martedì 25 novembre 2008

Manifestazione del 29 novembre: Conferenza stampa







Invitiamo le testate giornalistiche e i cittadini alla conferenza stampa di domani ore 11 presso il Grand Hotel Delfino, Taranto

Invitiamo le testate e i giornalisti (se lo vogliono) a inviare la propria ADESIONE ALLA MARCIA con una email a: altamareataranto@gmail.com o un SMS al cellulare 3471463719

Manifestazione del 29 novembre: Appello alle forze politiche


La marcia del 29 novembre, organizzata da tutte le associazioni che si ritrovano sotto il simbolo di AltaMarea, sarà un grande momento di partecipazione popolare.

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche perché facciano propri gli obiettivi della marcia.
Per il bene della città è il momento di mettere da parte le divisioni.
La difesa della salute non ha colore politico.
La questione ambientale non può essere motivo di divisione e strumentalizzazione. L'ambiente è di tutti.
La difesa della salute non può vedere nessuna latitanza.
Chiediamo alle forze politiche di partecipare alla manifestazione senza bandiere di partito.
Chi milita in organizzazioni politiche sarà con noi come semplice cittadino e sarà il benvenuto.
E' il momento di unire le persone di buona volontà per costruire un fronte comune a difesa del futuro della città e dei nostri bambini.
Investire sulle migliori tecnologie industriali e sullo sviluppo ecosostenibile è la scelta che proponiamo ad una politica nuova.
Chiediamo una politica che apra le finestre alla partecipazione e all'ascolto a partire da ciò che ci accomuna: il desiderio di costruire un futuro degno di essere vissuto per le nuove generazioni.

Una politica che ritorni alla polis, ossia alla città e al bene comune, non può che mettere al primo posto il diritto ad un futuro pulito. La tutela dei lavoratori e dell'occupazione deve basarsi sulla tutela della salute perché un lavoro avvelenato ci pone fuori dall'Europa e da ogni prospettiva di serio sviluppo.
E' venuto il momento di voltar pagina.
Facciamo appello alle forze politiche perché i limiti di diossina siano abbassati radicalmente nei tempi tecnicamente più rapidi. Ciò deve avvenire sia nell'Autorizzazione Integrata Ambientale sia nella legislazione nazionale. Sottolineiamo che la legge nazionale va modificata perché è in palese contrasto con i limiti europei di diossina. Lo si può e lo si deve fare. I parlamentari locali si facciano interpreti di questa richiesta a nome di tutta la comunità. Siano uniti almeno in questo.
Lo si faccia subito per evitare conflitti di competenza fra Regione e Stato centrale: sarebbe un conflitto insensato e a farne le spese saremmo solo noi cittadini.

ILVA: L'Europa bacchetta il Ministero e prosegue la procedura di infrazione


(Fonte: Adambra su Agora Vox) Qualche settimana fa sono rimasto colpito leggendo dall’articolo sul sito del Corriere della Sera di Carlo Vulpio, A 13 anni ha il tumore da fumo. «E’ la diossina», dalla gravità della situazione a Taranto, di cui si è occupato in diverse occasioni anche Il Salvagente

Vulpio si chiedeva se Bruxelles era al corrente che Taranto fosse la città più inquinata d’Italia e dell’Europa occidentale per i veleni delle industrie. Ho deciso quindi di chiederlo direttamente ai diretti interessati, interrogando la Commissione Europea sulla questione.

La risposta, che riporto qui di seguito è riassunta nel titolo di questo post, e conferma ancora una volta come troppo spesso chi ci amministra faccia i conti senza l’oste, “dimenticando” che esistono norme comunitarie da cui (FORTUNATAMENTE) non si puo’ scappare!

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COMMISSIONE EUROPEA DIREZIONE GENERALE AMBIENTE
Direzione C - Cambiamento climatico e qualità dell’aria
Env.c.4 - Emissioni industriali e protezione dello strato di ozono

Bruxelles, 24 Nov 2008

Oggetto: risposta alla lettera di informazioni in merito all’acciaieria ILVA di Taranto, Italia

Gentile Sig D’Ambra,
La ringrazio della Sua lettera del 22 Ottobre 2008 e delle informazioni sull’acciaieria ILVA di Taranto, che abbiamo letto con la massima attenzione.
L’allegato I della direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (di seguito “direttiva IPPC”) elenca le categorie di attività industriali rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva. Si tratta di impianti per la produzione e trasformazione dei metalli, quali gli impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metallici, compresi i minerali solforati (punto 2.1), gli impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria, compresa la relativa colata continua di capacità superiore a 2,5 tonnellate all’ora (punto 2.2) e di impianti destinati alla trasformazione dei metalli ferrosi (punto 2.3à. Anche le cokerie rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva IPPC (allegato I, punto 1.3).L’impianto dell’ILVA S.p.a. di Taranto s volge tutte queste attività.
La direttiva IPPC dispone che gli impianti rientranti nel suo ambito di applicazione siano tenuti a operare conformemente ad autorizzazioni che includono valori limite di emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili (le cosiddette BAT, Best Available Techniques). La prevenzione o la riduzione delle emissioni nell’aria, nell’acqua o nel suolo deve pertanto essere oggetto delle autorizzazioni ambientali rilasciate conformemente alla direttiva IPPC. Gli impianti esistenti, ossia gli impianti già in servizio prima del 30 Ottobre 1999, dovevano essere messi in conformità ai requisiti della direttiva IPPC entro il 30 Ottobre 2007.
La informo che sulla base delle ultime informazioni ricevute dalla Commissione, l’ILVA S.p.a. non ha ancora ottenuto l’autorizzazione integrata conformemente alla direttiva IPPC.
In merito alla mancanza di progressi nelle procedure di autorizzazione in Italia, compreso il caso dell’impianto dell’ILVA S.p.a., l’8 Maggio 2008 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. La risposta dell’Italia alla lettera di messa in mora è attualmente all’esame.
Qualora fosse necessario, la Commissione prenderà tutte le misure del caso per proseguire la procedura di infrazione a carico dell’Italia per assicurare il recepimento e l’applicazione integrali della direttiva IPPC.

Distinti Saluti, Marianne ZENNING, Capo Unità

Rassegna stampa: Acciaio, biciclette e cozze!







Comunicato stampa: Manifestazione AltaMarea per la salute e l'ambiente


La marcia del 29 novembre, organizzata da tutte le associazioni che si ritrovano sotto il simbolo di AltaMarea è una sfida decisiva anche per il mondo del lavoro e dell'economia. È inutile nascondersi dietro un dito: la questione ambientale è un caposaldo di qualsiasi modello di sviluppo di qui a 100 anni. Taranto non può scindere la questione ambientale dal suo futuro economico.
Il fattore ambiente incide sull'edilizia, dove il segmento "ecocompatibile" presenta i tassi di crescita più dinamici e, grazie ai prezzi di vendita unitari più elevati, anche più profittevoli. Ambiente sano significa sviluppo per agricoltura, pesca e turismo, tre settori di lunga tradizione per il nostro territorio. Ma il fattore "ambiente" diventa decisivo soprattutto per la variabile "aspettative", ovvero per quella componente psicologica che l'economista Joseph Schumpeter amava definire "spirito irrazionale", che conduce gli operatori economici ad affrontare e a vincere il rischio di nuove intraprese. Bisogna spezzare il circolo vizioso che invece oggi domina l'economia e il lavoro a Taranto, circolo che vede il danno ambientale deprimere speranze di successo e ambizioni professionali.
La questione ambientale è il punto di partenza di un nuovo modello di sviluppo, anzi di qualsiasi modello di sviluppo, in un momento in cui la crisi sta tagliando le gambe a tutte le grandi aziende del mondo. E le forze sindacali hanno il diritto/dovere, nei confronti dei loro rappresentati, di guardare oltre il passato. E ci conforta sapere che gran parte del mondo sindacale abbia deciso di aderire alla marcia del 29 novembre.
I "costi esterni" di questo sviluppo ecodistruttivo sono ormai evidenti in tutta la loro drammaticità.
In questa città, ogni famiglia ha in casa un morto per i veleni di acqua, terra e aria; e ogni famiglia ha in casa almeno un disoccupato. Un marcia per l'ambiente è oggi una marcia per il futuro, che certamente non potrà essere peggiore del passato e del presente se sapremo cambiare pagina con intelligenza e lungimiranza.
Una Taranto avvelenata non ha futuro economico.
La prospettiva delle società postindustriali è orientata verso un incremento dei posti di lavoro nel settore terziario dei servizi che ormai è la fonte principale di lavoro in Europa. Uno sviluppo ecodistruttivo deprime tale prospettiva e genera un effetto dirompente negativo su un settore estremamente sensibile come quello del commercio.
Non è un caso che l'Ascom abbia aderito alla marcia e che altre associazioni di categoria e professionali stiano facendo altrettanto. Occorre unire le intelligenze della città per evitare che venga concessa un'Autorizzazione Integrata Ambientale "fuori norma" rispetto agli standard europei di tutela ambientale. E' il momento di vigilare e far sentire forte sulle istituzioni l'attenzione e la preoccupazione della comunità di Taranto e provincia.
Facciamo appello pertanto agli ordini professionali e alle associazioni di categoria perché il 29 novembre siano unite in corteo per il bene di Taranto e per riventicare un diritto al futuro dell'intera comunità socio-economica.
La marcia è aperta a tutti. Si può aderire inviando una e-mail a: altamareataranto@gmail.com

AIL Taranto, Aiutiamo Ippocrate, ARCI Taranto, Ass. Bambini Contro L'Inquinamento, AVO Ass. Volontari Oncologici, CSV (Centro Servizi Volontariato) Taranto, Comitato Vigiliamo Per La Discarica (Grottaglie), Comitato per Taranto, Ecomunita, I Dea (Martina Franca), Impatto Zero, Legambiente Taranto, Libera Taranto, Lipu Taranto, Orizzonte Canoa, PeaceLink, Sensibilizzazioni Libere e Concrete, Taranto Annozero, TarantoViva, WWF Taranto

Manifestazione Altamarea: Il Provveditore da il placet!

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lunedì 24 novembre 2008

Bella di notte



... e anche di giorno

®sevenyears

De Gregorio l'Inceneritore!

L'ex-paladino dell'ambiente oggi esulta per un vecchio inceneritore da rimettere in moto.
Sorvola su diossina cancerogena e mortale ed evita di parlare di nanoparticelle e ceneri tossiche... però non dimentica di dire: sai quanto si guadagna a bruciare i rifiuti!
E' una vergogna che interessa non solo l'AMIU ma anche tutti gli amministratori di Comune, Provincia e Regione che appoggiano questo ennesimo disastro ambientale sulla pelle dei cittadini!
Quei soldi sanno forse di code ai centri oncologici e aziende di agricoltori, di allevatori e di operatori turistici che chiudono?

Prima di leggere l'articolo-vergogna, consigliamo di leggere questi dati:
"Con inceneritori aumenta rischio tumori"
Diossina e Tumori
«Di rifiuti bruciati si può anche morire»
“INCENERIRE I RIFIUTI RESTA UNA FOLLIA”
Report: L’ORO DI ROMA


Taranto, al via l'inceneritore. (FABIO VENERE La Gazzetta del Mezzogiorno)

TARANTO - Ultimi ritocchi prima del varo dell’inceneritore. Nel’impianto sulla via per Massafra si stanno sistemando gli ultimi tasselli prima di far ripartire dopo venti mesi di forzato stop le due linee che smaltiranno una parte importante dei rifiuti solidi urbani di Taranto. Prima, la data. Se non ci saranno ulteriori ostacoli, la struttura di proprietà dell’Amiu potrebbe essere messa nuovamente in esercizio entro metà dicembre. Poi, le cifre. Le due linee dell’inceneritore potranno smaltire complessivamente circa 160 tonnellate al giorno di rifiuti anche se per arrivare a questa soglia ci vorranno almeno sette-dieci giorni dopo aver riacceso l’impianto stesso. E così, considerata la quota di rifiuti... differenziata che viene raggiunta ogni giorno il Comune di Taranto, attraverso l’Amiu spa, ridurrà fortemente il quantitativo di rifiuti da conferire alla discarica Cisa di Massafra. Si passerà, infatti, dalle attuali 320 tonnellate al giorno alle future 150.
Un bel risparmio per Palazzo di città se si considera che, in virtù della recente sentenza del Consiglio di Stato, il Comune paga alla Cisa 85 euro (più Iva) per ogni tonnellata di rifiuti trasportata dai mezzi dell’Amiu alla discarica massafrese. E, quindi, questa volta, il traguardo sembra davvero vicino.
Il vicepresidente dell’Amiu, Nello De Gregorio, lo dice apertamente. I tecnici, che mostrano in anteprima alla «Gazzetta» l’impianto, lo confermano. Parlare della prossima riapertura dell’inceneritore genera, o meglio può generare, spauracchi e timori legati a possibili rischi per l’ambiente. Ma l’equazione inceneritore di Taranto=aumento emissioni di diossina, non solo non risponde tecnicamente alla realtà ma rischia di rallentare, interrompere il percorso del ciclo integrale dei rifiuti che l’azienda sta cercando di disegnare.
E’ lo stesso De Gregorio, supportato dai tecnici, ad usare parole chiare: «Prima di tutto non possiamo avere dei dati precisi sino a quando l’impianto rimane fermo. Facciamolo, quindi, ripartire e poi vediamo. Detto questo, ci sono tre livelli diversi, tre sistemi che intervengono per segnalare il superamento dei parametri previsti dalla legge».
... E quel rifiuto porterà soldi in cassa. Necessari.

Acqua (dis)-salata per tutti! Rassegna stampa

così come il Medioevo inventò le streghe e i peccatori da incolpare delle pestilenze, oggi in Puglia la crisi idrica diventa colpa dell'"acqua salata"!!! Le perdite non si toccano e neanche l'acqua all'industria pesante, in compenso si vuole dissalare tutti i rivoli rimasti...















In altre sedi, il turismo e l'ecosostenibilità sono le fantomatiche speranze del futuro














Resta solo Pirro, un nome che a Taranto ha portato jella fin dal tempo degli antichi romani, a continuare dopo due millenni e mezzo a propinarci i suoi "elefanti" industriali e a volerci convincere che siamo proprio fortunati e stiamo bene!
Caspita, quanta bella industria nel sud! Non sono cattedrali nel deserto, quelle le abbiamo dall'epoca romanica e sono anche bellissime: sono marziani che inquinano, sfruttano e campano diffondendo ignoranza e corruzione per gli interessi di un'oligarchia multinazionale di ricchi senza scrupolo!
Peccato che non ci sia più l'Epiro dove rispedire questo novello condottiero!

"Oro" nero per chi?

Dopo Ambiente Italia delle ultime due settimane, che ha dedicato un ampio servizio al difficile rapporto tra parco e petrolio nella valle dell’Agri in Basilicata, e ai rifiuti, pubblichiamo un contributo di Rocco De Rosa che ritorna sui problemi aperti dell’ambiente e sul rischio inquinamento in una delle realtà di maggior pregio ambientale dell’intero Sud: appunto la Valle dell’Agri, una lingua di terra tra il mar Tirreno e lo Jonio.
La valle dell’acqua, delle colture pregiate, dei grandi meleti e del petrolio. Lo stile giornalistico e la passione di Beppe Rovera, conduttore di Ambiente Italia, lo portano a scavare tra le mille realtà italiane che s’impongono alla cronaca, anche quando la cronaca finge di ignorarle, o le ignora di proposito. E così Ambiente Italia, la storica trasmissione di RAI Tre dedicata alle questioni dell’ambiente, ci propone in queste settimane un viaggio nelle aree protette italiane (anzitutto i grandi parchi nazionali) o anche nei rifiuti, un tema quest’ultimo pesante come un macigno che paradossalmente esplode proprio nel momento in cui scienza e tecnologia hanno fatto significativi passai avanti su questo terreno in cui c’è davvero di tutto: inquinamenti, diossina, disastri ambientali e, non ultimi, gli interessi della criminalità organizzata. In primo piano c’è in questi giorni proprio la Valle dell’Agri, sia per i mille problemi legati al neonato Parco nazionale, sia per il petrolio. Tra l’altro nei giorni scorsi si è diffuso panico tra gli abitanti che vivono ai piedi di Viggiano, la capitale del petrolio, per un forte incremento della fiamma del camino del Centro olio, fenomeno accompagnato da un boato simile a quello di un terremoto. Nella circostanza il personale dell’Eni, munito di maschere e di caschi, si è raccolto davanti al centro (che convoglia il petrolio della valle alla raffineria di Taranto) perché sono scattate appunto le misure di sicurezza. Vari boati, riferiscono gli abitanti della zona, si avvertono nell’area frequentemente. Dal canto suo l’Eni sostiene che non ci sia stata alcuna emergenza. Ma il problema non è solo questo. In primo piano c’è comunque il tema della sicurezza, sul quale forse molto poco finora si è fatto.

Purtroppo in Basilicata manca un forte movimento di opinione che riesca a sottolineare adeguatamente l’esigenza di un rigoroso controllo ambientale, anzitutto, nella fascia di territorio soggetta allo sfruttamento petrolifero. O, meglio, alle coltivazioni di greggio, come dicono i tecnici con un termine meno crudo, ma che non riesce tuttavia a cambiare la realtà delle cose. Monitoraggio non solo da parte dell’Eni. Ma della stessa regione Basilicata, dell’Arpab, dell’Agrobios, un imponente apparato che dovrebbe vigilare appunto sulle conseguenze sul territorio dei grandi inquinamenti. Nonostante questo “spiegamento di forze” la Regione Basilicata ha espletato un bando per affidare a un’impresa specializzata il monitoraggio nelle aree del petrolio e del gas. Questioni da non trascurare, evidentemente. A tutto questo il Commissario del Parco nazionale della Val d’Agri, l’ingegnere Domenico Totaro, ritiene di dover dare delle risposte a partire da un convegno in programma a Moliterno (altro centro della valle) sabato 29 novembre, dedicato alla risorsa Parco e ai giacimenti di idrocarburi in costante crescita nella zona. Sembra ormai prevalere l’idea di affidare al Parco nazionale il compito di una vigilanza costante sull’ambiente: non è certo poca cosa in uno scenario che alimenta ormai da anni tante preoccupazioni e fondate perplessità.
ROCC0 DE ROSA Lucanianews

domenica 23 novembre 2008

Contro il ricatto occupazionale anche la Regione può intervenire!

Ecco quanto proposto da Burlando, presidente della Regione Liguria per gli operai investiti dalla crisi portuale e industriale a Genova.
Si tratta di un sostegno che la Regione Puglia potrebbe adottare a Taranto per proteggere i lavoratori da ritorsioni e rappresaglie sulla lunga e difficile strada della tutela del diritto alla salute e al lavoro...

Fonte: La Repubblica
Culmv, la proposta di Burlando "Paghiamo noi la cassa integrazione"

Via al tavolo di confronto con istituzioni, governo, operatori. Il presidente: lo abbiamo già fatto con la Ferrania. (Massimo Minella)

I SOLDI alla Culmv? Sarà la Regione Liguria a erogarli con la "cassa in deroga". Ad avanzare la clamorosa proposta, che la prossima settimana muoverà ufficialmente i suoi passi attraverso la convocazione di enti, istituzioni, parti sociali e imprese, è il presidente della Regione Claudio Burlando. Un percorso inedito sul fronte portuale, ma già sperimentato con successo per aziende come Ferrania e Ilva, che ha l´obiettivo dichiarato di aiutare i soci a corto di lavoro, in uno dei momenti più drammatici della vita del porto di Genova, schiacciato fra la crisi dei traffici, le inchieste della magistratura e i diktat del governo.
Ma è una strada realmente percorribile, presidente Burlando?
«Lo scenario è sotto gli occhi di tutti: i traffici sono in crisi, gli affari e il lavoro scendono vertiginosamente. Questo per la Culmv, nel solo mese di ottobre, si è tradotto in cinquemila giornate in meno, che vuol dire un taglio in busta paga del venticinque per cento di salario».
...
... persone che fino a tre mesi fa lavoravano regolarmente, ora hanno uno stipendio praticamente dimezzato. C´è gente che non arriva più a mille euro al mese. Mi spiegate che hanno a che fare questi con l´articolo 16, 17 e 21 b? Molti di loro non riescono a dar da mangiare ai loro figli e mi risulta che la Compagnia li stia aiutando con dei prestiti. Noi possiamo intervenire».
Con quale strumento?
«Con la cassa in deroga, strumento che viene dato alle regioni per affrontare i casi più drammatici che non sono contemplati dalla cassa integrazione ordinaria. L´abbiamo già sperimentata con successo con Ferrania, dopo un provvedimento unanime di tutto il consiglio. Ai lavoratori in cassa riusciremo a dare un´integrazione mensile di cinquecento euro. E la stessa cosa stiamo ora esaminando anche per l´Ilva».
Quando ha pensato a questa proposta?
«La proposta non è mia, ma del presidente dell´authority Luigi Merlo. Ci siamo visti nei giorni scorsi con lui e con l´assessore ai Trasporti Enrico Vesco e abbiamo cominciato a ragionare sull´utilizzo della cassa in deroga per i singoli lavoratori della Culmv».
Quando vi muoverete?
«Immediatamente. Lunedì (domani per chi legge n. d. r.) o al massimo martedì Vesco aprirà un tavolo di confronto con tutti i soggetti, enti, istituzioni, governo, shipping».
Ritiene che potranno sorgere dei problemi, degli ostacoli?
«E´ chiaro che una situazione come questa si affronta e si risolve solo se il governo è d´accordo, dal punto di vista politico, ma anche da quello economico. Noi possiamo mettere in campo qualcosa, ma il governo deve darci una mano. Credo che una partita come questa possa valere due-tre milioni. Ma stiamo parlando del primo scalo d´Italia, che si muove in un contesto di pace sociale che dura da quindici anni. Si può fare, insomma, ma a condizione di valutare bene un´altra cosa».
Quale?
«Bisogna costruire un percorso giuridico condiviso. Non è pensabile farlo, uscendo da questa strada. Si tratta di attivare uno strumento, come la cassa in deroga, che consente appunto di dare la cassa a chi non ce l´ha, nel rispetto delle norme di legge».
La legge, appunto. Quella che secondo i magistrati non è stata rispettata e che ha indotto il ministero a mandare a Genova una direttiva in cui chiede l´applicazione dell´articolo 17.
«Non mischiamo le cose. La cassa in deroga interviene per situazioni di crisi e quella che sta vivendo il porto è drammatica e, pare, destinata a durare almeno per tutto il 2009. Io spero che l´attivazione di uno strumento come questo possa essere visto anche come un momento di distensione all´interno di rapporti che si sono via via complicati. Cominciamo ad aprire il tavolo di confronto, per verificare la condivisione al progetto, e a discutere con un governo che ha imposto alla Culmv un certo percorso di adeguamento alla legge, ma che ora in questo momento drammatico è disponibile ad accompagnarla, aiutando la forza lavoro».

Fuoco. Acqua. Legno. Metallo. Terra

Ecco il video presentato dall'artista Gianna Tarantino in occasione della presentazione del libro di Carlo Vulpio "Roba Nostra" organizzata dal Comitato per Taranto.
Dedicato alla nostra cara città

Rassegna stampa: Ultim'ora

Aspettando Cantiere Maggese









Il cattivo tempo, dal freddo gelido di metà novembre alla pioggia che cadeva debole soprattutto la mattina, non ha fermato Aspettando Cantiere Maggese, un progetto di Laboratorio Urbano Aperto che si inserisce nel Programma Regionale Bollenti Spiriti (in procinto di essere avviato anche a Taranto, e precisamente nella Città Vecchia, attraverso il Cantiere Maggese.)

L'iniziativa si è svolta ieri 22 novembre presso il Largo San Gaetano e nell'edificio della ex chiesa di San Gaetano a partire dalle 11.00 del mattino, e si è protratta fino a sera.

Indirizzato principalmente agli abitanti della Città Vecchia, il Laboratorio ha visto la partecipazione soprattutto di tanti bambini che hanno potuto giocare, osservare, cantare, apprendere . Ad aderire al progetto tante associazioni e gruppi tra cui ARCINOTA, ARTESIA, CONTROPROGETTO, CREST, IL MOTORE DI RICERCA, IL GRUPPO DEGLI ARCHITETTI PROGETTISTI IL CANTIERE, ISTITUTO COMPRENSIVO GALILEI, LABORATORIO CIRCO NOMADE, PROGRAMMA SVILUPPO, PUNTO A CAPO, ST’ART, WELCOME HOME INTERNATIONAL, IMPRESA VOLPE di GALIUTO & C

Tra le tante iniziative che si sono realizzate nel corso della giornata e che sono state apprezzate non solo dai bambini, ricordiamo l' Animazione con i trampolieri, l' Assaggio di pettole, Il Laboratorio di Giocoleria; · il DJ Set a cura di Alberto Dati – Angelo Losasso – Ciro Merode – Zakalicious - Don Ciccioman; l' Allestimento ed utilizzo del tavolo da ping-pong.



Per maggiori informazioni cliccate qui sotto:
Cos'è il Cantiere Maggese?

Associazione Punto A Capo
Controprogetto
ST’ART

Aspettando Cantiere Maggese


A proposito di inceneritori

Da Repubblica.it

Rifiuti, "Report" denuncia: discarica e gassificatore, ecco i rischiI residenti: "Inadeguato il monitoraggio dell'aria, una centralina troppo lontana dagli impianti"

"Malagrotta, una bomba di veleni
a Roma diossina e acque inquinate"

di CECILIA GENTILE


"Malagrotta, una bomba di veleni a Roma diossina e acque inquinate"
ROMA - Falde, fossi e corsi d'acqua inquinati. Nella zona della discarica di Malagrotta, il Rio Galeria e gli altri canali di irrigazione naturali o artificiali contengono veleni. Lo dice l'Arpa, l'Agenzia regionale protezione ambiente a "Report", la trasmissione di Milena Gabanelli che stasera alle 21.30 su RaiTre dedica la puntata alla cittadella dei rifiuti sorta dagli anni '80 a ovest di Roma, tra il raccordo anulare e l'aeroporto di Fiumicino.

Puntata che "Repubblica" ha visionato in anteprima. Paolo Mondani, il giornalista autore dell'indagine, intitola il suo servizio "L'oro di Roma". E bastano le cifre che lui riporta per capire il perché: al Colari, il consorzio presieduto da Manlio Cerroni, che in regime di monopolio smaltisce i rifiuti di Roma, nel 2007 l'Ama, l'azienda municipalizzata ambiente, ha pagato circa 72 euro a tonnellata, tasse comprese, per un totale di circa 100 milioni.

Il Colari, come ricorda in trasmissione Corrado Carruba, commissario straordinario dell'Arpa Lazio, è stato più volte sanzionato per discariche reflui del sito di Malagrotta. E sempre Carruba fornisce i dati dei veleni rilevati nelle falde e nei fossi intorno alla discarica. In un documento del 16 settembre scorso dai controlli sulla qualità delle acque di falda sotto la discarica risultano superati in maniera sistematica i limiti di legge per ferro, manganese, arsenico, nickel e solfati. Superamenti, anche se non ricorrenti, per mercurio, benzene, piombo e cromo.

Il Rio Galeria, invece, viene definito "un corso d'acqua in un pessimo stato di qualità". Tutt'intorno, ricorda Mondani, ci sono i campi coltivati di Malagrotta, le vacche frisone, le distese di granturco. "Quello che c'è nella falda si conosce molto bene, cosa ci sia nell'aria è difficile saperlo", sottolinea Milena Gabanelli. In zona funziona una sola centralina, posta, secondo i residenti, in un sito assolutamente inadeguato, lontano un chilometro dagli impianti a rischio. Perciò gli abitanti i monitoraggi se li fanno da soli, registrando concentrazioni di polveri sottili assolutamente fuori norma.

Siamo nella zona a più alto rischio industriale di Roma, perché, oltre alla discarica più grande d'Europa, qui si trovano un deposito di carburanti, una raffineria, un impianto per rifiuti tossici ospedalieri, gigantesche cave. Dall'agosto scorso è entrato in fase di pre-esercizio anche un gassificatore, due settimane fa messo sotto sequestro dalla magistratura, che a pieno regime trasformerà in energia 500 tonnellate di ecoballe all'anno, realizzato e gestito sempre dal Colari.

I tecnici del consorzio hanno assicurato che le emissioni sono al di sotto della capacità di rilevamento dei sensori. Ma un ingegnere chimico intervistato da "Report" racconta di aver visionato il progetto e arriva a conclusioni diverse: le diossine emesse dal gassificatore a pieno regime saranno 10 milligrammi all'anno.

(23 novembre 2008)

sabato 22 novembre 2008

L'ENI si affida all'ARPA mentre Vendola vuole "suonarle" all'ILVA?




C'erano una volta le riunioni sindacali davanti ai cancelli e negli scantinati...




... oggi quelle schifezze le fanno gli operai!




I sindacalisti si riuniscono negli alberghi a 4 stelle, con il tavolo in radica, l'impianto audio ad alta fedeltà, le poltrone di velluto e la ferrarelle (non troppo liscia, non troppo gassata...) nei bicchieri di cristallo!




I lavoratori, intanto, sgobbano all'inferno e le mogli mettono da parte pochi spiccioli per far fronte alla cassa integrazione e alle visite mediche.

E pensare che c'è un regista che grazie alla CGIL ha dichiarato di aver preso 750.000 euro cash da Riva in persona per fare un filmetto che è rimasto nell'archivio di casa...

E pensare che la CGIL è arrivata a farsi finanziare un bel librone grosso grosso per celebrare i propri cent'anni di attività a Taranto insieme ad una caterva di altre iniziative, indovinate un po' da chi? Dall'Ilva! (peccato che in tutte quelle pagine patinate non sia riuscito a leggere neanche un'intervista ad un operaio!)

Cin cin al convegno sindacale FIOM CGIL al Grand Hotel Delfino (leggete qui sotto): altri cento di questi anni!

Ilva, 24/11 a Taranto convegno Fiom su ambiente e sicurezza
Si terrà lunedì 24 novembre a Taranto un convegno promosso dalla Fiom e dalla Cgil su “Lavoro, Ambiente, Sicurezza: Taranto e l’Ilva”. I lavori, aperti alla stampa, si svolgeranno presso l’hotel Delfino dalle ore 9,30 alle ore 14. Con questa iniziativa, la Fiom e la Cgil, sia a livello territoriale che nazionale, “vogliono affrontare concretamente la questione dell’impatto, sull’ambiente e sul territorio, di attività industriali quali la siderurgia, con particolare riferimento all’Ilva di Taranto”. (Fonte: Rassegna.it)

Ragioniamo sui numeri dell'economia reale...

Non è che la "monocultura dell'acciaio" sia l'unica fonte di distribuzione del reddito a Taranto, altre imprese stanno faticosamente cercando di insediarsi e di "fare distretto" nonostante l'ostacolo che viene dall'industria pesante che è interessata ad una città succube dove prelevare e scaricare a proprio piacimento la forza lavoro.
Tra queste, il settore dell'edilizia, anche in relazione agli incentivi alla ristrutturazione e alle nuove leggi sulla qualità edilizia hanno da giocare una grossa partita economica che non va trascurata ma che va controllata con leggi serie e lungimiranti per evitare speculazione, abusivismo e lavoro nero.

RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE RECORD IN PUGLIA
I dati sul sito pugliese dell'Agenzia delle entrate

Dopo la pausa estiva, riprendono quota in Puglia i lavori di ristrutturazione edilizia. Con 1.060 comunicazioni di inizio lavori inviate al Centro Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, il mese di settembre ha segnato un aumento del 34% rispetto al mese precedente. Salgono, così, a 8.458 le comunicazioni totali inoltrate dai pugliesi, a partire da gennaio 2008, per accedere ai benefici previsti dalla legge.

L’analisi dell’andamento annuale su base provinciale evidenzia il dinamismo di Bari, con 3.815 comunicazioni nel 2008 (comprese le 493 di settembre). Seguono, a distanza, la provincia di Taranto (1.840) e quella di Foggia (1.344). Il quarto posto è di Lecce (852), mentre chiude la classifica la provincia di Brindisi (607).

Il dato di settembre conferma anche il primato della Puglia tra le regioni del Mezzogiorno, con 95.327 comunicazioni (pari al 2,7% del totale nazionale) dal 1998, anno di prima introduzione della detrazione per le spese di ristrutturazione.

All’indirizzo Internet http://puglia.agenziaentrate.it (menu Documentazione>Detrazioni Irpef) è possibile consultare tutti i grafici riepilogativi dei dati sulle comunicazioni, elaborati mensilmente dalla Direzione regionale della Puglia.

Fonte: Capitanata.it

Rassegna stampa

Qualche proposta per il week-end...















E intanto qualcosa si muove tra cittadini e per l'economia alternativa all'industria pesante