Certificato Prevenzione Incendi e di nulla osta di analisi di rischio di incidenti rilevanti, di chiunque sia la responsabilità del mancato rinnovo o rilascio. Sarebbe da irresponsabili, forse penalmente perseguibili, continuare a mantenere in esercizio impianti privi di CPI e di nulla osta, che sono i pilastri su cui si basa la sicurezza nei confronti dei cittadini e dei lavoratori.
4. Le emissioni della diossina vanno controllate in continuo e non solo al camino E312 ma anche intorno a elettrofiltri, raffreddatori, ecc.. Le emissioni vanno assoggettate non al rispetto dell'assurda media annuale calcolata sulla base di campagne di poche decine di ore sulle 8760 ore di un anno di esercizio, ma, come per il PM10, va fissato il numero massimo di splafonamenti della concentrazione fissata, superato il quale scatta immediatamente l'arresto dell'impianto per il tempo necessario ad attivare provvedimenti tecnici ed operativi che evitino gli splafonamenti.
5. Va fissato anche il limite quantitativo annuo delle emissioni complessive degli inquinanti indicati nella dichiarazione INES, fissando un programma di progressiva ma drastica riduzione nel tempo..
6. Il controllo del B(a)P va fatto non solo sul perimetro esterno ma anche sugli impianti all'interno dello stabilimento, fissando un limite emissivo di 150 ng/mc sul piano coperchi della cokeria (limite adottato in Francia). I lavoratori addetti sono i più esposti a quel micidiale inquinante definito cancerogeno di 1° livello dall'OMS. Sui parametri da rispettare vale lo stesso concetto indicato per la diossina, cioè non solo valori medi ma anche numero di splafonamenti e quantità annue in assoluto emesse. In parallelo va prescritta la delocalizzazione del 50% della cokeria nel corso della durata dell'AIA e del restante 50% nella prossima tornata.
7. Il controllo e monitoraggio degli inquinanti nei reflui idrici non va effettuato sugli sbocchi a mare, dove tutto è diluito, ma sulle acque di processo degli impianti non diluite da acque di raffreddamento, piovane, ecc. e prima che confluiscano nelle condutture che poi arrivano agli scarichi a mare. Inoltre vanno fissati i quantitativi massimi di inquinanti scaricati, in funzione delle concentrazioni fissate e dei flussi totali finali.
8. Deve essere prescritta la copertura dei parchi primari senza il balletto degli studi di fattibilità a babbo morto. Le tecnologie esistono già, si tratta di deciderne l'impiego come ci risulta che stiano facendo per coprire i carbonili di ENEL Brindisi.
9. La bonifica dei siti inquinati deve essere prescritta alla luce delle recenti determinazioni assunte dalla Regione Puglia.
10. In caso di inosservanza delle prescrizioni dell’AIA, il gestore deve essere fortemente sanzionato. Non sono accettabili provvedimenti di tipo dilatorio ma si devono pretendere provvedimenti risolutivi, fino al fermo dell’impianto che all’interno dello stabilimento dovesse violare le prescrizioni dell’AIA.
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L’AIA NON VA CONCESSA
COMUNICATO STAMPA 4 LUGLIO 2011
L’llva resta la maggiore responsabile delle emissioni di IPA e continua ad emettere diossine superando i limiti imposti dalla Legge Regionale. Oggi siamo giunti al valore medio di 0.70 ng/m3, una ulteriore conferma della inefficienza dei sistemi applicati per ridurre le emissioni di diossine e della totale inadeguatezza della Legge Regionale a garantire giustizia in caso di superamento dei limiti imposti. La Commissione europea ha intimato a 12 Stati membri, fra cui l’Italia, di recepire entro due mesi le norme Ue che stabiliscono sanzioni penali contro i responsabili di reati ambientali in generale, e quelle specifiche sull’inquinamento marino. L’Esecutivo comunitario potrà ricorrere in Corte Ue di giustizia contro gli Stati inadempienti. Il termine per il recepimento da parte degli stati membri della direttiva (2008/99/Ce) è scaduto il 26 dicembre 2010. A Taranto, invece, mentre è in corso una perizia nell’ambito dell’incidente probatorio che vede indagati i vertici Ilva per disastro doloso e colposo, i sindacati e Confindustria premono affinché venga rilasciata l’AIA, immaginando che i nuovi finanziamenti impiegati dall’azienda potranno renderla finalmente ecocompatibile. Ma nessuna cifra può garantire l’ambientalizzazione di impianti sui quali non è possibile alcun tipo di controllo delle emissioni di fumi e polveri. Dunque, in base a quali requisiti il Ministero dell’Ambiente potrebbe decidere di rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale? Di fronte ad una evidente impossibilità ad ottemperare a tutte le prescrizioni imposte, peraltro difficoltà espressa dalla stessa Ilva, concedere l’AIA equivarrebbe a soddisfare le richieste di modifica avanzate dal Gestore, quali, ad esempio, la rimozione delle seguenti prescrizioni: 1.Frequenza di monitoraggio delle emissioni più restrittiva; 2.Valori di emissioni più restrittivi rispetto alla riduzione del 20% dell’attuale limite autorizzato; 3. Studio di fattibilità per la copertura totale o parziale dell’area dei parchi minerali. 4. L’adozione di una procedura operativa atta a definire in accordo con gli Enti locali soglie di allarme per la prevenzione di fenomeni acuti di inquinamento del territorio circostante l’impianto.
Chiediamo quindi che non sia accordata l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che le Istituzioni locali si oppongano compatte e con fermezza. E’un’azione dovuta alla città che soffre da mezzo secolo, un segnale forte di cambiamento della politica che, supportata da dati scientifici inconfutabili, e dalla cittadinanza che realmente vuole e pretende un cambio di rotta, programmi il futuro della città, indipendente dalla grande industria pesante. In caso contrario, vorrà dire che si è toccato il fondo, che incapacità, incompetenza irresponsabilità sono proprie della classe politica attuale, che la democrazia partecipata è solo una parola sulle labbra delle istituzioni. Sarà allora legittimo da parte dei cittadini agire di conseguenza anche con forti azioni civili.
Città Vecchia: mo vida?

Ormai ridotta a relitto urbano, mentre il Comune di Taranto si affretta nascostamente a svendere a costruttori senza scrupoli la Città Vecchia in lotti pret-a-porter(che manco la vogliono regalata!); mentre si apre l'ennesima farsa della candidatura UNESCO; mentre ai cittadini di serie B dell'Isola, da decenni sono negati acqua potabile, nettezza urbana, sicurezza e pari diritti; ecco che la fanfara degli artisti vuole irrompere briosa d'estate, arte, musica e... movida (c'è mai stata a taranto una movida?)...
Per fortuna che ci sono gli artisti e i volontari a ricordarsi del nostro dinosauro millenario in decomposizione!!
Chissà che in mezzo alla gente, tra le solite frasi tipo: "io l'abbatterei tutta e ci farei ipermercati", "finchè ci vive questa gentaglia questo posto farà schifo", "io metterei loft per ricchi e risto-club aperti 24 ore", "io avevo un bisnonno che forse ci viveva, che miseria!", a qualcuno non passi davanti agli occhi la bellezza di una Signora Città ancora splendida, nonostante tutta la violenza subita; il fascino di una sparuta popolazione che ancora testimonia quello che noi siamo stati e la cultura del mare; la curiosità di un modo alternativo e socializzante di vivere senza misurarsi in base a scontrini e automobili... chissà!?
Intanto non mancherà il nostro sostegno all'arte tra la gente, così come non smetteremo mai di vigilare affinchè quel cumulo di tufi antichi non subisca più l'oltraggio dei più biechi, ignoranti interessi!
E che festa sia!!!
Progetto di recupero «Portiamo la movida nella Taranto vecchia»
«L’Isola... che vogliamo». Non è semplicemente un progetto per creare momenti di aggregazione in Città vecchia. È uno stile di vita e, nello stesso tempo, un modo di creare un circuito economico tra quei vicoli, croce e delizia per ogni cittadino di Taranto. Quest’idea segna un sentiero da percorrere per dimostrare che, oltrepassando il ponte girevole, di sera, ci si può divertire e ci possono essere momenti artistici di qualità. Il tutto senza far pagare. Pur essendo gratis, il circuito si alimenterebbe con i ricavi dei punti ristoro. Ma cosa chiede l’associazione culturale «Terra» promotrice di quest’iniziativa? Chiede al Comune di poter avviare un esperimento di movida utilizzando sia spazi all’aperto che alcuni edifici pubblici del Borgo antico (i due chiostri, quello di San Domenico e di San Michele; Palazzo Galeota e gli uffici del Risanamento Città vecchia). E lì, in quei luoghi, fare musica, teatro, arte nelle sue varie forme. Il Comune dovrebbe limitarsi a pulire la Città vecchia ed a garantire la vigilanza, la sicurezza, la viabilità.
Già ma quando quest’idea assumerebbe forma e sostanza? Questa movida tra i vicoli dovrebbe svolgersi il 27 luglio (il gran debutto) e poi nelle serate del 3, 10, 17, 24, 31 agosto ed il 6 e 13 settembre. In queste serate, in questi mercoledì, nel Borgo antico troveranno spazio anche le associazioni ambientaliste ed altre associazioni che potranno, tra un po’ di musica ed un film, ritagliarsi un ruolo in questo contesto così variegato. Il progetto è dedicato a Lucio Dione, l’imprenditore - ambientalista, tragicamente morto sul ponte girevole (fu investito mentre era sulla sua bicicletta) nella notte di Giovedì Santo. E il suo amore per la Città vecchia, le potenzialità che egli intravedeva tra quei vicoli e quei ruderi animano quest’idea che ora dovrà camminare sulle sue gambe. Questo progetto si regge e si alimenta su una sorta di protagonismo collettivo. Ognuno, secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, offre ed offrirà il suo contributo.
Per questa ragione, l’elenco dei protagonisti (in genere da evitare perché tende ad annoiare) è d’obbligo. Serve a capire che questa volta «ci siamo chiesti - si legge nel progetto consegnato al sindaco Stefàno - non cosa Taranto potesse fare per noi ma cosa noi potessimo fare per Taranto». Ed allora, l’Isola che... vogliamo porta la firma di: Fabrizio iurlano (Enò); Toto Santacroce (presidente dell’associazione culturale Terra); Daniele Fusco (cinema Bellarmino); Alberto Durante (ingegnere e responsabile tecnico); Claudio Stola (geometra e responsabile tecnico); Lucio Dione; Attilio Monaco (Enò wine bar); Celeste Montorsi (d.j mod father group Taranto); Goffredo Santovito (mod father group Taranto); Lorenzo Giungato (organizzatore eventi); Alessandro Pisconti (musicista); Guido Balzanelli (d.j); Marco Del Vecchio (bikers); Vincenzo Saracino (organizzatore eventi hip pop, reggae, rap); Fido Guido (movimento rap,reggae Taranto); Ciro Merode (organizzatore eventi e concerti); Maurizio Vinci; Daniele Zampini; Fabio Dell'Erba (organizzatore eventi disco); Alex Campese (art-e'); Ettore Toscano (attore teatrale); Aldo Saracino (artista); Mel Peretto (sociologa); Er minio Biandolino(pittore); Luchino (art-e'); Clara Cottino (direttrice teatro Crest); Cristina Chirizzi (Teatro Crest); Marco Sebastio (addetto stampa); Ugo Lorusso (addetto stampa); Fabio De Fazio (organizzatore eventi); Marcolino (organizzatore eventi); Maurizio Minardi (organizzatore eventi); Pasquale Vadalà (scrittore); Domenico Ruggero (fotografo internazionale); Davide Intelligente (artista); Anna - maria Borsci (avvocato ed anbientalista); Alex Palmieri(dj); Luana Marturano(segreteria organizzativa); Francesco Dracca (responsabile artisti di strada); Massimo Raimondi (p.r); Enzo Enriquez (organizzatore eventi); Alberto Frangelli (organizzatore eventi); Gianluca Guastella (giornalista ed organizzatore di itinerari artistici); Angelo Candelli ( responsabile pubblicità); Andrea Fumarola (d.j); Monica Caradonna e Wemag (media partner); Marco Schnabl (musicista); Manolo Giuri (comunicazione faceb ook ); Roberta Villa (ambientalista); Daniela Spera (ambientalista); Alberto Dati (produttore musicale e d.j); Antonella De Fazio (responsabile associazione avvocati di strada). (GdM)
venerdì 1 luglio 2011
Analisi Ilva: ma quale sorpresa?
Il campionamento sul caminio E312 “a sorpresa” richiede sempre una telefonata di preavviso di almeno 90 minuti.
Nei giorni scorsi abbiamo appreso che, dopo un campionamento effettuato nell’area agglomerato e precisamente sul camino E312, l’ARPA Puglia ha riscontrato, ancora una volta, valori troppo alti, ben lontani da quel 0,4 ng/mc di diossine e furani previsto dalla legge regionale.
Il valore medio delle emissioni, infatti, è risultato pari a 0,70 ng/mc a cui è stato già decurtato, così come prevede la legge, il 35% che costituisce uno scarto per colmare eventuali errori durante la misurazione (“incertezza della misura”).
Ma è bene che la gente sappia tutta la verità:
1) Il campionamento è sempre stato eseguito per non più di 7 – 8 ore, durante la mattina, a partire dalle ore 9,00. Non è MAI stato eseguito di notte, quando, a causa dell’oscurità, più facilmente si potrebbero immettere in atmosfera fumi e polveri senza che essi siano visibili.
2) Il campionamento è sempre stato eseguito solo sul camino E312 che, pur rappresentando la fonte più temibile di immissione in atmosfera di diossine e furani, potrebbe non essere l’unica. Nella sola area Ilva vi sono oltre 200 camini che non sono mai stati campionati nemmeno una volta.
3) Il campionamento dell’Arpa Puglia viene eseguito manualmente e non in continuo e attraverso 2 modalità:
a) Con Preavviso: alcuni giorni prima i dirigenti dell’Arpa chiamano la direzione Ilva e avvisano del loro ingresso.
b) Senza Preavviso: 90 minuti prima di entrare, i dirigenti dell’Arpa chiamano la direzione Ilva e avvisano del loro ingresso che avverrà poco più tardi. Si noti, dunque, che i controlli definiti “senza preavviso” prevedono, in realtà, un intervallo di c.a un’ora e mezza, tempo ampiamente sufficiente per permettere ai tecnici dell'Ilva di “correre ai ripari” aumentando l' iniezioni di carbone attivo per il filtraggio delle polveri, oppure abbassando il regime degli impianti. Il tempo richiesto, riferiscono dall'Arpa, è dovuto alla preparazione del pontone che deve essere predisposto per la salita dei tecnici sulla ciminiera.
4) Il campionamento viene eseguito solo una o due volte durante l'anno.
5) Il campionamento in questione viene effettuato solo sulle diossine e furani e non su altri elementi pericolosi (es. metalli pesanti, idrocar-buri policiclici aromatici, ecc).
6) Il campionamento in questione non viene mai effettuato sulle immissioni non convogliate (quelle non diffuse tramite camini) e provenienti dalle “aree basse”che non sono mai state censite, come più volte documentato dal sottoscritto, anche durante la notte per mezzo di telecamera ad infrarossi. Lo stesso rapporto dei carabinieri ci riferisce di “esplosioni” e “bagliori” di fumi intensi e vapori derivanti dallo scarico di scorie liquide delle acciaierie nei carri di trasporto verso i forni. I carabinieri del Noe, altresì, specificano che queste emissioni, non convogliate, sono capaci di propagarsi oltre il muro di recinzione ed dei confini stessi dell’ILVA
Alla luce di quanto fin qui esposto, si può intuire che il campionamento in oggetto, non potrà mai essere esaustivo ed efficace, considerando la sua limitatezza sia dal punto di vista temporale, sia nel numero delle sostanze campionate che nel numero delle fonti di emissione.
Esprimo, infine, il mio compiacimento nei confronti del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce che è riuscito ad evidenziare numerose e gravi “anomalie” reiterate quasi quotidianamente all’interno dell’area industriale, al punto che lo stesso Nucleo ha chiesto espressamente alla Procura di Taranto di adottare “un provvedimento cautelare reale diretto ad evitare il protrarsi delle attività illecite e del conseguente inquinamento…”
Considerando la gravità degli episodi descritti e della presumibile incidenza sulla salute degli abitanti, rimango, invece, abbastanza perplesso per il temporeggiamento della Procura nell’avanzare, al Giudice per le indagini preliminari, una richiesta di sequestro degli impianti per motivi cautelari così come suggerito dal Nucleo Operativo Ecologico dei C.C. di Lecce.
Fabio Matacchiera, Fondo Antidiossina Taranto Onlus
giovedì 30 giugno 2011
Per l'AIA Ilva si traffica a porte chiuse..
Nei prossimi giorni è previsto l’incontro tra ministero e azienda per discutere l’autorizzazione integrata ambientale. Forti i timori di un accordo al ribasso che non tuteli la salute.
L’incontro è di quelli che non possono non suscitare sospetti e alimentare dietrologie. E vedi seduti sullo stesso tavolo il ministero dell’ambiente e i manager dello stabilimento Ilva di Taranto. L’autorizzazione integrata ambientale sarà il tema del summit, sul quale si sono alzate molte voci contrarie. Soprattutto per le modalità. Perchè è stato il ministero dell’Ambiente, secondo quanto ha dichiarato Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in commissione Ambiente che sull’argomento ha presentato un’interrogazione parlamentare, a chiedere di incontrare il Gruppo Riva. Che, nell’occasione, presenterà oltre cento osservazioni sul parere espresso dalla commissione Ippc, di nomina ministeriale. In questo organismo, è bene ricordere, siedono rappresentanti del Comune di Taranto, della Provincia, della Regione, dell’Arpa Puglia e dell’Ispra.
Le oltre mille pagine del documento finale, frutto di un compromesso tra tutte le forze in campo, sono state però contestate dalle associazioni ambientaliste che hanno sottolineato l’esistenze di quelle che vengono definite «incongruenze». Per superare le quali hanno chiesto una cosa apparentemente molto semplice: «Vorremmo che nel documento venisse quantificato il beneficio dopo il rilascio dell’Aia», come afferma Alessandro Marescotti di Peacelink. Uno dei principi cardine che l’autorità che rilascia l’autorizzazione integrata ambientale deve seguire è che «devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell’inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili». A far discutere è anche la tempistica della convocazione prevista per il 4 luglio.
Il giorno dopo, il 5, è prevista la conferenza dei servizi per il rilascio dell’Aia. Una coincidenza giudicata «irrituale» dalla Zamparutti e «ai limiti della legalità» dal fisico Erasmo Venosi che per conto del ministero dell’Ambiente aveva seguito la vicenda alcuni anni fa. Emergerebbe, inoltre, che dall’appuntamento del 5 luglio sarebbero state tenute fuori le associazioni ambientaliste. Che ieri hanno prodotto un ultimo, disperato tentativo. Esponenti dell’associazione Alta Marea sono stati ricevuti dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, al quale è stato chiesto di stoppare l’iniziativa del gruppo Riva. Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Lecce avevano chiesto il sequestro di alcuni impianti dell’Ilva di Taranto.
La richiesta era conseguenza di un rapporto spedito alla procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sulle emissioni nocive dai camini dello stabilimento siderurgico. Richiesta formulata dopo che i controlli compiuti nell’arco di 120 giorni avevano evidenziato una serie di anomalie come l’accensione delle http://www.blogger.com/img/blank.giftorce di acciaieria. La richiesta del Noe è avvenuta nell’ambito dell’incidente probatorio in cui è stato disposto l’affidamento della nuova perizia sull’inquinamento con la nomina di tre medici. L’inchiesta fu aperta dopo le denunce sulle emissioni di benzoapirene e di diossina.
«Duole constatare – sottolinea l’Ilva in una nota – come il dibattito su inquinamento e industria sia sempre penalizzante per quest’ultima anche quando, come a Taranto, sono stati spesi negli ultimi dieci anni un miliardo di euro per la piena sostenibilita’ dell’impianto». Da oltre un anno i Verdi, attraverso il loro presidente Angelo Bonelli, chiedono al Governatore della Puglia Vendola un indagine epidemiologica nell’area di Taranto per verificare la relazione fra morti e l’inquinamento.
(Vincenzo Mulè, Terra)
Regione, Provincia e Comune... da sempre in vacanza con l'Ilva!
“STAMANE ho presentato, al nostro presidente della Regione, un’interrogazione urgente a risposta scritta circa la richiesta di costituzione di parte lesa della regione Puglia nei confronti dei procedimenti: n.938/10 e n. 4868/ R.G.R.N. contro la società ILVA S.p.A., per i quali venerdì scorso 24 giugno presso la procura di Taranto si è proceduto ad incidente probatorio”. Lo dice in una nota il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Patrizio Mazza.
“L’inchiesta che ha coinvolto come parti lese: nove allevatori della provincia ionica costretti ad abbattere i loro capi di bestiame perché risultati contaminati da diossina unitamente a Comune di Taranto, Provincia di Taranto, Regione Puglia e Ministero dell’Ambiente.
I reati per i quali sono indagati Emilio Riva ed altri sono : ‘disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico’. Nella mia interrogazione auspico fortemente che la Regione si costituisca parte civile attivando quelle iniziative e quei provvedimenti che possano garantire l’iter di giustizia. Faccio ancora una volta appello al nostro Presidente Vendola affinché dica basta ai veleni che inquinano da nord a sud e che si esca da una economia imperniata sulle: discariche, petrolchimico, acciaieria pesante che influisce negativamente sull’indotto manifatturiero e tanto altro. Vorrei che si iniziasse veramente una fase nuova in cui i giovani si possano ritrovare idealmente e fattivamente, sul piano http://www.blogger.com/img/blank.gifdelle loro prospettive di vita sicuramente ben diverse da quelle derivanti da tanto scempio sanitario ed ambientale”.
“Chiedo di mettere in campo un progetto del genere per il Sud e per Taranto e la sua provincia in particolare, perché darebbe impulso ad un nuovo entusiasmo, alla voglia di essere costruttivi, peculiarità che proprio i giovani di questi territori non ravvisano più nel loro futuro e che ci chiedono a gran voce. Questo è il messaggio che Nichi auspico comprenda: un impegno a realizzare il miglior progetto di benessere per chi scommette ancora su questo nostro mezzogiorno e su un territorio come Taranto e la sua provincia, perché vorrei ricordare che al nord vengono riversati grandi profitti proprio grazie al preponderante contributo del Sud”.
(Statoquotidiano)
mercoledì 29 giugno 2011
Cervellè... ma camìne!!!
TIENE ancora banco il provvedimento di sequestro dell’Ilva chiesto dai giudici tarantini. A muoversi contro il centro siderurgico jonico è il consigliere regionale SeL, Alfredo Cervellera. In una nota diramata in mattinata, a distanza ormai di quattro giorni dal provvedimento, Cervellera ricorda che “il Comitato Donne per Taranto nel corso della cerimonia del 13 giugno scorso, nella Asl di Taranto, mi ha consegnato un plico di 7343 firme raccolte per la richiesta di avviare un’indagine epidemiologica sul territorio di Taranto e in particolare quartiere Tamburi, la zona più a ridosso dell’area industriale e per questo più esposta ad un pesante inquinamento”.
E, nello stesso tempo, ha dato ampie garanzie ai cittadini impegnati nella strenua lotta contro il colosso di Emilio Riva. Cervellera ha assicurato di aver “provveduto a consegnare la suddetta petizione al Presidente Nichi Vendola, il quale mi ha assicurato il massimo impegno del Governo regionale, anche nelle sue articolazioni dell’Arpa Puglia e della ASL di Taranto, per venire soddisfare questa necessità della popolazione tarantina”. “Fra l’altro – prosegue Cervellera – anche l’assessore Pelillo si è reso disponibile a reperire ulteriori risorse nel magro Bilancio Regionale falcidiato dai tagli del Governo Berlusconi, da utilizzare su quel territorio che ha tante esigenze collegate all’emergenza ambientale, come quella per esempio di completare il Registro dei Tumori per Taranto”.
martedì 28 giugno 2011
Ilva sgamata!
I controlli effettuati dall'Arpa sui camini dello stabilimento siderurgico di Taranto. L'azienda rischia pesanti multe e anche la chiusura
Quasi il doppio delle emissioni consentite. "L'Ilva è fuori legge". L'Arpa ha pubblicato ieri i dati sulla seconda campagna per la rilevazione di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino dello stabilimento siderurgico di Taranto. Si tratta dei controlli a sorpresa previsti dalla legge regionale sulle emissioni delle diossine già effettuati a febbraio del 2011. "Il valore medio - spiega il direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato - è risultato pari a 0,70 nanogrammi al metro cubo quando il limite stabilito dalla norma pugliese è invece di 0,40". Il dato è stato inoltre ribassato del 35 per cento, sempre così previsto dalla norma che parla genericamente di "un'incertezza della misura".
I campionamenti sono stati effettuati il 16, 18 e 19 maggio scorsi e "le operazioni di prelievo e le analisi di laboratorio - spiega l'Agenzia regionale per l'ambiente - sono state condotte anche in questo caso con il contraddittorio dei tecnici Ilva". Si tratta del secondo campionamento effettuato dall'inizio dell'anno e anche questa volta i valori - seppure dimezzati rispetto a quelli pre legge anti diossine - sono ancora superiori alla norma. Se dovesse verificarsi lo stesso dato anche nel terzo e ultimo campionamento a sorpresa l'Ilva rischierebbe le sanzioni previste dalla legge che vanno da multe salatissime sino alla chiusura.
Proprio in queste ore si sta giocando un'altra partita importantissima perhttp://www.blogger.com/img/blank.gif il futuro del siderurgico: la concessione dell'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale che concede il Ministero, la carta cioè che detterebbe all'Ilva le condizioni per continuare a lavorare. La commissione ha preparato un documento con una serie di prescrizioni che dovrebbe essere ratificato il 4 luglio. Il condizionale è d'obbligo. Il ministero ha convocato per il giorno precedente un incontro per discutere le obiezioni fatte dall'azienda. Una mossa che potrebbe ulteriormente dilatare i tempi e che ha provocato la reazione rabbiosa di sindacati e associazioni ambientaliste. "La Regione deve chiedere di invalidare la riunione - tuona il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese - Non si può dare il via libera all'ennesimo colpo di mano a danno della salute dei cittadini tarantini: il governo Vendola ha il dovere di intervenire in tempi brevissimi".
(La Repubblica)
Vendola rinnega la legge diossina e il referendum acqua!
Nessun taglio del 7% sulle tariffe dell’acqua. E’ un po’ sconcertante la posizione presa da Nichi Vendola Governatore della Puglia a proposito della gestione dell’acqua pubblica a pochi giorni dalla vittoria schiacciante dei SI al referendum abrogativo. Ma anche in merito all’Ilva di Taranto.
Andiamo con ordine e partiamo dal documento audio di Radio Radicale registrato il 18 giugno scorso all’Assemblea nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, in cui tesualmente Vendola dice (tra il min. 36 e il min. 40):
50 litri di acqua gratis per me significano 80milioni di euro di debiti fuori bilancio, sono una tragedia in una Regione che non ha un goccio d’acqua. L’acquedotto pugliese ha 21mila chilometri di rete senza una montagna, un fiume, un goccio d’acqua. Sono problemi che vanno valutati con un po’ meno di isteria ideologica. Altrimenti c’è sempre l’idea che c’è chi preferisce perdere bene piuttosto che vincere anche nelle considerazioni reali di una battaglia. Il minoritarismo è una brutta malattia e bisogna combatterlo sempre. E una forma di inquinamento. Minoritarismo e opportunismo sono due facce della stessa medaglia troppo spesso. Aver costruito la legge avanzata sulle diossine ha rappresentato un boomerang. Passare da 9 nanogrammi di diossine e furani a 0,4 nanogrammi di diossine e furani ha rappresentato una contraddizione in seno al popolo. Dire: a Taranto vogliamo respirare a pieni polmoni aria pura crepando di povertà oppure vogliamo lavorare e morire di cancro. Questa alternativa è un ricatto inaccettabile.
Al Corriere del Mezzogiorno, Vendola spiega che il taglio del 7% delle tariffe non sarà adottato sebbene i SI schiaccianti al referendum abbiamo abrogato la possibilità per il gestore di ottenere :
profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
In sostanza riferisce il Corriere del Mezzogiorno:
In Puglia la remunerazione del capitale investito del 7% è un costo: quello che pagheremo ogni anno fino al 2018 sul bond in sterline pari al 6,92% contratto durante la gestione dell’era Fitto». «In Puglia - aggiunge Vendola - in realtà non siamo di fronte alla scelta di abbassare la tariffa del 7% e di conseguenza gli investimenti perché quella remunerazione non è utilizzata, come dovrebbe, per gli stessi investimenti, ma rappresenta la copertura di un debito e quindi dal punto di vista finanziario un costo». Resta, però, il problema politico: perché queste cose non sono state spiegate agli utenti prima del referendum? Lapidaria la risposta di Vendola: «Nessuno me le ha chieste». Né erano scritte nel quesito.
Chiedo a Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, come si spiega questa posizione del Governatore Vendola:
Posso solo dire che la legge va applicata. Gli italiani hanno votato per l’abrogazione di una legge e questa ora deve essere rispettata. Che cosa prevede? Il taglio delle tariffe? Bene, vanno tagliate.
Infine, come si vede in foto in alto, ho provato a girare la domanda al diretto interessato attraverso la sua pagina Fb (non ho suoi recapiti), strumento di democrazia diretta. E molto direttamente la sua redazione ha cancellato la mia domanda per due volte.
(Ecoblog)
















