giovedì 21 agosto 2008

Traversine emblematiche...

Che i potenti siano tutti furbi e in cattiva fede è puro qualunquismo!
A volte, anzi spesso, sono proprio ignoranti come coloro che vorrebbero rappresentare!
Il caso delle vecchie traversine in legno dei binari ferroviari, impregnate di creosoto, una sostanza cancerogena nota da decenni e dal 2001 bandita dalla Comunità Europea la dice lunga.
Ci si faceva raccomandare per poterne avere dalle FS e sfoggiarle nei propri giardini, nei parchi giochi dei bambini, nei recinti in campagna! E politici e imprenditori in prima fila!
E poi, ci si sente frustrati quando, per i cittadini, per il loro sviluppo e il benessere, si parla di ambiente, sostenibilità, sostanze inquinanti, mortalità, e ci si trova davanti qualcuno che ti ascolta come se parlassi in cinese!

mercoledì 20 agosto 2008

Comunicato stampa del Comitato per Taranto




Nella zona dove è previsto il raddoppio della raffineria ieri si sono vissuti momenti di panico generale.
Un vasto incendio ieri ha lambito le cisterne dell'Agip e ha provocato l'evacuazione del vicino Ospedale Testa. "Una scena apocalittica, con le fiamme altissime che si stagliavano a poca distanza dalle nostre finestre", testimonia il dottor Cosimo Buccoliero del Sert. Una nube di fumo ha oscurato il cielo e sono andati a fuoco anche materiali plastici nei pressi dei cassonetti.

Il forte vento ha alimentato un incendio che poteva avere conseguenze devastanti per la sicurezza dell'intera città.

Questo episodio conferma quanto sia vulnerabile la sicurezza di una città come Taranto, per legge definita "ad alto rischio di crisi ambientale".

Ciò nonostante Taranto è scelta per nuovi progetti a rischio.

Grazie alla mobilitazione di noi cittadini il progetto del rigassificatore è stato da più parti bocciato. Adesso occorre bocciare anche il progetto di raddoppio della capacità di raffinazione dell'Agip con conseguente incremento dello stoccaggio del carburante e del rischio industriale.

Necessita una chiara e diffusa consapevolezza che l'area industriale è sovraccarica di impianti. Occorre progettare uno sviluppo completamente diverso per evitare il collasso.

Ma l'incendio di ieri ci porta ad una riflessione ulteriore.
Infatti dalla letteratura scientifica emerge che incendi come questi sprigionano diossina. Chiediamo un impegno straordinario delle istituzioni perché venga bloccata ogni potenziale sorgente di diossina. E' importante informare la popolazione che le anche le stoppie bruciate o i teloni di plastica delle vigne dati alle fiamme sono fonti di diossina, come pure gli incendi boschivi.
La protezione civile, la vigilanza e l'informazione devono diventare una priorità anche perché l'emergenzia diossina non sia ulteriormente aggravata. La stessa autorizzazione integrata ambientale (AIA) deve sempre più focalizzare la problematica del rischio industriale per adottare le soluzioni di massima sicurezza.

Ci viene spontaneo far infine notare che, mentre i cittadini sono soffocati dal fumo degli incendi, non ci sembra una brillante idea mettere in funzione una ulteriore fonte di incenerimento: un altro inceneritore (promessoci in continuazione dall'AMIU) supplirebbe costosamente e nocivamente alle inadempienze macroscopiche della raccolta differenziata (Taranto è maglia nera regionale in questo settore).
Taranto non può continuare a bruciare e a distruggere anziché proteggere e recuperare.

Una città che brucia è una città senza futuro.

martedì 19 agosto 2008

Guarda guarda chi "sgama" le tasse!


20 anni senza un controllo fiscale e poi si scoprono le tombe! Ormai prescritte!
Al peggio (amministrativo) non c'è mai fine e neanche alla facciatosta di chi ha governato per tanti anni e parla ancora, magari per dare lezione agli altri (leggi il post precedente).
(Fonte La Repubblica, 19 agosto 2008)

Rassegna fregnacce. Ovvero: buongiorno, dov'eravate?

E' estate, il sole scotta e picchia sulle zucche e la luna s'eclissa di vergogna (solo lei)!

Nella rassegna riportiamo due conversioni "a posteriori", diciamo pure a digestione avvenuta (della grande abbuffata di potere, s'intende...).


Il "doroteo" Boccia, passato il bersanismo d'assalto che imponeva il diktat dell'industrialesimo a tutti i costi e i tutti i posti, riscopre il senso della salute prima di tutto e si mette a dar lezioni di civic management. Se ne ricorderà quando tornerà in poltrona?

Un po' più folkloristico un ex-assessore potente che dopo oltre 10 anni da quando si trovò a dirigere questa città, scopre l'acqua calda della lavorazione a caldo incompatibile con l'ambiente... Buongiorno! I morti degli ultimi 15 anni e le tasche del paròn (e non solo le sue) ringraziano!

Requiem per una città

"Relitto" tra due mari
Impotenza. In potenza.

Un pò di informazioni su Cianuri e Mercurio

Due sostanze altamente tossiche e i loro effetti sugli animali.

Interventi al Congresso EAVPT (European Association for Veterinary Pharmacology and Toxicology e European College of Veterinary Pharmacology and Toxicology (ECVPT), tenutosi a Torino il 17-21/09/2006 nella Facoltà di Medicina Veterinaria.

Mercurio

Cianuri

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lunedì 18 agosto 2008

Differenziata Carta: Taranto ultima !

AMBIENTE: COMIECO, PUGLIA LEADER AL SUD PER 'DIFFERENZIATA'

(ANSA) - BARI, 18 AGO - La Puglia e' una delle regioni leader per la raccolta differenziata di carta e cartone nel Sud Italia.
E' quanto emerge dal 13/mo Rapporto sulla Raccolta Differenziata di Carta e Cartone pubblicato da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica).
Lo scorso anno la Puglia ha raccolto quasi 103mila tonnellate di carta e cartone, in termini assoluti seconda solo alla Campania.
La resa pro-capite e' pari a 25,3 kg per abitante, un dato che la pone sul podio dopo Abruzzo (28,1) e Sardegna (28,0), nettamente al di sopra della Campania (20,4), della Basilicata (20,8), della Calabria (18,2), della Sicilia (16,1) e del Molise (11,2).
All'interno della regione la provincia di Brindisi conquista il primato del riciclo con una raccolta record di 36,9 kg/abitante mentre la provincia di Bari con 28,5 kg/ab si aggiudica la medaglia d'argento; al terzo posto si classifica Lecce con 25,2 kg per abitante seguita da Foggia con 19,1 kg.
Ultima e decisamente lontana dalla media regionale la provincia di Taranto con 15,9 kg di carta raccolta pro-capite.
''La Puglia e' senz'altro una delle migliori realta' dell'Italia meridionale'' ha commentato Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco, ''anche se la media di raccolta non e' ancora al livello medio nazionale di 44,7 kg per abitante. Negli ultimi anni si sono fatti enormi passi in avanti e il merito e' dell'impegno di tutti i cittadini pugliesi''. (ANSA). DAR
18/08/2008 11:55

domenica 17 agosto 2008

19 agosto: quinto appuntamento con Ripartenze


DA NON PERDERE: La rassegna, organizzata da Associazione Culturale "Il Granaio", libreria "Dickens", "Artesia-servizi per lo spettacolo", "Panama Multimedia" e "Shamadà", presso la masseria "Sonar" in via Vizzarro (tra Lama e S. Vito)

Programma:

  • ore 22.00 presentazione del libro "Di fabbrica si muore" di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri,

introduce il giornalista RAI Stefano M. Bianchi.

Di fabbrica si muore

Un reportage e un testo teatrale che ricostruiscono la storia esemplare e drammatica di un operaio.
È la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, alla ricerca di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna speranza.
La prima parte del libro, scritta da Michele Portaluri, è un lavoro d’indagine, quasi un reportage che, partendo dall’incidente che nel 1976 provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico dallo stabilimento (evento lasciato colpevolmente scivolare nel silenzio e nell’indifferenza) denuncia i misteri del petrolchimico.
La seconda parte è un testo di teatro di denuncia, scritto da Alessandro Langiu, in cui la drammatica vicenda di Lovecchio viene rappresentata con la forza della realtà e con un’intensità emotiva che spiazza e commuove il lettore.

Alessandro Langiu è nato a Taranto nel 1973. Autore, attore e regista di testi teatrali, racconti e sceneggiature, si occupa di tematiche sociali e ambientali. Tra i suoi ultimi lavori Otto Mesi in Reside nce sull’Ilva di Taranto e Venticinquemila granelli di sabbia sull’inquinamento del capoluogo ionico.

Maurizio Portaluri (1960) è medico oncologo radioterapista. Laureato e specializzato all’Università Cattolica, ha lavorato alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dal 1999 è primario all'ospedale di Brindisi.

Nella serata a seguire


Esposizione di quadri, sculture e installazioni video comporranno la scenografia dell'evento, costituendo una suggestiva vetrina curata dagli artisti Giuseppe Pinca (ebanista), Maria Rosaria Caramia, Shambù, Daniela Ferrara , Piero Vinci, Floriana Sportelli, Emanuele Jurlaro, Luciano Greco ed altri.

Selezioni musicali: Surrealisticista dj

Ingresso Libero.

Info: 328-7379968.

Rassegnina domenicale

A Taranto, si parla continuamente di Ilva.... e come non parlarne dopo che è stato azzerata da parte del Ministero dell'Ambiente, la Commissione IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control (Prevenzione e controllo integrato dell'inquinamento), e dopo le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Prestigiacomo sulle analisi effettuate e comunicate dall'Arpa Puglia?

A queste dichiarazioni risponde il direttore dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato. L'articolo è della Gazzetta del Mezzogiorno, di Fulvio Colucci.

A Taranto la polemica: c'è inquinamento
«I dati raccolti dall’Arpa nel 2005 e nel 2006 a Taranto sono validi. L’inquinamento c’è e si vede».Il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, Giorgio Assennato, replica alle osservazioni - definite inquietanti - del ministero dell’Ambiente in cui si boccia l’attività di monitoraggio dell’aria effettuata negli ultimi 3 anni

Professor Assennato, il ministero dell’Ambiente boccia i dati raccolti nel 2005 e nel 2006 dall’Arpa. Ci saranno ulteriori ritardi nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale?
«No, i tempi dovranno essere comunque rispettati. Non si potrà derogare dalla data del 31 marzo2009. Le osservazioni del ministero non mi stupiscono anche se le considero francamente inquietanti ».

Perché?
«Leggendo le critiche sembra di trovarsi di fronte ad osservazioni del ministero delle Attività produttive. Bisogna chiedere al direttore generale Bruno Agricola perché è stato usato un sillogismo inquietante e assurdo: secondo il ministero le misurazioni effettuate nel 2005 e nel 2006 non sono valide perché i dati raccolti non rispettano i criteri stabiliti dal decreto legislativo del 2007. E’evidente l’assurdità: come potevamo fare campionamenti seguendo, due anni prima, i criteri imposti da una legge due anni dopo? Io difendo quei risultati: sono validi scientificamente e rientrano nelle procedure per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. L’Aia è concessa dal ministero dell’Ambiente con il supporto dell’Agenzia nazionale cui l’Arpa fa riferimento. Non credo che per l’Agenzia nazionale quei dati non siano validi».

Un intoppo burocratico, insomma, che però potrebbe aver un peso “politico”. Il ministero vi chiede anche di distinguere tra inquinamento industriale e da traffico.
«La distinzione dovrebbero tenerla a mente anche loro ben sapendo, perché ormai arcinoto, che i risultati del monitoraggio offrono dati nei quali è evidente l’impatto industriale sulla qualità dell’aria. Cos’altro c’è da aggiungere? Il benzoapirene è verosimilmente legato all’attività delle cokerie dell’Ilva. Il benzoapirene è l’agente inquinante monitorato nel 2005 e nel 2006 e di cui sono accertati gli sforamenti dalle centraline poste al quartiere Tamburi».

Su questi dati è prevedibile un «braccio di ferro» con il ministero?
«No, la prossima settimana, rientrando al lavoro, risponderò tecnicamente, punto su punto, alle osservazioni. Stupisce lo zelo ministeriale in ragione del fatto che, ad esempio, non hanno mai risposto alla richiesta del presidente della Regione Nichi Vendola di modificare i parametri di legge sulle diossine, adeguandoli agli standard europei. Eppure la richiesta è di un anno fa».

Il ministro per l’Ambiente ha azzerato la commissione per il rilascio dell’Aia, ora giungono queste «osservazioni». Cosa pensa?
«Faccio una riflessione da semplice cittadino: mi sembra che il governo adotti due pesi e due misure. Così per il Mezzogiorno, condizionato storicamente da problemi occupazionali, si favorisce una certa politica tendente a lasciare inalterate situazioni o a diluire nel tempo soluzioni altrove, invece, già adottate. Mi riferisco, per esempio, all’emergenza diossina: in Friuli, o in Toscana, è un ricordo del passato. Perché qui ancora no?».

• Nel mirino le analisi degli anni 2005-6


17/8/2008

Prestigiacomo risponderebbe a Giorgio Assennato:
"Lei ha parlato per mezz'ora ora lasci parlare me! Questa è una analisi schierata come questa platea! Stiamo cercando di ripristinare il cornetto alla crema e l'uso del bigodino".

Seguiamo tra la gente Lei, il Ministro Stefania Prestigiacomo:



  • Altro interessante articolo. Dell'Espresso...
Si parla di Acqua, dell'acqua che fuoriesce dai nostri rubinetti, che dovrebbe essere potabile ed invece risulta essere in alcune città dal nord al sud Italia "contaminata"... Dobbiamo crederci? o è anche questo un modo per incentivare l'acquisto dell'acqua in bottiglia?

Se volete sapere di più, clicca sul titolo dell'articolo:

Zona verde acqua nera

di Claudio Pappaianni e Paolo Tessadri
Coliformi fecali in un terzo dei rubinetti delle case campane. Idrocarburi in quelli di Vicenza. E nelle basi Usa scattano i divieti

  • E mentre si cerca di capire se l'acqua nelle nostre case è potabile, via Garibaldi a Taranto continua ad allagarsi....
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno
Taranto vecchia allagata per tubatura
Tecnici dell'Acquedotto pugliese al lavoro su un pezzo di condotta idrica che, cedendo, ha allagato via Garibaldi. Non è la prima volta. Qualche settimana fa in una situazione analoga s'aprì una voragine
TARANTO - Una conduttura idrica è saltata oggi nella città vecchia di Taranto causando l’allagamento di un tratto di strada in via Garibaldi. Sul posto sono intervenuti i tecnici dell’Acquedotto pugliese per procedere alla riparazione.

Qualche settimana fa la rottura di una tubazione nella stessa zona ha creato una voragine di diversi metri.

16/8/2008

sabato 16 agosto 2008

A 32 ANNI DAL DISASTRO DI SEVESO

Fonte: Il Giorno

La diossina fa ancora vittime. Bimbi malati da mamme contaminate

Una ricerca dell'Università degli Studi di Milano ha dimostrato che i figli delle donne che vivevano nella zona più vicina al luogo dell'incidente sono 6.6 volte più a rischio di alterazioni alla tiroide

I tecnici dopo disastro Seveso Milano, 29 luglio 2008 - A tre decenni di distanza il disastro ambientale provocato nel 1976 dall'incidente nello stabilimento chimico della Icmesa, a Seveso, lascia ancora il segno. E a risentirne sono i più piccoli. I neonati le cui madri vivono nell'area contaminata all'epoca dalla nube di diossina, sono risultati infatti sei volte più a rischio di alterazioni della tiroide, rispetto ai figli di donne provenienti da aree non contaminate. A testimoniare gli effetti prolungati nel tempo della nube tossica è uno studio realizzato dal team di Andrea Baccarelli dell'Università di Milano, insieme a colleghi americani, pubblicato sulla rivista 'Plos Medicine'.
La diossina è un veleno che persiste nell'ambiente e si accumula nell'organismo. In particolare, il tipo di diossina liberata dall'incidente di Seveso (la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina) è quello più tossico: nel 1997 è stato dichiarato cancerogeno di prima classe dall'Organizzazione mondiale della sanità. Alcuni studi sugli animali e sull'uomo hanno mostrato che l'esposizione materna alla diossina può danneggiare le funzioni della tiroide dei figli. Per investigare sull'effetto di questo veleno nei bimbi nati nell'area di Seveso, Baccarelli e i colleghi hanno preso in esame tre gruppi di bambini allattati al seno.
Il primo era composto dai figli di 1.772 donne che vivevano nelle vicinanze della fabbrica al tempo dell'incidente (nella zona estremamente prossima, o zona A), il secondo da quelli di altrettante residenti in un'area leggermente più distante, in cui c'era stata contaminazione ma a livello inferiore (zona B). L'ultimo gruppo era composto dai bambini di donne che abitavano in zone non lontane da Seveso, ma non contaminate dalla nube tossica (zona di riferimento).
Tutte insieme queste donne hanno avuto 1.014 bebè tra il 1994 e il 2005. I ricercatori hanno misurato il Tsh nel sangue di tutti i bambini (alti livelli di questo ormone sono, infatti, associati a danni alla tiroide, che possono portare a problemi anche seri nello sviluppo fisico e cerebrale del bambino). I risultati mostrano un effetto prolungato del disastro di Seveso (e potenzialmente in altre aree in cui si sono registrati, per diversi motivi, elevati livelli di diossina nell'ambiente).
Insomma, secondo i ricercatori a risentire della dispersione del veleno nell'aria di Seveso sono proprio i bambini nati nell'area colpita, anche a diversi decenni di distanza dall'incidente. I figli di donne che vivevano nella zona A - quella in cui si è registrata la maggior contaminazione di diossina - sono risultati 6.6 volte più a rischio di alti livelli di Tsh nel sangue, rispetto a quelli delle aree non contaminate dalla nube tossica. Mentre i bambini nati nella zona B hanno presentato livelli di Tsh intermedi. Non solo, i ricercatori hanno studiato anche 51 coppie madre-figlio in cui i livelli di diossina sono stati misurati al momento del parto. Scoprendo che il Tsh era più alto proprio nei bebè nati dalle donne con i più elevati livelli di diossina nel sangue.
Questi risultati suggeriscono che l'esposizione materna alla diossina nell'ambiente produce effetti dannosi sulla tiroide dei figli, anche "a grande distanza dall'epoca dell'esposizione iniziale", scrivono i ricercatori. Sono necessari ulteriori studi a lungo termine sui bambini, per stabilire se questi valori alterati possono causare problemi di sviluppo nei piccoli.

venerdì 15 agosto 2008

Cancellata la Commissione IPPC!

Prestigiatore? No Prestigiacomo!

Con un colpo di bacchetta magica la ministrina ha azzerato la Commissione IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control (Prevenzione e controllo integrato dell'inquinamento).
Più che spoil system è un vero e proprio scempio di competenze, lavoro e... denaro di tutti!
Sospese o annulate le 78 istruttorie AIA tra le quali quelle riguardanti gli impianti tarantini, si dovrà attendere (con calma - per favore - ci sono le ferie d'agosto!) che si insedino (e si istruiscano) i tre magistrati neo eletti in vece di tecnici e docenti universitari esperti in materia...
E noi qui respiriamo aria sana...
Grazie

giovedì 14 agosto 2008

Quanti mesi dobbiamo ANCORA aspettare???

Abbiamo aspettato 30 anni, che sono 7 mesi? e chissà se dopo sette mesi riusciremo a vedere risolti parte dei nostri problemi....
Da questo articolo che vi riporto qui di seguito si da un'immagine degli ambientalisti tarantini come di scettici e diffidenti.... e come non esserlo? Voi che dite?





Una parola autorevole dal Viale degli inceneritori

Riportiamo integralmente due articoli di Guido Viale, lucido e serio ricercatore in ambito socio-economico, autore del libro: "Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà".
Qualche elemento in più per scoprire la bufala degli inceneritori e le speculazioni politiche ed economiche in atto:

Il piano della lobby degli inceneritori
GUIDO VIALE


«Durante la campagna elettorale dell'aprile scorso, diversi partiti politici hanno sostenuto la necessità e l'utilità della termovalorizzazione dei rifiuti urbani quale strumento decisivo, assieme alla raccolta differenziata, per superare le emergenze ambientali attuali e quelle future». Così comincia un documento dal titolo eloquente di Proposta per un Piano nazionale dei termovalorizzatori dei rifiuti urbani (Pnt) diffuso dall'Anida (ufficialmente Associazione nazionale imprese difesa ambiente, in realtà il club degli inceneritoristi italiani), che propone di ricoprire il suolo patrio di nuovi inceneritori di rifiuti urbani e assimilati: per l'esattezza, 100 impianti da 170 mila tonnellate all'anno ciascuno, per soddisfare il fabbisogno del paese. In subordine, solo 80, oppure, tanto per cominciare, 35 da 250 mila tonnellate all'anno nel periodo 2008-2015 e 15 (totale 50) entro il 2020. Ovviamente, per bruciare rifiuto senza quel trattamento preliminare - prescritto dall'Ue - che estrae dalla frazione indifferenziata solo la parte combustibile non altrimenti recuperabile, il cosiddetto Cdr (combustibile derivato dai rifiuti); trattamento che l'Anida considera un costo superfluo, dato che gli inceneritori possono bruciare tutto. Con il prezzo attuale del petrolio, il Cdr è diventato conveniente per impianti di altro tipo (cementifici, altoforni, fornaci, centrali termoelettriche e persino navi), che se lo disputano come additivo al combustibile di base, rischiando di lasciare a secco gli inceneritori.
E' la linea di condotta adottata 7 anni fa in Campania dal gruppo Fibe-Impregilo, che, per non cedere a altri il Cdr che avrebbe dovuto estrarre dai rifiuti campani, sui quali contava di lucrare i ricchi incentivi cosiddetti Cip6 destinati al futuro inceneritore di Acerra, ha riempito le campagne della regione con 8 milioni di tonnellate di «ecoballe»; che non sono Cdr, ma rifiuto indifferenziato malamente imballato e accatastato in discariche non a norma e che, dato il loro dubbio contenuto, la normativa europea proibisce anche di bruciare in un inceneritore.
Per questo, quando l'inceneritore di Acerra - e gli altri tre previsti in Campania - cominceranno a bruciare le prime ecoballe, è quasi certo che l'Ue avvierà contro l'Italia una nuova procedura di infrazione, che finirà per costare al contribuente italiano multe salatissime che andranno a aggiungersi al contributo riscosso per finanziare gli incentivi Cip6. Si tratta di incentivi grazie ai quali l'energia elettrica prodotta dagli inceneritori viene pagata quattro volte il suo costo di produzione in un impianto di termogenerazione normale; erano stati aboliti in tutto il resto del paese dal governo Prodi - non tanto per volontà dei Verdi, ma per uniformarsi alla normativa europea - ma sono stati poi reintrodotti, prima dallo stesso Prodi, per il solo inceneritore di Acerra; poi, con un emendamento al dl 90 (ora legge 123/08) proposto dal Pd, per i quattro i futuri inceneritori della Campania, e ora se ne parla anche per tutti gli inceneritori che verranno realizzati in Calabria, Puglia e Sicilia.
In quest'ultima regione, che ha presentato da tempo un piano per costruire prima 13 inceneritori, poi ridotti a 4, è già stato siglato un accordo di massima che introduce la regola deliver or pay¸in base a essa la quantità di rifiuti da conferire all'inceneritore viene fissata in maniera autoritativa fin dall'inizio insieme alla tariffa di conferimento; se un comune fa troppa raccolta differenziata e non conferisce all'inceneritore abbastanza rifiuto indifferenziato, paga lo stesso: così impara a esagerare!
E' la regola che anche il gruppo Fibe-Impregilo, supportato dall'Abi, voleva introdurre nel contratto di servizio con la regione e il Commissario straordinario con cui gli era stata a suo tempo affidata la gestione di tutti i rifiuti campani. Una regola che, pur non essendo stata formalizzata, è stata messa in pratica, trasformando i 7 impianti Cdr della Campania in meri impacchettatori di rifiuto indifferenziato, oltre che imponendo lo smantellamento di alcuni impianti di compostaggio che rischiavano di far percepire al pubblico i grandi vantaggi di una vera raccolta differenziata. Insomma queste deroghe sono verosimilmente il preludio alla reintroduzione degli incentivi Cip6 su tutto il territorio nazionale. A pretenderli non ci sono solo le regioni citate, ma gli inceneritori in progetto o in corso di costruzione di Torino, Rimini, Reggio Emilia, Trento, Milano, Roma e via incenerendo; i relativi gestori da cui le amministrazioni che ne mantengono il controllo si aspettano profitti analoghi a quelli che ha beneficiato per anni - e ancora beneficia - l'Asm di Brescia: modello per tutti i fautori dell'incenerimento, ma buco nero delle bollette elettriche italiane che, oltre ai costi della dismissione, mai realizzata, delle centrali nucleari, devono finanziare anche gli incentivi Cip6 finiti nelle tasche dei gestori degli inceneritori e delle raffinerie, ivi compreso l'Inter del petroliere Moratti, tutti magicamente trasformati da un decreto interministeriale in «fonti di energia rinnovabili».
Ma la reintroduzione a tappeto del Cip6 è soprattutto l'obiettivo non dichiarato dell'Anida e delle imprese che essa rappresenta, che sanno bene che senza sostanziosi incentivi un inceneritore non è in grado di andare avanti.
Perché oltre che nocivo per la salute - la cancerosità delle sue emissioni è comprovata - e deleterio per l'ambiente - spreca, con rendimenti energetici risibili, oltre all'energia contenuta nei materiali che brucia anche quella consumata per produrli - l'inceneritore è un disastro anche in termini economici e può funzionare solo se lautamente sovvenzionato.
Con tanti saluti per il mercato e le sue regole: quelle a cui nessun fautore dell'incenerimento sosterrà mai di volersi sottrarre. Infine, il documento dell'Anida non dice chi siano i «diversi partiti politici che hanno sostenuto la necessità e l'utilità della termovalorizzazione dei rifiuti urbani durante la campagna elettorale dell'aprile scorso». Ma basta andare a vedere da chi sono partite le proposte e le iniziative per estendere gli incentivi Cip6 per rendersi conto che su questo punto c'è stata, già in campagna elettorale, un'intesa cosiddetta bipartisan tra i partiti dell'attuale maggioranza e quelli dell'attuale opposizione. Un'intesa per di più segreta, o mai dichiarata, che puzza di tangenti, o comunque di spartizione dei benefici a spese del contribuente e dell'utente elettrico.
E, cosa che desta maggiore orrore, un'intesa che si è consolidata prendendo a pretesto le sofferenze inflitte per oltre dieci anni alla popolazione campana, accusata di essere precipitata nel marasma attuale per neghittosità nei confronti della raccolta differenziata, o addirittura per complicità con la camorra, che agli impianti «moderni» preferirebbe le vecchie discariche. Invece di riconoscere che all'origine della crisi campana c'è solo la decisione del gruppo Fibe-Impregilo, e di chi lo ha assecondato, di accumulare quanta più monnezza indifferenziata possibile da destinare ai futuri inceneritori; in violazione del decreto Napolitano che li obbligava a produrre vero Cdr da destinare a impianti di altre regioni: per lo meno fino a quando l'inceneritore di Acerra non fosse entrato in funzione. Una storia che oggi ci viene riproposta - alla grande; e per tutto il paese - Pnt dell'Anida.

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Incenerire è un po' morire
Ancora una volta, parole chiare sulla questione dei rifiuti. Continueranno a chiudere le orecchie?
Da il manifesto, 8 gennaio 2008. Guido Viale


L'inceneritore è una macchina due volte tossica. In primo luogo è tossica perché rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto (quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell'aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un ingorgo automobilistico. Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e l'abbattimento degli inquinanti va in tilt. Sempre nella speranza che nel materiale conferito non siano state nascoste sostanze tossiche, cosa ormai verificata per le «ecoballe» della Campania.

Affidereste voi il funzionamento di una macchina così pericolosa a chi ha gestito i rifiuti campani negli ultimi decenni?
Ma l'inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali, che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini - cioè di coloro che i rifiuti li producono - una miracolosa soluzione del problema.
Dal Presidente della Repubblica a quello della Giunta regionale, dai nove commissari straordinari che si sono succeduti in quattordici anni al posto di comando dei rifiuti campani agli opinionisti di tutti gli organi di informazione, fino ai politici che intasano i tg, è tutto un sol coro: il problema si risolverà quando entrerà in funzione il cosiddetto «termovalorizzatore», cioè l'inceneritore. Come si fa nei paesi «moderni». Per il momento beccatevi la munnezza e guai a chi, dimostrando incompetenza e mancanza di spirito civico, protesta.
E' quindici anni che il commissario straordinario da una parte dilapida i soldi (due miliardi di euro!) e dall'altra cerca buchi, o spiazzi, o cave, possibilmente controllate dalla camorra, per sistemare i rifiuti che continuano a venir prodotti. Aspettando Godot: cioè l'inceneritore.
Anzi, gli inceneritori. Nel primo piano regionale di gestione dei rifiuti campani del 1994, gli inceneritori dovevano essere tredici; poi sono stati ridotti a tre; poi a due, poi a uno, quello di Acerra, ancora in costruzione nel territorio più inquinato di tutta l'Europa. Un altro ne dovrebbe sorgere, tanto per non sbagliarsi, a quindici chilometri di distanza. I siti dove costruirli, come quelli dove collocare i cosiddetti Cdr e dove stoccare le ecoballe sono stati scelti - lo prevedeva il capitolato di gara indetta dalla giunta di Rastelli - dalla ditta vincitrice della gara: la Fibe (leggi Impregilo; cioè famiglia Romiti: nel periodo in cui costui dettava ancora legge alla Fiat) che ha comprato i terreni agricoli più degradati e per questo poco costosi, e poi ha messo a carico del Commissario i fitti mostruosi dei terreni dove si accumulano le ecoballe; terreni preventivamente acquistati a prezzi stracciati dalla camorra.

La Fibe aveva presentato il progetto tecnico peggiore, ma si era aggiudicata l'appalto - in pratica la gestione di tutti i rifiuti campani - garantendo di realizzare l'inceneritore in meno di un anno: una cosa che anche uno studente della terza geometri sa che è tecnicamente impossibile. Ma il commissario aveva fretta di avere l'inceneritore per risolvere finalmente il problema. Ed ecco il risultato. Un mese dopo l'aggiudicazione aveva già concesso la prima proroga. Oggi la Fibe, dopo 10 anni, è stata esautorata dal suo incarico - una cosa che Bassolino avrebbe dovuto fare otto anni fa - e le è stato vietato di occuparsi dei rifiuti per i prossimi anni. Ma la prima gara per sostituirla è andata deserta. Così, a completare l'opera è sempre la Fibe, e la seconda gara verrà verosimilmente vinta dall'Asm di Brescia: quella che ha costruito il più grande inceneritore d'Europa (dopo quello di Acerra) in violazione della normativa europea sulla valutazione d'impatto ambientale (Via).
E' questa la modernità che tutti aspettano?
Nel frattempo era cominciata la farsa della raccolta differenziata (Rd): una manna per creare clientele con finti lavori. La Rd dei rifiuti urbani non è una cosa che si aggiunge alla raccolta ordinaria; così come un commissario straordinario per la gestione dei rifiuti non può aggiungersi ai molti organismi che già se ne occupano. O li sostituisce esautorandoli, e coinvolgendo invece la popolazione servita, così come la Rd investe tutta la produzione di rifiuti e richiede il coinvolgimento di tutti; oppure non serve a niente; fa solo danno e si risolve in puro spreco. Invece, a «disputarsi» la raccolta dei rifiuti in Campania per molti anni ci sono state alcune migliaia di lavoratori socialmente utili (Lsu) in carico alla Regione (molti erano gli eredi dei comitati dei disoccupati organizzati degli anni '70, gente costretta a fare il disoccupato organizzato di mestiere per una vita intera): alcuni ingaggiati dalla giunta di destra; altri da quella di centrosinistra; eri un Lsu di Rastelli oppure un Lsu di Bassolino; poi c'erano gli Lsu dei consorzi (istituiti dal Piano regionale del '94) che non hanno mai funzionato; poi c'erano gli Lsu in carico ai comuni, i quali, però, spesso avevano alle proprie dipendenze anche dei netturbini e/o avevano appaltato la raccolta a ditte esterne. Si era così arrivati ad avere fino a 20mila addetti in aggiunta a quelli ordinari.
Nessuno voleva cedere ad altri una fetta del proprio potere: cioè delle proprie clientele e per raccogliere i rifiuti ai lavoratori ingaggiati in via straordinaria non venivano dati, nonché camion e bidoni, nemmeno secchielli e palette. Per molti il lavoro era andare nelle scuole a spiegare agli studenti che cos'è la Rd che non si faceva.
Così la Campania è rimasta per molti anni al 3 per cento di Rd e se oggi ha raggiunto il 15 (20 punti percentuali sotto l'obiettivo minimo previsto dalla legge, in attesa del 65 per cento prescritto per il 2012), il merito è solo dei sindaci di centocinquanta comuni campani che si sono rimboccati le maniche. C'è da stupirsi che in tutto questo bailamme, con camion che spariscono (non uno, ma una cinquantina) sotto gli occhi dei commissari, che sono stati anche dei Prefetti, cioè degli uomini d'ordine, senza che questi battessero ciglio; con remunerazioni per il governatore-commissario che, se abbiamo letto bene, hanno superato il milione di euro all'anno; con consulenze e finti lavori che hanno incistato l'ufficio del commissario nei gangli del potere locale al punto che oggi, per smantellarlo, si è ritenuta necessaria la nomina di un secondo commissario che si occupi solo della sua liquidazione; c'è da meravigliarsi se in tutto questo anche la camorra ha reclamato la sua parte?

Non è la malavita organizzata che corrompe l'amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che richiama la camorra come il miele le mosche
.
Perché ormai cambiare gli amministratori è quasi impossibile: il sistema è bloccato. Cacciare Bassolino per tornare a Rastelli o a qualche suo sostituto? Cacciare la Jervolino per avere Martusciello? O viceversa? «A che pro?», si chiede qualsiasi persona di buon senso. E i napoletani di buon senso ne hanno da vendere.
Il problema che non entrerà mai nella testa dei governanti fino a quando non glielo faranno capire i cittadini, a cui però si fa di tutto per confondere le idee, è che i rifiuti sono un flusso: tante cose entrano nelle nostre case o nella nostra vita sotto forma di consumi; tante ne devono uscire, e in tempi sempre più brevi, sotto forma di rifiuti. Se mi si allaga la casa, prima di decidere dove strizzare i panni con cui cerco di asciugare il pavimento vado a chiudere i rubinetti. Lo stesso dovrebbe succedere con i rifiuti. Non è una cosa difficile da capire. L'inceneritore di Acerra (il più grande d'Europa) se mai entrerà in funzione nel 2009, e se mai i cittadini di Acerra o l'Unione europea gli permetteranno di bruciarle, ci metterà cinque-sette anni a smaltire i cinque milioni di ecoballe accumulati finora; nel frattempo se niente cambia se ne saranno accumulate altrettante che l'inceneritore di Santa Maria La Fossa, se mai sarà fatto, potrà cominciare a smaltire tra non meno di quattro anni; mentre il nuovo commissario, o chi per lui, continuerà a girare per la Campania alla ricerca di nuovi buchi dove sotterrare i rifiuti delle nuove emergenze. Si chiede l'intervento dell'esercito (quasi una guerra: contro i rifiuti. O contro gli abitanti della Campania?) e non si ha il coraggio, e nemmeno l'idea, di proibire, almeno temporaneamente, la distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire dall'acqua cosiddetta minerale che molte volte è più inquinata di quella del rubinetto. Ci si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso. Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all'evidenza. Un altro personaggio altrettanto potente e osannato sta rimettendo in piedi la produzione italiana di automobili senza voler vedere che il prezzo del petrolio e il suo esaurimento metterà in ginocchio tutto il settore proprio quando lui penserà di aver risolto i problemi della sua azienda.

martedì 12 agosto 2008

Giornalisti compostati...

Colpi di sole d'agosto o i soliti colpi all'intelligenza?

Applichiamo le regole di Mary Poppins: Basta un poco di zucchero e la pillola va giù! Allora si capisce il tono dell'articolo riportato sotto, apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri.
Il titolo dice "Gioite! Siamo bravi a recuperare anche noi! Facciamo il compost dai rifiuti per concimare la terra!". All'interno, poi, passa il messaggio che l'impianto è ancora da testare, che non si sa se riusciremo a distinguere bene i rifiuti per ottenere concime, ma, soprattutto, che quest'impianto è funzionale all'inceneritore!
L'inceneritore dell'Amiu, quello vecchio di venticinque anni, voluto da Guadagnolo (!) e in grado di bruciare monnezza e di ridistribuire particolato, veleni e diossine su tutto il fronte occidentale della Provincia!
Leggiamolo bene insieme: viene da ridere a scorgere che, se tutto va bene, saranno compostati i rifiuti organici di mercati ortofrutticoli, ingrosso e strutture pubbliche (mense, ospedali...) per massimo 15-20 mila tonnellate annue, mentre l'inceneritore, il vero pezzo forte della torta, spargerà i fumi e le ceneri di 120 mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati!!!
Chiunque conosca il settore sa che ciò che quest'articolo spaccia per un grande progresso fa parte del piano dell'allora sindaco Guadagnolo... Se facciamo la metafora con un essere umano potremmo dire che facciamo la festa al presunto neonato che è già maggiorenne da quasi 10 anni!
Infatti quel materiale, quasi dappertutto, si smaltisce da decenni in questo modo! Sono le stesse ditte di compostaggio che fanno a gara per averlo!!!

Il vero problema da risolvere, per la cui soluzione si potrebbe applaudire e inneggiare al progresso, è quello di differenziare efficacemente tutti i rifiuti urbani.
Solo così si avvierà un circolo virtuoso che, passando per il recupero e il riciclaggio, porterà allo sviluppo di un settore economico ricco di prospettive e posti di lavoro stabili! Non soldi in tasca agli industriali e ai politici! In questo processo (in verità già da tempo avviato nelle "lontane" regioni del norditalia - ma a noi stanno antipatici i primi della classe, vero? - ) un elemento "naturale" è la CHIUSURA DEGLI INCENERITORI, non è neanche immaginabile la riapertura di un catorcio inquinante come il nostro!

Infine, un dubbio va sollevato anche sulla qualità della stampa, laddove si riscontra la totale sottomissione alle linee politiche, amministrative e economicistiche.
Ma non si stancano, i cosiddetti giornalisti (ahi quanto si rotolano nelle tombe Biagi, Montanelli & co. a sentirli chiamare così...!), a stare sempre nella posizione dello struzzo?
Ma soprattutto, si può ancora definire "ostacoli" le procedure autorizzative (europee, per fortuna) e l'ascolto delle osservazioni della cittadinanza e del territorio che si oppongono alla riapertura di quella grigliata permanente di monnezza! ...e solo per soldi...?
Ai posteri la sentenza.

domenica 10 agosto 2008

Gli studi ci sono...

... ma non arrivano quaggiù (o non li fanno arrivare!)

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ
Impatto sulla salute dei siti inquinati: metodi e strumenti per la ricerca e le valutazioni

A cura di Pietro Comba e Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità, Roma) Fabrizio Bianchi (Istituito di Fisiologia Clinica, Sezione di Epidemiologia, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa) e Roberta Pirastu (Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo, La Sapienza Università di Roma)

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sabato 9 agosto 2008

Apulian summer '08

Sull'ultima canzone di Caparezza, Vieni a ballare in Puglia, s'è detto già tanto.
Ma sarà mai abbastanza?

"Mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo" cantava Rino Gaetano.

Per una volta
- anche noi -
tutti figli unici!

BUONA VISIONE



Bonus tracks

LA FABBRICA DI NUVOLE



TUTTA MIA LA CITTA'

realtà d'agosto

Mentre Riva va a zonzo sullo yacht, qui ci si accapiglia e si continua ad avvelenarsi...

Incendio all'ILVA

Un interessante rapporto su inquinamento ed enti pubblici

Workshop ENEA, Roma 18 aprile 2008
RIDUZIONE DELLE EMISSIONI E SVILUPPO DELLE RINNOVABILI:
QUALE RUOLO PER STATO E REGIONI?

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venerdì 8 agosto 2008

Comunicato stampa del Comitato per Taranto

Ci risiamo: alla città viene di nuovo imposta la scelta mortificante tra la vita e il lavoro, tra la salute e l'ambiente.

L'Ilva fornisce la sua risposta alle richieste di adeguamento degli impianti e riduzione dell'inquinamento, nell'ambito della procedura di autorizzazione integrata ambientale in corso, e lo fa nel peggior modo possibile.

La Regione Puglia aveva chiesto di partire da subito, dal 1 ottobre 2008 con l'utilizzo della tecnica a base di urea e l'Ilva dichiara che questa sarà pronta solo a partire dal giugno del 2009.
La Regione Puglia aveva proposto di fissare il limite per il rilascio dell' dell'Autorizzazione Integrata Ambientale al di sotto di 1 nanogrammo, l'Ilva non intende scendere sotto i 3.5 nanogrammi.

Quella dell’urea è una tecnica conosciuta da tempo, ci chiediamo pertanto perché ci si è decisi a sperimentarla soltanto adesso, prevedendo di adottarla unicamente dal prossimo anno.
Perché i tarantini non sono stati ritenuti degni di questo impegno per la riduzione degli inquinanti prima che lo stesso venisse sollecitato a gran voce dalla città e dalle sue istituzioni?
Perfino il limite di 1 nanogrammo cui la Regione ha vincolato il suo benestare al rilascio dell’AIA è più permissivo rispetto a quanto stabilito dalla Comunità Europea e per tutta risposta apprendiamo che l’azienda siderurgica resterà a livelli 3 volte superiori.
Sono risposte inacettabili e offensive che dimostrano, qualora non fosse ancora chiaro, il rispetto e la considerazione che la direzione Ilva ha per la città e per la salute dei tarantini.
L'azienda non mostra alcuna disponibilità e apertura dinanzi alle richieste della società civile, prima, e delle istituzioni poi, che insieme invitano il complesso siderurgico al rispetto dei limiti fissati in sede europea all'emissione di diossine e furani, ad adeguare i propri impianti obsoleti e inquinanti e ad andare oltre le Bat, migliori tecnologie disponibili.
La diminuzione del carico inquinante su Taranto deve essere un obbligo morale prima che normativo e non è più ammissibile che interessi e profitto continuino a rimanere primari al cospetto della salute e della vita dei tarantini.
Vale la pena ricordare che diossine e furani sono poi solo alcuni degli inquinanti sprigionati dai processi siderurgici e che tra gli impianti maggiormente inquinanti non vi è solo l’agglomerato.
E’ ora che anche i parlamentari ionici facciano sentire la propria voce, quella che più di ogni altra è mancata, ora come nei decenni passati.
I tarantini non sono più disposti a credere al ricatto occupazionale, credono in alternative di sviluppo ecosostenibile in grado di garantire lavoro da non barattare con un’aria malsana e con le malattie che ad essa conseguono.
E’ doveroso, quindi, che non manchi il loro sostegno in questa che consideriamo una battaglia per il riconoscimento del diritto alla salute e alla vita in una terra in cui si è permesso, per troppo tempo, che diritti inalienabili fossero compressi e calpestati.
Contiamo altresì in un Ministero dell’Ambiente che si faccia reale sostenitore delle istanze della nostra vessata comunità e non già tutore degli interessi privati di quanti, subite numerose condanne per inquinamento, continuano a dilazionare nel tempo interventi quanto mai necessari ed improrogabili.
Ci aspettiamo, pertanto, che per iniziativa del Ministero dell’Ambiente, il Governo uniformi il limite alle emissioni di diossine ai parametri stabiliti in sede europea, cancellando una legislazione nazionale irresponsabile ed indecente.