...scontata!
mercoledì 15 maggio 2013
Manette Sante?
Sono anni che questo blog e la gran parte della cittadinanza attiva e critica di questa città avanza qualche "lecito" sospetto sulla "condotta" della Provincia di Taranto e dei suoi amministratori.
Due post storici tra tanti altri:
Le condotte del presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex dg della provincia di Taranto Vincenzo Specchia, per il gip Todisco sono “ispirate e pilotate” da Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’azienda, che
oltre a essere particolarmente “introdotto nei meccanismi di nomina
dell’ente” è anche “informato di tutto, caldeggia nomine e spostamenti
dei dirigenti e, senza la sua invasiva presenza, non si spiegano le
ragioni per le quali negli uffici dell’amministrazione provinciale si
insistesse tanto per una solerte e positiva risposta alle istanze
dell’Ilva”.
E quando la risposta è negativa allora qualcuno deve dare spiegazioni. Lo dice chiaramente proprio Archinà intercettato al telefono l’11 marzo 2010. L’avvocato Francesco Perli, uno dei legali dell’Ilva, chiede spiegazioni in merito ad una nuova lettera inviata dalla Provincia all’azienda. Una lettera sulla discarica assolutamente inattesa dal legale tanto da definirla come “due dita negli occhi” e sulla quale l’ex pr dell’Ilva non sa fornire spiegazioni. Archinà si giustifica dicendo “non so quali siano state le indicazioni che ha dato il presidente della provincia agli uffici” e dopo aver appreso però che il presidente aveva rassicurato l’Ilva dicendo “tutto a posto, gli uffici procederanno” lancia l’anatema: “E ora bisogna chiedere il conto al presidente della provincia e il ‘tutto a posto’ costa sta a significare”.
Un quadro in cui, secondo l’accusa, si nota “una inquietante, forte inclinazione comportamentale ad asservire il pubblico ufficio, i pubblici poteri rispettivamente esercitati, al conseguimento di obiettivi di favore economico a beneficio di determinati soggetti (ovviamente, non di soggetti qualunque…), in spregio dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione”. E anche dagli interrogatori effettuati nei mesi scorsi dai finanzieri sarebbero giunti riscontri puntuali sulla “capacità di penetrazione dei vertici aziendali negli apparati della pubblica amministrazione” talmente radicata da permettere di “intervenire direttamente a condizionare i processi decisionali quanto alla nomina dei dirigenti responsabili dei settori strategici ai fini del consolidamento degli interessi illeciti degli indagati”. (FQ)
Permessi illeciti per ottenere l'Aia, l'autorizzazione
ambientale con la quale la grande fabbrica di acciaio ha potuto
continuare a produrre e inquinare. Queste le accuse che hanno portato a
una nuova pioggia di manette a Taranto nell'ambito dell'inchiesta "ambiente svenduto", che seguono di poco l'ok al dissequestro delle tonnellate di prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva.
Tra gli arrestati anche il presidente della Provincia Gianni Florido,
61 anni, alla guida dell'amministrazione dal 2004 (eletto per il secondo
mandato nel 2009 col Pd) e in passato segretario generale della Cisl
ionica. L'operazione è scattata alle prime luci del mattino. I militari
della Guardia di Finanza hanno eseguito quattro ordinanze di custodia
cautelare spiccate dal gip Patrizia Todisco. Gli arrestati sono, oltre a
Florido per il quale l'accusa sarebbe di concussione; l'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva (Pd)
e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, per il
quale sono stati disposti i domiciliari. Tra i destinatari dei
provvedimenti di custodia cautelare anche Girolamo Archinà, ex
responsabile delle relazioni istituzionali del colosso siderurgico che
avrebbe lavorato per agevolare l'attività della grande fabbrica
accusata di disastro ambientale. Ad Archinà l'ordinanza è stata
notificata in carcere, l'ex dirigente Ilva è detenuto dal 26 novembre.
Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre attivate per ottenere l'autorizzazione della discarica "Mater Gratiae", realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Documenti necessari all'ottenimento dell'Aia: l'autorizzazione ambientale per l'acciaieria è stato rilasciato una prima volta dal governo Berlusconi, dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo, e recentemente da Corrado Clini, dell'esecutivo Monti. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permesi per la discarica gestita dall'Ilva "in carenza dei requisiti tecnico-giuridici". Quella procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale. Nel mirino l'attività svolta dagli uffici della Provincia, compente al rilascio delle autorizzazioni ambientali. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato alla emissione dei provvedimenti restrittivi. Anche in questo caso regista delle operazioni condotte sottotraccia dall'Ilva sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre.
Per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Florido. Tarantino, sposato e con due figlie, con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano.
Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'è che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si è più verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra votò in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. Da vedere adesso che accade in Provincia perché all'indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva è stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che è anche titolare del Bilancio.
In questo capitolo dell'inchiesta condotta dal pool della Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, non ci sarebbero altri indagati. (Rep)
Amarcord...
Due post storici tra tanti altri:
Ed ora... lentamente, qualcosa si muove
...
Ilva, Florido “pilotato” da Archinà: “Amministrazione asservita all’azienda”
E quando la risposta è negativa allora qualcuno deve dare spiegazioni. Lo dice chiaramente proprio Archinà intercettato al telefono l’11 marzo 2010. L’avvocato Francesco Perli, uno dei legali dell’Ilva, chiede spiegazioni in merito ad una nuova lettera inviata dalla Provincia all’azienda. Una lettera sulla discarica assolutamente inattesa dal legale tanto da definirla come “due dita negli occhi” e sulla quale l’ex pr dell’Ilva non sa fornire spiegazioni. Archinà si giustifica dicendo “non so quali siano state le indicazioni che ha dato il presidente della provincia agli uffici” e dopo aver appreso però che il presidente aveva rassicurato l’Ilva dicendo “tutto a posto, gli uffici procederanno” lancia l’anatema: “E ora bisogna chiedere il conto al presidente della provincia e il ‘tutto a posto’ costa sta a significare”.
Un quadro in cui, secondo l’accusa, si nota “una inquietante, forte inclinazione comportamentale ad asservire il pubblico ufficio, i pubblici poteri rispettivamente esercitati, al conseguimento di obiettivi di favore economico a beneficio di determinati soggetti (ovviamente, non di soggetti qualunque…), in spregio dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione”. E anche dagli interrogatori effettuati nei mesi scorsi dai finanzieri sarebbero giunti riscontri puntuali sulla “capacità di penetrazione dei vertici aziendali negli apparati della pubblica amministrazione” talmente radicata da permettere di “intervenire direttamente a condizionare i processi decisionali quanto alla nomina dei dirigenti responsabili dei settori strategici ai fini del consolidamento degli interessi illeciti degli indagati”. (FQ)
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| F. Matacchiera-Il tornado e le discariche Ilva |
Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre attivate per ottenere l'autorizzazione della discarica "Mater Gratiae", realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Documenti necessari all'ottenimento dell'Aia: l'autorizzazione ambientale per l'acciaieria è stato rilasciato una prima volta dal governo Berlusconi, dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo, e recentemente da Corrado Clini, dell'esecutivo Monti. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permesi per la discarica gestita dall'Ilva "in carenza dei requisiti tecnico-giuridici". Quella procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale. Nel mirino l'attività svolta dagli uffici della Provincia, compente al rilascio delle autorizzazioni ambientali. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato alla emissione dei provvedimenti restrittivi. Anche in questo caso regista delle operazioni condotte sottotraccia dall'Ilva sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre.
Per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Florido. Tarantino, sposato e con due figlie, con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano.
Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'è che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si è più verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra votò in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. Da vedere adesso che accade in Provincia perché all'indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva è stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che è anche titolare del Bilancio.
In questo capitolo dell'inchiesta condotta dal pool della Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, non ci sarebbero altri indagati. (Rep)
Amarcord...
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| ph. Vito Leone |
Ilva: sete insaziabile e braccino corto!
Ilva deve alla Basilicata 3,7 milioni per l’acqua
I lucani sono creditori dell’Ilva di Taranto di una somma che supera abbondantemente i tre milioni emezzo di euro. Dal 2009 a oggi, nonostante un’aspra polemica, la più grande acciaieria d’europa ha infatti «dimenticato » di versare alla Basilicata gli oneri ambientali collegati al consumo idrico dello stabilimento. Ma è ancora più incredibile che la Regione non abbia finora fatto nulla per recuperare quei soldi. L’Ilva di Taranto utilizza per i propri impianti circa 250 litri al secondo di acqua prelevati dall’invaso del Sinni. La «bolletta » vera e propria, che copre il costo industriale dell’acqua, viene incassata dall’ex Ente irrigazione e risulta regolarmente pagata. Ma l’accordo di programma tra Puglia e Basilicata prevede anche una componente ambientale, che ristora i lucani per il «disagio» e dovrebbe finanziare le opere di manutenzione e salvaguardia del territorio. Soldi che la Basilicata non incassa da anni, né - per quanto è stato possibile verificare - ha mai sollecitato: 707mila euro per il 2009, 594mila euro per il 2010, 703mila euro per il 2011. Dal 2012 la componente ambientale per l’uso industriale è stata incrementata di due volte e mezzo, a 20 centesimi al metro cubo: il totale dovuto dall’Ilva non è ancora stato determinato ufficialmente (dovrà farlo il Comitato di coordinamento dell’accordo di programma che dovrebbe riunirsi a giugno), ma si parla di circa 1,767 milioni. In totale fanno 3,7 milioni, dei quali 2 possono considerarsi già un credito certo.
L’incremento degli oneri ambientali fu richiesto dall’ex assessore pugliese ai Lavori pubblici, Fabiano Amati, come arma per indurre l’Ilva a non usare più l’acqua potabile accettando quella ultra-affinata che dovrebbe essere prodotta dall’impianto del Gennarini. L’Ilva ha impugnato invano al Tar sia la delibera con le nuove tariffe, sia l’Aia che tra le prescrizioni conteneva proprio l’obbligo a utilizzare acqua affinata. Tuttavia il «depuratore» (il termine è improprio) di Gennarini- Bellavista non è ancora stato realizzato, nonostante la Protezione civile abbia da anni messo a disposizione i 14 milioni necessari e Aqp abbia da tempo effettuato l’aggiudicazione provvisoria della gara: per gestire l’impianto, infatti, l’Acquedotto chiede un contributo pari a circa 1 milione l’anno, soldi che la Regione Puglia aveva chiesto all’Ilva ottenendo un rifiuto. (GdM)
I lucani sono creditori dell’Ilva di Taranto di una somma che supera abbondantemente i tre milioni emezzo di euro. Dal 2009 a oggi, nonostante un’aspra polemica, la più grande acciaieria d’europa ha infatti «dimenticato » di versare alla Basilicata gli oneri ambientali collegati al consumo idrico dello stabilimento. Ma è ancora più incredibile che la Regione non abbia finora fatto nulla per recuperare quei soldi. L’Ilva di Taranto utilizza per i propri impianti circa 250 litri al secondo di acqua prelevati dall’invaso del Sinni. La «bolletta » vera e propria, che copre il costo industriale dell’acqua, viene incassata dall’ex Ente irrigazione e risulta regolarmente pagata. Ma l’accordo di programma tra Puglia e Basilicata prevede anche una componente ambientale, che ristora i lucani per il «disagio» e dovrebbe finanziare le opere di manutenzione e salvaguardia del territorio. Soldi che la Basilicata non incassa da anni, né - per quanto è stato possibile verificare - ha mai sollecitato: 707mila euro per il 2009, 594mila euro per il 2010, 703mila euro per il 2011. Dal 2012 la componente ambientale per l’uso industriale è stata incrementata di due volte e mezzo, a 20 centesimi al metro cubo: il totale dovuto dall’Ilva non è ancora stato determinato ufficialmente (dovrà farlo il Comitato di coordinamento dell’accordo di programma che dovrebbe riunirsi a giugno), ma si parla di circa 1,767 milioni. In totale fanno 3,7 milioni, dei quali 2 possono considerarsi già un credito certo.
L’incremento degli oneri ambientali fu richiesto dall’ex assessore pugliese ai Lavori pubblici, Fabiano Amati, come arma per indurre l’Ilva a non usare più l’acqua potabile accettando quella ultra-affinata che dovrebbe essere prodotta dall’impianto del Gennarini. L’Ilva ha impugnato invano al Tar sia la delibera con le nuove tariffe, sia l’Aia che tra le prescrizioni conteneva proprio l’obbligo a utilizzare acqua affinata. Tuttavia il «depuratore» (il termine è improprio) di Gennarini- Bellavista non è ancora stato realizzato, nonostante la Protezione civile abbia da anni messo a disposizione i 14 milioni necessari e Aqp abbia da tempo effettuato l’aggiudicazione provvisoria della gara: per gestire l’impianto, infatti, l’Acquedotto chiede un contributo pari a circa 1 milione l’anno, soldi che la Regione Puglia aveva chiesto all’Ilva ottenendo un rifiuto. (GdM)
Argomenti
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basilicata,
depuratore,
gennarini,
ILVA
martedì 14 maggio 2013
Money makes the world go round
Ilva: gip firma dissequestro prodotti
Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva sotto sigilli dal 26 novembre 2012. Il provvedimento è in corso di notifica all'azienda e ai custodi giudiziari dell'area caldo dello stabilimento. I prodotti dissequestrati ammontano ad un milione 700mila tonnellate per un valore commerciale, stimato dai custodi giudiziari, di circa 800 milioni di euro. (ansa)
Argomenti
acciaio,
ILVA,
patrizia todisco,
sequestro
lunedì 13 maggio 2013
La dittatura della comunicazione
Ecco alcuni esempi di controllo e gestione delle informazioni che illustrano il valore strategico di un impresa e il potere delle lobby che dietro di essa si muovono.
Attraverso la comunicazione nei "salotti" della cultura, si completa quella mirabile operazione di propaganda mediatica nazionale, messa in atto per zittire i tarantini sconfessando l'operato della magistratura e di tutte le persone disinteressate che hanno prestato le loro professionalità per fare luce sulla vicenda Italsider-Ilva.
Da una parte l'ex ministro circense si circonda di addomesticati in un ambiente favorevole per continuare a difendere le sue vergogne.
Dall'altra avvocati allo sbaraglio promettono analisi rigorose a partire da un quadro falso e di parte: quello dell'accanimento contro un'Ilva buona e brava che ha speso tanto per "ambientalizzare" gli impianti e tutelare la salute di cittadini e operai...
Vista da qui fa ridere, ma anche, tanto, piangere di rabbia!
Per fortuna che c'è ancora chi porta lontano da qui la vera voce della città!
Un racconto dalla Taranto di oggi, devastata da oltre quarant’anni di siderurgia, prima pubblica e poi privata. Una città alle corde, stretta tra lavoro che uccide, invalida e ammala, e i veleni – copiosi, irrefrenabili, mortali – rigurgitati dalla grande fabbrica.
Un ritmo – quello scandito dal ciclo integrale dell’acciaio – che si è impresso nella vita dei tarantini, piegando due generazioni di lavoratori. Un racconto complesso e articolato che ora esplode, con l’avvelenamento dell’aria, della terra, delle acque, e le emergenti malattie “ambientali”. Da qualche tempo queste colpiscono, in misura preoccupante, anche i bambini.
L’Ilva di Taranto, di proprietà del gruppo Riva, produce 10 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, e occupa oltre 12 mila dipendenti, cui vanno aggiunti i circa 3mila dell’indotto. Il gruppo Riva è il nono produttore mondiale d’acciaio. Il solo stabilimento tarantino gli frutta il 70 per cento della produzione.
Adattamento dell’omonimo ciclo in cinque puntate trasmesso da Rai Radio3 dal 15 al 19 ottobre 2012, nel programma Tre soldi.
Menzione Speciale al Premio annesso al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia 2013.
Prodotto da Ornella Bellucci
Anno 2013 © creative commons
per informazioni e richieste presentazioni: ornella.bellucci@gmail.com
“Il dramma ILVA. Profili di diritto ambientale e responsabilità dell’Ente” è l’argomento della relazione che l’avvocato Luciano Butti, partner dello Studio B&P Avvocati, terrà lunedì 13 maggio 2013 alle ore 16.45 presso l’aula Ederle della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova – Palazzo del Bo.
All’evento, organizzato da ELSA (European Law Student Association) parteciperà il professor Enrico Mario Ambrosetti, ordinario di Diritto Penale a Giurisprudenza. In occasione della conferenza sarà presentato il volume Diventare giurista di Luciano Butti.
«La conferenza incentrata su un caso di attualità come l’ILVA – spiega Giulia Funghi, Presidente di ELSA Padova – permette alla nostra associazione di porre in risalto le problematiche ambientali legate alle note vicende che hanno interessato il polo siderurgico di Taranto».
Dalla privatizzazione dell’ILVA, nel 1995, ad oggi, lo stabilimento è stato interessato da un impegnativo piano di ammodernamento tecnologico degli impianti anche per limitare l’impatto ambientale delle attività, rendendo al tempo stesso i processi produttivi più efficienti e sicuri. Nonostante questo nel 2012 sono state depositate preso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l’altra epidemiologica. I dati emersi, confermati dallo studio SENTIERI condotto dall’Istituto Superiore della Sanità sono drammatici: si registrano diossine, amianto e svariate altre sostanze tossiche; inoltre sono preoccupanti i dati sull’aumento del tasso di mortalità e di sviluppo di gravi patologie, in particolare tra i bambini e i neonati.
«Con questa conferenza speriamo di riuscire a dare risposta a diverse domande, – conclude Funghi – tra cui quale sia il modo per individuare un adeguato bilanciamento tra i valori della tutela della salute, dell’impatto ambientale e dell’occupazione». (venetoeconomia)
Attraverso la comunicazione nei "salotti" della cultura, si completa quella mirabile operazione di propaganda mediatica nazionale, messa in atto per zittire i tarantini sconfessando l'operato della magistratura e di tutte le persone disinteressate che hanno prestato le loro professionalità per fare luce sulla vicenda Italsider-Ilva.
Da una parte l'ex ministro circense si circonda di addomesticati in un ambiente favorevole per continuare a difendere le sue vergogne.
Dall'altra avvocati allo sbaraglio promettono analisi rigorose a partire da un quadro falso e di parte: quello dell'accanimento contro un'Ilva buona e brava che ha speso tanto per "ambientalizzare" gli impianti e tutelare la salute di cittadini e operai...
Vista da qui fa ridere, ma anche, tanto, piangere di rabbia!
Per fortuna che c'è ancora chi porta lontano da qui la vera voce della città!
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Il primo link che consigliamo di "ascoltare", infatti, è la buona notizia!Un racconto dalla Taranto di oggi, devastata da oltre quarant’anni di siderurgia, prima pubblica e poi privata. Una città alle corde, stretta tra lavoro che uccide, invalida e ammala, e i veleni – copiosi, irrefrenabili, mortali – rigurgitati dalla grande fabbrica.
Un ritmo – quello scandito dal ciclo integrale dell’acciaio – che si è impresso nella vita dei tarantini, piegando due generazioni di lavoratori. Un racconto complesso e articolato che ora esplode, con l’avvelenamento dell’aria, della terra, delle acque, e le emergenti malattie “ambientali”. Da qualche tempo queste colpiscono, in misura preoccupante, anche i bambini.
L’Ilva di Taranto, di proprietà del gruppo Riva, produce 10 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, e occupa oltre 12 mila dipendenti, cui vanno aggiunti i circa 3mila dell’indotto. Il gruppo Riva è il nono produttore mondiale d’acciaio. Il solo stabilimento tarantino gli frutta il 70 per cento della produzione.
Adattamento dell’omonimo ciclo in cinque puntate trasmesso da Rai Radio3 dal 15 al 19 ottobre 2012, nel programma Tre soldi.
Menzione Speciale al Premio annesso al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia 2013.
Prodotto da Ornella Bellucci
Anno 2013 © creative commons
per informazioni e richieste presentazioni: ornella.bellucci@gmail.com
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...che faccia tosta a parlare di dramma e poi dire che l'Ilva si è adoperata per efficienza e ecocompatibilità (dopo le condanne per mobbing e per morti bianche...)!“Il dramma ILVA. Profili di diritto ambientale e responsabilità dell’Ente” è l’argomento della relazione che l’avvocato Luciano Butti, partner dello Studio B&P Avvocati, terrà lunedì 13 maggio 2013 alle ore 16.45 presso l’aula Ederle della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova – Palazzo del Bo.
All’evento, organizzato da ELSA (European Law Student Association) parteciperà il professor Enrico Mario Ambrosetti, ordinario di Diritto Penale a Giurisprudenza. In occasione della conferenza sarà presentato il volume Diventare giurista di Luciano Butti.
«La conferenza incentrata su un caso di attualità come l’ILVA – spiega Giulia Funghi, Presidente di ELSA Padova – permette alla nostra associazione di porre in risalto le problematiche ambientali legate alle note vicende che hanno interessato il polo siderurgico di Taranto».
Dalla privatizzazione dell’ILVA, nel 1995, ad oggi, lo stabilimento è stato interessato da un impegnativo piano di ammodernamento tecnologico degli impianti anche per limitare l’impatto ambientale delle attività, rendendo al tempo stesso i processi produttivi più efficienti e sicuri. Nonostante questo nel 2012 sono state depositate preso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l’altra epidemiologica. I dati emersi, confermati dallo studio SENTIERI condotto dall’Istituto Superiore della Sanità sono drammatici: si registrano diossine, amianto e svariate altre sostanze tossiche; inoltre sono preoccupanti i dati sull’aumento del tasso di mortalità e di sviluppo di gravi patologie, in particolare tra i bambini e i neonati.
«Con questa conferenza speriamo di riuscire a dare risposta a diverse domande, – conclude Funghi – tra cui quale sia il modo per individuare un adeguato bilanciamento tra i valori della tutela della salute, dell’impatto ambientale e dell’occupazione». (venetoeconomia)
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Ed ecco l'ennesima "vetrina" di Clini
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Ambrosetti,
Angelo Mellone,
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Il dramma Ilva,
ILVA,
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ARF, ARF, AAARF!
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| mnews |
Su questi presupposti i difensori di Ilva hanno richiesto alla procura la restituzione della merce che ha un valore di circa un miliardo di euro. Nel documento, a cui è stata allegata la sentenza della Consulta, i legali hanno più volte posto l'accento sulla illegittimità, a loro avviso, della conferma del sequestro all'indomani dell'approvazione della legge "salva Ilva".
"A far data quantomeno dal 5 gennaio, data di entrata in vigore della legge - scrivono gli avvocati dell'Ilva - il perdurante vincolo dei beni in oggetto è divenuto illegittimo". E sottolineano come "codesta procura della repubblica si sia assunta una gravissima responsabilità ad impedire la commercializzazione dei prodotti Ilva da 5 gennaio ad oggi con danni di enorme rilevanza".
La stessa istanza era stata già respinta dal gip per due volte, su parere negativo della procura. Nell'ultima occasione i giudici tarantini avevano stigmatizzato di non poter decidere senza il deposito della motivazione della sentenza della Consulta sulla legge "salva Ilva". (Rep)
Sul punto, però, la Consulta non fa un esplicito riferimento alle merci sequestrate ma parla solo di merci realizzate prima del decreto e della legge e in proposito scrive: "L'intervento del legislatore che con una norma singolare autorizza la commercializzazione di tutti i prodotti, anche realizzati prima dell'entrata in vigore del dl n.207 del 2012 - è il decreto da cui è poi nata la legge di conversione 231/2012 ndr - rende esplicito un effetto necessario e implicito della autorizzazione alla prosecuzione dell'attività produttiva, giacchè non avrebbe senso alcuno permettere la produzione senza consentire la commercializzazione delle merci realizzate, attività entrambe essenziali per il normale svolgimento di un'attività imprenditoriale".
Per la Corte Costituzionale, si afferma nelle motivazioni della sentenza sulla legge 231, "distinguere tra materiale realizzato prima e dopo l'entrata in vigore del decreto legge sarebbe in contrasto con la ratio della norma generale e di quella speciale, entrambe mirate ad assicurare la continuità dell'attività aziendale e andrebbe invece nella direzione di rendere più difficoltosa possibile l'attività stessa, assottigliando le risorse disponibili per effetto della vendita di materiale non illecito in sè perchè privo di potenzialità inquinanti".
Si vedrà quindi nei prossimi giorni cosa risponderanno i magistrati di Taranto alla richiesta di dissequestro. (Rep)
Il buon esempio
Eternit: Guariniello, condanna a 20 anni
Magistrato Torino cita caso Ilva, 'imputati spregiudicati'
(ANSA) - TORINO, 13 MAG - Tracciando un parallelo con il caso Ilva di Taranto, il pg Raffaele Guariniello ha ribadito la richiesta di condannare a vent'anni di carcere i vertici della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis De Cartier, per gli oltre duemila fra morti e malati provocati secondo l'accusa dall'amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale. Guariniello ha sottolineato che la Suprema corte parla di ''pervicacia e spregiudicatezza'' degli imputati.
Magistrato Torino cita caso Ilva, 'imputati spregiudicati'
(ANSA) - TORINO, 13 MAG - Tracciando un parallelo con il caso Ilva di Taranto, il pg Raffaele Guariniello ha ribadito la richiesta di condannare a vent'anni di carcere i vertici della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis De Cartier, per gli oltre duemila fra morti e malati provocati secondo l'accusa dall'amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale. Guariniello ha sottolineato che la Suprema corte parla di ''pervicacia e spregiudicatezza'' degli imputati.
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condanna penale,
eternit,
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ILVA
I soldi bastano per "comprare" la stima dei concittadini?
NO!
Bonifiche a Taranto. Stefàno chiede più soldi
Il neoministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dedicato una giornata intera ad un’azione conoscitiva sull’emergenza Taranto per individuare criticità e fare il punto sulle bonifiche dell’area industriale, del Mar Piccolo, di Statte e del quartiere Tamburi, sull’applicazione delle Autorizzazioni integrate ambientali per l’Ilva e le altre aziende (Cementir, Eni, ecc), sui lavori di riqualificazione del porto e sull’utilizzo delle ex aree demaniali militari, passate al Comune di Taranto.
Orlando, che prende il posto di Clini nel coordinamento della cabina di regia sul capoluogo jonico, ha singolarmente audito il sindaco e il presidente della Provincia di Taranto, Ippazio Stefàno e Gianni Florido, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il garante dell’applicazione dell’Aia Vitaliano Esposito, il prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il commissario straordinario per gli interventi di bonifica, Alfio Pini, e il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, che è anche il commissario straordinario per l’attuazione delle opere previste dalla legge per il risanamento ambientale e la riqualificazione della città.
Quest’ultimo ha portato all’attenzione del ministro le questioni relative agli interventi ambientali, ma anche le prospettive del porto, «per sviluppare – spiega – le attività diverse da Ilva e riequilibrare l’incidenza del comparto industriale, dal momento che l’acciaieria incide per il 70-80% sulla movimentazione nel porto».
Il presidente della Regione Vendola ha insistito sulla questione del patto di stabilità, che blocca qualsiasi investimento di Regione e Comuni. Mentre il sindaco ha chiesto che vengano escluse le spese ambientali dal patto. In realtà il primo cittadino ha battuto cassa, ha chiesto uomini e mezzi per il rafforzamento della cabina di regia e dei controlli sui cronoprogrammi dei progetti, per evitare lunghi tempi di attesa nelle procedure che prevedono il via libera di più ministeri o di più autorità, come sta accadendo con i dragaggi del porto, o come è accaduto con il divieto di sepoltura nel cimitero inquinato.
Se a molti appaiono pochi i soldi messi a disposizione dal governo per le bonifiche, sempre nuovi imprevisti fanno aumentare le spese, come l’utilizzo delle ex aree demaniali della Marina militare, passate al Comune, ma con tutto l’amianto di cui sono carichi edifici e capannoni. Così, un intervento per ridare spazi verdi e strutture ai tarantini, rischia di ritorcersi come un boomerang: «Ho chiesto ulteriori fondi al ministro Orlando – racconta il sindaco Stefàno – perché il Comune ha le procedure ordinarie da svolgere oltre a quelle straordinarie per le bonifiche, ma il personale è sempre lo stesso e, solo per fare un esempio, continuiamo a fare le pulizie del quartiere Tamburi che dovrebbe pagare l’Ilva».
Il ministro dell’Ambiente ha preso appunti e fatto domande a tutti i suoi interlocutori e potrebbe costituirsi nell’appello al Consiglio di Stato che l’Autorità portuale di Taranto intende proporre sulla decisione del Tar di Lecce. Quest’ultimo, accogliendo il ricorso avanzato da Terminal Rinfuse contro il mancato rinnovo della concessione dell’uso di parte del molo polisettoriale, ha infatti sospeso gli effetti di tutti gli atti di programmazione, dal decreto che ha nominato Prete commissario straordinario all’accordo per lo sviluppo del traffico container, bloccando così la riqualificazione del porto. (A. FLAVETTA GdM)
domenica 12 maggio 2013
Riva rimanda le spese (e i controlli) e pressa sui ricavi... Una novità?
Centraline antidiossina. l’Ilva prende altro tempo
«Siamo di fronte non ad un cronoprogramma Aia completato per buona parte ma ad un cronoprogramma completato solo per le parti gestionali che non richiedono investimenti significativi». Sono queste le conclusioni a cui giunge Alessandro Marescotti (Peacelink) che ha analizzato punto per punto la seconda relazione trimestrale dell’Ilva in merito all’avanzamento delle prescrizioni, inviata al Garante, Vitaliano Esposito.
«Sulla base delle informazioni presenti nella relazione possiamo esprimere alcune valutazioni» dice Marescotti. Eccole. «La recente relazione dell’azienda contiene varie infrazioni all’Aia stessa – spiega il referente di Peacelink - Ad esempio non sono state installate proprio le sei centraline perimetrali che erano state annunciate il 6 agosto dell’anno scorso. E anche il campionamento in continuo della diossina non è partito, eppure doveva cominciare 4 anni fa all’avvio della legge regionale».
Nella relazione trimestrale di 91 pagine trasmessa al Ministero dell’Ambiente, Ispra, Regione Puglia, comuni di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa, Ilva sostiene di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni del decreto. «Questo non vuol dire che è a buon punto l’Aia – continua Marescotti - ma vuol dire chel’Ilva non ha ottemperato a varie e importanti prescrizioni. Ad esempio quelle che impongono di evitare le emissioni diffuse e fuggitive. Non sono installati gli idranti supplementari per bagnare i cumuli del parco minerali, che era la cosa più celere da fare. Era la prescrizione n.11 e andava realizzata prima del 27 ottobre dello scorso anno perché era una prescrizione della prima versione dell’autorizzazione integrata ambientale». (GdM)
L'Ilva torna alla carica sull'acciaio e, con le motivazioni della Consulta in mano - le carte con cui i giudici stabiliscono la legittimità della salva Ilva - tornano a chiedere il dissequestro della merce pronta per la vendita e ancora ferma nei magazzini. Solo una parte è stata commercializzata, dopo l'ok della procura nelle scorse settimana, e si riferiva a una partita di tubi destinata all'Iraq, il cui contratto è antecedente al sequestro avvenuto il 26 novembre scorso, e per la quale l'Ilva avrebbe dovuto far fronte a costi e penali per circa 30 milioni di dollari se non fosse stata consegnata entro lo scorso 5 maggio.
La formalizzazione della nuova richiesta da parte del colosso avverrà probabilmente in settimana, con la speranza che siano superati gli ostacoli che hanno impedito ai magistrati di pronunciarsi sulla richiesta, ossia l'assenza delle motivazioni della Corte Costituzionale diffuse però il 9 maggio scorso. I prodotti finiti e semilavorati (tubi, coils e lamiere), pari a circa un milione e 700mila tonnellate per un controvalore commerciale compreso fra 800 milioni e un miliardo di euro, restano bloccati. L'Ilva conta di incassare le somme e finanziare parte degli ingenti lavori di risanamento ambientale della fabbrica. I sindacati, dal conto loro, dallo sblocco dei materiali sotto chiave attendono una piena ripresa del lavoro nell'area a freddo del siderurgico.
Sul punto, però, la Consulta non fa un esplicito riferimento alle merci sequestrate ma parla solo di merci realizzate prima del decreto e della legge e in proposito scrive: "L'intervento del legislatore che con una norma singolare autorizza la commercializzazione di tutti i prodotti, anche realizzati prima dell'entrata in vigore del dl n.207 del 2012 - è il decreto da cui è poi nata la legge di conversione 231/2012 ndr - rende esplicito un effetto necessario e implicito della autorizzazione alla prosecuzione dell'attività produttiva, giacchè non avrebbe senso alcuno permettere la produzione senza consentire la commercializzazione delle merci realizzate, attività entrambe essenziali per il normale svolgimento di un'attività imprenditoriale".
Per la Corte Costituzionale, si afferma nelle motivazioni della sentenza sulla legge 231, "distinguere tra materiale realizzato prima e dopo l'entrata in vigore del decreto legge sarebbe in contrasto con la ratio della norma generale e di quella speciale, entrambe mirate ad assicurare la continuità dell'attività aziendale e andrebbe invece nella direzione di rendere più difficoltosa possibile l'attività stessa, assottigliando le risorse disponibili per effetto della vendita di materiale non illecito in sè perchè privo di potenzialità inquinanti".
Si vedrà quindi nei prossimi giorni cosa risponderanno i magistrati di Taranto alla richiesta di dissequestro che l'Ilva dovrebbe rinnovare. Una vicenda, quest'ultima, che potrebbe incrociarsi temporalmente con nuovi, importanti sviluppi dell'inchiesta giudiziaria "Ambiente svenduto" che ha al centro proprio l'inquinamento dell'Ilva e che il 26 luglio scorso ha portato a una serie di arresti nonché al sequestro degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento, mentre il 26 novembre ci sono stati ulteriori arresti e il sequestro delle merci attualmente oggetto di conflitto. (Rep)
«Siamo di fronte non ad un cronoprogramma Aia completato per buona parte ma ad un cronoprogramma completato solo per le parti gestionali che non richiedono investimenti significativi». Sono queste le conclusioni a cui giunge Alessandro Marescotti (Peacelink) che ha analizzato punto per punto la seconda relazione trimestrale dell’Ilva in merito all’avanzamento delle prescrizioni, inviata al Garante, Vitaliano Esposito.
«Sulla base delle informazioni presenti nella relazione possiamo esprimere alcune valutazioni» dice Marescotti. Eccole. «La recente relazione dell’azienda contiene varie infrazioni all’Aia stessa – spiega il referente di Peacelink - Ad esempio non sono state installate proprio le sei centraline perimetrali che erano state annunciate il 6 agosto dell’anno scorso. E anche il campionamento in continuo della diossina non è partito, eppure doveva cominciare 4 anni fa all’avvio della legge regionale».
Nella relazione trimestrale di 91 pagine trasmessa al Ministero dell’Ambiente, Ispra, Regione Puglia, comuni di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa, Ilva sostiene di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni del decreto. «Questo non vuol dire che è a buon punto l’Aia – continua Marescotti - ma vuol dire chel’Ilva non ha ottemperato a varie e importanti prescrizioni. Ad esempio quelle che impongono di evitare le emissioni diffuse e fuggitive. Non sono installati gli idranti supplementari per bagnare i cumuli del parco minerali, che era la cosa più celere da fare. Era la prescrizione n.11 e andava realizzata prima del 27 ottobre dello scorso anno perché era una prescrizione della prima versione dell’autorizzazione integrata ambientale». (GdM)
Ilva, presto nuova richiesta di dissequestro dell'acciaio
L'Ilva torna alla carica sull'acciaio e, con le motivazioni della Consulta in mano - le carte con cui i giudici stabiliscono la legittimità della salva Ilva - tornano a chiedere il dissequestro della merce pronta per la vendita e ancora ferma nei magazzini. Solo una parte è stata commercializzata, dopo l'ok della procura nelle scorse settimana, e si riferiva a una partita di tubi destinata all'Iraq, il cui contratto è antecedente al sequestro avvenuto il 26 novembre scorso, e per la quale l'Ilva avrebbe dovuto far fronte a costi e penali per circa 30 milioni di dollari se non fosse stata consegnata entro lo scorso 5 maggio.
La formalizzazione della nuova richiesta da parte del colosso avverrà probabilmente in settimana, con la speranza che siano superati gli ostacoli che hanno impedito ai magistrati di pronunciarsi sulla richiesta, ossia l'assenza delle motivazioni della Corte Costituzionale diffuse però il 9 maggio scorso. I prodotti finiti e semilavorati (tubi, coils e lamiere), pari a circa un milione e 700mila tonnellate per un controvalore commerciale compreso fra 800 milioni e un miliardo di euro, restano bloccati. L'Ilva conta di incassare le somme e finanziare parte degli ingenti lavori di risanamento ambientale della fabbrica. I sindacati, dal conto loro, dallo sblocco dei materiali sotto chiave attendono una piena ripresa del lavoro nell'area a freddo del siderurgico.
Sul punto, però, la Consulta non fa un esplicito riferimento alle merci sequestrate ma parla solo di merci realizzate prima del decreto e della legge e in proposito scrive: "L'intervento del legislatore che con una norma singolare autorizza la commercializzazione di tutti i prodotti, anche realizzati prima dell'entrata in vigore del dl n.207 del 2012 - è il decreto da cui è poi nata la legge di conversione 231/2012 ndr - rende esplicito un effetto necessario e implicito della autorizzazione alla prosecuzione dell'attività produttiva, giacchè non avrebbe senso alcuno permettere la produzione senza consentire la commercializzazione delle merci realizzate, attività entrambe essenziali per il normale svolgimento di un'attività imprenditoriale".
Per la Corte Costituzionale, si afferma nelle motivazioni della sentenza sulla legge 231, "distinguere tra materiale realizzato prima e dopo l'entrata in vigore del decreto legge sarebbe in contrasto con la ratio della norma generale e di quella speciale, entrambe mirate ad assicurare la continuità dell'attività aziendale e andrebbe invece nella direzione di rendere più difficoltosa possibile l'attività stessa, assottigliando le risorse disponibili per effetto della vendita di materiale non illecito in sè perchè privo di potenzialità inquinanti".
Si vedrà quindi nei prossimi giorni cosa risponderanno i magistrati di Taranto alla richiesta di dissequestro che l'Ilva dovrebbe rinnovare. Una vicenda, quest'ultima, che potrebbe incrociarsi temporalmente con nuovi, importanti sviluppi dell'inchiesta giudiziaria "Ambiente svenduto" che ha al centro proprio l'inquinamento dell'Ilva e che il 26 luglio scorso ha portato a una serie di arresti nonché al sequestro degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento, mentre il 26 novembre ci sono stati ulteriori arresti e il sequestro delle merci attualmente oggetto di conflitto. (Rep)
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sabato 11 maggio 2013
Mare Virtuale?
Non è la prima volta che si fanno iniziative di "abbellimento" del waterfront a Taranto.
Purtroppo gli esempi passati riportano alla memoria sirene depresse, arenate tra scogli al petrolio, o fontanelle tanto costose quanto rotte... Per non parlare di tartarugari palazzinari.
In questo caso l'evento è collaterale ad un'iniziativa di ricerca e divulgazione.
Lo segnaliamo nella speranza che diventi davvero un'occasione per aiutare cittadini e visitatori a "fare la conoscenza" di questo ignorato mare.
Molo Sant’Eligio
ore 17:30
ingresso libero
Info. 368.913428
Purtroppo gli esempi passati riportano alla memoria sirene depresse, arenate tra scogli al petrolio, o fontanelle tanto costose quanto rotte... Per non parlare di tartarugari palazzinari.
In questo caso l'evento è collaterale ad un'iniziativa di ricerca e divulgazione.
Lo segnaliamo nella speranza che diventi davvero un'occasione per aiutare cittadini e visitatori a "fare la conoscenza" di questo ignorato mare.
A Taranto si dipinge Il Mare sul cemento
E sul cemento spuntarono tanti i delfini
variopinti, quelli su cui arrivò dal mare Taras dando inizio alla
storia millenaria di Taranto.
Non è una scena mitologica, è il “Mare sul cemento” la nuova iniziativa della Jonian Dolphin Conservation, l’associazione scientifica che da quattro anni si occupa dello studio e della tutela dei cetacei nel Mar Jonio.
Carmelo Fanizza, presidente della JDC, ha spiegato che “mentre stavamo allestendo al Molo Sant’Eligio il punto di accoglienza e imbarco del nostro nuovo catamarano scientifico “Taras”, abbiamo deciso di rendere più gradevoli i corpi morti, enormi blocchi di cemento grigio disposti sulla banchina per l’ancoraggio delle cime dei natanti; di qui l’idea di trasformarli in opere d’arte facendovi dipendere sopra immagini dei delfini, i cetacei presenti nel nostro mare che studiamo da anni e che rappresentano il simbolo della nostra città”.
“Dopo aver dipinto di bianco i blocchi di cemento – ha continuato Carmelo Fanizza – abbiamo coinvolto in questa iniziativa studenti tarantini e gruppi scout, che hanno già collaborato in passato con la JDC, “incaricandoli” di dipingere sui blocchi i delfini, l’iniziativa si avvarrà della direzione artistica dell’architetto Marianna Simonetti e dei poliedrici artisti del Gruppo “Giu.ngo lab”, tra l’altro vincitori a Genova del concorso nazionale “Verticalità”.
L’inusuale happening artistico si terrà domani, sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17.30, presso il Molo Sant’Eligio, in Città Vecchia a Taranto, e la cittadinanza tutta è invitata ad assistere e, perché no, a partecipare.
Scopo della iniziativa è “colorare” artisticamente un punto particolarmente suggestivo della nostra città, il primo di un progetto di decoro urbano per abbellire altri scorci di Taranto che così diventerebbe la “Città dei delfini”.
Nell’occasione la Jonian Dolphin Conservation informa che, dal prossimo mese di giugno, dal Molo Sant’Eligio sarà possibile imbarcarsi su Taras, il nuovo catamarano dotato di laboratorio scientifico, per partecipare in prima persona a una giornata di monitoraggio e tutela dei delfini presenti nel Golfo di Taranto (info www.joniandolphin.it).
Taranto(Taranto)Non è una scena mitologica, è il “Mare sul cemento” la nuova iniziativa della Jonian Dolphin Conservation, l’associazione scientifica che da quattro anni si occupa dello studio e della tutela dei cetacei nel Mar Jonio.
Carmelo Fanizza, presidente della JDC, ha spiegato che “mentre stavamo allestendo al Molo Sant’Eligio il punto di accoglienza e imbarco del nostro nuovo catamarano scientifico “Taras”, abbiamo deciso di rendere più gradevoli i corpi morti, enormi blocchi di cemento grigio disposti sulla banchina per l’ancoraggio delle cime dei natanti; di qui l’idea di trasformarli in opere d’arte facendovi dipendere sopra immagini dei delfini, i cetacei presenti nel nostro mare che studiamo da anni e che rappresentano il simbolo della nostra città”.
“Dopo aver dipinto di bianco i blocchi di cemento – ha continuato Carmelo Fanizza – abbiamo coinvolto in questa iniziativa studenti tarantini e gruppi scout, che hanno già collaborato in passato con la JDC, “incaricandoli” di dipingere sui blocchi i delfini, l’iniziativa si avvarrà della direzione artistica dell’architetto Marianna Simonetti e dei poliedrici artisti del Gruppo “Giu.ngo lab”, tra l’altro vincitori a Genova del concorso nazionale “Verticalità”.
L’inusuale happening artistico si terrà domani, sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17.30, presso il Molo Sant’Eligio, in Città Vecchia a Taranto, e la cittadinanza tutta è invitata ad assistere e, perché no, a partecipare.
Scopo della iniziativa è “colorare” artisticamente un punto particolarmente suggestivo della nostra città, il primo di un progetto di decoro urbano per abbellire altri scorci di Taranto che così diventerebbe la “Città dei delfini”.
Nell’occasione la Jonian Dolphin Conservation informa che, dal prossimo mese di giugno, dal Molo Sant’Eligio sarà possibile imbarcarsi su Taras, il nuovo catamarano dotato di laboratorio scientifico, per partecipare in prima persona a una giornata di monitoraggio e tutela dei delfini presenti nel Golfo di Taranto (info www.joniandolphin.it).
Molo Sant’Eligio
ore 17:30
ingresso libero
Info. 368.913428
giovedì 9 maggio 2013
Il canto del Gallo
Riassumiamo le motivazioni in soldoni:
Più costituzionale di così... si muore (appunto!)
Consulta deposita motivi rigetto ricorsi gip-tribunale su Ilva
La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni con le quali, il 9 aprile scorso, ha dichiarato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale sugli articoli 1 e 3 della legge 231/2012, cosiddetta 'salva-Ilva', sollevate il 15 gennaio e il 22 gennaio scorsi dal Tribunale di Taranto e dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco.
La Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal gip in riferimento a tre articoli della Costituzione: 25, primo comma, e 27, primo comma (obbligo dell'ordinamento di reprimere e prevenire i reati) e 117 primo comma (limiti del potere legislativo dello Stato). Dichiarate invece 'non fondate' tutte le altre questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip (che contestava complessivamente la violazione di 17 articoli della Costituzione, tra cui il principio della separazione tra poteri dello Stato) e anche dal Tribunale, per il quale la legge 231 avrebbe violato cinque articoli della Costituzione. (ANSA)
(Adnkronos) - ''Nessuna'' delle norme censurate ''e' idonea ad incidere, direttamente o indirettamente, sull'accertamento delle responsabilita''' e ''spetta naturalmente all'autorita' giudiziaria, all'esito di un giusto processo, l'eventuale applicazione delle sanzioni previste dalla legge''. E' quanto sottolinea la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza del 9 aprile scorso, depositata oggi in Cancelleria, con la quale ha rigettato le questioni di legittimita' costituzionale sollevate nei confronti della cosiddetta legge 'salva-Ilva'.
(Adnkronos) - La norma generale censurata ''non si pone in contrasto con il principio di eguaglianza, di cui all'art. 3 Cost., perche' non introduce - come invece affermano i rimettenti - una ingiustificata differenziazione di disciplina tra stabilimenti ''strategici'' e altri impianti, sulla base di un atto amministrativo - un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - dotato di eccessiva discrezionalita', derivante dalla genericita' dei criteri di individuazione di tali stabilimenti'', nota la Consulta nella sentenza. ''L'interesse strategico nazionale ad una produzione, piuttosto che ad un'altra, e' elemento variabile, in quanto legato alle congiunture economiche e ad un'altra serie di fattori non predeterminabili (effetti della concorrenza, sviluppo tecnologico, andamento della filiera di un certo settore industriale etc.). Si giustifica pertanto -continua la Corte costituzionale- l'ampiezza della discrezionalita' che la norma censurata riconosce al Governo, e per esso al Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto organi che concorrono a definire la politica industriale del Paese. Trattandosi, peraltro, di provvedimento amministrativo, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri puo' essere oggetto di impugnazione''.
Ecco le sentenze della Corte (per il testo integrale delle motivazioni integrali occorre aspettare ancora)
- Se all'Ilva è stato concesso di continuare a tenere gli impianti accesi nel tempo necessario ad abbattere l'inquinamento,
- vuol dire che l'Ilva poteva continuare a produrre.
- Se poteva produrre, poteva anche vendere il prodotto di quella produzione.
- Non c'è ragione allora per sequestrare quel prodotto che, tra l'altro, non è inquinato in se'.
- Infine (ciliegina sulla torta) l'esecutivo può decidere come gli pare se un impianto è strategico o no, in base alle contingenze e a quello che gira per i titoli dei mercati.
Quindi: l'Ilva è necessaria e può produrre anche se ammazza!
Consulta deposita motivi rigetto ricorsi gip-tribunale su Ilva
La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni con le quali, il 9 aprile scorso, ha dichiarato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale sugli articoli 1 e 3 della legge 231/2012, cosiddetta 'salva-Ilva', sollevate il 15 gennaio e il 22 gennaio scorsi dal Tribunale di Taranto e dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco.
La Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal gip in riferimento a tre articoli della Costituzione: 25, primo comma, e 27, primo comma (obbligo dell'ordinamento di reprimere e prevenire i reati) e 117 primo comma (limiti del potere legislativo dello Stato). Dichiarate invece 'non fondate' tutte le altre questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip (che contestava complessivamente la violazione di 17 articoli della Costituzione, tra cui il principio della separazione tra poteri dello Stato) e anche dal Tribunale, per il quale la legge 231 avrebbe violato cinque articoli della Costituzione. (ANSA)
(Adnkronos) - ''Nessuna'' delle norme censurate ''e' idonea ad incidere, direttamente o indirettamente, sull'accertamento delle responsabilita''' e ''spetta naturalmente all'autorita' giudiziaria, all'esito di un giusto processo, l'eventuale applicazione delle sanzioni previste dalla legge''. E' quanto sottolinea la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza del 9 aprile scorso, depositata oggi in Cancelleria, con la quale ha rigettato le questioni di legittimita' costituzionale sollevate nei confronti della cosiddetta legge 'salva-Ilva'.
''Nella
fattispecie oggetto del presente giudizio, non sussiste alcuna lesione
della riserva di giurisdizione'' e le disposizioni censurate ''non
cancellano alcuna fattispecie incriminatrice ne' attenuano le pene, ne'
contengono norme interpretative e/o retroattive in grado di influire in
qualsiasi modo sull'esito del procedimento penale in corso'', precisa la
Consulta.
L'intervento del
legislatore, che, ''con una norma singolare, autorizza la
commercializzazione di tutti i prodotti, anche realizzati prima
dell'entrata in vigore del d.l. n. 207 del 2012, rende esplicito un
effetto necessario e implicito della autorizzazione alla prosecuzione
dell'attivita' produttiva, giacche' non avrebbe senso alcuno permettere
la produzione senza consentire la commercializzazione delle merci
realizzate, attivita' entrambe essenziali -viene rilevato- per il
normale svolgimento di un'attivita' imprenditoriale. Distinguere tra
materiale realizzato prima e dopo l'entrata in vigore del decreto-legge
sarebbe in contrasto con la ratio della norma generale e di quella
speciale, entrambe mirate ad assicurare la continuazione dell'attivita'
aziendale, e andrebbe invece nella direzione di rendere il piu'
difficoltosa possibile l'attivita' stessa, assottigliando le risorse
disponibili per effetto della vendita di materiale non illecito in se',
perche' privo di potenzialita' inquinanti''. (Adnkronos) - La norma generale censurata ''non si pone in contrasto con il principio di eguaglianza, di cui all'art. 3 Cost., perche' non introduce - come invece affermano i rimettenti - una ingiustificata differenziazione di disciplina tra stabilimenti ''strategici'' e altri impianti, sulla base di un atto amministrativo - un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - dotato di eccessiva discrezionalita', derivante dalla genericita' dei criteri di individuazione di tali stabilimenti'', nota la Consulta nella sentenza. ''L'interesse strategico nazionale ad una produzione, piuttosto che ad un'altra, e' elemento variabile, in quanto legato alle congiunture economiche e ad un'altra serie di fattori non predeterminabili (effetti della concorrenza, sviluppo tecnologico, andamento della filiera di un certo settore industriale etc.). Si giustifica pertanto -continua la Corte costituzionale- l'ampiezza della discrezionalita' che la norma censurata riconosce al Governo, e per esso al Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto organi che concorrono a definire la politica industriale del Paese. Trattandosi, peraltro, di provvedimento amministrativo, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri puo' essere oggetto di impugnazione''.
Ecco le sentenze della Corte (per il testo integrale delle motivazioni integrali occorre aspettare ancora)
E Ilva continua a dare i numeri...
L'Ilva scrive al garante dell'Aia «Ottemperate 78 delle 94 prescrizioni»
L'Ilva ha presentato al garante per l'applicazione dell'Aia, Vitaliano Esposito, la seconda relazione trimestrale contenente un aggiornamento dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali.
Il periodo di riferimento è compreso tra il 27 gennaio e il 27 aprile 2013. Nel documento di 91 pagine, trasmesso a ministero dell'Ambiente, Ispra, Regione Puglia, sindaci di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa Puglia, l'azienda fa presente di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni contenute nel decreto di riesame Aia. Nella tabella sono indicate le prescrizioni e la tabella riepilogativa delle azioni intraprese nella colonna 'Evidenza oggettiva dello stato di attuazione'.
Quanto alla copertura dei parchi primari, da realizzarsi entro 36 mesi dal rilascio del provvedimento, l'Ilva sottolinea che ''con nota del 26 aprile 2013 sono stati trasmessi quattro progetti possibili per la realizzazione della completa copertura dei parchi redatti dalle societa' Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar''. L'azienda ha infine trasmesso una relazione contenente le indicazioni relative ai terreni interessati dall'intervento (Quotidiano)
Ilva, quattro i possibili progetti per la copertura dei parchi minerali di Taranto
Sono quattro i progetti possibili per la copertura dei parchi minerali dell’Ilva. Lo dice l’azienda nella relazione sullo stato di attuazione dell’Aia inviata all’Ispra, al ministero dell’Ambiente e al Garante dell’Aia, nonché alle istituzioni locali. I progetti fanno capo alle società Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar.
L'Ilva ha presentato al garante per l'applicazione dell'Aia, Vitaliano Esposito, la seconda relazione trimestrale contenente un aggiornamento dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali.
Il periodo di riferimento è compreso tra il 27 gennaio e il 27 aprile 2013. Nel documento di 91 pagine, trasmesso a ministero dell'Ambiente, Ispra, Regione Puglia, sindaci di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Arpa Puglia, l'azienda fa presente di aver ottemperato a 78 delle 94 prescrizioni contenute nel decreto di riesame Aia. Nella tabella sono indicate le prescrizioni e la tabella riepilogativa delle azioni intraprese nella colonna 'Evidenza oggettiva dello stato di attuazione'.
Quanto alla copertura dei parchi primari, da realizzarsi entro 36 mesi dal rilascio del provvedimento, l'Ilva sottolinea che ''con nota del 26 aprile 2013 sono stati trasmessi quattro progetti possibili per la realizzazione della completa copertura dei parchi redatti dalle societa' Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar''. L'azienda ha infine trasmesso una relazione contenente le indicazioni relative ai terreni interessati dall'intervento (Quotidiano)
Ilva, quattro i possibili progetti per la copertura dei parchi minerali di Taranto
Sono quattro i progetti possibili per la copertura dei parchi minerali dell’Ilva. Lo dice l’azienda nella relazione sullo stato di attuazione dell’Aia inviata all’Ispra, al ministero dell’Ambiente e al Garante dell’Aia, nonché alle istituzioni locali. I progetti fanno capo alle società Paul Wurth, Cimolai, Semat e Anmar.
La
copertura dei parchi chiesta espressamente dall’Aia dovrà servire a
contenere la diffusione delle polveri minerali a seguito della
movimentazione delle materie prime. L’Ilva inoltre fa sapere che è stato
emesso l’ordine relativo “alla costruzione di coperture piramidali
presso i parchi agglomerato Sud e Nord oltreché per i cumuli di calcare
Pca.
Si dichiara inoltre di aver inoltrato in
data 28 gennaio 2013 – afferma ancora l’Ilva nella sua relazione – al
Comune di Taranto l’istanza per l’ottenimento dei permessi a costruire
delle coperture dei depositi dei parchi Omo e Nord Coke di cui ancora
non si dispone dell’autorizzazione a costruire. Per tali interventi sono
state completate le indagini geotecniche”. Per quanto riguarda poi le
barriere frangivento, anche queste con finalità mirate ad arginare la
diffusione delle polveri e la cui realizzazione è già stata prevista
dall’Aia rilasciata all’Ilva nell’agosto 2011, l’azienda fa sapere “che
sono riprese le attività di realizzazione con previsione di conclusione
entro il mese di giugno 2013″.
La barriera frangivento, che dovrà
proteggere soprattutto il rione Tamburi di Taranto, il più esposto
all’inquinamento dell’Ilva a causa della sua vicinanza allo stabilimento
industriale, è comunque un “intervento utile alla gestione del
transitorio sino alla realizzazione delle coperture dei parchi” precisa
l’azienda nella relazione sull’Aia. (Paesenuovo)
Il dito nel formicaio
Il procuratore generale attacca i sindacati sull’Ilva
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| www.petfamily.it |
L’occasione è il convegno sul ‘caso Ilva’ che si svolge a Lecce. Ed è un atto d’accusa senza precedenti, quello del procuratore generale Giuseppe Vignola. “Sull’Ilva si è registrato negli anni un fragoroso silenzio da parte dei sindacati e una disattenzione dei governi che si sono succeduti a livello locale e nazionale”. Ad ascoltarlo, in platea, anche l’ex presidente della Camera dei Deputati, ed ex sindacalista, Fausto Bertinotti.
Vignola è andato giù pesante, mentre a Taranto rimbalzava la notizia del terzo incidente in due giorni nel siderurgico ionico, criticando quel sindacato che, a suo dire, “ha mantenuto il silenzio nonostante la gravità di una situazione visibile a tutti”, e stigmatizzando l’atteggiamento della proprietà, “che dal 1982 non ha mai inteso adempiere alle prescrizioni della magistratura”.
Il dottor Vignola ha poi aggiunto che “la magistratura non poteva prescindere dall’esercizio dell’azione penale” e che la ricerca di soluzioni che possano salvaguardare i diritti a salute e lavoro “non spetta solo alla magistratura ma a tutti i soggetti istituzionali coinvolti nella vicenda”. Non meno forti le parole del presidente della corte d’appello di Lecce, Mario Buffa: “Dopo la legge ad aziendam fatta dal Governo, della cui costituzionalità continuiamo a dubitare anche dopo la pronuncia della Corte costituzionale di cui attendiamo le motivazioni, c’è il rischio che a Taranto tutto resti come prima”, “va mantenuta alta l’attenzione dell’opinione pubblica”. (La voce di Manduria)
E le formiche, nel loro piccolo (orgoglio residuo), s'incazzano. E viene fuori la solita "supercazzola" all'italiana. Colpa di tutti. Ovvero: colpa di nessuno!!!
Uil Puglia replica a Vignola
Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, si chiede “dove fossero, dal 1960 ad oggi e dal 1995 in poi, ovvero da quando l’Ilva è divenuta un’azienda privata a tutti gli effetti, lo Stato, i Governi che nel frattempo si sono succeduti e i vari ministri all’ambiente? Dov’era e cosa ha fatto la Regione Puglia? Dov’erano e cosa hanno fatto le istituzioni locali, a cominciare dalla Provincia di Taranto e dal Comune? E ci fermiamo qui in quella che sarebbe una lunghissima elencazione di istituzioni competenti e di coloro i quali avrebbero comunque dovuto attivarsi contro un disastro ambientale di dimensioni impressionanti e a favore della tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori ionici e pugliesi e invece hanno agito poco e male”.
“Additare il sindacato – chiosa Pugliese – significa conoscere ben poco la storia dell’Ilva e le conseguenze di una scellerata gestione del siderurgico che il sindacato ha invece denunciato sempre con fermezza e puntualità, pagando tuttavia lo scotto di un ingiusto isolamento che ha penalizzato ogni iniziativa mirata a proteggere l’ambiente e i diritti calpestati, senza troppe remore, dei cittadini e dei lavoratori. Piuttosto che dar vita a processi in contumacia, invitiamo quindi il dott. Vignola, sempre e quando lo ritenga opportuno, a promuovere un confronto schietto con le parti in causa, quantomeno per offrire agli ‘accusati’ la possibilità di difesa e di replica”. (Quotidianoitaliano)
mercoledì 8 maggio 2013
Convocato il carrozzone: comincia la Canzone di Orlando
Il nodo Ilva è una delle questioni fondamentali che il governo Letta dovrà tentare di risolvere. Si terranno uno dopo l’altro una serie di incontri appena fissati dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.
GLI INCONTRI – L’annuncio arriva con un comunicato stampa del ministero, che ricorda l’impegno del ministro ad incontrare nei prossimi giorni tutti i soggetti istituzionali interessati alla attuazione dei progetti in corso per la bonifica ed il risanamento dei siti civili e del sito industriale dell’Ilva.
I SOGGETTI CHIAMATI AL CONFRONTO - Orlando vedrà, secondo il calendario già programmato, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente dalla provincia di Taranto Giovanni Florido, il Prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, il garante dell’attuazione dell’AIA Vitaliano Esposito, il commissario per le bonifiche Alfredo Pini, il soggetto attuatore degli interventi previsti nel protocollo di intesa per la bonifica dei siti civili di Taranto Antonio Strambaci e il presidente dell'Autorità portuale Sergio Prete. (Greenbiz)
GLI INCONTRI – L’annuncio arriva con un comunicato stampa del ministero, che ricorda l’impegno del ministro ad incontrare nei prossimi giorni tutti i soggetti istituzionali interessati alla attuazione dei progetti in corso per la bonifica ed il risanamento dei siti civili e del sito industriale dell’Ilva.
I SOGGETTI CHIAMATI AL CONFRONTO - Orlando vedrà, secondo il calendario già programmato, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente dalla provincia di Taranto Giovanni Florido, il Prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, il garante dell’attuazione dell’AIA Vitaliano Esposito, il commissario per le bonifiche Alfredo Pini, il soggetto attuatore degli interventi previsti nel protocollo di intesa per la bonifica dei siti civili di Taranto Antonio Strambaci e il presidente dell'Autorità portuale Sergio Prete. (Greenbiz)
Tre!
Tre operai feriti in appena 24 ore. E' la triste catena di eventi negativi che si è abbattuta sull'Ilva di Taranto.
Dopo i due incidenti di ieri con altrettanti lavoratori feriti, oggi l'ennesimo incidente: un operaio, Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell'area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, e' scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla.
I Sindacati hanno riferito che il lavoratore ha avvertito un forte dolore ed e' stato accompagnato in infermeria per accertamenti. (TaSera)
Dopo i due incidenti di ieri con altrettanti lavoratori feriti, oggi l'ennesimo incidente: un operaio, Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell'area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, e' scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla.
I Sindacati hanno riferito che il lavoratore ha avvertito un forte dolore ed e' stato accompagnato in infermeria per accertamenti. (TaSera)
Due...
Secondo incidente...
Ritardo nei soccorsi degli operai Ilva feriti terminato lo sciopero
E' terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto indetto alle 11 di ieri mattina da Fim, Fiom e Uilm e da Usb per protestare contro il ritardo nei soccorsi ad uno dei due operai feriti ieri in distinti incidenti sul lavoro avvenuti nel siderurgico. Il primo operaio – che ha riportato alcune fratture - dopo essere precipitato da un ponteggio del reparto acciaieria 1 a seguito del cedimento di una pedana, è finito nel piano di colata del convertitore 3 ed è stato recuperato dopo oltre due ore dai vigili del fuoco in quanto il punto in cui è avvenuto l'incidente era accessibile solo tramite un ascensore di servizio, che risultava fuori servizio.
Ieri sera poi si è verificato un altro infortunio sul lavoro nell’area dei parchi minerali. Un dipendente dell’impresa appaltatrice 'Decà è stato colpito da un grosso tubo mentre, insieme ad alcuni colleghi, stava posizionando l’impianto che servirà all’irrorazione delle materie prime stoccate nei parchi minerali per contenere il fenomeno della dispersione delle polveri. Probabilmente è saltata una giunzione facendo muovere un tubo dalla sua originaria collocazione. L’operaio, condotto dal 118 all’ospedale 'Santissima Annunziatà, ha riportato un trauma toracico addominale. I sindacati hanno chiesto un incontro con l’azienda per porre il problema della sicurezza alla luce degli ultimi incidenti. (GdM)
Ritardo nei soccorsi degli operai Ilva feriti terminato lo sciopero
E' terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto indetto alle 11 di ieri mattina da Fim, Fiom e Uilm e da Usb per protestare contro il ritardo nei soccorsi ad uno dei due operai feriti ieri in distinti incidenti sul lavoro avvenuti nel siderurgico. Il primo operaio – che ha riportato alcune fratture - dopo essere precipitato da un ponteggio del reparto acciaieria 1 a seguito del cedimento di una pedana, è finito nel piano di colata del convertitore 3 ed è stato recuperato dopo oltre due ore dai vigili del fuoco in quanto il punto in cui è avvenuto l'incidente era accessibile solo tramite un ascensore di servizio, che risultava fuori servizio.
Ieri sera poi si è verificato un altro infortunio sul lavoro nell’area dei parchi minerali. Un dipendente dell’impresa appaltatrice 'Decà è stato colpito da un grosso tubo mentre, insieme ad alcuni colleghi, stava posizionando l’impianto che servirà all’irrorazione delle materie prime stoccate nei parchi minerali per contenere il fenomeno della dispersione delle polveri. Probabilmente è saltata una giunzione facendo muovere un tubo dalla sua originaria collocazione. L’operaio, condotto dal 118 all’ospedale 'Santissima Annunziatà, ha riportato un trauma toracico addominale. I sindacati hanno chiesto un incontro con l’azienda per porre il problema della sicurezza alla luce degli ultimi incidenti. (GdM)
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Decà,
incidente,
operaio,
parchi minerali,
sciopero
martedì 7 maggio 2013
Uno...
Ilva, cade ponteggio ferito un operaio. Sindacati: scioperiamo
Un operaio dello stabilimento Ilva di Taranto, Benedetto Montemurro, di 35 anni, addetto alla manutenzione, è precipitato stamani da un ponteggio ed è caduto in un convertitore all’interno dell’Acciaieria 1. Secondo fonti sindacali, il lavoratore ha subito diverse contusioni e fratture ma le condizioni non sarebbero gravi.
A quanto si è appreso, l’operaio stava effettuando lavori di saldatura su un ponteggio sopra un convertitore quando è caduto da una altezza di circa tre metri finendo nel piano di colata. Non è escluso, a quanto si sa, che l'incidente sia stato causato dal cedimento della pedana su cui stava lavorando. Sono intervenuti i vigili del fuoco e un equipaggio del 118 che ha trasportato il ferito all’ospedale Santissima Annunziata. Le operazioni di recupero sono state complicate dal fatto che l'infortunio è avvenuto in un punto raggiungibile solo con l'ascensore interno, fuori servizio. Gli accertamenti sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità sono a cura dei funzionari dello Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’asl.
Le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento siderurgico dalle 11 di oggi alle 7 di domani mattina per richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica dopo l’incidente di questa mattina.
L'OPERAIO RECUPERATO DOPO DUE ORE
Benedetto Montemurro, l’operaio caduto oggi da un ponteggio all’interno dell’Acciaieria 1, è stato recuperato dai vigili del fuoco dopo oltre due ore e mezzo in quanto il punto in cui è accaduto l’incidente era accessibile solo con l’ascensore, fuori servizio.
L'operaio è stato fatto uscire direttamente dalla bocca del convertitore. Ai colleghi ha detto che avvertiva dolore alle spalle, alle braccia e una caviglia. Questo pomeriggio i sindacati incontreranno i responsabili aziendali. «Dovranno spiegarci cosa è accaduto – dice Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl – perchè non è possibile che un lavoratore vittima di un infortunio resti tutto quel tempo a terra, isolato, prima di essere tratto in salvo».
SINDACATI: MANCA PIANO DI EVACUAZIONE
«Consideriamo di estrema gravità quanto accaduto nelle operazioni di primo soccorso». Così le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm commentano in una nota l'incidente avvenuto questa mattina nell’Acciaieria 1, dove un operaio è caduto da un’altezza di tre-quattro metri da un’impalcatura su cui stava effettuando dei lavori di manutenzione nel convertitore n.3, fermo per il suo rifacimento. Una lamiera avrebbe ceduto mentre Benedetto Montemurro, operaio della manutenzione divisionale di acciaieria, lavorava ad alcune saldature. «Ci riferiamo in particolar modo – spiegano i sindacati - alla mancanza di un piano di evacuazione, che l'azienda è obbligata a mettere in atto, in particolar modo nelle operazioni di manutenzione impianti. La mancanza di quanto denunciato ha ritardato, di circa 2 ore e mezzo, le operazioni di salvataggio dello stesso lavoratore, dall'interno del convertitore».
Quanto accaduto, attaccano le organizzazioni sindacali, «conferma un atteggiamento dell'azienda di totale sottovalutazione, rispetto al tema della sicurezza. In una fase così delicata e importante, nonostante gli infortuni mortali degli ultimi mesi e il pressante impegno di Fim, Fiom e Uilm, delle Rsu e delle Rls – conclude il comunicato – ancora oggi Ilva continua a non fornire le risposte che i lavoratori attendono».
AZIENDA: ACCERTEREMO LE MODALITA'
La dinamica dell’incidente di questa mattina all’Ilva «è in fase di accertamento». Lo precisa l’azienda che in una nota spiega che l’operaio coinvolto, Benedetto Montemurro, di 41 anni (e non di 35 come si era appreso in un primo momento), ha subito «traumi a una spalla, alla gamba e al piede sinistro». «L'incidente – è detto – è accaduto durante un’attività di manutenzione all’interno del convertitore numero 3».
Il lavoratore, osserva l'azienda, «è caduto da un ponteggio utilizzato per operare all’interno del convertitore». «L'infortunato – è detto ancora – ha ricevuto prontamente i primi soccorsi dai vigili del fuoco di stabilimento accompagnati successivamente dal personale medico. Le particolari condizioni del luogo dell’incidente hanno complicato le operazioni di assistenza che sono durate circa due ore». Montemurro, conclude l’Ilva, «è stato accompagnato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso». (GdM)
Un operaio dello stabilimento Ilva di Taranto, Benedetto Montemurro, di 35 anni, addetto alla manutenzione, è precipitato stamani da un ponteggio ed è caduto in un convertitore all’interno dell’Acciaieria 1. Secondo fonti sindacali, il lavoratore ha subito diverse contusioni e fratture ma le condizioni non sarebbero gravi.
A quanto si è appreso, l’operaio stava effettuando lavori di saldatura su un ponteggio sopra un convertitore quando è caduto da una altezza di circa tre metri finendo nel piano di colata. Non è escluso, a quanto si sa, che l'incidente sia stato causato dal cedimento della pedana su cui stava lavorando. Sono intervenuti i vigili del fuoco e un equipaggio del 118 che ha trasportato il ferito all’ospedale Santissima Annunziata. Le operazioni di recupero sono state complicate dal fatto che l'infortunio è avvenuto in un punto raggiungibile solo con l'ascensore interno, fuori servizio. Gli accertamenti sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità sono a cura dei funzionari dello Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’asl.
Le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento siderurgico dalle 11 di oggi alle 7 di domani mattina per richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica dopo l’incidente di questa mattina.
L'OPERAIO RECUPERATO DOPO DUE ORE
Benedetto Montemurro, l’operaio caduto oggi da un ponteggio all’interno dell’Acciaieria 1, è stato recuperato dai vigili del fuoco dopo oltre due ore e mezzo in quanto il punto in cui è accaduto l’incidente era accessibile solo con l’ascensore, fuori servizio.
L'operaio è stato fatto uscire direttamente dalla bocca del convertitore. Ai colleghi ha detto che avvertiva dolore alle spalle, alle braccia e una caviglia. Questo pomeriggio i sindacati incontreranno i responsabili aziendali. «Dovranno spiegarci cosa è accaduto – dice Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl – perchè non è possibile che un lavoratore vittima di un infortunio resti tutto quel tempo a terra, isolato, prima di essere tratto in salvo».
SINDACATI: MANCA PIANO DI EVACUAZIONE
«Consideriamo di estrema gravità quanto accaduto nelle operazioni di primo soccorso». Così le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm commentano in una nota l'incidente avvenuto questa mattina nell’Acciaieria 1, dove un operaio è caduto da un’altezza di tre-quattro metri da un’impalcatura su cui stava effettuando dei lavori di manutenzione nel convertitore n.3, fermo per il suo rifacimento. Una lamiera avrebbe ceduto mentre Benedetto Montemurro, operaio della manutenzione divisionale di acciaieria, lavorava ad alcune saldature. «Ci riferiamo in particolar modo – spiegano i sindacati - alla mancanza di un piano di evacuazione, che l'azienda è obbligata a mettere in atto, in particolar modo nelle operazioni di manutenzione impianti. La mancanza di quanto denunciato ha ritardato, di circa 2 ore e mezzo, le operazioni di salvataggio dello stesso lavoratore, dall'interno del convertitore».
Quanto accaduto, attaccano le organizzazioni sindacali, «conferma un atteggiamento dell'azienda di totale sottovalutazione, rispetto al tema della sicurezza. In una fase così delicata e importante, nonostante gli infortuni mortali degli ultimi mesi e il pressante impegno di Fim, Fiom e Uilm, delle Rsu e delle Rls – conclude il comunicato – ancora oggi Ilva continua a non fornire le risposte che i lavoratori attendono».
AZIENDA: ACCERTEREMO LE MODALITA'
La dinamica dell’incidente di questa mattina all’Ilva «è in fase di accertamento». Lo precisa l’azienda che in una nota spiega che l’operaio coinvolto, Benedetto Montemurro, di 41 anni (e non di 35 come si era appreso in un primo momento), ha subito «traumi a una spalla, alla gamba e al piede sinistro». «L'incidente – è detto – è accaduto durante un’attività di manutenzione all’interno del convertitore numero 3».
Il lavoratore, osserva l'azienda, «è caduto da un ponteggio utilizzato per operare all’interno del convertitore». «L'infortunato – è detto ancora – ha ricevuto prontamente i primi soccorsi dai vigili del fuoco di stabilimento accompagnati successivamente dal personale medico. Le particolari condizioni del luogo dell’incidente hanno complicato le operazioni di assistenza che sono durate circa due ore». Montemurro, conclude l’Ilva, «è stato accompagnato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso». (GdM)
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Taranto al convegno AIE
Il caso Taranto, l'attività dei blogger tarantini nell'informazione e la discussione sulle tematiche della città sono state illustrate nel corso del Seminario satellite
del Convegno di Primavera, organizzato dall’Associazione Italiana di Epidemiologia(AIE) il 6 maggio 2013
a Bologna, presso la Sala Conferenze della Terza Torre
Regione Emilia-Romagna - Viale della Fiera, 8.Titolo della relazone: Taranto: i delfini nella rete. Siamo tutti blogger
Relatore: Luigi Oliva
lunedì 6 maggio 2013
La storia si racconta anche così
Tratto da First Line Press
Volevamo continuare a occuparci di Taranto, della lotta contro l’Ilva
e l’abbiamo fatto stavolta con una breve intervista ad un tarantino
doc: Squaz ovvero Pasquale Todisco. Autore di moltissimi fumetti molto
significativi, per quanto riguarda la situazione Ilva ha disegnato
“Cartoline da Taranto” pubblicato da Internazionale.
Chi è Squaz?
Sono un fumettista ed illustratore, nato a Taranto ed “emigrato” a milano da 20 anni. Ho iniziato pubblicando brevi storie a fumetti per fanzine e riviste underground, in seguito sono approdato a Frigidaire, Rolling Stone, XL di Repubblica, Linus ed Il Male di Vauro e Vincino. Ho all’attivo alcuni libri a fumetti tra i quali “Pandemonio”, “Dimmi la Verità”, “Minus Habens” e “Le 5 Fasi” (con il collettivo DUMMY).
Parliamo delle tue opere: Minus habens una storia sul concetto di diverso: tema sacrosanto che in italia spesso non riusciamo a capire. in Italia è un fenomeno sociale non marginale: come vedi la situazione e quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere Minus habens?
Probabilmente il motivo è stato la nascita del mio primo figlio, inizialmente infatti doveva essere una storia per bambini. Lavorandoci su è poi diventata una specie di favola per adulti, ma sempre con le rime baciate e tutto il resto. Il tema della diversità mi ha sempre appassionato. Su Frigidaire per esempio ho pubblicato una serie a fumetti dal titolo “Lombrosario” che parlava sostanzialmente di casi clinici. A partire da lì sono stato contattato dal collettivo ACTION30 per collaborare ad uno spettacolo multimediale intitolato Constellation 61 che prendeva spunto dall’opera di Franco Basaglia, e che mi ha portato a contatto con pazienti ed operatori della salute mentale. Diciamo però che della diversità mi interessa più che altro l’aspetto sociale, filosofico. Sappiamo tutti che da come la società tratta le minoranze si può stabilire il suo grado di civiltà, non è una cosa che riguarda solo l’Italia.
A questo proposito fa abbastanza impressione che il motto dell’Unione Europea sia proprio “uniti nella diversità”.
Mi pare che questa unione si fondi sul ricatto e sull’uso della forza, e che i diversi non siano mai stati costretti ad omologarsi come ora.
Ci è piaciuto molto il tuo lavoro sull’Ilva di Taranto. Come vedi la situazione giù? Quali sono le prospettive.
Ti riferisci alla “Cartolina da Taranto” che ho pubblicato su Internazionale qualche mese fa. In effetti, era la terza volta che parlavo di Taranto sulle pagine di quella rivista. La differenza è che, diversamente dalle due volte precedenti, in quest’ultimo caso affrontavo un tema di bruciante attualità e di rilevanza nazionale (e non solo) come quello dell’Ilva, da testimone in presa diretta.
La situazione adesso sembra in movimento, con qualche delusione (la scarsa affluenza al referendum) e qualche piccola soddisfazione (il concertone del Primo Maggio). In realtà, il governo è evidentemente orientato a lasciare le cose come stanno, ed il fatto che la proprietà dell’Ilva abbia spremuto la fabbrica come un limone, con tute le conseguenze che conosciamo, fa chiaramente intendere che a giochi finiti mollerà ognuno al proprio destino lasciando dietro di sé macerie sia sociali che ambientali. La riconversione e le bonifiche sarebbero l’unica soluzione sensata, ed è quello che chiedono i cittadini, ma anche questo non è sufficiente. Penso alla bonifica fatta a Bagnoli, che ha creato più danni che altro. E’ ovvio che si deve affrontare un problema per volta, penso solo che questo è l’inizio di una lunga lunga battaglia.
E invece Belli dentro?
Belli dentro è una raccolta di miei fumetti brevi pubblicata in Francia nel 2006 (almeno credo) da un piccolo editore underground.
Si trattava di storie precedentemente pubblicate qua e là, raccolte in volume. Non ne ho mai avuto una copia tra le mani, né ho mai visto soldi. Temo che ai francesi non sia piaciuto molto. D’altronde, l’editore che lo pubblicò nel frattempo ha chiuso i battenti…
Attivismo ed arte…
Intanto, non mi considero un attivista. Casomai un fiancheggiatore. E poi l’arte dovrebbe creare i presupposti perché la gente viva in modo più pieno e consapevole, dovrebbe sollevare onde e schiuma e spruzzi. Se vuoi, è una pre-condizione.
Paliamo della graphic novel: qual è la situazione e il futuro in Italia?
Penso che il graphic novel sia un “tenere la posizione”, nel senso che ci sono autori che più di altri hanno investito molto in questo senso e ci credono tantissimo perché era importante ritagliare al fumetto un terreno in cui operare, con riconoscimenti culturali ed anche qualche vantaggio economico. Io dico che è un “tenere la posizione” nel senso che invece di andare nella direzione del romanzo a fumetti, quando già il romanzo tradizionale è in crisi e si avvia a dei grossi mutamenti, avrei trovato più proficuo puntare fin da subito verso direzioni più avventurose. Ma forse è questione di carattere e su queste questioni sono molto poco pragmatico.
Di sicuro, negli ultimi anni è cresciuta una generazione di fumettisti di talento (a volte enorme) che ha trovato il modo di esprimersi in maniera estremamente personale, senza troppi vincoli commerciali e senza dover fare per forza intrattenimento, e di vedere riconosciuto il proprio lavoro anche fuori dai nostri confini. Cosa che negli anni ’90, quando cioé ho cominciato io, sembrava ormai impensabile.
Di seguito CARTOLINE DA TARANTO
Squaz, un fumettista che “fiancheggia” le lotte
Chi è Squaz?
Sono un fumettista ed illustratore, nato a Taranto ed “emigrato” a milano da 20 anni. Ho iniziato pubblicando brevi storie a fumetti per fanzine e riviste underground, in seguito sono approdato a Frigidaire, Rolling Stone, XL di Repubblica, Linus ed Il Male di Vauro e Vincino. Ho all’attivo alcuni libri a fumetti tra i quali “Pandemonio”, “Dimmi la Verità”, “Minus Habens” e “Le 5 Fasi” (con il collettivo DUMMY).
Parliamo delle tue opere: Minus habens una storia sul concetto di diverso: tema sacrosanto che in italia spesso non riusciamo a capire. in Italia è un fenomeno sociale non marginale: come vedi la situazione e quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere Minus habens?
Probabilmente il motivo è stato la nascita del mio primo figlio, inizialmente infatti doveva essere una storia per bambini. Lavorandoci su è poi diventata una specie di favola per adulti, ma sempre con le rime baciate e tutto il resto. Il tema della diversità mi ha sempre appassionato. Su Frigidaire per esempio ho pubblicato una serie a fumetti dal titolo “Lombrosario” che parlava sostanzialmente di casi clinici. A partire da lì sono stato contattato dal collettivo ACTION30 per collaborare ad uno spettacolo multimediale intitolato Constellation 61 che prendeva spunto dall’opera di Franco Basaglia, e che mi ha portato a contatto con pazienti ed operatori della salute mentale. Diciamo però che della diversità mi interessa più che altro l’aspetto sociale, filosofico. Sappiamo tutti che da come la società tratta le minoranze si può stabilire il suo grado di civiltà, non è una cosa che riguarda solo l’Italia.
A questo proposito fa abbastanza impressione che il motto dell’Unione Europea sia proprio “uniti nella diversità”.
Mi pare che questa unione si fondi sul ricatto e sull’uso della forza, e che i diversi non siano mai stati costretti ad omologarsi come ora.
Ci è piaciuto molto il tuo lavoro sull’Ilva di Taranto. Come vedi la situazione giù? Quali sono le prospettive.
Ti riferisci alla “Cartolina da Taranto” che ho pubblicato su Internazionale qualche mese fa. In effetti, era la terza volta che parlavo di Taranto sulle pagine di quella rivista. La differenza è che, diversamente dalle due volte precedenti, in quest’ultimo caso affrontavo un tema di bruciante attualità e di rilevanza nazionale (e non solo) come quello dell’Ilva, da testimone in presa diretta.
La situazione adesso sembra in movimento, con qualche delusione (la scarsa affluenza al referendum) e qualche piccola soddisfazione (il concertone del Primo Maggio). In realtà, il governo è evidentemente orientato a lasciare le cose come stanno, ed il fatto che la proprietà dell’Ilva abbia spremuto la fabbrica come un limone, con tute le conseguenze che conosciamo, fa chiaramente intendere che a giochi finiti mollerà ognuno al proprio destino lasciando dietro di sé macerie sia sociali che ambientali. La riconversione e le bonifiche sarebbero l’unica soluzione sensata, ed è quello che chiedono i cittadini, ma anche questo non è sufficiente. Penso alla bonifica fatta a Bagnoli, che ha creato più danni che altro. E’ ovvio che si deve affrontare un problema per volta, penso solo che questo è l’inizio di una lunga lunga battaglia.
E invece Belli dentro?
Belli dentro è una raccolta di miei fumetti brevi pubblicata in Francia nel 2006 (almeno credo) da un piccolo editore underground.
Si trattava di storie precedentemente pubblicate qua e là, raccolte in volume. Non ne ho mai avuto una copia tra le mani, né ho mai visto soldi. Temo che ai francesi non sia piaciuto molto. D’altronde, l’editore che lo pubblicò nel frattempo ha chiuso i battenti…
Attivismo ed arte…
Intanto, non mi considero un attivista. Casomai un fiancheggiatore. E poi l’arte dovrebbe creare i presupposti perché la gente viva in modo più pieno e consapevole, dovrebbe sollevare onde e schiuma e spruzzi. Se vuoi, è una pre-condizione.
Paliamo della graphic novel: qual è la situazione e il futuro in Italia?
Penso che il graphic novel sia un “tenere la posizione”, nel senso che ci sono autori che più di altri hanno investito molto in questo senso e ci credono tantissimo perché era importante ritagliare al fumetto un terreno in cui operare, con riconoscimenti culturali ed anche qualche vantaggio economico. Io dico che è un “tenere la posizione” nel senso che invece di andare nella direzione del romanzo a fumetti, quando già il romanzo tradizionale è in crisi e si avvia a dei grossi mutamenti, avrei trovato più proficuo puntare fin da subito verso direzioni più avventurose. Ma forse è questione di carattere e su queste questioni sono molto poco pragmatico.
Di sicuro, negli ultimi anni è cresciuta una generazione di fumettisti di talento (a volte enorme) che ha trovato il modo di esprimersi in maniera estremamente personale, senza troppi vincoli commerciali e senza dover fare per forza intrattenimento, e di vedere riconosciuto il proprio lavoro anche fuori dai nostri confini. Cosa che negli anni ’90, quando cioé ho cominciato io, sembrava ormai impensabile.
Di seguito CARTOLINE DA TARANTO
Depuratore Gennarini: chi paga?
Nel processo per lo sversamento di acque reflue urbane sulla battigia,
provenienti dall'impianto di depurazione Gennarini il pubblico ministero
ha chiesto di condannare a sette mesi di reclusione tutti gli imputati.
Si tratta di funzionari dell'Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, di dirigenti del Comune di Taranto e di rappresentanti dell'associazione temporanea d'impresa affidataria del servizio di conduzione, controllo e custodia dell'impianto.
Legambiente, tramite l'avvocato Eligio Curci, si è costituita parte civile nel processo. Lo stesso ha fatto il Comune di Taranto, con l'avvocato Pasquale Annicchiarico.
Entrambe le parti civili hanno richiesto agli imputati un risarcimento danni.
Prossima udienza il 7 giugno, per una vicenda che dura ormai da molti anni
Si tratta di funzionari dell'Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, di dirigenti del Comune di Taranto e di rappresentanti dell'associazione temporanea d'impresa affidataria del servizio di conduzione, controllo e custodia dell'impianto.
Legambiente, tramite l'avvocato Eligio Curci, si è costituita parte civile nel processo. Lo stesso ha fatto il Comune di Taranto, con l'avvocato Pasquale Annicchiarico.
Entrambe le parti civili hanno richiesto agli imputati un risarcimento danni.
Prossima udienza il 7 giugno, per una vicenda che dura ormai da molti anni
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