venerdì 24 febbraio 2012

E Florido? Se ne lava (sempre) le mani...

Taranto - Questione ambientale, Florido risponde al procuratore Sebastio

Sulla questione ambientale la Provincia di Taranto ha accolto l’appello del procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. Ecco la lettera a firma del presidente della Provincia, Gianni Florido, inviata al dottor Sebastio il 21 febbraio scorso, nella quale viene illustrata la posizione dell’ente di via Anfiteatro:

“Ill.mo Sig Procuratore, in riscontro alla nota del 2 febbraio scorso, con cui sensibilizza gli Enti titolari di specifici ‘poteri-doveri’ di intervento in materia di tutela dell’ambiente, ad adottare le opportune iniziative conseguenti ai preoccupanti risultati emersi dalla perizia sulle emissioni dell’Ilva, disposta dal Gip del Tribunale di Taranto, colgo l’occasione per significarle quanto segue:
Preliminarmente mi preme rammentare che le competenze attribuite dalla normativa vigente alle Province sono definite dall’articolo 19 del D.lgs 267/2000 e s.m.i., ed in particolare, per gli aspetti ambientali, nei limiti imposti dall’articolo 197 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. Per contro, l’impianto Ilva è in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale statale, rilasciata con Decreto ministeriale DVA_Dec-2011-0000450 del 4 agosto 2011, per la quale sono individuate specifiche competenze, sia dal D.lgs 152/2006 e s.m.i. (ultimo periodo del comma 7 dell’articolo 29/quater; comma 4 dell’articolo 29//octies; o qualora si accerti l’inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie il comma 10 dell’articolo 29/decies), sia dallo stesso provvedimento autorizzativo (art.6).
Comunque, questa Provincia è sempre stata sensibile alle complesse problematiche ambientali del territorio, infatti, tra l’altro, è stata promotrice dell’intesa con Arpa Puglia del 3 luglio 2007, che ha consentito di dotare il Dipartimento di Taranto di innovative strumentazioni di controllo. Inoltre, come giustamente ricordato, questa Provincia si è prontamente costituita nell’incidente probatorio che ha determinato la redazione della perizia richiamata in epigrafe.
Non da ultimo, non essendo più possibile rinviare gli approfondimenti sulla conoscenza del territorio, per l’inerzia degli organi statali deputati a coordinare tali azioni, questa Provincia, su proposta dell’Azienda Sanitaria Locale di Taranto, ha condiviso e finanziato il progetto redatto dalla medesima Asl, di indagine epidemiologica del sito inquinato di Taranto, che è finalizzato a contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11 aprile 2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte”, promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D.Lgs 59 del 18 febbraio 2005, e non più avviati.
Pertanto, non si possono non condividere appieno le legittime preoccupazioni del Procuratore a tutela della salute dei cittadini, convinti che il ricorso proposto dalla società avverso le prescrizioni dell’A.I.A. ministeriale, nonché il giudizio che scaturirà dall’incidente probatorio de quo, pur nella complessità degli aspetti affrontati, riconosceranno le giuste aspettative di tutela del territorio.
Si condivide, infine, il percorso proposto dalla Regione Puglia di esame di quanto sta emergendo dall’incidente probatorio, ed all’eventuale conseguente riconsiderazione di aspetti fissati nel citato provvedimento di AIA, cui alla nota prot. Aoo_169/0000401 del 14 febbraio 2012, di cui allego copia”. (Puglialive)

Rifiuti e Ilva: che dice Sebastio?

Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti

Audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, Franco Sebastio. (Svolgimento e conclusione). Franco SEBASTIO, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, svolge una relazione.



Intanto con i giornalisti, il Procuratore "mantiene il segreto"

Procuratore di Taranto. «Sull'Ilva decisione dopo la perizia»


«Non corriamo. Dopo l’incidente probatorio valuteremo con attenzione il materiale raccolto e decideremo se adottare eventuali provvedimenti». Il procuratore Franco Sebastio, reduce dell’audizione in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti a Roma, fa il punto sull’inchiesta che riguarda le emissioni dell’Ilva. Sono indagati Emilio e Nicola Riva, rispettivamente già presidente e attuale presidente dell’azienda, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento di Taranto, e Angelo Cavallo, responsabile dell’Agglomerato 2 per disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Secondo gli esperti, dallo stabilimento Ilva si diffondono emissioni contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione di Taranto e dei comuni vicini e sono riconducibili alla stessa Ilva i livelli di diossina e di Pcb trovati negli animali abbattuti e nei terreni circostanti l’area industriale. All’interno della fabbrica, inoltre, non sarebbero state osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive.

Procuratore, c’è grande attenzione da parte dell’opinione pubblica. Le consulenze disposte dal gip si rivelano fondamentali. «I consulenti si sono impegnati a depositare la relazione conclusiva medica entro il primo marzo. Poi il giudice ha fissato per il 30 marzo l’udienza per la trattazione, l’equivalente dell’udienza dell’altro giorno relativa alla prima consulenza. Dopo di che è prevedibile che il gip dichiari chiuso l’incidente probatorio per restituire gli atti alla procura della Repubblica».

La Commissione parlamentare sulle ecomafie ha chiesto informazioni anche sull’inchiesta nei confronti dei vertici dell’Ilva? «Si è parlato delle indagini dei traffici di rifiuti, ma anche degli ultimi sviluppi dell’inchiesta riguardante l’inquinamento. Di più non posso dire anche per correttezza nei confronti della Commissione presieduta dall’on. Pecorella».

C’è un enorme mole di documenti, ma i giudizi dei periti fino a questo momento sono stati piuttosto netti. «Noi , lo ripeto, studieremo e valuteremo la situazione. Attenzione, però: il gip non prende decisioni, ma si limita a dichirarare chiuso l’incidente probatorio, si ferma e non può fare altro. Poi sta a noi prendere eventuali decisioni. Abbiano detto all’inizio, quando abbiamo presentato la richiesta di incidente probatorio che vogliamo stare tranquilli e vogliamo fare una consulenza il più possibile completa e il più possibile risolutiva. E vogliamo che sia fatta nel contraddittorio tra le parti, per garantire il diritto di difesa. Un fatto anche di coscienza oltre che di etica professionale».

Questa nuova consulenza forse è ancora più importante della prima perchè dovrà stabilire che tipo di conseguenze hanno le emissioni sulla salute di cittadini e operai. «L’abbiamo definita perizia medica o sanitaria perchè deve stabilire quali sono state, quali sono e quali potranno essere le conseguenze, se ce ne sono, sulla salute delle persone. Una volta che avremo tra le mani questa ulteriore perizia faremo le valutazioni del caso».
GIACOMO RIZZO (CdM)

giovedì 23 febbraio 2012

Comunicato stampa di Legambiente

Promessa e promossa, la raccolta differenziata è ancora ‘un bidone’ vuoto.
Troppo bassa la percentuale di rifiuti riciclabili a Taranto:
è tempo di passare dalle parole ai fatt
i

Comune di Taranto: questa mattina l'azienda ".….." mi consegna (senza preavviso) i contenitori per la raccolta differenziata. Chiedo : quando parte, come si svolgerà? Risposta "non si sa, mò prendili, leggi la carta che sta dentro, poi te lo dice la televisione"


Abbiamo riportato lo sconcertato post che in questi giorni un cittadino del quartiere di Lama ha pubblicato su Facebook.

La raccolta differenziata è stata più volte oggetto di annunci da parte dell’amministrazione Stefàno e del presidente della municipalizzata Amiu, Pucci, che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Taranto. Svariati i progetti lanciati che poco o nulla hanno contribuito a migliorare la percentuale di rifiuto differenziato della città capoluogo, da anni triste fanalino di coda nella classifica di quelle italiane. A fronte di un dato, già di per sé pessimo, dell’ 11,6% di raccolta al sud d’Italia, Taranto si attesta, nel 2010, intorno ad un 8,7%, percentuale che tendenzialmente diminuisce nel 2011 anno per cui i dati definitivi non sono ancora disponibili.. Sperimentale, e approssimativa aggiungiamo noi, è ancora la raccolta ‘palazzo a palazzo’ nel quartiere Solito Corvisea. Tutto è ancora affidato alla buona volontà dei cittadini che non sono nemmeno ben informati su come suddividere i rifiuti e questo inficia la qualità della raccolta. Nulla è la collaborazione degli esercizi pubblici: pizzerie e fruttivendoli, ne siamo testimoni, smaltiscono abitualmente umido e vetro nei contenitori del tal quale. La tante volte annunciata raccolta differenziata nelle contrade di Lama e San Vito pare sia partita da una decina di giorni, ma i residenti, presi alla sprovvista come si evince dal post in apertura, non ne sanno granché. In città i cassonetti adatti allo scopo sono pressoché spariti; di tanto in tanto è possibile individuarne qualcuno per la raccolta indiscriminata di carta, alluminio e plastica, quasi sempre strapieno e dunque inutilizzabile. Nemmeno la raccolta differenziata più facile da gestire è stata organizzata. Bar, pizzerie, ristoranti, supermercati, fruttivendoli, smaltiscono tutto nei normali cassonetti ed è un dolor di cuore vedere tutto quel materiale sprecato e destinato alla discarica. Basta fermarsi davanti ad uno dei mercati rionali per avere conferma di quanto descriviamo: plastica, legno, umido e perfino scarti di macelleria, tutto nello stesso cassonetto.


Altro discorso per le isole ecologiche che devono raccogliere quello che pochi cittadini volenterosi differenziano. Poche e alcune, come quella del quartiere Salinella che appare come un indegno cumulo di rifiuti ingombranti, difficilmente raggiungibili a piedi, sono spesso in attesa di “nuove disposizioni” e non consentono con continuità lo smaltimento di batterie o di olio esausto, nè prevedono quello dell’umido.

Bene la formazione dei bambini che l’Amiu e l’amministrazione comunale hanno avviato nelle scuole con il progetto RI-CICLO-NE, ma gli alunni ‘puliziotti’, come sono chiamati gli studenti che vi hanno partecipato, e le loro famiglie dovranno pur essere messi nelle condizioni, prima, e obbligati, poi, di onorare il loro diritto/dovere.

Ma è proprio tanto difficile realizzare un progetto virtuoso? Come si legge nel dossier Comuni Ricicloni che Legambiente ha prodotto per il 2011, il comune di Salerno ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata in meno di due anni, grazie al sistema domiciliare esteso a tutta la città per i suoi 140mila abitanti, una percentuale impensabile fino a qualche tempo fa per un capoluogo di provincia, soprattutto in una regione difficile come la Campania. Stesso discorso per le raccolte domiciliari secco/umido attivate con ottimi risultati in una parte delle città di Napoli e Palermo. Al nord, nella città di Torino, la raccolta domiciliare integrata ha raggiunto la quota di oltre 400mila abitanti serviti, con una percentuale di differenziata compresa tra il 43% ed il 71%, e una media del 61%. Nelle Marche dove il consorzio Cosmari gestisce il ciclo dei rifiuti per 300mila abitanti in 57 comuni maceratesi, la percentuale di raccolta differenziata per tutto il bacino ha raggiunto il 70%. Più vicino a noi, il comune di Statte ha intrapreso un percorso che consentirà a breve di eliminare tutti i cassonetti dalla strada e di portare a regime la raccolta differenziata.

“La strada per avviare il ciclo dei rifiuti di tutto il Paese verso gli standard europei è ormai tracciata – ha dichiarato Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente -. Gli obiettivi della nuova direttiva europea sui rifiuti e della legge italiana di recepimento sono chiari: entro il 2013 occorre varare un programma nazionale di prevenzione ed entro un anno si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata da avviare a riciclaggio. Per raggiungerli serve promuovere le politiche di prevenzione, la raccolta domiciliare e la tariffazione puntuale in tutte le città italiane, completare la rete impiantistica per il recupero, soprattutto della frazione organica, e il trattamento dei rifiuti per minimizzare lo smaltimento in discarica, i cui costi dovranno essere aumentati anche rivedendo lo strumento dell’ecotassa regionale. Solo così riusciremo a voltare pagina una volta per tutte rispetto all’immagine del Paese delle emergenze rifiuti che ci ha contraddistinto più volte negli ultimi anni anche a livello internazionale”.

A Taranto, la rete impiantistica è assolutamente completa e persino sovradimensionata: chiediamo, pertanto, al Sindaco ed al presidente dell’Amiu di passare una volte per tutte dalle parole ai fatti, di concretizzare i buoni propositi e di attuare tutte le buone pratiche che consentano alla città di scalare la classifica dei comuni ricicloni che la vede, come purtroppo altre riconducibili ai comportamenti ecocompatibili, da troppo tempo agli ultimi posti.

lunedì 20 febbraio 2012

Processo Ilva: siamo agli sgoccioli..

Inquinamento dell’Ilva domani a Roma vertice per la seconda perizia

TARANTO - Ultima riunione, domani a Roma, dei tre esperti nominati dal gip Patrizia Todisco (il professor Annibale Biggeri, docente ordinario all'università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, la professoressa Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma), nell’ambito dell’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva chiesto dal procuratore capo Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero (e non dal Comune di Taranto come erroneamente detto dal governatore Vendola sabato scorso).

I tre periti stanno lavorando sugli aspetti medico-epidemiologici dell'indagine sulla quale è stata già discussa la perizia sui risvolti chimici. Alla riunione di domani prenderanno parte anche l’avvocato Carlo Petrone e il consulente Fernando Graziano, entrambi in rappresentanza della Provincia, i nove allevatori individuati parte lesa tramite il ricercatore, statistico-epidemiologo, dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr Emilio Gianicolo, il Comune di Taranto con il professor Benedetto Terracini e la dottoressa Maria Angela Vigotti, l’Ilva con la dottoressa Eva Negri.

Il professor Forestiere ha sviluppato un progetto di lavoro che riguarda gli effetti delle emissioni dell’Ilva sulla popolazione e sui lavoratori, con la raccolta di tutta la letteratura scientifica riguardante la situazione di Taranto. Sinora sono stati acquisiti gli atti del progetto «Sentieri», sulla bonifica di 44 siti inquinati in tutta Italia (tra cui Taranto, ovviamente), il prospetto dei ricoveri ospedalieri nella città di Taranto dal 1998 al 2010, il registro tumori dell’Asl jonica del 2006, i dati forniti dai comuni di Massafra e Statte sulla migrazione della popolazione (il cambiamento del luogo ove risiedono gli abitanti, sempre all’interno dello stesso territorio comunale), il registro dei mesoteliomi in provincia di Taranto, il registro dei lavoratori esposti, i certificati di morte di operai che potrebbero aver contratto malattie durante il lavoro nel siderurgico.

Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva, 52 anni, presidente dell’Ilva http://www.blogger.com/img/blank.gifdal 20 2010, Luigi Capogrosso, 55 anni, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, 41 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, 42 anni, capo area del reparto Agglomerato, tutti difesi dagli avvocati Francesco Mucciarelli, Egidio Albanese, Adriano Raffaelli, Tullio Padovani, Francesco Perli e Cesare Mattesi. La consegna della perizia è prevista per il prossimo 1 marzo.
MIMMO MAZZA (GdM)

domenica 19 febbraio 2012

Dove osano gli avvoltoi


Da TarantOggi

L’incontro di sabato presso la sede della Presidenza della Regione Puglia a Bari, che ha visto coinvolti il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il Sindaco di Taranto Ezio Stefàno e il Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, ha partorito l’ennesima tristissima boutade delle nostre istituzioni in merito all’ambiente. D’altronde, dopo la prima udienza dell’incidente probatorio svoltasi venerdì scorso presso il tribunale di Taranto in merito all’inchiesta portata avanti dalla Procura sull’inquinamento prodotto dall’Ilva di Taranto, era scontato che avremmo iniziato ad assistere ad un mettere le mani avanti da parte di tutti coloro i quali, per motivi diversi, si sentono chiamati in causa ed inchiodati alle loro responsabilità, economiche, politiche e storiche. E che hanno preferito ancora una volta riunirsi a Bari, piuttosto che avere il coraggio di venire a Taranto per parlare di cose strettamente legate a questo territorio, cercando il confronto diretto con i giovani di questa città che venerdì hanno dimostrato di essere per fortuna anni luce lontani da certi ambienti e certa politica. Lo slogan utilizzato da Vendola, Florido e Stefàno è stato ancora una volta lo stesso: “Il nostro obiettivo è quello di mettere in equilibrio diritto al lavoro e diritto all’ambiente e alla salute”. Che poi è identico a quello di Confindustria e sindacati. Ovvero sostenere quella famosa eco-compatibilità che ancora oggi non abbiamo capito in cosa consista realmente. Anche perché poggia su presupposti alquanto discutibili. “Regione, Provincia e Comune in questa vicenda condividono una linea di condotta che è quella che ci ha portato a ottenere oggi i più bassi limiti di emissione delle diossine che si possano registrare in Europa e a contenere in maniera drastica i limiti delle emissioni del benzopirene e di PM10. Sull’Ilva abbiamo prodotto, in questi anni, un bombardamento di richieste e di iniziative tese ad ambientalizzare gli apparati produttivi”. Premesso che già nel testo della legge regionale sulla diossina del 2008 si prendevano ad esempio Stati europei ed aziende che dal 2004 raggiungevano livelli di emissioni di diossina tra gli 0,2 e gli 0,5 nngr/m3, è oramai alquanto stucchevole dover puntualmente ricordare a Vendola & co. che tre o quattro campionamenti all’anno sulla diossina emessa dall’Ilva di Taranto è un dato statisticamente irrilevante e scientificamente inattendibile. Inoltre, appare chiaro che i tre siano alquanto disinformati in materia di benzo(a)pirene, visto che venerdì scorso, durante la prima parte dell’incidente probatorio, i pm hanno depositato presso la cancelleria del gip l’ennesima relazione tecnica prodotta da Arpa Puglia sul monitoraggio dell’aria nella città di Taranto con particolare riferimento agli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) ed al benzo(a)pirene, durato di circa otto mesi attraverso l’installazione di sette centraline in diversi punti della città (con oltre 2300 prelievi ed analisi di laboratorio). Ed ancora una volta la sorgente emissiva di Ipa principale è stata individuata nella cokeria. Addirittura le rilevazioni di benzo(a)pirene negli ambienti della cokeria hanno evidenziato valori da uno a tre volte superiori rispetto a quelli riscontrati in città. Gli Ipa provenienti dall’Ilva sarebbero 80 volte superiori a quelli provenienti dalle altre industrie. Superiore è anche il confronto relativo al benzo(a)pirene, mentre la diossina è risultata tre volte superiore. Infine, vogliamo anche ricordare che in merito al PM10, le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli hanno registrato superamenti dei limiti di legge previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli, quando dovrebbero essere al massimo 35. Come si può notare dunque, da questi semplicissimi esempi (ne potremmo fare decine ma sarebbe tedioso per chi legge ed umiliante per altri) si evince come, ancora una volta, si portino esempi del tutto limitati se non addirittura clamorosamente falsi per sostenere una tesi, quella della eco-compatibilità, che fa acqua da tutte le parti. Ma ciò che ci preoccupa più di ogni altra cosa, è la sottile operazione dialettica messa in atto da Vendola, Florido e Stefàno, che prendendo ad esempio la politica degli anni ’70, hanno iniziato ad immaginare contrapposizioni e conflitti sociali futuri per questa città, in modo da offuscare le responsabilità e le colpe di una classe dirigente a tutt’oggi silente nei confronti dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Taranto. “Siamo all’indomani di diversi fatti che raccontano la contraddittorietà e la drammaticità di una condizione: da un lato, alcuni lavoratori somministrati che minacciano di lanciarsi dal ponte e che chiedono di poter rientrare a lavorare all’Ilva; e dall’altro l’incidente probatorio, che è frutto di un’iniziativa del Comune di Taranto, che è teso a verificare quale siano le ragioni di inquinamento in città. Abbiamo, cioè, i due corni del problema: la domanda di lavoro e la domanda di ambiente e di salute. Il nostro lavoro, in questi anni, è stato sempre quello di tentare di mettere in equilibrio il diritto al lavoro e il diritto all’ambiente, perché sappiamo bene che rompere questo equilibrio vuol dire produrre una ferita, significa vedere sconfitte le ragioni di chi vuole cambiare, ma anche avere la possibilità di vivere e lavorare”. Ma di cosa state parlando? Possibile che la vostra boria e superbia politica non conosca limiti e sia pronta ad utilizzare a vostro uso e consumo anche le situazioni più drammatiche pur di mettervi a riparto da tutto e tutti? Punto primo: quei lavoratori protestavano perché non era stato rispettato un accordo siglato 14 mesi fa e non perché bramavano all’idea di tornare a lavorare dentro l’Ilva. Protestavano perché venissero riconosciuti i loro diritti e lo avrebbero fatto per qualunque tipo di lavoro. Punto secondo: possibile che ancora oggi la politica sia in grado di considerare come unica realtà lavorativa possibile per i cittadini di Taranto quella della grande industria? E poi, di grazia, possibile che per l’ennesima volta giochiate con i diritti inalienabili dell’uomo? Ma davvero volete convincere qualcuno del fatto che il diritto al lavoro sia più importante del diritto alla vita ed alla salute? Davvero pensate che un sito industriale che nel raggio di centinaia di metri comprende la più grande industria siderurgica europea, la più grande raffineria del Sud Italia ed un cementificio, anche con le migliori tecnologie in assoluto, possa realmente essere compatibile con l’ambiente circostante? Possibile che non riusciate a comprendere che anche con tutte le emissioni nei limiti di legge si continuerebbe comunque ad inquinare? E che tutto l’inquinamento sin qui prodotto per essere debellato avrebbe bisogno di un ambiente senza più industrie per i prossimi 100 anni come minimo? Il bello è che sono talmente convinti delle loro idee che vogliono anche convincerci che sono loro ad essere nel giusto e noi nel torto. “Bisogna rendere chiaro, anche ai cittadini, che quello che noi abbiamo fatto riguarda il futuro, attiene a ciò che da ora in poi i camini sputeranno nell’atmosfera”: vuoi vedere che da domani dagli oltre 200 camini presenti nell’Ilva di Taranto usciranno essenza profumate per le nostre narici e melodie sublimi per le nostre orecchie? Il finale, poi, è tutto un programma. “Abbiamo bisogno di cominciare il lavoro sulle bonifiche della città: questa è una pressante richiesta che noi continuiamo a rivolgere al Governo centrale, perché si possa rapidamente definire la provvista finanziaria e si possa far partire il ciclo delle bonifiche”. Ah bhé: le bonifiche, certo. Un’idea geniale quella di iniziare a bonificare aree inquinate, la cui fonte inquinante è ancora attiva al 100%. E poi con quali soldi e con quali metodi scientifici si vogliono fare le bonifiche non è dato sapere. Così come non è dato sapere da quali aree si vorrebbe partire. Insomma, i soliti proclami sparati lì a caso, senza alcun criterio. Poi, all’ultimo, resisi conto forse di averle sparate troppo grosse, i tre dicono finalmente qualcosa di sensato: “Non saranno certo le iniziative di oggi che ci salveranno da quello che è accaduto negli ultimi cinquant’anni. Dal punto di vista epidemiologico gli effetti dell’inquinamento dureranno per molti decenni, quello che noi stiamo facendo purtroppo non cancella la ferita che è stata inferta dalla storia industriale di Taranto”. Perché qualcosa ci dice che sarebbero in grado di fare anche quello se solo ne avessero i mezzi e le potenzialità. Infine, chiudiamo con una nota lieta. Nel primo pomeriggio di ieri, nella rada di Mar Grande, a pochi metri dalla riva, è apparso un bellissimo delfino. Nuotava libero e felice. Ci piace immaginare che anche lui, simbolo di questa città, abbia sentito il richiamo di quelle centinaia di giovani che da venerdì proveranno a riscrivere la storia di questa città. Nel segno di Taras e dal suo splendido mare. 20 febbraio 2012 Gianmario Leone g.leone@tarantooggi.it I SOLDI DELLE BONIFICHE? DAL RISARCIMENTO DANNI LE NOVELLE DEL TRIO VENDOLA, FLORIDO E STEFANO A proposito delle tanto declamate bonifiche millantate dal presidente della Regione Puglia e dei fondi economici affinché esse un domani possano essere davvero realizzabili, magari il buon Vendola potrebbe suggerire, o forse in questo caso sarebbe meglio dire obbligare, a Florido e Stefàno di tirare fuori dai cassetti delle loro scrivanie, la famosa richiesta di risarcimento danni del 2005, alla quale la famiglia Riva non potrebbe appellarsi in alcun modo e presso nessun tribunale. Ma é sin troppo evidente che il trio delle meraviglie non abbia la minima intenzione di disturbare nessuno. Continuate pure, prego. G.L.

venerdì 17 febbraio 2012

ECODI: ancora un altro inceneritore a Taranto. Firmato Vendola, Florido, Stefano

Tratto da: 3 Santi all'inferno (cliccate su questo link per gli aggiornamenti a questo post nel blog originale)

Qui, Taranto. Abbiamo fatto 90, facciamo 91. Parola del governatore Vendola, del presidente della Provincia Florido e del primo cittadino Stefano. Con determinazione del dirigente del Servizio Ecologia regionale Antonello Antonicelli del 13 gennaio 2012, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Puglia (BURP 21 del 09.02.2012), è stato autorizzata la realizzazione di un impianto di stoccaggio ed incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi all’interno dell’impianto industriale esistente, sito in Taranto alla località Santa Chiara. Nella determinazione, si legge in part.: "Il medesimo Servizio provinciale aveva accertato che per l’impianto in questione, ricadente al punto A.1.g) dell’all. A1 della L.R. n. 11/2001 e s.m.i. la competenza concernente la V.I.A. è della Regione Puglia, mentre il procedimento relativo al rilascio dell’A.I.A. resta di competenza della Provincia di Taranto che in data 08.02.2011 aveva già tenuto la prima conferenza di servizi." In pratica, l'AIA potrebbe non essere stata ancora rilasciata (vedi documentazione dell'impianto: http://www.provincia.taranto.it/via/dettagli.php?id_elemento=45&i=1&parola_chiave=&data_dal=&data_al=): qui, bisogna ricordare che è facoltà dei comitati, delle associazioni e dei cittadini, in quanto interessati, di chiedere ex L 241/90 di partecipare alle conferenze dei servizi e di richiedere in fase di autorizzazione integrata ambientale di chiedere all'autorità procedente la prescrizione di espressione del parere del Sindaco, in quanto primo responsabile della salute pubblica, ai sensi degli articoli 216 e 217 del regio decreto del 27 luglio 1934 n. 1265, relative alle industrie insalubrie (cd "autorizzazione sanitaria"). Si tratta di un impianto di stoccaggio ed inc mento di rifiuti pericolosi e non pericolosi ( capacità di smaltimento: 8.500 t/anno), che affiancherà un vecchio inceneritore ("ex termovalorizzatore", precisa la determinazione) in funzione dal 1998 e già potenziato in seguito. Nello specifico, l’impianto della Società ECODI s.r.l. serve alla termodistruzione di rifiuti provenienti da strutture sanitarie (ospedali e cliniche), da laboratori, ambulatori e studi medici e dentistici, da attività agricole e dalla raccolta differenziata e non dei rifiuti urbani. A parte gli inceneritori di rifiuti speciali attualmente chiuso Ecocapitanata e il progetto VOMM nel Salento, questo progetto è ora il quinto progetto di inceneritore già autorizzato in Puglia destinato allo smaltimento dei rifiuti urbani: oltre a quelli in accensione della ETA (Gruppo Marcegaglia) a Manfredonia, vicino Borgo Tressanti, e della APPIA Energy (stesso gruppo industriale) a Massafra, quello pubblico di Statte (AMIU "Città di Taranto) e la nuova CEMENTIR (progetto di revamping finanziato coi fondi regionali ed europei), che è in realtà un vero e proprio inceneritore prim'ancor che una cementeria autorizzata al "co-incenerimento". Secondo l'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro il ciclo dei rifiuti in Puglia (attualmente a meno del 20% di percentuale di raccolta differenziata) può considerarsi sufficientemente "chiuso" o si preferisce continuare a battere tutti i record diventando la regione italiana col maggior numero di impianti di incenerimento di cdr ("ecoballe") e di percentuale di preziosi materiali mandati in fumo? Autorizzare l'ennesimo impianto a bruciare rifiuti urbani, pratica dannosa e costosa, senza valutare che esistono alternative (strategia rifiuti zero), è sintomatico della "patologia" di cui è affetta la gestione dei rifiuti solidi urbani in regione.


POST SCRIPTUM: CISA e Gruppo Marcegaglia hanno chiesto il raddoppio dell'inceneritore APPIA Energy di Massafra con una seconda linea da altrettante 100,000 t/a:
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=48.htm&anno=xliii&num=24
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=49.htm&anno=xliii&num=24

PER APPROFONDIRE
La procedura ancora in corso per l'inceneritore "Città di Taranto" AMIU di Statte sul sito della Provincia di Taranto e le nostre contro-osservazioni.
Fog Cannon, il killer delle polveri sottili. L’Ilva intende adottare questa tecnologia?
TARANTO – E’ di pochi giorni fa la presentazione da parte dell’Ilva di un progetto mirato al contenimento delle polveri che si sprigionano dai parchi minerali: barriere frangivento lunghe un chilometro e 700 metri e alte 21 metri, con cui l’azienda conta di trattenere le emissioni dal 50 al 70%. E’ bene precisare che tale intervento, previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, interessa le polveri pesanti e non quelle sottili. Eppure, sono proprio quest’ultime, denominate PM10, a comportare i maggiori rischi per la salute perché si insinuano più facilmente nell’organismo umano.

Da più parti (Arpa Puglia e alcune associazioni ambientaliste) si è fatto presente che tale sistema è inadeguato e che la soluzione più efficace per fronteggiare l’emergenza polveri consiste nella copertura dei parchi minerali. Una posizione che emerge anche nella perizia elaborata dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento Ilva, che oggi prevede lo svolgimento di un’udienza. Nella stessa perizia si afferma che dai parchi minerali di disperdono in atmosfera 668 tonnellate di polveri all’anno, che si riversano soprattutto sul quartiere Tamburi. L’azienda, però, non ha mai ritenuto la copertura di tale area applicabile anche perché considerata troppo onerosa.

Va detto, però, che esiste anche un’altra opzione che sembrerebbe più efficace del semplice barrieramento: i Fog Cannon (Cannoni di nebbia) di ultima generazione. Si tratta di un sistema di abbattimento delle polveri nato per risolvere problemi in ambienti all’aria aperta come miniere, cave di grosse dimensioni e acciaierie, già brevettato in Italia e in Europa e collaudato nel resto del mondo (Australia, Cile, Oman).

Dalle schede tecniche si apprende che i Fog Cannon emettono “un potente getto di una miscela aria/acqua finemente nebulizzata che crea una nube di nebbia non tossica e non nociva in grado di abbattere velocemente le particelle in sospensione”. Questa tecnologia è stata adottata in vari impianti come la centrale termoelettrica Enel di Brindisi e due acciaierie situate in Gran Bretagna appartenenti al colosso siderurgico indiano Tata Steel. I tempi di consegna di tali impianti si limiterebbero a pochi mesi. Pertanto l’applicazione del sistema avverrebbe in tempi abbastanza rapidi.

Sarebbe interessante sapere se l’Ilva ritiene percorribile questa strada che potrebbe comportare un abbattimento delle polveri volatili di almeno il 70%, e in taluni casi anche oltre il 90%, in base agli ambiti di applicazione. Per quanto riguarda il PM 10 tale sistema garantirebbe un abbattimenhttp://www.blogger.com/img/blank.gifto del 50-70% delle emissioni. Pare che nei mesi scorsi ci siano stati dei contatti con un’azienda che distribuisce tale tecnologia in Italia e dei sopralluoghi presso impianti Enel e Tata Steel, dove i Fog Cannon vengono utilizzati. A questo punto, sarebbe utile conoscere l’esito delle valutazioni effettuate dal gruppo Riva, se tale tecnologia è stata accantonata e in caso affermativo, con quali motivazioni.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)

La Masseria Solito al Comune?

venerdì, 17 feb 2012 - 15:18
CORRIERE DEL GIORNO
Il Consiglio comunale voterà lunedì la permuta con un edificio di proprietà del Comune
La masseria Solito è salva, ora puntiamo al recupero
di Silvano Trevisani

Finalmente la Taranto più viva, quella che tiene alla propria storia e alla propria cultura, può gioire: la masseria Solito è salva. Lunedì prossimo, infatti, il Consiglio comunale è chiamato ad approvare, al punto 6, la “Permuta della “Masseria Solito” e del relativo terreno pertinenziale con immobile di proprietà comunale sito in via Rintone n. 37, angolo via Icco 26, 28”.
Il provvedimento è stato già approvato a dalla commissione Assetto del territorio, anche da consiglieri d’opposizione. Una volta che il Consiglio avrà approvato, come fermamente ci auguriamo, la permuta, la masseria passerà alla proprietà comunale. Salvato l’immobile, bisognerà poi pensare all’immediato futuro, cioè alla messa in sicurezza del manufatto, ultimo frammento di quella che fu la masseria Salito, quindi alla sua ristrutturazione e alla restituzione alla città, per un’utilizzazione di carattere culturale: le risorse si possono anche reperire tra i fondi regionali per i nuovi musei, perché così potrebbe configurarsi, secondo le indicazioni dell’Associazione Cesare Giulio Viola, il ruolo della struttura, come museo della memoria storica della cultura tarantina.
Anche il “Corriere del giorno” saluta, naturalmente, con grande soddisfazione il provvedimento della divisione urbanistica, dal momento che aveva fatto della salvezza della masseria, una sua battaglia. Lo scorso anno si era svolto, nella nostra reazione, un forum, con la partecipazione dell’Associazione e di rappresentanti del mondo culturale, dell’associazionismo, oltre che dell’Amministrazione comunale. Proprio la strada della permuta della masseria con altre aree o immobili di proprietà pubblica era una di quelle scaturite dal dibattito, che aveva anche confermato la fondatezza storica della rilevanza che il reperto ha, pur essendo l’ultimo frammento sopravvissuto a una dissennata politica di devastazione del territorio e delle sue vestigia storiche.
Com’è noto, la masseria Solito fu acquisita, alla fine dell’Ottocento, alla proprietà della famiglia di Luigi Viola, il grande archeologo che fondò il Museo nazionale archeologico, della quale racconta diffusamente il figlio, il grande scrittore e drammaturgo Cesare Giulio Viola nel romanzo “Pater”. Proprio nell’area della masseria, lo stesso Luigi Viola ritrovò la cripta del Redentore, che era a metà strada tra la bella casina, che si trovava nell’area dell’Hotel Principe, e il corpo dell’antica masseria.
Ricordiamo che l’area nella quale ricade la masseria Solito, ultima ala della grande struttura seicentesca, che dava il nome a tutto il quartiere, era stato acquisito da un’impresa privata che vi aveva progettato la costruzione di una palazzina per appartamenti da vendere. L’impresa, che aveva ottenuto anche la licenza edilizia e il permesso di demolire l’immobile, da parte della giunta Di Bello, potrà rifarsi del danno rappresentato dal divieto di demolizione emesso dal Comune. Ricordiamo che, nei mesi scorsi, il Consiglio comunale, con un solo voto contrario, frutto forse di un equivoco, aveva approvato un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione a ricercare la soluzione.

Ne è entusiasta Enrico Viola, presidente dell’Associazione Culturale che da anni richiede l’intervento del Comune per scongiurare l’abbattimento dell’ultima masseria periurbana di interesse storico per essere posta lungo la via principale di uscita verso est dell’antica Taranto. “La speculazione edilizia era intenzionata a passarci sopra come un rullo compressore e distruggere un monumento significativo sotto l’aspetto storico, architettonico, topografico e letterario. Vani erano stati nel passato gli appelli di studiosi, uomini di cultura e varie espressioni di cittadini che più volte erano giunti persino a creare una barriera umana davanti alle ruspe pronte ad abbatterla. Il Consiglio Comunale sarà destinatario di grande apprezzamento degli uomini di cultura che costituiscono l’associazione e di molti cittadini che amano Taranto e la sua storia. Questa finalmente è una prova di grande sensibilità che segue ad una prima decisione di protezione adottata dal Consiglio nell’estate scorsa”.

La Masseria Solito al Comune?

venerdì, 17 feb 2012 - 15:18
CORRIERE DEL GIORNO
Il Consiglio comunale voterà lunedì la permuta con un edificio di proprietà del Comune
La masseria Solito è salva, ora puntiamo al recupero
di Silvano Trevisani

Finalmente la Taranto più viva, quella che tiene alla propria storia e alla propria cultura, può gioire: la masseria Solito è salva. Lunedì prossimo, infatti, il Consiglio comunale è chiamato ad approvare, al punto 6, la “Permuta della “Masseria Solito” e del relativo terreno pertinenziale con immobile di proprietà comunale sito in via Rintone n. 37, angolo via Icco 26, 28”.
Il provvedimento è stato già approvato a dalla commissione Assetto del territorio, anche da consiglieri d’opposizione. Una volta che il Consiglio avrà approvato, come fermamente ci auguriamo, la permuta, la masseria passerà alla proprietà comunale. Salvato l’immobile, bisognerà poi pensare all’immediato futuro, cioè alla messa in sicurezza del manufatto, ultimo frammento di quella che fu la masseria Salito, quindi alla sua ristrutturazione e alla restituzione alla città, per un’utilizzazione di carattere culturale: le risorse si possono anche reperire tra i fondi regionali per i nuovi musei, perché così potrebbe configurarsi, secondo le indicazioni dell’Associazione Cesare Giulio Viola, il ruolo della struttura, come museo della memoria storica della cultura tarantina.
Anche il “Corriere del giorno” saluta, naturalmente, con grande soddisfazione il provvedimento della divisione urbanistica, dal momento che aveva fatto della salvezza della masseria, una sua battaglia. Lo scorso anno si era svolto, nella nostra reazione, un forum, con la partecipazione dell’Associazione e di rappresentanti del mondo culturale, dell’associazionismo, oltre che dell’Amministrazione comunale. Proprio la strada della permuta della masseria con altre aree o immobili di proprietà pubblica era una di quelle scaturite dal dibattito, che aveva anche confermato la fondatezza storica della rilevanza che il reperto ha, pur essendo l’ultimo frammento sopravvissuto a una dissennata politica di devastazione del territorio e delle sue vestigia storiche.
Com’è noto, la masseria Solito fu acquisita, alla fine dell’Ottocento, alla proprietà della famiglia di Luigi Viola, il grande archeologo che fondò il Museo nazionale archeologico, della quale racconta diffusamente il figlio, il grande scrittore e drammaturgo Cesare Giulio Viola nel romanzo “Pater”. Proprio nell’area della masseria, lo stesso Luigi Viola ritrovò la cripta del Redentore, che era a metà strada tra la bella casina, che si trovava nell’area dell’Hotel Principe, e il corpo dell’antica masseria.
Ricordiamo che l’area nella quale ricade la masseria Solito, ultima ala della grande struttura seicentesca, che dava il nome a tutto il quartiere, era stato acquisito da un’impresa privata che vi aveva progettato la costruzione di una palazzina per appartamenti da vendere. L’impresa, che aveva ottenuto anche la licenza edilizia e il permesso di demolire l’immobile, da parte della giunta Di Bello, potrà rifarsi del danno rappresentato dal divieto di demolizione emesso dal Comune. Ricordiamo che, nei mesi scorsi, il Consiglio comunale, con un solo voto contrario, frutto forse di un equivoco, aveva approvato un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione a ricercare la soluzione.

Ne è entusiasta Enrico Viola, presidente dell’Associazione Culturale che da anni richiede l’intervento del Comune per scongiurare l’abbattimento dell’ultima masseria periurbana di interesse storico per essere posta lungo la via principale di uscita verso est dell’antica Taranto. “La speculazione edilizia era intenzionata a passarci sopra come un rullo compressore e distruggere un monumento significativo sotto l’aspetto storico, architettonico, topografico e letterario. Vani erano stati nel passato gli appelli di studiosi, uomini di cultura e varie espressioni di cittadini che più volte erano giunti persino a creare una barriera umana davanti alle ruspe pronte ad abbatterla. Il Consiglio Comunale sarà destinatario di grande apprezzamento degli uomini di cultura che costituiscono l’associazione e di molti cittadini che amano Taranto e la sua storia. Questa finalmente è una prova di grande sensibilità che segue ad una prima decisione di protezione adottata dal Consiglio nell’estate scorsa”.

Una città che chiede giustizia!

Incidente probatorio per il processo Ilva.
Tra la gente di Taranto! Con noi!











17 febbraio 2012 - AL GRIDO DI "NOI VOGLIAMO VIVERE" I GIOVANI DI TARANTO MANIFESTANO DAVANTI AL TRIBUNALE, OVE PENDONO I PROCEDIMENTI DELLA MAXI INCHIESTA CONDOTTA DAL G.I.P. TODISCO CONTRO L'ILVA SPA, DIMOSTRANDO DI NON AVERE PAURA...E DI DESIDERARE CON FORZA UN FUTURO DIVERSO DAL DISASTRO AMBIENTALE E SANITARIO DETERMINATO FINO AD OGGI DAL MASSIVO INQUINAMENTO. SEBBENE A TARANTO PIù DI QUALCUNO VOGLIA FAR PASSARE L'ECOCOMPATIBILITà DELL'INDUSTRIA COL TERRITORIO COME POSSIBILE I GIOVANI RECLAMANO UNA CORRETTA INFORMAZIONE ..L'ECOCOMPATIBILITà è UNA BESTEMMIA..BONIFICARE CON IMPIANTI CHE CONTINUANO AD INQUINARE PURE...CI VOGLIONO ALTERNATIVE ECONOMICHE E LAVORATIVE ALLE INDUSTRIE INQUINANTI.

giovedì 9 febbraio 2012

Ovviamente colpa dell'ENI


E ci volevano le analisi dell'ARPA per capire che la puzza e la "cacca" di Rondinella vengono dall'ENI?
Quella è una raffineria di petrolio, mica una fabbrica di confetti!!!
E ora?
Niente, come al solito.

sabato 4 febbraio 2012

Tutti uniti: c'è da inventarsi una scusa nuova!



Inquinamento Ilva, il Comune alle prese con la lettera del procuratore Sebastio

Ieri la convocazione urgente a Palazzo di Città dei dirigenti interessati. Nei prossimi giorni la chiamata a raccolta dei rappresentanti di Arpa Puglia, Asl e Cnr, con l’obiettivo di avere un quadro completo della situazione e decidere il da farsi. Il sindaco Ippazio Stefàno ha reagito così alla lettera recapitata dal procuratore capo Franco Sebastio, giovedì scorso. Un gesto che non poteva certo passare inosservato.
La lettera, che arriva a pochi giorni dalla consegna della maxi perizia sull’inquinamento Ilva messa a punto dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco, ha tutta l’aria di una sveglia che suona per ricordare alle istituzioni il dovere di tutelare la salute pubblica, al di là di quanto accadrà nelle aule giudiziarie. Basti pensare che i destinatari sono il ministero dell’Ambiente, la Regione, la Provincia e il Comune. Nel testo vengono evidenziate le allarmanti criticità ambientali e sanitarie emerse dalla relazione dei periti chimici.

«Bisogna fare molta attenzione quando si compiono certi passi – ha aggiunto il sindaco – non vorrei ritrovarmi nella stessa situazione in cui mi sono trovato con l’ordinanza sul benzo(a)pirene, che ha visto il Tar di Lecce dare ragione all’Ilva». Al termine della riunione con i dirigenti comunali, è stato deciso di convocare i rappresentanti di Arpa, Cnr e Asl per la prossima settimana. Ed è soprattutto da Arpa che si attendono lumi per prendere delle decisioni: da quelle minori a quelle più rilevanti. Alla Procura, invece, è stato chiesta una copia della relazione relativa alla maxi perizia. «Sentiremo anche i periti chimici e il nostro consulente di Milano che segue queste problematiche. Intanto il comandante della Polizia Municipale studierà gli interventi riguardanti il traffico veicolare».

Inoltre, si è appreso che il Comune sta predisponendo la pratica riguardante l’azione risarcitoria nei confronti dello stabilimento siderurgico, che trae origine da una sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nel 2005. Resta ignota, al momento, l’entità del risarcimento che intende richiedere l’Amministrazione Comunale. «Si tratta di una cifra notevole, che va cristallizzata in base a dati certi – è stato detto dai funzionari comunali – la conoscerete nel momento in cui sarà depositata la perizia».

Per quanto riguarda invece gli studi sulla popolazione tesi ad appurare gli effetti dell’inquinamento industriale sulla salute dei tarantini, Stefàno ha comunicato la volontà di supportare una proposta lanciata dalla pediatra Annamaria Moschetti: studiare la capacità polmonare dei bambini residenti nel quartiere Tamburi e raffrontare tali risultati con quelli ottenuti da bambini che vivono in altre zone della città. In questo caso verrebbero coinvolti gli alunni di alcune scuole. Un’altra ricerca, sempre suggerita dalla dottoressa Moschetti, potrebbe essere condotta sul cordone ombelicale al fine di valutare la presenza di piombo, uno dei tanti veleni che ammorbano l’ambiente cittadino. «Chiederemo al provveditore agli studi e al direttore della Asl di rendere possibile l’attuazione di tutto ciò», ha dichiarato Stefàno.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)

Troppo rumore per nulla...

Ancora sul referendum...

venerdì 3 febbraio 2012

Corsi e ricorsi...

Indagine epidemiologica, la Giunta provinciale approva lo schema di accordo con la Asl

“La giunta provinciale ha adottato lo schema di accordo di collaborazione con l’azienda sanitaria locale di Taranto per l’effettuazione di una campagna sanitaria di screening mediante lo sviluppo del progetto di ricerca “Indagine epidemiologica nell’area a rischio ambientale di Taranto”, redatto dalla medesima Asl”. A darne notizia è l’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva.

“Con questo progetto, che finanziamo con 100mila euro, intendiamo contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11/04/2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte” promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D. Lgs. 59 del 18/02/2005”.
In particolare, gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: Analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; Georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del Comune di Taranto. E ancora: standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica”. (Inchiostroverde)

Come se fosse solo questione di buonsenso...

ILVA: i periti indicano gli interventi necessari per ridurre l'inquinamento

Istituzioni e Ministero devono pretenderne l'adozione

"I periti confermano quanto sostenuto da Legambiente in tutte le sedi e cioè che sono necessarie misure decisamente più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall'Ilva. L'azienda, da parte sua, con il ricorso al Tar contro l'AIA vuole "ammorbidire" le già insufficienti prescrizioni. Adesso Istituzioni e Ministero non possono far finta di niente e devono pretendere l'adozione di tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni." Questo il commento di Lunetta Franco e Leo Corvace del Circolo tarantino di Legambiente in merito alle conclusioni della "superperizia" predisposta dal Gip nell'ambito del procedimento per disastro ambientale a carico dell'Ilva rese note nei giorni scorsi.

"Le conclusioni dei periti sono di grande rilevanza" continuano i due esponenti di Legambiente "in quanto affermano che nello stabilimento non sono adottate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi. Sono inoltre di estrema importanza sia rispetto al ricorso al TAR inoltrato dall'azienda, sia rispetto alle misure da assumere per far fronte all'emergenza PM10. Da esse vengono infine conferme sulla denuncia effettuata a giugno da parte del NOE in merito al fenomeno dello 'slapping' in acciaieria".

I periti, inoltre, non si limitano ad evidenziare i punti deboli dei vari impianti Ilva, ma indicano gli interventi necessari per ridurne il carico inquinante.

In merito alla diossina, ad esempio, l'attenzione deve essere rivolta all'efficacia degli elettrofiltri installati sull'agglomerato per impedire la dispersione delle polveri captate e alle modalità di smaltimento delle stesse nelle discariche interne. Le polveri, in base al loro livello di contaminazione da diossina, sono destinate a differenti tipologie di discariche. Non risulta però che vengano effettuati adeguati controlli nel merito. Tali questioni, già sollevate dalle associazioni in sede di procedimento per il rilascio dell'AIA, sono state ignorate dalla commissione IPPC e dal Ministero dell'Ambiente i quali, nella versione definitiva dell'AIA, hanno eliminato la prescrizione riguardante "il controllo sistematico delle ricadute al suolo dei microinquinanti".

Circa la mancata adozione di tutte le misure idonee ad evitare le emissioni fuggitive, le risposte dei periti confermano le critiche, rivolte da Legambiente all'AIA rilasciata all'Ilva. La commissione IPPC ed il Ministero dell'Ambiente hanno infatti scandalosamente eliminato o sminuito importanti prescrizioni contenute nei documenti presentati in fase istruttoria come "l'adozione di un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro della cokeria" (eliminata); "lo studio per la riduzione delle emissioni diffuse e fuggitive" (confermato ma finalizzato non più al raggiungimento dell'80 % ma del 50 % di diminuzione delle stesse emissioni e comunque senza fissare un termine temporale per il raggiungimento degli obiettivi); Commissione IPPC e Ministero hanno inoltre modificato in maniera inaccettabile i criteri di valutazione dei tempi delle emissioni visive, svuotando di fatto la portata della prescrizione riguardante "l'installazione di un sistema di monitoraggio a videocamera in varie postazioni strategiche all'interno dello stabilimento".

Tutte prescrizioni rivendicate da Legambiente e che avrebbero potuto tenere sotto controllo le emissioni non convogliate dai vari impianti. Su questo tema la perizia, riportando dati preoccupanti anche per i parchi minerali, rende ancora più stringente la necessità di procedere alla loro copertura per far fronte all'emergenza PM10. Le Istituzioni interessate non possono non tenerne conto.

Dalla perizia emergono altri dati, come la differenza anche notevole delle prestazioni ambientali tra una batteria e l'altra, che impongono di allineare le suddette prestazioni a quelle migliori rilevate e l'installazione da parte dell'Ilva del sistema di abbattimento delle emissioni convogliate dai camini della cokeria. Una prescrizione prevista nell'AIA (tra le poche rigorose) ma che l'azienda tenta di eliminare con il suo ricorso al TAR cui Legambiente ha presentato opposizione.

Non va sottovalutato, infine, che le conclusioni dei periti possono fornire ulteriori elementi a sostegno delle eventuali vertenze dei lavoratori in tema di salute e sicurezza nonché delle richieste di risarcimento per danni subiti a vario titolo a causa delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico.




Legambiente Taranto

mercoledì 1 febbraio 2012

Periti e deperiti...

Perizia Ilva - L'evidenza scientifica ora c'è - Vendola e Stefàno e ora?

Con oltre 500 pagine di dettagliata relazione, arrivano le prime conclusioni (la perizia tecnico-scientifica, questa, cui seguirà quella medico-legale) in merito all’indagine a cui capo c’è il Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Patrizia Todisco, nell’ambito del processo che vede i massimi dirigenti del siderurgico ILVA accusati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Non sta a noi dover trarre le conclusioni, ma è nostro dovere diffondere queste informazioni, rimanere vicini alle parti offese di questo procedimento ed offrire il nostro sostegno e dimostrare la nostra riconoscenza alla Dott.ssa Todisco, GIP di questo procedimento, così come ai periti e consulenti che stanno dimostrando in maniera chiara ed inequivocabile quanto noi di Altamarea, insieme a tutte le altre anime ambientaliste ed insieme ai singoli cittadini, stiamo denunciando ormai da anni, nella sordità assoluta, fino ad oggi, di chi poteva e doveva intervenire.
Finalmente possiamo leggere nero su bianco, e questa volta non sono stati certo gli eco-allarmisti espressione di una “minoranza livorosa e rancorosa” così come definiti dal Governatore Vendola, una verità incontrovertibile.
L’industria Ilva Spa è una acciaieria estesa tre volte la Città di Taranto e situata, potremmo dire, nella Città di Taranto che nulla mai renderà compatibile, figuriamoci se eco-compatibile.
L’Ilva, in attesa che l’Ing. Buffo abbia il tempo (per lui pagato) di leggere l’intera perizia dichiara che “è presto per dare giudizi sulla perizia dei chimici”, ma nel contempo la stessa Ilva si dichiara “contenta che sia stato riconosciuto che tutti i livelli emissivi sono nei limiti di legge”.
Noi “eco-allarmisti” la perizia l’abbiamo letta tutta, mossi unicamente dal desiderio di rendere verità e giustizia ai cittadini di Taranto, ai suoi morti e alle famiglie di allevatori, agricoltori e pescatori che hanno visto vanificare negli ultimi anni il frutto di anni di lavoro e le certezze per il futuro delle loro famiglie e dei loro figli, vogliamo quindi aiutarlo nella sintesi ma soprattutto in una piu’ genuina interpretazione.
Leggiamo ancora nella perizia “relativamente alla conformità alle norme nazionali e regionali, i valori dello stabilimento Ilva con gli auto controlli effettuati dal Gestore nell’anno 2010 risultano conformi…”
Consigliamo però all’Ing Buffo di continuare a leggere il capoverso che segue dove troverà scritto anche che “poichè allo stato attuale alle emissioni derivanti da questi impianti non sono installati i sistemi di controllo in continuo né viene verificato il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 sopra detti, tali emissioni non risultano conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale… (omissis) …Inoltre poiché ai suddetti camini non sono installati i sistemi di controllo in continuo alle emissioni, non cìè alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti… ”
Ha ragione l’Ing Buffo quando dice che non è il momento della soddisfazione, non lo è ancora neppure per noi. Non possono esser soddisfatti quei quattro ciarlieri quaqquaraquà al bar, che da sempre lottano per vedere riconosciuto un diritto della cittadinanza tutta, a dispetto di chi vuol farli apparire sempre più divisi, contrapposti, quasi inutili. Non può esserlo per chi si è visto sempre rispondere con eloquenti dissertazioni economiche, da un professore di Storia dell’Industria e non certo di Economia, ma senza mai la prospettiva di una soluzione che non fosse a vantaggio dell’industria ed a discapito della salute dei tarantini.
Il deposito della Perizia del Gip è solo il primo atto, un momento di un intera vicenda processuale a cui seguiranno altri passaggi. Siamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura e confidiamo in un altro pezzo di verità che sarà rappresentato dall’imminente prossimo passaggio processuale rappresentato dal completamento della Perizia con gli approfondimenti epidemiologici. Temiamo i tecnicismi giuridici e processuali che nel recente passato hanno visto concludere vicende processuali a carico degli odierni indagati con strumenti di diritto come la prescrizione che non renderebbero certo giustizia sostanziale alla nostra Città.
Ci attendiamo quindi sin da subito una netta presa di posizione, al di là delle vicende processuali, da parte delle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione dopo che anche loro avranno avuto il tempo, senza fretta, di leggere la perizia per far proprie le verità scientifiche, se non ancora processuali che da tempo, troppo tempo tutto il mondo ambientalista cerca di far comprendere ad una classe politica sin troppo distratta.
Non possiamo aspettare altro tempo, il Sindaco ha ora le evidenze scientifiche, gratuitamente fornite dalla Procura della Repubblica e non più il semplice ingiustificato sospetto di un manipolo di esagitati eco-allarmisti per convincersi che la salute dei suoi concittadini viene quotidianamente messa in pericolo. Può quindi decidere di iniziare fare il suo mestiere, difendere la sua Città o continuare a voltare lo sguardo facendo finta di non sapere, deciderà per lui la sua coscienza, per noi deciderà la nostra matita, tra qualche mese.

Altamarea

domenica 29 gennaio 2012

che aria tira a Taranto?

La solita, niente di nuovo, I soliti modi, le solite facce, Stefano che si riconferma forte del superamento del dissesto finanziario,non di quello ambientale , ma si sa ciò che conta è la Pila o Pil, e il sindaco in perfetta continuità con lo spirito “ecologista” della SEL e del suo immobilismo parolaio , che lo sosterrà alle prossime amministrative, porta avanti la strategia della minimizzazione e della delocalizzazione. Il quartiere Tamburi è avvelenato ? il primo cittadino sdrammatizza e sostiene che c’è solo un po’ di berillio nel sottosuolo, ma poichè bisogna fare prevenzione allora si spostano gli abitanti del quartiere altrove, come si è fatto per le cozze del Mar Piccolo. Perfetto no? In tal modo l’Ilva e company continuano a sfumacchiare veleni e diffondere per aria nel terreno ,nell’acqua diossine PCB, Ipa e vari metalli pesanti, il “lavoro” è salvo e la città muore, ma questo non si deve dire, anche perchè tra un po’ si entrerà nel vivo del la competizione elettorale tra un PD che tace , ma acconsente, e l’IDV che per strategia finge di opporsi pur di rimanere a galla sorretto , tra l’altro, dalle dichiarazioni accusatorie a tutto raggio del medico ematologo prestato (come si suol dire ) alla politica.

Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .

Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute , la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori , gli agricoltori , piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti

Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia , ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.

All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?

Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata


adele dentice PBC Puglia

venerdì 27 gennaio 2012

L'Ilva inquina? Si!!!

L’INCHIESTA
Taranto, i periti del tribunale ”Inquinamento, è colpa dell’Ilva”
Per la prima volta, nero su bianco, la correlazione tra i veleni record della città e l’insediamento siderurgico. Nell’inchiesta sono indagati i vertici del colosso, accusati tra l’altro di disastro colposo e avvelenamento. L’azienda: “Emissioni nei limiti”


Oltre 500 pagine per mettere nero su bianco che dall’Ilva di Taranto vengono emesse in atmosfera sostanze come diossine e Pcb, pericolose per i lavoratori e la popolazione. E’ la prima verità sull’inquinamento a Taranto, dove è stata depositata la relazione dei periti chimici che costituisce la prima parte della maxi perizia sull’Ilva, disposta nell’ambito di un incidente probatorio, che dovrà accertare se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute umana nell’inchiesta al maxi colosso. I documenti sono ora al vaglio del gip Patrizia Todisco, che nominato gli esperti e disposto l’accertamento peritale durato oltre un anno. Ad essere indagati sono Emilio Riva, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva presidente dell’Ilva dal 20 maggio 2010, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, capo area del reparto Agglomerato. Le accuse sono disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

L'Ilva di Taranto inquina sicuramente

La perizia dove stabilire se le emissioni di fumi e polveri dallo stabilimento siderurgico siano nocive alla salute sia degli operai che lavorano nel siderurgico sia dei cittadini di Taranto e dei comuni limitrofi, e se all’interno della fabbrica siano rispettate le misure di sicurezza per evitare la dispersione di diossina, Pcb e benzoapirene. Nelle risposte dei periti le prime verità. Nel documento si legge nero su bianco per la prima volta le risposte a queste domande.
Per quanto riguarda il primo quesito concernente “se dallo stabilimento si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e sostanze solide (polveri ecc.), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori operanti all’interno degli impianti e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto e, eventualmente, di altri viciniori, con particolare, ma non esclusivo, riguardo a Benzo(a)pirene, Ipa di varia natura e composizione nonché diossine, Pcb, polveri di minerali ed altro la risposta è affermativa”, scrive nelle conclusione della propria perizia il pool di periti chimici chiamato ad analizzare l’aria di Taranto, ed i veleni che respirano i tarantini.
Per quanto riguarda il secondo quesito concernente “se i livelli di diossina e Pcb rinvenuti negli animali abbattuti, appartenenti alle persone offese indicate nell’ordinanza ammissiva dell’incidente probatorio del 27.10.2010, e se i livelli di diossina e Pcb accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto, siano riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva la risposta è affermativa” rimarcano gli uomini del pool. E ancora, rispondendo agli altri “quesiti” del gip: per quanto riguarda il terzo quesito concernente “se all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto siano osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi la risposta è negativa”.
Ma non solo. I periti spiegano cosa andrebbe fatto, da subito, per l’aria di Taranto: “Per quanto riguarda il fenomeno dello slopping si ritiene necessario, al fine di ridurne l’entità, che si proceda rapidamente da parte di Ilva nell’implementazione del sistema esperto di regolazione del processo di soffiaggio dell’ossigeno e dell’altezza della lancia nel convertitore, così da svincolare, per quanto possibile, il controllo dell’operazione dall’intervento dell’operatore. Solo attraverso la registrazione di tutti gli eventi occorsi si potrà verificare l’efficacia delle procedure adottate per pervenire, se non all’eliminazione, almeno alla riduzione del fenomeno”. “Altro adeguamento necessario” è la chiosa degli esperti “è rappresentato dall’adozione dei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri inquinanti alle emissioni derivanti da impianti in cui sono trattati termicamente rifiuti, in cui i medesimi dovevano essere installati a partire dal 17 agosto 1999”.
“Non posso esprimere giudizi troppo articolati, la perizia è di molte pagine e ho potuto leggere solo le sintesi finali dei sei quesiti – commenta l’ingegner Aldolfo Buffo, rappresentante della Direzione per la qualità, l’ambiente e la sicurezza dell’Ilva – ma mi pare di poter dire che vi sia una constataione inequivocabile sul fatto che i livelli emissivi dell’Ilva sono tutti nei limiti di legge, incluse le diossine. Oggi si è consumato solo il primo atto, la perizia del gip, ci saranno altri passaggi, tra cui le risposte dei nostri consulenti. Non vi sono evidenze certe, ma solo ipotesi che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Aspettiamo la fine del confronto per esprimere giudizi definitivi”.
Sulla questione è in corso infatti anche una perizia medico-legale da parte di tre consulenti: il professore Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del Centro per lo studio e la prevenzione oncologica; Maria Triassi, direttrice di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia dell’azienda ospedaliera universitaria ‘Federico II’ di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del Dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.
di GIOVANNI DI MEO e GIULIANO FOSCHINI (Repubblica)

Sarà una perizia storica?

Comunque sia, per la prima volta si va verso una visione integrata dell'impatto materiale della grande industria tarantina sull'ambiente circostante.
Attendiamo fiduciosi l'incidente probatorio

E la nave va?

400 milioni? arriveranno? e se arriveranno chi li gestirà? Ci vengono in mente, ad esempio, i problemi dei dragaggi per i fondali inquinati, la convivenza infrastrutturale tra traffico merci, viabilità e grande industria, l'impatto delle grandi navi sull'ambiente, le divisioni politiche e i soliti mangiamangia...
Aspettiamo questa ennesima colletta nazionale, e speriamo
Per il bene di tanti lavoratori. E che possano aumentare e aprire a nuove economie.

giovedì 26 gennaio 2012

ENI, non è solo puzza: FA MALE!!!

Ecco la relazione tecnica diffusa dall'ARPA Puglia con le rilevazioni dei gas emessi dall'ENI il 17 gennaio che hanno soffocato la città di Taranto per ore.
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:

1) ACIDO SOLFIDRICO (H2S) (un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell'arco di pochi minuti. Agisce come l'acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale.Un'esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell'appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. - Wikipedia);

2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)

C'è ancora bisogno di aspettare altro per fare qualcosa?


ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012

I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012

E se fossi pecora?

Requiem per l'aeroporto di Grottaglie

In attesa del responso...



E intanto l'Amministrazione Comunale con il cappello in mano bussa alla porta di Riva..

Che fusti!!!

martedì 24 gennaio 2012

Ancora dubbi sulla rigenerazione e una proposta d'incontro

A riguardo del controverso progetto comunale di "Rigenerazione Urbana", il Comitato di Quartiere "Città Vecchia" rileva che tale progetto, lungi dal rappresentare un'occasione importante di dialogo con la città da parte delle autorità locali, le vede invece procedere nel tradizionale stile delle nostre amministrazioni cittadine, influenzabili soltanto da chi abbia un peso sociale rilevante. Dopo la pubblica, motivata bocciatura di Confcommercio e Confesercenti si è aggiunto in seguito, a qualificare negativamente il progetto, il documento inviato all'Amministrazione Comunale dall'Ordine degli Architetti, che definisce il piano di rigenerazione, così com'è stato formulato, "sommario e privo di effettiva strategia urbanistico-territoriale", rilevando inoltre che "non solo non è stato messo a punto con la partecipazione degli abitanti ma, prima della sua adozione definitiva, non vi è stato alcun dibattito politico-culturale mirante alla condivisione delle scelte".
Tornano in mente alcune avvisaglie importanti: l’insostenibile leggerezza con la quale sono stati letteralmente dissipati occasioni e fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con i progetti Urban II e l'assurda, recente operazione di divisione, mediante “panettoni” di cemento e cancello di ferro, di piazza San Francesco in Città Vecchia, a cui gli abitanti hanno reagito con civile e fermo dissenso, avanzando proposte che restano, al momento, inascoltate e sepolte, come le “chianche” del basolato storico di via Duomo riseppellite da strati di bitume.
Per quanto riguarda la conosciuta realtà in cui vive, il Comitato di Quartiere Città Vecchia chiede a chi di competenza di rendere pubblica informazione circa lo stato di avanzamento del Piano urbanistico di Rigenerazione e invita cittadini, realtà di base e tutti coloro che hanno a cuore l’isola ed i suoi abitanti - con il loro bagaglio “diffuso” di cultura popolare e memoria storica - a partecipare ad una nuova assemblea pubblica, che si terrà giovedi 26 Genn., alle ore 19.00, in via Paisiello, presso i locali del Comitato di Quartiere Città Vecchia, per decidere delle prossime iniziative da adottare in merito.

“TARANTO VECCHIA E’ TARANTO!”