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giovedì 24 settembre 2015

E se Squinzi fosse l'emblema di come Confindustria non sappia fare impresa?

Squinzi (Confindustria): «Taranto è l'emblema della difficoltà di fare impresa in Italia e al Sud» 

Il Consiglio generale di Confindustria, che si è riunito oggi a Taranto alla presenza del presidente nazionale, Giorgio Squinzi e del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in vista della presentazione del prossimo disegno di Legge di Stabilità e del Masterplan per il Mezzogiorno che il governo si appresta ad adottare, ha approvato una serie di proposte per l'industria del sud. Innanzitutto, "un credito di imposta - come ha spiegato il vicepresidente Alessandro Laterza - per l'acquisizione di beni strumentali nuovi, da parte di imprese delle otto regioni del Mezzogiorno, di durata almeno triennale, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo, finalizzati all'attrazione di investimenti di medio utilizzo garanzia per favorire l'accesso al credito delle imprese meridionali, il potenziamento, attraverso l'utilizzo dei fondi strutturali europei, degli strumenti di garanzia per favorire l'accesso al credito delle imprese meridionali".
Confindustria propone, inoltre, "l'utilizzo di voucher per l'internazionalizzazione da parte delle imprese del Mezzogiorno per migliorarne la capacità di esportare, la conoscenza dei mercati esteri e per favorire l'incontro con operatori internazionali specializzati, la definizione di un piano per le infrastrutture che dia attuazione, con tempi e risorse certi, agli interventi già definiti in materia di ferrovie, porti, aeroporti, strade-autostrade, dissesto idrogeologico, beni culturali, edilizia scolastica, riqualificazione urbana". L'associazione invoca, infine, "la previsione di un adeguato stanziamento per il 2016 di risorse destinate al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, da dedicare in particolare al finanziamento di infrastrutture, l'accelerazione del processo di riparto di tutte le risorse del Fondo per il periodo e la definizione della governance della politica di coesione, attribuendo le deleghe a livello nazionale, costituendo la Cabina di Regia e rendendo pienamente operativa l'Agenzia per la Coesione"

L'ILVA - "Il consiglio generale di Confindustria oggi si è riunito eccezionalmente a Taranto che, per le vicende dell'Ilva, è diventata l'emblema delle difficoltà di fare impresa in Italia e, soprattutto, al Sud". Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. "Il problema è reale - ha aggiunto - perché la questione Ilva è fondamentale per il futuro dell'industria manifatturiera italiana che non può rinunciare all'industria siderurgica senza retrocedere e quindi rischiamo di passare da Paese di primo rango a un Paese di rango decisamente inferiore. Noi abbiamo sposato questa battaglia fin dall'inizio, offrendo un contributo forte anche grazie alle associazioni come Federacciai e vogliano continuare a darlo, a beneficio delle imprese e di tutta la rete, nazionale, dell'indotto, che è ancora più grande come dimensioni rispetto alle imprese stesse".
"La produzione dell'Ilva si è dimezzata da 10 milioni a 5 milioni di tonnellate di acciaio l'anno - ha poi detto Squinzi - e ritengo che le perdite siano consistenti in questo periodo, nella misura di diverse decine di milioni di euro". "Pensiamo - ha proseguito - che si debba cercare di recuperare, anche in un momento congiunturale difficile come quello attuale per cui i consumi sono calati non solo sul mercato italiano. Occorre recuperare il più possibile e tornare vicino alle capacità reali di produzione dell'Ilva, tenendo presente - ha spiegato Squinzi - che il calo importante di produzione si riflette immediatamente sul conto economico per tutta una serie di costi che possono essere ammortizzati soltanto con i volumi di vendita".
"Oggi le aziende dell'indotto Ilva registrano, a livello nazionale, un passivo di 250 milioni di euro: 150 riguardano Taranto e la sua provincia. Una cifra che incombe gravemente sui bilanci di quelle realtà che, contrariamente ad altre, sono ancora in piedi e che hanno retto l'onda d'urto della crisi dell'Ilva, con tutti gli strascichi che la stessa ha prodotto". Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, nella relazione letta nell'ambito del Consiglio generale dell'associazione che si sta svolgendo nel capoluogo ionico alla presenza del presidente nazionale. Giorgio Squinzi.
"Senza queste aziende - ha aggiunto - il sistema Ilva perde una parte importante della sua identità e la città rischia di perdere un pezzo fondamentale del suo tessuto produttivo. Non basta assicurare la produzione. Non basta far andare avanti le pur indispensabili, fondamentali opere di risanamento e di bonifica. E' un intero sistema - secondo Cesareo - che va recuperato e di questo sistema le nostre aziende sono parte integrante e fondamentale". Il governo, ha poi affermato il presidente di Confindustria Taranto, "non è riuscito a garantire a queste aziende il ristoro, anche parziale, di quelle risorse che pure hanno consentito all'azienda dell'acciaio di andare avanti quando la situazione era già fortemente compromessa".
Infine Cesareo ha ricordato a Squinzi il "Progetto di sviluppo per l'Area di Taranto" in cui si "ipotizza una visione più ampia del concetto di sviluppo, partendo dal riconoscimento di Taranto quale 'area in situazione di crisi industriale complessa', da portare alla condivisione del governo centrale e delle istituzioni: Regione, Provincia e Comune". Da questo documento, che tiene conto di progetti di riconversione e riqualificazione industriale, è scaturita la "road map anticrisi" che Confindustria Taranto ha sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil provinciali. (GdM)

mercoledì 17 giugno 2015

Non sai che fare? Spara una Newco!

Porto Taranto, Governo pensa a newco con Fs logistica e operatore terminalista

Ora che il capitolo di Taranto container terminal è definitivamente chiuso, con gli azionisti che il 12 giugno hanno messo in liquidazione la società che gestiva in concessione l'infrastruttura portuale e ieri avviato la mobilità per i 540 addetti, Governo e Autorità portuale lanciano un'attività di scouting per verificare i nuovi operatori disponibili a subentrare a Tct che dal 2001 sino ad oggi è stata nel porto di Taranto. Da ora in poi, quindi, i contatti in corso saranno intensificati al fine di giungere ad una soluzione che da un lato rimetta sul mercato il terminal container di Taranto, senza più traffico da molti mesi, e dall'altro tuteli i 540 operatori che, finita la cassa integrazione lo scorso 28 maggio, sino all'altro ieri erano in ferie e adesso sono in mobilità.
Lo annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che oggi pomeriggio ha presieduto a Palazzo Chigi un nuovo vertice con ministero del Lavoro (c'era il sottosegretario Teresa Bellanova), sindacati, Authority e Comune di Taranto. La traccia che si vuole approfondire è quella di una newco in cui mettere insieme Fs Logistica e un terminalista importante. Da rilevare che tempo addietro alcune compagnie, tra cui Msc, si erano già affacciate al terminal container di Taranto. Ora si tratta di vedere se quest'interesse può tramutarsi in un progetto di intervento vero. De Vincenti in proposito annuncia che il presidente dell'Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, ha già prospettato al ministro delle Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio - che oggi al vertice non c'era - “una serie di indicazioni riguardo la logistica del porto di Taranto. L'obiettivo è attrarre investitori della logistica all'interno del piano nazionale”.
Per De Vincenti, “la newco dovrebbe presentare un piano industriale indicando le attività che porta su Taranto, i ritmi di assorbimento dei lavoratori e gli investimenti che dovranno andare in parallelo con il piano infrastrutturale” che sta interessando il terminal tra adeguamento della banchina e dragaggio dei fondali e il porto più in generale con la piattaforma logistica. “Dobbiamo verificare nei prossimi giorni se e come riusciamo a costruire la newco e come questa - aggiunge il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - diviene titolare della concessione del terminal. Oggi non possiamo dare certezze perché fin quando non c'è nero su bianco non sarebbe corretto. Ma entro i 75 giorni speriamo di arrivare a dare risposte ai lavoratori”. I 75 giorni sono infatti quelli che prevede la procedura prima che la mobilità e quindi il licenziamento dei 540 lavoratori sia effettivo.
“Avendo a disposizione 1.500 metri di banchina, verifichiamo se è possibile far arrivare nuovi traffici nel momento in cui Tct non avrà più la concessione del terminal” suggerisce infine Daniela Fumarola, segretario Cisl Taranto, mentre il sottosegretario al Lavoro, Bellanova, propone di verificare la possibilità di un bando in attesa di un nuovo concessionario. (Sole24h)

giovedì 26 giugno 2014

Cerchiobottismo sindacale

milanofree

Ilva, Cgil Cisl Uil Puglia sosterranno sciopero 11 luglio

Cgil, Cisl e Uil Puglia sosterranno lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva di Taranto indetto dalle segreterie provinciali e da quelle di categoria delle organizzazioni sindacali per il prossimo 11 luglio. La decisione e’ emersa nella riunione odierna delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil che ha esaminato ”la grave situazione che si e’ determinata con lo stallo del piano industriale per l’Ilva e, di conseguenza, – si legge in una nota – del risanamento ambientale”. All’incontro hanno partecipato i segretari generali territoriali confederali e dei metalmeccanici di Taranto. ”Il giudizio comune – si evidenzia – ha manifestato la ferma intransigenza del sindacato sulla richiesta di attuazione degli impegni e della specifica legislazione per Taranto. Gli importanti effetti che il rispetto di quanto deciso sui tavoli ministeriali e nelle aule parlamentari – che hanno prodotto l’AIA e il Piano delle bonifiche – avrebbe sul futuro del lavoro in Ilva e nelle imprese dell’appalto, insieme al miglioramento radicale delle condizioni di salute per tutti i tarantini, richiede, nell’incertezza dei tempi e delle reali prospettive, l’avvio di una intensa fase di mobilitazione per indurre il Governo ed il Commissario ad aprire un confronto chiarificatore per dare tranquillita’ a tutti i lavoratori e la comunita’ cittadina di Taranto”. Le segreterie confederali regionali hanno chiesto alle proprie strutture nazionali di attivare proprie iniziative di pressione sul Governo ”perche’ la vicenda tarantina vada affrontata con la urgenza e responsabilita’ che l’aggravarsi della situazione richiede”. Alla Regione Puglia ed all’Amministrazione comunale di Taranto le segreterie di Cgil Cisl Uil chiedono ”di riprendere la necessaria azione di coordinamento e, per quanto compete loro, l’attuazione delle azioni di salvaguardia della salute, a partire dal piano di screening dell’intera popolazione, e delle condizioni ambientali dello stabilimento”.(Ansa)

sabato 17 maggio 2014

Sindacato in svendita: la lotta di classe all'ombra di Gatto Silvestro

La pietosa questua al sovrano nell'era dei cinguettii

Ilva: tweet Cisl a Renzi,pensi a Taranto

(ANSA) "Dopo aver rassicurato i 6000 lavoratori dell'Electrolux Matteo Renzi volga lo sguardo al Sud e accetti la sfida per i 20.000 lavoratori dell'Ilva, senza stipendi e senza speranze". Così il segretario generale della Cisl di Puglia Basilicata, Giulio Colecchia, incalza dal proprio account twitter il presidente del Consiglio, auspicando che a breve sia lo stesso premier a 'cinguettare' una soluzione per il siderurgico ionico e per Taranto.

sabato 14 settembre 2013

La Fiom-CGIL: serve un decreto “SalvaRiva"!

Ecco i flocculi della sconfitta operaia che emergono dalla melma sindacale più bieca e connivente.
I rappresentanti di operai e famiglie sfruttate chiedono che il padrone sia "salvo per legge".
Che schifo!
Non aggiungiamo altro...


ACCIAIO Dopo il sequestro preventivo deciso dal giudice per l’Ilva, scatta il blocco degli impianti del gruppo. Riva "chiude" i forni, 1500 a casa

«Serve un decreto Salva Riva». L'appello si è alzato da sindacati, imprenditori, istituzioni riuniti ieri a Verona in un vertice d'emergenza in Confindustria dopo il blocco delle attività negli impianti della Riva Acciaio in tutt'Italia a seguito del provvedimento di sequestro preventivo penale emesso dal Gip di Taranto. Un blocco dell'attività che colpisce duro anche il Veneto, dove sono oltre 500 le famiglie coinvolte: a Verona, nella storica fabbrica “Galtarossa” oggi Riva Acciaio, lavorano 469 dipendenti, a cui vanno aggiunti un altro centinaio delle imprese dell'indotto (autitrasporti e fornitori). Lo stabilimento scaligero ieri è stato chiuso e i dipendenti messi in mobilità come negli impianti di Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) e di servizi e trasporti (Riva Energia e Muzzana Trasporti) con un totale 1500 dipendenti. Lo stop è scattato ieri mattina dopo il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre all'azienda «in base al quale - si legge in una nota della società che controlla anche l'Ilva di Taranto - vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali. Questo fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività». Immediate le reazioni a Verona, con un vertice tenuto ieri dalle 15,30 alle 17 in Confindustria tra sindacati, azienda e istituzioni. «Chiediamo subito l'intervento del Governo, qui serve un decreto “SalvaRiva", come è stato fatto con l'Ilva a Taranto, magari con la nomina di un commissario a guidare l'azienda - ha sottolineato Dante Loi della Fiom Cgil -. Questa di Verona è una fabbrica moderna, dove sono stati fatti importanti investimenti sul fronte dell'ambiente, e che stava uscendo dal tunnel in cui era entrata con la crisi del 2008, con 260 lavoratori su 469 a contratto di solidarietà. Oggi, abbiamo commesse garantite per 4 mesi e la fabbrica chiude. È assurdo». «È giusto tutelare la salute, combattere l’inquinamento e prendere provvedimenti per evitarlo, ma in un momento di gravissima crisi economica che un provvedimento di un magistrato arrivi a costringere alla chiusura un’azienda di queste dimensioni, che dà lavoro a decine di migliaia di famiglie, dà l’idea di un Paese ridicolo - commenta il sindaco Flavio Tosi - Facciamo appello al Governo e al Presidente Napolitano affinché siano adottati provvedimenti». (cislveneto)

giovedì 2 agosto 2012

Le sei teste del mostro

Aforismi per capire

Ferrante Ilva: La dirigenza dell'Ilva "è vicinissima ai lavoratori e con loro combatteremo per far valere le nostre ragioni"

Vendola Regione Puglia: plaude allo 'stile' di Ferrante

Clini Ministro Ambiente: "Ilva era a norma"

Camusso CGIL: “Non si risana l’impianto siderurgico fermandolo” “Una situazione così non ce la saremmo mai immaginata: svegliarci una mattina e chiederci se una delle più grandi fabbriche del paese sarebbe rimasta aperta o no"

Angeletti UIL: "Non accetteremo per nessuna ragione la chiusura dell'Ilva". "Molto spesso parlano persone che non conoscono quello che dicono".

Bonanni CISL: "Chi alimenta estremismo e antagonismo dovrà riflettere perché chi semina odio raccoglie tempesta".

In poche parole il pensiero unico che striscia tra i poteri che stritolano la città è:
"Ma che ... vogliono 'sti magistrati? Lasciateci rubare e ammazzare in pace questi poveri dementi!"

Avanti un'altro: il mostro ha fame!

giovedì 5 luglio 2012

L'Ilva copre col velo le sue (e le nostre) vergogne...

... ma il marcio resta intatto e più velenoso che mai!!!
Pubblichiamo questo articolo copiaincollato da diversi giornali da un comunicato stampa Ilva... senza un minimo di valutazione. Bel mestiere quello di giornalista: control C, control V!


Taranto, una rete di 21 metri per contenere le polveri dell'Ilva

Si è svolta oggi nello stabilimento Ilva di Taranto la cerimonia inaugurale della posa in opera del primo palo di sostegno della barriera di contenimento delle polveri nell'area parchi minerali e fossili. Lo scorso marzo l'Ilva aveva annunciato la realizzazione della barriera di contenimento delle polveri, secondo gli accordi sottoscritti con gli Atti di intesa. Si tratta di una struttura della lunghezza di 1.600 metri ed alta 21 metri, realizzata nell'area parchi, al confine tra i parchi minerali e la recinzione esterna dello stabilimento, seguendo la direttrice nord lungo la strada provinciale Taranto-Statte e, lato sud, lungo la statale Taranto-Grottaglie. «L'obiettivo di questa barriera - è detto in una nota dell'Ilva - è di contenere le polveri della zona dei parchi minerali e fossili verso l'esterno, soprattutto verso il quartiere Tamburi. La rete, con la sua porosità, ha un'azione di intrappolamento delle polveri, oltre che rallentare la velocità del vento». Questo intervento era stato inserito come prescrizione nel programma di interventi per la riduzione delle emissionì previsto dal decreto di Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Il costo complessivo dell'opera sarà di circa otto milioni di euro. (Quotidiano)


E che dire dei sindacati leccac...?  Poveri loro, e noi!


L’intervento della Cisl e della Fim Cisl
«Ieri mattina, nello stabilimento Ilva di Taranto, si è tenuta la cerimonia inaugurale per la posa in opera del primo palo di sostegno della barriera di contenimento delle polveri, nell’area parchi minerali e fossili.
Tale operazione, inserita lo scorso 19 luglio 2011, come prescrizione nel programma di interventi per la riduzione delle emissioni verso l’esterno (in particolar modo nel Quartiere Tamburi) previsto dal decreto Aia, permetterà di reprimere la fuoriuscita delle polveri.
Di primaria importanza la realizzazione della struttura, la cui fabbricazione - così come quella presentata oggi - avverrà presso lo stesso stabilimento Ilva di Taranto.
 Questo rappresenta per noi un primo motivo d’orgoglio, perché ancora una volta è dimostrato che questo stabilimento è formato da persone con professionalità elevate, tali da permettere, sia in termini progettuali che realizzativi, di creare gli importanti manufatti.
La Cisl e la Fim ritengono importante l’avvio e la realizzazione del progetto di “barrieramento”, poiché lo stesso potrà dare ulteriori risposte sul tema ambientale nell’avviato cammino verso l’ecocompatibilità.
La Cisl e Fim, infine, plaudono all’azione intrapresa dall’Azienda che giunge con forte anticipo rispetto a quanto disposto dal decreto.
Un forte segnale di responsabilità da parte dell’Ilva che, in sintonia con l’azione volta all’ecocompatibilità fortemente promossa dalle Organizzazioni sindacali, contribuirà a rafforzare l’impegno a tutela dell’ambiente». (Manduriaoggi)

E Legambiente è l'unica fuori dal coro:

Comunicato stampa
ILVA: PRIMO PALO DEL BARRIERAMENTO DEI PARCHI MINERALI
LEGAMBIENTE: MISURA INADEGUATA. NECESSARIA COPERTURA PARCHI MINERALI. DA INSERIRE NELLA NUOVA A.I.A.

Soddisfatta dai rassicuranti dati forniti dagli epidemiologi americani invitati a Taranto dal Centro Studi Ilva, l’azienda si impone ancora oggi sulle prime pagine dei media per la posa del primo palo del barrieramento con maxiteloni dei parchi materie prime. Come è noto il progetto prevede la realizzazione di “barriere” di tela alte 21 metri lungo la Taranto - Statte e la Taranto – Grottaglie per contenere lo spolverio di minerali che colpisce soprattutto (ma non solo) il quartiere Tamburi. Un barrieramento che sarebbe dunque quasi inutile considerata la modestissima pericolosità delle polveri sottili e i dati non preoccupanti relativi all’inquinamento secondo quanto affermato dagli studiosi americani!!! Peccato che diversi studi (SIDRIA, APHEA, MISA 1 e 2, SISTI) abbiano accertato la correlazione tra aumento dei livelli di PM10 e diverse patologie nel breve periodo con effetti sia in termini di ricoveri che di decessi. Particolarmente interessate sono malattie respiratorie e cardiache nel loro complesso. Peccato inoltre che le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli abbiano fatto registrare superamenti dei limiti di legge (non limiti imposti dagli ambientalisti) previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli e peccato che, data la collocazione delle centraline a ridosso dell’area industriale, è del tutto evidente come all’origine di questi superamenti vi siano emissioni provenienti soprattutto dall’Ilva. In particolare sotto accusa sono, oltre ad impianti come l’agglomerato e la cokeria, i parchi minerali. Conferme in tal senso si sono ottenute con la sentenza di condanna subita dall’Ilva il 28 settembre 2005 in sede di Cassazione Questi dati prefigurano un rischio sanitario per la popolazione esposta. L’Ilva sostiene che diverse città italiane abbiano un maggior inquinamento da polveri sottili, ma dimentica che le polveri di Taranto veicolano su di sé altri inquinanti di produzione industriale che le rendono più patogene , infatti per ogni incremento di 10 microgrammi di PM a Taranto c’è un aumento dello 0.69 % di mortalità contro lo 0.31 % riportato da altri studi italiani ( MISA ) o sulle città europee ( 0.33% ) (riportato nello studio SENTIERI ) La situazione di rischio sanitario profilatasi con il PM10, peraltro in un riconosciuto contesto di forti criticità ambientali (non riconosciuto come tale solo dai professori americani invitati dall’azienda), impone finalmente l’adozione di provvedimenti adeguati : in primo luogo, la copertura dei parchi minerali. Si ribadisce come la soluzione del barrieramento la cui realizzazione è stata iniziata oggi sia del tutto inadeguata. Ad essere intercettate sarebbero infatti soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50%, mentre il barrieramento risulterebbe inefficace per le polveri sottili come PM10 e PM 2,5. La copertura dei parchi minerali è del tutto fattibile come dimostrato da un progetto presentato nel 2005 dal Politecnico di Taranto che prevede la realizzazione di apposite tensostrutture. Legambiente ha posto questa tra le misure irrinunciabili per la nuova AIA che dovrà essere concessa all’Ilva.

martedì 11 ottobre 2011

Sindacati, Vico & co: svendiamo Taranto all'Enipower!

Ecco l'ennesima occasione di sviluppo!
ah, per fortuna che ci sono loro, i politici ed i sindacalisti a preoccuparsi da decenni del nostro futuro.
Ed infatti si vede come stiamo bene...
VERGOGNATEVI!!!



giovedì 18 febbraio 2010

Operai familiari

Taranto, anche all'Ilva gli operai «mammi»

All’Ilva i papà contano. E con i ritmi moderni di vita in una famiglia contano assai. Al punto di diventare «mammi» e beneficiare, dopo una battaglia, dei permessi retribuiti per accudire i figli. E’ stata una conquista di civiltà targata Fim Cisl. Il sindacato guidato da Giuseppe Lazzaro ha lottato per rivendicare un diritto stabilito dalla legge 53 del 2000 (il beneficio è esteso al padre in alternativa alla madre lavoratrice dipendente). L’Ilva, però, ha avuto qualche difficoltà a riconoscerlo. Anche l’Inps, inizialmente, «ha mostrato un po’ di resistenza» spiega Cosimo Panarelli della segreteria Fim Cisl. Capita se sei «mammo» e pensi alla famiglia come un bene al quale non far mancare un contributo decisivo. Soprattutto alla crescita dei bambini.
Dunque la Fim Cisl, procedendo in direzione ostinata e contraria rispetto al vento che spirava in azienda e nell’Istituto di previdenza, ha spinto per l’allargamento ai lavoratori dell’Ilva di questo beneficio. Alla fine il sindacato ha avuto ragione di ogni resistenza: «E’ un risultato per tutti i lavoratori dello stabilimento siderurgico» sottolinea Panarelli. Il merito della Fim Cisl, in splendida solitudine, sta tutto lì. «Abbiamo raccolto già venti richieste - aggiunge Panarelli - e la cosa sta prendendo piede. Ci sono anche due lavoratori padri di gemelli». Al padre spettano permessi retribuiti di due ore al giorno (se l’orario di lavoro è superiore a 6 ore) altrimenti di un’ora dal termine dell’astensione obbligatoria della mamma e fino al compimento di un anno del bambino. (F. Colucci, GdM)