mercoledì 13 novembre 2013

Il giocattolo Niki pezzo per pezzo

Ilva, la storia che Vendola non racconta

Abbiamo smontato il video di autodifesa del Presidente della Regione Puglia, ecco quello che non ha detto. Dal 1° gennaio 1999 nelle città con più di 150 mila abitanti le Regioni dovevano far rispettare il limite di un nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene, e Taranto era fra queste. Poi il 13 agosto 2010 il governo Berlusconi rimosse quel limite e le Regioni inadempienti tirarono un sospiro, non però i cittadini che rimasero asfissiati dalle inadempienze. Fino al 13 agosto 2010 la Regione guidata da Nichi Vendola aveva il compito di intervenire. Ma non lo fece. Incontrò invece i vertici dell’Ilva, come risulta dalle intercettazioni.
Nichi Vendola non ha così applicato la normativa nazionale per difendere i polmoni dei cittadini dal benzo(a)pirene, pur sapendo che vi era una forte spinta dei cittadini preoccupati di questa sostanza altamente cancerogena e genotossica che aveva superato nel 2009 e nel 2010 il limite di legge nel quartiere Tamburi. Quando il 15 luglio 2010 si diffusero come una bomba i dati del benzo(a)pirene schizzato alle stelle, Vendola, invece di andare a Taranto e incontrare i cittadini preoccupati, incontrò i vertici dell’Ilva, fortemente preoccupati per le ragioni opposte, dato lo scalpore che i dati dell’Arpa avevano suscitato nell’opinione pubblica.
Il Direttore Generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, da quanto si legge sulla stampa che ha diffuso informazioni sulle indagini, sarebbe addirittura stato ammonito dal dirigente all’Ambiente della Regione Puglia Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici “come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano”. Nichi Vendola, dopo aver appreso di essere indagato dalla magistratura, ha tenuto a Bari una conferenza stampa per raccontare la sua versione dei fatti ma si è ben guardato dall’incontrare i cittadini di Taranto. La storia si ripete: Nichi Vendola scansa il confronto con i cittadini. Lancia i suoi messaggi da un video: la comunicazione unidirezionale è quella che predilige. Che fare? Visto che ha affidato la autodifesa pubblica a un video e non a un dibattito, quel video lo abbiamo smontato e controllato punto per punto, evidenziando quello che non va, in attesa che Nichi Vendola si decida un giorno o l’altro di venire a Taranto per rispondere direttamente alle domande dei cittadini. (FQ)

Bella gente in giro...

Ilva, la Cassazione: «Per Archinà niente carcere, resta ai domiciliari»

Girolamo Archinà, l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, indagato nel filone di inchiesta secondario denominato "Ambiente svenduto" e nato dall'indagine madre sul disastro ambientale causato dal polo siderurgico di Taranto, non tornerà in carcere ma rimarrà agli arresti domiciliari concessigli per motivi di salute. Lo ha deciso la Sesta sezione penale della Cassazione. I supremi giudici hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pm contro l'ordinanza con la quale, lo scorso 14 maggio, il Tribunale del riesame tarantino aveva disposto i domiciliari per Archinà. L'ex pr èaccusato di corruzione perché avrebbe consegnato in una stazione di servizio una bustarella con 10mila euro per ammorbidire la relazione che il consulente della procura Lorenzo Liberti avrebbe dovuto scrivere sulle fonti dell'inquinamento atmosferico a Taranto. Archinà è accusato anche di aver tenuto contatti con politici e amministratori di Comune, Provincia e Regione, dirigenti e giornalisti, per favorire la politica aziendale dell'Ilva. (Quotidiano)

Ilva, la Cassazione conferma la libertà per l'ex direttore generale della Provincia

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Taranto contro il provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame il 23 maggio scorso aveva annullato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa otto giorni prima dal gip Patrizia Todisco nei confronti dell'ex direttore generale della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia, di 60 anni, attuale segretario Generale del Comune di Lecce, coinvolto nell'inchiesta sull'Ilva chiamata 'Ambiente svendutò. Nel provvedimento si contestava a Specchia, difeso dall'avv. Andrea Sambati, un tentativo di concussione per costrizione nei confronti dell'ex dirigente del settore Ecologia, sollecitato a firmare autorizzazioni per una discarica all'interno dello stabilimento Ilva. Nell'ambito della stessa operazione fu arrestato anche il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido. «La decisione della Cassazione - sottolinea Specchia in una nota - conferma la bontà della sentenza del Tribunale del Riesame, che è andata ben oltre la revoca degli arresti domiciliari sancendo l'annullamento dell'ordinanza del Gip, dottoressa Todisco. Ho grande fiducia nella giustizia che presto sarà chiamata a decidere sull'eventuale rinvio a giudizio, un'ipotesi che allo stato attuale mi sembra, assolutamente improbabile». (Quotidiano)

martedì 12 novembre 2013

Le chiacchiere di stato e la rossa realtà


Taranto, quel lago rosso sotto il nastro trasportatore dell'Ilva



Un lago rosso sulle strade di Taranto, sotto al nastro trasportatore dei minerali dell'Ilva, dopo la pioggia torrenziale che si è abbattuta sulla città. Si è formato al lato della strada, in località Croce, tra il centro abitato e la grande fabbrica. "La pioggia porta con sé il ferro a pochi metri dalle abitazioni" è la didascalia che accompagna gli scatti da brivido pubblicati sulla pagina Facebook del gruppo "Sostenitori del giudice Patrizia Todisco". Un segno evidente della sofferenza dei tarantini, mentre le inchieste legate all'inquinamento del gigante dell'acciaio continuano. Il rosso della zona, che colora le strade e i guardarail, è caratteristico di questo angolo di città a ridosso del siderurgico. Lì a due passi si trova il cimitero San Brunone dove le cappelle funerarie vengono appositamente dipinte di rosa per camuffare gli effetti delle polveri (GIANVITO RUTIGLIANO - RepBa)


Aspettando Report

Report - Anticipazione del 18/11/2013 - Chi sono i Riva, e hanno fatto tutto da soli? La storia della nostra più grande acciaieria. Lunedì 21.05 Rai3.

Osservazioni al Piano Ilva: ARPA e Legambiente

Ilva: le osservazioni di Arpa e Legambiente al piano ambientale

Quasi alla scadenza dei 30 giorni previsti per la fase di consultazione e osservazione, arrivano le proposte al piano per le misure ambientali dell'Ilva di Taranto. A renderle note oggi sono l'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, e Legambiente. Il piano, previsto dalla legge 89 del 2013 che ha disposto il commissariamento dell'azienda, riprende tutte le prescrizioni dell'Aia rilasciata all'Ilva ad ottobre 2012 e fissa una nuova scaletta temporale a causa dei ritardi attuatuativi della proprieta' dell'Ilva. Ritardi che hanno appunto determinato la scelta di commissariare l'Ilva da parte del Governo e che ora hanno collocato i 36 mesi di attuazione dell'Aia nel periodo che va dal 3 agosto 2013 al 3 agosto 2016.
  "Le azioni proposte dal comitato, oltre a non comportare l'introduzione di migliorie tecniche, constano per alcuni casi nella frammentazione temporale degli interventi previsti con decreto di riesame ed in altri nell'accettazione di "modifiche non sostanziali" proposte dal gestore a cui l'autorita' competente non aveva dato ancora riscontro". E' uno dei giudizi espresso dall'Arpa Puglia sul piano delle misure ambientali dell'Ilva predisposto dai tre esperti nominati a meta' luglio dal ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando. Le misure predisposte dai tre esperti sono state rese note il 10 ottobre scorso e nei 30 giorni successivi si e' aperta una fase di consultazione con la presentazione delle proposte da parte dei soggetti interessati. Entrando nel merito del piano, l'Arpa Puglia dice che "per la maggior parte delle prescrizioni sono state indicate esclusivamente le date di consegna dei relativi progetti, ove previsti, ed avvio lavori, tralasciando di indicare la data di ultimazione che si presuppone - dice l'Arpa Puglia citando disposizioni precedenti sull'Ilva di Taranto - debba essere "non oltre trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto" ossia il 3 agosto 2016".
  Secondo Arpa Puglia, inoltre, le "proposte presentate dal comitato in merito agli interventi strutturali prescritti a Ilva con decreto di riesame Aia consistono in una mera dilazione dei termini temporali precedentemente esposti per la conclusione degli stessi". L'Arpa chiede infine che il piano delle misure ambientali definisca "limiti prescrittivi per le emissioni convogliate in atmosfera specifici per ciascun punto di emissione presente all'interno dello stabilimento siderurgico, invece di limiti riferiti alle diverse aree produttive sulla base del criterio di compensazione dei limiti emissivi", criterio che per l'Arpa non e' "applicabile per gli impianti produttivi dello stabilimento Ilva". Infine per cio' che concerne gli impianti, l'Arpa chiede per le cokerie che vi sia "una valutazione tecnica preliminare delle emissioni fuggitive" mentre per gli altiforni l'azienda viene invitata ad effettuare "una valutazione dei rischi connessi alla presenza di monossido di carbonio negli ambienti lavorativi al fine di determinare le aree con potenziale presenza di CO in atmosfera". Sono, invece, "oltre settanta le osservazioni presentate da Legambiente in un documento di sedici pagine" al piano delle misure ambientali dell'Ilva di Taranto. Per Legambiente, "ad un anno dall'approvazione del provvedimento di riesame dell'AIA, si registrano ritardi spesso del tutto intollerabili nell'attuazione delle prescrizioni ivi contenute.
  La revisione dei loro tempi di esecuzione - dice l'associazione - attribuisce al "piano ambientale" valenza di vera e propria sanatoria per quanto riguarda il comparto "aria".(AGI).

 ALLEGATO

 Si pubblicano le osservazioni di ARPA Puglia in riferimento alla proposta di Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, predisposto dal comitato di esperti (ex art. 1, comma 5 del DL 61/2013 convertito in Legge n.89 del 2013) per lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto. (ARPA)





Piano ambientale Ilva: oltre settanta le richieste di modifica presentate da Legambiente

Oltre settanta le Osservazioni al Piano ambientale Ilva prodotte da Legambiente in un documento di sedici pagine (la versione integrale è disponibile in allegato) articolato in cinque capitoli e redatto per l'associazione da Leo Corvace.

Osservazioni al Piano Ilva: Peacelink

PeaceLink chiede il fermo degli impianti ILVA non a norma

PeaceLink ha inviato al Commissario Bondi le proprie osservazioni al nuovo Piano dell’ILVA che dovrebbe rimodulare (in peggio) la tempistica dell’AIA.
La novità è che PeaceLink ha fatto proprie e ha inviato all’autorità competente tutte le osservazioni dei Custodi Giudiziari contenute nell'ultimo provvedimento del GIP Patrizia Todisco del 5 novembre 2013 nel quale si sottolinea come allo stato attuale vi sono le condizioni per un fermo degli impianti dell’area a caldo ILVA non a norma.
Le osservazioni del Custodi Giudiziari, guidati dall’ingegnere Barbara Valenzano, dovranno pertanto essere obbligatoriamente valutate dagli esperti e dal sub commissario Ronchi.
Fra le osservazioni inviate da PeaceLink a Roma vi è la “violazione direttiva europea 75/2010 UE per mancata applicazione delle sanzioni“. Abbiamo scritto: “Il Piano prevede una sanatoria per tutte le prescrizioni non rispettate e questa è una violazione dell'articolo 8 della direttiva 75/2010 UE che prevede la “sospensione dell'esercizio dell'impianto” in caso di “pericolo immediato per la salute umana”.
Oggi PeaceLink invierà le proprie osservazioni anche alla Procura della Repubblica e alla Commissione Europea in quanto il nuovo Piano è destinato concedere inaccettabili deroghe e proroghe all’azienda, e quindi a peggiorare ulteriormente la situazione esistente.
E’ inoltre evidentissimo - ad un’attenta lettura del Piano - che si tenta di ri-autorizzare impianti non dotati di sistema di trattamento delle acque di prima pioggia, obbligatorio per legge.
Siamo quindi in presenza di una procedura anomala volta a far proseguire attività e impianti attualmente non in possesso dei requisiti. Su questo riteniamo opportuno che faccia piena luce la magistratura e che ne sia informata anche la Commissione Europea che ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del Governo Italiano.
A tali evidenti anomalie si associa la preoccupazione dell’opinione pubblica sulla qualità dell‘aria di Taranto.
Le rilevazioni sia di PeaceLink sia dell’Arpa registrano infatti una elevata concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) nell’aria di Taranto, il che ha destato grande attenzione nella popolazione in quanto alcuni composti degli IPA sono stati identificati come cancerogeni, mutageni e teratogeni.
In situazione di calma di vento si sono registrati valori di IPA che sono arrivati anche a superare i 180 nanogrammi per metro cubo (una concentrazione riscontrabile al tubo di scappamento di una vecchia aiuto a benzina), un valore inaccettabile che indica il persistere di gravi problematiche ambientali irrisolte.
I controlli degli IPA effettuati da Peacelink con l'analizzatore portatile dei valori di IPA saranno ulteriormente estesi. Infatti si evidenziano situazioni di qualità dell‘aria non buona. Le dichiarazioni sulla “eccellente” qualità dell‘aria a Taranto sono smentire dal perdurare di elevate concentrazioni di IPA quando c‘è calma di vento o quando il vento proviene dall‘area industriale.
Peacelink ha inviato una comunicazione ad Arpa Puglia chiedendo di sapere se anche la strumentazione dell'Agenzia regionale di protezione ambientale (identica rispetto a quella in possesso di PeaceLink) abbia riscontrato valori così elevati di IPA. Già tuttavia giungono indirette conferme dalla recente relazione del dott. Roberto Giua sulla qualità dell’aria nel quartiere Tamburi. Essa include infatti un eloquente diagramma con l’andamento degli IPA nel quartiere Tamburi. Dalla sua lettura appare evidente come nelle ultime settimane le elevate concentrazioni di IPA non siano inferiori rispetto a quelle degli IPA nel periodo 2009-2010, anni in cui si registrò un’elevata concentrazione di benzo(a)pirene (che è un componente degli IPA stessi).
Negli ultimi giorni in particolare PeaceLink ed i suoi esponenti hanno ricevuto numerose fotografie, video, telefonate da parte di cittadini ed operai che documentavano il verificare continuo di episodi di inquinamento industriale legato alla non attuazione dell’AIA, con visibilissime emissioni non convogliate.
Antonia Battaglia, nella suo contatto continuo con la Commissione Europea, presenterà al Commissario all'Ambiente Janez Potocnik anche questi dati e documenti affinché nell'indagine in corso nell'ambito della procedura di infrazione aperta il 26 settembre scorso contro l'Italia vengano prese in considerate le gravissime mancanze e l'inspiegabile silenzio delle istituzioni rispetto alla situazione in cui versa a presente la città di Taranto. PeaceLink in particolare fa appello al Prefetto perché faccia eseguire la legge applicando - dopo l’ultima relazione dell’ISPRA - le sanzioni per persistente mancato rispetto delle prescrizioni, come già il Garante AIA aveva richiesto.
Il perdurare di questa grottesca situazione all’italiana - in assenza di dati che smentiscono gli esiti della perizia epidemiologica commissionata dal GIP - desta nella popolazione grande preoccupazione. E provoca indignazione il fatto che si conceda all’ILVA ulteriore tempo per prolungare questa situazione anomala come se il non rispetto delle prescrizioni non abbia alcun rapporto con lo stato di salute della popolazione. Attualmente gli impianti dell’area a caldo, posti sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria e non risanati con gli interventi previsti dall’AIA, vanno fermati in applicazione del Principio di Precauzione oltre che della normativa italiana ed europea.

Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink

PS - si allega il presente comunicato (vedere file DOC) e il file PDF con le osservazioni sul Piano ambientale dell'ILVA.

Allegati

  • AIA 2013 osservazioni (127 Kb - Formato pdf)

Videoinchiesta: l'Ambiente svenduto passo per passo



Una tesi importante

Integrazione di metodi nella ricerca psico sociale. Il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità
Tesi di Laurea in Pscicologia Sociale, del Lavoro e della Comunicazione

L’analisi e la comprensione dell’essere umano e del suo stare al mondo é indubbiamente un ambito estremamente complesso e multisfaccettato. Gli studiosi che se ne sono occupati hanno da sempre utilizzato un ampio ventaglio di tecniche e metodi di indagine. Eppure, sin dagli albori dell’istituzione della psiclogia come disciplina ʺscientificaʺ, nel diciannovesimo secolo, il paradigma quantitativo é stato considerato l’unico legittimato ad indagare le dinamiche legate all’uomo ed alla sua psiche. Il metodo sperimentale sembra essere stato eletto, come Danziger sottolinea in analogia all’imperativo categorico kantiano, l’ʺimperativo metodologicoʺ della psicologia (Danziger, 1985), nel tentativo di affermarsi come scienza a tutti gli effetti. Tuttavia, a partire dal 1960, alcuni psicologi e scienziati sociali hanno iniziato a manifestare un’insoddisfazione e disillusione per i risultati ottenuti utilizzando le metodologie tradizionali. Si é iniziato a pensare ad una maniera differente ed alternativa di condurre la ricerca psicologica, optando per un metodo più naturalistico, olistico e legato al contesto, capace di cogliere in maniera più efficace la ricchezza dell’essere umano e del suo mondo nella propria interezza. I metodi quantitativi hanno preso ad essere considerati spesso poco adatti a riferirsi alla vita reale, troppo complessa ed intricata per poter essere scomposta analiticamente. Le informazioni raccolte con tali metodi sono sate considerate troppo di frequente incomplete, frammentate, parzialmente qualitative e mutevoli (Todd, Nerlich, McKeown & Clark, 2004). Da allora sono andate affermandosi nuove metodologie di tipo qualitativo, centrate sulla comprensione dell’uomo immerso in un contesto, dal cui studio non si può prescindere, e dei significati ad esso attribuiti.
Tuttavia, sebbene dagli anni Sessanta ad oggi i metodi qualitativi si siano affermati in misura sempre crescente, il paradigma tutt’ora dominante e più diffuso nella pratica di ricerca resta quello di tipo quantitativo. Inoltre, la visione prevalente vede i due tipi di paradigmi in contrasto tra loro, irrimediabilmente contrapposti, inconciliabili e mutuamente esclusivi.
La tesi sostenuta nel presente lavoro é che, pur essendo ben consapevoli della sostanziale diversità dei fondamenti epistemologici alla base di ciascuna metodologia, la contrapposizione tra metodi sia molto meno netta e fondamentale di quanto possa apparire. A volte le informazioni di cui disponiamo sono qualitative, altre volte quantitative, ma la maggiorparte delle volte sono un intreccio di entrambe. Il fine di questa ricerca é avvalorare la vantaggiosità dell’uso congiunto ed integrato di metodologie di diversa natura, nello specifico di tipo qualitativo e quantitativo, al fine di annullare in maniera complementare i limiti di ciascun tipo di metodo e di combinarne i pregi.
Tale integrazione sarà esaminata in riferimento ad un caso di ricerca specifico: la presenza nella città di Taranto dello stabilimento siderurgico Ilva. Il ʺcaso Ilvaʺ ha recentemente destato numerose polemiche e perplessità, a causa del discusso impatto inquinante dello stabilimento, da un lato, e della perdita occupazionale che la sua eventuale chiusura comporterebbe, dall’altro. Cosa significhi per gli abitanti di Taranto convivere con una realtà di questo genere é un tema complicato e controverso: i costrutti di rappresentazioni sociali, identità di luogo ed attaccamento di luogo, e l’influenza che la presenza dell’Ilva può avere su di essi, saranno indagati mediante l’uso di interviste individuali, focus group e survey, in maniera integrata, per una visione più ampia di una situazione che di per sé appare molto nebulosa e di cui poco si conosce davvero.

Allegati (PeaceLink Common Library)

Mancava il grande burattinaio...

Ilva, per addolcire l’Aia del 2011 pressing dei Riva su Gianni Letta

 
    Intercettando Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, e l’avvocato Franco Perli, l’amministrativista del gruppo finito sotto inchiesta per associazione a delinquere ed altri gravi reati, i militari delle Fiamme Gialle si imbattono in diversi colloqui nei quali Riva e Perli fanno costantemente riferimento a Gianni Letta.
    Ma per la Finanza, «la conferma che la famiglia Riva interloquisce con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta si rileva - è scritto nell’informativa - nuovamente da una conversazione a tre che avviene tra Fabio Riva, il fratello Daniele (responsabile dello stabilimento di Genova, non indagato ndr) e la dott.ssa Vittoria Romeo (responsabile dell’ufficio romano del gruppo, indagata per concorso in abuso e rivelazione di segreto d’ufficio con il presidente della commissione Aia, il componente Luigi Pelaggi e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano, ndr) il 13 luglio 2010, nella quale i tre apportano delle correzioni al testo di una lettera che sarà sottoscritta dal presidente del gruppo Riva-Fire, cioè l’ing. Emilio Riva e sarà consegnata brevi manu al destinatario (Gianni Letta, appunto ndr), dalla dott.ssa Romeo». Per i finanzieri, la lettera è «finalizzata ad illustrare al destinatario le difficoltà che l’Ilva sta incontrando in quel periodo storico, sia per quanto attiene l’Aia, che per quanto attiene talune problematiche sui siti produttivi di Taranto e Genova». Perli riferì a Pelaggi della lettera inviata a Letta, suscitando agitazione nel capo della segreteria dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo: «guarda... prima di tutto, guarda che i Riva - è quanto dice Perli a Fabio Riva, raccontando il suo colloquio con Pelaggi - sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta....” e già quando gli ho detto Letta haaaa...... (…) no, no, no si è preoccupato, si è preoccupato!! Guarda che su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo!». Una affermazione, quest’ultima, che secondo la Finanza fu fatta da Perli «proprio in relazione ai rapporti in essere con l’on. Gianni Letta».
Sarebbe stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il punto di riferimento per la famiglia Riva nella complessa e tribolata procedura di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento Ilva di Taranto, firmata il 4 agosto del 2011 dal ministro Stefania Prestigiacomo e riesaminata appena un anno dopo, alla luce del sequestro effettuato dall’autorità giudiziaria. È quanto si legge, come la Gazzetta è in grado di rivelare, nell’ultima informativa redatta dai finanzieri del Gruppo di Taranto e allegata alla montagna di atti messi a disposizione dei 53 indagati dell’inchiesta per disastro ambientale. (GdM)

lunedì 11 novembre 2013

...e pigliamoci 'sto caffè!

All'ombra delle ciminiere... le cavie di Stato si godono anche un buon caffè!
Con lieto fine all'americana...


Città chiusa: visite!

Oggi lo Stato a Taranto ha deciso di colmare la sua assenza con una visita di cortesia dei ministri al lavoro e all'ambiente... (foto Angelo Cannata)

Sicurezza, firmato il protocollo da Eni e Ilva alla presenza dei ministri

Un protocollo operativo di sicurezza per prevenire gli incidenti sul lavoro è stato firmato nella prefettura di Taranto dai dirigenti di Ilva ed Eni alla presenza dei ministri dell'Ambiente Andrea Orlando e del Lavoro Enrico Giovannini. Il documento presuppone un'analisi dei mancati infortuni e dei «quasi incidenti» e un'attività di formazione per i lavoratori diretti e dell'appalto. Per la stesura del protocollo hanno avuto un ruolo attivo gli enti di vigilanza e controllo e le stesse aziende. Alla cerimonia di oggi, oltre al prefetto, Claudio Sammartino, hanno partecipato anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. Le verifiche saranno periodiche per l'effettiva efficacia dei corsi di formazione. La firma sul documento di Confindustria consentirà di estendere il protocollo anche alle altre aziende dell'area industriale e delle ditte appaltatrici. È previsto, ha sottolineato il prefetto, un monitoraggio continuo nei cantieri con particolare attenzione ai fattori di rischio. «L'obiettivo ambizioso - ha aggiunto - è quello di avere zero infortuni. Il Nucleo operativo interno integrerà anche attività previste dell'Autorizzazione integrata concessa all'Ilva».
ORLANDO - «Mi son sempre chiesto perché vengono chiamate morti bianche, sono invece morti nerissime che macchiano un territorio, un'area industriale, un'economia. L'occupazione non è più fonte di benessere, ma è negazione di tutto questo». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, nel corso dell'incontro in cui è stato sottoscritto a Taranto il protocollo operativo sulla sicurezza nelle aziende dell'area industriale. «Taranto - ha proseguito - è una città colpita negli anni da infortuni sul lavoro gravissimi e spesso mortali. Quando assumono una dimensione così grande non possono essere definite tragedie. Il rosario di croci sulla fabbrica diventa una questione sociale nella questione sociale. Parliamo non di morti sul lavoro ma di lavoro». Bisogna «farsi una domanda» ha spiegato Orlando «e cioè: cosa dovranno subire ancora i lavoratori e che cosa potevamo fare e non abbiamo fatto? Una risposta parziale l'abbiamo elaborata perchè non si stratta solo di omissioni o disattenzioni, ma anche di incapacità di far procedere organizzazione aziendale». Il ministro ha sottolineato che in occasione, giorni fa, del Convegno di Taranto su Ambiente e lavoro organizzato dalla Curia, ha «incontrato amici che erano stati in servizio nell'Arsenale militare» e che gli hanno «raccontato dell'amianto lavorato come il cemento, impastato con le pale. A fine dell'orario di lavoro ricevevano un cartone di latte. Ci sono situazioni su cui bisogna fermarsi a riflettere. Sono stati fatti passi avanti importanti - ha dichiarato Orlando - ma se ancora esiste una questione sociale nella questione sociale vuol dire che c'e ancora molto da fare».
GIOVANNINI - «Riteniamo determinanti la qualità del capitale umano attraverso la formazione e gli investimenti da parte delle imprese. Per questo, nel disegno di legge di stabilità, si prevede la riduzione del cuneo fiscale a favore delle aziende che avranno risultati in termini di incidentalità minore». Lo ha detto a Taranto il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha evidenziato l'importanza del protocollo operativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro firmato oggi da Ilva ed Eni, soprattutto per la novità del monitoraggio continuo delle attività di formazione e sui cantieri. Il ministro ha chiesto al prefetto di Taranto Claudio Sammartino un resoconto periodico sull'efficacia dello stesso protocollo «poichè - ha concluso - firmare intese è facile, ma realizzarle è un'altra cosa. Un rapporto trimestrale può essere indispensabile per noi che possiamo intervenire». (CdM)

Qualche "incomprensione" tra Arpa Puglia e Report Rai



(Mail inviata da ARPA Puglia, lunedì 21 ottobre 2013 (ore 16.42) alla Redazione Report). Oggetto: I: richiesta intervista Report Rai3 - Prof. Assennato

Spett.le Redazione Report,
in riferimento alla richiesta di una intervista ulteriore avanzata dalla dr.ssa Giannini per martedì 25 ottobre p.v., attese anche le Vostre esigenze redazionali, devo precisare di non avere disponibilità di tempo nell'immediato. Ciò anche in considerazione del fatto che nell'ultima intervista, cui ho prestato la massima disponibilità, non sono stati rispettati i tempi assicurati a causa del ritardo della troupe, nonostante fosse a Voi noto il mio impegno per un convegno a Massafra nella stessa mattinata. L'intervista si è protratta sino a quando, intorno alle 10:30 mi sono dovuto allontanare nonostante la dr.ssa Giannini continuasse a rivolgermi domande mentre impegnavo l'ascensore dell'ufficio. Pertanto, non volendo in alcun modo sottrarmi all'intervista, poichè il tempo è per tutti prezioso, mi rendo disponibile a rispondere ai Vostri interrogativi per iscritto anche per consentire la risposta a domande tecniche molto specifiche, per le quali avrei comunque il diritto ( e il dovere) di consultare il mio staff.
Cordiali saluti,
Giorgio Assennato, Dg Arpa Puglia
Testo dell'email

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Mail di Giannini Sabrina di sabato 2 novembre 2013 (13.35) al Dg Giorgio Assennato. Re: I: richiesta intervista Report Rai3 - Prof. Assennato

Gentile Prof. Assennato,
in riferimento alla sua e-mail del 21 ottobre 2013, tralascio commenti sulla vicenda del ritardo della troupe (ossia della sottoscritta, che è autrice del servizio di Report quindi giornalista, e della cameramen). D'altro canto posso anche capire che fosse importante non tardare a una riunione del PD a Massafra con Ronchi. Ubi maior, minor cessat
Le ricordo però che avremmo potuto liquidare la questione se lei avesse autorizzato il Dott. Vitucci, dirigente del settore Agenti Fisici, che mi avrebbe mostrato il laboratorio presso Tecnolopolis. Dall'altra parte si potrebbe anche obiettare che tali laboratori e uffici DOVREBBERO essere accessibili al pubblico e ancor di più ai giornalisti che al pubblico devono per dovere (di cronaca) riferire.
Le ricordo anche che le sono stati dati due giorni di tempo (il lunedì successivo e il martedì) per rilasciare un'intervista che lei non ha voluto o potuto rilasciare nonostante la mia disponibilità a tornare a Bari da Taranto. Questo per amore di verità.
Veniamo al dunque, ovvero alle mie richieste:
l. il Dipartimento di Taranto è dotato di un laboratorio radioattività e se si quali risultati ha prodotto? 2. il Centro Regionale Radioattività è funzionante? 3. L'esito dei campionamenti di radioattività fatti all’Ilva o a Taranto come peraltro previsto dai Piani di Monitoraggio e Controllo concordati con ISPRA; 4. Quanto costano i 15 fisici che lavorano tra Taranto-Bari e direzione e cosa hanno prodotto sulle tematiche radioattività, rumore sulla problematica Ilva; 5. Perché non sono stati trasmessi gli esiti della analisi chimiche e microbiologiche effettuate nell'ultimo anno da Arpa ed Ispra nell'ambito del controllo ordinario AIA? Mancano tutti gli esiti dei controlli su acque, rifiuti, emissioni. Come è possibile visto che la responsabile del Laboratorio di Taranto e del Dipartimento svolge anche la funzione di Dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Taranto? 6. Come mai non risulta ancora insediato il Centro Regionale Aria (CRA) presso il dipartimento di Taranto come previsto dalle delibere di Giunta Regionale? L'Arpa ha ricevuto 4 milioni di euro dal 2010 per la realizzazione di tale Centro, tutt'oggi esistente solo sulla carta. LE CHIEDO INOLTRE gli esiti del piano di rientro del benzo(a)pirene, ovvero sugli esiti del wind days che a detta delle società coinvolte (Ilva, Eni, Enipower, Cementir) non solo non ha sortito alcun effetto ma ha creato danni agli impianti in quanto una riduzione repentina di materie prime crea, di fatto, problemi tecnologici a valle.
Saluti cordiali,
Sabrina Giannini
Testo dell'email
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Documento Arpa Puglia trasmesso via mail Protocollo 63080 del 6 novembre 2013 a Sabrina Giannini. Oggetto: Nota di risposta ARPA Puglia ad istanza Sabrina Giannini, prot, 0063072 del 06.11.2013

Gentile dottoressa,
nel file allegato troverà le risposte preparate dalla nostra struttura. Non per una insensata "captatio benevolentiae" ma per rispetto del servizio pubblico che Report svolge, abbiamo anticipato la risposta in modo da poterla rendere eventualmente fruibile in tempo utile. Ci tengo però a precisare che per noi tutti i nostri interlocutori hanno la dovuta rilevanza. Non ci sono quindi interlocutori privilegiati rispetto ad altri. In una logica puramente utilitaristica qualcuno avrebbe potuto collocare Report su una scala prioritaria dato l'evidente impatto nella coscienza dell'opinione pubblica rispetto ad una riunione di partito, che in questo momento storico presenta indici di gradimento da prefisso telefonico. Ma dirigo un'agenzia di protezione ambientale, che deve rendere conto pubblicamente delle proprie prestazioni ambientali. Quando ho ricevuto la sua telefonata , ho chiarito che avevo già fissato l'impegno a Massafra per le 10:30. Questo è il motivo per cui ho dovuto interrompere l'intervista (in ogni caso sono arrivato in ritardo). Penso comunque che una risposta scritta sia più informativa rispetto ad un approccio immediato, magari più spettacolare ma meno adatto per funzioni tecniche che richiedono la necessaria elaborazione.

Cordiali saluti.
Giorgio Assennato
Testo del'email

domenica 10 novembre 2013

Voci da Milano...

Pubblichiamo questa clip ispirata dalla situazione ambientale tarantina che ci è stata segnalata dal suo autore, Gianmariko Roversi (Gino Modica).

Sniffatori di professione (e poi?)

Taranto, 40 rilevatori umani annusano la qualità dell'aria 

Non solo centraline. Per monitorare la qualità dell'aria a Taranto adesso ci sono anche i rilevatori umani. Una squadra addestrata dall'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, per annusare e segnalare per tempo possibili alterazioni. Dai fumi dell'Ilva al gas, i "nasi sensibili" individuati fra i volontari che hanno risposto all'appello dell'Arpa sono in grado di cogliere immediatamente il pericolo e di segnalarlo a un numero verde.
Il servizio, non sostitutivo, ma aggiuntivo rispetto alle centraline, è partito da circa una settimana. Le sentinelle dell'Arpa sono in grado di valutare il grado di "spessore" dell'odore sgradevole e di mettere in funzione il sistema. Sono residenti nei quartieri Paolo VI, Statte, Borgo e Tamburi, i più sensibili alle emissioni della zona industriale. Se ritengono che ci sia un potenziale pericolo, fanno una segnalazione al numero verde di un sistema informatizzato. Il campionamento scatta quando vengono registrati tre rossi nella stessa fascia oraria. L'ultimo allarme è stato registrato alcuni giorni fa per un forte odore di gas, che ha scatenato numerose chiamate alla Asl e ai vigili del fuoco. La centralina in piazza Garibaldi, però, non si è attivata automaticamente: questo significa che l'odore non ha raggiunto la soglia minima per far scattare l'allarme.
Le sentinelle addestrate dall'Arpa sono uno strumento in più per monitorare la qualità dell'aria in una delle città più inquinate d'Italia. Quella ambientale è la più grande emergenza di Taranto, insieme con il lavoro. Per parlare di questi argomenti domani sono attesi a Taranto, in Prefettura, i ministri del lavoro, Enrico Giovannini, e dell'ambiente, Andrea Orlando. L'appuntamento è alle 11 in Prefettura per la firma del protocollo sulla sicurezza sul lavoro nelle grandi industrie. L'accordo è frutto della collaborazione tra le imprese e gli enti di vigilanza e ispettivi e punta su prevenzione e informazione. Diventerà una parte integrante dei lavori di risanamento ambientale previsti dall'Aia nello stabilimento Ilva. Si ipotizza che nella fase di picco dei lavori all'interno del siderurgico possano essere operativi contemporaneamente tra i 40 e i 50 cantieri con una notevole presenza di personale di imprese appaltatrici. I lavori di risanamento dell'Ilva costeranno, secondo stime dell'azienda, 1,8 miliardi nel triennio 2013-2015.

C'è puzza? Fatti una telefonata!

http://odortel.controlodor.it/index.php
O d o r T e l ®
Da Novembre a Taranto è in corso un progetto sperimentale di monitoraggio delle molestie olfattive che coinvolge la popolazione residente. Alcuni cittadini volontari, recettori, hanno la possibilità, in tempo reale,durante il verificarsi dell’evento odorigeno, di comunicare il disturbo percepito grazie a un sistema di registrazione e digitalizzazione delle segnalazioni telefoniche, OdorTel®. E In questa sperimentazione è utilizzato il campionatore ODORPREP, che è possibile attivare da remoto, non necessita della presenza di un operatore e consente di conservare opportunamente il campione . L’aria così campionata viene poi analizzata in un laboratorio olfattometrico da un panel di ‘rinoanalisti’ in conformità con la norma tecnica internazionale UNIEN 13725. Attraverso questa misura è possibile confermare e validare in maniera oggettiva la percezione dei recettori sul territorio che diventano parte attiva dell’attività di monitoraggio degli impianti ogmogeni. Al di là del valore rappresentato dal coinvolgimento della popolazione, tale approccio risulta al momento il più efficace considerato che non vi sono strumenti tecnologici disponibili in grado di misurare il disagio olfattivo meglio del naso umano.

Il sistema OdorTel® è stato messo a punto nell’ambito dello sviluppo di un sistema integrato per il monitoraggio degli impatti odorigeni di aziende a rischio osmogeno.

In cosa consiste ? È un sistema di comunicazione/ricezione telefonica del disagio olfattivo attraverso cui è possibile registrare la percezione dei recettori sensibili e rendere il monitoraggio più fruibile. Sostituisce il questionario cartaceo nel quale venivano segnati tutti gli eventi odorigeni percepiti e consente di attivare mediante SMS dei sistemi di campionamento opportunamente posizionati sul territorio. Questo innovativo sistema OdorTel® con una semplice telefonata del “recettore sensibile” (coloro che si rendono disponibili sono dei volontari: interlocutori del territorio, gruppi organizzati, associazioni, che nel tempo si erano già fatti portavoce del problema e avevano fatto segnalazioni) ad un centralino permette contemporaneamente di registrare le segnalazioni dei disagi, le loro intensità (da 1 a 3 tramite il tastierino telefonico) e l’invio ad un database che gestisce la creazione di una mappa degli odori in tempo reale!
ODORTEL permette: al cittadino di esprimere il proprio disagio in maniera semplice ed immediata, all’ente pubblico di avere una informatizzazione delle segnalazioni di contestazione, ma soprattutto all’azienda di avere uno strumento utile per lo studio dei suoi scenari emissivi per poi agire tempestivamente o andare ad eliminare a monte le cause della molestia per possibili futuri episodi.

Applicazioni
OdorTel® si applica grazie al supporto di un gruppo di persone, definite “recettori sensibili”, che, debitamente scelti in base alla localizzazione della loro abitazione (rispetto all’impianto in esame) e alla loro disponibilità a collaborare, riescono a comunicare la percezione e l’intensità della molestia olfattiva in tempo reale semplicemente contattando un centralino telefonico. Infatti, dopo l’identificazione dell’utente è possibile comunicare il grado del disagio olfattivo tramite i tasti del telefono (1 per un odore “appena percettibile”, 2 per un odore “persistente” e 3 per un odore “molto forte”).
La rilevazione di queste chiamate va a popolare un database e a creare in tempo reale una mappa degli odori, che ora dopo ora viene aggiornata grazie alle telefonate degli utenti stessi. L’interfaccia grafica consente di interrogare il database e di ottenere informazioni su data, ora e numero di segnalazioni sia sinotticamente, sia su mappa.
L’elaborazione statistica dei dati acquisiti dal database permette lo sviluppo di indicatori statistici utili allo studio degli eventi odorigeni e alla valutazione delle performance aziendali nel caso di attuazione di modifiche al processo produttivo o di implementazione di sistemi di mitigazione.
 Un ulteriore “strumento” associato al sistema OdorTel® consiste nell’attivazione mediante SMS di un sistema di campionamento in loco. Al superamento di una soglia preimpostata di segnalazioni (numero di chiamate o percentuale di chiamate sulla totalità dei recettori in zona) in un arco temporale definito, simultaneamente viene inviato un SMS sia ai sistemi di campionamento sia al laboratorio affinché si attivino le procedure per il ritiro del campione e le relative analisi olfattometriche secondo la Norma Uni EN 13725.
 Questo ulteriore “tool” permette di effettuare campionamenti in tempo reale in risposta alle segnalazioni dei recettori consentendo di individuare con buona approssimazione la sorgente emissiva e descrivere con maggiore dettaglio l’evento odorigeno.
OdorTel® va sempre incontro alle esigenze dei differenti stakeholders: Comunità, Enti locali, Enti di controllo, Aziende pubbliche e private che spesso sono investiti dal problema delle emissioni olfattive da differenti punti di vista, in quanto è possibile implementarlo in base alle necessità richieste e alle esigenze del territorio.

Sito web Odortel

L'aria? Sempre più "eccellente"!

Ilva Taranto, rilevazione puntuale di Peacelink: "Anche oggi alto l'inquinamento Ipa"

“Anche stamattina ho effettuato - ha dichiarato Alessandro Marescotti via Facebook presidente di Peacelink - un controllo della presenza degli IPA cancerogeni nell'aria prima delle 8 di mattina nella zona Bestat (via Dante, Taranto) dove si recano a scuola bambini e ragazzi di varie scuole. I valori di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) sono risultati inaccettabili. Sono state riscontrate concentrazioni elevate che hanno oscillato prevalentemente fra i 40 e gli 80 nanogrammi a metro cubo".
A rimettere al centro del dibattito la salute e la qualità dell’aria dei tarantini è il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, che già il giorno precedente (8 novembre 2013, ndr) aveva effettuato una rilevazione, inviando poi una comunicazione ad Arpa Puglia secondo la quale a Taranto, in via Dante, nella zona Bestat, "in situazione di calma di vento, fra le ore 7.30 e le 8.00, i valori in concentrazione di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), oscillavano fra i 100 e i 180 ng/m3", dunque ben oltre i limiti di legge.
Marescotti ha utilizzato l'analizzatore IPA Ecochem Pas 2000 CE, lo stesso in dotazione di Arpa e Ilva, calibrato dalla casa madre, e donato a PeaceLink dal Rotary Club di Taranto. Si tratta di una tecnologia in grado di analizzare quel particolato sottilissimo (inferiore a PM1) che entra in profondità, fin negli alveoli polmonari.
"Vogliamo sapere – ha spiegato Marescotti all'ANSA - se anche la strumentazione dell'Agenzia regionale di protezione ambientale ha riscontrato valori così elevati di Ipa", inquinante di origine industriale che si sprigiona in particolare dall'Ilva. Il presidente di Peacelink Taranto fa presente che "una Opel Corsa euro 2 dal tubo di scappamento emette tra gli 80 e i 90 ng/m3, mentre una Gpl euro 4 di piccola cilindrata rilascia tra i 35 e i 40 ng/m3 di Ipa. Quindi i valori che si respiravano tra le 7.30 e le 8, orario in cui i bambini vanno a scuola, corrispondevano secondo queste rilevazioni al fumo passivo di una sigaretta. In quella mezz'ora i cittadini hanno respirato in continuazione fumo passivo. Non vogliamo creare allarmismo ma chiediamo di sapere se questi valori - ha concluso Marescotti - corrispondono a quelli dell'Arpa".
Foto del 9 novembre 2013 (ore 17.30) dell'internauta Silvia Cristofaro (Ecodallecittà)

Ambiente sociale

Taranto, in 50 assediano la caserma. Volevano liberare gli amici arrestati

Sembrano scene da stadio con il classico assedio alle tifoserie della squadra avversaria. Ma il luogo delle intemperanze questa volta è la cancellata di una caserma dei carabinieri. Una cinquantina di persone nella serata di ieri ha tentato di assaltare la stazione al quartiere «Paolo VI» di Taranto per ostacolare le operazioni di arresto di cinque giovani che erano stati sorpresi nel pomeriggio a rubare rame in un deposito del vecchio supermercato «Mongolfiera». I ladri erano stati bloccati a bordo di un furgone nel quale era stata nascosta la refurtiva.
Un uomo, in particolare, avrebbe tentato di fare irruzione nella caserma entrando dal garage, ma è stato bloccato. In aiuto dei carabinieri sono intervenute pattuglie di polizia e guardia di finanza per riportare la calma tra le persone che avevano nel frattempo circondato la caserma. Ci sono stati momenti di grande tensione e la situazione è tornata alla normalità solo dopo un po' di tempo. I protagonisti del tentato assalto alla caserma sono stati tutti identificati; per alcuni di loro è scattata la denuncia. In manette per il furto sono finiti il 27enne Giacinto Lanucara, il 19enne Massimiliano Lanucara (che era sottoposto alla detenzione domiciliare), il 24enne Luciano Lanucara, il 23enne Davide Balestrieri e il 47enne Michele Bello, tutti già noti alle forze dell'ordine, sorpresi in flagranza mentre smontavano i pannelli in metallo. Uno di loro è stato subito bloccato, gli altri hanno cercato di eludere il controllo nascondendosi sul tetto della struttura ma sono stati fermati poco dopo. (CdM)

La "coerenza" di Orlando... Il ministro col senno sulla luna

Europa riduca subito emissioni Co2, appello di tredici ministri dell'ambiente europei

Immagine associata al documento: Concordare un pacchetto ambizioso di politiche per energia e clima per il 2030, riformare il mercato europeo delle emissioni (Ets) e assicurare che l' Ue sia in grado di offrire un target importante di riduzione di CO2 sul tavolo dei negoziati Onu sul clima del 2014: queste le tre priorità chiave del 'manifesto' lanciato ieri da tredici ministri dell' ambiente europei, fra cui Andrea Orlando.
Il gruppo si firma come Green growth group, Gruppo per la crescita verde, e oltre all' Italia include Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Slovenia ed Estonia.
"Agire subito per ridurre le emissioni di carbonio: questo deve essere l' obiettivo della Ue" ha commentato il ministro dell' Ambiente Orlando.
Secondo Orlando, l' azione immediata per la riduzione della Co2 "è la condizione per assicurare uno sviluppo verde in grado di creare buona occupazione e innovazione. Agire subito è il modo per evitare costi più grandi in futuro così da rendere più competitive le nostre economie e più sostenibile la nostra crescita. Servono obiettivi ambiziosi e regole nuove per il mercato delle emissioni. Questo è il senso della nostra azione comune", conclude Orlando.
Scarica la Lettera-manifesto (in inglese) [Scarica  .pdf  - 285 Kb]      (SistemaPuglia)

sabato 9 novembre 2013

Parole in Procura

Eni-Ilva, missione sicurezza

L’obiettivo è dei più nobili e dei più ambiziosi: non dover più andare alla ricerca delle cause e, soprattutto, all’accertamento delle responsabilità individuali di fronte ad un infortunio sul lavoro sia esso mortale o grave. Allora ecco pronto il Protocollo operativo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, uno strumento che mette da parte tutti i fronzoli burocratici per puntare diritto al cuore del problema: rafforzare la prevenzione «l’unica in grado di assicurare qualità e, al tempo stesso, competitività alle aziende e alle imprese» con «strumenti operativi da subito», spiega il prefetto Claudio Sammartino nell’anticipare in maniera sommaria i contenuti del protocollo. «La Prefettura – ha aggiunto – ha svolto un ruolo propulsore e, al tempo stesso, di coesione e di organizzazione».
Il documento sarà presentato ufficialmente lunedì mattina, in Prefettura, alla presenza di un parterre de roy di tutto rispetto. Insieme al prefetto Sammartino, infatti, ci saranno i ministri alle Politiche del lavoro, Enrico Giovannini, e dell’Ambiente, Andrea Orlando, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il sindaco Stefàno, il commissario straordinario della Provincia di Taranto, Mario Tafaro, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e il direttore generale Giuseppe Lucibello, la direttrice regionale del Lavoro, Ester Tosches, il direttore reginale dei Vigili del fuoco, Michele Di Grezia, il direttore generale della Asl, Fabrizio Scattaglia, il commissario straordinario Ilva, Enrico Bondi, il responsabile direzione Salute-Sicurezza-Qualità dell’Eni, Giorgio Maria Artibani nonchè parlamentari e consiglieri regionali pugliesi. Ora fissata: le 11.
Al testo del protocollo Prefettura, istituzioni, sindacati, organi di controllo, Confindustria e aziende hanno cominciato a lavorare all’indomani degli infortuni mortali all’interno dell’Eni e dell’Ilva. “Non è un protocollo d’intenti ma è un protocollo operativo” non si è stancato di ripetere il prefetto Sammartino proprio per sottolineare la bontà e la novità del documento”. L’obiettivo ambizioso è incidenti zero e il gruppo di lavoro ha focalizzato la sua attenzione sulle criticità di Eni e Ilva. “Aziende e organi di controllo – ha sottolineato il prefetto – hanno lavorato assieme proprio per individuare le direttrici lungo le quali muoversi”.
E il primo punto inserito nel protocollo è il monitoraggio continuo del gruppo di intervento il cui scopo è quello di migliorare la formazione, per prevenire gli incidenti, dei lavoratori sia diretti che dell’appalto laddove si verifica la maggioranza di incidenti. Questo dovrà avvenire con piani annuali di prevenzione mirati sia ai lavoratori sia a chi è addetto alla verifica dell’osservanza di tutte le prescrizioni. Il secondo punto forte del protocollo è l’ampliamento delle attività di verifica nei cantieri mediante gruppi ispettivi cui spetta il compito di verificare l’attuazione reale di quanto previsto dal protocollo. Il terzi punto riguardal’analisi dei quasi incidenti ovvero “quegli incidenti che vengono identificati come errori e carenze nell’attivazione delle misure di prevenzione”, ha aggiunto ancora il prefetto. Insomma, un protocollo “davvero innovativo, che ha lavorato sull’analisi degli incidenti verificatisi, individua le procedure partendo proprio dalle criticità e che investe soprattutto nella formazione ma che – ha subito fugato ogni dubbio il prefetto Sammartino – non ha un valore taumaturgico ma è un punto di partenza importante perché si lavora tutti insieme sulla fase preventiva”.
E per quanto riguarda la formazione, “l’Inail nazionale ha messo a disposizione fondi suppletivi così come ha fatto Confindustria attraverso Fondimprese.
Il protocollo, inoltre, contiene un passaggio importante sui lavori all’interno dello stabilimento per l’adeguamento degli impianti alle prescrizioni dell’Aia. “Si tratta – ha spiegato il prefetto – di interventi importanti e significativi per il controllo dei quali è stato previsto un nucleo ispettivo specifico per la verifica e la messa in sicurezza dei cantieri e per l’incremento e la valorizzazione della sicurezza dei lavoratori». (CdG)

venerdì 8 novembre 2013

Giornalist-tour

Ilva, a Taranto il dolore non muore mai

Il dolore non muore mai. L’ho visto negli occhi di Piero Mottolese, un ex–operaio dell’Ilva che ha lavorato per anni con amore e passione per la sua fabbrica e che oggi ha tracce di piombo nelle urine e nel sangue, ha visto morire o ammalarsi parenti e amici, ha problemi fisici di tutti i tipi, vede male, sente male, ha dolori ovunque.
Piero è un uomo forte, di 60 anni, a modo suo bello. Lo incontriamo in un piazzale e dopo un minuto sta piangendo, con estrema dignità. Piange perché pensa a quello che gli è capitato, agli incidenti sul lavoro, al mobbing subìto.
Ci porta nei pressi degli stabilimenti e ci spiega come funziona la fabbrica, quali sono le sue esalazioni più pericolose, quali gli effetti sulla salute. Ci mostra la polvere rossa – a suo dire veleno – sparsa sulle strade, sulle case, ovunque. Ci mostra il quartiere Tamburi, cresciuto ad un passo dalla grande fabbrica, in cui abitanti bevono, mangiano e respirano prodotti contaminati dal polo industriale.
Lui si è comprato una casa, con i soldi guadagnati facendo l’operaio. Una casa vicino all‘Ilva. Pur non lavorandoci più, quindi, subisce la beffa tremenda di viverci a stretto contatto. Di notte non dorme, ascolta il grande mostro che respira e riconosce ogni suono, ogni lamento. Di giorno la fotografa, la riprende, ne è ossessionato.
Piero è in pensione, ma non è mai uscito veramente dalla fabbrica. Un giorno, qualche anno fa, ha raccolto un pezzo di formaggio di un amico pastore e lo ha fatto analizzare. Si è scoperto che era contaminato da diossina. Ha quindi firmato un esposto alla procura insieme agli attivisti di PeaceLink. La Asl ha ordinato dei controlli e ha confermato il problema diossina. Nel frattempo il pastore è morto per un tumore al cervello.
Nel giro di pochi anni viene vietata la pesca nei mari contaminati dalla diossina – fino a quel momento si vendevano un po’ ovunque le cozze di Taranto – e vengono abbattuti migliaia di capi di allevamento, viene vietato l’allevamento libero in aree incolte per un raggio di 20 km dalla grande fabbrica.
Centinaia – migliaia? – di persone perdono il posto di lavoro nella pesca e nell’allevamento. Il turismo è spazzato via. Qualunque alternativa verde è diventata impossibile senza bonifica, tutto il futuro viene bruciato dall‘incubo della contaminazione da diossina. I tarantini emigrano, e persino l’università in questa grande città rischia di chiudere. Accanto all’Ilva sorge una grande discarica, una centrale dell’Eni che raffina il petrolio, persino un cementificio e in più ci sono tre inceneritori. Il camino E–312 dell’Ilva – il più alto d’Europa con i suoi 210 metri – da solo emette diossina quanto trenta inceneritori. Si può fare tutto a Taranto, in nome di una presunta occupazione.
Mentre ci guida e ci precede avanti e indietro, di giorno e di notte, Piero grida. Grida il suo dolore, ci ripete ossessivamente i dati, piange più volte, ci mostra le analisi le quali documentano che il piombo lo sta avvelenando. A Taranto la diossina è giunta a picchi che hanno toccato il 92% della diossina industriale italiana e l’8,8% di quella industriale europea. Nel 2005 dall’Ilva fuoriusciva più diossina di quella delle industrie svedesi, inglesi, austriache e spagnole messe assieme, come attestato dal database Eper dell’Unione Europea. Per moderare questo scempio i cittadini hanno chiesto e ottenuto nel 2008 una legge regionale per porre un limite “europeo” alla diossina, ma la legge non è stata rispettata proprio nel punto più importante: l’applicazione di un sistema di controllo della diossina 24 ore su 24, il cosiddetto “campionamento continuo“. Di questo Piero parla con cognizione di causa. Lo ripete come un mantra, continuamente.
Hanno messo una rete attorno allo stabilimento siderurgico per fermare i veleni. Una beffa, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Una stupida, patetica rete dovrebbe fermare le polveri e i fumi cancerogeni emessi da questo mostro di acciaio.
Intanto i ministri, i politici, gli esperti dibattono di lavoro e salute, di messa in sicurezza, di bonifiche future che non cominciano mai.
Ma sono anni che chi vuole sa. Già negli anni ’80 si sapeva. Sono anni che Piero grida il suo dolore e con lui chissà quante persone. C’è voluta la magistratura per portare l’attenzione sulla fabbrica dei veleni. Perché il buon senso non bastava e i politici avevano di meglio da fare. I giornalisti nazionali, poi, preferivano aprire i loro quotidiani e i loro Tg riportando battibecchi tra i politici, il caso Ruby, lo spread.
Muoiono le persone a Taranto, si ammalano, ma soprattutto smettono di sognare e trasformano la propria esistenza in unico ininterrotto incubo scandito dal respiro della grande fabbrica, che in ogni attimo, in ogni suo sbuffo di veleno nel cielo, rinnova un dolore, un dolore che non muore mai.
I bambini che sono nati cinque anni fa hanno respirato nel quartiere Tamburi tanto benzo(a)pirene cancerogeno che è come se avessero fumato oltre cinquemila sigarette, e adesso che frequenteranno la prima elementare portano dentro di sé i polmoni avvelenati di un fumatore incallito.
E’ il benzo(a)pirene che secondo l’Arpa Puglia sarebbe fuoriuscito dalle cokerie dell’Ilva per oltre il 90%. Piero è entrato in quegli impianti per fare manutenzione, e le conosce bene. Piero ha fatto manutenzione anche agli elettrofiltri dell’impianto di agglomerazione dell’Ilva e ha camminato sulle polveri intrise di diossina, leggere come borotalco, di colore rosa, che si alzavano nell’aria ad ogni suo passo. Quelle polveri il vento le ha portate ovunque, sulla città e nei campi.
Ora le famiglie del quartiere Tamburi hanno le case sporche delle polveri dell’Ilva, con i muri rossicci. Non si vendono. Chi le comprerebbe? E così intere famiglie rimangono intrappolate in un quartiere avvelenato, dove ai bambini è vietato giocare nelle aree verdi perché contaminate dalla diossina e dai metalli pesanti.
Tutti rischiano di essere contaminati in un unico sacrificio collettivo. Recentemente una studentessa è venuta qui a scrivere la sua tesi di “antropologia dei disastri”. La sua amica è invece andata in Giappone a scrivere una tesi simile: a Fukushima.
Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink, associazione in prima fila nel battersi per la salute e l’ambiente di Taranto, ha parole di speranza per il futuro: «Taranto deve rinascere. Possiamo seguire l’esempio di Friburgo o di Stoccolma o della Ruhr in cui quartieri più inquinati del nostro Tamburi sono stati bonificati e oggi sono zone verdi e perfettamente vivibili. Tamburi deve diventare un quartiere bellissimo, un simbolo di rinascita. Negli anni la sensibilità è aumentata notevolmente e oggi alle manifestazioni di Taranto partecipano migliaia di persone. L’Ilva da lavoro a 12.000 persone in una città di 200.000 abitanti, ma quanti posti di lavoro toglie? Non basta fermare la fabbrica, chiudere gli impianti a caldo; sono fondamentali le bonifiche e devono essere fatte a regola d’arte. Comunque ce la faremo, ne sono certo. Quando una lotta è giusta la vinci sempre».
Bisogna vincerla questa lotta. Bisogna farlo per Piero. Per i cento, mille, diecimila Piero che ora, mentre tu stai leggendo queste parole, saranno in un prato con una macchina fotografica, o arrampicati sul muro di un’autostrada con una telecamera ad osservare e documentare con odio – e in qualche perversa forma amore – il colore dei fumi della grande fabbrica che in passato avevano tanto amato e che oggi continua a respirare lenta e costante, sincronizzata ineluttabilmente con il battito di piombo del loro cuore. (Daniel Tarozzi - FQ)

Le Donne per Taranto scrivono a Papa Francesco:" venga a visitare la nostrà città-martire"

La lettera-invito a Papa Francesco scritta dalle donne per Taranto

"Buongiorno Santità,
anche questa mattina la Città in cui viviamo si è svegliata circondata da una nube tossica che giorno dopo giorno uccide noi e i nostri figli.
Anche questa mattina la fabbrica che produce "malattia e morte" continuerà ininterrottamente la sua opera di distruzione, in spregio alla Vita, con il beneplacito del Governo Italiano e, da ieri, con la nuova benedizione della Curia Tarantina e, osiamo dire, anche della Sua.
Il Convegno farsa che si è tenuto ieri a Taranto, organizzato dalla Diocesi Tarantina in collaborazione con Lumsa, Università degli studi e Politecnico di Bari, aveva come obiettivo ben preciso quello di dimostrare che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa può essere eco-compatibile.
Ma l’Ilva, Santità, non potrà mai essere compatibile con la Vita umana.
Il Suo auspicio che, “la proficua riflessione, accompagnata da scelte concrete verso stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e da un sistema economico che promuova la piena realizzazione della persona, giunga al pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno al lavoro, alla salute e alla pacifica convivenza", ci ha profondamente deluse, perché anche Lei, o chi per Lei, ha messo al primo posto il diritto al lavoro e non quello alla salute.
Non crediamo sia un errore o una svista, il Suo messaggio è chiaro: prima il lavoro e poi la salute.
Ma Lei veramente pensa che chi vuole la chiusura dell’Ilva non abbia a cuore il diritto al lavoro?
Le ricordiamo che la nostra Città, negli ultimi 40 anni, è stata sacrificata sull’altare del profitto senza ricevere nulla in cambio, né in termini di occupazione (Taranto e provincia contano 110 mila disoccupati) né in termini di sviluppo, né in termini di ricchezza.
E allora venga Santità, venga a vedere da vicino la nostra città-martire, bellissima e disperata, venga a vedere il "Mostro" che per vivere ha bisogno di continui sacrifici umani, venga a visitare i nostri bambini, quelli che non diventeranno mai grandi perchè qualcuno ha deciso che il PIL e il profitto sono più importanti della loro VITA, venga a consolare le loro mamme...e ci dica dove troverà le parole...
E venga a scuotere questa Chiesa silente e complice...altrimenti, Santità, invece di estendere la Sua benedizione all'intera città ci impartisca piuttosto l'estrema unzione.
per il Comitato Donne per Taranto
Balestra Rosella
Fersini Simona
Marsella Tonia
Pugliese Gabriella
Sarli Luana
Sgarra Angela

Il nostro bilancio sull'esito del Convegno diocesano


" Il bilancio è positivo innanzitutto per la concertazione che si è realizzata". Parla il promotore del Convegno Ambiente Salute e Lavoro che si è tenuto ieri a Taranto e che ha visto anche la partecipazione dei Ministri Lorenzin e Orlando. Parla Monsignor Santoro che col convegno ha voluto dare una svolta :  seguire un'altra direzione rispetto a quella passata. 
Seppur apprezzando lo sforzo della Chiesa di unire in un sol tavolo soggetti differenti, constatiamo che, NON tutti e in particolare i Ministri Orlando e Lorenzin hanno mostrato  di essere "uniti da un'unica preoccupazione: quella di offrire speranza alle varie persone toccate dall’inquinamento in maniera molto grave, quella di offrire speranza ai molti lavoratori che rischiano di perdere la loro occupazione".
Se confidassimo nell'operato dei ministeri ieri intervenuti potremmo dire al vescovo Santoro che "la speranza è morta". Hanno infatti ancora una volta fatto intendere che quella fabbrica non si tocca, nè tanto meno la sua produzione. Priorità dunque al lavoro inquinante, priorità alla produzione che uccide, priorità al loro "dio denaro". Hanno mostrato con le loro posizioni la loro indifferenza, il peso morto della storia, quella italiana.
 Anche le parole della Lorenzin non destano alcuna sorpresa, dichiarando che se il livello di screening a Taranto è troppo basso non è a causa della mancanza di risorse e personale: sono stati infatti stanziati 10 mila euro....  La risposta alla Lorenzin non tende ad arrivare: il direttore dell'Asl Taranto 1, Fabrizio Scattaglia, fa sapere: quelle risorse sono già state impiegate e  per la situazione della città servono ulteriori stanziamenti.


Ci hanno "offerto speranza" le parole dei ministri? Semmai l'hanno spenta come la spengono ogni volta che "aprono bocca" o addirittura applicano senza un minimo di concertazione le loro leggi Salva Ilva.


Per fortuna non si vive di sola speranza, qui a Taranto viviamo di resistenza.
 

Cronaca di un convegno


Ilva, Vendola non va dal vescovo Santoro

di Sandra Amurri.
La Chiesa a Taranto illumina il buio della politica e cammina sulle gambe di chi è rassegnato, abbandonato dalle Istituzioni e si trova solo a fare i conti con la malattia, la morte, l’ansia di un lavoro che non c’è o che teme di perdere . E diventa promotrice del convegno “Ambiente, Salute, Lavoro, un cammino possibile per il Bene Comune” a cui ieri hanno partecipato i ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e della Salute Lorenzin. Mentre, seppure invitati “calorosamente” come sottolineato dal vescovo Filippo Santoro, il presidente della Regione Vendola, il sindaco Ippazio Stefàno e il direttore dell’Arpa Assennato, indagati, hanno deciso di sottrarsi al confronto. “Una scelta personale, ognuno risponde per sé”, è stato il laconico commento del vescovo, che dopo tanto tempo in Brasile da un anno e mezzo è nella città ferita in cui chi lo ha preceduto non ha disdegnato “opere di bene” dal Gruppo Riva in cambio dell’indifferenza di fronte a quella che la dottoressa Annamaria Moschetti ha definito una “strage di uomini, donne e bambini”. “Non posso chiedere scusa alla città per conto altrui, sapete il peccato è debito di chi lo compie” spiega il vescovo “di certo io mi sto muovendo in un’altra direzione da quella passata. Vogliamo provocare gli amministratori con le nostre domande per avere risposte”. Domande che non piacciono al ministro Lorenzin che, dopo un intervento accompagnato dai fischi, si è affrettata a uscire infilandosi, scortata, nell’auto blu. Niente conferenza stampa come auspicato dal vescovo, a cui ha partecipato solo il ministro Orlando: “Il problema dell’Ilva, oggi, dopo connivenze di ogni genere, si presenta più difficile ma non impossibile da risolvere. L’Aia può accogliere suggerimenti, correzioni e vi invito a segnalare ritardi negli interventi di risanamento” ribadisce. “La discarica Mater Gratiae va prima bonificata” dice rassicurando chi, a ragione, dalla platea esprime forte preoccupazione per l’autorizzazione data al suo utilizzo. “Nulla è scontato, di certo il commissariamento dell’Ilva rappresenta un passo rivoluzionario che segna una strada percorribile anche per altre realtà” spiega il ministro. Intervento apprezzato quello di Orlando, seppure con tante riserve di chi, in tutti questi anni ha ricevuto solo promesse disattese a scapito della salute e della tutela dell’ambiente. Parla di risanamento il ministro, da attuare anche “con un’aggressione dei beni della famiglia Riva” che, precisa “non è così semplice come appare”. IL MINISTRO della Salute Lorenzin, invece, non raccoglie l’invito del vescovo di creare una rete di laboratori per la prevenzione delle malattie derivanti dall’inquinamento con l’esenzione del ticket: “stiamo vivendo un’emergenza sanitaria… essere una società avanzata significa far convivere lavoro e salute”, si limita a dire. La platea ascolta sgomenta e fischia. Mentre strappa applausi il vescovo Santoro quando dice: “Sono arrivato a Taranto prima di papa Francesco a Roma, ma oggi sono travolto dal suo entusiasmo e mi sento più forte. Taranto è ferita e avverto su di me una grande responsabilità che mi impedisce di restare indifferente di fronte a chi deve risanare questa ferita e non lo fa. Cari ministri, vi prego di farvi portatori della sofferenza dei bambini dell’oncologi – co, di chi ha perso i propri cari perché voglio pensare a Taranto come a un luogo dove si possa rinascere, additata come esempio di ripresa anche di una classe politica nazionale e regionale che torni vicina a chi soffre. Vogliamo una parola chiara per sapere se siamo condannati o se c’è via di salvezza per la salute dei tarantini, per i lavoratori e soprattutto per i più poveri. Il telegramma che ci ha inviato papa Francesco sarà la nostra Magna Carta: prodigarsi per una soluzione che metta al centro uno stile di vita sostenibile”, e conclude: “Le nostre processioni non hanno mai avuto un soldo da Riva”. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Per Peacelink ancora alti i livelli di IPA

Il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, ha inviato una comunicazione ad Arpa Puglia segnalando che oggi a Taranto ''in situazione di calma di vento fra le ore 7.30 e le 8 i valori in concentrazione di Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, oscillavano fra i 100 e i 180 ng/m3 in via Dante, nella zona Bestat''.

Valori ben oltre i limiti di legge che Marescotti ha registrato con l'analizzatore Ecochem Pas 2000 CE messo a disposizione da Rotary club Taranto, lo stesso in dotazione all'Arpa e all'Ilva.

''Vogliamo sapere - spiega Marescotti all'ANSA - se anche la strumentazione dell'Agenzia regionale di protezione ambientale ha riscontrato valori cosi' elevati di Ipa'', inquinante di origine industriale che si sprigiona dall'Ilva in particolare. Il presidente di Peacelink Taranto fa presente che ''una Opel Corsa euro 2 dal tubo di scappamento emette tra gli 80 e i 90 ng/m3, mentre una Gpl euro 4 di piccola cilindrata rilascia tra i 35 e i 40 ng/m3 di Ipa. Quindi i valori che si respiravano tra le 7.30 e le 8, orario in cui i bambini vanno a scuola, corrispondevano secondo queste rilevazioni al fumo passivo di una sigaretta. In quella mezz'ora i cittadini hanno respirato in continuazione fumo passivo. Non vogliamo creare allarmismo ma chiediamo di sapere se questi valori - conclude Marescotti - corrispondono a quelli dell'Arpa''

In una lettera: le richieste di Legambiente Taranto ai Ministri Lorenzin e Orlando

Egregi Ministri,

in occasione della vostra venuta a Taranto desideriamo presentarvi le nostre considerazioni e richieste in merito ai temi oggetto del convegno organizzato dall'Arcidiocesi di Taranto.

Ancora ieri i giornali riportavano stralci di una relazione dei custodi giudiziari degli impianti Ilva, in cui vengono denunciate le inadempienze dell'azienda sia rispetto all'attuazione delle prescrizioni dell'AIA sia in merito alle pratiche operative da attuare per far marciare gli impianti nella maniera più corretta e, di conseguenza, meno impattante sull'ambiente. E' l'ennesima denuncia, dopo quelle dell'Ispra e dell'Arpa Puglia, di una gestione aziendale che non si cura delle ricadute del suo operato sull'ambiente e sulla salute dei tarantini, e continua per molti versi ad agire come se nulla fosse accaduto.

Riteniamo che ciò sia inaccettabile e pensiamo che Lei, ministro Orlando, dovrebbe pretendere che quanto prescritto dai custodi sia ottemperato senza se e senza ma.

D'altro canto siamo ancora in attesa che il faticoso iter previsto dalla Legge "Salva Ilva" bis per arrivare finalmente alla piena attuazione dell'Aia del 2012 si concluda. Ma fin da ora è evidente che in tutta questa vicenda si continuano ad accumulare ritardi inaccettabili. 10 giorni fa il riesame dell'AIA ha compiuto un anno senza che prescrizioni importanti in esso contenute siano state ottemperate. Commissario e Sub Commissario hanno più volte fatto riferimento alla necessità di proroghe che, a loro parere, saranno probabilmente necessarie rispetto ai 3 anni previsti per gli interventi AIA. Persino nella vicenda del Commissariamento continuano ad accumularsi ritardi: Commissario e sub commissario nominati a giugno (5 e 17 giugno), esperti - che secondo la legge dovevano essere indicati contestualmente al commissario - nominati un mese dopo (15 luglio), piano che - secondo la legge - doveva essere presentato entro 60 giorni, reso noto con quasi un mese di ritardo. Non ci sembra accettabile che le tempistiche - anche quelle straordinarie sancite dall'emanazione dei due decreti salva Ilva - vengano regolarmente trasgredite. Visto che è già stata avviata una procedura di infrazione dalla UE, si deve dunque arrivare alla condanna e alle sanzioni conseguenti? Serve un vero cambio di passo rispetto all'abitudine tipica dell'Ilva e della famiglia Riva di chiedere deroghe, proroghe e rinvii. Dal 2011, data della prima AIA, gli impianti avrebbero dovuto essere adeguati alla necessità di abbatterne in maniera drastica l'impatto ambientale e sanitario e non comprendiamo la necessità di ulteriori proroghe a fronte della manifestata volontà di ammodernare gli impianti secondo le Bat che entreranno in vigore nel 2016.

A Lei, ministro Lorenzin, vogliamo oggi denunciare quella che non esitiamo a definire una drammatica beffa, ossia il decreto interministeriale sulla Valutazione del Danno Sanitario (VDS) approvato definitivamente lo scorso 23 agosto che indica criteri - peraltro fortemente contestati su un recente numero di Epidemiologia e Prevenzione in un saggio di Bianchi - Forastiere – Terracini- che consentono una valutazione delle ricadute sulla salute solo ad AIA completamente attuata. Ne consegue quindi che se le misure attuate si rivelassero inefficaci a minimizzare entro i limiti consentiti l'impatto sanitario, la regione Puglia potrebbe chiedere la riapertura dell'AIA solo nel secondo semestre del 2016. Nella legge regionale pugliese è previsto invece che la VDS sia fatta anche sulla base di proiezioni dei risultati attesi sulla salute dall'attuazione di determinate misure di protezione ambientale, proiezioni effettuate con metodiche largamente utilizzate a livello internazionale in paesi come gli USA per esempio. Pertanto, nonostante la VDS effettuata da ARPA PUGLIA ci consegni un quadro ad AIA attuata non ancora accettabile per la salute dei cittadini, non sarà comunque possibile per la Regione Puglia (e in generale per le Regioni interessate da impianti di interesse strategico nazionale) chiedere la riapertura dell'AIA prima del 2016 e cioè solo dopo aver contato eventuali altri morti e malati a causa dell'inquinamento prodotto dagli impianti.

Al Ministro della Salute chiediamo che provveda a modificare nel più breve tempo possibile quel decreto interministeriale.

Al Ministro dell'Ambiente chiediamo che si attivi per imporre finalmente le misure che garantiscano la tutela della salute e dell'ambiente come dovrebbe essere in un paese civile.

Legamjonici su posizioni dei Ministri Orlando e Lorenzin: " contrarie agli interessi della collettività"

LegamJonici

Comunicato Stampa
7/11/2013
Presente al Convegno dell’arcidiocesi di Taranto:
‘Ambiente, salute, lavoro:
un cammino possibile per il bene comune’

Gli interventi del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin hanno avuto il chiaro intento di riaffermare e rilanciare l’utopistico obiettivo di rendere l’Ilva compatibile con la città.
Il comitato Legamjonici considera tale posizione del tutto contraria agli interessi della collettività poiché, ancora una volta, pone in secondo piano il diritto alla vita.
L’emergenza sanitaria in atto a Taranto richiede interventi immediati per la tutela della salute pubblica. Il Ministro Lorenzin ritiene che tale emergenza sanitaria debba essere affrontata solo potenziando diagnosi e cura e quindi monitorando i casi di patologie, dimenticando che la prevenzione primaria è l’unico approccio in grado di affrontare  efficacemente l’aggressione patologica degli innumerevoli inquinanti ambientali prodotti dal siderurgico. Occorre dunque evitare l’esposizione prolungata della popolazione ad ogni genere di contaminante ambientale, anche a basse concentrazioni.
Il diritto alla vita non può essere compromesso da un’attività produttiva che ignora la perdita di vite umane ridotta ad effetti collaterali accettabili. Si ribadisce pertanto la necessità di fermare definitivamente un’industria che provoca malattia e morte, senza attendere oltre.
Proprio a dimostrazione dell’impossibilità di conciliare salute e lavoro nel contesto industriale in cui ci troviamo alleghiamo alcune foto scattate il 6/11/2013 tra le ore 23.30 e le ore 23.45. Si prega la massima diffusione.
Comitato Legamjonici



giovedì 7 novembre 2013

Convegno Ambiente Lavoro e Salute: convegno per "pubblicani e peccatori"

Sembra la frase giusta al momento giusto quella riportata nel sito web della diocesi di Taranto. E' una frase ripresa dal Vangelo secondo Luca: " In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.". 
Non si sa bene chi possa rappresentare "Gesù", non di certo la Chiesa tarantina che fino a poco tempo fa si è mostrata assente e insensibile rispetto ai problemi legati alla grande industria , e in certi momenti addirittura si è sporcata le mani tanto da finire nelle carte dell'inchiesta della Procura di Taranto.
Sappiamo però chi rappresentano i "pubblicani e peccatori": sono quelli che oggi al Convegno Ambiente Salute e Lavoro sono stati invitati come relatori,  fatte le dovute eccezioni,  come la pediatra Anna Maria Moschetti che si è sempre battuta al fianco delle vittime dell'inquinamento, soprattutto dei più piccoli che si trovano a vivere in una città che non è a misura di bambino - o i docenti universitari invitati o ancora il Procuratore Franco Sebastio.
Tra gli "illustri" relatori,  "pubblicani e peccatori" sono in primis gli indagati nell'inchiesta Ambiente Svenduto e che devono RENDER ANCORA CONTO  ad una popolazione che si attende delle risposte da VENDOLA, STEFANO E ASSENNATO ed una vera azione concreta per rispettare ciò  che a parole chiamano Bene comune:  dimissioni subito!

Il Papa da Roma rivolge un "benaugurante" messaggio con una raccomandata inviata a colui che ha organizzato questo convegno, Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto " esprimendo cordiale vicinanza alla cara popolazione ed assicurando la sua preghiera affinchè si giunga alla pronta soluzione della complessa situazione attuale". Chissà se dopo Lampedusa e Cagliari (città simbolo dei disagi sociali e del fallimento di politiche liberiste e disumane), il Papà decida di fare visita a Taranto. 

Avremmo voluto soprattutto oggi vedere una Chiesa più umana e più  vicina agli "ultimi": quelli che non hanno voce, quelli che soffrono a causa di un inquinamento culturale e industriale legato alle logiche del profitto e del dio denaro. 

Per noi il convegno avrebbe dovuto essere pubblico, aperto alla cittadinanza, e condiviso, perchè la "condivisione è il vero pane" come dovrebbe insegnare la Chiesa...

La condivisione per ora è riservata ai soli ricchi, gli altri si accontentino dello streaming....Clicca qui


P.S.  Il convegno ora per la pausa pranzo è stato interrotto ma riprenderà intorno alle 15 sempre a porte chiuse, riservato ai soli invitati, "pubblicani e peccatori".