Ilva: Peacelink, dato su tumori come uovo di colombo
''Il dato sugli ammalati di tumore
a Taranto era come l'uovo di colombo, tanto è vero che i medici
per l'ambiente di La Spezia il giorno dopo che abbiamo fatto la
comunicazione hanno fatto la nostra stessa indagine a La Spezia
ed è stata diffusa in tutta Italia''. Lo ha detto il presidente
di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti, spiegando il
significato del dato sulle persone che a Taranto hanno
l'esenzione del ticket (contraddistinto dal codice 048) per
malattie tumorali, circa 9mila.
''Ci stiamo occupando, anche se siamo un'associazione
pacifista, ecologista, di questioni che riguardano la sanità e
stiamo - ha aggiunto - un po' sconfinando dalla nostra
'mission'. Però noi riteniamo che così come si deve lottare
contro un bombardamento chimico in una parte del mondo si debba
lottare anche contro l'inquinamento chimico che determina
malattie e morte. Vogliamo che faccia parte della nostra mission
di intervenire, lì dove c'è dolore, sofferenza, file, angoscia:
è questa la ragione che ci ha spinto a diffondere i dati, non
una ragione di visibilità''. Il presidente dell'associazione
ecologista ha poi precisato che le cifre ufficiali forniti
finora dalle autorità preposte rappresentano il dato di
incidenza e non quello di prevalenza. ''Mi ha scritto un medico
ematologo per evidenziare il fatto che questi dati - ha
affermato ancora Marescotti - riguardano solo cittadini vivi e
non i morti di cancro, altrimenti lo scenario sarebbe, in
termini di grandezza numerica, davvero terrificante. E' vero che
quello degli 048 è un numero grezzo che impedisce ulteriori
valutazioni, ma lo specialista ha precisato che si tratta di un
dato concreto, che conta le persone, con una documentazione di
storia di cancro. L'ematologo ci ha detto che se avesse avuto a
disposizione le cartelle cliniche di questi 8916 pazienti, si
sarebbe posto questi quesiti: quanti di questi sono lavoratori
del Siderurgico o di altre lavorazioni industriali? A che età si
sono ammalati? Quali sono i codici di classificazione per
malattie? Quanti di questi malati sono stati curati fuori
provincia e fuori regione? Quel dato, ha concluso l'ematologo,
dovrebbe già produrre già delle risposte e delle azioni, anzichè
reazioni divergenti''.(ANSA).
venerdì 6 settembre 2013
Regione? Battete un colpo (vero...)!
WWF Taranto: “la Regione Puglia promuova il giudizio di legitimità sulla legge Salva Ilva”
Con la conversione del D.L. n. 61/13 nella L. 3 agosto 2013 n. 89, la Legge “salva ILVA” ha riproposto in tutta la sua drammaticità la contrapposizione tra Salute, Ambiente e Lavoro: diritti costituzionalmente rilevanti che, alla luce di un quadro normativo di riferimento mutevole e sfuggente, risultano evidentemente sbilanciati, in quanto la devastante decretazione d’urgenza ha assunto la consistenza di provvedimenti “ad ILVAM” in soccorso dell’iniziativa economica privata.
Sorprende la cornice istituzionale nazionale, in cui il sacrificio di Salute e Ambiente a vantaggio di produzione industriale e occupazione è dichiarato “legittimo”, ma di tale legittimità l’Europa dubita, minacciando procedure di infrazione, in considerazione del fatto che le Direttive comunitarie prevedono che la produzione industriale debba essere attuata secondo il criterio delle migliori tecnologie disponibili, proprio per non danneggiare la salute umana e l’ambiente.
Con la legge “salva ILVA” è stato sancito un “diritto differenziato” per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale, per cui sono ritenute ammissibili deroghe in campo amministrativo: il provvedimento “ad Ilvam” ha previsto lo svincolo delle somme sequestrate in via cautelare in base alla Legge, tutt’ora vigente, sulla responsabilità giuridica delle imprese.
Inoltre i parametri previsti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) firmata dal Ministro Clini nell’ottobre 2012, inserita nel D.L. n. 207/12, si discostano dai parametri previsti in materia di AIA nel Codice dell’Ambiente e, nonostante l’emissione del provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso degli impianti disposto dalla Magistratura di Taranto, gli stessi sono stati di fatto restituiti alla proprietà, che li utilizza in barba a tutte le norme in campo penale.
Per questo il WWF Taranto sollecita la Regione Puglia ad intervenire promuovendo giudizio di legittimità costituzionale, ex art. 127, 2°comma, Cost., nei confronti della L. n. 89/13, ancora suscettibile di impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale con ricorso in via principale.
La Regione Puglia, infatti, ha il potere di sollevare la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato (o di altra Regione) che ritiene lesivi della propria sfera di competenza, considerato l’attuale riparto di competenze tra Stato e Regioni previsto dall’art. 117 Cost, il quale dispone che le Regioni hanno competenza legislativa e regolamentare in materie come la tutela della salute e il governo del territorio.
<<Il WWF - dichiara Matteo Orsino, presidente del WWF Puglia - auspica che la Giunta Regionale dia seguito alle dichiarazioni di volontà di tutela di salute e Ambiente e si assuma tutte le sue responsabilità istituzionali, di concerto con gli Enti Locali interessati, poichè il diritto alla salute, anche sotto l’aspetto del diritto all’assistenza sanitaria, risulta attualmente fortemente compromesso se raffrontato alla situazione di emergenza sanitaria che vive la popolazione di Taranto. >> (Ambientequotidiano)
giovedì 5 settembre 2013
Parliamone perchè se ne deve parlare!
Come abbiamo già avuto modo di scrivere e di dibattere attraverso uno scambio di email con il direttore dell'Arpa Puglia, il Comitato per Taranto ha sottolineato, fin dal primo momento, il valore comunicativo e l'immediatezza dei dati presentati da Peacelink, riguardanti i trattamenti per neoplasie registrati dall'ASL.
Spostare la questione sulla scientificità epidemiologica (peraltro da noi mai tenuta in considerazione) rappresenta l'ennesima modalità adottata da decenni a questa parte per contestare le iniziative dei gruppi di cittadini che non vogliono sostituirsi ai tecnici, ma sottoporre questioni cui la scienza e la politica (entrambe finanziate a spese della cittadinanza) sono chiamate a rispondere.
La gran parte dei casi sollevati dalle associazioni ambientaliste tarantine (mercurio, formaggio, sangue, latte materno, mitili, per dirne alcune..) si sono poi rivelate la cartina tornasole di una realtà devastata dall'impatto industriale che gli amministratori e, a volte, i tecnici, hanno sistematicamente, colpevolmente finto di ignorare o di sottovalutare.
Per questa ragione il Comitato per Taranto sostiene la conferenza stampa di chiarimento e confronto aperto proposta da Peacelink riguardo alla questione del conteggio delle neoplasie su base ASL.
Domani, Venerdì 6 settembre, Ore 11, presso la Libreria Gilgamesh, Via Oberdan 45, Taranto
PeaceLink indice una conferenza stampa per fornire informazioni e spiegazioni esaustive ai giornalisti a conferma del numero complessivo di malati di tumore a Taranto messo in dubbio da qualche politico.
Chiunque abbia dubbi potra' fare domande e otterra' accurate risposte.
E' gradita la presenza di tutte le associazioni e le persone che vogliano testimoniare la loro solidarieta' a PeaceLink, pesantemente attaccata per aver diffuso un dato vero che - questo e' il punto scottante - non era mai stato comunicato dai decisori politici alla citta'.
Il dato comunicato da PeaceLink non e' contenuto nel Registro Tumori, registro che studia i nuovi casi di tumore ma non il conteggio del totale dei soggetti vivi trattati per neoplasie.
Poiche' sono stati avanzati dubbi sull'operato di PeaceLink, sono invitati alla conferenza stampa l'assessore Nardoni, il parlamentare Pelillo e qualunque altro politico a fornire - in un pubblico contraddittorio davanti alla stampa - i loro dati nel caso in cui ritenessero imprecisi quelli della Asl che PeaceLink ha diffuso.
Se i politici hanno dati migliori e documentate obiezioni, vengano pure e ci smentiscano. Se pero' non hanno dati migliori abbiano il buon senso di non criticare i nostri dati, peraltro di fonte Asl.
Alessandro Marescotti, www.peacelink.it
Spostare la questione sulla scientificità epidemiologica (peraltro da noi mai tenuta in considerazione) rappresenta l'ennesima modalità adottata da decenni a questa parte per contestare le iniziative dei gruppi di cittadini che non vogliono sostituirsi ai tecnici, ma sottoporre questioni cui la scienza e la politica (entrambe finanziate a spese della cittadinanza) sono chiamate a rispondere.
La gran parte dei casi sollevati dalle associazioni ambientaliste tarantine (mercurio, formaggio, sangue, latte materno, mitili, per dirne alcune..) si sono poi rivelate la cartina tornasole di una realtà devastata dall'impatto industriale che gli amministratori e, a volte, i tecnici, hanno sistematicamente, colpevolmente finto di ignorare o di sottovalutare.
Per questa ragione il Comitato per Taranto sostiene la conferenza stampa di chiarimento e confronto aperto proposta da Peacelink riguardo alla questione del conteggio delle neoplasie su base ASL.
Domani, Venerdì 6 settembre, Ore 11, presso la Libreria Gilgamesh, Via Oberdan 45, Taranto
PeaceLink indice una conferenza stampa per fornire informazioni e spiegazioni esaustive ai giornalisti a conferma del numero complessivo di malati di tumore a Taranto messo in dubbio da qualche politico.
Chiunque abbia dubbi potra' fare domande e otterra' accurate risposte.
E' gradita la presenza di tutte le associazioni e le persone che vogliano testimoniare la loro solidarieta' a PeaceLink, pesantemente attaccata per aver diffuso un dato vero che - questo e' il punto scottante - non era mai stato comunicato dai decisori politici alla citta'.
Il dato comunicato da PeaceLink non e' contenuto nel Registro Tumori, registro che studia i nuovi casi di tumore ma non il conteggio del totale dei soggetti vivi trattati per neoplasie.
Poiche' sono stati avanzati dubbi sull'operato di PeaceLink, sono invitati alla conferenza stampa l'assessore Nardoni, il parlamentare Pelillo e qualunque altro politico a fornire - in un pubblico contraddittorio davanti alla stampa - i loro dati nel caso in cui ritenessero imprecisi quelli della Asl che PeaceLink ha diffuso.
Se i politici hanno dati migliori e documentate obiezioni, vengano pure e ci smentiscano. Se pero' non hanno dati migliori abbiano il buon senso di non criticare i nostri dati, peraltro di fonte Asl.
Alessandro Marescotti, www.peacelink.it
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La Città nel Palazzo di città
Ilva, comitato invade l'aula, salta il Consiglio comunale
Il comitato cittadino "Liberi e Pensanti" irrompe in Consiglio comunale a
Taranto e manda a vuoto la seduta. Una trentina di attivisti del
movimento ambientalista si sono infatti presentati stamattina nell'aula
del Consiglio e, dopo l'avvio della discussione, hanno cominciato a
contestare duramente il sindaco Ezio Stefano e i consiglieri chiedendo
risposte sui problemi dell'Ilva, dell'inquinamento e dell'ambiente. Non
avevano cartelli con loro, nè striscioni, tuttavia quella dei "Liberi e
Pensanti" è stata una presenza "rumorosa" che ha impedito al Consiglio
di svolgere i suoi lavori, benché all'ordine del giorno ci fossero una
quarantina di argomenti, tra cui la grave crisi finanziaria dell'Amiu,
l'azienda che a Taranto assicura la raccolta dei rifiuti solidi urbani.
A fronte delle proteste dei "Liberi e Pensanti" la seduta consiliare è stata così sospesa e quando i lavori sono stati riavviati, dopo un paio di ore, non c'era il numero legale. La seduta del Consiglio è stata così sciolta. (Rep)
A fronte delle proteste dei "Liberi e Pensanti" la seduta consiliare è stata così sospesa e quando i lavori sono stati riavviati, dopo un paio di ore, non c'era il numero legale. La seduta del Consiglio è stata così sciolta. (Rep)
Un piccolo racconto di fine estate..
ILVA. Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate
Quando vai via da Taranto, il ricordo che ti resta più di ogni altro è quello di una
città surreale, tinta dal rosso delle polveri di ferro e intrisa di
veleni che rendono l’aria stessa un’esalazione irrespirabile.
Chi ha l’onore e l’onere di vivere a Taranto, sa benissimo che questa è
solo la punta di un enorme, impressionante iceberg. Passare un giorno da
Taranto può lasciare interdetti e stupiti, ma passarci un’intera
esistenza può esigere un prezzo molto maggiore.
Lo sanno molto bene coloro che hanno avuto uno o più lutti in famiglia, a causa di un lavoro ormai sempre più simile a un ricatto
il cui costo non vale il salario. Vedere questa innegabile realtà e
leggere poi il fiume di ipocriti appelli per il “diritto al lavoro”,
fatti molto spesso da chi in vita propria non ha mai lavorato, sarebbe
oltremodo comico se non fosse tragico per le conseguenze che comporta.
La parola “lavoro” non ha alcun senso se ad essa consegue l’altra,
quella che (quasi) nessuno vuole associare all’ILVA e cioè la parola
MORTE. Una parola molto pesante, certo. Chi si assumerebbe una
responsabilità simile? Non i politici, non l’orchestra mediatica
italiota, che, citando Flaiano, è sempre pronta a correre in soccorso
del vincitore, cioè i Riva. Ogni giorno che passa senza una soluzione
politica sul destino della fabbrica, non ci sarà sentenza che possa
portare giustizia su crimini tanto a lungo impuniti.
Il calvario di sentenze di condanna per l’ILVA comincia nel 1982 (causa
lo spargimento di polveri minerali sulla città) e non è ancora finito. I
30 anni trascorsi da quella prima sentenza sino al sequestro degli
impianti dell’area a caldo del Siderurgico, il 26 luglio 2012, sono
costellati da pronunciamenti e disposizioni della magistratura che
individuano chiaramente quelli che sono i responsabili (diretti e
indiretti) del disastro ecologico e sociale di Taranto, dipingendo un quadro che lascia sgomenti e attoniti sia per i reati commessi in sé
(e si parla di associazione a delinquere finalizzata al disastro
ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di
cautele sui luoghi di lavoro) sia per la reiterazione dolosa degli stessi perpetrata in trent’anni di totale disinteresse da parte del Partito Unico.

Ma per capire meglio il perché le cose andranno sempre peggio laggiù,
vi racconterò una storia. Attenzione, si tratta di un caso eclatante di
sdoppiamento della personalità: mandate a letto i bambini o le persone
impressionabili.
“C’era una volta, una lista
civica, che di civico non aveva nulla, se non il numero sulla porta
della sede. Finanziatore di quella lista, nonché consulente del governo
(capeggiato dalla suddetta lista) per decidere sui tagli e i sacrifici
da imporre a persone incolpevoli della crisi in atto, era lui, il signor
Enrico. Era bravo nel suo lavoro, tanto è vero che dopo anni di
consulenze per una certa famiglia che possedeva una certa fabbrica nel
tacco d’Italia, ne fu nominato dai vertici amministratore delegato in
aprile. Era successo che nel frattempo la fabbrica fosse stata posta
sotto sequestro, ma la fortuna volle che proprio il governo le
permettesse di proseguire le attività concedendole un’AIA, che non è
un’esclamazione (!), ma una serie di prescrizioni ambientali, rese
particolarmente stringenti grazie alla pressione dei giudici. Manco a
farlo apposta, la fabbrica se ne infischiò alla grande aggirandone un
bel po’, ma venne ovviamente beccata di nuovo dalla magistratura. A
questo punto, per salvare la faccia, l’a.d. si dimise indignato (con se
stesso?). Ed ecco che finalmente, il (solo apparentemente) nuovo
governo, all’insegna della discontinuità, decise un bel giorno di
intervenire ed estromettere dalla gestione i recidivi proprietari della
fabbrica, nominando un commissario governativo che finalmente ne facesse
rigare dritto gli impianti. E vissero tutti felici e contenti.”
FINE.
E invece no.
Riuscite ad indovinare chi, in un
paese con più di sessanta milioni di abitanti, è stato scelto a
ricoprire tale ruolo? Esatto, il signor Enrico, incaricato di fare da commissario ciò che non ha fatto da consulente e da amministratore delegato. Non fa una piega.
Notte, che notte!
«Questa sembra essere la “maledizione” di Taranto: si pensano cose buone, cose grandi, ma poi si resta con un pugno di mosche in mano. Come si rischia anche con l’Ilva,
l’immane tragedia di questi ultimi anni». Sono parole dell’ing. Biagio
De Marzo, direttore di uno dei progetti più belli e lungimiranti su
Taranto, quel progetto “Nave Vittorio Veneto Museo del Mare nel Mare“,
che sembrava dover saldare 10 anni fa la storia e la tradizione
marinara di Taranto con la sua dimensione industriale – eterna
maledizione – rappresentata dall’Arsenale militare. Questa è solo una
delle testimonianze raccolte dalla giornalista Tiziana Grassi in questo volume, arricchito dalla intensa prefazione del sociologo Enzo Persichella.
Il titolo Taranto.Oltre la notte, la dice lunga sulla percezione che gente comune, esperti, operatori economici, giornalisti, sociologi, esponenti della società civile e politica hanno della loro città. Da una parte la consapevolezza che si è giunti ad un punto di non ritorno, che quel “ricatto occupazionale”di cui molti intervistati parlano (il lavoro o la salute) non abbia alternative; dall’altra la volontà di cambiare, di trovare nuove strade fuori da uno sviluppo drogato della città dei due mari (struggentemente bella nelle descrizioni che alcuni intervistati ne fanno) basato non più sull’Ilva ma su un modello diverso di industria che deve essere in primo luogo ecosostenibile, come suggerisce il presidente dell’Autorità portuale di Taranto Sergio Prete; o che individua il suo andare “oltre la notte” in una forma i markteging territoriale tutto imperniato sul mare e sulle attività ad esso connesse, dal turismo alla didattica ambientale.
Tra le proposte, quella dell’associazione Jonian Dolphin Conservation (di cui Ambient&Ambienti si è interessata).
La consapevolezza, comunque, è che per troppo tempo e tranne poche, isolate voci, il disastro ambientale non è stato preso in debita considerazione; che la città ora è divisa dopo essere stata troppo tempo supina di fronte a scelte poco oculate delle classi dirigenti politica e imprenditoriale; che la magistratura – è l’autorevole parere di Franco Sebastio, Procuratore aggiunto del Tribunale di Taranto – «deve esercitare il controllo della legalità, stabilire se si siano concretizzate determinate ipotesi di reato e decidere di conseguenza, mentre altri sono gli Organi ai quali spetta affrontare e risolvere le enormi problematiche che la vicenda Taranto-Ilva solleva».
Una cosa è certa: che dieci anni fa Taranto era un fermento di proposte. Lo si coglie nella struttura stessa del libro che mette a confronto in più casi le dichiarazioni che alcuni intervistati avevano rilasciato all’autrice Tiziana Grassi ( giornalista, tarantina di nascita ma romana d’adozione, studiosa di problemi delle migrazioni, autrice di numerosi programmi per Rai International e consulente di programmi culturali per Rai Uno) in occasione della pubblicazione nel 2004 del suo Dicono di Taranto. Semiotica del territorio. Lontananza. Appartenenza. Percorsi, con quelle rilasciate dagli stessi a distanza di 10 anni per questo volume. Ma c’è anche la fortissima delusione e la rassegnazione nelle testimonianze di quelli che 10 anni fa, giovanissimi, avevano tentato con “entusiasmo a vendere” (sono le parole dei fondatori della cooperativa MondoMare) e che con estrema difficoltà propongono progetti che rivitalizzino una città che nel V secolo a.C. diede i natali al matematico e filosofo Archita.
Un doveroso cenno meritano le belle foto di Luciano Manna. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero a corredo di ogni intervista, segnano le ambiguità di una città in chiaroscuro (e gli scatti hanno toni cupi e desolati non senza significato) ora più che mai alla ricerca di se stessa e tesa nella scelta tra lavoro e salute, consapevole che questa non è una antinomia, a patto che si trovino i soldi per risanare. Forse è proprio così: oltre la notte per forza ci deve essere il sole.
Tiziana Grassi, Taranto. Oltre la notte, Progedit, 2013, pagg. 195, € 20 (Ambienteambienti)
Il titolo Taranto.Oltre la notte, la dice lunga sulla percezione che gente comune, esperti, operatori economici, giornalisti, sociologi, esponenti della società civile e politica hanno della loro città. Da una parte la consapevolezza che si è giunti ad un punto di non ritorno, che quel “ricatto occupazionale”di cui molti intervistati parlano (il lavoro o la salute) non abbia alternative; dall’altra la volontà di cambiare, di trovare nuove strade fuori da uno sviluppo drogato della città dei due mari (struggentemente bella nelle descrizioni che alcuni intervistati ne fanno) basato non più sull’Ilva ma su un modello diverso di industria che deve essere in primo luogo ecosostenibile, come suggerisce il presidente dell’Autorità portuale di Taranto Sergio Prete; o che individua il suo andare “oltre la notte” in una forma i markteging territoriale tutto imperniato sul mare e sulle attività ad esso connesse, dal turismo alla didattica ambientale.
Tra le proposte, quella dell’associazione Jonian Dolphin Conservation (di cui Ambient&Ambienti si è interessata).
La consapevolezza, comunque, è che per troppo tempo e tranne poche, isolate voci, il disastro ambientale non è stato preso in debita considerazione; che la città ora è divisa dopo essere stata troppo tempo supina di fronte a scelte poco oculate delle classi dirigenti politica e imprenditoriale; che la magistratura – è l’autorevole parere di Franco Sebastio, Procuratore aggiunto del Tribunale di Taranto – «deve esercitare il controllo della legalità, stabilire se si siano concretizzate determinate ipotesi di reato e decidere di conseguenza, mentre altri sono gli Organi ai quali spetta affrontare e risolvere le enormi problematiche che la vicenda Taranto-Ilva solleva».
Una cosa è certa: che dieci anni fa Taranto era un fermento di proposte. Lo si coglie nella struttura stessa del libro che mette a confronto in più casi le dichiarazioni che alcuni intervistati avevano rilasciato all’autrice Tiziana Grassi ( giornalista, tarantina di nascita ma romana d’adozione, studiosa di problemi delle migrazioni, autrice di numerosi programmi per Rai International e consulente di programmi culturali per Rai Uno) in occasione della pubblicazione nel 2004 del suo Dicono di Taranto. Semiotica del territorio. Lontananza. Appartenenza. Percorsi, con quelle rilasciate dagli stessi a distanza di 10 anni per questo volume. Ma c’è anche la fortissima delusione e la rassegnazione nelle testimonianze di quelli che 10 anni fa, giovanissimi, avevano tentato con “entusiasmo a vendere” (sono le parole dei fondatori della cooperativa MondoMare) e che con estrema difficoltà propongono progetti che rivitalizzino una città che nel V secolo a.C. diede i natali al matematico e filosofo Archita.
Un doveroso cenno meritano le belle foto di Luciano Manna. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero a corredo di ogni intervista, segnano le ambiguità di una città in chiaroscuro (e gli scatti hanno toni cupi e desolati non senza significato) ora più che mai alla ricerca di se stessa e tesa nella scelta tra lavoro e salute, consapevole che questa non è una antinomia, a patto che si trovino i soldi per risanare. Forse è proprio così: oltre la notte per forza ci deve essere il sole.
Tiziana Grassi, Taranto. Oltre la notte, Progedit, 2013, pagg. 195, € 20 (Ambienteambienti)
mercoledì 4 settembre 2013
Sovraesposizione
Ilva, «Taranto Futura» chiede chiusura impianti
Il comitato 'Taranto futurà ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Taranto e al Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce, perchè lo trasmetta al Tribunale dei ministri istituito nel distretto, chiedendo il sequestro penale preventivo degli impianti di combustione dell’Ilva, nel rispetto dell’art.8 della Direttiva comunitaria richiamata dalla Corte Costituzionale con sentenza 85/2013, nonchè del principio di precauzione, con conseguente blocco dell’attività produttiva.
Gli impianti dell’area a caldo dell’Ilva sono attualmente sotto sequestro con facoltà d’uso, dopo che per molti mesi, a partire dal 26 luglio 2012, erano stati sequestrati senza possibilità di utilizzo, anche se la produzione di acciaio in stabilimento non si è mai fermata. Nell’esposto il Comitato chiede inoltre che vengano individuati e perseguiti penalmente coloro che hanno autorizzato (per decreto legge o per provvedimento amministrativo) la continuazione dell’attività produttiva dell’Ilva spa, determinando, quindi, la permanenza dei reati di disastro ambientale, di getto pericoloso di cose e di ogni altro reato che si dovesse ravvisare, con grave minaccia alla salute dei cittadini di Taranto.
Secondo 'Taranto futurà l’autorizzazione a far proseguire all’Ilva l’attività produttiva "certamente crea un ulteriore inquinamento e rischio per la salute dei cittadini di Taranto, tenendo conto anche della violazione delle prescrizione dell’Aia da parte dell’Ilva spa, così come accertate in data 28, 29 e 30 maggio 2013 dall’Ispra (legale rappresentante dell’Ilva spa era ed è il dott. Enrico Bondi) ed a fronte dell’accertato nesso causale generale tra l’inquinamento dell’Ilva e le malattie della popolazione tarantina, oltre alle ulteriori indagini epidemiologiche del ministero della Salute e alla gravità sanitaria accertata dal Registro dei Tumori ultimo della Regione Puglia".(GdM)
Il comitato 'Taranto futurà ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Taranto e al Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce, perchè lo trasmetta al Tribunale dei ministri istituito nel distretto, chiedendo il sequestro penale preventivo degli impianti di combustione dell’Ilva, nel rispetto dell’art.8 della Direttiva comunitaria richiamata dalla Corte Costituzionale con sentenza 85/2013, nonchè del principio di precauzione, con conseguente blocco dell’attività produttiva.
Gli impianti dell’area a caldo dell’Ilva sono attualmente sotto sequestro con facoltà d’uso, dopo che per molti mesi, a partire dal 26 luglio 2012, erano stati sequestrati senza possibilità di utilizzo, anche se la produzione di acciaio in stabilimento non si è mai fermata. Nell’esposto il Comitato chiede inoltre che vengano individuati e perseguiti penalmente coloro che hanno autorizzato (per decreto legge o per provvedimento amministrativo) la continuazione dell’attività produttiva dell’Ilva spa, determinando, quindi, la permanenza dei reati di disastro ambientale, di getto pericoloso di cose e di ogni altro reato che si dovesse ravvisare, con grave minaccia alla salute dei cittadini di Taranto.
Secondo 'Taranto futurà l’autorizzazione a far proseguire all’Ilva l’attività produttiva "certamente crea un ulteriore inquinamento e rischio per la salute dei cittadini di Taranto, tenendo conto anche della violazione delle prescrizione dell’Aia da parte dell’Ilva spa, così come accertate in data 28, 29 e 30 maggio 2013 dall’Ispra (legale rappresentante dell’Ilva spa era ed è il dott. Enrico Bondi) ed a fronte dell’accertato nesso causale generale tra l’inquinamento dell’Ilva e le malattie della popolazione tarantina, oltre alle ulteriori indagini epidemiologiche del ministero della Salute e alla gravità sanitaria accertata dal Registro dei Tumori ultimo della Regione Puglia".(GdM)
Argomenti
aia,
corte d'appello,
esposto,
ILVA,
procura,
sequestro,
Taranto Futura
martedì 3 settembre 2013
Diritto di replica
Pubblichiamo integralmente la risposta del prof. Assennato al post di ieri, dal titolo: La comunicazione, l'emotività popolare e il sonno della ragione.
Per rispetto del diritto di replica, non anteporremo la nostra controreplica, ma la sintetizzeremo in fondo al post.
ARPA Puglia non ha rilasciato alcun comunicato sui dati comunicati dal prof. Marescotti, non avendo istituzionalmente ruolo per farlo Il sottoscritto, soltanto perché “tempestato” di richieste da giornalisti di tutta Italia, ha ritenuto di esprimere la sua opinione, come presidente del comitato scientifico del registro tumori Puglia.
Nelle interviste ho citato un testo prodotto tempo fa da una ASL veneta , la USSL 7 della provincia di Treviso, in cui si evidenziano i seri limiti nell’uso di dati amministrativi come i codici delle esenzioni ticket) nella stima della prevalenza o addirittura dell’incidenza ( e quindi del rischio della popolazione) . Ribadisco
che, secondo me, l’intento del prof. Marescotti era quello di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sull’eccesso di tumori a Taranto, che è documentato in modo molto serio anche in riferimento alla parziale attribuibilità alle emissioni del complesso siderurgico. Mentre dal punto di vista conoscitivo, i nuovi dati non aggiungono nulla all’evidenza epidemiologica ( già sufficientemente consolidata) costituiscono uno strumento legittimo di comunicazione su cui non ho proprio nulla da dire ( salvo il fatto di
dover impiegare poi molto tempo per rispondere alle richieste dei media, cosa a cui comunque non mi sottraggo). Ribadisco quindi di condividere in toto il testo dei colleghi veneti sull’uso dei dati delle esenzioni ticket come surrogati di dati di incidenza dei tumori, e riaffermo che Taranto per fortuna ha un ottimo registro tumori con dati aggiornati sino al 2009 ( come per quasi tutti i registri tumori italiani). Si rifletta anche sul fatto che evidentemente l’eccesso di tumori ( soprattutto solidi) riflette esposizioni remote (anche oltre 20 anni fa) ed è quindi purtroppo ragionevole ritenere che l’eccesso riscontrato dal registro ( e da Sentieri per la mortalità) sino al 2009 è destinato a durare nel tempo, almeno finchè ( ceteris paribus) non sarà possibile aspettarsi una riduzione per effetto dei recentissimi miglioramenti ambientali.
Tutto ciò ovviamente ha poco a che fare con la valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni attuali o di quelle previste nella nuova AIA, oggetto del nostro lavoro ( con ASL ed Ares) di VDS.
In ogni caso, spero vogliate apprezzare l’onestà intellettuale di chi non nasconde mai le proprie opinioni, ancorandole sempre alla più rigorosa evidenza scientifica, per fortuna disponibile a Taranto e tale da non aver bisogno dell’integrazione di ulteriori dati dal minimo contenuto informativo, gestiti peraltro in modo indiscutibilmente eccellente sul piano comunicativo.
Cordiali saluti, Giorgio Assennato
-----------------------------------
Vorremmo lasciare che questo piccolo dibattito continuasse nella coscienza di chi ha letto entrambi i post.
Per questo aggiungiamo solo una breve controreplica partendo da quanto di positivo vi emerge.
Innanzitutto ringraziamo il prof. Assennato per la pronta risposta e per quella che appare come una sincera professione di fede scientifica (ce lo auguriamo). Abbiamo anche in quest'occasione già sottolineato come l'ARPA goda ancora della fiducia di tanta cittadinanza, al punto da sperare che i suoi tecnici possano essere messi nelle condizioni di fare di più e meglio. Di più perchè la condizione di Taranto lo richiede con estrema urgenza. Meglio perchè ormai non si tratta più solo di mero controllo (che non sempre in passato ha potuto realizzarsi con la dovuta scientificità) ma di capire che c'è una corresponsabilità etica e professionale nel non mettere in campo tutto quello che è possibile per impedire ai poteri forti e agli interessi di pochi di danneggiare e uccidere.
Per tornare sulla questione dell'articolo e chiuderla. L'espediente del comunicato di peacelink è servito solo a sollevare la questione della comunicazione e la sua prevalenza persino sul dato scientifico in un'epoca di esasperata emotività virtuale.
Ne abbiamo escluso fin dall'inizio l'attendibilità epidemiologica (non occorreva Treviso..) ma volevamo mettere in guardia l'Arpa dal tecnicismo e dalla sterilità manipolabile in cui ci sembra Assennato sia cascato.
Ora sappiamo anche che i tumori cresceranno, per effetto di condizioni ambientali subite per decenni e che saranno più famiglie che li vedranno sorgere in case dove ancora non si sono visti.
Il male di questa città gode di ottima salute!
Ma cosa sappiamo, ad esempio, degli effetti cumulativi che il potenziamento della Cementir, del raddoppio della raffineria ENI e di Tempa Rossa, l'eventuale incremento del traffico portuale, le nuove discariche imposte per legge, e altre attività potranno produrre insieme a quest'Ilva che viene presentata come un futuro paradiso di fiori ed uccellini? (ammesso che qualcuno ci creda..)
L'Arpa ha tutto il necessario per capirlo? O si celerà dietro la scusa statale dell' "abbiamo fatto il possibile con gli strumenti che avevamo"? Sosterrà (sul piano delle evidenze scientifiche) le ragioni risarcitorie o semplicemente di trattamenti adeguati mosse da chi chiede consapevolezza e dignità?
Ecco un dono...
Arpa su Mater Gratiae: "Non ci sono elementi di pericolosita'"
I tecnici dell’Arpa hanno consegnato nelle scorse ore alla Regione Puglia la relazione sulla discarica Mater Gratiae, all’interno dello stabilimento Ilva, a seguito di un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi. Secondo il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale Giorgio Assennato non ci sarebbero “elementi di pericolosità”. “Si tratta di una relazione che fotografa lo stato dei luoghi e non emergono, allo stato, elementi di pericolosità- ha affermato Assennato- c’è la presenza dello scavo e, in parte, dei rivestimenti. Peraltro, sono discariche che vanno ancora completate e attrezzate”. La costruzione e gestione delle discariche aveva ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri nella seduto dello scorso 26 agosto, per lo stoccaggio di rifiuti speciali: pericolosi e non. Malgrado dubbi e rimostranze generali sembra che il parere favorevole consegnato dall’Arpa delinii un quadro rassicurante. Lo stesso ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, aveva sottolineato la necessità di “non perdere ulteriore tempo” e procedere ai lavori di bonifica. Diversa la situazione palesata dall’Ispra sullo stato del sito che, secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, necessitava di ulteriori accertamenti e di previa Autorizzazione Integrata Ambientale. Si attende intanto il vertice convocato dal ministro Orlando con i Comuni di Taranto e Statte, l’Arpa Puglia e l’Ispra. Nel frattempo il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, rende noto che presenterà a Bruxelles un esposto sull'Ilva contro il decreto discariche. (cosmopolis)
I tecnici dell’Arpa hanno consegnato nelle scorse ore alla Regione Puglia la relazione sulla discarica Mater Gratiae, all’interno dello stabilimento Ilva, a seguito di un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi. Secondo il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale Giorgio Assennato non ci sarebbero “elementi di pericolosità”. “Si tratta di una relazione che fotografa lo stato dei luoghi e non emergono, allo stato, elementi di pericolosità- ha affermato Assennato- c’è la presenza dello scavo e, in parte, dei rivestimenti. Peraltro, sono discariche che vanno ancora completate e attrezzate”. La costruzione e gestione delle discariche aveva ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri nella seduto dello scorso 26 agosto, per lo stoccaggio di rifiuti speciali: pericolosi e non. Malgrado dubbi e rimostranze generali sembra che il parere favorevole consegnato dall’Arpa delinii un quadro rassicurante. Lo stesso ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, aveva sottolineato la necessità di “non perdere ulteriore tempo” e procedere ai lavori di bonifica. Diversa la situazione palesata dall’Ispra sullo stato del sito che, secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, necessitava di ulteriori accertamenti e di previa Autorizzazione Integrata Ambientale. Si attende intanto il vertice convocato dal ministro Orlando con i Comuni di Taranto e Statte, l’Arpa Puglia e l’Ispra. Nel frattempo il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, rende noto che presenterà a Bruxelles un esposto sull'Ilva contro il decreto discariche. (cosmopolis)
E intanto Riva continua a produrre e guadagnare...
Bondi: un esperto millenario nel prender tempo.
Ora si aspetta un suo cenno...
Piano Ilva, Bondi prende tempo
Per il piano industriale dell’Ilva bisognerà attendere ancora. Se ne riparlerà a novembre. Questo, in sintesi, l’esito dell’incontro svoltosi ieri nella sede di Federmeccanica a Roma fra il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi e i rappresentanti dei sindacati nazionali, locali e territoriali dei metalmeccanici.
Una lunga attesa a cui è seguita una grande delusione, anche se i sindacati commentano in maniera diversa la riunione. Secondo Mario Ghini della Uilm il rinvio ad ottobre «è un fatto che non ci fa stare tranquilli. Non vorremmo che l’attenzione sia tutta sull’applicazione dell’Aia e vengano sottovaluti gli investimenti in sicurezza, ricerca e sviluppo verso nuovi prodotti, necessari per riconquistare fette importanti di mercato».
Ghini riferisce inoltre che nel corso del confronto è emersa la necessità, da parte del Commissario straordinario, di reperire le risorse per dare applicazione agli interventi previsti dall’Aia, ricercando quegli spazi di mercato che erano in capo all’Ilva prima delle vicissitudini giudiziarie. «Riteniamo che questo impegno non sia sufficiente; è invece necessario – dice il sindacalista – guardare a questa fase come una importante opportunità per rendere l’Ilva ecocompatibile, ma anche efficiente e produttiva, in grado cioè di garantire all’azienda siderurgica un futuro basato su livelli occupazionali importanti». Nell’incontro la Uilm ha posto al Commissario straordinario la necessità che «siano rispettati i tempi della presentazione del piano industriale, che siano definiti, oltre agli interventi previsti dall’Aia, anche gli interventi ordinari e straordinari per il mantenimento produttivo del Gruppo, e il coerente sostegno ad investimenti in ricerca e sviluppo. E’ inoltre necessario che la riduzione della capacità produttiva prevista dalle disposizioni dell’Aia rispetto alle attuali non sia penalizzante per i livelli occupazionali, sui quali come Uilm non siamo disponibili a fare sconti a nessuno. Diventa, quindi, indispensabile che i tempi di realizzazione del piano industriale siano rispettati e che il suddetto piano, oltre agli impegni verso l’Aia, contenga anche azioni e investimenti sul mantenimento della capacità produttiva e del livello occupazionale del Gruppo».
Secondo il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli, dalla riunione sono emerse alcune novità importanti. «L’azienda sta recuperando sul fronte commerciale visti i drammatici dati di giugno e maggio in cui Ilva ha dimezzato i risultati rispetto a settembre 2012 e che parrebbero in forte recupero. Inoltre il Commissario ha confermato la possibilità di ottemperare alle prescrizioni dell’Aia previste per il 2013 senza necessità di proroghe e il massimo impegno per la realizzazione di quelle previste per il 2014 e 2015. L’importo complessivo dell’Aia è stata quantificata in un ammontare di circa 1,5-1,8 miliardi».
Sono tre le linee finanziarie a cui il commissario Bondi può far ricorso: istituti di credito, Bei (Banca europea per gli investimenti) e Unione europea. «Ma prima dell’ok delle banche – spiega Bentivogli – è necessario che l’Ilva recuperi lavoro e commesse dalle grandi aziende italiane che nel frattempo si sono rivolte all’estero. Serve uno sforzo affinchè l’azienda snellisca le sue immobilizzazioni riallineandosi alle modalità di processo alle aziende a flusso teso».
Al prossimo incontro, previsto per metà novembre, sarà fondamentale, secondo la Fim Cisl, «avere un quadro delle risorse finanziarie sia per l’attuazione del piano industriale sia per l’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale), sia per il rilancio competitivo dell’azienda. E’ stata esclusa dal commissario un’integrazione strutturale con la Lucchini di Piombino, immaginando qualora il mercato ripartisse un supporto solo temporaneo».
Per la Fim Cisl, «far ripartire Taranto è una sfida che il Paese deve assolutamente vincere, serve un cambio di passo sul fronte dell’ambientalizzazione, e dimostrare che è possibile produrre acciaio di qualità in maniera eco-sostenibile. Per l’attuazione dell’Aia ci sono 36 mesi e nonostante i ritardi l’azienda è in grado di recuperarli entro il 2013 e stare nel cronoprogramma anche nei due decisivi anni seguenti. Su questa azienda e questo settore si gioca la credibilità del paese, quella che lo pone di fronte al continuo bivio tra la soluzione dei problemi e le polemiche fuorvianti che a Taranto hanno fatto la fortuna dei polemisti a scapito di ambiente, cittadini e lavoratori». (CdG)
lunedì 2 settembre 2013
La comunicazione, l'emotività popolare e il sonno della ragione
Tutto come da copione.
Partono le smentite al comunicato di Peacelink.
E, per l'ennesima volta, vaglielo a spiegare ad Assennato, che da anni non riesce proprio a parlare la lingua della gente, che la comunicazione è alla base dell'emotività popolare.
Eppure basterebbe che ricordasse l'effetto di un milione di posti di lavoro semplicemente promessi nella storia politica dell'ultimo ventennio italiano...
In ogni caso l'ARPA sottovaluta e minimizza sempre quelle iniziative che bolla come "agit-prop" (lo fece per il formaggio alla diossina, per il latte materno, per il sangue, per le cozze, e per gli allarmi di pediatri e altri medici...). Ogni volta, da buon organo di stato, anzi di regione, getta acqua di rigore metodologico sul fuoco delle medie alla trilussa, quelle, per capirci, alla portata della gente della strada!
Sicuramente la Rivoluzione Francese non scoppiò per l'infelice battuta di Maria Antonietta, ma non abbiamo dubbi che con essa la regina si giocò la fiducia del suo popolo e ... anche la testa!
Non possiamo non convenire sul fatto che l'ennesima bomba mediatica di Peacelink, per quanto antiepidemiologica in senso scientifico, sia aritmeticamente vera e quindi reale per la gente di strada. Colpisce nel segno e accomuna in poche righe tanta gente che ha il malato o il morto in casa e si chiede perchè nessuno faccia nulla. Anzi, a volte si cerca di rispondere al dolore diffuso e alle iniziative dal basso con qualche punto statistico di media e qualche promessa sulla "componente prevenibile": un linguaggio che stride come la minigonna al funerale!
Non è un caso che mentre tutti i giornali (compreso il Sole 24h, sempre pronto a chiudere un'occhio - anzi due - per smorzare i toni e remare a favore di padron Riva) non possono fare a meno di pubblicarla, l'Ilva fa mandare in giro una smentita da parte del suo epidemiologo di fiducia, Carlo La Vecchia (clicca qui per sapere chi è) nelle pagine di un altro giornale amico.
Evidentemente anche l'Ilva si è accorta del missile sparato sulla sua immagine, già disastrata.
In fondo quello che chiede Peacelink, portando la voce di tanta cittadinanza, è di fare monitoraggi continui e seri e di realizzare una costante campagna epidemiologica che metta in relazione i dati ambientali (statici e dinamici) con le patologie in atto nel territorio...
Forse Assennato in questo caso era un po' assonnato per non accorgersi che la gente chiede dall'ARPA più controllo e autorità. Un potenziamento che lui stesso ha sempre chiesto a condizione di imparare a prendere il toro per le corna e a saper parlare alla gente.
O forse dobbiamo lasciarci sedurre dal sospetto che siamo troppo vicini alle elezioni regionali perchè l'agenzia resista alla tentazione populistica del "grazie a noi ora le cose vanno già molto meglio"?
Già ci ha provato l'Arcivescovo a cavalcare il sogno della speranza con il suo linguaggio ultrapopulistico da favela sudamericana, quando ha detto che le sue donne delle pulizie hanno notato che invece di tutta quella polvere nera che una volta si raccoglieva spazzando i balconi, oggi se ne trova meno e marrone (più chiara...).
Ma, allora, l'ARPA, cos'è? Un ente di controllo e accertamento o un ufficio di propaganda?
E perchè ad esempio, avendo a disposizione gli stessi dati e strumenti, non ha fatto lei, per tempo, le analisi contenute nella perizia epidemiologica commissionata dalla Todisco? (peraltro, anche quella, pubblicamente in alcuni aspetti criticata dallo stesso Assennato)
Continuiamo a riporre un po' di fiducia in questa istituzione che in tante altre occasioni ha mostrato imparzialità e autorevolezza. Ma ci aspettiamo che apra (almeno lei che - in teoria - non dovrebbe preoccuparsi delle cabine elettorali) un canale di confronto di dipo divulgativo e partecipativo con la cittadinanza.
E' questo che fa la differenza, non solo la metodologia!
"Indicare il numero degli ammalati di tumore basandosi solo sul dato del
codice 048 può portare a valutazioni distorte o fuorvianti. Quel codice
è utilizzato per certificazioni che hanno finalità amministrative, ma
non ha alcun valore epidemiologico". Così il direttore generale
dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commenta i dati diffusi ieri dall'associazione ambientalista Peacelink,
da fonte Asl, secondo cui a Taranto ci sono attualmente 8.916 malati di
cancro, con una incidenza maggiore nel distretto sanitario a ridosso
dell'Ilva e dell'area industriale. Le cifre sono state ricavate sulla
base degli utenti che hanno l'esenzione dal ticket per malattie
tumorali, indicato per l'appunto con il codice 048.
"Sappiamo che a Taranto c'è un eccesso di tumori polmonari - aggiunge Assennato - così come una parte può avere origini remote e un'altra più recente. Semmai quei dati legati al codice 048 possono rappresentare un ulteriore elemento di valutazione per il registro tumori, ma con il solo codice 048 non è possibile fare valutazioni epidemiologiche".
"Questo dato - continua Assennato - avrebbe valore se fosse stato presentato con una relazione, con un'analisi approfondita, e invece è una semplice comunicazione. Eppoi, a che anno si riferisce? Non lo sappiamo. Inoltre, questo dato avrebbe senso se avesse evidenziato il valore storico in raffronto con quello attuale dei quartieri più vicini all'Ilva, nonché comparato questo stesso valore col resto della città di Taranto e col resto della Puglia. Questo lavoro non è stato fatto. Non abbiamo alcuna contezza del trend temporale in aumento o del trend spaziale in eccesso sul resto della Puglia".
Assennato, inoltre, afferma che il 25 per cento della popolazione mondiale muore per tumore e che l'inquinamento è solo una delle cause che lo determina. "Facendo un esempio - prosegue il direttore generale dell'Arpa Puglia - i tumori polmonari hanno un'incidenza bassa a livello globale ma a Taranto è un pò più alta perché Taranto ha ovviamente una situazione particolare. Noi - sottolinea Assennato - stiamo anche lavorando per incidere sulla componente prevenibile abbassando i fattori di rischio". Assennato si dice quindi "stupito" dal clamore provocato dalle affermazioni di Peacelink e conclude: "Peacelink svolge bene la sua funzione di comunicazione, ma la comunicazione non può essere a livello di agit-prop. Su una materia così delicata occorrono analisi serie e rigorose". (Rep)
Sono
8.916, secondo fonti dell'Asl, le persone che hanno l'esenzione dal
ticket per malattie tumorali (contraddistinta dal «codice 048») nella
città di Taranto. Lo rende noto Peacelink,
sottolineando che nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri
più vicini all'Ilva (Tamburi, Paolo VI, Città vecchia e parte del
Borgo), c'è un malato di cancro ogni 18 abitanti. «Per la precisione -
spiega in una nota il presidente dell'associazione ambientalista,
Alessandro Marescotti - sono 4.328 malati su 78mila abitanti. Questo
significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere
Tamburi almeno una ha un tumore». Nei restanti quartieri, quelli più
lontani dalle industrie, c'è «un malato di cancro ogni 26. Infatti nel
distretto sanitario 4 che comprende il resto della città - aggiunge
Marescotti - vi sono 4.588 malati di tumore su 120mila abitanti. Questa
è la situazione attuale».
LA PREVALENZA - Marescotti conclude con una critica al sindaco della città, Ippazio Stefàno, un medico, per non aver compiuto una ricerca di questo tipo, e con un appello all'Ordine dei medici per un approfondimento su questi dati. Ma quanto vale, rispetto alla media italiana, un dato di questo tipo? Le cifre di Taranto indicano che cinque persone su 100, vicino all'Ilva, o quattro su 100 negli altri quartieri, hanno o hanno avuto un cancro, un dato chiamato prevalenza.
«DATO ABBASTANZA RAGIONEVOLE» - «Dipende tutto da come viene effettuato il calcolo - spiega a corriere.it Carlo La Vecchia responsabile del dipartimento di epidemiologia dell'Istituto Mario Negri e docente dell'Università degli Studi di Milano - Che in Italia una persona su 20 abbia, o abbia avuto un tumore, mi sembra un dato abbastanza ragionevole. I tumori nuovi in Italia sono nell'ordine di 350-400 mila ogni anno (incidenza, ndr), e la sopravvivenza ormai è superiore al 50%. La prima variabile di cui tener conto è quella dell'età, dove la popolazione è più anziana, come per esempio in Liguria, si ha un tasso di prevalenza maggiore».
NON SONO NUOVI CASI - Si tratta, quindi, di un dato soltanto informativo. La Vecchia, infatti, ribadisce: «Quella di Taranto è una prevalenza intorno al 25%, e probabilmente è analoga anche altrove: in Italia sarebbe intorno ai 3 milioni di persone». Il valore del numero di malati, quindi, non è quello dei nuovi casi. «Il problema dell'Ilva resta comunque quello che i tumori attuali non possono essere attribuiti alle esposizioni attuali - sottolinea La Vecchia - Sia che siano associati alle esposizioni ambientali sia che non lo siano, quei valori vanno riferiti al passato. Sempre con due cautele da far presente: l'età e l' eventuale indice di deprivazione» collegato al contesto in cui vivono i malati.(CdS)
Partono le smentite al comunicato di Peacelink.
E, per l'ennesima volta, vaglielo a spiegare ad Assennato, che da anni non riesce proprio a parlare la lingua della gente, che la comunicazione è alla base dell'emotività popolare.
Eppure basterebbe che ricordasse l'effetto di un milione di posti di lavoro semplicemente promessi nella storia politica dell'ultimo ventennio italiano...
In ogni caso l'ARPA sottovaluta e minimizza sempre quelle iniziative che bolla come "agit-prop" (lo fece per il formaggio alla diossina, per il latte materno, per il sangue, per le cozze, e per gli allarmi di pediatri e altri medici...). Ogni volta, da buon organo di stato, anzi di regione, getta acqua di rigore metodologico sul fuoco delle medie alla trilussa, quelle, per capirci, alla portata della gente della strada!
Sicuramente la Rivoluzione Francese non scoppiò per l'infelice battuta di Maria Antonietta, ma non abbiamo dubbi che con essa la regina si giocò la fiducia del suo popolo e ... anche la testa!
Non possiamo non convenire sul fatto che l'ennesima bomba mediatica di Peacelink, per quanto antiepidemiologica in senso scientifico, sia aritmeticamente vera e quindi reale per la gente di strada. Colpisce nel segno e accomuna in poche righe tanta gente che ha il malato o il morto in casa e si chiede perchè nessuno faccia nulla. Anzi, a volte si cerca di rispondere al dolore diffuso e alle iniziative dal basso con qualche punto statistico di media e qualche promessa sulla "componente prevenibile": un linguaggio che stride come la minigonna al funerale!
Non è un caso che mentre tutti i giornali (compreso il Sole 24h, sempre pronto a chiudere un'occhio - anzi due - per smorzare i toni e remare a favore di padron Riva) non possono fare a meno di pubblicarla, l'Ilva fa mandare in giro una smentita da parte del suo epidemiologo di fiducia, Carlo La Vecchia (clicca qui per sapere chi è) nelle pagine di un altro giornale amico.
Evidentemente anche l'Ilva si è accorta del missile sparato sulla sua immagine, già disastrata.
In fondo quello che chiede Peacelink, portando la voce di tanta cittadinanza, è di fare monitoraggi continui e seri e di realizzare una costante campagna epidemiologica che metta in relazione i dati ambientali (statici e dinamici) con le patologie in atto nel territorio...
Forse Assennato in questo caso era un po' assonnato per non accorgersi che la gente chiede dall'ARPA più controllo e autorità. Un potenziamento che lui stesso ha sempre chiesto a condizione di imparare a prendere il toro per le corna e a saper parlare alla gente.
O forse dobbiamo lasciarci sedurre dal sospetto che siamo troppo vicini alle elezioni regionali perchè l'agenzia resista alla tentazione populistica del "grazie a noi ora le cose vanno già molto meglio"?
Già ci ha provato l'Arcivescovo a cavalcare il sogno della speranza con il suo linguaggio ultrapopulistico da favela sudamericana, quando ha detto che le sue donne delle pulizie hanno notato che invece di tutta quella polvere nera che una volta si raccoglieva spazzando i balconi, oggi se ne trova meno e marrone (più chiara...).
Ma, allora, l'ARPA, cos'è? Un ente di controllo e accertamento o un ufficio di propaganda?
E perchè ad esempio, avendo a disposizione gli stessi dati e strumenti, non ha fatto lei, per tempo, le analisi contenute nella perizia epidemiologica commissionata dalla Todisco? (peraltro, anche quella, pubblicamente in alcuni aspetti criticata dallo stesso Assennato)
Continuiamo a riporre un po' di fiducia in questa istituzione che in tante altre occasioni ha mostrato imparzialità e autorevolezza. Ma ci aspettiamo che apra (almeno lei che - in teoria - non dovrebbe preoccuparsi delle cabine elettorali) un canale di confronto di dipo divulgativo e partecipativo con la cittadinanza.
E' questo che fa la differenza, non solo la metodologia!
Tumori, Arpa: "I dati di Peacelink non hanno valore epidemiologico"
"Sappiamo che a Taranto c'è un eccesso di tumori polmonari - aggiunge Assennato - così come una parte può avere origini remote e un'altra più recente. Semmai quei dati legati al codice 048 possono rappresentare un ulteriore elemento di valutazione per il registro tumori, ma con il solo codice 048 non è possibile fare valutazioni epidemiologiche".
"Questo dato - continua Assennato - avrebbe valore se fosse stato presentato con una relazione, con un'analisi approfondita, e invece è una semplice comunicazione. Eppoi, a che anno si riferisce? Non lo sappiamo. Inoltre, questo dato avrebbe senso se avesse evidenziato il valore storico in raffronto con quello attuale dei quartieri più vicini all'Ilva, nonché comparato questo stesso valore col resto della città di Taranto e col resto della Puglia. Questo lavoro non è stato fatto. Non abbiamo alcuna contezza del trend temporale in aumento o del trend spaziale in eccesso sul resto della Puglia".
Assennato, inoltre, afferma che il 25 per cento della popolazione mondiale muore per tumore e che l'inquinamento è solo una delle cause che lo determina. "Facendo un esempio - prosegue il direttore generale dell'Arpa Puglia - i tumori polmonari hanno un'incidenza bassa a livello globale ma a Taranto è un pò più alta perché Taranto ha ovviamente una situazione particolare. Noi - sottolinea Assennato - stiamo anche lavorando per incidere sulla componente prevenibile abbassando i fattori di rischio". Assennato si dice quindi "stupito" dal clamore provocato dalle affermazioni di Peacelink e conclude: "Peacelink svolge bene la sua funzione di comunicazione, ma la comunicazione non può essere a livello di agit-prop. Su una materia così delicata occorrono analisi serie e rigorose". (Rep)
Ilva, Peacelink: a Taranto cancro per 1 su 18. Il medico La Vecchia: «Dati in linea con l'Italia»
LA PREVALENZA - Marescotti conclude con una critica al sindaco della città, Ippazio Stefàno, un medico, per non aver compiuto una ricerca di questo tipo, e con un appello all'Ordine dei medici per un approfondimento su questi dati. Ma quanto vale, rispetto alla media italiana, un dato di questo tipo? Le cifre di Taranto indicano che cinque persone su 100, vicino all'Ilva, o quattro su 100 negli altri quartieri, hanno o hanno avuto un cancro, un dato chiamato prevalenza.
«DATO ABBASTANZA RAGIONEVOLE» - «Dipende tutto da come viene effettuato il calcolo - spiega a corriere.it Carlo La Vecchia responsabile del dipartimento di epidemiologia dell'Istituto Mario Negri e docente dell'Università degli Studi di Milano - Che in Italia una persona su 20 abbia, o abbia avuto un tumore, mi sembra un dato abbastanza ragionevole. I tumori nuovi in Italia sono nell'ordine di 350-400 mila ogni anno (incidenza, ndr), e la sopravvivenza ormai è superiore al 50%. La prima variabile di cui tener conto è quella dell'età, dove la popolazione è più anziana, come per esempio in Liguria, si ha un tasso di prevalenza maggiore».
NON SONO NUOVI CASI - Si tratta, quindi, di un dato soltanto informativo. La Vecchia, infatti, ribadisce: «Quella di Taranto è una prevalenza intorno al 25%, e probabilmente è analoga anche altrove: in Italia sarebbe intorno ai 3 milioni di persone». Il valore del numero di malati, quindi, non è quello dei nuovi casi. «Il problema dell'Ilva resta comunque quello che i tumori attuali non possono essere attribuiti alle esposizioni attuali - sottolinea La Vecchia - Sia che siano associati alle esposizioni ambientali sia che non lo siano, quei valori vanno riferiti al passato. Sempre con due cautele da far presente: l'età e l' eventuale indice di deprivazione» collegato al contesto in cui vivono i malati.(CdS)
Un altro passo corto per portare la verità fuori da qui
RS Reportage/ Ilva, “ALL’ANM”! Il corto sul mostro di Taranto
In esclusiva per RS il docufilm
racconta una piccola, intensa, brutale storia, quella di una città
assediata da un padre padrone che la mantiene ma che chiede. Troppo
domenica 1 settembre 2013
Ticali? Chi era costui?
Su Dario Ticali si vedano i post del Comitato
Ilva e inquinamento. Blitz dei finanzieri a ministero Ambiente
L’inchiesta «ambiente svenduto» ora fa tremare
anche i palazzi romani. Il blitz delle fiamme gialle a Roma nel
ministero dell’Ambiente, avvenuto i primi giorni di agosto, fuga i
dubbi: spiega che il lavoro degli inquirenti non si è mai fermato e,
soprattutto, che nulla è stato dimenticato. L’enorme mole di documenti
acquisita dai finanzieri del Gruppo di Taranto, al comando del maggiore
Giuseppe Dinoi, permetterà adesso di capire se l’Autorizzazione
integrata ambientale firmata dal ministro Stefania Prestigiacomo il 4
agosto del 2011 l’ha scritta davvero la commissione guidata da Dario
Ticali o se, invece, ad occuparsene sono stati i lobbisti del gruppo
Riva.
I dubbi del pool di magistrati composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani che indagano i vertici aziendali per disastro ambientale, nascono dalle telefonate intercettate dai militari delle Fiamme Gialle. Colloqui durante i quali Francesco Perli, responsabile degli affari legali dell’Ilva e anello di congiunzione tra azienda e commissione Aia, racconta a Fabio Riva dei suoi rapporti con Luigi Pelaggi. Chi è Pelaggi? Uno dei membri della commissione, ma soprattutto per gli investigatori è la «testa di ponte» cioè l’uomo vicino all’azienda per raccogliere le richieste dell’Ilva e «orientare la commissione nella direzione richiesta dai suoi interlocutori».
È il 22 luglio 2010 quando Perli descrive a Riva gli ultimi contatti avuti con Pelaggi. L’Ilva è in attesa dell’Aia ed è stufa di attendere. «Gli ho detto, scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te... è una roba allucinante! Cioè cosa dobbiamo fare di più, ve l’abbiam scritta noi! Vi tocca soltanto di leggere le carte, metterle in fila e gestire un po’ il rapporto con gli enti locali... Io adesso... comunque adesso i primi di agosto ci danno un lavoro per... valutiamo. Comunque bisogna star col fucile spianato... ».
Contro Pelaggi, Perli affonda le minacce. È lui stesso a raccontare a Fabio Riva, latitante a Londra dal 26 novembre scorso di essere ascoltato dai finanzieri: «guarda che se le cose stanno così non in cassa integrazione, noi mettiamo in mobilità 5 o 6000 persone» e «su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo».
Ma la Prestigiacomo non salta. L’Aia che arriva un anno più tardi, il 4 agosto 2011, avrà però vita breve: viene riaperta dal suo successore Corrado Clini quando l’inchiesta dei magistrati tarantini e le maxiperizie disposte dal gip Patrizia Todisco raccontano all’Italia intera il disastro ambietale di Taranto. U n’inchiesta che ora volge alla chiusura e che quindi mira a chiarire anche se quell’au - torizzazione è stata davvero il frutto delle analisi di documenti nel rispetto della normativa o l’ennesimo risultato della pressione aziendale sulle istituzioni. Un rapporto che il lavoro della magistratura dovrà chiarire anche per valutare le responsabilità di coloro che hanno consentito che la situazione precipitasse perché «non hanno pensato al futuro di Taranto, ma hanno seguito la strada del profitto immediato» come ha scritto ieri il vescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro nel suo messaggio alla città in occasione della giornata del Creato che si celebra oggi. Un messaggio duro in cui il vescovo Santoro chiede con forza un «controllo rigoroso sull’applicazione delle prescrizioni della nuova Aia non procrastinando ulteriormente gli interventi di ammodernamento degli impianti, la copertura dei parchi minerali e la bonifica dei terreni circostanti» e si rivolge ai tarantini con le parole di Papa Francesco: «Non lasciatevi rubare la speranza ». Agli operai e cittadini «fiaccati dagli scarsi risultati» a causa dello «smarrimento delle classi dirigenti, nazionale e locale, la cui conseguenza è stata una discutibile gestione dell’emergenza», Santoro chiede infine di cominciare a «disinquinare i pozzi del dibattito pubblico. Che adesso sembrano più secchi che inquinati». (GdM)
Ilva e inquinamento. Blitz dei finanzieri a ministero Ambiente
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| Emanuelelazzarini |
I dubbi del pool di magistrati composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani che indagano i vertici aziendali per disastro ambientale, nascono dalle telefonate intercettate dai militari delle Fiamme Gialle. Colloqui durante i quali Francesco Perli, responsabile degli affari legali dell’Ilva e anello di congiunzione tra azienda e commissione Aia, racconta a Fabio Riva dei suoi rapporti con Luigi Pelaggi. Chi è Pelaggi? Uno dei membri della commissione, ma soprattutto per gli investigatori è la «testa di ponte» cioè l’uomo vicino all’azienda per raccogliere le richieste dell’Ilva e «orientare la commissione nella direzione richiesta dai suoi interlocutori».
È il 22 luglio 2010 quando Perli descrive a Riva gli ultimi contatti avuti con Pelaggi. L’Ilva è in attesa dell’Aia ed è stufa di attendere. «Gli ho detto, scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te... è una roba allucinante! Cioè cosa dobbiamo fare di più, ve l’abbiam scritta noi! Vi tocca soltanto di leggere le carte, metterle in fila e gestire un po’ il rapporto con gli enti locali... Io adesso... comunque adesso i primi di agosto ci danno un lavoro per... valutiamo. Comunque bisogna star col fucile spianato... ».
Contro Pelaggi, Perli affonda le minacce. È lui stesso a raccontare a Fabio Riva, latitante a Londra dal 26 novembre scorso di essere ascoltato dai finanzieri: «guarda che se le cose stanno così non in cassa integrazione, noi mettiamo in mobilità 5 o 6000 persone» e «su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo».
Ma la Prestigiacomo non salta. L’Aia che arriva un anno più tardi, il 4 agosto 2011, avrà però vita breve: viene riaperta dal suo successore Corrado Clini quando l’inchiesta dei magistrati tarantini e le maxiperizie disposte dal gip Patrizia Todisco raccontano all’Italia intera il disastro ambietale di Taranto. U n’inchiesta che ora volge alla chiusura e che quindi mira a chiarire anche se quell’au - torizzazione è stata davvero il frutto delle analisi di documenti nel rispetto della normativa o l’ennesimo risultato della pressione aziendale sulle istituzioni. Un rapporto che il lavoro della magistratura dovrà chiarire anche per valutare le responsabilità di coloro che hanno consentito che la situazione precipitasse perché «non hanno pensato al futuro di Taranto, ma hanno seguito la strada del profitto immediato» come ha scritto ieri il vescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro nel suo messaggio alla città in occasione della giornata del Creato che si celebra oggi. Un messaggio duro in cui il vescovo Santoro chiede con forza un «controllo rigoroso sull’applicazione delle prescrizioni della nuova Aia non procrastinando ulteriormente gli interventi di ammodernamento degli impianti, la copertura dei parchi minerali e la bonifica dei terreni circostanti» e si rivolge ai tarantini con le parole di Papa Francesco: «Non lasciatevi rubare la speranza ». Agli operai e cittadini «fiaccati dagli scarsi risultati» a causa dello «smarrimento delle classi dirigenti, nazionale e locale, la cui conseguenza è stata una discutibile gestione dell’emergenza», Santoro chiede infine di cominciare a «disinquinare i pozzi del dibattito pubblico. Che adesso sembrano più secchi che inquinati». (GdM)
Tutti pendono dalla garza della mummia di stato (e di Riva)
Ilva, Bondi incontra i sindacati. "Così cambierò il siderurgico"
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| Repubblica |
Nel primo incontro con i rappresentanti dei lavoratori il commissario non presenterà il piano industriale perché ci sta ancora lavorando, ma spiegherà comunque a grandi linee come intende gestire l'azienda, quali sono le sue priorità, come sta andando il mercato. Dall'insediamento (4 giugno, col decreto 61 poi convertito nella legge 89 del 3 agosto) a oggi, Bondi - che è affiancato anche dal sub commissario Edo Ronchi nominato dal ministero dell'Ambiente - si è concentrato soprattutto su due fronti: riorganizzazione dell'Ilva, travolta da una pesante inchiesta giudiziaria per disastro ambientale scoppiata a fine luglio 2012, e attuazione delle disposizioni dell'Aia, ossia la serie di prescrizioni finalizzate a ridurre l'inquinamento di parchi minerali, cokerie, altiforni e acciaierie. Bondi è stato nominato commissario proprio perchè l'Ilva gestita dalla famiglia Riva - che resta comunque proprietaria - non ha attuato, secondo i tempi fissati, tutto ciò che l'Autorizzazione intergrata ambientale obbligava a fare.
E così, tra le prime iniziative assunte dal commissario, ci sono state sia un'accelerazione dei lavori agli impianti (l'azienda ha dichiarato di aver speso a metà luglio metà dell'impegno 2013), sia la costituzione di un dipartimento tecnico ad hoc, con 30 ingegneri, alla cui guida Bondi ha chiamato Erder Mingoli, ex manager Lucchini. Nei primi tre mesi di Bondi commissario però (in precedenza è stato ad dell'Ilva nominato dai Riva) non sono mancati gli scontri. Come quello provocato dalla relazione di Bondi in cui contestava sulla base di analisi commissionate dall'azienda i criteri con cui Regione e Arpa avevano definito per l'Ilva la Valutazione di danno sanitario (Vds). In quel documento, Bondi attribuiva tra l'altro i dati sull'incidenza dei tumori all'elevato consumo di sigarette da parte della popolazione e al fatto che molti tarantini avessero lavorato tra Arsenale della Marina e Cantieri navali venendo così a contatto con l'amianto.
Pian piano le polemiche sono poi rientrate, ma il livello di attenzione sul tema Ilva è rimasto comunque molto elevato. Prova ne sono la contrastata approvazione in Senato del decreto legge sul commissariamento dell'azienda (l'1 agosto l'assemblea l'ha votato senza modifiche così come era giunto dalla Camera sia per evitare di farlo decadere, sia per evitare l'ostruzionismo di Cinque Stelle), sia il fatto che lunedi scorso con un nuovo decreto inserito nel pacchetto della Pa, il Governo abbia autorizzato due discariche nell'Ilva per i rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Anche in questo caso le reazioni sono state aspre, nonostante il chiarimento alla Regione del ministro Orlando che ha giustificato la scelta del decreto legge per una questione di tempi: con l'avanzamento dei lavori dell'Aia, c'è infatti bisogno di siti idonei dove trasportare i rifiuti industriali prodotti dalla bonifica del siderurgico. (Rep)
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Epidemiologia trilussiana
Comunicato stampa: Taranto, area industriale: ogni 18 abitanti uno ha il cancro
PeaceLink e' entrata in possesso dei dati attuali degli ammalati della citta' Taranto: sono 8916.
Tante risultano le persone che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali, ossia il "codice 048".
Nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all'area industriale (quartiere Tamburi, Paolo VI, Citta' Vecchia e parte del Borgo), c'e' un malato di cancro ogni 18 abitanti.
Per la precisione 4328 malati su 78mila abitanti.
Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore.
Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c'e' un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della citta' vi sono 4588 malati di tumore su 120mila abitanti.
Questa e' situazione attuale.
Ovviamente tali dati non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato.
Il sindaco di Taranto - che e' un medico - avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perche' non lo ha fatto?
Facciamo appello all'ordine dei medici perche' venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuate le categorie di persone più esposte.
E' venuto i momento di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri.
Disporre di un dato istantaneo e conoscerne la sua evoluzione temporale e' un primo passo per compiere ulteriori indagini più affinate da un punto di vista epidemiologico.
Avere un situazione aggiornata e' possibile con i sistemi informatici in rete.
Occorre in particolare conoscere il dato aggiornato della mortalita' quartiere per quartiere, in modo che la magistratura possa intervenire li' dove le autorita' politico-amministrative non lo facessero.
Purtroppo invece conosciamo solo dati vecchi di anni e i politici di governo ripetono come un mantra che la situazione sta migliorando.
Se avessimo dati istantanei non si potrebbe più ignorare il dolore che la citta' vive.
Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink
PeaceLink e' entrata in possesso dei dati attuali degli ammalati della citta' Taranto: sono 8916.
Tante risultano le persone che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali, ossia il "codice 048".
Nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all'area industriale (quartiere Tamburi, Paolo VI, Citta' Vecchia e parte del Borgo), c'e' un malato di cancro ogni 18 abitanti.
Per la precisione 4328 malati su 78mila abitanti.
Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore.
Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c'e' un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della citta' vi sono 4588 malati di tumore su 120mila abitanti.
Questa e' situazione attuale.
Ovviamente tali dati non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato.
Il sindaco di Taranto - che e' un medico - avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perche' non lo ha fatto?
Facciamo appello all'ordine dei medici perche' venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuate le categorie di persone più esposte.
E' venuto i momento di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri.
Disporre di un dato istantaneo e conoscerne la sua evoluzione temporale e' un primo passo per compiere ulteriori indagini più affinate da un punto di vista epidemiologico.
Avere un situazione aggiornata e' possibile con i sistemi informatici in rete.
Occorre in particolare conoscere il dato aggiornato della mortalita' quartiere per quartiere, in modo che la magistratura possa intervenire li' dove le autorita' politico-amministrative non lo facessero.
Purtroppo invece conosciamo solo dati vecchi di anni e i politici di governo ripetono come un mantra che la situazione sta migliorando.
Se avessimo dati istantanei non si potrebbe più ignorare il dolore che la citta' vive.
Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink
venerdì 30 agosto 2013
Poveracci!!
Ilva, scoperti in Inghilterra altri 700 milioni di euro riconducibili ai Riva
Sale a quasi due miliardi di euro il tesoro della famiglia Riva ritrovato dalla Guardia di finanza di Milano nell’isola di Jersey, in Inghilterra. Dopo il sequestro da 1,2 miliardi di euro del 22 maggio scorso, infatti, secondo Il Sole 24 ore gli investigatori sarebbero riusciti a scovare altri 700 milioni di euro nel paradiso fiscale nel Canale della Manica. Il tesoro sarebbe stato scoperto in una nuova rete di società (trust) che farebbero capo ad Emilio Riva, al fratello Adriano, entrambi indagati dalla procura di Milano, e ai loro otto figli. Denaro che secondo i magistrati i Riva avrebbero sottratto all’Ilva spa e alla holding di famiglia Riva Fire e sui quali i Riva si apprestavano, secondo quanto emerso dalle indagini, a nuovi spostamenti per sfuggire ai provvedimenti della magistratura di Taranto. Il gip Fabrizio D’Arcangelo, infatti, nella sua ordinanza di sequestro preventivo scrisse che l’obiettivo era “modificare la giurisdizione dei trust per effetto delle iniziative dell’autorità giudiziaria di Taranto” che infatti giunse una settimana dopo il sequestro milanese. Fu il gip Patrizia Todisco, su richiesta del pool guidato dal procuratore Franco Sebastio, il 24 maggio a disporre un sequestro per equivalente da oltre 8 miliardi di euro, ma gli accertamenti delle fiamme gialle ioniche, però, hanno rivelato che nelle casse delle società Riva Fire e Riva Forni Elettrici vi erano poco più di 250mila euro.
Ma i nuovi accertamenti dei finanzieri lombardi, coordinati dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, hanno anche ricostruito l’esistenza della Master Trust, una nuova società che si aggiungerebbe alla complessa struttura con la quale i proprietari dell’Ilva hanno occultato il denaro necessario per rendere ecocompatibile la fabbrica di Taranto, dalla quale, secondo i periti, si diffondono “malattie e morte”. Le indagini degli inquirenti milanesi, intanto, proseguono: in questi giorni, infatti, dovrebbe tenersi un incontro tra i magistrati italiani e quelli inglesi per approfondire gli elementi raccolti fino a questo momento. L’incontro dovrebbe svolgersi a Londra, la stessa città nella quale si trova Fabio Riva, uno dei figli di dell’87enne Emilio, che attende la decisione della magistratura inglese sulla richiesta di estradizione formulata dall’autorità giudiziaria tarantina che lo ha indagato per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Un’indagine che oramai punta alla chiusura. Sul tavolo degli inquirenti ionici pendono ancora le posizioni del “governo ombra” scoperto in fabbrica e quelle dei tanti – politici, funzionari e non – che sono comparsi nell’indagine denominata “ambiente svenduto”. (FQ)
giovedì 29 agosto 2013
Si scrive "bonifica miliardaria", si legge "spostare rifiuti tossici di qualche metro"
Ed ecco la sceneggiata di fine agosto.
Merola Ronchi canta i rimproveri agli scugnizzi indisciplinati mentre il boss Riva esce dai domiciliari più forte e inquinatore di prima: Scetateve guagliune e malavita!!!
Ilva, è polemica sulle discariche
Il Governo autorizza per decreto legge la costruzione di due nuove discariche per rifiuti speciali (pericolosi e non) nell'Ilva di Taranto e scatta la protesta di Regione Puglia e Comuni di Taranto e Statte. Dopo il via libera dell'altro ieri all'interno del pacchetto sulla Pa, stamattina l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, incontrerà il ministro Andrea Orlando per avere chiarimenti «sul percorso legislativo che il Governo ha in mente riguardo all'Ilva».
Gli enti locali infatti - le due discariche sorgeranno in territorio di Statte, a pochi chilometri da Taranto - non accettano che si sia di nuovo utilizzata la strada del decreto per l'Ilva e sollecitano garanzie ambientali. Chiedono poi di sapere perché per i rifiuti non sia stata portata a termine un'Autorizzazione integrata ambientale specifica così come annunciato (era attesa per fine gennaio scorso), e richiamano la delicatezza dell'argomento, visto che proprio sul sito oggetto ora di autorizzazione del Governo ("Mater Gratiae"), a metà maggio ci sono stati quattro arresti per concussione. Tra questi l'allora presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido del Pd (a tutt'oggi ai domiciliari), accusato di aver fatto pressioni sui dirigenti dell'ente perchè dessero il via libera alle discariche dell'Ilva.
«Ma non ci si può chiedere da un lato di accelerare la bonifica dello stabilimento siderurgico e dall'altro sollecitare un percorso, come una nuova Aia, che porterebbe via del tempo»: così Edo Ronchi, sub commissario dell'Ilva ed ex ministro dell'Ambiente, interpellato dal Sole 24 Ore, risponde alle critiche che arrivano da Taranto. «È opinabile - afferma Ronchi - che per i rifiuti di un'industria si debba fare una specifica Aia. Quantomeno non è una prassi. L'Aia si fa per l'esercizio degli impianti industriali e comprende tutto. Per l'Ilva di Taranto l'Aia è stata rilasciata ad agosto 2011 cui è seguito un riesame ad ottobre scorso. Per le discariche, poi, parliamo di aree interne allo stabilimento che hanno già ricevuto il parere di compatibilità ambientale favorevole da anni. Non capisco perché non ci debba essere un'autorizzazione alla costruzione».
«Bisogna essere molto chiari - aggiunge Ronchi -. I lavori dell'Aia e la messa in sicurezza ambientale dello stabilimento, producono rifiuti che vanno smaltiti.
E non è praticabile la strada di portare fuori questi rifiuti, a patto anche di trovare siti disposti ad accoglierli. Se vogliamo quindi che il risanamento della fabbrica vada avanti e non si perda tempo, le discariche servono. Non c'è alternativa. L'inchiesta della magistratura? Ma i giudici non hanno contestato la creazione delle discariche in se. Ritengono, dal loro punto di vista, che siano state fatte pressioni nel procedimento amministrativo, ma certo non hanno detto che le discariche non devono esserci». Sei mesi dalla conversione in legge del decreto: questo é il tempo di massima che Ronchi stima per approntare i nuovi siti: 200mila metri cubi per il primo lotto di quella destinata ad accogliere i rifiuti pericolosi, 4 milioni di metri cubi per quella dei rifiuti non pericolosi. «Attualmente con le discariche esistenti nell'Ilva - osserva Ronchi - abbiamo ancora un margine di utilizzazione di qualche mese per i rifiuti non pericolosi mentre quelli pericolosi dobbiamo portarli all'esterno». «Posso capire i dubbi e le paure espressi da più parti, ma l'impegno assunto è quello di mettere a norma lo stabilimento applicando tutte le prescrizioni e dunque, in questa logica, costruire discariche rispettose dell'ambiente - aggiunge Ronchi -. Utilizzeremo professionalitá di rilievo e coinvolgeremo anche l'Ispra e l'Arpa Puglia».
«È evidente - commenta l'assessore Nicastro - che la Regione Puglia ritenga che lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla produzione debba essere svolto all'interno dello stabilimento. Devono però essere corretti i presupposti tecnici e di autorizzazione del sito». (Sole24h)
“L’INCONTRO di questa mattina con il Ministro Orlando ci ha permesso di chiarirci le idee sul percorso che si va delineando in merito alle vicende che riguardano lo stabilimento Ilva di Taranto, nello specifico le discariche interne all’area, e che tengono in apprensione cittadini ed istitiuzioni. Devo constatare innanzi tutto la celerità con cui il Ministro ci ha ricevuto all’indomani dell’approvazione del decreto relativo alle discariche segno evidente di quanto il tema sia importante non solo in Puglia ma anche a Roma”. A dichiararlo l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro al termine dell’incontro col Ministro dell’Ambiente. “Nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo di rappresentare tutte le nostre perplessità su eventuali automatismi rinvenienti dalla decretazione d’urgenza e sulla compressione dei tempi di autorizzazione canonici con conseguente azzeramento dell’attività d approfondimento tecnico-amministrativo: abbiamo ricevuto rassicurazioni dal Ministro – prosegue Nicastro – che non vi sia la volontà da parte del Governo di esautorare gli enti locali dal controllo sulle attività di autorizzazione, realizzazione e conduzione dei siti di conferimento individuati all’interno del perimetro di Ilva. Nella prossima settimana tutti i soggetti interessati saranno convocati sul tema per individuare un percorso comune sulle procedure”.
“Pur confortati da questo coinvolgimento che riteniamo un naturale esercizio delle funzioni di controllo ambientale attribuite agli enti locali, abbiamo ritenuto di non cedere sull’importanza di autorizzare correttamente le discariche come Bat (Best Avaible Technologies) nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Sul punto abbiamo recepito una disponibilità del Ministro a ripristinare questo elemento, eliminando il comma che riguarda la procedura semplificata di autorizzazione, nella fase di conversione in legge del decreto. Ci riteniamo soddisfatti di questo incontro nella misura in cui ci siamo riappropriati di una funzione di controllo importante di cui il decreto non teneva debitamente conto. La Regione – conclude Nicastro – continuerà a svolgere il proprio ruolo seguendo da vicino l’iter”.(Stato Quotidiano)
Merola Ronchi canta i rimproveri agli scugnizzi indisciplinati mentre il boss Riva esce dai domiciliari più forte e inquinatore di prima: Scetateve guagliune e malavita!!!
Ilva, è polemica sulle discariche
Il Governo autorizza per decreto legge la costruzione di due nuove discariche per rifiuti speciali (pericolosi e non) nell'Ilva di Taranto e scatta la protesta di Regione Puglia e Comuni di Taranto e Statte. Dopo il via libera dell'altro ieri all'interno del pacchetto sulla Pa, stamattina l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, incontrerà il ministro Andrea Orlando per avere chiarimenti «sul percorso legislativo che il Governo ha in mente riguardo all'Ilva».
Gli enti locali infatti - le due discariche sorgeranno in territorio di Statte, a pochi chilometri da Taranto - non accettano che si sia di nuovo utilizzata la strada del decreto per l'Ilva e sollecitano garanzie ambientali. Chiedono poi di sapere perché per i rifiuti non sia stata portata a termine un'Autorizzazione integrata ambientale specifica così come annunciato (era attesa per fine gennaio scorso), e richiamano la delicatezza dell'argomento, visto che proprio sul sito oggetto ora di autorizzazione del Governo ("Mater Gratiae"), a metà maggio ci sono stati quattro arresti per concussione. Tra questi l'allora presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido del Pd (a tutt'oggi ai domiciliari), accusato di aver fatto pressioni sui dirigenti dell'ente perchè dessero il via libera alle discariche dell'Ilva.
«Ma non ci si può chiedere da un lato di accelerare la bonifica dello stabilimento siderurgico e dall'altro sollecitare un percorso, come una nuova Aia, che porterebbe via del tempo»: così Edo Ronchi, sub commissario dell'Ilva ed ex ministro dell'Ambiente, interpellato dal Sole 24 Ore, risponde alle critiche che arrivano da Taranto. «È opinabile - afferma Ronchi - che per i rifiuti di un'industria si debba fare una specifica Aia. Quantomeno non è una prassi. L'Aia si fa per l'esercizio degli impianti industriali e comprende tutto. Per l'Ilva di Taranto l'Aia è stata rilasciata ad agosto 2011 cui è seguito un riesame ad ottobre scorso. Per le discariche, poi, parliamo di aree interne allo stabilimento che hanno già ricevuto il parere di compatibilità ambientale favorevole da anni. Non capisco perché non ci debba essere un'autorizzazione alla costruzione».
«Bisogna essere molto chiari - aggiunge Ronchi -. I lavori dell'Aia e la messa in sicurezza ambientale dello stabilimento, producono rifiuti che vanno smaltiti.
E non è praticabile la strada di portare fuori questi rifiuti, a patto anche di trovare siti disposti ad accoglierli. Se vogliamo quindi che il risanamento della fabbrica vada avanti e non si perda tempo, le discariche servono. Non c'è alternativa. L'inchiesta della magistratura? Ma i giudici non hanno contestato la creazione delle discariche in se. Ritengono, dal loro punto di vista, che siano state fatte pressioni nel procedimento amministrativo, ma certo non hanno detto che le discariche non devono esserci». Sei mesi dalla conversione in legge del decreto: questo é il tempo di massima che Ronchi stima per approntare i nuovi siti: 200mila metri cubi per il primo lotto di quella destinata ad accogliere i rifiuti pericolosi, 4 milioni di metri cubi per quella dei rifiuti non pericolosi. «Attualmente con le discariche esistenti nell'Ilva - osserva Ronchi - abbiamo ancora un margine di utilizzazione di qualche mese per i rifiuti non pericolosi mentre quelli pericolosi dobbiamo portarli all'esterno». «Posso capire i dubbi e le paure espressi da più parti, ma l'impegno assunto è quello di mettere a norma lo stabilimento applicando tutte le prescrizioni e dunque, in questa logica, costruire discariche rispettose dell'ambiente - aggiunge Ronchi -. Utilizzeremo professionalitá di rilievo e coinvolgeremo anche l'Ispra e l'Arpa Puglia».
«È evidente - commenta l'assessore Nicastro - che la Regione Puglia ritenga che lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla produzione debba essere svolto all'interno dello stabilimento. Devono però essere corretti i presupposti tecnici e di autorizzazione del sito». (Sole24h)
“L’INCONTRO di questa mattina con il Ministro Orlando ci ha permesso di chiarirci le idee sul percorso che si va delineando in merito alle vicende che riguardano lo stabilimento Ilva di Taranto, nello specifico le discariche interne all’area, e che tengono in apprensione cittadini ed istitiuzioni. Devo constatare innanzi tutto la celerità con cui il Ministro ci ha ricevuto all’indomani dell’approvazione del decreto relativo alle discariche segno evidente di quanto il tema sia importante non solo in Puglia ma anche a Roma”. A dichiararlo l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro al termine dell’incontro col Ministro dell’Ambiente. “Nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo di rappresentare tutte le nostre perplessità su eventuali automatismi rinvenienti dalla decretazione d’urgenza e sulla compressione dei tempi di autorizzazione canonici con conseguente azzeramento dell’attività d approfondimento tecnico-amministrativo: abbiamo ricevuto rassicurazioni dal Ministro – prosegue Nicastro – che non vi sia la volontà da parte del Governo di esautorare gli enti locali dal controllo sulle attività di autorizzazione, realizzazione e conduzione dei siti di conferimento individuati all’interno del perimetro di Ilva. Nella prossima settimana tutti i soggetti interessati saranno convocati sul tema per individuare un percorso comune sulle procedure”.
“Pur confortati da questo coinvolgimento che riteniamo un naturale esercizio delle funzioni di controllo ambientale attribuite agli enti locali, abbiamo ritenuto di non cedere sull’importanza di autorizzare correttamente le discariche come Bat (Best Avaible Technologies) nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Sul punto abbiamo recepito una disponibilità del Ministro a ripristinare questo elemento, eliminando il comma che riguarda la procedura semplificata di autorizzazione, nella fase di conversione in legge del decreto. Ci riteniamo soddisfatti di questo incontro nella misura in cui ci siamo riappropriati di una funzione di controllo importante di cui il decreto non teneva debitamente conto. La Regione – conclude Nicastro – continuerà a svolgere il proprio ruolo seguendo da vicino l’iter”.(Stato Quotidiano)
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martedì 27 agosto 2013
Stefano scrive lettere mentre l'Ilva trivella rifiuti nelle viscere della città
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| Il sito di Mater Gratiae (Licenza Creative Commons) |
E' quanto scrive il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno alla Direzione dell'Arpa Puglia, l'Agenzia per l'ambiente.
«In questo contesto - aggiunge il Sindaco di Taranto - si chiede a codesta Agenzia, cui è demandata l'espressione delle compatibilità tecnico/gestionali, particolare attenzione nella valutazione degli effetti cumulati di tali impianti che incidono su aree già fortemente gravate. Naturalmente si fa sin d'ora espressa riserva di ogni eventuale iniziativa a tutela del territorio e della comunità tutta. Si resta in attesa di aggiornamenti».
Intanto sulla vicenda è intervenuto anche l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro: «Lungi da me la volontà di commentare o esprimere giudizi su una cosa che ancora non ho avuto modo di leggere e studiare, di una cosa sono certo: mi lascia molto perplesso il ricorso continuativo alla decretazione d'urgenza per dirimere le questioni che riguardano Taranto».
«E' una cosa su cui ho molti dubbi - scrive l'assessore regionale - in virtù del fatto che ritengo necessaria una maggiore ponderazione e mi viene in mente un esempio: l'inserimento in Aia delle discariche interne ad Ilva come BAT (Best Avaible Techinologies) ci dava una certa garanzia in termini di conduzione delle stesse, di monitoraggio e di possibilità di intervento in caso di problemi. Da oggi non è più così". (TaSera)
Ilva, sì all’uso di discariche interne Senza verifica Aia
L’Ilva potrà realizzare due discariche (una per rifiuti pericolosi, l’altra per rifiuti speciali) all’interno dello stabilimento siderurgico tarantino, in località Mater Gratiae, evitando la procedura di Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha deciso ieri pomeriggio il Consiglio dei Ministri, approvando un articolo, inserito nel decreto sulla pubblica amministrazione, che riguarda le «imprese di interesse strategico nazionale» e fa riferimento, in particolare, all'Ilva e alla produzione dei rifiuti di cui si autorizza lo smaltimento nell'area dello stabilimento nel rispetto dell'ambiente e della salute.
«Per attuare l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) - spiega il ministero dell'Ambiente - è, infatti, prevista la produzione di rilevanti quantità di rifiuti non pericolosi e pericolosi che devono essere smaltiti in tempi rapidi in impianti idonei. Quindi è urgente disporre delle discariche per le quali è già stato rilasciato il giudizio positivo di compatibilità ambientale - e fra questi ci sono alcuni siti compresi nel perimetro dello stabilimento Ilva di Taranto - ma il cui iter autorizzativo non è stato ancora definito. Una soluzione che evita di cercare siti esterni che richiederebbe tempi lunghi e costi molto elevati che sottrarrebbero risorse ad altri interventi ambientali. La disposizione - precisa il ministero dell'Ambiente - non comporta oneri per la finanza pubblica in quanto le spese inerenti la costruzione e gestione delle discariche in questione sono a carico dell'Ilva spa in qualità di gestore delle medesime».
La procedura, però, come detto, evita di proseguire l’iter, avviato ormai da anni, per far avere alle discariche in questione l’Autorizzazione integrata integrata ambientale, con l’acquisizione dunque di tutti i pareri necessari e il fatto non può che suscitare dubbi sulla procedura seguita. Il Governo è parso unicamente orientato a soddisfare le richieste formulate dal commissario straordinario dell’azienda Enrico Bondi e dal suo vice Edo Ronchi, che non volevano assolutamente saperne di spendere quasi 300 milioni di euro per smaltire i rifiuti prodotti dall’Ilva in discariche esterne, ma è evidente che non possono essere scelte meramente economiche a dettare l’adozione di provvedimenti dalle ricadute ambientali tutte da valutare ma sicuramente non irrilevanti, considerando che l’Ilva non è mai riuscita ad ottenere l’autorizzazione per quegli impianti seguendo la via prevista dalla legge.
Non solo. Per la concussione che avrebbe esercitato sui funzionari pubblici allo scopo di autorizzare le discariche di contrada Mater Gratiae, il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è stato arrestato lo scorso 15 maggio e si trova tutt’ora agli arresti domiciliari, pur avendo lasciato ogni tipo di incarico politico e amministrativo. Al centro dell’inchiesta denominata «Ambiente Svenduto» ci sarebbero le pressioni fatte dall’Ilva sulla Provincia per ottenere l’autorizzazione all’esercizio della discarica «Mater Gratiae » allo scopo di risparmiare sui costi di smaltimento, scopo raggiunto, ora, addirittura via decreto. L’azienda dovrà confrontarsi con Arpa e Regione Puglia riguardo alle modalità di gestione delle discariche. (GdM)
Discarica Ilva Mater Gratiae: la magistratura arresta, il governo autorizza
“L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”, scriverebbe nuovamente Shakespeare. A Taranto accade l’inverosimile e l’informazione nazionale mette tutto in sordina. La magistratura ha arrestato il presidente della Provincia Gianni Florido (uomo di punta del Pd locale) per fatti relativi ad una discarica per rifiuti speciali pericolosi dell’Ilva, la Mater Gratiae. Con lui è già finito agli arresti un altro esponente del Pd, Michele Conserva.
Allora cosa fa il governo? Decide di metterci una pietra sopra e di autorizzare per decreto quella discarica. Oggi si riunisce per sanare tutto. Incredibile ma vero. In questo modo potrebbero essere dichiarati a norma anche i palazzi senza collaudo, gli appartamenti senza agibilità o i camion senza revisione. Tutto viene semplificato quando viene tagliato il nodo gordiano.
Ormai siamo abituati a vedere governi che a colpi di decreto rendono legale ciò che non lo era. Ora l’Ilva è nuovamente nella legalità “ope legis”, ossia “per il dettato della legge”. Viene così disinnescata quella mina sulla quale sono saltati gli amministratori del Pd. Sembrano storie diaboliche inventate ad hoc per gettare discredito sulla politica ma sono invece vere e accadono qui, in Italia.
Scendendo nello specifico, vi è un aspetto su cui è interessante riflettere, visto che parliamo di una discarica per “rifiuti speciali pericolosi“, ossia una di quelle più a rischio di ogni altra. Ci sono infatti rifiuti così pericolosi che non si possono conferire in discarica. Questi rifiuti devono infatti subire dei trattamenti preventivi (ad es. solidificazione o vetrificazione). Se ad esempio vi sono rifiuti pericolosi che percolano, essi non possono essere portati in discarica. Vanno prima sottoposti a trattamenti in genere piuttosto costosi che – se fossero applicati ad un’industria inquinante, così come richiede la legge – farebbero impennare i suoi costi di gestione.
Dovrebbe riflettere su questo aspetto il governo che pensa di sanare tutto per decreto, come se per decreto si potesse bloccare il percolato di rifiuti pericolosi non trattati. La cosa curiosa è che questo ennesimo provvedimento “per l’Ilva” si annida in un “pacchetto tagli” che riguarda la pubblica amministrazione: auto blu, precariato, dirigenti scolastici e varie voci della spesa pubblica.
Ma che attinenza ha una discarica privata con la spesa pubblica? Torniamo però alla questione dei rifiuti pericolosi che sono “troppo pericolosi” da essere portati in discarica tal quali. Il passaggio cruciale in questo caso è l’ARPA che potrebbe ficcare il naso in quei rifiuti e farli analizzare. Se infatti l’ARPA facesse controlli a tappeto e puntasse a fare la radiografica completa di quanto finisce nella discarica Mater Gratiae, ecco che si spalancherebbe un mondo. Sarebbe la prova della verità. E’ un atto di coraggio che dobbiamo chiedere non solo all’ARPA ma anche alla magistratura.
Occorre una perizia su quei rifiuti (le due perizie del GIP non hanno toccato le discariche Ilva). Chiederemo ispezioni a metri di profondità su quello che ci è finito dentro in questi anni. Per non parlare della falda acquifera – superficiale e profonda – che scorre sotto la discarica. Più si scava e più ci sarebbe da scavare. Analizzare sistematicamente i rifiuti e caratterizzarli adeguatamente è quello che va fatto.
Se si operasse così, anche questo nuovo “pacchetto” non avrebbe vita facile. I suoi intendimenti potrebbero saltare sulle “sorprese” che si nascondono in questa discarica. E’ veramente odioso che la politica di chi ci governa lavori dalla parte opposta alla nostra. E’ veramente grave il silenzio di tanta politica così loquace in campagna elettorale. Le gravi responsabilità trasversali di questa politica vanno contestate in nome della legalità e della trasparenza.
Perché decretare procedure eccezionali per una discarica che invece deve passare dalle procedure autorizzative ordinarie? E’ bene infatti dire che la questione della procedura “ope legis” di autorizzazione contrasta con ogni più elementare regola europea. I cittadini hanno il diritto di sapere e di avanzare osservazioni alle quali va data risposta. Ad esempio: la discarica ha un adeguato sistema di recupero delle acque meteoriche? O la pioggia porta in profondità tutto ciò che percola? Ed esiste un efficace fondo di impermeabilizzazione? E la falda quanto è inquinata? Sono tutte cose che i cittadini hanno diritto di sapere. La procedura che consente di sapere e di partecipare si chiama AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). L’AIA infatti non vale solo per l’inquinamento dell’aria ma anche per l’acqua e per le discariche. Proprio per questo la questione della Mater Gratiae era spinosissima ed è stata stralciata dall’AIA.
Autorizzare la Mater Gratiae per decreto scavalcando l’iter di legge significa compiere un ennesimo azzardo. I partiti di questo governo devono sapere che, lavorando contro i cittadini, incontreranno solo il loro disprezzo. Tanta sfrontatezza e tanta malapolitica alla lunga si ritorcerà contro il partito trasversale. (Marescotti - FQ)
Miseria culturale raccontata da fuori
Gli Instabili Vaganti premiati per lo spettacolo sull'Ilva "A Taranto non ci vogliono"
L'eremita contemporaneo-MADE IN ILVA della compagnia bolognese Instabili Vaganti
Bologna, 25 agosto 2013 - TANTO RUMORE,
tutt’intorno un’umanità martellante per ore e ore, giorno e notte. Il
movimento inarrestabile, la produzione frenetica, i gesti precisi e
sempre uguali. E’ questo lo scenario in cui vive l’eremita. Certo non
nell’accezione tradizionale del termine, ma in chiave contemporanea sì.
La suggestiva metafora è la chiave di volta dello spettacolo della
compagnia bolognese di teatro sperimentale Instabili Vaganti che con L’eremita contemporaneo-MADE IN ILVA ha vinto, dopo altri prestigiosi riconoscimenti, anche il premio della critica Ermo Colle 2013.
Diretta da Anna Dora Dorno e interpretata da Nicola Pianzola, con l’esecuzione musicale dal vivo di Alessandro Petrillo, la pièce tratta un tema spinoso, quello dell’Ilva di Taranto. Argomento estremamente caro alla regista, tarantina trapiantata a Bologna, che sull’ecomostro sul mare spalancava le sue finestre da bambina e che in quella fabbrica ha visto lavorare nonno e zio.
Cominciamo dal titolo...
«Io e Nicola - risponde la Dorno - eravamo a Taranto quando è scoppiato il caso Ilva. Già da alcuni anni stavamo indagando e sviluppando l’universo della fabbrica. Abbiamo intervistato gli operai, ascoltato le testimonianze di ragazzi come noi. La vita in fabbrica è una vita fuori dal mondo».
E l’eremita che c’entra?
«L’operaio vive in un non luogo in cui trascorre la maggior parte della sua esistenza. L’alienazione ci ha fatto pensare alla figura dell’eremita che non ci è sembrata, a quel punto, così anacronistica».
La vostra ambizione è di portare il progetto nella tana del lupo, a Taranto?
«‘L’eremita’ è stato rappresentato in quasi tutta Italia, nel nord Europa e in Iran, ma paradossalmente non riusciamo a portarlo a Taranto».
Per ostilità o cos’altro?
«Indifferenza. I teatri sono restii. La tradizione di teatro sperimentale non manca ma il tema non è gradito. Agli stessi lavoratori dell’Ilva, purtroppo. Lì nessuno vuole che la fabbrica chiuda. Anche se il nostro non è un teatro di denuncia che snocciola dati e punta il dito, l’impatto emotivo è molto forte. Le sole interessate sono le associazioni ecologiste ma non hanno spazi adeguati».
La sfida resta dunque aperta...
«Noi non ci arrendiamo».
Teatro fisico, teatro sperimentale. Gli operai dell’Ilva capirebbero?
«Finora lo spettacolo è stato accolto facilmente, proprio per il carattere emozionale e l’empatia che suscita. Ci potrebbe essere una forte immedesimazione».
Le motivazioni della giuria parlano di una “tensione fisica e emotiva che ha saputo incantare” e si profondono in complimenti per lei, Pianzola...
«Il pubblico rimane molto impressionato dalla componente fisica dello spettacolo. In scena resto quasi sempre intrappolato in una gabbia metallica in cui le azioni si ripetono fino allo stremo riproducendo la meccanicità dei gesti propri del lavoro che arrivano ad assumere movenze quasi acrobatiche».
La ripetitività porta all’esasperazione?
«Tanto che alla fine, come al culmine di una sessione di lavoro, l’attore cade in preda a una sorta di tarantismo, un’isteria, una frenesia che si impossessa di lui. Così scala il trespolo in cui è confinato attraversando il palco e cercando di raggiungere una luce gialla in alto. Ma come l’angelo di Lenz, a cui un piombo impedisce di alzarsi in volo, così l’attore sarà vittima di un’elevazione impossibile».
Quando vedremo ‘L’eremita contemporaneo’ a Bologna’?
«Con immensa soddisfazione siamo riusciti a portarlo in un teatro stabile per la prossima stagione e presto riveleremo quale. Ma faremo anche presentazioni nel nostro spazio». (RestodelCarlino)
Diretta da Anna Dora Dorno e interpretata da Nicola Pianzola, con l’esecuzione musicale dal vivo di Alessandro Petrillo, la pièce tratta un tema spinoso, quello dell’Ilva di Taranto. Argomento estremamente caro alla regista, tarantina trapiantata a Bologna, che sull’ecomostro sul mare spalancava le sue finestre da bambina e che in quella fabbrica ha visto lavorare nonno e zio.
Cominciamo dal titolo...
«Io e Nicola - risponde la Dorno - eravamo a Taranto quando è scoppiato il caso Ilva. Già da alcuni anni stavamo indagando e sviluppando l’universo della fabbrica. Abbiamo intervistato gli operai, ascoltato le testimonianze di ragazzi come noi. La vita in fabbrica è una vita fuori dal mondo».
E l’eremita che c’entra?
«L’operaio vive in un non luogo in cui trascorre la maggior parte della sua esistenza. L’alienazione ci ha fatto pensare alla figura dell’eremita che non ci è sembrata, a quel punto, così anacronistica».
La vostra ambizione è di portare il progetto nella tana del lupo, a Taranto?
«‘L’eremita’ è stato rappresentato in quasi tutta Italia, nel nord Europa e in Iran, ma paradossalmente non riusciamo a portarlo a Taranto».
Per ostilità o cos’altro?
«Indifferenza. I teatri sono restii. La tradizione di teatro sperimentale non manca ma il tema non è gradito. Agli stessi lavoratori dell’Ilva, purtroppo. Lì nessuno vuole che la fabbrica chiuda. Anche se il nostro non è un teatro di denuncia che snocciola dati e punta il dito, l’impatto emotivo è molto forte. Le sole interessate sono le associazioni ecologiste ma non hanno spazi adeguati».
La sfida resta dunque aperta...
«Noi non ci arrendiamo».
Teatro fisico, teatro sperimentale. Gli operai dell’Ilva capirebbero?
«Finora lo spettacolo è stato accolto facilmente, proprio per il carattere emozionale e l’empatia che suscita. Ci potrebbe essere una forte immedesimazione».
Le motivazioni della giuria parlano di una “tensione fisica e emotiva che ha saputo incantare” e si profondono in complimenti per lei, Pianzola...
«Il pubblico rimane molto impressionato dalla componente fisica dello spettacolo. In scena resto quasi sempre intrappolato in una gabbia metallica in cui le azioni si ripetono fino allo stremo riproducendo la meccanicità dei gesti propri del lavoro che arrivano ad assumere movenze quasi acrobatiche».
La ripetitività porta all’esasperazione?
«Tanto che alla fine, come al culmine di una sessione di lavoro, l’attore cade in preda a una sorta di tarantismo, un’isteria, una frenesia che si impossessa di lui. Così scala il trespolo in cui è confinato attraversando il palco e cercando di raggiungere una luce gialla in alto. Ma come l’angelo di Lenz, a cui un piombo impedisce di alzarsi in volo, così l’attore sarà vittima di un’elevazione impossibile».
Quando vedremo ‘L’eremita contemporaneo’ a Bologna’?
«Con immensa soddisfazione siamo riusciti a portarlo in un teatro stabile per la prossima stagione e presto riveleremo quale. Ma faremo anche presentazioni nel nostro spazio». (RestodelCarlino)
lunedì 26 agosto 2013
Ancora una legge ad hoc. Stavolta piange anche la Madonna!
Mater Gratiae, la discarica della vergogna
Il Consiglio dei Ministri si riunirà oggi , 26 Agosto 2013, per discutere, tra le altre questioni all’ordine del giorno, quella della razionalizzazione dei controlli in materia di rifiuti che tocca molto da vicino lo stabilimento ILVA di Taranto. Il decreto sulla Pubblica Amministrazione prevede il via libera alla costruzione ed alla gestione delle discariche per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in località Mater Gratiae, comune di Statte ( Taranto ), ovvero l’ILVA.
Entro 30 giorni dalla
conversione del decreto in legge, poi, il Ministro dell’Ambiente Orlando
potrà rendere effettiva l’operatività della discarica; quindi in un
tempo successivo rendere note le modalità di gestione e di smaltimento
dei rifiuti del ciclo produttivo dell’ILVA. Ciò che il decreto però non
dice è che la discarica Mater Gratiae ha avuto ed ha tuttora dei
numerosi problemi di regolarità.
Siamo nel 2010, anno in cui i
Riva, si legge sulla Repubblica, hanno urgenza di concludere sulle
discariche interne all’ILVA visto che l’AIA non prevede l’esercizio di
una discarica di rifiuti speciali nello stabilimento e che tale
discarica in realtà non solo esiste già ma è anche molto operativa.
Parliamo di un’area di 300 mila metri cubi, necessaria a stoccare i
residui nocivi della lavorazione dell’acciaio. Parliamo quindi di una
autorizzazione necessaria e urgente la cui mancata approvazione può far
saltare l’approvazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale)
del 2010. Un’autorizzazione la quale l’ILVA perderebbe parte della
produzione e di profitti per diverse centinaia di milioni di euro.
Tutto dipende dal Ministero
dell’Ambiente. Ma il gruppo Riva non demorde e con Girolamo Archinà,
ex-dirigente ILVA, annoda quei contatti solidi e continui con la
politica locale tarantina che garantirà loro la protezione necessaria a
operare in tutta tranquillità.
Cominciano le pressioni sulla
Provincia per bypassare la resistenza degli uffici tecnici . Archinà,
come si leggerà nelle carte dell’inchiesta che sono state rese
pubbliche, incontrerà direttamente il Presidente della Provincia di
Taranto Gianni Florido e ne riferirà la disponibilità a collaborare
sulla questione della discarica a Fabio Riva.
Il 15 Maggio 2013 la Guardia
di Finanza esegue l’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal GIP di
Taranto Patrizia Todisco. L’accusa è di concussione proprio nella
questione della discarica Mater Gratiae e si concentra sulle manovre
attivate per ottenere, dal 2006 al 2011, l’autorizzazione della
discarica, realizzata in una cava all’interno dello stabilimento, in
carenza dei requisiti tecnico-giuridici necessari all’espletamento delle
sue funzioni.
Il decreto del Ministro
Orlando, che sarà discusso domani, autorizza lo smaltimento di rifiuti
pericolosi ma non sembra prendere in considerazione il fatto che alcuni
rifiuti sono talmente pericolosi, scrive oggi il Presidente di
PeaceLink Marescotti, da non poter essere smaltiti in discarica. Questi
rifiuti dovrebbe subire trattamenti preventivi come la solidificazione o
la vetrificazione, passaggi senza i quali non dovrebbero mai essere
portati nelle discariche. Naturalmente si tratta di operazioni tanto
necessarie quanto costose ed impegnative.
Taranto diventa ancora una volta destinataria di decreti legge ad hoc, ad Ilvam.
Decreti difficili da giustificare quando ci sono studi di epidemiologi,
di tecnici, di esperti che da anni decretano non solo la grande
pericolosità dell’ILVA ma anche il suo effetto certo e confermato sulla
salute della popolazione.
Le ordinanze del GIP di
Taranto hanno dato conferma dei numerosi studi e rapporti tecnici in
materia e ci si chiede attoniti a cosa altro’ penseranno i politici pur
di salvaguardare l’ILVA contro gli interessi dei cittadini.
Come è mai possibile che una
discarica che fino ad ora non ha mai ottenuto le autorizzazioni
necessarie possa esser trasformata in un solo giorno e per mezzo della
bacchetta magica del nuovo decreto in una discarica sicura, pronta ad
accogliere e smaltire quantità e tipologie di rifiuti così importanti?
Perché decretare procedure eccezionali per una discarica che invece deve
passare dalle procedure autorizzative ordinarie?
Ci si augura che l’ARPA possa
effettuare de nuovi immediati controlli sulla natura non solo dei
rifiuti presenti al momento nella discarica Mater Gratiae ma anche sulle
conseguenze sulla falda acquifera. I cittadini non sanno se la
discarica abbia o meno un adeguato sistema di recupero delle acque, se
la pioggia faccia percolare in profondità, se la discarica sia o meno
impermeabilizzata. La procedura da seguire esiste e si chiama AIA (
Autorizzazione Integrata Ambientale), uno strumento che dovrebbe essere
usato non solo per le emissioni ma anche per tutto ciò che riguarda
l’inquinamento dell’acqua e per le discariche.
Autorizzare la Mater Gratiae
per decreto scavalcando l'iter di legge è l’ennesimo schiaffo non solo
alla città di Taranto ma anche alla legalità, perché decreta che ciò che
è illegale può diventare in poche ore e per volere di pochi
immediatamente legale e autorizzato. (Dazebao)
sabato 24 agosto 2013
Taranto sera (buona o no) sempre organo di stampa Ilva...
Il modo di "applaudire" ad ogni concessione al padrone e di scodinzolare festoso quando i potenti lo aiutano fa sempre spiccare Taranto Sera tra tutti i giornaletti. Anche nonostante il cambio nome (taranto buona sera) seguito alle intercettazioni della magistratura . Una certezza!
Ilva, via libera alla discarica
Via libera alla realizzazione ed alla gestione della discarica per l’Ilva.
Ci sono anche alcune disposizioni legate all’Ilva di Taranto nel pacchetto di provvedimenti per la Pubblica Amministrazione esaminato ieri dal Consiglio dei Ministri che tornerà a riunirsi lunedì prossimo. In particolare, nel decreto è previsto il via libera alla costruzione e alla gestione delle discariche per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in località “Mater Gratiae”, nel Comune di Statte, che hanno avuto parere di compatibilità ambientale e valutazione d’impatto ambientale positivi alla data di entrata in vigore del presente decreto legge.
Una decisione, quella assunta dal Governo, mirata a concedere l’autorizzazione alla costruzione ed alla gestione della discarica per l’Ilva, che arriva dopo la proposta lanciata nelle scorse settimane da Taranto Buonasera. (TaSera)
Ilva, via libera alla discarica
Via libera alla realizzazione ed alla gestione della discarica per l’Ilva.
Ci sono anche alcune disposizioni legate all’Ilva di Taranto nel pacchetto di provvedimenti per la Pubblica Amministrazione esaminato ieri dal Consiglio dei Ministri che tornerà a riunirsi lunedì prossimo. In particolare, nel decreto è previsto il via libera alla costruzione e alla gestione delle discariche per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in località “Mater Gratiae”, nel Comune di Statte, che hanno avuto parere di compatibilità ambientale e valutazione d’impatto ambientale positivi alla data di entrata in vigore del presente decreto legge.
Una decisione, quella assunta dal Governo, mirata a concedere l’autorizzazione alla costruzione ed alla gestione della discarica per l’Ilva, che arriva dopo la proposta lanciata nelle scorse settimane da Taranto Buonasera. (TaSera)
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