lunedì 7 giugno 2010

... e l'Ilva risponde!

...però ferma i laminatoi a freddo che con le cokerie inquinanti e con l'ordinanza non c'entrano nulla!

Taranto, Ilva chiude parte di impianto. Altri 300 in Cig

TARANTO - La direzione dell'Ilva di Taranto ha comunicato ai sindacati la necessità di collocare in cassa integrazione straordinaria, a rotazione, altri 300 dipendenti, a causa di una serie di fermate che coinvolgeranno i reparti del Laminatoio a Freddo (Laf). Il periodo andrà dal 12 giugno al 18 luglio. Il numero totale di cassintegrati sale a 900 unità: in precedenza erano stati fermati i reparti Treno Nastri 1 e Treno Lamiere.
“Purtroppo – commenta in una nota Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali del Gruppo Riva – sono ancora molto forti gli effetti della perdurante crisi economica e siamo costretti a programmare ulteriori fermate negli impianti. In questo caso, però, la fermata non interessa il Laf nel suo complesso, ma solo alcuni reparti che verranno fermati a rotazione”. Secondo il dirigente dell’Ilva, pur essendo “300 gli operai interessati alla cassa integrazione, di fatto la rotazione nella fermata dei reparti garantirà che ogni singolo operaio non rimarrà in cassa integrazione per più di una decina di giorni”. (GdM)

Oggi incontro in regione

A crederci... E' l'ennesimo!

Nuova Vertenza Taranto, pronto il documento con le proposte
L’ok dalla Consulta per lo Sviluppo. Presto un incontro con i rappresentanti istituzionali di Terra Ionica
Ora è tutto nero su bianco: la Consulta per lo Sviluppo ha infatti perfezionato il documento con le proposte per affrontare la crisi occupazionale e indicare le direttrici di marcia per favorire la crescita economica.
Corsia preferenziale, com’è noto, per la portualità.
Interlocutori privilegiati di questo ragionamento sono la Regione Puglia e il governo.
Quella che è stata ribattezzata la Nuova Vertenza Taranto fa dunque registrare un passo avanti molto importante. Nei prossimi giorni sarà convocato un incontro con i rappresentanti istituzionali di Terra Ionica per illustrare nel dettaglio il lavoro svolto fino a questo momento; attorno al tavolo saranno quindi invitati i consiglieri regionali, i parlamentari e l’assessore regionale al Bilancio, Michele Pelillo.
Queste decisioni sono state assunte questa mattina nel corso della riunione della Consulta per lo sviluppo tenutasi a Palazzo del governo.
All’incontro, coordinato dal presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, hanno preso parte l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Costanzo Carrieri, l’assessore alle Attività produttive del comune di Taranto, Gianni Cataldino, il commissario Roberto Falcone, Francesca Sanesi e Francesco De Giorgio per la Camera di commercio, il presidente Luigi Sportelli, Francesco Murgino, Mario Mantovani per Confindustria, Lorenzo Ferrara in rappresentanza del Distretto produttivo Ambiente e riutilizzo, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil Luigi D’Isabella, Daniela Fumarola e Giancarlo Turi, il commissario Salvatore Giuffrè e il segretario generale Angelo Agliata per l’Autorità portuale di Taranto.
“Approccio operativo e massima condivisione possibile: a questi criteri – commenta il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido – è ispirata la nostra azione. Sono convinto che le nostre proposte troveranno il pieno sostegno dei nostri interlocutori istituzionali ma anche di tutti quei soggetti, sia pubblici che privati, che condividono la nostra ansia di superare nel più breve tempo possibile questa fase particolarmente critica per il nostro territorio”. (Puglialive)

Ecco il documento integrale delle associazioni no altamarea

Documento Per Benzoapirene

domenica 6 giugno 2010

Altamarea in Regione!

Ora si sa...

COMUNICATO STAMPA
Taranto libera chiede la chiusura delle cokerie

Il 98% del benzo(a)pirene prodotto nell’area industriale, proviene dalle cokerie dell’Ilva. Questo quanto dichiarato dall’ARPA. Taranto libera tiene a sottolineare che il benzo(a)pirene è classificato come cancerogeno certo (CATEGORIA 1) dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) e non come probabile cancerogeno (categoria 2), cosi come erroneamente riportato nella relazione tecnica dell’ARPA. Gli IPA sono classificati come potenziali cancerogeni per l’uomo (categoria 2B), in fase di studio, ma non per questo meno pericolosi. La comunità scientifica rappresentata da esperti e studiosi è concorde nel ritenere che anche la sola possibilità di rischio per la salute è condizione necessaria e sufficiente ad avviare una immediata mobilitazione per la tutela della salute pubblica. Nel caso di Taranto per il benzo(a)pirene, cancerogeno certo, per tutti gli IPA (cancerogeni potenziali) e per molti altri inquinanti altrettanto pericolosi (benzene e metalli quali Hg, As, Pb, Cd) nessuna mobilitazione seria è stata effettuata da parte del primo responsabile della tutela della salute dei cittadini: il sindaco Ippazio Stefàno.
La relazione tecnica dell’ARPA giunge alla nostra attenzione, dopo un lavoro cominciato da tempo ed i cui primi dati erano già noti almeno da giugno del 2009. Nel corso di una conferenza sulle attività di controllo di ARPA Puglia (16 giugno 2009), il Dott. Roberto Giua, Responsabile del Servizio Aria ARPA Puglia, ci comunicava che nel 2005, secondo dati ISPRA, l’Ilva emetteva in aria, il 95% degli IPA provenienti dall’area industriale. Inoltre, nel corso della stessa conferenza, l’ARPA dichiarava: ‘’Appare evidente come questi rilevanti contributi emissivi di IPA non possano non dare un altrettanto significativo contributo alle immissioni in aria nelle zone vicine all’area industriale’’. Per il monitoraggio del benzo(a)pirene nella postazione di via Machiavelli nel 2008 la media annuale era pari a 1,26 ng/m3, superiore al limite di 1 ng/m3 previsto dal D.Lgs. 152/2007. Nel 2009 si arriva a 1.31 ng/m3. Il valore medio annuale risulta essere quindi superiore a quello dell’anno precedente. Tutto era già noto, nulla di nuovo.
E se di fronte ai dati ISPRA l’Ilva nella persona dell’Ing. Buffo, sostiene di rispettare tutti i limiti di legge, noi crediamo in sostanza che se anche questo fosse vero, non sarebbe sufficiente la semplice dichiarazione. I fatti vanno documentati.
La mancanza di un campionamento in continuo per molti inquinanti, non garantisce il rispetto dei limiti di legge per tutti gli inquinanti. Inoltre, quand’anche questo fosse applicato, non conosciamo le misure adottate in caso di superamento dei limiti consentiti. Per la legge anti-diossina (n. 44/2008), ad esempio, se fosse applicato il campionamento in continuo (sospeso poiché in deroga col protocollo integrativo, 19 febbraio 2009) in caso di superamento dei valori di legge, non si ordinerebbe la chiusura dell’impianto ma un fermo temporaneo e solo dopo essersi accertati del mancato rientro dei valori di emissione entro i limiti di legge (60 giorni di tempo). Ancora una volta ci troveremmo di fronte ad una strada senza uscita.
Inoltre, i limiti di legge a livello nazionale sono molto meno rigorosi rispetto al resto dell’Europa (per le diossine 0.4 ng/m3 in Italia, 0.1 ng/m3 in Europa).
Non solo. Nel caso del benzo(a)pirene, il valore obiettivo di 1 ng/m3 è calcolato come media annuale. Cio’ vuol dire che, ammettendo l’esistenza di sistemi in grado di abbattere le emissioni riportandole al valore obiettivo, il calcolo verrebbe effettuato con un’approssimazione che non offre una misura del reale grado di esposizione degli abitanti del quartiere Tamburi. Oltre a questo, è da contestare il valore di Unit Risk dell’OMS, che l’ARPA indica per il calcolo della stima dei nuovi casi di tumori. Tale valore, infatti, non tiene conto della maggiore predisposizione alle patologie acquisita da parte della popolazione che per anni è stata esposta ad agenti inquinanti che minano in primis le loro difese immunitarie e che quindi la rendono piu’ vulnerabile nei confronti di ogni sorta di agente tumorale, anche ad una concentrazione minima.
La stima delle incidenze puo’ e deve essere studiata solo mediante la valutazione dei casi incidenti man mano che ci si avvicina al sito industriale (mappe epidemiologiche) e non tramite semplici formule matematiche.
In conclusione, riteniamo che coloro i quali hanno sempre sostenuto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento Ilva, solo osservando e valutando dati oggettivi sull’ abnorme mortalità per tumori e malattie correlate ad inquinamento ambientale, hanno avuto ragione. Medici (vorremmo per questo ricordare il Dott. Patrizio Mazza), ancor prima delle associazioni ambientaliste, hanno lanciato da tempo un grido d’allarme. E allora prima ancora che si ripresenti l’occasione in cui anche le associazioni e i comitati, possano dire ‘’ve lo avevamo detto’’, chiediamo alle Istituzioni di mobilitarsi quanto prima per la chiusura di tutta l’area a caldo. E’, infatti, impossibile pensare ad una compatibilità tra le cokerie ed una città che vive a ridosso dell’industria. Taranto libera ed altre associazioni e comitati, da tempo sostengono la chiusura dell’area a caldo, da tempo manifestano la loro contrarietà ad una ipotesi di eco-compatibilità. Quale puo’ essere la soluzione? La suggeriamo al sindaco Stefàno: la chiusura dell’area a caldo, prevedendo un piano di riconversione, prima che sia troppo tardi.
Coordinamento Taranto libera.

In piazza per i palestinesi

Dato il cattivo tempo, non è stato possibile fare il sit-in che era previsto venerdì 4 u.s., per tanto è stato riprogrammato per lunedì 7 giugno dalle ore 18,00 in piazza della Vittoria, con all'o.d.g.: Solidarietà con i pacifisti della Freedom flotillia attaccati in acque internazionali, di cui 9 trucidati, oltre 700 sequestrati e inprigionati; con i Palestinesi segregati sul loro territorio; cacciare gli israeliani dalla Striscia di Gaza.

sabato 5 giugno 2010

E ora, chi aveva ragione?

Benzoapirene, le richieste delle associazioni

Emergenza Benzo(a)Pirene

Stefàno: un passo avanti e due dietro!

Comunicato Stampa: "La giunta di Taranto gioca alle tre carte col Cloro Rosso"

La trattativa tra il comune di Taranto e il Cloro Rosso per l'affidamento della ex scuola Martellotta sembra non avere ancora fine.
Nonostante quanto comunicato nei giorni scorsi, apprendiamo dai nostri legali che nella giornata di Venerdì 4 Giugno 2010 c'era la possibilità di iniziare a incassare un primo risultato positivo, frutto dell’incontro avvenuto a Palazzo di Città lunedì 24 Maggio: l’affidamento temporaneo del Teatro Mignon.
L’approvazione di questo primo atto comporterebbe, a livello giuridico, l’annullamento dell’ordinanza di sgombero ancora in piedi.
Nonostante fosse infatti iniziato l’iter burocratico per rispettare gli accordi presi (come riportato anche da nostro comunicato stampa Venerdì 28 Maggio) apprendiamo che la delibera portata in giunta dall’assessore ai servizi sociali Pennuzzi avrebbe ricevuto il malumore di diversi assessori della maggioranza, rimandando di fatto una presa di posizione ufficiale delle istituzioni all’inizio della prossima settimana.
La domanda sorge spontanea: ma se il sindaco Stefàno prende accordi a livello pubblico in nome della sua giunta, a chi rispondono questi assessori? E’ lui il principale rappresentante della sua squadra di governo o quando si fanno le trattative con un sindaco dobbiamo avere anche la premura di parlare con l’ultimo degli amministratori di condominio dei suoi lontani parenti?
Approfittiamo per ricordare alle istituzioni di aprire gli occhi e guardare lo stato in cui versa la città ormai da molti anni, e di fare davvero qualcosa di concreto per dare un minimo segno di discontinuità politica a quei giovani di Taranto che ancora non si sono arresi alla mediocrità generalizzata.
Ci piacerebbe, come semplici cittadini, vedere in questi uomini lo stesso impegno e lo stesso amore per la legalità fine a se stessa contro ben altri avversari politici, quali i colossi siderurgici, della sanità o del “mattone facile” che ogni giorno uccidono la salute, l'economia e il futuro di Taranto.
Speriamo nella risoluzione di questo contenzioso, ormai squallido, di basso livello e iniziato con un avviso di sgombero tramite carta stampata, il prima possibile.
Auspichiamo che gli "ammutinati recalcitranti" della giunta Stefàno assecondino il volere delle migliaia di cittadini che hanno legittimato il Cloro Rosso in questi anni, rispettando l’accordo siglato dalle parti nelle scorse settimane.
Una notizia positiva giunge invece da altre periferie della nostra Regione: è con immenso piacere che salutiamo la liberazione di un altro luogo abbandonato ad anni ed anni di degrado, il Mercato coperto nella zona di Poggiofranco a Bari.
La Puglia ha un nuovo laboratorio culturale, sociale e politico, il CSOA Mercato Occupato.
La Puglia Migliore non può che essere questa, quella delle nuove generazioni precarie e senza futuro che non hanno piu’ niente da perdere, sono pronte a riappropriarsi delle proprie vite e a mettersi in gioco per il reale cambiamento dal basso delle nostre città.
CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO CLORO ROSSO TARANTO

venerdì 4 giugno 2010

Cokerie e IPA

COMUNICATO STAMPA DI ALTAMAREA
I dati Arpa dimostrano la provenienza del benzo(a)pirene dalla cokeria: la sveglia di Altamarea ha funzionato

I dati diffusi da Arpa Puglia confermano pienamente la nostra ipotesi.
Secondo i calcoli dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente “il bilancio emissivo per l’anno 2009 conferma il predominante apporto dello stabilimento siderurgico alle emissioni in atmosfera di IPA nell’area di Taranto, in misura tale che nessuna delle sorgenti puntuali o areali considerate diverse dall’ILVA raggiunge, comunque, lo 0,1% del totale, mentre molte sorgenti risultano di vari ordini di grandezza inferiori”.
L’Ilva, secondo le valutazioni dell’Arpa, sarebbe la fonte del 99,74% degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), all’interno dei quali il componente più cancerogeno è il benzo(a)pirene.
Dai dati dell’Arpa emerge il ruolo emissivo assolutamente prevalente della cokeria che, nell’ambito delle emissioni Ilva, arriva al 98,5% degli IPA.
Scrive Arpa: “All’interno delle sorgenti di IPA dello stabilimento siderurgico, la più rilevante risulta la cokeria, con percentuali rispettivamente del 79,7% (per gli IPA totali) e del 98,5% (per il benzo(a)pirene)”.
L’incidenza del traffico è solo dello 0,02% nel quartiere Tamburi.
Quindi abbiamo avuto pienamente ragione nel sottolineare che l’intervento andava fatto sulla cokeria.
La mobilitazione di Altamarea ha oggi un riconoscimento scientifico autorevole.
Il 21 dicembre 2009 avevamo chiesto al Sindaco di sollecitare la ricerca di questi dati. Se avesse agito subito, a gennaio saremmo stati della condizione di agire sulla base dei dati 2008 individuando le sorgenti emissive. E’ stato perso tempo prezioso e chiediamo ora di non perderne più.
Anche grazie alla nostra “sveglia” oggi Taranto ha i dati delle sorgenti del benzo(a)pirene: sono informazioni da cui la politica non potrà più prescindere.
Rileviamo che l’Arpa ha classificato il benzo(a)pirene il categoria 2 A per lo IARC (cancerogeno probabile per l’uomo) mentre dal 2008 è diventato di categoria 1 (cancerogeno): il livello più pericoloso in assoluto.
Una relazione tecnica richiesta dalla Commissione Europea (EEA – Agenzia Europea per l’Ambiente) evidenzia che “anche in regime di BAT (Migliori Tecnologie Disponibili) i livelli di benzo(a)pirene intorno alle cokerie saranno superiori a 5 nanogrammi a metro cubo.
Sembrerebbe irrealistico assumere che siano possibili riduzioni significative di emissioni da questi impianti oltre le Bat, a meno di non prendere in considerazione la chiusura”.
Questa è una traduzione di un brano tratto dal rapporto: "Economic Evaluation of Air Quality Targets for PAHs" (scaricabile all'indirizzo ec.europa.eu/environment/enveco/air/pdf/pah_xsummary.pdf), pag. V: "Even under best available techniques (BAT), B[a]P levels around a number of coking plants would exceed 5 ng.m-3. It seems unrealistic to assume that significant reductions in emissions from these plant are
possible beyond BAT, unless closure is considered".
Queste considerazioni devono essere lette con grande attenzione da tutti coloro che escludono a priori l’ipotesi della chiusura della cokeria.
Altamarea farà massima pressione sulla Regione perché tuteli la salute dei cittadini e sul sindaco perché INTERVENGA NEL CASO di azione non risolutiva da parte della Regione.
Altamarea richiede nuovamente alla Regione Puglia di adottare il “piano di azione” e il “piano di risanamento” per la qualità dell’aria, come richiesto nella diffida già notificata.
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Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni

Collezionisti di monnezza!

Rapporto Ecomafie, Puglia in vetta per ciclo illegale di rifiuti

Francesco Tarantini di Legambiente Puglia
Bari – SONO stati presentati questa mattina a Bari in conferenza stampa i dati pugliesi del Rapporto Ecomafia 2010, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia mantiene saldamente il secondo posto con 735 infrazioni accertate (il 14,1% del totale nazionale), 583 persone denunciate, 12 arrestate e 486 sequestri. Nella classifica del ciclo illegale dei rifiuti delle province pugliesi quelle più colpite sono Bari con 272 infrazioni accertate seguita da Lecce con 193 e Brindisi con 117. Inoltre, la Puglia rimane la porta d’ingresso o uscita per i traffici internazionali di rifiuti.
Quest’anno nel Rapporto è stato inserito un capitolo sulle “navi a perdere” ossia tutte quelle navi che sono affondate in modo sospetto e che potevano trasportare rifiuti tossici per le quali la Legambiente ha chiesto alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di farsi promotrice di un’indagine conoscitiva. Nell’elenco delle “navi a perdere” per la Puglia è presente la Eden V che finì spiaggiata al largo del Gargano nel 1988 e la Alessandro I che affondò al largo di Molfetta nel 1991.
Nella classifica generale dell’illegalità ambientale 2009 in Italia, la Puglia si mantiene al quarto posto con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati. Nella classifica provinciale nazionale dell’illegalità ambientale troviamo Bari al 5° posto con 902 infrazioni accertate, Foggia al 10° con 577, Lecce al 13° con 536, Taranto al 19° con 429 e Brindisi al 37° con 230. Rispetto al 2008, in Puglia, in generale, aumentano le infrazioni accertate e le persone denunciate mentre per il numero dei sequestri effettuati è la seconda regione in Italia.“I numeri confermano –dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia– la risposta sempre più efficace alle aggressioni ambientali data dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio. A questo si aggiunge che la Puglia è l’unica regione in Italia che ha promosso un accordo di programma finalizzato a creare una sinergia fra le forze dell’ordine, ARPA e CNR per rafforzare e potenziare l’attività di controllo e monitoraggio del territorio attraverso mezzi tecnologicamente avanzati per contrastare la criminalità ambientale”.
Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58%) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero.
In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 30 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Quello delle discariche abusive è un fenomeno ancora molto diffuso in Puglia, come dimostrano le numerose operazioni delle forze dell’ordine riportate nel Rapporto. La Puglia è oggetto anche di traffici interregionali di rifiuti come dimostrano le inchieste “Spiderman”, “Acciaio Sporco” e “Leucopetra” delle procure di Lanciano, Lamezia Terme e Reggio Calabria.
La Puglia non è immune neanche dalle agromafie un business che si traduce in 150 reati al giorno, che in Italia fatturano 50 miliardi di euro l’anno (dati CIA) e comprendono furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, abigeato, macellazioni clandestine e commercio di carni prive di controlli sanitari, caporalato, percezioni indebite di finanziamenti a danno della comunità Europea, danneggiamento alle colture, saccheggio del patrimonio boschivo.
Da segnalare l’operazione della Polizia di Stato del gennaio 2010, denominata “Count Down” che ha portato al sequestro di beni per un valore totale di circa 3 milioni di euro. In particolare, tra Tito e Venosa (PT) e Andria e Minervino Murge (BAT), sono stati sequestrati terreni, fabbricati, veicoli, mezzi agricoli, animali e diversi conti corrente.
Ci sono poi le inchieste legate alla diffusione delle rinnovabili sul territorio pugliese. Lo scorso 1 giugno, ad esempio, è stato sequestrato il parco fotovoltaico da 1 megawatt a Gioia del Colle. della società Silfab spa di Padova.
Lo ha disposto il sostituto procuratore della Repubblica Francesca Romana Pirrelli, che ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone della società, per mancanza dell’autorizzazione paesaggistica, deturpamento, violazione della Zps (Zona a protezione speciale) e falso.
L’inchiesta rientra nella più ampia indagine della Procura di Bari, che punta ad accertare la natura del business milionario attorno alle rinnovabili. L’ufficio requirente di Bari, infatti, ha indagini per associazione mafiosa, reati contro la Pubblica amministrazione e di tipo ambientale.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine, dalla magistratura, dalla Regione Puglia -conclude Tarantini- deve essere sostenuta concretamente dal Governo attraverso l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e mantenendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini sull’ecomafia”. (statoquotidiano)

Acqua: ancora firme!

Sabato 5 giugno
-dalle 9.30 alle 12.00 Piazza della Vittoria insieme alla ass. Codici e al Comitato della Litoranea dei Micenei ci sarà la raccolta firme per il referendum per l'Acqua bene comune e verranno distribuiti materiali informativi sulla grave vicenda che sta avvenendo sulla marina di Pulsano a causa del mal funzionamento dei depuratori e la carenza delle reti idriche.
Chiunque sia libero venga a conoscere questa vicenda che riguarda la salute e l'ambiente della costa tarantina
-dalle 16.00 alle 19.00 piazza Federico Fellini (nei pressi del parco archeologico del quartiere solito) durante l'iniziativa "Alla finestra la speranza". Lo scopo di questo evento è favorire le occasioni di socializzazione tra le famiglie nei nostri quartieri, dare visibilità ai segni di speranza esistenti sul territorio e costruire ponti tra le associaizoni impegnate nel quartiere e i bisogni delle persone
Domenica 6 giugno
dalle 10.00 alle 18.00 piazza Federico Fellini durante l'iniziativa "Alla finestra la speranza"

giovedì 3 giugno 2010

Italsider: ancora un rinvio processuale

TarantOggi

Dal rigassificatore all'acqua...

Che sia un premio di consolazione per lo studio che qualche anno fa elaborò il progetto per il rigassificatore di Taranto? Mai fidarsi, teniamo gli occhi ben aperti sul porto!


Taranto, dopo 100 anni il progetto per dare al porto l’acqua potabile. Studio tarantino si aggiudica l’appalto da 8,5 milioni: una rete di condotte servirà cinquemila persone

L'acqua potabile al porto di Taranto non è più un miraggio per le cinquemila persone, tra portuali, Tct, Ilva, operatori privati, servizi di stato e imbarcati, che ruotano ogni giorno attorno all'area del porto. Lo studio tarantino di ingegneria Severini ha vinto la gara bandita dall'Authority, per un importo di 8.5 milioni, e preparerà il progetto per realizzare realizzazione la rete e le condotte di distribuzione in tutta l'area portuale che ne è sfornita. Ne occorrono minimo 64 litri al secondo, dai 16 ai venti metri cubo al giorno, in base alle previsioni contenute nel progetto della piastra logistica. Oggi, a parte la zona dove ha sede l'Autorità marittima servita da una derivazione della rete Aqp, nessun punto del porto riceve acqua potabile dell'Acquedotto pugliese. Evergreen, al molo polisettoriale, utilizza pozzi, le navi attraccate alle banchine si servono di autocisterne. Rifornimenti esigui rispetto alle esigenze complessive.

L'unico contributo arriva dalla dorsale alimentata da una tubazione di proprietà dell'Asi, proveniente dal serbatoio di 1500 metri cubi in località Mater Gratiae, capace di trasportare al massimo 14.5 litri al secondo, insufficienti a garantire l'autonomia del porto. Lo studio Severini prevede condotte di distribuzione agganciate innanzi tutto al sistema idrico che Aqp estenderà alle marine dei paesi del versante occidentale (Palagiano e Massafra) da cui potrà assorbine fino a 120 litri al secondo e, come ulteriore contributo, una più modesta alimentazione dal quartiere Croce. In ogni caso, è scritto nella relazione di accompagnamento al progetto, «il porto non può essere considerato alla stregua di un quartiere urbano come se fosse una semplice appendice delle reti esistenti, ma dovrebbe essere dotato di un sistema autonomo di alimentazione realizzato con un adeguato impianto di accumulo e pompaggio in rete interna».
La fornitura dell'acqua potabile, in ogni caso, è un segmento del progetto complessivo posto a base della gara assegnata dall'Authority. Il progetto complessivo ha come obiettivo la sicurezza ambientale e di qualità dei servizi idrici integrati di cui il porto di Taranto ha bisogno praticamente da sempre. Questa enorme lacuna deriva dalla storia stessa del porto ionico. Il molo San Cataldo risale al 1904, la banchina della Calata 1 è del 1935, i restanti sporgenti e i piazzali sono legati all'avvento della siderurgia e si riferiscono agli ultimi cinquant'anni. Interventi frammentati, e con più esecutori, hanno creato una situazione non conforme alle leggi e inadeguata alla qualità e alla sicurezza ambientale di uno scalo marittimo moderno. Di qui l'incarico affidato dall'Authority di realizzare un sistema per la gestione razionale ed ecocompatibile delle acque meteoriche, la costruzione del sistema fognante, la razionalizzazione del sistema idrico potabile. Diciotto gruppi professionali di Ingegneria hanno partecipato al bando di gara, il vincitore è stato lo studio Severini. (CdM)

Donna? Parlano gli uomini!

Manco se le donne fossero incapaci o... estinte! ...mah!

Il prossimo 18 giugno 2010 (ore 18,00), nell’Auditorium della Biblioteca Acclavio di Taranto/ Palazzo della Cultura (piazzale Bestat), due impedibili eventi.
Primo evento: il presidente dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, prof. Gianni Iacovelli e il giornalista-scrittore Pippo Mazzarino presentano il libro “L’uomo che curava le donne” (Editore O.G.E.) di Romano Forleo. ginecologo, docente universitario, politico, giornalista e romanziere.
Secondo evento. Il noto pittore e grafico Nicola Andreace presenta la sua rassegna visiva “Pianeta donna”.
I due eventi si svolgono con il patrocinio e collaborazione dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Taranto, dell’Ordine dei Medici Chirurghi, della FEDER. S.P. e V. di Taranto e di Studio 100 – Puglia Report. Organizzazione dell’Accademia Sanitaria – Centro Pugliese.Coordinamento del giornalista Walter Baldacconi, direttore di Studio 100. (politicamentecorretto)

Confronto in tv

Più sicuro, per il sindaco, tenere la piazza dietro la telecamera...

Il Sindaco di Taranto ha accettato il confronto in TV con Altamarea sulle questioni ambientali. Il dibattito si svolgerà stasera alle ore 21 su Studio 100 (canale 925 della piattaforma Sky). Oltre al Sindaco ci sarà il prof. Giorgio Assennato, Direttore Generale dell'Arpa Puglia. Per Altamarea: l'ing. Biagio De Marzo e il prof. Alessandro Marescotti.

Dibattito Buffo..

mercoledì 2 giugno 2010

Inceneritori letali: parola di esperto


Il responso della scienza non piegata alle multinazionali del crimine – con esperti alla Veronesi venduti al miglior offerente – è inequivocabile: gli inceneritori di rifiuti avvelenano il ciclo della vita. Italia Terra Nostra ha intervistato a Genova il dottor Valerio Gennaro, medico epidemiologo. Non c’è appello per questa tecnologia obsoleta e distruttiva che non risolve il problema dei rifiuti ma lo acuisce enormemente. Governatore Vendola dia uno sguardo al filmato e innesti la marcia indietro tutta. Lei non ha il diritto di mettere a repentaglio la vita di milioni di pugliesi, ma soprattutto il futuro delle prossime generazioni. Presidente Vendola è inutile indorare la pillola con i neologismi privi di valenza: il termine “termovalorizzatore” non ha ha alcuna validità scientifica e tantomeno tecnica. In pratica l’espressione corrente esiste solo in Italia per favorire i soliti prenditori alla Marcegaglia che usufruiscono di prebende pubbliche (soldoni sonanti dell’ignaro contribuente: il famigerato cip 6). Ultima domanda, prima di informare la magistratura competente. Governatore Vendola lei per caso ha autorizzato il consorzio Co.ge.am a subappaltare in provincia di Foggia la costruzione di un impianto di cdr asservito alla società Eta (ossia Marcegaglia) e a due sospette società a responsabilità limitata della provincia di Potenza? Quesito fuori luogo: Governatore Nicola Vendola la sua nuova villa di Terlizzi quanto è costata complessivamente? Presidente Vendola è dal dicembre 2009 che attendiamo un contraddittorio in materia: la nostra pazienza è in via di esaurimento. Il Belpaese non ha bisogno di divi intoccabili, intangibili, inviolabili, indiscutibili.

Il mare scaricato

La questione dei depuratori e della salubrità delle nostre coste è affrontata dall'associazione Codici per la fascia litoranea di Pulsano.
Ecco un documento utilissimo per capire e chiedere alle istituzioni un intervento urgente.

L'associazione Codici manifesterà il disagio dei cittadini sabato mattina in data 5 giugno in piazza della Vittoria a Taranto

Depuratori e Scarichi Sulla Litoranea Di Pulsano_20100411_SintesiPoliziaProviciale[1]