| Black out all’Agip di Taranto. Le fiamme scatenano la paura |
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| TARANTO - Un guasto ad alcuni impianti, secondo alcuni un black-out elettrico, sarebbe la causa dell’incidente verificatosi ieri pomeriggio nella raffineria Eni. Secondo le procedure di sicurezza, non appena scattato l’allarme, gli impianti hanno scaricato e fatto bruciare in torcia il prodotto non lavorato provocando alte fiamme visibili anche in lontananza. Comprensibile la preoccupazione tra la popolazione. L’allarme - ha successivamente detto il direttore di stabilimento al direttore del dipartimento dell’Arpa, Gioacchino Di Natale - è durato una ventina di minuti. Il guasto non ha causato danni a persone o cose. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Oggi Di Natale verrà messo al corrente dei dettagli. «Mi preme intanto non creare allarmismi - commenta - in quanto, secondo quanto mi è stato detto, il guasto è stato di breve durata. Inoltre, i prodotti utilizzati in Eni, bruciando in torcia, non creano rischi rilevanti per la popolazione se non quelli derivanti da un localizzato inquinamento di idrocarburi». Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno |
giovedì 25 settembre 2008
Fiamme e fumo all'Agip
Rassegna diossina, lavoro e acqua
Quel petrolio che non porta ricchezza
In Val D'Agri si estrae l'80% della produzione italiana. Nei 47 pozzi 500 milioni di barili
La Basilicata e l'«oro nero»: aumenta l'inquinamento, ma non i benefici. Pochi i lucani assunti nel comparto
Fonte: Corriere della Sera
VAL D'AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d'Agri, dove non c'è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d'Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.
Ma la Basilicata, che produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d'Agri, estratto dall'Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c'è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d'Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l'intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l'idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.
Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila
metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti.
Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.
E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all'anno. E l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.
Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata pubblicata dall'International
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all'Arpab, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c'è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l'anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un'area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all'estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.
L'accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell'Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald'Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell'indotto in rapporto con l'Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».
Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L'effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c'è, ma dove va se non ci sono le condotte?
Gas serra, l'Italia frena l'Europa "Quei tagli ci costano troppo"
"Spenderemo 20 miliardi l'anno, le nostre industrie sono a rischio"
Insorgono gli ambientalisti: "Basta con gli sconti sul pacchetto energia dell'Unione"
di ALBERTO D'ARGENIO
La Repubblica
BRUXELLES - Il governo Berlusconi scatena l'offensiva contro il pacchetto climatico dell'Unione europea chiamato a contrastare il riscaldamento planetario e ad assicurare al Vecchio Continente la leadership mondiale nella tecnologia pulita. Per il Belpaese costa troppo alle industrie italiane, ha spiegato ieri a Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, chiedendo l'appoggio degli europarlamentari italiani.
L'iniziativa - che culminerà in un intervento del Cavaliere al vertice Ue del 15 ottobre - è stata però bocciata dall'opposizione e dalle associazioni ambientaliste: 'La vera priorità - hanno ripetuto in coro - è quella di ammodernare l'industria nazionale rendendola competitiva'. Intanto il tempo stringe, visto che la Francia, presidente di turno dell'Unione, vuole chiudere il dossier entro dicembre in modo da arrivare con una strategia comune al 2009, anno in cui partirà il negoziato globale sulla nuova versione di Kyoto.
Oggetto del contendere è la strategia nata nella primavera del 2007 su decisione dei premier Ue (e attualmente in via di finalizzazione) che prevede l'abbattimento a livello continentale del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, l'aumento medio del 20% delle energie pulite e un uguale miglioramento dell'efficienza energetica. Per Ronchi l'Italia non mette in discussione questi obiettivi, ma chiede una modifica delle modalità per il loro raggiungimento.
Gli investimenti richiesti, ha osservato, mineranno la competitività delle nostre aziende sul mercato globale (i paesi emergenti non pagano i costi ambientali) e faranno aumentare i prezzi al consumatore. Innanzitutto il governo vuole cancellare la promessa europea di portare il taglio di gas serra al 30% in caso di accordo globale sul nuovo Kyoto. Roma mette poi in discussione l'analisi d'impatto di Bruxelles, sostenendo che per l'Italia il prezzo annuo per la realizzazione della strategia è di 20 miliardi di euro.
'Secondo i nuovi studi - ha indicato Ronchi - c'è un aggravio degli oneri a carico delle aziende e delle finanze pubbliche italiane', ancor più pressante se si considera 'il rallentamento delle economie occidentali, l'aumento dei prezzi di cibo ed energia e la crisi finanziaria'. Nel mirino anche il sistema secondo cui ogni azienda dovrà pagare per inquinare: l'Italia chiede l'esclusione delle piccole imprese dalle quote di CO2 e l'estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi, di fare sconti sulla produzione di energia elettrica e di premiare chi ha già investito in tecnologia pulita.
Oltretutto Roma intende legare il dossier sul clima a quello sulla riduzione delle emissioni inquinanti delle auto, entrambi al vaglio dell'Europarlamento: in sostanza cercherà una compensazione in favore dell'industria automobilistica italiana per gli sforzi pretesi dagli altri settori (o viceversa).
Una partita difficile visto che il tempo stringe e che dopo gli emendamenti di Strasburgo i pacchetti torneranno al tavolo dei governi, chiamati a decidere a maggioranza. Insomma, l'Italia non disporrà del diritto di veto ed eventuali modifiche potranno essere apportate solo in caso di alleanze con altre capitali. E di possibili sodali, al momento, non se ne vedono molti.
mercoledì 24 settembre 2008
...e per chi arriva a Taranto?
La puzza terribile però non si può rappresentare, ma è nella memoria olfattiva di tutti i tarantini!
Dedicato alla memoria di Daniele Serra che seppe raccontarci quest'arrivo tra risate e rabbia.
Pagliacci comunali
Comunicato Stampa : "Non ci sono parole"
La delibera 5 del 13 febbraio 2004 del Consiglio comunale ha autorizzato questa ulteriore distruzione della nostra terra. Ma questa bomba ecologica è stata autorizzata anche con le menzogne, con le criminalizzazioni dei cittadini antidiscarica, con le intimidazioni, con la creazione mediatica di un clima di allarme sociale. Tutto questo serve a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle gravi omissioni che viziano le autorizzazioni a questo terzo lotto.
Vincoli paesaggistici, idrogeologici, archeologici, condotte di acqua potabile, centri di terapia per diversamente abili: qui sono cose ignorate, nascoste, cancellate dalle autorizzazioni. Altrove, discariche e inceneritori, in condizioni simili, vengono chiuse, poste sotto sequestro senza se e senza ma. Si veda, ad esempio, ciò che è accaduto a Modugno per l’inceneritore, sequestrato per violazione proprio di vincoli paesaggistici ed idrogeologici.
Perciò pretendiamo la chiusura immediata ed irrevocabile di questa nuova discarica in contrada La Torre-Caprarica, dove già le altre due provocano ancora dei danni enormi. E’ necessaria una bonifica urgente di questa terra.
Basta pagliacciate. Basta agli affari tra politicanti ed imprenditori. No al Terzo lotto.
martedì 23 settembre 2008
L'addio a Taranto
Inceneritori, dissalatori ed energia. Rassegna




Grazie Regione Puglia per questa "sensibilità" ambientale e per il rispetto della cittadinanza!
A che servono i vincoli se si cancellano quando si vogliono fare le schifezze?
Ecco un buon esempio per tutti gli abusivi locali!
Le proposte sensate vengono dal Nord.
lunedì 22 settembre 2008
INCENERITI!
Bari, 22 set. - (Adnkronos) - I carabinieri del Noe di Bari hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo d'urgenza, emesso dal Tribunale di Bari, dell'area interessata dai lavori di realizzazione del termovalorizzatore, in via Fiordalisi a Modugno, nella zona industriale del capoluogo pugliese. Il sequestro rientra nell'ambito delle indagini condotte in relazione alla realizzazione di una centrale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.La misura cautelare e' scaturita da una complessa ed articolata attivita' investigativa, tuttora in corso, diretta dalla Procura della Repubblica di Bari, nel corso della quale si e' accertato che i lavori in questione, realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico, sono stati effettuati in assenza della prescritta autorizzazione edilizia e della valutazione di impatto ambientale, poiche' illegittime quelle rilasciate dal Comune di Modugno e dalla Regione Puglia; inoltre mancano il parere dell'autorita' di bacino, poiche' area sottoposta a vincolo idrogeologico e il nulla osta paesaggistico. Infine manca il nulla osta dell'Enac poiche' le opere supererebbero in altezza il limite consentito nel raggio di 3 km dal locale aeroporto di Bari - Palese.
Le indagini hanno permesso poi di accertare vizi formali e sostanziali rilasciati dal settore ecologia della Regione Puglia, in particolare e' stato accertato che l'impianto in corso di realizzazione non utilizza le migliori tecnologie possibili. Il provvedimento di sequestro e' stato notificato al responsabile della societa' esecutrice dei lavori, ai progettisti e ad un funzionario regionale, ritenuto responsabile di aver rilasciato parere favorevole nella valutazione impatto ambientale del costruendo termovalorizzatore, senza che ne ricorressero i presupposti.
Grottaglie - Fame Festival

Dal 20 settembre, una mostra da non perdere!

FAME
bisogno molesto di mangiare, carestia, grande miseria, grande desiderio
FAME
the state or quality of being widely honored and acclaimed, favorable public reputation
Per evitare le capriole retoriche del caso, Studiocromie è lieta di annunciare FAME festival per quello che è: l’incontro di una dozzina di artisti internazionali in un piccolo centro pugliese, Grottaglie, già famoso per la sua antica tradizione ceramica.
Un intero quartiere del paese è impegnato esclusivamente nella produzione figulina.
Mentre le istituzioni locali si popolano di assessori, sindaci e burocrati intenzionati solo a pensare ai propri interessi, FAME vuole essere un punto di vista inedito per il paese intero ed il suo originalissimo assetto artistico, storico e urbanistico.
Il nome dell’evento, FAME, rimanda all’ironica differenza di significato della parola stessa fra l’italiano e l’inglese. Se in italiano è FAME, in inglese sarà FAMA, intesa come status di onore e successo, cose di cui in italia e, nello specifico, in un paese cosi piccolo come Grottaglie, si può soltanto avere, appunto, un grande appetito.
più in generale FAME sta per fame di idee e vuole fare luce sull’impossibilità di sviluppare le poche che ci sono data la situazione in cui Grottaglie riversa.
L’idea è quella di ospitare gli artisti per periodi di lunghezza variabile (da una a 5 settimane) e di offrire loro la collaborazione degli artigiani locali per la produzione di opere in ceramica e stampe in tiratura limitata. Gli artisti inoltre avranno a disposizione dei muri da dipingere in giro per la città al fine di riqualificarne alcune zone esteticamente depresse. Al termine della loro permanenza quanto è stato creato sarà esposto in una delle più antiche botteghe ceramiche del quartiere in una mostra collettiva organizzata da Studiocromie (ultima settimana di agosto / terza settimana di settembre).
Gli artisti arriveranno a Grottaglie in periodi diversi da Giugno a Settembre, dipingeranno muri in giro per la città e in fine esporranno quanto avranno creato durante la loro permanenza in una mostra collettiva che avrà luogo nel bel mezzo del quartiere delle ceramiche.
Studiocromie Gallery è locata in una delle più antiche botteghe ceramiche del quartiere, la bottega, oramai in disuso è stata riadattata per ospitare mostre ed eventi culturali, oltre ad essere un vero e proprio museo della produzione ceramica artigianale del posto.
FAME festival non ha niente a che fare con nessun organo istituzionale. l’evento è organizzato e finanziato interamente da Studiocromie.
Gli artisti invitati sono:
CONOR HARRINGTON (IRLANDA) www.conorharrington.com
DAVE KINSEY (USA) www.kinseyvisual.com
BLU (ITALIA) www.blublu.org
CLHOE EARLY (IRLANDA)
ETHOS (BRASILE)
JR (FRANCIA) www.jr-art.net
EINE (INGHILTERRA) www.einesigns.co.uk
ABOVE (USA) www.goabove.com
ERICA IL CANE (ITALIA) www.ericailcane.org
MANTIS (INGHILTERRA) www.themantisproject.co.uk
MICROBO (ITALY) www.microbo.com
BO130 (ITALIA) www.bo130.com
LUCY MCLAUCHLAN (INGHILTERRA) www.beat13.co.uk
STUDIOCROMIE invece nasce nel 2007 come laboratorio di stampa artigianale auto-costruito con materiali di fortuna. Lo studio ha collaborato e sta attualmente collaborando con i più noti street-artist italiani e del mondo invitandoli a produrre delle tirature limitate di poster e libri stampati artigianalmente in serigrafia.
Cartella stampa (con foto delle opere e biografie degli artisti):
scrivere a studiocromie@gmail.com
Contatti:
Angelo Milano
t./ +39 389 9794986
studiocromie@gmail.com
www.studiocromie.org/fame
domenica 21 settembre 2008
Piccola guida al consumo critico dell'acqua

"Dalla parte del rubinetto". La guida pubblicata da Altreconomia illustra ai cittadini/consumatori fatti e verità dell'acqua del rubinetto e del mercato dell'acqua minerale in Italia.
Come leggere le etichette, un reale confronto tra l'acqua "pubblica" e quella in vendita, le pubblicità ingannevoli, le schede delle aziende imbottigliatrici italiane e le buone pratiche di tanti enti locali italiani.
Dal rubinetto del 96 per cento degli italiani esce acqua potabile. Eppure siamo i maggiori consumatori al mondo di "minerale" in bottiglia. Questa guida spiega perché l'acqua degli acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall'acqua in bottiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l'ambiente. Scheda per scheda, l'analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro. Mentre nelle casse dello Stato arrivano solo le briciole.
"La piccola guida che avete fra le mani è frutto di una testardaggine. La nostra, uguale a quella di migliaia di cittadini, che continua a farci pensare all'acqua come a un diritto, e non a una merce. Il mercato vuole invece farci credere che l'acqua sia come la Coca Cola. Noi pensiamo invece che l'acqua non sia una bevanda, esattamente come l'aria che respiriamo non è un profumo. L'acqua è indispensabile alla vita, quindi è un diritto, un bene comune da tutelare. Punto."
Dall' introduzione di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia
La pubblicità, non l'acqua in bottiglia.
Per difendere l'acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l'invadenza pubblicitaria delle acque minerali.
Un appello di Altreconomia
Luca Martinelli è redattore della rivista Altreconomia.
Per rimanere aggiornati: "http://www.altreconomia.it/acqua"
Piccola guida al consumo critico dell'acqua, 2,00 euro, 56 pagine
In vendita nelle botteghe del commercio equo che vendono AE e sul sito di Altreconomia
Economia dei rifiuti
Intervista di Matteo Incerti all'ingegner Paolo Rabitti, consulente tecnico delle procure in innumerevoli casi, dal Petrolchimico di Marghera, per conto del Pm Felice Casson, al processo Enel di Porto Tolle; dal Petrolchimico di Brindisi alla causa per l'inquinamento da DDT nell Lago Maggiore. Le sue relazioni tecniche per la Procura di Napoli sono un fulcro dell'accusa nel processo al presidente della Regione Campania e ai vertici di Impregilo. E' autore del libro 'Ecoballe' che racconta tutti i segreti dell'emergenza rifiuti in Campania.
sabato 20 settembre 2008
Per l'Ilva, la morte di un operaio vale 150 euro
Condividiamo la denuncia e promuoviamo la sensibilizzazione sul tema pur dissociandoci da ogni riferimento e strumentalizzazione di parte politica, non sempre altrettanto puntuale ed incisiva negli anni passati...
Non solo un video ma anche un comunicato:
"La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista condanna il metodo ricattatorio e intimidatorio con cui l'azienda pensa di penalizzare i lavoratori che in data 23 e 24 aprile scioperarono di fronte all'ennesimo incidente mortale sul lavoro.
L'ILVA ha deciso di decurtare dal premio di risultato la mensilità di aprile in quanto ritiene che lo sciopero indetto dalle tre segreterie FIOM-FIM-UILM non era stato concordato con l'azienda, adducendo che non furono rispettati i tempi di raffreddamento previsti dal contratto integrativo. E' del tutto evidente che dietro presunte violazioni contrattuali vi è un attacco frontale al diritto di sciopero ed alla democrazia aziendale in generale.
In questo modo l'ILVA vuole colpire al cuore quei lavoratori che si mostrano sensibili al problema della sicurezza e che si battono per farla rispettare, in poche parole si vuole colpire i lavoratori con più chiara coscienza di classe.
Inoltre è del tutto evidente che Patron Riva vuole cancellare definitivamente il senso di solidarietà e rispetto tra i lavoratori fondamentale per reggere lurto del ricatto padronale.
Vogliamo ricordare all'azienda l'incidente avvenuto il 22 aprile del 2008 di un operaio di nazionalità albanese (forse anche questo aspetto contribuisce a rendere meno importante lavvenimento) di una ditta appaltatrice che dopo 8 ore di lavoro era ancora in fabbrica a svolgere la propria attività dall'altezza di 17 metri, quindi ben oltre l'orario consentito.
La segreteria provinciale del PRC si chiede se l'ILV A voglia anche programmare le morti sul lavoro, così i lavoratori non saranno sanzionati sul PDR.
Adesso basta non si può continuare con un'azienda che tende attraverso questi strumenti di eliminare ogni forma di dissenso e di solidarietà tra i lavoratori.
Pertanto chiediamo che sia restituito ai lavoratori il PDR della mensilità di aprile, anche perchè RIVA deve molto ai lavoratori che in questi anni hanno aumentato il livello di produttività ed il fatturato"senza ricevere nulla in cambio" anzi, vedendo peggiorate la loro condizione di lavoro e, devo molto alla città di Taranto che da anni subisce l'impatto ambientale e fai i conti con una macabra contabilità tanti dentro e fuori la fabbrica.
IL PRC fa appello a tutte le forze politiche, sociali e istituzionali della città e della provincia ionica affinché siano messi in campo tutti gli strumenti di pressione per restituire il maltolto ai lavoratori.
Come Rifondazione Comunista metteremo in atto tutte le azioni per sensibilizzare i lavoratori e la città rispetto a questo argomento e soprattutto affinché ai lavoratori sia restituito ciò che gli è stato illegittimamente tolto, perché la vita di un operaio non vale 150 euro."
venerdì 19 settembre 2008
Rassegna
giovedì 18 settembre 2008
Dovere di critica
Più di una volta abbiamo criticato la leggerezza degli organi di informazione ma non ci era mai capitato di leggere articoli allarmistici di dubbio fondamento come quello riportato qui sotto.
Pessima stampa: un articolo anonimo che grida il nome non tanto del suo autore, che a questo punto, come lui stesso ha ritenuto, non merita nessuna considerazione, quanto del suo "alto motore" come direbbe Dante...
Siamo stanchi di questo marcio ricatto occupazionale. Stanchi delle falsità di certa stampa imbeccata. Ormai la gente ha occhi, testa e soprattutto disoccupati e malati in casa per poter vedere e capire la situazione tragica di Taranto.
Per chiarire a tutti il nocciolo e la falsità della questione: l'ARPA è un'agenzia che si occupa di rilevazioni ambientali: fa analisi e rende noti i risultati oggettivi emersi confrontandoli con i valori ottimali prescritti dalla legge. L'ARPA non può licenziare proprio nessuno.
I 3000 operai li può licenziare soltanto il padrone della fabbrica. Lo stesso che da qualche anno a questa parte sguazza su bilanci in attivo per milioni di euro e allunga i tempi per gli interventi sulle emissioni.
Confermiamo tutto il nostro appoggio all'ARPA nel suo meritorio lavoro di indagine e conoscenza che ci aiuta a scoprire questo ambiente malato in cui un pugnetto di affaristi e politici cui va aggiunto anche un quotidiano piccolo piccolo vogliono ancora costringerci a vivere!
Il Comitato per Taranto in TV
PER ASCOLTARE LA VOCE DI CHI NON HA VOCE...
La politica e i cittadini
Ecco il video che documenta l'esclusione della cittadinanza dalla conferenza stampa "pubblica" tenutasi quel giorno.
De Velenis - Scotti 2 a 0
La musica dell'ARPA
La cittadinanza e le istituzioni aspettano soluzioni adeguate, non i soliti palliativi o le toppe burocratiche che da sempre avvantaggiano gli industriali.




Arpa: ecco le rilevazioni del 2002
18/09/2008 - Pubblicazione Rapporto ISPELS
Su richiesta di un’associazione ambientalista, ARPA Puglia pubblica la relazione conclusiva e le singole relazioni delle UUOO del Programma di ricerca finalizzata del Ministero della Salute – 2002 - Ministero della Salute - Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro dal titolo “Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro, di provvedimenti di pianificazione territoriale”
>> Scarica documento
mercoledì 17 settembre 2008
Chi usa i cannoni e chi le fionde....
Qualche amministratore (meglio tardi che mai) trova coraggio e alza la voce.
Qualcun'altro bisbiglia nel secchio (letterariamente tradotto dalla locuzione tarantina: parlà indr'u zzerule!).




La VIA politica
Da Arpa Puglia
ARPA Puglia ha predisposto una relazione tecnica dal titolo "Analisi effettuate, criticità riscontratre e necessità di nuove analisi nell'area di Taranto e Statte".
Eccole
Si trovano sul sito, e sono (i documenti di cui si fa riferimento) scaricabili.
martedì 16 settembre 2008
ILVA. Losappio: Spero in unità per la salute della popolazione
Ecco il testo predisposto dall’assessore all’ecologia, Michele Losappio, per l’incontro fissato per domani, presso il Ministero dell’Ambiente, a Roma:
“In data 03.09.2008, ILVA S.p.A. ha trasmesso una nota, contenente un aggiornamento del crono programma degli interventi già programmati, da porre in essere per migliorare l’impatto ambientale derivante dai processi produttivi. A seguito di puntuale lettura si è accertato che, nella nota citata, lungi dal proporsi nuove soluzioni tecniche lenitive dell’impatto ambientale sulla popolazione ovvero accelerazioni nel realizzare le opere già in programma, sono presenti gli stessi termini del precedente crono programma, con qualche eccezione di interventi la cui realizzazione viene addirittura procrastinata nel tempo.
“I ritardi riguardano gli interventi codificati come AC.1 (9 mesi); LC.2 (2 anni e 9 mesi); RV.1: RIV/1 (6 mesi), RIV/3 (9 mesi); SM.10 (almeno 2 anni e 3 mesi); SM.18 (almeno 9 mesi).
“Per quanto attiene l’impianto di Agglomerazione AG.2, oggetto di particolare attenzione in quanto fonte primaria dell’emissione di PCCD/F, non si rileva alcuna “anticipazione” rispetto al precedente termine fissato al giugno 2009.
“Inoltre, cosa di maggior rilievo, non si fa cenno o riscontro:
- né all’invito rivolto all’ILVA da parte di questa Amministrazione, la quale aveva auspicato che, nelle more della realizzazione dell’impianto ad urea “definitivo”, si potesse continuare con l’additivazione di urea col metodo provvisorio utilizzato durante la campagna condotta dall’ARPA Puglia nel giugno di quest’anno;
- né alla necessità di avviare subito ed accelerare i tempi per la realizzazione dell’impianto di abbattimento di PCCD/F ulteriore a quello “ad urea”, per il quale, nel precedente crono programma si prevede di iniziare lo studio applicativo nel terzo trimestre del 2009 e di terminarne la realizzazione addirittura a fine 2014, tempi che sono ritenuti da questa Amministrazione assolutamente inaccettabili;
- né, infine, al limite di emissioni di PCCD/F da raggiungere al termine della realizzazione di questo secondo impianto di abbattimento, fermo restando dunque il solo impegno a raggiungere il limite di 3,5 ng TEQ /Nmc, raggiungibile con l’impianto ad urea.
“Fermo restando dunque, che la Regione Puglia e il sistema delle Autonomie Locali ritengono necessario che si dia un rapido riscontro ai tre punti sopra elencati, iniziando immediatamente l’additivazione di urea in attesa della realizzazione dell’impianto dedicato, ed indicando quali ulteriori tecnologie saranno realizzate, in tempi brevi e certi, per mantenersi al di sotto di un limite di emissioni che va fissato certamente non oltre il valore di 1,0 ng TEQ / Nmc – ritenuto, come già detto, valore soglia al quale la Regione “Puglia subordina il proprio parere positivo al rilascio dell’AIA – si auspica che la Società ILVA ed il Ministero vorranno unirsi allo sforzo di questa Amministrazione teso a salvaguardare la salute delle popolazioni, l’integrità dell’ambiente ed i livelli occupazionali ed industriali dell’area di Taranto-Statte.”
Parole dal degrado
“Taranto, la città dei veleni? Sognando l’Europa, tra false promesse, speranze e progetti - la diossina che persiste"
con i frammenti delle registrazioni di:
- Vincenzo Fornaro, imprenditore agricolo e allevatore dell’azienda zootecnica Carmine (Ta).
- i manifestanti presenti al sit-in davanti alla direzione dell’Ilva, il 6 settembre 2008.
- la conferenza stampa tenutasi presso lo stabilimento Ilva, il 6 settembre 2008: interventi dell’assessore Michele Losappio - Sebastiano Romeo Assessore all’ecologia del Comune di Taranto, e Gianni Florido, Presidente della Provincia di Taranto.
- Michele Losappio, assessore all’ecologia della Regione Puglia.
La discarica comincia a "farsi sentire"
Emergenza sanitaria in corso. E' stata infatti una vera e propria nube tossica, quella che ha investito San Marzano di San Giuseppe, l'altra sera, venerdì 12 settembre 2008, intorno alle 23 e 30. Le esalazioni sono durate per circa 40 minuti ed hanno provocato diverse intossicazioni. Per molti, sono state infatti necessarie le cure mediche prestate o al pronto soccorso dell'ospedale San Marco di Grottaglie, o al poliambulatorio sanmarzanese o da medici generici. Alcuni degli stessi medici hanno poi provveduto a sporgere denuncia ai carabinieri, vista la portata di questo fenomeno che non ha precedenti e che avviene proprio ora, guarda caso, pochi giorni dopo l'apertura del terzo lotto della discarica per rifiuti speciali Ecolevante, in contrada La Torre-Caprarica.
E così, si aggrava uno stato di emergenza sanitaria già per tempo preannunciato dal Presidio Permanente No Discariche che domani, 16 settembre, compie un anno, festeggia in serata e, soprattutto, ribadisce la propria assoluta contrarietà a questo nuovo invaso di mondezza tra l'altro autorizzato grazie a documenti omissivi.
Riguardo a quei cittadini per i quali sono state necessarie le cure mediche, essi hanno già dato la propria disponibilità a rilasciare interviste per raccontare l'accaduto ai mezzi di informazione. Intanto, è assai probabile che arrivi un'ondata di denunce, mentre, per l'imminenza del Consiglio comunale sanmarzanese al riguardo, il Presidio chiede che la seduta della massima assise cittadina si svolga in pubblica piazza. Non più al chiuso delle stanze, secondo quelle modalità che sinora sono state funzionali alle autorizzazioni dii nuove discariche come quella di La Torre-Caprarica alla quale il Presidio si oppone fermamente, così come si oppone all'apertura di inceneritori e di piattaforme adatte a calamitare rifiuti da ogni dove per smistarli alle discariche della zona.
lunedì 15 settembre 2008
Stefàno piace! Però occorre maggiore coinvolgimento...
Secondo una ricerca dell'Ekma pubblicata su Affaritaliani Ippazio Stefàno è uno dei 37 sindaci d'Italia che hanno superato il 55% dei consensi da parte dei loro cittadini.Con il suo 57,1% che lo fa figurare al 20° posto, Stefàno è l'unico in Puglia a superare la soglia della condivisione popolare.
Se andiamo a vedere i risultati ottenuti dai Presidenti regionali, troviamo Vendola al quartultimo posto.
Forse la costanza, l'umiltà, l'ascolto della cittadinanza, l'impegno e l'assunzione di responsabilità e soprattutto lo sforzo di allontanarsi dalle logiche perverse e insensibili della partitocrazia fanno la differenza?
Molto c'è ancora da fare per migliorare sulla strada del buon governo e del coinvolgimento della gente nella gestione del territorio, ma, per la città delle vergogne, un sindaco che con pregi e difetti sfila a testa alta nella classifica dei "bravi" comunica sicuramente più soddisfazione ed orgoglio civico di qualche velina locale mandata a rappresentare la città in concorsi di bellezza e cosce allegre!
Due pesi e due misure
ILVA: AD OTTOBRE ALTA FORMAZIONE PER LAVORATORI IN CIG A GENOVA (AGI) -Genova, 11 set. -
Anche i lavoratori in cassa integrazione parteciperanno, da ottobre, ai corsi di Alta Formazione Siderurgica presso la Scuola all'interno dello stabilimento Ilva di Genova-Cornigliano (Gruppo Riva), in vista del loro rientro in fabbrica. Ad annunciarlo, il responsabile dell'impianto Daniele Riva, a margine della cerimonia di consegna degli attestati di qualifica professionale e dei Diplomi di Tecnico Professionale ai 18 lavoratori che hanno preso parte alle lezioni, organizzate dall'impresa in collaborazione con Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova, Istituto Ipsia. I neo diplomati, che hanno ultimato lo scorso luglio il percorso formativo in aula (iniziato nel 2005), si sono avvalsi della docenza dei professori dell'Istituto professionale statale Industria e Artigianato 'Attilio Odero' e dei tutors aziendali in possesso di competenze specialistiche. La particolare ubicazione del contesto didattico, all'interno dello stabilimento Ilva di Genova-Cornigliano, ha offerto agli studenti-lavoratori la possibilita' di accedere a tutti gli impianti e alle linee di produzione dello stabilimento favorendo, in tal modo, un apprendimento sia teorico sia pratico. "Siamo convinti - ha affermato Daniele Riva - che la formazione delle nostre risorse umane possa rappresentare un fattore chiave per lo sviluppo e il mantenimento di quella competitivita' che il Gruppo ha saputo conquistare a livello globale. Il settore siderurgico e' un comparto nel quale la concorrenza, oggi sempre piu' agguerrita, si supera sviluppando soprattutto nuovi processi produttivi e tecnologici: per questo e' facile comprendere che soltanto risorse veramente specializzate saranno in grado in futuro di sostenere e approfondire tali sviluppi. Siamo quindi orgogliosi - ha dichiarato il responsabile dello stabilimento genovese - di aver intrapreso, grazie al fattivo contributo delle Istituzioni locali, tale percorso formativo (unico in Liguria) e di poter rappresentare una azienda che, in anticipo rispetto ad altre, ha saputo investire, attraverso il progetto 'Scuola di Alta Formazione Siderurgica', sulla crescita professionale del proprio capitale umano. Posso anticipare - ha aggiunto Riva - che abbiamo concordato con le istituzioni il coinvolgimento a partire dai prossimi corsi a ottobre dei lavoratori in questo momento soggetti alla cassa integrazione; crediamo che tale iniziativa possa rappresentare una opportunita' significativa per il gruppo che a Genova, con il grande progetto di rinnovamento che sta interessando l'Ilva, intende investire nelle professionalita' piu' qualificate, ma anche e soprattutto per i lavoratori che saranno, con le nuove competenze acquisite, pronti al momento del rientro in fabbrica".
...e qui? Ecco...
domenica 14 settembre 2008
Taranto: occhio al colore!
Come abbiamo fatto a non renderci conto di quanto pulito e moderno fosse il nostro "caro, vecchio" siderurgico!
Approfittiamo per fare una piccola lezione di teoria del colore ai non esperti di grafica ed arti .
Non tutti sanno che nella comunicazione il VERDE è considerato un colore che esprime forza giovanile, rilassamento, comunica piacevolezza e ricorda la primavera e la natura.
L'AZZURRO ACQUA è il colore della pulizia e della libertà, comunica freschezza e chiarezza e ricorda il mare cristallino e il cielo.
Il BIANCO rappresenta la purezza.
Bene, la lezione è finita.
Adesso facciamo un gioco:
dove sono il BIANCO, il VERDE e l'AZZURRO in questa foto che troverete all'interno della documentazione? E perché?

Chi vince si aggiudica un rarissimo eucalipto ROSSO POLVERE (colore che indica attenzione e pericolo e ricorda l'abbandono e la malattia respiratoria) cresciuto a ridosso delle colline minerali dei Tamburi (nella foto però è coperto di bianco...)!
Dimenticavo... Ecco una foto reale






















