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lunedì 16 dicembre 2013

Messaggi di vento, nel vento

Operai ammalati: «Riparta il dialogo tra Ilva e Taranto»

TARANTO - Se non è una «rottura» storica degli schemi consolidati all’Ilva negli ultimi vent’anni, poco ci manca. Nei giorni scorsi la Fiom Cgil ha denunciato agli organi competenti dell’Asl e all’Arpa le preoccupanti condizioni dei lavoratori del capannone dove si svolgono lavori di carpentera (noto in fabbrica con la sigla Ocm-Cap). «Ci sono stati segnalati alcuni casi di tumore alla tiroide dai lavoratori operanti nel capannone - ha scritto la Fiom allo Spesal, all’Ispesl e all’Arpa - e un lavoratore si è sottoposto a un intervento chirurgico lo scorso 19 novembre. Siamo venuti a conoscenza, altresì, che in passato vi sono stati altri casi di patologie similari che, da quanto riportatoci dagli stessi lavoratori, si aggirano intorno alla decina. Un paio di questi lavoratori, abbiamo appreso, nel tempo sono stati dichiarati inabili al lavoro per la gravità delle loro patologie».
Nel segnalare casi, non meno gravi, di lavoratori del reparto «con disfunzioni funzionali alla tiroide», la Fiom ha spiegato agli organi Asl e all’Arpa che «nei giorni scorsi è stato avviato da parte sindacale un percorso di confronto con l’azienda e la struttura sanitaria aziendale, nella persona del medico competente, che troveranno riscontro nei prossimi giorni».
La Fiom Cgil ha ritenuto tuttavia necessario segnalare immediatamente la situazione, con un tempismo - ecco d ov ’è la «rottura» - sconosciuto anche nel recentissimo passato. La vicenda riveste un’importanza decisiva nel futuro dei rapporti tra la la città e la fabbrica. Anzitutto, dal punto di vista sindacale, siamo finalmente al ripudio, dentro l’Ilva, di certe «lentezze », di certi «impacci» che, in passato, trasformavano il problema relativo alla salute dei lavoratori, in una questione «privata» tra il dipendente e l’azienda, lasciando l’operaio solo di fronte al suo destino. L’accelerazione impressa dalla Fiom ha fatto bene anche ai rapporti sindacali, aiutando la ripresa del confronto. Nei giorni scorsi, infatti, delegati Fiom e il leader dell’Usb Franco Rizzo hanno incontrato i lavoratori del capannone carpenteria in una improvvisata assemblea. L’Usb, infatti, già da qualche mese aveva messo nel mirino la vicenda, denunciando i problemi di salute degli operai.
Poi c’è l’apertura al confronto con l’Asl e l’Arpa. La lettera, per conoscenza, è arrivata all’Ordine dei medici. Il presidente Cosimo Nume ritiene positivo il passo compiuto: «Ne discuteremo in commissione Ambiente all’Ordine, ma è assai importante che questo dato sia messo in luce. Credo sia giusto chiamare in causa Asl e Arpa. Non c’è nulla di nuovo, purtroppo. È l’ennesima “perla nera” alla collana di disagio che cinge la città. Noi medici abbiamo il dovere di essere sentinelle della salute dei lavoratori e la denuncia sindacale merita un plauso. Perché dai problemi ambientali e di salute non si esce senza i lavoratori, insieme. Loro e la città». FULVIO COLUCCI GdM

venerdì 15 aprile 2011

Aria tarantina e modelli: uno studio importante

Uno studio di qualche anno fa sull'inquinamento atmosferico a taranto.
L'articolo presenta i risultati dei modelli di diespersione per le fonti inquinanti di Claudio Gariazzo di ISPESL
Esiste anche una report ispesl esteso presso ISPESL- Dipartimento Insediamenti Produttivi e Interazione con l'Ambiente. Analisi modellistica dell'inquinamento atmosferico di origine industriale e antropica nell'area di Taranto. Ed. TEXMAT ISBN 88-88748-14-8

Application of a Lag Rang Ian Particle Model to Taranto Area

domenica 30 maggio 2010

Meno sicurezza sul lavoro con i tagli di Tremonti!

(FONTE: ISPESL) L’accorpamento dell’ISPESL all’Inail previsto dalla manovra finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri segna un salto indietro di 30 anni e pone il nostro Paese ai margini dell’Europa in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. In nessun paese europeo le ragioni della crisi hanno portato allo scioglimento degli Enti di ricerca che si occupano di salute e sicurezza sul lavoro: INRS Francia, HSL Inghilterra, gli Enti tedeschi, che hanno competenze tematiche, e quelli nordeuropei vengono mantenuti se non rafforzati. Soltanto Austria, Grecia e Portogallo non hanno un istituto autonomo di ricerca sulla sicurezza del lavoro. L’inserimento dell’ISPESL nel novero degli “Enti inutili” e l’accorpamento con l’Inail trasferisce le professionalità presenti nell’Istituto in un Polo sicurezza lontano dai modelli organizzativi e gestionali europei che basano la salute dei lavoratori sulla ricerca e la cultura della prevenzione, piuttosto che su un approccio attuariale e assicurativo. Ad oggi l’Agenzia Europea stima il costo per infortuni e malattie professionali pari tra il 2,6% e il 3,8% del PIL nell’UE. L’esperienza appresa dalla chiusura dell’Istituto svedese, NIWL, nel 2005 mostra un peggioramento di tutti gli indicatori di infortuni e malattie professionali e la diminuzione della partecipazione e competitività nei progetti di ricerca europei, al punto che sono in corso proposte di ricostituzione dell’istituto.

In questi 30 anni di attività il personale dell’ISPESL insieme alla dirigenza ha saputo costruire delle competenze nell’ambito della tutela dei lavoratori riconosciute dagli Enti locali, dalle parti sociali e a livello internazionale. Ricordiamo che l’Istituto è centro di collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, focal point dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, fa parte delle principali reti internazionali di istituti omologhi, e partecipa correntemente a progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea; un patrimonio di competenze, relazioni e capacità che pongono al centro la cultura della prevenzione, con la consapevolezza che i costi sociali degli incidenti sul lavoro sono maggiori di quelli della prevenzione, e che andrebbe irrimediabilmente perduto.

Forte è la ricaduta di queste attività a livello nazionale; l’ISPESL dà supporto tecnico ad organismi nazionali e regionali e contribuisce al sistema informativo nazionale della prevenzione nei luoghi di lavoro come previsto dal Decreto 81/2008; dà assistenza ai Ministeri del Lavoro, della Salute e alle Regioni e Province autonome per l’elaborazione dei piani sanitari nazionali e regionali, contribuendo ad adeguarli alle linee guida europee. La sicurezza dei lavoratori non può uscire dall’Europa.


COMUNICATO STAMPA

ISPESL: l’Istituto non è un “ente inutile”, ma indispensabile per la sicurezza e la salute dei lavoratori italiani. Con il provvedimento del Governo si chiude l’unico Ente di ricerca del Paese.
In relazione alle notizie di stampa si apprende che l’Ispesl (Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro), unico Ente di ricerca del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito della manovra finanziaria varata dal Consiglio dei Ministri del 25 maggio, risulterebbe soppresso.
Rimaniamo stupiti dalle notizie della soppressione e della definizione di ente inutile per l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL).
L’etichetta, da alcuni attribuita, all’istituto di “Ente inutile” è offensiva per tutti i lavoratori, oltreché priva di fondamento.
L’Ispesl non solo non è ente inutile, ma nel silenzio del suo trentennale lavoro quotidiano, attraverso l’impegno e il sacrificio delle molteplici professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi, ecc) pur nella scarsità di mezzi, garantisce un apporto insostituibile di conoscenze, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fornendo un know how, patrimonio per l’Italia, apprezzato e riconosciuto non solo in ambito scientifico nazionale e internazionale ma da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali.
Se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.
L’Ente che soffre dall’anno 2000 una costante e vertiginosa riduzione di fondi, dimezzati nel corso di questi anni, da 110 a 58 milioni di euro, oltre ad un altrettanto drastica riduzione del personale per raggiunti limiti di età (senza possibilità di un fisiologico turn over, per il blocco delle assunzioni), non ha mai ridotto il proprio impegno per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Nonostante ciò l’Istituto si è costantemente adoperato nel corso di questi anni per avere mezzi e disponibilità per esercitare al meglio le proprie funzioni.
L’Istituto ha, infatti, accresciuto e ampliato tutti i possibili servizi che la legge gli consente di fare, riuscendo persino ad incrementare notevolmente le entrate proprie.
L’Istituto oggi è in grado di autofinanziarsi (35 milioni di euro) per più del 60 % dello stanziamento che perviene dallo Stato.
E’ questo lo si può considerare un “ente inutile”?
Chi si è impegnato e chi si impegna per conto del Governo e delle Autorità territoriali, per le aree di Taranto, Civitavecchia, Casale Monferrato, ovvero per i gravissimi problemi del terremoto a l’Aquila, in Abruzzo?
Chi è intervenuto per la sicurezza degli insediamenti a rischio di incidente rilevante o degli impianti energetici più complessi?
Chi ha fronteggiato le emergenze nazionali al fianco delle istituzioni territoriali e nazionali (incidente Monte Bianco, nave G. Montari, Gran Sasso, ThyssenKrupp, Camere iperbariche, ecc…)?
Riteniamo in conclusione che non solo l’Ispesl non sia “ente inutile”, ma che sia “utilissimo” per il nostro sistema produttivo che si finanzia per gran parte da solo.
A questo punto sarebbe utile sapere in quale logica e con quali procedure sia stata disposta la “soppressione” dell’Ispesl con lo “scioglimento” nell’Inail.
Aspettiamo una risposta.
Il personale dell’Ispesl ce la chiede. Ce lo chiedono anche i lavoratori e i familiari delle vittime sul lavoro (Reset)

martedì 7 ottobre 2008

Dati ISPESL: morire di segretezza


«Quei dati sollevano un interrogativo inquietante: se il ministero della Salute conosceva da anni la grave situazione ambientale di Taranto perché non è intervenuto?».
Mentre l’Ilva non si pronuncia, chiedendo un po’ di tempo per valutare i dati, Franco Sorrentino, segretario generale della Uil, ricorda che le analisi effettuate dall’Ispesl e messe on line sul sito di Arpa Puglia erano note da tempo: «Quei dati li abbiamo utilizzati per lanciare l’allarme diossina, il professor Assennato rischia di scoprire l’acqua calda». Secondo il sindacalista occorre chiarire in fretta perché il ministero non si sia avvalso delle ricerche Ispesl sull’area industriale di Taranto per intervenire, spingendo affinché ci fosse una rapida e drastica riduzione dell’inquinamento.

Del resto i dati, e le relazioni che li accompagnano, non lasciano dubbi. C’è scritto che l’industria a Taranto è la principale fonte di inquinamento e che la città risulta direttamente interessata alle emissioni, soprattutto il quartiere Tamburi. Nel mirino, ovviamente, l’Ilva, ma anche Agip e Cementir. Le ricerche Ispesl, condotte collaborando con Asl e Istituto tumori di Milano, sottolineano poi l’incidenza del tumore al polmone nella popolazione che vive a ridosso dell’area industriale. «Dai dati raccolti nel corso degli ultimi sei anni - aggiunge il segretario Uil Sorrentino - ci sono le informazioni sufficienti perché la Regione e il ministero dell’Ambiente impongano all’Ilva, e alle altre aziende, di mettersi in regola pena il mancato rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. Il problema va affrontato seriamente, i pannicelli caldi non servono a ridurre l’inquinamento. Altrimenti saremo costretti a fare una riflessione amara: le istituzioni nazionali, regionali e locali non sono in grado di intervenire. I dati ora a disposizione su internet spingono a dire questo per il passato, sollevando grossi interrogativi: le istituzioni non hanno letto quei dati? Forse li hanno sottovalutati?».

Dell’importanza dei dati Ispesl in chiave di Autorizzazione integrata ambientale parla l’assessore all’Ambiente del Comune di Taranto Sebastiano Romeo: «Guardo al bicchiere mezzo pieno. Per anni non abbiamo saputo nulla della situazione ambientale a Taranto perché il monitoraggio era inefficiente. Un buco nero durato decenni. Accolgo positivamente l’iniziativa di mettere i dati delle ricerche on line perché costituiscono un prezioso riferimento storico. Spero di poter utilizzare quei dati anche in prospettiva, aspettando a marzo del 2009 il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale alle aziende dell’area industriale. Sul sito del ministero dell’Ambiente stiamo contribuendo a costruire un “fascicolo” su Taranto che credo avrà il suo peso sulla concessione dell’Aia». L’assessore all’Ambiente del Comune non perde l’occasione per parlare anche di diossina: «I numeri del passato sono un punto di partenza e ci aiutano a valutare la situazione così come si è evoluta. E ci permettono di dire, come nel caso della diossina, che non bisogna interrompere l’azione di risanamento, e di introduzione delle migliori tecnologie per abbattere l’inquinamento».

non sololavoroIl segretario della Uil, Franco Sorrentino, attacca: «Se il ministero della Salute conosceva i dati dal 2004, perché non è intervenuto?L’assessore comunale all’Ambiente, Romeo, preferisce pensare positivo: «Almeno adesso i dati ci sono dopo dieci anni di nulla»E adesso si affilano le armi in vista dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che verrà rilasciata a marzo dell’anno prossimo»

Fulvio Colucci
La Gazzetta del Mezzogiorno