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domenica 24 maggio 2015
In FLASH we trust!
Mutande a parte, il flashmob dei lavoratori di Teleperformance, in serata a Taranto, è stato anche caratterizzato dalle impronte delle mani dei bambini. Per esempio, i figili di quei lavoratori che in mancanza di soluzioni, rischiano di btutto, di rimanere senza lavoro. I dipendenti del call center sono duemila e con la manifestazione tarantina, in piazza Garibaldi, si è richiamata l’attenzione generale su un problema estremamente grave, dato che si tratta, fra le altre cose,del secondo insediamento produttivo di Taranto, dopo l’Ilva.
In mattinata era stata la volta del flashmob, con un corteo fra Manduria e Avetrana, dei cittadini residenti in quel territorio per dire no al progetto di depuratore con scarico di liquami in mare.
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lunedì 11 marzo 2013
Precari in linea!
«Siamo le operatrici e gli operatori telefonici della più grande azienda di call center d’Italia – si legge – Siamo operai stanchi di subire il ricatto di dovere scegliere tra il lavoro e la salute. Prima di arrivare ai 30 anni abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle il significato di cassa integrazione. Siamo disoccupati. Siamo studenti lavoratori, ma viviamo ancora con i nostri genitori».
E’ un bacino larghissimo di anime che tenderebbero alla fuga, ma che prima di scappare, se mai decidessero di lasciare alle loro spalle casa e famiglia, hanno deciso di parlare. I loro nomi, sono nei lunghi scritti che compongono il mosaico del sito. Spulciandolo c’è una diversità di contenuti, tutti validi, ma un solo filo conduttore: la voglia di essere protagonisti di un riscatto generazionale. E Taranto, la città del «ce me ne futt a me», diventa, in un momento dove la politica a tutti i livelli latita, per questo le decisioni vengono prese dalla magistratura, l’ombelico del mondo, il “centro di gravità” del cambiamento. Gli argomenti trattati sono vari, seppure il sito www.precarieta.info sia giovane. Si spazia dalla nuova emergenza profughi a quella occupazionale, dal moto perpetuo di sdegno per una fabbrica che inquina, ad elaborati dove si discerne di cultura e tarentinità. Sono loro la Taranto di domani. Loro a cui oggi il futuro, quello di uno stipendio a fine mese, è negato. Quel futuro che li ingabbia nel “qui e ora”, sotto forma di precarietà permanente. Potevano restare in silenzio, continuare a argomentare tra di loro, ed invece hanno scelto di “essere la differenza”. Come? Mettendo benzina alla rabbia, ma colorandola di aspettative e visioni. È solo così che il rancore non uccide i sogni, semmai li alimenta, nel desiderio del riscatto. Si legge ancora nella presentazione, che è un frullato di emozioni in divenire: «Siamo consapevoli di essere i figli della sconfitta, ma abbiamo deciso di ribellarci. Oggi prendiamo parola perché vogliamo raccontare alla città tutta, della nostra generazione. Di una precarietà decisa sui nostri corpi e sulle nostre esistenze da padroni, sindacati e partiti. Sappiamo di essere in tanti e non vogliamo più rimanere isolati. La felicità è un diritto. Per tutti». (GdM)
venerdì 23 novembre 2012
E perchè non fare le giornate di un'ora?
Allarme a Taranto «Teleperformance a rischio chiusura»
Teleperformance adieu, addio, per restare al francese. L’impensabile potrebbe accadere, stando alle parole dell’amministratore delegato Lucio Apollonj Ghetti ieri in conferenza stampa: «Abbiamo 621 esuberi a Taranto (circa un lavoratore su tre dei poco meno di 2mila complessivamente occupati nel call center, ndr). Una parte del sindacato (Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl, ndr) che dice no alla riduzione a 4 ore dell’orario di lavoro, mentre c’è una parte con la quale si ragiona (la Uilcom, ndr). Ritirare le procedure di mobilità avviate e dire no all'orario di 4 ore significa - ha dichiarato Apollonj - che stiamo andando verso l'assenza di soluzioni alternative attraverso le quali permettere una riduzione del costo del lavoro e il rilancio della competitività. L'azionista di Teleperformance non vuol far ricorso agli ammortizzatori. C’è chi non vuol capirlo. O si trova un'alternativa e la deve indicare il fronte del no o licenziamo e chiudiamo la sede. La situazione è pericolosa».
Sarà che rimuginava ancora polemicamente il mancato incontro a Bari con l’assessore Gentile, nella sede della Regione, «forse c'è scarso interesse istituzionale per la vertenza», ma l’amministratore delegato di Teleperformance ha usato toni duri. Qualcuno dirà: è successo anche lo scorso anno e poi arrivò la cassa integrazione. Ma questa volta la strada è in salita, se non altro per la minaccia di chiusura, mai avanzata finora e che sembra far tanto pendent con le parole usate dall’Ilva nell’istanza presentata alla magistratura: «Senza dissequestro si chiude».
«Abbiamo due problemi: l’eccedenza di ore di lavoro e i costi» ha aggiunto il capo del personale di Teleperformance, Gabriele Piva. «Siamo i più cari sul mercato, pur bravi non siamo competitivi per i costi» ha ribadito Lucio Apollonj Ghetti. «Badate: il mancato accordo non porta agli ammortizzatori sociali e chi crede sia un bluff ricordi la chiusura del call center a Roma».
Insomma un dipendente Teleperformance, assunto a tempo indeterminato, sui bilanci aziendali pesa troppo e questo ancor più in un momento «di crisi strutturale» del mercato che porta i committenti «a preferire chi offre il proprio lavoro a 18 euro e non a 25 come noi, pur essendo più bravi degli altri» ha aggiunto l’amministratore delegato, rivelando: «Chiudere la sede di Taranto e di Roma costerebbe due milioni e mezzo, ricapitalizzarla 9 milioni, ma non c’è intenzione. Poi - ha detto ancora Apollonj - ci sono i problemi del massimo ribasso, dei committenti pubblici che pagano dopo due anni, della legge 407 che va cancellata così come abbiamo chiesto a Camera e Senato. Il mercato è saturo per cui cresceremmo se avessimo un costo comparabile a quello degli altri concorrenti. Faremo un ultimo tentativo - ha concluso Apollonj - parlando direttamente ai lavoratori delle nostre proposte. Certo sarebbe un problema se non tutti accettassero». (GdM)
I dipendenti in protesta contro le procedure mobilità
TARANTO - I dipendenti del call center Teleperformance di Taranto
stanno aderendo in massa allo sciopero del sangue indetto dai sindacati
di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc per protestare contro le
procedure di mobilità annunciate dall'azienda nei confronti di 621
lavoratori. All'esterno dello stabilimento c'è un'autoemoteca, che sta
accogliendo i lavoratori che si sottopongono volontariamente alla
donazione del sangue.
Teleperformance adieu, addio, per restare al francese. L’impensabile potrebbe accadere, stando alle parole dell’amministratore delegato Lucio Apollonj Ghetti ieri in conferenza stampa: «Abbiamo 621 esuberi a Taranto (circa un lavoratore su tre dei poco meno di 2mila complessivamente occupati nel call center, ndr). Una parte del sindacato (Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl, ndr) che dice no alla riduzione a 4 ore dell’orario di lavoro, mentre c’è una parte con la quale si ragiona (la Uilcom, ndr). Ritirare le procedure di mobilità avviate e dire no all'orario di 4 ore significa - ha dichiarato Apollonj - che stiamo andando verso l'assenza di soluzioni alternative attraverso le quali permettere una riduzione del costo del lavoro e il rilancio della competitività. L'azionista di Teleperformance non vuol far ricorso agli ammortizzatori. C’è chi non vuol capirlo. O si trova un'alternativa e la deve indicare il fronte del no o licenziamo e chiudiamo la sede. La situazione è pericolosa».
Sarà che rimuginava ancora polemicamente il mancato incontro a Bari con l’assessore Gentile, nella sede della Regione, «forse c'è scarso interesse istituzionale per la vertenza», ma l’amministratore delegato di Teleperformance ha usato toni duri. Qualcuno dirà: è successo anche lo scorso anno e poi arrivò la cassa integrazione. Ma questa volta la strada è in salita, se non altro per la minaccia di chiusura, mai avanzata finora e che sembra far tanto pendent con le parole usate dall’Ilva nell’istanza presentata alla magistratura: «Senza dissequestro si chiude».
«Abbiamo due problemi: l’eccedenza di ore di lavoro e i costi» ha aggiunto il capo del personale di Teleperformance, Gabriele Piva. «Siamo i più cari sul mercato, pur bravi non siamo competitivi per i costi» ha ribadito Lucio Apollonj Ghetti. «Badate: il mancato accordo non porta agli ammortizzatori sociali e chi crede sia un bluff ricordi la chiusura del call center a Roma».
Insomma un dipendente Teleperformance, assunto a tempo indeterminato, sui bilanci aziendali pesa troppo e questo ancor più in un momento «di crisi strutturale» del mercato che porta i committenti «a preferire chi offre il proprio lavoro a 18 euro e non a 25 come noi, pur essendo più bravi degli altri» ha aggiunto l’amministratore delegato, rivelando: «Chiudere la sede di Taranto e di Roma costerebbe due milioni e mezzo, ricapitalizzarla 9 milioni, ma non c’è intenzione. Poi - ha detto ancora Apollonj - ci sono i problemi del massimo ribasso, dei committenti pubblici che pagano dopo due anni, della legge 407 che va cancellata così come abbiamo chiesto a Camera e Senato. Il mercato è saturo per cui cresceremmo se avessimo un costo comparabile a quello degli altri concorrenti. Faremo un ultimo tentativo - ha concluso Apollonj - parlando direttamente ai lavoratori delle nostre proposte. Certo sarebbe un problema se non tutti accettassero». (GdM)
Teleperformance, sciopero del sangue
I dipendenti in protesta contro le procedure mobilità
Indetta dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc
TARANTO - I dipendenti del call center Teleperformance di Taranto
stanno aderendo in massa allo sciopero del sangue indetto dai sindacati
di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc per protestare contro le
procedure di mobilità annunciate dall'azienda nei confronti di 621
lavoratori. All'esterno dello stabilimento c'è un'autoemoteca, che sta
accogliendo i lavoratori che si sottopongono volontariamente alla
donazione del sangue.
Teleperformance, sciopero del sangue
La normativa prevede che il lavoratore abbia diritto in
questo caso a una giornata di astensione dal lavoro. L'azienda, dopo
aver fatto ricorso per 30 mesi agli ammortizzatori sociali per una parte
del personale, ha proposto la riduzione dell'orario lavorativo da 6 a 4
ore giornaliere, ma i sindacati non hanno accettato il taglio alla
retribuzione. (CdM)
venerdì 6 aprile 2012
mercoledì 25 febbraio 2009
Bambini ammalati, mozzarelle e co.
Mentre gli oncologi "osano", i "disabilisti" fanno ancora fatica a denunciare con fermezza, come fa l'IMID da tempo, gli effetti dell'inquinamento ambientale di origine industriale e non solo su malattie dell'infanzia che fino a pochi decenni fa erano poco diffuse...
L'industria e i suoi effetti a confronto con il terziario e lo sviluppo (mancato) del territorio.




L'industria e i suoi effetti a confronto con il terziario e lo sviluppo (mancato) del territorio.



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