venerdì 10 gennaio 2014

Massafra, la terra degli inceneritori doc!


Dopo il formaggio e il latte materno, la diossina è entrata anche nel latte dei bovini che pascolano nell’agro di Massafra, comune a circa 20 chilometri da Taranto. Il nuovo allarme è partito dopo le analisi compiute dall’Asl che hanno rivelato la presenza di inquinanti in quantità doppia rispetto al limite consentito. Dopo gli esami svolti dall’istituto zooprofilattico di Teramo, infatti, i valori riscontrati nei campioni erano di 11,72 picogrammi per grammo di grasso rispetto al limite di legge consentito di 5,5. Il nuovo allarme, secondo l’Arpa Puglia, potrebbe avere due cause: l’utilizzo di mangimi prodotti in terreni contaminati oppure la contaminazione dei suoli dell’allevamento. Intanto l’agenzia regionale guidata da Giorgio Assennato ha chiarito che è “necessario dar seguito ad approfondimenti tecnico-ambientali” e nel frattempo ha stoppato le procedure autorizzative per il raddoppio di una centrale termoelettrica situata a circa un chilometro dall’allevamento.
La centrale, non è indicata come la causa certa dell’inquinamento, ma come una “potenziale sorgente” di diossina. Per l’allevamento nel quale si trovano i bovini alla diossina e gli altri esistenti nell’agro di Massafra, secondo Arpa, “risultano, di fatto, in condizioni di criticità in quanto interessati dal trasferimento di microinquinanti organici (diossine e Pcb)” anche se “non sono stati riscontrati superamenti dei medesimi parametri nelle acque di abbeveraggio dell’allevamento, acque provenienti da falda profonda, e in un campione di suolo dell’area dell’azienda agricola”. Insomma una situazione delicata e allarmante che ora dovrà essere approfondita per arrivare alle vere cause. L’agenzia di protezione ambientale si è già detta disponibile in una lettera a firma di Assennato, del direttore scientifico Massimo Blonda e della dirigente Barbara Valenzano, “a collocare quanto prima un deposimetro per il controllo di microinquinanti ed uno per i metalli pesanti unitamente ad un campionatore di vento selettivo per i rilievi del caso” oltre ad approfondimenti tecnici, campionamenti mirati e sopralluoghi.
Il primo cittadino di Massafra, Martino Tamburrano (Forza Italia), però, ha reagito chiedendo le dimissioni di Assennato: “Apprendo dalla stampa di diossina nel latte, di veleni e di paura. La domanda nasce spontanea: l’Arpa ha dati nuovi e certi o si crea solo allarmismo in un momento particolare ed in un territorio già penalizzato e additato come ‘pericoloso’?”. Ad Assennato, ha aggiunto Tamburrano, “chiedo certezze e non allarmismi. Se il territorio è inquinato me lo si dica in modo chiaro e adotterò tutti i consequenziali e opportuni atti a tutela della salute pubblica”. Sulla vicenda è intervenuta anche Legambiente che in una nota ha evidenziato come questo nuovo allarme sia “l’ennesimo elemento della criticità di un territorio che non può più sopportare alcun ulteriore carico ambientale” e ha ribadito il suo “no categorico” al raddoppio del vicino termovalorizzatore definito “un progetto paradossale e insostenibile, contrario ai vincoli urbanistici e agli obiettivi di raccolta differenziata”.
Un allarme diossina, insomma, che torna esattamente cinque anni dopo quello che portò all’abbattimento di oltre 2mila pecore contaminate e che diede vita alla maxi inchiesta sull’Ilva di Taranto (che al momento non è interessata dalla vicenda di Massafra) che si è conclusa poco fa con 53 indagati, il sequestro degli impianti (su cui ora vige la facoltà d’uso) e il commissariamento della fabbrica con Enrico Bondi.
Ma l’allarme bovini alla diossina è l’ultimo atto di una settimana calda a Taranto. Dopo lo scontro tra ambientalisti e Arpa sui valori di alcuni inquinanti, nei giorni scorsi il Fondo Antidiossia Onlus aveva diffuso i dati sulle analisi effettuate sulle uova. Dagli esami erano emersi valori al di sotto dei limiti di legge, ma per gli ambientalisti sono necessarie nuove indagini per capire come mai il range supera “i valori accettabili”. Anche il dg Arpa, Giorgio Assennato, che ha definito “prezioso” il contributo offerto dal Fondo Antidiossina che ha commissionato le analisi, “i valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti, ma, contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI), possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario”. Le uova sono state prelevate a Martina Franca, comune a circa 30 km dalla zona industriale da Taranto, infatti avevano un valore di quasi 0,9 picogrammi mentre i dati accettabili devono essere inferiori a 0,2 picogrammi. (FQ)


Una città ecoferita che chiede la verità

Una storia infinita. A Taranto e dintorni. Mentre si cercano i quattrini per rendere gli impianti dell’Ilva non più fonti di malattie e morte per operai e tarantini, le diseconomie, le storture e gli incubi del passato, sopravvissuti agli interventi dell’autorità giudiziaria, tornano ad allungarsi minacciosi. La diossina, sostanza cancerogena, da vero, autentico, killer silenzioso e implacabile, a cinque anni dal suo ritrovamento nei prodotti caseari realizzati in masserie ubicate a ridosso dell’Ilva, stavolta si materializza, in valori doppi rispetto al limite, nel latte delle mucche di un allevamento di Massafra, latte ogni giorno portato in un caseificio vicino per essere trasformato in mozzarelle e burrate.
Se si tratti di diossina frutto del famigerato camino E312 dell’Ilva, detentore del poco invidiabile primato di primo produttore europeo della sostanza tossica, oppure sputata dall’inceneritore di Massafra, Arpa e Asl non sanno dirlo e chiedono tempo per accertarlo con esattezza, visto che l’allevamento si trova a 10 chilometri dal siderurgico, dunque in una zona comunque a rischio tanto da essere sottoposta a controlli proprio per quanto accaduto nel 2008, e a poco più di un chilometro dall’inceneritore che brucia balle di rifiuti provenienti da mezza Puglia.
Sul campo, oltre alla diossina, restano poche certezze e tanti dubbi. La positività delle analisi certifica che i controlli funzionano ma che fino a quei controlli, eseguiti tra aprile e ottobre dell’anno scorso, il latte di quell’allevamento è stato trasformato in prodotti caseari ed è finito dunque nei nostri organismi. Il vincolo sanitario apposto dalla Asl all’allevamento garantisce che la diffusione è stata bloccata ma mette naturalmente in gravi difficoltà economiche il proprietario delle 55 mucche, costretto a non vendere più latte e carne.
I vertici a Palazzo Chigi e le maratone in Parlamento sul caso-Ilva sembrano lasciare sempre sullo sfondo, non citandola nemmeno come nel caso dell’ultimo decreto varato dal governo Letta, la parola salute, il valore salute, l’importanza della salute per i tarantini.
È giusto adoperarsi per trovare le risorse necessarie per far adempiere all’Ilva le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012 e sinora rimasta rinchiusa nell’alveo delle buone intenzioni. È legittimo fare il possibile per salvare gli 8 milioni di tonnellate di acciaio sfornate dal siderurgico ogni anno, essenziali per l’industria manifatturiera italiana tanto da far ritenere l’acciaieria tarantina strategica per tutta l’Italia. È doveroso pensare agli stipendi degli oltre 15mila operai che ogni giorno - al lordo di cassa integrazione e contratti di solidarietà - varcano i cancelli della fabbrica. Ma non basta. C’è altro. C’è la diossina trovata a Massafra e prima ancora a Taranto e Statte, e finita nella catena alimentare. C’è la fila disumana e ci sono i momenti di tensione registrati ieri al reparto di oncologia dell’ospedale Moscati del capoluogo jonico, malgrado il grande spirito di abnegazione di medici e infermieri. Ci sono i giovani, i tanti giovani, operai ma non solo, strappati alla vita dai tumori implacabili quanto la diossina. Ci sono i bambini del rione Tamburi che da anni non possono giocare nelle aree verdi sotto casa e nelle scuole, perché contaminate. Ci sono i morti del cimitero, sepolti sotto una terra rosso minerale. E c’è una città, anzi una intera provincia, che chiede verità: su quanto esce ora dalle ciminiere dell’Ilva (e dal camino dell’inceneritore di Massafra), su quello che finisce sulle sue tavole, sui soldi stanziati per garantire concretamente il diritto alla salute e magari, un giorno, chissà, avere un decreto legge con la salute al centro e la produzione in coda. (Mimmo Mazza - GdM)

Bla bla bla!


Ilva: piano ambientale da metà febbraio

Incontro riservato, oggi a Roma, dei sindacati dei metalmeccanici con il commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi. E' quanto si apprende da fonti sindacali, che sottolineano come l'incontro sia servito a fare il punto sull'azione di risanamento da un punto di vista ambientale dell'impianto pugliese.
''Le notizie apprese oggi dall'azienda rappresentano sui diversi fronti ancora un quadro che presenta alcune incertezze su cui Governo e istituzioni devono superare ogni ambiguità'' sottolinea in una nota il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli dopo l'incontro tra i vertici del Siderurgico e i sindacati metalmeccanici.
''L'aspetto positivo - aggiunge Bentivogli - è il lavoro che si sta facendo in parlamento perché il quadro normativo risolva le strozzature burocratiche che hanno rallentato le autorizzazioni e i loro iter per gli investimenti relativi agli adempimenti dell'Aia''. La Fim Cisl valuta ''positivamente il lavoro fin qui svolto dal commissario dell'Ilva Enrico Bondi, supportato dal prof. Edo Rochi''. Nel corso dell'incontro di oggi l'azienda ha fornito dati sulla questione sicurezza indicando ''un tasso di frequenza degli infortuni - spiega Bentivogli - in riduzione rispetto all'anno precedente, ma su cui intende lavorare per ridurlo ulteriormente. Infine abbiamo potuto apprezzare le previsioni di stima di riduzione di tutti gli inquinanti che scaturiranno dall'utilizzo del 'pre-ridotto', che però, per poter avvenire su vasta scala, necessiterà di un approvvigionamento di gas. Sul versante occupazionale - conclude il segretario della Fim - nei prossimi giorni sarà rinnovato il contratto si solidarietà''.
Secondo la Fim, il piano ambientale che riguarda lo stabilimento Ilva di Taranto non sarà disponibile prima della seconda metà di febbraio. Il piano ambientale, secondo quanto emerso dal vertice, precederà il piano industriale (atteso per la metà di marzo) e di rilancio aziendale. Su queste basi, fa rilevare la Cisl, l'azienda recupererà le risorse necessarie al piano ambientale e industriale a partire dagli azionisti, e in caso contrario da terzi a tali fonti, alla luce perdurante della possibilità di ottemperare alle Bat, le migliori tecnologie Ue sulla siderurgia precedentemente alla scadenza del 2016. Questo renderà possibile, sempre secondo l'organizzazione sindacale, l'ulteriore ricorso alle risorse messe a disposizione dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti.
Bondi ha fatto il punto della situazione sullo stato dell'Autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento di Taranto rappresentando, fa rilevare la Fim nazionale, ''un quadro in cui le necessità di manutenzione dell'impianto sono ancora molto rilevanti, in particolare per quello che riguarda i treni-nastri e la centrale termoelettrica. Ciò ha fatto lievitare i costi relativi alle manutenzioni. La mancata ripresa dei volumi per fine 2013 e inizi 2014 sta facendo registrare rilevanti sofferenze''. (ANSA)

"La Fiom, a fronte del fatto che a quindici mesi dal riesame dell'Aia e nonostante decreti e leggi specifiche il tema fondamentale del reperimento delle risorse finanziarie per il risanamento sia tuttora irrisolto, ribadisce che occorre adottare gli atti necessari per il rispetto degli articoli 41 e 43 della Costituzione italiana come previsto dalle leggi gia' in vigore". E' quanto si legge in un comunicato della Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici chiede inoltre che il premier Enrico Letta "convochi rapidamente il tavolo nazionale per la siderurgia, considerata strategica per il futuro economico e industriale del paese, in cui focalizzare gli impegni e le politiche industriali per la salvaguardia dell'Ilva e dell'intera filiera della siderurgia italiana nel contesto europeo, come da impegni assunti con la Fiom nazionale nel corso dell'incontro del 12 dicembre scorso". La Fiom ricorda che oggi si e' svolto un incontro "fra la delegazione sindacale di Fim, Fiom e Uilm nazionali e il commissario straordinario Enrico Bondi sulla situazione dell'Ilva, in prossimita' della presentazione del Piano industriale. In contemporanea, sempre a Roma, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il sub commissario Edo Ronchi ha presentato il "rapporto sui primi sei mesi della gestione commissariale dell'Ilva e sull'ipotesi di conversione delle produzioni siderurgiche brown verso produzioni sostenibili di una green economy", a cui la Fiom ha partecipato. In entrambe le circostanze, sui temi che riguardano il futuro dell'Ilva, sia Bondi che Ronchi hanno legato la realizzazione degli impegni annunciati, a partire dal Piano industriale, a tre condizioni: il reperimento delle risorse finanziarie per realizzare gli interventi previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), stimati in 3 miliardi di euro; la disponibilita' di procedure e tempi previsti dal Piano Ambientale compatibili con le esigenze della gestione commissariale; una piu' chiara definizione delle responsabilita' della gestione commissariale nell'attuale fase transitoria, fino all'approvazione definitiva del Piano ambientale redatto dai tre esperti" (CdS)

Diamo voce ai cittadini. L'incontro pubblico dei parlamentari 5 stelle a Taranto

Sempre aperti al confronto, sempre "connessi" col mondo, i parlamentari del Movimento 5 stelle Commissione Ambiente che scrivono nella loro pagina facebook: " è in corso in Commissione Ambiente la discussione del DL 136 che riguarda le emergenze ambientali con riferimento all'Ilva di Taranto e alla "Terra dei fuochi",   l'11 GENNAIO incontriamo i cittadini di TARANTO nella loro città, auspicando di riuscire a migliorare il decreto e la drammatica situazione in quell'area punto della situazione della normativa, ascolto, confronto".

I parlamentari dunque ritornano a Taranto ed invitano cittadini e associazioni ad un sano confronto pubblico che si terrà domani 11 gennaio dalle 17 nella sede del ristorante Al Gambero. L'incontro non a caso ha per titolo "Diamo voce ai cittadini! con l'intento di invitare la cittadinanza a partecipare: per domandare ma soprattutto per proporre.

Dal movimento 5 stelle arriva poi un messaggio chiaro che guarda alla RINASCITA del capoluogo jonico : "Taranto deve diventare il simbolo della rinascita partendo dalla incessante battaglia contro le fonti inquinanti per proseguire OLTRE, verso un futuro che rispetti la reale vocazione di questa terra.
È giunto il momento di definire dal basso le fondamenta per le nuove prospettive che contraddistingueranno la rinascita del territorio ionico.
Non permetteremo più che siano calpestati i diritti dei cittadini di questa terra e impediremo che si baratti la salute per il lavoro, perché dal nostro agire di oggi si delineerà il destino dei nostri figli
."




All’incontro, dalle ore 17,00 presso il Ristorante “Al Gambero”, parteciperanno:

• Massimo De Rosa - Portavoce alla Camera (VIII Commissione: Ambiente, territorio e lavori pubblici);
• Alberto Zolezzi - Portavoce alla Camera (VIII Commissione: Ambiente, territorio e lavori pubblici);
. Mirko Busto - Portavoce alla Camera (VIII Commissione: Ambiente, territorio e lavori pubblici);
. Stefano Vignaroli - Portavoce alla Camera (Commissione: Politiche europee);
• Cosimo Petraroli - Portavoce alla Camera (X Commissione: Attività produttive, commercio e turismo);
• Diego De Lorenzis - Portavoce alla Camera (IX Commissione: Trasporti e
telecomunicazioni);
• Paola Nugnes - Portavoce al Senato (13ª Commissione: Ambiente, territorio e lavori pubblici);
• Carlo Martelli - Portavoce al Senato (13ªCommissione: Ambiente, territorio e lavori pubblici).


L'evento è promosso anche nella pagina "rinascita Terra Jonica"

giovedì 9 gennaio 2014

Polveri e diossine? Sempre buone pur di dar lavoro a qualche decina di persone!

Ecco negli articoli dei giornali online, le tappe della vicenda Cementir.
Con un metafora ai limiti del blasfemo, tra padreterno (Ilva) e cristo (ENI), la Cementir a Taranto rappresenta lo spirito santo che contribuisce a dispensare polveri, ceneri e diossine nei cieli e nella terra della città, incenerendo loppe, clinker e da qualche anno anche CDR (Combustibile da Rifiuti).
Quel megainceneritore, insomma, "dona" tanto bene (inquinamento, tumori, puzza) alla città in cambio di meno di un centinaio di posti di lavoro (diretti, sugli indiretti non ci fidiamo delle stime dei sindacati...).
Una città di 200.000 abitanti non è in grado di trovare ricollocazione degna per questi operai, magari iniziando quel processo di riqualificazione dei siti industriali tanto chiacchierato da tutti?
Possiamo ri-parlarne?

Cementir, forno spento dal 1. gennaio e clinker acquistato all’esterno

In attesa dell’incontro istituzionale che si terrà a Bari nella sede della Regione con azienda, sindacati e gli assessori al lavoro Caroli e sviluppo economico Capone, i lavoratori della Cementir di Taranto da oggi e fino al 9 gennaio (data della riunione regionale – ndr) manterranno, insieme ai sindacati Feneal-uil, filca-cisl e fillea-cgil, un presidio di protesta davanti ai cancelli del cementificio sulla statale 106.
«Ci preoccupa all’inizio di un nuovo anno lo scandire del tempo che per Taranto ha il suono scoraggiante delle parole che si sentono all’interno dello stabilimento – spiega Vito Galeandro, Rsu della Fillea-Cgil».
Il rappresentante sindacale fa riferimento alle informazioni giunte dalla direzione aziendale che informa che il forno per la macinazione rimarrà spento dal 1° gennaio e fino almeno fino al 15 marzo 2014 e che fino ad allora la forza lavoro sarà ridimensionata come se la Cementir di Taranto fosse un centro di macinazione e non anche di produzione del cemento.
Una situazione che Antonio Stasi, segretario generale della Fillea-Cgil di Taranto, non stenta a definire «di grande pericolo. Un forno che viene spento, così come viene addotto dall’azienda, per motivi tecnici – dice – in caso di manutenzione anche straordinaria non ci mette tutto questo a ripartire, senza peraltro nessuna certezza della ripartenza dopo il 15 marzo. In più ci appare paradossale una situazione come questa in presenza di commesse già acquisite (come quella di 18mila tonnellate – ndr) e altre in itinere, con un forno spento e il clinker acquistato all’esterno dalla Buzzi di Barletta».
Insomma, i sindacati chiedono di vederci chiaro in una situazione che prefigura troppi dubbi all’orizzonte.
«Noi saremo qui fino al 9 ma chiediamo all’azienda un incontro prima della seduta in Regione – commenta ancora Stasi – perché mentre è chiaro il grado di confusione che in questo momento regna sulle notizie che circolano in merito al futuro di questo stabilimento non è altrettanto chiaro di piano polico-aziendale che dovrebbe allontanare il rischio di possibili ridimensionamenti della forza lavoro e declassamenti dell’attuale asset aziendale».
L’azienda infatti dopo i piani di espansione del 2011 con investimenti per 200milioni di euro del Progetto Taranto, oggi potrebbe trasformarsi in un centro di serie B con sola macinazione e non più produzione.
«In quel caso – ricordano i sindacati – la forza lavoro si ridurrebbe del 70%. Uno smacco che Taranto non può permettersi il lusso di sostenere».  (CdG - 3gennaio)

La Cementir spegne l’altoforno presidio degli operai in fabbrica

Operai Contro,
I lavoratori della Cementir di Taranto da ieri manterranno, insieme ai sindacati Feneal, Filca e Fillea, un presidio davanti ai cancelli del cementificio sulla statale 106 per protestare contro la decisione del gruppo Caltagirone di chiudere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto e ridurre il personale.
Il 9 gennaio, è previsto un incontro istituzionale che si terrà a Bari nella sede della Regione con i dirigenti dell’azienda del gruppo Caltagirone, sindacati e gli assessori regionali al lavoro Leo Caroli e sviluppo economico Loredana Capone.
“Ci preoccupa all’inizio di un nuovo anno – sottolinea in una nota Vito Galeandro, della Rsu Fillea Cgil – lo scandire del tempo che per Taranto ha il suono scoraggiante delle parole che si sentono all’interno dello stabilimento”. Il rappresentante sindacale fa riferimento alle informazioni giunte dalla direzione aziendale che ha annunciato lo spegnimento del forno per la macinazione dall’1 gennaio ad almeno il 15 marzo prossimo e che “fino ad allora la forza lavoro sarà ridimensionata come se la Cementir di Taranto fosse un centro di macinazione e non anche di produzione del cemento”.

Una situazione che Antonio Stasi, segretario generale Fillea di Taranto, definisce di “grande pericolo. Un forno che viene spento, così come viene addotto dall’azienda, per motivi tecnici – osserva – in caso di manutenzione anche straordinaria non ci mette tutto questo a ripartire, senza peraltro nessuna certezza della ripartenza dopo il 15 marzo. In più ci appare paradossale una situazione come questa in presenza di commesse già acquisite, come quella di 18mila tonnellate, e altre in itinere, con un forno spento e il clinker acquistato all’esterno dalla Buzzi.
"Bravi gli operai della Cementir che hanno reagito immediatamente di fronte alla decisione dell’azienda di spegnere l’altoforno della fabbrica, sanno benissimo che fermando l’altoforno difficilmente potranno riprendere il lavoro per consegnare le nuove commesse di lavoro già acquisite.
Bravi gli operai della Cementir che protestano con un presidio ad oltranza e se sarà necessario sono pronti ad occupare la fabbrica.
Bravi gli operai della Cementir che sono determinati nella lotta contro il padrone che vuole ridurre il personale, si sono organizzati bene e non hanno paura delle minacce dei dirigenti aziendali.
Gli operai della Cementir se non delegheranno a nessuno i loro interessi sicuramente renderanno difficile per il padrone il piano di smantellamento della fabbrica". (Un operaio di Taranto). (Il pane e le rose - 5 gen)

Cementir, appello alla Regione per la chiusura area a caldo

La decisione della Cementir di chiudere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto e ridurre il personale ha indotto i lavoratori e le Rappresentanze sindacali unitarie a protestare con un presidio che si tiene da giorni davanti al sito e a rivolgere un appello alla Regione Puglia. "Come mai – si chiedono le Rsu – il destino di 60 lavoratori diretti e di oltre 150 indiretti e delle loro famiglie che a breve rischiano di perdere il posto di lavoro non interessa ai politici ed alle istituzioni pugliesi e tarantine? Forse non siamo ugualmente italiani ed aventi diritti come i nostri colleghi piemontesi?".
I lavoratori ricordano che l’organico, prima del periodo di crisi, era di 115 unità. Con le mobilità che si sono susseguite, aggiungono, l’organico è stato ridotto a 95 e con lo spegnimento della linea a caldo si riduce a 42. "Perchè – si domandano ancora sindacati e operai – l'azienda sta ignorando la internalizzazione per la ricollocazione del personale e gli altri strumenti previsti dall’accordo del 19 settembre 2013? Vogliamo la tutela dei posti di lavoro. Noi non accettiamo tutto questo e siamo pronti a difendere i nostri posti di lavoro nell’unica ed ultima speranza che la Regione Puglia ci dia appoggio". Diversamente, concludono i lavoratori, "con qualunque mezzo, denunceremo l’atteggiamento di abbandono di chi avrebbe dovuto tutelarci. E' noto alle parti che tutti i lavoratori hanno deciso di scioperare e che sono pronti alla mobilitazione, non escludendo altre iniziative per la salvaguardia del proprio posto di lavoro". (GdM - 8gen)

Non proprio Eco-dì!

Taranto, l'Arpa dà parere negativo sull'inceneritore previsto al rione Tamburi

L’Arpa dice stop alla procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale alla società Ecodì srl che intende realizzare un inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi, in contrada Santa Chiara, a ridosso degli stabilimenti di Ilva, Cementir ed Eni.
La società possiede già dal 1998 un impianto destinato allo stoccaggio ed incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi ma ora vuole realizzare un nuovo inceneritore per affiancare quello già esistente in maniera tale da elevare a circa 8.500 tonnellate annue il quantitativo di rifiuti smaltiti. L’impianto in questione, in particolare, permette la termodistruzione e lo stoccaggio dei rifiuti provenienti da strutture sanitarie (ospedali e cliniche), da laboratori, ambulatori e studi medici e dentistici, da attività agricole e dalla raccolta differenziata e non dei rifiuti urbani.
L’Arpa, con una nota inviata al commissario prefettizio della Provincia, al sindaco Ezio Stefàno e alla Regione Puglia, solleva però dei dubbi sul progetto, chiedendo esplicitamente la sospensione dell’iter autorizzativo.
Nelle quattro pagine firmate dal direttore scientifico dell’Arpa Massimo Blonda sono numerosi i rilievi compiuti sulla domanda presentata dalla società Ecodì che pure, va rilevato, il 13 gennaio del 2012 aveva incassato il parere favorevole della Regione nella procedura di valutazione di impatto ambientale, tramite determina firmata dal dirigente servizio ecologia Antonio Antonicelli, che ne dichiarò la conformità con il Piano di gestione dei rifiuti della Puglia, e dalla funzionaria del comitato regionale Via Carmen Mafrica, e con il silenzio-assenso di Comune e Provincia.
Secondo l’Arpa, invece, non è stata svolta alcuna valutazione degli impianti della Ecodì riguardo la trattazione delle diossine.(GdM)

Mendicanza da ricchi

Vertice al ministero. Bondi: «All'Ilva servono 3 miliardi»
 

Tre miliardi di euro. Tanto serve all’Ilva del commissario Enrico Bondi per attuare gli interventi di risanamento ambientale prescritti dall’Aia e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto con investimenti che ne accrescano l’efficienza e la competitività. Questo fabbisogno è stato prospettato ieri alle banche dallo stesso Bondi, che ha incontrato i vertici delle banche più esposte con l’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, presenti il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il sub commissario della stessa Ilva, Edo Ronchi. Per le banche, invece, c’erano l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Miccichè, e l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti.
Tre miliardi quindi, ma come e dove trovarli? La soluzione che si sta facendo strada negli ultimi giorni è quella di proporre ai Riva un aumento di capitale dell’Ilva. Di questo Bondi aveva già parlato lo scorso 27 dicembre, quando sul nuovo decreto legge (il 136, varato dal Governo il 3 dicembre e pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 10 dicembre) è stato ascoltato dalla commissione Ambiente della Camera. E ora quest’ipotesi si è strutturata sotto forma di emendamento allo stesso decreto. A presentarlo, in accordo pare col Governo, il relatore del provvedimento, il deputato del Pd, Alessandro Bratti. L’emendamento sarà probabilmente votato lunedì.
Sarà proprio Bondi a fare un passaggio con i Riva sull’aumento di capitale. E si parte dal fatto che ora i beni e i conti del gruppo Riva sono stati dissequestrati dalla Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco, per 8,1 miliardi. L’aumento di capitale che sarà chiesto ai Riva è scisso dalla possibilità, pure prevista dal nuovo decreto legge, che il commissario chieda all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate dalla Procura di Milano agli stessi Riva per reati fiscali e valutari. Una possibilità che rimane ma che, a quanto pare, richiederebbe tempi più lunghi rispetto alla necessità dell’Ilva di partire a tempi brevi con i lavori dell’Aia. Lo scorso 27 dicembre, infatti, Bondi ha detto ai parlamentari della commissione Ambiente che senza risorse sono a rischio gli investimenti ambientali messi in programma per quest’anno e pari a irca 6-700 milioni di euro.
I banchieri ieri hanno ascoltato l’esposizione di Bondi e si sono riservati una valutazione più approfondita. E’ chiaro che aspettano di vedere quale sarà la risposta dei Riva e la conversione del decreto in legge che darà più forza all’aumento di capitale. Di quanto dovrà essere l’aumento di capitale, ragioneranno, nel prosieguo del confronto, Ilva e banche. Alle quali toccherà stabilire quanto sarà la parte di credito e quanto di aumento di capitale vero e proprio. In quest’ultimo caso si parla di 1,3-1,4 miliardi ma è solo un dato indicativo. Almeno per ora.
Che sia necessario assicurare certezze di risorse al risanamento dell’Ilva è un punto richiamato anche dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, subito dopo aver ascoltato Bondi. E anche i sindacati convengono su questa linea, sia pure con distinguo. La Fim Cisl di Taranto, per esempio, reputa «opportuno» che i Riva assicurino l’aumento di capitale. Ma non per far rientrare in gioco i Riva - perchè, per la Fim, non ci sono i margini per un loro rientro a Taranto -, quanto perchè, essendo comunque proprietari dell’azienda nonostante il commissariamento, avrebbero l’interesse a venderla risanata e con gli impianti a norma. La Uilm di Taranto, invece, non entra nel merito delle soluzioni tecniche e quindi non si pronuncia sull’aumento dei capitale da far sottoscrivere ai Riva, ma pone il problema di finanziare i lavori dell’Aia ed aprire i cantieri. «Questo - commenta la Uilm - è l’unico aspetto che ci interessa perchè non possiamo correre il rischio di rimanere impantanati dopo tre leggi ed una quarta in arrivo». E ieri infine Legambiente ha chiesto che non si protragga ancora la presentazione del piano delle misure ambientali, passo preliminare per il nuovo piano industriale dell’Ilva. (GdM)

Accade in parlamento

Ilva, 350 emendamenti all’esame della commissione Ambiente (Camera)

Se l’Ilva non dovesse applicare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) si procederà ad una “pianificazione economica alternativa” per i comuni di Taranto e Statte. E’ quanto prevede un emendamento (art. 9-bis) presentato dal Movimento 5 Stelle al decreto sulle emergenze ambientali e industriali (il così detto Terra dei Fuochi ma che dispone anche sull’Ilva), all’esame della commissione Ambiente della Camera. Si tratta, in sostanza, di una proposta “paracadute” nel caso in cui l’AIA non venga applicata oppure per far fronte a “problemi del mercato dell’acciaio” e al “grave stato di crisi occupazionale della città di Taranto e Statte”.
In questo caso, il ministero dello Sviluppo economico convoca a Taranto – entro 60 giorni dalla conversione dal decreto – una “procedura di consultazione e confronto delle proposte di riconversione e riqualificazione nell’area di crisi industriale complessa di Taranto” della durata di 24 mesi. Obiettivo della consultazione sarà definire una proposta di pianificazione economica alternativa, nel pieno rispetto ambientale e della salute delle popolazioni. Infine, oltre alla pubblicazione on-line dei documenti, si dovranno indire nell’arco dei 24 mesi dei referendum di consultazione popolare senza quorum, nei Comuni di Taranto e Statte.
Ma nei 350 emendamenti presentati al testo, ce ne sono anche altri riguardanti l’Ilva. Come l’esenzione dal ticket sanitario per almeno 5 anni per gli abitanti di Taranto e Statte (richiesto dal Comitato “Cittadini Liberi e Pensanti” nell’audizione in commissione Ambiente alla Camera martedì scorso), l’esenzione dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per tre anni per i cittadini residenti in determinati quartieri di Taranto e a Statte (le compensazioni toccano anche rifiuti, acqua ed energia). Ma tra le proposte di modifica al decreto ci sono anche quelle che prevedono il ritorno della figura del Garante e il possibile riesame dell’AIA in base alla Valutazione del danno sanitario.
Infine, sia per Taranto e Statte che per la Terra dei Fuochi, sono stati presentati emendamenti per l’integrazione allo studio Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità per le aree inquinate, messa in sicurezza d’urgenza dei terreni e bonifica ambientale dei siti, tecniche di telerilevamento, maggiore attenzione alle falde d’acqua eventualmente contaminate, analisi chimiche, mappatura e costituzione di una banca dati dei terreni agricoli “sani”, utilizzo delle forze dell’ordine a presidio del territorio. Ma gli emendamenti, una volta approvati dalla commissione Ambiente, dovranno passare dalle forche caudine della Camera e del Senato. Il che non lascia adito a grandi speranze. (inchiostroverde)

Un po' di diossina ci sta sempre...

Uova di Martina Franca, Assennato (Arpa): “Valori diossine innocui dal punto di vista sanitario”

“I valori riportati nei tre rapporti di prova relativi alle uova degli allevamenti di  Martina Franca sono inferiori sia ai limiti massimi ( per intenderci, quelli al di sopra dei quali è vietata la commercializzazione del prodotto e se ne obbliga la distruzione) sia ai livelli di azione ( che impongono ulteriori indagini e procedure di risanamento)”. Lo afferma in una nota stampa il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commento il comunicato trasmesso in mattinata dal Fondo Antidiossina Onlus (leggi qui). “I valori sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’EFSA (European Food Safety Agency di Parma), 2012 – prosegue Assennato – purtroppo le diossine   sono praticamente ubiquitarie. Solo nello 0.8% dei campioni di uova analizzati dall’EFSA non si riusciva a misurarne il livello (uova “senza diossine”). I valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti,  ma contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI),  possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (ILVA)”. (Inchiostroverde)

mercoledì 8 gennaio 2014

L'Amarcord delle uova alla diossina

Tempo fa Peacelink commentò e diffuse i risultati di una indagine dall'Asl di Taranto, dipartimento di prevenzione, sugli alti valori di diossina riscontrati anche nelle uova di Taranto. Provenivano da un allevamento a 14 km dallo stabilimento Ilva. Era scoppiata la solita polemica, che poi è sfumata. 
L'assessore alla sanità di allora Tommaso Fiore infatti cercò  di rassicurare la popolazione dichiarando che l'allevatore in questione altro non era che "un privato dedito alla produzione di uova destinate ad autoconsumo e non di un allevamento certificato con produzione destinata alla vendita al pubblico". Ed aveva concluso dicendo che "La presenza di diossina nelle uova oggetto di campionamento è certamente correlabile al contatto con il terreno per probabile contaminazione dello stesso e, pertanto, in caso di allevamento in batteria di galline ovaiole, non sussiste in alcun modo tale pericolo."
Insomma il caso era stato risolto. Ma evidentemente non lo era, risolto, per Fabio Matacchiera presidente del Fondo antidiossina onlus. Perchè?
perchè i risultati delle analisi fatte compiere su numerose uova di galline ruspanti prelevate presso alcune masserie situate in prossimità di Martina Franca (TA) seppur presentando valori  sotto il "limite di azione", confermano "criticità per valori abbastanza elevati di diossine, furani e pcb e per questo è necessario un controllo costante da parte delle Autorità sanitarie"

Le analisi sono state eseguite dal Centro specializzato R&C Lab s.r.l. di Altavilla Vicentina. L'obiettivo spiega Matacchiera era quello di ”ricavare dei dati prettamente conoscitivi” risultati “estremamente interessanti”. La stessa Onlus, nel gennaio 2011, “fu la prima – ricorda Matacchiera – a lanciare l’allarme cozze alla diossina del Mar Piccolo, che ha comportato tutta una serie di restrizioni riguardanti l’allevamento e la commercializzazione di quei mitili in alcune aree del mare di Taranto”.
E c'è sempre il Fondo Antidiossina dietro agli esami sul latte materno di alcune mamme di Taranto: da quelle analisi venne riscontrato, "in alcuni casi, anche la presenza rilevante di diossine e pcb (dioxin like), fino al valore impressionante di 39,90 pg/gr lipo (40 picogrammi/grammo su materia grassa)".

Sulle analisi sulle uova, Matacchiera ci tiene a chiarire "che le quantità di pcb e le stesse diossine e furani ritrovate in detti campioni rappresentano una criticità che merita ulteriori approfondimenti, pur ribadendo che le analisi del Fondo Antidiossina sono solo di tipo conoscitivo e che quelle ufficiali spettano agli organi sanitari preposti". 
Le concentrazioni di inquinanti si attestano sul "50% del valore 'limite di azione' che è di 1,75 pg/gr, secondo le nuove normative". 
Matacchiera chiede pertanto alle "Autorità preposte di accertare le origini di queste sostanze e la loro provenienza che si accumulano anche nelle uova e negli animali, raggiungendo livelli che non possono far fare sonni tranquilli agli allevatori e agli stessi consumatori". Nè si "può escludere - conclude - che in altre aree limitrofe del martinese, distanti anche oltre i 20 km dal polo industriale jonico, queste sostanze si siano accumulate o si possano accumulare nel prossimo futuro nella sostanza organica animale in quantità maggiori, tali da raggiungere e superare i limiti di legge".

Chissà cosa risponderà oggi l'assessore regionale alla Sanità. Ci rassicurerà senz'altro, e noi ci faremo rassicurare. Un vecchio film, già visto. Amarcord delle uova alla diossina. 






Incontro su Ilva al Ministero dello sviluppo: che cosa si saranno detti?

"E' durato poco piu' di un'ora l'incontro al ministero dello Sviluppo economico sull'Ilva, che ha avuto come temi principali lo stato delle attivita' di risanamento e una prima illustrazione sul piano industriale. Al confronto, oltre al commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi, hanno partecipato Federico Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit, Gaetano Micciche', direttore generale di Intesa Sanpaolo e Pier Francesco Saviotti, a.d. di Banco Popolare. Per il ministero era presente il ministro Flavio Zanonato." (sole24ore, radiocor)

Due nuovi casi di morti per mesotelioma: lavoravano all'Ilva

Ieri scrivevamo perchè è importante essere presenti all'assemblea indetta dalla  rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio l'11 gennaio a Taranto. Oggi lo ribadiamo, e soprattutto oggi che l'associazione Contramianto ha reso noto che altri due lavoratori  dell’Ilva di Taranto  che avevano ottenuto il riconoscimento dell’esposizione all’amianto, sono morti per mesotelioma. I due operai   di 57 e 69 anni avevano lavorato tra il 1970 e la metà degli anni 90, come manutentori elettricisti ed addetti alla colata continua dell'Acciaieria Ilva di Taranto.
'Sono centinaia - afferma il presidente dell'Associazione Luciano Carleo- i casi di mesotelioma e patologie asbesto-correlate registrati nel personale Italsider-Ilva di Taranto''.

Le correnti seduttive

RESIDENZA ARTISTICA e MOSTRA BI-NAZIONALE :: TARANTO / BERLINO 2013/2014

Correnti Seduttive è un progetto di arte sonora, performance interattiva e arte audiovisiva nello spazio urbano della città di Taranto, che vede impegnati un gruppo di rinomati artisti internazionali residenti a Berlino: il field recordist e pioniere del "giornalismo sonoro" Peter Cusack; il produttore, curatore e artista visivo Wendelin Büchler; l'artista del suono, cantante e performer di origini tarantine Alessandra Eramo, iniziatrice del progetto; il compositore, artista visivo e del suono Georg Klein; l'artista del suono, performer e video artista Steffi Weismann.
Dal 24 settembre al 15 ottobre 2013 gli artisti sono stati in residenza presso la Galleria Comunale del Castello Aragonese nell'isola di Taranto Vecchia, immergendosi da "stranieri" nel territorio di Taranto, da narratori del proprio presente, traendo ispirazioni e impressioni per costruire un'antropologia sonora di Taranto.
Dall'1 al 5 Marzo 2014 il lavoro degli artisti verrà presentato in una mostra a Taranto presso la Galleria Comunale e attraverso diversi interventi pubblici nello spazio urbano di Taranto, e dal 27 al 29 giugno 2014 in una mostra a Berlino presso il Centro per l'Arte e l'Urbanistica (Zentrum für Kunst und Urbanistik).

photo by Alessandra Eramo

"Luogo e oggetto di ricerca artistica è Taranto, perla dello Jonio e della Magna Grecia, capitale dell'industria siderurgica europea, base NATO e oggi luogo di tensione sociale, di emigrazione, di inquinamento e malattia dell'Europa occidentale. Dal sequestro dell'area a caldo dell'acciaieria ILVA ad opera del GIP Patrizia Todisco nel luglio 2012 scoppia nella città il dilemma tra Salute e Lavoro: la maggioranza dei tarantini per la prima volta rompe il silenzio e l'omertà, partecipando a cortei e manifestazioni in un clima ad un passo dalla guerra civile, acquistando coscienza dei propri diritti negati negli ultimi anni in nome del profitto. Come nella rigida struttura della tragedia greca, tale dilemma al quale i tarantini violentemente vengono sottoposti ci mostra un drammatico punto di non ritorno: Taranto è oggi il simbolo palese di un modello capitalista che ormai mostra la corda in tutta Europa. Il conseguente boom mediatico di televisioni e giornali internazionali ha portato con sé radicali cambiamenti nei tarantini della percezione del proprio territorio e della propria esistenza. Sono propri questi cambiamenti che vanno oggi osservati e valutati con grande attenzione, in quanto testimonianza di un lembo di società occidentale in evoluzione verso sponde ancora ignote.
Gli artisti da sempre hanno rivestito il compito di portavoce del proprio tempo; chi dunque oggi, se non gli artisti, possono osservare e raccontare in maniera libera i tabù, i sogni, la bellezza, i conflitti, le speranze della propria società, trasformandole in opere? Taranto si presenta come uno scenario seduttivo per la sua luce unica, il suo mare cristallino, la dolcezza della sua costa, ma anche per l'architettura industriale, i muri della marina militare, la devastazione delle campagne circostanti, l'abbandono e non cura di un territorio splendido con oltre 2000 anni di storia, culla della cultura occidentale.
Taranto è un luogo di grande bellezza e nel contempo di estrema pericolosità. È proprio tale dicotomia che rende Taranto un luogo speciale. Come si mostra oggi il paesaggio umano e sonoro di Taranto? Quali aspetti, quali fattezze è possibile cogliere nella dicotomia Bellezza/Pericolo attraverso la diretta osservazione sul campo?"

- Alessandra Eramo -

martedì 7 gennaio 2014

La parola ai Liberi e Pensanti, oggi in audizione alla Camera

Oggi dinanzi alla VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) si sono presentati e sono stati ascoltati i diversi rappresentanti delle associazioni in difesa dell'ambiente e salute, di territori in "emergenza ambientale" come Taranto e la Terra dei fuochi. 
Alle 10.30 si sono susseguite le audizioni dei rappresentanti dell’Associazione la Terra dei Fuochi, del Coordinamento dei Comitato dei Fuochi e del Comitato Spontaneo e apartitico “Cittadini e  lavoratori liberi e pensanti”;
Ore 11      è stata la volta dei rappresentanti di Legambiente, del WWF e di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. 

video completo qui(Dal minuto 30 e 24'' intervento di Cataldo Ranieri)

Riportiamo il comunicato stampa del “Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti” di Taranto:

Onorevole Presidente ed Onorevoli Deputati componenti la VIII Commissione permanente della Camera dei Deputati, è innanzi tutto doveroso da parte nostra un ringraziamento per questo invito ad interloquire sul decreto legge 10 dicembre 2013, n. 136.

Si tratta di audizione disposta nell'ambito dell'esame in sede referente del citato provvedimento normativo, per cui auspichiamo che, nel riferire all'Assemblea, le nostre considerazioni sul disegno di legge n. 1885 non vengano ignorate.
Non è la prima volta che questo Comitato riceve l'invito per un'audizione dinanzi ad una Commissione parlamentare. È già accaduto proprio con riguardo all'iter di conversione in legge del decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 sul quale incide il decreto di cui si occupa oggi codesta Commissione.

In quella sede fu avanzata dal Comitato una proposta di emendamento; probabilmente però non riuscimmo ad essere sufficientemente chiari, posto che la nostra richiesta fu sì recepita, ma in maniera non corretta dai Parlamentari del Movimento 5 Stelle e quindi accantonata nel corso del dibattito in Aula in quanto non superò alcune obiezioni, che in realtà non avevano ragione di essere.

Proveremo quest'oggi ad esprimerci in termini più corretti, non prima però di aver speso alcune parole per chiarire chi rappresentiamo: un brevissimo cappello di presentazione che ci consentirà di affrontare in maniera diretta le tematiche sottese al decreto 136. ...

Assemblea della rete nazionale per la sicurezza e salute sul lavoro: perchè è importante esserci

Convegno della rete nazionale 
per la sicurezza e salute sui posti di lavoro
 e sul territorio 

11 gennaio 2014

                                 Biblioteca Comunale Acclavio - Taranto

Vivere in una città come Taranto significa essere continuamente esposti a cancerogeni ambientali , sostanze responsabili dell'insorgere di malattie, neoplastiche. I primi sicuramente ad essere esposti e quindi con le maggiori probabilità di contrarre un cancro sono i lavoratori delle fabbriche inquinanti. L'ultimo a morire di cancro e di fabbrica a Taranto è stato Stefano Delli Ponti. Stefano viveva si può dire in fabbrica 24 ore su 24, perchè in Ilva ci lavorava ma soprattutto la respirava per tutto il resto della giornata, avendo vissuto nel quartiere Paolo VI, in uno dei palazzi di fronte al camino E312.
Stefano era entrato a lavorare all'Ilva dal 1999. 14 anni passati in Ilva : 11 anni ha lavorato nel reparto manutenzione refrattaria in Acciaieria 2, poi come macchinista nel reparto Mof (Movimentazione ferroviaria), lo stesso reparto dove ha trovato la morte Claudio Marsella,  e infine era passato nel magazzino Carriponti. 
14 anni che gli sono costati la vita: per questa combatteva quotidianamente, fino all'ultimo. A sostenerlo anche i suoi compagni di lavoro che nel maggio del 2013 avevano per lui e per sostenere le costosissime cure contro il cancro al collo, organizzato una campagna di solidarietà: circa tremila dipendenti dell'Ilva avevano sottoscritto un documento per devolvere il corrispettivo di novemila ore lavorate o di ferie (pari a 70mila euro lordi) in favore del loro collega.
Questa "corsa contro il tempo" per curare Stefano, promossa dall'USb-Ilva di Taranto, non è  bastata a salvarlo. Stefano ha lasciato la moglie Doriana ed i suoi due figli, molto piccoli. 
Anche Stefano è entrato a far parte del triste elenco dei "90 morti" all'anno prodotti dall'Ilva, come stabilito dai medici nominati dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica. Ma di Ilva non si muore solo per effetto di continue esposizioni ad emissioni dannose alla salute dell'uomo. Si muore anche  per mancanza di sicurezza sul lavoro. 
E chi pensa, e come Marco Zanframundo lo ha fatto concretamente, di denunciare le irregolarità sul luogo di lavoro, rischia il licenziamento.
Marco infatti è stato licenziato a settembre del 2013. Lavorava nello stesso reparto dove è morto Claudio Marsella schiacciato da un locomotore. Dal giorno dell'incidente mortale Marco insieme ad alcuni suoi colleghi avevano presentato un esposto alla magistratura  per denunciare le irregolarità del sistema sicurezza in Ilva. Marco aspetta ancora di essere reintegrato.

Alla luce di tutti questi gravi fatti accaduti dentro e fuori dell'Ilva, di sicurezza e salute nei luoghi di lavor, si parlerà in un convegno organizzato per l'11 gennaio 2014 alla Biblioteca Acclavio. A promuoverlo  la Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio che con questa iniziativa intende non solo fare il punto su questi due importanti temi, ma spingersi più avanti con un'azione: porre al centro del dibattito il processo contro il "Padron Riva e il suo sistema". 
La rete nazionale sarà il terminale unitario in questo processo giudiziario, che si pone l'obiettivo di essere prima di tutto processo popolare," attraverso la
costituzione di parte civile in forma associata gratuita e di massa di operai, lavoratori, cittadini dei quartieri colpiti, che possa permettere alle masse di pesare, esprimere la loro voce e ottenere un risarcimento di ogni genere e e tipo.
Per questo  l'assemblea al mattino vedrà la presenza dell'avvocato Bonetto di Torino, che sulla scorta dell'esperienza dei processi Thyssenkrupp ed Eternit, discuterà con operai e cittadini, la piattaforma e il metodo che possa essere applicati alla costituzione di parte civile a questo processo "

L'assemblea inizierà la mattina alle ore 9.30. E proseguirà fino al pomeriggio, dalle 15 in poi. Nella seconda parte l'assemblea "farà il punto del lavoro della RETE con tutti i rappresentanti nazionali.

Sarà presente all'iniziativa anche un lavoratore dell’Istituto Tumori di Milano che conosceva Stefano Delli Ponti. Ci sarà  - scrive in una lettera riportata su tarantocontro- perchè ? "perché penso che questo sia un dovere verso Stefano e tutti gli operai uccisi da questo sistema. Venite – incontriamoci. Uniamo le energie. Solo con la lotta e la determinazione possiamo rendergli più lieve il viaggio senza ritorno che non hanno deciso loro. La solidarietà di classe, si fa e basta. Solo così possiamo guardare negli occhi i nostri figli e le future generazioni, e fargli intravedere un futuro Nuovo che cambi lo stato di cose presenti."

WWF TA: Ronchi e le piccole bugie sul benzene

Ed ecco che anche il novello commissario Ronchi, in arte "Sub" ci propone anche lui la solita storia dell'impossibile tracciabilità dell'inquinamento, delle auto, e perchè no, anche delle sigarette!
Vizio di Stato per tenere buoni gli agnelli sacrificali nel loro recinto di morte.

Comunicato stampa WWF Taranto

Il 2013 si chiude con l’ennesima beffa per Taranto. Il rapporto tra l’attuale dirigenza Ilva e la città. Questa volta è il turno del sub Commissario Ronchi. Durante l’audizione in Commissione Ambiente, alla presenza di Senatori, Deputati dichiara che il benzene a Taranto ha un andamento altalenante, che si confonde con l’inquinamento delle macchine. Ritiene non possibile individuare il responsabile di questa alta concentrazione, probabilmente dipende dal traffico, visto che la Domenica circolano poche macchine, ed il benzene diminuisce. Facendo un giro sulla rete, subito si trovano le risposte a queste affermazioni: “ Il benzene da cokeria è ben riconoscibile. Le sue concentrazioni sono linearmente correlate a quelle del toluene, in un rapporto 1 a 1. Nelle emissioni auto veicolari il toluene è a concentrazioni da 3 a 4 volte superiore”.
A questa affermazione salta spontaneo fare una domanda al sub Commissario, ma da chi è consigliato per la gestione tecnico scientifica di un simile progetto? I suoi consulenti scientifici sui temi di Chimica Ambientale chi sono? Che referenze hanno? I tre esperti del Ministero hanno reali competenze per gestire un problema assai complesso, fin ora sempre molto orientato al processo produttivo e poco verso una reale salvaguardia della salute.
Quanto coke sta producendo attualmente l'acciaieria? Le centraline per il benzene, quante ore sono state sottovento alle cokerie?
Questi metodi di ricerca degli inquinanti sono noti all’Arpa Puglia, ci chiediamo, quindi, esistono rapporti scientifici reciproci tra la dirigenza Ilva e l’agenzia per l’ambiente pugliese?
Alla vigilia dell’ennesimo incontro a Roma per le osservazioni all’ultimo Decreto Terra dei Fuochi, andremo a chiedere di spendere meglio i soldi sequestrati a Riva per riconvertire gli impianti e lanciare un progetto di ampio respiro, e riprogrammare l’azienda con un ciclo produttivo veramente innovativo. Perseguire la realizzazione delle norme Aia non costerà di più che chiudere l’area a caldo?
Eppure la certezza che dovrebbe unire tutti dovrebbe essere proprio la “chiusura dell’area a caldo”, supportata da una reale domanda di riconversione industriale. Dovremmo tutti essere d’accordo su questa idea.
Oppure Ronchi prova a prendere tempo facendo finta di non sapere, e va alla Commissione dicendo una piccola bugia per esaltare i risultati positivi, e continuare sulla linea scientifica dei consulenti epidemiologi dell’Ilva che sostenevano l’innocenza del siderurgico, accollando le responsabilità alle sigarette di contrabbando. Il tentativo fa il paio con le dichiarazioni allusive che Ronchi prova a portare avanti da tempo, lanciando messaggi rassicuranti sulle condizioni eccellenti dell’aria ai tamburi, e glissando su molti dati, non in linea con le normative.
A queste posizioni del sub Commissario, pochi hanno detto una parola, dei politici locali nessuno. Probabilmente non hanno le competenze ed il tempo per controbattere alle dichiarazioni dell’ex Ministro. Continuano a sognare, facendo finta di nulla e demandando la loro vita al Governo. Un ulteriore beffa è stata la dichiarazione del Presidente Vendola, appena bocciata la presentazione della candidatura di Taranto a Capitale della Cultura, lancia la campagna adotta Taranto, eppure questo annuncio fu già lanciato dall’ex Ministro Balduzzi, chiaramente caduta nel vuoto. Nessuno lo ha più visto, forse Vendola cerca di ristabilire una posizione politica scomoda, in cui si è detto tutto ed il contrario, senza chiaramente fare nulla di veramente importante per la città.
Fabio Millarte

Non è una festa, ma un giorno di verità

Udienza del processo ai Riva per la morte di alcuni operai che lavoravano a contatto con l'amianto
 
Il 10 gennaio ci sarà un'altra udienza del processo a carico di 29 ex dirigenti del Siderurgico di Taranto accusati di disastro colposo, omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro e altri reati in relazione alla morte di operai che lavoravano a contatto con l'amianto e altri cancerogeni, deceduti per malattie professionali.
Nell'elenco degli imputati ci sono Emilio Riva, suo figlio Fabio, il direttore dello stabilimento di Taranto e diversi ex dirigenti che hanno gestito il passaggio del siderurgico dalla gestione pubblica (Finsider e Partecipazioni Statali) a quella privata, avvenuta nel 1995 con la vendita dell'Ilva a Riva da parte dell'Iri.
Siamo tutti invitati!

domenica 5 gennaio 2014

Bonifica "al bando"

Procedura aperta per l’affidamento,dell’intervento denominato “SOTTO-PROGETTO 4 – PROGETTO ESECUTIVO DI BONIFICA DEI SUOLI PER ANNULLARE IL RISCHIO SANITARIO (Appalto n. 24/2013 - CIG: 5438450EE6 - CUP: E56J13000250001)”

DETTAGLIO:Documentazione di gara
DATA PUBBLICAZIONE:02-GEN-14
DATA SCADENZA:05-FEB-14
DATA :02-GEN-14
Per effettuare il download dell'intera documentazione cliccare sui link sottostanti

sabato 4 gennaio 2014

Risposta secca!

Comunicato PeaceLink in risposta ad ARPA e a ILVA

Uno studio ARPA del 2010 dimostrava come il 99% degli IPA del quartiere Tamburi sarebbe di provenienza ILVA
L'ultima misurazione nel quartiere Tamburi, effettuata da Arpa nel quartiere Tamburi il 2 gennaio 2014, vede schizzare gli IPA a 78,3 nanogrammi a metro cubo, ossia a concentrazioni dieci volte superiori a quelle misurate dentro l'ILVA nei giorni in cui il “trattamento intensivo protettivo” ha funzionato meglio.
le emissioni del 1 gennaio 2014

PeaceLink invia il proprio comunicato di replica a Ilva e Arpa Puglia.

RISPOSTA AD ARPA
Apprendiamo dal prof. Giorgio Assennato, direttore generale dell'ARPA Puglia, che “la centralina che monitora le cokerie è sottoposta a trattamento intensivo di tipo protettivo”, il che spiegherebbe i valori non elevati di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) misurati dentro l'ILVA.
Ci piacerebbe che anche la città di Taranto venisse sottoposta ad un “trattamento intensivo protettivo” che consenta a far scendere l'inquinamento, per fare degli esempi, a questi livelli misurati dentro lo stabilimento ILVA:

3,7 nanogrammi/metro cubo l'1 agosto 2013 (parchi minerali ILVA);
7 nanogrammi/metro cubo il 10 agosto 2013 (parco minerali ILVA);
3,8 nanogrammi/metro cubo il 15 agosto 2013 (parco minerali ILVA);
7,6 nanogrammi/metro cubo l'11 novembre 2013 (cokeria ILVA);
7,9 nanogrammi/metro cubo il 13 novembre 2013 (cokeria ILVA);
7 nanogrammi/metro cubo il 16 novembre 2013 (cokeria ILVA);
6,3 nanogrammi/metro cubo il 1° dicembre 2013 (parco minerali ILVA);
6 nanogrammi/metro cubo il 3 dicembre 2013 (parco minerali ILVA);
7,3 nanogrammi/metro cubo il 25 dicembre 2013 (cokeria ILVA);
5,1 nanogrammi/metro cubo il 26 dicembre 2013 (cokeria ILVA).


Tutto questo è avvenuto mentre l'ARPA misurava una media di IPA in concentrazione molto più elevata nel quartiere Tamburi di Taranto (a ridosso del quale sorge l'ILVA):
30,8 nanogrammi a metro cubo ad agosto 2013;
34,4 nanogrammi a metro cubo a novembre 2013 (dopo aver sospeso la validazione dei dati a settembre e ottobre);
43,9 nanogrammi a metro cubo a dicembre 2013.

emissioni del 1 gennaio 2o14


L'ultima misurazione nel quartiere Tamburi, effettuata da Arpa nel quartiere Tamburi il 2 gennaio 2014, vede schizzare gli IPA a 78,3 nanogrammi a metro cubo, ossia a concentrazioni dieci volte superiori a quelle misurate dentro l'ILVA nei giorni in cui il “trattamento intensivo protettivo” ha funzionato meglio.

Di fronte a questi dati sconcertanti, ci chiediamo se i lavoratori dell'ILVA possano a questo punto essere indotti da questi dati a non indossare i dispositivi di protezione individuale in quei giorni di “aria buona”.
Il lavoratore che infatti consultasse il sito dell'ARPA sarebbe indotto infatti a pensare che le concentrazioni di IPA cancerogeni nell'ILVA siano inferiori a quelle del quartiere Tamburi e quindi potrebbe – ragionando in base alla logica – ritenere opportuno semmai indossare le mascherine anti-inquinamento fornite dall'ILVA quando esce dalla fabbrica e ritorna a casa, visto che persino nella zona Bestat (a cinque chilometri dai camini ILVA) le concentrazioni di IPA sono arrivate a 22 nanogrammi a metro cubo (media calcolata sulle misurazioni effettuate da PeaceLink a dicembre 2013).
La documentazione di PeaceLink è disponibile su http://www.peacelink.it/ecologia/a/39556.html e chiediamo sia ad Arpa sia ad altri soggetti di fare osservazioni pertinenti ai dati evidenziati.
RISPOSTA A ILVA
In merito al comunicato stampa dell'ILVA SPA del 3 gennaio 2014 sugli eventi anomali verificatisi in data 1° gennaio 2014 (visionabile all'indirizzo Internet http://www.gruppoilva.com/items/41/allegati/1/comunicato_stampa_ILVA_3gennaio2014.pdf e che costituisce una risposta all'articolo di PeaceLink visionabile all'indirizzo http://www.peacelink.it/ecologia/a/39551.html), PeaceLink chiede che venga resa pubblica la relazione che descriva l’intervento dei VVFF nello stabilimento Ilva di Taranto, i risultati delle ispezioni e le conclusioni del sopralluogo.


Per quanto riguarda i dati di qualità dell'aria rilevati nella medesima data e indicati da ILVA SPA come assolutamente sotto il livello di pericolo, PeaceLink chiede se:

- La popolazione deve essere messa a conoscenza di eventuali sforamenti avvenuti e a tal fine chiediamo al Ministero dell'Ambiente di comunicarci quanto prima i dati dell'ultima ispezione dell'ISPRA. ILVA già in precedenza ci risulta avesse violato la prescrizione AIA n. 49 che regolamenta tale emissione e che riportiamo di seguito.

- "(Prescrizione AIA Nr.49) Si prescrive all’Azienda, in accordo con le tempistiche sopra richiamate, che l’emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento sia inferiore a 25 g/t coke, in accordo con le prestazioni di cui alla BAT n. 51. Si prescrive, altresì, di presentare, entro 6 mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un progetto esecutivo per il conseguimento di un valore inferiore a 20 mg/Nm3. Si prescrive all’Azienda di eseguire, con frequenza mensile, il monitoraggio delle emissioni diffuse di polveri da tutte le torri di spegnimento con metodo VDI 2303 (Guidelines for sampling and measurement of dust emission from wet quenching)."

Riportiamo di seguito le notifiche Ispra in merito alle violazioni ILVA di questa prescrizione AIA:

(Ispra) Violazione notificata a Ilva ottobre 2013
"Superamento del valore di 25 g/t coke nell'emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 4, 5, 6, 7 asservite alle batterie 7-8 e alle batterie 11-12 attualmente in funzione, contrariamente a quanto previsto dalla prescrizione 49, paragrafo 3.5.9 "spegnimento coke"
emissioni del 1 gennaio 2014

(Ispra) Violazione notificata a Luglio 2013
"Superamento del valore di 25 g/t coke nell'emissione di particolato con il flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 1 asservita alle batterie 3-6 della cokeria non più in esercizio, nei mesi precedenti le fermate delle batterie prima della chiusura, e nelle torri di spegnimento nr.4, 6, 7 asservite alle batterie 7-8 e alle batterie 11-12 attualmente in funzione, il suddetto superamento comporta la violazione della prescrizione 49 paragrafo 3.5.9, la violazione è stata accertata nel periodo gennaio-aprile 2013 nel quale risultano quattro superamenti del valore limite di particolato (25g/t coke) contenuto nel flusso di vapore acqueo in uscita dalle torri di spegnimento nr 1,4,6,7”.

Chiediamo inoltre, nel caso in cui si siano verificati sforamenti del valore di 25 g/t coke, se l'Azienda lo ha comunicato alle Autorità competente in virtù delle prescrizioni AIA. ISPRA aveva lamentato una già avvenuta omissione in tal senso. Si veda infatti la seguente

(Ispra) Violazione notificata a Ilva ottobre 2013
omesse comunicazioni con dettagliate informative all'Autorità Competente ed agli enti di controllo previste dal paragrafo 13 del Parere Istruttorio Conclusivo, come integrata alla prescrizione 89 e dal paragrafo 9.3 del Piano di Monitoraggio e Controllo relativamente alle non conformità ai limiti emissivi di cui al precedente punto per la inosservanza della prescrizione 49"
In risposta a PeaceLink e a chi aveva fotografato le emissioni del 1° gennaio 2014 particolarmente evidenti (si veda http://www.peacelink.it/ecologia/a/39551.html e le tante foto apparse su Facebook) l'Ilva ha dichiarato: “I fenomeni ripresi nelle immagini sono verosimilmente riconducibili alla presenza di un grosso corpo nuvoloso insistente sull’area dello stabilimento. Infatti, il corpo nuvoloso si presenta
distaccato rispetto alle emissioni di vapore acqueo prodotto dalle attività dello stabilimento (vedi
foto). Inoltre, da dati meteo si evince che il giorno 1 gennaio 2014 è stato caratterizzato da un
elevato tasso di umidità con valori dell’ordine del 90% circa. Si potrebbero anche essere verificati
fenomeni di inversione termica". foto con "descrizione" utilizzata da ilva nella la nota del 3 gennaio 2014

Pur riconoscendo una condizione climatica particolare nel giorno 1 gennaio 2014 (vento/umidità), PeaceLink escluderebbe che possa avvenire un fenomeno di inversione termica sullo stabilimento Ilva di Taranto. Il fenomeno di inversione termica si innesca a seguito della coincidenza di più fattori incidenti in uno stesso luogo, uno dei quali, quello fondamentale, è la persistenza di un suolo freddo e non riscaldato, casualità improbabile nel caso dello stabilimento Ilva che genera calore e che riscalda il suolo a seguito della normale attività degli impianti.
Inoltre la fotografia allegata alla nota Ilva dimostra chiaramente una separazione tra vapore e eventuale formazione nuvolosa. Ma potrebbero essere osservate altre fotografie che dimostrano il contrario e che sono state scattate in tutte le ore della giornata del 1° gennaio 2014. Ne alleghiamo alcune, dove diverse emissioni di vapore provenienti da diverse zone dello stabilimento sembrano sostare sullo stabilimento e sul quartiere Tamburi di Taranto. Consci che la fotografia possa dare solo una risposta visiva confidiamo nei rilievi delle autorità di controllo sulle fonti delle emissioni come già chiesto nei punti precedenti.

Per PeaceLink

Antonia Battaglia, Luciano Manna, Alessandro Marescotti
www.peacelink.it
Note:
Cogliamo l'occasione per replicare anche a quanto diramato poco fa da ARPA Puglia attraverso un'agenzia stampa: "Se si osserva - ha diffuso poco fa ARPA - un studio sull'inquinamento di Mottola, che e' un comune vicino a Taranto, fatto con lo stesso sistema usato da Peacelink, si notano livelli di Ipa superiori a quelli di Taranto città".
E' inesatto. Lo sappiamo bene in quanto quello studio sull'inquinamento di Mottola è stato realizzato proprio da PeaceLink, in collaborazione con l'associazione Avamposto Educativo di Mottola.
Da quello studio sugli IPA emergono valori contenuti a Mottola (6 nanogrammi di IPA a metro cubo), con situazioni critiche e picchi solo in prossimità di incroci e punti congestionati dal traffico. La ricerca mirava ad evidenziare proprio tali criticità del traffico in un contesto differente come quello di Mottola: è stata PeaceLink ad impostare la ricerca in tal senso. Forse questo dettaglio è sfuggito all'ARPA che ha pensato ad una ricerca condotta da un'altra associazione. Ma la ricerca è nostra ed è stata condotta con la nostra strumentazione.
Ingenerare il sospetto che a Taranto il problema degli IPA ai Tamburi possa nascere dal traffico è depistante.
Vorremmo ricordare che proprio l'ARPA Puglia il 4/6/2010 documentò (meritoriamente) con uno studio come il 99% degli IPA del quartiere Tamburi sarebbe di provenienza ILVA. Proprio da quella relazione sono derivati quei problemi al centro dell'inchiesta della Procura di Taranto.
Perché allora mettere in dubbio quanto già assodato nel 2010?

I buoni propositi per l'anno che inizia


Inizia l'anno 2014, ma le notizie sono sempre quelle di sempre. I risultati dei valori dei contaminanti industriali, vedi IPA, sono quelli di sempre, cioè inaccettabili. Quelle di sempre le risposte e contro risposte date dall'Arpa Puglia agli ambientalisti: "quei dati non rappresentano per noi alcun pericolo!".

Quelli di sempre i maestri del marketing politico, quelli che come Pellilo sfruttano il momento per rilanciare la propria immagine e il proprio partito, il PD pugliese o peggio quello tarantino, che non si è fino adesso distinto per essere il partito per la salvaguardia dell'ambiente e della salute dei tarantini... semmai ha sempre salvaguardato la poltrona.

E sono "quelle di sempre" le parole che rimbalzano da giornale a giornale, web o carta stampata che sia: "allarmismo" ed "allarme" sono le parole più gettonate.

Nessun "allarme" rilanciamo noi. L'aria è sempre la stessa,o peggio, peggiorata. Giorno dopo giorno, nuove sostanze nocive escono dagli incubi ILVA ENI CEMENTIR e via dicendo, per entrare nei nostri corpi.

Non possiamo più nemmeno tirare un ultimo respiro di sollievo. Sarebbe fatale.
Le nostre vite vengono considerate spendibili: facciamo parte delle minoranze sacrificate che messe insieme, altro che minoranze, diventano emerging majorities (da Nuove Amazzoni, L. Corradi). Siamo in sostanza minoranze sacrificate sull'altare dello "sviluppo", del capitalismo, sistema di produzione di morte.

In questo 2014 allora proponiamo a tutt* di non usare più le parole di sempre. Come "emergenza ambientale".
Chiamiamola piuttosto col suo nome, vero. "Razzismo ambientale oltre che occupazionale: alcune pratiche di genocidio non hanno mai smesso di esistere". (Da Nuove Amazzoni, L. Corradi). Anche  a Taranto si sta consumando un genocidio. Inserita in un piano, un progetto sovranazionale dove la guerra è sempre più  "la risposta per eccellenza in una gara necessaria alla produzione volontaria di morti e malati ".
Se non siamo già morti, saremo nuovi malati.
Allora l'ultimo ma importante proposito che diventa sempre più urgente e necessario è quello di fare nostra la parola d'ordine: TOLLERANZA ZERO contro gli inquinatori, contro un sistema che avvelena il suo popolo per il bene di pochi.

giovedì 2 gennaio 2014

Assennato piccato

''Ognuno può dire quello che vuole, ma quei dati relativi ai valori Ipa negli ultimi mesi del 2013 per noi non rappresentano alcun pericolo''. Lo dice all'ANSA Giorgio Assennato, direttore regionale di Arpa Puglia, rispondendo all'allarme lanciato oggi dal presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti sui valori relativi agli idrocarburi policiclici aromatici registrati a novembre e dicembre nel rione Tamburi di Taranto, una media di oltre 36 nanogrammi su metro cubo, quasi raddoppiata rispetto al 2010 (19,2). ''Quell'indicatore - spiega Assennato - è utilizzato solo a scopi descrittivi. Noi sfruttiamo questi dati come modello concettuale per verificare la dispersione degli Ipa dalla cokerie verso il quartiere Tamburi. Ci interessano gli scarti e non i valori assoluti". "Purtroppo l'Ilva - aggiunge - non ci aiuta in questo senso e la centralina che monitora le cokerie è sottoposta a trattamento intensivo di tipo protettivo tale da rendere impossibile qualsiasi valutazione, come denunciato e come denunceremo ancora ad Ispra''. L'unico senso di quelle strumentazioni, conclude Assennato, ''è verificare i trend temporali e i trend spaziali. Il valore assoluto non ha alcun significato: primo perché non è normato, secondo perché la strumentazione non si sa nemmeno che cosa indichi visto che parliamo di una serie di composti associati a polveri che sono ragionevolmente Ipa, ma non è detto che lo siano''. (ANSA)

Dati alla mano

Conferenza stampa "dati IPA e osservazioni su dichiarazioni Bondi"

Si è tenuta oggi alle 11 presso la libreria Gilgamesh a Taranto la conferenza stampa di Peacelink dove sono intervenuti Battaglia, Gravame e Marescotti
2 gennaio 2014 - Redazione Peacelink
Vengono pubblicati in allegato i documenti relativi alla conferenza stampa tenuta oggi alle 11 presso la libreria Gilgamesh a Taranto dove sono intervenuti Battaglia, Gravame e Marescotti
A questo link è disponibile il video integrale della conferenza. clicca qui per il video

Allegati
  • Comparazioni dati ipa 2013 (38 Kb - Formato pdf)
    peacelink - Fonte: peacelink
    Comparazioni dati ipa 2013
    Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
  • Osservazioni su dichiarazioni Bondi (212 Kb - Formato pdf)
    peacelink - Fonte: peacelink
    Osservazioni su dichiarazioni Bondi
    Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0
  • taranto rapporto aria 2013 (238 Kb - Formato pdf)
    peacelink - Fonte: peacelink
    taranto rapporto aria 2013
    Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0

Naturale?

Il Comitato per Taranto, sentito il parere del biologo marino, conferma che si tratta di Noctiluca scintillans

Mare arancione sulle coste di Lama, Taranto

Ci giungono in redazione alcune fotografie inviateci da Paolo Alessi che si trova in questo momento sulla scogliera di Lama, a Taranto, all'altezza di Via Mormore. Le fotografie molto eloquenti evidenziano grosse chiazze arancioni in quel tratto di costa.
Le foto sono scattate intorno alle 12 di oggi, ma ci giungono informazioni che anche in questi momenti la situazione non è cambiata. Nel corso del pomeriggio sono intervenuti Arpa e Capitaneria di Porto che hanno effettuato i rilievi per poter dare una spiegazione a questo fenomeno, alghe luminescenti o scarichi in mare?
Intorno alle 20.30 leggiamo sul profilo facebook del consigliere comunale Angelo Bonelli, "Sempre su mare colorato di rosso a Taranto, ho appena ricevuto la telefonata del direttore di Arpa Puglia Assennato che mi informa che dalle analisi la causa della colorazione e' dovuta alla Noctiluca scintillans".
Ho chiesto di avere la relazione". Si attendono i risultati ufficiali. (Alessandro Manna - Peacelink)

il mare di lama

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il mare di lama

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