giovedì 7 gennaio 2010

Blob marino


Schiuma imbianca il litorale, è allarme
La denuncia di un gruppo di ecologisti. Emergenza inquinamento tra Campomarino e San Pietro in Bevagna


Una sostanza schiumosa, di colore bianco e di consistenza molto compatta, sta coprendo intere scogliere e tratti di arenile lungo il litorale ionico salentino. La maggiore concentrazione si registra in un tratto di circa dieci chilometri di costa che va dalla località turistica di Campomarino di Maruggio sino a San Pietro in Bevagna. Una presenza costante lattiginosa che resiste alle forti mareggiate e che comincia a preoccupare i residenti. Un gruppo di ambientalisti che si definisce «senza etichetta», sta raccogliendo una documentazione fotografica che invieranno agli organi locali e provinciali preposti al controllo.
Il sospetto è che tale sostanza schiumosa che da lontano può essere confusa per neve, possa essere il risultato della presenza in mare di grosse concentrazioni di liquido inquinante. Si pensa agli idrocarburi, dispersi in mare dalle grosse navi commerciali che solcano il Golfo dirette o in partenza dal porto mercantile di Taranto, oppure allo sversamento di depuratori che non funzionano o ancora liquami privati o scarichi di detergenti in quantità industriale da natanti. Altra ipotesi, non così pericolosa come i precedenti, ma altrettanto preoccupante per l’ecosistema marino, è che l’accumulo schiumogeno possa essere prodotto dalla iper produzione di alghe o mucillagini. «In ogni caso un fenomeno da studiare», affermano gli autori della denuncia che chiedono alle istituzioni locali l’interessamento del caso. «Non è semplice schiuma - dichiara Giovanni Buccolieri, rappresentante degli ambientalisti, tra i primi a segnalare il problema - ma qualcosa di diverso poichè non viene assorbita dalla sabbia ed è resistente alla naturale diluizione con l’acqua».
L’insolito paesaggio di «finta neve» in quel tratto di costa, dura da diversi giorni ma sino a ieri nessuna segnalazione ufficiale era pervenuta agli uffici provinciali dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente che è deputata al controllo anche delle acque. Non è la prima volta che l’Arpa interviene in questo versante di mare per prelevare campioni da analizzare. L’estate scorsa fu ancora la zona tra San Pietro in Bevagna e Campomarino a destare sospetti d’inquinamento per la presenza in superficie di ampie macchie oleose e maleodoranti. Gli esami effettuati sui campioni rilevarono la presenza di idrocarburi in quantità elevata. Anche in quel caso ad essere accusati dell’inquinamento marino furono le navi cisterna che durante il transito sottocosta lavano le stive svuotando in mare i liquami di risulta. I controlli successivi effettuati a stagione balneare già conclusa, dimostrarono un rientro nella normalità dei valori degli inquinanti. (Corriere del Mezzogiorno)

Vendola alla gogna di Vulpio

Per dovere di cronaca e imparzialità dell'informazione pubblichiamo stralci dell'analisi devastante che Vulpio fa del "vendolismo" pugliese tenendo conto di molte questioni che riguardano proprio la nostra città.
La vendola connection pare interessare una sfera di intrighi di potere, dai brogli elettorali alla sanità, alle poltrone...
La penna caustica di Vulpio ha già in più occasioni dimostrato di andare a fondo nelle questioni rivelando spesso risvolti celati e scomodi anche per chi lo aveva incaricato di scrivere...
Pur senza contraddire la tesi di fondo del potere che salva sé stesso, siamo però per l'assunzione cum grano salis di tutto questo scenario, riportandolo al confronto con le alternative reali.
La percezione della gestione Puglia è che, in ogni caso, ciò che va male può essere forse, con una forte volontà dal basso, emendato e migliorato. Ciò che è guasto e corrotto all'origine, invece, non può che generare guasti e corruzioni. E abbiamo ancora fresca la memoria dei 5 anni "scandalosi" del governo Fitto!
A ciascuno l'ardua sentenza


Come Giano bifronte, Nicola Vendola manovra e Vendola Nicola dice bugie. Mentre con Michele Emiliano si gioca al tiro a segno come sull’orso del Luna park: tre palle un soldo.
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Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.
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E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.
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Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.
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Sentenze eterne...

MORTE OPERAI: PROCESSO ILVA A TARANTO

SECONDA UDIENZA IN CORTE DI APPELLO A TARANTO DEL PROCESSO PER LA MORTE DI DUE OPERAI DELL'ILVA, RIMASTI SCHIACCIATI DA UNA GRU UTILIZZATA PER IL CARICO E SCARICO DI MINERALI.
L'INCIDENTE RISALE AL 12 GIUGNO DEL 2003.
ASSOLTO, IN PRIMO GRADO, IL PATRON DEL SIDERURGICO, EMILIO RIVA, FURONO INVECE CONDANNATI IL DIRETTORE DELLO STABILIMENTO, IL RESPONSABILE DELLA MANUTENZIONE E QUELLO DEL PARCO MINERARIO, NONCHE' L'AMMINISTRATORE E DUE TECNICI DELLA DITTA CEMIT, DITTA PROPRIETARIA E UTILIZZATRICE DELLA GRU.
LA PENA MAGGIORE PER IL PRIMO, AD UN ANNO E 4 MESI, UN ANNO A TESTA PER GLI ALTRI.
TUTTI RISPONDONO DI CONCORSO IN OMICIDIO COLPOSO PLURIMO E VIOLAZIONE DELLA NORMATIVA SULLA PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI.
PER UNA QUESTIONE TECNICA SOLLEVATA DALLA DIFESA LA CORTE HA RINVIATO LA DISCUSSIONE AL PROSSIMO 9 FEBBRAIO. (Telenorba)

Capodanno tarantino...

Fuochi al cielo

Inciviltà in terra

Vergogna

mercoledì 6 gennaio 2010

Cambiano colore... ma restano palazzinari!

Rifiuti: ecco "chi fa cosa" in Puglia

Promulgata la LEGGE REGIONALE 31 dicembre 2009, n. 36 “Norme per l’esercizio delle competenze in materia di gestione dei rifiuti in attuazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” . Il nuovo testo di legge infatti, emanato in attuazione del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, considera la gestione dei rifiuti attività di pubblico interesse, che come tale coinvolge i pubblici poteri con regole di organizzazione da questi determinate nel rispetto del principio di responsabilità sussidiaria e con l’obbligo della chiusura del ciclo. La Regione Puglia, in linea con le più avanzate politiche ambientali recepite nelle direttive europee, persegue i seguenti obiettivi: a) ridurre la produzione e la commercializzazione di beni privi della caratteristica di ecosostenibilità; b) ridurre drasticamente lo smaltimento dei rifiuti urbani in discarica promuovendo sistemi di raccolta che privilegiano la separazione dei rifiuti a monte; c) realizzare il recupero di materia organica. La nuova legge, dichiarata urgente, entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 1 del 04 gennaio 2010. (Quiregione)

L R 31/12/09 n. 36, Puglia, Gestione dei rifiuti

La città della monnezza!

Relazione di progetto per la realizzazione del Centro Comunale di Raccolta Rifiuti in via Blandamura, quartiere Tre Carrare Solito a Taranto

Si dimostra l'assoluta assenza di senso urbanistico e di una visione sana della città in questa proposta che, oltre ai cosiddetti rifiuti ingombranti ed apparecchiature elettroniche ed elettriche, prevede il conferimento anche di olii esausti, pile, batterie, vernici, acidi, solventi, in un'area adiacente ad una scuola materna, una scuola media, ad un parco giochi ed a soli 10 metri da palazzi per civili abitazioni!
Particolarmente significativa è la quantificazione dell'utenza (50.000), della tipologia di rifiuti, nonchè dei mezzi pesanti che graviteranno costantemente in zona, con le evidenti implicazioni di carattere ambientale in una strada che già presenta problemi di viabilità.
Bisogna contrastare questo progetto scellerato

Centro Raccolta Rifiuti Tre Carrare Solito Taranto

martedì 5 gennaio 2010

Cosa sa l'Europa di noi?

A grande sorpresa... manca l'ILVA!!!

Registro europeo su emissioni degli impianti industriali in Europa

E’ accessibile al pubblico e contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell'acqua e nel suolo rilasciate da complessi industriali in tutta Europa. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24 000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese.
La Commissione europea e l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) hanno inaugurato, pochi giorni fa, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-Prtr). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell'acqua e nel suolo rilasciate da complessi industriali in tutta Europa. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24 000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese.
Per riuscire ad ottenere la partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all'ambiente che li circonda e qual è la posta in gioco. Questo nuovo registro costituisce un importante passo avanti in tal senso, in quanto mette a portata di mano un maggior numero di informazioni sull’ambiente. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell'aria e nell'acqua dagli impianti della propria zona o regione.
Il commissario per l'Ambiente Stavros Dimas, ha dichiarato: "La trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L'istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura."
La professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea dell'ambiente, ha dichiarato che "per riuscire ad ottenere la partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all'ambiente che li circonda e qual è la posta in gioco. Questo nuovo registro costituisce un importante passo avanti in tal senso, in quanto mette a portata di mano un maggior numero di informazioni sull’ambiente. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell'aria e nell'acqua dagli impianti della propria zona o regione."
Per favorire l'accesso del pubblico alle informazioni sull'ambiente è stato creato il nuovo registro E-PRTRen, alimentato con i dati trasmessi dai singoli impianti industriali ed accessibile alla pagina http://prtr.ec.europa.eu/Home.aspx. Le informazioni del registro, che riguardano le sostanze inquinanti rilasciate nell'aria, nell'acqua e nel suolo dai singoli impianti nel 2007, coprono il 30 % delle emissioni totali di ossidi di azoto (NOx), ovvero la maggior parte delle emissioni provenienti da tutte le fonti tranne i mezzi di trasporto, e il 76 % delle emissioni totali di ossidi di zolfo (SOx) rilasciate nell'aria nei 27 paesi dell'UE e in Norvegia. Il registro informa anche sulla quantità di acque reflue e rifiuti trasferiti, compresi i trasferimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, e fornisce i primi dati sulle sostanze inquinanti rilasciate nell’acqua da fonti diffuse, come le perdite di azoto e fosforo in agricoltura.
Il sito web ha un potente motore di ricerca che consente ai visitatori di impostarlo in base ad uno o più criteri e di avvalersi di una carta geografica. È possibile, ad esempio, ricercare la quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi trasferiti in un dato paese (ricerca in base ai rifiuti), oppure le emissioni rilasciate da un determinato sito industriale, interrogando il registro in base al nome o alla località (ricerca per impianto).
Il registro E-PRTR rivela, ad esempio, che: spesso pochi impianti contribuiscono in ampia misura al totale delle sostanze inquinanti emesse in Europa: è il caso di cinque grandi impianti di combustione, che insieme sono stati responsabili di oltre il 20 % degli ossidi di zolfo emessi nell'aria nel 2007 e indicati nel registro E-PRTR. Gli ossidi di zolfo concorrono sia all'acidificazione dell'ambiente che alla formazione di particolato nocivo; o che oltre 54 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sono stati trasferiti da complessi industriali presenti nel registro. La maggior parte dei rifiuti sono raccolti e smaltiti all'interno del paese che li ha prodotti e solo una piccola porzione (circa il 6 %) è trasferita oltre frontiera.
La convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (la cosiddetta "convenzione di Århus") riconosce al pubblico il diritto di accedere alle informazioni sull'ambiente.
Nel 2003 le parti della convenzione di Århus hanno adottato il protocollo sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (Prtr), entrato in vigore l'8 ottobre 2009. La Comunità europea l'ha sottoscritto ed ha adottato il regolamento (Ce) n. 166/2006 per la sua attuazione. Il regolamento definisce i livelli minimi di attività e di inquinamento oltre i quali i complessi industriali devono fornire informazioni e su questo aspetto è più rigoroso del protocollo Prtr, in quanto prescrive agli Stati membri di trasmettere dati su cinque ulteriori sostanze inquinanti e impone obblighi di comunicazione più stringenti per altre sei.
A partire dal 2010 i dati contenuti nel registro saranno aggiornati ogni anno in aprile. Oltre ai dati dei 27 Stati membri dell’Unione europea, vi figurano quelli dell'Islanda, del Liechtenstein e della Norvegia. Il sito web, che già include le informazioni sulle emissioni da fonti diffuse, sarà progressivamente migliorato nei prossimi mesi. (Agricoltura italiana online)

Nella storia dei lavoratori

"...
[Dall'Italsider di Taranto]

All'Italsider ogni giorno
noi diciamo di non far ritorno
c'è il rimborso per la salute
ma la vita chi ce la ridà

Ama chi ti ama
non amare chi ti vuol male
specialmente il caporale
e i padroni che sfruttano te
..."

Giovanna Marini canta nella serata di sostegno alla lista PerUnaltracittà Ornella De Zordo Sindaco a Settignano (FI) il 15 maggio 2009

Università allo sbando...

lunedì 4 gennaio 2010

Inquinamento: test per 200!



Ecco l'articolo di Gubitosa citato da Colucci

Quando si ribellano perfino le macchine, la situazione e' grave. Un'esclusiva di mamma.am
Gli elettrofiltri Ilva: "basta con l'esibizionismo dei camini"
Nella citta' piu' inquinata d'Europa per le emissioni industriali, tutti se la prendono con i comignoli che sputano diossina: ma gli elettrofiltri non sono d'accordo e rivendicano un ruolo da protagonisti nell'inquinamento di Taranto.

5 novembre 2009 - Carlo Gubitosa

Le "sigarette" dei fumi Ilva respirati in Puglia sono con l'elettrofiltro? A quanto pare si', visto che questi macchinari si sono ribellati per ottenere il giusto credito di fronte agli ambientalisti.
Per una macchina non c'e' niente di peggio che essere ignorata, trattata come una cosa inutile, gettata nel dimenticatoio: e' quello che e' capitato agli elettrofiltri dell'Ilva di Taranto, da sempre all'ombra dei camini molto piu' visibili e vanitosi, ormai diventati il simbolo dell'industria (e del conseguente inquinamento) nella citta' dei due mari.
"Ma davvero pensate che possano fare tutto questo da soli?" ci ha raccontato un elettrofiltro intervistato in esclusiva per www.mamma.am. "Loro sono li' a fare sfoggio delle loro belle strisce biancorosse, nemmeno fossero tifosi del Bari, e noi qui sotto lavoriamo come matti senza che nessuno si accorga di noi. Dispersioni, fughe, fuoriuscite: dobbiamo inventarci di tutto per far uscire schifezze inquinanti dai nostri meccanismi".
A questo punto la faccenda si fa interessante, e domandiamo all'elettrofiltro se puo' darci delle prove ufficiali del suo impegno a sostegno delle emissioni industriali. "Il bello e' proprio questo! - ci spiega l'elettrofiltro - non ci sono misurazioni, ma si sa per certo che ci possono essere delle dispersioni. Solo che noi non interessiamo a nessuno, le misurazioni le fanno sui camini dopo che noi abbiamo gia' disperso sostanze nell'ambiente. Perfino l'Autorizzazone Integrata Ambientale valuta solo le emissioni convogliate (il fumo che esce enorme e maestoso dai camini) ignorando quelle diffuse e fuggitive (le nostre magnifiche e microscopiche scoreggine alla diossina)"
Di fronte a questa situazione, e' comprensibile tutta l'amarezza di questi dispositivi, cosi' importanti per mantenere il primato di Taranto sulle emissioni europee di agenti inquinanti, ma al tempo stesso cosi' ignorati e sottovalutati dagli ambientalisti e dagli stessi cittadini.
E' cosi' che per cercare la gloria negata da sempre, gli elettrofiltri dell'Ilva si sono organizzati e autofotografati per mostrarsi in tutto il loro splendore, circondati da fumi che non si vedono nemmeno ai concerti dei Pooh. Per fare il loro debutto in societa' hanno scelto Mamma! perche' sapevano che solo noi saremmo stati abbastanza pazzi da metterci a parlare con un elettrofiltro.
"Camini, camini, sempre e solo camini. - si sfoga l'elettrofiltro - mai una volta che i gruppettari si ricordino anche di noi. Ci basterebbe poco per essere felici: un comunicato del Wwf, un assalto di Greenpeace, una manifestazione di protesta... ma niente. Come se non esistessimo".
Ma da oggi gli elettrofiltri possono stare tranquilli: se queste foto e i fumi che contengono arriveranno dove devono arrivare, di loro si parlera' tanto, e molto presto.

Class action contro l'Ilva? Niente: morite e basta!

Arriva la class action. Boccia: ma non per l'Ilva di Taranto

L'anno nuovo ha portato grandi novità per i consumatori italiani. Dal primo gennaio, infatti, possono esercitare la class action, ossia l’azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. Si tratta di una innovazione introdotta dalla Legge Sviluppo per tutelare i consumatori e gli utenti, sostituendo così integralmente l’analoga disciplina, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, ma mai entrata in vigore perchè ritenuta carente sia sotto l’aspetto procedurale che sostanziale.
«Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri paesi sviluppati», ha detto Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, ricordando che «da ora è più semplice, concreto ed effettivo l’esercizio dell’azione collettiva, poichè questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anzichè solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno». In sostanza la nuova disciplina consente a consumatori o utenti, i quali abbiano patito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento in ipotesi in cui il ricorso al giudice sarebbe troppo oneroso per un singolo individuo: ad esempio quando la controparte è molto più forte sul piano economico, e può quindi avvalersi in giudizio di strumenti di difesa più efficaci; ovvero quando i comportamenti illeciti di quest’ultima, pur avendo grande rilevanza nel loro complesso, arrecano al singolo un pregiudizio di lieve entità.
Con le nuove norme, in vigore dal 1° gennaio 2010, tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa, nelle ipotesi suddette, potranno aderire all’azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente ad un avvocato. Il procedimento, si legge in una nota, sarà snello e consentirà di avere una sentenza immediatamente esecutiva e non una mera sentenza di principio che poi costringe ad instaurare un successivo giudizio. Per assicurare una piena tutela dei consumatori che aderiscono, è previsto il preventivo esame da parte del giudice per verificare l'adeguatezza di chi ha instaurato il giudizio a curare l'interesse della classe, cioè del gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione, e per accertare l’assenza di conflitti di interesse.
Inoltre, è assicurata la piena trasparenza e pubblicità di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. È anche prevista la notifica al pubblico ministero, garantendo così la possibilità di una presenza imparziale nella fase preliminare, preordinata a valutare adeguatezza ed assenza di conflitti d’interesse. È pure contemplata, prosegue la nota, l’eventuale sospensione del giudizio quando sui fatti rilevanti è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente, ovvero un giudizio dinnanzi al giudice amministrativo. Si è predisposta così una procedura economica, snella e veloce, trasparente, garantita ed efficace. Sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009.

Attenendosi ai principi generali, in base ai quali di norma le nuove leggi si applicano solo per l’avvenire, nell’attuale quadro economico finanziario si è così inteso mantenere immutato per il passato il quadro di riferimento, evitando di interferire con le eventuali strategie aziendali relative alla gestione dei contenziosi, nella consapevolezza che una tale scelta avrebbe potuto indurre potenziali ricadute anche sulla stabilità delle imprese e sui relativi livelli occupazionali.

BOCCIA, E' INCOMPLETA, SCAJOLA SPIEGHI PERCHE'
«Come sempre, il governo vende slogan e titoli. La class action in Italia è una parente povera delle richieste collettive di risarcimento che caratterizzano le economie dei principali Paesi occidentali. Scajola ci spieghi perchè il governo Berlusconi non ha introdotto la class action sui prodotti finanziari e sulle vicende riguardanti l'inquinamento ambientale dei grandi siti industriali». E' quanto dice il parlamentare del Pd Francesco Boccia.
«Nonostante la propaganda del primo gennaio fatta dal ministro – sottolinea – , gli italiani devono sapere che il governo ha preferito tutelare ancora una volta gli operatori finanziari pregiudicati e i siti industriali inquinanti. In altre parole, ancora oggi un risparmiatore Parmalat (non a caso lo conferma lo stesso sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, smentendo il suo ministro) non potrebbe utilizzare la class action, come non potrebbero utilizzarla i tanti cittadini che vivono a ridosso dei maggiori siti inquinanti d’Italia. Il caso dell’Ilva di Taranto è il più emblematico ed è quello che meglio chiarisce le bugie di Scajola». (GdM)

Ecco come si sdoganano gli inceneritori!

Copenhagen?

"Cittadini in marcia"? Benvenuti!

Una nuova (?) associazione per chiedere più controlli a Taranto

L’associazione tarantina «Cittadini in marcia» ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta agli organismi politici e sanitari dell’area jonica e della Regione Puglia per un studio di ricerca della diossina nel sangue.
«I quantitativi di diossina immessi nell’ aria di Taranto e provincia e la contaminazione dei terreni e del bestiame, ma anche di taluni alimenti – scrive l’associazione in una lettera inviata stamani agli uffici interessati – inducono a ritenere che la popolazione possa aver assorbito negli anni dosi significative di diossina e che la presenza e i livelli della stessa possano essere individuati nel sangue attraverso un adeguato studio scientifico. Rimaniamo ancora perplessi – continua la nota – come tale ricerca non solo non sia stata ancora attuata ma non venga neanche proposta a livello istituzionale per dare risposte, quantomeno dovute, all’intera cittadinanza. In altre aree del Paese a rischio diossina, come Brescia e Mantova – continua -, sono state avviate da diversi anni indagini nel sangue della popolazione per ricercare la presenza e i livelli della sostanza incriminata, e tali indagini hanno costituito una prima base su cui lavorare per avviare successive azioni sanitarie, qualora ritenute necessarie. Il caso da inquinamento produttivo di Taranto e provincia non solo richiede, per la storia industriale nota, una adeguata attenzione ma l’impegno della ricerca scientifica dovrebbe essere maggiore in ordine all’effetto moltiplicativo degli altri numerosi inquinanti industriali che hanno svolto una sinergica azione insieme alla diossina. Vi invitiamo a non aspettare oltre avviando da subito un confronto costruttivo con tutti i soggetti sociali per condividere insieme gli obiettivi e i contenuti della ricerca».
La richiesta è stata trasmessa al presidente della giunta regionale Nichi Vendola, all’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore, al presidente dell’amministrazione provinciale di Taranto Gianni Florido, al sindaco di Taranto Ippazio Stefano, al sindaco di Statte Angelo Miccoli, al direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, al direttore della Asl Domenico Angelo Colasanto.
(La voce di Manduria)

sabato 2 gennaio 2010

Reati ambientali: delinquere paga!

Impunità per chi truffa e inquina con i soldi pubblici... La prescrizione ripulisce il reato ambientale... ma lascia sporco l'ambiente e condanna i cittadini alla malattia!
E soprattutto, come si vede dalle bugie che ancora si dicono, invita a rifarlo!





All'Ilva riparte l’altoforno numero 1

Dal 18 gennaio all’Ilva riparte l’altoforno 1, ma il peso della crisi economica e le sue incertezze non mollano la presa. Dal 7 dicembre sono in cassa integrazione straordinaria diverse migliaia di unità. Il mercato dell’accio non è ripartito come speravano gli analisti del Gruppo Riva e per il 2010 l’incertezza regna ancora come ha ricordato il direttore generale delle relazioni industriali Ilva Pietro De Biasi qualche mese fa. La produzione non dovrebbe superare, almeno al momento, il 50 per cento dopo essere calata lo scorso anno addirittura del 70 per cento.
Con la ripartenza dell’altoforno numero 1 (fermo da un anno) sarà completa anche la ripresa delle attività all’acciaieria 2, mentre l’acciaieria 1 marcerà ancora parzialmente con un convertitore e una colata continua. Sono i chiaroscuri della crisi se si pensa che con la riapertura dell’altoforno 1 rientreranno al lavoro centinaia di dipendenti fermi da mesi. Ma, come dicevamo, le incognite restano perché, per esempio, da qualche giorno c’è una fermata che interesserà per un mese uno dei treni nastri. Ai sindacati spetta affrontare un passaggio delicato e sono previsti nuovi incontri nei prossimi giorni. L’Ilva infatti, per razionalizzare gli organici, starebbe spostando lavoratori dall’acciaieria 1 alla 2. Questo comporterebbe disagi per i dipendenti che, operando da anni su impianti diversi, sarebbero costretti a una rapida «riconversione» in termini di formazione e adattamento. Qualche mugugno sarebbe stato registrato dai sindacati che si troverebbero così a fronteggiare una delicata fase di «addestramento». [f.col.- GdM]

giovedì 31 dicembre 2009

un bilancio...

Un felice anno a chi viaggia...

Buon 2010!

Storie degli «altri» che sono tra noi


KARID UNA VITA IN FUGA
Karid ha 18 anni e fugge dall'Afghanistan. Una fuga dura. Disperata. Un viaggio del quale è difficile parlare. E non soltanto per la difficoltà della lingua. Per poter scappare da quei luoghi di guerre e di sterminii ha dovuto pagare i trafficanti di uomini...

DALL'INDIA PER SEGUIRE IL PAPA' A BRINDISI DI MONTAGNA
Sono due fratellini Lovepreet, 14 anni, e sua sorella Sandeep, di 13. Vengono dal Lakhimpur in India. Sono arrivati in Basilicata da sette mesi e con il papà vivono a Brindisi di Montagna. Loro padre ha ripreso anche qui il suo vecchio mestiere di agricoltore...

LAUREATA LE NEGANO CONCORSO
Iulia ha 25 anni e viene dall'Ucraina. Ha raggiunto sua madre che lavora a Potenza ormai da 7 anni. È arrivata l'anno scorso e, con la mamma, vive a Picerno. È un anno che studia la lingua, ma per Iulia lo studio non è una novità...

SPOSA UNA POTENTINA CHE GLI DARA' UN FIGLIO
Zouhair ha 29 anni, viene da Casablanca (Marocco), e vive a Potenza da un anno e 9 mesi. Prima ha vissuto e ha lavorato a Parigi, per tre anni...

RAGGIUNGE LA MADRE DALLA MOLDAVIA
Maria ha occhi spauriti, 19 anni, e viene dalla Moldavia. Tre mesi fa ha raggiunto sua madre che era a Potenza da 5 anni dove lavora come badante o donna delle pulizie....

UN VIAGGIO PER SCOPRIRE IL SUO FUTURO
Karim ha 44 anni e ha raggiunto, sette mesi fa, sua moglie che da cinque anni lavorava a Potenza come badante. Anche lui viene dal Marocco. È partito da Casablanca, con un diploma in tasca, un biglietto d'aereo e un po' di speranza nel viaggio che aveva di fronte....

martedì 29 dicembre 2009

L'Arpa risponde alla commissione AIA sull'Ilva

ARPA Puglia
Osservazioni sul parere della Commissione Istruttoria IPPC e dell'allegato Piano di Monitoraggio e Controllo (PMeC) nell'ambito dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativa allo Stabilimento Ilva Spa di Taranto.

Parere Arpa Puglia Su Ippc Ilva Taranto

Un po' di aggiornamento dal mondo...


Clicca sui link per scaricare i documenti

AGENDA

SESSIONE MATTUTINA: From good practices to best policies:

Virginia BOMBELLI: From local communities to sustainable cities

Declan MEALLY: Sustainable Energy Communities From good practice to best policies HOLISTIC Dundalk 2020

Teresa PERNKOPF: HOLISTIC - Mödling

Olivier ARAGNO: Concerto Holistic

Franco ANZIOSO: POLICITY The project in Torino

Roberto PAGANI: Concerto AL piano

Simona COSTA: Concerto Plus Activities Italian Site Visit

Marcello CAPRA: Politica energetica, ricerca e innovazione

SESSIONE POMERIDIANA: Patto dei Sindaci e Linee Guida SEAP

Virginia BOMBELLI - Antonio LUMICISI: Il template da compilare e le Linee Guida per il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile (SEAP)

lunedì 28 dicembre 2009

Uno schiaffo agli amministratori inetti e corrotti!

Comunicato stampa
FABIO MATACCHIERA CREERA’ UN FONDO VOLONTARIO ACCESSIBILE A TUTTI ATTRAVERSO PASSWORD PUBBLICA.

E’ ormai indubbio che la diossina a Taranto continui ad accumularsi nell’ambiente. Si ricordino i numerosi abbattimenti di bestiame allevato nell...e aree prospicienti la grande industria siderurgica, perché fortemente contaminato da questa micidiale sostanza, ed il notevole aumento nella popolazione dei tumori che da qualcuno sono stati considerati “invenzioni popolari”.
Se non si riesce ancora ad ottenere un monitoraggio costante delle emissioni di diossina, tale da far prendere posizioni decise relative ad una sua diminuzione a livelli accettabili e legali, bisogna allora accertare, attraverso analisi specifiche, il tasso di diossina nell’organismo dei tarantini. Perseguendo questo obiettivo, ho sensibilizzato alcuni imprenditori jonici a devolvere fondi da investire in queste analisi. L’appello è stato raccolto con entusiasmo straordinario da concittadini che hanno a cuore le sorti della collettività e che si sono resi disponibili a versare direttamente in un apposito fondo la cifra che hanno deciso di offrire per questa causa. Non ci saranno passaggi di denaro a livello personale, tutto il percorso economico di questa operazione sarà limpida e permetterà di indirizzare il ricavato esclusivamente allo scopo previsto. Sarà aperto nei prossimi giorni un conto corrente postale, il cui movimento sarà visibile in tempo reale online attraverso una PASSWORD che verrà comunicata PUBBLICAMENTE A TUTTI. Chiunque potrà verificare le operazioni effettuate e, nel caso, contribuire con una propria offerta anche minima con le modalità che saranno successivamente indicate in maniera specifica. Le analisi per quantificare la presenza di diossina nell’organismo umano sono estremamente elaborate e quindi costose (c.a 950 euro + Iva per l’esame di un solo campione). In Italia, sono solo pochissimi i centri universitari specializzati in grado di effettuarle e dare la garanzia di affidabilità del risultato. Sono stai da me individuati alcuni laboratori particolarmente qualificati, ai quale sarà affidato il compito di verificare in che misura la diossina si stia impadronendo della salute dei tarantini.
A mano a mano che il fondo si costituirà e prenderà consistenza, si procederà ad inviare, via via, i campioni di sangue ai laboratori prescelti. Più il fondo sarà cospicuo, maggiore sarà il numero dei cittadini volontari che potranno essere sottoposti all’esame della diossina. Saranno presi in considerazione gli abitanti che vivono nei vari quartieri della città, con particolare attenzione a coloro che risiedono al rione Tamburi, in quanto sono i più esposti all’incidenza di malattie tumorali. Il campione di cittadini verrà selezionato anche in base all’età ed al sesso, in modo da promuovere un’indagine che sia la più rappresentativa possibile. Il test sarà anonimo, tuttavia, solo su precisa richiesta e consenso del donatore, potranno essere fornite l’identità del soggetto ed il risultato dell’esame con rilascio della CERTIFICAZIONE UFFICIALE DEL CENTRO UNIVERSITARIO CHE AVRA’ EFFETTUATO LE ANALISI.
Questa indagine farà ulteriore luce sulla quantità di diossina presente nel sangue dei tarantini e quindi della probabile maggiore incidenza di malattie tumorali, in special modo di leucemie. Non si intende, attraverso questa iniziativa, scavalcare le istituzioni che finora non hanno effettuato questo monitoraggio, bensì scuotere ulteriormente l’opinione pubblica su questa situazione critica che a Taranto si sta cronicizzando. E’ giusto, però, ricordare che un paio di anni fa anche l’associazione Tarantoviva sottopose ad esame dieci tarantini per lo stesso monitoraggio, ma in quella circostanza, per problemi economici, il sangue di tutti i volontari fu mescolato in un unico campione ed il risultato ottenuto rappresentava solo un valore medio che, pur essendo notevolmente alto, non permetteva, tuttavia di distinguere i livelli di diossina presenti nel sangue di ciascuno. La differenza sostanziale fra il precedente monitoraggio e questo nuovo promosso da me, sta nel fatto che da quest’ultimo si otterranno dati individuali, più indicativi ed oggettivi per comprendere lo stato delle cose. Ciò servirà per rendere noti a tutti, quei dati che ritengo potrebbero essere molto allarmanti, alla luce dell’indagine precedente, visto che ancora le istituzioni preposte ritardano a darci. Presto, inoltre, renderò noti i nomi di alcuni cittadini di riconosciuta onorabilità e credibilità che insieme a me costituiranno il Comitato dei Garanti per la verifica di tutte le operazioni che riguarderanno questa mia iniziativa.
Prof. Fabio Matacchiera

domenica 27 dicembre 2009

Tempi duri per le chiacchiere!




E chiudiamo con una chicca del direttore del Corriere del Giorno, Di Bella che, nel criticare - giustamente - lo scempio ambientale della variante per la costruzione di 5.000 alloggi popolari alla Salinella, cita nientepocodimenoché due illustri sindaci, protagonisti indiscussi e preminenti della condizione attuale di Taranto: Rossana Di Bello (commensale e amica del direttore...) e Mario Guadagnolo (...)!!!
Complimenti per l'obiettività e per la scelta dei personaggi esemplari!
Certo, se bastassero la coerenza e un pizzico di memoria e non si dovesse sempre pagare il dazio agli amichetti... sarebbe tutto più semplice, efficiente e normale in questa città... Crede di poter scagliare la prima pietra, direttore?

Acqua Santa!

Dopo i tanti appelli di Padre Alex Zanotelli che del popolo dell'acqua è l'autorevole guida e i comunicati dei vescovi del Molise, della diocesi di Termoli-Larino, dei padri comboniani di Lecce, del vescovo di Messina arcivescovo emerito di Messina, con l'auspicio che possano seguire tanti altri, ecco il messaggio dei sacerdoti di Altamura:

PRIVATIZZARE L'ACQUA?
I Sacerdoti di Altamura deplorano questa manovra
L'ACQUA E' UN BENE ESSENZIALE
L'acqua è un bene di prima necessità, come l'aria, il calore del sole, la pioggia, il vento, la luce...
Non dev'essere ridotta a livello di merce qualsiasi. Noi, Sacerdoti della città, plaudiamo all'opera di quanti si stanno associando al movimento di difesa del servizio dell'acqua evitando la privatizzazione e quindi la mercificazione, ci associamo allo sforzo che va compiendo l'apposito Comitato (Comitato pugliese Acqua Bene Comune), che sta sensibilizzando anche le nostre parrocchie e deploriamo questo tentativo, anche se ha ottenuto il placet legislativo.
Per la gestione dell'acqua, l'assioma che il privato agisce meglio del pubblico non si può applicare, considerando che ne deriverebbe subito un aumento dei prezzi che peserebbe soprattutto sulle famiglie in difficoltà. Noi siamo mossi dal principio fondamentale di sostenere tutto ciò che concorre al bene comune e di non condividere quanto vi si oppone.
In questa circostanza ci sostiene anche l'autorevole parola del nostro Papa Benedetto XIII, che nell'Enciclica Caritas in Veritate al n. 27 afferma: "È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni."
Invitiamo a sottoscrivere la petizione al Comune di Altamura, perchè vengano modificati lo statuto comunale e quello provinciale con l'introduzione del seguente articolo: "L'Acqua è un Bene Comune, diritto universale di ogni essere vivente. Il servizio idrico è un servizio privo di rilevanza economica".
Don Giacomo FIORE, vicario foraneo, Altamura (BA)

Inceneritori? Ripassiamo un po'

Una scheda di qualche tempo fa, ma sempre attuale, per conoscere in poche righe l'affaire inceneritori e per capire che cos'è veramente il mito bresciano che tanto riempie la bocca anche dei nostri amministratori ignoranti

Inceneritori

sabato 26 dicembre 2009

Il triste Natale in fabbrica

Agli operai, la solidarietà e l'augurio di riacquistare la capacità di tornare uniti in nome di un mondo diverso ed umano!

Dalla Yamaha di Lesmo agli impianti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d'Arco, passando per aziende più piccole e meno conosciute, come il pastificio Russo di Cicciano in provincia di Napoli, sale la protesta degli operai che hanno perso o stanno per perdere il posto di lavoro. In questi giorni di festa, non sono mancati gli appelli anche da parte del Papa.
Lavoratori in lotta da oltre un mese contro la chiusura dello stabilimento di Lesmo (Monza). La mobilitazione sul tetto è stata scelta in questi giorni anche dai dipendenti della Gros Market e da due operai, ex dipendenti della Hydrogest, saliti per disperazione a 30 metri su una torretta dell'impianto di depurazione.
Al centro c'è poi la protesta dei dipendenti di Fincantieri. I lavoratori di Sestri Ponente a Genova, di Muggiano a La Spezia e di Ancona, da giorni mobilitati dormendo in cantiere e bloccando la circolazione stradale, protestano per il taglio dei 750 euro di premio di efficienza mentre sono sempre a rischio le prospettive per i cantieri di Castellammare di Stabia. La cantieristica e le attività portuali sono tra i settori in difficoltà tanto che proprio ieri, a Taranto, il sindacato ha firmato un accordo con Evergeen per la Cigs a zero ore di un anno alla Taranto terminal contanier, mentre proteste dei lavoratori delle Fs si sono svolte anche a Civitavecchia. Nel settore, con oltre 100 mila addetti, sono migliaia in Cig e il numero è destinato a salire con il ridursi delle commesse.
Grave la situazione provocata dal blocco della produzione chimica negli impianti italiani della Vinyls, a Porto Torres e a Marghera, dove verrà avviata una Cigs a rotazione a fronte di una richiesta da parte dell'azienda di 12 mesi di Cigs per 323 addetti su un totale di 433 de gruppo e quindi anche a Ravenna. Nei giorni scorsi per protesta è stata occupata la palazzina Eni al petrolchimico di Marghera.
La crisi di Eutelia ha sollevato il coperchio sulla situazione dei call center in gravissima crisi con migliaia di dipedenti moltissimi dei quali da mesi non percepiscono lo stipendio. Infine, a più di un anno dalla messa in amministrazione straordinaria del gruppo di elettrodomestici non ci sono manifestazioni di interesse per un gruppo conta 3.000 dipendenti in Italia, quasi tutti concentrati fra Marche e Umbria, più 6-7 mila dell'indotto. (Sole24h)

venerdì 25 dicembre 2009

Auguri, per un mondo migliore!

Il Comitato per Taranto

E dobbiamo pure ringraziare se l'Ilva annuncia di voler rispettare la legge?

L'Arpa: Ilva abbatterà emissioni entro 2010 come legge prevede

«Un regalo inatteso sotto l'albero di ciascuna famiglia tarantina»: così il direttore dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, definisce la decisione dell'Ilva di Taranto, nell'ambito del piano di fattibilità, di arrivare entro dicembre 2010 a contenere le concentrazioni di diossine nei fumi emessi dal camino dell'impianto di agglomerazione entro la soglia di 0.4 nanogrammi/Nm3. Si tratta di un adempimento previsto dalla legge regionale 44/08 sulle diossine - ricorda Assennato in una nota - che imponeva all'azienda il rispetto entro giugno 2009 della soglia di 2.5 ng ITEQ/Nm3 ed entro dicembre 2010 della soglia di 0.4 ng I-TEQ/Nm3.
In questo modo - afferma - «sono state premiate la coraggiosa innovazione legislativa della Regione e il senso di responsabilità istituzionale da cui derivò il protocollo d'intesa del febbraio scorso siglato dal Governo (Presidenza del Consiglio, Ministro per l'Ambiente, Ministro per gli Affari regionali, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto): un evento unico di governance ambientale efficace e partecipata». Assennato ricorda che peraltro continua ad essere vigente la norma del DLgs 152/2006, che consente alle aziende di emettere elevate quantità di diossine in atmosfera.
«Quando a dicembre 2010 l'azienda dimostrerà di poter rispettare il limite di 0.4 ng I-TEQ/Nm3 - osserva - l'emissione nel 2011 sarà pari a soli 11 grammi di diossine. I dati parlano da soli». Il direttore dell'Arpa rileva inoltre che «soltanto un anno fa Ilva sosteneva l'impossibilità di rispettare i limiti della legge regionale e ancora in questi giorni qualcuno sostiene che la legge è stato un imbroglio, se non addirittura una truffa. Come direttore generale di ARPA Puglia, sono orgoglioso di aver contribuito a questo fantastico risultato, che ha dimostrato come un organo tecnico possa svolgere un ruolo fondamentale nelle complesse situazioni proprie di un'area ad elevato rischio di crisi industriale».
«Un ultimo importante riconoscimento del ruolo di Arpa Puglia - conclude Assennato - è la decisione di convocare a Taranto, ai primi di febbraio, il Consiglio federale del sistema agenziale, costituito da Ispra, l'Agenzia Nazionale, e da tutte le Arpa regionali: non era mai successo». (GdM)

I regali di Natale di Tremonti. Tanto paghiamo noi!

Bisogna pur ricordarsi degli amici...

La trasparenza non è il punto di forza di questa "legge mancia": si parte dalla legge Finanziaria, si arriva a 165 milioni di fondi stanziati nel 2008 che si frammentano in decine e decine di interventi la cui lista completa è stata appena pubblicata sul sito della Camera dei deputati, come allegato ai lavori della commissione Bilancio della seduta del 22 dicembre.

OPERE DI BENE.
Una volta arrivati alla lista degli interventi, la prima cosa che si scopre è un torrente di denaro che arriva alla Chiesa, già finanziata dallo Stato con altre voci della spesa pubblica come l’otto per mille. Il primo intervento religioso che si incontra scorrendo le 47 pagine di tabelle riguarda l’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo (la terra di padre Pio), a cui finiscono 400 mila euro nel 2009 per il “recupero ambientale degli immobili della curia vescovile” (integrati da 50.000 all’anno per i successivi due anni). Arrivano poi altri 100.000 in tre anni per la ma "manutenzione straordinaria di immobili e arredi della parrocchia Madonna del Carmine di Manfredonia". Qualche pagina dopo ci sono 100.000 euro per il "recupero ambientale e ristrutturazione della chiesa di san Francesco finalizzata allo sviluppo turistico" nel comune di Aversa (in provincia di Caserta). L’aggettivo "ambientale" si spiega con la necessità di giustificare il ricorso a un fondo che, almeno nella sua origine, doveva servire a finanziare la tutela dell'ambiente e la promozione del territorio. L’elenco del sostegno a edifici in senso lato religiosi è lunghissimo: dalla chiesa medievale di Centola, a Salerno, dove servono 50.000 euro per "incremento flussi turistici", al seminario diocesano San Giovanni Bosco di Castellamare di Stabia a cui ne toccano 110.000 per i "lavori di ristrutturazione ostello della gioventù Monte Faito per la formazione dei ragazzi".

OPERE VARIE. Spiegare in meno di dieci parole come spendere parecchie migliaia di euro richiede una capacità di sintesi rara nella pubblica amministrazione. Ma molte delle giustificazioni di stanziamenti sono comunque un po’ troppo vaghe. Prendiamo il comune di Ziano Piacentino, a Piacenza, che avrà diritto nel 2010 e nel 2011 rispettivamente a 40.000 e 42.000 euro. La ragione? "Opere viarie". In altri casi le informazioni sono appena più precise. Un alone di mistero circonda anche le necessità della Croce rossa italiana che come causale per 160.000 euro indica un “progetto per la diffusione della cultura della donazione Comitato regionale dell’Umbria”. Molto dettagliata la spiegazione per i 400.000 euro in una sola tranche assegnati alla Fondazione nazionale "Giuliana Carmignani" di Livorno che ne ha bisogno come "contributo per la costruzione di un soggetto consortile multidisciplinare volto a sviluppare attività di supporto operativo ed informativo delle attività professionali italiane". La fiscalità generale assegna anche 120.000 euro in tre anni alla non famosissima Scuola del gusto del comune di Torrecuso (Benevento) come "finanziamento per adeguamento ambientale e messa in sicurezza".

OPERE STRANE. Perfino per la "realizzazione di un campo di calcio a sette nel comune di Torino", un intervento da 50.000 euro. Da Roma, nella commissione Bilancio, hanno ritenuto opportuno provvedere con 80.000 euro anche per un "impianto di valorizzazione e smaltimento delle vinacce" a Offida (Ascoli Piceno). Il comune di Monza, per citarne uno come esempio, ottiene 133.000 euro per la "sistemazione del nodo viabilistico di largo Mazzini", un grosso incrocio con una piccola aiuola al centro che, a giudicare da Google Maps, non sembra aver bisogno di grandi interventi. Se queste opere sono soltanto alla lontana coerenti con le misure del Fondo che eroga i soldi, altri soggesti hanno chiesto soldi per progetti davvero collegati all’ambiente e al territorio. Ono San Pietro, in provincia di Brescia, ottiene 70.000 euro per la promozione dei "prodotti tipici e delle attività alimentari". Più criptica la cittadina salernitana di Perdifumo: 200.000 euro per la "realizzazione ecomuseo vichiano per valorizzazione e sviluppo dei luoghi vichiani in Vatolla". Roma, forse per la vicinanza ai centri decisionali, riesce ad aggiudicarsi molti soldi. Per esempio quasi mezzo milione (450.000 euro) per un "programma di azioni finalizzate allo sviluppo economico del tessuto produttivo della capitale”
Da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre

giovedì 24 dicembre 2009

Se Gesù fosse nato nell’Italia 2000

25 dicembre 2009: “Trovato neonato in una stalla. La polizia e i servizi sociali indagano. Arrestati un falegname e una minorenne”. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un comune cittadino (obbediente all’invito del ministro Maroni): aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre extracomunitaria, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne.

Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H di Nazareth, ha opposto resistenza spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.

L’Ufficio Stranieri della Questura e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero essere spacciatori internazionali, dato che sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo di oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio per cui non si escludono legami con Al Qaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.

Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due e se la loro lontananza dal luogo di residenza abituale possa nascondere rapimento o plagio. Nel frattempo Maria H. è stata ricoverata all’ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna la quale afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio.

Il primario del reparto di Igiene Mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: “Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio – come in questo caso – la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti non ancora consuete al nostro mercato clandestino, non migliora il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per uno due o tre anni – solo i progressi determineranno la durata della cura – le persone coinvolte, compresi i tre trafficanti di droga, potranno essere reinseriti a pieno titolo nella società. Le autorità competenti decideranno se espellerli con foglio di via obbligatorio o accettare la loro eventuale richiesta di permesso di soggiorno. Ma questo esula da ogni mia responsabilità professionale”.

Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla vengono sospettati di essere consumatori abituali di sostanze stupefacenti. Il loro alibi non ha retto ai primi controlli. Sostengono di essere stati costretti a recarsi nella stalla da una persona di alta statura con addosso una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (?). Avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Il portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti di certe sostanze a volte sono imprevedibili, ma si tratta della scusa più assurda mai messa a verbale negli interrogatori di tossicodipendenti”.
(Anonimo Lombardo)

Florido Conserva-tore

Ridicolo scambio di salamelecchi tra due amministratori su cui stendiamo un velo "penoso"...

Per la ripubblicizzazione dell'acqua anche il Comune di Taranto

COMUNICATO STAMPA COMITATO PUGLIESE ACQUA BENE COMUNE

Il Consiglio Comunale di Taranto del 21 Dicembre scorso ha votato a favore della modifica da apportare allo Statuto comunale a totale vantaggio della ripubblicizzazione del servizio idrico volto a superare l’art. 15 del decreto 135/09 (Decreto Ronchi) approvato con fiducia a Montecitorio un mese fa.

Vale la pena di precisare che la conversione in legge dell’art. 15 del Decreto Ronchi sancisce la definitiva cessione ad operatori privati della gestione degli acquedotti, delle fognature e della depurazione; il tutto con il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa senza che, in realtà, vi sia alcun obbligo comunitario di trasformazione dei soggetti pubblici in società private.

Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane (es. Latina, Arezzo, Firenze, ecc…) o a livello europeo ( es. in Francia) abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e costi di gestione, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzione delle tariffe

Il Comitato Pugliese Acqua Bene, apprende con soddisfazione l’approvazione dell’odg del Consiglio Comunale di Taranto di giorno 21 dicembre 2009 sull’impegno di riconoscere all’interno del proprio Statuto Comunale l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico, confermando il principio della proprietà e della gestione pubblica del servizio idrico integrato, riconoscendolo come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale la cui gestione va attuata attraverso gli artt.31 e 114 del d. lgs N 267/2000;
Inoltre il Comune di Taranto s’impegna a promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e del suo utilizzo attraverso campagne informative e aderisce e sostiene le iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato”.

La modifica allo Statuto è stata richiesta dal Comitato Pugliese “Acqua bene comune” lo scorso 03 Dicembre mediante lettera protocollata presso la segreteria gabinetto sindaco ed è stata suffragata dall’attuazione sul territorio cittadino di una petizione popolare che ha assunto il nome di: “Petizione Salva l’Acqua”. L’odg è stato depositato dal consigliere Anna Rita Lemma.

Il Consiglio comunale con voto favorevole dei consiglieri si è uniformato agli intendimenti della Regione Puglia, sanciti con Deliberazione n°1959 del 20/10/09 “Approvazione di principi orientati al concetto dell’acqua quale bene comune dell’umanità”.

Inoltre sempre la Regione Puglia si è impegnata ad approvare a breve una legge regionale che sancisca la trasformazione dell’Acquedotto Pugliese da S.p.A. a soggetto di diritto pubblico, che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale, definendo così la totale fuoriuscita dell’acqua dalle leggi del mercato

Il Comitato Pugliese “Acqua bene comune” prende felicemente atto della scelta operata dal governo della Città di Taranto che ha intrapreso una strada virtuosa confermando che l’Acqua sia fonte di vita e non si possa mercificare, e di cui si attende l’integrazione dello Statuto.

Continua la raccolta firme per la campagna “SALVA L’ACQUA” a Taranto e provincia presso alcune associazioni parte del Comitato pugliese: Confconsumatori , il Meet Up “I grilli delle 100 masserie” e “Cittadinanza attiva Palagianello.”

Taranto 22 Dicembre 2009
Vianello Giovanni jvianello@gmail.com
Referente per Taranto e provincia del” Comitato Pugliese Acqua Bene Comune”

mercoledì 23 dicembre 2009

Trivella qua, trivella là...



Chi ha ucciso le “balene” nel mare Adriatico



Mare Adriatico che accarezza il Gargano quando infuria il Maestrale. “Il 9 dicembre sono stati avvistati 10 capodogli in difficoltà” rivela una elevata fonte militare italiana. Strano. Ma allora come mai la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre? Che cosa è accaduto nel frattempo? Cosa ha causato lo spiaggiamento di ben 7 cetacei e la loro morte sull’istmo di Varano? Inquinamento chimico e radioattivo, o inquinamento sonoro? Che fine hanno fatto gli altri esemplari? Tutte le “balene” potevano essere salvate? Qualcuna si è per caso riversata sul litorale di Vieste? Forse, era in corso un esperimento bellico? C’è un nesso con il recente ritrovamento nelle acque dell’omonimo e adiacente lago costiero (comunicante con il mare attraverso due canali), di tracce consistenti del radionuclide artificiale cesio 137? Chi ha abbandonato scorie nucleari in quell’area “protetta”? Esiste un legame con la presenza a poche miglia dal luogo dell’insabbiamento dei cetacei di numerose navi imbottite di veleni chimici, affondate nell’ultimo trentennio (Et Suyo Maru e Panayota senza citarle tutte)?
...
Leggi l'articolo completo pubblicato su Terranostra da Gianni Lannes (a cui lo Stato ha appena assegnato la scorta in seguito alle minacce per la sua scomoda attività giornalistica)

Tutta la Puglia è incazzata!


BRINDISI SOTTO ASSEDIO

Conosciamo tutti, almeno a grandi linee, la storia economica del nostro territorio, caratterizzata soprattutto da un’ agricoltura “secolare” e una pluridecennale industria “pesante”.
Purtroppo, ci duole constatare che quest’ultima strada, fortemente voluta dai vari amministratori locali avvicendatisi negli anni, ha trasformato in negativo la fisionomia della città e del porto.
Tralasciando l’esiguo contributo che tale politica ha apportato in termini occupazionali, la scelta di trasformare la nostra città in un polo industriale non ci ha consentito uno sviluppo sostenibile. E oggi tutti ne stiamo pagando le conseguenze.
Nonostante ciò, negli ultimi tempi abbiamo assistito al proliferare di aziende multinazionali che vogliono contribuire al massacro della nostra città attraverso la medesima produzione: quella energetica. Certo, cambierebbero le fonti, aggiungendo così ai milioni di tonnellate di carbone movimentate 2 serbatoi di gas, circa 1700 metri cubi di gpl, un imprecisato quantitativo di olio vegetale.
Noi non ci stiamo!
Non vogliamo continuare a pagare scelte intraprese altrove, né tantomeno continuare a perdere amici e parenti tra emigrazione e malattie. Noi non vogliamo crescere nella morsa tra il ricatto occupazionale e quello culturale, che non consentono una AUTODETERMINAZIONE POPOLARE. Riteniamo, inoltre, che questo sviluppo sia incoerente con la “lungimiranza elettorale” dei nostri amministratori che hanno prospettato per questa comunità uno sviluppo innovativo, culturale, turistico, eco-compatibile e SALUBRE.
In questa fase in cui si sta discutendo di NUOVE CONVENZIONI ENERGETICHE con le centrali a carbone che insistono sul territorio, chiediamo una FORTE RIDUZIONE DELLA QUANTITà DI CARBONE MOVIMENTATA A BRINDISI e alle amministrazioni locali di TUTELARE E RAPPRESENTARE il diritto della cittadinanza brindisina e non solo, alla salute e a vivere in un ambiente pulito.
Per queste e tante altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza a manifestare il nostro dissenso verso il futuro che si prospetta, perché non vogliamo più essere solo spettatori dei business altrui, ma registi del nostro futuro, compatibilmente con le nostre risorse e con le capacità e la volontà del territorio.
Il prossimo 23 dicembre (ore 17,00), avrà così luogo un corteo che partirà dal piazzale della Stazione e culminerà a Piazza Santa Teresa, dove è previsto un concerto di gruppi locali che hanno fornito la loro GRATUITA adesione per continuare l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito a un problema molto sentito dai più giovani e non.
Sul palco di Piazza Santa Teresa si avvicenderanno: Franco Zuccaro (regista teatrale e cantante); I Malvasia e I Pizzicati di Beppe e Donatella (folk-pizzica); gli MKS (rock-blues anni ‘70); i Mama Roots e i Sud Sound System (reggae). Nel corso della manifestazione saranno allestiti spazi informativi per ricevere ulteriori informazioni sul tema e poter esprimere il proprio parere.
Dopo il concerto, tutti alla dance hall al Goldoni!

L’invito a partecipare è rivolto a tutta la cittadinanza, alle associazioni ambientaliste, culturali e di volontariato, alle associazioni di categoria e ai sindacati, ai partiti e alle istituzioni, a chiunque, nel proprio piccolo, spera e si adopera per un futuro migliore.

I ragazzi del NO AL CARBONE ed il gruppo ANTI CERANO.