giovedì 26 febbraio 2009

I sindaci, i cittadini e i sindacati





Nucleare: no grazie!

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA - COORDINAMENTO FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO
Coordinamento FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO, c/o Campagna OSM/DPN, Via M. Pichi, 1 - 20143 Milano
sito web: ilnuclearenonlopaghiamo.wordpress.com/
email: locosm@tin.it

Il movimento no-war da Stoccarda ha lanciato un appello, ripreso dal Forum Sociale Mondiale di Belem, per invitare ad un controvertice, dal 2 al 5 aprile 2009, in occasione del 60° anniversario della NATO.
E' importante - ritengo - menzionare questa montante campagna intenazionale disarmista: "NATO, 60 anni bastano" nel momento in cui i media diffondono la notizia dell'accordo italo-francese per la collaborazione sull'atomo "civile", che è stato siglato proprio oggi (24 febbraio 2009) da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy.
Questo collegamento va fatto per, schematicamente, mettere in chiaro che:
- il nucleare "civile" è trainato da quello militare;
- la tecnocrazia ufficiale agita la carota della "Quarta generazione" di reattori per propinarci invece il bastone della "Terza" (avanzata), che è in realtà la "Seconda" un po' migliorata (e ricavata dalla tecnologia militare dei sommergibili nucleari);
- il nucleare militare in Europa trova la sua giustificazione nella NATO e nelle sue strategie ufficiali;
- esiste una autonoma lobby europea dell'atomo che ha oggi nella Francia, il Paese della "Force de Frappe", la sua locomotiva (cui il vagone italiano si sta di fatto attaccando). Ma un altro veicolo trainante è costituito dalla Germania, quale potenza atomica "in pectore" (insieme al Giappone).
A suo tempo, come Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare sui trattati e sulle basi militari, approvammo un documento che focalizzava la "questione atomica" all'interno della nostra campagna.
Adesso possiamo considerare maturato il momento di proporre il disarmo atomico, inserito come mobilitazione in un contesto internazionale, sia come fuoriuscita dalla NATO sia, in piena coerenza, come denuclearizzazione non solo militare ma anche civile.
Quest'ultimo aspetto - la denuclearizzazione civile - può oggi farsi forza, nel suo rivolgersi all'opinione pubblica, del tentativo portato avanti dalla nuova Amministrazione USA, di affrontare la gravissima crisi economica in atto puntando sullo sviluppo delle energie rinnovabili: 150 miliardi di dollari di investimenti dovrebbero produrre due milioni e mezzo di posti di lavoro nel piano già approvato dal Congresso.
E’ evidente che oggi la lobby nuclearista europea, con la sua diramazione italiana, espressione di un vero e proprio comitato di affari, tenta di imporsi forzosamente con l’aiuto del Governo italiano; ma è altrettanto evidente che in questo modo l’Italia si porrà controcorrente rispetto al "tentativo obamiano" di salvare il capitalismo nella sua pretesa versione "sostenibile". Il problema, per i governanti, non è solo e tanto quello di rientrare nei parametri di Kyoto, bensì di promuovere e gestire una - forse impossibile - riconversione capitalistica "verde", impedendo che il capitalismo del parassitismo militare e della speculazione finanziaria trascini tutto il mondo in una irrimediabile e catastrofica crisi di civiltà.
Ma anche per noi, antimilitaristi, disarmisti, ecopacifisti, si prospetta la responsabilità di impedire che la crisi (o il collasso?) del capitale, che forse, come scrive ed argomenta Paolo Cacciari sul settimanale "Carta", ha in questo drammatico ingripparsi raggiunto il suo estremo limite, non degeneri nella "barbarie" ed apra invece la possibilità ad "un altro mondo possibile".
Il Governo Berlusconi dà per scontata l’approvazione della legge Scajola, che per ora è all’esame del parlamento, ma dimentica che i cittadini italiani hanno deciso con un referendum che l’Italia doveva restare fuori dal nucleare e ancora oggi l’opinione pubblica, come dimostrano gli ultimi sondaggi, per una buona metà non è favorevole, soprattutto tra i giovani.
Quindi il Governo ha venduto anzi tempo la pelle dell'orso, non ha fatto i conti con l’oste dei movimenti e dell'opinione pubblica, ha preso impegni che probabilmente non riuscirà a mantenere perché la gente comune si opporrà con ogni mezzo possibile su questa scelta, a partire dalle lotte territoriali che sicuramente si scateneranno nelle località che verranno individuate come siti delle centrali (o di scorie, o di quant'altro collegato al ciclo nucleare).
Immagino che nostro sforzo sarà di fare pienamente parte di questo movimento di resistenza popolare.
Nel file allegato si affronta, concentrando le informazioni essenziali, i termini dell'intesa Berlusconi-Sarkozy, la si inquadra nella road map, si spera resistibile, per il "ritorno" del nucleare in Italia; sviluppa alcune considerazioni e riflessioni sulla lobby europea dell'atomo, che è oggi trainata dallo Stato francese proprio perchè il nucleare civile trova la sua spinta e la sua giustificazione di fondo nelle esigenze della potenza militare.
Nucleare Berlusconi Sarkozy

mercoledì 25 febbraio 2009

Bambini ammalati, mozzarelle e co.

Mentre gli oncologi "osano", i "disabilisti" fanno ancora fatica a denunciare con fermezza, come fa l'IMID da tempo, gli effetti dell'inquinamento ambientale di origine industriale e non solo su malattie dell'infanzia che fino a pochi decenni fa erano poco diffuse...

L'industria e i suoi effetti a confronto con il terziario e lo sviluppo (mancato) del territorio.




Taranto, l’amianto dei fannulloni

di Giuseppe Buonpensiero (RLS FP CGIL Arsenale M.M. Taranto)
In un periodo in cui si parla molto (spesso a sproposito) di pubblici dipendenti, è importante sapere che in Italia esiste una parte di lavoratori appartenenti a questa categoria, che non coincide con la classica figura dell’impiegato statale. Esiste infatti a Taranto la specie, oramai in via di estinzione, degli operai dello Stato, che opera in una delle ultime attività industriali rimaste pubbliche: l‘Arsenale della M.M.

Per troppo tempo però sono rimaste nascoste, all’interno delle navi e del muraglione che cinge l’ultracentenario opificio, le tragiche vicende dei lavoratori impegnati nella manutenzione del naviglio militare. Purtroppo, ogni qual volta si parla di amianto nell’Arsenale di Taranto, sembra calare un velo di indifferenza ed a volte quasi di fastidio. In fondo si tratta di lavoratori statali ipergarantiti, sul conto dei quali ben altre sono le storie che si ha interesse a diffondere (fannulloni, assenteisti e via dicendo).
In un periodo in cui vengono continuamente lanciate accuse di “fannullonismo” nei confronti dei lavoratori pubblici, gli ispessimenti pleurici, le asbestosi ed i mesoteliomi sono la tragica prova del lavoro svolto e dei rischi a cui gli arsenalotti sono stati esposti nel corso degli anni. Sembra però che in questo stabilimento sia stato adoperato un particolare tipo di amianto selettivo (vogliamo chiamarlo l’amianto dei fannulloni?) pericoloso per legge (la 257 del 92) solo per i lavoratori privati, visto che esclusivamente a questi sono stati giustamente concessi dei benefici previdenziali (prepensionamenti). La discriminazione si è ripetuta poi con il decreto interministeriale 27/10/2004 (attuativo dell’art.47 legge 326/2003), in cui sono anche stati ridotti i coefficienti moltiplicatori dei periodi lavorativi (da 1.5 a 1.25). In pratica si è passati da 5 a 2 anni e mezzo di rivalutazione su un periodo lavorativo di 10 anni, calcolati solo ai fini di una misera rideterminazione dell’importo della pensione e non per anticipare il collocamento a riposo. E’ bene ricordare che il prepensionamento venne previsto come forma risarcitoria per coloro che erano stati esposti alla fibra killer proprio in conseguenza delle loro ridotte aspettative di vita.
L’Arsenale è stato per decenni un cantiere navale a rischio diffuso per tutto il personale (indipendentemente dal profilo professionale), dove esistevano magazzini nei quali i manufatti a base del minerale venivano stoccati e dove nei reparti ed a bordo delle navi, le componenti coibentate venivano lavorate. Basti pensare al reparto coibentatori, demolito solo pochi anni fa, adibito esclusivamente alla lavorazione dell’amianto. In quei periodi, la concentrazione di fibre negli ambienti di lavoro, raggiungeva concentrazioni oggi impensabili e certamente di gran lunga superiori all’iniquo limite di 100 fibre litro previsto dalla legge (la scienza ha ampiamente provato che non esiste un limite soglia al di sotto del quale l‘amianto è innocuo perché la malattia può colpire anche chi ha respirato una sola fibra).
Attualmente, nonostante le tonnellate di amianto smaltito dal 92’ e quello ancora presente a bordo delle unità navali, le migliaia di metri quadri di tettoie e le centinaia di pluviali in eternit esistenti in Arsenale, si pretende che qualche consulente tecnico certifichi il superamento della concentrazione di fibre disperse nel passato. Purtroppo le prove di quell’oscuro passato sono i numerosi casi di malattie asbesto correlate che ancora emergono dalle relazioni anonime della medicina del lavoro dello stabilimento (poco si conosce degli arsenalotti trasferiti in altri enti della Difesa e ministeri o dei pensionati). Questa è una battaglia di giustizia che deve essere assolutamente combattuta affinché non vengano dimenticati quei lavoratori, civili e militari, che si sono ammalati o sono morti operando per anni nelle officine ed a bordo delle navi, al servizio della Marina e dello Stato. Oggi, indipendentemente da qualsiasi tipo di rivendicazione, la cosa più importante è reperire le risorse economiche necessarie all’avvio di una seria campagna per la prevenzione e la cura delle patologie asbesto correlate, estesa anche ai pensionati ed ai lavoratori trasferiti, visto che il mesotelioma può manifestarsi anche dopo quarant‘anni. Purtroppo il dato sconfortante è che l’amianto, contrariamente a quanto hanno fatto fino ad oggi i legislatori, non ha operato nessuna distinzione tra “polmoni pubblici e polmoni privati.” (Rassegna.it)

Ecco le osservazioni di tutti i Tarantini

CONFERENZA STAMPA
Mercoledì 25 febbraio 2009, ore 10,00 nel salone degli Specchi di palazzo di Città, il Sindaco di Taranto e di Statte, illustreranno il documento congiunto sull'Autorizzazione Integrata Ambientale di ILVA Taranto.
Manifestazione già programmata per il 5 febbraio u.s. e successivamente rinviata.
Alla Conferenza, oltre al Sindaco Ippazio Stefàno e al Sindaco di Statte Angelo Miccoli, prenderanno parte:
Leo Corvace
Alessandro Marescotti
dr. Patrizio Mazza
FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri ) sez. prov.le di Taranto - Dr. Mario Marranzini
e le Associazioni ambientaliste e gli Ordini e Collegi professionali della Provincia di Taranto.

090129 Sindaci Ed Associazioni Taranto Ilva AIA

"Dare precedenza...alla vita"

Un artista tarantino,Vincenzo Mezzola ci ha contattato,nei giorni scorsi, per far conoscere alla città il suo personale contributo artistico alla causa ambientale.
Sabato mattina, abbiamo conosciuto Vincenzo Mezzolla ,presso la gallera "i quattro venti".
Vincenzo è un uomo estremamente gentile e cordiale, un uomo segnato, come moltissimi tarantini, dalla malattia , che ha anche per questo scelto di utilizzare la propria creatività come strumento di denuncia della drammatica situazione ambientale tarantina.
I camini del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, assieme ai i suoi fumi e veleni passando attraverso le polveri sottili che,insidiosissime, divorano l'uomo fino a condannarlo a morte, hanno ispirato il lavoro intitolato :"Dare precedenza...alla vita".
Mezzolla utilizza immagini reali, tratte dalle pagine dei quotidiani locali, per rappresentare le micidiali conseguenze legate alla vicinanza del mastodontico complesso siderurgico Ilva alle masserie circostanti e al gregge colpito dalla tragedia della contaminazione da diossina (che ne ha comportato il pressochè totale abbattimento) fino alla distruzione fisica e mentale "dell'uomo tecnologico", come lo ha definito lo stesso autore, per fermare il cammino che ci sta conducendo verso la distruzione.
Ci siamo salutati con la promessa di proseguire sulla strada della sensibilizzazione e del coinvolgimento della cittadinanza intera nella speranza di contribuire a cambiare un destino che non abbiamo scelto ma che dobbiamo assolutamente provare a cambiare.

martedì 24 febbraio 2009

Altamarea in video

Si scoprono le tombe...

Al Ministro dell'Ambiente; Al Presidente della Regione Puglia; All'ARPA Puglia

Il Coordinamento Altamarea, promotore a Taranto della grande manifestazione del 29 novembre 2008, ritiene che nel protocollo aggiuntivo all'Accordo di Programma siglato a Roma il 19/2/2009 sia stata inserita una clausola oscura relativa alla quantità di ossigeno presente nei fumi dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva.
Nell'articolo 1 comma 1 del protocollo aggiuntivo si legge che la Regione Puglia deve emanare una "interpretazione autentica" in cui si prevede per i controlli sulla diossina che "ciascuna misura sarà riferita al tenore di ossigeno misurato".
Tale procedura di calcolo è ambigua in quanto la valutazione della quantità di diossina a metro cubo di emissione, dovrebbe essere rapportata alla percentuale di ossigeno tipica dei processi di combustione dell'impianto di agglomerazione.
Al di là del tecnicismo, possiamo dire che se i fumi tipici della ordinaria combustione venissero diluiti con insufflazioni di aria, allora risulterebbe una maggiore percentuale di ossigeno che falserebbe il riscontro oggettivo di diossina e quindi l'effettivo rispetto del limite legale della legge regionale. Se venisse aggiunta aria per diluire i fumi, ci troveremmo di fronte a un dato alterato e il sistema per scoprirlo sarebbe quello di verificare la percentuale standard di ossigeno attraverso l'indicazione specifica di un parametro. La procedura concordata a Roma appare pertanto eccessivamente permissiva in quanto viene accettata la misurazione del quantitativo di diossina anche in presenza di diluizione dei fumi mentre il valore di diossina andrebbe "rivalutato" nel caso in cui si verificasse un aumento della quantità di ossigeno.
In buona sostanza questa nostra osservazione è finalizzata a evitare che una diluizione dei fumi porti a "diluire" anche la quantità di diossina misurata a metro cubo.
Se ciò avvenisse verrebbero alterate le misurazioni ed emergerebbero dati di gran lunga inferiori alle concentrazioni reali.
Questo riteniamo che sia il risultato di un "tavolo politico" in cui sono stati esclusi deliberatamente i cittadini e le loro associazioni.
La prossima convocazione dovrà pertanto prevedere assolutamente una convocazione del pubblico interessato come prevede la Convenzione di Aarhus (Legge 108/2001).
Nel frattempo chiediamo alla Regione che venga considerato il problema della diluizione dei fumi fissando parametri certi per la percentuale di ossigeno.

Per Altamarea: Roberto L'Imperio, Alessandro Gigante, Alessandro Marescotti, Leo Corvace, Serena Cesaria, Antonio Altamura,

Legambiente: Il Treno Verde a Taranto

Il Treno Verde di Legambiente - in collaborazione con Ferrovie dello Stato - riprende il proprio viaggio nelle città italiane, giungendo alla sua XX edizione. Il Treno Verde è la più grande campagna di monitoraggio dell’inquinamento urbano mai organizzata da un’associazione ambientalista: verificherà l’inquinamento atmosferico ed acustico nelle 7 città previste dall’itinerario 2009. Taranto è una delle tappe previste nel percorso di questa edizione. Il convoglio ecologico sosterà nella stazione di Taranto dal 3 al 5 marzo: i vagoni del Treno Verde sono attrezzati con mostre interattive che, attraverso video, pannelli e giochi, spiegano i principali problemi ambientali delle nostre città, ma non solo.

Sul Treno verde, nella stazione di Taranto organizzeremo i due seguenti incontri:

3 marzo - dalle 16.30 alle 19.00

Quando la pista pedonale-ciclabile sulla ferrovia dismessa Palagianello-Castellaneta? Racconto del percorso storico e naturalistico

Conversazione con Franco Zerruso (Legambiente Circolo di Taranto).

5 marzo - dalle 16.00 alle 19.00

Tecnologie per abbattere l’inquinamento atmosferico

Introduce: Lunetta Franco (Legambiente Circolo di Taranto)

Intervengono: Roberto Giua (Arpa Puglia)

Lorenzo Liberti (Politecnico di Bari)

Conclude: Stefano Ciafani (Responsabile scientifico nazionale Legambiente)

Giù le mani dalla nostra acqua!

Comunicato Stampa del Comitato Promotore Pugliese “Acqua Bene Comune”

In riferimento al punto terzo all’o.d.g del Consiglio regionale del 25 febbraio inerente il dibattito sull’informativa del Governo regionale sulla gestione dell’Acquedotto pugliese e la mozione Maniglio del 20/01/2009 “Ristrutturazione dell’attuale assetto proprietario” che, fra l’altro, contempla l’entrata di un socio privato e, in riferimento all’Ente Irrigazione, prevede un suo definitivo superamento in favore di una società partecipata dalle Regioni e dallo Stato.
Si fa presente al Consigliere Maniglio e alla cittadinanza che: ­ la forma della Società per Azioni, dovunque applicata, ha aumentato le tariffe e peggiorato il servizio; non ha garantito il risparmio idrico e condizioni di lavoro dignitose poiché, come tutte le imprese regolate dal diritto privato, ha come obiettivo il profitto. Non esiste alcuna impresa di diritto privato che non abbia avuto i comportamenti di cui sopra. Da qui consegue che nessuna impresa privata è in grado di garantire il diritto inalienabile all'acqua potabile.

Diverse amministrazioni fra cui anche quelle governate da giunte di centro sinistra e governate, dunque, dal PD (fra cui anche il Comune di Bari e il Sindaco Emiliano che del PD Puglia è segretario) hanno sottoscritto con delibera la legge di iniziativa popolare che prevede la RIPUBBLICIZZAZIONE DEI SERVIZI IDRICI, ovvero la TRASFORMAZIONE di tutte le SpA in Enti di Diritto Pubblico (Aziende Speciali,...) a partecipazione sociale. Senza contare le numerose e diverse giunte (fra cui anche quelle PD) che fanno parte del Coordinamento pugliese per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici (che oggi comprende 41 Enti Locali, fra cui le Province di Bari e Lecce, i Comuni di Bari e Foggia).­
Non ha senso, neanche semantico, parlare (come fa il Consigliere Maniglio) della "tutela e valorizzazione dell'acqua come bene comune" e poi affidare la gestione a privati....Se l'ACQUA E' UN BENE COMUNE, questo significa che deve essere gestita da enti "COMUNI" (cioè pubblici, con partecipazione sociale), nell'interesse COMUNE e non PRIVATO...altrimenti è una contraddizione in termini, ovvero una presa in giro. Inoltre, una SPA non è considerata dal nostro ordinamento un "soggetto pubblico" (come lui sostiene) e pertanto non può garantire "il carattere pubblico e inalienabile della risorsa acqua".
­ Con specifico riferimento al secondo punto, al posto di impegnare "con ogni tempestività il Governo nazionale, di intesa con la Regione Basilicata, sulla necessità di provvedere al definitivo superamento dell'Ente Irrigazione - Ente pubblico statale in favore della società partecipata dalle Regioni" (ovvero SpA), e di "avviare un confronto con il governo nazionale in riferimento ai regolamenti di attuazione dell'art. 23 bis della L. 133/2008", si dovrebbe pensare, piuttosto, di chiedere l'IMPEGNO della Regione a presentare alla Corte Costituzionale un ricorso di incostituzionalità contro l'art. 23 bis della L. 133/2008 che definisce i servizi idrici, come tutti gli altri servizi pubblici locali, di rilevanza economica. Si ricorda che in questo senso hanno già agito tre regioni (Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna).
Per approfondimento: Nel testo della mozione, il Consigliere Maniglio definisce gli aumenti di tariffa "IMPROPRI". A tale riguardo si evidenzia che tali aumenti sono determinati proprio dall'attuale forma giuridica dell'acquedotto, ovvero SpA. Infatti, alle società per azioni (e non agli enti di diritto pubblico) viene applicato il criterio del Full Recovery Cost (per quanto riguarda l'Italia, previsto dalla Legge "Galli") che prevede, per l'appunto, che sulla tariffa sia applicato oltre al costo dei servizi, anche quelli per gli investimenti e la remunerazione del capitale. Questo spiega, in parte, anche perché l'Ing. Monteforte (amministratore unico di AQP) abbia potuto minacciare di bloccare gli investimenti a fronte di un mancato aumento delle tariffe (anche se nell'ultima settimana, sembra abbia raggiunto un accordo con l'ATO)

Tumori e "pelo di lupo" al vento!


La discarica più grande d'Europa... indovinate dove?


Leggi il comunicato integrale

Taranto, Italia

di Stefania Oliveri per Step1
L'emergenza inquinamento nella città pugliese è solo un problema locale? No. Chi respira ogni giorno quell'aria, anzi, sta girando per il Paese per farne un caso nazionale. Anche noi siamo andati sul posto per raccontarvelo



Già qualche chilometro prima di arrivare a Taranto, dalla strada statale, si avverte un odore forte, nauseabondo, causato dalle sostanze «nocive» emesse nell’aria dalle industrie pesanti radicate sul territorio. «Noi stiamo pagando un prezzo altissimo a distanza di anni - dichiara il sindaco nonché medico Ipazio Stefàno - perché gli agenti tossici impiegano anche trent’anni prima di innescare la patologia conclamata». Qui vengono diagnosticati tumori e neoplasie rare, più che in altre città, perché questa è considerata da molti il “pozzo dei veleni”.
Leggi l'articolo completo

«Sostanze terribili per la salute»

DANILO MIGONI, BIOLOGO DELL’UNIVERSITÀ DEL SALENTO, AVVERTE SUI RISCHI CAUSATI DAI TERRENI CONTAMINATI
«Possono essere ingerite attraverso l’acqua o gli alimenti. Con effetti anche mortali»

«Il rischio che i metalli pesanti siano passati dal terreno alle piante o che abbiamo contaminato la falda è molto alto. Ed è un rischio gravissimo per la salute umana. Sicuramente i valori riscontrati dall’Arpa non sono compatibili con un uso agricolo del terreno o un uso potabile e irriguo dell’acqua». Danilo Migoni è un biologo del Dipartimento di scienze e tecnologie biologiche ambientali (Disteba) dell’Università del Salento. Da anni si occupa di contaminazione da metalli pesanti dei terreni e della falda profonda, assieme all’équipe del Laboratorio di chimica inorganica, guidata dal professor Paolo Francesco Fanizzi.
Ed i rilievi effettuati dall’Arpa nella cisterna dell’opificio di Taurisano, conferma il biologo, sono tutt’altro che tranquillizzanti.
«Le concentrazioni sono di gran lunga superiori ai limiti imposti. E’ poi importante capire se c’è stato un riversamento di metalli sul terreno». Passando dal terreno alla pianta, e dalla pianta al corpo umano, il metallo può produrre effetti devastanti. Spiega Migoni: «Il piombo attacca il sistema nervoso, sia centrale che periferico, ed interferisce con la sintesi dell’emoglobina, causando problemi di anemia ed altre alterazioni. Il cromo esavalente è un vero killer: è altamente reattivo e solubile e quindi assimilabile dalle piante e dall’organismo umano. Ed è cancerogeno: può modificare il dna umano, è corrosivo ed ulcerante. In laboratorio lo maneggiamo con la massima cura perché è considerato tra le sostanze più pericolose».
Non è più innocuo nella forma trivalente, «perché a contatto ad esempio con il cloro usato per la potabilizzazione dell’acqua tende a trasformarsi in cromo esavalente». Nemico dell’organismo umano anche il mercurio. «Crea danni gravi al sistema nervoso - avverte lo studioso - mentre il cadmio ha una struttura atomica che lo porta a sostituirsi nelle nostre strutture biologiche a metalli importanti per l’organismo, ad esempio lo zinco, compromettendo la funzionalità di molti enzimi e mandando in tilt cuore, reni, polmoni, prostata».
Il problema è ora valutare se e da quanto tempo dalla vasca di stoccaggio corrosa si ha un riversamento di cromo esavalente. «Il rischio di accumulo in falda per colamento attraverso gli strati del terreno è molto elevato», avvisa Migoni. Una falda già indebolita da più di un acciacco quella del Salento, come hanno evidenziato gli studi effettuati dagli stessi ricercatori del Disteba. «Ci sono problemi di fecalizzazione, ossia di inquinamento da pozzi neri, e poi di salinizzazione, in primis. Per fortuna la falda ha una grande capacità di rigenerarsi grazie all’enorme massa di acqua sotterranea. Però alla lunga i problemi cominciano a vedersi. L’inquinamento da metalli pesanti potrebbe significare la fine dell’utilizzo dell’acqua per uso potabile ed irriguo, con conseguenze devastanti per il territorio».
Come si interviene quando un terreno risulta inquinato? «Dipende dalle dimensioni dell’area interessata. Se è limitata si può prelevare l’intera porzione di terreno e smaltirlo in una discarica ad hoc per fanghi e terreni contaminati. Ne esiste una nei pressi di Taranto. Oppure si può intervenire con la fitorimediazione: si coltivano piante brave ad assorbire i metalli, ad esempio il girasole ed alcuni tipi di felici, che poi si inceneriscono e si smaltiscono a loro volta in discarica».
E’ in cantiere un progetto della Provincia per il monitoraggio ambientale dell’intera provincia, affidato ai ricercatori del Disteba. «Credo che i problemi di inquinamento siano sempre più frequenti - dice Migoni - ed avere il territorio sotto controllo è una garanzia irrinunciabile per la gente che lo abita». [d.p. La Gazzetta del Mezzogiorno 18.02.2009]

lunedì 23 febbraio 2009

L´oncologo Patrizio Mazza: Ormai il danno è fatto

L´oncologo Patrizio Mazza: il mio reparto è sempre pieno, la correlazione è accertata Il medico: "Ormai il danno è fatto". La gente si ammala di patologie tumorali tra il 20 e il 40 per cento in più rispetto ad altre città
21 febbraio 2009 - Giuliano Foschini Fonte: Repubblica

TARANTO - Patrizio Mazza è il primario del reparto di ematologia dell´ospedale nord di Taranto.

Il suo ufficio è all´ottavo piano: fuori dai vetri si vedono i fumi e le ciminiere. Mentre dall´altra parte ci sono vetrini e analisi del sangue. Spesso si tratta di tumori e leucemie.
«Dai nostri dati viene fuori che a Taranto la gente si ammala di quelle patologie tumorali strettamente legate all´inquinamento ambientale tra il 20 e il 40 per cento in più rispetto a quello che dovrebbe».

Che significa?
«Che qui, in termini percentuali, si ammalano molte persone che invece secondo la scienza dovrebbero stare bene: penso al ragazzino di 14 anni con la sindrome del rinofaringe o all´operaio che viene qui terrorizzato perché le analisi sono tutte sballate».

Voi che potete fare?
«Curarli. E cerchiamo di farlo nel migliore dei modi: quando io sono arrivato qui, quindici anni fa, c´erano pazienti che arrivavano dalla provincia di Lecce perché eravamo l´unica ematologia della zona. Ora nel Salento ci sono due reparti eppure abbiamo i nostri venti posti letto sempre pieni. Facciamo il possibile. E da medici denunciamo anche la possibile correlazione tra queste patologie e l´inquinamento ambientale».

Le aziende, a partire dall´Ilva, dicono però che non è colpa loro se la gente si ammala.
«Le responsabilità le deve accertare la magistratura. Noi abbiamo il compito di segnalare quello che la scienza ha provato: ed è certificata la correlazione tra alcune malattie e alcuni tumori. Alla politica spetta invece il ruolo della mediazione».

E´ quello che hanno provato a fare martedì. Che ne pensa dell´accordo firmato a Roma tra gli enti locali e l´azienda?
«Gli accordi sono delle maniere per non creare una conflittualità ed è apprezzabile lo sforzo della Regione e di tutti gli altri enti locali. Penso però che la politica in questo momento debba fare un salto in più. E quel salto è in direzione della salute della gente: qui siamo arrivati a un livello che o si sposta Taranto o si sposta la zona industriale. E soprattutto una cosa deve essere chiara: ormai il danno per chi è già nato, per tutti quanti noi, è stato già fatto. Siamo tutti una generazione di "fregati". Ora quello che si può fare è soltanto un regalo alle prossima generazioni».

Accordi & Disaccordi

Nuovo accordo sulla diossina, la posizione di Peacelink
20 febbraio 2009 - Alessandro Marescotti (Peacelink)

Il compromesso raggiunto a Roma sulle emissioni di diossina dell'Ilva presenta alcuni elementi positivi.

1) Non viene messa più in dubbio la legittimità costituzionale della legge regionale antidiossina.
2) La legge regionale non viene modificata ed è mantenuto l'obiettivo più qualificante, ossia il limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo entro dicembre 2010.
3) Si infittiranno i controlli sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva.

Chiederemo però che venga mantenuto il "campionamento in continuo" ossia quel sistema di controllo costante 24 ore su 24 che costituisce uno dei punti qualificanti della legge. Il sistema di controlli previsto dal "compromesso romano" è basato su misurazioni diurne che dureranno 8 ore mentre continueranno a non essere misurate le emissioni notturne che costituiscono uno degli elementi di maggiore preoccupazione.

Nonostante sia positivo che i controlli si infittiscano, appare necessario che si passi quanto prima ad un controllo "continuativo" e non "a intermittenza". Il controllo costante 24 ore su 24 è consentito dalle attuali tecnologie di "campionamento continuo". Riteniamo che il "campionamento continuo" renda più lineare, chiara e trasparente la procedura di verifica del rispetto dei limiti.

Il "compromesso romano" sui controlli appare invece un "papocchio" così confuso e contorto che sembra quasi fatto apposta per creare problemi. Tenere occupati uomini, mezzi e laboratori più volte al mese per le analisi del camino E312 appare una procedura paralizzante mentre il campionamento in continuo automatizza in gran parte la procedura e libera il personale Arpa da impegni inutilmente gravosi.

Infine va detto che il vero "controllore" della bontà dell'intera operazione sarà la pecora: se continuerà a contaminarsi con la diossina allora vuol dire che qualcosa non funziona.
Ecco perché diviene importante il sostegno del movimento ambientalista agli allevatori.

E altrettanto importante diviene il rapporto con i lavoratori dell'Ilva. Ormai è chiaro che la tutela del futuro della fabbrica passa per l'adozione delle migliori tecnologie. Più innovazione tecnologica significa più occupazione. Corrette pratiche di gestione e di manutenzione degli impianti portano più occupazione. Una revisione completa dell'impianto siderurgico in chiave di compatibilità con gli standard ambientali europei porta più investimenti e quindi più lavoro. Questa è la strada da percorrere per il bene dei lavoratori.

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Accordo diossina, ecologisti soddisfatti "Vince il buon senso"
21 febbraio 2009 - Cesare Bechis Fonte: Corriere del Mezzogiorno

TARANTO — L'accordo di Roma sull'applicazione della legge antidiossina ha raccolto un plebiscito di consensi. La sola voce stonata in mezzo al coro è quella del comitato cittadino referendario per la tutela della salute e del lavoro «Taranto Futura» mentre alcune perplessità esprime anche Peacelink che parla di «compromesso romano».
Per il resto il coro è unanime: è prevalso il buon senso, è stato coniugato il diritto alla salute con il lavoro, si volta pagina, è il trionfo del dialogo. Nicola Russo, di Taranto Futura, parla senza mezzi termini di «un gioco delle parti».

Non solo c'è lo slittamento delle date fissate dalla normativa regionale, ma Russo sostiene che «la legge non serve a niente perchè non ha uno spirito precettivo e contiene norme in grado di essere affievolite da un semplice ordine di scuderia, così come è stato fatto con questo ultimo accordo del nulla».
Ma il vero «controllore» della bontà dell'intera operazione sarà la pecora: se continuerà a contaminarsi con la diossina allora vuol dire che qualcosa non funziona. Secondo Peacelink occorre prendere i lati positivi dell'accordo: non viene messa in dubbio la legittimità costituzionale della legge; non viene modificata ed è mantenuto l'obiettivo più qualificante, ossia il limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo entro dicembre 2010; si infittiranno i controlli sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva.

Alessandro Marescotti conferma che l'associazione chiederà però «che venga mantenuto il campionamento in continuo ossia quel sistema di controllo costante 24 ore su 24 che costituisce uno dei punti qualificanti della legge » perché, sottolinea, «il sistema di controlli previsto dal compromesso romano è basato su misurazioni diurne che dureranno otto ore mentre continueranno a non essere misurate le emissioni notturne che costituiscono uno degli elementi di maggiore preoccupazione».
Infine Peacelink provocatoriamente afferma che il vero misuratore della diossina sarà la pecora. «Se continueranno ad ammalarsi vuol dire che qualcosa non funziona», riferendosi agli oltre mille capi al pascolo attorno allo stabilimento siderurgico abbattuti perché avvelenati.

Di «buon senso» parla Egidio Di Todaro, presidente della circoscrizione «Tamburi- Lido Azzurro», situata a ridosso degli impianti. «Quello che è venuto fuori da questo incontro - osserva - è solo il punto di partenza anche se è positivo che si cominci a intraprendere azioni serie per la salute dei cittadini. Ora il quartiere Tamburi aspetta una risposta concreta e rassicurante che possa finalmente invertire il senso di marcia e avviare finalmente quella bonifica tanto attesa».

Per Legambiente «finalmente Taranto può voltare pagina» mentre il presidente degli industriali, Luigi Sportelli, pone l'accento «sul ripristino del dialogo fra le parti e sugli effetti sulla ripartenza di tutti gli investimenti, sia in ambito ambientale sia nel senso della continuità produttiva».

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ILVA, il rebus degli operai "aria pulita? no, il lavoro"
21 febbraio 2009 - Giuliano Foschini Fonte: Repubblica

Taranto - Bisognava scegliere, appunto. «Ma la risposta per quanto mi riguarda era obbligata. Prima di pensare a me, io devo dare da mangiare a mia figlia che ha compiuto ora cinque anni. Non ci sono altre parole. Noi siamo come i soldati che vanno in guerra, uno mette anche in conto di poter morire. Soltanto è che noi non combattiamo per la patria ma per l´affitto di casa». Sarà perché circolano queste parole fuori dai cancelli dell´Ilva - guerra, morte, affitto - sarà forse per la paura delle casse integrazioni che ormai si contano in migliaia. Sarà perché come dicono gli operai esperti «all´Ilva non esiste niente di piccolo», ogni cosa è enorme (i cavi, i forni, i fili elettrici, i guadagni, l´inquinamento) e quindi ancora più mastodontica più essere la crisi.
Sarà chissà per quale altra diavolo di ragione, che qui l´accordo raggiunto ieri a Roma ha un sapore ancora più forte, intenso tanto da essere difficile distinguere la bontà dal tanfo: «Noi sappiamo - riassume un sindacalista della Cgil - che questo è un passo importantissimo, fondamentale, direi storico. Siamo davanti a due possibilità in questo momento: o non cambia niente, e allora Taranto perderà o perché continuerà ad avvelenarsi o perché l´azienda decide di chiuderci e mandarci tutti a casa. Oppure cambia tutto e finalmente si riesce a trovare il giusto mezzo tra il lavoro e il rispetto dell´ambiente».
A Taranto però la gente ci crede. Ci credono in burocratese le istituzioni che parlano di «importante accordo istituzionale». Ci credono i sindacati, tutti: la Fiom «apprezza il raggiungimento dell´intesa istituzionale», «tutti i soggetti coinvolti hanno recuperato la capacità di rientrare nel merito e infine, trovato un ottimo equilibrio» dice la Fim, e sostanzialmente le stesse parole arrivano da Cisl e dalla Uil. Sono contenti persino gli ambientalisti: da Roma, Legambiente parla di «un accordo positivo che garantisce la fattibilità dei provvedimenti. Ora Taranto può voltare pagina e respirare aria nuova: è la prova che quando c´è la volontà politica, ambiente lavoro e salute possono coesistere».

Da Taranto quelli di Peacelink, invece, esprimono «soddisfazione». «Non viene messa più in dubbio la legittimità costituzionale della legge regionale antidiossina - dice Alessandro Marescotti - e non viene cambiato nemmeno il limite più qualificante della norma, ossia il limite di 0,4 nanogrammi di diossina dicembre 2010». Peacelink parla però di «papocchio romano» sui controlli: «La procedura indicata è troppo complicata e rischia di diventare quasi inapplicabile».

Sembra credere alla dissoluzione del punto interrogativo di diossina anche la politica. Dice il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che «è stato raggiunto un accordo posititvo per l´ambiente e per il lavoro». «Questo accordo è un esempio di cooperazione» ribadisce il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto d´accordo per una volta con il presidente della Regione, Nichi Vendola che commenta: «E´ stato fatto un passo avanti e non indietro». «Ilva, accordo storico» strilla una locandina all´edicola del Tamburi. Ci passa accanto la signora Lucia De Biasie, che da 15 anni abita in un condomino affaccio siderurgico. Contenta? «Che devo dire, che qua fin quando non riparano la lampadina di quel lampione sarà sempre pericoloso tornare la sera. Ma tutti se ne fregano».


domenica 22 febbraio 2009

Ancora sull'accordo Ilva

Due righe da Michele Tursi pubblicate sul Corriere del Giorno del 21 febbraio...

"C'era una volta la legge regionale antidiossina. Anzi, c'è ancora. Ma solo sulla carta. Nella sostanza il provvedimento è stato chirurgicamente svuotato dei contenuti che avrebbero inciso in maniera radicale sull'abbattimento delle immissioni di diossina in atmosfera ad opera degli impianti Ilva. Ciò vale soprattutto per il limite di 0,4 nanogrammi che l'azienda siderurgica avrebbe dovuto raggiungere entro la fine del 2010. Quel limite e quel valore restano ancora in piedi, ma l'intesa raggiunta ieri a Roma pone le basi per metterli in discussione attraverso un'azione “bilama”: l'impegno dell'Ilva a presentare entro il 30 dicembre di quest'anno, al ministero dell'Ambiente, uno studio di fattibilità sull'adeguamento dello stabilimento; la ricognizione affidata ad Ispra e Arpa sull'applicabilità delle migliori tecnologie disponibili per il conseguimento del limite di 0,4 nanogrammi al 31 dicembre 2010. La storia si ripete. Nel 2001 toccò all'allora presidente Fitto diluire la forza dirompente delle ordinanze dell'ex sindaco Di Bello, istituendo quel tavolo istituzionale da cui sono nati quattro atti di intesa che poco o nulla hanno inciso sull'abbattimento delle sostanze inquinanti. Oggi scende in campo il Governo per stoppare Vendola il quale ingoia un boccone amaro. Lo immaginiamo stoicamente impegnato a bere la cicuta. Ma anche questa volta, le speranze di dare un volto umano al mostro, si sono infrante contro il rigore della ragion di Stato"

venerdì 20 febbraio 2009

L'ACQUA E' PUBBLICA!


Diffondete!

Accordo fatto?



Protocol Lo Integrativo Apq Tarantostatte

ITALCAVE

COMUNICATO STAMPA

A Nichi Vendola
A Michele Losappio
All'ing. Antonello Antonicelli – dirigente assessorato ecologia

La Regione Puglia ha avviato la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale regionale relativa alla discarica Italcave che sorge tra Taranto e Statte.

Si tratta della più grande discarica per rifiuti speciali del Meridione. Il volume complessivo è di 6.600.000 metri cubi e dovrebbe sorgere a 900 metri dal centro abitato di Statte. Inoltre si aggiungerebbe ad altre discariche presenti sul territorio a poca distanza, come le due discariche Ilva.
Il 90% dei rifiuti speciali della Provincia di Taranto è prodotto dall'Ilva ed è stoccato in autosmaltimento nelle due discariche dello stabilimento siderurgico.

Da questi pochi dati si comprende che la discarica Italcave non servirebbe per smaltire rifiuti prodotti in loco ma per accogliere rifiuti provenienti da tutt'Italia.

Va detto che già tre milioni di metri cubi di rifiuti speciali sono stoccati nella discarica Italcave e che l'Autorizzazione Integrata Ambientale intende raddoppiarne la capienza.

Il sito della discarica ricade in area SIN (Sito di Interesse Nazionale) ed è interessato da bonifiche come quelle della Matra (PCB cancerogeni), della ex discarica Santa Teresa (discarica bonificata), alla Cemerad (rifiuti radioattivi) e San Giovanni (discarica bonificata). Si tratta quindi di un'area già deturpata e che con tanto impegno si cerca di recuperare da precedenti impatti ambientali tossici e nocivi. Si tratta inoltre di un sito che è parte dell'area più inquinata d'Italia, dove insistono aziende come l'Ilva, l'Agip, la Cementir, l'Edison. L'Italcave stocca inoltre, nell'area adiacente la discarica, il Pet-coke, sostanza al centro di una vasta contestazione per la sua tossicità e per il possibile uso nell'Ilva e nella Cementir.

Siamo quindi di fronte ad una impressionante concentrazione di discariche, di depositi e di stabilimenti in una zona fortemente degradata e inquinata che va assolutamente recuperata e alleggerita dai pesi ambientali. Aggiungere a tutto ciò anche la più grande discarica del Meridione per i rifiuti speciali ci sembra una vera e propria contraddizione, oltre che un affronto alla popolazione che già fa i conti con l'insidiosa ricaduta della diossina.

Di fronte a queste criticità è mancato il coinvolgimento del pubblico interessato: la popolazione, i comitati e le associazioni. Le informazioni necessarie al coinvolgimento informato del pubblico non sono mai giunte. Più volte la Regione Puglia è stata formalmente invitata a inserire sul suo sito Internet la documentazione relativa all'AIA regionale ma ad oggi tale documentazione non è stata messa online, come invece accade per la documentazione AIA nazionale che viene pubblicizzata sul sito del Ministero dell'Ambiente.

Va detto che la legge 108/2001 che recepisce la Convezione di Aarhus prevede esplicitamente l'informazione e la consultazione della popolazione fin dalle prime fasi del procedimento. Questo non è mai avvenuto per la discarica Italcave.

Le stesse amministrazioni comunali di Taranto e Statte, che si oppongono fermamente al progetto della discarica Italcave, sono state informate tardivamente del procedimento. In particolare il Comune di Statte ha saputo dell'AIA regionale a procedimento quasi concluso.

Se questo è avvenuto per le istituzioni è facile immaginare quale coinvolgimento sia stato messo in atto per i cittadini.

Ecco perché chiediamo che venga riavviata la procedura AIA su basi nuove e chiaramente partecipate. Chiediamo che i cittadini siano informati e che il Presidente della Regione si confronti su queste problematiche con la società civile organizzata. Non siamo di fronte ad una banale e qualunquistica protesta per rigettare rifiuti prodotti in loco. Siamo invece di fronte ad una protesta ragionevole e motivata. Il territorio è già deturpato da un pesantissimo inquinamento e da una vasta serie di discariche provinciali già autorizzate dalla Regione (Ecolevante, Vergine, ecc.), le quali già accolgono rifiuti provenienti da tutt'Italia (Napoli, Nord-Est, ecc.).

Chiediamo che la Regione si attenga a una pianificazione per il territorio. La provincia di Taranto non può essere il ricettacolo delle emergenze nazionali. La parola passi ai cittadini.


AIL – Paola D'Andria
Comitato cittadino per Statte – Guglielmo Esposito
Comitato per Taranto – Giulio Farella
PeaceLink – Alessandro Marescotti