Visualizzazione post con etichetta sud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sud. Mostra tutti i post

giovedì 14 gennaio 2010

Sud minor


E qualcosa rimane dell’odore della pioggia fresca nel giardino, delle corse in bicicletta finché tiene la catena, dei lunghi pomeriggi, delle dita appiccicose dopo un lemonissimo, del fiatone per rincorrere quel maledetto aquilone, qualcosa rimane di noi e di ciò che siamo stati, dei baci che non le diedi mai, delle poesie che le dedicai, dei quadernoni pieni di storie e disegni.
Rimane questa storia, e rimarrà anche quando non ci sarò più io, finché qualcuno avrà voglia di raccontarla.

L'AUTORE:
Carmine Caputo è di Statte. Per fuggire alla puzza del siderurgico è scappato a Bologna dove si occupa di comunicazione e soffre per il Taranto. La critica ha affermato unanime che l’unica sua opera veramente riuscita è la sua adorata figlia Martina.
Ha scritto anche:
“Bello dentro, fuori meno” (2004, Nonsoloparole Edizioni)
“Bologna l’oscura” (2007, Nonsoloparole Edizioni)
“La concorrenza sleale dell’ombelico” (2009, Lulu Press)

Occhi a Sud

FRANCO CASSANO presenta: Tre modi di vedere il sud, venerdì 15 gennaio 2010
Ora: 17.30 - 20.30, Palazzo Galeota - TARANTO

La questione meridionale sembra essere scomparsa dal dibattito pubblico, scalzata dall'emersione della questione settentrionale. Ma questa scomparsa è tutt'altro che indolore perché si scontra con la durezza della cronaca, gli indicatori economici e la confusa vicenda della nascita di un partito del Sud. E' quindi necessario provare a fare un po' di chiarezza, mettendo a confronto le diverse prospettive teoriche che nel corso di questi decenni si sono venute misurando con la condizione del Sud. Solo una nuova definizione della questione meridionale può aiutare a superare lo scarto drammatico oggi esistente tra la ormai dominante "regionalizzazione della ragione" e l'ampiezza di vedute necessaria per conservare l'unità del nostro paese proiettandola nel futuro.

Franco Cassano insegna Sociologia dei processi culturali presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bari. Tra i suoi libri con il Mulino: "Partita doppia" (1993), "Modernizzare stanca" (2001), "Approssimazione" (II ed. 2003)..

venerdì 24 luglio 2009

Scrive un operaio del sud

di Giuseppe Oliveri

Dal lontano 1861, unità d’Italia, che la nostra terra, come tutto il meridione, è stata considerata come una colonia; allora dai sogni espansionistici dei Savoia fino ad arrivare agli affaristi senza coscienza né conoscenza dei giorni nostri. Non è certo per negligenza nostra che siamo arretrati in infrastrutture, ricchezza pro-capite e altro, noi che abbiamo “l’arte di arrangiarci” per ogni bisogno, ed è proprio a causa dello stato d’abbandono istituzionale che abbiamo evoluto tale arte, come se non fossimo mai stati veramente italiani, come fossimo la servitù nella dependance della villa d’Italia. E’ triste scrivere questo, ma se nel 2009 sopravviviamo ancora in questa situazione non è solo responsabilità delle mafie, quella è stata una conseguenza all’abbandono in cui versiamo. E cos’hanno pensato questi arrivisti patentati e parentati: di distruggerci definitivamente. Non basta più sfruttarci alla bisogna, ora si è passati allo scoperto; ci regalano una morte lenta e genetica, che ti entra nel DNA, sotto forma di progresso, perché per regalare energia elettrica alle loro imprese, alle loro fabbriche, hanno bisogno di un luogo lontano per sfornare detta energia, egregio esempio di decentralizzazione, e poco importa se popolazioni a volte millenarie, scenari e paesaggi incantevoli, prelibatezze naturali scompariranno poco dopo il loro insediamento. Cosa resterà della nostra Puglia e di tutto il Sud Italia? Quando torno nella nostra terra mi viene un nodo in gola. Piazzeranno sul nostro suolo inceneritori di tutti i tipi e nomenclature per incrociar affari e quindi aver l’appoggio delle mafie locali, col grande business dei rifiuti. C’appesteranno l’aria con sostanze cancerogene che lasceremo come eredità ai nostri figli, deprederanno di ogni marchio di qualità i nostri prodotti, distruggeranno i nostri paesaggi, le nostre carni e i nostri ortaggi che ancora hanno un gusto succulento. Saremo destinati a un futuro d’emigrazione, o per meglio dire a una continuità perché in vero non abbiamo mai smesso di allontanarci malvolentieri dalla nostra terra, per riempire il vuoto lasciato dalla gioventù del nord che neanche lontanamente si sogna di essere operaia, continuiamo ad esser servitù. E’ rabbia quella che mi porta a scrivere queste righe, anch’io lavoro al nord come operaio e riesco a constatare che di miei colleghi solo l’1 per cento è del posto, e così è anche nelle altre fabbriche. Ci vogliono manovalanza nella loro terra, riservandoci un’accoglienza degna della loro freddezza. Andremo in una terra che ha bisogno di noi ma allo stesso non ci vuole, ci denigra e non si vergogna di manifestarlo, almeno coloro che non vogliono far parte passiva dello scempio delle nostre lande. E come me si sveglieranno malinconici guardando un sole velato dalla nebbia o dai fumi delle fabbriche, mangeranno senza avvertire alcun gusto e piangeranno all’uscita del supermercato per quanto li han svenato, ma soprattutto sarà indescrivibile e insopportabile la lontananza dalla famiglia, dagli amici e dal nostro stile di vita. Io ancora ci spero nel riuscire a lavorare e vivere nella mia terra, se avessi la possibilità non ci penserei un attimo, ma non con i presupposti di far diventare la mia terra un inceneritore, e questa vuol’essere un’esortazione ad emergere dalla catalessi e dall’inerzia, si deve lottare contro queste scelte coatte, l’ho faccio anch’io che vivo a 700 chilometri da casa. Facendo eco al direttore: alziamo la Testa, costruiamo un futuro per noi e per i nostri figli, sarebbe meraviglioso non esser più costretti ad emigrare e guardare sempre i nostri splendidi tramonti che preannunciano nuove albe.

martedì 17 febbraio 2009

Torna l'inchiesta sul sud

Era il 1992 quando la RAI mandava in onda “Viaggio del Sud” di Sergio Zavoli: uno straordinario affresco del nostro Mezzogiorno e dei suoi problemi. A vent’anni da questa inchiesta e partendo proprio dalle immagini e testimonianze raccolte da Zavoli, La Storia Siamo Noi torna, con un eccezionale viaggio in 5 puntate, nelle regioni del Sud – Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia - per verificare se qualcosa è cambiato e soprattutto per capire quali sono i problemi e le sfide che deve affrontare oggi. Marcello Sorgi: “Si potrebbe dire che esiste una questione meridionale aggravata dal fatto che dopo 50 anni di intervento intensivo, fatto da governi di diversa matrice politica e con metodi variati, il risultato e’ che la situazione del Sud e’ peggiore di quella che era”. Per la serie “La Storia siamo noi” Rai Educational presenta “Viaggio nel Sud: Realtà e Pregiudizi” di Amedeo Ricucci, in onda mercoledì 18 febbraio alle ore 23.30 su RAI 2. Era il 1992 quando la RAI mandava in onda “Viaggio del Sud” di Sergio Zavoli: uno straordinario affresco del nostro Mezzogiorno e dei suoi problemi. A vent’anni da questa inchiesta e partendo proprio dalle immagini e testimonianze raccolte da Zavoli, La Storia Siamo Noi torna, con un eccezionale viaggio in 5 puntate, nelle regioni del Sud – Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia - per verificare se qualcosa è cambiato e soprattutto per capire quali sono i problemi e le sfide che deve affrontare oggi.
Leggi l'articolo completo

domenica 9 marzo 2008

E noi che siamo donne paura non abbiamo.....

Un sostegno forte alle donne e amiche del Veneto che a Chioggia oggi hanno manifestato contro la delibera comunale a favore della moratoria di Ferrara.
Oggi mi prendo il mio piccolo spazio per dedicarlo a loro e a tutte le donne che soprattutto qui al Sud subiscono maggiormente l'imposizione sociale aggressiva e maschilista di una società sempre più diretta, gestita, coordinata da soli uomini.

oggi è l'8 marzo!
Riparliamone....
Antonietta