lunedì 9 gennaio 2012

Consiglieri, medici, mitilicoltori, allevatori parlano di Taranto

“VERITà SULL’AMBIENTE A TARANTO”

CONFERENZA STAMPA Organizzata per giorno Martedì 10 Gennaio 2012 alle ore 10.30 presso Via Pertini n. 19 – al Quartiere Paolo VI di Taranto - Centro Direzionale Mar Piccolo dal Dr. Patrizio Mazza, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, unitamente ad Egidio D’Ippolito rappresentante della categoria dei mitilicoltori e Vincenzo Fornaro, in rappresentanza della categoria degli allevatori di Taranto, che hanno subito l'abbattimento di capi contaminati da diossina.

Alla luce delle ultime dichiarazioni espresse dal presidente della regione Puglia, Niki Vendola, a seguito di quanto riscontrato dalla campagna annuale 2011 di rilevamento diossine effettuata da ARPA Puglia, il Consigliere Regionale Patrizio Mazza insieme ai rappresentati delle categorie economiche dei settori che maggiormente hanno risentito del grave inquinamento ambientale presenteranno un resoconto della questione.

Taranto inclusa nei Siti d’Interesse Nazionale per grave inquinamento si prepara alle elezioni amministrative della prossima primavera 2012 presentando già da ora un numeroso elenco di problemi di rilievo sanitario, ambientale ed economico.

L’incontro è aperto a media e cittadinanza.

Teniamoci uniti per l'acqua!

Assemblea provinciale Acqua Bene Comune
giovedì 12 gennaio 2011 ore 18:30
presso sede Cobas via Lazio 87 - Taranto


Ordine del giorno:
- Convegno del 20 gennaio: Referendum A(c)quale punto siamo? (in allegato la locandina)
- Coordinamento Nazionale ed evoluzione della situazione Italiana
- Campagna Obbedienza Civile e aumenti delle bollette

Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune" - Taranto
tel 328 6733595
acquabenecomunetaranto@gmail.com
Sito Regionale
http://lacquanonsivende.blogspot.com

sabato 7 gennaio 2012

Il Comune regala l'isola di San Paolo

Un altro regalone agli speculatori...

Ancora parcheggi???

Crisi economica, caro benzina, inquinamento da industrie e da auto, aumento della criminalità, abbandono del centro, moltiplicazione delle periferie... e a cosa pensa il Comune di Taranto?
A svendere agli speculatori privati gli ultimi pezzi di fronte sul mare ancora liberi per fare parcheggi!!!

venerdì 6 gennaio 2012

Un altro affare rifiuti: a noi monnezza, agli altri i soldi

"il gruppo Lgh - comprendente le municipalizzate di Cremona (AEM) Pavia (ASM), Lodi (ASTEM), Rovato (Cogeme) e Crema (SCS/SCRP) – acquista l’85% della Ecolevante spa (discarica di risfiuti speciali di Grottaglie - Ta) in prospettiva di futuri ampliamenti..."

"l quotidiano La Provincia nella rassegna del 18 gennaio 2011, titola “Lgh è sbarcata in Puglia per il business dei rifiuti” e riporta le giustificazioni espresse dal sindaco di Cremona per dimostrare, soprattutto alla Lega contraria all’investimento in Puglia, che “acquisire quella discarica è un’opportunità” poiché “ si tratta di un progetto positivo dal punto di vista economico e della redditività …” , “una quota di controllo della società Ecolevante, proprietaria di una vasta area in Puglia nel comune di Grottaglie … è una importante operazione … per ricercare quegli effetti di ricerca di risorse generate da attività che rientrano nel suo core business, seppure gestite fuori dai territori tradizionali” soprattutto perché “… il piano industriale di Lgh per il prossimo triennio prevede la realizzazione di importanti interventi sul nostro territorio …” Territorio che corrisponde all’area lombarda comprendente i Comuni ai quali fanno capo le municipalizzate. Praticamente è come dire “i rifiuti andranno al Sud e i proventi saranno investiti al Nord”.

il giornale on line di Cremona, Cives, del 13 ottobre 2011. Il quale titola:
Il Comune imprenditore nel trend del mercato” ; quindi critica la“disinvoltura con cui i comuni, attraverso le loro partecipate, sono disposti a sobbarcarsi il rischio d’impresa. Disinvoltura cui Cives ha dedicato molta attenzione, denunciando l’eccessiva proliferazione di società nate dalle vecchie municipalizzate; l’uso spesso politico delle medesime; le carenze nel controllo democratico e nella selezione degli amministratori; la degenerazione cui conduce la ricerca del business” . E inoltre aggiunge: “Nel caso della discarica di Grottaglie l’investimento di 41 milioni di euro … non va rapportato solo con l’utile previsto, ma … anche con le reazioni del territorio “colonizzato” (in merito basta leggere i siti pugliesi)”.

http://www.vigiliamoperladiscarica.it/VIGILIAMo_plus/articolo.php?subaction=showfull&id=1325774591&archive=&start_from=&ucat=5

Ancora un regalo ai veleni: grazie Regione!

I fondi europei di Cementir, attraverso la Regione Puglia
Quasi 20 milioni di euro per l'ammodernamento del cementificio di Taranto del gruppo dell'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. Risorse del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, per un progetto che creerà 5 posti di lavoro e trasformerà l'impianto in un co-inceneritore, come abbiamo raccontato nell'inchiesta "Coltivare monnezza", sul ciclo dei rifiuti in Puglia

Cinque posti di lavoro, per chi ha la fortuna di essere il titolare di una “grande impresa” impegnata in “programmi d'investimento” in Puglia, possono valere quasi 20 milioni di euro. Specie se ti chiami Francesco Gaetano Caltagirone, e il finanziamento a fondo perduto è pubblico, garantito dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale, nell'ambito del programma operativo 2007-2013.
Le risorse, per la precisione 19.334.852,51 euro, sono destinate alla ditta Cementir Italia srl, per l'“ampliamento degli impianti produttivi esistenti ed il recupero di efficienza e competitività dello stabilimento produttivo di Taranto”.
Si tratta del progetto che trasformerà il cementificio in un co-inceneritore, dove verrà smaltito parte del combustibile da rifiuti (Cdr) prodotto nel territorio della Regione Puglia, come descritto nell'inchiesta “Coltivare monnezza” che abbiamo pubblicato sul numero di dicembre 2011 di Altreconomia. Un intervento che, secondo l'azienda, quotata in Borsa e controllata dalla famiglia Caltagirone, comporterà una spesa di 145.030.000 euro, la maggior parte dei quali (oltre 100 milioni di euro, pari al 69% del budget totale) destinati all'acquisto di “attrezzatura, macchine, e impianti” .
La notizia del finanziamento in realtà non è inedita: la riporta un'agenzia Ansa dell'aprile scorso, spiegando che Francesco Caltagirone junior, presidente della società, durante l'assemblea della società ha informato gli azionisti che la società aveva “ottenuto il finanziamento a fondo perduto dalla Regione Puglia”. Ritorna anche nella parte descrittiva del bilancio 2010 di Cementir, accanto al finanziamento concesso per lo stesso intervento dalla Banca europea d'investimenti, per 90 milioni di euro.
A far notizia, invece, sono i numeri contenuti nel documento che Altreconomia ha letto ed è in grado di pubblicare in esclusiva (in allegato), ovvero la “Relazione istruttoria” firmata il 28 luglio 2010 da Giuseppe Scarola, valutatore di Puglia Sviluppo spa (la ex Sviluppo Italia Puglia spa), una società controllata dalla Regione Puglia cui la stessa ha affidato il compito di “organismo intermediario per l'attuazione, tra gli altri, del regime di aiuti denominato 'Aiuti ai programmi d'investimento promossi da Grandi Imprese da concedere attraverso Contratti di Programma Regionali'”.
La valutazione, frutto di un iter avviato nell'ottobre del 2009, con l'iscrizione del progetto al protocollo regionale, è positiva per i criteri di selezione denominati “1”, “2”, “3”, “4” e “5”, ed è alla base della successiva deliberazione “di ammissibilità della proposta alla fase di presentazione del progetto definitivo”, la n. 1843 del 6 agosto 2010 della Giunta regionale pugliese, e firmata dal presidente della Giunta, Nichi Vendola.
Riportiamo per intero il paragrafo relativo al “Criterio di selezione 5, analisi delle ricadute occupazionali”, la cui valutazione si chiude con esito positivo: “Relativamente al nuovo stabilimento di Taranto l'azienda ritiene di poter mantenere ed eventualmente incrementare l'indotto relativo ai servizi di trasporto. Relativamente all'impatto occupazione diretto dell'iniziativa proposta, […] l'azienda ha indicato, a correzione di quanto inizialmente affermato alla data di presentazione della domanda, un incremento nell'anno a regime pari a 5,2 ULA”, unità lavorative annuali, cioè il numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno. Significa che Cementir, che tra l'ottobre del 2008 e il http://www.blogger.com/img/blank.gifsettembre del 2009 ha occupato in media a Taranto 122,8 persone, darà lavoro a 128 nel 2013, quando il nuovo impianto dovrebbe entrare a regime. Davvero un “grande progetto”, per un'impresa che ha una capacità installata di 4,1 milioni di tonnellate di cemento in 4 impianti, tra Piemonte, Umbria, Campania e Puglia. Cinque posti di lavoro, buttali via.
Se il nome di Cementir non compare oggi nell'elenco dei beneficiari dei fondi PO FESR 2007-2013 della Regione Puglia, ci spiegano dall'ufficio della vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione, è perché i fondi verranno erogati dopo il collaudo dell'impianto, e dopo aver verificato che l'investimento si è realizzato secondo quanto progettato. A quel punto avremo la certezza che, almeno in parte, mulino, forno, recuperatore termico, precalcinatore, griglia di raffreddamento del clinker, deposito del clinker, impianto di macinazione del cemento, impianti di stoccaggio e trasporto materiali e di depolverazione dei gas di processo sono (in parte) dei contribuenti europei. (Altraeconomia)

giovedì 5 gennaio 2012

Fuori le cozze!

Si va verso il trasloco definitivo in Mar Grande per gli allevamenti del primo seno di Mar Piccolo.
E intanto i mitilicoltori arrancano.

martedì 3 gennaio 2012

Debiti e sete: fuori uno?

Sì di Puglia e Basilicata: Addio all’Ente Irrigazione

Agli albori della Repubblica, nel 1947, era stato creato per portare l’acqua alle campagne della Puglia sitibonda. Ma nell’ultimo trentennio l’Ente Irrigazione è diventato uno dei simboli della tendenza, tutta italiana, a creare carrozzoni per poi riempirli di debiti: costruite le dighe, fatte le condotte, l’ente non aveva più ragione di esistere.
A cancellarlo ci avevano provato invano almeno sette governi (tre volte Berlusconi, D’Alema, Ciampi e Dini), e naturalmente se n’è accorto pure Mario Monti che con l’ultima finanziaria ha fissato l’ultimatum al 30 giugno. Ma stavolta Puglia e Basilicata sono arrivate prima, e nonostante certe incredibili resistenze dall’interno (il commissario Saverio Riccardi si è appellato persino al mitologico senatore Emilio Colombo, perché fermi una «soppressione troppo frettolosa») l’accordo è ormai stato trovato: tra breve l’Eipli finirà in archivio.
L’intesa di massima è stata raggiunta a dicembre, nell’ultima riunione del comitato di sorveglianza dell’accordo di programma sulle risorse idriche. E si riparte proprio da Acqua spa, la società creata dalla Basilicata per gestire i grandi schemi idrici, cui la Puglia ha già deciso di aderire fin dal 2008. Il progetto di far traslocare le competenze dell’Eipli in Acqua spa infatti non è nuovo, ma stavolta alla volontà politica delle Regioni ha fatto seguito l’incarico ai ai tecnici delle rispettive autorità di bacino che stanno compiendo l’analisi della situazione attualmente esistente.
«Aspettiamo gli esiti - dice l’assessore pugliese ai Lavori Pubblici, Fabiano Amati - ma c’è grande sintonia con la Basilicata. Con il governatore De Filippo ci siamo lasciati con un’intesa: si ricomincia da dove abbiamo lasciato, disponibili a rivedere le decisioni prese all’epoca per renderle più compatibili con lo stato dell’arte».
Lo stato dell’arte è questo. L’Eipli ha 130 dipendenti e un «buco» reale di 100 milioni di euro. Oggi si occupa di gestire tre schemi idrici (Basento-Bradano, Ofanto e Jonico-Sinni) che comprendono dighe e condotte: i suoi clienti sono i due acquedotti (Aqp e Acquedotto Lucano), l’Ilva e i consorzi di bonifica, con questi ultimi che - a loro volta in deficit nero - non pagano le bollette da decenni. Puglia e Basilicata sono pronte a farsi carico dei posti di lavoro («Saranno salvaguardati»), della gestione ordinaria e di parte dei debiti, ma chiederanno al ministero dell’Agricoltura che mantenga l’impegno a erogare i 30 milioni di euro promessi nell’ambito dell’ultimo piano di risanamento.
L’ente non ha solo debiti, ma anche proprietà (molti impianti e le tre sedi di Bari, Potenza e Avellino) che comunque non basteranno a colmare il buco. Bisognerà investire capitali freschi, anche a fronte di una revisione delle tariffe: la Puglia spinge affinché i consorzi di bonifica (cioè l’agricoltura) paghino un po’ meno (purché paghino), a fronte però di un sensibile aumento di costi per gli utenti industriali. Con l’obiettivo evidente di spingere l’Ilva a non utilizzare più acqua potabile (250 litri al secondo) ma acqua depurata.
«L’importante - conclude Amati - è fare in fretta, perché è importante assumere la gestione nello spirito della razionalizzazione e dell’efficienza. È l’ultimo tassello nel processo di semplificazione ed efficienza cominciato con l’accordo di programma e continuato con la scissione degli acquedotti. Ed è un grande investimento sulla nostra capacità di autogestirci come regioni meridionali». (GdM)

lunedì 2 gennaio 2012

Bella gara!

IL BILANCIO 2011
Taranto, dopo l'Ilva c'è la Marina Militare. «E l'Arsenale resta una struttura strategica» Con i suoi numeri l'arma è la seconda azienda dell'area

La Marina, a Taranto e Grottaglie, non è solo una forza militare da inquadrare nella sua principale e caratteristica dimensione. Costituisce anche una forte realtà economica. E’ la seconda azienda della città dopo l’Ilva e prima dell’Asl e del Comune. Ed è un centro di spesa che alimenta fortemente l’economia locale. I militari in servizio, la forza lavoro con le stellette, sono 9839 dei quali 191 appartengono alla Capitaneria di porto. Gli ufficiali sono 1037, i sottufficiali 5896, la truppa conta 2876 uomini. A questi bisogna aggiungere un migliaio di dipendenti civili del ministero della Difesa. Nel 2011 la Marina ha erogato stipendi per 262 milioni, una massa attiva che per la maggior parte s’è riversata sul territorio. Ma non è tutto. Altri 148 milioni sono quelli che la Marina ha speso per le infrastrutture, per acquistare beni e servizi, dalla penna alle vernici, dagli alimenti per le mense ai macchinari per l’Arsenale. Tutti soldi che rimangono a Taranto e dintorni e che sostengono una quota significativa delle piccole e medie imprese, dalla cartoleria alla grande ferramenta, dal supermercato ai negozi specializzati dell’abbigliamento militare. L’albo fornitori della Marina conta poco più di 350 ditte che fanno affidamento sulle commesse del Dipartimento marittimo nelle sue varie articolazioni. Uno degli ultimi interventi, la ristrutturazione del bacino galleggiante GO52, è costato 13 milioni e mezzo, risorse finite al Consorzio navalmeccanico Taranto (Cnt) che ha messo insieme undici aziende locali dell’indotto dell’Arsenale per circa centocinquanta lavoratori fra tecnici e maestranze, oltre a un ufficio di progettazione e coordinamento delle attività. Questi lavori si inquadrano nel più ampio progetto Brin di riqualificazione complessiva dello stabilimento tarantino, di cui ieri l’ammiraglio Andrea Toscano ha confermato la centralità e la strategicità per la Marina italiana. Sono stati stanziati più di cento milioni per portare l’Arsenale di Taranto nelle condizioni di rispondere alle esigenze dell’attuale forza navale.

Da domani la stazione Chiapparo diventerà la sede di stazionamento della portaerei Cavour, l’ammiraglia della flotta italiana. I cento milioni, dei quali un terzo sta già fornendo lavoro, servono alla ristrutturazione dei due bacini in muratura «Ferrati» e «Brin», alla realizzazione di tre officine polifunzionali nelle quali sarà concentrata l’attività di manutenzione dello stabilimento. Le prime due saranno consegnate, finite e funzionanti, a fine febbraio. L’obiettivo della Marina, colpita dalle conseguenze dell’inchiesta della magistratura tarantina che scoperchiò un mondo dell’appalto fatto di ditte molto spesso al di sotto degli standard richiesti, è di migliorare la qualità del lavoro e di aumentare il grado di sicurezza. E’ stato l’ammiraglio Andrea Toscano, comandante del Dipartimento dello Ionio, a fare il punto sul 2011 ieri durante un incontro con la stampa. Il capitano Vito D’Elia è entrato nei dettagli. Una buona notizia per tutti i tarantini è che entro breve tempo la Marina metterà a disposizione sia dei militari che dei civili la camera iperbarica, strumento estremamente utile in una città di mare. Un altro asset importante s’è rivelato il Castello aragonese, nel quale continuano le indagini archeologiche guidate dall’ammiraglio Francesco Ricci, nume tutelare dell’insediamento. Quest’anno ha avuto 57.428 visitatori, un boom dopo i 32.373 dell’anno scorso. L’aumento è del 78 per cento e se solo la Marina potesse far pagare, ma non può, anche un solo euro a visitatore si garantirebbe la copertura delle spese necessarie al gruppo di archeologi, studiosi e volontari che stanno riportando alla luce gallerie e sale. (CdM)

Acciaio, acciaio e ancora acciaio

Economia a Taranto. L’acciaio stretto tra crisi e doppio voto

Da oggi riprende la sua marcia il treno nastri numero 1 all’Ilva. La notizia, già anticipata nei giorni scorsi, coincide con l’inizio dell’anno e con altri passaggi congiunturali della produzione siderurgica di segno opposto, come la riduzione da 10 a 5 turni imposta dalla crisi di commesse al tubificio 1 e al tubificio Erw. Che il 2012 si aprisse in chiaroscuro per lo stabilimento siderurgico si sapeva. In ottobre si è temuto, addirittura, un nuovo ricorso alla cassa integrazione e aleggiava lo spettro di una permanente riduzione della domanda di acciaio tale da imporre una corrispondente riduzione della produzione e, quindi, una revisione dei numeri degli occupati. Del resto, più volte, Fabio Riva, vicepresidente del Gruppo, ha dichiarato che lo stabilimento siderurgico di Taranto poteva marciare solo a pieno regime per la sua natura (il ciclo integrale) e per le necessità legate al mercato. Una riduzione produttiva poteva essere considerata solo come temporanea altrimenti avrebbe comportato una revisione sensibile degli assetti occupazionali.

L’ultima «istantanea» sullo stato del mercato dell’acciaio Fabio Riva l’ha offerta a fine novembre, quando a Taranto ha presentato il Rapporto ambiente e sicurezza. «Situazione pesante, pesantissima» aveva detto. E in un altro intervento, sempre in quell’occasione, Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai, aveva aggiunto: «Il 2011 è stato un anno pessimo e prevediamo che nel 2012 le cose possano andare anche peggio». Restano dunque le incertezze per i prossimi dodici mesi, ma si prova a guardare con minor pessimismo al futuro se non altro per il dato complessivo della produzione che, nel 2011, è salita da cinque a sei milioni di tonnellate d’acciaio. Solo, però, fra qualche settimana si potrà capire quale corso prenderanno le cose.

Il 2012, tuttavia, sarà un anno importante non solo dal punto di vista economico. Ci sono appuntamenti importanti legati al rapporto tra fabbrica e territorio. A Taranto si vota per il rinnovo del Consiglio comunale e dell’Amministrazione civica. Nella temperie elettorale molto conterà la materia ambientale. Gli ultimi dati dell’Arpa sulle emissioni di diossina certificano una decisa riduzione dell’inquinante in atmosfera, addirittura al di sotto della media prevista dalla legge regionale del 2008. Proprio nei giorni scorsi ci sono movimenti politici (i grillini) o ambientalisti di lungo corso (Fabio Matacchiera) che hanno polemizzato con l’Arpa e con la Regione Puglia, in particolar modo con il presidente Nichi Vendola, ritenendo discutibili le rilevazioni effettuate dall’Ag enzia regionale per l’ambiente.

Questo sembra dirla lunga sul clima dei prossimi mesi e sulle polemiche a sfondo elettorale che potrebbero prendere il sopravvento facendo perdere di vista tutta una serie di obiettivi importanti come il monitoraggio in continuo della diossina (previsto inizialmente dalla stessa legge regionale) o la riduzione di altri pericolosi inquinanti come il benzoapirene. Temi, questi ultimi, assai importanti sul cammino della eco-compatibilità delle industrie: un percorso assai difficile e complesso sul quale molti si spendono con grandi esercizi verbali, ma che deve essere affrontato concretamente, passo dopo passo, altrimenti rimane nell’alveo degli slogan. C’è, infine, la partita del referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva. Il comitato «Taranto futura» si batte perché sia indetta dal Comune la consultazione e si è rivolto al presidente della repubblica perché, sulla base dell’ultima sentenza del Consiglio di Stato, il Comune acceleri sull’organizzazione del voto. Un’altro passaggio importante per la città. E per la fabbrica. Su cui misurarsi in questo 2012 che è appena cominciato. (GdM)

venerdì 30 dicembre 2011

Amianto e militari: qualche raggio di luce!

Amianto: la Marina militare a processo per omicidio colposo
Nel silenzio generale dei media, si è chiuso a Padova il processo per la morte di due ex alti ufficiali che hanno lavorato su navi dove c’era l’asbesto. L’inchiesta, nata nel 2005, ha portato alla luce almeno 300 casi di marinai deceduti per mesotelioma pleurico. Sotto accusa i vertici militari. La sentenza è attesa per marzo 2012.

Loro non potevano sapere. E, appena hanno saputo, hanno cercato di correre ai ripari. È questa la linea difensiva adottata dagli avvocati di otto ex alti ufficiali della Marina Militare nel processo di primo grado per omicidio colposo, lesioni e mancata adozione di cautele sul posto di lavoro che si è appena chiuso alla procura di Padova, nel silenzio più generale.
Due i militari morti, entrambi per una malattia polmonare che non lascia dubbi: il capitano di vascello Giuseppe Calabrò, di Siracusa, e il meccanico Giovanni Baglivo, di Tricase (Lecce), hanno lavorato a contatto con l’amianto. Ma è solo la punta dell’iceberg. L’inchiesta è nata nel 2005 e in questi sei anni negli uffici della procura sono state radunate seicento cartelle cliniche di altrettanti marinai ammalati, di cui almeno 300 deceduti per mesotelioma pleurico e malattie amianto correlate. Una strage silenziosa, fatta di uomini in divisa bianca che hanno lavorato, giorno e notte, su navi imbottite di asbesto: ne erano rivestiti tubi e manicotti di collegamento, piastre delle cucine, raccordi, coperture metalliche, condutture. Nel 1992 ufficialmente l’amianto diventa fuorilegge, ma dalle carte del processo emerge che almeno fino al 2005 su navi in manutenzione è stato bonificato l’amianto.
In questi giorni, con le arringhe degli avvocati della difesa, il processo si è concluso. Pochissimi i cronisti in aula, e solo dei giornali locali, per un processo che di fatto ha già portato ai risarcimenti civili alle famiglie dei deceduti, ma il dibattimento ha visto la costituzione di parte civile di Medicina democratica e dell’associazione esposti all’amianto.
L’inchiesta è stata possibile solo grazie alla dedizione a tempo pieno dell’ispettore Omero Negrisolo, un uomo di poche parole ma molto caparbio. Ogni volta che aggiunge un nome alla sua lunga lista di vittime, prova una sofferenza personale, conosce tutte le storie dei marinai, e delle loro – a volte ancora giovani – vedove.
Al banco degli imputati ci sono gli ex capi di Stato maggiore della Forza armata, Mario Bini e Filippo Ruggiero, gli allora direttori generali di Navalcostarmi Lamberto Caporali e Francesco Chianura, quelli della Sanità Militare Elvio Melorio, Agostino Didonna e Guido Cucciniello e l'ex comandante in capo della squadra navale Mario Porta. Erano loro i responsabili in capo mentre sulle navi l’amianto abbondava, si sgretolava sotto l’urto delle continue oscillazioni in mare, veniva respirato giorno e notte non soltanto dai macchinisti, ma anche da chi lavorava in coperta.
La storia di questo processo non è stata sempre lineare: con la scorsa finanziaria c’è stato il tentativo di boicottarlo grazie a un emendamento che interpretava autenticamente una legge del 1955, e che, equiparando le navi militari alle navi civili, “salvava” dalla responsabilità i Capi di Stato Maggiore e l’attribuiva solo all’effettivo comandante del vascello. Il pericolo è stato scongiurato dopo alcune interrogazioni parlamentari e un emendamento successivo che ha messo a posto la situazione.
La sentenza è attesa per il 22 marzo e intanto sta concludendo la fase istruttoria anche il processo “amianto in Marina bis”, sempre a Padova, che raccoglie centinaia di casi, mentre anche Raffaele Guariniello, il superprocuratore torinese, ha aperto un fascicolo su decine di uomini in divisa deceduti per l’amianto.

In questi stessi giorni a Taranto si indaga per le morti per mesotelioma del personale dell’arsenale e proprio la settimana scorsa la Corte d'appello di Brescia ha riconosciuto la malattia professionale per mesotelioma pleurico che causò la morte nel 2007 di un operaio tarantino, poi trasferitosi a Mantova. Luciano Carleo, presidente di “Contramianto”, ha commentato: «La decisione afferma la correlazione tra patologia tumorale da esposizione all'amianto e le lavorazioni svolte a bordo di navi della Marina Militare nell'Arsenale di Taranto. L'operaio aveva lavorato per oltre 30 anni con una ditta dell'indotto Arsenale in manutenzioni navali militari venendo, secondo la sentenza, esposto all'amianto». Una sentenza che aprirà il vaso di Pandora delle centinaia di persone che hanno lavorato a Taranto a contatto con la fibra killer. (Linkiesta)

giovedì 29 dicembre 2011

Difficile ragionare tra politici e padroni!

Ilva, “emissioni di diossina mai così basse”
Vendola brinda, ambientalisti scettici

Per il governatore regionale si tratta di un "risultato storico", ma gli esponenti del movimento anti inquinamento di Taranto rilanciano: "Urgono criteri di misurazione più stringenti"

L'Ilva di Taranto
Il trionfalismo di Nichi Vendola e lo scetticismo degli ambientalisti tarantini. E’ questo il risultato, stridente, della quarta campagna di rilevazione delle emissioni in atmosfera di diossina dal camino E312 dello stabilimento Ilva di Taranto, il gigante industriale nato nella città di due mari negli anni ’50 come quarto centro siderurgico italiano e oggi considerato – anche da Nichi Vendola fino a qualche giorno fa – uno dei principali complessi inquinanti d’Italia. Secondo le ultime misurazioni, effettuate dall’Agenzia Regionale per la protezione ambientale in Puglia dal 12 al 14 dicembre scorsi, la diossina liberata in aria è inferiore a 0,1 nanogrammi/m3.

Un risultato che ha spinto Vendola a convocare una conferenza stampa in cui poter affermare che “quello che abbiamo fatto sulla diossina a Taranto non ha comparazioni in nessuna altra parte del mondo. Soltanto la malafede – ha detto – può impedire di vedere il dato storico”. E sulla natura storica del dato, infatti, concordano anche gli ambientalisti, senza però farsi trascinare del tono vittorioso del leader di Sel. “Il dato è eccezionale – commenta Biagio De Marzo, oggi portavoce del cartello ambientalista Altamarea, ma in passato dirigente nella siderurgia di Taranto, Terni e Sesto San Giovanni – quello che però ci chiediamo è come mai una quarta campagna di rilevazione a poco più di 20 giorni dall’ultima fatta a novembre?”

La legge approvata a dicembre 2008 dal consiglio regionale pugliese prevede infatti “almeno” tre campagne annuali di misurazione, ciascuna di tre giorni consecutivi. Nel 2010 le misurazioni furono esattamente tre: l’Arpa accertò, con la media aritmetica dei dati, che le emissioni furono pari a 2,3 ng/ m3. Le misurazioni del 2011 avevano invece accertato un risultato decisamente più basso rispetto allo scorso anno, ma tuttavia maggiore del limite di 0,4 ng/m3 stabilito dalla legge. Facendo infatti la media aritmetica dei dati ottenuti a febbraio, maggio e novembre si otterrebbe il valore di 0,5 ng/ m3.

“Se le misurazioni fossero rimaste tre come nel 2010 – spiega De Marzo – l’Ilva avrebbe nuovamente superato il limite di emissione della diossina, innescando così una procedura sanzionatoria. Noi non contestiamo i dati forniti dell’Agenzia regionale – aggiunge -, ma ci aspettiamo che qualcuno con onestà venga a dirci come mai una nuova campagna a distanza di soli 26 giorni”. E sulle modalità con cui vengono effettuate le rilevazioni, anche Patrizio Mazza, consigliere regionale di maggioranza ed ematologo dell’ospedale Moscati di Taranto, sembra perplesso. “L’Arpa – afferma il medico – opera in orari di lavoro così come stabilito da crismi di ‘contratti di lavoro di categoria’, ma gli incrementi di produzione e le lavorazioni maggiormente inquinanti, proprio da visione oculare, appaiono molto evidenti nelle ore notturne”. Seconda Mazza quindi “i rilievi dovrebbero essere fatti senza preavviso proprio nelle ore di maggiore produzione”, in quelle ore insomma in cui passeggiando sul ponte girevole, che unisce la città nuova a quella vecchia di Taranto, i fumi dell’Ilva offrono uno spettacolo decisamente poco rassicurante.

Guarda invece al futuro Alessandro Marescotti, docente tarantino che per primo nel 2005 portò all’attenzione dei media la questione diossina a Taranto: “Non è il momento dei toni trionfalistici – afferma – ma di controlli sempre più stringenti. E poi, se il dato è davvero così rassicurante, perché non si parte con il campionamento in continuo? In realtà ora bisognerebbe confrontare questo dato anche con il cosiddetto “sporcamento” del quartiere Tamburi, vedere cioè se nelle strade e sulle case a pochi metri dalla fabbrica vi è un altrettanto significativo abbassamento della diossina che si deposita”. Questo quindi dovrebbe essere il momento anche per capire cosa si rilascia durante gli “sbuffi transitori”, quelle fumate emesse in concomitanza con qualche malfunzionamento degli impianti. “Il risultato ottenuto – continua Marescotti – è stato possibile grazie all’impegno di tre soggetti: movimento ambientalista, Regione Puglia e Arpa, ma non è un punto di arrivo, anzi”.

No, non lo è. Perché a Taranto la questione diossina è soltanto una delle battaglie per un ambiente più sano. In piedi ci sono ancora altri aspetti non meno importanti: l’emissione di altri inquinanti come, ad esempio, il benzoapirene dalle cokerie, le polveri diffuse dai parchi minerali a cielo aperto e gli scarichi in mare. Per gli ambientalisti quella del presidente Vendola è propaganda “stonata” che assomiglia ai “video messaggi di Berlusconi“. Video messaggi in cui si esalta il valore relativo del dato ottenuto, ma non spiega il numero nel complesso degli altri fattori di pericolo. “A Taranto – conclude infatti Alessandro Marescotti – il flusso di massa annuo, cioè la quantità di diossina riversata nell’ambiente in dodici mesi dal camino E312 dell’Ilva, è pari a quella di 30 inceneritori”. (Il Fatto quotidiano)

sabato 24 dicembre 2011

Amministratori col naso tappato e la coscienza sporca di petrolio!!!

Tempa Rossa e centrale Enipower, i dubbi dell’Arpa
Ieri i dirigenti dell'Agenzia regionale sono stati ascoltati in Commissione ambiente

Emissioni di idrogeno solforato, progetto Tempa Rossa e nuova centrale Enipower: su questi tre temi si è concentrata, ieri mattina, la commissione Ecologia e Ambiente del Comune. Un’occasione importante per approfondire le principali problematiche collegate alla Raffineria Eni insieme ai rappresentanti di Arpa Puglia, Maria Spartera e Roberto Giua. Presenti anche Vanni Ninni, portavoce del comitato “1.000 per Taranto”, e Roberto Missiani, ambientalista intervenuto nella qualità di genitore. L’attenzione della commissione si è focalizzata soprattutto su una relazione dell’Arpa presentata ad Ecomondo (la fiera dell’Ecologia svoltasi a Rimini a novembre), che ha per oggetto “la problematica olfattiva correlata alla dispersione di idrogeno solforato e mercaptani nell’aria del porto di Taranto”. Per tredici giorni, dal 13 al 25 maggio del 2009, Arpa Puglia ha effettuato una campagna di monitoraggio che si è avvalsa di un analizzatore di gas, denominato AirMedor, posto in un laboratorio mobile collocato tra il quarto sporgente e il pontile Eni.
“Per tre giorni consecutivi – si legge nella relazione – si sono registrati picchi di concentrazione di quasi tutte le sostanze odorigene monitorate e durante questi eventi il vento spirava in prevalenza dal quadrante Nord-Ovest, quindi è probabile che gli inquinanti provenissero da questo settore, in cui si trova il sito Eni di stoccaggio di prodotti petroliferi”. Sui valori registrati si è soffermato Ninni: «Ci sono stati picchi di idrogeno solforato di circa 13 ppb. Per rendersi conto della loro gravita basta sapere che il Governo Federale degli Stati Uniti consiglia di fissare il limite massimo a 1 ppb». Va detto che l’idrogeno solforato è una sostanza fortemente velenosa la cui tossicità è paragonabile a quella del cianuro.
Sui suoi effetti si è espresso Giua a margine della riunione: “Quei valori riguardavano la zona del porto. Le persone che erano sul posto hanno sicuramente avvertito un odore forte. Oltre ad effetti sull’umore, potrebbero aver subito effetti fisici di tipo irritativo. Il fatto che i picchi si siano registrati in tre giorni su tredici fa pensare che si tratti di un fenomeno frequente. Purtroppo la normativa attuale non prevede limiti per gli ambienti di vita, ma solo per le emissioni convogliate ai camini». L’auspicio espresso dal rappresentante dell’Arpa è che i paletti fissati in sede di Autorizzazione Integrata riescano a eliminare il più possibile tutte le emissioni fuggitive, comprese quelle di idrocarburi.
Nei mesi scorsi, l’Arpa ha trasmesso un’informativa alla Procura della Repubblica per segnalare sia la problematica delle sostanze odorigene che quella relativa alla frequente accensione delle torce. La Spartera ha poi ribadito le perplessità dell’Arpa sul progetto Tempa Rossa: “A Taranto avrebbe luogo lo stoccaggio di greggio di cattiva qualità e ci sarebbe un aumento del 12% delle emissioni non convogliate. Perplessità che abbiamo segnalato in una lettera inviata a Regione, Provincia e Comune”. Dubbi sono stati espressi dalla Spartera anche sulla nuova centrale Enipower: «Su questo progetto non abbiamo preso una posizione ufficiale perché nessun ente ce lo ha chiesto, ma il nostro giudizio è negativo. Il progetto prevede una sovrapproduzione enorme di energia. Ci dicono che sarà messa in vendita, ma ci sorge il dubbio che sia un passo verso il raddoppio della Raffineria”. Da segnalare, infine, che il comitato “1.000 per Taranto” ha sollecitato la revisione del Piano di Emergenza Esterno per tutelare la città dal rischio di incidenti rilevanti. Questione che sarà posta all’attenzione del nuovo prefetto. Inoltre, i punti trattati ieri dalla Commissione saranno segnalati al sindaco Stefàno. (CdG)

Le chiacchiere di Pirro

Ed eccolo il nostro professorino Federico Pirro che con gli "amici" di Confindustria sforna questo rapporto in cui l'Ilva e la Centrale di Brindisi sono i veri colossi del PRODOTTO INDUSTRIALE MADE IN PUGLIA.

Non solo, si spinge persino a dire che questa "salute" delle industrie colonia che parlano lombardo si propaga all'indotto...
Eccolo, come sta l'indotto tarantino.

Qui solo le campane dell'Ilva suonano a denaro (tranne quando bisogna cacciare fuori i soldi per combattere l'inquinamento)!


Pirro, per favore... un po' di pudore..., no?

In ginocchio dal Padrone?

Secondo quanto si apprende dal Corriere del Giorno di oggi, il presidente del Taranto avrebbe chiesto al proprietario dell'Ilva (in foto) una sponsorizzazione per garantire un futuro economico più solido per la società

Con la grana stipendi che sembra in fase di risoluzione, il presidente D'Addario, che non ha nascosto le difficoltà del momento ma anche la volontà di condurre la squadra in serie B nel più breve tempo possibile, sembra essere in cerca di importanti sponsorizzazioni per garantire un futuro economico più solido per il sodalizio ionico.

Secondo il Corriere del Giorno di oggi, tra gli imprenditori contattati dal 're delle automobili' ci sarebbe il nome di Emilio Riva, proprietario dell'Ilva. Si tratterebbe di una partnership e non di un inserimento in società da parte del fondatore del 'Gruppo Riva', che va però a cozzare con le numerose partecipazioni a manifestazioni ambientaliste dell'As Taranto Calcio. Staremo a vedere. (TuttosportTaranto)

giovedì 22 dicembre 2011

Il grande botto!

"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese in giro per i festival europei



"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese in giro per i festival europei
"Fireworks" di Giacomo Abbruzzese è stato selezionato in concorso al Festival International du Court Métrage à Clermont-Ferrand (Francia), al Festival Premiers Plans d'Angers (Francia), Festival International de Programmes Audiovisuels de Biarritz (Francia) ed al Küstendorf Film and Music Festival (Serbia) 2012, il festival organizzato da Kusturica in Serbia e che ogni anno seleziona solo venti cortometraggi di giovani registi,

"Fireworks" racconta una storia di distruzione e riscatto sullo fondo di una Taranto dilaniata dall’Ilva. Tra i fuochi d’artificio della notte di Capodanno, un gruppo internazionale di ecologisti farà esplodere la grande industria siderurgica.

Il corto prodotto da Le Fresnoy con il contributo di Apulia Film Commission. Nel cast Saleh Bakri, Katia Goulioni ed i due attori tarantini Angelo Losasso e Angelo Cannata. (Cinemaitaliano)

mercoledì 21 dicembre 2011

martedì 20 dicembre 2011

C'era poco da guadagnarci..

Eolico offshore al porto di Taranto, Regione e Comune dicono “no”


“Sulla base delle osservazioni del Comune di Taranto secondo cui nelle vicinanze dello specchio d’acqua interessato dalle installazioni della Societ Energy Spa esistono i Siti di importanza comunitaria appartenenti ai SIC di Natura 2000 e visto anche il parere del MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) che definisce l’intervento come significativa alterazione del paesaggio e si esprime negativamente, il Comitato Via regionale ha dato parere sfavorevole all’installazione delle 10 pale eoliche in prossimità del porto di Taranto”. Così Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’Ambiente commenta il provvedimento licenziato dall’odierna Giunta Regionale. “Il provvedimento di Giunta – conclude Nicastro – è in linea con il principio, abbracciato da questo Governo Regionale, secondo cui le energie rinnovabili devono necessariamente avere la caratteristica della sostenibilità sul piano ambientale. In questo caso i pareri acquisiti dal comitato e fatti propri nell’esprimere la valutazione hanno evidenziato anche l’interferenza dell’eventuale impianto con le attività portuali”. (Inchiostroverde)