giovedì 10 luglio 2014

Hanno scoperto il modo per rendere pulita l'Ilva!

Pensavate fosse questo?
E invece no!
E' questo!!!




La cokeria a "zero IPA"

Nell'ILVA di Taranto valori più bassi di IPA rispetto a Locorotondo

Facendo il raffronto con Locorotondo, uno con i comuni dall'aria più salubre della Puglia, esce vincente la cokeria ILVA di Taranto
9 luglio 2014 - Alessandro Marescotti
PeaceLink ritiene che i valori degli IPA rilevati nella cokeria ILVA continuino a non essere rappresentativi del reale inquinamento prodotto dall’impianto.
Gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) a Taranto sono i principali cancerogeni presenti nell’aria e pericolosi per inalazione.

Se si effettua un’analisi delle rilevazioni interne all’ILVA dal 1° giugno al 7 luglio 2014 si può notare che per ben 7 volte in cokeria si è registrata la media di 2 nanogrammi a metro cubo di IPA (si veda l'allegato Excell a questa pagina web).
E’ un valore che appare inverosimile. Nel 2010 infatti nel quartiere Tamburi la media degli IPA era di 20 nanogrammi a metro cubo: come è possibile che oggi in cokeria si registri tale valore?
Legenda IPA
Valori della legenda per gli IPA:
0-5 ng/m3 – aria buona (VERDE)
6-10 ng/m3 – aria accettabile (GIALLO)
11-15 ng/m3 – aria mediocre (ARANCIONE)
16-20 ng/m3 – aria cattiva (ROSSO)
21-40 ng/m3 – aria cattiva (ROSSO SCURO)
Oltre 40 – aria pericolosa (VIOLA)
Alcuni riferimenti:
- 20 ng/m3 valore medio IPA nel quartiere Tamburi nel 2010, centralina via Machiavelli.
- 40 ng/m3 valore IPA corrispondente al fumo passivo
Per ottenere un simile risultato in cokeria vuol dire che per una buona parte della giornata la strumentazione misuri “zero IPA”. Per verificare se questi valori ILVA siano attendibili, siamo andati in Valle d’Itria a monitorare la qualità dell’aria: i migliori risultati li abbiamo riscontrati nel centro storico di Locorotondo. Nel centro storico di Locorotondo infatti, in condizioni ottimali, gli IPA scendono a livelli così modesti da far registrare una media di 3 nanogrammi a metro cubo (per la precisione 2,6 ng/m3 che equivalgono a 3 ng/m3 con l'arrotondamento utilizzato per tutte le altre misurazioni). Il centro storico di Locorotondo – oltre che uno dei borghi più belli d’Italia – si conferma come uno dei luoghi in cui l’aria è più pulita.
La conclusione paradossale che ricaviamo da questo raffronto fra la cokeria ILVA e il centro storico di Locorotondo è che in alcune giornate nella cokeria si respira aria addirittura migliore rispetto a Locorotondo.
Dati IPA dal 1 giugno al 7 luglio 2014 nel quartiere Tamburi di Taranto
 
La media di giugno e luglio in cokeria è – considerando anche i giorni in cui si registrano picchi di IPA – di 12 nanogrammi e metro cubo, un dato inferiore a quello registrato nel quartiere Tamburi nello stesso periodo, ossia 16 nanogrammi a metro cubo. Come è possibile che la qualità dell’aria nella cokeria sia migliore di quella del quartiere Tamburi di Taranto? Il dato del monitoraggio all’interno dell’ILVA è sconcertante.
Vi è poi un altro dato sconcertante. Nel secondo quadrimestre del 2013 gli IPA nel quartiere Tamburi il valore medio degli IPA era 36 nanogrammi a metro cubo. Era un dato elevato, di gran lunga superiore al dato medio 2009-2010 degli IPA nel quartiere Tamburi che oscillava fra i 19 e i 20 nanogrammi a metro cubo, così come riportato nella relazione Arpa del 4 giugno 2010. Abbiamo considerato quello come un dato provvisorio, influenzato dal periodo invernale che è caratterizzato da più elevate concentrazioni IPA. Il dato estivo ora registrato nel quartiere Tamburi (16 nanogrammi a metro cubo) ci fornisce la possibilità di calcolare la media inverno/estate: 26 nanogrammi a metro cubo.
E’ evidente che il dato ottenuto è comunque superiore a quello medio del 2009-2010. La conclusione è una e una sola: nel quartiere Tamburi il dato medio oggi ricavato nella postazione prevista dall’AIA per gli IPA del quartiere Tamburi è più elevato rispetto a quello del 2009-2010 nella postazione di via Machiavelli.
Chi parla di grandi cambiamenti nella qualità dell’aria deve confrontarsi con questi dati.
I dati odierni nel quartiere Tamburi li abbiamo classificati in un grafico e il risultato è che i giorni in cui gli IPA erano in concentrazioni accettabili (da 6 a 10 ng/m3) erano solo il 9%. I giorni con aria mediocre (con valori IPA fra 11 e 15 ng/m3) sono il 36%. I giorni nel quartiere Tamburi con aria cattiva sono invece il 55% (IPA fra i 16 e i 20 ng/m3). Di giorni con aria buona (sotto i 6 ng/m3) sono il 0% (non ve ne è nessuno!), mentre in cokeria i giorni con aria buona nello stesso periodo sono il 47%!
Avevamo già evidenziato con sconcerto la questione in passato con questo comunicato del 2 gennaio 2014 http://www.peacelink.it/ecologia/docs/4602.pdf
In esso evidenziavamo che in cokeria l’Ilva misurava concentrazioni medie di IPA che oscillavano fra i 27 e i 31 ng/m3, inferiori rispetto ai valori registrati nel corrispondente periodo nel quartiere Tamburi. L’Arpa aveva promesso di rimuovere il sistema di “protezione” e di “bagnatura” attorno alla strumentazione di rilevazione degli IPA in cokeria. Ma a distanza di mesi il risultato è che gli IPA in cokeria addirittura scendono a livelli minimi, inferiori a quelli che si registrano in città: 12 ng/m3.
Questo monitoraggio dell’AIA è talmente sconcertante che non occorrono commenti: bastano le evidenze.
Chi si assume la responsabilità di definire attendibili questi risultati? (Peacelink)
Allegati

6-0 cappotto!

Pronto nuovo decreto per l'Ilva prestito ponte e sblocco risorse

Il giorno del sesto decreto salva-Ilva potrebbe essere oggi. Alle 10 è stato convocato il Consiglio dei Ministri, per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti incontri a Palazzo Chigi per mettere a punto la proposta partorita dal ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi e dal commissario del siderurgico Piero Gnudi (che della Guidi era consigliere fino alla nomina alla guida dell’Ilva). «È tutto pronto» ha detto Gnudi, lasciando ieri sera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Ma cosa sia pronto lo si saprà con precisione soltanto stamattina.
Stando ad alcune indiscrezioni, l’esecutivo starebbe lavorando - pur tra mille dubbi espressi dai tecnici della Giustizia e della presidenza del Consiglio - ad una modifica alla legge 89/2013 (quella che nel giugno dell’anno scorso dispose il commissariamento dell’azienda di Taranto) e alla 6/2014 (più nota come Ilva-Terra dei fuochi). Il decreto è imperniato sul riconoscimento della prededucibilità dei crediti, ovvero i finanziamenti che sarebbero garantiti dalle banche (300-350 milioni di euro) per garantire la continuità aziendale, finanziamenti che con la prededucibilità sarebbero i primi a essere pagati in caso di liquidazione dell’attivo. Nel decreto, poi, ci dovrebbero essere la nomina di Edo Ronchi a commissario ambientale, dopo che Ronchi per un anno è stato sub commissario dell’Ilva, e un meccanismo legislativo in grado di far usare alla struttura commissariale il miliardo e 800 milioni sequestrati alla famiglia Riva - per reati valutari e fiscali che nulla c’entrano con i reati ambientali imputati per l’Ilva - dalla Procura di Milano.
Su questo punto, come rivelato ieri dalla «Gazzetta», si è consumata la rottura tra Claudio Riva, divenuto presidente della holding di famiglia dopo la morte del padre Emilio, e il governo, oltre che con il commissario Gnudi. Su questo punto, in realtà, si addensano i dubbi di giuristi e tecnici, ed è uno dei punti fondanti del ricorso presentato al Tar del Lazio da Riva Fire.
Il governo potrebbe intervenire sul meccanismo di reperimento delle risorse per l’Ilva varato dall’esecutivo Letta, che prevedeva prima l’aumento di capitale destinato agli azionisti (appunto, i Riva), poi in caso di mancata sottoscrizione la ricerca di nuovi soci; quindi, l’utilizzo dei soldi bloccati a Milano. Ora, invece, si punta a utilizzare subito i milioni sequestrati a Milano, prescidendo dall’aumento di capitale. Una vera e propria dichiarazione di guerra contro la famiglia Riva, oltre che un azzardo giuridico - chissà quanto calcolato - perché sarebbero usati soldi sequestrati in assenza di una condanna non solo definitiva, ma perfino di primo grado. Un unicum nella procedura penale italiana.
Sullo sfondo, quasi come fosse una questione minimale, resta il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva, sequestro attenuato dalla facoltà d’uso concessa dal governo Letta nel dicembre del 2012 ma sequestro pur sempre finalizzato alla confisca in caso di condanna degli imputati nel processo «Ambiente svenduto» pendente dinanzi al gup del tribunale di Taranto.
Quel sequestro - contro il quale la famiglia Riva misteriosamente non fece ricorso in Cassazione, facendolo così diventare definitivo - ipoteca il futuro della fabbrica di Taranto e ovviamente vieta ogni possibile cambio di proprietà. Non solo. Quel sequestro viene attentamente monitorato dal gip Patrizia Todisco, firmataria del provvedimento, come dimostrano i recenti accessi effettuati dai custodi giudiziari guidati dall’ing. Barbara Valenzano.
Perché se la questione finanziaria resta prioritaria, perfino la Consulta, pur bocciando il ricorso presentato dalla Procura di Taranto, disse, un anno fa, che senza il rispetto delle prescrizioni ambientali quegli impianti vanno chiusi. E forse proprio temendo la stretta della magistratura, i legali di Gnudi hanno chiesto al gip Patrizia Todisco di poter essere avvisati in anticipo delle ispezioni.

mercoledì 9 luglio 2014

Città necessaria, cittadini superflui

Legambiente dice NO al progetto "Tempa Rossa": Eleva i rischi per il territorio ed è figlio del modello di sviluppo responsabile del dramma di Taranto

Legambiente ribadisce il suo "no" al progetto "Tempa Rossa":  "Tempa Rossa" è legato ad un modello di sviluppo responsabile della grave crisi sanitaria, sociale ed economica che affligge l'area jonica.
"Siamo" sostiene Lunetta Franco presidente del circolo di Taranto, "contrari ad interventi che vadano a potenziare l'esistente apparato industriale peggiorando le criticità ambientali e sanitarie o i rischi a carico del territorio. I nuovi investimenti devono andare in un'altra direzione di sviluppo e rispondere a criteri di ecosostenibilità. Tempa Rossa ripropone invece la logica, ormai del tutto arcaica e da superare, di sfruttamento delle risorse non rinnovabili e di sperpero delle risorse naturali".
Il progetto "Tempa Rossa" eleva i fattori di rischio da incidenti rilevanti ("direttiva Seveso"), soprattutto nella zona di costruzione dei due nuovi serbatoi e del campo boe. Va rilevato come il tratto ferroviario e la strada dei moli limitrofi all'area serbatoi già rientrino nella zona di "danno" individuata dal PEE riguardante la raffineria. Così come il campo boe, interessato ad un aumento delle operazioni di carico delle petroliere, risulta a sua volta caratterizzato come "prima zona di sicuro impatto" dal PEE e dal Piano di sicurezza portuale.
Per Leo Corvace, del direttivo del circolo, " la procedura deve essere bloccata. Non solo per la mancata approvazione del piano regolatore del porto. Ma anche per i fortissimi ritardi accumulati nell'approvazione della variante urbanistica prevista dal D.M. 5 maggio 2001 da parte del Comune di Taranto e del piano di emergenza interno e di quello esterno del porto da parte di Autorità Portuale e Prefettura così come imposto dal D.M. n. 293/2001. Questi ritardi nell'applicazione della 'Direttiva Seveso' hanno sinora impedito la definizione delle distanze di sicurezza da osservare per nuovi insediamenti ed infrastrutture nelle zone considerate a rischio dal PEE (Piano di Emergenza Esterno predisposto dalla Prefettura)".
Per Legambiente la variante urbanistica prevista dal D.M. 5 maggio 2001 deve essere adottata subito, quindi con la situazione esistente e non successivamente all'esame del progetto "Tempa Rossa", anche per ostacolare indesiderate imposizioni di parte governativa. L'approvazione della variante urbanistica con le relative distanze di sicurezza da rispettare può infatti impedire nuovi insediamenti pericolosi come "Tempa Rossa" che vanno ad incrementare il rischio da incidente rilevante preesistente.
Per Lunetta Franco e Leo Corvace, infine, "anche il decollo del porto deve avvenire secondo criteri di ecosostenibilità ambientale. L'aumento del rischio da incidenti (collisioni, incendi, etc) o da inquinamento del mare (perdite di idrocarburi per cause varie) derivanti dal parallelo incremento del traffico di petroliere è da ritenersi inaccettabile ed anch'esso determinante per il No al progetto Tempa Rossa ". (Legambiente)

Ora anche l'ENI fa ricatto occupazionale: risultato assicurato!

Eni, rotte le trattative con i sindacati. A rischio anche la raffineria di Taranto

Rotte le trattative a Roma tra i sindacati e l’Eni sul nuovo progetto industriale dell’ente petrolifero che prevede anche la riorganizzazione generale degli organici. L’incontro tra i segretari nazionali dei sindacati dell’energia Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil Emidio Miceli, Sergio Gigli e Paolo Pirani e l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, si è concluso ieri in serata con un nulla di fatto.
L’Eni ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato e ha comunicato ai sindacati che garantisce le continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota del 50% su quella di Milazzo. In discussione sono invece le 4 raffinerie di Gela, Taranto, Livorno e la seconda fase di Porto Marghera (Venezia), nonchè il petrolchimico di Priolo
Le prospettive più pesanti nell’immediato riguardano Gela: non parte più nessuna delle tre linee di produzione e vengono revocati i 700 milioni di investimenti destinati alla programmata riconversione produttiva. In cambio verrebbe proposto un nuovo progetto come alternativa, ma i sindacati non hanno voluto sentire nemmeno le linee generali della proposta perchè, come pregiudiziale, hanno preteso dall’azienda, «il rispetto integrale degli impegni sottoscritti appena un anno». Delusione e rabbia a Gela tra i lavoratori che hanno intensificato i picchetti con cui, da 4 giorni, presidiano le vie di accesso allo stabilimento. Cgil, Cisl e Uil hanno definito il piano dell’Eni un disegno che mette a rischio «l’intero sistema industriale dell’Italia».
Miceli, Gigli e Pirani hanno convocato per il 18 luglio il coordinamento nazionale di categoria per stabilire le iniziative di lotta da attuare non solo nelle raffinerie ma in tutti gli stabilimenti produttivi dell’Eni. Domani, invece, si riuniscono a Gela le segreterie confederali provinciali del sindacato per una mobilitazione generale della popolazione in difesa della raffineria.(CdM)

martedì 8 luglio 2014

Ma non avete ancora capito chi sono i Riva?

Riva fa ricorso contro Piano ambientale

La Riva Fire deposita al Tar del Lazio il ricorso contro il Piano ambientale dell'Ilva. Per i legali dello stabilimento ci sarebbero vizi di costituzionalità e sarebbe stato imposto all'impresa. Duro il commento del presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci: "E' sconcertante questo ricorso.  Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare". Bonelli, (Verdi ): "Sconcertante è il ruolo del Governo nella vicenda Ilva"

Ennesima mossa non del tutto imprevedibile da parte della Riva Fire che ha depositato al Tar del Lazio, nell’ultimo giorno in scadenza, il ricorso contro il piano ambientale dell’Ilva. Nel ricorso sarebbero espressi dubbi sulla legittimità del piano, che secondo gli azionisti di Riva Fire, sarebbe stato imposto all’impresa, indicando tempi e modi di realizzazione nonché additandone le tecnologie. Nel piano ambientale sarebbe prevista inoltre la conversione degli impianti al preridotto, sul quale lo stesso Governo aveva palesato dubbi. Emergerebbero inoltre vizi di costituzionalità e contrasto alle norme del diritto comunitario. Impugnati anche gli atti relativi al piano ambientale e dunque le misure che hanno portato al commissariamento dello stabilimento. Il presunto gap risiederebbe dunque tra gli scopi prefissi all’interno del piano e le modalità con cui esso concretamente potrà realizzarsi. Oltre a ciò obiezioni sono state sollevate anche in merito alla libertà di iniziativa economica indicando obiettivi e metodi per il suo conseguimento.  
“Sconcertante il ricorso dei Riva contro il piano ambientale dell’Ilva.- ha commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,- Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare. E’ evidente, infatti, che il rilancio dell’acciaieria di Taranto non può che partire dal risanamento ambientale. Di più la piena attuazione del piano ambientale- prosegue- è strettamente connessa al rilancio produttivo dell’azienda. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. In questo quadro- conclude Realacci- la conferma del sub-commissario Ronchi sarebbe un importante elemento di garanzia che si voglia procedere al risanamento ambientale dell’azienda”.
Anche il leader dei Verdi, Angelo Bonelli condanna la posizione del gruppo siderurgico, ma soprattutto stigmatizza il ruolo del Governo nella vicenda Ilva, Rispondendo alle affermazioni del presidente della Commissione Ambiente, Ermete Realacci spiega: "Nella decisione dei Riva di ricorrere conto il piano ambientale – spiega l’ambientalista- non c'è nulla di sconcertante è un'azione coerente con quello che hanno sempre fatto a Taranto con l'Ilva. Di sconcertante per me è stato il ruolo del parlamento che con ben 4 decreti salva Ilva ha fermato l'azione dell'autorità giudiziaria che non consiste solo nel perseguire i reati ma anche che questi vengano portati ad ulteriori conseguenze per impedire che la salute sia danneggiata.
"I Riva – prosegue Bonelli- sostengono che la libertà di iniziativa economica sia stata compressa, ma nessuno si è posto il problema di chi tutela il diritto alla vita che a Taranto è compromesso come confermano i drammatici dati sulla mortalità, specialmente tra i bambini. E mentre si parla di ilva sempre a Taranto il ministro Guidi sollecita approvazione progetto Tempa Rossa dell'ENI che porterà ad un aumento dell'inquinamento prodotto dalla raffineria del 12%.  La verità – conclude- è che si sta condannando Taranto ad un futuro carico sempre più di veleni mentre il governo non vuole prendere la strada della conversione di questo modello industriale  come accaduto a Bilbao, alla Ruhr o a Pittsburgh. (Cosmopolismedia)


«È scandaloso che i Riva tentino in tutti i modi e ancora una volta di opporsi al risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto. Ma soprattutto è vergognoso che si oppongano a una delle misure che consideravamo con più favore fra quelle contenute nel Piano Ambientale e cioè l'adozione del preridotto». È questo il commento di Stefano Ciafani, Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente vice presidente nazionale di Legambiente, presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto, in seguito al ricorso della Riva Fire depositato al Tar del Lazio contro il Piano Ambientale dell'Ilva.
«I Riva - aggiungono Ciafani, Tarantini e Franco - contestano proprio quella misura che abbatterebbe in modo sostanziale le emissioni inquinanti, ostacolando la già precaria gestione commissariale che tenta di affrontare una situazione complicata per la quale non si riesce ancora a trovare una definitiva via di uscita. È da irresponsabili fare ricorso al Tar in un momento delicato come quello in corso. Ci auguriamo - concludono - che il Tar rigetti il ricorso dei Riva e riconfermi piuttosto il Piano Ambientale». (Alternativasostenibile) 

E il governo che fa?
Aiuta Riva e la sua combriccola a passarla ancora più liscia!



Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose
«Bisogna correre verso un’Italia più sicura e sostenibile sotto il profilo ambientale». Con la smania di cambiare verso all’Italia e dare un’accelerazione al Paese, sarà meglio fare attenzione che la corsa non porti verso il burrone dell’irreparabile. Nonostante l’ottimismo del ministro Gian Luca Galletti - che ha ribattezzato “Ambiente protetto” la parte di sua competenza del decreto Competitività - a spulciare fra le pieghe del provvedimento il nome scelto sembra infatti quanto meno eccessivo. Se non del tutto fuori luogo, come denunciano numerosi comitati e associazioni ecologiste.

SITI MILITARI
Il punto più controverso riguarda i siti militari (circa 50 mila ettari in tutta Italia), inquinati da metalli pesanti e a volte - come mostra il caso del poligono di Quirra in Sardegna, di cui l’Espresso si è occupato più volte - anche da sostanze radioattive come l’ uranio impoverito . Per risolvere il problema delle bonifiche, assai impegnative dal punto di vista economico, il decreto del governo pare aver escogitato un modo semplice e veloce: equiparare i valori consentiti a quelli delle aree industriali. In questo modo, pur interessando coste, boschi e zone di macchia mediterranea (come a Capo Teulada in Sardegna, o a Monte Romano nel Lazio) i livelli di inquinamento tollerati potranno essere notevolmente più alti rispetto ad aree verdi o residenziali.


Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose

Il decreto Competitività prevede la possibilità di aumentare gli scarichi in mare degli stabilimenti industriali e prevede nuove tabelle per la contaminazione delle aree militari. Alzando fino a 100 volte i limiti di alcune sostanze cancerogene o pericolose per la salute. «Un colpo di spugna vergognoso sulle bonifiche» denunciano le associazioni ecologiste

SILENZIO ASSENSO
Il decreto prevede anche una semplificazione per le bonifiche dei siti privati a opera dei proprietari, responsabili dell’inquinamento. Perno di questa procedura è il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto in via sperimentale fino al 31 dicembre 2017. Chi vorrà bonificare un’area potrà autocertificare i dati di partenza - così da consentire allo Stato di non spendere denaro nello studio preliminare - e terminato l’intervento dovrà inviare all’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) i risultati delle operazioni. Gli uffici avranno però solo 45 giorni di tempo per approvarli. “Decorso inutilmente il termine, il piano di caratterizzazione si intende approvato” recita il decreto.
Ovvero, se le Agenzie non faranno in tempo a rispondere (come può accadere a causa delle ampie dimensioni o solo dell’eccessiva mole di lavoro), la bonifica sarà comunque data per buona. E il sito potrà essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista.

domenica 6 luglio 2014

Tanto ogni anno si cambia ministro!

Ilva, la promessa del ministro: "Sarà impianto ambientalmente corretto"

"Con i cittadini di Taranto dobbiamo prendere un impegno: l'Ilva sarà ambientalmente corretta. E in generale per lo sviluppo industriale il Piano ambientale è la soluzione del problema, non un problema. E questo principio è valido per tutti, non solo per la green economy". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto a TeleCamere su Rai3. "Nel passato è stato un errore enorme - ha affermato il ministro - non chiudere le aziende per problemi ambientali.  Oggi è diverso; per fare impresa - ha spiegato - un imprenditore deve tener conto dell'impatto ambientale. E il tema della salute e dell'impatto ambientale è diventato più forte dell'occupazione".
Non si placano le polemiche a Taranto dopo il rapporto dell'Istituto superiore della sanità che certifica un più 21 per cento della mortalità infantile nel capoluogo jonico sulla media nazionale. E quella che si apre è una settimana importante per cercare di sciogliere i nodi dell'Ilva. Intorno all'11 luglio è atteso il provvedimento del Governo sul prestito ponte, necessario all'azienda per affrontare la seconda parte dell'anno, considerata la grave crisi di liquidità che l'ha colpita. Il 10 luglio, invece, ci saranno quattro ore di sciopero a Taranto, alla fine del primo e secondo turno, con manifestazione in mattinata davanti al siderurgico. Dopo l'incontro del 3 luglio col ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno infatti deciso di sospendere lo sciopero nazionale con manifestazione a Roma, nelle vicinanze di Palazzo Chigi che avrebbe dovuto svolgersi l'11 luglio per fare invece manifestazioni locali. A Genova si è già scioperato nei giorni scorsi, adesso tocca a Taranto il 10 luglio.
"ll disastro ambientale e sanitario determinato a Taranto non è un teorema ma una triste realtà confermata proprio in questi giorni dall'Istituto superiore di sanità". Lo dicono Fim, Fiom e Uilm di Taranto presentando lo sciopero del 10 luglio di quattro ore alla fine del primo e secondo turno. I sindacati metalmeccanici considerano "irrinunciabile il piano ambientale e sanitario che, insieme al piano industriale - affermano in una nota  -, rappresentano la vera condizione di tutela dei lavoratori e dei cittadini, nonché la salvaguardia della capacità produttiva e dei livelli occupazionali". I sindacati sollecitano quindi il governo "al rispetto degli impegni contenuti nelle leggi sinora varate. Il Piano industriale - evidenziano inoltre Fiom, Fim e Uilm di Taranto dovrà garantire - la realizzazione dell'Aia per risanare gli impianti".
Per i sindacati metalmeccanici, "gli incontri svoltisi nei giorni scorsi col commissario straordinario Pietro Gnudi e  quello col ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, sebbene abbiano registrato l'impegno del governo a creare le condizioni affinché le banche concedano il prestito ponte per assicurare l'ordinaria gestione per il 2014, confermano - si legge in un documento di Fiom, Fim e Uilm -  tutte le incognite sul futuro dello stabilimento e dell'intero gruppo Ilva. Il piano industriale predisposto dall'ex commissario Enrico Bondi è stato messo in discussione e, per affermazione sia di Gnudi che della Guidi, sarà il nuovo partner industriale a ridefinirlo.
Lo stesso piano ambientale, pur essendo legge dello Stato, è considerato oneroso. Fim, Fiom e Uilm considerano grave l'approccio che il governo sta assumendo sulla vertenza Ilva, con l'evidente rischio di far compiere un pericoloso arretramento al binomio lavoro e salute che le leggi varate nel 2013 avevano confermato e riconosciuto. Le pressioni di Federacciai sono fin troppo evidenti e vanno respinte".
Come hanno fatto i sindacati metalmeccanici, ieri anche l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, aveva sottolineato la drammaticità dei dati evidenziati dall'aggiornamento dello studio Sentieri, il quale rivela un eccesso di mortalità infantile a Taranto per tutte le cause del 21 per cento rispetto al dato medio della Regione Puglia. Lo studio dell'Iss parla poi delle diverse patologie tumorali che colpiscono sia uomini che donne e le mette in relazione alla particolare situazione ambientale di Taranto.
Proprio per "stoppare" l'inquinamento dell'Ilva, nel luglio di due anni fa il gip Patrizia Todisco, al termine di una corposa inchiesta, dispose il sequestro senza facoltà d'uso degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento. Impianti che tuttavia hanno continuato a funzionare in questi anni seppure a ritmo ridotto. Da dicembre 2012 a febbraio 2014 sono state varate dal Parlamento, su decreto del Governo, quattro leggi sull'Ilva, di cui tre specifiche mentre in una quarta, a fine ottobre 2013, sono state introdotte norme che riguardano l'Ilva. A ottobre 2012 è stato poi approvato il riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all'azienda nell'agosto 2011 con una serie di prescrizioni circa i lavori di bonifica da fare. Lavori in seguito inseriti nel piano ambientale dell'azienda, approvato dal Governo a marzo scorso e reso esecutivo ai primi di maggio con la pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale". Attualmente, per la crisi di liquidità dell'Ilva, molti lavori di ambientalizzazione dello stabilimento sono a rischio fermata (il costo dell'Aia è di 1,8 miliardi di euro) e la Fim Cisl, dopo l'incontro col commissario Gnudi del 2 luglio, ha denunciato che gli interventi scontano un ritardo di tre mesi sul cronoprogramma.
Per sbloccare il prestito ponte all'Ilva da parte delle banche, il Governo

pensa ad un decreto che modificherà in parte la legge 6 del 6 febbraio scorso (Ilva-Terra dei Fuochi) e introdurrà la prededuzione anche a favore del credito erogato dalle banche mentre oggi è prevista solo per i finanziamenti concessi per l'attuazione del piano industriale. (Rep)

sabato 5 luglio 2014

Il grande traguardo del sindaco pediatra: più bambini morti!

E adesso? Preparerà un'altra letterina?
Intanto fa l'imbronciato, picchia i pugni a terra e cerca su google qualche nome di fantaesperti da buttare nella mischia !
 Solito teatrino...


Sindaco di Taranto «Tumori infantili dati inaccettabili»

«I dati sui tumori infantili, aggiornati dallo studio Sentieri e diffusi dall’Istituto superiore di sanità, sono inaccettabili. Se la morte di centenari provoca tristezza, quella di bambini causa un senso di inquietudine ed angoscia. La nostra dignità non va calpestata». Lo ha detto, ieri mattina, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, durante una conferenza stampa indetta sul progetto «Tempa Rossa» e poi monopolizzata sui dati choc sull’incremento dei decessi in età pediatrica. Quel + 21 per cento scuote Stefàno, forse da pediatra prima ancora che da sindaco di una delle città più inquinate d’Italia. E, forse, d’Europa.
Di fronte a questi dati, la risposta del primo cittadino non si fa attendere. Non è dirompente. Non assume il contorno perentorio dell’ultimatum al Governo, non ha la forma drastica dell’or - dinanza sindacale (magari per la chiusura dell’area a caldo) ma ha comunque un significato politico. Da non trascurare e soprattutto da rilevare, da evidenziare, rispetto ad un passato che ha visto il sindaco non abbandonare mai il binario dei rapporti basati sul galateo istituzionale. Nessuno fraintenda, Stefàno usa ancora toni rispettosi verso Regione e Governo ma, questa volta, senza fronzoli dice anche che «per la nostra situazione, per il dramma che vive Taranto,. in tanti a parole si sono dichiarati vicini e solidali. In tanti, si sono commossi ma di concretezza, in questi anni, ne ho vista davvero poca. Molto poca. E, di fronte a questi dati, non si può più star fermi. Voglio capire, sapere, qual è la situazione attuale e quali rischi corre la popolazione e lo voglio sapere subito e con evidenza scientifica. Nel frattempo - prosegue - so (e questo mi rattrista) che i nostri bambini vivono meno di quelli pugliesi. Ed allora, per questo in queste ore sto scrivendo al Governo ed alla Regione».
E cosa chiede al ministero dell’Ambiente ed alla giunta Vendola? Al Governo Renzi, il sindaco Stefàno chiede di «nominare un’authority, una commissione di esperti nazionali, che dicano se il lavoro fin qui realizzato dal ministero va nella giusta direzione. È giusto far sì che si esprimano su questa nostra drammatica vicenda scienziati di fama internazionale. Propongo di affidarci al professor Lucio Luzzatto, genetista di fama mondiale che, rientrato recentemente da Londra, sta collaborando con la Regione Toscana per u n’indagine molto importante. Facciamo ricorso alle nostre eccellenze ».
Il ricercatore a cui fa cenno Stefàno è, peraltro, un oncologo e genetista di fama mondiale ed è direttore scientifico dell’Istituto toscano tumori di Firenze. Tra le sue pubblicazioni più recenti, si ricordano "Capire il cancro. Conoscerlo, curarlo, guarire" (Rizzoli, 2008). Ed allora, Stefàno chiede al presidente Renzi ed ai ministri Galletti (Ambiente) e Lorenzin (Salute) di nominare questa commissione di esperti e di aggiornare il più possibile questi dati considerato che «quelli di Sentieri si riferiscono a qualche anno fa essendo i bambini, purtoppo, ormai morti e quindi hanno seguito tutto l’iter della patologia». Ed ancora, il sindaco di Taranto chiede alla Regione Puglia, scrivendo all’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, ponendo l’accento sulle liste d’attesa «che continuano ad essere ancora troppo lunghe. Ho un elenco molto lungo di persone colpite da tumori che sono costrette ad aspettare quasi un anno per una visita. E vengono dal sindaco per chiedere una raccomandazione ma questo è assurdo così come è inconcepibile non avere avuto ancora, a sette anni dalla mia richiesta, Chirurgia toracica a Taranto». (GdM)

Il referendum e la melina del non-sindaco cagasotto

Tempa Rossa: Stefano vuole un referendum

Mentre si avvicina il termine ultimo entro cui il Comune di Taranto dovrà esprimersi sul progetto Tempa Rossa, il sindaco Stefàno lancia l’idea del referendum in rete. Il Governo centrale pone un ultimatum, e il primo cittadino annuncia la possibilità che sia la cittadinanza a decidere sulla questione. Un vero e proprio caso oramai che va ad inserirsi nel già compromesso quadro ambientale. Il progetto ha trovato più volte l’opposizione delle associazioni ambientaliste del territorio che hanno traghettato la questione in Europa.
Il neo movimento Stop Tempa Rossa, si propone di contrastare il progetto delle multinazionali del petrolio, comune all’asse lucano jonico. Alcuni giorni fa Legamjonici aveva illustrato i problemi che un eventuale sua realizzazione comporterebbe tra cui “maggior carico di emissioni diffuse e maggiori rischi di incidenti in mare e su terra, senza  nessun beneficio per il territorio tarantino”. Il Comitato Legamjonici si  è occupato sin dal 2011 del progetto,  contestando in sede europea la modalità del rilascio delle autorizzazioni da parte delle autorità italiane, determinando il riesame dell’AIA, carente degli aspetti correlati alla sicurezza. La stessa associazione ha inoltre denunciato in Commissione Europea anche la scarsa informazione al pubblico e possibili scenari di incidenti rilevanti, ritenuti non analizzati a fondo. 
Duro il commento del coportavoce dei Verdi, Angelo Bonelli: "Il Sindaco Stefano dopo aver boicottato il referendum sull'Ilva  spiega- attendendo almeno due anni prima di convocarlo e dopo aver ridotto del 50% i seggi, propone un referendum su Tempa Rossa che dovrebbe essere indetto entro il 30 luglio. Il sindaco- prosegue- dovrebbe smetteterla di prendere in giro la popolazione e deve cominciare ad assumersi le responsabilità di Sindaco e da responsabile sanitario della città . L'approvazione del progetto Tempa Rossa rappresenterebbe la fine di una speranza di cacciare i veleni da Taranto e avviare una radicale conversione economica e industriale . Con Tempa Rossa - ribadisce Bonelli- l'inquinamento aumenterebbe del 12% secondo i dati autocertificati dall'ENI, e quindi possiamo avere il ragionevole dubbio che la percentuale di inquinamento sia maggiore. Il sindaco chieda subito  la  convocazione consiglio comunale per dire no a Tempa Rossa.- conclude l'ambientalista- Basta giochini e letterine, Taranto dice basta ai veleni" (Cosmopolismedia)

Tempi rossi

«Il sud Italia rischia di diventare una piattaforma petrolifera»

 «Vogliono trasformare il Sud Italia in una enorme piattaforma petrolifera. In Basilicata con le trivelle e un potenziamento della produzione di greggio, in Puglia con i depositi per poi inviarli nelle raffinerie. Si chiama Tempa Rossa ed è il progetto che le multinazionali del greggio vogliono imporre ai cittadini». E’ quanto denunciano gli eurodeputati del M5S.
A Taranto, secondo i pentastellati  Rosa D’Amato, Piernicola Pedicini, Eleonora Evi e Dario Tamburrano, ci saranno «gli effetti più disastrosi: nel porto della città più inquinata d’Italia infatti verrebbero costruiti due enormi serbatoi che conterrebbero 180mila metri cubi di petrolio».
Sempre a Taranto il pontile verrebbe allungato di 300 metri per permettere alle petroliere di caricarlo. «Ne arriverebbero in città 145 l’anno secondo i piani delle “tre sorelle” Shell, Total e Mitsui». Gli europarlamentari del M5S chiedono dunque al governo Renzi di rispettare la volontà del territorio e al Comune di Taranto di non fare marcia indietro, «continuando a rifiutare le lusinghe delle compensazioni economiche offerte dalle multinazionali del greggio».
«Ci uniamo – aggiungono gli eurodeputati – alle battaglie del senatore M5S Vito Petrocelli e del deputato M5S Diego De Lorenzis che ha recentemente presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente Galletti. I porti del Sud devono rispondere a una nuova vocazione commerciale e turistica».
I quattro parlamentari del M5S promettono di »portare la vicenda nelle Commissioni europee competenti, a partire dalle osservazioni presentate dall’associazione Legamjonici di Taranto». «Sosteniamo – concludono – tutte le associazioni ambientaliste e i cittadini pugliesi e lucani che si mobiliteranno per evitare che in Basilicata aumenti la produzione di petrolio e che a Taranto venga perpetrato questo ennesimo massacro del territorio».
Il progetto Tempa Rossa prevede la realizzazione di un giacimento petrolifero situato nell’alta valle del Sauro, nel cuore della regione Basilicata. Il progetto si estende principalmente sul territorio del comune di Corleto Perticara, a 4 chilometri dal quale verrà costruito il futuro centro di trattamento. Si tratta di 5 pozzi e di un sesto che si trova a Gorgoglione.
Il progetto prevede la perforazione di altri due pozzi, mentre l’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio per il GPL si trova nel comune di Guardia Perticara. A regime l’impianto – che secondo quando dichiara Total E&P Italia sarà tra i più evoluti nel settore petrolifero – avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gas di petrolio liquefatto e 80 tonnellate di zolfo. (Lettera35)

giovedì 3 luglio 2014

La lotteria dei malanni. Fortuna che l'aria è pulitissima ora!

Taranto, 21% in più di mortalità infantile rispetto a media

Nella Terra dei Fuochi e a Taranto si muore di più che nel resto delle rispettive regioni, ci si ammala e si viene ricoverati più spesso a causa dei tumori. A rendere pubblici i dati è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha appena pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri. Un dossier che ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nei giorni scorsi, rivelando anche le difficoltà di trovare finanziamenti per completare il lavoro.
A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Confermati anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio nell’area sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%, mentre nel primo anno di vita l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l’aumento della mortalità è invece del 45%. “Lo studio conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini – scrive l’Iss -. Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”.
Nella Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%. Lo studio, spiega il sito dell’Iss, si basa sui dati di 55 comuni, e ha riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi tipi di tumore. “In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali) – si legge -, è costituito da: “tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini)”.
Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini”. L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in quella di Caserta. “Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta – spiega l’Iss -. Nella provincia di Napoli, servita dal Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età 0-14″. (FQ)

Nota stampa dell'Istituto Superiore di Sanità


Aggiornato lo studio SENTIERI per la cosiddetta "Terra dei fuochi"(TdF) e per il SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Taranto
Componenti del Gruppo di lavoro ISS per l’aggiornamento dello Studio:
- Loredana Musmeci, Pietro Comba, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria)
- Stefania Salmaso, Susanna Conti, Valerio Manno, Giada Minelli (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

Sintesi dei risultati




Lo studio sulla cosiddetta "Terra dei Fuochi”"individuata in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta) e sui comuni del SIN di Taranto (Taranto e Statte), affidato dal Parlamento all’Istituto Superiore di Sanità con la Legge n°6 del 6 febbraio 2014, avviatosi a febbraio e conclusosi a maggio, nei tempi previsti dal legislatore, è stato realizzato con lo scopo di rilevare eventuali eccessi di mortalità, incidenza oncologica e morbosità stimata attraverso i dati di ospedalizzazione, riferibili all’esposizione a contaminanti ambientali.

Studio e metodologia

Come si esce dall'Ilva? Solo con l'elemosina di Stato!

Mentre il mostro ferito si dibatte e già puzza un po' (in realtà non ha mai smesso di puzzare da quando è nato...), tolti i panni dei lacché degli industriali ecco che i primi spavaldi formulano una richiesta allo Stato.
Un elenco di banalità che in una città "normale" vengono imposte ai politici locali da una classe dirigente realmente partecipe dell'economia di un territorio e non speculatrice, pezzente e questuante come quella locale.
E, ovviamente, c'è proprio da aspettarsi che lo Stato e il suo Governo non vedano proprio l'ora di regalare tanti soldi agli incapaci imprenditori locali per poter chiudere l'Ilva dei loro amici Riva e riportare i turisti in riva allo Jonio!
Auguri!!!

Confcommercio: finita l’era Ilva

“Taranto…Cambiare si può!”. L’intervento del presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande, tenuto quest’oggi nell'Aula Magna dell'Università degli Studi Aldo Moro - Convento San Francesco, ha segnato una cesura rispetto al recente passato. Per la prima volta il referente di un’associazione di categoria ha posto la questione ambientale al centro degli sviluppi futuri per il capoluogo jonico. “Il modello di sviluppo economico costruito ed inseguito nell’ultimo sessantennio, prevalentemente industriale (Ilva, Cementir, Eni), ha mostrato tutte le sue fragilità in termini ambientali, sociali ed economici. Non si tratta di non riconoscere il passato, quanto di acquisire coscienza che oggi si deve voltare pagina e che in nome del lavoro e degli interessi del Paese, non si può più trattare o scendere a compromessi”, ha ricordato Giangrande al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e all'assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Loredana Capone. Taranto deve puntare sul turismo e sul terziario avanzato, al pari di quanto si è fatto nel Salento e nel Gargano.
Per fare questo è necessario che il Governo Renzi destini politiche specifiche (legge per Taranto) in grado di superare la logica della monocultura industriale. A tal proposito Giangrande ha auspicato l’istituzione di “Contratto di sito per Taranto” con Alenia, Eni e Ilva, sotto la regia della Regione Puglia, impegnata per favorire e garantire un reale trasferimento di know how dalla grande industria, dai distretti tecnologici e dai centri di ricerca alle piccole e medie imprese. Cosi come sarà sempre più necessario (e qui la stoccata di Giangrande al ministro Lupi è stata esplicita) adoperarsi per realizzare il raddoppio della linea ferroviaria Taranto- Bari e l’istituzione di voli Charter da Grottaglie per Milano in vista dell’attività legata all’Expo. Infine Giangrande ha criticato l’operato della politica cittadina e regionale: “Non si può stare un po’ di qua e un po’ di la’, cosi come le bonifiche all’interno dell’Ilva non devono rappresentare un’occasione di guadagno economico per i soliti noti”. L’impressione è quella che il fossato tra Confcommercio le altre associazioni di categoria (Confindustria in testa) si sia ulteriormente acuito. Due modelli antitetici di sviluppo si contrappongono, ormai: uno novecentesco e tardo industriale, l’altro attento alle specificità territoriali e alla promozione turistica delle risorse culturali. (Cosmopolismedia)

Andiamo tutti a vivere nell'Ilva!

Ilva, sei volte meno inquinata della città di Taranto

Record positivo dell’Ilva di Taranto: la cokeria praticamente non inquina più.
La cokeria era sul banco degli imputati, la raccontavano come un reparto malsano. E invece ora dobbiamo dire che è cambiato tutto.
Gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) non hanno più il loro centro di diffusione nella cokeria dell’Ilva.
E’ la città che inquina l’IlvaE – udite udite – fra tutti i posti dell’Ilva, la cokeria è diventato il più sano e pulito.
Nell’Ilva nel giro di pochi mesi è stata smentita la letteratura tecnico-scientifica che aveva sempre considerato la cokeria il posto più inquinato e più inquinante di un’acciaieria. Guardate qui, è un vero miracolo, i numeri parlano chiaro:
Cokeria IPA 2 
Direzione IPA 8 
Meteo Parchi IPA 5 
Portineria C IPA 5 
Riv1 IPA 7 
Tamburi IPA 12 
I numeri sono in nanogrami a metro cubo. E’ tutto online sul sito dell’Arpa Puglia. I dati sono quelli del 1° luglio 2014, i più aggiornati.
La cosa che rincresce è che il miracolo potevano farlo prima, evitando che Vendola andasse sotto inchiesta e patisse 7 ore di interrogatorio.
Dovete sapere che dentro gli Ipa si annida quel micidiale benzo(a)pirene cancerogeno che – riferiva Archinà ai Riva – avrebbe fatto infuriare Vendola. “Così com’è l’Arpa Puglia può andare anche a casa perché hanno rotto”.
E il nodo erano proprio quei malefici nanogrammi. Vendola era proprio preoccupato per tutti quegli Ipa e per quel benzo(a)pirene. Nel 2010 infatti uno zelante rapporto Arpa datato 4 giugno accusava l’Ilva di essere la fonte da cui proveniva il 99% degli Ipa del quartiere Tamburi. La sola cokeria emanava il 98% del benzo(a)pirene presente in quel quartiere, secondo quel rapporto Arpa che è poi diventato un punto nevralgico dell’inchiesta giudiziaria.
Dopo quattro anni da quel rapporto, ora tutto si è ribaltato.
Grazie al miracolo, Ilva ha ora valori di Ipa sei volte inferiori della città.
Non è una burla: sono dati ufficiali.
Cosa mai vista in nessuna parte del mondo. Pur non rispettando l’autorizzazione Aia, l’Ilva ottiene risultati migliori di altre acciaierie che rispettano l’Aia.
Edo Ronchi, responsabile del piano ambientale dell’Ilva, ne va giustamente orgoglioso. “I dati – sono parole di Ronchi – non li invento io, sono quelli dell’Arpa. E se dicono che i tarantini godono dell’aria tra le migliori d’Italia, c’è da crederci”.
Ma la Divina Provvidenza ha fatto ancora di più: fra tutti i tarantini ha scelto di portare la sua grazia fin fra gli operai della cokeria. Con soli 2 nanogrammi a metro cubo di Ipa (a cui corrisponde zero benzo(a)pirene) non solo lavorano ma hanno il privilegio di vivere in un’oasi di benessere. Vivere con aria così buona non è da tutti. Quei lavoratori fortunati non avranno bisogno di una mascherina antismog, al limite la regaleranno a casa ai loro meno fortunati figlioli. (Marescotti - FQ)

Accade oggi a Taranto: il vento proviene dall'area industriale e l'inquinamento aumenta

Vi presentiamo le misurazioni effettuate stamattina da PeaceLink con l'analizzatore portatile Ecochem PAS 2000 CE
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.
QUALITA' DELL'ARIA PESSIMA IN CITTA'.

IL VENTO PROVIENE DALLA ZONA INDUSTRIALE A 10 KM/H.
In questo momento, a 5 chilometri dall'ILVA, gli IPA cancerogeni oscillano fra i 20 e i 30 nanogrammi a metro cubo.
Se potete, portate al mare i vostri figli.
Il cielo appare così.
Questa è la foto dell'aria pessima misurata stamattina con l'analizzatore IPA.

PeaceLink è dotatata di un analizzatore portatile di IPA, modello Ecochem PAS 2000 CE, identico a quello utilizzato da ILVA e ARPA, con il quale ha condotto una costante rilevazione degli IPA a Taranto.
Questi sono i dati raccolti stamattina (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA) e comparati con quelli racconti ieri (centro abitato sottovento rispetto all'area ILVA).
Il primo grafico (solo colonne rosse) rappresenta 25 misurazioni effettuate in mattinata oggi in un luogo privo in interferenze confondenti.
Questi sono i dati IPA misurati stamattina (25 campionamenti). Calcolati in nanogrammi/metrocubo.
Confrontando le misurazioni degli IPA effettuate ieri a 5 km dall'Ilva con quelle effettuate oggi (entrambe nella zona Bestat, via Dante, lontane dal traffico) si può notare la netta differenza delle concentrazioni quando l'abitato è sopravento (colonne blu) e quando è invece sottovento (colonne rosse).
Queste misurazioni contrastano con le dichiarazioni di Edo Ronchi, subcommissario dell'ILVA che si occupa del Piano Ambientale, secondo il quale a Taranto vi sarebbe un'ottima qualità dell'aria.



Questa è la comparazione fra ieri (città sopravento) e oggi (città sottovento rispetto alla zona ILVA). La differenza la fa la direzione del vento.
Interessante il terzo grafico che compara le concentrazioni di IPA di oggi con quelle riscontrabili in una stanza dove è stata fumata una sigaretta.
Le colonne rosse sono le misurazioni di oggi, le colonne blu sono quelle relative al fumo passivo.
In questo ultimo caso alcune misurazioni sono comparabili con il fumo passivo di sigaretta.

Sulle ordinate (asse verticale) i valori sono riportati nell'unità di misura nanogrammi/metrocubo (ng/m3).
Superando il valore di 20 ng/m3 di IPA è altamente probabile che venga superata la soglia di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene. (Daniele Marescotti - Peacelink)
Questa è la comparazione fra l'aria che vedete nella foto e gli IPA del fumo passivo di una sigaretta.

Non c'è peggior sordo di chi... ha le tasche piene!

Qualcuno dica a Ronchi...

Qualcuno dica a Ronchi che i “parametri a norma” di polveri, IPA e benzoapirene non tutelano nessuno, e meno di tutti tutelano i bambini. Gli dica che non c'è un limite minimo al di sotto del quale quelle sostanze inquinanti non causino patologie anche irreversibili. Visto che c’è, gli ricordi anche che ci sono inquinanti che non si introducono con l’aria ma con il cibo e persino attraverso la pelle: sono inquinanti diversi da polveri, IPA e benzopirene. Quando immessi nell'ambiente (perché sono ancora prodotti), si accumulano e si aggiungono al carico di un passato intollerabile e criminale e di un presente fatto di una persistenza del rischio sanitario lucidamente e cinicamente decisa lontano da Taranto, per tutelare soggetti diversi dai tarantini. Gli dica che se la quantità giornaliera di diossina che è stata assunta dai bambini di Taranto per inalazione è compresa tra 13 e 21 fg-TE/giorno/Kg peso corporeo (studio ISS), quella introdotta con l’alimentazione è pari a circa 57 fg/TE/giorno/Kg peso corporeo. Gli dica che diossine, PCB e metalli pesanti non causano solo morti, ma causano malattie che nessuno si è mai sognato neanche di contare a Taranto. Gli dica che “inquinamento diminuito” non significa “inquinamento tollerabile” e quello che c’è, a causa di ILVA, continua a causare malati (anche se invisibili) e morti. Gli dica che se e quando l’AIA salva-ILVA sarà applicata, il benzo(a)pirene si ridurrà solo del 9%, passando da 76 a 69Kg/anno. Gli dica che le emissioni convogliate di cadmio e piombo resteranno sostanzialmente invariate e che le emissioni di cromo e di benzene addirittura aumenteranno del 15%. Nel caso del benzene e dei PCB, dopo l’applicazione dell’AIA, se mai questa sarà applicata, ci sarà un incremento di concentrazione al suolo. Potremo dire che a Taranto c’è “l’aria tra le migliori d’Italia” quando qualcuno ci farà sapere quanto piombo, quanto cadmio, quanto benzene, quanto cromo, quanti PCB, quante diossine l’ILVA produce ogni ora. Potremo saperlo quando qualcuno si deciderà a fare biomonitoraggio (dosare le sostanze tossiche o il loro metaboliti in campioni biologici).
Vada a spiegare che va tutto bene ai 157 operai tarantini ai quali è stato diagnosticato un tumore maligno nel 2012, che si chiedono perché in tutto il resto della Puglia ci siano stati nello stesso anno solo 86 casi di tumore di origine professionale. Vada a spiegarlo agli operai tarantini che scopriranno di avere un tumore maligno da oggi in poi, pur vivendo in una città con “l’aria tra le migliori d’Italia”. Vada a spiegarlo alle famiglie di bambini con deficit dell’apprendimento, che nessuno osa ancora contare. Vada a spiegarlo a chi soffre di malattie endocrino-metaboliche, a chi non è riuscita a portare a termine una gravidanza per un aborto spontaneo o a chi è nato con malformazioni congenite. Quando avrà finito, lo rispieghi anche a noi, perché ancora non riusciamo a capire dove sia finito il rispetto della dignità umana.
Agostino Di Ciaula, Associazione Medici per l'Ambiente (Isde Italia)

mercoledì 2 luglio 2014

Numeri e persone

Ilva, Usb su aumento tumori: "Dati che fanno rabbrividire"

"Abbiamo raccolto, dopo alcune segnalazioni, informazioni circa diversi casi di patologie tumorali di lavoratori ed ex lavoratori di alcune zone del Laf in particolare Dec 1 e 2, Decatreno Ruther e Torneria. Dopo una prima e parziale indagine sono emersi dati che fanno rabbrividire". Cosi l’Unione Sindacale di Base di Taranto e i delegati del reparto Laminazione a freddo Ilva denunciano l’incremento di patologie gravi nell’area decapaggi. Risulterebbero infatti in aumento i decessi per patologie tumorali di lavoratori di età compresa tra i 31 e i 59 anni. Gola, stomaco, pancreas e polmone, gli organi maggiormente compromessi.  "Nelle scorse ore – spiega l'Usb - abbiamo inoltrato una segnalazione alla Procura della Repubblica chiedendo di far luce su questa ennesima e drammatica situazione che vede i lavoratori come vittime. Ci chiediamo come sia possibile che nessuno di coloro che sono addetti alla vigilanza sanitaria si sia accorto negli anni di una situazione così anomala e che quantomeno avrebbe meritato approfondimenti, pur avendo strumenti idonei per farlo. A noi della Usb per capire che ci troviamo di fronte ad una situazione allarmante dal punto di vista sanitario - conclude - e' bastata qualche telefonata e parlare con lavoratori e con famigliari dei colleghi deceduti". (Cosmopolismedia)

martedì 1 luglio 2014

La faccia di piombo di Ronchi il grande ambientalista

L’Ilva senza piombo di Edo Ronchi

Il Fatto Quotidiano di oggi pubblica un’intervista di Beatrice Borromeo al subcommissario Ilva Edo Ronchi.
La linea di Ronchi è che per gli abitanti di Taranto “i pericoli vengono dal passato”.
La giornalista allora lo incalza: “Alcuni bambini di Tamburi hanno però un’elevata quantità di piombo nel sangue. E il piombo rimane nell’organismo solo per qualche settimana”.
Ronchi cade dalle nuvole e risponde:  ”Boh. Non mi risulta. Piombo dell’Ilva?”.
Beatrice Borromeo non si dà per vinta: “Lo dice proprio l’Arpa”.
E lui: “È vero che da lì esce fuori di tutto, ma non mi pare che spargano pure il piombo. Purtroppo i bambini lo accumulano sei volte più che gli adulti. Sì, è dannoso: non ricordo tutte le patologie, ma posso almeno dire che non è uno degli elementi più pericolosi”.
A tutto beneficio dei nostri lettori forniamo qualche dato e alcune osservazioni. Prima di tutto il quantitativo di piombo emesso dall’Ilva.
A dire di Ronchi non sarebbe fra le sostanze emesse dall’Ilva. Sulla base dei dati più aggiornati presenti nel registro EPRTR sarebbe invece stimato in 9070 chili l’anno nelle sole emissioni in atmosfera.
Il quantitativo delle emissioni industriali in Italia, ricavabile dallo stesso registro europeo, è di 14300 chili. Quindi l’ILVA da sola emetterebbe il 63% dell’ammontare nazionale.
A pagina 49 della valutazione del Danno Sanitario fatta per l’Ilva di Taranto da ARPA Puglia si legge: “Per quanto riguarda il piombo non si apprezzano sostanziali differenze fra le mappe delle concentrazioni annuali relative alla situazione emissiva 2010 e lo scenario 2016”.
Questo significa che il piombo rimarrà un problema anche ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) attuata.
Seconda osservazione. I bambini non dovrebbero avere piombo nel sangue e per questo a Taranto alcuni pediatri sono intervenuti. Il fatto che i bambini ne possano assorbire di più non è un’attenuante ma un’aggravante.
Terza osservazione. Il piombo oltre che neurotossico è anche cancerogeno, ed è presente anche nell’urina dei tarantini in concentrazioni superiori all’atteso.
La quarta osservazione è su Edo Ronchi, che dovrebbe sapere a memoria queste cose in quanto è responsabile del piano ambientale dell’Ilva. Quella del piombo dovrebbe essere una questione da affrontare e misurare con cura sotto il profilo emissivo sia con un biomonitoraggio costante sul sangue e sulle urine. Ma Ronchi neppure sembra porsela come questione.
La quinta osservazione è sulla curiosa circostanza per cui proprio mentre Ronchi rilasciava quest’intervista, minimizzando le nubi rossastre provenienti dall’Ilva (“quell’emergenza, fidatevi, è arginata”, dice) ne fuoriusciva proprio una, ed è quella che vedete nella foto.  (Marescitti - FQ)

 Foto:@Luciano Manna (Peacelink)

Ecco l'intervista a Ronchi

"Aspetta Esperia"

Ecco l'ennesimo articolo dilettantistico sulla "svolta sensazionale" nella rigenerazione (una volta si chiamava risanamento, ma ora è demodé) della Città Vecchia.
Parla di fondi che sembrano praticamente regalati dallo Stato per la bella faccia di Stefano e di tutti quei simpaticoni del Comune di Taranto, per consegnare chiavi di appartamenti e mansarde in centro storico alle giovani coppie bisognose.
La quadratura del cerchio!!!
Ci voleva tanto a chi ha copiato il comunicato stampa del Comune per capire che cos'è veramente il Fondo Esperia? E cosa si nasconde dietro "la piena autonomia nello scegliere i progetti più congeniali o remunerativi"?
Si, ci voleva una stringa di testo di 12 battute digitata su Google e due click col mouse.
Davvero troppo rispetto a Ctrl+C/Ctrl+V!

Ora leggetevi l'articolo e l'interrogazione parlamentare formulata in relazione all'affaire Esperia.
Vi anticipiamo solo che qualora passasse la mozione Fondo Esperia vorrebbe dire semplicemente passare parte degli immobili di interesse economico della Città Vecchia (e non di certo i ruderi cadenti come i denti della vecchia) dalle grinfie dei palazzinari locali amici della giunta a quelle di Caltagirone e delle banche nazionali (MPS), oppure far collaborare i due...
Tutt'altra cosa rispetto ai fondi strutturali di sviluppo socioeconomico e alla legge regionale sulla Rigenerazione Urbana che il Comune ha scialacquato, ignorato e ostacolato alla grande!
Buona lettura!


Case a giovani coppie l'idea del Comune con il fondo «Esperia»

TARANTO - La rigenerazione della Città vecchia di Taranto parte dal suo ripopolamento. Ed in particolare, passa dalla necessità non più rinviabile di far tornare tra i vicoli le giovani coppie. Sbaglia, quindi, e non poco, chi pensa che gli interventi edili siano condizione necessaria e sufficiente per riqualificare il Borgo antico così avvilito da decenni di degrado. Gli sforzi ed i tentativi sinora compiuti hanno, infatti, dato risposte parziali e soprattutto hanno impiegato tempi lunghi. Lunghissimi. Ed allora, come si può mai ristrutturare gli edifici della Città vecchia ed al tempo stesso far tornare anche le giovani coppie? Il duplice obiettivo è ambizioso e, quindi, difficile eppure il Comune sembra intenzionato a perseguirlo ugualmente.
Da quel che risulta alla Gazzetta, infatti, ci sono stati nelle scorse settimane dei colloqui, ancora informali ed embrionali, tra i tecnici dell’Amministrazione comunale ed alcuni funzionari di Cassa depositi e prestiti (Cdp). La «cassaforte» statale, infatti, gestisce un fondo denominato «Esperia » che va proprio in questa duplice direzione. Da un lato, ristruttura edifici pubblici (è questa la condizione indispensabile) e dall’altro attua una politica di housing sociale concedendo le abitazioni ristrutturate a giovani coppie. Gli immobili, dunque, devono essere esclusivamente pubblici e non vengono ammessi agli interventi di recupero gli stabili in cui c’è anche una minima quota di proprietà privata.
Il Comune di Taranto ha nel Borgo antico un vasto patrimonio immobiliare. Molto vasto, è vero ma costituito in misura rilevante da veri e propri ruderi. Questo dato, da quel che filtra, è stato già comunicato ai funzionari di «Cdp» che, però, non hanno fatto alcun passo indietro. Non si sono spaventati dalle condizioni statiche degli immobili. L’importante è che siano esclusivamente pubblici. Anzi, sarebbero in attesa che i tecnici comunali inviino alcune schede sui primi stabili da ristrutturare.
Come funzionerebbe il meccanismo? Il Comune individua gli immobili da riqualificare, contatta il Fondo Esperia che, a sue spese, riqualifica gli edifici. L’Amministrazione comunale poi stabilisce l’importo minimo per dare in locazione gli appartamenti. Il canone potrebbe oscillare, a grandi linee, tra le 200 e le 250 euro mensili. Poi, il Comune stila una graduatoria delle giovani coppie in attesa di ricevere un alloggio e comunica i nominativi al Fondo. Il gestore poi potrebbe anche, sempre partendo dal dato minimo imposto dal Comune, indire un’asta tra i potenziali locatari in caso di parità di offerta e di requisiti. A quel punto, la differenza (il saldo positiva) tra il dato di partenza (200 euro ad esempio) e il successivo importo poi determinato dall’asta finisce nelle casse del Municipio.
Dopo un periodo da determinare (venti o venticinque anni in genere), in caso di mancato rinnovo del canone, l’immobile ristrutturato della Città vecchia torna poi nella disponibilità del patrimonio del Comune. Per assegnarlo, ovviamente, ad altre giovani coppie. (Fabio Venere, GdM)




esperia

Fondo Esperia di Cassa Depositi e Presiti. Chi sceglie i progetti da finanziare?

La Cassa DD.PP. ha costituito un Fondo Immobiliare per le Regioni del Sud attraverso il FIA (Fondo Nazionale per l’Housing) che si chiama “ESPERIA” ed è gestito da una Società di gestione che si chiama Fabrica Sgr. (che ha tra i soci il MPS e  il gruppo CALTAGIRONE).
Lo scopo del Fondo è finanziare progetti di Housing Sociale nelle Regioni Campania, Puglia, Calabria e Basilicata.
Fabrica sgr ha la piena autonomia nello scegliere i progetti più congeniali  da finanziare. A questo punto  occorre fare chiarezza e  invocare trasparenza in quanto questa società gestisce  un Fondo costituito da soldi pubblici (Fondo FIA Cassa DD.PP. finanziato con i fondi del Ministero Infrastrutture e trasporti). Anche il gruppo Caltagirone ha degli immobili, ovvero dei progetti, che sono finanziabili dal Fondo ESPERIA ??? Se così fosse è grave perché ci sarebbe un macroscopico conflitto di interesse, in quanto il comproprietario di Fabrica sgr si AUTOFINANZIA i propri progetti (pare sopratutto a Napoli dove ci sono aree di proprietà Caltagirone). Praticamente con i soldi pubblici si finanzierebbe i propri investimenti anzichè fare una scelta indipendente e frutto della concorrenza…
Di tutto questo abbiamo chiesto ai  Ministri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. (Andreacioffi)

Ecco l’interrogazione

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02320

Atto n. 4-02320 - Pubblicato il 11 giugno 2014, nella seduta n. 260

CIOFFI , SCIBONA , CASTALDI , BUCCARELLA , VACCIANO , CAPPELLETTI , MONTEVECCHI , CATALFO , MOLINARI , MORRA , FUCKSIA , PAGLINI , PUGLIA , DONNO , BLUNDO , BULGARELLI , SERRA , PETROCELLI , MANGILI , LUCIDI , COTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. -
Premesso che:
Cassa depositi e prestiti (CDP) è una società per azioni a controllo pubblico statale: il Ministero dell'economia e delle finanze detiene infatti l'80,1 per cento del capitale, il 18,4 per cento è posseduto da 61 fondazioni di origine bancaria, il restante 1,5 per cento in azioni proprie. L'attuale compagine azionaria è il risultato di un recente riassetto realizzatosi in attuazione dell'articolo 36, comma 3-octies, del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012;
per quanto riguarda la partecipazione di CDP in società di gestione del risparmio volte alla costituzione di fondi mobiliari chiusi destinati al sostegno, diretto ed indiretto, delle piccole e medie imprese, si evidenzia che la Cassa partecipa alla Società di gestione del risparmio Fondo italiano di investimento SpA;
la società è stata costituita nell'anno 2010 con il Ministero dell'economia, l'Associazione bancaria italiana, Confindustria e istituti bancari quali banca MPS SpA, banca Intesa San Paolo SpA, Istituto centrale delle banche popolari e banca Unicredit SpA;
CDP Investimenti Sgr (CDPI Sgr), detenuta per il 70 per cento dalla Cassa depositi e prestiti e per il 15 per cento ciascuna dall'Associazione di fondazioni e di casse di risparmio SpA e dall'ABI, gestisce il "Fondo investimenti per l'abitare" (FIA). L'ammontare del fondo è pari a 2 miliardi e 28 milioni di euro, di cui un miliardo sottoscritto da CDP, 140 milioni dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e 888 milioni da parte di gruppi bancari e assicurativi e di casse di previdenza privata;
in particolare, al fine di incrementare la dotazione di alloggi sociali è stato creato il fondo "Esperia", interamente sottoscritto da CDP Investimenti Sgr attraverso il FIA, che ammonta a 70,1 milioni di euro, esplicitamente riservato per lo sviluppo di iniziative di social housing nelle regioni del Sud Italia, in particolare Puglia, Campania e Basilicata;
considerato che:
tale fondo è gestito dalla società Fabrica immobiliare Sgr, il cui capitale azionario è detenuto per il 49,99 per cento da Fcg SpA (del gruppo Caltagirone) e per lo 0,02 da Alessandro Caltagirone;
sotto il profilo dell'attività inerente al fondo Esperia si trova solo una breve menzione sul sito di CDP Sgr nonché sul sito di Fabrica immobiliare Sgr, in particolare alla voce progetti si legge: "in via di individuazione";
risulta inoltre agli interroganti che sono state inviate schede tecniche sia al responsabile investimenti della Cassa depositi e prestiti, sia a Fabrica Sgr di Roma, ma non è stato dato alcun riscontro, per quanto sia evidente che Fabrica Sgr ha la piena autonomia nello scegliere i progetti più congeniali o remunerativi,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
se abbiano notizia del programma e degli obiettivi che si perseguiranno ovvero dei progetti che potranno essere finanziati attraverso il fondo Esperia;
se ritengano infine auspicabile una maggiore trasparenza anche nei siti istituzionali, con riferimento agli operatori economici privati che si trovano a gestire danaro pubblico. (SenatodellaRepubblica)