"Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata ». (Margaret Mead)
Ecco il testo ed i firmatari della lettera di solidarietà inviata il 27 luglio da noti epidemiologi ad alcune testate giornalistiche italiane
Lettera di solidarietà
Conosciamo il direttore di ARPA Puglia, Professor Giorgio
Assennato, da molti anni e abbiamo condiviso con lui la passione per la
ricerca sulle malattie da lavoro, l’interesse per le tematiche
ambientali e le implicazioni per la salute, la difficoltà di coniugare
ricerca e gestione dell’intervento pubblico che ha implicazioni per la
tutela dell’ambiente e la sanità pubblica. Questo percorso ci ha
portato ad apprezzare le grandi capacità tecniche di Assennato, le sue
indubbie doti manageriali, la sua onestà e rigore morale, la sua
apertura al confronto con tutti i portatori di interessi, la
trasparenza negli atti pubblici e la sua profonda convinzione che i
conflitti ambientali vanno governati senza mai dare spazio a interessi
di parte, schematismi ed approssimazioni. Assennato è una persona con
un integro senso dello Stato, un professionista che in Puglia e in
Italia ha profuso le sue energie per sviluppare e consolidare il
sistema delle agenzie ambientali e per tutelare diritti e salute.
Per la conoscenza e la stima che abbiamo di Giorgio Assennato, con
stupore abbiamo letto la notizia del rinvio a giudizio per l’indagine
“Ambiente Svenduto” di Taranto. La sua onestà e rettitudine per noi
sono fuori di dubbio e siamo sicuri che ciò emergerà nel corso del
processo. Siamo amareggiati per una campagna mediatica che pone una
persona onesta e competente come Assennato “alla sbarra” allo stesso
modo di chi è accusato di aver inquinato. Assennato ha tentato, tra i
primi e spesso in modo isolato, sempre e testardamente con i soli
strumenti tecnici, di mettere un freno alla prepotenza e al disastro
ambientale. Siamo assolutamente certi della serenità ed equilibrio
della giustizia, ma vogliamo dichiarare la nostra totale solidarietà ad
Assennato e raccomandiamo alla stampa di considerera con più
attenzione le diverse posizioni ed evitatare analogie disinformative
per il pubblico ed umilianti per l’interessato.
lettera firmata da:
Carla Ancona, epidemiologa, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, Regione Lazio;
Pier Alberto Bertazzi, medico del lavoro ed epidemiologo, Università di Milano;
Giovanna Berti, epidemiologa, ARPA Piemonte;
Fabrizio Bianchi, epidemiologo, dirigente di ricerca CNR;
Ennio Cadum epidemiologo, ARPA Piemonte;
Mario Cirillo, ingegnere, ISPRA:
Pietro Comba, epidemiologo, ISS;
Liliana Cori, comunicatrice, ricercatrice CNR;
Francesco Forastiere, epidemiologo, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, Regione Lazio;
Paolo Lauriola, epidemiologo, ARPA Emilia-Romagna;
Mauro Mariottini, epidemiologo, ARPA Marche;
Paola Michelozzi, epidemiologa, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale Regione Lazio;
Celestino Panizza, medico del Lavoro, ASL di Brescia
Roberta Pirastu, epidemiologa, Università “ La sapienza” di Roma;
Andrea Ranzi, epidemiologo, ARPA Emilia-Romagna;
Danila Scala, epidemiologa, ARPAT Toscana;
Luciana Sinisi, medico, ISPRA;
Salvatore Scondotto, epidemiologo, Regione Sicilia;
Taranto, 21% in più di mortalità infantile rispetto a media
Nella Terra dei Fuochi e a Taranto si muore di più che nel resto
delle rispettive regioni, ci si ammala e si viene ricoverati più spesso a
causa dei tumori. A rendere pubblici i dati è l’Istituto Superiore di
Sanità, che ha appena pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento dello
studio epidemiologico Sentieri. Un dossier che ilfattoquotidiano.it
aveva anticipato nei giorni scorsi, rivelando anche le difficoltà di trovare finanziamenti per completare il lavoro.
A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale.
Confermati anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle
precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio nell’area
sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori
nella fascia 0-14 anni pari al 54%, mentre nel primo anno di vita
l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie
di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l’aumento
della mortalità è invece del 45%. “Lo studio conferma le criticità del
profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti
indagini – scrive l’Iss -. Le analisi effettuate utilizzando i tre
indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per
le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo
eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in
esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma
della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso,
malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”.
Nella Terra dei Fuochi
c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10% per
gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli,
mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del
6%. Lo studio, spiega il sito dell’Iss, si basa sui dati di 55 comuni, e
ha riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi
tipi di tumore. “In particolare è stato individuato il gruppo di
patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i
generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri,
incidenza tumorali) – si legge -, è costituito da: “tumori maligni dello
stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne
che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella
mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli
uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli
uomini)”. Il tumore della mammella è in eccesso
in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i
generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri)
riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del
polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli
uomini”. L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i
bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è
risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in
quella di Caserta. “Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni
si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di
Caserta – spiega l’Iss -. Nella provincia di Napoli, servita dal
Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del
sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età
0-14″. (FQ)
Aggiornato lo studio SENTIERI per la cosiddetta "Terra dei fuochi"(TdF) e per il SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Taranto
Componenti del Gruppo di lavoro ISS per l’aggiornamento dello Studio:
- Loredana Musmeci, Pietro Comba, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria)
- Stefania Salmaso, Susanna Conti, Valerio Manno, Giada Minelli (Centro
Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)
Lo studio sulla cosiddetta "Terra dei Fuochi”"individuata in 55 comuni
nelle province di Napoli e Caserta) e sui comuni del SIN di Taranto
(Taranto e Statte), affidato dal Parlamento all’Istituto Superiore di
Sanità con la Legge n°6 del 6 febbraio 2014, avviatosi a febbraio e
conclusosi a maggio, nei tempi previsti dal legislatore, è stato
realizzato con lo scopo di rilevare eventuali eccessi di mortalità,
incidenza oncologica e morbosità stimata attraverso i dati di
ospedalizzazione, riferibili all’esposizione a contaminanti ambientali.
E’ iniziata ieri la XVIII Riunione Scientifica Annuale AIRTUM che durerà sino a domani.
E’ proprio Taranto quest’anno ad aprire i
lavori della XVIII riunione scientifica annuale dell’Associazione
Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Un evento scientifico a carattere
nazionale della durata di tre giorni, che conta la presenza di
tantissimi medici, ricercatori e personale sanitario proveniente da ogni
parte d’Italia, e che funge da aggiornamento professionale per quanti
ne hanno preso parte. Il convegno prevede una serie di interventi da
parte di studiosi di grande valore nazionale e internazionale. La scelta
di tenere l’incontro a Taranto rappresenta un riconoscimento dei
risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in
pochi anni ha visto la presenza del registro tumori in tutte le ASL
locali, portando così quelli di Taranto e Lecce all’accreditamento. Si
parla di ‘numeri’, e a Taranto fa molto male sentire parlare di numeri,
perché dietro quei numeri ci sono reparti di oncologia strapieni, ci
sono bambini. C’era il bivio ‘lavoro-salute’: c’era, perché i tarantini
non possono più scegliere. Lo dicono i numeri, quelli del cancro. Lo
dice anche Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che
quella di Taranto è una situazione reale di emergenza ambientale e
sanitaria, e questo lo sappiamo già da diversi anni, perché gli studi
scientifici su ambiente e salute, a Taranto hanno una lunga storia, e
questa è una città nella quale alcune patologie, sia tumorali (come
tumore ai polmoni o della pleura) che non tumorali (patologie delle vie
aeree), hanno un’incidenza e in alcuni casi una mortalità più elevata
rispetto alla popolazione della Puglia nel suo complesso: “questo è
spiegato dalla quantità e qualità delle immissioni del polo industriale.
Il quadro è abbastanza ben definito dal punto di vista scientifico”
spiega Comba, ricordando la legge numero 6 del 6 febbraio 2014, con la
quale il Parlamento ha approvato un intervento straordinario proprio per
la popolazione tarantina, il quale prevede una facilitazione dei
percorsi diagnostici e terapeutici delle malattie che possono essere
causate dalla contaminazione ambientale, e l’Istituto Superiore di
Sanità con la Regione Puglia, in particolare con il dipartimento di
prevenzione della ASL di Taranto, così come spiega Comba, hanno insieme
un mese di tempo, per mettere a punto il piano di questo intervento.
Quando si parla di disastro ambientale, soprattutto in una città come
Taranto, che importanza assume un registro tumori? Sicuramente, sempre a
dire di Comba, la finalità principale è quella di misurare il carico di
patologia tumorale di queste aree, rifacendosi allo storico esempio di
Chernobyl, e sottolineando che i registri hanno contribuito a chiarire
nel tempo, a seconda della durata e della latenza della malattia, in che
misura determinate emergenze ambientali hanno causato casi di tumori.
Insomma, una risorsa fondamentale il registro tumori a detta della
comunità scientifica che ieri mattina presso l’ex Caserma Rossarol, ora
sede del Polo Universitario Ionico, ha aperto i lavori con un seminario
satellite dal titolo ‘Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri
Tumori’ al quale nel pomeriggio è seguito un convegno presieduto dalle
autorità Istituzionali e rappresentanze mediche del territorio. Il
seminario, introdotto da una lettura a cura del presidente AIOM Cascinu,
ha visto l’intervento dei due epidemiologi incaricati dal Giudice
Patrizia Todisco, per i rilievi scientifici afferenti il caso Ilva,
ovvero Annibale Biggeri e Francesco Forastiere, i quali hanno parlato
rispettivamente, di aspetti metodologici nell’analisi del profilo di
salute dei residenti nei siti d’interesse nazionale per l bonifica, e lo
studio di coorte residenziale nella valutazione dei rischi ambientali.
Nel suo discorso di apertura Cascinu, afferma che bisogna ragionare su
cosa investire in termini di screening, ribadendo l’importanza
fondamentale del registro tumori, per comprendere al meglio le fasce
d’età colpite, quale tipo di tumore è più frequente, il tutto per capire
come meglio agire in termini di prevenzione e di screening; ma
soprattutto, per definire se l’attesa di vita in una determinata area, è
stabilità da fattori biologici o fattori ambientali. Francesco
Forastiere, del dipartimento di epidemiologia SSR Lazio, spiega nella
sua esposizione su cosa si basano gli studi di coorte di popolazione,
ovvero sulla ricostruzione della storia anagrafica di tutti gli
individui residenti, il loro successivo follow-up, la verifica di
mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza dei tumori, e il computo dei
tassi assoluti e relativi di frequenza di malattia e di mortalità. Da
quanto spiega, nell’area di Taranto, dal 1995 al 2002, su un numero di
mortalità di circa 7000 uomini, 2029 sono deceduti a causa di un tumore.
Per quanto riguarda le recenti pubblicazioni, sono stati resi noti per
Taranto e provincia, i dati relativi al triennio 2006-2008, dai quali si
apprende che in questo lasso di
tempo, sono stati circa 8800 i nuovi casi
di tumore che hanno interessato gli uomini per il 55% e le donne per il
45%. Tra i tumori più frequenti negli uomini risultano quelli del
polmone, della prostata , vescica, colon e retto e fegato; mentre per le
donne, il tumore della mammella, del colon e del retto, tiroide, corpo
dell’utero e ovaio. In termini di mortalità, sempre in riferimento al
triennio 2006-2008, i numeri parlano di 4.112 decessi, dei quali 2.339
sono uomini e 1.713 donne. I dati fino al 2008, confrontati con quelli
nazionali, mostrano tassi di incidenza inferiori rispetto alla media
nazionale. Se consideriamo però la patologia tumorale a livello
polmonare e vescicale nel sesso maschile, l’impatto risulta superiore
alla media sia a livello nazionale che a livello meridionale, a
differenza dell’impatto relativo al sesso femminile, che risulta
nettamente inferiore. Tutto questo, come si apprende dalla sintesi dei
risultati pubblicata sul rapporto tumori della provincia di Taranto, a
conferma di possibili nessi causali tra la patologia e l’aver lavorato
nel settore industriale. Ulteriore conferma a quanto detto, è anche la
bassa incidenza, sempre per quanto riguarda Taranto e provincia, di
tumori legati ad abitudini alimentari. Superiore invece, nell’area
meridionale, i tumori della mammella, collo, utero e ovaio. L’incidenza
elevata di queste forme tumorali è dovuta anche al ritardo con il quale
nell’area di Taranto si stanno consolidando le misure di prevenzione.
Infine, sempre da un analisi dei dati, posti a confronto con i restanti
registri del sud Italia, emerge tramite il la distribuzione del TSD
(tasso standardizzato diretto) che la maggiore incidenza di tumori è
concentrata nel comune di Taranto, rispetto ai comuni della provincia.
Ovviamente l’incidenza dei tumori è un argomento che riguarda tutta
Italia, e che abbraccia fattori di diversa natura. Taranto è una città
che sente particolarmente il problema, soffocata dai fumi dell’Ilva,
fattore che se non unico, perlomeno è il principale.
Emergenza
ambientale e sanitaria. Tutto certificato, con numeri, dati e
statistiche. Non si tratta di isolati allarmismi ma di un quadro
scientifico tracciato durante la “XVIII Riunione Scientifica annuale
dell’Associazione Italiana Registri Tumori per l’anno 2014”. Convegno
tenutosi a Taranto, non a caso.
Rimbomba nella sede dell’Università in Città Vecchia la voce scientifica
del rapporto 2013 che si focalizza nel triennio 2006-2008: in provincia
di Taranto ci sono stati 8.762 nuovi casi di tumore, esclusi quelli
alla pelle e alla vescica non maligni, dei quali 4 mila 866 tra i maschi
pari al 55% del totale e 3 mila 945 tra le femmine, pari al 45%.
E se nei Comuni della Provincia le cifre sono lievemente superiori al
resto del Mezzogiorno ma inferiori rispetto ad alcune regioni
settentrionali, il buco nero si concentra nella città di Taranto. In
particolare, la lente d’ingrandimento dell’Airtum si focalizza su alcune
zone: Borgo, Città Vecchia e Tamburi.
I tassi di incidenza specifici per età assumono un valore massimo nei
soggetti con età compresa tra 75 e 84 anni nei maschi e oltre i 75 anni
nelle donne, con tassi superiori a 3 casi ogni 100 abitanti tra gli
uomini e 1,5 tra le donne.
I tumori in età pediatrica costituiscono lo 0,7% di tutti i tumori
rilevati nel territorio.
I tumori più frequenti nel sesso maschile sono stati quelli del polmone
(16,6%), prostata (16,1%), vescica (13,3%) colon (11,1%) e fegato
(4,9%).
Nelle donne, in questa triste classifica al primo posto c’è il tumore
della mammella (28,7%), colon (12,6%), tiroide (7,8%), corpo dell’utero
(5,3%) e ovaio (3,6%).
Sulla base di questi dati, si stima che il rischio di ammalarsi di
cancro nel corso della vita, per i residenti nell’Asl di Taranto, sia
pari al 30,5% tra gli uomini e al 22,5% tra le donne. Traducendo, un
uomo su tre e una donna su cinque.
I decessi per tumore maligno nel triennio 2006-2008 sono stati invece 4
mila 112, dei quali 2 mila 339 (58%) tra gli uomini e mille 713 tra le
donne. La causa più frequente tra i maschi è il tumore al polmone con un
tasso di mortalità del 29,3% per causa oncologica. Subito dopo prostata
(8,2%) e colon (7,6%). Tra le donne, invece, il cancro alla mammella è
la causa di mortalità principale con il 17,3% e successivamente colon
(11,4%) e fegato/polmone (7,4%).
Le conclusioni dell’Asl ribadiscono come, considerando i dati di tutti i
registri tumori italiani, il numero dei nuovi casi nella provincia di
Taranto è risultato inferiore all’atteso del 7% per gli uomini e del 5%
per le donne. Un risultato in tendenza con il “minor rischio”
riscontrato a livello meridionale.
Va anche sottolineata la relativa bassa incidenza di alcuni tumori più
comunemente correlabili con le attitudini alimentari, come i tumori allo
stomaco.
Solo per determinati tumori – tiroide, mesotelioma, vescica nel sesso
maschile e leucemia nel sesso femminile – sono stati evidenziati tassi
significativamente superiori rispetto alla media nazionale.
Queste considerazioni, come già sottolineato, si basano sui numeri della
Provincia. Taranto città, purtroppo, è un caso a parte. Negativo,
purtroppo, ma non sorprende. Questa la lista nera in cui Taranto ha una
maggiore incidenza: fegato, polmone, mesotelioma, melanoma cutaneo,
mammella, cervice uterina e rene per entrambi i sessi, vescica negli
uomini e linfoma non hodgkin nelle donne. A.Pignatelli- Segnourbano
Cosa si deve fare ora per salvaguardare la
salute dei tarantini? Indagini esaustive, prevenzione, promozione della
salute e niente medicalizzazione inutile. Questo sostengono i direttori
di Epidemiologia&Prevenzione nellanota editoriale che accompagna un importante articolo
di Francesco Forastiere e Annibale Biggeri – periti del GIP Patrizia
Todisco, del Tribunale di Taranto – in cui si descrivono gli interventi
da avviare nella città dell'ILVA: sorveglianza ambientale ed
epidemiologica di alta qualità e attenzione alla partecipazione dei
cittadini. Come sostiene la sociologa Bruna De Marchi, a Taranto occorre
costruire un progetto civico
evitando 'soluzioni' calate dall'alto. Per questo il coinvolgimento
della comunità locale è necessario se l'obiettivo è la realizzazione di
un processo di prevenzione e di ricerca integrato e condiviso.
Dopo il vaglio di una peer review molto rigorosa, sono
finalmente disponibili online gli articoli scientifici sullo stato di
salute delle popolazioni residenti attorno agli impianti dell'ILVA di
Taranto. I risultati, già presentati dal ministro della salute Renato
Balduzzi lo scorso 22 ottobre a Taranto, saranno pubblicati per esteso
sul numero di Epidemiologia & Prevenzione in uscita a metà dicembre
2012.
Il PRIMO, firmato da Comba P. et al, Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblicacontiene l'aggiornamento al 2009 dello studio Sentieri sul Sin di
Taranto, un'analisi dei trend di mortalità dal 1980 al 2008, i dati
dell'incidenza dei tumori negli anni 2006-07 e un approfondimento sulla
mortalità infantile.