martedì 27 agosto 2013

Stefano scrive lettere mentre l'Ilva trivella rifiuti nelle viscere della città

Il sito di Mater Gratiae (Licenza Creative Commons)
«Si apprende dagli organi di informazione della prossima emanazione da parte del Governo centrale di un provvedimento recante norme per la realizzazione e l'esercizio di discariche di rifiuti pericolosi e non, all'interno dello Stabilimento Ilva di Taranto. Non può dunque non rappresentarsi preoccupazione e dissenso da parte di questa Amministrazione, ove queste disposizioni assumessero carattere derogatorio alle normative, anche di livello comunitario a danno della tutela ambientale».
E' quanto scrive il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno alla Direzione dell'Arpa Puglia, l'Agenzia per l'ambiente.
«In questo contesto - aggiunge il Sindaco di Taranto - si chiede a codesta Agenzia, cui è demandata l'espressione delle compatibilità tecnico/gestionali, particolare attenzione nella valutazione degli effetti cumulati di tali impianti che incidono su aree già fortemente gravate. Naturalmente si fa sin d'ora espressa riserva di ogni eventuale iniziativa a tutela del territorio e della comunità tutta. Si resta in attesa di aggiornamenti».
Intanto sulla vicenda è intervenuto anche l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro: «Lungi da me la volontà di commentare o esprimere giudizi su una cosa che ancora non ho avuto modo di leggere e studiare, di una cosa sono certo: mi lascia molto perplesso il ricorso continuativo alla decretazione d'urgenza per dirimere le questioni che riguardano Taranto».
«E' una cosa su cui ho molti dubbi - scrive l'assessore regionale - in virtù del fatto che ritengo necessaria una maggiore ponderazione e mi viene in mente un esempio: l'inserimento in Aia delle discariche interne ad Ilva come BAT (Best Avaible Techinologies) ci dava una certa garanzia in termini di conduzione delle stesse, di monitoraggio e di possibilità di intervento in caso di problemi. Da oggi non è più così". (TaSera)

Ilva, sì all’uso di discariche interne Senza verifica Aia

L’Ilva potrà realizzare due discariche (una per rifiuti pericolosi, l’altra per rifiuti speciali) all’interno dello stabilimento siderurgico tarantino, in località Mater Gratiae, evitando la procedura di Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha deciso ieri pomeriggio il Consiglio dei Ministri, approvando un articolo, inserito nel decreto sulla pubblica amministrazione, che riguarda le «imprese di interesse strategico nazionale» e fa riferimento, in particolare, all'Ilva e alla produzione dei rifiuti di cui si autorizza lo smaltimento nell'area dello stabilimento nel rispetto dell'ambiente e della salute.
«Per attuare l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) - spiega il ministero dell'Ambiente - è, infatti, prevista la produzione di rilevanti quantità di rifiuti non pericolosi e pericolosi che devono essere smaltiti in tempi rapidi in impianti idonei. Quindi è urgente disporre delle discariche per le quali è già stato rilasciato il giudizio positivo di compatibilità ambientale - e fra questi ci sono alcuni siti compresi nel perimetro dello stabilimento Ilva di Taranto - ma il cui iter autorizzativo non è stato ancora definito. Una soluzione che evita di cercare siti esterni che richiederebbe tempi lunghi e costi molto elevati che sottrarrebbero risorse ad altri interventi ambientali. La disposizione - precisa il ministero dell'Ambiente - non comporta oneri per la finanza pubblica in quanto le spese inerenti la costruzione e gestione delle discariche in questione sono a carico dell'Ilva spa in qualità di gestore delle medesime».
La procedura, però, come detto, evita di proseguire l’iter, avviato ormai da anni, per far avere alle discariche in questione l’Autorizzazione integrata integrata ambientale, con l’acquisizione dunque di tutti i pareri necessari e il fatto non può che suscitare dubbi sulla procedura seguita. Il Governo è parso unicamente orientato a soddisfare le richieste formulate dal commissario straordinario dell’azienda Enrico Bondi e dal suo vice Edo Ronchi, che non volevano assolutamente saperne di spendere quasi 300 milioni di euro per smaltire i rifiuti prodotti dall’Ilva in discariche esterne, ma è evidente che non possono essere scelte meramente economiche a dettare l’adozione di provvedimenti dalle ricadute ambientali tutte da valutare ma sicuramente non irrilevanti, considerando che l’Ilva non è mai riuscita ad ottenere l’autorizzazione per quegli impianti seguendo la via prevista dalla legge.
Non solo. Per la concussione che avrebbe esercitato sui funzionari pubblici allo scopo di autorizzare le discariche di contrada Mater Gratiae, il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è stato arrestato lo scorso 15 maggio e si trova tutt’ora agli arresti domiciliari, pur avendo lasciato ogni tipo di incarico politico e amministrativo. Al centro dell’inchiesta denominata «Ambiente Svenduto» ci sarebbero le pressioni fatte dall’Ilva sulla Provincia per ottenere l’autorizzazione all’esercizio della discarica «Mater Gratiae » allo scopo di risparmiare sui costi di smaltimento, scopo raggiunto, ora, addirittura via decreto. L’azienda dovrà confrontarsi con Arpa e Regione Puglia riguardo alle modalità di gestione delle discariche. (GdM)



Discarica Ilva Mater Gratiae: la magistratura arresta, il governo autorizza

“L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”, scriverebbe nuovamente Shakespeare. A Taranto accade l’inverosimile e l’informazione nazionale mette tutto in sordina. La magistratura ha arrestato il presidente della Provincia Gianni Florido (uomo di punta del Pd locale) per fatti relativi ad una discarica per rifiuti speciali pericolosi dell’Ilva, la Mater Gratiae. Con lui è già finito agli arresti un altro esponente del Pd, Michele Conserva.
Allora cosa fa il governo? Decide di metterci una pietra sopra e di autorizzare per decreto quella discarica. Oggi si riunisce per sanare tutto. Incredibile ma vero. In questo modo potrebbero essere dichiarati a norma anche i palazzi senza collaudo, gli appartamenti senza agibilità o i camion senza revisione. Tutto viene semplificato quando viene tagliato il nodo gordiano.
Ormai siamo abituati a vedere governi che a colpi di decreto rendono legale ciò che non lo era. Ora l’Ilva è nuovamente nella legalità “ope legis”, ossia “per il dettato della legge”. Viene così disinnescata quella mina sulla quale sono saltati gli amministratori del Pd. Sembrano storie diaboliche inventate ad hoc per gettare discredito sulla politica ma sono invece vere e accadono qui, in Italia.
Scendendo nello specifico, vi è un aspetto su cui è interessante riflettere, visto che parliamo di una discarica per “rifiuti speciali pericolosi“, ossia una di quelle più a rischio di ogni altra. Ci sono infatti rifiuti così pericolosi che non si possono conferire in discarica. Questi rifiuti devono infatti subire dei trattamenti preventivi (ad es. solidificazione o vetrificazione). Se ad esempio vi sono rifiuti pericolosi che percolano, essi non possono essere portati in discarica. Vanno prima sottoposti a trattamenti in genere piuttosto costosi che – se fossero applicati ad un’industria inquinante, così come richiede la legge – farebbero impennare i suoi costi di gestione.
Dovrebbe riflettere su questo aspetto il governo che pensa di sanare tutto per decreto, come se per decreto si potesse bloccare il percolato di rifiuti pericolosi non trattati. La cosa curiosa è che questo ennesimo provvedimento “per l’Ilva” si annida in un “pacchetto tagli” che riguarda la pubblica amministrazione: auto blu, precariato, dirigenti scolastici e varie voci della spesa pubblica.
Ma che attinenza ha una discarica privata con la spesa pubblica? Torniamo però alla questione dei rifiuti pericolosi che sono “troppo pericolosi” da essere portati in discarica tal quali. Il passaggio cruciale in questo caso è l’ARPA che potrebbe ficcare il naso in quei rifiuti e farli analizzare. Se infatti l’ARPA facesse controlli a tappeto e puntasse a fare la radiografica completa di quanto finisce nella discarica Mater Gratiae, ecco che si spalancherebbe un mondo. Sarebbe la prova della verità. E’ un atto di coraggio che dobbiamo chiedere non solo all’ARPA ma anche alla magistratura.
Occorre una perizia su quei rifiuti (le due perizie del GIP non hanno toccato le discariche Ilva). Chiederemo ispezioni a metri di profondità su quello che ci è finito dentro in questi anni. Per non parlare della falda acquifera – superficiale e profonda – che scorre sotto la discarica. Più si scava e più ci sarebbe da scavare. Analizzare sistematicamente i rifiuti e caratterizzarli adeguatamente è quello che va fatto.
Se si operasse così, anche questo nuovo “pacchetto” non avrebbe vita facile. I suoi intendimenti potrebbero saltare sulle “sorprese” che si nascondono in questa discarica. E’ veramente odioso che la politica di chi ci governa lavori dalla parte opposta alla nostra. E’ veramente grave il silenzio di tanta politica così loquace in campagna elettorale. Le gravi responsabilità trasversali di questa politica vanno contestate in nome della legalità e della trasparenza.
Perché decretare procedure eccezionali per una discarica che invece deve passare dalle procedure autorizzative ordinarie? E’ bene infatti dire che la questione della procedura “ope legis” di autorizzazione contrasta con ogni più elementare regola europea. I cittadini hanno il diritto di sapere e di avanzare osservazioni alle quali va data risposta. Ad esempio: la discarica ha un adeguato sistema di recupero delle acque meteoriche? O la pioggia porta in profondità tutto ciò che percola? Ed esiste un efficace fondo di impermeabilizzazione? E la falda quanto è inquinata? Sono tutte cose che i cittadini hanno diritto di sapere. La procedura che consente di sapere e di partecipare si chiama AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). L’AIA infatti non vale solo per l’inquinamento dell’aria ma anche per l’acqua e per le discariche. Proprio per questo la questione della Mater Gratiae era spinosissima ed è stata stralciata dall’AIA.
Autorizzare la Mater Gratiae per decreto scavalcando l’iter di legge significa compiere un ennesimo azzardo. I partiti di questo governo devono sapere che, lavorando contro i cittadini, incontreranno solo il loro disprezzo. Tanta sfrontatezza e tanta malapolitica alla lunga si ritorcerà contro il partito trasversale. (Marescotti - FQ)

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